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 il principe shoutoku e il drago del mondo... di Lunadicarta
 
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Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 29/01/2009 @ 13:08:55, in Associazioni Giustizia, linkato 1085 volte)
Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia
P.zza Farnese: Ad essere offesi siamo noi


Queste le riflessioni dei componenti dell'' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, per voce della presidente, Sonia Alfano, sulla manifestazione di ieri in Piazza Farnese in difesa della democrazia e della legalità costituzionale.

Alla luce di quanto detto e scritto dalle forze politiche italiane in merito alla manifestazione di Piazza Farnese, da noi promossa, ci preme fare alcune riflessioni.
Abbiamo letto e sentito centinaia di dichiarazioni sulla rimozione dello striscione "Napolitano dorme, gli italiani insorgono" e sulle presunte offese, in realtà mai proferite, da parte di Antonio Di Pietro, aderente alla manifestazione, al Capo dello Stato. Le uniche notizie passate sulla stampa ed al centro dell'attenzione degli esponenti politici si sono concentrate su questi due episodi che, seppur meritevoli di attenzione, non hanno di certo rappresentato gli elementi più rilevanti della manifestazione.
Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, la cui carica merita tutto il nostro rispetto, si è persino premurato di diffondere una nota nella quale smentiva qualsiasi responsabilità in merito alla rimozione dello striscione.
Nessuno, neppure il nostro Presidente della Repubblica, ha dato risposta od attenzione alla disperata richiesta di giustizia che da quel palco è stata urlata dai familiari delle vittime di mafia ne tantomeno, alcuna carica istituzionale, si è preoccupata di indignarsi nel vedere una donna di oltre ottanta anni, madre del carabiniere Pietro Morici, che a questa nazione ha donato la propria vita, scendere in piazza per chiedere che la Costituzione Italiana, intrisa del sangue del proprio figlio, venga rispettata.
L'unica risposta che abbiamo ottenuto dalle nostre Istituzioni è stata una levata di scudi per delle offese inesistenti e mai pronunciate nei confronti del Presidente della Repubblica, il quale si è detto offeso da alcune garbate riflessioni fatte dal nostro palco.
Alla luce della nota diramata dal Quirinale vorremmo porgere una domanda diretta al nostro Presidente;
Signor Presidente, non si indigna per personaggi come Marcello Dell'Utri che, seppur abbiano tradito i principi di questa nazione, occupano gli scranni del Parlamento Italiano? 
Ad essere offesi ed indignati siamo noi nel constatare il silenzio di tutti davanti alle denunce delle famiglie degli uomini e delle donne morti in difesa della Costituzione Italiana.
Ad essere offesi siamo noi nel leggere la nota del Quirinale risentito per delle garbate affermazioni e non per le decine di pregiudicati ed amici di boss che siedono in Parlamento.
Ad essere offesi e delusi siamo noi nel dover, ancora una volta, scendere in piazza per pretendere giustizia e rispetto dei principi fondanti di questo Stato, nonostante abbiamo già pagato a questa nazione il prezzo più alto che si possa pagare.

Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com
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Di Loredana Morandi (del 29/01/2009 @ 07:58:18, in Magistratura, linkato 1139 volte)
L’ANM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA



Documento per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario

I cittadini italiani hanno diritto di ottenere sentenze in tempi ragionevoli: la riforma della giustizia è possibile, con alcune riforme necessarie e urgenti dirette ad assicurare funzionalità ed efficacia al sistema giudiziario, nell’interesse della collettività. L’Associazione nazionale magistrati ha diffuso un documento, in vista dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, in programma domani in Cassazione e sabato nei distretti di Corte d’appello. In particolare, le riforme indicate riguardano:

- la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, con l’accorpamento degli uffici più piccoli, sulla base di dati e parametri oggettivi, e tenendo conto delle peculiarità del territorio;

- la riforma del processo civile, strumento fondamentale di tutela dei diritti lesi dei cittadini, e punto chiave per lo sviluppo economico e gli investimenti, anche dall’estero. Il ddl in discussione al Senato accoglie alcune proposte dell’Anm, che tuttavia ritiene necessari interventi più coraggiosi e incisivi: sfoltimento e razionalizzazione dei riti, abrogazione del rito societario, tempestiva adozione dei decreti legislativi sulla mediazione e conciliazione in ambito civile e commerciale;

- attuazione del processo civile telematico, con investimenti adeguati (dotazioni informatiche, costruzione dei software, adeguamenti normativi, formazione degli operatori coinvolti), inconciliabili con i tagli effettuati alle risorse della giustizia;

- riforma del processo penale, attraverso alcuni interventi prioritari: notificazione atti con posta elettronica certificata; depenalizzazione dei reati minori e archiviazione per irrilevanza del fatto; abolizione dell’avviso di conclusione delle indagini; revisione del processo in contumacia; riforma della prescrizione e della recidiva:

- adeguamento delle strutture, organici e risorse, recuperando le risorse tagliate dall’ultima legislazione finanziaria. È in gioco la dignità della funzione, intesa non come valore autoreferenziale dei magistrati ma come contrassegno della giurisdizione;

- abolizione del divieto, per i magistrati di prima nomina, di assumere le funzioni monocratiche e requirenti di primo grado, per evitare un “disastro” imminente, ampiamente preannunciato dall’Anm: la “desertificazione” di alcune sedi giudiziarie del meridione (e non solo), anche a seguito della messa a concorso di numerosi posti di Procura. Il decreto legge 143/2008 sugli incentivi per le sedi disagiate rappresenta un rimedio insufficiente.

Non sarebbero utili né al funzionamento della giustizia, né all’interesse dei cittadini ad ottenere decisioni rapide, riforme che alterino i principi di indipendenza e autonomia della magistratura, come delineati nell’attuale assetto costituzionale.

L’Associazione nazionale magistrati ribadisce, invece, l’allarme per le proposte di modifica della disciplina delle intercettazioni, che indebolirebbero uno strumento investigativo indispensabile per individuare i responsabili di gravi delitti, e rafforzerebbero forme di illegalità sempre più diffuse nel paese. Né possono dirsi incoraggianti le proposte per sottrarre poteri investigativi all’ufficio del pubblico ministero, per affidarli all’iniziativa autonoma della polizia giudiziaria.

Roma, 29 gennaio 2009
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Comitato di Coordinamento
fra le Magistrature e l’Avvocatura di Stato



I magistrati chiedono incontro al presidente della Camera, per stralciare le modifiche agli organi di autogoverno della Corte conti e del Consiglio di Stato


Contro le modifiche agli organi di autogoverno della magistratura contabile e amministrativa, Intermagistratura - il Comitato di coordinamento tra le magistrature e l’Avvocatura dello Stato - ha chiesto un incontro urgente al presidente della Camera, Gianfranco Fini. Le modifiche all’esame del Parlamento, si legge nel documento inviato al presidente Fini, «produrrebbero un gravissimo vulnus ai fondamentali principi costituzionali alla base della istituzione stessa degli organi di autogoverno».

In particolare la preoccupazione riguarda l’articolo 9 del cosiddetto ddl Brunetta (atto C/2031), che potenzia le funzioni del vertice istituzionale della magistratura contabile a scapito di quelle dell’organo di autogoverno (riduzione da 10 a 4 della componente elettiva, e inserimento tra i membri di diritto del capo di gabinetto e del Segretario generale).

Per quanto riguarda la magistratura amministrativa, un emendamento governativo al ddl di conversione del decreto legge 207/08 sulla proroga di termini porta da 4 a 6 il numero dei componenti laici dell’organo di autogoverno del Consiglio di Stato - Tar Corte dei conti (pari al numero dei componenti togati).

Intermagistratura intende rappresentare al presidente della Camera «l’esigenza di un immediato stralcio» delle due modifiche, per poi individuare, «con la necessaria accuratezza e meditazione, una disciplina degli organi di autogoverno omogenea e rispettosa dei fondamentali canoni costituzionali».

Roma, 29 gennaio 2009
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Di Loredana Morandi (del 29/01/2009 @ 04:27:54, in Politica, linkato 1069 volte)
IL CASO. La magistratura viene depotenziata: inchiesta conclusa per ottenere l'utilizzo delle intercettazioni. Indagini paralizzate

Intercettazioni, così Berlusconi ha già vinto la partita

di GIUSEPPE D'AVANZO

E' AVVENTATO sostenere che Berlusconi sia stato costretto a ridimensionare il desiderio di vedere distrutte le intercettazioni come strumento investigativo. Il premier l'ha avuta vinta su tutta la linea, nonostante quel che sostiene un discorso pubblico infarcito di molte menzogne. La vittoria del premier, in realtà, è completa.

E' un successo politico. E' un trionfo legislativo. Erano a confronto due idee di riforma. La visione di Berlusconi è nota. Avverte l'autonomia della magistratura come una minaccia al suo comando che desidera unico e senza controlli. Pretende che sia burocratizzata la funzione giudiziaria e depotenziato ogni strumento di quel potere in toga, dalle intercettazioni alla direzione delle indagini. Opposto l'approccio di Gianfranco Fini. Il presidente della Camera, in una lettera molto apprezzata anche dall'opposizione, invita a risolvere le patologie del sistema giudiziario guardando non al riequilibrio dei poteri, ma all'interesse del cittadino che ha diritto a una giustizia che sia servizio giusto, imparziale, efficiente, ragionevolmente rapido. Questa, per Fini, la "stella polare" che deve guidare la riforma. Vediamo ora quel che è accaduto e accadrà.

Angelino Alfano, il segretario di Berlusconi diventato ministro di Giustizia, va in parlamento per la relazione sullo stato di giustizia. I numeri che propone danno ragione all'invito di Fini: le lentezze, le inefficienze, i ritardi dell'amministrazione della giustizia sono oltre il limite di guardia. Questa radiografia è uguale da troppo tempo. Più che lagne sono necessarie riforme. Riforme dei codici e delle procedure; innovazione nell'organizzazione; maggiori risorse umane e finanziarie. Come è abituato a fare da mesi a ogni intervista o spot, Alfano giura e garantisce che è pronto davvero a riformare i processi e le norme. L'unico passo concreto che però muove non è nella direzione invocata da Fini: è la riforma delle intercettazioni voluta da Berlusconi. Riforma che non taglierà di un solo giorno i tempi del processo, non lo renderà più equo né per le vittime del reato né per gli imputati. La priorità per la giustizia è l'ascolto telefonico, aveva detto d'altronde il Capo. Così è stato.

Gran successo politico, vince il premier, perde la ragionevolezza di Fini, e soprattutto l'interesse pubblico. Per far digerire l'arroganza del capo del governo, bisogna allora escogitare due magnifiche bubbole: le intercettazioni sono troppe (inseguono 128mila "bersagli") e costano molto (226 milioni l'anno). Non si capisce (né il segretario-ministro lo spiega né alcuno ha voglia di chiederglielo) rispetto a quale parametro gli ascolti sono troppi. L'economia criminale rappresenta, senza contare la delinquenza politico-amministrativa, una quota non trascurabile del prodotto nazionale. Non meno del 10 per cento, secondo gli economisti del lavoce. info. Rispetto a questo troppo criminale, sono troppi 128mila "bersagli", un numero che peraltro sovrappone in uno solo e confuso dato statistico le persone, i tabulati, i telefoni fissi e mobili, le comunicazioni informatiche, telematiche, ambientali? Non c'è spacciatore di quartiere che non abbia tre cellulari in tasca. Totò Cuffaro, l'ex-presidente della Regione siciliana (condannato per il favoreggiamento di un mafioso) utilizzava addirittura 31 cellulari diversi. Troppi per le risorse dello nostro Stato, a quanto pare, nonostante quel che - a proposito di costi - una buona indagine con intercettazioni consegna alle casse dell'Erario.

L'inchiesta romana sulle manovre finanziarie dei "furbetti" Stefano Ricucci e Danilo Coppola (intercettati) ha consentito di recuperare 100 milioni di tasse evase. L'indagine Antonveneta, costata alla procura di Milano 8 milioni di euro (6 milioni spesi soltanto per la custodia giudiziaria), ha permesso allo Stato di incassare 102 milioni con i primi patteggiamenti e di sequestrarne 350 (saranno confiscati in caso di condanna o patteggiamento). Fatti i conti, due soli processi pagano l'intera spesa delle intercettazioni italiane per due anni, più o meno. Costano troppo, le intercettazioni? Le frottole, che sembrano affascinare anche le fondazioni di Casini e D'Alema, servono a Berlusconi e corifei per fare il passaggio successivo che - va detto - il Capo non ha mani nascosto di voler fare. Ancora domenica scorsa in un'intervista a Repubblica, il premier ha ripetuto che "il sistema delle intercettazioni è marcio" e "va tagliato del tutto", al più le intercettazioni dovranno essere un strumento "aggiuntivo" delle investigazioni. L'uomo è stato di parola. Lo ha fatto davvero e appare oggi insensata la soddisfazione di chi ripete di avergli fatto fare un passo indietro perché il disegno di legge prevede le intercettazioni per tutti i reati. La vittoria di Berlusconi è anche legislativa, infatti. L'esclusione degli ascolti per i reati sotto i dieci anni è stato soltanto il drappo rosso agitato davanti al muso del toro. Il toro ha caricato il drappo e ha consegnato il collo alla lama della spada. Conviene guardare, allora, alla lama che nel nostro caso si nasconde in un paio di regole annunciate dal segretario-ministro o già presenti nel disegno del governo. Le stupefacenti norme riguardano il chi, quando, dove e perché della riforma: chi autorizza gli ascolti; i tempi delle intercettazioni; il luogo dove effettuarle; il loro obiettivo.

Chi. Sarà un collegio di tre giudici a dare il consenso alle intercettazioni. Stravagante. Un solo giudice può infliggere l'ergastolo, ma devono essere in tre per un ascolto e poi non c'è dovunque una terna di toghe a disposizione per quella decisione. Ottanta tribunali hanno soltanto venti magistrati o meno. Bisognerebbe accorparli, i tribunali. Dovrebbe essere lavoro per il segretario-ministro che non ci pensa punto perché il Capo ha già fatto sapere che ci sarebbero sgradevoli proteste a difesa degli interessi locali. Niente da fare, allora. In ottanta tribunali dovranno scegliere o le intercettazioni o i processi. Quando. Le intercettazioni non potranno durare più di due mesi. Come se si dicesse che è legittimo indagare per sei mesi (quanto durano oggi le indagini), ma si può pedinare l'indagato soltanto per due mesi. Chi comprende questa mattana? Dove. Si potrà intercettare soltanto nei luoghi ove si ha il fondato motivo di ritenere che vi si stia svolgendo l'attività criminosa. Dunque, per esempio, non nelle caserme o nei commissariati (dove spesso gli indagati complici sciolgono la lingua per accordarsi). Non nelle carceri. Non con le telecamere negli stadi. Non si potrà più piazzare una microspia in una autovettura a meno non si sappia già che, in quell'auto, si prepara un delitto e non genericamente un delitto, ma quale delitto. Perché. Lo ha ripetuto ancora ieri il vero ministro di giustizia, l'avvocato del premier Ghedini: "Potranno essere intercettati solo coloro che sono colpiti da gravi indizi di colpevolezza".

E' questo il capolavoro che, come ha chiesto Berlusconi, annullerà, "taglierà via" (per usare le sue parole) le intercettazioni dalla scatola degli attrezzi della magistratura. Finora erano sufficienti "gravi indizi" per chiedere un'intercettazione "indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagine". Detto in altro modo, l'intercettazione doveva essere indispensabile per chiudere un'indagine. Da domani (approvata la legge) sarà necessario aver concluso l'indagine per ottenere un'intercettazione. Bisognerà già aver già intascato la colpevolezza dell'indagato per poter chiedere un ascolto. Nel mondo capovolto di Berlusconi, le prove delle colpevolezza devono esserci già per chiedere l'intercettazione che da strumento essenziale diventerà aggiuntivo, un extra a lavoro finito. Con un paradosso che a ogni persona assennata apparirà illogico, quel che oggi è sufficiente per proporre l'arresto dell'indagato o addirittura il suo rinvio a giudizio diventerà appena adeguato, domani, per chiedere un'intercettazione. Con quali effetti lo si può già prevedere. Un'indagine per omicidio contro ignoti non potrà contare più sulle intercettazioni.

Contro ignoti, non si può intercettare. In questi casi, solitamente si scrutano l'ambiente della vittima e i suoi nemici per rilevare le ragioni del conflitto, gli interessi in gioco, i sospetti dei familiari della vittima. Berlusconi pretende che se il pubblico ministero non ha già un nome, se non ha già raccolto prove della sua responsabilità e colpevolezza, si può scordare le intercettazioni. Quasi che l'ascolto telefonico fosse per la magistratura la ciliegina sulla torta, il premio per un lavoro ben fatto. I "cattivi" faranno festa e l'Italia diventerà un paese a criminalità immune. Vale la pena fare un esempio. Nella primavera del 2007 una parola di troppo in una conversazione intercettata in Sicilia lasciò capire che a Milano si stava preparando il sequestro di Paolo Berlusconi. I rapinatori furono arrestati alla vigilia dell'agguato, sotto casa del "bersaglio". Con le nuove regole l'illustre fratello si sarebbe salvato? Troppe cose avrebbero dovuto incastrarsi per il verso giusto: un'ipotesi di reato che consente un ascolto oltre i due mesi; gravi indizi di colpevolezza già raccolti contro i "cattivi"; i "cattivi" che discutono del prossimo delitto proprio in quei due mesi in un luogo dove è stato documentato che si preparano traffici loschi. Una sciarada, un terno al lotto. Che renderà più insicuri gli italiani, più potente e soddisfatta la criminalità (potrà far crescere la sua quota di Pil), contento come una pasqua il sovrano, che distrugge le intercettazioni e sbanca con gli oppositori anche gli alleati.

(La Repubblica, 29 gennaio 2009)

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Oggi il ministro Alfano invia alla Camera la versione definitiva della modifiche al suo ddl. Monito di Flick: "Bilanciare gli interessi della privacy e dell'informazione"

Intercettazioni, l'alt della Consulta
"Niente censure alla stampa"


di LIANA MILELLA

ROMA - Solo oggi si potranno leggere i concreti limiti che il governo impone sugli ascolti. Lo assicura il Guardasigilli Angelino Alfano che invierà alla Camera, in commissione Giustizia, la versione definitiva delle modifiche al suo ddl. Gli accordi sono chiusi ma, in una materia così delicata, conta la stesura. E giusto ieri al governo è arrivato il monito del presidente della Consulta Giovanni Maria Flick. Dal più alto palazzo che vigila sulla congruità tra leggi e Costituzione il segnale è chiarissimo: "Sulle intercettazioni è in corso un dibattito ampio, ma varrebbe la pena di mettersi tutti intorno a un tavolo per decidere come bilanciare i diversi interessi della privacy e dell'informazione, senza introdurre alcuna forma di censura preventiva alla stampa poiché ciò è vietato dalla Costituzione".

Flick cita gli articoli 15 e 21 della Carta, dove si garantisce che "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure" e si tutela al contempo "libertà e segretezza della corrispondenza e d'ogni altra forma di comunicazione", telefonate comprese. La raccomandazione non lascia adito a fraintendimenti.
È un Flick che, a due settimana dalla scadenza di una presidenza breve (tre mesi), non si risparmia dal bacchettare il governo sull'uso "improprio" ed eccedente dei decreti e soppesa le parole quando parla di giustizia.

Dopo la sua raccomandazione, l'emendamento sul ddl intercettazioni, frutto di un'esasperata trattativa nella maggioranza, ritarda. Si blocca la commissione Giustizia. "Tutti i gruppi mi hanno chiesto di sospendere la seduta" dice la presidente Giulia Bongiorno. Poche ore dopo il capogruppo del Pdl Enrico Costa assicura: "Il governo presenterà il testo tra 24 ore". Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo spegne le dietrologie: "Non ci sono ritardi. La Iannini (direttore del legislativo di via Arenula, ndr.) sta lavorando, ma Alfano è stato fuori tutto il giorno e non ha potuto dare il via libera".

Si sgonfia quello che pareva un caso: a Milano, all'inaugurazione alternativa dell'anno giudiziario dei penalisti, Niccolò Ghedini, consigliere giuridico del premier, sembra annunciare un passaggio del testo al prossimo consiglio dei ministri. Poi lo stesso Ghedini lo smentisce: "Ma via. Il testo è pronto e non passerà per palazzo Chigi". Il contenuto: intercettabili i reati oltre i cinque anni di pena, per 45 giorni prorogabili per altri 15 solo "in casi eccezionali, qualora siano emersi nuovi elementi", ad libitum per i delitti gravissimi; "sufficienti indizi di reato" per quest'ultimi, "gravi indizi di colpevolezza" per i meno gravi.

Per Alfano la partita delle intercettazioni è chiusa. Il ministro nega che il Cavaliere sia scontento e guarda già alla riforma del processo penale (la prossima settimana in consiglio) e alle modifiche costituzionali. Non nasconde l'entusiasmo, e lo esprime a Bossi incontrandolo al ristorante di Montecitorio, per la nuova sintonia con Udc e Radicali.

Alla Camera e al Senato la maggioranza vota con i due gruppi le risoluzioni sulla giustizia contro Pd e Idv. Polemizza Alfano: "Il Pd si ritrova da solo con Di Pietro mentre lui va in piazza con striscioni offensivi contro Napolitano". Il Guardasiglli ombra Lanfranco Tenaglia lo rimbrotta: "Confonde le carte per coprire le terribili spaccature nella maggioranza"

(La Repubblica, 29 gennaio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 28/01/2009 @ 11:49:36, in Politica, linkato 1055 volte)
Circa 5,2 mln di euro per il canone dei server e 4,5 per il software

Intercettazioni, 129mila sotto controllo. Costano 226 milioni di euro all'anno

Con la riforma del sistema calerà il costo delle apparecchiature: il ddl dell'esecutivo prevede l'istituzione di centri su base distrettuale con un massimo di 26 strutture. Già 71 uffici di procura informatizzati con una copertura pari al 60% dei bersagli

Roma, 28 gen. (Adnkronos) - Una spesa "fuori controllo", quella per le intercettazioni, l'ha definita ieri il Guardasigilli Angelino Alfano nel suo intervento sull'amministrazione della giustizia. Le cifre, relative al 2007, le fornisce lo stesso ministero della Giustizia: 226 milioni e 895mila euro (secondo i dati più recenti relativi alle Procure presso i Tribunali) per intercettare 128.805 'bersagli', di cui 116.303 telefonici, 10.703 ambientali e 1.799 informatici. Un costo che con la riforma dell'intero sistema calerà drasticamente, soprattutto per quel che riguarda le apparecchiature.

La spesa è certamente elevata, come ha sottolineato lo stesso Guardasigilli, ma pure in calo rispetto al 2006, quando aveva toccato i 229 milioni di euro e, soprattutto, rispetto al 2005, quando alle casse dello Stato intercettare era costato 308 milioni.

Quasi 35 milioni, sempre per quel che riguarda il 2007, sono stati spesi per l'attivita' di intercettazione; 9 milioni 283mila euro per i tabulati e 182 milioni 616mila euro per il noleggio degli apparati.

Milano, con 17.357 'bersagli' intercettati, Napoli con 16.218 e Palermo con 10.052 sono le città più 'ascoltate' nel 2007, con un costo rispettivamente di 35 milioni di euro, 11 milioni e 46 milioni.

Il Ddl del governo punta decisamente a contenere i costi delle intercettazioni. L'attuale sistema prevede il coinvolgimento di 166 uffici di Procura e presenta costi estremamente variabili in relazione alle tecnologie utilizzate e all'incidenza del costo di noleggio degli apparati, che grava sulle casse dello Stato per 182 milioni di euro.

Il nuovo sistema delineato dal provvedimento dell'esecutivo prevede l'istituzione di centri di intercettazione su base distrettuale con un massimo di 26 strutture. Le operazioni di ascolto, invece, possono essere compiute per mezzo delle apparecchiature installate presso le competenti Procure della Repubblica o presso i servizi di polizia giudiziaria delegati. Attualmente sono 71 gli uffici di Procura informatizzati, con la copertura del 60% dei bersagli.

Per far marciare a pieno regime un sistema informatizzato e' indispensabile un adeguato pacchetto software per l'acquisizione e la distribuzione dei dati, proteggendo gli stessi dati con appositi sistemi di crittografia e cifratura. Il costo complessivo di questa operazione è stimato in 4 milioni e mezzo di euro, mentre 5 milioni e 200mila euro sono i fondi necessari a sostenere la spesa del canone annuo del server.

La riorganizzazione del sistema delle intercettazioni cosi' come l'ha elaborata il governo determina risparmi "estremamente significativi" rispetto agli attuali esborsi: da un lato perche' non si ricorrerà più al noleggio degli apparati; dall'altro in ragione dell'abbattimento dei costi derivanti dalle limitazioni delle autorizzazioni alle intercettazioni, stimati in 40 milioni di euro.

Per l'anno finanziario 2010, a regime, le spese correnti dovrebbero essere limitate a 14 milioni 796mila euro, di cui 5 milioni 200mila per il canone del server, 28.500 per le 95 postazioni informatiche presso gli uffici di procura, 4 milioni 500mila per l'acquisto del software, 468.000 per il canone di affitto dei locali, 7 milioni 800mila per la manutenzione e 1 milione 300mila euro per le spese di funzionamento delle strutture.
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Di Loredana Morandi (del 28/01/2009 @ 11:32:48, in Associazioni Giustizia, linkato 1038 volte)

Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia:
Appello a Napolitano affinchè rompa il silenzio e difenda la Costituzione

 

"Vorremmo far presente, sia ai vari esponenti politici pronunciatisi oggi riguardo alle parole di Antonio Di Pietro rivolte al Presidente della Repubblica che al Quirinale stesso, che le affermazioni fatte dai componenti dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, vanno nella stessa direzione e sono state ben più dure". Cosi Sonia Alfano, presidente dell' associazione che riunisce le famiglie degli Eroi di Stato che, questa mattina, ha promosso la manifestazione di Piazza Farnese cui hanno adertito, tra gli altri, Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Beppe Grillo e Carlo Vulpio.
"Anche noi familiari - ha proseguito la presidente - come già affermato nel corso della manifestazione, ci chiediamo il perchè dei troppi silenzi del Capo dello Stato che tace anche quando le funzioni istituzionalmente previste per la sua carica gli imporrebbero di pronunciarsi ed intervenire. Sulla rimozione dello striscione esposto da alcuni dei nostri ragazzi, fatta salva l'estraneità del Quirinale, ci chiediamo chi abbia preso la decisione di vietare una libera espressione del pensiero per nulla offensiva.
Ancora una volta chiediamo al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, di prendere posizione sulle continue violazioni della Costituzione operate dall'oligarchia che governa il paese e di smettere di avallare, in qualità di Capo del CSM, le decisioni, lesive per la democrizia, adottate dall'organo di autogoverno della magistratura in merito alla presunta "guerra tra procure".
Infine, la presidente Sonia Alfano, ha rivolto un ennesimo invito al Capo dello Stato affinchè "si ricordi che questa nostra Seconda Repubblica si fonda sul sangue di Falcone e Borsellino e di centinaia di vittime innocenti della mafia e si renda conto che i suoi silenzi altro non fanno che avallare l'operato di chi ha addosso la responsabilità di quelle stragi e siede adesso nelle aule del Parlamento Italiano".
 
Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com
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Di Loredana Morandi (del 28/01/2009 @ 08:16:05, in Associazioni Giustizia, linkato 1184 volte)
Le critiche dell'Ex PM al Colle dal Palco della Manifestazione Pro Apicella a Roma

Di Pietro attacca Napolitano
«Troppi silenzi, il silenzio è mafioso»



La replica del Quirinale: «Espressioni offensive e pretestuose». Anche Fini lo difende alla Camera

ROMA - È il sequestro di uno striscione che riporta le parole "Napolitano dorme, l’Italia insorge", durante la manifestazione organizzata a piazza Farnese a Roma dall'Associazione nazionale vittime di mafia contro la sospensione decisa dal Csm del procuratore Apicella, l'occasione per il nuovo affondo di Antonio Di Pietro sul presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il leader dell’Italia dei Valori si rivolge al capo dello Stato dicendo: «Vogliono farci ancora una volta lo scherzetto di piazza Navona. Ma in una civile piazza c’è il diritto a manifestare. Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d’accordo con alcuni suoi silenzi?». Ma Di Pietro va oltre e al giudizio della piazza associa il suo: «A Lei - prosegue - che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?». L'ex pm precisa che la critica viene fatta «rispettosamente», ma poi aggiunge: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso».

LA REPLICA DAL COLLE - Immediata la puntualizzazione del Quirinale, in una nota in cui si dice: «La presidenza della Repubblica è totalmente estranea alla vicenda dello striscione nella manifestazione svoltasi oggi in Piazza Farnese a Roma a cui fa riferimento l'onorevole Di Pietro. Del tutto pretestuose sono comunque da considerare le offensive espressioni usate dallo stesso onorevole Di Pietro per contestare presunti «silenzi» del Capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce».

FINI - Gli avvenimenti di piazza Farnese e gli attacchi di Antonio di Pietro al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno avuto una eco immediata anche nell'aula di Montecitorio. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, tra l'altro ha detto: «La Camera dei deputati ritiene, e non potrebbe essere altrimenti, che il Presidente della Repubblica sia garante dei diritti e dei doveri dei cittadini e rispettoso e solerte difensore delle prerogative del Parlamento. L'aula ha ribadito il fatto che è lecito, com'è più che naturale in una democrazia, il diritto sacrosanto alla critica politica, ma che mai quel diritto può travalicare il rispetto a chi rappresenta tutta la nazione, al di là del fatto che sia stato espressione di un voto unanime o meno del Parlamento che lo ha eletto».

«SI VERGOGNI E SI SCUSI» - Le parole di Di Pietro sollevano un polverone di critiche soprattutto nel centrodestra. Ma anche Vannino Chiti, vicepresidente del Senato ed esponente del Pd, replica duramente alle dichiarazioni del leader Idv. «Le affermazioni di Di Pietro nei confronti del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano sono ingiurie inammissibili. Deve vergognarsi e scusarsi. Il suo è un contributo al degrado della vita politica e al diffondersi della sfiducia nelle istituzioni. Dovremo tenerne conto - avverte Chiti - nei rapporti politici con Di Pietro».



UN MIGLIAIO IN PIAZZA - Teatro del duro attacco di Di Pietro al Colle è la manifestazione sulla giustizia organizzata da Sonia Alfano. Un migliaio di persone circa ha risposto all’appello dell’Associazione nazionale vittime di mafia, dell’Italia dei valori e di una serie di organizzazioni e di personalità e si è radunato in piazza Farnese a Roma per manifestare a difesa della democrazia e della «legalità costituzionale». Al centro della protesta, la sospensione decisa dal Csm del procuratore capo di Salerno Luigi Apicella, secondo un volantino diffuso dai promotori, segnale di «grave ingerenza del potere politico nei confronti dell’autonomia della magistratura». Tra i protagonisti della giornata, che si alternano sul palco allestito di fronte al palazzo dell’Ambasciata francese, Salvatore Borsellino, Beppe Grillo (protagonista di un nuovo show a tutto campo contro governo e opposizione) Marco Travaglio e il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro. «Punire dei magistrati per aver tentato di fare rispettare la legge a politici, magistrati e imprenditori corrotti rientra in una logica dittatoriale alla quale noi come familiari degli uomini e delle donne morti in difesa della democrazia abbiamo il dovere di ribellarci» ha scritto il presidente dell'Associazione Familiari Vittime di Mafia Sonia Alfano su Facebook.


Corriere Sera 28 gennaio 2009

Foto Loredana Morandi
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La manifestazione sulla giustizia

iPod Brunetta e Topo Gigio Veltroni:
lo show di Beppe Grillo in piazza



Il comico: «Il Parlamento non legifera, il governo è abusivo, Pd e Pdl sono comitati di affari»

ROMA - Il Governo è abusivo, il Parlamento è chiuso, il Pd non esiste: è l'Italia raccontata da Beppe Grillo alla manifestazione sulla Giustizia promossa dall'Associazione familiari vittime di mafia, che ha visto scendere in piazza insieme l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e i gruppi della società civile vicini al comico genovese.

MARONI - Salendo sul palco, Grillo saluta il migliaio di manifestanti presenti dicendo: «Siamo i grandi perdenti, dalla sua finestra Cesare Previti agli arresti domiciliari ci guarda e ridacchia». Poi inizia il suo attacco a trecentosessanta gradi sulla politica: «Il Parlamento è chiuso - tuona - non legifera più». Ricordando che la legge elettorale non consente agli elettori la scelta del candidato da votare, parla di «un Governo abusivo, anticostituzionale, illegale». Prende di mira il ministro dell'Interno Roberto Maroni, «che ha disposto che non si possa manifestare nelle piazze italiane dove c’è una chiesa, cioè tutte le piazze... Ma lui è condannato per oltraggio a pubblico ufficiale e comanda la Polizia».



BATTUTE - Grillo si rivolge anche alle forze dell’ordine presenti: «Lo so che non ce la fate più, siete costretti a difendere i delinquenti». In Italia, aggiunge, «Provenzano e Riina sono in galera, i mandanti in Parlamento». Sul ministro della Pa, Renato Brunetta, dice che «non ci bastava lo psico-nano (Berlusconi nei suoi spettacoli è definito così, ndr) abbiamo anche l'iPod nano». Poi ribattezza il titolare dell’Economia Giulio Tremonti «"Tre-morti, perché prende i soldi dai conti correnti dormienti, quelli dei nostri nonni, degli emigranti», insomma «prende i soldi dei morti per darli ai morti di fame con la social card, due parole inglesi per prendere per il culo gli italiani». Grillo non risparmia nemmeno l’opposizione, accomunata alla maggioranza nel suo giudizio sulla politica: «I partiti sono morti, abbiamo solo due comitati d'affari, il Pdl e il Pd-meno-elle. Il Pd non è mai nato. All'opposizione c'è Topo Gigio Veltroni, che non è nemmeno un politico, un parlamentare: è scemo». Non può mancare un riferimento alle parole del premier sui soldati e le "belle donne": «Ci vuole un militare ogni bella donna? E quanti presidenti del Consiglio ci vogliono per ogni mignotta?».

MAFIA - Prima di unirsi agli oratori, Grillo aveva affermato: «Questo governo è stato messo lì per accordi precisi con la mafia. Ogni anno 9 miliardi di euro dell'Unione europea spariscono nelle mani della camorra e della mafia. Siamo noi che li finanziamo». Grillo comunque non ha perso la speranza: «aspettiamo la catastrofe con ottimismo», ha assicurato, «siamo i perdenti sorridenti».

28 gennaio 2009
Foto di Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 28/01/2009 @ 07:28:32, in Associazioni Giustizia, linkato 1091 volte)


Una splendida manifestazione, molto partecipata e soprattutto da tutta Italia. Una piazza Farnese gremita di persone di tutte le età e dove, anche io, ho conosciuto le persone dei meetup di Avellino, Lecce e Bologna, che saluto via web.



Mi iscrivo seduta stante tra i fan di Sonia Alfano, leggerla o vederla in foto non le rende giustizia, di persona è una donna delicata e vibrante, che esprime con il cuore quello che pensa e ciò che prova nella vita e sui fatti della politica. Sì, sono sincera, mi è molto piaciuta come persona e come presenza sul palco. E poi è "rossa" come le mie "Donne della Giustizia".



Io ero in piazza con l'accredito, visto che ricevo i comunicati stampa, ma ho preferito vivere la piazza e gustarmi le piccole e grandi naturalezze di persone perfettamente sconosciute, che dialogano animate dalla stessa fiamma e poi si salutano da grandi amici, magari per non rivedersi mai più o dopo anni.



Sono arrivata all'inizio dell'intervento di Salvatore Borsellino, fratello del grande magistrato ucciso dalla mafia, ed il suo intervento è stato forte e duro come lo aspettavo. Ho incontrato Travaglio, che dopo poco ha fatto dal palco il solito ottimo intervento spiegando al pubblico con grande chiarezza lo svolgersi degli eventi nell'ingarbugliata vicenda della cd "guerra tra le procure", ma non l'ho salutato perché sono dispiaciuta per le sue posizioni su Gaza. Mi ha fatto piacere presentarmi e stringere la mano a Carlo Vulpio, il giornalista defenestrato dal Corriere perché sapeva troppo sui casi del pm De Magistris.



Noterete che la querelle Napolitano - Di Pietro ha già preso possesso degli organi di stampa, eppure la posizione del presidente è probabilmente quella che dice l'ex pm: dormiente. Mentre un ministro di destra ha provveduto a far piazza pulita dei Santi e Martiri immolati per la causa della Giustizia, su quei maleodoranti fascicoli dello sporco di certe sinistre.



In piazza ho conosciuto una signora, che mi spiegava di aver già combattuto le sue battaglie da giovane, e che ora lo sdegno per l'evidenza del marciume l'aveva riportata in piazza. Stavamo giustamente commentando che dopo la piazza c'è solo "il moschetto" e la rivoluzione, quando è arrivato Grillo... ed è stato subito show.



"Italiani ! La Mafia si è corrotta con il mondo della Politica e dell'informazione!" Sì. E' vero. Grillo è un grande personaggio, con un occhio alla piazza come pochi. Tanto che, avendo realizzato che anche i carabinieri e i poliziotti ridevano e annuivano alle sue battute, tutte veritiere per altro, gli ha rivolto un vero appello: Non portate via i manifestanti per la giustizia!



Una curiosa sintonia tra me e Grillo sulle forze dell'ordine, infatti noterete che nel mio foto reportage c'è il mini reportage della foto nella foto (o la storia nella storia) tra l'intervento di Travaglio e una camionetta dei Carabinieri. Ah, tanto per la cronaca sono autorizzata a pubblicare la mia pubblicità fotografica per l'Arma.



(foto di Loredana Morandi)
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Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 15:34:15, in Sindacato, linkato 1337 volte)
Cari lettori,

vi segnalo quello che a mio avviso si presenta come una tentata truffa.

Premessa: il web offre spazi gratuiti a chiunque per la pubblicazione di foto, video, pensieri, parole e altre opere di ingegno In Proprio.

Poi ci sono i furbetti del quartierino, che chiedono materiale video e fotografico da "regalare" alle testate giornalistiche televisive, cartacee e del web, e sottraggono così tutti i possibili compensi ad aspiranti giornalisti.

E' il caso di You Reporter, che, stante una bella veste grafica e giuridica, offre le seguenti condizioni professionali:

Compenso per il prestatore del servizio foto/video giornalistico = Zero.

Zero compenso = NO iscrizione all'Albo dei Giornalisti (neppure pubblicisti)

E' matematico.

Nessun utente/fornitore di You Reporter diventerà giornalista con questa collaborazione.

Il contenuto pubblicitario è ingannevole: infatti il sito invita a "diventare Reporter",
senza averne alcun titolo e soprattutto senza offrire alcuna garanzia, che ciò possa mai realizzarsi.

Le redazioni, certo, sono tutte contente. Ma sarebbe giusto che protestassero le agenzie foto giornalistiche, esattamente come hanno fatto per la photoshoppata (in gergo il collage di due foto con il programma di grafica photo shop) delle foto del bombardamento di Gaza su Il Giornale.

Che cosa ha fatto suonare a me il campanello: il sito web è in hosting sulla SeeWeb, che a mio avviso ha messo a disposizione un intero server dedicato, dato il volume in byte dei formati video.

Ovvero gli stessi che fagocitarono la piccola società svizzera IT Host (ed io faccio le vendette del buon Cristian, perché con loro mi trovavo benissimo) e che, nel bel mezzo del bailamme della caduta del server UNINA, il server di Università Federico II di Napoli usato per il file sharing illegale via rete IRC, entravano addirittura a far parte del circuito illegale Azzurra.org, sposando chi di fatto è reo della partecipazione ad un reato di peculato ai danni dello Stato Italiano.

Loro sì, sono dei veri duri, e poi sono di Frosinone.

Io non ho tempo di leggermi le interviste a questo Stefano De Nicolo, ma mi dichiaro sicura che questo signore è un "calvo, con una idea geniale in testa": divenire famoso senza retribuire nessuno e così "svoltare" un posto in Rai o in Mediaset.

Mi informerò meglio ma, a parte il fatto che dichiara di lavorare in coppia con un amico, mentre grazie al contrattino di ferro presente sul sito si evince anche la presenza di uno scaltro avvocato alle spalle (probabilmente presto potrò dirvi chi è), oltre ad una partecipazione di impresa dell'hosting, questo giovanissimo imprenditore è una personcina, che non mi piace proprio.

Il web e il diritto 2.0 sono realmente una truffa.

Tutti coloro che invocano una seria regolamentazione del web, ed una altrettanto seria limitazione alla spregiudicatezza commerciale di certa gente, hanno ragione. E anche certi giuristi dovrebbero essere limitati nelle loro attività, apparendo inoltre evidente la recidiva su certi reati e la contestuale istigazione a braccetto dei soliti partner ...

La peggiore legge del Parlamento Europeo? Quella che ha dato vita al dlgs 70/2003, divenuto strumento liberticida di licenza per la più becera criminalità del web.

Loredana Morandi
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