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 .. riflessi in un libro ..... di Lunadicarta
 
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La giustizia è coscienza, non di un solo individuo, ma dell'umanità tutta. Coloro che sanno ascoltare la voce della coscienza sanno ascoltare anche la voce della giustizia.

Aleksandr Solzhenitsyn
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 15/06/2009 @ 05:51:57, in Magistratura, linkato 1419 volte)
GIUSTIZIA: PALAMARA,
PROFONDA SOLIDARIETA' ANM AD ALFANO


Roma, 15 giu. (Adnkronos) - "Profonda solidarieta'" e' stata espressa al ministro della Giustizia Angelino Alfano e al vicecapo di Gabinetto Roberto Piscitello, dal presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, anche a nome del segretario generale dell'Associazione, Giuseppe Cascini, "per -si legge in una nota dell'Anm- la vile intimidazione di cui sono stati vittime stamane".

La Notizia:

E' una delle nuove misure previste di inasprimento del 41 bis

''No ai vetri divisori nelle carceri''.
Minacce con proiettili ad Alfano e al vice capo di gabinetto



ultimo aggiornamento: 15 giugno, ore 14:10

Roma - (Adnkronos/Ign) - Al ministero della Giustizia sono state recapitate due buste, ciascuna con un bossolo, indirizzate al Guardasigilli e a Roberto Piscitello, già sostituto procuratore della Dda di Palermo. Il senatore Vizzini, relatore del ddl sicurezza in Senato: ''I vili autori dell'intimidazione non sprechino energie inutili: i mafiosi sono destinati al carcere duro, reso finalmente impenetrabile''

Roma, 15 giu. (Adnkronos/Ign) - Due buste con proiettile al ministero della Giustizia. Le buste, ciascuna con un bossolo, erano indirizzate al ministro Angelino Alfano e al suo vice capo di gabinetto, Roberto Piscitello, già sostituto procuratore della Dda di Palermo, e ora sono al vaglio della Digos.

Nella lettera destinata a Piscitello c'era anche una lettera anonima con minacce e l'intimazione a intervenire sul Guardasigilli ''perché non metta i vetri divisori nelle carceri'', una delle nuove misure di inasprimento del 41 bis previste dal ddl sicurezza.

Solidarietà ad Alfano e a Piscitello ha espresso il senatore Carlo Vizzini (Pdl) che ha invitato ''i vili autori dell'intimidazione a stare tranquilli e non sprecare energie inutili''. Infatti - dice Vizzini - nella mia qualità di relatore del ddl sicurezza in Senato e di presentatore dell'emendamento sull'inasprimento del 41 bis (carcere duro), provvederò a fare approvare in tempi brevissimi il provvedimento che entro un paio di settimane diverrà legge dello Stato. Sappiano, dunque, i mafiosi che sono destinati a vivere poveri e al carcere duro, reso finalmente impenetrabile''.
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Di Loredana Morandi (del 15/06/2009 @ 05:48:59, in Sindacato, linkato 1180 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 15 giugno 2009
Prot.n. 130/C 

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

“La Fnsi esprime piena solidarietà al ministro Alfano e al vicecapo di gabinetto del Ministero della Giustizia per il messaggio minatorio che hanno ricevuto stamattina. Nessuna distanza polemica può legittimare l’uso di un linguaggio e di strumenti che appartengono all’azione criminale.

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana   che, al pari di altri soggetti della società civile, resta impegnata a contrastare il disegno di legge sulle intercettazioni che porta la sua firma e che impedisce la pubblicazione delle notizie di cronaca giudiziaria intervenendo in maniera impropria sull’autonomia e la libertà dell’informazione, considera intollerabili le minacce criminali e condanna con nettezza ogni atto di intimidazione al ministro Alfano, estraneo alla logica del confronto democratico.

L’opposizione si fa sul terreno delle idee e nel rispetto delle regole dei presidi democratici”.
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Di Loredana Morandi (del 15/06/2009 @ 04:36:39, in Sindacati Giustizia, linkato 1617 volte)
INFORMATICA, PAGANO ANCORA I LAVORATORI


Si è svolta nel pomeriggio dell’undici giugno la riunione tra OO.SS. e Amministrazione per quanto riguarda le questioni dell’informatica. Per l’Amministrazione erano presenti il capo dipartimento OG, Cons. Birritteri e il direttore generale SIA, Cons. Aprile.

Le risultanze sono del tutto negative per il personale: i progetti previsti nel protocollo di intesa tra i Ministri Brunetta ed Alfano, prenderanno piede sempre più e sconvolgeranno la vita dei lavoratori.

Preliminarmente il dott. Aprile fa presente che dal 1993 ad oggi sono stati spesi 2 miliardi e mezzo di euro, con i magri risultati che sono gli occhi di tutti.

L’assistenza alle postazioni sarà realizzata esclusivamente da remoto, senza l’intervento “on site” del personale dell’attuale assistenza ATU, interrompendo il rapporto di fiducia che negli anni si è creato tra questi lavoratori e gli utenti; vi saranno quindi altri tagli di personale per costoro, per contro l’assistenza sarà svolta dalla RTI capeggiata da TELECOM ITALIA S.p.A che avrà la facoltà di accedere a tutti i personal computer dell’Amministrazione con grave rischio, per quanto ci riguarda, della sicurezza dei dati delle procure e dei tribunali.

Con decreto è stata formalizzata una nuova figura che sostituisce quella dell’amministratore di sistema, ADSI, che introduce molteplici e nuove responsabilità, anche penali per gli Esperti Informatici, responsabilità che crediamo vadano ascritte all’area C, e quindi ancora una volta lavoratori, a cui tra l’altro, non è stata fornita nessuna formazione specifica, svolgeranno compiti che vanno oltre le competenze assegnate dai contratti: al solito si vogliono realizzare risparmi sulle spalle dei lavoratori. Unico fatto positivo che gli esperti informatici in pianta organica a Ministero e alla Cassazione continueranno a permanere nelle sedi di lavoro, dove attualmente sono distaccati.

L’Amministrazione provvederà ad accorpare tutte le sale server in 13 sedi, per il 2010 tutti gli uffici giudiziari saranno dotati del sistema informativo integrato per i servizi civili SICID, mentre il sistema informativo integrato dei servizi penali denominato SICP è ancora in fase di test, seppure utilizzato in 5 sedi (Napoli, Genova, Firenze, Milano e Palermo), non ha superato tutti i previsti collaudi, cosi come il sistema informativo degli uffici del Giudice di Pace denominato SIGP.

La RdB ha ribadito con forza che la diffusione dei nuovi applicativi dovrà avvenire solo quando questi siano collaudati positivamente e soprattutto formando il personale che per il passato ha dovuto auto-formarsi.

Verranno di contro, allontanate tutte le ditte esterne che si occupano di scansione degli atti e delle sentenze e queste attività graveranno completamente sulle cancellerie a loro volta già oberate del lavoro corrente.

Dal Sito della funzione pubblica apprendiamo che il progetto delle notifiche telematiche è bloccato per mancanza di fondi, quindi è naturale che vi saranno tagli indiscriminati per far decollare questo progetto tanto sbandierato dal Ministro ma che inesorabilmente è fermo al palo.

Ancora una volta quindi i lavoratori dovranno adeguarsi alle scelte ed ai risparmi e ai maggiori carichi di lavoro imposti dalle legge 133/2008.

Invitiamo tutti a far sentire la loro voce e partecipare allo sciopero di tre ore a fine turno del prossimo tre luglio, con presidi organizzati in tutte le città italiane.

Roma 15 Giugno 2009
Coordinamento nazionale RdB giustizia
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Noi magistrati abbiamo tanti difetti,

ma non siamo affatto una “ultracasta”


di Nicola Saracino
(Magistrato)



E’ nelle librerie da qualche giorno il “saggio” dal titolo “Magistrati l’ultracasta” scritto da Stefano Livadiotti, giornalista in forza a L’Espresso, 246 pagine, editore Bompiani, prezzo di copertina 17 euro.

Nei toni somiglia alle invettive che quotidianamente da molti anni raggiungono la magistratura, usata ormai da certa stampa e dalla politica come il pugile percuote il sacco: colpisci duro tanto lui non risponde.

A zittire i magistrati è intervenuto persino il Capo dello Stato, nel suo ultimo discorso nella veste di Presidente del C.S.M..

L'articolo continua sul blog: Uguale per Tutti

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Di Loredana Morandi (del 14/06/2009 @ 07:43:44, in Politica, linkato 1233 volte)
picconata domenicale ...

GIUSTIZIA: COSSIGA, CSM INSIDACABILE PER ANM E POLITICA DEBOLE

(AGI) - Roma, 13 giu. - "L'Associazione Nazionale Magistrati e' riuscita per la debolezza della politica a far attribuire ai membri del Consiglio Superiore la prerogativa dell'insindacabilita': e a chi davanti alla Corte Costituzionale ha obiettato che si trattava di materia costituzionale, questo giudice politico ha risposto che il fatto che la stessa prerogativa fosse stata attribuita ai membri del Parlamento e della stessa Corte con norme costituzionali, non si opponeva che potessero essere attribuite anche con legge ordinaria, perche' non si trattava altro che di deroghe alle norme sulla punibilita' disciplinata da le norme ordinarie contenute dei codici penale e di procedura penale".

E' una delle argomentazioni rivolte da Francesco Cossiga in una lettera a Giorgio Napolitano nella lettera in seguito alle dimissioni di alcuni membri del Csm in polemica con il ministro della Giustizia "che ha posto in luce come tutte le nomine da parte del Consiglio dei capi degli uffici di procura siano 'lottizzate' tra le varie correnti presenti in questo organo". Il senatore a vita ricorda tra l'altro che "le sinistre, dopo che l'Assemblea Costituente aveva respinto la proposta avanzata dal Partito Comunista di far eleggere i giudici e i pubblici ministeri dal Popolo, come già avveniva in molti Cantoni della Confederazione Elvetica e Stati degli Stati Uniti d'America, si batterono per l'introduzione del sistema proporzionale per l'elezione dei membri togati del Consiglio Superiore" e aggiunge che "anche in sede di Sezione per i Giudizi Disciplinari le condanne, rare..., e le assoluzioni, quasi di rito!, erano per cosi' dire trattate tra le correnti".

Il Presidente emerito della Repubblica osserva che il Csm "si e' auto attribuito competenze non previste da alcuna norma di costituzionale o anche solo ordinaria: quella di esprimere il proprio avviso su atti legislativi del Parlamento, quella di censurare con propri atti di controllo politico atti, comportamenti e indirizzi del Parlamento, del Governo e dei partiti quella di 'aprire' e poi 'decidere' 'pratiche a tutela' di singoli magistrati che si sentano offesi da giudizi di politici e parlamentari anche espressi in sedi parlamentari e cosi' via".

Cossiga annota anche che "era chiarissimo che l'unico potere del Capo dello Stato nei confronti del Parlamento, era quello di poter rinviare alle Camere una legge gia' approvata, e sempre con atto controfirmato dal Presidente del Consiglio, ma non di pronunciarsi su un provvedimento legislativo in corso di esame, o di parlare pubblicamente in materie politiche: economia, finanza, politica estera se il suo dire non fosse stato concordato preventivamente con il ministro competente. Ed io per averlo fatto mi beccai, e giustamente! una proposta di 'impeachment' da parte del Partito Comunista. Ma i miei erano tempi diversi". (AGI) Bal
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Di Loredana Morandi (del 13/06/2009 @ 10:36:11, in Magistratura, linkato 1305 volte)
MAGISTRATO SFIDA LA CASTA:
"BASTA TOGHE IMPUNITE L'EUROPA SCIOLGA IL CSM"

Da "IL GIORNALE" di sabato 13 giugno 2009

LA DENUNCIA ALLA CORTE UE

Magistrato sfida la Casta: «Basta toghe impunite l`Europa sciolga il Csm»
L`autogoverno dei giudici accusato di «deviazione antidemocratica»:
«Nelle nomine gli interessi personali prevalgono su quelli pubblici>

Patricia Tagliaferri

Roma - Basta con le correnti nel Consiglio superiore della magistratura e con il privilegio della non punibilità dei suoi componenti, i quali conferiscono incarichi giudiziari senza che i magistrati abbiano il diritto a un ricorso effettivo contro eventuali decisioni illegittime. L`ennesima critica alla pratica del «correntismo,> in seno al Csm questa volta varcai confini italiani e approda alla Corte europea dei diritti dell`uomo di Strasburgo, grazie al ricorso di un magistrato che, stufo di vedersi sistematicamente scavalcato da altri colleghi meno titolati e con meno anzianità in occasione di nomine a incarichi direttivi o semidirettivi, ha presentato un dettagliato ricorso con il quale chiede lo scioglimento del Csm e la nomina di un commissario straordinario, oltre che l`immediata abrogazione della norma che concede la «non punibilità» ai componenti togati di Palazzo dei marescialli.

L`alto magistrato in questione è Salvatore Cantaro, attualmente sostituto procuratore generale presso la Corte d`appello di Roma, con incarichi prestigiosi alle spalle in uffici «di frontiera come quello di presidente di Corte d`assise a Caltanissetta e presidente del tribunale di Gela. Negando ai magistrati la possibilità di azioni legali, secondo Cantaro, lo Stato violerebbe la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell`uomo e delle libertà fondamentali. Contro le deliberazioni del Csm, infatti, è consentito soltanto il ricorso al Tar e, in appello, al Consiglio di Stato. Ma è un «ricorso fittizio in quanto il Tribunale amministrativo può solo annullare le delibere, che poi vengono rimesse nuovamente al potere decisionale del Csm, cioè la controparte nel giudizio, il quale ha il potere di rinnovare la deliberazione nello stesso identico modo.

Il magistrato allora è costretto a ricorrere in continuazione, «diventando come una pallina da ping pong che rimbalza inutilmente dal Tar al Csm.

Esemplare il caso, citato nel documento, di Pasqualino Bruno, un magistrato che nel 2001 ambiva alla nomina di procuratore di Nicosia. II Csm affidò invece l`incarico a Carmelo Zuccaro e la decisione venne impugnata da Bruno: il Tar rigettò il ricorso mentre, in appello, il Consiglio di Stato lo accolse. Chiamato di nuovo a pronunciarsi, nel novembre del 2004, il Csm nominò ancora Zuccaro, deliberazione dichiarata nulla nell`aprile del 2005 dal Consiglio di Stato. La palla, a questo punto, passò nuovamente al Consiglio superiore della magistratura, che rinnovò la stessa nomina. Bruno non si arrese e continuò per otto anni con ulteriori ricorsi, fino ad arrivare alla soglia della pensione senza aver ottenuto alcun risultato utile.

La Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell`uomo verrebbe violata anche dal privilegio della «non punibilità` dei membri del Csm, che non possono essere chiamati a rispondere in sede penale o civile di eventuali illeciti commessi. E questa consapevolezza avrebbe determinato tra i togati di Palazzo dei marescialli «una diffusa deviazione antidemocratica di condotta, caratterizzata dalla ricorrente prevalenza di interessi personali sull`interesse pubblico.

La quinta commissione, quella appunto che conferisce gli incarichi, sarebbe disciplinata solo dalla «ferrea regola della ripartizione correntizia. «Gli incarichi - si legge nel ricorso-vengono conferiti non in base ai titoli e alle capacità professionali dei singoli magistrati, ma mediante una spartizione (che è consentito definire quantomeno illecita) legata esclusivamente all`appartenenza alle correnti`. Un`abitudine che «finisce per inci dere negativamente anche sul funzionamento degli uffici, non sempre ricoperti dai magistrati più idonei».

Cantaro cita un altro caso emblematico, l`esito del concorso per la nomina di nove sostituti procuratori generali presso la Corte di cassazione: su nove posti sono stati scelti cinque aspiranti che erano stati componenti (eletti dalle correnti) del Csm e altri quattro che erano componenti della dirigenza dell`Anm in rappresentanza delle correnti.

VICOLO CIECO Nel 2001 un pm penalizzato si rivolse al Tar che gli diede ragione: ma il Csm poi confermò la vecchia ingiustizia EN PLEIN Su 9 procuratori di Cassazione, 5 erano ex membri dei Csm e 4 dirigenti dell`Anm: tutti rigorosamente lottizzati.

http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=37946065


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CSM E ALFANO SEMPRE PIU' LONTANI

Da "IL SOLE 24 ORE" di sabato 13 giugno 2009

Giustizia. Palazzo dei Marescialli attacca: irricevibili e scorrette le accuse del guardasigilli - Un quarto membro si auto sospende • Csm e Alfano sempre Iontani più Il ministro minimizza: si sono dimessi ma il mandato scadeva comunque a luglio

Eugenio Bruno

ROMA, giorno dopo il sì della Camera il clima sul Ddl intercettazioni rimane infuocato. Specie tra il Csm, che ieri ha perso un quarto componente, e il Guardasigilli Angelino Alfa no. Tutto ciò mentre la maggioranza continua a difendere a bontà del provvedimento e l`opposizione, da un lato, insiste sui pericoli per magistrati e stampa e, dall`altro, continua a dare la caccia ai 17 franchi tiratori che a Montecitorio hanno votato a favore dell`articolato.

Ma partiamo da via Arenula.

Dopo aver espresso al Giornale tutta la propria «soddisfazione» per il via libera della Camera a un articolato che protegge «le investigazioni, l`informazione e la riservatezza», il ministro della Giustizia dice la sua sulle critiche giunte ca Palazzo dei Marescialli. A margine di un convegno sulla riforma del processo penale, organizzato ieri dall`ateneo capitolino di Tor Vergata, Alfano commenta:

«I tre consiglieri si sono dimessi dalla Commissione incarichi direttivi che tra un mese sarebbe scaduta, ovvero a luglio avrebbero comunque terminato il loro lavoro».

Nel ribadire di aver detto ciò che anche i magistrati «dicono nei loro convegni» sul potere delle correnti e delle nomine «lottizzate», il Guardasigilli sceglie un profilo basso nei confronti del Quirinale. A chi gli chiede un commento sulle parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva detto di voler esaminare il testo perpoi prendere le decisioni che gli competono, Alfano risponde: «L`esame del testo rientra nelle prerogative del Capo dello Stato». E spiega di vedervi solo «un richiamo alla propria funzione».

Intanto la commissione incarichi direttivi del Csm perde un quarto componente: il membro togato di Unicost Ciro Riviezzo ieri ha annuncia- to che non parteciperà più ai lavori finché «non sarà ricostituita nella sua attuale composizione» e «non sarà ripristinato il necessario clima di fiducia e credibilità nel suo operato, senza il quale non è possibile attendere ai delicati compiti che le sono attribuiti». In serata, inoltre, giunge notizia di un documento con 15 firme - tutti i componenti togati, tranne Magistratura indipendente, più i tre laici di centrosinistra -, che bolla le accuse di Alfano come «irricevibili e viziate da grave scorrettezza istituzionale».

Tornando al Ddl intercettazioni, che da martedì i6 sarà all`esame della commissione Giustizia di Palazzo Madama per l`avvio del secondo passaggio parlamentare, vanno registrate le critiche delprocuratore capo di Torino Giancarlo Caselli che sul sito www.micromega.net parla di «siluro alla sicurezza dei cittadini» dagli «effetti devastanti» e quel- le dell`Unione nazionale cronisti italiani (Unci) che lo definisce un «progetto-bavaglio contro la libertà di stampa».

In difesa del testo si schiera la maggioranza. Con il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri che insiste sulle «nomine lottizzate» dalle correnti e dice basta alle «ipocrisie» del Csm. Laddove l`opposizione, con l`Idv in testa, annuncia un sit-in a Palazzo Madama e invita Napolitano a non promulgare la legge. A tal proposito, il presidente dei senatori democratici, Anna Finocchiaro, fa sapere che il suo partito continuerà a battersi contro il testo anche a Palazzo Madama. Quanto ai 17 franchi tiratori, che giovedì hanno votato insieme a Lega e Pdl, non giunge nessuna "confessione".
Ma è presumibile che insieme ad alcuni centristi abbia votato "sì" una decina scarsa di democratici. Non solo ex margheritini, ma anche ex Ds di area dalemiana e fassiniana.

http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=37951031

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INTERCETTAZIONI, NAPOLITANO CHIEDE MODIFICHE AL TESTO

Da "LA STAMPA" di sabato 13 giugno 2009

LA LEGGE AL SENATO Intercettazioni, Napolitano chiede modifiche a1 testo Il Presidente ha avviato una decisa e riservata "moral suasion" PAOLO PASSARINI INVIATO A NAPOLI La politica, a volte, impone la rinuncia ad abitudini predilette.

Così, ieri mattina, invece di ricevere o visitare i vecchi amici, come in tutte le occasioni in cui è ritornato nella sua città da presidente, Giorgio Napolitano è rimasto chiuso a lavorare nel suo studio a villa Rosbery.

Troppi gravi problemi inquietano il mondo della giustizia e, di conseguenza, investono il primo magistrato della Repubblica, alle prese con gli effetti del suo ultimo intervento al plenum del Csm, in cui ha richiamato i giudici a non provocare «strappi costituzionali» coni loro comportamenti, con un`annunciata riforma della giustizia che rischia di portare al calor bianco lo scontro tra toghe e politica, con un quarto membro del Csm dimissionario e, «last but not least», con la leg- ge sulle intercettazioni. E, pur riservandosi doverosamente di esaminare il testo finale della legge prima di pronunciarsi, il presidente sembra aver già maturato un primo orientamento: se la legge gli ritornerà dal Senato così come è uscita dalla Camera, lui si rifiuterà di firmarla.

Ieri mattina, commentando una breve dichiarazione pronunciata da Napolitano nella tarda serata di giovedì uscendo dall`Albergo dei Poveri, il ministro per la Giustizia Angelino Alfano ha dichiarato di non aver letto «nelle parole del presidente null`altro che un richiamo alla propria funzione», essendo nelle sue «prerogative» esaminare le leggi che escono dal Parlamento.

Ineccepibile. Cosa aveva detto, infatti, Napolitano? «Mi riservo aveva risposto a una domanda di un cronista - di esaminare il testo approvato e di seguire poi l`iter parlamentare `per prendere successivamente le decisioni che mi competono». Dunque è giusta la lettura di Alfano, così come ha buon gioco l`ufficiostampa del Quirinale a sostenere che, in questa come in tutte le altre occasioni, il capo dello Stato si atterrà alla regola aurea per cui «quando il Parlamento parla il presidente tace». Ma, nello stesso tempo, i collaboratori di Napolitano informano che il presidente sta preparando e sta per avviare una decisa, quanto riservata, azione di «moral suasion».

Per persuadere di cosa? In più di un`occasione, a cominciare dal suo primo incontro con il mondo dell`informazione, Napolitano aveva fissato due principi imprescindibili attorno ai quali regolamentare questa materia: non aumentare gli ostacoli al lavoro della giustizia e proteggere meglio la privacy dei cittadini senza ledere la libertà di stampa.

Ora, i consiglieri giuridici del presidente non ci hanno messo molto a concludere che il testo sulle intercettazioni uscito dalla Camera potrebbe lederli entrambi. Per prevenire possibili accuse di interferenza, nessuno è disposto a dire una parola di più, ma alcuni problemi saltano agli occhi.

Come si combina, per esempio, il divieto a usare prove indirette (cioè raccolte attraverso intercettazioni su un reato diverso) con l`obbligatorietà dell`azione penale? E come si conciliano certe sanzioni previste contro i giornalisti che pubblichino in anticipo materiali rilevanti di un`inchiesta con la libertà di informazione? Ci sono parecchi punti da aggiustare nella legge e così, in forma riservata e approffittando di una pausa in cui il Parlamento «non parla», il presidente interverrà in modo molto energico per ottenerne una modifica sostanziale ed evitare una nuovo scontro con il governo.

Nessuna nota ufficiale dei Colle: «Quando parla il Parlamento il Quirinale tace» Nessuna polemica ti ministro della Giustizia Alfano (foto) non ha replicato al Presidente. Ha detto di aver letto «nelle sue parole un richiamo alla propria funzione», essendo nelle sue «prerogative» esaminare le leggi che escono dal Parlamento

NON AUMENTARE GLI OSTACOLI AL LAVORO DELLA GIUSTIZIA II Quirinale intende capire come si combina il divieto a usare prove indirette con l`obbligatorietà dell`azione penale 4

PROTEGGERE LA PRIVACY SENZA LEDERE LA LIBERTA Dl STAMPA Inoltre il Colle vuole approfondire come si intendono conciliare le sanzioni contro i giornalisti con la libertà dl informazione. Favorevoli e contrari «La legge limita le indagini e imbavaglia l`informazione» Anna Finocchiaro Capogruppo al Senato Partito democratico «È un ddl equilibrato e non contro qualcuno» Gianfranco Rotondi ministro Attuazione dei programma «Se la stampa è minacciata di arresti la misura è colma» Ferdinando Imposimato magistrato «Buona norma votata anche da parte dell`opposizione» Gaetano Quagliariello Vicepresidente vicario dei senatori dei Pdl.

http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=37946595
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Di Loredana Morandi (del 12/06/2009 @ 10:05:16, in Magistratura, linkato 1180 volte)

Ddl intercettazioni, Caselli:

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Una catastrofe per la giustizia!

"Un siluro alla sicurezza di tutti i cittadini e l'impunità per fior di delinquenti". Giancarlo Caselli, Procuratore Generale di Torino, spiega a MicroMega gli effetti "devastanti" del provvedimento del governo contro le intercettazioni telefoniche.

(12 giugno 2009)

Ascolta l'audio intervista su Micromega
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Di Loredana Morandi (del 12/06/2009 @ 09:08:55, in Magistratura, linkato 1195 volte)
Giustizia; Nuova defezione al Csm contro le accuse di Alfano

Un altro consigliere annuncia: non partecipo a lavori Commissione


Roma, 12 giu. (Apcom) - Si allarga la protesta al Csm contro le accuse del ministro della Giustizia di nomine 'lottizzate' ai vertici degli uffici giudiziari. Dopo le dimissioni dei tre consiglieri dalla Commissione che si occupa degli incarichi direttivi, arriva oggi una nuova defezione.

Protagonista è un altro dei componenti dell'organismo di Palazzo dei Marescialli chiamato a scegliere i capi di Procure e Tribunali: in una lettera inviata al comitato di presidenza, il consigliere Ciro Riviezzo (togato del Movimento per la giustizia) ha fatto sapere infatti, che non parteciperà ai lavori della Commissione finchè "non sarà ricostituita nella sua attuale composizione" e "non sarà ripristinato il necessario clima di fiducia e credibilità nel suo operato, senza il quale non è possibile attendere ai delicati compiti che le sono attribuiti".

16:17 - POLITICA- 12 GIU 2009
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Di Loredana Morandi (del 12/06/2009 @ 05:18:15, in Magistratura, linkato 1132 volte)
UNITA' PER LA COSTITUZIONE
UNICOST


Prendiamo atto delle dimissioni dei Consiglieri Berruti, Maccora e Siniscalchi da componenti della Commissione incarichi direttivi del CSM, a seguito delle dichiarazioni rese dal Ministro della Giustizia al TG2.

Rileviamo che la loro determinazione è indicativa del forte disagio personale ad operare in un clima di così grave tensione istituzionale.

Le dichiarazioni del Ministro, che ha parlato di sistematica pratica di pianificazione ("planning") lottizzata nelle nomine dei dirigenti degli Uffici Giudiziari italiani, ed in particolare delle Procure della repubblica, appaiono ingiuste ed improprie, sia per i contenuti che per la sede utilizzata, e costituiscono delegittimazione per il ruolo istituzionale del CSM, impegnato in un leale percorso di attuazione della riforma dell'Ordinamento Giudiziario.

I tre Consiglieri hanno rifiutato, e bene hanno fatto, la logica messa in campo che tende ad elevare il livello di scontro tra magistratura e politica, e che, soprattutto, rischia di mettere in discussione il principio di leale collaborazione tra le Istituzioni.

Ad essi va tutta la nostra incondizionata e convinta solidarietà, nonchè il pieno apprezzamento per il lavoro che svolgono in un contesto così difficile.

Roma, 12.6.2009

Il Segretario Generale
Marcello Matera
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Di Loredana Morandi (del 12/06/2009 @ 04:53:41, in Magistratura, linkato 1217 volte)
Magistratura Democratica


Consiglio Superiore della Magistratura



Ezia Maccora si è dimessa, insieme a Giuseppe Berruti e a Vincenzo Siniscalchi, dalla V Commissione.

Le dimissioni sono un gesto di risposta agli insulti del “dialogante” ministro Alfano che – con evidente meccanismo proiettivo dei propri metodi – ha ricondotto le nomine dei direttivi e semidirettivi a mediocre e automatica applicazione di criteri spartitori predeterminati.

Maccora – come gli altri – si è dimessa in quanto già presidente della Commissione, con una scelta che appartiene, peraltro, all'intero gruppo consiliare.

Siamo infatti convinti che la responsabilità istituzionale – a cui sempre ci siamo attenuti – significhi anche reagire con fermezza e dignità agli insulti e alle delegittimazioni (poste in atto non solo nei confronti del Consiglio ma anche dei dirigenti dallo stesso nominati – in primo luogo di quelli più impegnati e più esposti – e, per il loro tramite, di tutti i magistrati).

12 giugno 2009

Betta Cesqui, Ezia Maccora, Livio Pepino, Fiorella Pilato 
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