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 .. occhi bruni ..... di Lunadicarta
 
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L'assoluzione del colpevole condanna il giudice.

Publilio Siro
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Il servizio AGI

 

GIUSTIZIA: ATU, "INQUIETANTI LICENZIAMENTI" A TRIBUNALE NAPOLI


(AGI) - Napoli, 24 feb. - "Un pentolone da scoperchiare". E 'il Comitato lavoratori ATU a parlare in questi termini della "vergogna degli informatici esternalizzati precari degli uffici giudiziari" napoletani.
  "Esemplare", in questo senso, la vicenda di Giuseppe Di Spirito, "esperto professionista dei sistemi informatici, che negli ultimi sette anni ha lavorato fianco a fianco alla magistratura del settore penale del Tribunale di Napoli per la gestione dei computer degli uffici, presso l'Ufficio UDA del Tribunale (Sezione informatica) in ruolo di dipendente a contratto delle societa' consorziate OIS.COM, ultima la TD-GROUP, ora in subappalto di Telecom Italia del servizio di assistenza informatica SPC".
  "Improvvisamente ed inspiegabilmente - sottolinea il Comitato - 2 mesi fa, il Di Spirito ha ricevuto il diktat aziendale di 'rimanere a casa' e lasciare il lavoro 'di fiducia' presso la magistratura degli uffici. Il suo contratto di lavoro non e' stato rinnovato al 31 dicembre 2008, unico caso in Campania".
  Risultando l'azienda ancora sub appaltatrice al 2 gennaio 2009, circa 70 magistrati della Corte d'Assise, dell'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari, della sezione Dibattimentale e del Riesame hanno rivolto alle autorita' preposte ai sistemi informatici del Tribunale "una formale protesta, richiedendo 'indietro' il tecnico di 'fiducia' allontanato improvvisamente ed in modo inquietante".
  I 70 magistrati, molti dei quali famosi, si chiedono "come mai una azienda privata si permette una tal gestione del 'segreto d'ufficio', e in seno ad una struttura pubblica essenziale come il Tribunale di Napoli? L'affidabilita' del tecnico informatico e' fondamentale, ed e' evidente che ogni sostituzione provochera' negli uffici penali del Tribunale di Napoli una ulteriore 'paralisi' gestionale, costringendo i magistrati a 'vigilare' per mesi (o forse anni) il nuovo personale tecnico impegnato su computer contenenti materiali di indagine su mafia, omicidi, furti e truffe".

AGI


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Il servizio Adnkronos

Regioni - Campania

Negli ultimi 7 anni ha lavorato fianco a fianco alla magistratura in settori delicati

Napoli, magistrati in campo per difendere perito informatico esterno licenziato

''La cosa scandalosa - spiega Di Spirito all'Adnkronos - è che un compito così delicato venga gestito come merce di scambio da società appaltatrici esterne al tribunale, che assumono anche personale precario, che entrerà in contatto con dati sensibili ogni giorno e che magari dopo 6 mesi di lavoro viene mandato a casa"

ultimo aggiornamento: 24 febbraio, ore 16:50
Napoli, 24 feb. (Adnkronos) - Magistrati in rivolta a Napoli contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro di uno dei tecnici informatici del personale esterno. A scatenare la protesta, a cui aderiscono circa 70 togati partenopei, il licenziamento in tronco di un professionista dei sistemi informatici che negli ultimi 7 anni ha lavorato fianco a fianco alla magistratura in settori delicati ma che due mesi fa non ha visto rinnovarsi il contratto dalla Td-Group, la societa' ora in subappalto di Telecom Italia del servizio di assistenza informatica Spc.

''Ho inviato tramite il mio legale una lettera alla Td-Group, la societa' che non mi ha rinnovato il contratto'', spiega all'ADNKRONOS Giuseppe Di Spirito, il tecnico informatico protagonista della vicenda, attivo nel sindacato del Comitato Informatici Atu. ''A fine anno avevo ricevuto una telefonata a casa in cui mi comunicavano che avrebbero licenziato alcune persone perche' si rendevano necessari tagli del personale - prosegue Di Spirito - Di fatto pero' ho scoperto di essere l'unico a cui non hanno rinnovato il contratto''.

''La cosa scandalosa - spiega Di Spirito - e' che un compito cosi' delicato come quello del tecnico informatico venga gestito come merce di scambio da societa' appaltatrici esterne al tribunale, che assumono anche personale precario, che entrera' in contatto con dati sensibili ogni giorno e che magari dopo 6 mesi di lavoro viene mandato a casa".

Nel corso di questi sette anni, spiegano dal Comitato Informatici Atu, Di Spirito ha lavorato per ''il settore penale del Tribunale di Napoli per la gestione dei computer degli uffici, presso l'ufficio Uda del Tribunale (Sezione informatica) in ruolo di dipendente a contratto delle societa' consorziate Ois.com, ultima la Td-Group, ora in subappalto di Telecom Italia del servizio di assistenza informatica Spc''.

Ora circa 70 magistrati della Corte d'Assise, dell'Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, della sezione Dibattimentale e del Riesame hanno rivolto alle autorita' preposte ai sistemi informatici del Tribunale una formale protesta. ''L'affidabilita' del tecnico informatico e' fondamentale - scrive in un comunicato il Comitato Informatici Atu - ed e' evidente che ogni sostituzione provochera' negli uffici penali del Tribunale di Napoli una ulteriore 'paralisi' gestionale, costringendo i magistrati a 'vigilare' per mesi (o forse anni) il nuovo personale tecnico impegnato su computer contenenti materiali di indagine su mafia, omicidi, furti e truffe''.

Adnkronos
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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 14:42:20, in Varie, linkato 1071 volte)

La dolce morte di Karol Wojtyla

Un’attenta analisi delle condizioni di salute  di Giovanni Paolo II nelle ultime settimane della sua esistenza dimostra che non gli sono state praticate alcune cure che avrebbero potuto tenerlo in vita ancora a lungo. Il vecchio papa le ha rifiutate perché le considerava troppo gravose. Per lui sta per iniziare il processo di canonizzazione, a Piergiorgio Welby sono stati rifiutati persino i funerali.

di Lina Pavanelli

Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello,
mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?
Mt 7,3

Ecco appunto.

Non riporto l'articolo perché non c'è nessun termine di paragone tra il grande vecchio vestito di bianco e uno come Piergiorgio Welby. Il primo era il Papa ed è morto per le complicazioni di una vecchiaia accompagnata dal Parkinson, uno che ha combattuto e lavorato tutta la vita il suo mestiere di uomo. L'altro un malato cronico da tutta la vita, una vita resa inutilizzabile dal male. Morti entrambi resta di loro solo l'umanità e varrebbe la pena di ricordare il bene, non di rinnegarlo.
Sono per altro convinta che in Micromega sappiate produrre concetti di gran lunga superiori a questo target scandalistico, evitando accuratamente i sofismi inutili e le conseguenti ipocrisie.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 14:36:27, in Politica, linkato 1127 volte)

Inchiesta Mastella: chiuse indagini ex ministro e altri 23

(ANSA) - NAPOLI, 25 FEB- Avviso di conclusione delle indagini dell'inchiesta in cui fu coinvolto l'allora ministro della Giustizia Mastella. Tra gli indagati, che sono complessivamente 24, figurano lo stesso Mastella e la moglie Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale della Campania. Nei confronti di Mastella vengono ipotizzati i reati di concorso in concussione e abuso di ufficio.Tra i capi di imputazione contestati a Mastella non compare piu' il reato di associazione per delinquere.

25 febbraio 2009
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L'articolo da Epolis Il Napoli, pagina 27 della odierna edizione, sulla inquietante vicenda del licenziamento di  Giuseppe Di Spirito, dal ruolo di dipendente a contratto delle società consorziate OIS.COM, per la TD-GROUP, ora in subappalto di Telecom Italia del servizio di assistenza informatica SPC del Tribunale di Napoli.

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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 04:17:43, in Politica, linkato 1092 volte)
In merito alle foto di Eluana mi sono già espressa. Gli Englaro sono anni che guadagnano diritti da quelle foto e, anche in punto di morte, han tutelato il loro diritto.  La  possibile divulgazione delle foto è ciò, che a mio avviso, ha indotto ad anticipare "la mano di Dio" ed il trapasso della giovane. E ogni altra responsabilità è a "La Quiete"..

La procura della Repubblica di Udine ipotizza il reato di inosservanza
del protocollo stabilito dal tribunale, che vietava la ripresa di immagini

Eluana, l'anestesista indagato
per le foto scattate nella clinica di Udine

Ma gli scatti, precisa il legale del medico, servono per testimoniare
proprio la stretta osservanza delle regole stabilite dalla Corte d'Appello

UDINE - L'anestesista Amato De Monte è indagato dalla procura della Repubblica di Udine in relazione ad alcune foto scattate ad Eluana Englaro durante la permanenza nella clinica 'La Quiete' di Udine, dove la donna è morta il 9 febbraio scorso. Nei riguardi di De Monte - riferisce il Messaggero Veneto - la Procura ipotizza il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'autorità.

A De Monte, che ha guidato l'equipe per l'attuazione del decreto della Corte di Appello di Milano che autorizzava l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione della donna in stato vegetativo persistente da 17 anni, i carabinieri hanno notificato un'informazione di garanzia emessa dalla Procura.

Secondo l'ipotesi degli investigatori, De Monte avrebbe scattato alcune fotografie a Eluana nonostante il divieto stabilito nel protocollo legale definito per l'attuazione del decreto dei giudici milanesi, che vietava l'uso di macchine fotografiche o apparecchi di ripresa nella stanza dove si trovava la donna.

Il legale di De Monte, Giuseppe Campeis, ha spiegato che le foto, di carattere clinico, sono state scattate per testimoniare l'attuazione del protocollo e che le regole sulla privacy sono state introdotte dalla famiglia Englaro nello stesso protocollo per tutelare la donna rispetto a terzi.

(25 febbraio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 03:54:24, in Osservatorio Famiglia, linkato 1341 volte)

Fatto vero: questo ha probabilmente ammazzato la ragazza. Ma io mi domando come mai si attende, a livello planetario, a stroncare la belligeranza violenta della pornografia. Vero: lo Stasi frequentava siti e community simili a *Imagefap*, gli stessi che frequentano sul "forum".

Fatto vero: è più che probabile che qualcun altro sapesse delle abitudini dello Stasi. Nella vicenda che ho osservato io: le fidanzate sanno tutto (certamente la milanese e la psicologa sarda); idem la hostess commerciale siciliana; la ragioniera, poi, "frequenta" e, a quanto ne so io, c'è finita di mezzo anche la fidanzata di un carabiniere. Il che, tra una società del porno commerciale, uno strano avvocato fin troppo rampante e gente già sotto processo per detenzione di materiali vietati .. è tutto dire.

LA STORIA. Nelle telefonate intercettate di Alberto Stasi la sua reazione dopo la scoperta dell'archivio sul computer

"Ma quali foto a luci rosse vogliono usarle per incastrarmi"

dal nostro inviato PAOLO BERIZZI

VIGEVANO - "Sono tutte stronzate". "Stronzate assurde". Il giudizio tranciante è di Alberto Stasi. Le "stronzate" sono le migliaia di foto e filmati pedopornografici spuntati nel suo computer portatile; la "mole consistente" di "materiale vietato" che gli esperti del Ris hanno catturato nel disco rigido di quel notebook Compaq che, stando alla sua versione, ma i periti informatici la pensano un po' diversamente, Alberto usava soprattutto per scrivere la tesi di laurea in diritto tributario. È la vigilia di Natale del 2007. Nelle intercettazioni telefoniche Stasi appare tra il sorpreso e l'irritato. Tutta colpa di quei file "non consentiti" - parole sue - che, come se non bastasse l'accusa di avere ucciso la fidanzata, ora lo ritraggono con un immagine che si discosta un tantino da quella del laureando bocconiano tutto casa e studio.

"Mi hanno detto che in televisione dicono stronzate assurde, tipo che qualche mia amica sapeva!, che non so neanch'io di queste cose qua!" si difende Alberto riferendosi alle foto il 23 dicembre. Di passare per un voyeur, oltretutto di immagini pedofile, all'unico imputato per il delitto di Garlasco proprio non va giù. Ma tant'è. A rovinargli addosso, si saprà più avanti, è un vero e proprio archivio a luci rosse, ordinato minuziosamente in una cartella apparentemente anonima e in 11 sotodirectory dai nomi piuttosto eloquenti. "Collant", "mature", "pregnat", "orgy", "virgins", "forced". 7064 immagini e 542 filmati, ai quali si aggiungono altre 10.379 foto e 332 video salvati su un disco rigido esterno "tracciato" dai detective nonostante Stasi ne avesse cancellato, in parte, i contenuti più spinti. Si va dagli scatti "rubati" (con il videocellulare) di calzature e biancheria intima femminile, a scene che hanno per protagoniste donne incinte, donne anziane e donne stuprate. Oltre a quelle con minori. Bambini di 5-6 anni. "Dicono che devono interrogare le mie amiche per sentirle! tutte queste cose qui...", si preoccupa Alberto quando deflagra il caso delle foto e dei video.

La procura di Vigevano apre un altro procedimento nei suoi confronti. Di fronte ai servizi dei telegiornali Stasi è molto infastidito. Chiede con insistenza che venga fatto un "comunicato" da diffondere ai giornalisti, in modo che "i tg raddrizzino il tiro". Delle nuove accuse degli investigatori, lo turba, in particolare, un aspetto: l'ipotesi che proprio il materiale pedopornografico - forse scoperto da Chiara - possa costituire un movente del delitto per il quale è indagato. "... ehhh della stronzata che si inventano del movente di quella cosa lì", è il dubbio che attanaglia Alberto il 22 dicembre 2007.

A poco servono le rassicurazioni di chi cerca di sollevarlo. Quando gli dicono che le "stronzate" dei file "non consentiti" intasano e bloccano "tutti i computer", compresi quelli delle università; quando gli raccomandano di non fare caso a queste "cose buttate fuori come cattiverie"; quando gli spiegano che l'unica cosa che deve fare è sentire i suoi amici, tranquillizzarli e dirgli che sono "tutte cazzate", Alberto pare concentrato sempre sulla stessa cosa: "Ancora per quanto usciranno queste cose sui giornali?". E ancora: "Oggi sono su tutti i tg... Ma quando la finiscono con questa storia...?". I suoi interlocutori gli fanno presente che questa vicenda "rovina anche il bel ricordo di Chiara". Lui si informa continuamente sul contenuto di questo o quell'articolo. E intanto gli esperti informatici continuano a setacciare la memoria del suo computer. Accertano che la visione del materiale pornografico è continua. Quasi un rito quotidiano.

La mattina del 12 agosto, e anche quella del 13 (il giorno del delitto), tra le 9,37 e le 9,46 Alberto apre immagini dal contenuto inequivocabile. Nell'ultima sera trascorsa con Chiara, a casa di lei, trova il tempo per visionare una foto della fidanzata in slip. Ecco, se da Stasi arrivano delle ammissioni, riguardano solo gli scatti e i video girati con Chiara. "Qualche volta ho dovuto insistere per farglieli fare", ammette negli interrogatori. Passaggi sui quali il pm Rosa Muscio ha tutt'altro che sorvolato, utilissimi, secondo l'accusa, a ricostruire il profilo dell'indagato e lo scenario nel quale potrebbe essere maturato l'omicidio di Chiara Poggi.

(25 febbraio 2009)

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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 03:42:04, in Politica, linkato 1282 volte)
Lo sospettavamo tutti da tempo, nonostante le ipocrisie del premier rumeno. In Italia solo i delitti compiuti da rumeni si tingono di violenza cruda e becera. Ora finalmente lo dicono, ma come governo son da ritenere alla stessa stregua delle fazioni genocide del Ruanda. Mi spiace a me i rumeni non piacciono...

Incontro tra i ministri degli Esteri dei due Paesi su criminalità e sicurezza
Farnesina a Diaconescu: mandate più poliziotti, segnalate i criminali alla frontiera

Romania, 40% dei ricercati è in Italia
Frattini: tolleranza zero, più collaborazione

ROMA - La Romania è un Paese amico ma servono maggiore collaborazione e più garanzie. Il contrasto alla criminalità e il problema della sicurezza sono stati al centro dei colloqui tra il ministro degli Esteri Franco Frattini con il collega romeno Christian Diaconescu, prima a Bruxelles durante il Consiglio Esteri della Ue e poi a Roma, dove hanno approfondito diversi aspetti della questione. Frattini ha ribadito la necessità di una collaborazione anche grazie all'aumento di poliziotti romeni nel corso di una conferenza stampa congiunta alla Farnesina.

Governo romeno: 40% dei ricercati è in Italia. Mentre i due ministri si incontravano a Bruxelles e poi a Roma, il governo romeno forniva le cifre: in italia si trovano attualmente circa 2.700 cittadini romeni che sono in carcere in attesa di giudizio o condannati in via definitiva, e sempre sul territorio italiano si trova anche il 40% dei romeni ricercati con mandato internazionale. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia romeno, Catalin Preodiu, nel corso di una conferenza stampa a Bucarest, in cui ha sottolineato che le procedure per l'estradizione dei romeni ricercati "stanno incontrando difficoltà". Il ministro ha quindi fatto appello ai "magistrati italiani a fare il possibile affinché le procedure vengano accelerate".

"Nessuna tolleranza con i criminali". "Nei confronti di coloro che commettono reati, al di là di una nazionalità, non possiamo avere tolleranza: non vogliamo generalizzare, ma chi ha commesso un reato ed è stato condannato in via definitiva è giusto che torni nel suo Paese a scontare la pena" ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini durante l'incontro con il collega romeno Diaconescu.

"Romania mandi altri poliziotti". Durante l'incontro con Diaconescu, Frattini ha chiesto che altri poliziotti romeni nel nostro Paese collaborino con le forze di sicurezza italiane nel contrasto di quei reati che "destano particolare allarme sociale" come gli stupri e gli omicidi. La Romania nei mesi scorsi ha inviato in Italia circa una ventina di agenti che, ha ricordato Frattini, hanno aiutato i colleghi italiani nell'individuare i responsabili dello stupro avvenuto la scorsa settimana a Roma.

Aggiornare accordi Roma-Bucarest. Il titolare della Farnesina ha auspicato che Roma e Bucarest "aggiornino" e migliorino anche gli accordi bilaterali, come l'accordo quadro del 2003. Questo potrebbe favorire anche il rimpatrio di quei cittadini romeni condannati in Italia in via definitiva che devono scontare la loro pena nelle carceri romene.
"Abbiamo bisogno dagli amici romeni un segnale molto chiaro" ha detto Frattini. "La stessa collaborazione che abbiamo tra i governi e a livello economico, deve estendersi anche al campo della sicurezza".

La Romania segnali i criminali alle frontiere. Frattini ha chiesto poi al collega romeno che siano segnalati dalla polizia di frontiera romena, alle forze di sicurezza italiane, quei cittadini romeni che hanno precedenti penali e che intendono entrare in Italia. Il titolare della Farnesina ha ricordato come la Romania non sia ancora dentro l'area Schengen e che quindi i suoi cittadini che intendono entrare in Italia debbono passare i controlli di frontiera.

Nessun limite a libera circolazione Ue. Frattini ha spiegato che "questo è il tipo di collaborazione che l'Italia chiede alle autorità romene" senza peraltro mettere in discussione il principio della libera circolazione comunitarie. Il cittadino romeno con precedenti penali non verrebbe infatti bloccato alla frontiera italiana ma solamente segnalato alle autorità di polizia italiane "in uno spirito di piena collaborazione".

(23 febbraio 2009)
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Si parlerà di storia, ma le domande sono di incredibile attualità dato il medioevo corrente ...

Soliera: incontro su “La giustizia in Italia nell'età moderna”


Inserito il 25-02-2009

Bassa modenese - Prosegue a Soliera il ciclo di incontri su “Diritto, diritti, giustizia; cosa insegna la storia”, ospitato presso la Sala delle Cerimonie del Castello Campori. Stasera, alle 20,45, il professor Marco Bellabarba, docente di storia moderna presso l'Università di Trento, terrà una lezione su “La giustizia in Italia nei secoli XVI-XVIII”.

Marco Bellabarba ricostruisce la storia del dibattito sulla giustizia penale che percorre l'Italia tra l'inizio del Cinquecento e l'arrivo, tre secoli più tardi, delle armate rivoluzionarie francesi: come rendere la giustizia al tempo stesso imparziale e veloce? Come punire i malfattori conservando il ‘Buon Governo’ dei territori? Come far sì che le leggi proteggano i deboli e non siano solo al servizio dei potenti? Questi ed altri interrogativi vengono inquadrati sullo sfondo dei profondi sconvolgimenti politici che lacerano l'Italia moderna, tra trame istituzionali, furiosi scontri di potere, intricate vicende familiari. L'incontro, a ingresso libero, è coordinato dal professor Elio Tavilla dell'Università di Modena e Reggio Emilia.

Per informazioni: 059.568543.
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