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La Morandi coltiva soltanto due miti, due persone che perseguono la Giustizia come obiettivo ultimo delle proprie azioni: Armando Spataro e Don Fortunato Di Noto.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Venerdì, 12 Febbraio 2010     
   
Lettera Aperta del Presidente della Sezione penale
Giuseppe Spadaro
 
 
Lamezia Terme - Da Giuseppe Spadaro, presidente della sezione penale del Tribunale di Lamezia Terme, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

«Ho appreso con enorme soddisfazione l'iniziativa intrapresa dall'onorevole Doris Lo Moro relativa al potenziamento dell'organico della procura e delle forze dell'ordine di Lamezia Terme. Forse, il suo trascorso da magistrato, in specie nella sede giudiziaria lametina, oltre alla sua stretta appartenenza al territorio, le hanno consentito di sondare concretamente ed avere piena consapevolezza della realtà giudiziaria.
Invero, trattasi di qualcosa di più concreto ed efficace rispetto ai meri e numerosi attestati di solidarietà che, solitamente, si succedono all'indomani del verificarsi degli ormai purtroppo "ordinari" episodi minacciosi avverso magistrati che esercitano la propria attività nella realtà calabrese.
Indubbiamente, gli attestati di solidarietà fanno piacere e confortano il singolo magistrato destinatario di tali vili condotte e sono personalmente consapevole di quanto sia importante riscuotere la solidarietà, in tali occasioni, dei rappresentati delle istituzioni locali e, principalmente, dei colleghi; in effetti il giudice, espletando in "solitudine" le proprie funzioni, riceve, in tali circostanze, un tangibile conforto morale. Tuttavia, raramente, a tali unanimi cori di solidarietà si accompagnano serie e concrete iniziative che una classe politica/amministrativa attenta alle esigenze del territorio, a mio parere, dovrebbe intraprendere.
Intendo dire che, così come i vari proiettili e le lettere minatorie lasciano inalterato l'impegno che ogni magistrato calabrese profonde, gli attestati di solidarietà lasciano, altrettanto, inalterata la situazione di emergenza in cui versano tutti gli uffici giudiziari calabresi.
Credo sia giunto il momento di "agire" e rendere edotta l'opinione pubblica e gli utenti del servizio giustizia delle difficoltà enormi in cui versa, ricordandoci tutti che proprio questo il servizio costituisce il biglietto da visita di un paese democratico e civile.
Il problema principale della giustizia italiana non è costituito, esclusivamente, dalle difficoltà "ambientali" riscontrabili in una determinata realtà, dalla presenza più o meno forte della criminalità organizzata, bensì dalla "lentezza" del processo civile e penale, strettamente, correlata all'assoluta inadeguatezza dell'organico di alcuni uffici giudiziari, sia con riguardo al personale amministrativo che al numero dei magistrati rispetto all'enorme mole di procedimenti da affrontare. Posso affermare senza timore di essere smentito che il Tribunale di Lamezia Terme è assolutamente sottodimensionato rispetto alla quantità e qualità dei processi civili e penali.
Basti pensare, a mero titolo esemplificativo, che il settore civile ha visto negli ultimi anni triplicare il numero delle sopravvenienze e che i singoli magistrati, in servizio nella sezione civile, nonostante la loro eccezionale produttività, hanno ciascuno un ruolo superiore alle 2 mila cause. In un momento in cui, da più parti, si sente parlare dell'esigenza di rivisitare le circoscrizioni dei tribunali italiani, emerge in tutta evidenza la necessità di rafforzare l'organico del mio tribunale ancora assestato a quello risalente al tempo della sua istituzione, quando la città era costituita da tre paesi, mentre attualmente è divenuta la terza città dell'intera regione con un circondario vastissimo che s'inoltra nelle province di Vibo Valentia e Cosenza.
Lo sforzo richiesto ad ogni singolo magistrato ed ai collaboratori amministrativi è immane ed ovviamente si ripercuote anche sulla qualità della vita del giudice; cosa questa che credo non sia giusto richiedere a nessun lavoratore, neanche ad un magistrato, poiché ritengo che ognuno di noi possa dare il meglio di sé stesso nell'attività lavorativa solo ed a condizione che vi sia, innanzitutto, serenità personale e familiare.
Già in precedenza e molto più autorevolmente, l'ex presidente del tribunale dottor Giulio Garofalo, ha segnalato tali carenze al Consiglio superiore delle magistratura ed al ministero della Giustizia, ma le sue esortazioni sono rimaste inesitate. Mi permetto di dire che senza l'appoggio dell'intera classe politica locale nessun risultato utile potrà essere conseguito e solo mediante una seria iniziativa "trasversale", che prescinda dal "colore" politico, sarà possibile connotare di incisività la pregevole azione intrapresa dall'onorevole Lo Moro e dal procuratore Salvatore Vitello.
A tal proposito, mi preme evidenziare l'incongruità emergente da un'eventuale ed auspicabile incremento dell'organico dell'ufficio di Procura se non adeguatamente supportato da un corrispondente aumento dell'organico giudicante; non bisogna essere "addentrati" nella materia per comprendere che l'incremento dell'attività investigativa deve, necessariamente, trovare riscontro e subire il vaglio dell'attività dell'organo giudicante, sia esso giudice dibattimentale o, ancor più, giudice per le indagini preliminari. Che senso ha acquisire un maggior numero di notizie di reato, svolgere adeguate indagini, avanzare eventuali richieste di misure cautelari, se poi il tutto non sfocia in provvedimenti giurisdizionali?
Se realmente si vuoi migliorare il servizio giustizia, se veramente la classe politica/amministrativa vuole andare al di là delle espressioni di solidarietà, se sinceramente la città vuole "avvicinarsi" al Palazzo di giustizia, credo sia giunto il momento che con un'azione sinergica, noi magistrati segnaliamo agli organi istituzionalmente preposti la situazione effettiva; la classe forense intraprenda, a sua volta, adeguate iniziative; i parlamentari tutti esperiscano un'azione politica condivisa».

Giuseppe Spadaro

http://www.lameziaweb.biz/new.asp?id=11292
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 10:00:22, in Magistratura, linkato 1494 volte)
A Napoli siamo alla pazzia. Solidarietà alla pm Ivana Fulco e alla gip Luisa Toscano! L.M.

Napoli, irruzione dei parenti dell'imputato

pm si alza e scappa via

       
di Leandro Del Gaudio

NAPOLI (11 febbraio) - Hanno tentato di fare irruzione in aula, urlando e inveendo contro il pm che aveva da poco ultimato la propria requisitoria. Attimi di paura, in aula, al termine di un procedimento a carico di presunti esponenti di un gruppo criminale dedito a racket e droga. C’è un tentativo di sfondamento, il pm Ivana Fulco è costretta a lasciare l’aula, a indietreggiare, a trovare rifugio all’interno di una delle aule interne, in genere riservate alle camere di consiglio. Aula 211, sono appena le due, la requisitoria sta per terminare. L’atmosfera è tesa, all’esterno dell’aula dove si sta celebrando il processo con il rito abbreviato a carico del gruppo riconducibile al crimine di Casavatore e Ponticelli. Cinque imputati detenuti, all’esterno una ventina di persone: uomini e donne a cui non è consentito l’accesso in aula, perché l’udienza è a porte chiuse. Il momento clou, quando il pm cala gli assi e detta la richiesta delle pene, frutto di un lavoro investigativo durato mesi: quattordici anni la richiesta di condanna più alta, poco più basse le altre pene. Brusio iniziale, all’esterno però la notizia arriva deformata. C’è chi confonde le richieste di pena per condanne e scoppia l’inferno. Venti, trenta tra parenti e amici puntano al pm: aprono la porta, incedono minacciosi contro Ivana Fulco. Offese, spintoni.

Ma è miracoloso l’intervento delle forze dell’ordine: ci pensano gli agenti di polizia penitenziaria a serrare le fila, a stroncare il passo, tempestivo l’intervento dei carabinieri guidati dal colonnello Enrico Carpentieri e degli agenti di polizia del commissariato locale. Si forma una cintura umana: le divise impediscono lo sfondamento, ma il tira e molla va avanti per una manciata di attimi scanditi da urla e offese. Immancabile la donna che sviene nel bel mezzo del parapiglia, mentre il pm Fulco è costretta a lasciare l’aula, lasciando fascicoli aperti sulla propria scrivania.

Sfodera sangue freddo il gip Luisa Toscano, che decide di passare alle vie di fatto. Capisce che la folla è inviperita, prova a calmare i più esagitati: fa qualche passo in avanti, si avvicina al cordone di militari e agenti, che dal canto loro fanno pressione per spingere all’esterno parenti e amici dei detenuti. Anche un avvocato esorta il giudice a tornare sui suoi passi, mentre le forze dell’ordine hanno la meglio.

Baci dalla gabbia, la scena ora è da soap criminale da hinterland metropolitano: baci e gesti di incoraggiamento da parte degli imputati in gabbia, che dal canto loro si sforzano di tranquillizzare mogli, mamme, fidanzate, fratelli e amici. Si sparge una voce: «È solo una richiesta, non è la sentenza, ora devono parlare gli avvocati».

L’udienza può finire, si torna a parlare di sicurezza dentro e fuori le aule, al di là ovviamente del lavoro svolto da agenti e carabinieri, da anni pronti ad affrontare la rabbia di decine di donne e uomini dopo sentenze di condanna che non piacciono al pubblico interessato. Un caso che ha fatto discutere. Interviene il presidente dell’Anm Francesco Cananzi, da anni gip in forza al Tribunale di Napoli: «Un episodio grave che purtroppo non accade per la prima volta. Voglio esprimere solidarietà per le colleghe e ringraziare le forze dell’ordine intervenute per evitare che la situazione degenerasse.

È indispensabile un intervento da parte dello Stato per garantire serenità ai magistrati dentro e fuori gli uffici giudiziari. Mi auguro che su questo tema venga convocato un comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, anche alla luce dei precedenti episodi di intimidazione, penso ad esempio all’incendio dell’auto subita da un’altra collega gip».

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=90951&sez=NAPOLI

Leggi anche:

Pm aggredita in aula, paura in tribunale

Corriere della Sera - ‎11/feb/2010‎
NAPOLI – Hanno giudicato troppo alte le richieste di condanna, adatte, a loro modo di vedere, più a un caso di omicidio che a uno di usura ed estorsione. ...

Alfano fa una lunga telefonata al pm Fulco

Corriere della Sera - ‎13 ore fa‎
NAPOLI - Il ministro della Giustizia telefona alla pm. È stata una lunga e affettuosa chiamata quella di Angelino Alfano a Ivana Fulco, il magistrato ...

Giustizia: Alfano telefona a pm Fulco per esprimerle solidarieta'

Libero-News.it - ‎13 ore fa‎
Roma, 11 feb. (Adnkronos) - Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha espresso, in una "lunga e affettuosa telefonata", la propria solidarieta' al pm ...
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 09:57:07, in Magistratura, linkato 1285 volte)

G8 Maddalena/ Palamara: Rispettare il lavoro dei magistrati

11:48 - POLITICA- 11 FEB 2010

Anm difende giudici dopo attacco Berlusconi: non delegittimare

Roma, 11 feb. (Apcom) - Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, chiede rispetto per il lavoro dei magistrati dopo le critiche lanciate ieri dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in merito alle indagini che coinvolgono Guido Bertolaso sugli appalti per il G8 alla Maddalena. La magistratura non deve essere trascinata sul terreno delle contrapposizioni politiche che non le appartengono - ha detto Palamara arrivando ad un convegno presso la Biblioteca del Senato -. Non entro nelle inchieste in corso ma chiedo rispetto per il lavoro dei magistrati". Riteniamo di svolgere il compito che ci viene assegnato dalla Costituzione - ha aggiunto il presidente dell'Anm - ci sono poi delle inchieste ma le valutazioni sui processi vanno fatte nelle aule giudiziarie e non fuori. Non mi permetto di commentare atti che non conosco ma è importante non delegittimare il lavoro della magistratura anche quando le inchieste riguardano pubblici amministratori. Sono indagini delicate - ha concluso - ma la magistratura saprà rispondere nelle sedi opportune".

Palamara: rispetto per lavoro magistrati

ANSA - ‎20 ore fa‎
(ANSA) - ROMA, 11 FEB - ''La magistratura non puo' essere trascinata sul terreno della contrapposizione politica che non le appartiene''. ...

G8 Maddalena/ Palamara: Rispettare il lavoro dei magistrati

APCOM - ‎21 ore fa‎
Roma, 11 feb. (Apcom) - Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, chiede rispetto per il lavoro dei magistrati dopo le critiche lanciate ieri dal presidente ...

Processo breve/ Anm: Sarebbe sconfitta Stato,sistema in ginocchio

Virgilio - ‎18 ore fa‎
Roma, 11 feb. (Apcom) - Luca Palamara, presidente dell'Anm, ribadisce la contrarietà della magistratura nei confronti del ddl sul processo breve. ...

Palamara: rispetto per lavoro magistrati

Panorama - ‎20 ore fa‎
(ANSA) - ROMA, 11 FEB - ''La magistratura non puo' esseretrascinata sul terreno della contrapposizione politica che nonle appartiene''. Così Luca Palamara. ...
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:26:55, in Magistratura, linkato 1311 volte)
Nota bene: Gioacchino Genchi dal convegno di Idv  e su Facebook è ad Armando Spataro che tentava di insegnare a lavorare, solo per questo per me merita uno speciale capitolo di reato. Purtroppo siamo a carnevale, ma è la gente ignorante che lo prende sul serio ed è  per questo che ritengo l'omino dei Marshmellow un personaggio pericoloso. Oltre al fatto che oggettivamente lo è, pericoloso. L.M.

BERLUSCONI: PROCURA MILANO
CHIEDE GIUDIZIO IMMEDIATO PER TARTAGLIA



 

(ASCA) - Milano, 11 feb - Giudizio con rito immediato per Massimo Tartaglia, l'uomo che nel dicembre scorso aveva aggredito Silvio Berlusconi colpendolo con una miniatura del Duomo di Milano. E' la richiesta che il procuratore aggiunto Armando Spataro ha inoltrato oggi all'ufficio gip del Tribunale di Milano.

L'accusa contestata a Tartaglia e' di lesioni gravi, con l'aggravante dell'offesa nei confronti di pubblico ufficiale e della premeditazione.

L'uomo e' attualmente ricoverato in una comunita' terapeutica dopo essere stato detenuto nel carcere di San Vittore e nel reparto di psichiatria dell'Ospedale San Carlo.


11-02-10 - fcz/mcc/ss
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:23:43, in Magistratura, linkato 1406 volte)
G8: GIP FIRENZE, ANCHE AUTO E SESSO PER AFFIDAMENTO APPALTI
 

(ASCA) - Firenze, 11 feb - Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaoli avrebbero ricevuto dall'impreditore Diego Anemone ''anche tramite persone e societa' a lui riferibili e collegate'' varie ''utilita''' per ''aver compito atti contrari ai propri doveri di ufficio connessi all'affidamento e alla gestione'' di appalti ''tutti assegnati a societa' riferibili'' ad Anemone.

Lo afferma il Gip di Firenze Rosario Lupo, nell'ordinanza con cui ha disposto l'arresto dei quattro nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.

Tra gli appalti citati nell'ordinananza ci sono la ristrutturazione dello stadio centrale del tennis del Foro italico a Roma, il completamento dell'aeroporto internazionale dell'Umbria a Perugia, il quarto lotto di interventi infrastrutturali per il palazzo della conferenza e area delegati alla Maddalena in occasione del G8, la realizzazione del nuovo Museo dello Sport a Tor Vergata.

Tra le ''utilita''' che sarebbero state ricevute dai tre pubblici ufficiali, il Gip elenca la ''messa a disposizione di Balducci dell'autovettura BMW serie 5'' e di una Fiat 500 per la moglie, di un ''divano e due poltrone'' per un immobile di proprieta' a Montepulciano (Si), di lavori di manutenzione e riparazione di immobili di proprieta' a Roma e Montepulciano, ''dell'assunzione lavorativa di Balducci Filippo, figlio di Angelo''. Per De Santis il Gip annota ''prestazioni sessuali a pagamento'' e una ''fornitura di mobili'' e per Della Giovampaola ''prestazioni sessuali a pagamento'' e la ''messa a disposizione'' di ''due autovetture Bmw''.

afe/mcc/ss

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MELONI, BERTOLASO GRANDE ITALIANO E BUON ESEMPIO PER LA GIOVENTU'

PD, CINISMO AFFARISTICO. L'AQUILA PRETENDE SUBITO VERITA'

BERTOLASO, NESSUN INCONTRO SESSUALE SOLO FISIOTERAPIA

BONDI, DI PIETRO NON E' DEGNO NEANCHE ALLACCIARE SCARPE A BERTOLASO

DI PIETRO, BERTOLASO DIMETTITI

BERTOLASO, CHIARIRO' TUTTO. MAI INGANNATO GLI ITALIANI

BERTOLASO, SOLO GROSSO EQUIVOCO

COSTANTINI (IDV), SUBITO COMMISSIONE D'INCHIESTA IN ABRUZZO

SINDACO ASSISI, DIFENDO BERTOLASO SENZA SE E SENZA MA

CHIODI, SENZA DEROGHE IMPOSSIBILE AFFRONTARE EMERGENZE

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PD, CINISMO AFFARISTICO. L'AQUILA PRETENDE SUBITO VERITA'

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PARISSE, SPERO CHE PER L'AQUILA SIA STATA FATTA SOLO SOLIDARIETA'

PEZZOPANE, NOSTRO TERREMOTO SERVIVA AD ARRICCHIRE QUALCUNO

CHIODI (ABRUZZO), A RISCHIO CHIUNQUE GESTISCA UN'EMERGENZA

CIALENTE, IMPRENDITORI RICOSTRUZIONE L'AQUILA SONO SCIACALLI

SASE UMBRIA, INCHIESTA NON COMPROMETTA LAVORI AEROPORTO (2)
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:12:04, in Magistratura, linkato 1376 volte)

L'INTERCETTAZIONE

«Festa per Bertolaso »|Leggi
Berlusconi: pm si vergognino

18:55  CRONACHEIl gip: «Per il sottosegretario prestazioni sessuali "offerte" dall'imprenditore Anemone in cambio di favori sugli appalti». Il legale: «Un grande equivoco» Commenta

Il premier: «Bertolaso non si tocca. Aveva male alla schiena...».
E lui: «Accusa infamante»
  S.p.a o spa? di Fregonara-Meli

 

E il procuratore Toro, indagato: «Vorrei lasciare la magistratura, resisto per mio figlio»

«Per Bertolaso una cosa megagalattica»

Il Gip: prestazioni sessuali «offerte» da Anemone. L'avvocato del sottosegretario: «C'è un grande equivoco»

ROMA - L'imprenditore romano Diego Anemone, finito in manette perché ritenuto il presunto corruttore del sottosegretario Guido Bertolaso e di altri pubblici ufficiali per favoritismi negli appalti di alcune grandi opere, tra cui il G8 alla Maddalena, si era dato da fare per «organizzare una "cosa megagalattica"» in favore del Bertolaso» a base di sesso. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza. Secondo quanto si legge nel provvedimento, infatti, «il tenore delle conversazioni intercettate non pare consentire interpretazioni diverse da quella che trattasi di prestazioni sessuali di cui il Bertolaso dovrebbe usufruire presso il centro benessere riconducibile all'Anemone; peraltro, l'occasione verrà sfruttata dal Bertolaso solo in un momento successivo». In altra parte dell'ordinanza si ribadisce che nel «centro benessere Salaria sport village, riconducibile alla stessa famiglia Anemone», Bertolaso «usufruisce non solo di "massaggi", ma anche di vere e proprie prestazioni sessuali», come proverebbero diverse conversazioni intercettate. «Siamo in presenza di un grande equivoco che sarà quanto prima chiarito» afferma d'altra parte l'avvocato Filippo Dinacci, difensore appena nominato da Bertolaso.

COSTI LIEVITATI - La «cosa megagalattica» Anemone avrebbe deciso di organizzarla subito dopo un incontro avuto con Bertolaso nel settembre 2008 per comunicargli i maggiori costi previsti per l'esecuzione delle opere del G8. L'imprenditore è preoccupato per la reazione che potrebbe avere Bertolaso e, mentre gli manda un sms per fissare l'appuntamento, «si attiva per raccogliere denaro contante anche utilizzando canali insospettabili quali tale don Evaldo Biasini che, dal contenuto delle conversazioni intercettate, risulta occuparsi di opere di beneficenza in Africa». Sempre dalle intercettazioni, risulta che l'incontro tra Anemone e Bertolaso c'è stato e ha avuto «esito positivo», come riferisce l'imprenditore il 21 settembre 2008 alla moglie e a Mauro Della Giovampaola, pure lui arrestato, un funzionario della struttura di missione per il G8.

IL PROCURATORE TORO - Nel frattempo il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, iscritto nel registro degli indagati sempre per il caso degli appalti della Protezione civile, fa sapere di essere tentato dal lasciare la magistratura, ma non se la sente «perchè c'è di mezzo mio figlio». Nel suo ufficio, un via vai di colleghi ed amici ha scandito le sue prime ore a piazzale Clodio. Prima di uno sfogo, con le lacrime agli occhi, con i giornalisti, Toro ha restituito al procuratore Giovanni Ferrara la delega di coordinamento delle inchieste sulla pubblica amministrazione. «Non avevo segreti da rivelare - ha detto - io e mio figlio non abbiamo mai conosciuto Angelo Balducci e Diego Anemone; tantomeno abbiamo avuto contatti con loro tramite altre persone. Bertolaso l'ho visto solo una volta in una occasione ufficiale». «Posso dire - ha aggiunto - che la sola persona che conosce mio figlio è l'avvocato Edgardo Azzopardi (il cui colloquio con uno degli indagati ha determinato il coinvolgimento di Toro e del figlio Camillo nell'inchiesta di Firenze, ndr) sul quale non voglio dire nulla». Il magistrato romano ed il figlio sono indagati per rivelazione del segreto d'ufficio. A Camillo Toro è contestato anche il favoreggiamento personale.

Segue...

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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:00:59, in Magistratura, linkato 1592 volte)
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11/2/2010 (17:25)  - IL CASO

Confiscato l'Atleta di Lisippo
La statua contesa tra Italia e Usa

Il gip: dovete ridarci la scultura
Ma il Getty annuncia il ricorso

Il gip del Tribunale di Pesaro, Lorena Mussoni, ha disposto la confisca della statua bronzea dell’Atleta Vittorioso, attribuita allo scultore greco Lisippo, il più importante bene archeologico conteso fra Italia e Usa. La statua era stata ripescata nel 1964 al largo di Fano (Pesaro Urbino), forse in acque internazionali, ed era poi finita dieci anni anni dopo al Paul Getty Museum di Malibu. La sentenza del gip dispone il sequestro della scultra «attualmente al Getty Museum o ovunque essa si trovi». Seguono poi 37 pagine di motivazioni. La trattativa tra Italia e Usa per l’Atleta del Lisippo, a lungo al centro del braccio di ferro tra Italia e Getty che ha portato alla restituzione di 40 capolavori esportati illegalmente, era stata all’epoca sospesa proprio in attesa del giudizio del tribunale italiano.

Il museo californiano ha sempre sostenuto che non ci sarebbero prove dell’appartenenza all’Italia. La vicenda è approdata al tribunale di Pesaro per un esposto presentato il 4 aprile 2007 dall’associazione culturale "Le Cento Città" alla procura di Pesaro per violazione delle norme doganali e contrabbando. È stato il pm Silvia Cecchi ha chiedere la confisca della statua, sanzione accessoria applicabile anche quando il reato è prescritto. Dopo un primo diniego del gip, il pubblico ministero ha fatto ricorso con l’Avvocatura dello Stato. Il 9 giugno 2009 il nuovo gip Lorena Mussoni aveva dichiarato il bronzo bene «patrimonio indisponibile dello Stato», decidendo di far andare avanti il procedimento. Secondo il presidente delle "Cento Città" Alberto Berardi «è una vittoria storica, ma soprattutto è il successo della legalità e della moralità contro la forza del denaro».

Hanno festeggiato stappando una bottiglia di spumante davanti al Tribunale di Pesaro, appena è arrivata la notizia dell’ordinanza di confisca dell’Atleta di Lisippo, i partecipanti al sit in che da settimane si riunisce in occasione di ogni tappa del procedimento legato alla statua. «Quella che sembrava una battaglia impossibile, grazie alla tenacia di pochi è stata vinta - osserva il consigliere regionale Giancarlo D’Anna (An-Pdl), che con l’associazione Nuova Italia ha affiancato "Le Cento Città"-. Ora finalmente si aprono prospettive serie e vere di restituzione della statua da parte della fondazione Getty». Una restituzione che «permetterebbe di allargare l’offerta culturale e turistica, volano della nostra economia».

La Fondazione Getty, però, ha annunciato che farà ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del gip di Pesaro, che ha ordinato la confisca del bronzo attribuito a Lisippo.

La Stampa

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+ L'Atleta di Lisippo, 46 anni di battaglie
 
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 18:56:53, in Magistratura, linkato 1261 volte)
10/2/2010 (13:20)  - MAFIA- IL RIMEDIO DELL'ESECUTIVO

Arriva il decreto anti-scarcerazioni

Via libera del Consiglio dei ministri:
«Impedita la liberazione dei boss»

ROMA - Sui reati di associazione mafiosa continueranno a decidere i tribunali. Lo stabilisce il decreto legge approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Giustizia Angelino Alfano. È una “toppa”, lo ha definito il Guardasigilli (che ha avuto i complimenti del sottosegretario Gianni Letta), per rimediare al rischio di azzeramento di 338 processi e del ritorno in libertà di detenuti «di alto lignaggio e curriculum criminale», in base alla sentenza della Cassazione che aveva attribuito alle Corti di Assise, anzichè ai tribunali, la competenza a giudicare i boss accusati di reati aggravati per i quali le pene superano i 24 anni. Un effetto “paradosso” prodotto dalla legge ex Cirielli che nel 2005 ha inasprito le pene per capimafia, promotori, affiliati e concorrenti di associazioni mafiose «armate».

Il governo ha però deciso di ampliare le attribuzioni della Corte di Assise, che deciderà su delitti consumati o tentati di terrorismo, sequestro di persona, riduzione o mantenimento in schiavitù, tratta, (ma la lista è ancora in fase di limatura e sarebbe oggetto di interlocuzione tra ministero della Giustizia e Quirinale). L’ intervento anticipa, ad eccezione dei reati di mafia, una parte della riforma del processo penale (l’art.1 comma 1) presentata lo scorso anno dallo stesso Alfano e ora in commissione giustizia al Senato. L’ ampliamento delle competenze per le corti di assise riguarderà solo i processi futuri, per i quali cioè non c’ è stato ancora il rinvio a giudizio.

La soluzione adottata dal Governo da un lato accontenta in parte il Pd, favorevole a mantenere ai tribunali la competenza sui reati di mafia, dall’ altro tiene conto anche delle ragioni della Lega sul coinvolgimento dei giudici popolari nella valutazione di altri reati di gravità rilevante. Tre i punti del decreto illustrati dal Guardasigilli in conferenza stampa. Con una norma transitoria si è «posto rimedio a un errore compiuto non dal legislatore ma di chi ha interpretato la norma», per cui i processi in corso riguardanti reati di associazione mafiosa, comunque aggravata, resteranno di competenza dei Tribunali. Il secondo riguarda l’attribuzione, a regime, dei delitti di 416 bis ai Tribunali. Il terzo, che per il ministro Alfano è «il primo in ordine logico», riguarda la modifica delle competenze delle Corti di assise, per cui «l’art. 1 di questo decreto coincide con l’art. 1 primo comma della riforma del codice di procedura penale con l’unica eccezione dei reati di mafia» che, appunto, resteranno presso i Tribunali.

Il recente pronunciamento della Cassazione «ci ha posto la necessità di intervenire», ha spiegato Alfano spiegando di aver chiesto ai vertici degli uffici giudiziari il quadro dei procedimenti a rischio. Risultato: 243 i processi pendenti presso Corti di Appello e Tribunali; 4 presso le procure generali e 141 presso la Direzione distrettuale antimafia, in totale 388. Alto anche il rischio di scarcerazioni di pericolosi detenuti per decorrenza dei termini di custodia cautelare: stando a una ricostruzione parziale, il Tribunale di Nola ha indicato 206 detenuti, 61 a Palermo, 38 la dda di Catania, 56 a Milano. «Sarebbe stato un impatto notevole. Siamo lieti - ha detto Alfano - di aver posto una toppa al buco che si era creato».

Dalla maggioranza arriva il plauso all’ intervento del Governo. «Il posto dei mafiosi è il carcere: non ci possono essere alternative al di là delle sentenze dei magistrati» Federico Bricolo (Lega Nord). Fabio Granata, vice presidente della commissione Antimafia, sottolinea «l’importantissimo segnale politico costituito dalla volontà di evitare sempre e comunque la competenza della Corte d’Assise che proprio perchè ha al suo interno la componente della giuria popolare è oggettivamente la più permeabile ai condizionamenti o all’azione intimidatoria delle mafie». Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, osserva: «Abbiamo varato importanti leggi contro la mafia. Oggi confermiamo il nostro impegno e ci attiveremo da subito per convertire in legge un decreto opportuno, che ferma e corregge una grave distrazione della magistratura». Il Pd, per bocca del capogruppo in commissione Giustizia, Donatella Ferranti, apprezza «il pronto dietrofront dell’esecutivo che sembrerebbe aver disconosciuto la competenza delle Corti d’Assise per i processi di mafia correggendo così il pasticcio causato dal combinato disposto della legge Cirielli e del pacchetto sicurezza» ma esprime «forte perplessità e scetticismo per la decisione di ampliare le competenze delle corti d’assise, peraltro per decreto e quindi senza adeguati approfondimenti. Temiamo che questo intervento si riveli l’ennesimo provvedimento sfascia giustizia».

Positivo il giudizio del procuratore di Palermo, Francesco Messineo per l’ intervento del governo «puntuale ed efficace che scongiura situazioni potenzialmente molto critiche».

La Stampa
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La Corte di Cassazione sulla Competanza
della Corte d'Assise sul Delitto di Associazione Mafiosa


In data odierna è stata pubblicata la sentenza della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione con la quale è stato stabilito che quando a coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione di tipo mafioso sia contestata l'aggravante della associazione armata (art. 416-bis, comma 4, c.p.), la competenza appartiene alla Corte d'Assise, poiché il delitto in questione è punito con una pena nel massimo non inferiore ad anni 24, a seguito dell'aggravamento del massimo della pena comminabile stabilito con la legge n. 251 del 2005 (c.d. "legge ex Cirielli").

La Corte di Cassazione, investita della questione di competenza dal Tribunale di Catania, non poteva non pronunciarsi sul punto e non poteva non farlo nel senso imposto dalla legge processuale (art. 5 c.p.p.), che attribuisce alla Corte d'assise la competenza sui delitti puniti con l'ergastolo o con la reclusione non inferiore nel massimo ad anni ventiquattro, restando irrilevanti, salvo uno specifico intervento del legislatore, le regole relative alla ripartizione interna della competenza del Tribunale in composizione collegiale o monocratica.

La Corte di Cassazione condivide l'annunciato intervento legislativo urgente, inteso a sterilizzare gli effetti dell'aggravamento della pena stabilito con la legge n. 251 del 2005 sulla determinazione della competenza, conservando questo tipo di delitti alla cognizione del Tribunale in composizione collegiale.

L'ufficio Stampa della Corte di Cassazione
Il responsabile Cons. Raffaele Botta
Comunicato 

Sentenza 4964 dell'8 febbraio 2010 
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Di Loredana Morandi (del 10/02/2010 @ 18:46:52, in Magistratura, linkato 1211 volte)
Propendo, sinceramente, per l'appunto personale...

Milano, la sentenza era già scritta

l'avvocato se ne accorge e la fotografa

Il presidente della Corte d'appello, che ha firmato il documento, si schermisce parlando di appunti personali. Il legale ne ha invocato il sequestro. Difensore trova la sentenza della conferma di condanna già scritta prima che si celebri il processo a carico del suo assistito. La fotografa e grida allo scandalo. Il presidente della Corte d'appello di Milano, che ha firmato il documento, si schermisce parlando di appunti personali. Il legale ne chiede il sequestro. "Ho voluto tutelare la giustizia. Quindi ho fatto mettere a verbale che ho trovato la sentenza già fatta e firmata", ha poi spiegato l'avvocato Paolo Cerruti del foro di Napoli.

La sentenza fotografata col telefonino
http://milano.repubblica.it/multimedia/home/22982072

Leggi tutto l'articolo
http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1856030
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