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 .. sleeping ..... di Lunadicarta
 
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I crimini sono creati dal parlamento; perché c'è bisogno di un poliziotto per fare un criminale. Non si diventa criminali infrangendo la legge, ma standoci lontano.

Margaret Eleanor Atwood
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 08:21:05, in Sindacato, linkato 1057 volte)

INTERCETTAZIONI / In un video otto colleghi vi spiegano la legge

7 ottobre 2008

"Professione Riporter": un video spiega perché siamo contro la legge sulle intercettazioni di Senza Bavaglio

Nato da un’idea di gruppo, realizzato dalla caparbietà di Amelia Beltramini, messo in opera da Stefano De Felici, il video "Professione Riporter" cui hanno partecipato otto colleghi, spiega che cosa – tra l’altro - i cittadini avrebbero perso se la legge sulle intercettazioni fosse già in vigore.

Potete trovare il video QUI

Il breve spot anti-intercettazioni verrà presentato al Parlamento Europeo tra qualche giorno. Vi chiediamo di farlo circolare, diffonderlo a più persone possibile non solo giornalisti, ma anche cittadini comuni, amici parenti. Presentatelo nelle università, nei circoli culturali, nei club più diversi.

Dura 10 minuti e vi partecipano:

Massimo Alberizzi – Corriere della Sera
Guido Besana – Mediaset
Rosi Brandi – La Prealpina
Mimmo Lombezzi – Mediaset
Pino Nicotri – L’Espresso
Marco Travaglio – L’Unità e Repubblica
Laura Verlicchi – Il Giornale
Maxia Zandonai - Rai

Senza Bavaglio




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Comitato Informatici ATU

La vergogna degli informatici esternalizzati precari degli Uffici Giudiziari.

Un pentolone da scoperchiare. Comitato Lavoratori ATU


- comunicato stampa –



Ai gentili Colleghi e alle Redazioni,



NAPOLI: INQUIETANTI LICENZIAMENTI DEL PERSONALE INFORMATICO ESTERNO,


LA PROTESTA DI 70 MAGISTRATI



E’ la vicenda di Giuseppe Di Spirito, esperto professionista dei sistemi informatici, che negli ultimi 7 anni ha lavorato fianco a fianco alla magistratura del settore Penale del Tribunale di Napoli per la gestione dei computer degli uffici, presso l’Ufficio UDA del Tribunale (Sezione informatica) in ruolo di dipendente a contratto delle società consorziate OIS.COM, ultima la TD-GROUP, ora in subappalto di Telecom Italia del servizio di assistenza informatica SPC.

Improvvisamente ed inspiegabilmente, 2 mesi fa, il Di Spirito ha ricevuto il diktat aziendale di “rimanere a casa” e lasciare il lavoro “di fiducia” presso la magistratura degli uffici. Il suo contratto di lavoro NON è stato rinnovato al 31/12/2008, unico caso in Campania.

Risultando l’azienda ancora sub appaltatrice al 2 gennaio 2009, circa 70 magistrati della Corte d’Assise, dell’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, della sezione Dibattimentale e del Riesame hanno rivolto alle autorità preposte ai sistemi informatici del Tribunale una formale protesta, richiedendo “indietro” il tecnico di “fiducia” allontanato improvvisamente ed in modo inquietante.

L’interrogativo dei 70 magistrati, anche famosissimi, è evidente: “Come mai una azienda privata si permette una tal gestione del “segreto d’Ufficio”, e lo fa in seno ad una struttura pubblica essenziale come il Tribunale di Napoli ?

L’affidabilità del tecnico informatico è fondamentale, ed è evidente che ogni sostituzione provocherà negli uffici penali del Tribunale di Napoli una ulteriore “paralisi” gestionale, costringendo i magistrati a “vigilare” per mesi (o forse anni) il nuovo personale tecnico impegnato su computer contenenti materiali di indagine su mafia, omicidi, furti e truffe.

“Come mai ?”, si domanda Giuseppe Di Spirito.

“Perché ?”, è la nostra domanda nel silenzio glaciale della Azienda subappaltata e della sua capofila.

Per il Comitato Informatici Atu

Loredana Morandi

Giuseppe Di Spirito


ALLEGATO 1: Le 4 missive firmate dei Magistrati della Corte d’Assise, della sez. GIP, del Dibattimento e del Riesame, per un totale di otto pagine in formato Pdf.

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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 03:16:13, in Osservatorio Famiglia, linkato 1253 volte)
NEWS 23/2/2009

Abusi sui minori possono
provocare danni genetici
   
Modifica i meccanismi molecolari della risposta allo stress

ROMA La violenza perpetrata su bambini piccolissimi, può danneggiare alcune parti del genoma fino ad influire sulla risposta dell’organismo alle situazioni stressanti e determinare, in età adulta, anche disturbi neuropsichiatrici.

Lo afferma una ricerca americana pubblicata su Nature Neuroscience di questa settimana, secondo la quale i fattori genetici hanno un ruolo importante nei disordini neuropsichiatrici in età adulta, soprattutto se questi sono stati determinati da fattori ambientali. Rimangono, però, ancora ignoti i meccanismi attraverso i quali, cause esterne più o meno traumatiche, riescono ad influire sul genoma , contribuendo a determinare la depressione o altre malattie mentali a distanza di tempo.

Tuttavia, lo studio condotto da Michael Meaney e colleghi, Douglas Mental Health University Institute, McGill University, Canada e al quale hanno partecipato anche ricercatori del Harvard Medical School, Cambridge, MA, USA contribuisce a chiarire alcuni dei processi molecolari, che nel bambino abusato in tenera età, si instaurano alterando l’espressione di un gene importante nella risposta dell’organismo allo stress.

Gli scienziati hanno scoperto, nel cervello di persone suicide, con una storia di infanzia abusata, che i livelli di mRNA (Rna messaggero ha la funzione di tradurre le informazioni contenute nel gene per formare proteine) per l’espressione dei recettori dei glucocorticoidi, ormoni della corteccia surrenale importanti per la risposta allo stress, sono più bassi rispetto ai suicidi che non sono stati da piccoli vittime di abusi. Inoltre, hanno scoperto che in questi pazienti il gene che codifica per il recettore dei glucocorticoidi è stato modificato per limitare la quantità di mRNA e perciò la produzione di proteine funzionali.

È la prima volta che viene dimostrato che anche nell’uomo le esperienze traumatiche subite in tenera età causano cambiamenti genetici a lungo termine nella via molecolare addetta alla risposta fisiologica allo stress, che si ripercuotono più tardi nella vita dell’individuo adulto. Precedentemente era stato visto solo su modello animale.

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 01:02:27, in Politica, linkato 1178 volte)
Ghedini: ne discuteremo domani all'assemblea dei deputati. Oggi la protesta di Fnsi e Fieg

Intercettazioni, fronda nel Pdl
Bongiorno: "Insostibuili nelle indagini"

di LIANA MILELLA

ROMA - Berlusconi la chiede ormai da mesi. La stretta sulle intercettazioni è un suo pallino. Al punto che, appena venerdì, ha pensato di proporre al consiglio dei ministri il voto di fiducia alla Camera sul testo che, da ieri, è arrivato in aula. Per una discussione generale in cui Pd e Idv hanno annunciato una battaglia durissima. Perché è una "legge ad crimen" e una "pietra tombale" sulle indagini, come dice la democratica Donatella Ferranti; perché "apre le porte a uno stato di polizia in cui si potrà arrestare chi si vuole senza che il cittadino lo venga a sapere", come dice il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Perché è una legge che "mette il bavaglio ai giornalisti" e gli fa rischiare l'arresto, come dice la Fnsi che per oggi, con la Fieg, ha organizzato una manifestazione di protesta (alle 10.30 in corso Vittorio Emanuele 349).
Ma il Cavaliere avrebbe voluto che già in questa settimana il ddl sugli ascolti ottenesse l'ok per passare al Senato. "Aspetto dal 3 giugno del 2008, sarebbe ora d'approvare questa legge o no?" ha detto ai suoi. Ma il Guardasigilli Angelino Alfano, che dà il nome al ddl, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Alfredo Vito l'hanno dissuaso. Per una ragione semplice: troppe perplessità e troppi dissensi, anche di peso, nelle file della maggioranza. Meglio riflettere ancora, e aprire spiragli a modifiche. Soprattutto perché inviti alla riflessione arrivano dal Quirinale dove gli esperti giuridici hanno letto il ddl, hanno riflettuto sui drastici giudizi delle toghe, hanno chiosato l'ultimo parere critico del Csm. Un dubbio su tutti: l'obbligo di disporre di "gravi indizi di colpevolezza" per ottenere l'intercettazione. Troppo, tanto quanto si richiede per un arresto.

Dice in Transatlantico il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, magistrato e per anni toga di Unicost: "Lassù, chi deve decidere non l'ha ancora fatto". Leggasi Berlusconi e il suo consigliere Niccolò Ghedini, e Alfano. Dice il ministro: "Non ci sono novità. Dobbiamo approvare la legge e basta". E Ghedini: "Domani c'è l'assemblea del gruppo. La legge è ottima, equilibrata, ma se emergono dubbi possiamo discuterne". Altro che dubbi, in ballo ci sono perplessità su punti nodali. Come quello dei "gravi indizi" che Ghedini ha definito più volte "qualificante perché tutela i cittadini" e "va lasciato com'è". Continua a dirlo il capogruppo Pdl in commissione Giustizia Enrico Costa, che si fa interprete del Ghedini-pensiero: "Non ci saranno stravolgimenti. Il testo è frutto di articolate consultazioni tra maggioranza, governo e relatore". Ma proprio quest'ultimo, anzi quest'ultima, perché si tratta dell'aennina presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, è convinta del contrario. E l'ha ribadito ieri in aula quando ha presentato il provvedimento. "Una legge per evitare un uso distorto ed eccessivo ci vuole, ma le intercettazioni sono uno strumento d'indagine in molti casi insostituibile". La Bongiorno "apre" sugli indizi: "L'assemblea verificherà se possa bastare un minor grado di colpevolezza, prevedendo che gli indizi siano "sufficienti"". E precisa: "È una questione giuridica e non politica". Sul diritto di cronaca promuove l'emendamento Bergamini, quello del carcere fino a tre anni per chi pubblica un ascolto destinato alla distruzione ("Lo prevede già il codice sulla privacy"). Ma sul black out alle indagini fino al dibattimento dichiara: "Una parte deve assolutamente restare segreta, bisogna solo stabilire quanto debba essere estesa questa fase. Le indagini possono essere molto dilatate nel tempo e ciò forse precluderebbe la possibilità di fornire informazioni di interesse per la collettività".
È un'innegabile apertura. Come quella di Ghedini che, ragionando con i suoi, ha detto: "Il carcere? È singolare che la stampa protesti per continuare a violare la legge. Allora dovrebbero anche dire che l'articolo che c'è adesso, il 684, è incostituzionale. Tuttavia il carcere può essere alternativo a una multa". Il capogruppo leghista Roberto Cota non ha dubbi: "Anche Alfano ha detto di essere disponibile a valutare alcune cose... Sarà un dibattito parlamentare interessante". E il centrista Roberto Rao promette l'astensione se il testo non sarà blindato.

(24 febbraio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 14:02:31, in Politica, linkato 1108 volte)

Intercettazioni, Bongiorno: riflettere su  
diritto cronaca. Di Pietro: stato di polizia 

Relazione di minoranza: si entra nel buio della democrazia

ROMA (23 febbraio) - All'esame dell'aula di Montecitorio il ddl intercettazioni. Il testo era stato approvato dalla Commissione Giustizia la settimana scorsa con i soli voti della maggioranza e l'astensione dell'Udc. L'Idv ha presentato una sua relazione di minoranza. Bongiorno: si rifletta su diritto di cronaca. Il presidente della Commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno, come relatore, difende a spada tratta il ddl ma sull'impossibilità per i giornalisti di poter scrivere qualsiasi cosa sugli atti fino alla fine delle indagini preliminari, chiede che si apra una riflessione. «Io credo che se le indagini si dilatano nel tempo: se gli atti non sono più coperti da segreto; e se c'è un reale interesse della collettività a sapere, si potrebbe provare a riflettere sulla possibilità che la stampa dia notizia del contenuto o del riassunto di atti non più coperti dal segreto».

Bongiorno: riforma equilibrata e necessaria. In merito al ddl del governo la Bongiorno definisce la riforma del sistema delle intercettazioni «equilibrata» e «necessaria». In particolare ricorda il tetto di spesa previsto per le intercettazioni con un emendamento dell'Udc approvato in Commissione e, a proposito dell'emendamento firmato da Deborah Bergamini (Pdl) che prevede il carcere per i giornalisti, sottolinea come riguardi esclusivamente «le intercettazioni che dovevano essere distrutte». E sempre su questo punto riferisce che la previsione del carcere era quella già contenuta nel codice sulla privacy e cioè da uno a tre anni. Ma, la stessa maggioranza, ha chiesto che in alternativa al carcere venga inserita anche la possibilità di pagare una sanzione, come risulta dai pareri della Commissione cultura della Camera. 

Minoranza: nel buio della democrazia. Le relazioni della minoranza sono state illustrate dal capogruppo del Pd in Commissione giustizia Donatella Ferranti e il responsabile giustizia dell'Idv Federico Palomba. La Ferranti, in particolare, ha sostenuto che se questo ddl venisse approvato diventerebbe davvero impossibile continuare a usare le intercettazioni come mezzo di prova e ha criticato con fermezza l'ipotesi dei gravi indizi di colpevolezza previsti come requisiti necessari per poter chiedere le intercettazioni. Secondo Palomba con questo testo si entra «nel buio della democrazia». E anche lui punta il dito contro l'obbligo dei gravi indizi di colpevolezza per poter controllare le conversazioni telefoniche. «Questo ddl - ha sottolineato Palomba - è gravemente intriso di pesanti illegittimità costituzionali». Palomba, quindi, ha criticato l'intera struttura della riforma ricordando, infine, come sia possibile per il ministro della Giustizia arrivare addirittura a rifiutare i fondi per le intercettazioni a quegli uffici giudiziari che «magari stanno intercettando dei potenti». Sia Palomba, sia la Ferranti, hanno difeso poi il diritto di cronaca che, se il ddl intercettazioni diventasse legge, verrebbe completamente cancellato. Fino alla chiusura della fase delle indagini preliminari, infatti, sarà impossibile per chiunque pubblicare qualsiasi cosa che riguardi gli atti del procedimento o il contenuto di questi.

Di Pietro: verso stato di polizia. «Stiamo davvero andando verso uno Stato di Polizia, perchè si potrà arrestare chi si vuole senza che il cittadino lo venga a sapere». È questa una delle critiche che il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, muove al disegno di legge. Ma Di Pietro attacca la riforma del governo su quasi tutti i fronti, non solo quello del divieto di informare. Secondo il deputato è «assolutamente assurdo», anche il fatto che vengano caricati solo i tribunali distrettuali della decisione di autorizzare le intercettazioni e di prorogarle: «ma vi rendete conto delle migliaia di carte e di fascicoli che dovranno fare il giro d'Italia solo per mettere in condizione il tribunale distrettuale di valutare le richieste del Pm? E poi parlate tanto di violazione del segreto... Ma con tutto questo prendere e portare gli atti del procedimento, forse - ironizza Di Pietro - si farebbe prima a consegnare gli atti secretati direttamente negli uffici stampa...». «E poi - sottolinea il leader dell'Idv - con questo Ddl diventerà impossibile accertare l'associazione a delinquere, perchè il magistrato per arrivare a dire che c'è una associazione a delinquere, deve prima scoprire tutti i reati che sono stati commessi dalle varie persone. Non può certo, in 60 giorni e con l'obbligo che ci siano gravi indizi di colpevolezza, arrivare a questo risultato». «Questo provvedimento - conclude - è dunque pura follia, ma può trovare una sua giustificazione solo se si persegue uno scopo: quello di garantire l'impunità a qualcuno di voi. Tutto questo ha un senso solo se serve a nascondere ai cittadini le malefatte che qualcuno compie nelle istituzioni».

Udc: riforma indispensabile e attesa. «La riforma sulle intercettazioni è indispensabile e attesa dal Paese. Il provvedimento è migliorabile in Parlamento. I gravi indizi di colpevolezza e il carcere per chi ne pubblica i contenuti restano al momento i due principali nodi da sciogliere. Ci auguriamo che il Governo, dopo aver dimostrato di non voler chiudere le porte al dialogo, non blindi il ddl, ma consenta alle opposizioni di proporre le modifiche necessarie per giungere ad un testo condiviso ed equilibrato». Lo ha affermato il deputato dell'Unione di Centro Roberto Rao, componente della Commissione Giustizia della Camera.

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 13:58:19, in Magistratura, linkato 1292 volte)

i giudici: nessuna diminuzione di pena per chi era presente alla violenza

Stupro di gruppo, la Cassazione:
condannato anche chi fa il «palo»

Il caso della trentenne violentata a Bisceglie: confermata la condanna anche per il complice che fece la guardia

MILANO - In caso di violenza sessuale di gruppo non ci sono attenuanti per nessuno. Non evita la pena più alta prevista in questi casi nemmeno chi è rimasto a guardare o ha fatto da «palo», permettendo così ad altri di commettere lo stupro. Con la sentenza 7336 la Cassazione ha confermato la «linea dura» seguita dal tribunale e dalla Corte d’appello di Milano. Il processo riguarda Claudio Strangi e Francesco Cannaò, condannati due anni fa a 8 anni e 8 mesi di carcere per aver rapinato e violentato una ragazza all’interno del parcheggio della fermata di Bisceglie del metrò. La giovane stava rientrando a casa alla chiusura del negozio di abbigliamento dove lavorava come commessa. Minacciandola con un coltello, dopo la rapina e la violenza, i due l’avevano costretta a riaprire il negozio per rubare vestiti, poi erano fuggiti in seguito alla reazione della donna e all’avvicinarsi di altre persone.

LO SCONTO NEGATO - Arrestati alcuni giorni dopo, i due avevano chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato in udienza preliminare, per ottenere lo sconto di un terzo della pena. Contro la condanna hanno presentato prima appello e poi ricorso in Cassazione. In particolare, Francesco Cannaò (19 anni all'epoca dei fatti) chiedeva la riduzione della pena perché, come accertato dagli investigatori e ricostruito dalla stessa vittima, colpevole della violenza sessuale sarebbe stato soltanto Strangi (all'epoca 28enne e convivente della sorella di Cannaò) mentre il 19enne sarebbe rimasto poco distante, all’interno del parcheggio, per controllare che non arrivasse nessuno. In particolare, nel ricorso si faceva riferimento alla diminuzione di pena prevista dal codice penale di cui, in caso di violenza sessuale commessa da più persone, può beneficiare «il partecipante la cui opera abbia avuto minima importanza nell’esecuzione del reato». Uno sconto che, per i giudici della seconda sezione penale della Corte, in questo caso non può in alcun modo essere riconosciuto.

«SUFFICIENTE LA PRESENZA» - Anche se l’abuso sessuale è stato messo in pratica soltanto da uno dei correi, i giudici sottolineano la «fattiva partecipazione» dell’altro, che prima fece spazio all’interno della vettura e poi restò di guardia all’esterno, «forse perfino in attesa del suo turno». Un’ipotesi motivata dal fatto che, come ha riferito la donna vittima della violenza, «proprio l’avvertimento al compare circa l’avvicinarsi di un elicottero della polizia» all’esterno del parcheggio, avrebbe indotto i due a mettere fine alla violenza. In ogni caso, aggiunge la Cassazione, il contributo di Cannò allo stupro è «sufficiente a configurare l’aggravante a causa della maggior intimidazione che la vittima ha subito per la sola presenza di altra persona, di fatto in appoggio al soggetto autore della violenza diretta». In sostanza, in caso di stupro di gruppo «non è necessario che l’atto sessuale sia compiuto contemporaneamente dai partecipanti, essendo sufficiente la semplice presenza». Strangi e Cannaò sono stati condannati anche a risarcire le spese al Comune di Milano, costituitosi parte civile come in altri analoghi casi di stupro in strada.


23 febbraio 2009

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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 13:47:12, in Sindacato, linkato 1044 volte)
FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA
Unione Nazionale Cronisti Italiani

   
Il Presidente
Roma, 23/2/2009
                            
FNSI, ORDINE, UNCI, FIEG  A DIFESA LIBERTA’ INFORMAZIONE:
“NO AL BAVAGLIO”


Fronte compatto giornalisti – editori contro il Ddl Alfano
Manifestazione congiunta martedì 24 febbraio dalle 10,30 in Fnsi sulle intercettazioni


Il presidente Carlo Malinconico e il direttore generale Alessandro Brignone porteranno domani la voce degli editori nella  manifestazione congiunta contro il ddl Alfano organizzata da Fnsi, Ordine, Unci con la partecipazione della Fieg.

Una manifestazione, intitolata  "Intercettazioni, no al bavaglio all'informazione", in programma appunto,  martedì 24 febbraio,  dalle ore 10,30 nella sede della  Fnsi (Corso Vittorio Emanuele II, 349, Roma) che vede schierato  l’intero mondo del giornalismo italiano nella difesa della libertà di stampa che le norme del disegno di legge del governo vorrebbero imbavagliare e annullare con un “segreto tombale”.

Il ddl  Alfano avrebbe l’effetto di espropriare i cittadini del diritto  costituzionale ad  essere informati in modo corretto, compiuto e tempestivo eliminando così la loro possibilità di verificare, nel bene e nel male, il funzionamento della magistratura.

Così facendo il governo in un solo colpo vorrebbe cancellare gli articoli 21 e 101 della Costituzione e le numerose e concordi sentenze della Suprema Corte di Cassazione che hanno definito i cronisti “cani da guardia” della democrazia   e della Corte Costituzionale  – che, ha ricordato pochi giorni fa il presidente Giovanni Maria Flick, “vieta ogni forma di censura sulla stampa, sia diretta sia indiretta”  - e  della Corte di Strasburgo che veglia sul rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

L’adesione degli editori è molto importante  per testimoniare la difesa delle libertà costituzionali e per rinforzare il fronte dei giornalisti che dallo scorso giugno si batte unito come non mai contro il ddl Alfano, e che martedì 3 marzo prossimo metterà in campo un’altra importante iniziativa dell’Unione Cronisti.
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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 13:33:45, in Politica, linkato 1164 volte)
Intercettazioni, Ferranti (Pd) a Costa, contingentate dibattito per non mostrare divisioni

Ferranti (Pd): ddl è grave attacco a libertà di stampa. "La verità è che maggioranza è lacerata su questo provvedimento e non vuole discutere per evitare 'brutte sorprese' e scongiurare che gli elettori di An, Forza Italia e Lega possano comprendere che le norme sulle intercettazioni determinano un grave attacco alla sicurezza dei cittadini. Altro che tutela della privacy!". Così la capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Donatella Ferranti, risponde al capogruppo del Pdl, Enrico Costa.
"Non è un caso - aggiunge - che la maggioranza abbia portato in Aula questo provvedimento 'allo scader del mese' per poter usufruire di quella norma del regolamento della Camera che consente il contingentamento il mese successivo. Tradotto: il governo e la maggioranza non vogliono discutere, non vogliono aprire alcun dibattito in parlamento per evitare di mostrate in Aula le proprie divisioni e l'assoluta incoerenza di un provvedimento che in nome di una apparente tutela della riservatezza impedisce l'accertamento dei reati e l'individuazione dei colpevoli".
"Si faceva prima a dire che certe indagini non si possono fare. Si faceva prima a seguire la linea di Berlusconi che è contrario a priori alle intercettazioni e le vuole eliminare. Invece il Governo non ne ha avuto il coraggio e ha creato un sistema di norme macchinoso che però, di fatto, arriva allo stesso risultato ponendo pesanti limitazioni all'uso di questo importante strumento di ricerca della prova. E' un grave attacco a valori essenziali del nostro sistema democratico: dalla effettiva repressione dei reati, alla compressione della libertà di stampa, alla sicurezza dei cittadini". Roma, 23 febbraio 2009


Intercettazioni, Pd: Governo compromette sicurezza in nome di 'lotta politica'

"Finalmente il governo ha confessato il vero scopo del ddl intercettazioni. Nella sua replica in Aula  il sottosegretario Caliendo si è lasciato sfuggire che il governo vede nelle intercettazioni un fastidioso 'strumento di lotta politica e non un mezzo per la ricerca della prova'. Ecco allora il vero motivo per cui devono essere eliminate. Peccato che grazie alle intercettazioni in questi anni sono stati risolti numerosissimi casi, e non solo legati alla criminalità organizzata e al terrorismo". Lo dichiara la deputata del Pd, componente della Commissione Giustizia della Camera, Marilena Samperi, che aggiunge: "con questo provvedimento il governo elimina un importantissimo strumento di indagine, sacrifica la sicurezza dei cittadini, compromette l'efficacia dell'azione investigativa, imbavaglia la stampa e fa carta straccia del diritto ad essere informati. Il ddl intercettazioni è un provvedimento oscurantista che, insieme alle ronde 'fai da te', fa parte di più vasto disegno per indebolire lo stato di diritto e privatizzare la sicurezza. Si tratta dell'ulteriore tassello del piano di deriva autoritaria al quale punta sempre più scopertamente il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi". Roma, 23 febbraio 2009


Sicurezza: Calipari (Pd), "L’ennesimo inganno, nel Decreto anti stupri non ci sono nuove risorse”

“Vengono riciclati 100 milioni già stanziati in Finanziaria”

"Con il decreto approvato dal consiglio dei Ministri siamo alla sicurezza ‘creativa’: infatti, i soldi stanziati per le Forze di polizia non sono affatto risorse aggiuntive ma quelli che restano dopo la scure della Finanziaria, cioè appena 100 milioni, già insufficienti per l’ordinaria amministrazione, figuriamoci per quella straordinaria”. Lo denuncia la capogruppo del Pd in commissione Difesa, Rosa Villecco Calipari, la quale spiega: "la Legge Finanziaria ha tagliato ben 1 miliardo e 600 milioni per la tutela dell’ordine pubblico, la prevenzione e il contrasto del crimine e le frodi fiscali. Quei 100 milioni rimanenti ora vengono riciclati nel decreto nati-stupri e dunque il ministro La Russa, anziché vantarsi di questa nuova beffa del suo governo, farebbe bene a spiegare il blocco del turn over e tagli al personale che, come denunciano i sindacati di polizia  già da alcuni mesi, hanno prodotto un buco di 21.000 agenti. Dunque, mentre si ricorre a provvedimenti straordinari e “creativi”, non si dà attuazione alle norme ordinarie che almeno porterebbero al tanto atteso transito dei volontari delle forze armate che sono già risultati idonei e che hanno già prestato servizio per almeno quattro o sei anni nelle  forze armate". Roma, 23 febbraio 2009
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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 13:12:36, in Sindacato, linkato 1041 volte)
Ragazzi, io voto per la serrata ...

Federazione Nazionale della Stampa Italiana
                   
Roma, 23 febbraio 2009   
Prot.n. 40/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

Intercettazioni: domani martedì 24 febbraio manifestazione Fnsi, Ordine nazionale dei giornalisti, Unci con la partecipazione della Fieg

“Intercettazioni, no al bavaglio all’informazione giudiziaria”. Questo il titolo dell’iniziativa del Sindacato dei giornalisti organizzata dal sindacato dei giornalisti per domani martedì 24 febbraio dalle ore 10,30 nella sede Fnsi (Corso Vittorio Emanuele II, 349, Roma), in relazione alle inaccettabili e pesanti modifiche avvenute nei giorni scorsi in Commissione Giustizia della Camera del ddl Alfano che, se approvate in Aula, metteranno la pietra tombale sulle notizie, appunto, di cronaca giudiziaria. Un’iniziativa pubblica di denuncia, aperta alla società civile, forte e decisa organizzata assieme all’Ordine nazionale dei giornalisti, all’Unione cronisti italiani e con la partecipazione della Fieg. Nei giorni scorsi, infatti, la Federazione degli editori ha sottoscritto con il Sindacato dei giornalisti un comunicato congiunto di ferma opposizione agli emendamenti introdotti che suona come un appello al Capo dello Stato, al Parlamento e al Paese perché sia rivisto profondamente il testo del disegno di legge Alfano.
Gli ultimi emendamenti inseriti nel ddl, bocciati senza appello anche dal Csm - con una dichiarazione del suo vicepresidente Nicola Mancino - reintroducono pesanti limitazioni e bavagli all’attività giornalistica fino a prevedere il carcere e pesanti ripercussioni economiche per gli editori che pubblicano notizie sulle indagini, nei fatti impedendo ai lettori di venire a conoscenza di  notizie di rilievo pubblico.
Ad oggi all’iniziativa hanno annunciato la loro presenza: il presidente e il direttore  della Fieg Carlo Malinconico e Alessandro Brignone, il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini, il presidente Idv Antonio Di Pietro, il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri, il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia, la capogruppo pd alla commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, l’onorevole Cinzia Capano componente della commissione Giustizia della Camera,  il senatore Felice Casson, il senatore Vincenzo Vita, il segretario generale Ugl Renata Polverini, il segretario della SLC Cgil Emilio Miceli, il portavoce di Articolo21 Beppe Giulietti, il presidente Mediacoop Lelio Grassucci, il direttore del Tg3 Antonio Di Bella e Marco Travaglio. E’previsto anche interventi telefonico del direttore di Libero Vittorio Feltri e del direttore del Tg4, Emilio Fede.
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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 13:07:07, in Magistratura, linkato 1221 volte)

Coinvolto anche l'ex coordinatore dell’ufficio Gip Giuseppe Tommasino

Indagato l'ex procuratore capo di Taranto

Per Aldo Petrucci, i magistrati di Potenza ipotizzano il concorso in corruzione in atti giudiziari

ROMA - Concorso in corruzione in atti giudiziari. Questo il reato ipotizzato dai magistrati della procura di Potenza Cristina Correale e Ferdinando Esposito che hanno iscritto nel registro degli indagati l’ex procuratore capo di Taranto Aldo Petrucci e l'ex coordinatore dell’ufficio Gip Giuseppe Tommasino. Nel caso è coinvolto anche l’avvocato Leonardo Conserva, ex sindaco di Martina Franca.

PECULATO- Petrucci, che ora è capo della procura del Tribunale dei minorenni a Lecce, deve difendersi anche dall’accusa di peculato. I due magistrati di Potenza, competenti territorialmente sui reati commessi dai colleghi pugliesi, avrebbero scoperto che l’ex procuratore effettuava telefonate private dagli apparecchi di servizio. L’indagine è incentrata sui rapporti tra i due giudici pugliesi, che dalle loro postazioni, sostengono i pm di Potenza, si sarebbero scambiati favori. L’attività d’indagine è stata delegata ai carabinieri.

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