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 Rickon ad 1 anno... di Lunadicarta
 
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Con la giustizia si contraccambi il male e con il bene si contraccambi il bene.

Confucio
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

La Arcuri, ribattezzata "nei secoli fedele", ci ha regalato uno spiraglio di pulizia nello scandalo delle Escort, che ha interessato le due camere del parlamento italiano, dal pdl ad italia dei valori (Pedica, i cui uomini senza scrupoli rischiano tutto, pur di fare una presentazione con la editrice della escort  D'Addario a Latina). E' vero, la Arcuri è scomparsa dal piccolo schermo, forse perché l'essere semplicemente onesti disturbava i piaceri dell'area berlusconiana e i commerci dell'area d'alemiana di Tedesco. Chiudono così le indagini baresi, purtroppo con un contenzioso aperto tra l'ex pm Scelsi e il suo procuratore. Il fronte napoletano invece è foriero di un nuovo ramo di indagine: il traffico delle armi prodotte dalla Finmeccanica e la corruzione dei manager della società verso esponenti di governi esteri per vincere le gare. Infatti è di ieri la proposta di dimissioni di Pozzessere, direttore commerciale dell'industria italiana. L.M.

Tarantini, chiusa inchiesta a Bari.

"La Arcuri rifiutò di prostituirsi".


Bari - (Adnkronos) - Oltre 100 mila intercettazioni e 8 persone indagate - tra cui Sabina Began ('l'Ape Regina') per il presunto giro di escort . L'imprenditore contattò anche la nota show girl. Le ipotesi di accusa sono favoreggiamento della prostituzione e associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Il premier ai pm di Napoli: "Lavitola mi segnalò situazione di disperazione". Il Pdl insiste: "Palma mandi gli ispettori"

Bari, 15 set. (Adnkronos) - Sono otto gli avvisi di conclusione delle indagini notificate stamane dalla Procura della Repubblica di Bari, mediante la Guardia di Finanza, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto giro di escort che sarebbe stato gestito dall'imprenditore Giampaolo Tarantini.

Nella lista, oltre a quest'ultimo, ci sono il suo amico Massimiliano Verdoscia, il fratello Claudio, la showgirl Sabina Began (nota anche come l'Ape Regina) e un avvocato salentino, Salvatore Totò Castellaneta.

Il periodo di riferimento dell'inchiesta - nella quale sono finite oltre 100 mila intercettazioni telefoniche e ambientali - riguarda in particolare gli anni 2008-2009. Le ipotesi di accusa sono quelle di favoreggiamento della prostituzione e associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Mentre tra le ipotesi di reato non sarebbe configurata quella di corruzione.

Due degli episodi contestati all'imprenditore barese riguardano la show girl Manuela Arcuri . Nel primo caso Tarantini avrebbe compiuto "atti idonei diretti in modo non equivoco a indurre la donna a prostituirsi in favore di Silvio Berlusconi, promettendole che lo stesso l'avrebbe favorita per la conduzione del Festival di Sanremo, non riuscendo a portare a termine il suo proposito a causa del rifiuto" della Arcuri.

Nel secondo caso, "in concorso con un'altra show girl, Francesca Lana", Tarantini avrebbe tentato di indurre alla prostituzione Arcuri "in favore di Silvio Berlusconi prospettandole la possibilita' di un personale interessamento di quest'ultimo, (sollecitato vieppiu' dalla stessa Arcuri), per consentire la partecipazione del fratello a una trasmissione televisiva" ma sono riusciti "a portare a termine il loro proposito per ragioni indipendenti dalla loro volonta'". I fatti si riferiscono rispettivamente al dicembre 2008 e gennaio-febbraio 2009.

Il reato di associazione per delinquere finalizzato alla agevolazione, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione nelle residenze del presidente del Consiglio, ipotizzato dagli inquirenti della Procura di Bari sarebbe stato compiuto in particolare da Tarantini ''promotore e organizzatore dell'associazione, al fine di consolidare il rapporto con Silvio Berlusconi, avviato nell'estate 2008'' per ottenere ''per il suo tramite incarichi istituzionali e allacciare, avvalendosi della sua intermediazione, rapporti di tipo affaristico con i vertici della Protezione civile, di Finmeccanica spa, di societa' a quest'ultima collegate, di Infratelitalia spa ed altre societa'''.

Per questo Tarantini avrebbe provveduto, scrivono ancora i sostituti procuratori, a "ricercare le donne, personalmente o per il tramite degli altri partecipi, persuadendole a prostituirsi o rafforzando il loro iniziale proposito di prostituirsi, in occasione degli incontri che egli stesso organizzava presso le residenze di Silvio Berlusconi; selezionare le donne, personalmente o per il tramite degli altri partecipi, secondo specifiche caratteristiche fisiche (giovane eta' corporatura esile ecc.); impartire, in occasione di tali incontri, disposizioni sull'abbigliamento da indossare e sul comportamento da assumere; sostenere le spese di viaggio e soggiorno delle donne provenienti da varie parti d'Italia, mettere loro a disposizione il mezzo per raggiungere il luogo dell'incontro".

"Tutti gli altri, partecipi dell'associazione - continuano i pm - contribuivano consapevolmente al funzionamento del meccanismo criminoso, anche nella prospettiva di ricevere vantaggi personali, attraverso l'organizzazione delle serate, provvedendo alla ricerca e alla selezione delle prostitute, secondo i criteri sopra indicati, nonche' alla verifica della loro disponibilita' a prostituirsi''.

Per i pm questi vantaggi personali sarebbero consistiti, ad esempio, per Faraone, nel tentativo di ''diventare il referente nell'attivita' di organizzazione delle feste private del Berlusconi a Milano'' dove l'indagato risiede. Per gli altri due i vantaggi sarebbero consistiti nel ''beneficiare indirettamente dei vantaggi economici che il Tarantini, al quale erano legati da rapporti di affari, avrebbe conseguito attraverso l'aggiudicazione di commesse da parte delle societa' sopra indicate''.

Non la pensano così i legali del premier Niccolo' Ghedini e Piero Longo, secondo cui le accuse contenute nel capo di imputazione per la vicenda di Bari, "non solo vedono totalmente estraneo il presidente Silvio Berlusconi, ma dimostrano la sua completa non conoscenza circa l'asserito comportamento del Tarantini e dei suoi coindagati". "Del tutto infondate - infine - le ricostruzioni delle serate, che erano soltanto riunioni conviviali, come piu' volte affermato dalle stesse protagoniste" concludono i legali del premier.

L'INCHIESTA DI NAPOLI

Caso Tarantini, memoriale di Berlusconi in Procura a Napoli: "Ricevetti accorate lettere"


Napoli - (Adnkronos/Ign) - Consegnate alla Procura cinque pagine scritte dal premier: "Lavitola mi segnalò situazione di disperazione". Il Pdl al Guardasigilli Palma: "Ispettori a Napoli".

Napoli, 15 set. (Adnkronos/Ign) - Cinque pagine di memoriale scritte di proprio pugno dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo scorso 12 settembre. Il memoriale e' stato poi consegnato dai legali del premier alla Procura di Napoli che sta svolgendo indagini su una presunta estorsione al premier. Il memoriale e' stato poi depositato agli atti dal Tribunale del Riesame.

"Ho conosciuto il signor Tarantini e sua moglie anni orsono. Mi e' stato presentato come imprenditore di successo e da piu' parti ho avuto su di lui positive indicazioni. Conosco Lavitola da parecchi anni in particolare per la sua attivita' di giornalista e di direttore di giornale. Dopo il suol arresto Tarantini e la moglie mi scrissero delle accorate lettere inviatemi presso la segreteria di Roma. Il Tarantini protestava la propria estraneita' alle accuse che gli venivano mosse, si scusava per il disagio che mi aveva procurato, si lamentava per il trattamento mediatico e giudiziario che gli veniva riservato. Sia lui sia la moglie mi fecero sapere di essere in gravissime difficolta' economiche".

Nel suo memoriale il premier scrive ancora che "conversando casualmente con il Lavitola questi mi disse di conoscere Tarantini. Mi risulta che in quel periodo, che collocherei nell'estate 2010 sia nato un buon rapporto di amicizia tra loro. Nello stesso periodo il Tarantini mi scrisse che non era soddisfatto dell'operato del suo difensore avvocato D'Ascola. Gli segnalai mi pare attraverso Lavitola alcuni nomi tra cui quello dell'avv. Perroni che a seguito di una mia telefonata si dichiaro' disponibile a difenderlo".

"Tarantini e la moglie come gia' detto mi fecero pervenire piu' volte lettere in cui mi presentavano la gravita' della loro situazione economica, chiedendomi anche aiuto per finanziare la loro azienda e per evitare il fallimento" spiega il presidente del Consiglio nel memoriale consegnato ai pm della Procura di Napoli. "Lo stesso Lavitola mi segnalo' una situazione di vera disperazione di una famiglia che era passata da una vita agiata a grandi ristrettezze che avevano coinvolto anche il fratello, con la sua famiglia, la madre, altri famigliari. Mi si rappresento' quindi una situazione personale e famigliare difficilissima, con anche il rischio che Tarantini mettesse in atto episodi di autolesionismo. La situazione era altresi' aggravata dalla presenza di due figlie ancora piccole. Insistettero anche tramite Lavitola per un aiuto economico".

Il presidente del Consiglio spiega ancora: "feci quindi avere al Tarantini e alla moglie del denaro o consegnandolo direttamente a Lavitola o facendoglielo consegnare, in alcune rare occasioni dalla mia segretaria. Si trattava di somme che variavano tra i 5 mila e i 10 mila euro, 5 mila per il Tarantini e 5 mila per la moglie".

Sul fronte politico intanto, il Pdl torna alla carica, ed e' la terza volta nel giro di pochi giorni, per gli ispettori alla Procura di Napoli con una interrogazione al ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, firmata da undici deputati tra i quali Luigi Vitali, Francesco Paolo Sisto, Manlio Contento, Enrico Costa, Francesco Fucci, Maurizio Paniz, Enrico Pianetta, Elvira Savino, Salvatore Torrisi.

Nell'interrogazione si chiede che a Berlusconi sia riconosciuto il diritto alla difesa nell'inchiesta sul filone napoletano del caso Tarantini. Un diritto, sostengono i firmatari, che invece sarebbe stato "negato dalla scelta della Procura di Napoli di citare il presidente Berlusconi come semplice persona informata dei fatti".

Al premier, sottolineano Vitali e gli altri deputati del Pdl, "deve essere garantita la presenza del difensore con ogni conseguente facolta'". La violazione riscontrata dai firmatari dell'interrogazione al Guardasigilli, "tenuto conto di quanto gia' accaduto e della delicatezza della vicenda, lancia una luce non rassicurante sul procedimento, con risvolti giudiziari ed effetti politici gravissimi". Per questo, si chiede a Palma di "accertare la veridicita' dei fatti" evidenziati nell'interrogazione, "anche attraverso attivita' ispettiva".
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Di Loredana Morandi (del 15/09/2011 @ 09:39:30, in Magistratura, linkato 1431 volte)

La trascrizione dell'intercettazione anticipata dall'Espresso

Caso Tarantini, Berlusconi a Lavitola: sono cose che non esistono, vi scagiono tutti

Napoli - (Adnkronos) - Secondo le carte processuali depositate dai pm di Napoli al Tribunale del Riesame, lo scorso 24 agosto il premier, nel corso di una telefonata intercettata nell'ambito dell'inchiesta, avrebbe detto all'ex direttore dell'Avanti: ''Resta lì e vediamo un po'''. Ghedini: premier dai pm? Non è stato deciso nulla. La segretaria del Cavaliere: "Infastidito da richieste Lavitola".

Napoli, 14 set. (Adnkronos) - ''Resta lì e vediamo un po'''. A quanto emerge dalle carte processuali depositate dai pm di Napoli al Tribunale del Riesame, così lo scorso 24 agosto Silvio Berlusconi si sarebbe rivolto a Valter Lavitola, che si trovava in Bulgaria, nel corso di una telefonata intercettata nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta estorsione ai danni del premier. La stessa telefonata il cui contenuto è stato nei giorni scorsi anticipato dall'Espresso.

''Dottore senta sto in Bulgaria sto a Sofia con telefono di qua se intercettano pure questi che c.. ne so'', attacca Lavitola, appena cominciata la telefonata, e Berlusconi: ''Hai visto che avevo ragione io dimmi''.

''Sì, purtroppo sì, non lo so... dico io ho visto la sua dichiarazione che lei ha aiutato questo ragazzo e così com... come'', prosegue l'ex direttore dell'Avanti. Al che il presidente del Consiglio replica: ''Non non non facevo riferimento tuttavia alle cose che ho successivamente letto che non esistono quindi sono... Sono tutte cose che non esistono e su cui io scagionerò naturalmente tutti''.

''E' per questo voglio di'... quello tutto. na. cioè voglio di'... questo è un parto di pura fantasia perché oltretutto...'', dice Lavitola. E il premier: ''Sì io non so quali sono le vostre affermazioni tra di voi che non conosco''. ''Ma non credo che ci sia nessun tipo di affermazione'', replica subito l'ex giornalista. Poi il Cavaliere aggiunge: ''Ecco comunque insomma io non non quando posso aiuto quando non posso non aiuto e quando aiuto sono contento di poter aiutare... tutto qui''.

''Senza ombra di dubbio senta vabbe io sono fuori a sto punto'', dice Lavitola. Al che il premier appunto risponde: ''E resta lì e vediamo un po'''. ''Dopodiché proviamo a trovare il modo per contattarci'', aggiunge l'ex direttore dell'Avanti, che poi, al ''va bene'' di Berlusconi, si raccomanda: ''Cerchiamo di non abbandona a questo qua''. ''Certamente certamente e d'accordo'', si affretta a concordare il premier. Quindi i saluti: ''Un bacione dottore'', dice Lavitola al presidente del Consiglio che gli risponde: ''Bene buone vacanze''.

Oggi Berlusconi non ha rilasciato dichiarazioni sul caso. E ai giornalisti che gli chiedevano, dopo il voto sulla manovra, se vedrà i pm a capo dell'inchiesta il presidente del Consiglio non ha risposto. M a stretto giro Niccolò Ghedini fa sapere che ''c'è stato un contatto con la procura di Napoli, ma non è stata presa nessuna decisione né da parte nostra né da parte loro''. A chi gli fa notare che la Procura di Napoli ha indicato delle date per il nuovo apputamento con il premier, Ghedini risponde: ''La nostra decisione è correlata anche ai comportamenti della Procura''. E quando gli chiedono se il 19 settembre Berlusconi sarà già a New York per l'Assemblea generale dell'Onu, l'avvocato replica: ''Io non conosco i viaggi del premier, ma per quella data siamo a Milano, inizia l'udienza del processo Mills...''.

Intanto dal canto suo, nel corso dell'interrogatorio avvenuto lo scorso 2 settembre, la segretaria del presidente del Consiglio, Marinella Brambilla a una domanda dei pm che conducono l'inchiesta disse che il premier "era infastidito e piccato per le richieste di denaro avanzate da Valter Lavitola".

***

Il testo della telefonata Lavitola-Berlusconi

Ansa, 14 settembre, 18:34

Ecco i passaggi salienti  della telefonata tra i Lavitola e Berlusconi del 24 agosto scorso, ora depositata dai pubblici ministeri di Napoli

Lavitola: senta, io sto in Bulgaria, sto a Sofia con un telefono di qua, se intercettano pure questo è...che cazzo ne so..

Berlusconi: hai visto che avevo ragione io? dimmi

Lavitola: eh, sì, purtroppo sì, non lo so...io ho visto pure la sua dichiarazione, che lei ha aiutato questo ragazzo e così come...

Berlusconi: non non non facevo riferimento, tuttavia le cose che ho successivamente letto...che non esistono quindi sono... (...) sono tutte cose che non esistono e su cui io scagionerò naturalmente tutti

Lavitola: è per questo voglio dì, quello tutto nà...cioé voglio dì..questo è parto di pura fantasia, perché oltretutto...

Berlusconi: sì, io non so quali sono le vostre affermazioni tra di voi che non conosco...

Lavitola: ma non credo che ci sia nessun tipo di affermazione

Berlusconi: ecco, comunque, insomma io non non...quando posso aiuto, quando non posso non aiuto e quando aiuto sono contento di poter aiutare...tutto qui

Lavitola: senza... senza ombra di dubbio...senta dottore. e...e...vabbé io mo sono fuori...a sto punto...

Berlusconi...é..e resta lì...e vediamo un po'..uhm...

Lavitola: dopodiché proviamo a trovare il modo per contattarci...

Berlusconi: va bene

Lavitola: cerchiamo di non abbandonà a questo qua...

Berlusconi: certamente...certamente...d'accordo eh?

Lavitola: un bacione, dottore

Berlusconi: bene, buone vacanze

Lavitola: pure a lei grazie

Berlusconi: ciao.

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Di Loredana Morandi (del 15/09/2011 @ 09:35:03, in Magistratura, linkato 1408 volte)

Ghedini ha già rilanciato sulla notizia, lo stanno battendo adesso le Agenzie: "la decisione del gip di Milano sarebbe infondata" L.M.

Bnl-Unipol, gip di Milano dispone imputazione coatta per Berlusconi

 
ultimo aggiornamento: 15 settembre, ore 09:09
Milano - (Adnkronos) - La decisione del gip Stefania Donadeo nell'ambito della vicenda sul passaggio di mano dell'intercettazione tra Fassino e Consorte nell'inchiesta Bnl-Unipol. Il giudice ha respinto così la richiesta di archiviazione per il premier che era stata avanzata dal pm Maurizio Romanelli

Milano, 15 set. (Adnkronos) - Il Gip di Milano Stefania Donadeo ha disposto l'imputazione coatta per Silvio Berlusconi nell'ambito della vicenda sul passaggio di mano dell'intercettazione tra Fassino e Consortae nell'inchiesta Bnl-Unipol.

Il giudice ha respinto così la richiesta di archiviazione per Silvio Berlusconi che era stata avanzata dal pm Maurizio Romanelli. Nell'ambito della stessa vicenda lo stesso giudice ha già rinviato a giudizio con rito ordinario il fratello del premier, Paolo Berlusconi, e ha definito con riti abbreviati e patteggiamenti la posizione di altri tre imputati. Le carte relative alla posizione del leader del Pdl tornano ora in Procura dove il magistrato dovrà formulare una richiesta di rinvio a giudizio che sarà valutata successivamente da un gup.
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Di Loredana Morandi (del 14/09/2011 @ 18:20:58, in Estero, linkato 2030 volte)
I commenti di Sabino Cassese, Angela Del Vecchio e Vladimiro Zagrebelsky sono univoci. Io invece non sono nessuno, per questo posso dire della vergogna in cui uno studio legale, denominato "Centro per i Diritti Costituzionali", creda di poterla fare in barba alla civiltà giuridica internazionale giocando la carta di un Trattato, quello di Roma, in cui non ci sono affatto bandiere a stelle e strisce. L.M.

Pedofilia, attacco alla Chiesa

 

La richiesta di processare per "crimini contro l’umanità" il Papa, per aver tollerato crimini sessuali contro bambini in tutto il mondo. Accusa totalmente indondata. Ecco perché.

Le accuse alla Santa Sede

Saverio Gaeta, 14/09/2011

Soltanto un tentativo di suscitare clamore mediatico, senza grandi possibilità di reali sviluppi. Viene bollata così dagli esperti la denuncia del Survivors Network of those Abused by Priests (Snap, una associazione di vittime di abusi sessuali da parte di membri della Chiesa), presentata alla Corte penale internazionale dell’Aia, con la richiesta di processare per «crimini contro l’umanità» Benedetto XVI e i cardinali Tarcisio Bertone (segretario di Stato), il suo predecessore Angelo Sodano e William Levada (prefetto della Congregazione della Dottrina della fede).

La motivazione dello Snap, che ha preparato un dossier di un’ottantina di pagine insieme con il Center for Constitutional Rights e con le testimonianze di cinque vittime di abusi, è che le autorità ecclesiastiche avrebbero «tollerato e reso possibile la copertura sistematica e diffusa di stupri e crimini sessuali contro i bambini in tutto il mondo».

I commenti sono infatti univoci: per il giurista Sabino Cassese «il problema non si pone perché la Santa Sede non è soggetta alla competenza della Corte penale», la professoressa Angela Del Vecchio dice seccamente che «il ricorso non appare fondato», il professor Vladimiro Zagrebelsky ha addirittura affermato che l’iniziativa è «un boomerang per chi crede di poter usare (qui direi forzare) la via giudiziaria allo scopo di ottenere l’accertamento di una verità assoluta e a tutto campo».

Ma, al di là, di tali osservazioni, resta la totale infondatezza dell’accusa, considerati tutti i provvedimenti sollecitati e firmati da Benedetto XVI e dalla Congregazione per la Dottrina della fede in relazione alla pedofilia, come documenta il secondo articolo di questo Dossier.


Gli interventi di Benedetto XVI

È da quel 25 marzo 2005, nel quale durante la Via Crucis al Colosseo si scagliò contro la «sporcizia nella Chiesa», che Joseph Ratzinger ha pubblicamente alzato la voce contro lo scandalo della pedofilia e degli abusi sessuali che hanno coinvolto alcuni consacrati in particolare negli Stati Uniti e in Irlanda. Ma ben prima, seguendo le sue direttive, la Congregazione per la Dottrina della fede si era messa in moto per sradicare questa perversione e per ridurre allo stato laicale i responsabili di tali «crimini abnormi», come egli stesso lì definì il 28 ottobre 2006 nel discorso ai vescovi irlandesi.

L’affetto e l’accoglienza di papa Ratzinger nei riguardi delle vittime di tali abusi si è concretamente dimostrato negli incontri da lui avuti negli Stati Uniti il 17 aprile 2008, in Australia il 21 giugno 2008, a Malta il 18 aprile 2010, in Gran Bretagna il 18 aprile 2010. Il suo atteggiamento lo definì a chiare lettere durante il viaggio negli Stati Uniti, il 15 aprile 2008: «Escluderemo rigorosamente i pedofili dal sacro ministero. È assolutamente incompatibile: chi è veramente colpevole di essere pedofilo non può essere sacerdote».

E in effetti, dal momento dell’elezione, Benedetto XVI ha assunto duri provvedimenti nei confronti di molti consacrati. Fra i casi più eclatanti, resi pubblici dalla Santa Sede, ci sono don Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore immacolato di Maria; il vescovo argentino Juan Carlos Maccarone; padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo; il fiorentino don Lelio Cantini; il vescovo canadese Raymond John Lahey; padre Marco Dessì, missionario in Nicaragua; il bolognese don Andrea Agostini; il vescovo belga Roger Joseph Vangheluwe; il ligure don Nello Giraudo; il cileno don Fernando Karadima; l’australiano don John Denham; il maltese don Charles Pulis; lo statunitense Thomas H. Teczar.

Molti sono stati anche i vescovi di cui il Pontefice ha accettato, se non provocato, le immediate dimissioni, per responsabilità nella copertura di sacerdoti diocesani pedofili. Fra loro, l’irlandese John Magee (Cloyne), l’irlandese Donal Murray (Limerick), l’americano John C. Favalora (Miami), l’irlandese James Moriarty (Kildare e Leighlin), l’americano Daniel Walsh (Santa Rosa).

Il punto culminante dell’impegno di Benedetto XVI è stata la promulgazione, il 15 luglio 2010, delle modifiche alle Normae de gravioribus delictis redatte dalla Congregazione per la Dottrina della fede. La nuova normativa ha elevato da dieci a venti gli anni per la prescrizione, ha semplificato le procedure e ha ribadito che «va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte».

http://www.famigliacristiana.it/informazione/i-grandi-servizi/dossier/dossier---pedofilia_140911144856.aspx

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Questa è la "cartina al tornasole" per la civiltà giuridica internazionale. Gli Stati Uniti non hanno mai aderito al Trattato di Roma del 1988, che ha istituito l'International Criminal Court. (vedi l'elenco degli Stati aderenti) E ad oggi NESSUN americano o israeliano è stato perseguito da quella Corte sulla base della pura e semplice mancata adesione del Paese sovrano. Se Louis Moreno-Ocampo fornisce il proprio lasciapassare ai potenti studi legali ebreo statunitensi contro il Vaticano, io inizio lo sciopero della fame per chiedere le sue immediate dimissioni in quanto egli non può che essere un venduto. L.M.

Un'associazione Usa ha Depositato al Tribunale dell'Aia

Pedofilia: vittime degli abusi sessuali denunciano il Papa e il Vaticano

L'accusa: «Il Vaticano tollera e permette la sistematica e diffusa protezione» di chi commette molestie sui minori


MILANO - Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa della organizzazione statunitense Snap hanno chiesto al Tribunale Penale Internazionale dell'Aia di investigare contro papa Benedetto XVI e altri tre esponenti della gerarchia della Chiesa. L'accusa è di avere coperto gli abusi sessuali commessi da membri della Chiesa ai danni di minori. Il ricorso, fanno sapere le organizzazioni che lo hanno presentata, riguarderebbe anche il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada.

SENZA PRECEDENTI - A promuovere l'iniziativa - che non ha precedenti - davanti alla Cpi sono state in particolare due organizzazioni americane, il Centro per i diritti costituzionali (Center for Costitutional Right) e la Snap (Survivors Network of those abuse by Priest). I loro avvocati hanno presentato alla Corte dell'Aja un dossier di 80 pagine e hanno spiegato che il ricorso alla Corte internazionale si è reso necessario «poiché le azioni legali condotte a livello nazionale non sono state sufficienti a impedire che gli abusi contro i minori continuassero».

LA VICENDA - Il ricorso, a quanto si è appreso, riguarda in particolare cinque casi di abusi sessuali avvenuti in Congo e negli Stati Uniti e commessi da prelati provenienti dal Belgio, dall'India e dagli Usa. Sarà ora il procuratore generale della Corte, Louis Moreno-Ocampo, a dover decidere se accogliere o meno il ricorso andando incontro al rischio di sollevare un acceso quanto delicato dibattito sul ruolo e le competenze della Cpi.

INDAGINE - La speranza dei ricorrenti è che la Corte dell'Aja decida quanto meno di aprire un'indagine preliminare per verificare se il caso rientra sotto la sua giurisdizione. La Corte penale internazionale, organismo indipendente dall'Onu, è diventata operativa il primo luglio de 2002 e, in base al trattato costitutivo sottoscritto a Roma, viene chiamata a giudicare i presunti responsabili di crimini contro l'umanità e i genocidi. L'ultima iniziativa partita della Corte è stato il mandato d'arresto emesso nei confronti di Muammar Gheddafi

LA VICENDA- Nella denuncia si chiede alla Corte penale internazionale di «incriminare il Papa» per la sua «diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l'umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo».

Redazione online
13 settembre 2011 15:44
http://www.corriere.it/esteri/11_settembre_13/vittime-abusi-accusa-papa-corte-internazionale-aia_1428572c-ddfd-11e0-aa0f-d391be7b57bb.shtml
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Di Loredana Morandi (del 13/09/2011 @ 14:32:12, in Osservatorio Famiglia, linkato 1422 volte)
Una riflessione sui lati oscuri della vicenda, partendo dall'assunto dai media che: le due donne sono già state definite "consenzienti", cioè volontarie. La sola persona ascoltata ad oggi è il Mulé, perché le donne sono l'una al cimitero e l'altra in coma farmacologico.
L'uomo, irresponsabilmente, ha appeso una donna del peso di circa 100 chilogrammi insieme alla sua amica, con i risultati noti. Egli si cimenta abitualmente con la fotografia e le riprese video, così è giusto considerare che anche le riprese con una donna grassa hanno un proprio specifico mercato. Così non trovo giusto, anche lato giurisprudenziale, che nei confronti di questo tizio intenzionato a fare bei soldi con il video della performance si consenta a sua esclusiva tutela la dichiarazione di assenza di volontarietà nell'omicidio.
In questi giorni sta facendo cassetta la narrazione delle depravazioni, ma la realtà è un'altra ed esprime il disastro di un mentecatto, incapace di stabilire relazioni sentimentali con una donna o di soddisfarla sessualmente. E poi: questo tizio non è ai domiciliari???
Signori e Signore, il maschio latino è morto e sepolto. La sola cosa interessante è che non faccia vittime.  L.M.

Mulè: «Non sono un esperto di bondage
era la prima volta che le legavo al collo»

Si alleggerisce l'accusa: omicidio colposo. Concessi i domiciliari: volevo bene a Paola, è stato un incidente

di Martina Di Berardino

ROMA - Un interrogatorio durato più di tre ore. E al termine il permesso di tornare a casa, nell’abitazione dei genitori, agli arresti domiciliari. Tra lacrime, rimorsi, sensi di colpa e confessioni Soter Mulè, l’ingegnere indagato per la morte di Paola Caputo, ha risposto ieri alle domande del gip Marco Mancinetti chiarendo ogni particolare della maledetta notte di sabato scorso nel garage di via della Bufalotta. Ha riferito passaggi e momenti di quel gioco erotico degenerato in tragedia, ammettendo senza riserve le proprie responsabilità e in qualche modo ha alleggerito la sua posizione. E il giudice gli ha concesso il beneficio dei domiciliari derubricando l’ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale in quella di omicidio colposo. Con una considerazione: la sua personalità, l’attrezzatura erotica che aveva in auto, le sue stesse ammissioni, lo rendono un soggetto che potrebbe «reiterare il reato». Riprovarci, insomma. Per questo resterà ai domiciliari, con il divieto di incontrare chiunque fatta eccezione per i suoi genitori.

Da quanto emerso dall’interrogatorio, Soter non avrebbe organizzato quel gioco erotico per ferire Paola e la sua amica. Ma contrariamente a quanto detto alla polizia giudiziaria, l’ingegnere ha chiarito che era la prima volta che si erano spinti fino a quel punto, a utilizzare le corde intorno al collo: «Quella tecnica non l’avevo mai provata; in altre circostanze ci eravamo limitati solo a legarci». Soprattutto ha chiarito di non essere un esperto in quella che è stata definita un’antica arte di legature utilizzata dai Samurai: «Non posso essere definito un esperto nella tecnica del bondage avendo partecipato a soli due corsi, né tantomeno sono un insegnante di tale tecnica».

E poi ha spiegato i dettagli di quel gioco che non prevedeva - secondo lui - che i corpi delle ragazze restassero sospesi in aria, neppure per qualche secondo: «Era una pratica destinata a consumarsi solamente mediante la legatura, senza cioè previsione di rapporti sessuali e senza che io intervenissi. Non era prevista nemmeno una qualche interazione tra le due ragazze, con movimenti o sollevamento dei loro corpi da terra». E ancora: «Il mio piacere era collegato solamente al fatto di partecipare a quell’esperienza. E’ stato un incidente. Volevo bene a Paola, voglio bene all’altra ragazza: non avrei mai potuto far loro del male».

Soter è entrato nel dettaglio: «Eravamo molto più che amici e quella sera avevamo bevuto un po’: rum, birra, digestivi analcolici: avevamo fumato hashish offerto dall’amica di Paola. E quella sera non avevo avuto rapporti sessuali con nessuna di loro».

La situazione è sfuggita di mano quando Paola ha perso i sensi, perché è stata lei a cadere a terra poco dopo l’inizio del gioco, molto probabilmente presa da un malore. Con i suoi cento chili di peso ha aumentato la tensione sul cappio dell’altra ragazza provocandone il parziale soffocamento. Soter ha detto di essere intervenuto tempestivamente, dirigendosi verso la macchina per prendere il coltello e liberarla da quel cappio mortale. E quando è tornato da loro, Paola era già morta.

Decisiva l’autopsia: sarà effettuata oggi sul corpo di Paola e dirà se la ragazza è morta per il cappio o per un malore estraneo al soffocamento. Forse provocato dall’hashish o dall’eccesso di alcol. Intanto gli avvocati Luigi Di Maio e Antonio Buttazzo commentano la concessione degli arresti domiciliari: «E’ stata una vittoria, perché non si è trattato di un fatto doloso, ma di un fatto colposo. Il gip, nonostante le richieste del pubblico ministero Letizia Golfieri di convalidare l’arresto e puntare sul preterintenzionale, ha colto la non volontarietà e il comportamento processuale dell’indagato che ha risposto a tutte le domande».

Martedì 13 Settembre 2011 - 11:02    Ultimo aggiornamento: 13:43
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=162845

***

«Aveva bloccato i nodi per non farle soffocare, ma era senza coltello per tagliare le funi»


ROMA – La cronaca di una morte insensata è nelle sei pagine firmate dal gip Mancinetti che riconsegnano Soter Mulè alla sua famiglia e ai suoi incubi. C’è il racconto di quella sera, con Soter, Paola e l’amica che decidono insieme di finire in un garage la nottata già trascorsa in un locale sulla Casilina, pieni di rum, alcolici e hashish. Arrivati nel sotterraneo, l’uomo prende nel bagagliaio le corde che servivano per legare le due ragazze. C’era anche altro: diversi oggetti a forma di fallo, mascherine e corde con palline. Materiale inequivocabile. Entrati nel garage Soter comincia a legare le ragazze, entrambe al collo ma con due diverse corde collegate tra loro. L’ingegnere utilizza nodi «bloccati», dunque non in grado di scorrere, di soffocare, di strangolare. La legatura è appena terminata e l’amica lo avverte che Paola si sta sentendo male. Erano passati solo 30 secondi. Paola è pallida, collassa, sviene e cade a terra. L’effetto del collegamento tra le corde è inevitabile: i cento chili di Paola trascinano in aria anche l’altra. Soter è nel panico, cerca disperatamente il coltello che avevano portato, ma non lo trova, perché è nel marsupio in macchina. Sotto choc non riesce a trovare la lampo, strappa la borsa con i denti e recupera finalmente la lama. Torna di corsa da Paola e l’amica, ma per una di loro è troppo tardi.

Dalla descrizione dell’indagato emerge chiaramente che le due ragazze erano pienamente consenzienti e che da parte sua non vi era stato alcun comportamento di prevaricazione, di minaccia o di costrizione per indurre le vittime ad accettare di essere legate. Né risulta agli atti che le legature avessero causato alle ragazze qualche immediata lesione. Rimane tuttavia che l’indagato – conclude il gip – escluso l’elemento del dolo, ha commesso una gravissima imprudenza contrassegnata dall’aver dato corso a una pratica di cui egli stesso si definisce poco esperto e che è oggettivamente rischiosa. E ancora, pur trovandosi di fronte a uno dei primi casi di morte in circostanze del genere, Marco Mancinetti ci tiene a fare una considerazione: «L’attuazione di tecniche di legatura con corde al collo deve essere accompagnata da precauzioni ulteriori rispetto al mero utilizzo di nodi bloccati e a sgancio rapido. E fra le cautele da adottare, il comune buon senso suggerisce quella di avere con sé un coltello idoneo a recidere le corde in caso di necessità».

M.Di Ber.
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=41126&sez=HOME_ROMA&npl=&desc_sez=
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Di Loredana Morandi (del 12/09/2011 @ 18:41:31, in Magistratura, linkato 1428 volte)

Ovviamente quella che appare dal titolo è una dichiarazione falsa: è lui che ha fatto buona parte dei nodi. Senza ombra di dubbio egli è l'artefice della "bilancia" fatale, che ha ucciso una donna e tramortito l'altra. Purtroppo è già ai domiciliari perché non c'è possibilità di inquinamento probatorio. Questo peculiare requisito lo vedremo poi, perché entrambe le due donne saranno dipinte come "puttane" secondo la più antica tradizione che si prefige di tutelare solo l'uomo, specie se violento. L.M.

Soter Mulè agli arresti domiciliari
«Ho solo assistito al gioco erotico»

«Federica si è sentita male ed è svenuta, spingendo in alto Paola con il suo peso. Il mio ruolo era solo effettuare riprese»


ROMA - Arresti domiciliari e accusa di omicidio colposo. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Roma Marco Mancinetti nei confronti di Soter Mulè, l'ingegnere di 42 anni coinvolto nella morte della 24enne Paola Caputo durante un gioco erotico sabato scorso a Roma. Un'altra ragazza, Federica F., che era legata assieme alla vittima con la tecnica giapponese dello shibari, è ancora ricoverata in ospedale in coma farmacologico.

L'arresto di Mulè è stato convalidato al termine dell'interrogatorio di 4 ore avvenuto a Regina Coeli. Il gip ha derubricato l'ipotesi di reato da omicidio preterintenzionale a omicidio colposo in considerazione che le ragazze erano consenzienti. Mulè, difeso dall'avvocato Antonio Buttazzo, ha risposto alle domande del gip il quale ha ritenuto però di tramutare la custodia cautelare in carcere in arresti domiciliari.

«È stato un incidente, una fatalità. Sono distrutto per Paola ma ditemi come sta Federica», ha esordito Mulè..

Nel corso dell'interrogatorio Soter Mulè avrebbe spiegato che il gioco erotico consisteva nel «legare le due ragazze e non nello strozzarle con le funi. La fatalità tragica è stata nel fatto che Federica - ha proseguito - si è sentita male crollando a terra svenuta causando lo strozzamento di Paola che è stata spinta in alto dal peso dell'amica». L'ingegnere avrebbe inoltre affermato che nel corso del pratica erotica, avvenuta all'interno di un garage nella zona della Bufalotta, il suo ruolo si sarebbe limitato solo «all'assistere senza fotografare o effettuare riprese con telecamere». Mulè ha confermato che già in passato aveva effettuato questo tipo di pratica erotica ma non ha saputo specificare con chi delle due ragazze. All'uomo non sono state fatte contestazioni in relazione al materiale pornografico rinvenuto nella sua automobile, nel pc e nell'appartamento dove vive. È stata, intanto, fissata per domani l'autopsia che dovrà chiarire le cause del decesso.

Mulè confessa: «Noi eravamo abituati
quel gioco l'avevamo già fatto»

Lunedì 12 Settembre 2011 - 15:35    Ultimo aggiornamento: 17:27
http://www.ilmessaggero.it/home_page.php?sez=HOME
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Difficile che di sabato la dirigenza dell'Agenzia delle Entrate di Roma 3 sia tanto presente da poter rilasciare una dichiarazione in merito a quell'assenza di una sorveglianza, che ha consentito un omicidio presso la loro sede. Così la stampa ha rivolto la sua attenzione all'omicida, un esperto in tecniche del bondage. Un personaggio, ormai divenuto un facile profile, che merita cmq una attenta disamina. Tutti i cultori sanno che con il bondage si gioca con la morte, e grazie a lui anche tutti gli italiani, ma cosa è scattato nell'animo del "guardone" questa volta? E' quest'uomo l'esempio reale di come dal sadomaso e dal sesso estremo si passi all'omicidio? 
L'accusa nei confronti dell'uomo è omicidio preterintenzionale, ma in un "esperto di queste tecniche" il non aver portato un coltello o delle forbici per liberare rapidamente la propria vittima non è forse la premeditazione di un omicidio? Le ragazze infatti sono state ritrovate dai sanitari ancora appese alle corde dell'assassinio, ma non si muore "consenzienti" a soli 24 anni nei confronti di un ometto che non le porta neppure a letto?   L.M.


Chi e' Soter Mule', ingegnere accusato di omicidio

Si fa chiamare Kinbaku, ha la passione per la fotografia


10 settembre, 19:12

di Domenico Palesse

ROMA - Il suo nome è legato a gran parte di siti internet dedicati al bondage e alle pratiche sadomaso, delle sue fotografie con modelle strette da corde è piena la rete. Soter Mulé, il 42enne romano arrestato per omicidio volontario per la morte di una ragazza in seguito ad un gioco erotico, frequenta da anni il mondo bondage ed è una delle persone più navigate del settore.

"Nell'ambiente - racconta una persona legata al mondo bondage che ha voluto mantenere l'anonimato - è considerato una delle persone più esperte, con la testa sulle spalle. Questa notizia ci ha lasciato davvero scioccati, siamo sconvolti e sbalorditi. Quando si avviano queste pratiche di sesso estremo bisogna sempre avere tutto sottocontrollo. Ci sono segnali e strumenti che servono proprio a garantire la sicurezza, come un paio di forbici per tagliare le corde se qualcosa dovesse andare storto. Ma Soter queste cose le sapeva benissimo. Proprio non riusciamo a capire cosa possa essere successo".

Diplomato presso l'Istituto Pio XII delle Religiose dell'Assunzione di Roma, laureato in Ingegneria Meccanica all'Università di Tor Vergata ed iscritto ad un secondo corso di laurea in Psicologia alla Sapienza, Mulé ha fondato nel 1997 una società di sicurezza informatica, ma la sua vera passione é sempre stata la fotografia.

"Ho fatto il fotografo quando non ci capivo niente - scrive su una community su internet - e ora non riesco a capire come essere un buon fotografo. Nel frattempo scatto, scatto, scatto". Il suo nome e le sue istantanee sono spesso accostati a manifestazioni dedicate a pratiche di sesso estremo, di cui sembra essere uno dei massimi rappresentanti romani. Come nickname per diverso tempo ha utilizzato 'Kinbaku', altro nome con cui viene chiamato lo Shibari, la tecnica giapponese risultata fatale questa notte ad una ragazza di 24 anni e a causa della quale una 23enne è ricoverata in gravi condizioni.


Alcuni link dalla rete

Foto di Soter Mulé - Fotografo di Roma | fotocommunity

Soter Mulé (Soter) on Myspace

Curriculum vitae di Soter Mulè
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Di Loredana Morandi (del 10/09/2011 @ 17:23:52, in Osservatorio Famiglia, linkato 2363 volte)
Perché non c'era nessuna sorveglianza nella sede romana dell'Agenzia delle Entrate e dell'Enav? A prima vista questa vicenda prospetta un panorama simile a quello della Caserma dell'omicidio di Melania Rea. Ci auguriamo che cadano le teste dei responsabili per la sicurezza di quello stabile e che la Procura possa far luce sul caso. Atteso il nome dell'omicida. E poi, anche dopo aver letto le consulenze degli psicologi dell'ultimora,  di fronte a questo  mondo che muore vien voglia di non pagare le tasse... L.M.

La 24enne è stata trasportata in codice rosso all'ospedale Sant'Andrea

Roma, muore durante gioco erotico:
grave l'amica. Arrestato 42enne

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/ansa_bondage.jpg
La notizia nella notizia: Ansa usa un manga per spiegare la tecnica di bondage...

Roma - (Adnkronos) - Le due ragazze, una di 23 e l'altra di 24 anni, erano state legate con delle corde come si usa nell'arte giapponese dello Shibari in un garage dell'Agenzia dell'Entrate in via di Settebagni nella capitale. "Soffocamento amplifica piacere, ma si gioca con la morte"

Roma, 10 set. - (Adnkronos) - E' stato arrestato l'uomo di 42 anni che è stato trovato nel garage in via di Settebagni a Roma, dove la notte scorsa nel corso di un gioco erotico è morta una ragazza di 23 anni e un'altra di 24 anni è in gravi condizioni. A condurre le indagini gli uomini della Squadra Mobile di Roma, diretta da Vittorio Rizzi.

La giovane vittima, di Lecce, è stata trovata dai sanitari del 118 insieme alla coetanea - trasportata in codice rosso all'ospedale Sant'Andrea - legata con delle corde annodate in tanti piccoli nodi, come si usa nell'arte giapponese dello Shibari.

La ragazza romana rimasta gravemente ferita è una dipendente dell'Enav. A quanto si apprende i locali sotterranei, in cui si è svolto il gioco erotico finito male, sono comuni all'Agenzia delle Entrate e all'Enav, i cui uffici si trovano ai piani superiori.

Con le due giovani c'era un uomo di 42 anni, appassionato di tecniche sadomaso. E' stato lui a chiamare il 118. Nel corso della perquisizione nella sua auto e in casa sono stati trovati diversi attrezzi e delle corde. Al momento l'uomo è stato portato in questura e la sua posizione è al vaglio degli investigatori.

Secondo quanto ricostruito i tre avevano passato la serata in un locale sulla Casilina dove avevano bevuto diversi alcolici e fumato hashish e marijuana. Una volta arrivati nei sotterranei di via di Settebagni, nel vano caldaie, l'uomo ha legato le due giovani con delle corde.

La vittima sarebbe deceduta per soffocamento. Quando i sanitari sono arrivati sul posto le due giovani, entrambe italiane, erano appese con una corda legata al collo e fatta passare sopra a un tubo sul soffitto, con un meccanismo simile a quello della bilancia.

Sembra che questo meccanismo, un gioco erotico, provocasse alla ragazza che veniva tirata in alto un leggero soffocamento e il raggiungimento di un orgasmo. Durante il gioco una delle due è però svenuta mentre l'altra è rimasta impiccata in alto.

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Di Loredana Morandi (del 09/09/2011 @ 18:32:40, in Magistratura, linkato 1337 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

Proclamato lo stato di agitazione





Il Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati esprime la propria indignazione per le misure contenute nella manovra economica recentemente approvata, che penalizzano esclusivamente i dipendenti pubblici, senza colpire in alcun modo i possessori di grandi ricchezze e gli evasori fiscali e senza intervenire sulle numerose fonti di spreco del denaro pubblico.

In particolare, appaiono evidenti l'iniquità e la contrarietà al principio di eguaglianza e di parità contributiva del mantenimento del contributo di solidarietà per i redditi superiori ai 90.000,00 euro solo per il pubblico impiego e dell'eliminazione dell'analoga previsione in relazione ai redditi dei privati, per i quali è previsto un prelievo di gran lunga inferiore, e per i redditi privati superiori ai 300.000,00 euro.

Peraltro, per i magistrati, tale misura si aggiunge agli ulteriori tagli e prelievi sulla retribuzione già previsti dalle precedenti manovre economiche.

Mancano, inoltre, misure efficaci  per il contrasto dell'evasione fiscale, vera piaga del nostro paese, che anzi è stata negli anni favorita dai ripetuti provvedimenti di condono.

Nessun intervento, infine, risulta adottato per realizzare un'effettiva lotta contro la dilagante corruzione nei settori pubblico e privato, causa principale degli sprechi nella pubblica amministrazione e della proliferazione di patrimoni illeciti.

Il Cdc delibera, pertanto, di proclamare lo stato di agitazione della categoria e di attuare, assieme alle organizzazioni rappresentative del comparto del pubblico impiego, iniziative locali e nazionali finalizzate a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla grave iniquità della manovra e sulla pericolosa e costante delegittimazione della funzione pubblica nel nostro paese.

Da', inoltre, mandato alla Giunta esecutiva centrale di predisporre l'organizzazione, eventualmente in accordo con le altre associazioni rappresentative, dei ricorsi giurisdizionali sul cd contributo di solidarietà.

venerdì, 9 settembre 2011
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