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 clio, 20 giorni, in allattamento..... di Lunadicarta
 
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La spada della giustizia non ha fodero.

Joseph de Maistre
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 01/09/2011 @ 19:27:09, in Magistratura, linkato 1485 volte)
Inchiesta P4: in Procura
atti su generale Adinolfi



Roma, 1 set. (Adnkronos) - Sono all'esame del procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna gli atti che, nell'ambito dell'inchiesta sulla P4 in corso a Napoli e riguardanti il generale della Guardia di finanza Michele Adinolfi, sono stati trasferiti per competenza all'esame del pubblico ministero della Capitale.

La decisione e' stata della Cassazione.
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Di Loredana Morandi (del 01/09/2011 @ 19:23:16, in Magistratura, linkato 1768 volte)
Tutto è bene, quel che finisce bene...


"Estorsione al premier Berlusconi",
arrestati Tarantini e la moglie


ultimo aggiornamento: 01 settembre, ore 17:03
Napoli - (Adnkronos/Ign) - Operazione della Digos della Questura di Napoli, in collaborazione con quella di Roma. L'arresto eseguito in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli. Ricercato Valter Lavitola, direttore dell'Avanti!. Lui precisa: ''Non sono latitante, chiarirò la mia posizione''. La Procura avrebbe raccolto "gravi e consistenti indizi in ordine alla ripetuta dazione, da parte di Berlusconi e a favore dei coniugi Tarantini di somme di denaro contante e di altri benefici di carattere economico". Si parla di un versamento di circa 500mila euro.

Napoli, 1 set. (Adnkronos/Ign) - La Digos della Questura di Napoli, in collaborazione con quella di Roma, ha arrestato Gianpaolo Tarantini, 36enne, e la moglie Angela Devenuto, 34enne, per estorsione ai danni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Come fa sapere la Questura di Napoli, l'arresto è stato eseguito in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli.

L'imprenditore pugliese è stato condotto in Questura a Napoli, poco dopo le 12, per essere fotosegnalato e poi condotto nel carcere napoletano di Poggioreale. L'estorsione ai danni del presidente del Consiglio sarebbe consistita in un versamento di circa 500mila euro all'imprenditore barese .

L'attività investigativa che ha portato all'emissione dei provvedimenti cautelari trae origini da più ampie e diversificate indagini coordinate dai magistrati della Sezione criminalità economica della Procura di Napoli. E si è basata su servizi di intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura ed eseguite dalla Digos della Questura di Napoli su alcune società "dove Valter Lavitola sembra svolgere non meglio definite attività di consulenza", spiega il procuratore aggiunto Francesco Greco coordinatore della Sezione criminalità economica.

Nell'ambito di tali indagini la Procura avrebbe raccolto "gravi e consistenti indizi - spiegano in Procura - in ordine alla ripetuta dazione, con modalità dissimulate o comunque non trasparenti e con l'intervento e la mediazione del Lavitola, da parte dell'onorevole Silvio Berlusconi e a favore dei coniugi Tarantini di somme di denaro contante e di altri benefici di carattere economico".

Benefici che sarebbero consistiti tra l'altro in pagamento di spese legali, canone di locazione di una casa, impieghi ed altri incarichi di lavoro. Sarebbe emerso inoltre, secondo gli inquirenti, che Lavitola tratteneva per sé parti consistenti delle somme ricevute dal presidente del Consiglio impiegandole in diverse società a lui direttamente riferibili e concertava con Gianpaolo Tarantini le iniziative processuali più idonee per costringere l'onorevole Berlusconi a disporre il pagamento di ulteriori somme. "Tali iniziative - spiegano in Procura - in particolare dovevano essere prese da Tarantini nell'ambito dei procedimenti in cui lo stesso risulta tuttora indagato dall'autorità giudiziaria di Bari".

Spiega ancora il procuratore aggiunto Greco che "gli esiti delle investigazioni predette venivano poi a confluire con quelli delle parallele investigazioni condotte dalla sezione reati contro la pubblica amministrazione aventi ad oggetto lo stesso Lavitola ed altri soggetti nell'ambito del procedimento a carico di Alfonso Papa (parlamentare del Pdl arrestato il 20 luglio scorso, ndr), Luigi Bisignani ed altri". Gli agenti della Digos di Napoli hanno eseguito sei perquisizioni in abitazioni e uffici mentre Valter Lavitola, direttore ed editore del quotidiano online dell'Avanti!, è ricercato.

"E' passata sui media la notizia che sono latitante. Non è vero - precisa lui in una nota - Sono all'estero per lavoro da prima che 'Panorama' consentisse di esercitare i diritti di informazione dell'indagato mediante la pubblicazione del suo scoop. Come è noto alla Procura, buona parte della mia attività lavorativa si svolge all'estero ormai da qualche anno. Attendo di definire con il mio avvocato le decisioni da prendere".

"E' mia intenzione collaborare pienamente con la giustizia per chiarire la questione. Infine, ribadisco con forza che non mi è mai neppure passato per la testa di raggirare il presidente Berlusconi, né di impossessarmi di presunte somme - conclude Lavitola - destinate a una famiglia in difficoltà".
 
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Di Loredana Morandi (del 01/09/2011 @ 19:08:08, in Magistratura, linkato 1846 volte)

Ora il Csm si renda credibile


di Gianluca Di Feo

Indicare i nuovi nomi ai vertici della magistratura e garantire l'imparzialità. Ecco gli obbiettivi del Csm


 L'obiettivo è chiaro, indicato da Michele Vietti nel suo discorso di insediamento alla vicepresidenza del Csm: "Riguadagnare prestigio e consenso al nostro organo, scosso anche da recenti scandali, recuperarli per il sistema giustizia nel suo insieme, per la magistratura". Bene, il Consiglio superiore ha ora l'occasione per mostrare agli italiani che quest'autunno segnerà un cambiamento di rotta. E che i criteri di efficenza, qualità e rapidità ispireranno la scelta dei nuovi vertici delle Procure.

Entro pochi mesi bisognerà infatti indicare chi guiderà i pm di Roma, Napoli, Catania, Genova: uffici fondamentali per imporre concretamente il rispetto della legalità, combattere la mafia e la corruzione. Il Csm lo dovrà fare senza ombre di interessi particolari, di giochi di potere o di contiguità alla politica. Il suo compito costituzionale è garantire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura; ma adesso il Consiglio ha un'altra missione, ancora più importante: restituire credibilità a pm e giudici, la cui immagine è sempre più legata alla crisi di un apparato incapace di rispondere alla richiesta di giustizia penale e civile dei cittadini. Lo ha detto lo stesso Vietti: "Questo andrà fatto con particolare attenzione alle regole deontologiche, che ovviamente non devono valere solo per i magistrati ma anche per i componenti del Consiglio, e cercando tutti insieme di recuperare uno stile di rigore e di serietà. Abbiamo il compito di tutelare un bene prezioso: la credibilità, l'imparzialità, la terzietà del magistrato".

A dimostrarlo sarà la capacità del Csm di dare risposte rapide e condivise, mettendo da parte vincoli e tentazioni di schieramento, e di indicare nuovi vertici di grande prestigio. Oggi il criterio di anzianità che fu usato per sbarrare la strada a Giovanni Falcone non è più il fondamento di ogni promozione. Ma come ha ribadito più volte il presidente Giorgio Napolitano "le scelte debbono essere frutto di accertate professionalità e di sperimentate qualità morali e intellettuali dei candidati. C'è la necessità che i criteri di valutazione prescindano dalla mera anzianità o da logiche correntizie".

Enrico Carfì, il giudice milanese autore di celebri sentenze contro la corruzione e oggi membro della commissione del Csm incaricata di prendere queste decisioni, ha aggiunto che "in occasione di importanti nomine apicali alle logiche correntizie, si aggiungono imponenti pressioni politiche esterne provenienti dalla maggioranza di governo e non soltanto da essa". Questa volta non deve accadere.

(31 agosto 2011)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ora-il-csm-si-renda-credibile/2159441



Vietti: “reato di clandestinità inutile e dannoso”

Stranieri in Italia - ‎25/ago/2011‎
E' quanto propone il vicepresidente del Csm, Michele Vietti che, intervenendo al Meeting di Rimini, osserva: "Abbiamo un sistema sanzionatorio penale molto farraginoso e pesante, che finisce per intasare completamente il sistema processuale". ...

Dl manovra: Vietti, inserire provvedimenti urgenti per giustizia

Archivio Radiocor - ‎25/ago/2011‎
Come razionalizzazione uffici e rito civile piu' breve (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Rimini, 24 ago - La giustizia "e' un capitolo del grande libro dell'economia" e occorre quindi inserire alcuni provvedimenti nel Dl manovra per velocizzare il processo ...

Dl manovra: Vietti, inserire provvedimenti urgenti per giustizia

Archivio Radiocor - ‎25/ago/2011‎
Come razionalizzazione uffici e rito civile piu' breve (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Rimini, 24 ago - La giustizia "e' un capitolo del grande libro dell'economia" e occorre quindi inserire alcuni provvedimenti nel Dl manovra per velocizzare il processo ...

Carceri: Vietti, si ricorra molto di piu' a pene alternative

Libero-News.it - ‎24/ago/2011‎
E' l'esigenza sottolineata dal vicepresidente del Csm Michele Vietti, intervenuto al Meeting di Rimini sul tema della giustizia e delle carceri. "Bisogna trovare misure strutturali e non che durino lo spazio di un mattino, come purtroppo talora e' ...

Giustizia, Vietti: moratoria su introduzione nuovi reati

Adnkronos/IGN - ‎24/ago/2011‎
E' quanto propone il vicepresidente del Csm Michele Vietti che, intervenendo al Meeting di Rimini, osserva: "Abbiamo un sistema sanzionatorio penale molto farraginoso e pesante, che finisce per intasare completamente il sistema processuale". ...

Giustizia: Vietti, moratoria su introduzione nuovi reati

University.it (Comunicati Stampa) - ‎24/ago/2011‎
E' quanto propone il vicepresidente del Csm Michele Vietti che, intervenendo al Meeting di Rimini, osserva: "abbiamo un sistema sanzionatorio penale molto farraginoso e pesante, che finisce per intasare completamente il sistema processuale". ...

Manovra: Vietti, si occupi di Giustizia

ANSA.it - ‎24/ago/2011‎
Se si perdesse questo treno sarebbe un male, e non possiamo permettercelo'': lo ha detto il vice presidente del Csm Michele Vietti al Meeting di Cl. Secondo Vietti, bisogna innanzitutto intervenire sulla scenografia giudiziaria dell' Italia, ...

Carceri: Vietti, si ricorra molto di piu' a pene alternative (2)

La Repubblica Parma.it - ‎24/ago/2011‎
Il vicepresidente del Csm resta convinto che "il problema delle carceri non si risolve con interventi occasionali: ci vogliono interventi strutturali, tra cui credo vada posto anzitutto il tema del ricorso a misure alternative alla detenzione, ...

Carceri: Vietti, si ricorra molto di piu' a pene alternative

La Repubblica Parma.it - ‎24/ago/2011‎
E' l'esigenza sottolineata dal vicepresidente del Csm Michele Vietti, intervenuto al Meeting di Rimini sul tema della giustizia e delle carceri. "Bisogna trovare misure strutturali e non che durino lo spazio di un mattino, come purtroppo talora e' ...

Giustizia: Vietti, moratoria su introduzione nuovi reati (2)

La Repubblica Parma.it - ‎24/ago/2011‎
Per il vicepresidente del Csm occorre "uscire da questo circuito perverso, per cui ogni problema si risolve introducendo un nuovo reato, per di piu' in un sistema ad azione penale obbligatoria, facendo cosi' scattare piu' procedimenti penali e ...

Manovra: Vietti, agganciare al treno anche il vagone giustizia

Libero-News.it - ‎24/ago/2011‎
E' quanto chiede il vicepresidente del Csm Michele Vietti, intervenendo al Meeting di Rimini, sul sistema giustizia, a proposito del decreto sulla manovra anti-crisi predisposta dal governo e ora in sede di conversione in Parlamento. ...

Giustizia: Vietti, moratoria su introduzione nuovi reati

Libero-News.it - ‎24/ago/2011‎
E' quanto propone il vicepresidente del Csm Michele Vietti che, intervenendo al Meeting di Rimini, osserva: "abbiamo un sistema sanzionatorio penale molto farraginoso e pesante, che finisce per intasare completamente il sistema processuale". ...

Manovra: Vietti, si occupi di Giustizia

Corriere della Sera - ‎24/ago/2011‎
Se si perdesse questo treno sarebbe un male, e non possiamo permettercelo'': lo ha detto il vice presidente del Csm Michele Vietti al Meeting di Cl. Secondo Vietti, bisogna innanzitutto intervenire sulla scenografia giudiziaria dell' Italia, ...

La Repubblica Parma.it - ‎24/ago/2011‎
Il vicepresidente del Csm sottolinea infatti che "le risorse per la giustizia sono limitate e non possiamo distribuirle in modo irrazionale sul territorio". In particolare, Vietti parla della necessita' di una "revisione delle circoscrizioni ...

Manovra: Vietti, agganciare al treno anche il vagone giustizia

La Repubblica Bologna.it - ‎24/ago/2011‎
E' quanto chiede il vicepresidente del Csm Michele Vietti, intervenendo al Meeting di Rimini, sul sistema giustizia, a proposito del decreto sulla manovra anti-crisi predisposta dal governo e ora in sede di conversione in Parlamento. ...

Giustizia: Vietti (Csm) occorre includerla in treno Manovra

Borsa Italiana - ‎24/ago/2011‎
Lo ha spiegato il vice presidente del Csm, Michele Vietti, durante una conferenza stampa al Meeting di Rimini. "Serve un documento che contempli interventi urgenti, ad iniziare dal tema della geografia giudiziaria", ha spiegato ancora Vietti. ...

MANOVRA, CSM: SI PENSI A GIUSTIZIA.Carceri, "trovare pene alternative"

TGCOM - ‎24/ago/2011‎
19:12 - Il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, chiede che nella manovra economica vengano inseriti provvedimenti urgenti per la giustizia. "Se si perdesse questo treno sarebbe un male, e non possiamo permettercelo", ha detto parlanto al Meeting di ...

MANOVRA BIS: VIETTI, INTRODURRE NORME PER RIFORMA GIUSTIZIA

eMutuo.it - ‎24/ago/2011‎
(ASCA) – Rimini, 24 ago – La riforma della giustizia valepiu' di tanti tagli. E' quanto afferma il vice presidente delCsm, Michele Vietti, in una intervista a Ilsussidiario.net,anticipando il suo intervento in programma oggi al Meeting diRimini. ...

GIUSTIZIA: VIETTI, LA POLITICA SI DIA UN CODICE ETICO MA NO A ...

Agenzia di Stampa Asca - ‎24/ago/2011‎
E' quanto sostiene il vice presidente del Csm, Michele Vietti, in una intervista a Ilsussidiario.net anticipando i temi del suo intervento oggi al Meeting di Rimini. Sull'immunita' ai parlamentari, Vietti ritiene che l'opinione pubblica in questa fase ...

MANOVRA BIS: VIETTI, INTRODURRE NORME PER RIFORMA GIUSTIZIA

Agenzia di Stampa Asca - ‎24/ago/2011‎
E' quanto afferma il vice presidente del Csm, Michele Vietti, in una intervista a Ilsussidiario.net, anticipando il suo intervento in programma oggi al Meeting di Rimini. ''La giustizia - afferma - e' un elemento fondamentale della competitivita' di un ...

ANTICIPAZIONE/ Vietti (Csm): la riforma della giustizia? Vale più ...

Il Sussidiario.net - ‎23/ago/2011‎
Lo ribadisce a IlSussidiario.net il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, quest'oggi ospite del Meeting di Rimini. «La competizione infatti non riguarda soltanto le imprese, ma anche gli ordinamenti. Laddove saranno lenti e con una scarsa efficacia ...
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Comitato di Coordinamento
fra le Magistrature e l’Avvocatura di Stato

 

Il Comitato Intermagistrature delibera una comune iniziativa di mobilitazione di tutte le magistrature contro gli effetti della manovra economica in corso di approvazione da parte del Governo.

L’iniziativa sarà effettuata secondo le modalità e i tempi previsti dal coordinamento tra le diverse associazioni. 

Il Comitato ribadisce l’assoluta contrarietà alle misure penalizzanti solo per i pubblici dipendenti, e quindi anche per i magistrati, contenute nel decreto legge n. 138/2011 che, invece, non incide su alcuna delle fonti di spreco delle risorse del settore più volte segnalate.

Partecipare consapevolmente allo sforzo di risanamento richiesto al Paese non significa accettare tagli iniqui concentrati solo sullo stipendio dei pubblici dipendenti e non sul reddito complessivo da lavoro.
 

Roma, 1° settembre 2011

Il Comitato Intermagistrature


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Comitato di Coordinamento
fra le Magistrature e l’Avvocatura di Stato
 
 

Dalle notizie diffuse dagli organi di stampa nella serata di ieri, Lunedì 29 agosto 2011, in ordine al contenuto dell’accordo politico raggiunto dalla maggioranza per le modifiche da apportare al D.L. 138/2011 (manovra correttiva bis) in sede di conversione, si apprende che risulterebbe espunto dal testo della manovra il c.d. contributo di solidarietà previsto dall’art. 2.

Il Comitato intermagistrature, in attesa di conoscere nel dettaglio il testo definitivo delle modifiche suddette, ribadisce l’assoluta contrarietà alle misure che incidono unicamente sul pubblico impiego senza colpire gli evasori fiscali (già beneficiati da numerosi condoni), i patrimoni illeciti, le grandi rendite e  le ricchezze del settore privato e le fonti di spreco delle risorse del settore più volte segnalate

E’ del tutto evidente l’incostituzionalità di una disposizione con la quale si opera una decurtazione secca del trattamento economico solo dei dipendenti pubblici, in violazione dei principi di eguaglianza e di progressività del sistema fiscale.

Partecipare consapevolmente allo sforzo di risanamento richiesto al Paese non significa accettare l’iniquo mantenimento dei tagli alle retribuzioni pubbliche già previste dall’art. 9, comma 2, del D.L. 78/2010 che proprio quel contributo di solidarietà, estendendone la disciplina a tutto il settore del lavoro dipendente (pubblico e privato), esplicitamente abrogava in ragione della nuova ed unitaria previsione normativa che richiedeva a tutti i lavoratori dipendenti -pubblici e privati- la partecipazione al risanamento delle pubbliche finanze in un momento di particolare crisi come quello attuale. Appare priva di ratio e contrario al principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione considerare il taglio delle retribuzioni oltre i 90.000 / 150.000 Euro ! come “odiosa tassa” da evitare per il solo settore privato e, per converso, quale necessario risparmio di spesa pubblica in relazione ai lavoratori del settore pubblico.

Per questi motivi il Comitato riserva l’adozione di iniziative di protesta, nessuna esclusa, e di sensibilizzazione dell’opinione  pubblica sui temi della funzionalità del sistema giudiziario.

Roma, 30 agosto 2011
 
Il Presidente del Comitato Intermagistrature
Luca Palamara
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La vergogna più grande per i 4 responsabili: Federico era figlio di un poliziotto. L.M.

Aldrovandi: motivazioni appello, 'punito'


'Tutori ordine pubblico non hanno adempiuto al loro dovere'

30 agosto, 19:55

(ANSA) - FERRARA, 30 AGO - ''Federico Aldrovandi il 25 settembre 2005 non poteva e non doveva essere affrontato con le modalita' gratuitamente violente con cui gli agenti lo hanno approcciato''.

E' un passo delle motivazioni della sentenza di appello che ha confermato le condanne a 3 anni e 6 mesi ''per eccesso colposo'' per i quattro agenti di polizia della questura di Ferrara che causarono la morte del giovane.

Nello svolgimento del loro lavoro di tutori dell' ordine, non hanno adempiuto al loro dovere.
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In tutto questo: NON è nota alcuna protezione per i figli veri del pentito barese...

Il padre riavrà le figlie
La madre amante del pentito
le aveva portate con se


di NICOLA PEPE

BARI - Il Tar dice no al «rapimento» di Stato. Per i giudici amministrativi baresi, il Viminale non può «ipotecare» il diritto di famiglia per proteggere un pentito. Tradotto, non si possono portar via due minori senza il consenso di entrambi i genitori. È destinato a far discutere il decreto cautelare monocratico (secretato) con cui il presidente facente funzioni del tribunale amministrativo per la Puglia, Antonio Pasca, ha accolto il ricorso cautelare del papà di due bambini sottoposti a regime di protezione perchè la mamma ha scelto di seguire il suo amante, un pentito di mafia. La singolare decisione è stata adottata l'altro giorno quando al tribunale amministrativo del capoluogo pugliese dopo il ricorso presentato dal genitore di due ragazzini, di 10 e 14 anni, volatilizzatisi nel nulla un mese fa dopo la una decisione del servizio centrale di protezione del ministero dell'Interno. 

Procediamo con ordine. Nel luglio del 2010, nell'ambito di un blitz antimafia ribattezzato «Libertà», vengono arrestate a Bari una trentina di persone ritenute affiliate a un clan malavitoso (gli Strisciuglio) dedito al traffico di sostanze stupefacenti. Tra gli incarcerati c'è Vito Valerio, un giovane che si rivelerà un killer del gruppo mafioso degli Strisciuglio, egemone nel capoluogo pugliese. Valerio decide di collaborare con la giustizia, i suoi due figli circolano liberamente nel quartiere d'origine, il Libertà, mentre l'uomo intrattiene una relazione con una donna che è sposata ed è madre di due bambine di 14 e 10 anni.

Valerio, nel corso di colloqui investigativi, manifesta la sua preoccupazione per la donna con la quale intrattiene una relazione da diverso tempo. Ed è per questo che il 19 luglio, dopo una sua libera «adesione» al programma di protezione, la donna viene prelevata dalla sua abitazione in via Bovio, al rione Libertà di Bari, unitamente alle due figlie e al nipote, di sei anni che era in affidamento, e portata nella località protetta (come riferito in esclusiva dalla Gazzetta nell'edizione del giorno dopo, il 20 luglio). 

Il marito, nonché papà dei bambini, Roberto G., apprende la notizie qualche ora dopo dai Carabinieri. La moglie, amante del pentito, è riuscita a portar via con sé i tre bambini ottenendo l'ammissione al programma di protezione per “motivi di sicurezza”. La vicenda approda anche al tribunale per i minorenni che, il 2 agosto scorso, in una caserma dei carabinieri, ascolta i bambini e la donna. La più grande manifesta chiaramente l'affetto per il padre e dichiara che «le spaventa cambiare scuola». La donna, invece, dichiara di voler stare con il suo amante: con il marito non va più d'accordo, quindi preferisce restare a vivere sotto protezione con il suo «nuovo amore» ma aggiunge di temere per l'incolumità dei suoi figli. 
Roberto G., rimasto solo, piange come un bambino. Rivuole le sue figlie, ma non sa dove stiano. E non riesce a darsi pace da quel giorno quando, poco dopo l'alba, era uscito di casa per andare a lavorare e aveva salutato la moglie. 

Con le figlie riesce a parlare solo al telefono: «Papà qui siamo in una stanza chiusa» gli riferiscono e aggiungono: «Vogliamo stare con te». Ma il servizio centrale di protezione ha dato priorità alla madre nonostante il matrimonio tra i genitori, a partire dal 1998, non abbia conosciuto soluzione di continuità. L’uomo, assistito dall'avv. Fabio Campese, presenta un ricorso al Tar Puglia. Il ragionamento del legale è questo: chi stabilisce come violare la Costituzione, cioè minare la potestà genitoriale? Chi ha deciso con chi devono restare i bambini visto che non sono neanche figli legittimi del pentito ma solo legati a lui attraverso la sua amante?

La questione finisce sul tavolo del presidente facente funzioni del Tar, Antonio Pasca, che sfocia in un decreto cautelare che ribalta la scelta del Viminale e accoglie, sia pure fino all'8 settembre, il ricorso del padre: tradotto, le bambine devono tornare a casa, salvo diversa decisione del tribunale per i minorenni. Il decreto cautelare è un provvedimento immediatamente esecutivo per legge ed è inappellabile: una sua violazione comporta un reato.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=451947



la disperazione dell'uomo:

«Vi prego, rivoglio le mie bambine»


BARI - Da quel 19 luglio non si dà pace: Roberto G. riesce solo a parlare al telefono con le sua «bambine». La sua disperazione traspare dalle pagine dell’ar ticolo ricorso al Tar presentato dal suo avvocato che, sia pure in questa fase, è riuscito a strappare un provvedimento favorevole dal giudice. Antonio Pasca, il firmatario del decreto non ha dubbi: per sottoporre le due bambine al programma di protezione era indispensabile «la previa acquisizione del consenso da parte dei genitori». Eppure, da quel giorno, l’uomo - tradito dalla moglie che le aveva rivelato quella relazione «solo per farlo ingelosire - non se ne fa una ragione. Soprattutto perchè i figli del pentito Valerio sono liberi di circolare per strada per le strade di Bari, mentre per le sue due bambine e il nipotino esisterebbero rischi per la loro incolumità.

Roberto aveva sposato la sua compagna, poco meno di 13 anni fa, l’11 settembre del 1998. Dalla loro relazione sono nate due figlie, di 14 e 10 anni. Al nucleo familiare si è aggiunto un bambino di sei anni, figlio della cognata di Roberto, che la coppia ha ottenuto in affidamento sin da quando aveva cinque mesi. Il rapporto coniugale tra i due è andato avanti regolarmente, nel senso che tra i due non è intervenuta alcuna separazione anche se la moglie - interrogata il 2 agosto scorso nella caserma dal carabinieri dal magistrato del tribunale per i minorenni di Bari - ha chiarito che «non andava più d’accordo con il marito e che era sua intenzione andare a vivere con Vito (il pentito, ndr)».

Ma in quella stessa audizione in cui la figlia più grande ha chiaramente esposto tutto l’affetto per il padre dichiarando che non le basta vederlo solo per qualche tempo, la moglie ha dichiarato che i figli non sono stati destinatari di alcuna minaccia. Nonostante la decisione del Tar, sulla vicenda, come già detto, è attesa nei prossimi giorni una pronuncia del tribunale per i minorenni cui l’uomo ha fatto ricorso chiedendo l’affidamento delle figlie e del nipotino. [n. p.]

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=2699&IDNotizia=451946
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Una splendida notizia, per la quale mi complimento con la redazione de "Linkiesta". Mi permetto di aggiungere chiarezza all'articolo, che non perviene neppure dalla vicequestore intervistata.  La pedopornografia virtuale ha avuto già due sentenze di condanna di primo grado: la prima su Milano (nona sezione) e la seconda a Cagliari. Pertanto è lecito dichiarare che in Italia la pedopornografia virtuale sia perseguita, eccome. Speriamo che la pessima formazione del corpo speciale di polizia, male amministrato per ben otto anni da uno degli advisor del Ministro, decada definitivamente. Ma intanto...

Grandi LulzSec !!!!

Gli hacker all’attacco dei pedofili su Internet


Luca Pautasso

29 agosto 2011 - 15:27 (*)

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-08-30_122635_densetsu.jpg

I cyberattivisti della Lulz Security diffondono oltre settemila user name e indirizzi e-mail di accesso a un forum utilizzato per caricare e scambiare di disegni lolicon e fotografie a carattere pedopornografico. In materia di lolicon (disegni made in Japan) la legge non è così chiara.

LulzSec all’attacco della pedofilia in rete. Ieri i cyberattivisti della Lulz Security hanno diffuso su Pastebin oltre settemila user name (comprensivi di indirizzi e-mail) e password di accesso al forum densetsu.com, utilizzato dai suoi frequentatori per caricare, condividere e scambiare disegni lolicon ma anche fotografie a carattere pedopornografico. Lo stesso forum è stato “defacciato” dagli hacktivist che, non accontentandosi di sottrarre i dati sensibili dei frequentatori, hanno sostituito molte immagini “incriminate” e diversi post con i propri loghi e le rivendicazioni dell’incursione.

Tutti i dati sono ancora consultabili all’indirizzo http://pastebin.com/SCdpTr2d.

L’attacco di LulzSec porta alla ribalta un fenomeno molto diffuso on-line, e tuttavia ancora poco conosciuto: il fenomeno Lolicon, per l’appunto, legato alla diffusione di fumetti, disegni e cartoon a sfondo sessuale che ritraggono bambini e bambine. Una realtà virtuale che vive e prospera ai limiti della legalità, contrastata in molti paesi e ammessa in tanti altri. Un fenomeno che sul web si sostituisce o si sovrappone a quello dello scambio di materiale pedopornografico a tutti gli effetti, e le cui caratteristiche hanno creato non pochi grattacapi ai legislatori di mezzo mondo.

Lolicon, crasi di “Lolita complex”, è la parola made in Japan usata per definire l’attrazione morbosa avvertita da parte di un adulto verso le ragazzine giovanissime, proprio come la ninfetta protagonista del romanzo di Vladimir Nabokov. Il termine viene però più specificatamente utilizzato per indicare quell'immenso panorama di fumetti e cartoon pornografici in stile manga che vede come protagoniste ragazzine minorenni, nella stragrande maggioranza dei casi bambine e preadolescenti, in atteggiamenti che non lasciano proprio nulla all'immaginazione. Quando i protagonisti sono giovani maschi, il termine utilizzato per definire il complesso (e i corrispondenti fumetti) fumetti è invece shotacon, dall'altra parola-macedonia giapponese “shotaro-complex”.

Al di là delle finezze lessicali, resta l'essenza di una forma di pedopornografia declinata in matita e china. Non c'è nessun limite alla fantasia degli autori delle storie, dall'incesto, allo stupro, alle molestie in classe, né dubbi sul fatto che quelle piccole “eroine” del fumetto impegnate in acrobatiche performance sessuali siano ben lontane dalla soglia della maggiore età. E quando i tratti e gli atteggiamenti smaccatamente infantili non bastano a fugare incertezze anagrafiche, infatti, ci pensano i dialoghi a mettere bene in chiaro le cose. Non è raro poi incappare in siti web nei quali, per rendere la rappresentazione ancora più realistica, al tratto di matita in stile “jap” cartoon si sostituisce la grafica 3D.

Una realtà che in giro per il mondo ha ovviamente suscitato non poco scalpore, anche se la giurisprudenza internazionale in proposito è contrastante. Provando a tracciare una sorta di “planisfero” della perseguibilità della fumettistica Lolicon, scopriamo che in Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia, Sud Africa e Svezia ne è stato reso illegale il traffico, la distribuzione, la fruizione e il possesso. In questi paesi il legislatore ha deciso di rendere incriminabili fumetti e cartoon perché questi, spesso, vengono realizzati a partire da immagini reali, “cartoonizzate” tracopiandole un po' come accade per i disegni riprodotti su carta velina.

Le leggi olandesi escludono invece il Lolicon dal materiale proibito poiché non è considerato realistico. Ma non mancano le nazioni in cui la legalità di questo genere di pubblicazione è attualmente oggetto di accesa discussione: tra questi, il Regno Unito, gli Stati Uniti d'America (dove molte associazioni genitoriali e per la tutela dei diritti dei fanciulli si sono scagliate con forza contro questo fenomeno, ndr), e lo stesso Sol Levante, in cui il Lolicon è nato.

E in Italia? Il legislatore nazionale si è occupato di pedopornografia nel Titolo XII del Codice Penale, “Dei delitti contro la persona”, all'articolo 600-ter. Ma di pedopornografia virtuale si parla espressamente solo nell'articolo 600-quater, inserito all'interno del Codice dall'articolo 4 della Legge 38/2006: «Le disposizioni di cui agli articoli 600-ter e 600-quater si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse, ma la pena è diminuita di un terzo. Per immagini virtuali – cita il secondo comma del 600-quater - si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali». Una precisazione, quest'ultima, che fa sì che le disposizioni riguardino esclusivamente i fotomontaggi che raffigurano soggetti reali in situazioni rese realistiche dall'elaborazione grafica, ma che non può in alcun modo essere attribuita a fumetti e cartoni animati come sono Lolicon e Shotacon in senso stretto. Senza contare che l'intero articolo rappresenta un punto molto controverso per la giurisprudenza italiana, che si interroga sulla legittimità del perseguire la pedopornografia virtuale, di per sé immaginaria, al pari della pedopornografia tout-court, con vittime e carnefici tristemente reali.

A spiegare questo principio ai lettori de Linkiesta è il vicequestore aggiunto Elvira D'Amato, del centro nazionale per il contrasto alla pedofilia sulla Rete: «In Italia il cartone animato, così come il fumetto o la riproduzione 3D, non sono contemplati dagli articoli del Codice penale, che si occupano in questo caso di perseguire i delitti contro la persona, proprio perché i soggetti raffigurati non sono persone reali. Viceversa – prosegue il vicequestore aggiunto D'Amato – un fotomontaggio che raffigurasse un minore, nonostante non ritragga una situazione verificatasi nella realtà, sarebbe incriminabile» Anche in questo caso, però, non mancano i dubbi giurisprudenziali sul fatto che sia o meno incriminabile qualcosa che non è mai accaduto davvero. Perché, spiega ancora D'Amato, «La legge non può punire l'intenzione di reato. Per quanto il contenuto di un fumetto sia di carattere palesemente pedopornografico, non è perseguibile penalmente al pari di un fumetto che raffiguri scene di omicidio o qualsiasi altra forma di violenza».

Qualunque sia però la scelta del legislatore nazionale, il fenomeno lolicon non trova né ostacoli né confini sul web. Il forum preso di mira dai cyberattivisti non è che un caso tra migliaia, e molto probabilmente non si tratta nemmeno di uno tra i più “gettonati”. Basta infatti appoggiarsi al server di qualche paese dove non ci siano impedimenti legali per poter pubblicare liberamente e senza censure, con qualunque sistema: blog, forum, ma soprattutto piattaforme di download, torrent e canali peer-to-peer, gli stessi su cui viaggiano anche musica e film pirata. E per mettere le mani su un fumetto “lolicon”, in lingua originale o in inglese, spagnolo, portoghese, italiano e innumerevoli altre traduzioni, non serve nemmeno tutta la fatica e le precauzioni che i pirati impiegano per scaricare illegalmente un film in anteprima: basta un rapido sguardo ai suggerimenti di Google, e il gioco (sporco) è fatto.

http://www.linkiesta.it/gli-hacker-all-attacco-dei-pedofili-su-internet

 

(* purtroppo il sito densetsu.com, registrato a Montreal ed in hosting negli Stati Uniti, è già online, ma è stato letteralmente svuotato)
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Da Berlusconi mezzo milione a Tarantini
per i pm un'estorsione ai danni del premier

L'imprenditore che aveva portato Patrizia D'Addario a Palazzo Grazioli e Lavitola indagati. Il Cavaliere: "Ho aiutato una persona". L'inchiesta di Woodcock rivelata da Panorama

di DARIO DEL PORTO

NAPOLI - Un versamento di mezzo milione di euro più altre somme ogni mese. Così il premier Silvio Berlusconi pagava Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore che nel 2008 portò Patrizia D'Addario a Palazzo Grazioli. La circostanza, secondo quanto riferito dal numero di Panorama in edicola oggi, sarebbe agli atti di un'inchiesta della Procura di Napoli che ipotizza un'estorsione ai danni del presidente del Consiglio. Nel registro degli indagati sarebbero iscritti fra gli altri Tarantini e il giornalista Walter Lavitola, direttore ed editore de L'Avanti!, protagonista un anno fa della campagna di stampa sulla casa di Montecarlo in uso al cognato di Gianfranco Fini.

Nelle anticipazioni diffuse ieri e rilanciate dalle agenzie di stampa e siti online, il settimanale di proprietà dello stesso Berlusconi riferisce numerosi particolari indicati come al centro dell'indagine nella quale il premier risulterebbe come parte offesa. Il fascicolo sarebbe affidato ai pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, i magistrati che in questi mesi si sono occupati del caso P4 (i primi due) e del procedimento nei confronti del deputato pdl Marco Milanese. Nella ricostruzione di Panorama, Tarantini avrebbe ricevuto il denaro per dichiarare al processo istruito a Bari che il premier non sapeva di ospitare escort retribuite dall'imprenditore. "Pagato per mentire? No, perché al telefono Tarantini ribadisce più volte che quella è la verità", sostiene il settimanale nelle sue anticipazioni. I 500 mila euro, si legge ancora nel resoconto, dovevano servire "soprattutto" a convincere l'imprenditore pugliese a scegliere il patteggiamento per evitare un processo pubblico e la conseguente pubblicazione di "intercettazioni telefoniche ritenute imbarazzanti" che avrebbe danneggiato il premier. La Procura di Napoli non commenta. Dall'ufficio dei pm traspaiono però in maniera chiara stupore e irritazione per la diffusione di indiscrezioni su un argomento così delicato, per giunta in una fase dell'indagine indicata dal periodico come "a un punto di svolta" e a breve distanza dagli sviluppi investigativi che, soprattutto nell'ambito del caso P4, avevano visto gli inquirenti imbattersi in numerose e allarmanti fughe di notizie.

Il settimanale di Berlusconi ospita anche una dichiarazione del premier: "Ho aiutato una persona (vale a dire Tarantini n. d. r.) e una famiglia con bambini che si è trovata e si trova in gravissime difficoltà economiche. Non ho fatto nulla di illecito, mi sono limitato ad assistere un uomo disperato non chiedendo nulla in cambio. Sono fatto così e nulla muterà il mio modo di essere". L'avvocato Nicola Quaranta, legale di Tarantini con l'avvocato Giorgio Perroni, contattato da Repubblica spiega che l'imprenditore non ha presentato alcuna richiesta di patteggiamento nel filone escort: "È nostro interesse leggere conoscere tutti gli atti. Attendiamo l'avviso di conclusione delle indagini per guardare le carte e fare le nostre valutazioni".

Nella versione di Panorama, l'indagine dei pm Curcio, Woodcock sarebbe imperniata su intercettazioni telefoniche anche molto recenti. Molte riguarderebbero conversazioni di Lavitola con Tarantini o con la moglie dell'imprenditore. Gli inquirenti sospetterebbero inoltre un "gigantesco raggiro" ai danni di Tarantini ad opera dell'editore de L'Avanti! che avrebbe trattenuto 400 dei 500 mila euro per impiegarli in operazioni finanziarie. In un colloquio dello scorso luglio Lavitola si sarebbe sfogato con Berlusconi parlando dell'inchiesta P4, nella quale sono detenuti il lobbista Luigi Bisignani (agli arresti domiciliari) e il deputato del Pdl Alfonso Papa (in carcere) e dove è indagato a piede libero anche l'editore per un'ipotesi di rivelazione del segreto d'ufficio. Nella conversazione Berlusconi replicherebbe tranquillamente affermando di essere distaccato dalle questioni al vaglio dei magistrati e aggiungendo di poter mettere la mano sul fuoco sull'integrità di Gianni Letta.

(25 agosto 2011) http://www.repubblica.it/cronaca/2011/08/25/news/berlusconi_tarantini-20839851/

La Rassegna

Panorama: inchiesta procura di Napoli per estorsione a Silvio ...

Il Messaggero - ‎11 ore fa‎
Lo scrive il settimanale Panorama in edicola da domani. L'inchiesta dei sostituti procuratori Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli sarebbe a una svolta ei pm avrebbero portato all'attenzione del gip Amelia Primavera alcune ...

Da Berlusconi mezzo milione a Tarantini per i pm un'estorsione ai ...

La Repubblica - ‎30 minuti fa‎
L'inchiesta di Woodcock rivelata da Panorama NAPOLI - Un versamento di mezzo milione di euro più altre somme ogni mese. Così il premier Silvio Berlusconi pagava Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore che nel 2008 portò Patrizia D'Addario a Palazzo ...

Panorama: “Inchiesta a Napoli su estorsione di Tarantini a Silvio ...

Il Fatto Quotidiano - ‎7 ore fa‎
La notizia di un'inchiesta aperta dalla procura di Napoli viene lanciata dal sito Panorama.it, testata del gruppo Mondadori. Diverse le persone indagate, tra queste risulterebbe appunto Tarantini, l'imprenditore della sanità pugliese organizzatore, ...

18.00 - Berlusconi, Panorama: vittima di tentata estorsione a Napoli

il Paese Nuovo - ‎11 ore fa‎
Roma - Secondo quanto appreso da Panorama, l'ipotesi della procura di Napoli è che Gianpaolo Tarantini avrebbe ricevuto il compenso per continuare a dichiarare, nel processo barese in cui è indagato, che Berlusconi non sapeva di ospitare alle sue feste ...

Berlusconi vittima, a Napoli un'inchiesta per estorsione

L'Essenziale - ‎6 ore fa‎
La procura di Napoli avrebbe aperto un'inchiesta che ipotizza il reato di estorsione ai danni di Silvio Berlusconi: la notizia è stata pubblicata dal settimanale Panorama in edicola oggi, secondo cui nel registro degli indagati sarebbero iscritti ...

Berlusconi, 500mila euro al pappone?

Giornalettismo - ‎12 ore fa‎
Ne da' notizia il settimanale Panorama in un articolo che sara' pubblicato sul numero in edicola da domani. GLI INDAGATI - La procura avrebbe iscritto al registro degli indagati piu' persone: tra loro Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese che nel ...

PANORAMA: BERLUSCONI NEGA ESTORSIONE TARANTINI, "ERA IN DIFFICOLTÀ"

ilVelino/AGV Agenzia Giornalistica il Velino - ‎12 ore fa‎
Il presidente del Consiglio nega di essere vittima di un'estorsione ea Panorama ha dichiarato: “Ho aiutato una persona (Tarantini, ndr) e una famiglia con bambini che si è trovata e si trova in gravissime difficoltà economiche. ...

Berlusconi indagato per estorsione

CapannoriNews.info - ‎7 ore fa‎
La notizia è stata resa nota dal settimanale Panorama. L'inchiesta è stata avviata e portata avanti dai sostituti procuratori Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli, e ora sembra giunta al termine. Tra gli indagati si annoverano ...

Berlusconi accusato di estorsione dalla procura di Napoli

Altopascio.info - ‎10 ore fa‎
A rivelare la notizia è il settimanale Panorama. A quanto pare l'inchiesta condotta dai sostituti procuratori Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli sarebbe arrivata al termine. Tra gli indagati ci sarebbero anche Gianpaolo ...

L'inchiesta bomba di Napoli: "Estorsione ai danni del Cav"

Libero-News.it - ‎9 ore fa‎
Ne dà notizia il settimanale Panorama in un articolo che sarà pubblicato sul numero in edicola giovedì 25 agosto. La procura avrebbe iscritto nel registro degli indagati più persone: tra loro Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese che nel 2008 ..
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Oggi io contatterò la Procura di Teramo per mostrare loro la fabbrica dell'odio e delle svastiche. L.M.

Melania, la procura di Teramo ordina
accertamenti patrimoniali su Parolisi
Interrogati quattro parenti della vittima su alcuni comportamenti del caporalmaggiore


ROMA - La Procura di Teramo ha disposto accertamenti patrimoniali su Salvatore Parolisi, unico accusato dell'omicidio della moglie, Melania Rea. La situazione economica del caporalmaggiore potrebbe offrire spunti interessanti alle indagini, anche alla luce di quanto contenuto nelle intercettazioni e nelle comunicazioni via Facebook tra Parolisi e l'amante Ludovica, con il primo che cercava di giustificare il fatto di non avere ancora deciso di separarsi per i problemi legati agli alimenti da dare a Melania.

Il particolare è riportato nell'ordinanza del Tribunale del Riesame dell'Aquila
che ieri ha respinto la richiesta di Parolisi di annullare l'ordinanza di arresto firmata dal Gip di Teramo. «È vero - affermano i giudici - che tra l'uxoricidio e la separazione la seconda scelta appare di gran lunga la più ragionevole, se non per scrupolo morale, quantomeno per un'analisi costi-benefici. Ma non si deve neppure trascurare che, in una situazione come quella del Parolisi, con uno stipendio da sottufficiale dell'esercito, la separazione dalla moglie casalinga, senza attività lavorativa e con una figlia piccola da mantenere, avrebbe comportato per lui una situazione economica difficile. Anche qui non si vuole certo affermare che la prospettiva di versare un assegno di mantenimento alla moglie costituisca da solo un valido incentivo all'uxoricidio: si vuole solo rilevare come anche tale prospettiva abbia influito nell'acuire lo stato di tensione interna del Parolisi, stato di tensione che sarebbe deflagrato nell'episodio delittuoso poi dallo stesso posto in essere, trovandosi in una situazione in cui non intravedeva una razionale via di uscita».

Ieri i sostituti Greta Aloiosi e Davide Rosati hanno ascoltato per oltre sei ore Gennaro e Michele Rea
, padre e fratello di Melania, un cugino e uno zio. Gli inquirenti si sarebbero focalizzati su alcuni particolari del comportamento di Parolisi (per esempio si chiudeva in bagno con il computer), alcuni già emersi dalle indagini e ora rivisti da altra prospettiva, e altri inediti.

Mercoledì 24 Agosto 2011 - 15:31
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Di Loredana Morandi (del 24/08/2011 @ 05:07:15, in Osservatorio Famiglia, linkato 2422 volte)

Delitto Melania, Parolisi resta in carcere

I giudici del riesame respingono il ricorso del caporalmaggiore: "Quadro indiziario immutato"


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/melania_rea_sorridente.jpg

17:29 - Il tribunale del riesame dell'Aquila ha respinto l'istanza di scarcerazione di Salvatore Parolisi. Il caporalmaggiore dell'esercito era stato arrestato il 20 luglio perché ritenuto l'assassino della giovane moglie Melania Rea, scomparsa il 18 aprile da Folignano (Ascoli Piceno), dove vivevano, e trovata morta, con 32 coltellate, il 20 aprile in un boschetto di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo).
Il quadro indiziario è rimasto immutato, nonostante quanto sostenuto dalla difesa. Questo il motivo che ha indotto il Tribunale a respingere l'istanza di scarcerazione. Lo ha detto ai giornalisti il presidente del tribunale, Giuseppe Romano Gargarella. Il magistrato non ha aggiunto altro.

Legali Parolisi: "Andremo in Cassazione"
Gli avvocati di Salvatore Parolisi faranno ricorso alla Corte di Cassazione. Lo ha annunciato l'avvocato Nicodemo Gentile che, assieme al collega Valter Biscotti, difende il caporalmaggiore dell'esercito. "Prendiamo atto del rigetto. Rispettiamo la decisione del Tribunale e attendiamo di conoscere le motivazioni, che esamineremo con attenzione. Ci dispiace constatare che il Tribunale, nonostante i dai tecnici, le testimonianze e i dati di fatto, abbia dimostrato poco coraggio facendo finta di non vedere. Sapevamo - ha concluso Gentile, - che la nostra sarebbe stata una battaglia difficile. Faremo ricorso alla Corte di Cassazione confidando nell'accoglimento delle nostre richieste".

Lunedì Parolisi aveva ribadito con forza di non aver ucciso la moglie Melania. I suoi avvocati, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, si erano detti "soddisfati di come sono andate le cose".

Soddisfatti i parenti di Melania
"Siamo molto soddisfatti". Così Gennaro e Michele Rea, padre e fratello della vittima, intervistati da News Mediaset. "Ce l'aspettavamo, evidentemente Parolisi è coinvolto nel delitto. Siamo pronti a tutto purché venga fuori la verità".

La memoria difensiva 
Tre i punti chiave della memoria difensiva da 150 pagine presentata da Salvatore Parolisi e riguarderebbero l'ora della morte, le tracce del Dna e le celle telefoniche.

L'ora della morte
Tra gli altri punti cardine della difesa, in particolare, sarebbero contestati i risultati dell'autopsia sul corpo di Melania soprattutto per quanto riguarda l'ora della morte, giudicata dai legali di Parolisi troppo ritagliata sulle tesi dell'accusa, le tracce di dna di Salvatore rilevate sulla becca di Melania, che secondo la consulenza del genetista Emiliano Giardina non sarebbero dirimenti, in quanto potrebbero risalire anche a orep rima dell'omicidio.

L'esame del Dna
Il punto qualificante della difesa riguarda il Dna. Secondo i legali tutti gli sforzi degli inquirenti si sono concentrati solo sul profilo di Parolisi mentre sono state trascurate altre tracce, delle quali non si è mai sentito parlare. Sul corpo di Melania sono state trovate tracce biologiche riconducibili a sei profili maschili, mai approfonditi, e altre tracce miste. Inoltre, secondo la difesa, non è stato analizzato fino in fondo il Dna femminile trovato sotto l’unghia.

Le celle telefoniche
Il terzo interrogativo riguarda le celle telefoniche. Secondo gli avvocati non si può affermare con certezza assoluta che il telefono di Melania prendesse solo in corrispondenza del monumento dei caduti di Colle San Marco, così come sostiene l’accusa per collocare con precisione la donna. Inoltre, sempre secondo la difesa, è strano che per un presunto guasto tecnico la procura sostenga che non è possibile tracciare l’utenza in uso a Parolisi nell’ora presunta dell’omicidio. Se si fosse indagato di più si sarebbe scoperto che il telefono di Parolisi era nella zona di Parco di Colle San Marco, come da lui sempre sostenuto.

Tra i periti della difesa il medico che scagionò Stasi
Il collegio della difesa di Parolisi si avvale di tre esperti. Tra di loro c'è anche il medico legale Lorenzo Varrete, consulente del gip di Vigevano per l'omicidio di Chiara Poggi. L'esperto nel 2009 smontò la superperizia della Procura demolendo l'impianto accusatorio contro Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara Poggi considerato l'assassino della ragazza
 
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/abruzzo/articoli/1019274/delitto-melania-parolisi-resta-in-carcere.shtml

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/melania.jpg

Melania, nessuna prova diretta
ma tutti gli indizi portano a Parolisi

Il Tribunale del Riesame ha detto no alla scarcerazione del caporal maggiore. Ecco le motivazioni

15:45 - Salvatore Parolisi deve restare in carcere: potrebbe uccidere ancora e inquinare il quadro probatorio. Il Tribunale del Riesame dell’Aquila ha rigettato la richiesta dei difensori del caporal maggiore, accusato di aver ucciso la moglie Melania Rea. I giudici, pur affermando l’inesistenza di una “prova diretta che comprovi la responsabilità dell’indagato”, confermano la validità dell’impianto accusatorio.

Movente da ricercare nella relazione con Ludovica
Il quadro indiziario inchioda Parolisi. E’ quanto emerge dalle 23 pagine di motivazioni depositate dagli stessi giudici, i quali ipotizzano anche il movente dell’uxoricidio: “Parolisi appare come l’autore dell’omicidio della moglie, per cause legate al deflagare della sua situazione familiare e sentimentale in relazione al rapporto con Ludovica Perrone”.

Melania conosceva bene il suo assassino
Secondo i magistrati non può che essere stato Parolisi ad uccidere Melania Rea: “Il suo assassino era persona da lei ben conosciuta – si legge nelle motivazioni – e con la quale aveva un rapporto di estrema confidenza”. La donna è stata ritrovata con gli slip abbassati e, per gli inquirenti, l’abbassamento degli stessi è stato “opera spontanea”, “non essendovi stata trovata traccia alcuna dell’opera di terzi”. L’assassinio di Melania aveva dunque un rapporto molto intimo con lei. Dalle indagini, però, emerge chiaramente come la donna non avesse alcuna relazione extraconiugale.

Tracce del DNA di Parolisi in bocca
Anche la modalità dell’omicidio fanno pensare a Parolisi. Tracce del suo Dna sono state ritrovate nella regione labiale e dell’arcata dentaria della moglie. Il contatto deve risalire a pochissimo prima della morte altrimenti cibo, bevande o la deglutizione avrebbe fatto sparire tali tracce. Secondo il Tribunale, queste tracce potrebbero svelare il gesto con cui “l’assassino metteva la mano sulla bocca della vittima all’atto di colpirla con il coltello alla gola”.

Non rilevante il Dna femminile sotto l'unghia 
Uno dei punti chiave della memoria difensiva di Parolisi riguarda il ritrovamento di Dna femminile sotto l'unghia di Melania. I giudici, però, non ritengono influente questo aspetto: "Non sembra avere particolare rilevanza la presenza di Dna femminile sotto l'unghia dell'anulare sinistro della Rea, che potrebbe dipendere da molteplici fattori. A differenza del Dna nella regione labiale, la presenza sotto l'unghia potrebbe risalire a diverso tempo prima rispetto all'omicidio".

Modalità tipiche del delitto passionale
Inoltre “l’omicida la colpisce numerosissime volte, e ciò è tipico di chi è stato legato da un rapporto di amore-odio con la vittima”. In più “la Rea viene lasciata agonizzante e senza infliggerle il colpo di grazia”. Secondo i giudici, “un terzo estraneo non si sarebbe così comportato”.

Depistaggio non immediato
A complicare la posizione di Parolisi sono anche le modalità di depistaggio, avvenute solo in un secondo momento: “Anche questo è segno presumibile del fatto che , nel momento dell’azione criminosa, l’omicida non ebbe la lucidità immediata di porre in essere la macabra messa in scena sul cadavere, poi realizzata dopo, solo a mente fredda”.

Il movente economico
I magistrati si dicono convinti del fatto che, tra Salvatore e Melania, la situazione sentimentale fosse difficile. Proprio qui andrebbe cercato il movente: “La Perrone lo aspettava affinché passasse le vacanze di Pasqua con lei mentre la moglie nulla immaginava di tutto questo, e si preparava a passare il periodo pasquale con il marito”. L’albergo già prenotato ad Amalfi e l’organizzazione dell’incontro con i genitori di Ludovica fa pensare a qualcosa di più importante di una semplice scappatella. Parolisi, sempre secondo il Tribunale del Riesame, “non intravedeva una razionale via di uscita”. La separazione da Melania, infatti, avrebbe avuto conseguenze economiche importanti per l’uomo: “La separazione dalla moglie, casalinga senza attività lavorativa, e con una figlia piccola da mantenere, avrebbe comportato per lui una situazione economica estremamente difficile”.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/1019291/melania-nessuna-prova-diretta-ma-tutti-gli-indizi-portano-a-parolisi.shtml
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