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 lady J ... di Lunadicarta
 
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E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.

Paolo Borsellino
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Roma, in decine di migliaia in piazza
chiedono libertà di stampa


sabato 3 ottobre 2009 18:27
 


ROMA (Reuters) - A Roma decine di migliaia di persone sono scese in piazza questo pomeriggio per difendere la libertà di stampa, allo slogan di "No all'informazione bavaglio".

Gli organizzatori parlano di 300.000 persone alla manifestazione di Piazza del Popolo, indetta dopo che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha fatto causa - oltre che a media stranieri - ai quotidiani la Repubblica e l'Unità chiedendo complessivamente circa 3 milioni di euro, per la copertura mediatica data a vicende legate alla sua vita privata.

Molti dei manifestanti indossano magliette con le scritte "Siamo tutti farabutti" e "Adesso denuncia anche me".

"Anche se ci sono molti giornali, Internet e canali televisivi, non significa che ci sia libertà. La libertà non esiste se un giornalista non può scrivere quello che pensa", ha detto una manifestante, Filomena De Filippo.

La Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), che ha organizzato la manifestazione, ha fatto sapere di avere distribuito centinaia di magliette con la scritta "No all'informazione imbavagliata" in dodici città italiane ed europee in cui si svolgono eventi paralleli, tra cui Londra, Parigi e Bruxelles.

Tanti gli interventi in programma, fra cui quelli del premio Nobel Dario Fo, dello scrittore Roberto Saviano, del presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida e dell'attore Neri Marcorè. Ci sarà anche un omaggio ad Anna Politkovskaja, la giornalista critica nei confronti del Cremlino uccisa a Mosca nel 2006. E poi tanta musica, con l'Orchestra di Piazza Vittorio e Samuele Bersani, Marina Rei, Enrico Capuano e Teresa De Sio.

I DUE CORTEI DEI PRECARI DELLA SCUOLA
Durissimo affondo di Bernocchi - Cobas Scuola

In Piazza del Popolo, durante la manifestazione a favore della libertà di stampa, è confluito anche il corteo dei lavoratori della scuola a cui hanno aderito Flc-Cgil e Gilda, partito alle 14.30 da Piazza della Repubblica.

Come spiega la Federazione Lavoratori della Conoscenza-Cgil, si tratta di "un'altra importante occasione, nel percorso di mobilitazione e di lotta contro la precarietà e contro la politica scolastica di questo governo, per sostenere la piattaforma rivendicativa presentata lo scorso 15 luglio". 

Per le strade della Capitale, però, si è snodato un secondo corteo di precari della scuola, quello dei Cobas, diretto al ministero dell'Istruzione a Trastevere.

"E' una mobilitazione, sviluppatasi in tutta Italia, contro la politica scolastica di Tremonti-Gelmini che, in spregio a qualsiasi progetto didattico e culturale, sta ingigantendo il distruttivo immiserimento della scuola pubblica praticato anche dai governi di centrosinistra, tagliando circa 60mila posti di lavoro, scuole, classi ed espellendo in massa i precari/e in base a sciagurate motivazioni finanziarie", dice in una nota Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas.

"E' grave che, di fronte ad un appuntamento di lotta così importante per la scuola, la 'cattiva politica' dei partiti e sindacati di centrosinistra (che con i governi Prodi hanno sostenuto politiche analoghe a quelle berlusconiane), nell'intento di opporsi a Berlusconi come persona e non come politica, manifestino per 'la libertà di stampa' (mai garantita quando erano al governo) nello stesso giorno, ora e città dei precari; ed ancor più grave che vogliano sottrarre - con il corteo della Cgil e dei partiti di centrosinistra ... - gruppi di precari dalla mobilitazione verso il Ministero per rimpinguare la loro manifestazione", prosegue Bernocchi.
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Di Loredana Morandi (del 04/10/2009 @ 02:04:28, in Sindacato, linkato 1513 volte)
"A Roma piazza incomprensibile"
Bufera sul direttore del Tg1 Minzolini

Duro editoriale contro la protesta. Il Pd: basta, la Vigilanza intervenga

MARIA GRAZIA BRUZZONE

ROMA - Tg1, edizione delle 20. Il direttore Augusto Minzolini, che giovedì era finito sotto gli strali di Santoro e prima ancora di quelli ironici della Dandini, appare in video con un editoriale in cui giudica «incomprensibile» e «assurda» la manifestazione per la libertà di informazione indetta ieri dalla Fnsi. Levata di scudi dall’opposizione. Il responsabile comunicazione del Pd Gentiloni la giudica «una svolta senza precedenti: l’abbandono anche formale, di ogni profilo istituzionale da parte del Tg1». E chiede l’intervento della Vigilanza, perché accerti se il direttore del primo tg pubblico «può darsi alla militanza degna del miglior Fede».

La maggioranza lo difende. Le polemiche impazzano. Il presidente della Vigilanza, Zavoli fa sapere di non averlo visto, ma sicuramente si pronuncerà oggi. Il presidente Rai Garimberti, colpito dall’irritualità del gesto, sta preparando un intervento. Sembra che i «senior» del Tg1 abbiano fatto di tutto per trattenere il direttore da un commento. Il cdr oggi farà un comunicato, ma un suo esponente anticipa: «Non è mai accaduto nella storia del Tg1 che la testata intervenisse contro una manifestazione, tanto più sindacale. Il Tg1 è di tutti». Ma cosa ha detto Minzolini?

«Lo dico senza spirito polemico: la manifestazione di oggi per la libertà di stampa per me è incomprensibile. Manifestare è sempre legittimo e salutare per la democrazia, ma in un Paese dove negli ultimi tre mesi sono finiti nel tritacarne mediatico Berlusconi, l’avvocato Agnelli, l’ingegner De Benedetti, l’ex direttore di Avvenire, il direttore di Repubblica e tanti altri, denunciare che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo. Il rischio è un altro: l’informazione è diventata il teatro di uno scontro di potere», continua Minzolini. «E la manifestazione di oggi fotografa una disparità: è stata convocata contro la decisione del premier di querelare Repubblica e l’Unità. Ma negli ultimi 10 anni ci sono state ben 480 querele di politici contro giornali, il 68% delle quali presentato da esponenti di partiti di sinistra. Mi chiedo: è possibile che la libertà di stampa sia stata messa in pericolo solo dalle querele di Berlusconi?».

«Minzolini ha detto la verità, quello che milioni di italiani pensano: la libertà di stampa non è stata mai minacciata», approva il ministro Rotondi. La polemica è rovente. «Il direttore ha perso un’occasione per riscattare il pessimo esempio di informazione di cui ha dato prova. Se qualcuno aveva dei dubbi sui rischi che corrono il diritto di cronaca in questo paese, li ha trasformati in certezze», osserva Rosy Bindi. E Pancho Pardi, Idv: «Questo direttore specializzato nel non dare notizie sgradite al premier si permette di dare lezioni a tutti, sostenendo che ci sono servi. È paradossale che ad affermarlo sia lui». Non si stupisce il consigliere Rai Rizzo Nervo: «Che il direttore del Tg1 si esibisse in un editoriale contro la libertà di stampa non mi meraviglia, essendo abituato soltanto alla libertà di nascondere le notizie. Il suo è stato un vero e proprio comizio». «Minacce e intimidazioni», le giudica il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. «Attacchi indegni», gli fanno eco il senatore Ferrara e Alessio Butti. Il capogruppo al Senato, Gasparri, ribalta le accuse: «Rizzo Nervo, Gentiloni e compagni difendono i giullari stalinisti della Rai ma contestano il diritto del direttore del Tg1 di esprimere le sue opinioni. La libertà di stampa vale per tutti o solo per la sinistra che vuole insultare e ridurre tutti gli altri al silenzio?».

La Stampa


Nota di Loredana Morandi.

Io sono stata alla manifestazione, bellissima e riuscitissima. Anche io sono indignata per le condizioni in cui verte la Libertà di Stampa, ma nonostante questo io continuo a non desiderare che persone come la D'Addario, di professione "escort", ovvero "squillo di alto bordo", vengano magnificate in TV. Purtroppo ormai abbiamo compreso che la funzione dell'antiberlusconismo non è del tutto sana, oppure non avremmo avuto Mastella come Ministro della Giustizia di Prodi.
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Di Loredana Morandi (del 04/10/2009 @ 01:56:44, in Giuristi, linkato 1576 volte)
4/10/2009 (8:18)  - GIUSTIZIA

"Troppi magistrati in politica"
   
La protesta dei penalisti: centinaia di toghe fanno altri mestieri, anche per anni

RAPHAEL ZANOTTI

TORINO - Troppi magistrati cooptati dalla politica. Non ci sono solo quelli che si sono fatti eleggere in Parlamento o negli Enti locali, ma anche quelli «infiltrati» negli uffici e nei dipartimenti dei ministeri. È questo, secondo l’Unione Camere Penali, il corto circuito che impedisce all’Italia di avere una riforma organica della giustizia. «Una contiguità anomala che condiziona la politica e permette ai magistrati di esercitare un enorme potere di interdizione». Dopo le aspre critiche al governo, reo di «non aver fatto nulla» e di aver «abbandonato ogni progetto di riforma legiferando soltanto per affrontare in modo illiberale una presunta emergenza sicurezza», il congresso nazionale dei penalisti italiani si scaglia contro le toghe.

«In Italia ci sono 270 magistrati fuori ruolo chiamati a ricoprire incarichi che nulla hanno a che vedere con la loro funzione giurisdizionale - ha denunciato il presidente Oreste Dominioni - Noi diciamo: facciamo rientrare questi magistrati nelle aule a lavorare».

Capi di Gabinetto, consiglieri, coadiuvanti e collaboratori in svariati ministeri e garanti, magistrati che non entrano in un’aula di giustizia da oltre vent’anni (nonostante il limite quinquennale imposto ai fuori ruolo), giudici che «girano il mondo» da decenni con ruoli curiosi in ambasciate, commissioni, organi internazionali: i penalisti hanno stigmatizzato tutto questo con un duro documento, la mozione di una delle sei commissioni in cui i lavori sono stati divisi, nel quale si torna a chiedere la creazione di due Csm (l’organo di autogoverno dei magistrati) e una riforma elettorale che spazzi via il correntismo al suo interno. Non solo. Pieno appoggio è stato dato alla recente proposta di legge presentata dai Radicali, e sottoscritta anche da alcuni esponenti del Pd e del Pdl, con la quale si prevede una sforbiciata sensibile al dilagare del fenomeno: incarichi solo relativi alle funzioni giudiziarie, ineleggibilità dei magistrati in servizio (a meno di loro dimissioni), divieto di incarichi extragiudiziali, regolazione rigida dei periodi e pubblicità degli elenchi di chi è fuori ruolo. Secondo i promotori questa legge ridurrebbe subito a 50 il loro numero.

Alle frecciate dei penalisti, e del loro presidente, ha risposto il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli: «Non sono i magistrati a ostacolare una riforma per un processo efficiente, che anzi vogliono - ha dichiarato Caselli - Far funzionare la giustizia significa anche evitare attacchi all’indipendenza della magistratura che, in questa situazione, possono passare più facilmente». Il riferimento è anche alla richiesta di separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, cavallo di battaglia dei penalisti. «In tutti i Paesi in cui c’è, il pm dipende dal potere esecutivo. Una misura che non può andare bene in Italia dove c’è ancora corruzione e la tendenza a difendersii dal processo piuttosto che nel processo».

Cosimo Ferri, membro del Consiglio Superiore della Magistratura, ha lanciato una provocazione nella tana del lupo: «Abbandonate l’idea della separazione delle carriere, ormai non vi segue più nessuno» ha detto riferendosi alla freddezza mostrata sul tema da maggioranza e opposizione. A dar manforte ai penalisti, però, ci ha pensato Giovanni Conso, presidente emerito della Corte Costituzionale accolto con una standing ovation: «All’inizio ero contrario, ma ormai ritengo sia ineluttabile la separazione delle carriere per garantire la terzietà del giudice».

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 04/10/2009 @ 01:52:34, in Magistratura, linkato 1621 volte)
GIUSTIZIA: CASELLI,
MAGISTRATI NON HANNO PAURA DELLA RIFORMA


AGI) - Torino, 3 ott. - "Sicuramente, non sono i magistrati ad avere paura della riforma". Cosi' Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino, risponde alla domanda guida del congresso straordinario dell'Unione delle Camere penali italiane ("Chi ha paura della riforma?" appunto), al quale e' intervenuto questa mattina.
  "Anzi - prosegue Caselli - i magistrati, una riforma che dia efficienza la chiedono, anche per evitare che, e questo puo' succedere molto presto, passino piu' facilmente altre riforme che non sono della giustizia, ma sono riforme dei giudici e che possono gravemente incidere sull'indipendenza della magistratura e quindi sul controllo di legalita'".
  Specifica poi il magistrato:"Se non funziona la macchina della giustizia, nessuno nell'opinione pubblica si mobilitera' a difesa dell'indipendenza della magistratura. Si dira': 'prima fate funzionare la giustizia, poi parliamo dell'indipendenza dei magistrati'". Sulle polemiche a proposito del ruolo dell'Anm nella 'stasi' dei processi di riforma, denunciati ieri dal presidente dell'Unione Camere penali, Oreste Dominioni, Caselli osserva: "C'era una volta, non molto tempo fa, che gli infortuni sul lavoro erano sempre e soltanto una fatalita'; che si negava l'esistenza della mafia; che alti magistrati partecipavano a cerimonie pubbliche e private con imprenditori e politici chiacchierati; che la procura piu' importante d'Italia veniva definita 'porto delle nebbie' e che un alto magistrato rilasciava 'affidavit' a Sindona. Questa stagione e' finita, tramontata, e' alle spalle, grazie al concorso di molti fattori: trra questi, il contributo dell'Anm, che ha svolto un'opera culturale affinche' i principi costituzionali divenissero quotidianamente operanti. Non significa - aggiunge Caselli - negare difetti e problemi, ma bisogna ricordare anche quest'esperienza storica".


GIUSTIZIA: MADDALENA,
CHI HA PAURA DELLA RIFORMA? FORSE I CITTADINI


Torino, 2 ott. (Adnkronos) - "Non vorrei che quelli che avessero paura fossero i cittadini". Cosi', riferendosi al tema del congresso straordinario dell'Unione camere penali, 'Chi ha paura della riforma?', il procuratore generale di Torino Marcello Maddalena commenta l'intervento del presidente dei penalisti italiani Oreste Dominioni. "Tutte le idee sono rispettabili, ma non tutte sono condivisibile e soprattutto non tutte sono condivise -sottolinea Maddalena- alcune possono esserlo, altre no, in particolare non condividiamo quanto e' stato detto sulla separazione delle carriere". Secondo il procuratore generale torinese "il fatto che il pubblico ministero partecipi dell'ordine giudiziario unitamente ai giudici e' fondamentale per avere una giustizia giusta e imparziale".

Per Maddalena non si puo' fare un discorso generale sulle riforme, ma bisogna scendere nello specifico. "Se per riforma si intende la separazione delle carriere sono soprattutto i cittadini, le vittime a non volerla. Qui -aggiunge Maddalena- di vittime non si e' parlato. Ci si dimentica che l'Italia e' un paese in cui i reati non sono frutto dell'immaginazione dei magistrati ma sono una realta' e che i magistrati siano un unico ordine garantisce l'imparzialita' dell'amministrazione della giustizia".

A proposito di quanto affermato da Dominioni della necessita' di una riforma del Csm, il procuratore generale di Torino osserva che "ci sono aspetti che possono essere oggetto di discussione, altri che sono meno accettabili. Bisogna vedere cosa si vuole riformare -precisa- perche' si possono fare le riforme in meglio o in peggio e se la riforma comporta una maggiore presenza dell'elemento politico allora e' in peggio, se invece si parla di separazione tra lato amministrativo e disciplinare allora e' una riforma in meglio, una riforma possibile che andrebbe attuata".
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Di Loredana Morandi (del 04/10/2009 @ 01:48:52, in Magistratura, linkato 1747 volte)
De Benedetti: giustizia dopo quasi vent'anni


«Dopo quasi vent'anni dalla condotta fraudolenta messa in atto per sottrarre al nostro Gruppo la legittima proprietà della Mondadori, finalmente la Magistratura, dopo la sentenza che ha confermato definitivamente in sede penale la avvenuta corruzione di un giudice, ci rende giustizia anche sul piano civile». Così il presidente onorario di Cir, Carlo De Benedetti, commenta la decisione presa oggi dal Tribunale di Milano sul Lodo Mondadori.

«La sentenza del Tribunale di Milano, depositata oggi, che liquida a favore di Cir la somma di 750 milioni di euro di danno patrimoniale - ricorda ancora De Benedetti - non mi compensa per non aver potuto realizzare il progetto industriale che avrebbe creato il primo gruppo editoriale italiano, ma stabilisce in modo inequivocabile i comportamenti illeciti che l'hanno impedito».

Il Sole 24 ore

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GIUSTIZIA: FERRI (CSM), I MAGISTRATI NON HANNO PAURA
DI UNA RIFORMA DEL PROCESSO PENALE


Torino, 3 ott.- (Adnkronos) - Cosimo Maria Ferri, componente del Consiglio superiore della Magistratura, intervenendo a Torino al convegno organizzato dall'Unione Camere Penali sulla riforma del processo penale ha dichiarato che ''non sono certamente i magistrati ad avere paura di una riforma del processo penale''. Secondo Ferri, infatti, ''la magistratura auspica ed attende da anni una seria riforma organica del processo penale e crede quanto l'avvocatura in un processo che sia al contempo rapido, equo e di qualita'.

L'esponente di Magistratura Indipendente rileva anche che ''la soluzione non si trova nelle riforme ordinamentali e in particolare nello status del magistrato, ma piuttosto in alcune modifiche serie e precise: occorre incrementare - spiega Ferri - il novero degli istituti deflattivi che possano consentire al pubblico ministero, in presenza di fattispecie prive di reale offensivita', di essere esentato dall'esercizio dell'azione penale. Il modello potrebbe essere costituito dall'estensione anche al processo ordinario di istituti come la condotta riparatoria dell'autore del reato, o la lieve entita' del fatto, istituti oggi limitati ai reati di competenza del giudice di pace.Si puo' pensare inoltre - aggiunge Ferri - ad allargare l'area dei reati procedibili a querela, nonche' prevedere forme di archiviazione condizionata per fatti di scarso significato criminale''.

''Ma soprattutto - puntualizza il componente del Csm - si rende necessario rimodellare la disciplina della prescrizione del reato che deve avere il punto finale con la pronuncia della sentenza di primo grado evitando cosi' appelli dilatori e restituendo razionalita' ad un sistema che rischia di vanificare il lavoro di molti operatori del settore. E' assurdo - prosegue Ferri - che con l'attuale disciplina per diversi reati di notevole impatto sociale, ad esempio il reato di corruzione, occorrano ben sette anni mezzo per svolgere le indagini preliminari, l'udienza preliminare ed i tre gradi di giudizio''. Ferri, rispondendo al presidente dell'Unione Camere Penali, ha anche detto: ''Raccolgo lo stimolo del professor Dominioni. Il fenomeno del correntismo esasperato, dentro la Magistratura, e' una realta' ed e' un aspetto sul quale l'Anm deve essere in grado di intervenire per eliminarne l'influenza negativa. Non vi e' dubbio infatti che talvolta abbia accompagnato scelte effettuate dall'organo di autogoverno. Il vero obbiettivo - ha concluso - da perseguire e' garantire un'effettiva indipendenza interna del magistrato, che nell'esercizio della giurisdizione deve sempre sentirsi libero''.

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GIUSTIZIA: DOMINIONI, SU RIFORME ERA CAMBIATA L'AGENDA POLITICA ...

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(Adnkronos) - Secondo Dominioni sono tre i punti da risolvere fra cui "l'istituzione delle specializzazioni forensi che sono un grande fattore di ...

CAMERE PENALI: DOMINIONI, GIUDICI IN POLITICA OSTACOLO RIFORME

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CAMERE PENALI: DOMINIONI, STASI SU RIFORME, INCALZEREMO GOVERNO

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GIUSTIZIA: DOMINIONI, SU RIFORME ERA CAMBIATA L'AGENDA POLITICA ...

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Torino, 2 ott. (Adnkronos) - Sulle riforme della giustizia "era cambiata l'agenda politica, poi la stasi". Ha aperto cosi' il suo discorso per il congresso ...
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Di Loredana Morandi (del 04/10/2009 @ 01:41:58, in Magistratura, linkato 1628 volte)
Giustizia: Conso, si' a separazione carriere

Ovazione a congresso penalisti, 'due sezioni al Csm'


(ANSA) - TORINO, 3 OTT - Giovanni Conso, presidente emerito della Consulta, ritiene 'ineluttabile la separazione delle carriere in magistratura'. La frase ha entusiasmato la platea del congresso delle Camere penali: alla fine del suo intervento, quando sottolinea la conseguente necessita' di prevedere due sezioni distinte al Csm per giudici e pm, gli tributa un'ovazione. Conso ha spiegato che a rendere inevitabile la separazione sono i principi della terzieta' del giudice e della parita' delle parti.

2009-10-03 21:58

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(ANSA) - TORINO, 3 OTT - Giovanni Conso, presidente emerito della Consulta, ritiene 'ineluttabile la separazione delle carriere in magistratura'. ...

L'appello di Conso, principe dei giuristi: separazione delle ...

il Giornale - ‎15 ore fa‎
La giustizia italiana ha bisogno di una svolta. «Inizialmente ero contrario, ma ormai ritengo sia ineluttabile la separazione delle carriere in ...
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2009-10-02 16:31

Abusi in asilo del torinese,
Cassazione conferma due condanne


Condannati Valerio Apolloni e Vanda Bellario
della Associazione Falsi Abusi




(ANSA) - TORINO, 2 OTT - La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva due condanne per molestie sessuali su bambini che frequentavano un asilo a La Loggia.

Per Valerio Apolloni, all'epoca dei fatti presidente dell'ente di gestione della struttura, e Vanda Ballario, direttrice, la pena e' di due anni e dieci mesi di reclusione, in parte gia' scontati per effetto di un periodo di custodia cautelare.

La vicenda risale al 2001. I due educatori hanno sempre respinto ogni accusa.(ANSA).

http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/piemonte/news/2009-10-02_102392022.html


** Così cade l'Associazione Falsi Abusi
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Roma, 26 settembre 2009

Agende Rosse con Salvatore Borsellino

intervista all'On. Barbato di Italia dei Valori

di Loredana Morandi



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Di Loredana Morandi (del 27/09/2009 @ 02:47:51, in Associazioni Giustizia, linkato 2105 volte)
Manifestazione

Movimento civile contro la Pedofilia

Roma, 26 settembre 2009

Interviste di Loredana Morandi a:


Luca Maschera





Trisha DeDo



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