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 lady justice ... ... di Lunadicarta
 
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Quando il più famoso Ricattatore del tuo Paese dichiara che la Pedofilia non esiste, sappi che ha parlato per conto della Lobby.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Giustizia, il governo vara la riforma:
limitati i poteri dei pm

ROMA (6 febbraio) - Via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge di riforma del processo penale. Il provvedimento, che ha avuto oggi l'ok da palazzo Chigi, contiene cinque deleghi al governo a legiferare e punta a limitare i poteri del pm, attraverso una maggiore autonomia alla polizia giudiziaria, ampliando allo stesso tempo le prerogative della difesa. 

La riforma del processo penale, ha sottolineato il premier Silvio Berlusconi, «sarà completa, quando sarà impossibile fare un processo di secondo grado a chi è stato assolto in primo grado». «Vedremo - ha agiunto il capo del governo - se sarà necessaria una riforma della Costituzione».

Quello sulla riforma del processo penale è stato un disegno di legge «lungamente elaborato, su cui c'è stato voto unanime di tutti i ministri», ha poi aggiunto il presidente del Consiglio nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi. «Abbiamo fatto un buon lavoro con l'obiettivo di garantire un processo penale più rapido e giusto», ha rimarcato il Guardasigilli Angelino Alfano.

Il provvedimento punta all'obiettivo di garantire il «giusto processo» con la «perfetta parità tra accusa e difesa, rendendo effettivo l'articolo 111 della Costituzione», ha sottolineato ancora il ministro della Giustizia. Il disegno di legge, ha aggiunto, prevede «una più efficace lotta alla criminalità» restituendo dopo 40 anni una serie di compiti alla polizia giudiziaria. 

Le novità, ha spiegato il ministro, riguardano l'introduzione della regola della comunicazione online nel processo penale e civile; la digitalizzazione della giustizia e «misure che sgraveranno il sistema di formalismi e consentiranno risparmi come le notifiche». Alfano ha sottolineato, riferendosi alla elezione dei vice procuratori onorari presso i giudici di pace, che «per la prima volta abbiamo reso effettivo un principio previsto dalla Costituzione che è la partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia».
 
«Le forze di sinistra e l'opposizione come l'Udc ma anche l'Anm potranno ritrovare in questo testo le proposte che hanno formulato in questi mesi», ha poi detto ancora Alfano.


Il Messaggero

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Giustizia, i punti della riforma: dall'autonomia della polizia alla digitalizzazione

ROMA (6 febbraio) - Limiti ai poteri del pm, maggiore autonomia alla polizia giudiziaria, poteri più ampi per la difesa degli imputati, competenze estese per la corte di assise, sospensione del processo agli irreperibili accusati di reati non gravi, controllo sulla produttività dei magistrati, pm onorari elettivi, notifiche on line e via libera alla digitalizzazione: sono alcune delle novità del disegno di legge approvato oggi da Palazzo Chigi che in 32 articoli ridisegna la fisionomia del processo penale. 

CORTE DI ASSISE, PIÙ COMPETENZE (art. 1)
Ai reati già previsti con pena non inferiore a 24 anni, si aggiungono l' associazione per delinquere di stampo mafioso o per traffico di droga, il sequestro di persona per estorsione e i reati di terrorismo. In caso di giudizio abbreviato per questi reati non è più competente il gip, ma la stessa Corte di Assise. Lo stesso articolo prevede criteri più certi per determinare il giudice territorialmente competente se non è individuabile il luogo in cui è stato commesso il reato. In caso di «eccezionali situazioni di contrasto tra gli uffici del pm», interverrà il pg della Cassazione, trasferendo il procedimento.

ASTENSIONE E RICUSAZIONE (art. 2)
Riguarda il giudice che ha espresso giudizi fuori dall'esercizio delle funzioni giudiziarie nei confronti delle parti del procedimento e tali da recare pregiudizio all'imparzialità del giudice. 

PM E POLIZIA GIUDIZIARIA (art. 3, 5 e 7)
Il pm «non può più prendere cognizione diretta delle notizie di reato. Si limiterà a riceverle dalla polizia giudiziaria». Quest'ultima «godrà di maggiore autonomia, così da poter svolgere investigazioni anche autonome rispetto a quelle delegate dal pm». È previsto «un maggiore controllo sulle richieste di emissione di provvedimenti cautelari formulate dal pm» assicurato tramite il visto obbligatorio del capo dell'ufficio. La polizia giudiziaria «potrà compiere tutti gli atti urgenti anche dopo che il pm ha assunto la direzione delle indagini e svolgere di iniziativa ogni attività necessaria ad accertare reati». Salvo casi particolari, «la pg svolge le indagini e relaziona al pm entro sei mesi» mentre per accertamenti tecnici, interrogatori o confronti con l' indagato dovrà farsi autorizzare dal pm.

DIRITTO ALLA PROVA (art. 4)
Potere piu 'ampio per l'imputato di far ammettere le prove a discarico. «A parziale contrappeso, si impone maggiore rigore nell'indicare la rilevanza dei testimoni» da ascoltare.

IMPUGNAZIONI (art. 8)
Entro tre giorni dalla lettura del dispositivo della sentenza, pm, imputato o parti civili devono subito dire se faranno appello. Se nessuno decide di impugnare, allora il giudice motiverà la decisione con una sentenza breve.
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Di Loredana Morandi (del 06/02/2009 @ 10:21:54, in Politica, linkato 1031 volte)
Ora, io intervisterei Cossiga, perché almeno lui, in qualità di ex presidente della Repubblica, ha tutto il diritto di dire cosa pensa a Napolitano, sollevando testate e giornalisti dalla necessità di esprimere un giudizio.

Perché Napolitano, dopo aver firmato qualunque cosa, questa ce la poteva risparmiare. In tutti i casi ...

Ecco il testo del decreto legge approvato dal consiglio dei Ministri.

"In attesa dell'approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi".

La rassegna

Eluana, varato il decreto. Napolitano non firma
Sfida di Berlusconi: "Legge in tre giorni"
Fini con il Quirinale. Il Pd: "Lesa democrazia"

DIRETTA. Scontro istituzionale. Il testo approvato dal Cdm, malgrado l'avviso del Quirinale. Il Capo dello Stato: "Sono rammaricato, è incostituzionale". Il premier: "Se non posso usare i decreti legge, cambio la Costituzione". Il Vaticano prima esulta poi attacca il Colle: "Ci ha delusi". Prime manifestazioni e si scatena la protesta sul web / Commenta
IL DOCUMENTO: IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI NAPOLITANO
REPUBBLICA TV Le parole del premier: "Potrebbe anche generare un figlio"
AUDIOCOMMENTO Sfida al Quirinale di MIRIAM MAFAI / BLOG Italia e il Vaticano di A.BONANNI
SPECIALE REPUBBLICA TV / NETMONITOR La legge Contra Personam di VITTORIO ZAMBARDINO

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Di Loredana Morandi (del 06/02/2009 @ 10:05:03, in Politica, linkato 1066 volte)

Sulla questione migranti sono completamente d'accordo...L.M.

La nuova civiltà dell'odio

di GIUSEPPE D'AVANZO

Quel che è accaduto al Senato con l'approvazione delle nuove leggi per la sicurezza è elementare nella sua barbarie. Per un atto di ossequio politico ai desideri xenofobi della Lega, si sono dichiarati inattuali e fuori legge i diritti degli uomini, delle donne, dei bambini che non sono nati qui da noi, che non sono cittadini italiani; che non hanno il permesso di soggiorno anche se nati in Italia; che non vivono in una casa ritenuta igienicamente adeguata dal sindaco; che non conoscono l'italiano; che stanno come una mosca sul naso della "guardia nazionale padana" (ora potrà collaborare con le polizie). La notizia è allora questa: le nuove leggi inaugurano una nuova stagione della civiltà del nostro Paese.

E' una stagione livida, odiosa, crudele, foriera di intolleranze e conflitti perché esclude dall'ordine giuridico e politico dello Stato i diritti della nuda vita naturale di 800 mila residenti non-cittadini, migranti privi di permesso di soggiorno, un'esclusione che si farà sentire anche sulle condizioni di vita e di lavoro degli oltre tre milioni di immigrati regolari.

Lo stato di eccezione, che la destra di Berlusconi e Bossi ha adottato fin dal primo giorno come paradigma di governo, diventa così regola. Con un tratto di penna, centinaia di migliaia di non-cittadini, in attesa di permesso di soggiorno - che spesso già vivono nelle nostre case come badanti, che puliscono i nostri uffici, cucinano nei nostri ristoranti, lavorano nei nostri cantieri e fabbriche - perderanno ogni diritto protetto dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'uomo, dalle convenzioni internazionali (il diritto all'uguaglianza, il diritto alla salute, il diritto alla dignità della persona). Nemmeno i bambini potranno curarsi in un ospedale pubblico senza essere denunciati (abolito il divieto di denuncia per i medici).

I migranti senza carta troveranno sempre più difficoltà nel trovare un alloggio. Non potranno spedire a casa alcuna rimessa, il denaro guadagnato qui. Dovranno mostrare i documenti alle "ronde", improvvisate custodi di un privato ordine sociale. Vivranno nelle nostre città con il fiato sospeso, con il terrore di essere fermati dalle polizie, in compagnia dell'infelice pensiero di essere scaraventati da un'ora all'altra in un vuoto di diritto, da un giorno all'altro rimpatriati in terre da dove sono fuggiti per fame, povertà, paura.

Sono senza cittadinanza, sono senza "visto", saranno senza diritti: questo è il nucleo ideologico che la Lega ha imposto alla maggioranza che lo ha condiviso. I diritti "nostri" diventano gli strumenti per cancellare i diritti degli altri, di quelli che sono venuti "in casa nostra". Si sapeva da tempo - lo ha scritto qui Stefano Rodotà - che questo "pacchetto" di norme avrebbe creato un vero e proprio "diritto penal-amministrativo della disuguaglianza" in contrasto con i precetti della Costituzione. è accaduto di più e di peggio.

Quel profilo di legalità costituzionale, il precetto che impegna la Repubblica "a riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell'uomo", ad "adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale", è apparso a una destra spavaldamente xenofoba null'altro che "un fantasma senz'anima". Più che di incostituzionalità bisogna parlare di anticostituzionalità, come ha già fatto Gustavo Zagrebelsky. Bisogna prendere oggi atto del passaggio da una Costituzione a un'altra.

Va registrato questo salto nel vuoto, uno slittamento che - con il cinico progetto di trasformare la paura in utile politico - prepara una condicio inhumana per il popolo dei "senza": dei senza permesso, dei senza casa, dei senza patria. è una nuova Costituzione, non ancora scritta o discussa, che disegna una società di diseguali, "premessa dell'ingiustizia, della discriminazione, dell'altrui disumanizzazione".

E' una deriva coerente con quanto il governo Berlusconi e la sua destra ci hanno mostrato in questi mesi. L'indifferenza per l'universalità dei diritti della nuova legge si connette alla distruzione della funzione parlamentare, prepara la dipendenza della funzione giudiziaria, annuncia la fine della separazione dei poteri. Lo scambio tra Berlusconi e Bossi è manifesto anche per chi non ha voglia di vederlo o fronteggiarlo. Alla Lega, federalismo e leggi xenofobe contro i non-cittadini. Al Capo, la vendetta sulla magistratura e la concentrazione del potere. Così, passo dopo passo, legge dopo legge, la nostra democrazia liberale cambia pelle per diventare democrazia autoritaria.

Non ci si deve rassegnare a quest'esito. Non ci si può rassegnare. La bocciatura del governo al Senato in tre votazioni dimostra che qualche mal di pancia c'è nella maggioranza. Svela che non tutti, in quel campo, accettano che la politica dell'immigrazione diventi, nelle mani della Lega, esclusiva questione di polizia e dispositivo di esclusione e non di integrazione. Si può, si deve credere con disincanto che qualche argomento, nel prossimo dibattito alla Camera, possa far leva sui più ragionevoli e pragmatici. E' vero, psicologia sociale e cinismo politico tendono a ingrassare, con la complicità dei media, la diffidenza nelle relazioni tra le persone e tra le comunità. Come è vero che l'appello alla legalità costituzionale suona impotente e inutile in ampie aree del Paese.

E tuttavia a quel ceto politico, a quell'opinione pubblica si può dimostrare come il registro disumano delle nuove leggi non protegge la sicurezza del nostro Paese. La minaccia. Come la persecuzione degli immigrati non conviene al Paese. L'esercito di badanti che oggi accudisce i nostri anziani (sono 411.776 colf e badanti in attesa del "visto") consente un welfare privato, dopo il tracollo di quello pubblico, anche a famiglie non privilegiate, dal reddito modesto. Chi può ignorare che quelle braccia che oggi dichiariamo fuori legge consentono al nostro sistema delle imprese di competere su mercati internazionali o di tenersi a galla in tempi difficili? O chi può dimenticare che il contributo al prodotto interno lordo della manodopera straniera sostiene il pagamento delle pensioni di tutti?

Anche chi volesse ignorare tutto questo dovrebbe fare i conti con una constatazione concreta. Le nuove leggi di uno Stato punitivo e "cattivo", come piace dire al ministro dell'Interno Maroni, consegneranno una massa crescente di non-cittadini migranti a organizzazioni criminali che si occuperanno del loro alloggio, dei loro risparmi, finanche della loro salute rendendo più insicuro e fragile il Paese. è un'illusione - e sarà presto un pericolo - credere che "noi" cittadini possiamo negare ogni riconoscimento, anche di una nuda umanità, a "loro", ai non-cittadini. Questa strategia persecutoria per quanto tempo credete che sarà accettata in silenzio? Il nostro Paese, già diviso da ostinate contrapposizioni domestiche, non ha bisogno anche di conflitti razziali.

(La Repubblica 6 febbraio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 06/02/2009 @ 09:48:06, in Politica, linkato 1009 volte)

Approvato il testo del provvedimento del ministro della Giustizia
Il testo regola anche i rapporti tra Pm e polizia giudiziaria

Riforma del processo penale
via libera in Cdm al disegno di legge

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha dato il suo via libera al disegno di legge di riforma del processo penale del ministro della Giustizia Angelino Alfano. "si tratta di un testo lungamente elaborato su cui c'è stato voto unanime" ha detto Silvio Berlusconi.

Nel disegno di legge c'è di tutto, un altro ddl monstre come quello sulla sicurezza: i rapporti di potere tra pm e polizia giudiziaria (a vantaggio della seconda), quelli delle difese sul giudice (più possibilità di ricusazioni e di astensioni), quelli di via Arenula sulle toghe, il cui lavoro sarà monitorizzato di continuo.

Le novità, ha spiegato il ministro, riguardano l'introduzione della regola della comunicazione online nel processo penale e civile; la digitalizzazione della giustizia e "misure che sgraveranno il sistema di formalismi e consentiranno risparmi come le notifiche". Alfano ha sottolineato, riferendosi alla elezione dei vice procuratori onorari presso i giudici di pace, che "per la prima volta abbiamo reso effettivo un principio previsto dalla Costituzione che è la partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia".

Le novità continuano con la stesura di rapporti ogni tre mesi e, per chi sgarra, sanzioni disciplinari. Contro le notizie di reato "coperte" da un'iscrizione anonima l'obbligo di nome e cognome ben chiaro. Stretta sulle competenze del pm in fatto di reati. Il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini diceva ieri sugli ascolti che "tanto varrebbe abolirli" piuttosto che fare il ddl del governo.

IL ministro ha inoltre sottolineato che le deleghe riguardano il sistema di notificazioni, le misure cautelari, la sospensione del processo per gli irreperibili, la digitalizzazione e l'elezione dei viceprocuratori onorari presso i giudici di pace. "Entro breve - ha poi aggiunto il ministro - ci saranno quindi nuove norme".

"Il testo punta all'obiettivo di garantire il giusto processo con la perfetta parità tra accusa e difesa, rendendo effettivo l'articolo 111 della Costituzione - ha commentato Alfano - Abbiamo reso piu' efficace la lotta alla piccola criminalità".

Secondo il ministro "le forze di sinistra, l'opposizione di centro e anche l'Anm potranno ritrovare le proposte che ci hanno fatto pervenire in questi mesi".

(La Repubblica 6 febbraio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 05/02/2009 @ 14:39:48, in Politica, linkato 1084 volte)

In merito alla tassa ai migranti non ho parole, salvo per dire che quanto meno dovremmo poterci aspettare che siano evitate le truffe degli internet point a questa povera gente. Sull'obbligo per i medici di denunciare i clandestini finanche la CEI, la conferenza dei Vescovi, si oppone: Loro non denunceranno nessuno.


E' interessante invece e da studiare la norma in merito al reato di "apologia", direi che il clone del presidente della Prometeo Onlus può iniziare a chiudere i battenti del suo blog, così come altri che fan bella mostra di "reati" come il sito *porno* del cartello sardo, che istiga addirittura un comitato contro la sottoscritta. Nel calderone ci metterei dentro anche certe associazioni del file sharing, vedi Pirate Bay Italia, che usano alla Giustizia italiana una tal boria da pubblicare addirittura i propri esposti contro la magistratura di Bergamo. E dubito che il dlgs 70/2003 possa aver titolo alcuno per giustificare questi comportamenti rei di calunnia e pubblicazione.

Grande l'emendamento di Felice Casson, e sono contenta anche per i writers. Insomma, questo decreto sicurezza non è proprio tutto da buttar via.

Con 154 sì, 135 no e un astenuto approvato l'emendamento della Lega
Il testo fissa da 80 a 200 euro la tassa per il permesso di soggiorno

Clandestini denunciati dai medici
Sì del Senato alla norma contestata

Nel decreto sicurezza approvati anche schedatura dei clochard e ronde padane
Stretta su internet: vietati i siti su mafia, violenza, razzismo

ROMA - I medici potranno denunciare all'autorità giudiziarie gli immigrati clandestini. Le persone senza fissa dimora saranno schedate. La tassa per il permesso di soggiorno è fissata da 80 a 200 euro. Autorizzate inoltre le "ronde padane" ma non armate. Dopo che il governo ieri è stato battuto tre volte sulla stretta sui centri di permanenza e sui ricongiungimenti familiari, oggi il Senato è andato avanti rapidamente nelle votazioni degli ultimi dei 55 articoli e ha approvato il disegno di legge sulla sicurezza pubblica con 154 voti favorevoli, 114 contrari e nessun astenuto. Il provvedimento passa ora all'esame della Camera.

Carcere e tassa permesso di soggiorno. Il Senato ha cominciato con l'emendamento della Lega che cancella la norma per cui il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche. L'emendamento, passato con 156 sì, 132 no, un astenuto, oltre a dare la possibilità ai medici di denunciare i clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie pubbliche, prevede il carcere fino a quattro anni per i clandestini che rimangono sul territorio nazionale nonostante l'espulsione e fissa da 80 a 200 euro la tassa per il permesso di soggiorno.

Veltroni: "Dottori-poliziotti, inumano e razzista". Prima che il Senato desse il via libera alla possibilità del medico di denunciare i clandestini, l'opposizione si è appellata al "buonsenso" per non introdurre una norma che "riduce il medico a fare il delatore", costringendo i clandestini a "non farsi curare per paura". Venendo così contro ai più elementari diritti umani che vengono prima di quelli della cittadinanza.

A voto avvenuto, Walter Veltroni ha duramente criticato la norma, definendo l'idea dei medici-poliziotti "inumana e razzista". "Considero questo emendamento - ha detto il segretario del Pd - una cosa vergognosa. L'idea di creare le condizioni per le quali persone che sono ammalate abbiano paura di farsi curare è un'idea inumana, è un'idea che meriterebbe una risposta, da parte di tutti coloro i quali hanno a cuore la vita, molto forte e determinata".

Il senatore Daniele Bosone, ha osservato che questa norma "straccia il codice deontologico dei medici" e si corre "il concreto rischio di incentivare una medicina parallela che gli illegali utilizzeranno per non essere denunciati se vanno in ospedale o da un medico". Secondo Bosone, peraltro, il rischio che "clandestini con malattie che portano dal loro paese non si faranno curare" con conseguenze per la stessa sanità pubblica.

Nasce il registro dei clochard. I clochard che vivono in Italia dovranno essere iscritti in un registro nazionale che verrà istituito presso il ministero dell'Interno. L'Aula di palazzo Madama ha approvato l'articolo 44 del ddl sicurezza che prevede la schedatura dei senza fissa dimora da avviare entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge.

Sì alle "ronde padane". Il Senato ha approvato l'articolo 46 del ddl sicurezza che istituzionalizza le cosiddette "ronde padane". Nella norma si prevede, infatti, che gli enti locali saranno "legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di segnalare agli organi di polizia locale eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio ambientale". Ma, grazie a un emendamento del Pd, primo firmatario Felice Casson, le ronde non potranno girare armate e non potranno "cooperare nello svolgimento dell'attività di presidio del territorio" così come era stato previsto invece nel testo licenziato dalla commissione Giustizia del Senato.

Ok a norma contro apologia mafia sul web. Il Senato ha approvato nel ddl sicurezza l'emendamento proposto dal capogruppo Udc Gianpiero D'Alia, riformulato e quindi accolto dal governo, che vieta l'apologia o l'incitamento via Internet o telematica in genere dell'attività della criminalità organizzata, delle associazioni eversive, nonché di incitamento alla violenza sessuale, all'odio etnico, razziale e religioso. Fenomeni come quelli dei gruppi pro-Riina apparsi su Facebook, quindi, non saranno più ammessi.

Non più carcere per i writers. Alla fine la Lega la spunta e per i writers non si prevede più il carcere. Mentre le multe si riducono a meno della metà. L'Aula del Senato ha infatti approvato alcuni emendamenti del Carroccio che eliminano dal ddl del governo la previsione del carcere per chi imbratta i muri delle città. Si stabilisce anche che chiunque venda bombolette spray a minorenni con vernici non biodegradabili venga punito con una sanzione amministrativa fino a 1.000 euro. La nuova formulazione dell'articolo 7 del ddl, dunque, prevede che sia necessaria la querela di parte solo nel caso in cui vengano imbrattati "beni mobili"; per tutti i beni immobili e per i mezzi di trasporto pubblici o privati, si procederà d'ufficio. La multa per i writers va da 300 a mille euro; ma se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, la multa sale da 1.000 a 1.500 euro (nel testo licenziato dalla commissione era fino a 3.000).

Niente tasse arretrate su beni mafia sequestrati. Nel caso in cui lo Stato confischi beni, aziende o società alla criminalità organizzata si estingueranno i crediti erariali, cioè non si dovranno più pagare le tasse arretrate. L'Aula di palazzo Madama ha infatti approvato un emendamento al ddl sicurezza presentato dai relatori Carlo Vizzini e Filippo Bertelli.

(La Repubblica 5 febbraio 2009)
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Io l'ho sempre detto: bisogna avere fiducia nella Giustizia !!!!

Evviva el juez Fernando Andreu !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Federación Internacional de Derechos Humanos (FIDH)
Asociación Pro Derechos Humanos de España (APDHE)
Palestinian Center for Human Rights (PCHR)

Comunicado

Israel/Territorios Ocupados/España

La justicia española se declara competente para investigar los crímenes de guerra cometidos en Gaza en 2002
157_2.008_audiencianacional

El fiscal no interpuso recurso de apelación

4 de Febrero de 2009 - La Federación Internacional de Derechos Humanos (FIDH), la Asociación Pro Derechos Humanos de España (APDHE) y el Centro Palestino por los Derechos Humanos (Palestinian Center for Human Rights, PCHR) se felicitan por la decisión del Juzgado Central de Instrucción número 4 de la Audiencia Nacional de España, de 29 de enero de 2009, al admitir la querella por los crímenes cometidos en Gaza en el año 2002 y esperan que las autoridades de Israel cooperaran completamente con esta instrucción. No hubo apelación por parte del fiscal, entonces la resolución del juzgado español supone el inicio de la instrucción judicial por los crímenes de guerra cometidos en Gaza en 2002. El procedimiento se dirige contra siete oficiales israelís: Benjamin Ben-Eliezer, ex ministro de Defensa y actual ministro de Infraestructuras; Dan Halutz, comandante de las fuerzas aéreas israelíes en el momento de los hechos; Doron Almog, ex comandante de las fuerzas de defensa israelíes en Gaza; Giora Eiland, Presidente del Consejo Nacional de Seguridad israelí; Michael Herzog, secretario militar del ministro de Defensa; contra Moshe Yaalon, jefe del Estado Mayor de las fuerzas armadas; y contra Abraham Dichter, ex Director del Shin Beth.

Los hechos se remontan al 22 de julio de 2002, cuando un F-16 del ejército israelí lanzó una bomba de una tonelada dirigida contra un responsable de Hamas en el barrio de Al-Daraj, en la ciudad de Gaza, provocando la muerte de 14 civiles palestinos y del dirigente de Hamas. También 150 palestinos resultaron heridos.

En enero de 2006, el Tribunal Supremo israelí consideró que el bombardeo había sido proporcionado teniendo en cuenta que el objetivo militar era el asesinato del dirigente de Hamas contra el que se dirigió el ataque.

El 24 de junio de 2008 seis víctimas supervivientes interpusieron la querella criminal, como acusación particular, bajo el apoyo del PCHR,al amparo del principio de justicia universal con la finalidad de que los hechos fueran investigados y se exigieran las correspondientes responsabilidades penales individuales a los autores de los hechos.

“Esta decisión supone un paso importante en la lucha contra la impunidad por los crímenes cometidos por el ejército israelí en la franja de Gaza", ha declarado Souhayr Belhassen, Presidente de la FIDH.

El ejercicio de la jurisdicción universal por los tribunales españoles no exige, de acuerdo con su legislación, la presencia de los inculpados en España y, de conformidad con el principio de concurrencia, solo se impediría esta investigación judicial si los hechos hubiesen sido juzgados en Israel o si existiera en curso una instrucción judicial efectiva y que garantice las reglas del debido proceso. Por tanto, el juez español se ha declarado competente después de constatar la voluntad de las autoridades israelíes de no perseguir y juzgar a los supuestos responsables de la muerte de las víctimas civiles palestinos. El Juzgado Central de Instrucción número 4 de la Audiencia Nacional también ha cursado comisión rogatoria internacional a las autoridades israelíes para que colaboren en la instrucción de la causa.

La decisión del Juzgado español mantiene inicialmente la calificación de crimen de guerra, sin perjuicio de estimar que los hechos también podrían ser constitutivos de crímenes contra la humanidad, lo que se concretará a lo largo de investigación judicial.

Leggi anche:

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Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia/S. Alfano e S.Borsellino:
Il potere politico usa Genchi per giustificare la distruzione degli equilibri democratici.
Ci appelliamo al Capo dello Stato affinchè difenda la Costituzione.

"Dopo aver creato lo "Scandalo Genchi" ed aver gettato fango addosso ad uno dei migliori servitori dello Stato dal quale noi tutti ci sentiamo difesi e rappresentati, il potere politico, per mezzo del CDA della Rai, prova persino a vietare che il dottore Genchi partecipi alla trasmissione "Anno Zero" impedendo cosi che possa difendersi dalle infamanti accuse rivolte alla sua persona". Sono state queste le parole diffuse in una nota dall'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, per voce della presidente Sonia Alfano e di Salvatore Borsellino, membro dell'associazione, in merito all'ennesimo episodio dell'inesistente "Caso Genchi". "Genchi - hanno affermato nella nota Sonia Alfano e Salvatore Borsellino - rappresenta tutti noi ed è grazie ai servitori dello Stato come lui che la nostra speranza di ottenere un giorno giustizia e verità per i nostri familiari non si è ancora assopita".
"Appare chiaro che la classe dirgente italiana abbia ormai scardinato gli equilibri che rendono uno Stato democratico asservendo al potere politico l'informazione e cancellando l'autonomia del potere giudiziario".
Sonia Alfano e Salvatore Borsellino hanno proseguito lanciando un appello al Capo dello Stato poichè "davanti alla consapevolezza di non essere più nella Repubblica democratica per la quale i nostri cari sono morti - spiegano - non possiamo che appellarci nuovamente al Capo dello Stato, nel quale vogliamo ancora riporre la nostra fiducia, affinché rispristini gli equilibri democratici".
"Più volte ci siamo rivolti al Presidente della Repubblica per chiedere giustizia per i nostri morti, che sono anche i suoi, e per domandargli di assolvere fino in fondo il suo dovere di garante di una democrazia fondata sul sangue di centinaia di innocenti. Siamo stanchi di lanciare appelli alla più alta carica dello Stato senza che questi ci risponda così come siamo stanchi di essere etichettati come "eversivi" sol perché difendiamo la nostra nazione ed il nostro Stato di Diritto.
Eversivi sono semmai i condannati per mafia, i soci in affari dei boss ed i pregiudicati che occupano le aule della nostra democrazia e non i familiari di chi ha fieramente donato la vita per la propria patria.
Siamo avviliti nel vedere la Costituzione Italiana, a noi sacra, quotidianamente calpestata senza che gli organi preposti alla sua difesa intervengano.
"Per questo - concludono i familiari nella nota - preghiamo il nostro Presidente della Repubblica, alla cui carica tributiamo tutto il nostro più sincero e sentito rispetto, di prendere atto della disastrosa situazione nella quale versa la democrazia italiana e di agire, nel pieno delle sue prerogative, in difesa della Costituzione".


Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com
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Di Loredana Morandi (del 05/02/2009 @ 07:14:28, in Magistratura, linkato 1167 volte)

A leggerla così sembrerebbe proprio la rivoluzione ...

GIUSTIZIA: PRONTA RIFORMA, PM ONORARI ELETTI E PIU' COMPETENZE CORTE ASSISE

Roma, 4 feb. (Adnkronos)

- Allargamento delle competenze della Corte di assise ai reati di maggiore allarme sociale, a cominciare da quelli di mafia.
- Elezione diretta dei pm onorari attraverso persone altamente qualificate appartenenti al circondario.
- Maggiori autonomia e poteri di indagine per la polizia giudiziaria.
- Snellimento delle procedure con notificazioni e comunicazioni giudiziarie per via informatica.


Sono questi i principali punti della riforma del processo penale che approdera' al prossimo Consiglio dei ministri di venerdi'. La quadra e' stata raggiunta durante la riunione di questa mattina a palazzo Grazioli, tra Silvio Berlusconi e i tecnici del Pdl. All'incontro erano presenti Matteo Brigandi', responsabile giustizia della Lega, Niccolo' Ghedini, parlamentare di Fi e legale del premier, Giulia Bongiorno, deputato di An e presidente della commissione Giustizia di Montecitorio. Il confronto e' stato serrato. Dal testo resta fuori la parte relativa alla cosiddetta messa alla prova, che era gia' stata esaminata all'interno della maggioranza nei giorni scorsi.

Il Carroccio canta vittoria, perche' ha ottenuto una netta distinzione dei ruoli tra pm e polizia giudiziaria, che potra' fare indagini fino all'acquisizione della notizia di reato. (segue)

(Vam/Gs/Adnkronos) 04-FEB-09 17:15

Ma..., Ok! Mi raccomando, non dimenticate di dirci dove dobbiamo andare a votare per De Magistris e un paio di altri ragazzi e ragazze coraggiosi...

E, visto che gli hacker di mezzo mondo accorreranno in Italia per crackare il Casellario online, di una sola cosa possiamo star certi: il primo a cui arriveranno gli avvisi di garanzia falsi sarà Berlusconi! (il problema sarà che i suoi avvisi di garanzia arriveranno a tutto il pianeta via spam email ...)

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Di Loredana Morandi (del 05/02/2009 @ 07:10:17, in Sindacato, linkato 1193 volte)
INTERCETTAZIONI
No al bavaglio per l'informazione! (di Senza Bavaglio)


Ora a dirlo sono anche gli editori: il disegno di legge del ministro Alfano sulle intercettazioni telefoniche è una mannaia per loro e un bavaglio per l'informazione. E infatti se la minaccia delle manette per i giornalisti è stata - bontà loro - cancellata, diradata la nebbia degli emendamenti si vede che le sanzioni rimangono molto pesanti: fino a 10.000 euro di ammenda per il cronista, ma quasi cinquecentomila per l'editore. Perfino la Fieg ha dovuto denunciare che i proprietari dei giornali saranno costretti a intervenire sui contenuti degli articolo, costretti cioè a violare le prerogative dei direttori delle singole testate mettendo mano alla censura preventiva: proprio quella contro la quale presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick ha lanciato l'allarme mettendo tutti in
guardia.

Il disegno di legge Alfano vuole mettere la mordacchia all'informazione per affiancare la strategia berlusconiana di bavaglio anche alla magistratura, con la quale l'attuale capo del governo ha un contenzioso così lungo e, per
sua stessa ammissione,  talmente notoriamente avvelenato da costituire di fatto un altro clamoroso conflitto di interessi che in qualunque altro Paese civile gli renderebbe inagibile palazzo Chigi oggi e il Quirinale domani. Il
diritto costituzionale dei cittadini ad essere informati e il dovere professionale dei giornalisti di informare sono impediti dalla scelta del governo di non modificare le linee di fondo del disegno di legge ben oltre il ridimensionamento della possibilità di eseguire intercettazioni telefoniche. Si vuole infatti proibire alla base la cronaca giudiziaria, vietando la pubblicazione ("anche parziale, o per riassunto o nel contenuto", e "anche se non sussiste più il segreto") degli atti di indagine fino al termine dell'udienza preliminare.

Con la scusa della privacy si sferra in realtà l'attacco più grave, ignorando bellamente che i nostri organi di categoria rappresentativi hanno dato piena disponibilità a rendere più incisive, se necessario, le norme di
autoregolamentazione per salvaguardarla. Che senso ha invocare la sfera privata quando si tratta di scalate bancarie o del crack Parmalat o dello scandalo del calcio o della clinica Santa Rita? Nessuno. E si tratta di
vicende non portate come esempio teorico, bensì di vicende tra quelle realmente accadute e forse neppure delle più gravi. Se la proposta Alfano fosse già stata legge in vigore, i cittadini italiani avrebbero potuto
conoscere i loro retroscena e le varie responsabilità solo con anni di ritardo, vanificando così tanto il diritto all'informazione quanto il ruolo di accorta vigilanza dell'opinione pubblica.

Il gigantesco esproprio che si prepara non è solo ai danni di noi giornalisti, ma ai danni dell'intera comunità civile. Sarò infatti castrato il suo diritto di essere messa tempestivamente al corrente di fatti di assoluta rilevanza sociale, che nulla hanno a che spartire con il pettegolezzo o con il gossip presi a pretesto per mandare in porto una mistificazione politica fin troppo interessata. Il presidente della Fnsi Roberto Natale fa rilevare che "il   Presidente del Consiglio ama ripetere che, nei suoi comizi, nessuno alza la mano quando lui chiede chi sia sicuro di non essere intercettato", ma gli consiglia "di aggiungere un'altra domanda: chiedere alla piazza chi avrebbe rinunciato a sapere di Moggi, di Antonio Fazio, di una truffa ai danni dei piccoli risparmiatori, dei trapianti disposti da medici senza scrupoli".

A conti fatti, è in pericolo la qualità delle nostra democrazia. Abbiamo il dovere di riuscire a farlo capire a tutti. Agli editori, con i quali a parole c'è  un'ampia concordanza e un allarme comune, che però attendono di essere tradotti in iniziative e in fatti concreti, visibili, incisivi assieme a noi giornalisti. Sia noi che loro siamo tutti consapevoli che per la vita dell'informazione il diritto di fare cronaca non è un optional, non è un accessorio buono per il gossip, ma è invece essenziale forse più degli ammortizzatori sociali per il settore, sui quali il governo è invece disponibile sia pure entro certi limiti. Ma dobbiamo riuscire a farlo capire anche ai lettori, spettatori e ascoltatori dei vari mass media, da quella su carta stampata a quella on line in Internet, da quella radiofonica a quella televisiva. Quale altro tema ci permette di presentarci a loro tutti, cioè all'intera opinione pubblica italiana, come titolari e difensori di un diritto non solo nostro ma della collettività in blocco?

In questa battaglia siamo sicuramente dalla parte dell'interesse generale, nessuno ci può certo accusare di corporativismo o interesse particulare. Anche se siamo già sotto pressione da molto tempo per il mancato rinnovo del contratto nazionale collettivo di lavoro, non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo precluderci nessuno strumento sindacale e nessuna iniziativa per scongiurare a tutti i costi una legge truffa che è anche una legge bavaglio.

Senza Bavaglio
www.senzabavaglio.info
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Di Loredana Morandi (del 04/02/2009 @ 13:38:22, in Associazioni Giustizia, linkato 2051 volte)
Ddl sicurezza: bocciato l’emendamento che avrebbe introdotto il reato di tortura.

Un voto vergognoso e incivile.
 

Dichiarazione di Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone “Nei giorni in cui il Presidente Obama decide di bandire la tortura negli Usa il Senato a scrutinio segreto ha bocciato l’emendamento al ddl sicurezza (733) a prima firma della senatrice radicale Poretti che avrebbe introdotto il crimine di tortura nel codice penale italiano. 123 voti favorevoli. 129 voti contrari. 15 astenuti. Un voto vergognoso e indecente. Il governo per voce del sottosegretario Alfredo Mantovano ha dato parere contrario. Denunceremo il governo italiano agli organismi internazionali.. Da 22 anni esiste un obbligo a introdurre nel codice penale il crimine di tortura, ossia da quando l’Italia ha ratificato la Convenzione Onu che ci obbliga in tale direzione. Una inadempienza gravissima e pericolosissima. Poi non ci si lamenti se grandi democrazie come quella francese si preoccupano dello stato del diritto e dei diritti umani in Italia. Coloro che hanno votato contro dovrebbero ora avere il coraggio di dirlo esplicitamente e di assumersi le proprie responsabilità di fronte all’Europa e alle Nazioni Unite. Un voto di questo genere ci allontana dalle democrazie occidentali e ci avvicina ai regimi fascisti”
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