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 Kaito con i suoi fratellini (sgami, obama, pupa, ilario, microbo)... di Lunadicarta
 
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Affinché il nostro desiderio infinito di giustizia possa essere colmato, occorre un giudice che adempia a queste tre condizioni: essere il signore della Storia; conoscere il segreto dei cuori; e operare per la riconciliazione e non per la distruzione.

Fabrice Hadjadj
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 03/09/2009 @ 00:42:49, in Varie, linkato 1419 volte)



Un nuovo sondaggio proposto da Giustizia Quotidiana

Idee per la Nuova Sinistra,
a Chi offriresti un Posto di Lavoro?



Affermate la vostra opinione con un semplice click e scegliendo tra le 4 domande.

A chi offrireste voi un posto di lavoro? 1) ad un affiliato al clan Riina, 2) ad un ex brigatista rosso, 3) ad un padre o a una madre di famiglia che non arriva alla fine del mese, 4) a voi stessi, perché siete disoccupati.

Per votare, scorrere la pagina a lato destro!

Buon voto

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 03/09/2009 @ 00:38:15, in Magistratura, linkato 2154 volte)
Se lo dice Mastella, allora è arrivato il momento di spostare la sede da Benevento a Catanzaro, con decorrenza immediata ...

formazione


Magistrati, in campo Mastella

L'ex Guardasigilli torna sul caso della sede meridionale della scuola

"La Scuola di Magistratura deve restare a Benevento, a Bergamo e a Firenze". Prende posizione ufficiale sulla vicenda della sede meridionale della scuola di formazione l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. "Mi auguro", aggiunge Mastella, "che si decida subito e sulla linea da me decisa quand'ero Guardasigilli".

Gigi Caliulo

Clemente Mastella torna sulla vicenda della Scuola per Magistrati e, in particolare, sulla querelle tra Benevento e Catanzaro per l'assegnazione della sede meridionale dell'istituto. "Credo che il ministro Angelino Alfano non abbia motivi per sovvertire quello che era stato deciso", sottolinea Mastella ricordando il provvedimento assunto all'epoca della sua gestione del ministero della Giustizia, "evitando così logoramenti o guerre in campo".
La battaglia interregionale per la sede della Scuola vede da tempo di fronte i Consigli regionali di Calabria e Campania. Alla fine di luglio il Consiglio regionale della Campania, presieduto da Sandra Lonardo, approva all'unanimità un ordine del giorno a sostegno della scelta di Benevento quale sede della Sezione meridionale della Scuola Superiore di Magistratura.
Pochi giorni prima il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, d'intesa con la Giunta Regionale, dispone la costituzione in giudizio della Regione Calabria nel giudizio d'appello che vede presenti in giudizio la Provincia e il Comune di Benevento in relazione alla vicenda della Scuola della Magistratura.
Loiero, data l'importanza della questione per l'intera Calabria e la necessità di far valere i propri diritti anche dinanzi al Consiglio di Stato, dispone la costituzione della Regione nel giudizio d'appello, confermando nell'incarico l'avvocato Giuseppe Iannello che ha già difeso tale Regione davanti al Tar del Lazio. Identica scelta venerdì 31 luglio ha fatto la Giunta Comunale di Catanzaro che ha autorizzato il settore avvocatura a resistere e a proporre appello incidentale al ricorso presentato al Consiglio di Stato dalla Provincia e dal Comune di Benevento proprio contro la sentenza 09 del Tar Lazio, emessa nel ricorso dal Comune contro il Ministero della Giustizia, che riportava in Calabria la sede, fino ad allora ipotizzata nel Sannio
Sulla vicenda della Scuola di magistratura , contesa dalle città di Benevento e Catanzaro, si registra in passato l'intervento del deputato del Partito democratico Marco Minniti: l'esponente del centrosinistra presenta un'interrogazione al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in merito al destino e all'immediato futuro della Scuola di formazione. Secondo Minniti, "la decisione del Tar del Lazio ha aperto finalmente la strada all'istituzione della Scuola superiore di magistratura nella sede naturale di Catanzaro per il Distretto del Sud Italia, così come previsto dal combinato disposto dal decreto legislativo n.26 del 30 gennaio 2006 di riordino complessivo dell'ordinamento giudiziario e dal decreto interministeriale del 27 aprile 2006, col quale si è stabilito che 'la Scuola superiore della magistratura per i distretti ricompresi nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, avra' sede nella provincia di Catanzaro".
Dal canto proprio l'ex ministro della Giustizia insiste per un ritorno all'indicazione beneventana.
"Credo ci siano molti che non vorrebbero neppure le scuole, se non a Roma, perchè non vogliono scuole differenziate sul territorio. Invece", ribadisce Mastella, "va confermata la scuola di Magistratura a Benevento, a Bergamo e a Firenze. Laddove questo non ci fosse", aggiunge l'ex Guardasigilli, "dovremo attivare i canali e le manifestazioni più opportune".

Il Denaro del 01-09-2009 num. 160
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Di Loredana Morandi (del 03/09/2009 @ 00:26:36, in Sindacato, linkato 1497 volte)
IL CASO BOFFO - Il mistero sul documento anonimo spedito ai prelati

Il pm e le telefonate del direttore

Il pm indagò sui tabulati e si convinse che le chiamate erano state fatte dal giornalista


La lettera anonima contro Dino Boffo spedita tre mesi fa ai vescovi italiani riferiva fatti e circostanze che non sono contenuti nel fascicolo del tribunale di Terni. Le carte ricostruiscono la vicenda che ha portato alla condanna per molestie del direttore di Avvenire.

Ma le stesse carte non entrano mai nei det­tagli della vita privata di Dino Boffo. Tanto che non chiariscono nemmeno per quale mo­tivo, con telefonate effettuate per quasi cin­que mesi, avrebbe ingiuriato una ragazza che poi presentò denuncia ai carabinieri. Docu­mentano però la certezza, da parte di chi inda­gava, che fosse proprio lui l’autore di quelle chiamate e non — come adesso sostiene lo stesso Boffo — un suo collaboratore. L’esame dei contatti avvenuti subito prima e subito do­po le chiamate piene di insulti ricevute dalla donna avrebbe consentito di verificare che gli interlocutori avevano parlato personalmente con Boffo; dunque — hanno concluso gli in­quirenti — in quei frangenti era lui ad utilizza­re il cellulare. La storia risale all’agosto del 2001. Le telefo­nate ingiuriose vanno avanti fino al gennaio 2002.

Nel suo esposto la ragazza precisa gli orari, racconta il contenuto, sottolinea come l’anonimo interlocutore faccia riferimento an­che ai rapporti sessuali che la donna ha con il fidanzato. Viene acquisito il suo tabulato, si ri­cava il numero del chiamante. Si scopre così che il cellulare è intestato alla società che edi­ta il quotidiano della Cei. Le ulteriori verifiche consentono di scoprire che l’apparecchio è stato concesso in uso al direttore. Boffo viene convocato al palazzo di Giusti­zia della città umbra per fornire chiarimenti. Non può negare che il telefono sia effettiva­mente suo, ma spiega di lasciarlo spesso incu­stodito. «E dunque — evidenzia — quelle tele­fonate può averle fatte chiunque». Una tesi che però non convince appieno i pubblici mi­nisteri. Anche perché lui stesso ammette di co­noscere la ragazza. «Ci siamo incontrati in oc­casione di un evento pubblico organizzato dal­la Curia», afferma. E poi chiarisce che il trami­te sarebbe stato il vescovo di Terni, monsi­gnor Paglia. Si decide così di interrogare le persone che il giornalista ha contattato a ridosso delle chia­mate fatte alla ragazza. Si tratta di quattro o cinque testimoni. Tra loro c’è il titolare di una libreria e soprattutto uno dei segretari della Cei che con Boffo ha contatti assidui. Nessuno ricorda di aver mai parlato su quell’utenza con qualcuno che non fosse il direttore di Av­venire.

Quindi i magistrati si convincono che possa essere lui l’autore delle molestie. L’iscrizione nel registro degli indagati, co­me risulta dagli atti processuali, avviene il 14 ottobre 2003. Sei mesi dopo, esattamente l’8 aprile 2004, il pubblico ministero chiede «l’emissione di un decreto di condanna». C’è un solo reato contestato, quello di molestie, per il quale si procede d’ufficio. L'accusa di in­giurie è infatti caduta perché la ragazza ha de­ciso di ritirare la querela. Nel fascicolo non vengono specificati i motivi di questa scelta. I giudici ne prendono atto, Boffo non si oppo­ne al decreto e paga l’ammenda di 516 euro che certifica la sua condanna.

Qui finisce la storia ricostruita dalle carte processuali. Ma proprio da qui comincia il mi­stero sul documento anonimo spedito ai ve­scovi e poi raccontato venerdì scorso da Il Giornale che l’aveva invece presentato come un atto giudiziario. La circostanza che si tratti di un appunto ufficiale, sia pur «riservato», sembra smentita dall’esame dello scritto che contiene numerosi errori di ortografia e di bat­titura. E anche circostanze false. Non è vero che «Boffo è stato querelato da una signora di Terni»: la denuncia era contro ignoti. Non è vero che «a seguito di intercetta­zioni telefoniche disposte dall’Autorità giudi­ziaria si è constatato il reato»: per le molestie non è possibile disporre il controllo delle con­versazioni. Viene poi specificato che «Boffo ha tacitato la parte offesa con un notevole ri­sarcimento finanziario», ma è una circostanza che non risulta agli atti. Quanto alle inclinazio­ni sessuali dell’indagato, nel fascicolo non se ne fa mai cenno.

Fiorenza Sarzanini

Corriere Sera - 02 settembre 2009


Nota alla vicenda. Tutto è bene quel che finisce bene. Sono sempre più convinta che Feltri sia intervenuto su Boffo per eliminare all'origine la prossima campagna del Gruppo Espresso. E Boffo non è uno stinco di santo, nonostante la fiducia del Sinodo dei Vescovi e la benedizione papale.
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Carceri, Pannella propone l'amnistia
Pecorella: «Sì per i reati più vecchi»

Mastella: «E' una buona ragione per cui battersi»
Di Pietro: «La destra sragiona, i detenuti restino dentro»


ROMA (2 settembre) - Contro il sovraffollamento delle carceri Marco Pannella propone un «atto di clemenza per riportare la legalità» anche nei tribunali. Si deve dunque pensare a una amnistia «contro la prescrizione, immonda realtà strutturale» del Paese. Una prescrizione, spiega Pannella, «clandestina, strisciante, di massa e di classe, che sembra essere la sola politica perseguita dal Regime Partitocratico, salito ormai dalla storica condizione di "delinquente abituale" al più alto rango di "delinquente professionale", che gli è più congeniale». Le dichiarazioni pubblicate sulle pagine di RadioCarcere, la rubrica settimanale del Riformista, alimentano il dibattito politico.

Gaetano Pecorella, parlamentare del Pdl, intervistato da Radio Radicale, spiega che «sul piano dei valori l'amnistia rappresenta una sconfitta per la giustizia, però bisogna essere concreti e pragmatici». Pecorella afferma che «oggi c'è un'amnistia che è nelle mani dei magistrati i quali stabiliscono priorità nel fare i processi e quindi alcuni arrivano a essere giudicati e puniti e altri invece hanno i loro fascicoli abbandonati nei cassetti». Vista quindi la «situazione irrecuperabile» si può pensare ad «un'amnistia legata a tempi più vecchi, ad alcuni reati commessi fino ad una certa data di alcuni anni fa e magari limitata ad alcuni reati che non destino allarme sociale». Favorevole anche il deputato Pdl Giancarlo Lehner «La proposta di Pannella serve a coprire un buco durato venti anni».

Sì anche di Mastella. «E' una buona ragione per la quale battersi» afferma l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. «Ognuno vede il dramma che si vive nelle carceri ha detto - che poi fu la principale ragione che mi spinse a fare e mi spinge a difendere quel provvedimento». Anche perché la creazione di nuove carceri prevede tempi di realizzazione «tutt'altro che veloci».

Secco no da Antonio Di Pietro. «La destra sragiona se pensa di ricorrere ancora una volta all'aminista o all'indulto» afferma il leader dell'Italia dei valori. Ricorda Di Pietro: «Sono 60 anni che si va avanti con indulti e amnistie, con 30 provvedimenti per sfollare le carceri. Ma mai che si sia preso il toro per le corna e si sia deciso di costruire più penitenziari. I detenuti devono essere messi in condizioni di vita dignitose ma devono stare dentro, per non farli tornare a delinquere. Mettere fuori i delinquenti non serve, in un mese tornano a commettere reati. Se poi mancano i soldi per il piano carceri, non mi stupisce finchè si spendono 5 miliardi per giocare con le Frecce Tricolori in Libia, senza invece cercare risorse per i 5.000 agenti penitenziari che mancano nel nostro Paese».

Pannella risponde a Di Pietro. Parliamone, dice Pannella, «O preferisci che ricorriamo ad un 'arbitratò così amati da una parte dell'attuale magistratura? Io preferirei, magari, De Magistris piuttosto che Gasparri?».

Maurizio Gasparri spiega che «finchè ci sarà questa maggioranza non ci sarà alcuna amnistia» che non è la soluzione al sovraffollamento delle carceri.

Michele Vietti, vicesegretario dell'Udc, sempre a Radio Radicale, afferma che «è stato un errore fare l'indulto a suo tempo senza abbinarlo all'amnistia, come era invece sempre stato fatto in passato». Vietti spiega che «non è facile immaginare la possibilità di creare il consenso che la Costituzione chiede per un provvedimento di amnistia, soprattutto con il clima di criminalizzazione generale che la maggioranza ha indotto». Tuttavia «se il governo e il ministro della giustizia continueranno a non dare risposte sul fronte della edilizia carceraria e della accelerazione dei processi penali, una riflessione su qualche soluzione che consenta di decongestionare il sistema bisognerà tornare a farla».

L'amnistia, prevista dall'art. 79 della Costituzione, dall'articolo 151 del codice penale, estingue il reato e viene disposta con Legge dello Stato, votata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera.


Partecipa al sondaggio: Sovraffollamento carceri, Pannella propone l'amnistia. Siete d'accordo?


Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 03/09/2009 @ 00:07:09, in Estero, linkato 2479 volte)
Una mossa astuta quella del governo rumeno e solidarietà per la vertenza sindacale ai magistrati, certo, ma con la riserva di chi vive nel paese ove si è trasferita una larga fetta percentuale della criminalità rumena.




ROMANIA: LA MAGISTRATURA INCROCIA LE BRACCIA E CHIEDE PIU' RISORSE
 

(ASCA-AFP) - Bucarest, 2 set - Migliaia di giudici romeni hanno incrociato le braccia oggi per chiedere piu' risorse da destinare al malandato sistema giudiziario del paese. ''L'80% dei tribunali romeni partecipa alla protesta'', afferma in una nota l'Assemblea generale dei giudici, secondo la quale le toghe stanno lavorando solo sui casi piu' urgenti e anche molti pubblici ministeri hanno sospeso le attivita' unendosi alla protesta per solidarieta'. Altri tribunali sciopereranno lunedi'.

I giudici stanno protestando contro la carenza di personale e contro una proposta di legge mirata ad armonizzare i salari nel settore pubblico. Se verra' approvata dal Parlamento, la legge potrebbe ridurre il salario dei giudici del 60%, affermano gli interessati.

Il ministro della Giustizia romeno ha definito lo sciopero ''illegale'', negando quanto affermato dai giudici sull'impatto della legge sui loro salari.

red-sam/mcc/ss 02-09-09
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Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 2 settembre 2009
Prot. n. 192


La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

 Un tentativo di strangolamento di una testata d’opposizione

“Tendenza pericolosa, destabilizzante, inconcepibile. La nuova iniziativa legale di Berlusconi contro un nuovo giornale, oggi l’Unità, equivale al tentativo di far chiudere una testata di opposizione. Considerare due numeri del giornale sostanzialmente diffamatori in tutti i suoi servizi e chiedere, di conseguenza, risarcimenti milionari ad editori e giornalisti, è come tentare di far morire per fame il proprio competitore o il proprio avversario. Il Presidente del Consiglio è libero di affermare e difendere le proprie posizioni, ma la linea che ha scelto contro i giornali a lui critici, e anche contro coloro che svolgono qualche osservazione critica o fanno domande a lui non gradite, non ha precedenti in nessun contesto di democrazia piena e liberale. Il messaggio delle azioni legali in sede civile contro l’Unità, e sul piano diretto contro cinque giornaliste della testata, ha i caratteri dell’allarme assoluto. Anche perché coniugato con azioni civili annunciate o promosse non solo contro altri giornali in Italia ma anche in Europa. Tentare di ridurre alla propria ragione i giornali piegandone la resistenza economica può essere paragonato, infatti, ad un tentativo di colpirli mortalmente per strangolamento. Questo è inaccettabile. Anche per questa ragione la Fnsi è impegnata in una vasta iniziativa per promuovere la consapevolezza piena della cultura e del rispetto verso l’informazione, pilastro fondamentale di ogni democrazia. E bene essenziale della libertà di tutti, anche quella del Presidente del Consiglio”.

***

Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 2 settembre 2009
Prot. n. 193


La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

L’informazione non si fa mettere il guinzaglio:
sabato 19 settembre manifestazione a Roma.


“La Segreteria della Federazione nazionale della Stampa Italiana ha deliberato oggi di proporre alle forze sindacali e sociali di tenere sabato 19 settembre prossimo a Roma una “manifestazione civica” per la libertà dell’informazione, difendendola da ogni tentativo di depotenziarne la funzione costituzionalmente garantita e di indurre silenzi non dovuti.
C’è un allarme che sta diventando molto alto nel Paese. Non è la prima volta che è stata necessaria la mobilitazione anche contro governanti di segno diverso da quello attuale, ma oggi si sta vivendo una fase di grande delicatezza con attacchi senza precedenti. Non solo disegni di legge bavaglio ma anche azioni forti in sedi giudiziarie e manifestazioni pubbliche che hanno l’oggettivo risultato di costituire una minaccia per chi fa informazione ritenuta non gradita.
L’informazione non si farà mettere il guinzaglio. Il mondo dell’informazione, assieme al mondo del lavoro ed alla società civile, è chiamato a scongiurare questo pericolo.
C’è bisogno urgente di riassumere e promuovere la consapevolezza piena della funzione dell’informazione quale pilastro di ogni democrazia; una funzione che è anche politica ma che non appartiene alla disponibilità del potere. E’ una materia che va sottratta, prima che sia troppo tardi, alle contingenze dei virulenti contrasti politici e che impone pertanto il rispetto dei principi legali e sociali di convivenza di cui è parte integrante.
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ritiene che sia necessaria, quindi, una reattività civile nella considerazione che l’informazione è libertà; ogni ferita che essa subisce determina una attenuazione della libertà di tutti. E’ indispensabile che l’informazione possa dare una rappresentazione permanente della vita del Paese, nella pluralità dei punti di vista e di tutte le rappresentanze sociali e culturali e ne racconti liberamente i successi e i problemi.
Nei prossimi giorni la Fnsi definirà il programma della manifestazione con le organizzazioni copromotrici dell’iniziativa.
Giovedì della prossima settimana si riunirà a Roma la Giunta esecutiva federale”.

***

Associazione Stampa Romana

Roma 2 settembre 2009


DICHIARAZIONE DI PAOLO BUTTURINI,
SEGRETARIO DELL’ASSOCIAZIONE STAMPA ROMANA

“Ancora una volta il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, usa lo strumento intimidatorio della citazione per danni contro un quotidiano. Dopo La Repubblica, questa volta tocca a L’Unità e alle colleghe: il direttore responsabile Concita De Gregorio, le giornaliste Natalia Lombardo e Federica Fantozzi, l’opinionista Maria Novella Oppo e la scrittrice Silvia Ballestra. La loro colpa sarebbe quella di essersi interessate all’attività del primo ministro, in particolare ipotizzando che la vita privata sia andata a detrimento di quella pubblica. Niente di più e niente di meno di quello che hanno fatto, negli anni e nei mesi scorsi, giornali come il New York Times, il Time, il Guardian, Le Monde, Le Figaro, El Pais, El Mundo e così via, occupandosi dei governanti o degli uomini pubblici dei rispettivi Paesi e, ultimamente, anche del nostro Premier.
Fnsi e Ordine dei Giornalisti devono porre la questione con forza, tanto più che l’iniziativa giudiziaria arriva a distanza di settimane dalla pubblicazione degli articoli “incriminati”, si deve stabilire una volta per tutte se in Italia ha ancora validità ciò che prevede l’articolo 21 della Costituzione: che l’informazione debba esser libera e non soggetta a censure. Se non sia in atto, invece, un tentativo di ridefinire il rapporto fra i media e i poteri, in primo luogo quello esecutivo, a favore di quest’ultimo.
E’ poi davvero singolare che la citazione del capo del Governo, si indirizzi contro una platea tutta femminile: lui che governa un Paese al 67° posto della graduatoria mondiale per ciò che riguarda le Pari Opportunità, fanalino di coda, su questo tema, di tutta l’Unione Europea. Non sarebbe il caso si occupasse più di colmare questo divario con la sua azione di Governo, piuttosto che prendersela con le colleghe giornaliste che fanno soltanto il loro mestiere?”
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Di Loredana Morandi (del 02/09/2009 @ 04:56:27, in Redazionale, linkato 1436 volte)

Omofobia, diritti del cittadino
e Omocommercio

Questa stagione è stata una troppo lunga estate caldissima, durante la quale la cittadinanza ha visto una totale e completa disgregazione dei valori: dei diritti costituzionali, del diritto d'asilo ai rifugiati, del diritto dei minori, del diritto alla privacy (anche Berlusconi ne ha una) e contestualmente l'affermarsi rampante di un Puttanesimo militante e iper commerciale in cui Tutto si fa per soldi.

Così, nelle fasce naturalmente portate all'ira e alla violenza, il popolo degli stadi ad esempio, sono scattati quei meccanismi tipici della violenza mediatica indotta e coloro che ne stanno facendo le spese sono i membri della comunità omosessuale della Capitale.

Gli episodi sono noti e vanno dalla aggressione di Svastichella alla coppietta, alle bombe incendiarie contro il Muccassassina e quelle di ieri sera a via Ostilia, a 100 metri dal Colosseo.

Solidarietà alla popolazione gay certo, ma con la riserva di chi è cittadino romano e soffre da anni nel sapere le strade centrali della propria città iscritte alle guide del sesso hard gay di tutto il mondo.

Un errore di Veltroni, sì un altro, anche dopo il museo della bestemmia contro la Mecca, l'atto di permettere degli assembramenti cittadini e lo sfruttamento commerciale di aree di grandissimo interesse turistico e archeologico al solo movimento omosessuale.

Un errore fondato su una vergogna pubblica e consolidata in decenni di nefandezze quello di Veltroni perché, durante tutti gli anni del suo pontificato e anche durante il pontificato di Rutelli alla sede Capitolina, la Rupe Tarpea, cioè i giardini del Campidoglio, è stata la annosa meta notturna di tutti gli omosessuali uomini alla ricerca di sesso facile con il primo che capita e con tanto di ingresso di fronte al Comando dei Vigili Urbani.

Ribadisco il ruolo solo maschile di questo genere di gestione sessista del luogo pubblico, perché le lesbiche, ovvero le donne che scelgono di amare una persona del proprio sesso, non solo non frequentano il luogo dei cespugli e della fellatio fugace, ma sono letteralmente scomparse dalla scena politica dei diritti omosessuali con l'auto affermazione delle drag queen, quelle maschie rappresentanti di una femminilità prostituta e maschilista, che sono i transessuali.

Che si vergogni pure Grillini, già deputato e presidente del circolo Mieli, perché il suo movimento omosessuale ha perduto ogni requisito politico e sociale in cambio di un posto al Bagaglino, offrendo per il gay pride romano lo spettacolo di un imprenditoriale e commerciale management tutt'altro che politico, che invita i suoi ospiti in alberghi a 5 stelle ed è attrezzato fino all'affitto dei "camion" per l'evento.

Così l'antico circolo Mieli è più simile ad una impresa commerciale, che ad un movimento politico.

Inoltre, il movimento di Grillini, di cui la popolazione romana narra di gusti sessuali identici a quelli di Pasolini e ancor più giovanili, NON ha mai preso una posizione netta e chiara CONTRO il fenomeno della pedofilia, sia eterosessuale che omosessuale.

A Vladimiro formulo i miei più sentiti auguri, perché la sua classe e l'intelligenza non suppliscono al suo status reale, così per me sarà donna solo quando avrà abbandonato lo scettro osceno del potere maschile che lo rende uomo tra gli uomini, uguale tra gli uguali.

Ha ragione il Pastore Tedesco: la classificazione merceologica del sesso è un errore contro il diritto stesso dell'umanità, un tritacarne ove si cestinano i sentimenti come l'amore, il rispetto e molto altro di quanto rende alto il valore del singolo essere umano.

Analizzate i vostri errori pubblici e sociali e già che ci siete, per cortesia, fino a questione morale risolta non spacciatevi più per un movimento di sinistra. Ve lo dice una antica comunista, che pur irriducibilmente eterosessuale ha iniziato a far politica con un collettivo lesbo appena liceale.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 01/09/2009 @ 11:55:19, in Indagini, linkato 1476 volte)
Fatti, non Parole

Signora contessa, se il vento fischiava, ora fischia più forte ..


Gli amici vecchi e nuovi di Cinzia Lacalamita




Helene Benedetti di Informare per Resistere




Ovviamente ogni tipo di commento sul savoir affaire e sulla classe è da censurarsi...

Piuttosto, l'amichetto della blogger triestina non era uno degli amministratori del Gruppo a favore delle Cellule Staminali?

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 01/09/2009 @ 06:42:39, in Magistratura, linkato 1856 volte)
la nuova indagine

Inchiesta su affari, sesso e «festini»,
coinvolti due ex assessori regionali

I due politici non sono iscritti nel registro degli indagati: coinvolte escort, donne disoccupate e avvocatessa in carriera


BARI - Due ex assessori della prima giunta regionale pugliese guidata da Nichi Vendola (che ha subito un rimpasto all'inizio del luglio scorso) sono coinvolti in una nuova indagine della procura di Bari su sesso, affari e politica. I nomi dei due politici non sono al momento iscritti nel registro degli indagati, anche perché sono in corso ulteriori accertamenti da parte della Guardia di finanza. Ai due politici - che sono stati intercettati - gli investigatori sono arrivati mentre indagavano sull'esistenza di una presunta associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso a cui avrebbero preso parte sei indagati: dirigenti e funzionari dell'assessorato regionale alla sanità e imprenditori. Nell'indagine è coinvolto ancora una volta l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, il cui nome è soprattutto legato alla escort Patrizia D'Addario e alle ragazze immagine che egli ha mandato a più riprese, pagandole, a feste organizzate nelle residenze private del premier Silvio Berlusconi.

DONNE DISOCCUPATE - In questa nuova inchiesta dei pm Roberto Rossi e Lorenzo Nicastro emergerebbe che Tarantini avrebbe fornito ai due ex assessori regionali le prestazioni sessuali non solo di escort da lui pagate, ma pure di donne disoccupate, alcune anche con figli, che erano alla ricerca di un posto di lavoro e, in un caso, di una avvocatessa salentina di 28 anni che voleva far carriera nella pubblica amministrazione. Le escort venivano inviate - secondo le indagini - direttamente da Tarantini per ottenere qualche aiuto dai due politici al fine di aggiudicarsi dalla Regione Puglia appalti in campo sanitario. Donne disoccupate si erano invece rivolte a Tarantini per essere messe in contatto con uomini politici ai quali avrebbero offerto sesso in cambio della promessa di un posto di lavoro in un ente pubblico, Regione Puglia e Camere di Commercio. La ventottenne professionista salentina sarebbe andata a letto con uno o entrambi gli ex assessori regionali coinvolti ricevendo in cambio la promessa di un soddisfacente contratto di consulenza con la Regione Puglia.


Corriere del Mezzogiorno - 01 settembre 2009
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Di Loredana Morandi (del 01/09/2009 @ 03:27:08, in Indagini, linkato 1533 volte)

Facebook e la Clonazione dei Nomi

Chi non conosce la verità è uno sciocco,
ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.

Bertolt Brecht


La clonazione del nome di un cittadino appartiene alla fattispecie dei reati descritti e puniti dal Codice Penale, Libro Secondo, Titolo VII Dei Reati contro la Fede Pubblica, Capo IV Della Falsità Personale.



L'articolo 494 infatti descrive l'atto doloso della Sostituzione di Persona:

Chiunque, al fine di procurare a se' o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a se' o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualita' a cui la legge attribuisce effetti giuridici, e' punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno.


E' perciò atto illecito il sostituire una persona inducendo altri nell'errore e le sanzioni per tale atto vengono meglio descritte negli articoli 495 e seguenti, sulla base della gravità dell'azione stessa. Nonostante ciò nel nostro web e sulle pagine del noto socialnetwork avviene una vera proliferazione di tale fenomeno.

Coloro che si credono al riparo dato dallo pseudo anonimato e dalla superficialità di un social network sono in errore. Infatti, il Capo Quarto prevede un reato accessorio per coloro che "accreditano" l'inganno al pubblico del reato sopra descritto:
Art. 496 False dichiarazioni sulla identita' o su qualita' personali proprie o di altri (1)

Chiunque, fuori dei casi indicati negli articoli precedenti, interrogato sulla identita', sullo stato o su altre qualita' della propria o dell'altrui persona, fa mendaci dichiarazioni a un pubblico ufficiale o a persona incaricata di un pubblico servizio, nell'esercizio delle funzioni o del servizio, e' punito con la reclusione da uno a cinque anni.

(1) Articolo così modificato dall'art.1, comma 1, lett. b-quinquies) del d. L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni dalla L. 24 luglio 2008, n. 125


Vi sconsiglio quindi di aderire in modo bovino e distratto al "tanto così fan tutti", perché a meno che il falso non sia quello del fanclub di un attore mito di Hollywood, e anche in questi casi valutate bene le vostre azioni, vi siete esposti al reato 496 c.p., aumentando così la credibilità di un FALSO e le possibilità deleterie del clonatore.

Rammentate l'antico detto: "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei" !? Ebbene è un principio popolare di eccezionale modernità, dati i tempi che corrono.

Evitate allora come la peste i gruppi "Contro" singole persone su FaceBook, soprattutto quando si tratta di privati cittadini, siano essi professori, giornalisti e/o volontari del mondo dell'Associazionismo.

Coloro che li hanno fondati sono esposti ad una citazione in giudizio, la famosa "denuncia", addirittura per reati più gravi come lo stalking (Art. 612 bis c.p.), la diffamazione aggravata (Art 595 c.p. e seguenti) anche a mezzo stampa (Legge 47/1948 e successive modificazioni) e l'istigazione a delinquere (Art. 414 c.p.).

Loredana Morandi
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