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 .. riflessi ..... di Lunadicarta
 
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Nessun colpevole può essere assolto dal tribunale della sua coscienza.

Giovenale
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

tribunale_milano


Procura della Repubblica
presso il Tribunale ordinario di Milano


Comunicato Stampa del 12.3.09

In merito ai conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato, relativi alla nota vicenda del sequestro di Abu Omar (Milano, 17.2.03), decisi l'11.3.2009 dalla Corte Costituzionale, si ritiene opportuno, a seguito delle inesattezze rilevate in articoli di stampa odierni, precisare quanto segue.

Secondo il contenuto dei ricorsi depositati il 15 febbraio 2007 dall'Avvocatura dello Stato per conto del Presidente del Consiglio pro tempore, le attribuzioni costituzionali del Presidente del Consiglio in tema di titolarità del diritto di apporre e far valere il segreto di Stato sarebbero state menomate dalla Procura della Repubblica di Milano, nell'ambito del caso Abu Omar, in tre momenti dell'indagine:

a) intercettazioni telefoniche;

b) modalità di interrogatori;

c) utilizzazione, a fini di indagine, di documenti sui quali sarebbe stato opposto il segreto di Stato o che, comunque, la Procura avrebbe dovuto ritenere coperti da segreto di Stato a prescindere da ogni formale opposizione del medesimo, nonché degli atti dell'incidente probatorio disposto in relazione alle dichiarazioni di un indagato.

Nell'attesa rispettosa del deposito delle motivazioni della sentenza, è possibile sin d'ora affermare - sulla base del comunicato stampa diffuso dalla Corte Costituzionale - che sono stati respinti i primi due e più gravi motivi di doglianza del Governo, così risultando confermata la correttezza dell'operato della Procura di Milano.

E' stato accolto, invece, il terzo motivo di doglianza in relazione al quale, con riferimento ai soli documenti, la stessa Avvocatura dello Stato, in sede di discussione orale, ha riconosciuto la cessazione della materia del contendere.

Infatti, tali documenti, sequestrati in una sede romana del SISMi, il 5 luglio 2006, senza che venisse opposto alcun segreto sono stati sostituite con le copie omissate successivamente trasmesse dal SISMi alla Procura. Il Tribunale ha accolto l'istanza di sostituzione formulata da questa Procura, ordinando la restituzione al PM dei documenti non omissati.

Nel prosieguo del dibattimento saranno valutati, in adesione alle indicazioni che potranno trarsi dalla motivazione della sentenza, gli eventuali riflessi sulle ordinanze adottate dai Giudici con utilizzazione di quei documenti e degli atti concernenti l'incidente probatorio e sui limiti di ammissibilità dibattimentale di alcune prove orali

IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

Dr. Manlio MINALE


*****

Comunicato GASPARRI CICCHITTO

ABU OMAR: CICCHITTO-GASPARRI, PUNIRE CHI HA VIOLATO SEGRETO

(ANSA) - ROMA, 12 MAR, 12:47
- ''La sentenza della Corte Costituzionale sulla vicenda connessa ad Abu Omar sancisce che alcuni pm di Milano hanno violato il segreto di Stato'': lo affermano i capigruppo del Pdl al Senato e alla Camera, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, sottolineando che la ''vicenda non puo' finire qui'' e che si andra' fino in fondo anche in sede parlamentare perche' sia punito chi ha ''attentato alla sicurezza nazionale ed internazionale con la violazione del segreto di Stato''. ''E' sconcertante - proseguono in una nota congiunta - che il dott. Spadaro ed altri magistrati si proclamino vincitori dopo una sconfitta e manifestino l'intenzione di procedere nelle loro iniziative che hanno gia' arrecato significativi danni alla sicurezza del Paese. Avevamo gia', in varie occasioni, espresso le nostre opinioni critiche su questa vicenda. Era palese la violazione del segreto di Stato. Tra l'altro, le iniziative di questi PM, oggi bocciate dalla Corte Costituzionale, hanno gettato un discredito sui nostri servizi e facilitato la divulgazione di nomi e numeri telefonici di operatori della sicurezza italiani ed esteri con grave danno nella lotta al terrorismo fondamentalista e per la reputazione del nostro Paese''. ''Ci chiediamo a questo punto quali saranno le conseguenze della decisione della Corte. Chi punira' quanti hanno attentato davvero alla sicurezza nazionale ed internazionale con la violazione del segreto di Stato? La vicenda non puo' finire qui e non finira' qui, perche' bisognera', anche nelle sedi parlamentari, andare fino in fondo - conclude - per contrastare e neutralizzare l'azione di chi ha recato danni gravissimi alla lotta contro il terrorismo e ha dato un colpo durissimo ai nostri servizi''. (ANSA). COM-PH 12-MAR-09 12:45 NNN


***** Precedenti su stampa

Consulta: su Abu Omar segreto di Stato violato dai magistrati

I magistrati milanesi hanno violato il segreto di Stato nell'ambito del procedimento sul sequestro dell'ex imam Abu Omar. E' quanto hanno sancito i giudici della Corte Costituzionale, accogliendo parzialmente i conflitti di attribuzione tra poteri sollevati dal Governo.
Per la Consulta, "non spettava alle autorità giudiziarie porre a fondamento della richiesta di rinvio a giudizio e del decreto che dispone il giudizio, i documenti acquisiti all'esito della perquisizione eseguita il 5 luglio 2006 e successivamente inviati all'autorità giudiziaria, con parziali omissioni relative ai dati coperti dal segreto di Stato, nonchè la richiesta di svolgimento dell'incidente probatorio e con essa, sia l'ordinanza che lo ha disposto sia il relativo verbale di acquisizione della prova del 30 settembre 2006". Per questo, tali atti processuali "nelle parti corrispondenti" sono stati annullati. I ricorsi parzialmente accolti sono quelli presentati nel 2007 dall'allora Governo guidato da Romano Prodi.

La Corte Costituzionale ha anche accolto in parte il conflitto sollevato dal Governo Berlusconi nei confronti del giudice monocratico della quarta sezione penale del Tribunale di Milano, Oscar Magi, davanti al quale si sta svolgendo il processo a carico di 35 imputati, tra cui l'ex direttore del Sismi Niccolò Pollari e 26 agenti Cia. Tale ricorso è stato accolto "limitatamente all'ordinanza del 14 maggio 2008, ammissiva di determinate prove".

I giudici costituzionali, invece, hanno 'bocciato' tutti e due i conflitti sollevati dalla magistratura milanese: respinto il ricorso del giudice Oscar Magi, risalente al dicembre scorso, in relazione a tre note del premier Berlusconi, con cui si confermava il segreto di Stato opposto da alcuni testimoni nel procedimento.

Inammissibile, invece, è stato dichiarato il conflitto sollevato dal procuratore capo di Milano nel 2007, così come il ricorso incidentale proposto dalla sezione gip del tribunale di Milano.

Due anni di scontri tra governo e procura di Milano

L'affare Abu Omar (e il destino processuale dell'ex direttore del Sismi, Nicolò Pollari) prese corpo quando, quasi inaspettatamente, Romano Prodi, allora a Palazzo Chigi, sollevò la questione di legittimità costituzionale per "conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato" in merito alle indagini fatte dalla procura della Repubblica di Milano ed al conseguente processo, ancora in corso. A spiegare il perché di quella iniziativa, confermata poi altre volte sia dallo stesso Prodi, sia dal suo successore Silvio Berlusconi, un question time alla Camera dell'ex vicepresidente del consiglio Francesco Rutelli. Palazzo Chigi accusò i procuratori Ferdinando Pomarici e Armando Spataro di aver illegittimamente e ripetutamente "violato il segreto di Stato" nella conduzione delle indagini sul sequestro dell'ex imam egiziano, "bruciando" uomini e strutture del controspionaggio. E la procura di Milano per "aver violato le prerogative di secretazione del governo" in almeno tre circostanze: con "l'acquisizione di documenti informativi, anche di carattere documentale, attinenti l'identita' di 85 appartenenti al Sismi; con "l'intercettazione delle utenze cellulari in loro uso" e "l'acquisizione di elementi attinenti la struttura e le logiche di funzionamento del Servizio non direttamente afferenti l'indagine sul sequestro" e "riguardanti i rapporti con agenti stranieri". Tutto aggravato, secondo Rutelli, dall'aver ignorato (la procura di Repubblica di Milano) dolosamente, "l'acquisizione di materiale classificato e di elementi informativi" su cui "il governo aveva provveduto ad apporre il segreto di Stato".

Lo scontro che ne seguì fuori dalla aule giudiziarie fu molto violento, alimentato da una lettera che i legali dei magistrati milanesi che si sono costituiti davanti alla Consulta contro il conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato, inviarono nel marzo di due anni fa al capo della procura milanese Manlio Minale. Nella missiva l'avvocato Alessandro Pace, definiva il comportamento del premier Romano Prodi "discutibile". E ciò "sotto un duplice profilo: poichè il ricorso è stato sollevato dal presidente del Consiglio Prodi e non dal governo la valutazione se rinunciare o meno al ricorso spetta solo al presidente del Consiglio; in secondo luogo, ritenere di scarsa importanza la sollecita celebrazione di un processo penale, come quello di Milano, relativo al rapimento di Abu Omar (avente delicate implicazioni politico-istituzionali) non costituisce certo una manifestazione di leale collaborazione del presidente del Consiglio con l'autorità giudiziaria"
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Di Loredana Morandi (del 12/03/2009 @ 12:12:14, in Economia, linkato 1328 volte)


COMUNICATO STAMPA N. 9/2009

 

12 Marzo 2009

Corte dei conti - Sezione controllo Enti - Pres. M. Alemanno, Rel. Pres. B. Manna - Determinazione n. 13/2009 del 10 marzo 2009 - Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria di Poste Italiane S.p.A. per l'esercizio 2007.

Il bilancio di Poste italiane spa che chiude il 2007 con un "risultato operativo" di € 1.583 mln, da cui deriva, al netto delle imposte, un utile di esercizio di € 704,3 mln., in aumento del 45,7% sul 2006 (€ 483,3 mln). I dati di sintesi evidenziano, sia pure in un contesto di mercato nazionale ed internazionale connotato da oggettive difficoltà, il consolidamento dei positivi risultati raggiunti ed il progressivo sviluppo dei servizi. I ricavi sono cresciuti del 3,3% e i costi sono diminuiti dello 0,8% rispetto al precedente esercizio.

I Servizi BancoPosta mostrano un incremento del 2,5% (sensibilmente rallentato rispetto al differenziale precedentemente rilevato nel 2006 pari al 9,5%) riferibile al buon andamento dei servizi di conto corrente e della raccolta del risparmio postale.

I ricavi da conti correnti sono cresciuti nell'anno in riferimento del 2,9% sul 2006, per effetto del buon andamento dei servizi stessi che nell'anno hanno registrato l'aumento della giacenza media, passata da € 35,7 mld del 2006 a € 36,1 mld nel 2007, degli interessi maturati sulla gestione delle citate giacenze, da € 1.438 mln a € 1.492 mln, e del numero dei conti correnti in essere, da 4,8 mln del 2006 a 5,2 mln nel 2007.

I Servizi Postali, che risentono di un calo in termini di pezzi lavorati del 17,2%, evidenziano un aumento complessivo delle entrate del 3,5% attribuibile, essenzialmente, agli effetti della rimodulazione tariffaria attuata nel 2006 ed entrata a pieno regime nel 2007.

Con riferimento ai costi la lieve diminuzione registrata è dovuta all'effetto combinato dell'aumento del "costo del lavoro" (+6,4%) e della diminuzione degli "altri costi e oneri" (-87,7%).

Fra le problematiche che assumono particolare rilievo nella gestione 2007 la Corte segnala rispettivamente all'allineamento dell'assetto del BancoPosta e alla vicenda della liberalizzazione del mercato postale. La questione del BancoPosta, legata alla necessità di trovare una soluzione tecnico-operativa per il corretto e completo espletamento delle attività di tipo bancario, pur essendo stata ampiamente dibattuta nel corso del 2007 dal CdA di Poste italiane spa non ha ancora trovato una soluzione compatibile con l'attuale sistema di Poste italiane spa. Sul punto è altamente auspicabile un intervento del legislatore o del Governo, tenuto conto che il contesto normativo nel quale opera il BancoPosta appare superato.

Anche l'altro tema, concernente la liberalizzazione del mercato postale, necessita di interventi del legislatore o del Governo, tesi in questo caso ad una maggiore tempestività nell'espletamento delle procedure di adeguamento alla normativa europea. Significativa in proposito è la vicenda del "Contratto di Programma 2006-2008" concernente tra l'altro i nuovi obiettivi di qualità dei servizi, che ha trovato definitiva conclusione con la pubblicazione in G.U. del 6 ottobre 2008, cioè a fine triennio.

Anche il "Gruppo Poste Italiane" chiude in positivo per il sesto anno consecutivo il proprio bilancio con un "risultato operativo" di € 1.771,2 mln, da cui discende, detratte le imposte, un utile di esercizio di € 843,6 mln, superiore di € 167,9 mln (+24,8%) rispetto al 2006.

Al "risultato operativo" nella consistente cifra indicata sopra si perviene attraverso un calcolo compensativo dei risultati delle singole società del Gruppo.

Va, tuttavia, osservato che in ordine alla configurazione del Gruppo societario si rende sempre più urgente un intervento teso alla sua razionalizzazione, come anche proposto dall'azionista nell'Assemblea del maggio 2007.

La situazione, come oggi si presenta, è complessa in quanto la stratificazione di società, nate a più riprese e sotto spinte contingenti, ha determinato il consolidarsi di un sistema interconnesso che sembra non permeabile a radicali modificazioni che imporrebbero, invece, soppressioni o quantomeno fusioni per incorporazione, per rendere più efficienti singoli settori ed anche ridurre spese dedicate a gestioni non più produttive. In particolare la logistica e l'evoluzione informatica richiederebbero una attenzione precipua.

Nel settore assicurativo, si rilevano talune problematiche a carico di Poste Vita spa, che ha risentito delle sofferenze e criticità presenti nei mercati finanziari ed azionari, con ricadute incidenti sul rendimento di alcuni prodotti assicurativi collocati sul mercato nel periodo 2001-2002. La Società si sta attivando presso la clientela per proporre soluzioni tendenti alla riduzione dei rischi.

 

Il Magistrato responsabile dell'Ufficio Stampa

(Consigliere Cinthia Pinotti)

La relazione è disponibile sul sito Internet www.corteconti.it, aprendo dall'home page la cartella: Ultimi documenti pubblicati - Attività 2009.

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COMUNICATO STAMPA N.8/2009

10 marzo 2009

Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato -Pres. G.Clemente, Rel G.Bellisario - Delibera 3/2009/G del 4 marzo 2009 - Relazione concernente l'indagine sull'esecuzione delle sentenze di condanna pronunciate dalla Corte dei conti a favore delle Amministrazioni dello Stato

La semplificazione delle procedure di esecuzione delle sentenze di condanna pronunciate dalla Corte dei conti a favore delle amministrazioni dello Stato, realizzata con la riforma del 1998 (D.P.R. 24 giugno 1998,n. 260), ha ridotto il fenomeno delle insolvenze, che aveva portato negli anni novanta a proventi annui inferiori all'1% degli accertamenti.

Il decentramento delle attività di riscossione, realizzato mediante l'istituzione di capitoli specifici di entrata presso le singole amministrazioni e la costituzione di uffici responsabili dei relativi procedimenti, ha migliorato sensibilmente il coefficiente di riscossione dei crediti, come emerso dall'indagine svolta dalla Corte sulla gestione condotta nel periodo 2004-2008, che ha accertato come il coefficiente medio di riscossione abbia raggiunto il 16% e superato nettamente i risultati ancora moderati del 2001 (1,13%) e del 2002 (5,96%).

Con riscossioni pari, fra il 1° gennaio 2004 ed il 31 dicembre 2008, a oltre 34 milioni rispetto ai quasi 220 accertati può dirsi in parte perseguito l'obiettivo di potenziare l'efficacia dissuasiva della giurisdizione di responsabilità.

Non appare tuttavia garantita la stabilità dei valori assoluti incamerati, aumentati in misura elevata nel 2008 (12 milioni, +71%). E' da considerare che le riscossioni eccezionali contabilizzate al 31 dicembre di quest'ultimo anno provengono in prevalenza dagli oltre 8 milioni acquisiti con la procedura ordinaria da un solo debitore che ha rinunciato alle agevolazioni introdotte dalla finanziaria 2006. Va ricordato, tra l'altro, che i proventi complessivi del condono risultano ammontati fra il 2006 e il 2008 a circa 3,5 milioni di euro, ma hanno riguardato anche le sentenze pronunciate a favore di Enti diversi dallo Stato, non considerate nell'indagine svolta per valutare le capacità di acquisizione dei crediti presso le amministrazioni statali.

La disciplina del 1998 ha oggettivamente consentito di migliorare i risultati; permane tuttavia necessario ridimensionare, dopo 10 anni di applicazione della normativa, l'ancora vasta fascia di insolvenza. L'assetto dei servizi è peraltro ancora provvisorio e frammentato presso alcune amministrazioni mentre si manifestano inadeguate le procedure che rinviano a disposizioni antecedenti al 1998.

Il consistente livello delle insolvenze più recenti (oltre 180 milioni in 5 anni) e il volume crescente dei residui attivi globali (500 milioni a fine 2008) costituiscono fattori che attestano la parziale inefficacia della disciplina regolamentare, come provato anche dalla cospicua consistenza dei crediti non riscossi in via ordinaria. Si rivelano utili, tra le altre, misure correttive che:

- completino presso più Ministeri gli assetti organizzativi dei recuperi;

- potenzino i flussi informativi tra gli uffici che contabilizzano la voce di entrata;

- semplifichino i meccanismi della gestione ordinaria, con controlli automatici che prevengano i più comuni errori dei debitori e contengano gli episodi di irreperibilità;

- riconoscano alle Amministrazioni forme efficienti di collaborazione con i Concessionari nella gestione dei ruoli;

- permettano ai Ministeri di gestire con autonomia le procedure d'inesigibilità dei crediti.

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Il Magistrato responsabile dell'Ufficio Stampa

(Consigliere Cinthia Pinotti)

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Comitato Informatici ATU

La vergogna degli informatici esternalizzati precari degli Uffici Giudiziari.

Un pentolone da scoperchiare. Comitato Lavoratori ATU


- comunicato stampa –


Ai gentili Colleghi e alle Redazioni,



NAPOLI – SENATORI ARMATO - DE LUCA - INCOSTANTE:

INTERROGAZIONE AL GOVERNO PER LA PROTESTA DI 70 MAGISTRATI SULL'INGIUSTIFICATO LICENZIAMENTO DEL TECNICO INFORMATICO GIUSEPPE DI SPIRITO


Napoli, 12 marzo 2009 - La protesta dei 70 magistrati per il licenziamento di Giuseppe Di Spirito approda al Senato ha finalmente raggiunto il Ministro di Giustizia Alfano e il Ministro del lavoro, salute e politiche sociali Maurizio Sacconi.


Si fanno portavoce della protesta della magistratura napoletana le senatrici Armato e Incostante, ed il Senatore De Luca con l'atto Ispettivo numero 3/00608 pubblicato in data 11 marzo c.m.


Ora neppure la TD-Group potrà più tacere, in quanto se i 70 magistrati, ovvero la stragrande maggioranza dell'organico del settore penale del Tribunale di Napoli (Assise, Dibattimento, Riesame, Giudice delle Indagini Preliminari), più il Magistrato Referente per l'informatica del Distretto di Napoli, dott. Pierluigi Di Stefano, chiedono a gran voce ed in modo formale "Perché mai avete licenziato il Di Spirito, persona capace e di nostra fiducia?", i tre senatori campani chiedono al Governo se sia lecita alla TD-Group una simile gestione privatistica della cosa pubblica in un Tribunale della Repubblica Italiana.


La richiesta al Governo della senatrice Armato e dei suoi colleghi è appunto quella di prendere informazioni approfondite sulla società pisana TD-Group, il cui comportamento ad oggi è decisamente inspiegabile e apparentemente votato all'ostilità verso una singola persona, anche contro le dichiarazioni spontanee e firmate di 70 Magistrati + 1.


Importantissima per l'intera categoria professionale dei tecnici ATU (Assistenza Tecnica Unificata) la richiesta dei tre senatori al Governo per ottenere la garanzia di una "stabilità occupazionale" per tutti i lavoratori attualmente impegnati con Aziende Private per l'assistenza tecnica degli Uffici Giudiziari "allo scopo di coniugare l'efficienza ed il risparmio del patrimonio pubblico con la professionalità, l'esperienza e l'affidabilità dei lavoratori attualmente impiegati in tale servizio".


I Senatori Armato, De Luca e Incostante invitano infatti il Governo ad aprire un Tavolo di dibattito sindacale "per valutare procedure concorsuali agevolate finalizzate all'assunzione diretta degli attuali tecnici sistemisti impegnati nei vari appalti esternalizzati al fine di garantire in seno agli uffici giudiziari italiani la presenza di personale già formato, affidabile e perfettamente integrato con la struttura preesistente".


Quello di Giuseppe Di Spirito non è infatti un caso isolato in Italia, ma una penosa situazione di precarizzazione che si sta generalizzando sul territorio e che allarma la Magistratura. In Sicilia è stato appena diffuso un comunicato Sindacale dei tecnici ATU che protestano per 2 mesi di stipendio arretrato.


Di seguito alcune dichiarazioni dalla viva voce del Di Spirito:


""In relazione alla mia vicenda, il Comitato ha ricevuto proprio ieri una email di accorata solidarietà dal Magistrato capo della sede di Marano. Non solo Napoli, quindi, ha avuto modo di dolersi del mio allontanamento. Mi chiedo come mai sia accaduto tutto questo, visto che non ho mai avuto alcun tipo di segnale di non essere gradito alla società.

Durante gli ultimi anni ho soltanto lavorato collezionando attestati di stima dalle strutture giudiziarie ed ho svolto nel contempo una attività di sensibilizzazione del mondo giustizia sulla condizione di precarietà dei lavoratori ATU.

E avrei ben donde di essere io contrariato di fronte ad un percorso lavorativo che mi ha visto retrocedere da un contratto a tempo indeterminato (con la precedente società) ad uno a termine con la subentrante consorziata. Spero che il mio episodio serva ad accendere finalmente i riflettori su queste gravi vicende ignorate solitamente dai grandi media, in relazione alla gestione dei sistemi informatici del Ministero della Giustizia, a tutt'oggi sconcertante.

"Voglio ricordare che in seguito al mio frettoloso allontanamento, a Napoli si era bloccato l'Ufficio Pagamenti del Tribunale e nessuno dei tecnici messi al posto mio è stato in grado di sopperire. Benchè licenziato ho fornito una consulenza per rimetterlo in moto, semplicemente per il mio senso del dovere nei confronti di una struttura presso la quale ho lavorato per molti anni e nella quale ho tanta gente che mi stima, evidentemente chi mi ha conosciuto sa quanto valgo, diversamente da chi si è limitato a prendermi dalla vecchia ditta che ha lasciato la commessa e poi licenziarmi dopo un anno, sulla base non si sa di cosa".


Ringraziando la Libera Stampa per la gentile attenzione a noi dedicata, il Comitato Atu invita a prendere visione del proprio canale Youtube e della iniziativa web su Facebook a questi link

http://www.youtube.com/neoatu


http://www.facebook.com/people/Comitato-Informatici-Atu/1584213101


Per il Comitato Informatici Atu

Loredana Morandi

www.giustiziaquotidiana.it


Giuseppe Di Spirito

www.comitatoatu.it


*************


Allegato: Copia dell'Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00608 - pubblicato a questo link:

http://www.senato.it/

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00608


Atto n. 3-00608

Pubblicato il 11 marzo 2009
Seduta n. 169

ARMATO , DE LUCA , INCOSTANTE - Ai Ministri della giustizia e del lavoro, della salute e delle politiche sociali. -

Premesso che:

da oltre 15 anni il servizio di informatizzazione degli uffici giudiziari presenti sull'intero territorio nazionale è affidato a società esterne che, a fronte dell'atavica carenza di personale alle dirette dipendenze del Ministero della giustizia, garantiscono un servizio di assistenza denominato fino al 2008 Assistenza tecnica unificata (ATU) e, successivamente, sdoppiato in due tronconi denominati rispettivamente Sistema pubblico di connettività (SPC) ed Assistenza applicativa;

i lavoratori di tali società appaltatrici vengono impiegati nella gestione di dati sensibili e dei server, nell'amministrazione delle reti, nella gestione e manutenzione del parco hardware e software, nel supporto totale degli utenti, nella formazione ed altro, con ciò rappresentando l'unico punto di riferimento per ogni problema di natura informatica di Tribunali e Procure, in rapporto diretto con magistrati, cancellieri ed operatori;

è ben nota, in quanto più volte segnalata dagli stessi lavoratori e da varie sigle sindacali, la condizione di precarietà in cui versano da anni i suddetti lavoratori, aggravata non solo dai tagli che il Ministero della giustizia ha operato sui capitoli di spesa destinati all'informatica ma anche dal crescente ricorso in tale settore a contratti atipici, licenziamenti improvvisi e blocco delle retribuzioni;

tale situazione risulta ancora più inaccettabile se si considera che tali lavoratori, prestando nella maggior parte dei casi la loro attività da oltre 15 anni nella medesima sede giudiziaria, sono di fatto equiparabili ai pubblici dipendenti;

di recente ha suscitato clamore la notizia apparsa sulla stampa, in particolare quella napoletana, relativa al mancato rinnovo del contratto da parte della Td-Group, società del gruppo Ois.Com, subappaltatori di Telecom Italia del servizio SPC, di uno dei tecnici informatici del personale esterno in servizio presso gli uffici giudiziari del Tribunale di Napoli, il signor Giuseppe Di Spirito;

la vicenda ha assunto particolare rilevo anche in seguito ad una protesta formale con cui circa 70 magistrati del suddetto Tribunale hanno manifestato, alle autorità preposte ai sistemi informatici competenti, il loro disappunto in merito al mancato rinnovo del contratto al suddetto tecnico informatico, considerato che lo stesso aveva assunto grazie alla sua professionalità e alla sua affidabilità un ruolo particolarmente delicato all'interno degli uffici giudiziari dove lavorava da anni;

considerato che:

stando a quanto dichiarato dal suddetto lavoratore, il licenziamento da parte della Td-Group sarebbe avvenuto senza alcun preavviso e alcuna motivazione;

a tutt'oggi, la suddetta società non ha ritenuto di dover fornire alcun chiarimento in merito alla decisione assunta nei confronti del lavoratore, né allo stesso né, tanto meno al Tribunale di Napoli;

tale atteggiamento contribuisce ad accrescere gli interrogativi e i disagi tra i magistrati e il personale del Tribunale di Napoli, preoccupati che dall'avvicendamento del signor Di Spirito possa derivare non solo un ulteriore rallentamento o persino la paralisi del sistema gestionale informatico, ma anche e soprattutto che ciò possa compromettere la sicurezza del trattamento dei dati sensibili dello stesso tribunale;

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, in considerazione delle delicate mansioni svolte per anni dal signor Giuseppe Di Spirito presso gli uffici giudiziari del tribunale Napoli , non ritengano opportuno assumere presso la Td-Group tutte le necessarie informazioni al fine di ottenere ogni chiarimento in merito al mancato rinnovo del contratto nei confronti del suddetto lavoratore e verificare se vi sia stata da parte dell'azienda la piena osservanza dei diritti del lavoratore;

se non ritengano necessario, anche nell'interesse della pubblica amministrazione, garantire stabilità occupazionale ai lavoratori attualmente impiegati nelle società appaltatrici di servizi di assistenza informativa presso gli uffici giudiziari presenti su tutto il territorio nazionale prevedendo, a tale fine, la possibilità di un percorso di integrazione dei suddetti lavoratori all'interno dell'amministrazione giudiziaria allo scopo di coniugare l'efficienza ed il risparmio del patrimonio pubblico con la professionalità, l'esperienza e l'affidabilità dei lavoratori attualmente impiegati in tale servizio;

se, a tale scopo, non ritengano opportuno avviare l'apertura di un Tavolo con le rappresentanze sindacali per valutare procedure concorsuali agevolate finalizzate all'assunzione diretta degli attuali tecnici sistemisti impegnati nei vari appalti esternalizzati al fine di garantire in seno agli uffici giudiziari italiani la presenza di personale già formato, affidabile e perfettamente integrato con la struttura preesistente.

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Di Loredana Morandi (del 09/03/2009 @ 12:49:44, in Estero, linkato 1477 volte)


CPI: Giustizia per Gaza - Dalle Prime Pagine Web


misna_7.03.09

MISNA http://www.misna.org/misna2009/


ansa_articolo_6.03.09

Ansa del 6 marzo 2009


swissinfoch_9.03.09

SwissInfo.ch del 9 marzo 2009


ansalatina_6.03.09


AnsaLatina del 6 marzo 2009



ragionpolitica_19.03.09
 
 
 
 
ragionpolitica_19.03.09_ritaglio_600
 
il ritaglio in cui siamo citati...

Il Manifesto - pagina 11 del 10/03/2009

 

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di Michelangelo Cocco - ROMA


DIRITTI UMANI . L'atto d'accusa delle ong:

un'inchiesta internazionale per i massacri di Gaza

«Adesso processiamo Tel Aviv»

 

CRIMINI DI GUERRA Parla l'avvocato Devers, rappresentante all'Aja dell'istanza di centinaia di organizzazioni non governative che si sono costituite per portare alla sbarra l'esecutivo Olmert: procedimento necessario perché tutti gli stati comprendano che l'ordine mondiale non può essere fondato su dei crimini contro l'umanità Il procuratore della Corte penale internazionale Ocampo: indagine possibile
«Esiste una possibilità che ciò accada». Così l'altro ieri Luis Moreno Ocampo sulla possibilità di aprire presso la Corte penale internazionale (Cpi) un'inchiesta su «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità» nei confronti d'Israele per i massacri di palestinesi perpetrati durante l'operazione «Piombo fuso» a Gaza. Si tratterebbe di una rivoluzione, perché - ha sottolineato Perfil, il domenicale di Buenos Aires che ha riportato le dichiarazioni di Ocampo - sarebbe la prima volta che un organismo internazionale riconosce l'Autorità palestinese (Anp) come «stato indipendente». «Stiamo valutando la questione - ha aggiunto Ocampo - siamo in una fase di analisi».
L'avvocato Gilles Devers è il legale rappresentante presso la Corte dell'istanza di centinaia di organizzazioni non governative (ong) e associazioni che si sono costituite contro i crimini di guerra. Con Devers - ieri a Roma per illustrare l'iniziativa giuridica della società civile internazionale promossa in Italia dal Network degli Artisti italiani e lanciata dalla Rete dei Traduttori per la diversità linguistica Tlaxcala - abbiamo discusso del procedimento.

Avvocato Devers, può spiegarci come è nata la vostra iniziativa?
Si tratta di un'iniziativa militante, portata avanti da oltre 350 associazioni - europee, africane, mediorientali e sudamericane - testimoni dell'offensiva «Piombo fuso» contro la Striscia di Gaza. Il 22 gennaio abbiamo depositato la denuncia per «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità» presso La Corte penale internazionale (Cpi). Lo stesso giorno - questo è un elemento molto importante per la procedura - l'Autorità palestinese (Anp) ha dato competenza alla Cpi. Se gliel'avesse negata, solo un intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu avrebbe potuto obbligare la Cpi a indagare, come è avvenuto nel caso del Sudan. Cosa che però nel nostro caso sarebbe stata impossibile, per il veto che sicuramente avrebbero opposto gli Stati Uniti. Per questo prima le organizzazioni non governative (ong) hanno deciso di costituirsi come testimoni del crimine. Poi l'Anp - con un accordo politico tra Hamas e Fatah - ha riconosciuto l'autorità della Cpi Il procuratore Ocampo ha chiesto chiarimenti tra cui quello su chi rappresenti lo Stato a Gaza. A quel punto c'è stata una seconda visita all'Aja, da parte dell'ambasciatore, del ministro della giustizia e degli esteri palestinesi, per riunire tutti gli elementi e mostrare che l'Anp rappresenta il popolo palestinese e che se la Cpi invierà ispettori a Gaza, saranno ben accolti.

Ma Israele non è firmatario del Trattato di Roma che nel 1998 istituì la Cpi: ciò non inficia il procedimento?
La Cpi agisce nell'ambito del diritto penale, cioè della ricerca del criminale X, Y, o Z. Si occupa prima di tutto dei fatti: dove è stato commesso il crimine? A Gaza, e l'Autorità palestinese le ha dato competenza, dunque il la Corte può indagare a Gaza. Ci sono ancora dei dettagli da esaminare, ma credo si tratti di problemi superabili.

Perché rivolgersi alla Cpi e non alle giurisdizioni nazionali, come avvenuto in passato per altri massacri a Gaza?
Ci rivolgeremo anche ai giudici di singoli stati: all'inizio di aprile depositeremo a Madrid un dossier su un astrofisico della Nasa che lavora negli Stati Uniti ma ha famiglia nella Striscia. La sua abitazione era conosciuta da tutti i bambini di Gaza, alcuni dei quali hanno imparato a osservare le stelle col telescopio che aveva istallato sul tetto. Il figlio di questo signore è rimasto ucciso a causa del bombardamento della sua casa da parte dall'aviazione israeliana. Ci sono tanti altri casi simili. Faremo altre denunce, presso altre corti, in relazione alla nazionalità delle vittime. Cercheremo di presentare denunce in tutti e 47 i paesi del Consiglio d'Europa che dipendono dalla Convenzione Ue sui diritti dell'uomo.

L'ex presidente della Cpi Antonio Cassese, ha detto che la Corte «può svolgere un'azione efficace solo con la cooperazione degli stati» e che «la giustizia internazionale deve essere prudente e saggia, altrimenti rischia di essere considerata poco credibile».
La cooperazione c'è nel momento in cui 110 stati hanno firmato la ratifica della Cpi. Susan Rice, la rappresentante dell'Amministrazione statunitense presso l'Onu, nel suo discorso d'investitura ha dichiarato che la Corte è uno strumento degno di stima. Utilizziamo la procedura prevista dal Trattato di Roma e quindi non vedo rischi di minare la credibilità della Corte. Se la procedura divenisse d'ostacolo alla pace - nel caso domani si palesasse un accordo politico ed economico - il Consiglio di sicurezza avrebbe il potere di sospenderla per un anno (rinnovabile). La giustizia deve fare il suo corso affinché Israele e tutto il mondo comprendano che l'ordine mondiale non può essere fondato su dei crimini contro l'umanità.

Quali indizi di «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità avete raccolto?
Anzitutto una distinzione: i primi fanno riferimento a violazioni delle protezioni stabilite per i civili dalle leggi di guerra, i secondi a un crimine di guerra sistematico in cui, attraverso mezzi militari, si prende di mira la popolazione civile. Ad esempio, il primo giorno di guerra (il 27 dicembre 2008, ndr) è stato dato un ordine di bombardamento, per quaranta caccia, alle 11,30, l'ora in cui i bambini a Gaza escono da scuola. Chi ha impartito quelle istruzioni sapeva che avrebbe ucciso dei bambini. I morti infatti il primo giorno sono stati oltre 200. Ancora, decine di abitanti di un quartiere erano stati rinchiusi in una scuola che il giorno dopo è stata bombardata: questo è un crimine contro l'umanità. Poi l'uso delle munizioni al fosforo bianco in pieno giorno e su aree densamente popolate, il che implica l'intenzione di bruciare e mutilare il maggior numero possibile di persone. C'è ancora nel nostro dossier una cosa che non impressiona come il sangue ma che è altrettanto drammatica: durante «Piombo fuso», il 30% dei terreni di Gaza è stato devastato con i bulldozer.

Per evitare che l'esercito sia danneggiato dai processi il governo israeliano ha proibito ai militari che hanno partecipato a «Piombo fuso» di farsi intervistare e fotografare. Come identificarli?
Bisogna anzitutto stabilire i fatti, attraverso le testimonianze delle vittime e gli indizi raccolti, poi eserciteremo una forte pressione su Israele. Israele non è un blocco monolitico, ci sono giovani, soldati, giornalisti che ritengono che quello che è stato fatto a Gaza sia abominevole. Diremo a Israele: avete una coscienza, aiutateci a processare i criminali. Inoltre la Cpi ha dei mezzi di pressione, strumenti per indagare e raccogliere testimonianze. E se l'inchiesta dovesse morire perché non saranno stati trovati i responsabili materiali, avremmo comunque dimostrato che ci sono stati dei crimini. Dopo l'azione penale, arriverà quella civile. Israele può nascondere i suoi ufficiali e i suoi ministri, non se stesso.

Come si fa a evitare, nel caso del vostro procedimento, accuse di antisemitismo come quelle già rivolte alla conferenza di Durban II?
Penso che l'azione giuridica debba essere ben distinta da quella politica. Per non cadere nell'antisemitismo mentre si porta avanti una causa contro Israele è necessario mettere sul tavolo delle prove. Antisemitismo vuol dire generalizzare: Israele, gli ebrei. Questo non è il nostro punto di vista. Se si generalizza, possono sorgere tanti fraintendimenti. Se ci si rifà alla realtà giudiziaria, il discorso diventa chiaro. Bisogna analizzino insomma i fatti, mettendo da parte le ideologie. Ma se non accetterà il confronto, sarà Israele a sollevare il vento dell'antisemitismo.
 
in aggiornamento ...
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Di Loredana Morandi (del 08/03/2009 @ 23:30:25, in Estero, linkato 1175 volte)

 

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Associazione ARGON
Network of Artists Against War Italia



Il coordinamento giuristi della Associazione Argon - Network of Artists Against War Italia ha il piacere di invitare alla Conferenza Stampa dal titolo:

Corte Penale Internazionale:
Giustizia per i crimini di Guerra a Gaza


International Penal Court: Justice for the war crimes in Gaza



che si terrà Lunedì, 9 marzo 2009, ore 10:00 - 12:00, presso il Centro Congressi Cavour, in via Cavour 50/A - Roma.

Alla violenza di Israele deve rispondere
la Giustizia

 

Intervento di Loredana Morandi per Artists Against War Italia
 
 
Là dove un popolo subisce per 60 anni l'occupazione di una potenza coloniale straniera, la richiesta di Giustizia nasce come un grido. Per i Palestinesi di Gaza è più alta e pressante l'esigenza di Giustizia, perché la loro terra e ciò che è stato delle loro case, delle loro scuole, moschee, ospedali e strade è stato brutalmente raso al suolo da Israele nei 22 giorni di bombardamento.
 
Un milione e mezzo di persone a Gaza ha subito lutti, ferimenti o perso tutto quanto possedesse al mondo. Oltre ai morti e alla disperazione delle madri per i propri figli, il bombardamento israeliano ha prodotto migliaia di nuovi portatori di handicap. Sono migliaia coloro che hanno perduto un arto a causa dell'esplosione di una bomba dime, ed altrettanti sono coloro la cui vita proseguirà con gli sfregi delle bruciature da fosforo bianco.
Come se non fossero bastati 60 anni di ingerenze politiche, arresti e detenzioni ingiustificati; arresti, maltrattamenti e violenze anche ai bambini, gli omicidi mirati e le espropriazioni di case e terre: ciò che resta di Gaza, il più grande campo di concentramento a cielo aperto della storia dell'umanità, oggi è simile alla distesa di macerie, che lasciarono le due bombe americane al posto delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Questo documentano gli archivi fotografici della stampa internazionale. Questo è il prezzo pagato dai Palestinesi per la restituzione dei terreni ove si trovavano le ville al mare con piscina dei coloni israeliani.
 
Così la deriva colonialista di Israele è giunta alla follia. Ed il mostro impazzito uccide anche se stesso. Infatti, le sostanze tossiche riversate sulla striscia di Gaza, i residui chimici e/o radioattivi del fosforo bianco e dell'uranio depleto, dopo i morti e i feriti Palestinesi uccideranno nei prossimi anni con il cancro anche i coloni israeliani, già ebrei occidentali, e raggiungeranno trasportati dal mar Mediterraneo, dal vento e dalle piogge anche le coste europee e l'Italia. La condanna della Natura alle malformazioni neonatali sarà identica: per i palestinesi e per gli israeliani.
 
E' opinione diffusa in questi giorni, in merito agli esiti del processo sul genocidio del Darfur, che la Corte Penale Internazionale sia un tribunale "coloniale". Ebbene, il casus bellico di Israele si addice perfettamente anche a questi canoni giuridici del Tribunale internazionale, se tali sono, ed a mio avviso anche se non dovesse venir riconosciuto il diritto della Autorità Palestinese a delegare all'alta Corte l'inchiesta sui crimini di guerra compiuti a Gaza nei 22 giorni di bombardamento. Israele è uno stato con cieche e violente mire coloniali, ma non sa autogovernarsi. L'uranio impoverito ucciderà più coloni a Sderot di quanti missili potrà mai sparare Hamas.
 
In ogni caso l'azione giuridica della Corte Penale Internazionale deve essere supportata con analoghe iniziative giuridiche presso i Tribunali nazionali di Diritto Comune (civili e penali), esattamente come sta avvenendo in Francia e in Belgio.
 
Come procedere? Consegnando ai Procuratori della Repubblica e ai Presidenti dei Tribunali italiani, con preferenza per i capoluoghi Roma e Milano ad esempio, le prove documentali in nostro possesso raccolte in di un atto di denuncia e richiesta di risarcimento danni, cioé un documento in tutto simile a quello che ha ricevuto la Corte Penale dell'Aia dalle più di 400 Ong e Associazioni internazionali impegnate per i diritti del Popolo Palestinese.
 
Il diritto del danneggiato è universalmente riconosciuto al denunciante nel luogo della sua residenza, ivi le normative di ogni stato sovrano collocano la competenza dei Tribunali, pertanto se avete perduto durante i bombardamenti materiali sanitari e/o educativi (ambulanze, apparecchiature radiologiche, materiali scolastici) o i vostri corrispondenti, familiari e amici palestinesi hanno subito danni mortali o gravi, potrete rappresentare presso i Tribunali italiani il vostro danno "avvenuto a Gaza" contro beni morali e materiali italiani.
 
Testimoniano questa ineludibile realtà le pronte dichiarazioni di Olmert, che nella sua funzione di primo ministro uscente ribadì in conferenza stampa che "Israele avrebbe sostenuto i propri militari e funzionari di fronte ai Tribunali di ogni paese nel mondo". A breve, infatti, sarebbe stata data la notizia delle indagini condotte dal giudice Fernando Andreu per la Audiencia Nacional di Spagna.
 
A favore di tutte le iniziative giudiziarie istruite contro Israele, opera la ampia giurisprudenza scritta per le costituzioni di Israele contro Società ed Enti Pubblici, italiani e nel mondo. Basti pensare al caso dei rimborsi di tipo assicurativo ottenuti da Israele in questi anni. Ogni singola Compagnia Assicurativa nel mondo è stata condotta in Tribunale da Israele e sono già numerosissimi i rimborsi per cifre intorno ai 55 mila euro (110 milioni in Lire) per polizze "anche primo rateo" (in sostanza la quota che paga i bolli e i contributi statali). Per l'Italia la compagnia assicurativa de "Le Generali".
 
L'Italia è forte di trattati internazionali e saldi accordi bilaterali con Israele, pertanto il vostro diritto al risarcimento del danno subito potrà essere sottoposto alla giurisdizione italiana, senza che Israele possa esimersi di rappresentarsi in Tribunale, anche per tramite delle proprie Ambasciate.
 
La scrittura di ognuno di questi atti costituirà un efficace precedente per la costituzione della Società Civile di fronte all'alta Corte Penale Internazionale.
 
Sappiamo che non sarà facile, ma il comitato dei giuristi della Associazione Argon - Artists Against War Italia è a disposizione della Società Civile italiana per coordinare le iniziative, che saranno proposte in giudizio in Italia.
 
Loredana Morandi
Presidente Ass.ne Argon
Network of Artists Against War Italia
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Di Loredana Morandi (del 06/03/2009 @ 14:55:09, in Estero, linkato 1018 volte)


2009-03-06 20:35

400 Ong denunciano Israele per crimini di guerra

ROMA -''Dimostrare la determinazione di Israele a fare il maggior numero di vittime civili'' a Gaza, tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009, e ''riportare la giustizia nella Striscia''. Sono questi gli obiettivi con cui oltre 450 Organizzazioni non governative hanno depositato, il 22 gennaio scorso, alla Corte penale internazionale (Cpi) una denuncia - formalmente ''contro ignoti'' - per crimini di guerra e crimini contro l'umanita'.

Le Ong chiedono all'Ufficio del procuratore della Cpi di ''verificare se esiste una base ragionevole per aprire un'inchiesta'' sui crimini commessi contro i civili palestinesi, spiega all'ANSA l'avvocato francese Gilles Devers.

Il legale delle Ong sara' a Roma lunedi' per illustrare l'iniziativa, promossa in Italia dal Network degli Artisti italiani e da Tlaxcala (Rete dei Traduttori per la diversita' linguistica).

''L'unico scopo di Israele era di fare piu' vittime possibili'', sostiene Devers che cita anche degli esempi: ''Se si raggruppano delle persone in un edificio e la mattina dopo lo si bombarda, questo e' un crimine contro l'umanita', perche' orientato a colpire i civili: Israele non puo', in pieno giorno, aver sbagliato obiettivo''. Il riferimento e' al bombardamento del 6 gennaio sulla scuola di Jabaliya, gestita dall'Onu e diventata rifugio per i profughi, in cui morirono 42 civili.

L'esercito israeliano giustifico' quell'attacco sostenendo che dalla scuola erano partiti colpi di mortaio contro i suoi soldati. ''Purtroppo la storia degli scudi umani di Hamas e' una triste barzelletta - replica l'avvocato francese -. La guerra si fa rispettando le regole e la scuola non era un obiettivo militare''. La denuncia delle Ong riguarda anche la distruzione di un terzo delle terre dei palestinesi. ''La terra non e' un obiettivo militare - dice Devers - ma dei bulldozer israeliani hanno passato giornate a distruggere le coltivazioni e persino i cimiteri. Per mandare un solo messaggio: 'questa terra non e' tua e non ti apparterra' nemmeno da morto' ''.

Il procuratore della Cpi, Luis Moreno-Ocampo, ha gia' avviato, il 2 febbraio, un ''esame preliminare'' per verificare i fatti denunciati, e sta valutando se l'Autorita' nazionale palestinese - che il 22 gennaio ha conferito alla Corte l'autorita' di indagare sul territorio di Gaza a partire dal 2002 - abbia o meno la competenza di adire alla Cpi.

ANSA
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Di Loredana Morandi (del 06/03/2009 @ 04:35:59, in Estero, linkato 1106 volte)


Associazione ARGON
Network of Artists Against War Italia

 
 
Ai Gentili Colleghi e alle Redazioni
To the Colleagues and the Press Agencies
 
In anticipazione della conferenza stampa dal titolo: "Corte Penale Internazionale: Giustizia per i crimini di guerra a Gaza", che si terrà lunedì 9 marzo 2009, presso il Centro Congressi Cavour, via Cavour 50/A - Roma, inoltro alla vostra cortese attenzione il comunicato dell'Avvocato Gilles Devers.
 
Dal 22 gennaio ad oggi le Ong e le associazioni internazionali firmatarie del mandato presso l'alta Corte de la Hague sono divenute ben 400 e ci auguriamo che la piattaforma italiana possa ulteriormente ampliarsi.
 
*****

Crimini di guerra a Gaza
400 ONG si sono rivolte alla CPI


Il 22 gennaio 2009 400 ONG rappresentate da un gruppo di 40 avvocati hanno depositato una denuncia presso il Procuratore della Corte Penale Internazionale in seguito all'aggressione compiuta da Israele contro la popolazione di Gaza tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009.

La denuncia è stata depositata per crimini di guerra e crimini contro l'umanità conformemente alle definizioni dello Statuto di Roma che ha istituito la Corte Penale Internazionale, e riguarda i dirigenti di Israele e tutti gli ufficiali che abbiano preso concretamente parte alla conduzione di tali operazioni criminali.

La denuncia è stata depositata subito dopo la fine dell'offensiva. È stata redatta in funzione di tutte le informazioni generali, accessibili al maggior numero di persone, e sarà completata dai rapporti dell'ONU, delle ONG e delle numerose testimonianze raccolte sul posto.

Il 22 gennaio l'Autorità Palestinese ha conferito alla Corte Penale Internazionale l'autorità di indagare sul territorio di Gaza a partire dal 2002. Dunque la giurisdizione della Corte Penale Internazionale sul territorio di Gaza non è più contestabile, perché l'Autorità Palestinese ha i requisiti per rappresentare la popolazione palestinese sul piano internazionale.

Indubbiamente gli statuti della Corte Penale Internazionale non corrispondono a tutto ciò che si auguravano i militanti che si erano battuti per il rafforzamento della giustizia penale internazionale. Ma la corte esiste e ha degli strumenti d'azione concreti. Ed è di fatto in grado di porre fine all'impunità dei dirigenti, quali che siano i loro paesi, nel momento in cui siano state commesse azioni che rispondono alle qualifiche di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità.

Dopo il mandato d'arresto emesso contro il Presidente sudanese al-Bashir, la Corte Penale Internazionale è stata oggetto di molte critiche, secondo un registro d'altronde prevedibile. Le ONG querelanti e i loro avvocati hanno fin dall'inizio manifestato la loro fiducia negli statuti della Corte Penale Internazionale e nell'indipendenza dei giudici affinché i procedimenti siano condotti in funzione dei fatti citati per la difesa dei diritti delle vittime. Le autorità statali che abbiano scelto di compiere dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità devono ormai sapere che la loro condizione di criminali internazionali li condurrà alla Corte Penale Internazionale, quale che sia il paese interessato.


Avvocato Gilles Devers

traduzione di Manuela Vittorelli per Tlaxcala
http://tlaxcala.es/detail_campagne2.asp?ref_campagne=10&lg=it
 
 
Network of Artists Against War Italia
Loredana Morandi
Presidente Associazione Argon - Artists Against War Italia
www.bloggersperlapace.org - www.artistsagainstwar.info
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Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia

Procuratore Capo Palermo cognato di un boss.
Invitiamo Messineo a riflessione.


"Apprendiamo questa mattina, da due articoli su Repubblica, a firma di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano, che il Procuratore Capo di Palermo, Francesco Messineo, è legato da uno strettissimo vincolo di parentela ad un boss di Cosa Nostra coinvolto, tra gli altri fatti, nel processo contro il clan Lo Piccolo". Ad affermarlo è Sonia Alfano, presidente dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia che in una nota avanza alcune riflessioni concernenti le notizie riportate stamane dal quotidiano La Repubblica.
"Fatta salva, fino a prova contraria, la buona fede del Procuratore Capo di Palermo - ha affermato Sonia Alfano a nome dei componenti dell'associazione che presiede - vorremmo invitarlo ad avviare una seria e costruttiva riflessione sulle iniziative da intraprendre allo scopo di tutelare la credibilità dell'operato della procura palermitana e fugare ogni possibile sospetto.
Il periodo storico nel quale viviamo, che vede i poteri deviati ai vertici della nazione, impone la massima trasparenza nel lavoro delle procure, specie in quelle strategiche per la giustizia italiana come la Procura di Palermo.
"Sappiamo - ha aggiunto la presidente - quanto il Procuratore Messineo tenga in somma considerazione il rispetto che si deve alla sua prestigiosa e delicata carica ed è proprio in virtù di questo che, siamo certi, non esiterà nell'adottare le decisioni più efficaci per fare in modo che la procura da lui guidata non venga travolta dall'onta di sospetti, sicuramente infondati".


Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com

***

Di seguito la replica spontanea dei magistrati palermitani agli articoli pubblicati da Repubblica e da La Stampa, cui si associa anche la Giunta della Associazione Nazionale Magistrati del distretto di Palermo.

Attestato di stima verso Francesco Messineo


In una fase storica nella quale la Procura della Repubblica di Palermo è impegnata in uno straordinario sforzo di contrasto al sistema di potere mafioso, che si è concretato in risultati straordinari quali la disarticolazione della compagine interna dell'organizzazione mediante l'arresto di centinaia di uomini d'onore, anche di vertice, nonché nell'aggressione alle sue immense ricchezze mediante il sequestro di patrimoni per un valore di circa due miliardi e cinquecento milioni di euro, alcuni quotidiani puntano l'attenzione della pubblica opinione sul rapporto di parentela del Procuratore Messineo con alcuni soggetti in passato indagati.

Suscita perplessità ed inquietanti interrogativi tale improvvisa e concentrica attenzione mediatica su una circostanza molto datata, già nota al C.S.M e valutata come irrilevante in occasione della nomina del dott. Messineo a Procuratore capo di Palermo; circostanza che non ha mai prodotto all'interno dell'Ufficio riserve o limiti di alcun genere, anche per il ritrovato entusiasmo nel lavoro di gruppo, nella tradizione dello storico pool antimafia, e per l'effettiva gestione collegiale dell'Ufficio.


Tali perplessità si accrescono in considerazione della coincidenza temporale con il progredire di delicatissime indagini sulle relazioni esterne di Cosa Nostra.

In tale momento i magistrati della Procura avvertono la necessità di rinnovare la propria incondizionata stima al Procuratore capo Francesco Messineo.

I magistrati della Procura della Repubblica di Palermo
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Di Loredana Morandi (del 06/03/2009 @ 04:29:39, in Economia, linkato 1195 volte)



COMUNICATO STAMPA N. 7/2009

 

6 Marzo 2009

 

Corte dei conti - Sezione controllo Enti - Pres. M.Alemanno , Rel. L.Todaro Marescotti- Determinazione 5/2009 del 23 febbraio 2009 - Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'ENI S.p.A., per gli esercizi 2006 e 2007.

Negli esercizi di riferimento lo statuto della Società ha subito modifiche al fine di adeguarlo alle prescrizioni, sia della L. n. 262 del 2005 (legge sulla tutela del risparmio) sia del D.lgs. n. 303 del 2006 di modifica del T.U. in materia di intermediazione finanziaria. Inoltre è proseguito, anche attraverso fusioni per incorporazione, il processo di riorganizzazione che ha trasformato l'ENI s.p.a. da holding di partecipazione in società operativa a struttura divisionalizzata; ciò ai fini di una maggiore efficienza e di una riduzione dei costi, attuata con la semplificazione amministrativa.

A livello consolidato, l'occupazione è passata da 72.258 unità del 2005 a 73.572 del 2006 e a 75.862 del 2007. Il costo del lavoro ha raggiunto nel 2006 3.856 milioni di euro e nel 2007 4.032 milioni. In ENI s.p.a. il personale in servizio al 31 dicembre 2007 ha raggiunto 12.431 unità per un costo di 950 milioni di euro.

Sotto il profilo gestionale, acquistano rilievo i piani strategici, i cui obiettivi pongono al centro la crescita dimensionale soprattutto attraverso investimenti per linee esterne e con particolare riguardo alla tematica del rimpiazzo delle riserve.

Nel piano strategico 2007-2010 si dà atto delle difficoltà nascenti dal contesto competitivo in termini di aumento dei costi, a causa del processo di riappropriazione da parte dei paesi produttori. Si registra infatti una sempre maggiore partecipazione delle compagnie di stato (NOC) con l'inasprimento delle condizioni contrattuali nonché con l'aumento dei prelievi fiscali.

I risultati ottenuti nel 2006 e 2007 a livello consolidato sono stati superiori alle aspettative di budget, in termini di utili conseguiti e di conseguenti dividendi distribuiti agli azionisti. Infatti, nell'esercizio 2006, si è registrato un utile netto di 9,2 miliardi di euro ed è stato distribuito un dividendo pari a 1,25 euro per azione. Nel 2007, l'utile netto è stato di 10 miliardi e il dividendo è stato pari a 1,30 euro per azione.

Nel 2006 cresce la produzione giornaliera di idrocarburi portandosi a 1,77 milioni di barili mentre nel 2007 si registra un calo del 2,26% spostandosi a 1,73 milioni di boe/giorno. All'aumento di produzione in Libia e in Angola e ai nuovi asset acquisiti fanno riscontro la perdita della produttività nel giacimento Dacion in Venezuela e in generale i declini produttivi.

Quanto alle riserve certe vi è stata una riduzione sia nel 2006 (- 6%) che nel 2007 (- 1%), ma l'obiettivo a venire è quello di un rimpiazzo superiore al 100%.

I volumi di gas venduti nel 2007, hanno raggiunto i 99 miliardi di metri cubi con una crescita del 4% rispetto al 2006. Eni intende conseguire entro il 2011 un volume di vendite di oltre 110 miliardi di metri cubi incrementando soprattutto le vendite internazionali.Va, infine, rilevata l'importanza crescente che l'ENI attribuisce allo sviluppo sostenibile, per il quale gli anni 2006 e 2007 segnano una svolta qualitativa e organizzativa di grande rilievo. In proposito viene evidenziato che nel 2006, venne costituita un'apposita struttura dedicata alla sostenibilità e venne altresì migliorata la reportistica con la pubblicazione di un bilancio annuale di sostenibilità, contestuale al bilancio e inserito nel sito web.

Quanto alle altre strutture della Società, nella relazione viene formulato un giudizio di adeguatezza sia degli organismi di controllo interno, sia del Collegio sindacale con riferimento all'intensa attività da esso svolta negli esercizi di riferimento.

 
Il Magistrato responsabile dell'Ufficio Stampa

(Consigliere Cinthia Pinotti)

 

La relazione è disponibile sul sito Internet www.corteconti.it, aprendo dall'home page la cartella: Ultimi documenti pubblicati - Attività 2009.

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