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Chi non ha libertà non conosce giustizia.

Aung San Suu Kyi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 12/05/2009 @ 10:04:06, in Magistratura, linkato 1092 volte)
L'indagine Confartigianato
La giustizia è lenta, pagano le imprese

Due miliardi l'anno per cause civili e fallimenti. A Enna si attende 12 volte più che a Vercelli

Il vero decreto-competitività per le imprese italiane? Quello in grado di compiere il «miracolo» della giustizia civile. Perché alle aziende italiane l'inaffidabilità tempistica dei tribunali italiani nel decidere una causa civile o nello sbrogliare un fallimento costano quanto intere voci di una manovra finanziaria del governo: oltre 2 miliardi e 200 milioni di euro l'anno. È la stima che l'Ufficio studi della Confartigianato, dopo un primo esperimento due anni fa, ha ora aggiornato lavorando sui dati Istat del 2006 relativi alla lunghezza delle cause civili e sui numeri del 2007 per le procedure concorsuali. «Uffa che noia» è l'usuale reazione nella quale rischia di incorrere la periodica litania dei tempi eterni, della mole di arretrato, della penuria di risorse e dell'inadeguatezza del personale salmodiata a ogni inaugurazione dell'anno giudiziario: ma statistiche come queste, insieme ad altri indicatori concreti, possono forse cominciare ad accrescere in larghi strati di cittadinanza (in questo caso gli imprenditori, i dipendenti delle aziende, i fornitori, i clienti consumatori) la consapevolezza che il crac della giustizia non è un ritornello da svogliatamente riascoltare in sottofondo, ma una vera «tassa» occulta di circa 371 euro per azienda, un'inefficienza che mette le mani nelle loro tasche anche se non se ne avvedono, un nemico che li insegue nella quotidianità quand'anche in vita loro abbiano la fortuna di non mettere mai piede in un tribunale.

Le classifiche
Non è ovviamente Confartigianato la prima a far notare i 4 anni, 7 mesi e 25 giorni di durata media di una causa civile tra primo e secondo grado, o gli 8 anni, 3 mesi e 25 giorni ai quali bisogna rassegnarsi in media per vedere come vada a finire un fallimento. E sono diventate ormai quasi proverbiali barzellette le meste collocazioni dell'Italia (169ª su 181 Stati) nelle classifiche della Banca Mondiale per durata media della procedura necessaria a far rispettare un contratto di valore doppio del reddito pro capite. Ma il senso della ricerca sta nel richiamo al fatto che, mai come nell'amministrazione della giustizia civile, il tempo non passa gratis. Per le imprese c'è il costo del ritardo di giustizia, calcolabile sia come oneri finanziari relativi a un prestito bancario sull'importo dei titoli di credito rilevati regione per regione, sia come importo dell'attivo del fallimento la cui durata influisce sulla perdita sopportata dalle imprese creditrici. Ebbene, sotto questi due punti di vista la durata dei procedimenti civili (espressa come rapporto tra la pendenza media in un certo anno e la semisomma dei procedimenti sopravvenuti ed esauriti, moltiplicato per il numero di giorni in un anno) azzoppa le imprese italiane per poco meno di un miliardo e 200 milioni di euro l'anno, mentre il costo causato dalla lentezza nelle procedure concorsuali spinge le aziende a rivolgersi alle banche e a sopportare maggiori oneri finanziari per poco più di un altro miliardo. Il peggio è che una sorta di federalismo (che non c'è ancora nel Paese) c'è invece già nell'autoreferenziale universo della giustizia negata: ma è il «federalismo» più iniquo che si possa immaginare, cioè è la discriminazione delle condizioni di partenza della competitività per il solo fatto che una azienda cerchi di recuperare un credito in una regione piuttosto che in un'altra, o confidi di attendere la soluzione di un fallimento in una città invece che in un'altra. Lo stesso tipo di causa civile dura in media 7 anni e 3 mesi in Liguria quando in Trentino si risolve attorno ai 3 anni. E se dal piano regionale si scende al dettaglio dei 165 circondari appartenenti a 29 distretti di Corte d'Appello, la meraviglia per il divario scolora in sconforto di fronte alla durata di una causa civile di primo grado dodici volte superiore a Enna (quasi 7 anni) rispetto a Vercelli (poco più di 6 mesi).

Del resto, usando come lente territoriale la dimensione della provincia,ce ne sono addirittura 15 dove avventurarsi ad attendere l'esito di un fallimento significa mettere tranquillamente in cantiere il battesimo, la prima comunione e la cresima dei figli, visto che lì (da Nuoro a Reggio Calabria, da Lodi a Catania, da Vercelli ad Ascoli Piceno) la durata media supera i 12 anni: più di 4 volte il tempo che per dirimere un fallimento viene impiegato a Trieste o a Olbia. A macchia di leopardo spuntano uffici giudiziari che, a dispetto della «maglia nera» in fondo alle classifiche, paradossalmente potrebbero indossare la «maglia rosa» di corposi miglioramenti percentuali rispetto al loro passato. Ma la media nazionale di una causa civile di primo grado (2 anni, 6 mesi e 17 giorni) restituisce un dato negativo, non solo nel riferimento assoluto ma soprattutto nell'inversione di rotta che testimonia: dopo cinque anni di leggere diminuzioni della durata dei procedimenti civili, i dati del 2006 appaiono peggiorati del 6,2%, cioè conteggiano appunto 54 giorni in più di lunghezza. E se solo la Campania è migliorata rispetto al 2005 di 73 giorni (meno 6,9%), i tribunali di Liguria e Basilicata hanno arrancato il 12,5% in più, le cause civili in Calabria sono durate il 18,2% in più, e Valle d'Aosta e Puglia sono peggiorate di 210 giorni e di 382 giorni, che sul loro 2005 significa una débâcle del 44,2% e del 34,7%. Stessa parabola negativa per i fallimenti, dove in 10 anni i tempi si sono allungati di ben 2 anni e 4 mesi (più 39%), raggiungendo la media di 5 anni, 11 mesi e 23 giorni.

La responsabilità dei cittadini
Facile, e ricorrente, gettare la croce addosso solo agli avvocati, che in Italia hanno un'incidenza sulla popolazione superiore dell'80% alla media di altri Paesi europei: Confartigianato richiama dati europei per rilevare che per 100.000 abitanti ci sono 290 avvocati italiani contro i 266 spagnoli, 168 tedeschi, 76 francesi e 20 inglesi, mentre due regioni da sole (Lazio e Campania) hanno più avvocati di tutta la Francia (47mila). Più impopolare, però, è considerare anche la possibilità che i cittadini stessi, oltre che vittime della lentezza della giustizia, ne siano un po' complici laddove usino il tribunale come muro di gomma per difendersi dalle giuste pretese della controparte, fino a sfiancarla e costringerla a una transazione al ribasso. A consigliare di non cedere alla tentazione di indulgenti autoassoluzioni, infatti, sono i dati che, su 100.000 abitanti, rilevano in Italia ben 6.277 cause civili contro le 1.844 della Francia, le 1.787 della Spagna o le appena 661 della Germania. E con un piccolo sforzo l'Italia può ancora conquistare almeno un record europeo, proprio questo della litigiosità: in fondo l'attuale medaglia d'oro, cioè la Bosnia Erzegovina, con 6.817 cause civili per 100.000 abitanti ci batte soltanto di una manciata di cause in più. lferrarella@corriere.it

Luigi Ferrarella - Corriere Sera
12 maggio 2009
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Di Loredana Morandi (del 12/05/2009 @ 09:55:13, in Magistratura, linkato 1069 volte)
GIUSTIZIA: ANM SARDEGNA,
CARENZA MAGISTRATI "INTOLLERABILE"


(AGI) - Cagliari, 9 mag. - "In Sardegna le carenze delle procure della Repubblica hanno ormai da tempo raggiunto livello intollerabile, con punte del 100% a Lanusei, del 67% a Nuoro, del 50% a Tempio Pausania e del 33% a Oristano". Lo denuncia in una nota la Giunta sezionale sarda dell'Associazione nazionale magistrati, segnalando "la totale assenza di garanzia di tutela dei diritti" e chiedendo che venga consentito "anche ai magistrati di prima nomina di essere assegnati agli uffici requirenti".
  Secondo l'Anm, quest'emergenza deriva appunto dalla scelta politica, inserita nell'ordinamento giudiziario, di vietare l'assegnazione di magistrati di prima nomina alle procure della Repubblica. "La preoccupazione di evitare che magistrati con la sola esperienza del tirocinio possano svolgere le funzioni di Pubblico ministero, alla base dell'attuale divieto, e' ormai incompatibile", sostiene l'Anm, "con l'attuale assetto delle procure e, in particolare, con l'importante grado di controllo attribuito al procuratore della Repubblica sull'attivita' compiuta dai sostituti".
  "Il ministro della Giustizia ha ritenuto di poter favorire la copertura delle sedi meno ambite affidandosi unicamente alla previsione di incentivi economici e di carriera ai trasferimenti, previsione certamente inefficace se solo si pensa che in Sardegna, nell'ultimo anno, un solo magistrato ha chiesto il trasferimento in un Ufficio requirente (dalla procura di Lanusei a quella di Oristano)", evidenzia la sezione sarda dell'Associazione magistrati. "E' comunque un rimedio che potrebbe essere efficace in una fase emergenziale, ma che non puo' certo essere affidabile se l'emergenza e' strutturale e perenne".
  L'ANM denuncia la gravita' della descritta situazione ed indica come razionale e necessitata soluzione quella di consentire anche ai magistrati di prima nomina di essere assegnati agli uffici requirenti, come e' sempre stato senza che si siano mai verificati inconvenienti di rilievo.

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Lunedì 11 maggio 2009 10.20
 
Pubblica Amministrazione
In Sardegna servizi scarsi


Secondo alcuni dei dati emersi dall'indagine del Forum Pa, fra le 20 regioni italiane la Sardegna si colloca al 14/o posto nella classifica sull'efficienza dei servizi pubblici (presi in esame l'ambiente, la giustizia, il lavoro, la sicurezza, la competitività, l'istruzione, la salute, il welfare)

L'isola segna piazzamenti di eccellenza nella sicurezza (seconda in Italia) e nella giustizia (al quinto posto). Sono alcuni dei dati emersi dall'indagine del Forum Pa riportata dal quotidiano Il Sole-24 Ore. In Italia (la media nazionale del consenso è di 48,3 punti su base 100) è al primo posto il Trentino con 57,1 punti seguito dall'Emilia Romagna con 56,7; la Sardegna ha registrato 43,9 mentre all'ultimo posto è la Sicilia con 36,5. La mappa che indica l'efficienza della pubblica amministrazione nei vari settori presi in esame misura i servizi pubblici e burocratici dal punto di vista del cittadino. In particolare la Sardegna si colloca in Italia subito dopo la Lombardia per la sicurezza, al quinto posto per la giustizia, all'11/o posto per l'ambiente (poco sotto la media nazionale). Mentre è sempre sotto la media nazionale negli altri settori: al 13/o per il welfare, al 14/o per l'istruzione, al 15/o per la competitività, al 16/o per il lavoro e al 17/o per la salute.

Unione sarda
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Di Loredana Morandi (del 10/05/2009 @ 07:52:29, in Estero , linkato 1236 volte)

  

audiencia_nacional_spagna

Les parties civiles dans la plainte contre 7 militaires israéliens considèrent que la justice espagnole a démasqué le pouvoir arbitraire israélien


AUTEUR: CSCA & Asociación Al Quds de Solidaridad con los pueblos del Mundo Árabe

Traduit par Esteban G., révisé par Fausto Giudice

Les crimes de guerre et contre l’humanité commis jusqu'à présent par Israël ont été couverts par la `justice israélienne’, tout comme l’ont été la torture, la démolition d’habitations palestiniennes à Jérusalem et dans les autres territoires occupés, les expropriations de terres, le Mur de séparation et autres crimes. La Cour Suprême israélienne a avalisé toutes les pratiques criminelles de l'occupation, en tentant de donner un habillage de légitimité juridique par des jonglages avec les normes juridiques de la Convention de Genève et du droit humanitaire.


La Cour suprême israélienne et les autres instances judiciaires de niveau inférieur, font partie de l'appareil d'occupation israélien, qui avec sa philosophie sioniste glorifie la suprématie de quelques-uns sur la population palestinienne et arabe en général. Il y a quelques jours, des travailleurs arabes israéliens étaient renvoyés des chemins de fer simplement parce qu’ils étaient d'origine arabe, et afin de donner ces postes à des vétérans juifs.

L’arrêté du juge Andreu contre les souhaits du Procureur (et du Ministère des Affaires Extérieures du Sieur Moratinos) indique trois choses : Gaza est un territoire occupé sur lequel Israël n'a pas de juridiction privilégiée ; qu’il n’a pas existé, et qu’il n’existe pas de procédure judiciaire indépendante des simples déclarations opportunistes des militaires ; et; et que ces dernières répondent à la politique exécutée par Israël dans ses actions d'occupation.

Les actes criminels que commet Israël n’ont jamais été judiciarisés avec des garanties en Israël, et aucune sentence n’a jamais été obtenue. Le dernier exemple est l’auto-exonération de ses crimes lors de l'attaque contre Gaza de janvier et sa détermination à défendre tous les exécutants de ces crimes devant quelque tribunal international que ce soit, au prix même de l’élimination des preuves et des témoignages.

Suite à cet arrêté, les parties civiles estiment que le Procureur doit cesser de servir de parapluie à l'Ambassade d'Israël, qu'il accomplisse sa tâche, qui est d’aider la justice et qu’il contribue à ce que justice soit rendue et que la compétence universelle soit exercée.

Documentation:

Note de Al-Quds et CSCA sur la demande du Procureur.
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/arti578.html
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/arti571.html

Manifeste de soutien à la compétence universelle:
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/pdf/Manifiesto.pdf

Écrits à l’Audience Nationale en réponse au Procureur
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/pdf/impugnacionarchivo%20AP.pdf
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/pdf/Escritodelaacusacionparticuolar.pdf

Écrit du Procureur demandant le classement de la plainte:
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/pdf/pedromartineztorrijos.pdf

Demande:
http://www.nodo50.org/csca/agenda08/palestina/pdf/querella.pdf
http://www.nodo50.org/csca/agenda08/palestina/arti300.html

en anglais:
http://www.nodo50.org/csca/agenda08/palestina/arti301.html
http://www.nodo50.org/csca/agenda08/palestina/arti302.html

sur Raji Sourani:
http://www.nodo50.org/csca/agenda06/palestina/sourani_5-07-06.html

Autres plaintes:
http://www.nodo50.org/csca/palestina/procesamiento_shar_7-01.html
http://www.nodo50.org/csca/agenda08/palestina/arti199.html
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/arti579.html

Source : La Acusación Popular del caso contra 7 militares israelíes considera que la justicia española ha desenmascarado al poder arbitrario israelí

Article original publié en mai 2009

Sur l’auteur

Esteban G. est rédacteur du blog http://letacle.canalblog.com/, Fausto Giudice rédacteur du blog Basta ! Journal de marche zapatiste. Tous deux sont membres de Tlaxcala, le réseau de traducteurs pour la diversité linguistique. Cette traduction est libre de reproduction, à condition d'en respecter l’intégrité et d’en mentionner l’auteure, le traducteur, le réviseur et la source.

URL de cet article sur Tlaxcala :
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=7571&lg=fr

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Di Loredana Morandi (del 10/05/2009 @ 07:44:32, in Estero, linkato 1243 volte)
m writing to inform you that after having read the summary of the Chief of staff regarding the investigation of the event, the Military Advocate General decided that there was no reason to initiate an investigation of the matter by the Military Police. You were directly sent the response of the Military Advocate General on 01/03/2003, and in view of the circumstances the Attorney General has decided it is not necessary to get involved in this decision, which continues to be in force.”

As can be seen, in the documents submitted there is no resolution in which either the Military Advocate or the Attorney General of Israel express and justify the reasons for not initiating a criminal investigation geared at establishing the nature and circumstances of the events subject matter of this suit. The former refers to the internal inquiry carried out by the security authorities, and the latter former to the “summary of the Chief of Staff”, deciding not to get involved in the decision made by the Military Advocate.

4. In view of these replies, the “Yesh Gvul” Association and others submitted a petition before the Supreme Court of Jerusalem, dated 30/09/03, requesting that said Court “cancel the decision of the Military Advocate and Attorney General of Israel to not initiate a criminal investigation to determine if criminal offenses were committed during the planning and implementation of the attack against the Hamas activist Salah Shehadeh in Gaza City on 22/07/2002, action which caused the death of 14 persons and injuries to tens of others”. (This claim appears in appendix B-2).

5. Appendix B) contains the decision of the High Court regarding said petition, which gives rise to the Judgment of the Supreme Court sitting as High Court of Justice, on t23 December 2008. In these proceedings the following issues should be highlighted:

- The Judgment begins focusing on the subject matter of the proceedings: “Regarding the decision of the Legal Advisor of the Government to not initiate a criminal investigation in respect to the preventive attack carried out in Gaza City on 22/07/02 against the Hamas activist Salah Shehadeh.”

- And it points out the events regarding which an investigation is requested: “On 22/ 07/02, at night, an airplane of the Israeli Defense Forces dropped a 1000 kilogram bomb against a dwelling in Gaza City, the home of the high ranking civil servant Salah Shehadeh, target of the operation’s preventive attack. As a result of the operation, Shedadeh was killed, together with another Hamas activist who was with him and other 14 civilians, including Shehadeh’s wife and daughter, who were not involved in terrorist activities, and many other persons were injured. In the State’s response to the appeal, it said that following the operation and in view of its serious consequences, many investigations were carried out within the security system in connection with the operation, which lead the Military Advocate General and the Government’s Legal Adviser (Attorney General) to decide that there was no need to initiate a criminal investigation of the case.”

- The appeal was filed on 30/09/2003, requesting that said decisions be cancelled, and that they be instructed to initiate a criminal investigation to examine whether criminal offenses were committed during the planning and execution of the operation.

- On 24/03/2004, the Court decided to suspend processing of the appeal until a judgment was issued regarding file TSJ 769/02.

- On 14/12/206 a judgment was issued regarding file TSJ 769/02evels, particularly through the system of resources provided in its legal system, have adopted decisions that fully satisfy –from a constitutional perspective- the requirements arising from the application of the right to effective court protection by an independent and impartial justice.”

TWO – Before examining and assessing the documents submitted in this case, referred to by the Public Prosecutor’s Office in its writ, two matters must be clarified in respect to response to the request made:

First of all, the Prosecutor believes that the competence must be declared without effect “due to the preferential character of the jurisdiction of the State where the acts were committed.” Let us recall that the acts occurred in the City of Gaza, and that the entire international community accepts, without any discussion, that said territory is not part of the State of Israel.

In respect to this matter it suffices to read paragraph 2 of page 3 of appendix A-2 of the documents submitted by the authorities of Israel, in which the State Attorney of Israel points out: “Regarding acts committed in the territory of the Gaza Strip, they are currently acts committed on foreign territory, outside the territory of the State, in which the State of Israel does not exercise a military occupation, and which initially is similar to the territory of a foreign country in which acts of war are committed against the state of Israel.”

The second matter has to do with consistency of its final petition, because “declaring competence to judge the facts subject matter of this suit to be without effect” is hardly compatible with ordering the provisional stay of action, as requested. If Spanish jurisdiction is not competent to judge the facts subject matter of the suit, there is no other procedural solution other than the definite stay of the proceedings and dismissal of the suit.

THREE- In respect to the analysis of the actions carried out by the authorities of Israel in connection with the events under consideration, and in view of the documents submitted, the facts that we have established are the following:

1. As described in the documents submitted, on the 22nd of July 2002, between 11:30 PM and 12 midnight, an Israeli fighter F-16 jet dropped a one-ton bomb on the Al Daraj neighborhood of Gaza City. The main objective of the attack was the house of Salah Shehadeh, leader of the terrorist organization Hamas. The decision to attach was made at the highest military level, after the importance of Shehadeh’s activities had been demonstrated, with information and estimations regarding the harm that could be caused to third parties as a result of the attack.

The bomb exploded exactly in the safe house where Shehadeh was, killing him and another important Hamas activist who was with him; however, innocent civilians were also injured and killed by the bomb, in much larger numbers than what had be expected during the attack’s authorization phase.

A large number of the mortal victims in the attack died because they were in the house adjacent to the southern part of the building where Shehadeh was. The impact on the victims was not expected at the “decisive moment”, even though it had been established that this house would suffer from the attack on the basis of information stating that at the time of attack it would not be occupied. Said information was erroneous.

2. The Israeli Defense Forces carried out an internal inquiry, part of which appears in appendix B-3 of the documents submitted, on page 54 of which it states as follows:

“Within the framework of the claim, all of the material of the inquiry will not be presented, as some matters are classified and for the purpose of avoiding public exhibition of the most delicate informative and operative material. Nonetheless, the main conclusions arising from the inquiry of the events will be presented:

A) In respect to the target of the attack – Salah Shehadeh- it was discovered, beyond any doubt, that he served as head of a branch of Hamas during the current confrontations, and that attacking him was an essential part of the fight against terrorism and of the efforts to deactivate additional terrorist attacks.

B) In respect to the tragic impact against innocent civilians – it was discovered that the framework of preparing the attack there was no assessment, as it was considered that the impact against the individual was within the scope of the target or its surroundings. On the basis of these reports, had it been known for sure or as a possibility, that several other civilians would be killed and others injured, aside from Shehadeh’s wife, as a result of the attack, the attack would not have been permitted.

According to these reports, on some occasions before the day of the action, the possibility of executing the offensive against Shehadeh at some other specific time was cancelled, because of the target was in the close vicinity of innocent civilians and due to the wish to avoid causing an impact against them.

C) The reports analyzed thoroughly and in depth the space that existed between the prior assessment of the size of the attack and the results of the action. It was discovered that the space is produced as a result of a combination of factors, including:

- Information that was discovered to be erroneous subsequently –part of the information in the hands of the persons in charge of making decisions was discovered subsequently to be erroneous. This way, for example, the information regarding the building adjacent to Shedadeh’s house, which in the assessment was empty and during the action contained several civilians who died or were injured as a consequence of the attack.

Lack of information. Within the Security Forces, the information on the area of action was incomplete, and was not of excellent quality. This was due to the nature of this type of combat operations. For the people who carry out the operation in enemy territory dominated by hostile factors, the capacity of collecting information in advance is limited.

The conclusions of the reports establish that the possibility of having complex and tragic results as in this event -impact against several innocent civilians- was not what the persons in charge of making decisions expected, mainly because of the informative space, and certainly the result was caused with premeditation.

3. The Military Advocate General of Israel, in view of the conclusions issued by the Defense Forces of Israel in this internal inquiry, decided not to open a criminal investigation to determine the nature and circumstances of the events under consideration.

There is no evidence of any reasoned resolution that justifies this lack of action, and thus, in appendix C) of document B-2 (page 23), the Military Advocate refers to a request made in this sense by the Yesh Gvul (“There is a limit”) Association regarding whether any investigation of that issue had been initiated, which was answered by Lieutenant Colonel Sharon Afek, Head of the Department of Security and Exterior, who said that:

“Dear Sir,

In your letter of 9/02/2003 you asked whether an investigation regarding the circumstances of the death of the terrorist Salj Shjade had been initiated.

I wish to inform you that the aforementioned event was investigated by security personnel and the information was forwarded to the Military Advocate General. In view of the available information and considering the itinerary of the circumstances of the event, there is no reason to request an investigation by the Military Police.”

Nonetheless, the “Yesh Gvul” Association insisted and sent a new petition for information to the Military Advocate General. This time the petition was answered by General Menajem Finkelstein, the Military Advocate, who stated:

“Dear Sir,

In response to your letter dated 03/03/03, I wish to inform you that we have no intention to bring anyone to a criminal trial in respect to the circumstances of the death of Salaj Shjade.”

In view of the response, that same Association addressed a letter to the Attorney General of Israel, asking whether there was any legal investigation regarding the events. On April 6 2003 the Attorney General of Israel answered as follows:

“Dear Sir.

I am pleased to confirm that I have received your letter.

After receiving the comments of the Military Advocate General, I a

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI




Un "patto" con le imprese e il sindacato per impedire la paralisi della giustizia


Alla «Giornata nazionale» l'impegno di Emma Marcegaglia e Guglielmo Epifani per chiedere insieme al governo di non lasciare le procure senza pubblici ministeri

Un patto tra magistratura, imprese, sindacati e una parte importante dell'avvocatura, per imporre al governo e al ministro della Giustizia un intervento immediato ed efficace per scongiurare la paralisi di molte sedi giudiziarie e la bancarotta dell'intero sistema; a cominciare dalla mancanza di pubblici ministeri in molte procure della Repubblica, soprattutto tra quelle del Mezzogiorno dove più forte è la presenza della criminalità organizzata.

È il messaggio forte, inedito per le adesioni ricevute, partito dalla Giornata nazionale per la giustizia e "sottoscritto" dall'Associazione nazionale magistrati con il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, e il presidente dell'Oua, Maurizio De Tilla.

Messaggio tanto più significativo perché i massimi esponenti delle imprese e dei lavoratori sono intervenuti nel pieno di due tavole rotonde che, per la prima volta, hanno riunito tutti gli operatori della giustizia e quasi tutte le sigle rappresentative: dalle magistrature (con il presidente del Comitato intermagistrature - e presidente Anm - Luca Palamara; il vicepresidente Anm, Gioacchino Natoli; le associazioni dei magistrati Tar e Consiglio di Stato: Filippo Patroni Griffi; Gabriella De Michele, Anma; Sandro Aureli, Conma; della Corte dei conti, Fabio Viola; militare, Marco De Paolis); all'Organismo unitario dell'avvocatura (il presidente Maurizio De Tilla); dall'avvocatura dello Stato (Massimo Bachetti) ai dirigenti della Giustizia (Renato Romano) e al personale degli uffici giudiziari (Carlo Podda e Alfredo Garzi, FpCgil; Antonino Nasone, Uilpa-Uidag; Piero Piazza, FlpGiustizia; Pina Todisco, Rdb-Cub Pubblico impiego).

Emma Marcegaglia, ha raccolto immediatamente la sollecitazione di Luca Palamara sulle sedi vuote a causa del divieto di attribuire le funzioni di pubblico ministero ai magistrati di prima nomina: «Quella norma va cambiata. La carenza di magistrati nelle procure del Mezzogiorno è un problema soprattutto per noi». L'impegno del presidente degli industriali - accompagnata dal consigliere delegato di Confindustria per la legalità, Antonello Montante - ha coinciso con il successo appena riportato a Montecitorio affinché non sia cancellato il divieto di ottenere appalti pubblici e contratti di pubbliche forniture, per le imprese che abbiano subito estorsioni o tentativi di estorsione senza denunciarli.

Poco dopo anche Guglielmo Epifani, da un punto di vista diverso ma complementare a quello degli imprenditori, ha assunto un impegno analogo: senza magistrati nelle procure, per esempio, neppure per gli incidenti sul lavoro è possibile accertare e perseguire le responsabilità. E poi c'è l'impegno a ridurre i tempi della giustizia, nella consapevolezza che anche il sindacato deve acquisire una «maggiore capacità ad affrontare i problemi complessi dei sistemi a rete». A questo proposito Palamara aveva ricordato la necessità di razionalizzare le risorse, anche del personale, sopprimendo i tribunali minori e con bassi carichi di lavoro, come da tempo propone l'Anm.

Le lunghezze processuali danneggiano proprio i più deboli, ha spiegato Epifani: «È capitato che lavoratori, sulla base dell'articolo 18 dello Statuto, siano stati reintegrati a quattro anni di distanza dall'ingiusto licenziamento, quando ormai avevano già ottenuto un altro lavoro; o che il reintegro di un lavoratore sia stato intimato a imprese che nel frattempo avevano cessato l'attività. E così per i risarcimenti ai familiari dei morti sul lavoro: è molto diverso se i soldi arrivano quando i figli sono ancora piccoli, o quando siano ormai cresciuti». Però questa consapevolezza e questa disponibilità devono trovare un impegno serio del governo, sulle risorse e soprattutto sul loro uso: «Nella pubblica amministrazione spesso si esternalizzano i servizi, perché si pensa di risparmiare. È un'illusione, perché alla fine quei servizi costano di più. L'informatizzazione può contribuire a risolvere i problemi della giustizia - ha concluso Epifani - ma non fa miracoli se non si punta sulla formazione del personale», o se si pagano centinaia di euro al giorno/persona per le prestazioni affidate a consulenti esterni ed a softwarehouse. È tempo, ha perciò osservato Palamara, che legislatore e governo riprendano l'idea di riformare profondamente l'organizzazione della giustizia, anziché insistere nel voler "riformare" i magistrati, per ridimensionarne le funzioni.

Prima delle tavole rotonde sono stati proiettati sia i video dell'Anm, Senza giustizia, e della Cgil, Una giornata [non troppo] particolare; sia diapositive delle diverse magistrature e dei sindacati, per fotografare la situazione e l'evoluzione negli anni delle risorse e delle pendenze processuali. In particolare, per la giustizia ordinaria, Gioacchino Natoli ha mostrato come, con l'attuale livello di risorse e di organici, non sia possibile alcuno smaltimento degli arretrati, anche a voler ipotizzare una produttività elevatissima in tutti gli uffici giudiziari e da parte di ogni magistrato (grafici e tabelle sono consultabili nel sito associazionemagistrati.it). Da qui l'invito, rivolto insieme all'avvocato De Tilla al ministro Alfano, perché si renda personalmente conto della situazione, anche recandosi insieme a visitare le situazioni di più grave disagio, come le code notturne in viale Giulio Cesare mostrate da uno dei filmati, per depositare atti e ottenere copie di provvedimenti.

In conclusione il segretario generale dell'Anm, Giuseppe Cascini, ha ricordato che l'inefficienza della giustizia non ha soltanto costi sociali e indiretti: «Se si calcolasse davvero quanto prodotto interno lordo si perde per i mancati investimenti in Italia dovuti al gap di competitività della giustizia civile; al timore per le contiguità e le pressioni della criminalità, resa forte dell'elevata aspettativa di impunità; alle risorse bloccate dal ritardo nei pagamenti, anche da parte delle pubbliche amministrazioni, e dal tempo necessario per ottenere il riconoscimento e la liquidazione di crediti e risarcimenti, si capirebbe che investire sulla giustizia non è un costo, ma un risparmio; e anche un volano per lo sviluppo economico».

Roma, 7 maggio 2009

Il Presidente – Luca Palamara
Il Vice Presidente – Gioacchino Natoli
Il Segretario generale – Giuseppe Cascini
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Di Loredana Morandi (del 08/05/2009 @ 10:18:49, in Magistratura, linkato 1012 volte)
 Il procuratore capo Gian Carlo Caselli sul provvedimento del Governo

«Con il nuovo Ddl sicurezza
giustizia a rischio collasso»


TORINO 08/05/2009 - Il sistema giudiziario è a «rischio di implosione». A dirlo è il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, in merito al Ddl sulla sicurezza preparato dal Governo e in particolare all’introduzione del reato di clandestinità dello straniero.

«Ci sarà - ha detto il magistrato - una pesantissima ricaduta sui carichi di lavoro e sul numero dei procedimenti in una giustizia che già traballa e fatica a reggere i ritmi odierni». Senza entrare nel merito del pacchetto dei provvedimenti varati dal Governo, Caselli si è limitato a dire che “c’è il rischio di implosione, di intasamento, che dovrebbe essere calcolato quando si prendono iniziative che politicamente possono avere un significato ma hanno ricadute sull’efficienza del sistema».

Il procuratore nella giornata di ieri ha anche fatto un cenno alla questione delle intercettazioni - nell’ambito di quello che è noto come Ddl Alfano e sul quale il Governo pare determinato a chiedere la fiducia alle Camere - spiegando che «la sicurezza è un bene prioritario e lo deve essere sempre»: è necessaria quindi «la stessa coerenza» in materia di intercettazioni, che sono uno strumento importante per garantire proprio la sicurezza.

Già nelle scorse settimane, intervenendo a un convegno organizzato dal Gruppo Cronisti Piemonte, il procuratore Caselli aveva dichiarato di trovare «incomprensibile l’idea che, quando si parla di intercettazioni, la sicurezza per cui si mette addirittura in campo l’esercito non sia più una priorità».

Riguardo la questione del reato di clandestinità, il timore è ovviamente che con l’aumento degli arresti e delle espulsioni, crescano gioco forza anche i processi, mettendo a dura prova un calendario udienze già gravato di scadenze, mentre i magistrati al lavoro sono sempre gli stessi e, in pratica, il Palazzo di Giustizia è sotto organico.
Ma cosa prevede, in sintesi, il Ddl? In pratica diventa reato il semplice «ingresso illegale» nello Stato, reato per cui è prevista una pena detentiva - mentre per la falsificazione dei documenti o l’utilizzo di falsi, la condanna può andare da uno a sei anni - o, in alternativa, un’ammenda. L’alternativa, che è poi l’obiettivo del Viminale, è l’espulsione coatta. In questo caso però la difficoltà per la macchina della giustizia va cercata nella carenza di personale delle forze di polizia e di risorse economiche per effettuare materiale l’accompagnamento del clandestino oltre le frontiere. Sulla pena da comminare, comunque, dovrebbe trovarsi a decidere il giudice di pace.

Cronacaqui.it
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Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma,  8 maggio 2009
Prot.n. 105/C


La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Associazione Siciliana della Stampa comunicano:

L’indagine sull’Ufficio stampa della Presidenza della Regione Siciliana.
FNSI e Assostampa: “Applicato il CNLG”



Sebbene si tratti di un atto dovuto, suscita comunque sconcerto la decisione della Procura di Palermo di iscrivere nel registro degli indagati i venti giornalisti dell’ufficio stampa della Presidenza della Regione siciliana.
L’ipotesi di reato (concorso in abuso in atti di ufficio) lascia intendere che sulla vicenda delle nomine dei giornalisti aleggi un che di misterioso e inquietante, così come sulla qualifica di redattore capo prevista dal contratto di lavoro giornalistico.
In realtà l’ufficio stampa e documentazione presso la Presidenza della Regione venne istituito oltre trenta anni addietro con un’apposita legge regionale, poi seguita da un accordo sindacale recepito dal governo regionale, che prevedeva per i giornalisti proprio il riconoscimento del trattamento giuridico ed economico di redattore capo.
Peraltro in Sicilia, nel pieno rispetto della legge 150, il contratto nazionale di lavoro e le relative qualifiche da applicare ai giornalisti che operano negli uffici stampa delle pubbliche amministrazioni sono stati recepiti da un accordo sindacale. L’intesa, firmata da Fnsi e Associazione della Stampa con l’assessorato alla Presidenza, e ratificata da un decreto assessoriale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, fissando i profili professionali e il relativo trattamento economico dei giornalisti, di fatto ha messo ordine in ragione delle osservazione della Corte Costituzionale.
La Suprema Corte aveva cassato quelle parti delle leggi regionali riguardanti proprio le qualifiche contrattuali dei giornalisti degli uffici stampa delle pubbliche amministrazioni sottoposte al controllo della Regione, stabilendo che le stesse qualifiche non possono essere attribuite per legge ma solo per contrattazione tra le parti. Contrattazione che è infatti avvenuta  creando un collegamento organico tra le prime norme che riguardano la Regione e il sistema contrattuale che riguarda il territorio.

 
Nota: sono d'accordo con la FNSI. Bisogna sapere che tutti gli uffici stampa, ivi compresi i colleghi del Parlamento erano, fino a pochi anni fa, nelle medesime condizioni. Quella della 150 è stata una vera sanatoria. Quindi sono convinta che, raccomandati è probabile, ma di delinquenti ce ne sono di gran lunga peggiori alla Rai Tv.
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Di Loredana Morandi (del 08/05/2009 @ 05:54:11, in Magistratura, linkato 1300 volte)
IL TERREMOTO, L’INCHIESTA
«Pronti a indagare i colpevoli»

Lorenzo Colantonio

Rossini ai colleghi dell’Anm nella riunione sulla giustizia bloccata. Entro l’anno 11mila procedimenti rischiano la prescrizione. Ma l’indagine sui crolli corre
 
L’AQUILA. «Abbiamo individuato chi ha creato i palazzi crollati. Presto scopriremo chi di loro ha aiutato il terremoto a creare morti». Alfredo Rossini parla dell’inchiesta davanti ai colleghi dell’Anm e del Csm nell’auditorium della scuola della Guardia di Finanza di Coppito. Annuncia l’imminente iscrizione dei nomi dei costruttori nel registro degli indagati. Pesa le parole, sa che sarebbe l’errore più grande creare false aspettative a chi piange i propri morti: trecento morti.

Ma il procuratore è chiarissimo: «Abbiamo in mano un’inchiesta complessa, con 140 sopralluoghi, ma siamo molto avanti. Usciamo dalla logica della resposabilità diffusa. Presto, prestissimo entreremo nella fase istruttoria».
Rossini fa il punto. In sintesi dice ai colleghi che la lista dei costruttori c’è già e che le consulenze, in corso in queste ore, permetteranno di individuare chi di loro ha lucrato sul cemento, chi è colpevole di negligenza, imperizia o, nei casi più gravi, chi ha agito con dolo eventuale.
A dare i tempi dell’iscrizione dei primi indagati saranno quindi i consulenti che stanno testando i campioni di cemento o malta custoditi in un capannone di Bazzano. «Faremo presto, prestissimo», dice Rossini. Può essere una settimana, al massimo un mese.

CHI C’ERA. Il capo della procura parla a Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, con radici teatine, a Giampiero Di Florio, presidente dell’Anm abruzzese, a Ciro Riviezzo, giudice del Consiglio superiore della magistratura, e a una platea di magistrati non solo abruzzesi come Pasquale Fimiani, Angelo Mariano Bozza, Giuseppe Bellelli, Geremia Spiniello, ma anche di fuori e con ruoli importanti negli organismi di autogoverno o sindacale della categoria, come Celestina Tinelli, membro laico del Csm e presidente della settima commissione o i togati Luisa Napolitano, Cosimo Ferri e Domenico Carrelli, presidente della terza commissione.
La politica e le istituzioni ci sono, rappresentate da Lanfranco Tenaglia ex ministro ombra del Pd per la giustizia, Maurizio Scelli, parlamentare del Pdl e dal governatore Gianni Chiodi.

LE EMERGENZE. La giunta dell’Anm comincia con un invito di Palamara ai giudici dell’Aquila: «Diteci cosa vi serve». Luigi Billitteri, il dirigente del ministero che dovrà mettere nero su bianco gli appelli della città dove anche la giustizia e il suo palazzo sono feriti a morte, ascolta e rassicura: «C’è la possibilità di inviarvi rinforzi». E’ Di Florio a dare lo slancio: «La giustizia aquilana deve andare avanti», dice il pm pescarese che ha indagato sulla tangentopoli della sanità e fatto arrestare l’ex governatore Del Turco.
E’ lungo poi l’intervento del generale della Finanza Francesco Lisi che dice come la sede di Coppito sia stata fondamentale per far rialzare la testa alla città devastata. Poi la platea segue l’intervento preoccupato e realistico del prefetto: «Ogni forma di delocalizzazione», dice Franco Gabrielli, «sarebbe un’ingiuria, un oltraggio all’Aquila anche se abbiamo un’università ridotta a zero e forse riusciremo a recuperare solo 16 scuole».
Per gli avvocati parla il presidente dell’Ordine Antonello Carbonara che lancia un appello ai giudici: «Ospitateci nella sede di Bazzano (dove entro il 15 si trasferirà il tribunale, ndr) se no non possiamo ripartire».
Quella sede l’abbiamo visitata: è comuque troppo piccola, anche se intorno ha enormi spazi verdi dove collocare altre strutture provvisorie.

11MILA PROCESSI KO. Il quadro finale di Mario Della Porta, presidente della Corte d’Appello, è catastrofico: «Dalle macerie del palazzo sarà difficile recuperare 35mila procedimenti. Il decreto non sospende i procedimenti sopraggiunti dopo il 6 aprile, già ci arrivano diffide con richieste di danni per la mancata iscrizione al ruolo. Entro fine anno gli 8500 processi pendenti in appello diventeranno 11mila, rischiano la prescrizione. Non c’è alcuna sospensione dei termini per i processi di chi risiede fuori dall’Aquila». E non avrà più giustizia tutto il resto d’Abruzzo che ricorre in appello.

(Il centro 08 maggio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 07/05/2009 @ 11:40:32, in Osservatorio Famiglia, linkato 1105 volte)
Caro Beppe,

ti scrivo...

Anche io, come molti sto ricevendo i comunicati stampa a tuo sostegno.

Un sostegno che come donna non mi sento di esprimere.

La Lario insulta suo marito Silvio? Sono fatti suoi.


Il direttore di Libero, ovvero un uomo di partito, ricambia l'insulto della moglie tradita in nome e per conto del marito cornificatore?

Sono affari loro.

Tu sei un comico, ok sono anche io una artista.

Ma la pornografia è e resta solo pornografia, così come il cattivo gusto è e resta cattivo gusto.

Ma soprattutto da persone che vogliano esprimere un qualsiasi concetto di consapevolezza politica, io attendo di vedere un chiaro distinguo con:


"il rispetto della donna"

E quale distinguo dalle Veline del Cavaliere, se tu stesso ti rendi editore di pornografia?

Io so, che certe cose si fanno solo per soldi e per fare cassetta.

Cordialmente

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 07/05/2009 @ 11:04:03, in Politica, linkato 1098 volte)
CALABRIA: NAPOLI (PDL), INACCETTABILE LENTEZZA DELLA GIUSTIZIA


(ASCA) - Reggio Calabria, 7 mag - In una interrogazione al Ministro della giustizia l' on.Angela Napoli (Pdl) sottolinea che ''appare davvero inaccettabile come la lentezza della giustizia, in Calabria, provochi, ormai quotidianamente, le scarcerazioni di noti e pericolosi criminali''.

La Napoli ricorda che, ''nei giorni scorsi, e' stato scarcerato Luciano D'Agostino, condannato in appello a 15 anni di carcere nell'ambito del processo ''Prima Luce''; la scarcerazione del D'Agostino sarebbe dovuta al mancato deposito della sentenza da parte del giudice della Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria''.

Il processo ''Prima Luce'' e' nato dall'inchiesta sulla faida tra i D'Agostino e i Belcastro - Romeo e si e' concluso, in primo grado, con 200 anni di carcere e 8 ergastoli, a dimostrazione che i reati commessi, compreso quello di associazione mafiosa, non sono assolutamente di poco conto. La sentenza di secondo grado porta la data del 3 marzo 2006 e le relative motivazioni andavano depositate entro 90 giorni, ma a tutt'oggi cio' non e' avvenuto.

Secondo l'on. Napoli, ''corre pericolo, che a breve, potrebbero essere scarcerati, per le stesse ragioni, altri detenuti condannati con analoga sentenza''.

Per queste ragione. la parlamentare del pdl chiede al Ministro della Giustizia ''se non ritenga necessario ed urgente avviare un'adeguata indagine presso la Corte d'Assiste d'Appello di Reggio Calabria, per accertare le motivazioni del mancato deposito della sentenza, relativa al processo ''Prima Luce''; quali urgenti iniziative intenda attuare nei confronti degli eventuali responsabili''.

Nota: Secondo me con questi parlamentari bisogna parlare, perché certe volte sembra che siano fuori dal mondo se addirittura noi, Comitato ATU, possiamo dimostrare come le aziende private ostacolino il pur difficile lavoro delle sedi disagiate con i loro assurdi licenziamenti ...

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