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 to eternity ... by Andaria..... di Lunadicarta
 
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La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, ed essa non può essere limitata senza che vada perduta.

Thomas Jefferson
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 22/05/2009 @ 09:25:24, in Sindacati Giustizia, linkato 1445 volte)


Giornata Regionale per la Giustizia

TERRITORIO, RISORSE, STRUTTURE, MEZZI
Le proposte dell'A.N.M. e dei sindacati del personale per un servizio efficiente ai cittadini

Mercoledì 3 giugno 2009
ore 14:30 - 18:30

FIRENZE

Istituto Agronomico per l'Oltremare - Aula Magna
via Antonio Cocchi, 4 - zona Campo Marte

L'iniziativa si propone di stimolare la Magistratura, il Sindacato, l'Avvocatura sul "bene comune" giustizia.
Attraverso proiezioni e schede illustrative si rappresenterà la situazione attuale e la sua involuzione negli ultimi anni, con uno sguardo al futuro e l'analisi delle conseguenze di tagli ai costi intermedi e agli organici (legge 133/2008). Occorre investire in personale (nuove assunzioni, riqualificazioni, formazione) e mezzi per un miglioramento "reale" dei servizi offerti, garantiti dalla Costituzione. E' indispensabile un "Patto per la Giustizia" per riforme condivise da tutti gli addetti e dalle istituzioni affinché il "bene comune" giustizia garantisca i diritti di tutti.

Guarda che giustizia!

Ore 15,00
Proiezioni documentari e slides sullo stato della Giustizia a cura della ANM e delle organizzazioni sindacali.

Ore 15.30

Interventi

Fernando Prodomo Associazione Nazionale Magistrati

Alessandro Nencini Magistratura Democratica

Anna Maria Petrillo Associazione Dirigenti Giustizia

Andrea Brachi Segretario generale FP CGIL Toscana

Francesco Antonio Genovese Presidente Tribunale di Prato

Federico Gelli Vice Presidente Giunta Regionale Toscana

Enzo Feliciani UIL PA Toscana

Conclusioni

Nicoletta Grieco Coordinatrice Nazionale FP CGIL - Org Giudiziaria

Tavola Rotonda

fra gli intervenuti, i Capi degli uffici presenti, i sindacalisti di FP Cgil, Uil Pa, RdB P.I., lavoratrici e lavoratori giudiziari.



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Di Loredana Morandi (del 22/05/2009 @ 09:13:04, in Sindacati Giustizia, linkato 1199 volte)


Giornata Regionale della Giustizia

LE PROPOSTE DELLA MAGISTRATURA, DEI SINDACATI DEL PERSONALE E DEI DIRIGENTI E DELL’AVVOCATURA, PER UN SERVIZIO EQUO, RAPIDO ED EFFICIENTE
              

Genova, giovedì 28 maggio 2009 ore 14.30
Sala Piramide – Direzione Regionale Entrate  (Via Fiume 2)
 
Programma dei lavori
Introduce Maurizio Maffi

ore 14,30   VIDEO
Associazione Nazionale Magistrati

Interventi:
- Anna Canepa, Giunta Esec. Centr. ANM
- Vittorio Frascherelli,  Pres. Tribunale Genova
- Walter Fabiocchi, Segr.Gen. CGIL Genova
- Stefano Savi, Consiglio Ordine Avv. Genova
- Nerio Farinelli, RdB Giustizia
- Claudio Viazzi, Osservatorio Processo Civile
- Pierfranco Pellizzetti, Docente Universitario
- Lino Monteverdi , già Presidente Trib. Sorv
- Giuseppe Pavich, Segr. Reg. ANM
- Rossana Ferrari, Segr. AGO

ore 16.30     “Dalla realtà alle idee”
Tavola rotonda sulle riforme possibili

VIDEO FP CGIL
Una giornata (non troppo particolare)

Coordina: Renzo Trotta    redattore capo RAI

- Giovanni Paladini, Deputato
- Emilio Robotti, Giuristi Democratici Genova
- Francesco Pinto, Sezione Ligure ANM
- Alfredo Garzi, Segr. Nazionale FP CGIL
- Claudio Camanini, FLP Giustizia Genova
- esponenti politici liguri di magg. e opp.
- Valerio Catrambone, Ass. Naz. Giovani Avv.
- Savino Disanti, UIL PA Genova
- Luigi Ernesto Zanoni, Coord.Comm.Trib. OUA


Le organizzazioni promotrici

ANM – Ass. nazionale magistrati
AIGA – Ass.italiana giovani avvocati
Rappresentanti giustizia onoraria
Osservatorio processo civile
Ordine avvocati

Fp Cgil – Funzione Pubblica Cgil
Uilpa-Uidag Unione it. Dip. giustizia
Flp – Federazione lavoratori pubblici
Rdb – Cub Pubblico Impiego

Associazione dirigenti giustizia
Organismo unitario dell’avvocatura
nb la locandina dovrebbe essere provvisoria
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Di Loredana Morandi (del 22/05/2009 @ 09:01:37, in Politica, linkato 1418 volte)
Giustizia: ora modifica elezione Csm,
dopo l'estate la riforma


venerdì 22 maggio 2009 14:05
Valentina Consiglio per Reuters


ROMA (Reuters) - Con le motivazioni della condanna Mills che hanno rinfocolato lo scontro -- mai sopito -- sulla giustizia, il governo intende intensificare la sua attività in Parlamento su questo fronte subito dopo le Europee, spingendo avanti i provvedimenti già in discussione e presentando entro l'estate un nuovo ddl di riforma elettorale del Csm.

Poi, alla ripresa in settembre, subito i testi di riforma costituzionale su separazione delle carriere di giudici e pm e conseguente divisione in due del Consiglio superiore della magistratura.

"Il ministro [della Giustizia Angelino] Alfano ci sta lavorando da tempo e i testi di riforma costituzionale sono già in avanzato stato di preparazione, credo sia sua intenzione presentarli il prima possibile, ma mi sembra plausibile che arrivino alle Camere materialmente dopo l'estate", dice a Reuters Nicolò Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi, nonché parlamentare del Pdl e consigliere politico tra i più ascoltati dal premier per quel che concerne la giustizia.

"Intanto, prima della pausa estiva, arriverà il progetto di revisione elettorale del Consiglio superiore, che non avrebbe senso rimandare in avanti, vista la scadenza dell'attuale prevista nei primi mesi del 2010", aggiunge, ricordando che sono varie le ipotesi sul terreno, tra le quali quella di estrarre a sorte un centinaio di magistrati tra i quali poi i colleghi voteranno chi eleggere.

Quel che è certo è che dopo la pubblicazione, martedì, delle motivazioni della sentenza di condanna a Milano dell'avvocato britannico David Mills -- quattro anni e mezzo per corruzione giudiziaria in quanto agì come falso testimone per assicurare l'impunità a Berlusconi, la cui posizione è stata stralciata nell'ambito del procedimento e sospesa in attesa di una pronuncia della Consulta sul Lodo Alfano -- l'esecutivo intende "intensificare", come dice Ghedini, la marcia di riforma, per via ordinaria e non, della giustizia.

AVANTI DOPO LE EUROPEE

"Subito dopo le Europee, intensificheremo il lavoro con commissari e task force sui vari argomenti sia in Senato che alla Camera, per dare impulso ai vari provvedimenti e trovare testi condivisi da approvare con celerità", spiega il legale e parlamentare, da sempre tra i più fidi collaboratori del premier.

Quel che Alfano punta a fare in parlamento, racconta una fonte governativa, è di sistemare il grosso dei vari provvedimenti in un'unica camera, per poi passarlo all'altra dove sostanzialmente non dovrebbero avvenire ulteriori sostanziali modifiche. Una prima lettura "pesante" seguita da una seconda "leggera", in un iter che dovrebbe sveltire l'approvazione.

"E' verosimile che la strada sia questa, ma non c'è un calendario standardizzato, solo intenzioni di massima", dice la fonte.

Se si escludono le materie di riforma costituzionale, la massiccia opera del governo sul fronte giustizia -- opera che l'opposizione ritiene piuttosto "un'offensiva" orchestrata per mettere il premier (già al riparo grazie al Lodo Alfano che sospende i processi in corso per le alte cariche dello stato) completamente al sicuro da qualunque insidia giudiziaria -- va dal ddl intercettazioni, alla riforma del processo civile e penale alle norme antimafia, contenute nel pacchetto sicurezza, che il Guardasigilli intende agglomerare in un testo unico.

RIFORMA PROCESSO CIVILE, OK DEFINITIVO SENATO PROSSIMA SETTIMANA

Si comincerebbe prima di tutto con l'incassare al Senato, la prossima settimana, il via libera definitivo alla riforma del processo civile e amministrativo, il provvedimento meno contestato dall'opposizione -- ma anche dentro la maggioranza, dove Alfano deve puntualmente fare i conti con la riluttanza della Lega e dei finiani a norme anti-toghe e pro-premier.

Tra i punti fondamentali della riforma -- contenuta in un ddl sullo sviluppo economico collegato alla Finanziaria -- lo strumento della mediazione civile, la semplificazione dei riti con la soppressione di quello societario e l'applicazione di quello ordinario per le cause in materia di sinistri stradali, l'introduzione di un filtro per l'ammissibilità dei ricorsi in Cassazione, l'inserimento di sanzioni processuali a carico di chi ritarda con il proprio comportamento la conclusione del processo.

DDL INTERCETTAZIONI, PRIMO VOTO CAMERA DOPO EUROPEE

Dopo le elezioni europee, non appena riprendono i lavori alla Camera, il governo punta ad un primo voto sul tanto contestato ddl sulle intercettazioni, che dovrà comunque poi andare in Senato. Licenziato dalla commissione Giustizia, il testo è in aula dove governo e maggioranza hanno presentato nove emendamenti -- tra cui uno che fissa vincoli procedurali molto stretti nel caso di intercettazioni riguardanti gli 007, sulle quali la presidenza del Consiglio può porre il segreto di Stato -- al momento in discussione.

Il disegno di legge all'esame dell'aula -- che il premier avrebbe voluto più duro, ma che ha incontrato l'opposizione di An e Lega subendo via via una serie di ammorbidimenti -- limita l'autorizzazione per le intercettazioni solo a fronte di "gravi indizi di colpevolezza" e per un massimo di trenta giorni, prorogabili per non oltre un mese, per reati che prevedono pene non inferiori ai cinque anni compresi quelli contro la pubblica amministrazione.

Prevede inoltre il carcere, da 1 a 3 anni, solo per quanti pubblicano testi di intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione. Puniti allo stesso modo anche coloro che riportano, anche riassumendo, contenuti di comunicazioni che riguardano persone estranee alle indagini.

In tutti gli altri casi, invece, il ddl prevede la scelta tra carcere e pena pecuniaria in caso di violazione delle norme.

DDL PROCESSO PENALE ANCORA IN COMMISSIONE IN SENATO

Più indietro, invece, nell'iter di approvazione, un altro provvedimento molto caro al premier, il ddl di riforma del processo penale, al momento in fase di discussione generale in commissione Giustizia al Senato e che dopo l'esame dell'aula di Palazzo Madama dovrà passare alla Camera.

Il disegno di legge -- su cui a quanto riferiscono fonti dell'opposizione in Commissione il governo sta spingendo molto -- prevede l'ampliamento del potere delle difese, facilita la ricusazione dei giudici e rende più autonoma l'attività della politica giudiziaria rispetto al pm di cui rivede in parte i poteri. Non contiene invece per ora la norma -- voluta con forza da Berlusconi -- che consentirebbe a chi è stato giudicato innocente di non essere chiamato a nuovi gradi di giudizio

Nelle intenzioni dell'esecutivo, la riforma dovrebbe garantire un "giusto processo" instaurando un'assoluta parità tra l'avvocato della difesa e il pubblico ministero -- che diverrebbe "avvocato dell'accusa", in una ridenominazione cavallo di battaglia del premier --, oltre che rendere più efficiente il sistema nel suo complesso.

Tuona però l'opposizione, che parla dell'ennesima legge "ad personam" per il premier, ricordando tra l'altro che il ddl prevede una modifica dell'articolo 238 bis del codice penale che renderebbe inutilizzabili le sentenze definitive come prova in altri processi, salvo quelli per mafia e terrorismo -- una norma che tornerebbe utile a Berlusconi proprio nel caso Mills, quando un domani non fosse più protetto dal Lodo Alfano.

Ma Ghedini taglia corto. "Questa norma non c'entra nulla con il processo Mills. E poi Berlusconi non ne avrà bisogno, perché, per parlar chiaro, il processo Mills andrà prescritto".

Al centro del procedimento milanese c'è l'accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 avrebbe fatto inviare 600.000 dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone e quindi con l'obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla, le informazioni su due società off- shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri.

Il premier ha sempre respinto le accuse, proclamando la propria estraneità ai fatti contestati.

Reuters
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Di Loredana Morandi (del 22/05/2009 @ 08:58:19, in Sindacati Giustizia, linkato 1813 volte)
E’ sempre più tempo di lotta e di conflitto

 
Questa mattina una nutrita delegazione delle RdB P.I., stufa di assistere al consueto teatrino della concertazione e delusa per la prolungata latitanza del Ministro Alfano dal sistema delle relazioni sindacali, ha deciso di rimanere nella Sala Verde del Ministero della Giustizia fino a quando non venisse fissato un incontro per discutere delle gravi problematiche che affliggono il personale giudiziario e più specificatamente del diritto alla carriera.
 All’inizio della riunione il Capo Dipartimento, Dott. Birritteri, ha consegnato alle OO.SS. la direttiva sulla riattivazione dei n. 756 trasferimenti precedentemente sospesi; i lavoratori interessati potranno prendere (finalmente) possesso nella sede richiesta dal 15 al 30 settembre 2009.
 Alla buona notizia è seguita una catastrofica proposta di taglio e rideterminazione delle piante organiche degli uffici giudiziari: a fronte di preoccupanti carenze di personale (Milano, Torino, Venezia, ecc.), in alcuni distretti risultano numerose posizioni sovrannumerarie, con conseguente pericolo di mobilità per i dipendenti che perdono il posto.
  La RdB P.I., pur apprezzando lo sblocco dei trasferimenti, ha ritenuto insoddisfacente l’esito dell’incontro ed ha consegnato al Capo Dipartimento una tartaruga di legno, per la lentezza del sistema giudiziario e dei suoi rappresentanti politici, incapaci di ottenere una deroga sul taglio delle dotazioni organiche, di assicurare maggiori risorse e strumenti agli uffici, nonché di garantire la sacrosanta riqualificazione di tutto il personale.
 La riunione si è formalmente conclusa alle ore 14,00, ma la delegazione RdB P.I. ha abbandonato la Sala Verde solo alle ore 22,00.
 Durante il pomeriggio, sotto la vigilanza del servizio di sicurezza del Ministero, la delegazione RdB P.I. ha dibattuto vivacemente con il Sottosegretario Caliendo ed il Capo Dipartimento Birritteri sulle difficili condizioni di lavoro di tutto il personale giudiziario; alle ore 20,00 il Capo Dipartimento è rientrato nella Sala Verde e si è intrattenuto per circa due ore con gli stessi rappresentanti sindacali.
 Dopo ampia discussione il Dott. Birritteri ha convinto la delegazione RdB P.I. ad abbandonare la Sala con il suo personale impegno di fissare un incontro con il Ministro Alfano in materia di riqualificazione.
 Ciò dimostra che per il conseguimento di un obiettivo non c’è bisogno di sindacati concertativi e/o collaborativi, né di coloro che propongono azioni legali.
 Occorre invece praticare più efficacemente la lotta ed il conflitto, dando vita ad iniziative di costante mobilitazione che coinvolgano tutto il personale giudiziario.
     
Roma 20 maggio 2009                
RdB CUB Coordinamento Nazionale Giustizia
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Opinione di un genitore coinvolto: Vergogna, vergogna, vergogna. I presidi e la dirigenza dei due istituti romani hanno avuto la prontezza di convocare i giornalisti, ma i ragazzi sono stati letteralmente buttati per strada alle 11 della mattina. Tutti, anche i minorenni.

Ribadisco: data la consueta indisponibilità delle segreteria scolastica (tutti i genitori infatti si rivolgono alla bidella, che sembra essere l'unica persona consapevole di trattare con dei ragazzi e le loro famiglie, oltre a qualche raro professore) il giudizio di un genitore anche sul fronte della prevenzione è univoco:

Vergognatevi!

L'articolo:

Influenza A, ordinata a Roma la chiusura
di due scuole. Caos in attesa fax ministero

Gli istituti sono il Convitto Nazionale e il liceo Dante Alighieri
Il ministero: «Possibile incremento dei casi in Italia»

ROMA (22 maggio) - Sette giorni di chiusura in via precauzionale per il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di piazza Monte Grappa e il liceo classico Dante Alighieri di via Ennio Quirino Visconti, le due scuole romane nelle quali si sono verificati quattro casi di influenza A/H1N1. La decisione è stata presa dal viceministro alla Salute Ferruccio Fazio. E' la prima volta che si decide la chiusura di istituti scolastici in applicazione delle misure preventive di sicurezza decise dal ministero del Welfare in relazione all'emergenza della nuova influenza. I quattro liceali contagiati erano rientrati da New York il 19 maggio dopo un viaggio di studio. Dopo il rientro a Roma i quattro hanno avvertito sintomi sospetti e sono stati visitati in ospedali della capitale, dove i medici ne hanno disposto il ricovero: due allo Spallanzani e due al Gemelli.

Già a casa uno dei ricoverati. Dei due ragazzi ricoverati al Gemelli, una ragazza è ancora in ospedale ma sembra che le sue condizioni non siano gravi e dunque potrebbe essere dimessa già in giornata. L'altro studente, che ha effettuato il test nello stesso policlinico, sarebbe stato trattato e mandato a casa.

Studenti escono da Convitto. Dopo le prime ore di incertezza, quando nonostante la decisione di Fazio, il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II è rimasto aperto, nella tarda mattinata gli studenti hanno iniziato a lasciare il liceo classico e scientifico dopo che la scuola è stata raggiunta dall'ordinanza del ministero della Salute che ne imponeva la chiusura. I ragazzi maggiorenni hanno potuto lasciare le classi, mentre per i minorenni, il personale scolastico ha atteso l'autorizzazione dei genitori.

Attesa fax ministero. «Stiamo attendendo un fax dal ministero della Salute perchè abbiamo appurato che dobbiamo chiudere la scuola per 7 giorni e ci stiamo già attrezzando per mandare i ragazzi a casa». A parlare è il vice presidente del Convitto Nazionale, Mauro Colombi, che da ieri ha i telefoni che squillano in continuazione, «tanto che il fax potrebbe anche essere già arrivato - dice - mentre io sono al telefono». «La legge infatti prevede che si debba chiudere per 7 giorni - aggiunge spiegando di aver appreso la notizia della chiusura del Convitto dal Tg - il viaggio di studio in America dei 20-25 ragazzi più i docenti è durato 7 giorni e tutti sono rientrati il 19»

«Fino alle 10 di stamani non avevamo avuto nessuna comunicazione ufficiale: lo abbiamo appreso dalla stampa, abbiamo chiamato il ministero che ci ha confermato la notizia e stiamo attivando tutte le procedure del caso». Così Mauro Colombi, collaboratore del Convitto e Semi-Convitto nazionale 'Vittorio Emanuele IĚ, conferma la chiusura dell'istituto per i due casi di nuova influenza accertati. «Non sappiano se il provvedimento di chiusura per sette giorni scatta da oggi o da quando il primo caso è stato accertato, ovvero due giorni fa», spiega Colombi. Due studentesse del Convitto nazionale hanno accusato malori e stati febbrili dopo aver partecipato alcuni giorni fa, assieme ad altri 20 studenti dell'istituto, a un viaggio di studi a New York, durato una decina di giorni.

Ancora aperto il liceo Dante. Č ancora aperto il liceo Dante Alighieri di Roma, in zona Prati. Il dirigente dell'ufficio scolastico provinciale Giuseppe Minichiello ha fatto sapere che «si sta verificando la questione e contattando i dirigenti della scuola» per predisporre il provvedimento di chiusura annunciato dal vice ministro alla salute Ferruccio Fazio. Al momento i ragazzi della Dante Alighieri sono a scuola assieme a docenti e personale amministrativo.

Gruppo di 400 studenti. Fazio ha detto che i quattro liceali «facevano parte di un gruppo di 400 studenti italiani che ha raggiunto un gruppo di altri 10 mila studenti a New York: stiamo ora rintracciando tutti i 400 studenti per verifiche». Il vice ministro ha precisato che si dovrà ora verificare se gli studenti del gruppo del quale facevano parte i liceali colpiti dal virus siano successivamente andati a scuola dopo il rientro da New York il 19 maggio.

Gelmini: verifiche in tutte le scuole. «Stiamo adottando tutte le precauzioni necessarie per evitare possibili rischi per i ragazzi. Č necessario agire con la massima tempestività. Č necessario che tutte le strutture scolastiche siano attentamente monitorate». Lo dichiara in una nota il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Mariastella Gelmini che, con il il viceministro della Salute Fazio ha «disposto l'immediata chiusura precauzionale del liceo classico Dante Alighieri e del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma per un periodo di sette giorni, per attuare tutte le misure relative ai quattro casi di influenza A/H1N1 confermati tra studenti rientrati lo scorso 19 maggio da un viaggio d'istruzione a New York».

Possibile incremento dei casi in Italia. Ieri il ministero del Welfare aveva affermato in una nota che alla luce dell'andamento della diffusione dell'infezione da virus A/H1N1 negli altri Paesi, «non si esclude che si possa verificare un possibile incremento anche prossimo dei casi nel nostro Paese. Si sottolinea che in Italia i casi confermati di influenza A/H1N1 sono ancora limitati grazie all'efficacia e alla tempestività delle misure di contenimento dell'infezione disposte già a poche ore dalla comunicazione di allerta dell'Oms e continuamente modulate con l'evolversi dello scenario nazionale e internazionale». Tuttavia, avverte il dicastero, «alla luce dell'andamento della diffusione dell'infezione negli altri Paesi non si esclude però che si possa verificare un possibile incremento anche prossimo dei casi nel nostro Paese». Il ministero ricorda comunque che il virus finora «ha determinato solo una sintomatologia simile a quella di una influenza stagionale leggera, con febbre, dolori articolari, mal di testa, mal di gola e che sono state previste tutte le misure necessarie ad affrontare l'eventuale evolversi della situazione».

I casi nel mondo. Il numero di casi umani ha raggiunto un totale di 11.168 con infezioni segnalate in 42 Paesi. Questo l'ultimo bilancio reso noto oggi a Ginevra dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). I decessi sono 86 (uno in più nelle ultime 24 ore). Rispetto a ieri, il numero complessivo di infezioni ha registrato un aumento di 134 nuovi casi, contro un rialzo di circa mille casi in 24 ore in buona parte degli ultimi aggiornamenti.

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 21/05/2009 @ 07:51:29, in Magistratura, linkato 1102 volte)


Una corretta informazione sulla sentenza Mills




Da anni la magistratura milanese, giudice naturale precostituito per legge, si sta occupando delle vicende giudiziarie che direttamente o indirettamente riguardano il Presidente del Consiglio e per questa attività ha subito e continua a subire attacchi e delegittimazioni.

Il livello di professionalità dei magistrati di Milano è unanimemente riconosciuto tra i livelli più alti del panorama nazionale.

Nicoletta Gandus è stata nominata dal Consiglio Superiore della Magistratura, lo scorso anno, all’unanimità, Presidente di Sezione del Tribunale di Milano a seguito di una valutazione particolarmente positiva della sua capacità professionale, della sua assoluta imparzialità e del suo equilibrio.

Le dichiarazioni di alcuni esponenti politici a seguito del deposito della motivazione della sentenza Mills appaiono pretestuosi e richiedono alcune precisazioni:


1) il deposito delle motivazioni è avvenuto e doveva avvenire entro il termine di 90 giorni dalla lettura del dispositivo per non provocare possibili conseguenze negative sul piano disciplinare e processuale;

2) sono stati riproposti argomenti, sulla presunta parzialità della dott.ssa Gandus, ritenuti infondati dalla Corte di Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione che hanno respinto istanza di ricusazione avanzata dalla difesa;

3) la sentenza è stata emessa a seguito della decisione assunta da un Tribunale collegiale composto da tre giudici da tutti apprezzati per la loro professionalità.


E’ nostro compito, come componenti del Consiglio Superiore della Magistratura e come magistrati del distretto di Milano, contribuire a fornire all’opinione pubblica una corretta informazione per evitare che la credibilità dell’esercizio della funzione giudiziaria venga messa in pericolo da argomentazioni forse suggestive ma sicuramente prive di fondamento.

Il nostro sistema consente, in questo come in tutti i casi, ampie possibilità di impugnazione.


Ezia Maccora e Fabio Roia
Componenti del Consiglio Superiore della Magistratura
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Di Loredana Morandi (del 21/05/2009 @ 06:46:27, in Magistratura, linkato 1251 volte)
Giustizia/ Anm: Premier rispetti giudici, scontro fa male a Paese

Palamara: "Non possiamo assuefarci a gravità delle accuse"


Roma, 21 mag. (Apcom) - Il presidente del Consiglio rispetti i magistrati, questo clima di scontro "fa male al Paese". Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, torna in campo dopo il rinnovato j'accuse del premier Silvio Berlusconi nei confronti dei giudici, pronunciato dal palco dell'assemblea di Confindustria.

"Non possiamo assuefarci - dice il leader del 'sindacato delle toghe' - alla gravità delle accuse del momento provenienti da chi ricopre una delle più alte cariche istituzionali. E' un clima di scontro che fa male al Paese, fa male ai cittadini e che mina la fiducia nell'intera istituzione giudiziaria".

"La magistratura - ci tiene a sottolineare Palamara - non vuole essere trascinata su un terreno di contrapposizione che non le appartiene, dovendo e volendo esplicare sempre imparzialmente il ruolo affidatole dal Costituente.

Chiediamo rispetto per i magistrati, per l'istituzione, nel corretto e reciproco equilibrio tra i poteri dello Stato".
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Di Loredana Morandi (del 21/05/2009 @ 05:23:52, in Politica, linkato 987 volte)
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: RANUCCI, MARCEGAGLIA HA RAGIONE MA GOVERNO HA SEMPRE BOCCIATO PROPOSTE PD


"Emma Marcegaglia ha ragione. È una vergogna che le imprese fornitrici della Pubblica Amministrazione non siano state pagate dallo Stato da molti, troppi anni". Lo dichiara il senatore del Pd Raffaele Ranucci che ricorda: "Il Pd dall'inizio della Legislatura ad ogni provvedimento economico o cosiddetto anti crisi ha presentato emendamenti che prevedevano di sanare la situazione attraverso la compensazione dei crediti vantati dalle imprese con i debiti che le stesse hanno verso lo Stato sotto forma di tasse. Gli emendamenti sono sempre stati bocciati dal Pdl e dalla Lega. A luglio e a novembre scorso due distinti Ordini del giorno del Pd sono stati accolti dal governo che si è così impegnato a una soluzione legislativa in tal senso. Non vi è però alcuna traccia di misure ad hoc e, alle interrogazioni presentate per chiedere conto al governo dello stato della sua iniziativa, non ho ricevuto alcuna risposta".
"E' vero però, come sostiene Marcegaglia, che la situazione è patologica. La Corte dei Conti ha stimato in circa 70 miliardi di euro il 'monte crediti' accumulato dalla Pubblica Amministrazione e la morosità delle P.A. nei confronti delle aziende, qualora si arrivasse ad una condanna della Corte di Giustizia europea, la Pubblica Amministrazione dovrebbe riconoscere interessi aggiuntivi intorno a 16,5 miliardi come diritto delle imprese ai soli interessi maturati negli ultimi 10 anni. Inoltre il governo - sottolinea Ranucci - si sta comportando in modo molto ambiguo nei confronti dei Comuni, delle Province e delle Regioni perché quasi mai vengono rispettati i termini di pagamento nei confronti delle aziende fornitrici come invece è previsto dalla normativa comunitaria che fissa un termine di 30 giorni per il pagamento".
"Spero che il duro monito del Presidente di Confindustria induca il governo ad assumere iniziative concrete. Per superare la crisi finanziaria che si è drammaticamente riversata sull'economia reale - conclude Ranucci - è necessario sostenere le tante aziende in difficoltà. Un prezioso contributo verrebbe proprio dalla compensazione dei crediti vantati con i debiti che le aziende hanno verso lo Stato sotto forma di tasse o altro".

Roma, 21 maggio 2009
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Di Loredana Morandi (del 21/05/2009 @ 05:13:20, in Economia, linkato 1211 volte)

La relazione della presidente di Confindustria all'Assemblea Annuale
Appello diretto al premier Berlusconi: "Riforme subito per uscire dalla crisi"

Marcegaglia pressing sul governo
"Occorre maggiore incisività"

Altrimenti "la ripresa non arriverà prima del 2013, con gravi rischi per la coesione sociale"
Messaggio alle banche: "Tornino a erogare credito". E alla Cgil: "Operi con noi"
di ROSARIA AMATO

ROMA - Riforme subito per superare la crisi, consolidare la coesione sociale, "bene assoluto da salvaguardare", rilanciare la produttività e i salari: è l'appello che la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, in occasione dell'Assemblea 2009, rivolge al governo e in particolare al premier Silvio Berlusconi, in fila in platea, ricordando che può contare su un consenso che "è un patrimonio politico straordinario", da "mettere a frutto".

Entro quest'anno primi miglioramenti. Perché la crisi non è certo superata: "Si nota qualche segno di lieve miglioramento, ma sarebbe un errore abbassare la guardia. Le difficoltà non sono finite. Ci attende un lungo cammino per recuperare i livelli di attività perduta e imboccare la via della crescita". Che potrebbe arrivare prestissimo, nonostante il Pil per il 2009 sia previsto in caduta di "ben oltre il 4%": "Qua e là s'intravede un rimbalzo della produzione. La ripresa è cominciata in Cina. Si può sperare di vedere entro la fine di quest'anno qualche segnale di miglioramento: ma non illudiamoci: il recupero sarà difficile e richiederà tempo".

Senza riforme, ripresa solo nel 2013. Quanto tempo, dipende da come si agisce, e in particolare, secondo Confindustria, dalle riforme che il governo farà, e da come le farà: "Senza le riforme, al passo corto che l'economia italiana ha mostrato negli ultimi dieci anni, il ritorno sui livelli produttivi pre-crisi non avverrebbe prima del 2013. Un arco di tempo troppo lungo per non avere conseguenze negative sulla vita dei lavoratori e delle imprese e sulla stessa coesione sociale". Soprattutto considerato che "rispetto alla media dei paesi dell'euro, il nostro PIL per abitante è sceso dal 106 per cento alla fine degli anni '80 al 93 per cento del 2008. Una posizione relativa che ci riporta ai primi anni '60".

La crisi non può essere un alibi. Gli industriali sono ottimisti: "L'Italia ha le forze vitali e le risorse per riconquistare quel dinamismo che l'ha resa protagonista della scena globale". Ma, perché ciò avvenga, tutti devono fare la loro parte: la politica, le banche, che devono tornare a erogare credito, chiede con forza Marcegaglia, e gli stessi imprenditori, naturalmente. Che al governo chiedono di agire subito per rinnovare il sistema: "La crisi non può essere l'alibi per non fare le riforme di cui abbiamo bisogno, ma anzi in questo momento dobbiamo mobilitare tutte le nostre energie, chiamare a raccolta tutte le forze per una grande azione di ammodernamento delle nostre istituzioni".

Risorse per finanziare innovazioni. E, accanto alle riforme, servono le risorse per portarle avanti: "Dopo il fallimento di Lehamann Brothers la crisi è esposta in tutta la sua intensità. La mobilitazione è stata immediata. Ci siamo concentrati su pochi interventi di massima efficacia. Questi interventi richiedono nuove risorse che devono finanziare le opere pubbliche rapidamente cantierabili, potenziare gli ammortizzatori sociali, rafforzare le garanzie sui prestiti alle imprese, onorare i crediti della pubblica amministrazione, sostenere la patrimonializzazione delle aziende".

Serve maggiore incisività. La leader di Confindustria mostra tuttavia grande apprezzamento per quello che è stato finora l'operato del governo: "La politica ha già portato avanti un inizio di autoriforma". E anche per l'opposizione, alla quale riconosce "un atteggiamento misurato, ha evitato di incoraggiare riforme di protesta estrema". Ma non basta: adesso occorre compiere un salto di qualità, ammonisce Marcegaglia: "Perché è questa l'ora di fare le riforme. Apprezziamo le azioni che sono state avviate. Ma occorrono maggiori incisività, rapidità, verifica dei risultati".

Tornare alle liberalizzazioni. E occorre tornare in particolare a una categoria di riforme avviate e poi rimaste incompiute: le liberalizzazioni: "E' urgente riprendere il cammino interrotto delle liberalizzazioni nei trasporti, nelle comunicazioni, nell'energia, nelle professioni e soprattutto nelle società pubbliche a livello locale, dove stiamo assistendo all'avanzata impressionante del neostatalismo".

Lo Stato non si sostituisca all'impresa. Quello che invece lo Stato non deve fare, a giudizio di Confindustria, è sostituirsi alla libera iniziativa imprenditoriale, dettando regole asfittiche: "Oggi lo Stato deve rimettere in carreggiata le economie e ridefinire le regole. Ma poi lo Stato dovrà rientrare nei suoi confini, lasciando all'impresa e al mercato il compito di guidare l'investimento, l'innovazione, la creazione di ricchezza. Sarebbe un tragico errore pensare che la crisi apra una nuova epoca, nella quale sia la politica, per riaffermare la propria supremazia, ad indicare le priorità nell'allocazione delle risorse, a condurre lo sviluppo, a scegliere le nuove tecnologie e i vincitori della competizione".

Lo Stato paghi i debiti verso le imprese. Allo Stato Confindustria chiede anche di mantenere gli impegni finanziari con le imprese: "La montagna di crediti delle imprese verso le pubbliche amministrazioni è una patologia insopportabile. I ritardi nei pagamenti, già gravissimi, si sono allungati. Ci hanno spiegato che lo Stato e le altre amministrazioni non possono rimborsare subito tutti i debiti pregressi. Perché ciò innalzerebbe il debito pubblico valido per i parametri europei. Resto convinta che questa sia una vergogna e chiedo perciò quando e come saremo pagati".

La coesione sociale patrimonio del Paese. Un sistema Paese equilibrato garantisce anche la coesione sociale, ricorda Marcegaglia: "La coesione sociale è un patrimonio del Paese. Solo uniti sapremo superare la crisi e tornare a crescere". Una considerazione che include anche i sindacati, Cgil compresa, alla quale la presidente di Confindustria rivolge un appello: "Auspico che la Cgil torni presto a operare insieme a noi per il bene del paese, per il bene dei lavoratori. Spero che sappia riconoscere onestamente i risultati che conseguiremo per la produttività e le buste paga".

Confindustria tifa per la Fiat. Da parte sua, Confindustria si impegna a dare il proprio contributo: "La crisi non ci deve far dimenticare che siamo una forza vera, il motore di questo paese. Noi amiamo i nostri prodotti, i nostri stabilimenti. Noi amiamo l'Italia. Vogliamo portare, con ancora più vigore, l'emblema del Made in Italy sui mercati del mondo". Come già sta facendo Fiat: "Se si affermerà tra i pochi grandi gruppi mondiali sarà un ottimo risultato per tutto il paese. E noi tifiamo perché ciò accada". Ma perché le imprese, la produttività, i salari decollino, conclude Marcegaglia, bisogna però che la politica sappia "svecchiare il paese ed eliminare le incrostazioni corporative che penalizzano il rischio, il merito e il futuro dei giovani".

(21 maggio 2009)


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Di Loredana Morandi (del 21/05/2009 @ 04:30:30, in Magistratura, linkato 1424 volte)
Magistrati e avvocati a braccetto
«Giustizia in crisi, colpa della politica»


In Camera di commercio un convegno dell'Associazione magistrati e della Funzione pubblica - Cgil con avvocati, giudici e amministratori. Sempre più cause civili e penali, sempre più tagli a personale e risorse: «In altri settori c'è la mobilità, ma nei tribunali nessun dipendente in più».

«Senza giustizia esiste soltanto la legge del più forte». Un allarme da Terzo Mondo, non da democrazia occidentale. Roba da secoli andati o paesi malati, non da anni Duemila in Occidente.
Eppure è la frase-simbolo con cui l'Associazione nazionale magistrati ha firmato un suo video-documentario proiettato ieri in Camera di commercio.

Lo schermo era quello dei lavori della Giornata per la giustizia organizzata in collaborazione con la Funzione pubblica-Cgil, rappresentata da Agostino Di Maria. Tra gli ospiti Camera di commercio (Giuliano Campanella segretario), Comune (Alessandra Moretti vicesindaco) e Provincia (Dino Secco vicepresidente).

In una società sempre più complessa e conflittuale, la sensazione precisa - echeggiata nel convegno attraverso le parole di più di un partecipante - è che le disfunzioni della giustizia vengano ben coltivate dai politici-legislatori. Attenzione: coltivate, queste disfunzioni, non rimediate: per poter poi parlar male dei magistrati e del personale amministrativo, e quindi raccogliere consensi elettorali tra chi delle disfunzioni è vittima sfortunata o spettatore indignato.

I casi giudiziari in Italia sono in aumento continuo - per l'accresciuta vocazione alla lite e anche per l'introduzione di reati in più, l'opposto della semplificazione teorizzata - mentre il personale è calato in sette anni di 6 mila unità.

Vicenza e Bassano, le due sedi di Tribunale in provincia, tengono dietro alle medie: 15 mila nuovi procedimenti civili ogni anno che a Santa Corona vengono ad aggravare il dato delle cause pendenti, carichi di lavoro per magistrato ampiamente superiori alle medie venete, «una causa civile ogni 35 abitanti e una penale ogni 73» ha dettagliato il sostituto procuratore Alessandro Severi. In compenso: tagli a tutti i livelli con la legge 133, organici dei magistrati in difetto, impiegati non rimpiazzati.

«In altri settori del pubblico impiego funziona la mobilità»: c'è chi si trasferisce all'Inpdap, l'ente previdenziale degli statali, ha raccontato il sindacalista Sergio Merendino. Ma nei tribunali invece non si può: «Né lì né all'Agenzia delle entrate o all'Ispettorato del lavoro. Non è che la scelta del governo sia proprio quella di depotenziare gli uffici della giustizia, del fisco che combatte l'evasione tributaria, della lotta all'evasione previdenziale? E favorire solo i settori dove... non si disturba il conducente?».

Con i numeri stretti del personale, delle strutture e delle risorse fanno i conti i presidenti di Vicenza (Giuseppe Bozza) e Bassano (Aurelio Gatto). Il primo ha parlato dell'aspettativa positiva sul nuovo tribunale in borgo Berga, «ma i tempi di trasferimento li sa l'Amministrazione comunale», comunque non prima dell'agosto 2010. Il secondo ha lanciato l'allarme-funzionalità nel caso possibile di un accorpamento bassanese su Vicenza.
Con la macchinosità del sistema si misurano gli avvocati e i giudici di pace.

Per i primi ha parlato al convegno di corso Fogazzaro il presidente Lucio Zarantonello: «230 mila avvocati in Italia e 1100 a Vicenza sono una realtà sicuramente preoccupante - per i numeri s'intende e per la possibilità di ben lavorare -: ma non è vero che sia questa quantità di professionisti ad allungare i tempi della giustizia».
Per i secondi è intervenuto Massimo Zampese, riferendo sulla situazione complessivamente migliore dei "tempi della giustizia" davanti ai giudici di pace, ma avvertendo anche del rischio di progressivi incrementi dei compiti per effetto delle scelte parlamentari.

Ultimo ad avere la parola dal coordinatore del dibattito, il giornalista Stefano Ferrio, è stato Cosimo Arnone della Fp-Cgil nazionale: «Ogni riforma che verrà, necessaria per assicurare ai cittadini il diritto a un processo ragionevolmente rapido, deve essere condivisa da tutti gli addetti». E non può avere come elemento-base la politica dei tagli o della mortificazione di chi, giudice o dipendente amministrativo, dentro ai tribunali vive e lavora.

Antonio Trentin
Il Giornale di Vicenza 21/05/2009

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