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 cat and fish ... Stephanie Pui Mui Law... di Lunadicarta
 
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Il male non sta solo nell'atto di compiere il male, sta nel non prendere posizione contro il male.

Oriana Fallaci
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 16/02/2009 @ 12:15:51, in Indagini, linkato 1305 volte)

Sono contenta che anche Gaia Bottà faccia citazione delle "donazioni", perché quali siano il genere di finanziamenti ottenuti da Pirate Bay è anche ben conosciuto dalla Rete.

Ora speriamo che la magistratura svedese non faccia ridere di se tutto il web conosciuto, perché delegittimerebbe se stessa a favore del partito dei pedofili, e non converrà a nessuno che ciò accada. A meno che ... non funzioni in quel tribunale l'antico proverbio: "l'abito non fa il monaco".

The Pirate Bay, inizio alle danze


PI - News di Gaia Bottà
lunedì 16 febbraio 2009

Roma - Spettacolarizzazione e trasparenza, ironia e dissenso: il processo a The Pirate Bay sarà un'udienza pubblica, sarà un'udienza aperta alla rete. Vedrà opporsi rappresentanti dei netizen e rappresentanti dell'industria, le istanze della circolazione della cultura e le istanze di coloro che traggono profitto dalla merce culturale.

È stato allestito un sito presso il quale convergeranno tutti gli aggiornamenti che si avvicenderanno durante le ore del processo, flussi di parole trasmessi dall'emittente pubblica svedese, fiotti di post e di cinguettii si dirameranno in rete sospinti dai netizen. Sarà un processo, sarà uno spettacolo, promettono gli amministratori della Baia: parte del copione è già stato scritto come una sceneggiatura, ma si anticipano sconfinamenti di genere, fino a sfiorare il talk show con interviste e opinionisti chiamati a raccolta.

Fulcro dell'evento non sarà semplicemente l'aula del tribunale di Stoccolma in cui si celebrerà il processo, ma il centro stampa motorizzato che verrà parcheggiato fuori dal tribunale: il verbo di The Pirate Bay ha già solcato l'Europa a bordo del bus che raggiungerà in queste ore la capitale svedese e che ospiterà cittadini della rete, eventi, spettacoli. Tutti foraggiati da donatori disposti a sostenere la causa di una più libera circolazione dei contenuti.

Alla sbarra saranno in quattro: Peter Sunde, Gottfrid Svartholm Warg, Fredrik Neij e Carl Lundstrom. Hanno promesso scintille e la competenza di testimoni esperti, hanno ribadito che The Pirate Bay, raccoglitore di link, non viola in alcun modo la legge. Hanno assicurato che l'industria dei contenuti non caverà un centesimo dal processo, né riuscirà ad arginare lo scorrere dei contenuti online: "Hanno già fallito nel tentativo di buttar giù il sito - ha provocato Warg nel corso della conferenza stampa organizzata ieri - lasciamo che falliscano un'altra volta". Gli amministratori di The Pirate Bay difenderanno in ogni modo le proprie istanze, non permetteranno che i tracker che ospita si inabissino sotto il peso di utenti affamati di condivisione.

Ma anche l'industria del copyright, in cerca di milioni di euro di risarcimento danni e di una punizione esemplare per gli admin, si mostra combattiva: "Gli operatori di The Pirate Bay - questa la denuncia di Ludvig Werner, a capo della divisione svedese di IFPI - hanno violato i diritti degli autori e, come dimostreranno le prove in tribunale, lo hanno fatto per trarne profitto". L'accusa che l'industria scaglia contro la Baia fin dal raid del 2006 è quella di racimolare denaro agevolando la violazione del diritto d'autore, accusa da cui la Baia si è sempre difesa. "Non si può permettere che si continui a perpetrare questo tipo di abusi - minaccia Werner - e questo è il motivo per cui questi procedimenti penali sono così importanti per il benessere della comunità creativa".

Se l'industria intende brandire il caso come un deterrente per gli emuli della Baia, Sunde, altresì noto come BrokeP, auspica di scagionare sé stesso quanto il modello di circolazione della cultura su cui si fonda The Pirate Bay: si tratta, ha spiegato nel corso della conferenza stampa, di "difendere le motivazioni politiche per cui la tecnologia deve essere libera e non controllata da entità che non sanno apprezzare la tecnologia".

Gaia Bottà
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Di Loredana Morandi (del 15/02/2009 @ 12:04:11, in Politica, linkato 1157 volte)
Sono convinta che le "ronde di quartiere" non sono la soluzione ottimale, ma temo che inoltre sia cambiato qualcosa nella gestione della prostituzione da marciapiede da e per gli extracomunitari. E se questo è vero, quanta violenza hanno subito le donne ridotte in stato di schiavitù?
Ai giovani italiani ancor prima della punizione è necessario dare una educazione, anche e purtroppo ricorrendo a forme di censura visibili della Rete.
Appena ho un attimo di tempo mi pronuncerò sul caso della maglietta di Amanda in tribunale, sulla pornografia nel computer dello Stasi e lo farò con dati veri alla mano sul target della attuale popolazione giovanile.

2009-02-15 19:03

NUOVE VIOLENZE SESSUALI, MISURE ANTISTUPRO IN CDM

ROMA - Una ragazzina di quattordici anni violentata in un parco a Roma, una boliviana stuprata a Milano. E ieri un'altra violenza sessuale si una adolescente a Bologna, non lontano da casa. Dopo questi ultimi fatti di cronaca e brutale violenza, e tra le polemiche sulla sicurezza, il governo ha deciso di anticipare al prossimo consiglio dei ministri alcune delle misure contenute nel disegno di legge Sicurezza, approvato dal Senato. Intanto, sul fronte delle indagini, spunta un identikit per lo stupro avvenuto nella capitale.
 
NELLE NUOVE MISURE VOLONTARI SU TERRITORIO  - I sindaci potranno decidere di utilizzare volontari, non armati, per il controllo del territorio. Il provvedimento che approdera' sul tavolo dei ministri, probabilmente un decreto legge, prevede, tra l'altro, oltre all'esclusione della possibilità di arresti domiciliari per chi è accusato di stupro, il gratuito patrocinio per le vittime di violenza, l'aumento degli organici delle forze dell'ordine, in particolare la Polizia, compatibilmente con le disponibilità finanziarie.

GIOVANE SUDAMERICANA STUPRATA A MILANO - Una studentessa boliviana di 21 anni ha subito una violenza sessuale, la scorsa notte, attorno alle 4, da parte di un uomo, che ha descritto come nordafricano. La vittima è studentessa, regolare in Italia. Secondo il suo racconto, la scorsa notte era andata, insieme ad un amico, ai 'Magazzini Generali', in una zona non lontana dall'Università Bocconi. Si erano uniti ad altri conoscenti. Intorno alle 3.30, alcuni del gruppo sono usciti dalla discoteca e la giovane ha preceduto l'amico attendendolo accanto all'auto di lui per essere riaccompagnata a casa. A quel punto - secondo il suo racconto - le si è avvicinata un'auto di media cilindrata, dalla quale è sceso un uomo, descritto appunto come nordafricano, che l'ha indotta a forza a salire, allontanandosi velocemente verso la zona est della città. La violenza, secondo la giovane, si sarebbe consumata a bordo della stessa auto, in un parcheggio prossimo al Parco Forlanini, quindi ad una certa distanza dai 'Magazzini Generali'. La giovane ha detto che, dopo lo stupro, ha convinto il suo aggressore a fermarsi ad un chiosco notturno di cibi e bevande. Mentre lui scendeva, ha chiamato un'amica al cellulare ("mi hanno violentata, manda qualcuno") poi è scesa a sua volta. L'uomo se ne è accorto, ha intuito che era stato dato l'allarme ed è fuggito prima dell'arrivo dei carabinieri.

ROMA: RAGAZZINI ASCOLTATI, C'E'UN IDENTIKIT
Sono stati ascoltati per quasi tutto il pomeriggio dagli investigatori della squadra mobile di Roma i due ragazzini di 14 e 16 anni, lui aggredito e lei violentata ieri sera nel parco della Caffarella. I due ragazzi insieme alle famiglie hanno trascorso diverse ore negli uffici della polizia cercando di far riaffiorare ricordi "mirati e selettivi" che possano servire da adesso in poi a dare impulso alle indagini. E sembra ormai definitivamente pronto l'identikit dei due uomini, stranieri dell'est Europa che ieri sera hanno trascinato, dopo averli minacciati, i due ragazzini in un luogo buio ed impervio nel parco della Caffarella. All'ultima stesura dell'identikit dei due gli psicologi e la polizia scientifica hanno lavorato per ore insieme alla 14enne e al suo fidanzato. Ad uno dei due aggressori, con grandi sforzi, i due ragazzini hanno tentato di dare un volto: lo hanno descritto scuro e con i capelli lunghi.

ALEMANNO: DARE SEGNALI FORTI - "E' un fatto gravissimo quello avvenuto ieri a Roma. Mi auguro che gli inquirenti trovino i responsabili dello stupro della Caffarella e che, una volta presi, restino in carcere". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al rientro dal viaggio della memoria in ricordo delle vittime delle foibe e prima di recarsi nel quartiere della capitale dove è avvenuta l'aggressione nei confronti della giovane coppia. "Bisogna dare segnali forti rispetto a questi reati di fortissimo allarme sociale", ha aggiunto Alemanno.

ROMA, DA DOMANI SGOMBERI CAMPI ABUSIVI - Per quanto riguarda la polemica sui campi rom, che secondo il segretario nazionale della Destra Francesco Storace, andrebbero chiusi, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha replicato che "i campi rom vanno fortemente regolamentati. Ce ne sono pochi a norma. Bisogna uscire dalla zona grigia fra legalità e illegalità. Da domani cominceranno gli sgomberi di molte baraccopoli abusive. L'obiettivo è avere pochi campi regolari e ben controllati in modo tale che la gente non abbia paura". Il sindaco ha poi parlato anche dei controlli che, ha detto, "bisogna intensificare, anche se l' area dove è avvenuto lo stupro era di confine rispetto al parco della Caffarella. Tutte le aree di confine fra città e parchi, aree verdi e aree agricole sono le aree più difficili. Questa difficoltà - ha detto ancora - viene poi aumentata dalla diffusione di persone senza fissa dimora, di disperati , gente che non ha una collocazione sociale precisa. Questo, ovviamente, diventa fattore di insicurezza. Nessuno - ha poi precisato Alemanno - vuole criminalizzare questo o quel gruppo etnico. Dobbiamo però intervenire su queste condizioni di degrado, perché dal degrado nasce l'insicurezza".

IL RAGAZZO: CI HANNO DETTO CHE ERANO ARMATI
"Ci hanno detto che erano armati, che avevano una pistola e che dovevamo seguirli altrimenti ci uccidevano". Così il ragazzo di 16 anni aggredito insieme alla sua fidanzatina di 14, poi violentata da due stranieri a Roma, ha raccontato le fasi iniziali dell'aggressione e poi della violenza subita nel parco della Caffarella. Il ragazzo, ha raccontato, in lacrime e fortemente sconvolto, alla polizia di aver pensato che i due stranieri volessero rapinarlo. Per questo motivo avrebbe detto di avere pochi euro ed un cellulare. Poi una volta arrivati in una delle zone più buie del parco è stato l'inferno. Il ragazzo è stato picchiato e tenuto fermo mentre a turno i due stranieri violentavano la sua fidanzatina. Da ieri sera i due ragazzi sono assistiti da una psicologa della polizia di Stato.

RESIDENTI: PRONTI ALLE RONDE
Stanno pensando a ronde notturne i residenti del quartiere dove si trova il parco della Caffarella. Stamani, un gruppo di uomini si è ritrovato davanti all' entrata del parco nel quartiere Appio Latini. "Stiamo organizzando una fiaccolata per richiamare l'attenzione del mondo politico e istituzionale verso quest'area abbandonata da anni". "Abbiamo paura a mandare i nostri nipotini alla scuola vicino al parco - dice una nonna - Li lasciamo davanti all'ingresso e li adiamo a riprendere. Ci sono troppi stranieri e nomadi che ci mettono paura. Poi di sera, quando cala il buio, qui davanti non ci passiamo poco".

E'  intanto caccia aperta ai due agressori. Secondo quanto appreso, non sarebbe stato possibile ottenere un identikit dei due uomini dai due fidanzatini: il ragazzo, sentito in questura ieri sera, avrebbe fornito solo sommarie indicazioni sull'abbigliamento degli aggressori e sulla capigliatura di uno dei due. Sul luogo dello stupro, individuato in tarda serata dalla polizia, però, sarebbero state trovate tracce definite "importanti" per il "prosieguo delle indagini".
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Di Loredana Morandi (del 15/02/2009 @ 11:47:48, in Magistratura, linkato 1269 volte)
2009-02-15 16:10

GIUSTIZIA: PROCURE SENZA PIU' PM, A REGGIO NESSUN SOSTITUTO

ROMA - Sinora sembrava soltanto uno spettro: ma la prospettiva di procure senza più magistrati per condurre le inchieste e rappresentare l'accusa nei processi sta diventando realtà. Alla procura per i minorenni di Caltanissetta e a quella di Reggio Calabria i posti scoperti hanno raggiunto il 100%, il che vuol dire che in questi uffici ormai c'é solo il procuratore capo e nessun sostituto. A rivelarlo sono gli ultimi dati del Csm sui posti vacanti negli uffici requirenti aggiornati al 10 febbraio scorso.

Il problema non riguarda solo il Sud, ma anche tanti uffici requirenti del Nord che hanno raggiunto vuoti di organico da allarme rosso. Se a Gela le scoperture sono pari all'80%, Pavia e Alba hanno raggiunto il 75%, come Enna e Patti; Gorizia è al 60%, appena al di sotto di Nicosia. Ragusa e Nuoro (67%). E in tutta Italia sono più di una ventina le procure nelle quali manca almeno la metà dei magistrati previsti in organico. La ragione del fenomeno è che sinora i posti vuoti nelle procure venivano coperti con l'invio di magistrati di prima nomina; una soluzione diventata impossibile da quando è stato introdotto il divieto di assegnare le toghe a inizio carriera a funzioni penali monocratiche, come quelle di pm o di giudice fuori da un organo collegiale.

L'ANM: SI RISCHIA LA PARALISI -  "Si rischia la paralisi degli uffici di procura soprattutto al Sud e se si va avanti così si arriverà allo sfascio totale". Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara rinnova l'allarme per i vuoti negli organici delle procure alla luce degli ultimi dati raccolti dal Csm. "Così - sottolinea - non solo sarà impossibile indagare e fare i processi alle grosse organizzazioni criminal, ma anche ai responsabili di reati comuni di allarme sociale, dalla pedofilia alla violenza sessuale".

L'Anm aveva posto il problema da tempo al governo chiedendo di mitigare il divieto assoluto di inviare nelle procure i magistrati di prima nomina, ma senza trovare ascolto. E ora Palamara, che non crede che la questione si possa risolvere con gli incentivi per chi va nelle sedi disagiate né con i trasferimenti d'autorità, dice:"siamo molto preoccupati; adotteremo tutte le iniziative possibili, compreso il ricorso a forme di protesta, per far sentire la nostra voce".



2009-02-15 15:17

Giustizia: procure senza piu' pm, Caltanissetta e Reggio 100%

Problema riguarda anche tanti uffici requirenti del Nord

(ANSA) - ROMA, 15 FEB - La prospettiva di procure senza piu' magistrati per condurre le inchieste e rappresentare l'accusa nei processi sta diventando realta'. Lo rileva il Csm. Alla procura per i minorenni di Caltanissetta e a quella di Reggio Calabria i posti scoperti hanno raggiunto il 100%. Il problema non riguarda solo il Sud, ma anche tante procure del Nord. I vuoti di organico vanni da 60 al 100%: Caltanissetta e Reggio (100%), Gela (80), Pavia, Alba, Enna e Patti (75), Ragusa e Nuoro (67), Gorizia (60).
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Di Loredana Morandi (del 15/02/2009 @ 05:29:01, in Estero, linkato 1076 volte)
In Svezia, purtroppo. Ad ogni modo speriamo che sia la volta buona per abbassare anche la boria degli italiani. Tutti.

The Pirate Bay va in tribunale

I quattro gestori del più usato tracker BitTorrent rischiano fino a due anni di prigione nel processo che inizia lunedì.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 13-02-2009]

Hans Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm Warg, Peter Sunde e Carl Lundström, le persone dietro The Pirate Bay, dovranno affrontare da lunedì un processo in patria per violazione di copyright.

Non è la prima volta che il tracker Torrent svedese viene messo sotto accusa dalle autorità - la vicenda italiana che ne ha comportato l'oscuramento temporaneo non risale a molto tempo fa - ma questa volta il tribunale di Stoccolma potrebbe condannare i suoi gestori a due anni di prigione.

"The Pirate Bay non è soltanto un motore di ricerca. È parte attiva di un'azione mirata a rendere disponibile materiale protetto da copyright": è questa l'opinione del pubblico ministero Håkan Roswall, che ha richiesto danni per 1,2 milioni di corone (più di 110.000 euro).

La Baia, tramite il sito, risponde invece che sui server sono conservati soltanto i file torrent ma nessun materiale protetto da diritto d'autore. Peter Sunde è ancora più esplicito: "È un'idiozia. Non c'è alcuna base legale".

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Di Loredana Morandi (del 14/02/2009 @ 12:50:11, in Osservatorio Famiglia, linkato 1288 volte)

Questo, cari lettori, è il quadro generale di una Italia la cui popolazione è abbrutita dalla assenza di speranze, dalla politica dei soldi e delle corruttele, dallo sfacelo della moralità (con ampio riferimento al caso Englaro), dall'ebraismo patologico e ipocrita in sostituzione della Chiesa cattolica, dalla ricerca dei pedofili preti quando i pedofili laici sono tutti liberi di scrivere su web e di mischiarsi a chi maneggia cartoni animati e da una giustizia sempre più impoverita di risorse, mezzi, uomini e donne.

Abusa per un anno della figlia minorenne: arrestato nel Barese


BARI (14 febbraio) - Ha abusato sessualmente della figlia, l'ha fatta vivere sotto le miinacce, percosse o addirittura con ricatti, vietandole di uscire di casa, di usare il motorino, negandole la “paghetta”, riducendola in uno stato di totale soggezione. Lo hanno scoperto i carabinieri di Molfetta, in provincia di Bari, dopo che la vittima si è confidata con una sua parente quando le squallide pretese del padre sono diventate più assidue e violente.

Grazie al sostegno di questa donna e all'intervento di un ufficiale donna dei carabinieri, specializzata in psicologia dell'età evolutiva, ha infine trovato il coraggio di raccontare tutto a un magistrato, anche in questo caso donna, della Procura della Repubblica di Trani. Questa mattina, il padre della ragazzina è stato tratto in arresto in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Trani.

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Roma, 15enni denunciano aggressione
e violenza sessuale alla Caffarella


ROMA (14 febbraio) - Un ragazzo e una ragazza 15enni hanno denunciato di essere stati aggrediti vicino al parco della Caffarella. La ragazza sarebbe stata violentata. Gli agenti della Polizia di Stato sono al lavoro per trovare riscontri. Gli operatori del 118 hanno accompagnato i due ragazzi al San Giovanni.

I due quindicenni hanno raccontato agli agenti di essere stati aggrediti da due uomini durante una passeggiata. I due, secondo i quindicenni probabilmente dell'Est, dopo aver preso a schiaffi e spinto a terra il ragazzo, avrebbero immobilizzato e violentato la giovane, fuggendo non senza averli derubati di denaro e telefoni cellulari. I ragazzi hanno chiesto aiuto al titolare di un bar vicino, a via Amedeo Crivellucci, che ha chiamato la polizia.

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Bologna, quindicenne trascinata
tra i cespugli e stuprata: arrestato tunisino

Il testimone: ho cercato di fermare alcuni passanti, ma sono rimasti tutti indifferenti. Lo stupratore era stato arrestato 2 volte

ROMA (14 febbraio) - L'ha presa a pugni e schiaffi dopo averla immobilizzata per trascinarla tra i cespugli e l'ha violentata. Una ragazza italiana di quindici anni è stata violentata ieri sera, poco dopo le 22, alla periferia di Bologna da un tunisino, che è stato poi arrestato dalla polizia. La ragazzina stava aspettando alcuni amici per strada, quando l'uomo si è avvicinato e dopo averla aggredita l'ha trascinata tra alcuni cespugli poco lontano dove è avvenuta la violenza.

Le urla terrorizzate della ragazza, che abita nel condominio di fronte al luogo della violenza, hanno richiamato l'attenzione di una persona che era in macchina vicino al luogo dell'aggressione. Quando la polizia è arrivata l'aggressione era in corso. L'uomo è scappato ma, rincorso a piedi e in macchina dagli agenti, è stato bloccato in una strada vicina e ha cercato di reagire violentemente.

Trentatre anni, clandestino, l'aggressore, Jamel Moamid, tunisino, in Italia da aprile, era già stato arrestato due volte: il 28 luglio per violazione dell'articolo 14 della legge sull'immigrazione e il 7 agosto per spaccio di eroina commesso nella stessa zona periferica dove è avvenuto lo stupro. L'uomo era poi stato rilasciato dal carcere di Lanciano (Chieti) il 15 gennaio scorso per revoca della custodia cautelare. Portato in questura, l'uomo avrebbe cercato di ferirsi ma ha rifiutato le cure mediche. Durante l'interrogatorio, non ha dato alcuna spiegazione della violenza. Dovrà rispondere di violenza sessuale, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale per i calci e pugni contro i poliziotti. Come ha riferito il pm Francesco Caleca, titolare dell'inchiesta, gli è stata contestata l'aggravante di clandestinità.

La ragazza è stata medicata anche al volto, dove ha riportato un trauma con infrazione delle ossa nasali per una prognosi di otto giorni. Ha detto di non aver mai visto prima lo stupratore. Ieri notte è stata visitata dai medici del pronto soccorso ginecologico dell'ospedale Maggiore. Nella struttura, creata ad hoc nel 2008 per aiutare le vittime di stupri, è scattato il protocollo previsto in questi casi, che offre il supporto medico-psicologico e legale.

Il racconto del testimone. Ha visto i calci, le botte e poi lo stupro. Solo dopo si è reso conto che quella ragazzina la conosceva bene: è un'amica di suo figlio, oltre che vicina di casa. Ma quando si è avvicinato con la macchina e ha chiesto aiuto, nessuno si è fermato, nè un passante a piedi nè qualche automobilista di passaggio. È il racconto all'Ansa del testimone dello stupro. Verso le 22 l'uomo - che ha chiesto di rimanere anonimo e che abita nella palazzina di fronte a quella della famiglia della vittima - era uscito di casa dopo una discussione con la moglie. «Ho deciso di fare un giro per sbollire il nervosismo - racconta - Ero in macchina quando ho visto, nel parco di fronte, un uomo che trascinava una donna, la prendeva a calci e pugni fino a farla cadere e poi si è abbassato i pantaloni. Allora ho avviato la macchina, ho fatto inversione di marcia e mi sono avvicinato. Nel frattempo ho chiamato il 113».

«I passanti? Tutti indifferenti» Lo stupro è avvenuto tra i cespugli di una zona semibuia di un parco che si trova davanti a una polisportiva, spesso luogo di ritrovo dei ragazzi del quartiere. In quel momento non c'erano altre persone nel parco che costeggia una strada abbastanza trafficata e separata solo dal marciapiede e da una recinzione. «Per fortuna una volante della polizia, che cercava un'auto rubata, era nelle vicinanze ed è arrivata in pochi minuti». Nonostante la presenza dell'uomo, lo straniero (di corporatura abbastanza robusta) non ha interrotto lo stupro se non alla vista dei poliziotti. Nel frattempo il testimone (che ha difficoltà a muoversi per un problema al ginocchio) ha cercato di fermare qualche passante ma inutilmente: «Incredibile il fatto che di fronte a un'aggressione a una donna, indipendentemente da chi sia, prevalga l'indifferenza. Questa è la cosa che mi ha colpito di più».

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Firenze, professoressa lo fa sospendere:
lui picchia il figlio. Sedicenne denunciato

FIRENZE (14 febbraio) – E' stato preso a calci e pugni per strada da un gruppo di giovani. Durante il pestaggio, gli aggressori lo avrebbero insultato e minacciato, dicendogli che le botte erano un messaggio per sua madre, professoressa in un istituto superiore della provincia di Firenze.

Il ragazzo, 15 anni, è stato trattenuto in ospedale per accertamenti. La notizia è apparsa oggi su La Nazione. Durante l'aggressione, il gruppo, che sarebbe stato formato da quattro o cinque giovani, avrebbe gridato insulti verso la madre del ragazzo. I sanitari hanno dimesso il figlio della professoressa con una prognosi di cinque giorni. Il ragazzo denunciato, spiegano i militari, finora non aveva avuto problemi con la giustizia.

L'aggressione dopo una sospensione Sarebbe stato uno studente di 16 anni, sospeso per una segnalazione della professoressa, ad aggredirne il figlio. Lo studente è stato denunciato per lesioni dalla famiglia del ragazzo picchiato per. Dalle testimonianze è emerso che il ragazzo, insieme a un paio di coetanei, ha atteso fuori dalla scuola il figlio della professoressa, lo ha preso a schiaffi e gli ha dato un calcio, per vendicarsi della sospensione. Gli altri non hanno partecipato all'aggressione.

Il preside: iImita i modelli tv «Non è un bullo, nè un delinquente. È solo un ragazzo indisciplinato, che entra in ritardo a scuola e risponde male ai professori: temo che imiti i modelli della peggiore tv». Lo ha detto Valerio Vagnoli, dirigente scolastico dell'istituto frequentato dal giovane. «Lo studente - ha spiegato Vagnoli - frequenta la prima classe. L'aggressione è avvenuta dopo che era stato sospeso sei giorni per una serie di comportamenti scorretti segnalati da vari professori. Credo che se la sia presa con il figlio dell'insegnate perchè è una che esige il rispetto delle regole. Ma non è severa; fa parte anche del centro di ascolto per gli studenti più difficili». Riguardo l'aggressione, «sono stati due schiaffi e un calcio. C'erano anche altri ragazzi, che non hanno partecipato; anzi, alcuni hanno cercato di fermarlo». «Stamani ho spiegato agli studenti l'accaduto. Purtroppo, i ragazzi problematici sono sempre di più. Credo che la colpa sia anche di quei modelli tv che esaltano il branco, la ribellione, e del fatto che i ragazzi stanno poco con i genitori e passano ore davanti la televisione o in giro con i coetanei».

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Torino, ragazzini giocano a darsi fuoco
mentre un amico li filma: uno è grave

TORINO (13 febbraio) - Due ragazzini di 14 e 15 anni sono rimasti ustionati, uno in modo gravissimo, a causa di un folle gioco: darsi fuoco a vicenda. E' accaduto nella serata di ieri in un giardino di
Pianezza (Torino), dove i due adolescenti, insieme ad un amico, erano andati dopo aver acquistato della benzina: lì hanno iniziato a darsi fuoco per gioco, mentre un terzo riprendeva il tutto con un telefonino con l'idea di mostrare il video su Youtube.

I due ragazzi sono finiti in ospedale. Il 14enne è al Cto con ustioni di secondo e terzo grado su oltre il 50% del corpo (alle gambe e alla parte inferiore del tronco): è stato sedato e intubato, ma non rischia la vita. Sembra probabile che gli venga effettuato un trapianto della parte di cute necrotizzata. Il quindicenne, figlio di un militare, è invece al Maria Vittoria ed è in condizioni meno gravi: potrebbe riprendersi entro ed essere interrogato dagli investigatori.

Il 14enne era recidivo. Il ragazzo 14enne si era già fatto immortalare su Youtube mentre simulava di sputare fiamme dalla bocca: è quanto si vede in un video pervenuto all'Ansa nel quale si vede il ragazzo, ripreso presumibilmente nei corridoi di una scuola, mentre finge di soffiare su un accendino, impugnato da un amico insieme a quella che pare una bomboletta spray, e di generare una grande fiammata. Il video è datato 29 novembre 2008.
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Di Loredana Morandi (del 14/02/2009 @ 06:29:12, in Magistratura, linkato 1262 volte)
GIUSTIZIA: SCONTRO TRA PROCURE DOPO RINVIO GIUDIZIO DIRIGENTE

(AGI) - Grosseto, 14 feb. - Rinviato a giudizio il primo dirigente del commissariato di Civitavecchia Sergio Quarantelli, perche' avrebbe usato l'auto di servizio per scopi personali e si innesca un vero e proprio scontro tra la questura di Grosseto e quella di Civitavecchia. Tutto nasce da una denuncia pervenuta a Grosseto dove si sosteneva che il vice questore Quarantelli si recava solitamente presso la sua abitazione di Capalbio in provincia di Grosseto utilizzando l'auto di servizio. Quarantelli viene infatti fotografato e filmato con video, controllato con gps piazzati sulla sua auto.
  Il vice questore fa le sue contromosse e denuncia il dirigente della squadra mobile di Grosseto ed alcuni ispettori ed agenti dello stesso reparto, per abuso di potere e falso ideologico,.infatti, ci sarebbero delle divergenze circa gli orari in cui avrebbero filmato lo stesso. Quei video infatti, secondo quanto ha sostenuto in aula l'avvocato difensore Daniele Barbieri, non hanno nessuna autorizzazione da parte della magistratura inquirente. Il vice questore sostiene inoltre di essere stato ripreso anche a bordo della sua vettura privata, sempre a Capalbio. Tutti aspetti che dovranno essere valutati dalla procura di Grosseto.
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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 11:40:48, in Politica, linkato 1055 volte)

«Di Pietro non ha offeso Napolitano»
La Procura ha chiesto l'archiviazione


ROMA (13 febbraio) - La Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione della posizione di Antonio Di Pietro per offesa all'onore e al prestigio del capo dello Stato. Il fascicolo processuale era stato aperto sulla base di una denuncia nella quale si faceva riferimento ad una frase pronunciata dal leader dell'Idv durante una manifestazione il 28 gennaio scorso a Piazza Farnese: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso».

Secondo il pm Giancarlo Amato, «da una lettura attenta del complessivo intervento dell'on. Di Pietro - si legge nella richiesta di archiviazione - si può escludere che i riferimenti al silenzio mafioso abbiano avuto quale destinatario non lo stesso oratore ma proprio il presidente della Repubblica». Di Pietro, dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati, aveva chiesto che venisse concessa l'autorizzazione a procedere.

Il Messaggero

Foto di Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 11:35:36, in Magistratura, linkato 1893 volte)

Forleo: tabulati portavano a "intoccabili",

ecco perché Genchi è nel mirino


ROMA (12 febbraio) - «Anche io avrei potuto usare Genchi, come avremmo potuto usarlo tutti»: lo ha affermato il gip Clementina Forleo, secondo la quale l'ex consulente informatico di De Magistris è nel mirino «perché attraverso i tabulati si è arrivati a qualche intoccabile, credo». Clementina Forleo, che ha difeso l'utilizzo dei consulenti «perché la polizia giudiziaria ha spesso dei limiti» ha ricordato che Genchi, per un'indagine su un omicidio, aveva acquisito il doppio dei tabulati rispetto all'indagine "Why not".

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Archivio Genchi, Rutelli: «Preoccupante:
spiati direttore Sismi e tanti mai indagati»

Copasir: «Quantità imponente di tabulati telefonici mai distrutti: si presume ci siano dati sensibili per la sicurezza dello Stato»

ROMA (12 febbraio) - Il mega-contenitore di tabulati telefonici di Gioacchino Genchi è un archivio informatico «imponente», con dati su «un grande numero» di cittadini italiani mai indagati, e non è stato distrutto. A spiegarlo è il presidente del Copasir (Comitato per la sicurezza della Repubblica), Francesco Rutelli, che in serata ha consegnato ai presidenti di Senato e Camera il documento approvato dal comitato parlamentare sui rischi per l'efficienza dei Servizi di sicurezza che sono emersi dalle audizioni svolte nel mese di gennaio.

Rutelli: spiati il capo dei Servizi segreti e tanti italiani mai indagati.
«L'acquisizione di dati che riguardano centinaia di migliaia di cittadini - dice Rutelli - il tracciamento per 20 mesi degli spostamenti del Capo dei servizi segreti italiani, l'ottenimento dei tabulati del capo della investigazione contro la mafia (all'insaputa dello stesso pubblico ministero che conduceva le indagini) sono alcuni tra i principali elementi dirompenti che abbiamo accertato accertato e che meritano una riflessione molto severa. Esiste un archivio informatico imponente che non è stato distrutto e che riguarda un grande numero di cittadini italiani che non sono mai stati indagati. La relazione che abbiamo trasmesso contiene analisi di lacune e criticità che hanno comportato rischi per l'efficienza dei servizi segreti, e proposte che il Parlamento potrà esaminare al fine di risolverle».

«Nessuno colga il pretesto per frenare la magistratura». «Credo - aggiunge Rutelli - che nessuno vorrà prendere a pretesto i fatti contenuti nella nostra relazione per ridurre in alcun modo l'operatività e la capacità di investigazione della magistratura, che ha bisogno anche della acquisizione di dati di traffico telefonico che possono e debbono, a mio giudizio, essere usati con tutte le garanzie. Abbiamo trovato nel presidente della Camera, Fini, e del Senato, Schifani, grande attenzione e ho fiducia che il Parlamento possa rispondere in modo sereno ed efficace». Rutelli si è detto soddisfatto per il lavoro svolto in queste settimane dal Comitato da lui presieduto e ha ringraziato tutti i componenti del Comitato «che hanno lavorato in condizioni difficili, rispettando la consegna della riservatezza». 

«Acquisizioni telefoniche preoccupanti». Il Copasir, quindi, sottolinea con «preoccupazione l'avvenuta acquisizione dei dati di traffico telefonico del direttore del Sismi senza che lo stesso fosse indagato e senza che sia possibile comprendere le motivazioni di tale atto in relazione allo svolgimento delle indagini. Come confermato dall'attuale direttore dell'Aise (l'ex Sismi, ndr) nel corso della sua audizione è presumibile che i dati in questione contenessero informazioni sensibili per la sicurezza dello Stato. Non minore preoccupazione suscita anche l'acquisizione dei dati di traffico telefonico che si è verificata in relazione a un'utenza di telefonia mobile del capo centro pro tempore del Sismi di Padova, che, come evidenziato in questa relazione, è avvenuta prima che la direzione del Sismi venisse a conoscenza dell'esistenza di un'attività di indagine su un proprio dipendente. Considerazioni non dissimili possono farsi anche in relazione alle altre utenze telefoniche riconducibili ai Servizi di informazione per la sicurezza e per le quali il Comitato non è in possesso di informazioni che consentano di stabilire quale sviluppo sia stato fatto dei dati di traffico telefonico acquisiti».

«Richieste le intestazioni di 52 utenze del Csm e di 14 del Quirinale». Nel corso delle attività svolte da Giocchino Genchi, consulente in varie inchieste giudiziarie - tra cui Why Not e Poseidone, del ex pm Luigi De Magistris - risultano «essere state richieste le intestazioni anagrafiche di 52 utenze telefoniche fisse e mobili riconducibili al Consiglio superiore della magistratura e di 14 utenze fisse del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica»: lo si legge nella relazione del Copasir. Tra le utenze individuate, inoltre, «quelle riferite al Procuratore nazionale antimafia e ad altri magistrati della Direzione nazionale antimafia e della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, a tredici parlamentari, tra cui il presidente del Consiglio (Romano Prodi, ndr), il ministro e il viceministro dell'Interno e il ministro della Giustizia appartenenti a diverse compagini governative, a cinque partiti o gruppi politici, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica (segreteria del presidente), alla presidenza del Consiglio, ai principali ministeri, ai vertici della Guardia di finanza, al capo degli ispettori del ministero della Giustizia e all'ambasciata degli Stati uniti in Italia».

«Rischi di credibilità per i nostri Servizi segreti». La vicenda dell'archivio Genchi preoccupa il Copasir anche per il rischio che venga intaccata la credibilità dei Servizi segreti italiani nei confronti degli analoghi servizi stranieri. Nella relazione inviata ai presidenti di Camera e Senato si sottolinea che il Copasir «considera suo preciso dovere istituzionale esprimere grande preoccupazione per le ripercussioni che l'eco di questa vicenda può avere sulla sicurezza delle comunicazioni tra appartenenti ai Servizi di informazione e loro interlocutori esterni al sistema della sicurezza, siano essi operatori della sicurezza o fonti informative. Il Comitato ritiene altresì di dover esprimere preoccupazione per i rischi che si possono determinare per la credibilità delle nostre agenzie nei loro rapporti con gli omologhi organismi di intelligence degli altri Paesi».

Il Messaggero

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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 11:21:03, in Magistratura, linkato 1318 volte)

Arrestato il giudice Marabotto
Il reato ipotizzato: corruzione

TORINO (13 febbraio) - Un ordine di custodia cautelare è stato spiccato per un magistrato, Giuseppe Marabotto, ex capo della procura di Pinerolo (Torino). Secondo le prime notizie il reato ipotizzato è la corruzione. Oltre a quello per Marabotto ci sono altri tre mandati di cattura. L'inchiesta, coordinata dalla procura di Milano, si riferisce  alle consulenze che il magistrato affidava a professionisti di fiducia, quando guidava l'ufficio di Pinerolo, per accertamenti di natura contabile o fiscale. L'operazione è uno sviluppo di un'indagine svolta dalla guardia di finanza. 

30% sulle consulenze L'ex capo della procura di Pinerolo avrebbe incassato il 30% dei pagamenti effettuati sulle consulenze da lui disposte. Secondo quanto si è appreso a Milano, le consulenze ammontano a circa 10 milioni di euro e l'ex magistrato avrebbe avuto un ritorno, negli anni, di circa 3 milioni di euro. I pagamenti sarebbero avvenuti generalmente in contanti.

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 10:56:26, in Politica, linkato 1043 volte)
Questo qui, insieme a tutti gli ex brigatisti rossi, per quanto riguarda me, è un criminale comune e come tale deve essere trattato. In Italia le Brigate Rosse hanno fatto comunella con i servizi, commesso omicidi, furti e rapine. Sono criminali. E noi per tutta risposta li abbiamo mandati anche al parlamento europeo, per assistere gli eurodeputati. I prossimi per carità li vogliamo solo kamikaze, perché la resistenza è un altra cosa e almeno non dovremo assistere "dopo" alla vergogna della vergogna.

Il fratello invoca clemenza a Napolitano

Torturato nel carcere brasiliano
Battisti in Italia vuole la grazia

In Brasile Cesare Battisti torturato dalla polizia e aggredito in carcere. Lo racconta il fratello Vincenzo in un'intervista al settimanale Panorama in edicola oggi. Per questo la famiglia del terrorista condannato a due ergastoli per omicidio ha intenzione di chiedere la grazia al presidente della Repubblica.

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