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La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, ed essa non può essere limitata senza che vada perduta.

Thomas Jefferson
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 12/02/2009 @ 07:57:04, in Magistratura, linkato 1351 volte)

Mi riprometto di verificare le reazioni sui siti che fanno ideologia per pedofili, e/o apologia di reato, che io sto monitorando da qualche tempo e di darne informazione sulle pagine di Giustizia Quotidiana nei prossimi giorni.

Intanto leggetevi i deliri di onnipotenza di questo QUI.
Loredana Morandi

L'articolo

Lettera del segretario dell'Anm. Il Pm cita l'esempio del rapimento di un bambino per spiegare come la nuova legge legherebbe le mani agli inquirenti

Così le norme sulle intercettazioni
aiuteranno i pedofili a beffare la polizia

di GIUSEPPE CASCINI*


Caro direttore, in una cittadina del Nord Italia scompare un bambino di otto anni. Stava tornando da scuola, ma non è mai arrivato a casa. La polizia avvia le indagini. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto nei giorni precedenti una persona sospetta nei pressi della scuola. Ne forniscono una descrizione. Corrisponde a quella di un soggetto già condannato in passato per detenzione di materiale pedo-pornografico. La polizia avvia le indagini e scopre che l'uomo non è a casa e non si è presentato al lavoro.

La polizia comunica al magistrato le informazioni acquisite e propone di effettuare indagini tecniche:

a) Acquisizione dei tabulati del telefono intestato al sospetto;

b) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico transitato sulla cella nei pressi della scuola nella settimana precedente al rapimento.

L'acquisizione serve sia per confermare la presenza del sospetto davanti alla scuola sia per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;

c) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico della anziana madre del sospetto per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;

d) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico sull'utenza della famiglia del bambino e intercettazione delle utenze;

e) Intercettazione del telefono del sospetto;

f) Intercettazione del telefono della madre del sospetto;

Il pubblico ministero ricevuta la comunicazione iscrive il nome del sospetto nel registro degli indagati per il delitto di cui all'art. 605 del codice penale (sequestro di persona: pena massima otto anni) e comincia a studiare le richieste della polizia alla luce delle nuova legge sulle intercettazioni:

a) I tabulati del telefono del sospetto non si possono fare. La legge richiede gravi indizi di colpevolezza che in questo caso mancano. Ci sono indizi, ma non sono gravi.

b) I tabulati del traffico della cella (che potrebbero confermare la presenza del soggetto sul luogo e quindi rendere grave il quadro indiziario) non si possono fare perché la legge consente l'acquisizione dei tabulati solo nei procedimenti contro ignoti e al solo fine di identificare le persone presenti sul luogo del reato o nelle immediate vicinanze di esso. In questo caso perché il procedimento è a carico di una persona identificata; comunque non si potrebbero estrarre i tabulati dei giorni precedenti al rapimento.

c) L'acquisizione dei tabulati della madre è comunque vietata perché sottoposta allo stesso regime delle intercettazioni: si possono fare solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, requisito che per la madre del sospetto certamente manca.

d) L'acquisizione dei tabulati delle utenze della persona offesa è possibile con il loro consenso, ma solo nei procedimenti contro ignoti, non in quelli, come in questo caso, a carico di persone identificate. Per la stessa ragione non possono essere intercettate le utenze.

e) Il telefono del sospetto non è intercettabile perché mancano i gravi indizi di colpevolezza.

f) Il telefono della madre non è comunque intercettabile.

Il pubblico ministero comunica al commissario di polizia il risultato del suo studio. "Dunque non possiamo fare nulla?", chiede il commissario. "Dobbiamo tornare ai vecchi metodi di indagine". "Bene", risponde il commissario, "allora convochiamo qui la madre e le chiediamo dove si trova il figlio e se non ci risponde la arrestiamo per favoreggiamento, così vediamo se lui viene fuori". "Niente da fare, commissario", spiega paziente il pubblico ministero, "i prossimi congiunti dell'indagato non sono obbligati a testimoniare e non rispondono di favoreggiamento".

Una settimana dopo le indagini hanno una svolta. Un testimone ha visto il bambino salire su una macchina, ricorda il modello e i primi numeri di targa. La polizia verifica che il modello e i numeri di targa corrispondono all'auto del sospetto. Gli indizi di colpevolezza ora sono gravi. Il commissario torna dal pubblico ministero a chiedere tabulati e intercettazioni.

Il pubblico ministero emette subito i decreti di urgenza. Poi fa fare copia integrale degli atti di indagine e dispone che un'auto parta immediatamente per portare il tutto nella sede del capoluogo del distretto, a circa 150 km di distanza, perché il provvedimento deve essere convalidato dal tribunale in composizione collegiale entro 48 ore e al tribunale va trasmesso l'intero fascicolo. L'autista del commissario, un agente di polizia, si offre di portare lui il fascicolo che, per mancanza di fondi e di personale, non arriverebbe mai a destinazione in tempo.

I tabulati del telefono confermano la gravità del quadro indiziario. Il sospetto ha passato molte mattine davanti alla scuola. Le intercettazioni non producono però risultati. Probabilmente il sospetto ha cambiato telefono. Il commissario propone di intercettare tutte le persone con le quali il sospetto ha parlato durante gli appostamenti per arrivare al nuovo numero. Il pubblico ministero spiega che la nuova legge non consente l'intercettazione di persone diverse dall'indagato.

Dopo una settimana una nuova svolta. Una impiegata di un negozio di telefonia ha riconosciuto il sospetto dalla foto pubblicata sui giornali e ricorda di avergli venduto un telefono pochi giorni prima del rapimento. Controllando gli archivi del negozio la polizia individua la nuova utenza. Il pubblico ministero emette subito un decreto di urgenza poi guarda l'autista del commissario che senza dire una parola prende il voluminoso fascicolo e parte alla volta del capoluogo del distretto.

L'utenza è quella giusta. Il sospetto parla con la madre e le racconta del rapimento. La madre cerca invano di convincerlo a liberare il bambino. Purtroppo però la zona da cui chiama è piuttosto vasta ed è impossibile individuare il luogo dove si nasconde. Il sospetto riceve poi telefonate da diverse cabine telefoniche da un uomo che vuole "comprare" il bambino. La polizia propone di estrarre il tabulato delle cabine. Se poi l'uomo ha usato una scheda prepagata si potrebbe estrarre il traffico di quella scheda come si è fatto nell'indagine per l'omicidio del professore Massimo D'Antona. Le altre chiamate potrebbero consentire di identificare l'uomo.

Niente da fare: l'uomo non è identificato e a suo carico non ci sono gravi indizi di colpevolezza.

Passano i giorni; siamo a due mesi dall'inizio delle intercettazioni. Il pubblico ministero non ha ancora trovato il coraggio di dire al commissario che a mezzanotte dovranno staccare i telefoni. Lo vede arrivare trafelato e raggiante: "Dottore, ci siamo!" urla. Gli mostra la trascrizione di una telefonata intercettata quella mattina tra l'uomo sconosciuto e il rapitore. Mentre legge la trascrizione il volto del pubblico ministero diventa sempre più bianco: il rapitore ha accettato di consegnare all'uomo il bambino, ma la telefonata si conclude così: "Chiamami domani e ti dirò dove venire".

*L'autore, pubblico ministero a Roma e segretario nazionale dell'associazione nazionale magistrati, ha applicato a un caso concreto la nuova disciplina delle intercettazioni e dimostrato come la nuova legge renda le indagini più difficili e meno efficaci

(Repubblica 12 febbraio 2009)

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Di Loredana Morandi (del 12/02/2009 @ 07:53:05, in Magistratura, linkato 1426 volte)

Il caso - I commenti in rete contro il ddl del responsabile della Giustizia

Il pm si sfoga on line: senza telefonate
quel pedofilo in libertà

I magistrati sul web raccontano le inchieste in cui l'ascolto delle chiamate è stato decisivo

ROMA — Il ricorso in Cassazione è ancora pendente, ma in primo e secondo grado s'è già preso 14 anni di galera; è stata la prima condanna in materia di turismo sessuale con minorenni, a carico di un italiano che andava in Thailandia e Cambogia per avere rapporti con bambini, anche a pagamento.

«I più piccoli di 6-7 anni», racconta il magistrato che ha seguito il caso e ora spiega come s'è arrivati al verdetto: «I primi elementi sono emersi nel corso di intercettazioni disposte sull'utenza dell'indagato nei periodi in cui era in Italia», e più avanti dai microfoni piazzati nella macchina e nel camper dell'uomo. «In quei momenti — riferisce il magistrato — non c'erano ancora i "gravi indizi di colpevolezza" che, se venisse approvato il disegno di legge attualmente in discussione, sarebbero necessari per disporre le intercettazioni. E sono state necessarie più proroghe per ottenere elementi utili», il che significa che s'è andati oltre i due mesi che la riforma fissa come limite insuperabile. Peccato, conclude, perché di questa vicenda «s'è occupata la stampa internazionale (cito per tutti la Cnn), che ha lodato il sistema giudiziario italiano proprio perché ha gli strumenti processuali che consentono di affrontare un fenomeno così grave ». Se invece passasse la legge all'esame della Camera non li avrebbe più, avverte il Consiglio superiore della magistratura con il parere proposto ieri; parere che rientra nelle «attribuzioni» sancite dalle norme istitutive dello stesso Csm, e inserito in un ordine del giorno controfirmato dal presidente della Repubblica.

Per spiegare il «grave pregiudizio » che la riforma sulle intercettazioni porterebbe a indagini e processi, il Consiglio affronta molti dettagli tecnici della norma ma non cita casi concreti, come invece fanno giudici e pubblici ministeri nelle mailing list in cui da settimane commentano il disegno di legge. Sono scambi di lettere via computer che racchiudono le esperienze di chi lavora anche grazie alle registrazioni delle telefonate e a microfoni piazzati chissà dove, lontano dai clamori, dalle polemiche e dalle strumentalizzazioni della disputa politica. Di un ergastolo inflitto un anno fa a un commercialista di Bologna per l'omicidio di una sua anziana e facoltosa cliente, ad esempio, pochi si ricordano. Uno dei magistrati che se n'è interessato spiega: «Sembrava una morte naturale, che sia un omicidio s'è capito dopo alcuni giorni; vennero messi sotto intercettazione i telefoni di tutti i familiari e del commercialista della vittima, successivamente del badante da poco licenziato». Gli ascolti andarono avanti per cinque mesi, finché un'ambientale ha svelato il mistero (almeno per giudici di primo grado); «e se non ci fossero state lunghe intercettazioni sul badante, sul quale s'erano concentrati i sospetti dei parenti e del vedovo, su di lui sarebbero rimasti dei dubbi che invece sono stati dissolti secondo le motivazioni della sentenza».

Particolare non secondario, visto che il condannato si dichiara innocente e ha presentato appello. Secondo le esperienze raccontate saranno soprattutto gli omicidi «comuni », di cui all'inizio si sa poco o nulla, a restare fuori dai confini disegnati dalla riforma che prevede i «gravi indizi di colpevolezza» (non più «di reato», come ora) per mettere sotto intercettazione qualcuno. Ma non solo quelli. A Milano, nel luglio scorso, 27 imputati sono stati condannati per «traffico organizzato di rifiuti su tutto il territorio nazionale ». Gli «ascolti» a loro carico furono circa 1.500, «quasi tutti utilizzati per la motivazione della sentenza », e sono andati avanti oltre sei mesi, fornendo prove «assolutamente decisive». Ma c'è di più, scrive chi ha seguito la vicenda: «Il fatto che si smaltissero illecitamente anche i rifiuti della cosiddetta "emergenza Campania" è emerso dopo oltre due mesi dall'inizio delle intercettazioni; col termine previsto dalla riforma, l'allargamento dell'inchiesta al Sud non ci sarebbe mai stato». E non ci sarebbe mai stato, avverte un magistrato da Monza, il recupero dei soldi dovuto all'indagine sul riciclaggio della maxi-tangente Imi-Sir: «La telefonata "buona" per identificare compiutamente gli autori del reato, formulare una precisa accusa, ritrovare e riportare in Italia da tutto il mondo 107 milioni di dollari e 62 milioni di euro dei 670 miliardi di lire trasferiti in Svizzera, intervenne oltre due mesi dopo l'inizio dell'ascolto e dunque "fuori tempo massimo"». Non solo: «Prima della telefonata decisiva si poteva parlare di generici, non gravi, indizi di colpevolezza».

Giovanni Bianconi

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Di Loredana Morandi (del 12/02/2009 @ 07:44:03, in Magistratura, linkato 1307 volte)

Il plenum ha rinviato a martedì la votazione sul documento approvato dalla VI commissione
Mancino: "Diamo pareri ma non siamo la terza Camera del Parlamento"

Ddl intercettazioni, ancora dubbi del Csm
"Le norme sulla stampa incostituzionali"

ROMA - C'è anche una censura di incostituzionalità nel parere messo a punto dalla Sesta Commissione del Csm sul ddl sulle intercettazioni. E riguarda le norme che puniscono la pubblicazione degli atti dei procedimenti penali in contrasto con il principio della libertà di stampa.

La norma (articolo 2 del provvedimento) "tende a definire con maggiore chiarezza i limiti imposti alla pubblicazione", ma - sottolineano i relatori Fabio Roia e Roberto Carrelli Palombi- "la soluzione delineata dal ddl appare problematica".

Con "l'equiparazione del regime relativo agli atti coperti dal segreto a quello degli atti non più coperti da segreto", spiegano i relatori, "una parte significativa della fase delle indagini preliminari risulterebbe sottoposta a un regime indifferenziato di divieto di pubblicazione degli atti". E il risultato sarebbe "un'evidente compressione dei valori riconducibili all'articolo 21 della Costituzione", quello appunto che sancisce la libertà di stampa.

Intanto si è deciso che il plenum del Consiglio aprirà il dibattito sul parere al Ddl soltanto martedì prossimo, quando in una seduta straordinaria deciderà se approvare o meno il documento redatto ieri dal VI commissione.

Sulle critiche alla riforma delle intercettazioni contenute nel parere della commissione, Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, puntualizza che il Consiglio superiore della magistratura "non è una terza camera" e il parere presentato dalla commissione "non è una bocciatura. Il Cms può esprimere criticità, consensi o dissensi, ma le bocciature sui provvedimenti la danno soltanto le Camere".

(Repubblica 12 febbraio 2009)

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Il vicepresidente: «Non siamo una terza camera»

Intercettazioni, il Csm rinvia il voto sul ddl

Palazzo dei Marescialli dovrà esprimersi sul parere della VI Commissione. Polemica tra Mancino e Anedda

ROMA - Il Csm ha rinviato la votazione sul parere alla riforma delle intercettazioni a martedì prossimo. Il plenum ha affrontato soltanto la relazione introduttiva. A innescare il rinvio è stata una breve polemica tra il vicepresidente Nicola Mancino e il consigliere laico di An, Luigi Anedda. Quest'ultimo voleva un rinvio generale della discussione alla prossima settimana, mentre Mancino ha sottolineato il fatto che il parere era stato presentato già e che, quindi, a norma di regolamento andavano per lo meno effettuate le relazioni introduttive. Così alla fine è stato. E Anedda ha polemicamente abbandonato l’aula del plenum.

UN PARERE - Mancino ha poi voluto puntualizzare che il Csm «non è una terza camera» e il parere presentato al plenum dalla VI commissione «non è una bocciatura. Il Cms può esprimere criticità, consensi o dissensi, ma le bocciature sui provvedimenti la danno soltanto le Camere». «Il Csm non può essere l'attaccapanni di tutte le polemiche sull'ordinamento giudiziario e la produzione legislativa - rileva Mancino -, il nostro parere si limita a valutare ciò che è stato introdotto nel dibattito e non è vero che è del tutto negativo. Sui giornali ci sono titoli esagerati e le relazioni hanno approfondito i contenuti del disegno di legge su elementi di criticità, ma anche di condivisione».


Corriere Sera 12 febbraio 2009

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Intercettazioni, il Csm rinvia il voto
sul parere al ddl

ROMA (12 febbraio) - Il Csm ha rinviato a martedì prossimo il voto sul parere pesantemente critico nei confronti del ddl sulle intercettazioni. Oggi ci sono state solo le relazioni di Fabio Roia e Roberto Carrelli Paolombi, gli estensori del documento.

Il rinvio del voto alla prossima settimana non è stato una sorpresa: già ieri era emerso l'orientamento di cominciare oggi soltanto l'esame del parere ma di avviare il dibattito alla prossima settimana per dare il tempo a tutti i consiglieri di vagliarlo con attenzione. Il laico di An Gianfranco Anedda avrebbe voluto invece che tutto slittasse alla prossima settimana per ragioni di «opportunità », considerato che «la Commissione Giustizia della Camera non ha ancora ultimato l'esame degli emendamenti al ddl sulle intercettazioni». Di qui l'esigenza di rinviare tutto anche al Csm per poter dibattere con un quadro più chiaro. 

Ma è stato lo stesso vice presidente del Csm Nicola Mancino a schierarsi contro la proposta anche per evitare altre accuse di interferenza del Csm nell'attività del Parlamento: «Se aspettassimo il completamento dell'esame da parte della Commissione Giustizia della Camera sarebbe certamente un'interferenza». Mancino ha quindi messo ai voti la proposta, che è stata bocciata. E proprio la scelta di far esprimere il plenum sul rinvio ha provocato la dura reazione di Anedda, che giudicandola fuori dalle regole, ha abbandonato l'aula.

Censura di incostituzionalità C'è anche una censura di incostituzionalità nel parere messo a punto dalla Sesta Commisione del Csm sul ddl sulle intercettazioni. E riguarda le norme che puniscono la pubblicazione degli atti dei procedimenti penali in contrasto con il principio della libertà di stampa, la norma (articolo 2 del provvedimento) «tende a definire con maggiore chiarezza i limiti imposti alla pubblicazione», ma - sottolineano i relatori Fabio Roia e Roberto Carrelli Palombi- «la soluzione delineata dal ddl appare problematica». Con «l'equiparazione del regime relativo agli atti coperti dal segreto a quello degli atti non più coperti da segreto» , spiegano nel testo, «una parte significativa della fase delle indagini preliminari risulterebbe sottoposta a un regime indifferenziato divieto di pubblicazione degli atti». E il risultato sarebbe «un'evidente compressione dei valori riconducibili all'articolo 21 della Costituzione», quello appunto che sancisce la libertà di stampa.

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2009 @ 11:23:54, in Sindacato, linkato 1115 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 11 febbraio 2009
Prot n. 28/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

“Giù le mani da giornali e giornalisti. Solidarietà piena della Federazione Nazionale della Stampa Italiana a Famiglia Cristiana e a tutti i giornali, di vario orientamento, che fanno il loro dovere nell’autonomia della loro linea editoriale e dei propri convincimenti morali, politici, culturali, religiosi. La diversità di opinioni e il libero confronto è sale della civiltà democratica. Basta con gli assalti e con le intimidazioni alla libera stampa, ancora è più gravi se vengono da autorità preposte alla sicurezza e alla libertà dei cittadini! E guai a considerare i giornali, con le notizie e le loro opinioni, un pericolo o un inciampo: come diceva Thomas Jefferson, un Paese democratico può sopravvivere senza un governo, ma non senza un’informazione libera. Il teatrino della politica che, a turno, assalta o santifica questo o quel giornale, a seconda del proprio interesse del momento, è intollerabile. Un giornale non può essere buono e amico se racconta, con una sua linea, il caso Englaro e sovversivo, o peggio, se critica le schedature degli immigrati. La politica (è la nostra linea permanente nei confronti di tutti) faccia la sua parte, sostenga la sua linea, ma si astenga - non ne ha alcun diritto – dall’intromissione nelle scelte editoriali dei giornali. Chi vuole può dissentire, ma l’insulto o l’intimidazione, peraltro nell’immunità parlamentare, sono respinte, dalla Fnsi, al mittente. Piaccia o no, i politici che vanno all’assalto della stampa di orientamento diverso dal loro, hanno già perso molti punti sul terreno della democrazia. E non vinceranno questa loro campagna.”

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Di Loredana Morandi (del 11/02/2009 @ 11:09:40, in Politica, linkato 1368 volte)
La Cei è stata effettivamente eccessiva, io lo definirei soltanto un borghese profittatore e maschilista.
Perché, chi ha visto mai la signora Englaro? Devo ricordarmi di chiedere un giorno una intervista a Giuseppe D'Avanzo, di seguito l'ottima intervista al famoso giurista.

L'INTERVISTA. Parla l'ex presidente della Consulta
"Dialogo sull'etica è impossibile con lo scontro tra dogmi"

Zagrebelsky: "Se il potere nichilista
si allea con la Chiesa del dogma"

di GIUSEPPE D'AVANZO


L'Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, ha definito Beppino Englaro "un boia". Credo che debba partire da qui, da un insulto atroce, il colloquio con Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale.

Beppino Englaro, "un boia"?"
In un caso controverso dove sono in gioco dati della vita così legati alla tragicità della condizione umana è fuori luogo usare un linguaggio violento, così impietoso, così incontrollato, così ingiusto. Non ho ascoltato, sul versante opposto, che vi sia chi ragiona dell'esistenza di un "partito della crudeltà" opposto a "un partito della pietà". Credo che in vicende così dolorose debbano trovare espressione parole più adeguate e controllate, più cristiane".

E tuttavia, presidente, i toni accusatori, le accuse così aggressive e definitive sembrano indicare che cosa è in gioco o a contrasto nel caso di Eluana Englaro. I valori contro i principi, la verità contro il dubbio. Questioni da sempre aperte nelle riflessioni dei dotti che avevano trovato, per così dire, una sistemazione condivisa nella Costituzione italiana. Che cosa è accaduto? Perché quell'equilibrio viene oggi messo di nuovo in discussione dopo appena sessant'anni?
"Le posizioni in tema di etica possono essere prese in due modi. In nome della verità e del dogma, con regole generali e astratte; oppure in nome della carità e della com-passione, con atteggiamenti e comportamenti concreti. Nella Chiesa cattolica, ovviamente, ci sono entrambe queste posizioni. Nelle piccole cerchie, prevale la carità; nelle grandi, la verità. Quando le prime comunità cristiane erano costituite da esseri umani in rapporto gli uni con gli altri, la carità del Cristo informava i loro rapporti. La "verità" cristiana non è una dottrina, una filosofia, una ideologia. Lo è diventata dopo. Gesù di Nazareth dice: io sono la verità. La verità non è il dogma, è un atteggiamento vitale. Quando la Chiesa è diventata una grande organizzazione, un'organizzazione "cattolica" che governa esseri umani senza entrare in contatto con loro, con la loro particolare, individuale esperienza umana, ha avuto la necessità di parlare in generale e in astratto. È diventata, - cosa in origine del tutto impensabile - una istituzione giuridica che, per far valere la sua "verità", ha bisogno di autorità e l'autorità si esercita in leggi: leggi che possono entrare in conflitto con quelle che si dà la società. Chi pensa e crede diversamente, può solo piegarsi o opporsi. Un terreno d'incontro non esiste. ".

Che ne sarà allora dell'invito del capo dello Stato a una "riflessione comune" ora che il parlamento affronterà la discussione sulle legge di "fine vita"?
" Una legge comune è possibile solo se si abbandonano i dogmi, se si affrontano i problemi non brandendo quella verità che consente a qualcuno di parlare di "omicidio" e "boia", ma in una prospettiva di carità. La carità è una virtù umana, che trascende di gran lunga le divisioni delle ideologie e dei credi religiosi o filosofici. La carità non ha bisogno né di potere, né di dogmi, né di condanne, ma si nutre di libertà e responsabilità. Dico la stessa cosa in altro modo: un approdo comune sarà possibile soltanto se prevarrà l'amore cristiano contro la verità cattolica".

Lo ritiene possibile?
"Giovanni Botero nella sua Della Ragione di Stato del 1589 scriveva, a proposito dei Modi di propagandar la religione: "Tra tutte le leggi, non ve n'è alcuna più favorevole a' Prencipi, che la Christiana: perché questa sottomette loro, non solamente i corpi e le facoltà de'sudditi, dove conviene, ma gli animi ancora; e lega non solamente le mani, ma gli affetti ancora e i pensieri". Botero era uomo della controriforma. Purtroppo, c'è chi pensa ancora così, tra i nostri moderni "prencipi". Essi potrebbero far loro il motto di un discepolo di Botero che scriveva: "questa è la ragion di stato, fratel mio, obbedire alla Chiesa cattolica". Ora, se l'obbedienza alla Chiesa cattolica è la ragion di stato, è chiaro che i laici non troveranno mai un approdo comune con costoro.

Dobbiamo allora credere che il conflitto di oggi tra mondo laico e mondo cattolico, che ha accompagnato il calvario di Eluana, segnali soprattutto la fine della riflessione del Concilio Vaticano II e, per quel che ci riguarda, la crisi di quella "disposizione costituzionale" che è consistita, per lo Stato, nel principio di laicità contenuto nella Costituzione, e per la Chiesa nella distinzione tra religione e politica?
"Il Concilio Vaticano II ha rovesciato la tradizione della Chiesa come potere alleato dello Stato, ha voluto liberarla da questo legame tutt'altro che evangelico. Non si propose di proteggere o conservare i suoi privilegi, ancorché legittimamente ricevuti, e invitò i cattolici a un impegno responsabile nella società, uomini con gli altri uomini, con la fiducia riposta nel libero esercizio delle virtù cristiane e nell'incontro con gli "uomini di buona volontà", senza distinzione di fedi. Fu "religione delle persone" e non surrogato di una religione civile. Il cattolicesimo-religione civile sembra invece, oggi, essere assai gradito per i vantaggi immediati che possono derivare sia agli uomini di Chiesa che a quelli di Stato".

Ieri mentre finiva l'esistenza di Eluana Englaro e il Paese era scosso dalle emozioni, dalla pietà e, sì, anche da una rabbia cieca, dieci milioni di italiani hanno voluto vedere il Grande Fratello. E' difficile non osservare che l'artefice della macchina spettacolare televisiva del reality e di ogni altra fantasmagorica vacuità - capace di distruggere ogni identità reale, alienare il linguaggio, espropriarci di ciò che ci è comune, di separare gli uomini da se stessi e da ciò che li unisce - è lo stesso leader politico che pretende di dire e agire in nome dell'Umanità, della Vita, addirittura della Verità e della Parola di Dio. Le appare più tragico o grottesco, questo paradosso? Come spiegarsi la dissoluzione di ogni senso critico dinanzi a questo falso indiscutibile?
"Non è questo il solo paradosso. Non è la sola contraddizione che si può cogliere in questa vicenda. Il mondo cattolico enfatizza spesso il valore della dimensione comunitaria della vita, soprattutto nella famiglia. E' la convinzione che induce la Chiesa a invocare a gran voce la cosiddetta sussidiarietà: lo Stato intervenga soltanto quando non esistono strutture sociali che possono svolgere beneficamente la loro funzione. Mi chiedo perché, quando la responsabilità, la presenza calda e diretta della famiglia, nelle tragiche circostanze vissute dalla famiglia Englaro, dovrebbero ricevere il più grande riconoscimento, la Chiesa - con una contraddizione patente - chiude alla famiglia e invoca l'intervento dello Stato; alla com-passione di chi è direttamente coinvolto in quella tragedia, preferisce i diktat della legge, dei tribunali, dei carabinieri. Sia chiaro: lo Stato deve vigilare contro gli abusi - proprio per evitare il rischio espresso dal presidente del consiglio con l'espressione, in concreto priva di compassione, "togliersi un fastidio" - ma osservo come la legge che la Chiesa chiede assorbe nella dimensione statale tutte le decisioni etiche coinvolte: questo è il contrario della sussidiarietà e assomiglia molto allo Stato etico, allo Stato totalitario".

Lei è il primo firmatario di un appello che ha per titolo Rompiamo il silenzio. Vi si legge che "la democrazia è in bilico". Le chiedo: può una democrazia fragile, in bilico appunto, reggere l'urto coordinato di un potere politico invasivo e senza contrappesi e di un potere religioso che agita come una spada la verità?
"Oggi la politica è succuba della Chiesa, ma domani potrebbe accadere l'opposto. Se la politica è diventata - come mi pare - mezzo al solo fine del potere, potere per il potere, attenzione per la Chiesa! Essa, la Chiesa del dogma e della verità, può essere un alleato di un potere che oggi ha bisogno, strumentalmente, di legittimazione morale. Il compromesso convince i due poteri a cooperare. Ma domani? Il potere dell'uno, rafforzato e soddisfatto, potrebbe fare a meno dell'altra. ".

Qual è l'obiettivo del suo appello?
"'Rompiamo il silenziò è già stato sottoscritto da centosessantamila cittadini. È la dimostrazione che, per fortuna, la nostra società non è un corpo informe, conserva capacità di reazione. L'appello ha tre ragioni. E' uno sfogo liberatorio, innanzitutto: devo dire a qualcuno che non sono d'accordo. E' poi un autorappresentarsi non come singoli, ma come comunità di persone. Il terzo obiettivo è rendersi consapevoli, voler guardare le cose non in dettagli separati, è un volersi raffigurare un quadro. A volte abbiamo la tendenza a evitare di guardare le cose nel loro insieme. E' quasi un istinto di sopravvivenza distogliere lo sguardo dalla disgrazia che ci può capitare. L'appello prende posizione. Si accontenta di questo. Se mi chiede come e dove diventerà concreta questa presa di coscienza, le rispondo che ognuno ha i suoi spazi, il lavoro, la scuola, il partito, il voto. Faccia quel che deve, quel che crede debba essere fatto per sconfiggere la rassegnazione".

(11 febbraio 2009)
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La relazione del Pg Pasqualucci ripercorre le disfunzioni della pubblica amministrazione
Dalla spesa farmaceutica fuori controllo alla tragedia dei rifiuti in Campania

Truffe, tangenti, troppi derivati
La Corte dei conti bacchetta la P.A.

L'allarme del presidente: Italia gli ultimi posti nella classifiche sulla lotta alla corruzione

ROMA - Truffe nei settori della spesa farmaceutica e sanitaria, dei rifiuti, e dei contributi comunitari; opere edilizie incompiute e uso sconsiderato dei prodotti finanziari derivati; danno all'immagine causato alla pubblica amministrazione dai dipendenti pubblici che hanno intascato mazzette; consulenze indebite. E' il quadro della mala-amministrazione, della corruzione e degli sperperi che emerge dalla relazione del pg della Corte dei Conti Furio Pasqualucci - presente anche Giorgio Napolitaano - e che, nel 2008, si è tradotto in atti di citazione in giudizio per un totale di circa 1 miliardo e 700mila euro di danni e in 561 sentenze di condanna in primo grado.

E molto forti sono state anche le parole del presidente della Corte, Tullio Lazzato. Che, nella conferenza stampa successiva all'inaugurazione, ha sottolineato come l'Italia sia "agli ultimi posti nelle classifiche internazionali sulla lotta alla corruzione. Ci sono tanti modi per combattere la corruzione, ma questa lotta si fa soprattutto con i controlli. Perchè, per poter allignare, la corruzione ha bisogno di coni d'ombra".

Rifiuti e Calciopoli. Tra i casi più eclatanti segnalati dal pg, l'emergenza rifiuti in Campania che nel 2008 ha portato alle prime condanne da parte della magistratura contabile regionale per un totale di 650mila euro, ma restano da definire altri due giudizi per un totale di 45milioni di euro di danni, mentre altre istruttorie sono state aperte. E c'è anche Calciopoli: la procura regionale del Lazio ha emesso due atti di citazione, il primo nei confronti di nove persone tra dirigenti, arbitri, assistenti di gara e due giornalisti Rai ai quali si richiede di risarcire 240milioni di euro, mentre il secondo per contestare ad altre nove persone un milione di euro per danni all'immagine e da disservizio.

Sanità e appalti. Sempre per danno all'immagine, la procura della Corte dei Conti della Lombardia ha chiesto risarcimenti per oltre 8milioni di euro alle 14 persone coinvolte nell'inchiesta sulla cosiddetta clinica degli orrori di Milano per interventi ritenuti inutili e dannosi sui malati solo per ottenere rimborsi dallo Stato. Notevoli anche le condanne (77) nel 2008 per danni erariali causati da attività contrattuale, per esempio appalti per la costruzione di strade, scuole o carceri che, a causa di tangenti o sovrafatturrazioni, sono stati eseguiti tardi e male, oppure mai realizzati: le citazioni in giudizio per questo tipo di danno , sempre nel 2008, sono per un totale di 831milioni di euro.

Frodi comunitarie e consulenze. Atti di citazione per circa 79milioni di euro sono invece stati emessi per frodi comunitarie, in particolare per lo sforamento delle quote latte, mentre il ricorso ai derivatì ha causato citazioni per quasi 46mila euro. Consulenze esterne e incarichi illeciti sono stati alla base di 96 condanne in primo grado e di oltre 20milioni di euro di danni contestati nelle citazioni a giudizio.

Rischio derivati. In materia di contratti sui derivati stipulati dagli enti locali, è necessario "che il ministero dell'Cconomia proceda con urgenza all'emanazione del decreto legislativo, al fine di dare certezza sia in ordine ai requisiti oggettivi sia soggettivi, con particolare riguardo all'individuazione della qualifica di operatore qualificato". Lo dice ancora Paqualucci, sottolineando "la sproporzione tra il rischio assunto dall'ente locale rispetto a quello ricadente sull'operatore finanziario".

Le cose da fare. Per il presidente della Corte dei conti, Tullio Lazzaro, bisogna in primo luogo "potenziare e irrobustire i controlli" sulla pubblica amministrazione, per "renderli effettivi nello svolgersi e concreti negli effetti". Pasqualucci sottolinea invece "l'esigenza normativa di una razionalizzazione della spesa sanitaria, da un lato, e, dall'altro lato, dell'approntamento di misure volte al contenimento della stessa". Quanto alle opere pubbliche incompiute, rappresentano un un "gravissimo spreco" delle risorse pubbliche, e sono la "testimonianza più eloquente dell'inefficienza dell'amministrazione centrale e periferica".

Le reazioni. "Mi sono avvicinato al presidente Lazzaro per dirgli che condivido e sottoscrivo riga per riga la sua relazione": a dirlo è il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

(La Repubblica, 11 febbraio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2009 @ 10:34:11, in Politica, linkato 1254 volte)
Sono dello stesso avviso dell'ANM, le sentenze non uccidono le persone. Però ogni singola dichiarazione del PG di Trieste, mi ha fatto pensare al patto osceno del non indagare. Idem le prime dichiarazioni in merito alla cremazione, dichiarazioni ritirate quando gli Englaro sono stati informati che nessuno avrebbe trovato "tracce" nel corpo di Eluana.
Ciò che uccide le persone, a mio personalissimo avviso, sono le dichiarazioni salottiere. E così sono state riportate le dichiarazioni del PG Deidda, sardo a Trieste, da tutta la Stampa. Il sintomo: la pubblicazione dei ringraziamenti del collega di Udine. Il PM di Udine, quello dei quasi 200 avvisi di garanzia per lo scambio di materiale pedopornografico? Lui non ce l'avrebbe fatta, ma stiamo scherzando? Francamente, Deidda, io non lo perdono neppure se sta andando in pensione.
La clinica "La Quiete", da oggi e dopo il caso Englaro, sarà la più gettonata per quelle famiglie, che nel futuro intenderanno sbarazzarsi del malato inutile e fastidioso. Grata l'amministrazione della Clinica per la pubblicità gratuita.

E, incredibile a dirsi: "Mai vista tanta cattolicità pietosa nell'esercizio della Laicità dello Stato. L.M.

Eluana, autorizzata la sepoltura
Il pg: "Morte in linea col protocollo"

La procura di Udine concede il nulla osta per il rito funebre. Dopo i primi risultati dell'autopsia, il magistrato di Trieste assolve i medici: "La causa del decesso è uno scompenso cardiorespiratorio da disidratazione, per le risposte degli esami tossicologici occorre ancora tempo". Lo zio della donna: "Non sarà cremata. Riposerà a Paluzza, nel cimitero di San Daniele". I funerali domani o venerdì. Papà Beppino e mamma Saturna non parteciperanno, per "evitare l'assedio mediatico". Dopo la dichiarazione del ministro Alfano ("Eluana è morta di sentenza"), dure critiche dei consiglieri, togati e laici, del Csm: "Dice barbarie". Anm: "Le decisioni giudiziarie non uccidono nessuno". Il Papa: "La vita non è un bene disponibile, va custodita anche se malata"


"Le decisioni giudiziarie possono essere discusse e criticate, ma è inaccettabile l'uso di espressioni che delegittimano il ruolo della giurisdizione e stravolgono il significato delle sue decisioni: le sentenze non uccidono nessuno". Così l'Associazione Nazionale Magistrati commenta le parole del Guardasigilli Angelino Alfano pronunciate ieri durante la puntata di Ballarò sul caso Englaro.La replica del sindacato delle toghe è affidata a una nota della giunta esecutiva, in cui si esprime "preoccupazione per alcuni contenuti del dibattito pubblico sulla vicenda della famiglia Englaro".

Il procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, ha concesso il "nulla osta" per la sepoltura di Eluana Englaro. Lo si è appreso a Udine da fonti della stessa Procura. L'autorizzazione sarà rilasciata alle 19.

Sarà celebrata fra poco più di un mese, il 25 marzo, l'udienza di merito davanti al Tar del Lazio di discussione del ricorso proposto dal Movimento per la Difesa del Cittadino (Mdc) contro la direttiva del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che impone alle Regioni e alle Asl di non permettere la sospensione della nutrizione artificiale. Un atto dopo il quale la clinica Città di Udine, che si era detta disponibile ad accogliere Eluana, si è tirata indietro. La data dell'udienza è stata fissata oggi davanti alla III Sezione quater: le parti hanno ritenuto opportuno rinviare la discussione per entrare direttamente nel merito delle contestazioni, sulle quali dovranno decidere i giudici amministrativi.

Per l'anatomopatologo Stefano Pizzolitto, nominato dalla famiglia Englaro, nell'autopsia sul corpo di Eluana, "è stato fatto un lavoro eccelso". "C'è da stare tranquilli e sereni - ha aggiunto - perché gli esami saranno in grado di fugare ogni più piccolo dubbio. Tranne la malafede". Pizzolitto ha affermato che l'equipe che ha lavorato è "di altissimo profilo. E proprio perché quello di Eluana era un caso finito sotto i riflettori della cronaca nazionale e internazionali abbiamo fatto le cose con estrema delicatezza, serietà e professionalità".

Anche per il togato di Unicost Fabio Roia, l'affermazione del Guardasigilli "è preoccupante". Il laico dell'Udc Ugo Bergamo, invece, non ritiene che le parole del ministro siano state "azzardate". Certo, "è facile criticare la giustizia - aggiunge - mentre sarebbe meglio che la politica si prenda le sue responsabilità", perché "su tali questioni è in ritardo".

Le dichiarazioni rilasciate ieri sera dal Guardasigilli Angelino Alfano a 'Ballarò' secondo cui 'Eluana è morta di sentenza' hanno suscitato critiche tra i consiglieri, togati e laici, del Csm. Per il togato di Md Livio Pepino "il problema in questo caso non è l'effetto di una sentenza, ma se è lecita la costrizione invasiva e crudele a una condizione di stato vegetativo". Mentre i laici del Pdl preferiscono non commentare, Mauro Volpi, laico del centrosinistra, sottolinea che "vi è una corsa da parte degli uomini politici a dichiarazioni barbare".

Il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, ha attribuito al Procuratore Generale di Trieste, Beniamino Deidda, un "affettuoso incitamento" a far rispettare la sentenza su Eluana. Lo ha detto oggi, nel corso di una breve cerimonia per il commiato di Deidda dagli uffici giudiziari del Distretto di Trieste. "Nonostante i tanti anni d'esperienza - ha affermato Biancardi - non ce l'avrei fatta senza questo affettuoso incitamento sulla doverosa necessità - ha concluso - di far rispettare il giudicato".

L'Ordine dei medici di Bergamo, a cui appartiene il neurologo di Eluana Englaro, Carlo Alberto Defanti, sta valutando l'ipotesi di sentire lo specialista per approfondire il suo ruolo nella morte della donna lecchese in stato vegetativo permanente da 17 anni. Ad annunciarlo è il presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri bergamasco, Emilio Pozzi: "La decisione - dice - verrà presa in commissione nei primi giorni di marzo. Per allora è infatti prevista la prossima seduta utile".

Parlando dei risultati delle perizie effettuate durante l'autopsia di Eluana Englaro, il procuratore generale della Corte d'Appello di Trieste, Beniamino Deidda, ha confermato che per le risposte degli esami tossicologici bisognerà attendere ancora del tempo. Il procuratore generale ha inoltre chiarito, riferendosi a quanto reso noto finora, che "queste conclusioni non sono ancora state depositate, ci sono state anticipate dai periti".

"Una questione di ore" così il Procuratore di Udine, Antonio Biancardi, ha risposto alla domanda se avesse o meno firmato il nulla osta per la sepoltura di Eluana Englaro. Biancardi - che ha raggiunto Trieste per un incontro di saluto con il Procuratore generale, Beniamino Deidda che oggi lascia l'incarico per assumere quello di Procuratore Generale a Firenze - ha detto che "il nulla osta sarà rilasciato dopo l'esame della relazione preliminare fatta dai consulenti della Procura".

La causa della morte di Eluana Englaro è "uno scompenso cardiorespiratorio" compatibile con il protocollo previsto per l'interruzione di alimentazione e idratazione. Lo ha detto il Procuratore Generale di Trieste, Beniamino Deidda, parlando con i giornalisti a Trieste dopo un incontro con il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi.

Sarebbero circa 500 le denunce presentate contro Amato De Monte, il primario anestesista che ha gestito l'attuazione del protocollo per Eluana. L'avvocato Giuseppe Campeis, legale della famiglia Englaro, ha annunciato che saranno denunciati tutti coloro che hanno "diffamato" e questo accadrà non appena chiuso il fascicolo in procura. Campeis ha dichiarato al quotidiano friulano "Il Messaggero Veneto" che alcune denunce "sono calunniose" e che "sarà la stessa procura a intervenire contro gli estensori". Secondo lo stesso giornale, vi sarebbero al vaglio dei legali di Englaro anche alcune dichiarazioni di Berlusconi.

L'arresto cardiocircolatorio dovuto a una crisi ellettrolitica dovuta alla disidratazione è una delle cause della morte di Eluana Englaro. Questo è uno dei primi risultati dell'autopsia effettuata ieri sera sul corpo della donna presso l'ospedale civile santa Maria della Misericordia. Lo si apprende dal tg regionale del Friuli Venezia Giulia. Non ci sarebbe, quindi, nessuna irregolarità nell'applicazione del protocollo medico.

La relazione sull'autopsia di Eluana Englaro svolta ieri dall'anatomopatologo, Carlo Moreschi, è stata consegnata questa mattina al Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi. Gli esiti dell'autopsia sono stati consegnati al Procuratore dall'ufficiale di Pg, Fabio Pasquariello.

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Di Loredana Morandi (del 11/02/2009 @ 10:04:20, in Magistratura, linkato 1211 volte)

Intercettazioni, il Csm boccia il testo
"Troppi limiti, indagini compromesse"


ROMA - La sesta commissione del Csm ha espresso parere negativo rispetto alle proposte di riforma della disciplina delle intercettazioni. Secondo quanto si apprende, da Palazzo dei Marescialli si fa notare che i troppi limiti previsti dalla nuova norma produrranno "un grave pregiudizio per le attività di indagine anche in settori particolarmente delicati e sensibili". La commissione ha approvato il parere con cinque voti a favore e l'astensione del consigliere laico dell'Udc Ugo Bergamo. Il testo è stato presentato con procedura d'urgenza al plenum e verrà discusso e votato dall'assemblea la prossima settimana.

(11 febbraio 2009)

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Di Loredana Morandi (del 11/02/2009 @ 09:53:44, in Magistratura, linkato 1119 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

 

L’ANM SUL DISEGNO DI LEGGE
PER LA RIFORMA DEL PROCESSO PENALE



L’ANM rileva che il disegno di legge sul processo penale proposto dal Governo non introduce le riforme necessarie ad assicurare l’efficienza del processo e la sua ragionevole durata, e addirittura inserisce nuovi, inutili formalismi, che determineranno un ulteriore allungamento dei tempi del processo. Ciò contrasta con l’obiettivo - riaffermato dall’ANM anche in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario - di accrescere il livello di efficienza del processo e di assicurare ai cittadini “decisioni nel merito” in tempi ragionevoli, nel rispetto dell’articolo 111 Cost. e senza rinunciare alle garanzie costituzionali (“dal contraddittorio all’imparzialità del giudice; dal diritto alla difesa alla presunzione di non colpevolezza”).

Le disposizioni del ddl limitano, da un lato, il potere investigativo del Pm e, dall’altro, aumentano in maniera ingiustificata i poteri della difesa, senza ridurre di un solo giorno la durata dei processi. Un gravissimo impatto sulla durata e l’efficacia del processo sarà determinato dalle seguenti disposizioni:

1. l’obbligo di riconoscere i termini a difesa per il difensore d’ufficio nominato in sostituzione del difensore assente;

2. la riduzione della utilizzabilità a fini probatori delle sentenze passate in giudicato, con inutile duplicazione di giudizi in un sistema in cui la separazione dei procedimenti è sempre più frequente;

3. le modifiche sulla decorrenza dei termini delle indagini preliminari espongono il processo, in qualunque fase, a un’ingiustificata sanzione di inutilizzabilità dei risultati delle indagini;

4. l’eliminazione del potere del giudice di escludere le prove manifestamente superflue può determinare una incontrollabile dilatazione della durata del dibattimento;

5. la collegialità per le misure cautelari personali e reali, non accompagnata dalla radicale revisione del sistema delle impugnazioni, determinerà insuperabili problemi organizzativi.

Al contrario, la delega al governo ha l’effetto di differire la notificazione in via informatica e la sospensione dei processi a carico di imputati irreperibili: due priorità assolute, che avrebbero potuto immediatamente accelerare il processo.

In palese contraddizione con il divieto per i magistrati di prima nomina di assumere funzioni requirenti e giudicanti penali (mantenuto nonostante la richiesta di eliminazione dell’ANM), si prevede il trasferimento d’ufficio nelle sedi non coperte per mancanza di aspiranti: ciò riguarderà prevalentemente magistrati giovani e privi di esperienza specifica, così incidendo sul principio di inamovibilità del magistrato senza ottenere alcun vantaggio.


La Giunta Esecutiva Centrale

Roma 11 febbraio 2009
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2009 @ 09:50:02, in Magistratura, linkato 1151 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



L’ANM SULLA VICENDA ENGLARO



L’Associazione Nazionale Magistrati esprime preoccupazione per alcuni contenuti del dibattito pubblico sulla vicenda della famiglia Englaro.

Si deve tener conto che, anche in materie particolarmente complesse e delicate, che toccano problemi etici, il giudice ha sempre l’inderogabile dovere di individuare la regola applicabile al caso concreto, in base alle norme e ai princìpi generali dell’ordinamento.

Le decisioni giudiziarie possono essere discusse e criticate, ma è inaccettabile l’uso di espressioni che delegittimano il ruolo della giurisdizione e stravolgono il significato delle sue decisioni: le sentenze non uccidono nessuno.
 

La Giunta Esecutiva Centrale

Roma 11 febbraio 2009
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