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"Sposate la campagna per una moralità immediatamente ravvisabile nel vostro comportamento"

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:30:19, in Politica, linkato 1170 volte)
Giustizia, informazione e poteri forti: intervista a Luigi De Magistris

E’ stato ieri a Marsala, insieme a Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi, Luigi De Magistris. De Magistris è noto a tutti per essere stato Sostituto Procuratore della Repubblica a Catanzaro, trasferito a Napoli con altro incarico, all’inizio del 2008, mentre stava indagando sull’inchiesta Why Not.
Tolti i panni del magistrato, De Magistris si candiderà ora alle prossime Europee, da indipendente, nella liste dell’Italia dei Valori.

 De Magistris, Lei che, per tanti anni, ha messo le mani nella politica e negli affari della peggiore politica, ha deciso di entrare in politica. Da dove nasce la sua scelta?
In parte è una scelta obbligata. Io volevo fare il Pubblico Ministero. Era il sogno della mia vita. L’ho fatto per 15 anni, con molta passione ed abnegazione. Ma non mi hanno più permesso di farlo dopo che ho toccato interessi forti. Non solo interessi politici, ma anche economici di pezzi deviati delle istituzioni. Voglio portare gli stessi ideali e la stessa passione nella politica, che in questi anni è stata vista come degenerazione, clientelismo, comitati d’affari. Se la politica viene fatta con gli ideali della giustizia, è il luogo in cui effettivamente si può trasformare la società.

Nel 2005 Lei ha seguito, almeno fino ad un certo punto, l’inchiesta Poseidone, che riguardava un presunto uso illecito di denaro pubblico, legato ad aiuti comunitari per la costruzione di depuratori in Calabria, mai costruiti. E’ questo il nuovo business del malaffare?
Io ho seguito l’inchiesta Poseidone fino al 2007, quando mi è stata sottratta illegalmente all’interno dell’ufficio. Il settore ambientale è uno dei settori in cui è fortissimo il business criminalità organizzata, sia quella tradizionale che quella dei colletti bianchi, dei comitati d’affari politici-economici ed imprenditoriali. Il settore dell’ambiente è uno dei tipici settori in cui si è persa un’occasione straordinaria di sviluppo economico. Sono arrivate tantissime risorse pubbliche, in Sicilia come in Calabria, ma invece di creare sviluppo economico, compatibile con l’ambiente, sono servite solo ad arricchire una parte della classe dirigente e la borghesia mafiosa. La popolazione non ne ha tratto alcun beneficio.

E’ quindi dovuto anche a questo il fatto che non si riesca a creare sviluppo?
E’ dovuto, per gran parte, a questo. Se dovessi essere eletto, uno dei primi impegni sarebbe quello di far si che queste risorse vengano usate per creare sviluppo e occupazione meritocratica, sganciata dal clientelismo. Le risorse pubbliche sono una grande opportunità ma devono essere gestite da una classe dirigente onesta e competente.

Il momento di svolta della sua vita, se così si può definire, è stata l’inchiesta Why Not che ha coinvolto anche Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia, e che ha portato anche al suo trasferimento a Napoli. Lei è stato trasferito nonostante la procura di Salerno avesse stabilito che il suo lavoro era regolare. Anche i magistrati di Salerno che indagarono su quanto avveniva a Catanzaro furono trasferiti. Come se lo spiega?
Questo la dice lunga sullo stato di salute della democrazia e dello Stato di diritto in questo paese Tutte le persone che hanno indagato sulla vicenda, io, i magistrati di Salerno che hanno indagato su di me, i collaboratori, la polizia giudiziaria, tutte le persone che si sono avvicinate a quei fili ad alta tensione, a quegli interessi forti che governavano , in parte, la cosa pubblica sono stati ostacolati, delegittimati ed hanno pagato un prezzo altissimo. Questo dimostra che oggi nel nostro paese, quando si persegue la strada della giustizia e della verità si può pagare un prezzo molto alto. Ma questo lo si mette in conto. C’è “una specie di successo morale” in tutto questo: quando si fa il proprio dovere, si può andare a letto con la coscienza a posto.

A lei sono state sottratte 2 delle indagini più importanti che aveva seguito: Poseidone e Why not. Ci crede ancora nel suo lavoro, o nel suo “ex lavoro” ormai? O lo ha lasciato perché non ci crede più?
Io credo moltissimo nel mio lavoro, lo amo profondamente. Dentro sarò sempre magistrato. Avrei voluto fare il Pubblico Ministero per sempre ma non me lo hanno permesso. Spero, entrando in politica, di ribaltare il rapporto conflittuale fra politica e magistratura. Mentre adesso la polita fa leggi ad personam, depenalizza il falso in bilancio, interferisce sull’azione dei magistrati che indagano sui poteri forti, io vorrei essere un politico che aiuta i magistrati per bene, la giustizia e i tanti magistrati, di cui molti sono in Sicilia, che indagano contro il crimine organizzato.

Da quando l’Aquila è crollata con le scosse di terremoto, tutti parlano del bisogno di un maggiore senso di responsabilità. Lei, a suo tempo, aveva parlato anche di una questione morale in magistratura. Che cos’è secondo lei il senso di responsabilità? “Fare il proprio dovere” significa ancora qualcosa?
Io sono convinto che se ognuno fa il proprio dovere, il magistrato, il professore, il sindacalista, il medico, il giornalista, questo paese potrebbe essere molto migliore. Io invito sempre le persone ad essere protagoniste di un cambiamento epocale, nella consapevolezza che ognuno è importante per il bene comune di questo paese.

Eppure, davanti a certe vicende, c’è un senso di sconforto…
Quello che è accaduto in Abruzzo è un fatto di una gravità inaudita. Si vanno a piangere morti che si potevano evitare. Perché c’è la speculazione edilizia, l’infiltrazione della criminalità nel settore edilizio, una politica che non controlla. Questa è la dimostrazione che c’è stata una classe dirigente profondamente corrotta. Trovo triste la propaganda politica che viene fatta in questi giorni sulla pelle dei cittadini abruzzesi.

Quando lei cominciò a indagare sull’inchiesta Why Not, si immaginava dove questo l’avrebbe portata?
Io faccio indagini ad un certo livello da 15 anni. Mi ero reso perfettamente conto degli interessi che stavo toccando ed ero consapevole che avrei pagato un prezzo molto alto, anche se non sapevo quale. Ma questo non mi ha distolto per un attimo dalla mia attività. Sono andato avanti con molta serenità.

Se potesse tornare indietro, rifarebbe le stesse cose?
Si, tutto. Fino ad essere trasferito dalla mia sede e delle mie funzioni.

Com’è lo stato dell’informazione in Italia oggi, secondo lei?
Anche questo è molto malato. Ci sono sempre meno giornalisti liberi. C’è una tendenza al pensiero unico, ad annichilire il pluralismo dell’informazione che invece è il caposaldo di un Stato di diritto e di uno Stato democratico. Viviamo invece in un Paese in cui c’è un conflitto d’interessi spaventoso, dove lo stesso Presidente del Consiglio è un conflitto d’interessi vivente. E prendiamo anche atto che la sinistra, in questi anni, non ha avuto la volontà politica di affrontare il conflitto d’interessi. Nel pluralismo dell’informazione è molto importante il contributo che possono dare le radio private ed internet.
Sui grandi giornali spesso c’è la presenza dei poteri forti e su internet spesso c’è la vera informazione. Si vada a guardare, come esempio, il caso di Giocchino Genchi: tutti ricordiamo la gran cassa mediatica che è stata messa in moto sul fantomatico “archivio Genchi.”, pagine e pagine di giornali, televisioni di Stato, televisioni private. Poi, quando il Tribunale del Riesame mette in luce che non c’era nulla di penalmente rilevante, la notizia scompare da tutti i media. E’ la dimostrazione del forte condizionamento ed inquinamento dell’informazione nel nostro paese.

Che pensa del fatto che la Procura di Roma si rifiuta di restituire a Genchi il suo materiale?
Non voglio entrate nel merito delle attività giudiziare. Ho grande rispetto per l’indipendenza della magistratura. Poi, quando si conosceranno le carte, si potrà giudicare.

Marsala.it
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Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:17:50, in Redazionale, linkato 1631 volte)
Si, ci siamo anche noi su Facebook!

Potete leggere il feed di Giustizia Quotidiana tramite NetworkedBlog su Facebook a questo link:

http://apps.facebook.com/blognetworks/blog/giustizia_quotidiana/

Tutto merito di Giuseppe Di Spirito e dei ragazzi del Comitato ATU, naturalmente.

Anticipazione: a breve sarà online il Forum di Giustizia Quotidiana.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:03:34, in Magistratura, linkato 1508 volte)
Adobe e Tribunale di Cremona per la Giustizia 2.0
 

CASO APPLICATIVO / Il progetto Digit 2.0 adotta di tecnologie per la collaborazione, la condivisione dei documenti processuali, la comunicazione e la conformità normativa.

Porta il nome di Digit 2.0, il progetto del Tribunale di Cremona che, mediante l’utilizzo delle tecnologie di Adobe, rende operativi una serie di modalità e strumenti per migliorare la collaborazione nelle diverse fasi del processo, la condivisione della documentazione, la comunicazione tra il Tribunale e gli attori interessati al procedimento, la conformità alle norme.
Con Digit 2.0 il Tribunale di Cremona estende l’impiego degli strumenti di web conference alla fase dibattimentale del processo. E’ possibile effettuare a distanza audizioni protette di testimoni, interrogatori e deposizioni, coinvolgendo indagati, periti e consulenti senza richiedere necessariamente la loro presenza fisica in aula. In fase sperimentale, sono state già realizzate 112 sessioni operative con risultati soddisfacenti in termini di affidabilità delle connessioni e qualità delle registrazioni. Per gestire le udienze e le audizioni online è stata utilizzata la dotazione standard del Tribunale (microfoni, sistemi audio, ecc.).

Il progetto prevede inoltre la condivisione di tutta la documentazione processuale in modo sicuro, tracciato e controllato, inclusi gli elementi multimediali quali video, contributi audio e applicazioni. L’utilizzo delle tecnologie Adobe consente l’accesso alle informazioni da parte degli utenti autorizzati anche da remoto, attraverso un semplice browser , senza necessità di particolari dotazioni informatiche. Il processo di condivisione è completamente e costantemente monitorato e consente di tracciare tutte le operazioni effettuate sui documenti – dall’accesso alla lettura, fino alla stampa, la modifica, l’estrazione e l’apposizione della firma digitale.
L’utilizzo della Posta Elettronica Certificata (PEC) e della firma digitale consente al Tribunale di Cremona di notificare gli atti ai soggetti interessati in forma digitale e in modo sicuro.
“Essere giunti alla fase 2.0 di Digit ci permette di dare piena attuazione alle norme vigenti e anticipare alcune nuove disposizioni previste per modernizzare del sistema giudiziario, tra le quali ad esempio l’art. 28 del disegno di legge 1140 sulla Delega al Governo in materia di digitalizzazione del processo penale”, dichiara Pierpaolo Beluzzi, Giudice del Tribunale di Cremona e referente informatico presso la Corte d’Appello di Brescia.

Digit 2.0 anticipa la realizzazione degli obiettivi indicati dal Piano e-Government 2012, nonché le disposizioni contenute nel disegno di legge di attuazione del Codice dell’Amministrazione Digitale in materia di Giustizia.
Il progetto si basa sulle soluzioni  Acrobat Connect Pro per la web conference e la collaborazione a distanza,  LiveCycle Content Services ES per la realizzazione del repository documentale,  LiveCycle Rights Management ES per la distribuzione sicura dei documenti,   Acrobat 9 per la creazione dei fascicoli elettronici in formato ISO PDF/A e Acrobat.com per la condivisione e la collaborazione a livello applicativo via Web.
Acrobat.com è una suite di applicazioni e servizi hosted che rende disponibili, dall'interno di un browser e da Acrobat 9, strumenti per la condivisione, la produttività e la collaborazione. Con Acrobat.com, attualmente in versione beta, è possibile lavorare sui documenti elettronici in maniera realmente collaborativa, archiviare e condividere file (fino a 5 GB di spazio gratuito), convertire documenti al formato PDF, utilizzare il word processor online ( Buzzword) e i servizi di Web conferencing ( ConnectNow).

Come ha dichiarato Giuseppe Verrini, amministratore delegato di Adobe Systems Italia. “In un momento in cui il governo italiano dedica con il Piano e-Gov 2012 una forte attenzione alla digitalizzazione della PA a tutti i livelli, Adobe è in grado di offrire un portfolio completo di soluzioni, competenze tecnologiche consolidate e l’esperienza maturate collaborando a progetti di successo come quello del Tribunale di Cremona”.

Il progetto Digit, nato presso il Tribunale di Cremona nel 2004, è stato riconosciuto progetto di interesse nazionale. Oggi le sentenze penali del Tribunale successive al 2004 sono tutte disponibili in formato digitale PDF/A. Grazie anche al contributo dell’ufficio Digit dislocato presso la Casa Circondariale di Cremona, attualmente sono in corso le operazioni di dematerializzazione di tutte le sentenze emesse dal Tribunale di Cremona dal 2000 al 2004.

eWeekeurope


Ora non vorrei sembrare l'uccello del malaugurio, ma Adobe Acrobat è uno dei programmi più "crackati" del pianeta. La cd "cura" o "key" è un applicativo addirittura dotato di divertimenti, grafica e musichetta. Googlare vuol dire "Non dover mai dire mi dispiace", perché la parola "sicuro" non è mai stata scritta in tema di web e programmi. Giuro! L.M.

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Di Loredana Morandi (del 26/04/2009 @ 12:23:20, in Indagini, linkato 12086 volte)
Questo è il prossimo oggetto delle mie attenzioni. Devo liberare una ragazza dalle grinfie dell'ultra sessantenne titolare del locale. E... io non credo che sia stato assolto, nonostante la ragazza lo sostenga, ma neppure processato con i tempi e le lungaggini del Tribunale di Roma.
E fino al vecchio sfruttatore si tratta di delinquenza comune, ma la vera pentola da scoperchiare è lo scandalo della gestione delle Case Famiglie del Comune di Roma, affidate alla gerenza delle associazioni e degli operatori della ASL Roma E. La ragazza, iscritta al Sert e documentabile per aver contratto per 2 volte consecutive una malattia venerea, usciva proprio da una di queste case, quella di via Oslavia, per andare a fare la spogliarellista nel locale. A proposito, io non temo gli avvocati ...


Questi articoli sono dell'Aprile e dell'ottobre dello scorso anno.

04-04-2008 | ore 11:53 - CRONACA

Tiburtino, sequestrato il "Pussycat" locale a luci rosse

Denunciati per sfruttamento della prostituzione i titolari

La squadra mobile ha sottoposto a sequestro preventivo il locale "Pussycat", sede dell'associazione culturale "Le pecore nere" in piazza delle Crociate 19, al Tiburtino. Gli investigatori hanno potuto accertare che la notevole affluenza di clienti si sarebbe determinata per la diffusione della notizia della presenza, nel locale, di una bellissima prostituta, soprannominata "Angelica la siberiana". I clienti del club oltre ad assistere agli spogliarelli potevano appartarsi con le prostitute e consumare rapporti completi. I tre gestori dell'associazione, tre italiani di 40, 46 e 63 anni sono stati denunciati per prostituzione.

www.roma-citta.it

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Cronaca - 04 aprile 2008 11:11

Omniroma-TIBURTINO, SQUADRA MOBILE SEQUESTRA LOCALE A LUCI ROSSE

(OMNIROMA) Roma, 04 apr - Sequestrato il locale "Pussycat", sede dell'associazione culturale "Le Pecore Nere" in piazza delle Crociate 19, al Tiburtino. L'operazione è stata messa a segno dagli agenti della polizia di Stato della squadra mobile di Roma, diretta da Vittorio Rizzi, finalizzata al contrasto dello sfruttamento della prostituzione. Gli agenti della sezione antiprostituzione, diretti da Giovanna Petrocca, al termine di indagini e servizi di appostamento, hanno fatto irruzione nel locale dove era stato notato un continuo via vai di uomini di tutte le età e ceto sociale. Al momento dell'irruzione gli agenti hanno trovato 30 prostitute tra i 20 e i 30 anni russe, tra le quali spiccava per bellezza una ragazza conosciuta come "Angelica la Siberiana" che al momento dei controlli indossava solo una lunga pelliccia bianca.

OmniRoma

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TIBURTINO, SQUADRA MOBILE SEQUESTRA LOCALE A LUCI ROSSE

Sequestrato il locale "Pussycat", sede dell'associazione culturale "Le Pecore Nere" in piazza delle Crociate 19, al Tiburtino. L'operazione è stata messa a segno dagli agenti della polizia di Stato della squadra mobile di Roma, diretta da Vittorio Rizzi, finalizzata al contrasto dello sfruttamento della prostituzione. Gli agenti della sezione antiprostituzione, diretti da Giovanna Petrocca, al termine di indagini e servizi di appostamento, hanno fatto irruzione nel locale dove era stato notato un continuo via vai di uomini di tutte le età e ceto sociale. Al momento dell'irruzione gli agenti hanno trovato 30 prostitute tra i 20 e i 30 anni russe, tra le quali spiccava per bellezza una ragazza conosciuta come "Angelica la Siberiana" che al momento dei controlli indossava solo una lunga pelliccia bianca.(omniroma.it)


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Il night club poteva ...

Il night club poteva ospitare 80 persone: dentro i poliziotti ne hanno contate 160, comprese venti ballerine romene di lap dance e sei dipendenti. Le "artiste" si spogliavano in un locale che l'Azienda sanitaria locale aveva autorizzato come deposito, e al piano superiore erano stati ricavati ambienti "privati" dove le giovani (ne sono state trovate tre) incontravano i loro clienti.

L'altra notte gli agenti della Divisione polizia amministrativa, diretta da Edoardo Calabria, hanno messo i sigilli al «Paradise», a Ponte Mammolo, in via Lanciano 52, sulla Tiburtina. Stando agli accertamenti, nell'ambiente gestito dalla Società Paradise - intestata a C.G. ma diretta dal padre F.G. - alcuni spazi era destinati a un uso diverso da quello autorizzato dalla Asl. Le maggiori irregolarità denunciate riguardano il primo piano: mancavano le certificazioni degli impianti elettrici, del materiale ignifugo per tutti gli arredamenti, non c'erano vie di fuga ed era accesa l'illuminazione d'emergenza. Il «Paradise» non è nuovo a provvedimenti di questo genere. I primi di aprile i carabinieri di San Basilio, in collaborazione coi colleghi del Nas, dell'Ispettorato del lavoro e del Nucleo cinofili, avevano posto il locale sotto sequestro perché 29 dei 31 dipendenti lavoravono in "nero". Di questi ben 25 erano ragazze tra romene, ucraine e cubane, impiegate come ballerine e figuranti di sala. Il 16 marzo, inoltre, l'esterno del locale era stato teatro di una sparatoria.
Prima del «Paradise» la polizia amministrativa ha chiuso altri locali. Il 27 settembre, a Porta Maggiore, chiuso il ritrovo abituale di molti giovani, tra cui minori, che non andavano a scuola e trascorrevano la mattina nel pub. Quel giorno poliziotti hanno trovato circa 100 ragazzi, tra cui 25 minori. 4 aprile: la Squadra mobile sequestra il «Pussycat», sede dell'associazione culturale «Le pecore nere». Gli investigatori notano uno strano viavai. Il motivo si chiama «Angelica siberiana», una avvenente prostituta.

Il Tempo 26/10/2008

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Indovinate con Chi io parlerò al telefono domattina?

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 12:49:48, in Magistratura, linkato 1216 volte)
UNITA’ PER LA COSTITUZIONE



EMILIA - ROMAGNA



I quotidiani di oggi hanno diffuso la notizia della richiesta di pensionamento avanzata da Italo Materia, Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia.

Il collega si è risolto a questa prematura decisione in seguito all’avvio di una campagna gravemente denigratoria della sua persona avanzata da formazioni vicine a candidati alle prossime elezioni amministrative ed europee. L’obiettivo dichiarato di tali iniziative, intraprese anche con ampio ricorso ai mass media, è stato esplicitamente quello di ostacolare il dott. Materia, concorrente al posto vacante di Procuratore della Repubblica di Bologna. L’obiettivo, perseguito attraverso modalità che hanno duramente provato il collega ed i suoi familiari, è stato infine raggiunto.

Il gruppo di Unità per la Costituzione dell’Emilia Romagna esprime massima solidarietà ad Italo Materia, che ha sempre dato prova di altissima professionalità ed efficienza. La scelta di pensionamento – di cui si rispettano le motivazioni personali - priva la magistratura di un collega valido che avrebbe potuto, ancora per vari anni, fornire un prezioso contributo umano e professionale alla giurisdizione.

Esprime inoltre biasimo e preoccupazione per le interferenze, improprie e senza precedenti, in una procedura di nomina di un dirigente di un ufficio giudiziario, rimessa alla delicata valutazione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Bologna, 22 aprile 2009
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 12:23:06, in Magistratura, linkato 1207 volte)
la sentenza della corte costituzionale

La Consulta sulle intercettazioni:
«Non tutte vanno distrutte»

La decisione della Consulta nell'ambito del procedimento che vede imputato l'ex capo Security di Telecom Tavaroli

ROMA - Č in parte illegittima la norma che impone la distruzione dei documenti e delle intercettazioni ritenute illegali. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, accogliendo parzialmente la questione sollevata due anni fa dal gip di Milano Giuseppe Gennari nell'ambito del procedimento che vede imputato, tra gli altri, l'ex capo della Security di Telecom Italia Giuliano Tavaroli.

LA NORMA - La norma bocciata dalla Corte riguarda la nuova formulazione dell'art. 240 del codice di procedura penale modificato dal decreto (poi convertito in legge nel novembre del 2006 con voto bipartisan), con cui il governo Prodi intervenne all'indomani dell'arresto di Tavaroli, dell'investigatore privato Emanuele Cipriani e dell'ex capo della sicurezza informatica Fabio Ghioni. La norma imponeva la distruzione di tutto il materiale illegalmente acquisito (comunicazione telefoniche, telematiche, etc) in un'udienza camerale celebrata dal gip che però avrebbe dovuto redigere un verbale riassuntivo di quanto distrutto.

I COMMI BOCCIATI - La Corte - si legge in una nota di Palazzo della Consulta - ha dichiarato l'illegittimità dell'art 240 del codice di procedura penale in due punti: i commi 4 e 5, nella parte in cui non prevedono l'applicazione delle stesse regole fissate per l'incidente probatorio (art. 401, commi 1 e 2) durante l'udienza per la distruzione dei documenti; il comma 6, «nella parte in cui non dice che il divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti nella redazione del verbale» di distruzione «non si estende alle circostanze inerenti la formazione, l'acquisizione e la raccolta degli stessi documenti, supporti e atti».

MAGGIORI GARANZIE - La Corte Costituzionale ha di fatto ampliato le garanzie della difesa nella distruzione degli atti illecitamente acquisiti. Ciò non significa che tali documenti non saranno più distrutti, ma che per farlo si dovranno seguire regole che garantiscano maggiormente le parti. Se infatti il decreto approvato nel 2006 dal governo Prodi prevedeva che la distruzione dei documenti avvenisse su decisione del gip in un'udienza da tenersi entro dieci giorni dopo averne dato avviso alle parti, ora non sarà più sufficiente una decisione adottata in camera di consiglio: accusa e difesa dovranno essere garantite con un contraddittorio pieno, così come avviene nei casi di incidente probatorio. A questa procedura più garantista la Corte Costituzionale ha deciso di aggiungerne un'altra: nel verbale di distruzione degli atti e dei documenti illeciti si continuerà a far divieto di riferirne il contenuto ma - ha aggiunto la Corte - d'ora innanzi il verbale dovrà essere più puntuale e contenere le circostanze che riguardano la «formazione, l'acquisizione e la raccolta» dei documenti illegali. E questo perché si tratta comunque di materiale probatorio.


22 aprile 2009
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Sonia Alfano (idv): Dimissioni Italo Materia "sarebbe dovuto restare al suo posto ed affrontare le conseguenze. Cosi crea disagi a tutta la procura"

"Mi duole dover smentire quanto affermato dal procuratore reggente di Bologna, Dott. Silverio Piro, secondo il quale gli effetti del presunto "attacco" che io avrei rivolto ad Italo Materia (in realtà ciò che lui chiama "attacco" altro non è che la semplice lettura delle parole proferite dallo stesso procuratore capo di Reggio Emilia), "coinvolgono - ha detto Piro all'agenzia DIRE - l'intera categoria".

Lo ha affermato Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori che oggi, in una nota, è intervenuta sulle reazioni suscitate dalla notizia delle dimissioni del Procuratore Capo di Reggio Emilia, Italo Materia. "Non comprendo - prosegue Sonia Alfano - su quali basi il Dott. Piro faccia queste considerazioni e perchè ad essere coinvolta sia tutta la categoria ma ci tengo a specificare che le eventuali "conseguenze" della mia attività di informazione, coinvolgono solo quei magistrati che banchettano coi falsi pentiti e nessun altro.

Le responsabilità per i disagi che la procura dovrà probabilmente affrontare in questi mesi sono addebitabili solo ed esclusivamente al Dott. Italo Materia che ha preferito dimettersi piuttosto che restare in carica e far valere, come avrebbe fatto qualsiasi altra persona ritenendo il proprio operato eticamente corretto e deontologicamente impeccabile, le proprie ragioni in sede legale senza provocare disagio ad alcuno".



Sonia Alfano (idv): Sindaco Delrio difende Procuratore Materia. Ma dal suo stesso partito arrivano dure condanne.


"Qualcuno dovrebbe premurarsi di spiegare al PD di Reggio Emilia, con in testa il suo Sindaco Graziano Delrio, che le levate di scudi a difesa del Procuratore Capo dimissionario, Italo Materia, hanno le sembianze di una lotta contro i mulini a vento dato che a ledere la credibilità di Materia sono state le dichiarazioni che lui stesso ha reso e gli episodi di cui è stato protagonista in passato che io mi sono limitata a portare a conoscenza della cittadinanza".

Ad affermarlo è Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori, che ha cosi commentato le dichiarazioni rese dal Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, in merito alle dimissioni del Procuratore Capo Italo Materia. "Al Sindaco - ha aggiunto Alfano - non dirò altro ma lo invito caldamente ad ascoltare le parole che, nel novembre scorso, un suo stimato collega di partito, il Senatore Beppe Lumia, proferiva a proposito di una certa magistratura e di certi procuratori. Se a condannare gli stessi comportamenti che ho condannato io è un suo collega di partito è possibile che il Sindaco si renda conto di quanto fuori luogo siano le sue dichiarazioni e di quanto insensata sia la sua aprioristica difesa di Materia".


--
www.soniaalfano.it
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 11:02:47, in Magistratura, linkato 2455 volte)

I magistrati italiani: "Materia, ci ripensi"
Colleghi solidali con il procuratore

Per l’Anm reggiana c'è stata nei confronti del giudice una "campagna denigratoria, che si è intensifica di recente con accuse prive di fondamento"

Reggio Emilia, 22 aprile 2009. L’Associazione nazionale magistrati ha invitato il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Italo Materia a ritirare le proprie dimissioni dall’ordine giudiziario. La sottosezione reggiana dell’Anm esprime in una nota "piena ed incondizionata solidarietà al collega Italo Materia le cui doti e capacità professionali non sono in discussione".

"Durante gli anni trascorsi a Reggio Emilia - si legge nella nota - il dottor Materia ha sempre dimostrato impegno, capacità professionale e dedizione unanimemente riconosciute ed apprezzate. La campagna denigratoria alla quale il collega è stato sottoposto negli ultimi mesi, intensificatasi recentemente con accuse destituite di ogni fondamento, ha gravemente minato la sua serenità".

Materia era stato attaccato da Sonia Alfano, presidente dell’Associazione familiari vittime della mafia - ora candidata indipendente alle europee per l'Idv - e dalla lista civica 'Amici di Beppe Grillo'. E proprio da Sonia Alfano, nell’ottobre scorso, partirono accuse a Materia per aver concesso un parere favorevole alla proroga del programma di protezione a favore di un mafioso divenuto collaboratore di giustizia.



Il Resto del Carlino

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Il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Italo Materia ha annunciato oggi le sue dimissioni con una lettera inviata ai mezzi d'informazione nella ...

Sonia Alfano: "Non regge la teoria del complotto"

Il Resto del Carlino - ‎21-apr-2009‎
"Ho appreso in giornata delle dimissioni rassegnate da Italo Materia il quale, imbattendosi in considerazioni di carattere pseudo complottistico, ...

REGGIO EMILIA: PROCURATORE MATERIA SI DIMETTE DA MAGISTRATURA

RomagnaOggi.it - ‎22 ore fa‎
(Adnkronos) - Il procuratore di Reggio Emilia, Italo Materia, in pole position per la guida della Procura di Bologna dove aveva gia' ricoperto il ruolo di ...

Sonia Alfano: Le dimissioni di Materia? Io non c'entro

viaEmilianet - ‎21-apr-2009‎
Non si sente causa dell'abbandono della Magistratura di Italo Materia Sonia Alfano. "La sua onorabilità se l'è distrutta da solo" ha detto, contattata da ...

Giustizia: Procuratore Reggio Emilia si dimette magistratura

ANSA - ‎21 ore fa‎
(ANSA) - REGGIO EMILIA, 21 APR - Il procuratore di Reggio Italo Materia, che era tra i candidati per la Procura di Bologna, ha annunciato le sue dimissioni ...

Terremoto in Procura

Telereggio - ‎21-apr-2009‎
È l'inizio della lettera di poco più di due pagine firmata da Italo Materia (foto). Il magistrato che da sei anni è a capo della Procura della Repubblica di ...

Procuratore Reggio Emilia: Sonia Alfano non metta in dubbio la mia ...

Nebrodi e Dintorni - ‎17 ore fa‎
2008 – Al procuratore capo di Reggio Emilia, Italo Materia, non sono proprio andate giù le parole pronunciate da Sonia Alfano sabato durante l'incontro ...

Delrio: spero ci ripensi, sarebbe una perdita grave

4minuti Reggio - ‎21-apr-2009‎
REGGIO EMILIA (21 aprile 2009) - Il sindaco Graziano Delrio, appena appreso la notizia delle dimissioni del procuratore capo di Reggio, Italo Materia, ...

Il presidente Masini: un serio e fedele servitore dello Stato

4minuti Reggio - ‎21-apr-2009‎
... Reggio Emilia, Italo Materia, ha commentato: "In questi anni ho visto il procuratore Italo Materia seguire e risolvere molti casi con grande dedizione, ...
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INTERCETTAZIONI. ZANDA, CONSOB VIGILI PER EVITARE DILAZIONI DOSSIERAGGIO TELECOM

Dichiarazione del vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda.

"Pur in attesa di conoscere nel dettaglio la motivazione, possiamo dire sin da ora che la decisione della Corte Costituzionale di parziale illegittimità della norma relativa alla distruzione di atti raccolti attraverso intercettazioni 'illegali', ha una straordinaria importanza. Non solo per elementari ragioni di giustizia, ma anche perché può consentire di ricostruire la verità su vicende molto oscure del passato recente e meno recente del nostro Paese".

Lo dichiara il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda che spiega: "Adesso, per esempio, dopo la decisione della suprema Corte, non c'è più nessun ostacolo a una ricostruzione puntuale della vicenda del dossieraggio illegale della Telecom.

Lo stesso Collegio dei sindaci della società, recentemente sollecitato persino dalla Consob, è ormai in condizione di far piena luce sugli effetti di tutta quella vicenda e sulle corrispondenti responsabilità ai vari livelli dell'azienda: consulenti, dipendenti, dirigenti, e amministratori coinvolti".

"Sono certo - conclude Zanda - che la Consob saprà ottemperare al meglio al suo dovere di vigilanza per evitare ulteriori ritardi e dilazioni".

Roma, 22 aprile 2009
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 08:43:03, in Politica, linkato 2046 volte)

Il decreto è legge. A favore la maggioranza, Idv, Pd e Udc. Contrari i radicali
Escluse le norme sulle ronde e sulla proroga della permamenza nei Cie dei clandestini

Il Senato approva il decreto sicurezza
Ok bipartisan. Niente ronde

ROMA - Con l'ok bipartisan del Senato, il decreto sulla sicurezza è diventato legge. Fuori dal provvedimento le ronde e la proroga dei Cei, i Centri di identificazione ed espulsione dei clandestini. Dentro l'aggravante per le violenze sessuali, il reato di stalking e il turismo sessuale. Hanno votato a favore la maggioranza, l'Italia dei valori, il Pd e l'Udc. Il provvedimento è stato approvato con 261 voti favorevoli, 3 contrari - i senatori radicali - ed un astenuto, Francesco Pardi dell'Idv.

Anche la Lega ha votato a favore del dl, dopo le durissime contestazioni alla Camera e l'intesa politica raggiunta di fronte all'impegno del governo a reintrodurre in altro provvedimento (ddl sicurezza) le parti relative al trattenimento nei Cie degli immigrati clandestini e alle ronde cittadine.

Il voto favorevole dell'opposizione ("per responsabilità" come ha sintetizzato per tutti il senatore Pd Felice Casson) è stato garantito per consentire la conversione del decreto, giunto oramai alle soglie della scadenza (25 aprile), ma numerose ed articolate sono state le critiche rivolte al provvedimento.

Il decreto legge sulla sicurezza convertito contiene una serie di modifiche che concernono il codice penale e il codice di procedura penale. In particolare, all'articolo 1 viene sostanzialmente reintrodotta un'aggravante per il caso in cui il reato di omicidio faccia seguito al delitto di violenza sessuale, violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Viene anche introdotta l'aggravante nel caso di reato di omicidio compiuto dallo stesso autore del delitto di atti persecutori, comunemente denominato stalking.

Vi sono poi una serie di modifiche del codice di procedura penale che riguardano misure cautelari personali, con un significativo ampliamento per le associazioni a delinquere; la tratta e riduzione in schiavitù delle persone; il sequestro di persone; i reati di terrorismo; prostituzione minorile; pornografia minorile ed iniziative turistiche volte al favoreggiamento della prostituzione minorile.

(22 aprile 2009)


Ddl Senato 1505 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori

Capo I

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VIOLENZA SESSUALE, ESECUZIONE DELL'ESPULSIONE E CONTROLLO DEL TERRITORIO

Articolo 1.

(Modifiche al codice penale).

1. All'articolo 576, primo comma, del codice penale, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il n. 5) è sostituito dal seguente: «5) in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies;»;

b) dopo il numero 5) è inserito il seguente: «5.1) dall’autore del delitto previsto dall’articolo 612-bis nei confronti della stessa persona offesa;».

Articolo 2.

(Modifiche al codice di procedura penale).

1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 275, comma 3, secondo periodo, le parole: «all’articolo 416-bis del codice penale o ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo» sono sostituite dalle seguenti: «all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, nonché in ordine ai delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, primo comma, 600-ter, escluso il quarto comma, e 600-quinquies del codice penale»;

a-bis) all’articolo 275, comma 3, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano anche in ordine ai delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-quater e

609-octies del codice penale, salvo che ricorrano le circostanze attenuanti dagli stessi contemplate»;

b) all'articolo 380, comma 2, dopo la lettera d) è inserita la seguente: «d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall'articolo 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall'articolo 609-octies del codice penale;».

Articolo 3.

(Modifiche all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354)

1. All’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dai seguenti:

«1. L’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per i seguenti delitti solo nei casi in cui tali detenuti e internati collaborino con la giustizia a norma dell’articolo 58-ter della presente legge: delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza, delitto di cui all’articolo 416-bis del codice penale, delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste, delitti di cui agli articoli 600, 600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, 601, 602, 609-octies, qualora ricorra anche la condizione di cui al comma 1-quater del presente articolo, e 630 del codice penale, all’articolo 291-quater del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e all’articolo 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Sono fatte salve le disposizioni degli articoli 16-nonies e 17-bis del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, e successive modificazioni.

1-bis. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per uno dei delitti ivi previsti, purché siano stati acquisiti elementi tali da escludere l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, altresì nei casi in cui la limitata partecipazione al fatto criminoso, accertata nella sentenza di condanna, ovvero l’integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità, operato con sentenza irrevocabile, rendono comunque impossibile un’utile collaborazione con la giustizia, nonché nei casi in cui, anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante, nei confronti dei medesimi detenuti o internati sia stata applicata una delle circostanze attenuanti previste dall’articolo 62, numero 6), anche qualora il risarcimento del danno sia avvenuto dopo la sentenza di condanna, dall’articolo 114 ovvero dall’articolo 116, secondo comma, del codice penale.

1-ter. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi, purché non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, secondo e terzo comma, 600-ter, terzo comma, 600-quinquies, 628, terzo comma, e 629, secondo comma, del codice penale, all’articolo 291-ter del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, all’articolo 73 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell’articolo 80, comma 2, del medesimo testo unico, e all’articolo 416 del codice penale, realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dal libro II, titolo XII, capo III, sezione I, del medesimo codice, dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale e dall’articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni.

1-quater. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater e, qualora ricorra anche la condizione di cui al medesimo comma 1, 609-octies del codice penale solo sulla base dei risultati dell’osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno anche con la partecipazione degli esperti di cui al quarto comma dell’articolo 80 della presente legge. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano in ordine al delitto previsto dall’articolo 609-bis del codice penale salvo che risulti applicata la circostanza attenuante dallo stesso contemplata.»;

b) al comma 2-bis, le parole: «di cui al comma 1, quarto periodo » sono sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 1-ter».

Articolo 4.

(Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115).

1. All'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, dopo il comma 4-bis è aggiunto il seguente:

«4-ter. La persona offesa dai reati di cui agli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale può essere ammessa al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal presente decreto.».

Articolo 5.

(Esecuzione dell'espulsione).

soppresso

Articolo 6.

(Piano straordinario di controllo del territorio).

1. Al fine di predisporre un piano straordinario di controllo del territorio, al comma 22 dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che ha autorizzato le Forze di polizia ed il Corpo dei vigili del fuoco ad effettuare, in deroga alla normativa vigente, assunzioni entro il limite di spesa pari a 100 milioni di euro annui, le parole: «con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare entro il 30 aprile 2009», contenute nel terzo periodo dello stesso comma 22, sono sostituite dalle seguenti: «con decreto del Presidente della Repubblica, da adottarsi su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione, dell'interno e dell'economia e delle finanze, entro il 31 marzo 2009».

2. In attesa dell'adozione del decreto di cui al quarto periodo del comma 23 dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge, 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, le risorse oggetto di confisca versate all'entrata del bilancio dello Stato successivamente alla data di entrata in vigore del predetto decreto-legge sono immediatamente riassegnate nel limite di 150 milioni di euro per l'anno 2009, a valere sulla quota di cui all'articolo 2, comma 7, lettera a), del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, per le urgenti necessità di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, al Ministero dell'interno e nel limite di 3 milioni di euro per l'anno 2009, per sostenere e diffondere sul territorio i progetti di assistenza alle vittime di violenza sessuale e di genere, al Fondo nazionale contro la violenza sessuale e di genere di cui all'articolo 1, comma 1261, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

2-bis. Il comma 2 dell’articolo 2 del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, si interpreta nel senso che non rientrano tra le somme di denaro ovvero tra i proventi ivi previsti, con i loro relativi interessi, quelli di complessi aziendali oggetto di provvedimenti di sequestro o confisca.

3, 4,5, 6, 6-bis soppressi

7. Per la tutela della sicurezza urbana, i comuni possono utilizzare sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

8. La conservazione dei dati, delle informazioni e delle immagini raccolte mediante l'uso di sistemi di videosorveglianza è limitata ai sette giorni successivi alla rilevazione, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione.

Articolo 6-bis.

(Reclutamento di ufficiali in servizio permanente dell’Arma dei carabinieri)

1. Nell’anno 2009, per le esigenze connesse alla prevenzione e al contrasto della criminalità e al fine di garantire la funzionalità e l’operatività dei comandi, degli enti e delle unità, l’Arma dei carabinieri può procedere all’immissione in servizio permanente, a domanda, del personale in servizio di cui all’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, e successive modificazioni, che consegue tre anni di servizio a tempo determinato entro il 31 dicembre 2009,

previo espletamento di procedure concorsuali, nel limite del contingente di personale di cui all’articolo 66, comma 5, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ferma restando l’applicazione dell’articolo 3, comma 93, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con progressivo riassorbimento delle posizioni soprannumerarie. Nelle more della conclusione delle procedure di immissione, l’Arma dei carabinieri continua ad avvalersi del personale di cui al precedente periodo nel limite del contingente stabilito dalla legge di bilancio.

Capo II

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ATTI PERSECUTORI

Articolo 7.

(Modifiche al codice penale).

1. Dopo l'articolo 612 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 612-bis. - (Atti persecutori). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio.».

Articolo 8.

(Ammonimento).

1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall'articolo 7, la persona offesa può esporre i fatti all'autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore.

2. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l'ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l'eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni.

3. La pena per il delitto di cui all'articolo 612-bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo.

4. Si procede d'ufficio per il delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo.

Articolo 9.

(Modifiche al codice di procedura penale).

1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo l'articolo 282-bis sono inseriti i seguenti:

«Art. 282-ter. - (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). - 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.

2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone.

3. Il giudice può, inoltre, vietare all'imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2.

4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.

«Art. 282-quater. - (Obblighi di comunicazione). - 1. I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono comunicati all'autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell'eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni. Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio.»;

b) all'articolo 392, il comma 1-bis è sostituito dal seguente:

«1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 600, 600-bis, 600-ter, anche se relativo al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, 600-quinquies, 601 e 602 del codice penale il pubblico ministero, anche su richiesta della persona offesa, o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza di persona minorenne ovvero della persona offesa maggiorenne, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1.»;

c) al comma 5-bis dell'articolo 398:

1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;

2) le parole: «vi siano minori di anni sedici» sono sostituite dalle seguenti: «vi siano minorenni»;

3) le parole: «quando le esigenze del minore» sono sostituite dalle seguenti: «quando le esigenze di tutela delle persone»;

4) le parole: «l'abitazione dello stesso minore» sono sostituite dalle seguenti: «l'abitazione della persona interessata all'assunzione della prova»;

d) al comma 4-ter dell'articolo 498:

1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;

2) dopo le parole: «l'esame del minore vittima del reato» sono inserite le seguenti: «ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato».

Articolo 10.

(Modifica all'articolo 342-ter del codice civile).

1. All'articolo 342-ter, terzo comma, del codice civile, le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «un anno».

Articolo 11.

(Misure a sostegno delle vittime del reato di atti persecutori).

1. Le forze dell'ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall'articolo 7, hanno l'obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima. Le forze dell'ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta.

Articolo 12.

(Numero verde).

1. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità è istituito un numero verde nazionale a favore delle vittime degli atti persecutori, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, con la finalità di fornire, nei limiti di spesa di cui al comma 3 dell'articolo 13, un servizio di prima assistenza psicologica e giuridica da parte di personale dotato delle adeguate competenze, nonché di comunicare prontamente, nei casi di urgenza e su richiesta della persona offesa, alle forze dell'ordine competenti gli atti persecutori segnalati.

Articolo 12-bis.

(Norma di interpretazione autentica in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali)

1. Gli articoli 1 e 4 del testo unico di cui al decreto del Presidente

della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, si interpretano nel senso che le disposizioni ivi contenute non si applicano al personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, che rimangono disciplinate dai rispettivi ordinamenti, fino al complessivo riordino della materia.

Articolo 12-ter.

(Categorie dei dati da conservare di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109)

1. In considerazione delle esigenze di adeguamento all’evoluzione tecnologica che comportano diverse necessità di intervento sulle infrastrutture di rete degli operatori di comunicazioni elettroniche, le informazioni relative alle categorie dei dati da conservare di cui all’articolo

3 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109, relativi ai differenti casi di non risposta in «occupato» o «libero non risponde» o «non raggiungibile» o «occupato non raggiungibile» o altre fattispecie, sono rese disponibili dagli operatori di comunicazioni elettroniche nei tempi e con le modalità indicati nei commi 2 e 3.

2. Per le chiamate originate da rete mobile e terminate su rete mobile o fissa, i dati di cui al comma 1 devono essere resi disponibili dagli operatori di rete mobile a far data dal 31 dicembre 2009.

3. Per le chiamate originate da rete fissa e terminate su reti fisse o mobili, tenuto conto del processo in atto riguardante gli interventi di realizzazione e sviluppo delle reti di nuova generazione in tecnologia IP, le informazioni di cui al comma 1 relative alle chiamate senza risposta generate dai clienti collegati alle reti fisse in tecnologia IP sono rese disponibili dagli operatori di rete fissa gradualmente e compatibilmente con le caratteristiche tecniche delle reti di comunicazione

elettronica di nuova generazione degli operatori interessati e comunque non oltre il 31 dicembre 2010.

Capo III

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 13.

(Copertura finanziaria)

soppresso

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