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 .. letto di rose ..... di Lunadicarta
 
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Essere innocenti è pericoloso perché non si hanno alibi.

Boris Makaresko
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 05/07/2009 @ 11:58:39, in Sindacati Giustizia, linkato 2334 volte)
Comitato Informatici ATU
intervento video alla trasmissione
Iceberg di Tele Lombardia



Un grande intervento di Fausto Mamberti del Comitato Informatici ATU, sul processo di remotizzazione dell'Assistenza Tecnica dei computer degli Uffici Giudiziari. Un sincerissimo applauso da parte di Giustizia Quotidiana.

Per la partecipazione del Comitato Informatici ATU io, in qualità di ufficio stampa, ringrazio il conduttore della trasmissione Iceberg, Davide Parenzo, Matteo Iuliano e tutta le redazione di Tele Lombardia.

Come risponderà il Ministro Brunetta ai 600 bravissimi informatici a rischio di licenziamento?

A voi il video!



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Internet: Sicurezza della Rete
e Repressione del Crimine organizzato


In queste ore assistiamo ad un moltiplicarsi delle iniziative per la libertà della Rete. I socialnetwork come FaceBook e Twitter pullulano di post e newsgroup in cui si sollecitano gli animi "nerdici" (sorry, qui ci vuole) ad attivarsi in nome della libertà.

Ritengo sia giusto chiarire, che molto del materiale in circolazione è meramente propagandistico, almeno quanto lo sono gli appelli in nome della libertà dei migranti contro il pacchetto sicurezza, che certamente non è una buona legge, che certamente è anticostituzionale in alcune parti, ma ha un solo merito: quello di punire il business criminale degli affitti a migranti, un servizio predisposto dalle mafie italiane per l'accoglienza delle manovalanze migranti invisibili del lavoro nero: gli affittuari italiani per i nuovi schiavi. Il cui articolo è usato invece per far del pietismo sul diritto alla casa.

Propaganda di libertà falsa, certo, che in Svezia però ha mandato al Parlamento Europeo addirittura il rappresentante di 3 ceffi da galera. I tre di Pirate Bay, che han venduto per 7.8 milioni di dollari la board, cioè il frutto del "maltolto" alle Major dello spettacolo, insieme ai dati di connessione di TUTTI gli UTENTI. Delinquenti e anche traditori.

Una barzelletta per risvegliare la Rete: Un gruppo terroristico ha catturato il politico famoso e minaccia di dargli fuoco. La gente interrogata risponde: "Per ora abbiamo raccolto 4 taniche di benzina e 3 accendini". Prego, prendete anche il mio - rispondo - se il politico è il nuovo europarlamentare del Partito Pirata.

Tornando seri, vi informo che alcuni strumenti di controllo della Rete sono necessari e non se ne può fare più a meno.

Ad esempio, per tutti gli operatori dell'anti pedopornografia, occorrerebbe uno strumento e/o una trattativa governativa per ottenere che la piattaforma dei Blog della multinazionale Google censurasse, cancellando con doviziosa solerzia, i diari dei pedofili della rete.

Esatto, mi riferisco proprio a Blogger.com, che per i diari online dei pedofili utilizza un metodo decisamente poco serio, quello del consenso, con la paginetta che vi chiede se siete maggiorenni per accedere a storie degne dei manuali dell'orrore. Il problema è che sono storie vere, naturalmente.

Su Blogger.com sono allocati anche alcuni degli italiani estensori delle tematiche dell'orgoglio degli Orchi, riconoscibili per la condivisione dei contenuti di odio nei confronti degli operatori del volontariato contro la pedofilia e per la capillare documentazione prodotta contro tutti i magistrati, che si sono occupati in giudizio di casi di pedofilia. Non ci vuol molto per capire che gli esperti, linkati anche con il nome e cognome, sono quelli che lavorano alla creazione di prove per la difesa del pedofilo e per imbavagliare il minore e la sua famiglia.

Io i siti di questi esperti non li guardo neppure, non mi interessano le loro teorie, mi limito a registrarne fedelmente i nomi per una loro collocazione futura nel comparto di appartenenza. Nonostante questo, io ho scoperto una agenzia legale per pedofili qui in Italia. Don Di Noto della Associazione Meter invece ne fa professione e pazientemente cataloga: agenzie legali, studi specialistici, periti di tribunali, psicologi e altra gente votata alla difesa dell'orrore contro l'esistenza stessa della vita umana.

I meglio camuffati italiani tra questi blogger filo pedofili sono Ugo, di giustiziaintelligente, e Il-Giustiziere della Fabbrica dei Mostri. Potrete riconoscerli anche perché Tutti linkano il clone del presidente della Prometeo Onlus, che è persona tra le più odiate della rete per essere a capo di una associazione impegnata nella tutela dei minori nei maggiori casi di pedofilia italiani e quindi, con tutta probabilità, è oggetto della diffamazione anonima di periti, avvocati o delle parti stesse incriminate di quei processi.

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E ognuno degli operatori a contrasto di questo fenomeno ha la sua collezione di trofei: io per aver strappato il server di Università di Napoli dalle mani della criminalità organizzata ho dovuto far cancellare ad oggi almeno 35 cloni del mio nome, dei nomi delle associazioni che presiedo e dei domini web a me intestati, la cui diffamazione è ancora visibile online. (la mia foto con quella del mio Parroco è anche sul sito di un pedofilo).

Cari Politici, a noi tutti occorre urgentemente uno strumento agile per spegnere queste voci dell'osceno.

Dati sopra i nomi altisonanti usati dalla criminalità del web è necessario dire, che solo un ignorante molto superbo potrebbe confondere i siti dei pedofili falso giustizialisti con Giustizia Quotidiana, perché su questo sito si parla e si fa parlare la magistratura nelle proprie battaglie per la libertà di giurisdizione e nel suo quotidiano confronto con la Società e la Politica.

La differenza vera è che questo sito dialoga con e per la Magistratura, non la discute. Gli errori, di cui ahimè l'umana natura è afflitta, appartengono ancora alle competenze della giurisdizione. E se qui non si discute affatto del provvedimento e/o non si critica la sentenza, alle volte io mi permetto di mostrare gli aspetti sociali in divenire, come i disagi veri cagionati ai bimbi di una scuola aquilana anni or sono per la questione del crocifisso, esposti involontariamente dalla pur ottima sentenza di pugno di un meraviglioso giurista alla reazione invasiva della stampa.

E sempre sia "gossip, vade retro". Fenomeni come l'antiberlusconismo infatti mi spaventano molto, perché l'occhio rivolto al futuro intuisce prospettive di manipolazione demagogica delle folle italiane in stile Libano post omicidio Hariri (pre attacco unilaterale israeliano) / Iran 2009. Infatti, a mio avviso, ogni "ammazza ammazza", di ogni ordine e grado, contiene un principio criminoso.

In tema criminalità e rete, recentemente mi è capitato di assistere al repentino spegnersi del luccichio di una cultura solo millantata. Una ragazza, sedicente esperta di diritto, spregiudicatamente si appropriava dei termini e del lessico proprio dei blog pedofili, che ha chiarissimo carattere doloso, pur di farmi omaggio di parole già sentite. Quasi certamente si finirà in denuncia, ma nonostante ciò resta ridicola la situazione in cui chi ignora apostrofi come ignorante colui che sa, per mera presunzione e soprattutto senza sapere.

Ah, beata giovinezza, che si fugge tuttavia ...

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 04/07/2009 @ 14:58:39, in Magistratura, linkato 1621 volte)

Inferiori per legge


L'ennesimo "pacchetto" sulla sicurezza è, dunque, legge. Gli ingredienti sono quelli di sempre: nuovi reati, inasprimenti di pena (ovviamente solo per alcuni, come i graffitari destinatari di un trattamento per certi aspetti più grave di quello riservato a corrotti e corruttori), accentramento e gerarchizzazione degli uffici giudiziari (con attribuzione al Tribunale di sorveglianza di Roma del controllo sulla applicazione dell'art. 41 bis ordinamento penitenziario in tutti gli istituti penitenziari del Paese) e via elencando sulla strada della costruzione di un "codice dei briganti" contrapposto a quello dei "galantuomini". Ma questa volta c'è di più. C'è da un lato, l'istituzione delle "ronde" (senza neppure le cautele minime di limitazioni e controlli tesi a impedire la costituzione di associazioni gerarchizzate composte da persone condannate per reati di violenza o per il compimento di atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi) e dall'altro una ulteriore escalation della normativa contro i migranti.

Un decennio di proibizionismo non ha impedito né limitato l'immigrazione. Semplicemente - come era ovvio - ha aumentato a dismisura le situazioni di irregolarità. Il "braccio armato" per fronteggiare (o fingere di fronteggiare) tale situazione è stato, all'inizio, il meccanismo delle espulsioni rafforzato dal trattenimento di una quota di irregolari nei Cpt. Ma anche questo non è bastato, non poteva bastare. Così viene ora messo in campo l'armamentario del diritto penale: non contro il migrante che delinque ma contro il migrante in quanto tale. Con l'introduzione del reato di «immigrazione irregolare», infatti, è il migrante che diventa reato. Inutile minimizzare con il rilievo che il reato prevede come sanzione la sola ammenda, quasi si trattasse di un semplice proclama. La nuova fattispecie è, infatti, il tassello centrale di un mosaico inquietante. In particolare: a) il reato si aggiunge alla detenzione amministrativa nei Cpt (modificati solo nel nome), confermata e dilatata nel tempo fino a un massimo di sei mesi; b) l'esistenza del reato vale a legittimare, a fronte degli altrimenti evidenti profili di incostituzionalità, la cosiddetta aggravante della irregolarità, introdotta con la legge n. 125/2008, in forza della quale ove un reato sia commesso da uno straniero privo di titolo di soggiorno la pena è aumentata di un terzo (con conseguente significativo aumento del carcere per la sola condizione di "irregolarità"); c) la criminalizzazione dello status di irregolare porta con sé conseguenze gravissime per la vita del migrante privo di titolo di soggiorno, tra cui la assoluta impossibilità di sanare la propria posizione anche in caso di sopravvenienza delle condizioni che astrattamente lo consentirebbero, la sostanziale preclusione all'accesso in concreto ad alcuni servizi pubblici essenziali (anche in tema di sanità) dato l'obbligo di denuncia gravante sul pubblico ufficiale che tali servizi deve rendere, l'impossibilità di contrarre matrimonio e, addirittura, di riconoscere i figli essendo richiesta, per il compimento di tali atti, l'esibizione all'ufficio dello stato civile del titolo di soggiorno.

Dunque, non solo reato di immigrazione clandestina ma sistema teso a realizzare una condizione permanente di inferiorità del migrante irregolare: considerato ad ogni effetto "un delinquente", assoggettabile ad libitum a detenzione amministrativa per mesi, privato della possibilità di regolarizzare la propria posizione, espropriato di alcuni diritti fondamentali (che, come tali, competono a tutti e non ai soli cittadini). Così si porta a compimento il disegno di considerare il migrante un nemico da cacciare e, ove ciò non sia possibile (sappiamo tutti - e il Governo per primo - che l'immigrazione non si cancella con le espulsioni...), un cittadino inferiore, titolare di diritti dimezzati. Inutile dire che entrambi i profili hanno ricadute drammatiche sul sistema complessivo. Anzitutto, considerare il migrante come nemico ha un effetto devastante, descritto in maniera icastica da Primo Levi in "Se questo è un uomo": «a molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ogni straniero è nemico. Quando questo avviene, allora, al termine della catena sta il lager.». In secondo luogo, la inferiorizzazione del migrante comporta una grave torsione del sistema democratico e delle regole della convivenza. La modernità ha come segno caratterizzante, nel diritto, l'uguaglianza dei cittadini mentre la nuova condizione giuridica dello straniero ci riporta a situazioni pre moderne caratterizzate da un doppio livello di cittadinanza, come quella dell'antica Atene in cui la piena partecipazione dei cittadini era assicurata dalla mancanza di diritti dei meteci.

Se così è non basta considerare l'approvazione della legge una semplice battaglia perduta...

Livio Pepino
www.ilmanifesto.it
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Presidente non firmare

di Domenico Gallo
www.ilmanifesto.it


La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, in perfetta concordanza con la Costituzione italiana considera che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili costituisce il fondamento della libertà, della pace e della giustizia nel mondo. Sono questi i fondamenti dell'ordine costituzionale e della civiltà del diritto. Proprio questi fondamenti sono inesorabilmente travolti dal pacchetto sicurezza. Con questo provvedimento sono state approvate una serie di misure persecutorie e discriminatorie nei confronti dei gruppi sociali più deboli, che nel nostro Paese non si vedevano dai tempi delle leggi razziali. In modo mascherato sono stati riesumati istituti tipici delle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti (fra italiani  e immigrati irregolari). Soprattutto nei confronti degli immigrati sono state articolate una serie di misure, (reato di clandestinità, divieto di matrimonio, divieto di avere un'abitazione, ostacoli per l'accesso alle cure mediche, all'abitazione e per il trasferimento dei fondi alle proprie famiglie) che attentano all'intima dignità inerente a ciascun membro della famiglia umana e sono destinate a fare terra bruciata intorno ad una popolazione di centinaia di migliaia di persone, aprendo una sconcertante caccia all'uomo.

Queste misure persecutorie, per la loro gravità, superano persino quelle introdotte con le leggi razziali. Infatti le leggi razziali non sottraevano alle madri ebree i figli dalle stesse generate. L'Italia del 1938, sebbene piegata dalla dittatura fascista, non avrebbe mai potuto accettare un insulto così grave all'etica della famiglia, quale la scissione del suo nucleo fondamentale. Ed invece questo è proprio quello che succederà, attraverso il divieto imposto alla madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile. Non potendo essere riconosciuti, i figli saranno sottratti alle madri che li hanno generati e confiscati dallo Stato che li darà in adozione. Questa norma si pone al vertice delle misure discriminatorie del pacchetto sicurezza ed ha un grande valore simbolico, in quanto si tratta di una norma "ontologicamente ingiusta", che incarna un diritto completamente svincolato dalla giustizia.

Adesso che con l'ultimo voto al Senato si è compiuto il percorso parlamentare di questo mostruoso provvedimento siamo arrivati su una soglia al di là della quale c'è una trasformazione irreversibile della natura della Repubblica.  Se la giustizia viene espulsa dal diritto, cambia la natura del diritto e si verifica un cambiamento del regime politico. In questo modo verrebbe cancellata per sempre la lezione del Novecento. Però questo mostro non è ancora diventato legge. Le garanzie previste dai Costituenti consentono di correggere questi abusi. Per questo, Presidente, ti chiediamo di non firmare, di non promulgare questa legge. Risparmia al nostro paese il disonore di aver reintrodotto in Europa le leggi razziali e tradito il sacrificio della resistenza.
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Di Loredana Morandi (del 04/07/2009 @ 10:40:24, in Giuristi, linkato 1926 volte)
Giustizia: al via da oggi la riforma del processo civile


E' in vigore da oggi la riforma del processo civile e le nuove regole sono da subito applicabili. Le novità più significative introdotte dalla riforma sono il 'filtro' in Cassazione per i ricorsi civili, la possibilità di utilizzare le testimonianze scritte, il calendario del processo e le deleghe al Governo per la riforma del processo amministrativo, il rilancio della conciliazione e la riduzione dei riti civili. In relazione al filtro in Cassazione sarà istituita un'apposita sezione per valutare l'ammissibilita' o meno dei ricorsi.

Saranno considerati inammissibili quelli relativi a provvedimenti che hanno deciso questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Cassazione a meno che l'esame dei motivi non offra elementi per modificare l'orientamento della stessa; allo stesso modo sono inammissibili i ricorsi quando e' manifestamente infondata la censura di violazione dei principi che regolano il giusto processo. In merito alla testimonianza scritta, le nuove norme consentono al giudice, sull'accordo delle parti e tenuto conto della natura della causa e di ogni altra circostanza, di disporre l'assunzione della deposizione chiedendo al teste di fornire per iscritto e nel termine fissato, le risposte ai quesiti su cui deve essere interrogato. Il testimone che vuole astenersi deve comunque indicare i motivi dell'astensione.

Se la testimonianza non viene spedita nel termine stabilito, è prevista una sanzione pecuniaria. Resta ferma la possibilità per il Giudice, una volta valutate le risposte, decidere di convocare il teste per deporre davanti a sé o davanti al giudice delegato.

Il calendario del processo, è un'altra novità del nuovo rito. In sostanza il giudice quando provvede sulle richieste istruttorie, fissa subito le udienze successive e gli incombenti che si dovranno espletare. Solo per gravi motivi sopravvenuti è possibile prorogare i termini fissati dal calendario. Parallelamente sono state previste sanzioni per chi adotta condotte dilatorie per allungare i processi. Viene anche introdotto un procedimento sommario di cognizione, oltre che la possibilità di pronunziare sentenze sintetiche.

Per un approfondimento vedi le tabelle delle novità

(Data: 04/07/2009 16.54.00 - Autore: Roberto Cataldi)
Studio Cataldi

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La riforma del processo civile ed altre modifiche.
Le tabelle delle novità.

A cura dell'Avv. Giorgio Rossi



Il 26 maggio 2009 il Senato della Repubblica ha approvato, in via definitiva, il Disegno di Legge recante "Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, nonché in materia di processo civile" che è collegato alla “Finanziaria 2009”. La nuova legge che è ora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.140 del 19 giugno 2009 prevede, tra l’altro, per quel che maggiormente interessa gli operatori del diritto, una “Delega al Governo”, oltre che per la riforma del processo civile, una “delega” per: - l'adozione di norme istitutive della “mediazione e della conciliazione in materia civile e commerciale”; - la modifica del codice dell'amministrazione digitale; - diffusione del Voip e del Sistema pubblico di connettività.
Le modifiche principali e che presentano aspetti di “novità”, per quel che attiene la riforma del processo civile (per lo più concernenti il codice di procedura civile) riguardano e riguarderanno (in forza della “delega concessa al Governo) i seguenti punti:

* introduzione della mediazione civile per favorire la conciliazione stragiudiziale delle parti;
* introduzione della testimonianza scritta (nuovo art. 257 bis cod. proc. civ..);
* processo sommario di cognizione come alternativa al rito ordinario;
* rito ordinario per le cause riguardanti i sinistri stradali;
* sanzioni contro chi causa l'allungamento dei tempi del processo;
* soppressione del rito societario.

Il Disegno di Legge approvato da parte del Senato, che apporta modifiche ed integrazioni al codice di procedura civile, si prefigge l’obiettivo di ridurre e contenere l’irragionevole durata dei procedimenti civili.

La guida sulla riforma del processo civile che si compone di 76 pagine è scaricabile qui in formato PDF

Vedi il testo delle norme che riformano il processo civile

Studio Cataldi
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A Caltanissetta la conferenza
"Qualcuno vuole far funzionare la Giustizia?"


La politica di esternalizzazione dei servizi informatici attuata dal ministero della Giustizia presenta rilevanti questioni di interesse pubblico. L'aspetto che sicuramente desta maggiori preoccupazioni è l'affidamento ai privati dell'organizzazione informatica dell'attività giudiziaria.

Quello che si contesta, si badi bene, non è il ricorso all'informatizzazione dei processi organizzativi dei palazzi della Giustizia, che è ovviamente una necessità incontestabile, bensì il modo attraverso cui ciò è stato progettato. Da una prima analisi della documentazione, pare che il ministero della Giustizia abbia praticamente ceduto a terzi la gestione delle informazioni relative all'attività giudiziaria.

La domanda sorge spontanea: esiste un oggettivo pericolo che nel corso delle indagini il lavoro del magistrato finisca nelle mani di soggetti privati con tutte le conseguenze del caso? Per cercare di dare una risposta parziale a tele problematica, si vinvitano tutti i cittadini ed organi di stampa, a partecipare alla giornata di riflessione sui temi della giustizia che si terrà giorno 3 luglio 2009 dalle ore 10:15 a Caltanissetta presso l'Aula Magna.

Sicilia Online
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Di Loredana Morandi (del 03/07/2009 @ 09:19:03, in Sindacati Giustizia, linkato 1337 volte)
PACCHETTO SICUREZZA:
PIOGGIA DI CRITICHE DAI SINDACATI DI POLIZIA


di: Redazione Nsd
venerdì 03 luglio 2009

(NSD) - Il DDl Sicurezza è diventato legge dopo il voto di ieri del Senato ma non si placano le polemiche sull'introduzione del reato di clandestinità e sull'istituzione delle ronde. I Sindacati di Polizia hanno ribadito le loro perplessità su questi provvedimenti esprimendo invece parere favorevole sull'inasprimento del 41 bis e la reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Per i Sindacati il problema principale resta il taglio di risorse e la mancanza di personale per far fronte all'aumento di lavoro che si determinerà con l'approvazione del Pacchetto Sicurezza.

I COMMENTI DEI SINDACATI DI POLIZIA

* SAP: ''Il disegno di legge sulla sicurezza approvato in via definitiva dal Senato è positivo per quel che riguarda la reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale, l'inasprimento del 41 bis e le nuove norme anti-racket. Perplessità invece per ciò che concerne le ronde e per il reato di clandestinità. Perplessità che derivano dalla consapevolezza di non poter far fronte all'aumento di lavoro che si determinerà per le forze dell'ordine a causa della mancanza di risorse economiche, di uomini e di mezzi. Le ronde causeranno, infatti, un aumento delle chiamate ai numeri di emergenza, a cui difficilmente riusciremo a far fronte. Il reato di clandestinità, che non ci vede pregiudizialmente contrari, determinerà invece delle incombenze di natura operativa e burocratica molte gravose''.

* COISP: ''Se non si investono risorse da destinare alle Forze dell'Ordine che devono essere dotate di uomini e mezzi adeguati, con l'introduzione del reato di immigrazione clandestina si rischia il collasso del sistema giudiziario e più in generale del comparto sicurezza. Naturalmente non contestiamo la norma in via di principio perché riteniamo corretto rispondere in maniera severa al fenomeno dell'immigrazione clandestinà. Ma con la nuova norma, si rischia di ottenere l'effetto inverso: trasferendo la competenza dalla sfera amministrativa a quella giudiziaria (che in Italia ha i suoi tempi e prevede peraltro garanzie fondamentali come i tre gradi di giudizio) la norma rischia di restare inefficace. E soprattutto rischia di portare al collasso un sistema giudiziario che è in cronico affanno, che già di per sé non riesce a rispondere alla domanda di giustizia da parte dei cittadini, e che spesso si trova a vanificare persino l'operato della polizia giudiziaria. Il Governo sembra volere rispondere soltanto a esigenze di immagine, come se la sicurezza del territorio fosse un'operazione da reality show. I cittadini, invece, non hanno bisogno di interventi di facciata, come i soldati a passeggio per le vie della città o le ronde paramilitari. Servono norme non astrattamente giuste, ma concretamente applicabili; servono risorse per il comparto sicurezza; occorre potenziare il sistema giudiziario; necessitano provvedimenti legislativi che garantiscano la certezza della espiazione della pena''.

* UGL-POLIZIA: "Ribadiamo forti perplessità sulle ronde, sulle quali da subito avevamo espresso la nostra contrarietà. In primo luogo la sicurezza deve essere garantita dallo Stato. Le ronde inoltre rischiano di sovrapporsi, complicandolo, al lavoro delle forze di polizia, sulle quali piuttosto si dovrebbe investire di più affinché possano svolgere ancora meglio il proprio dovere di tutela".

* CONSAP: "Più consensi che critiche, una legge senz'altro utile. Le aggravanti sui reati contro i soggetti deboli, così come il ripristino del reato di oltraggio pubblico ufficiale, daranno più vigore ed efficacia all'azione delle Forze dell'Ordine. Siamo cauti invece su reato di clandestinità, l'aumento delle permanenza nei Cie e sulle cosiddette ronde soft. Per quanto riguarda clandestinità e Cie, bisognerà 'fare i conti con Forze di Polizia con preoccupanti carenze di organico e con mezzi tecnici operativi carenti od obsoleti, oltre che con strutture di accoglienza che per inadeguatezza preoccupano da sempre icolleghi che vi operano. Sulle ronde cosiddette soft si è voluto dare un colpo alla botte ed uno al cerchio, creando una figura ibrida, che rischia di creare più problemi che soluzioni, per la sicurezza soprattutto nelle grandi città”.

* ANFP: ''Il Governo forte dei suoi numeri in tema di sicurezza, non sfidi troppo la forza della ragione, con la 22ma fiducia ha dimostrato di mettere la museruola alla coscienza ed alla razionalità dei suoi parlamentari. Il Ministro Maroni ha sottolineato che c'è stato un forte intervento per inasprire le norme sul contrasto alla mafia, è vero, ma spieghi perché sono stati tagliati a cassa 16 milioni di euro per i collaboratori di giustizia e 5,5 milioni alla Direzione Investigativa Antimafia. Nel 2009 al Dipartimento della Pubblica Sicurezza per il suo funzionamento sono stati sottratti ben 650 milioni di euro a decine e decine di capitoli: 190 milioni dalle previsioni e 180 milioni dalla cassa di competenza, altri 180 milioni degli accantonamenti del precedente Governo e 100 milioni per finanziare la fantasia dei sindaci e delle ronde. Su queste ultime constatiamo che gli schutzen da organizzazione paramilitare sono diventati un'associazione, strutturata come la croce rossa, che tutela i valori cristiani, le tradizioni ed i costumi tipici del Sudtirolo; mentre in Italia da oggi si inizia un processo inverso con le associazioni dei volontari per la sicurezza destinati al controllo del territorio. Infine il Ministro, benché adeguatamente informato sui pericoli, vada a spiegare all'orafa di Arezzo e ai due fidanzati di Bergamo rapinati con spray urticanti rispettivamente il 22 maggio scorso (la donna incinta all'8 mese di gravidanza, colta da malore è stata ricoverata in ospedale) ed il 21 giugno da giovani romeni, che da domani con la libera vendita dello spray al peperoncino tutti noi saremo più sicuri. Stiamo rapidamente passando da una insicurezza percepita ad una drammaticamente reale''.

News Sicurezza e Difesa
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Di Loredana Morandi (del 03/07/2009 @ 08:13:31, in Magistratura, linkato 1369 volte)
Assistenza da Remoto degli Uffici Giudiziari

IL CSM NON E' INFORMATO
UFFICIALMENTE
dal MINISTERO di GIUSTIZIA

Ascoltate gli ultimi minuti della registrazione di Radio Radicale a questo link:

Lo ha dichiarato in data odierna il dott. Livio Pepino, membro togato di Magistratura Democratica, durante la conferenza stampa organizzata dalla Sesta Commissione del CSM sui temi della amministrazione della Giustizia nelle Regioni del Sud e le sedi disagiate, registrata da Radio Radicale.

La conferenza si è tenuta durante una pausa dell'incontro della Sesta Commissione del CSM con l'intera dirigenza della Procura Nazionale Antimafia, il Procuratore dott. Piero Grasso accompagnato dal suo Aggiunto dott. Ledonne e dal sostituto pna dott. Macrì, e con i dirigenti delle 10 Direzioni Distrettuali Antimafia delle Regioni del sud.

Il dott. Fabio Roia, Consigliere togato di Unità per la Costituzione, ha aggiunto che, in precedenza, il dott. Stefano Aprile era stato da loro sentito, ma solo in tema sicurezza dei dati sensibili dei Tribunali. Ha quindi dichiarato, che questo sarà certamente motivo di una nuova audizione del dottor Aprile presso il CSM.

Il dott. Livio Pepino ha ringraziato la Morandi per aver portato notizie al Consiglio Superiore della Magistratura, che il Ministero non ha loro fornito ufficialmente.

Cordiali Saluti

Loredana Morandi
www.giustiziaquotidiana.it
www.comitatoatu.it

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Di Loredana Morandi (del 03/07/2009 @ 02:13:15, in Sindacati Giustizia, linkato 1316 volte)
NUOVO DECRETO BRUNETTA SULLA PRODUTTIVITA'
AL VIA IL NUOVO PROCESSO CIVILE
APPROVATO IL PACCHETTO SICUREZZA
MODIFICA ALL'ETA' PENSIONABILE PER LE DONNE


 
Sono sempre i lavoratori che pagano con maggiori carichi di lavoro e tagli ai diritti acquisiti: è giusto dare una risposta forte.


VENERDI 3 LUGLIO SCIOPERO GENERALE DI TRE ORE
 
 
Saluto tutti
Pina Todisco 

Rappresentanze Sindacali di Base Pubblico Impiego
Confederazione Unitaria di Base


P.A.: DAL DL ANTICRISI VIA SOLO LE NORME PIU’ ODIOSE.
IL PIANO INDUSTRIALE RIMANE IN PIEDI

- ALTRETTANTO IL NOSTRO SCIOPERO -


“Nella Bozza in entrata del decreto anticrisi, il Governo elimina solo alcune delle disposizioni più odiose riguardanti i dipendenti pubblici contenute nella Legge 133”, dichiara Paola Palmieri della Direzione Nazionale RdB-CUB P.I.. “Provvedimenti come l’ampliamento ad 11 ore delle fasce orarie di controllo durante la malattia, a fronte di 6 ore di lavoro, erano infatti giustificabili solo da un veemente e livoroso attacco alla dignità dei dipendenti pubblici e alle funzioni che essi stessi assicurano con grandissimo senso di responsabilità”.

 “E’ evidente – prosegue Palmieri – che questo risultato è il frutto delle battaglie e delle iniziative dei lavoratori i quali, in questi 12 mesi, non hanno mai smesso di contrastare con tutti i mezzi a loro disposizione una normativa illegittima che lasciava intravedere anche ampi margini di anticostituzionalità. E’ altrettanto evidente che, nonostante i comunicati trionfalistici di alcune organizzazioni sindacali, queste modifiche non intaccano minimamente l’impianto generale del piano industriale contenuto nel Decreto Legislativo varato dal Governo neppure 20 giorni fa. Pertanto - conclude Palmieri – confermiamo lo sciopero generale della categoria, indetto insieme a Cobas P.I. e SdL Intercategoriale per il 3 luglio, ed invitiamo tutti i lavoratori a tenere alta la mobilitazione per continuare a contrastare il disegno di smantellamento della Pubblica Amministrazione, partecipando ai presidi indetti nelle città.”

 
ROMA – ore 10.30 processione precaria della Beata Assunta; ore 11.30, Manifestazione al Ministero della Funzione Pubblica, Palazzo Vidoni, dove sarà allestita la “Fiera della P.A.”, con attrazioni animate dai lavoratori pubblici fra cui: il Tiro a segno ministeriale, il Tunnel dell’orrore precario, il Tappeto del lavoro flessibile, il Gioco delle tre carte di produttività; la Zona fitness per dipendenti sovrappeso; i Gonfiabili dei fannulloni; la Cartomante che vede il futuro della P.A.

MILANO - ore 9.00/12.30 Presidio all’Assessorato Regionale Sanità Via Pola 9; ore 13.00 presidio  alla Conferenza Stato Regioni, via Filzi; ore 16.00 presidio Piazza San Babila per il Requiem del Lavoro, processione di San Precario e Beata Assunta.

TORINO - ore 7.30 volantinaggio Stazione Porta Nuova; ore 11.30 presidio alla  RAI Via Verdi.

GENOVA - ore 12.00 presidio alla RAI in Corso Europa.

NOVARA - ore 10.30 sit-in e sensibilizzazione davanti ai principali luoghi pubblici.

VERONA - ore 12.00 iniziativa regionale della Sanità con presidio all’ospedale Borgo Trento.

VICENZA - ore 12.00 iniziativa provinciale con presidio all’Inps Corso S.Felice.

PADOVA - ore 11.30 presidio all’Inps in Piazza Insurrezione.

ANCONA – ore 12.00 presidio davanti alla RAI in piazza della Repubblica

FIRENZE  - ore 11.30  presidio alla Prefettura.

PERUGIA - ore 12.30 presidio in P.za Italia davanti alla Prefettura (verranno anche raccolte le firme per la ripubblicizzazione dell’acqua nel Comune di Perugia).

NAPOLI - ore 11.00 assemblea pubblica  presso il cinema Modernissimo, Via Cisterna dell’Olio

COSENZA - REGGIO CALABRIA – CATANZARO - volantinaggio nelle piazze principali.

CAGLIARI - ore 9.30 assemblea regionale e presidio alla Prefettura, in piazza del Carmine.

RAGUSA - ore 11.30 presidio alla Prefettura.

CATANIA - ore 11.30 presidio alla Prefettura.

PALERMO - ore 11.30 presidio alla Prefettura.
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Di Loredana Morandi (del 03/07/2009 @ 02:05:23, in Magistratura, linkato 1314 volte)
3/7/2009 (7:41)  - PERSONAGGIO

L’ultimo clic del blogger togato
Il pg Gaetano Dragotto non è stato riconfermato dal Cms
   
Derideva sul web le sentenze dei colleghi: il Csm non lo conferma procuratore e lui si dimette

FULVIO MILONE

ANCONA - Fino a ieri lo hanno chiamato il «magistrato blogger». Da domani Gaetano Dragotto, procuratore generale della Corte d’Appello di Ancona, sarà solo un blogger. Ha deciso di dimettersi dopo che il Csm ha bocciato la sua conferma nell’incarico, mettendo con quella decisione la parola fine a una vicenda che si trascinava da più di un anno: la storia di un magistrato che non ha avuto paura di mettere in discussione il lavoro dei suoi colleghi spulciando fra le sentenze più assurde, e che ora dice addio alle aule dei tribunali.

La riconferma di Dragotto è stata bloccata dal plenum di Palazzo dei Marescialli con 12 no, 5 sì ed altrettante astensioni. I motivi della bocciatura non sono ancora noti, ma lui non ha dubbi: «Da fonti private mi risulta che la causa principale sia stata proprio il blog», dice. E in effetti è impossibile non mettere in collegamento la decisione del Csm con quanto è accaduto nell’ultimo anno, quando alcuni magistrati «vittime» degli strali di un anonimo blogger identificarono nel misterioso castigatore di sentenze proprio il pg Dragotto. Da tempo si maceravano nella ricerca dell’autore delle sferzanti battute con cui venivano liquidate condanne e assoluzioni incongruenti, assurde, talvolta al limite della barzelletta. Come definire diversamente quella intitolata: «Il giudice immaginifico»? Spiegava il blogger: «Per motivare una sentenza di condanna, un giudice di chiara fama usa la seguente espressione: “Va rilevato che la narrazione dei fatti fornita da Tizio (la parte offesa) trova sostanziale riscontro nelle oculari, concordi e disinteressate deposizioni testimoniali di Caio (il teste). Quando si dice occhi parlanti...”».

Una volta identificato, Dragotto non ebbe alcun problema ad ammettere di essere l’autore del blog che però, aggiunse, sarebbe dovuto rimanere riservato a una stretta cerchia di amici. «Sei troppo cattivo, troppo sarcastico...», cominciarono a dirgli. I colleghi che si sentivano chiamati in causa fecero sentire la loro voce. Fu organizzata addirittura un’assemblea durante la quale Dragotto chiarì che il suo intento era tutt’altro che denigratorio: voleva solo provocare un dibattito e attirare l’attenzione dei colleghi su un modo a volte troppo sciatto e approssimativo di amministrare la giustizia. Dragotto, dopo aver fatto notare che sul web non era mai stato citato un magistrato con nome e cognome, fu «assolto» dall’assemblea, anche perché si impegnò ad abbandonare il blog incriminato (teminera.blogspot.com), interrompendo una volta per tutte il suo impietoso «bestiario togato». Il caso, però, non finì lì: approdò alla prima commissione del Csm che avviò un’istruttoria per verificare se esistessero i presupposti dell’incompatibilità del magistrato con il suo ufficio e il suo ruolo. In altri termini, Dragotto rischiava il trasferimento. La pratica venne archiviata, ma la prima commissione inviò gli atti ai titolari dell’azione disciplinare, il ministro della Giustizia e il Procuratore generale della Cassazione, perché aveva comunque individuato nel blog «una caduta di stile» e un «tono di scherno in ordine alla professionalità dei colleghi».

Nel frattempo, al Csm vennero esaminate altre pratiche intestate a Dragotto. La prima: la sua domanda per ottenere l’incarico di avvocato generale dello Stato. Respinta, nonostante il vasto curriculum del pg. La seconda: un’altra candidatura, questa volta alla nomina di presidente di sezione del tribunale di Grosseto. Respinta. La terza: la riconferma quadriennale alla procura generale della Corte d’appello di Ancona. Sappiamo anche questa com’è finita. A questo punto, il blogger in toga sbatte la porta. Lascia la magistratura e avvia le pratiche per la pensione, fra le ostentate manifestazioni di solidarietà di alcuni colleghi e la mascherata esultanza di altri. C’è da scommettere che non sentirà la sua mancanza quel giudice che con una singolare sentenza ha imposto al marito separato l’assegno di mantenimento, oltre che per la moglie, per la figlia morta.

La Stampa
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