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 ancient & modern ... ... di Lunadicarta
 
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La giustizia fa onore ad una nazione, ma il peccato segna il destino dei popoli.

Proverbi, 14, 34
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
IL PERSONAGGIO. Nell'archivio del tecnico nessun dialogo, solo analisi
Nel suo ufficio di Palermo da quindici anni lavora per le principali Procure

Dalla mafia al fronte-De Magistris
le ombre del "sistema" Genchi


Quando la Boccassini, indagando su Capaci, disse: "O lui o io"


di GIUSEPPE D'AVANZO

Berlusconi è pronto per il blitz (un decreto del governo in forma di legge?) che sottrarrà alle indagini giudiziarie l'ascolto telefonico e ai pubblici ministeri l conduzione delle inchieste (saranno "avvocati della polizia"). Per far ingoiare ai suoi alleati recalcitranti e all'opinione pubblica il provvedimento, intorbida le acque. Modifica i fatti. Capovolge la verità. Grida di "intercettazioni". Annuncia "uno scandalo che sarà il più grande della Repubblica".

Qual è l'"inquietante" novità che dovrebbe farci saltare sulla sedia? La vergogna sarebbe custodita nell'archivio di Gioacchino Genchi, un vicequestore della polizia di Stato (in aspettativa sindacale da un quindicennio), consulente di un rosario di procure e, per ultimo di Luigi De Magistris nelle inchieste Why not? e Poseidone. E' utile dunque, all'inizio di una settimana dove saranno raccontate rumorose "bufale", fissare qualche punto fermo, illuminare il lavoro di Genchi, avanzare infine qualche domanda.

Punti fermi, tre.

1. Berlusconi mente. Nell'archivio di Genchi non c'è alcuna intercettazione telefonica, ma soltanto analisi di tabulati telefonici. Per le due inchieste di De Magistris, e su sua delega, Genchi ha messo insieme 1.042 tabulati, un milione di contatti, 578 mila schede anagrafiche.

2. Berlusconi ritrova troppo tardi la parola e la memoria senza mai perdere la sua malafede. Non ha battuto ciglio quando si sono scoperti gli archivi illegali della Telecom dell'amico Marco Tronchetti Provera (anche lì, si raccoglievano abusivamente tabulati e si intercettavano mail). Non ha emesso un fiato quando il suo nemico Romano Prodi è stato indagato proprio alla luce dell'analisi dei "dati di traffico della sim gsm 320740... intestata alla Delta spa presso la Wind, volturata il 1 aprile 2004, all'"Associazione l'Ulivo i Democratici" di Bologna, contratto trasferito il 17 febbraio 2005 a Roma in piazza Santi Apostoli 73, sede dell'Ulivo, e due mesi dopo alla Presidenza del Consiglio, via della Mercede 96, Roma". Scritto nero su bianco in una consulenza di Genchi. Dov'era allora l'indignazione di Berlusconi? Non ce n'era traccia. Quell'indagine poteva azzoppare il governo di centrosinistra e tutto faceva brodo. Anche il lavoro di Gioacchino Genchi.

3. I rumorosi strepiti di Berlusconi non rivelano nulla di quanto già non si conoscesse per lo meno da sedici mesi. "De Magistris ha acquisito migliaia di tabulati telefonici di cittadini le cui utenze (cellulari e di rete fissa) erano emerse tra i contatti di diversi suoi indagati - scrive la Stampa, il 4 ottobre 2007 - . Nell'elenco ci sono tra gli altri, il presidente del Consiglio Prodi, l'ex-presidente del Consiglio Berlusconi, il ministro dell'Interno Amato, e della Giustizia Mastella; il viceministro dell'Interno Minniti; il presidente del Senato Marini, l'ex-presidente della Camera Casini, il segretario dell'Udc, Cesa, il vecepresidente del Csm Mancino. I movimenti dei numeri telefonici acquisiti riguardano anche il capo della polizia De Gennaro, il vicecapo vicario De Sena, il direttore del Sisde Gabrielli, il direttore del Servizio di polizia postale e telecomunicazioni Vulpiani, il direttore della Dia, Sasso, il generale di corpo d'armata Piccirillo, il presidente dell'Anm Gennaro, il procuratore aggiunto di Milano Spataro, il pm antiterrorismo di Roma Saviotti, quattro sostituti della procura nazionale antimafia, diversi membri della commissione parlamentare antimafia, deputati, senatori, questori della Camera, presidenti di commissioni di Palazzo Madama". L'elenco (sempre smentito da De Magistris) mostra più di tante parole la strumentalità della sortita allarmata di Berlusconi. Ma come c'è anche il suo nome in quella classifica abusiva e Berlusconi non dice una parola, non protesta, non chiede spiegazioni? E se non si preoccupava allora, perché oggi parla di "scandalo storico"?

Il Cavaliere oggi ha compreso che l'"affare Genchi" può essere la leva per scardinare le resistenze che An, Lega, Pd oppongono al suo progetto di cancellare le intercettazioni dagli strumenti di indagine e fare del pubblico ministero il "notaio" delle polizie. Se non si dice, dunque, di Genchi - chi è, che cosa fa, come lo fa, grazie a chi - non si comprendono le ambiguità possibili del suo lavoro.

Il vice-questore in aspettativa Genchi, 49 anni, va su tutte le furie quando si parla di lui come di "un personaggio misterioso". Anche se cede al narcisismo quando lo si incontra nel sotterraneo di 500 metri quadrati, ipertecnologico, di piazza Principe di Camporeale, a Palermo (è un tormento riuscire a incontrarlo). A Genchi piace mostrarsi seduto al suo scrittoio, tra gli schermi di cinque grandi computer. Non è parco di parole. Il suo è un flusso verbale ininterrotto impastato di allusioni, suggerimenti, accenni, avvertimenti che risultano per lo più oscuri, indecifrabili. Si compiace del mistero che sollecita. Gli piace apparire un uomo che sa troppo cose indicibili, ma dicibilissime, se gli si sta troppo addosso. Se stimolato, Genchi racconta, ricorda, precisa a gola piena. Spiega di come sia stato lui il primo, nella polizia, "nonostante la forte vocazione umanistica", a darsi da fare con l'informatica, l'elettronica, la topografia applicata e i primi "teodoliti al laser", che solo Dio sa che cosa sono. E' un fatto che Vincenzo Parisi (capo della polizia) nel 1988 gli affida la Direzione della Zona Telecomunicazioni del ministero dell'Interno per la Sicilia occidentale. E' il suo trampolino di lancio, l'inizio di una parabola che lo porterà ad essere, prima con la divisa addosso poi da libero professionista, il ricercatissimo consulente delle procure, capace di "mappare" l'intera rete di relazioni telefoniche di un indagato. Controlla, per dire, quasi due miliardi di tracce telefoniche nell'indagine di via D'Amelio. Ricostruisce 1.651.584 contatti telefonici inseguendo una scheda utilizzata in 31 cellulari diversi per dimostrare i legami pericolosi di Totò Cuffaro, allora presidente della Regione siciliana. "Oggi - racconta Genchi - non è che facciamo più intercettazioni di un tempo, quelli che sono aumentati sono i telefoni. Anni fa c'era solo l'Etacs, il cellulare era uno solo. Ora per trovare un numero che interessa se ne cercano tanti, senza considerare il roaming degli Umts, con schede che si possono spostare da telefono in telefono e tanti gestori diversi dove si possono agganciare gli utenti con servizi telefonici diversi - messaggi, immagini, fax, video - ecco perché le richieste si sono moltiplicate".

Le richieste. E' questo lo snodo. Non c'è nulla di illegale nel lavoro di ricerca svolto da Genchi se è il pubblico ministero a chiederle per una necessità dell'indagine perché, prima o poi, dinanzi ai giudici e agli avvocati della difesa, il pm dovrà rendere conto dei suoi passi. Decisivo è allora il rapporto che Genchi crea con il pubblico ministero responsabile dell'inchiesta. O meglio, che il pm crea con il consulente. Genchi ha un'alta opinione di se stesso e del suo lavoro. Non tace che le sue perizie sono "già pezzi di sentenza". Gli piace, nei suoi resoconti alle procure, argomentare l'accusa, suggerire deduzioni, indicare nuove ipotesi investigative, chiedere il coinvolgimento nell'indagine di questo o di quello. Non tutti i pubblici ministero abboccano al suo amo. Nel 1993, Ilda Boccassini, quando indagava sulla strage di Capaci, non gradì che quel tecnico del pool investigativo si attardasse intorno ai contatti telefonici privati di Giovanni Falcone, che nulla avevano a che fare con l'inchiesta. E quando nel febbraio di quell'anno se lo trovò davanti che proponeva di "trattare" le carte di credito del magistrato ucciso, se ne liberò senza stare troppo a pensarci su. "O me o lui", disse.

"Il fatto è - racconta ancora un altro pubblico ministero - che Genchi arriva da te con un elenco di numeri di telefono che sono entrati in contatto con il cellulare o il telefono fisso del suo indagato. Ti chiede una delega per verificarli. E tu che diavolo ne puoi sapere se tra quei centinaia di numeri ce n'è uno che non ha nulla a che fare con il tuo "caso" e molto con le curiosità di Genchi? Questo è il motivo per cui preferisco non lavorare con lui, che è certamente il solo in Italia a sapere fare quelle analisi dei dati".
Conviene ripeterlo: tutto si decide nel rapporto tra il pm e Gioacchino Genchi. L'affare che Berlusconi vuole trasformare nel "più grande scandalo della storia della Repubblica" si riduce a queste domande: Genchi ha tradito la fiducia di Luigi De Magistris analizzando dati di traffico telefonico per cui non aveva ricevuto la delega del pubblico ministero? O ha tradito la sua fiducia facendogli firmare deleghe per numeri di telefono estranei all'inchiesta? O non è avvenuto nulla di tutto questo e le deleghe erano legittime e legittimi l'analisi dei dati e gli scrutinati? Lo deciderà ora la procura di Roma che, con ogni probabilità, ha ricevuto le "carte" da Catanzaro perché l'indagine coinvolge anche Luigi De Magistris, oggi giudice a Napoli (Roma è competente per i giudici di Napoli). In attesa del can can spettacolare che Berlusconi organizzerà nei prossimi giorni, questa storia ci dice fin da ora una verità che non dovrebbe piacere a Berlusconi. Ci indica quanto pericoloso sia separare il lavoro del pubblico ministero dall'attività della polizia giudiziaria. Una polizia, libera dal controllo della magistratura, potrà avere mano libera per ogni forma di spionaggio illegale. Naturalmente, nel caleidoscopio delle verità rovesciate di Berlusconi, questo è una ragione per privare il pm della responsabilità delle inchieste.

(La Repubblica, 26 gennaio 2009)

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SCHEDA da Il Sole 24 ore / Come funzionano le intercettazioni

A) Il Pubblico ministero fornisce al consulente i numeri di telefono d'interesse per verificare quali utenze l'indagato chiama, da quali riceve telefonate.
NOTA: Va considerato che se un soggetto acquista 5 carte Sim e possiede 5 apparecchi cellulari, l'utente è uno ma i record da controllare diventano molti di più.

B) Il consulente riceve l'incarico e chiede anche a più riprese al magistrato di inviare ai gestori telefonici i decreti con i numeri di telefono da verificare, mano a mano che questi emergono dai tabulati forniti dal gestore.
NOTA: Molto spesso, per snellire il lavoro, dopo l'invio una tantum della richiesta del magistrato, i contatti con i gestori telefonici vengono mantenuti direttamente dal consulente o dalla Pg, facendo riferimento al numero di decreto iniziale. Inoltre, a seguito della portabilità del numero, la richiesta raggiunge i diversi gestori, i quali individuano i propri clienti e forniscono all'Autorità Giudiziaria i tabulati di loro competenza.

C) Sulla base dei tabulati, il perito o la Pg analizzano i contatti relativi ai numeri di telefono d'interesse e individuano quelli più frequenti, o quelli concentrati in un dato arco temporale o geografico. Se occorre, procedono con la richiesta di nuovi tabulati.
NOTA: Dal 3 luglio 2008, i gestori sono tenuti a cancellare tutti i dati risalenti a due anni prima. Fino a quel momento, il Pm poteva richiedere ai gestori tabulati degli ultimi due anni (o anche di più ma solo per i reati indicati nella legge Pisanu su terrorismo e sicurezza dello Stato). Per le richieste di dati oltrei due anni fino a luglio occorreva l'autorizzazione del Gip.

D) Alcuni gestori forniscono i numeri già collegati a un'anagrafica dell'intestatario del contratto; ad altri, se il magistrato vuole abbinare un nome a un numero deve farne esplicita richiesta.

I numeri dell'archivio Genchi

A quanto è dato finora sapere, i server sequestrati nello studio di Genchi e analizzati dal Ros dei carabinieri hanno rivelato, nelle inchieste Why not e Poseidon l'avvenuta richiesta di:

- 1.042 tabulati dai quali risultavano -
- 1.000.000 di contatti che hanno portato a
- 578.000 anagrafiche
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Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 09:52:12, in Politica, linkato 1099 volte)
Ecco, io disapprovo gli articoli di Alessandro Longo, perché la sua trattazione fa risaltare argomenti serissimi con la medesima nerditudine con la quale tutto il web delle persone per bene è minacciato da avvocatucci di periferia, venditori di pornografia, hosters e registrant delinquenti, internet provider che rubano sulla banda. Unico pregio, linka all'esterno i suoi testi.

DIRITTI INTERNET

"Contro i pirati, censura web"
E' una bozza ma è già polemica

E' arrivata al comitato governativo (sembra messa a punto dalla Siae) la proposta di legge contro la pirateria digitale e ha scatenato l'inferno in rete. A farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche "soggetti come YouTube, a tutto vantaggio di Mediaset e delle altre tv" di ALESSANDRO LONGO

UNA PROPOSTA di legge che, combattendo la pirateria digitale, spinge verso una censura del web. Una censura dall'alto, con un rigore mai visto prima in Italia. E a farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche soggetti come YouTube, a vantaggio di Mediaset e delle emittenti che sentono violati i propri diritti d'autore.

Sono questi aspetti che stanno facendo divampare le polemiche, in rete, sulla prima proposta di legge arrivata al neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale. Il documento è trapelato sul web e pubblicato da Altroconsumo, associazione dei consumatori, che lo boccia allarmata: "Il provvedimento appare arcaico, protezionista e contrario agli interessi dei consumatori e dell'innovazione del mercato digitale".

"Ad inquietare sono numerosi punti di quella proposta", spiega a Repubblica.it Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di internet in Italia. "Per prima cosa, si dà una delega in bianco al governo, per attuare nuove misura a difesa del diritto d'autore. I imponendo responsabilità, in caso di violazione, a utenti e a"prestatori di servizi della società dell'informazione". Chi sono questi soggetti? "Nella proposta si parla anche di provider internet, che però per il diritto comunitario, recepito in Italia, non possono essere responsabili di quanto fatto dai propri utenti. Pensiamo allora che la proposta voglia attribuire responsabilità, ora non certe sul piano giuridico, a soggetti come YouTube e a fornitori di hosting".

"Se passasse questa proposta, certo YouTube perderebbe la causa contro Mediaset e altre emittenti che lo denunciano per la presenza di materiale pirata sul portale", aggiunge Scorza. YouTube (e altri portali analoghi) chiuderebbe in Italia, subissato da cause perse, o sarebbe a cambiare molto il servizio solo per gli italiani.

La proposta non parla di misure contro gli utenti che violano il diritto d'autore (scaricando e condividendo file pirata), "ma quella delega in bianco non lascia presagire nulla di buono. Potrebbe essere la nota misura della disconnessione coatta degli utenti da internet, la cosiddetta dottina Sarkozy, che questo governo, la Siae e Fimi hanno già dichiarato di apprezzare". Dottrina che però è ancora in forse e ha già ricevuto una bocciatura dal parlamento europeo perché lesivo dei diritti degli utenti.

Sorprende poi un articolo, nella proposta, che con il diritto d'autore non ha niente a che vedere ma che ha il sapore della censura a 360 gradi: "Attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di governo e alle forze dell'ordine per la salvaguardia su tali piattaforme telematiche del rispetto delle norme imperative, dell'ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori".

Insomma, una specie di commissione di censura di quello che sta sul web, come avviene per il cinema, ma con ricadute molto più pesanti: perché andrebbe a porre paletti alla possibilità di ciascun utente di leggere o pubblicare una notizia o un video d'informazione. Su uno sciopero non autorizzato, per esempio, o su alcuni fatti potenzialmente diffamanti per un politico. Si noti che una norma simile, il Child Safe Act, voluto da Bush, è appena stata dichiarata anticostituzionale negli Usa. L'Italia andrebbe quindi contro tendenza, se passasse la proposta.

A contorno di tutta la vicenda c'è un giallo. In rete i primi commenti hanno attribuito la proposta alla Siae, che siede al Comitato. La Siae nelle scorse ore ha smentito quest'attribuzione, ma senza entrare nel merito del documento. Ha smentito, insomma, solo di esserne il padre, ma non ne ha negato l'esistenza. Addetti ai lavori continuano però a sospettare che sia stata proprio la Siae a redigerlo. Il motivo è che il nome della Siae appare indicato come l'autore del documento, nelle proprietà del file della proposta di legge trapelato agli addetti ai lavori (e che Repubblica.it ha potuto leggere).

"Crediamo che adesso, dopo questa polemica, si possa tornare a discutere prendendo le distanze da quel documento. Così, del resto, il governo ci aveva promesso: il ministro Sandro Bondi (per i beni e le attività culturali) aveva detto infatti che la proposta di legge sarebbe arrivata al Comunicato solo dopo una consultazione con le varie parti", dice Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo. Consultazione che ancora non è avvenuta. Ecco perché i consumatori si sono sentiti traditi all'arrivo di questa proposta di legge.

(27 gennaio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 09:28:03, in Politica, linkato 1143 volte)

Giustizia, Berlusconi accelera

di Barbara Fiammeri


Silvio Berlusconi vuole arrivare rapidamente alla stretta sulle intercettazioni. Finora le resistenze di An e Lega glielo avevano impedito. Per convincere gli alleati riottosi, il premier cavalca apertamente il caso Genchi, che definisce «lo scandalo più grande della Repubblica». La vicenda del vicequestore della Polizia (attualmente in aspettativa) Giocchino Genchi, consulente di numerose procure (tra cui quella di Catanzaro all'epoca di De Magistris) per le quali ha esaminato il traffico telefonico di migliaia utenze, è la "bomba" con cui il Cavaliere conta di ottenere dagli alleati il via libera alla sua linea: un'ulteriore restrizione nell'uso delle intercettazioni da parte dei Pm, rispetto alle limitazioni già previste nel testo all'esame della commissione Giustizia della Camera.
«Bossi è con me, mi ha assicurato che seguiranno quello che riteniamo più giusto», ha detto Berlusconi. Che può contare sulla disponibilità dell'Udc e su una posizione attendista di Walter Veltroni («aspettiamo approfondimenti»). E anche Alleanza nazionale sembra avere assunto un atteggiamento più elastico. Ieri il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che è anche reggente di An, a proposito del caso Genchi ha sentenziato: «È un ulteriore conferma che l'abuso delle intercettazioni è arrivato a livelli inaccettabili. È necessario un giro di vite».

L'accordo – si dice – è ormai questione di ore. A Palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi, si svolgerà oggi un nuovo vertice di maggioranza cui parteciperanno, assieme al Guardasigilli Angelino Alfano, l'avvocato del premier Niccolò Ghedini, il presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno (An) e per la Lega Matteo Brigandì.
Intanto, però, il superconsulente Genchi smentisce tutto, a partire da un eventuale coinvolgimento di Berlusconi nelle inchieste di De Magistris («non c'entra nulla»), parla di una «grande mistificazione», nega l'esistenza di un archivio e assicura che lui in tutta la sua vita non ha svolto una sola intercettazione. La tesi del vicequestore è che qualcuno ha messo in giro ad arte nomi altisonanti che «non ci azzeccano con la realtà», mentre sono rimasti nell'ombra «i nomi dei pochi magistrati, giornalisti e appartenenti ai servizi sui quali effettivamente era incentrata l'attenzione di De Magistris».

Sull'attività di consulenza di Genchi sta facendo accertamenti anche il Copasir. Francesco Rutelli, presidente del comitato parlamentare per la sicurezza, ieri ha incontrato il presidente del Senato Renato Schifani e stamane vedrà quello della Camera Gianfranco Fini. «È prematuro definire questa vicenda come uno scandalo o una fandonia; ma, tra un'affermazione e l'altra, consiglierei di collocarsi in una posizione intermedia», ha dichiarato Rutelli, sottolineando che il caso Genchi non deve avere un legame diretto con «una nuova possibile normativa sulle intercettazioni telefoniche».
Il presidente del Copasir si è invece mostrato possibilista sulla proposta di una commissione d'inchiesta avanzata dal capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchito, ma ha anche ribadito che le intercettazioni «non possono essere né impedite, né limitate per reati importanti come quelli contro la pubblica amministrazione». Anche se – ha evidenziato – «i tabulati del traffico telefonico (di cui si è occupato Genchi, ndr) non sono meno rilevanti in termini di privacy delle intercettazioni». Il Copasir ascolterà il consulente venerdì. Lo stesso giorno davanti al comitato sfileranno anche Luigi De Magistris, il garante della Privacy Franco Pizzetti, i responsabili di Tim e Vodafone e i vertici dei Servizi segreti.

Il Sole 24 ore

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Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 09:25:23, in Magistratura, linkato 1207 volte)
IL PROCURATORE GENERALE DI VENEZIA DIVENTA AVVOCATO

(AGI) - Venezia, 27 gen. - Il procuratore generale di Venezia, Ennio Fortuna, che tra poco andra' in pensione, appendera' al chiodo la toga di magistrato e indossera' quella di avvocato.
  La domanda per essere iscritto all'albo dei legali e' stata gia' presentata e verra' deliberata dal consiglio lagunare con ogni probabilita' la prossima settimana. Lo ha annunciato il presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati di Venezia Daniele Grasso in occasione della cerimonia con cui i professionisti veneziani, hanno voluto salutare ieri sera, all'ex convento di Sant'Apollonia, il procuratore prossimo collega.
  "L'ordinamento riconosce il diritto, a chi abbia dei titoli di prerogativa come i suoi, di potersi iscrivere all'albo senza dover sostenere gli esami - ha detto Grasso - in pratica e' un titolo acquisito. Il procuratore ha gia depositato la domanda che verra' deliberata dal consiglio una volta che formalmente sara' andato in pensione, quindi, la prossima settimana. Anche se spesso siamo stati su fronti diversi, i rapporti con lui sono sempre stati ottimi".
  Alla cerimonia erano presenti i rappresentanti dell'ordine, della fondazione Feliciano Benvenuti e delle associazioni territoriali. "Non era mai successo in tutta la storia della avvocatura - ha detto l'avvocato Antonio Franchini - che tutte le associazioni si ritrovassero per salutare un magistrato che va in pensione. E questo e' un segno del rispetto che portiamo verso il procuratore". Rispetto ricambiato da Fortuna. "Ho sollecitato io stesso questo incontro, perche' i rapporti con gli avvocati sono sempre stati splendidi anche se, sul piano istituzionale, sono agli antipodi".
  A dividere Fortuna dagli avvocati, in particolare, e' la questione della separazione delle carriere che per il procuratore sarebbe una sciagura. "Credo che serva il rapporto tra pubblico ministero e giudice, perche' il giudice si fida del pubblico ministero. Del resto non ho mai visto un avvocato chiedere la condanna del suo cliente". Fortuna ha anche espresso la sua opinione sui colleghi magistrati. "Ho visto crescere la magistratura e quella di oggi e' molto meglio di quella di ieri, perche' e' piu' vicina alla gente".
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Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 09:22:37, in Giuristi, linkato 1106 volte)
SCIOPERO PENALISTI FERMA TUTTE LE UDIENZE A PALERMO

(AGI) - Palermo, 27 gen. - Adesione massiccia, da parte degli avvocati palermitani, allo sciopero nazionale dei penalisti, indetto per oggi e domani dall'Unione delle Camere penali. Nel capoluogo siciliano sono saltati quasi tutti i processi, anche quelli con imputati detenuti. Fra questi, il procedimento "Winston", in corso con il rito abbreviato. "La partecipazione dei colleghi all'astensione - ha detto il presidente della Camera penale palermitana, Roberto Tricoli, testimonia la volonta' degli avvocati di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla deriva autoritaria legata a leggi che tendono a ridurre lo spazio delle garanzie in favore del cittadino, anche in violazione palese dei principi costituzionali". Tricoli critica l'abrogazione delle norme che tutelano i cittadini dagli abusi dei pubblici ufficiali ("Erano in vigore fin dalla caduta del fascismo"). Criticata anche la "paventata eliminazione della sospensione condizionale della pena. In un momento di confusione - conclude il presidente della Camera penale - che vede ancora aperta la questione morale, anche nei confronti di ampi settori dello Stato, di ogni colore politico, sottoporre il cittadino a misure draconiane appare una operazione soltanto di facciata".
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Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 09:05:49, in Sindacato, linkato 1135 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma,  27 gennaio 2009
Prot. n. 015/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

Intercettazioni: Fnsi, divieto informare incompatibile con libera stampa e giustizia europea

“Il confronto ripreso in queste ore  su “ddl intercettazioni” non può diventare motivo di cancellazione della cronaca giudiziaria, né dell’introduzione di impropria limitazione al diritto dei cittadini all’informazione su come procedono le inchieste e sui loro contenuti. Immaginare di punire, di volta in volta, con pesanti sanzioni, i giornalisti o gli editori equivale ad una invocazione del delitto di omissione che non trova alcuna giustificazione nei Paesi in cui la stampa libera contraddistingue i caratteri dei sistemi democratici. Gli anticorpi agli eventuali orrori di stampa esistono e se gli strumenti attuativi non funzionano al meglio, occorre semmai correggere questi e non introdurre bavagli ingiustificati.
Le notizie di rilevanza penale e comunque di pubblico interesse, se conosciute da un giornalista, debbono essere pubblicate: lo impone la legge e l’etica professionale, lo richiede il buon senso. Con specifico riferimento alle intercettazioni va osservato che, quelle legittime, sono disposte dalla Magistratura e quando finiscono in atti giudiziari diventano atti pubblici. Il segreto deve essere limitato nel tempo. Ma il pubblico interesse all’informazione (come dimostrano molti casi di giustizia lenta, insufficiente e talvolta ingiusta) non può essere negato sui fatti e le circostanze di rilevanza civile. Questo principio è di valore assoluto e innegabile, come ha sentenziato  la Corte di Giustizia Europea.”
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Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 08:37:14, in Giuristi, linkato 1430 volte)
Bozza

Illustri Giuristi del Foro di Cagliari

Esprimo la mia più sincera sorpresa dal constatare che:

a) io non sia stata affatto convocata dall'Ordine di Cagliari, pur essendomi io recata a Cagliari, per incontrare il Questore Mulas, la Stampa e il Sindaco di Selargius, ed avendo dato la mia piena disponibilità.

b) l'Ordine degli Avvocati di Cagliari non rilevi elementi di rilevanza disciplinare per la copertura data a tutto tondo ad un Reato di Peculato ai Danni dello Stato Italiano, presso Università di Napoli, e all'utilizzo del server universitario per il file sharing di materiali audio video vietati dalla legge per la durata di 4 anni.

c) altresì è da ritenersi censurabile, nonché davvero disdicevole professionalmente parlando, l'atto di mentire su norme comuni del diritto commerciale, quali la registrazione dei Nomi delle Società Commerciali in Nome Collettivo e loro pubblicazione presso le Camere di Commercio Italiane (C.C.I.A.A.) a beneficio e tutela del privato cittadino, spacciandone per vera la privacy.

Nel caso in cui:

- le minacce di lesioni e di morte, la clonazione dei nomi propri, personali ed associativi ai danni di privati ed associazioni, il furto degli account personali e/o email, il file sharing illegale ai danni di Minori e Multinazionali, la diffamazione e l'istigazione a delinquere via web, la pubblicazione di foto, indirizzi e telefoni di privati, adulti e minori,

- nonché tutti gli altri atti ai danni di minori, delle persone fisiche e delle Associazioni coinvolte loro malgrado nella pubblicizzazione di un sito del porno commerciale, registrato in Selargius, prov. di Cagliari,

corrispondano a reati in Italia,

non ho alcun dubbio, che l'etica e la professionalità dell'Ordine degli Avvocati di Cagliari vorrà prontamente attivarsi per un nuovo fascicolo a carico del professionista di via Cugia, in Cagliari, che non affronti con superficialità la tipologia delle indagini.

In merito al potenziale di rendita sul commercio di pornografia via web e sulla spregiudicatezza dei venditori di un mercato asfittico per i milioni di Giga Byte di pornografia gratuita, invito alla lettura dei quotidiani cartacei e web, nonché a prendere visione delle battaglie contro il Boy Love Day della testata giornalistica EPolis, con sede in Cagliari.

Nello stesso modo consiglio alla Dirigenza dell'Ordine degli Avvocati di Cagliari, a titolo di utile informazione, la lettura approfondita dei casi web trattati dalle Associazioni: Meter, Save the Children e Telefono Arcobaleno.

Altresì in merito al caso sono rilevabili a vista le violazioni Legge Privacy, nonché nell'evidenza della associazione di fatto del Cartello e di una società commerciale prestanome i reati punibili dai quattro codici e le evidenti violazioni punibili decreto legislativo 70/2003.

Alla luce di tutto ciò, sono convinta che l'intera dirigenza dell'avvocatura cagliaritana e le Camere Penali converranno sulla necessità di monitorare attentamente: chi e cosa lavora in quel web, la cui quinta parte sulla base del territorio nazionale viene prodotta a Cagliari, proprio da Tiscali S.p.A. e l'emergenza di veder sorgere un "parco giochi" del terzo tipo proprio sotto casa.

Concludendo, informo tutti gli illustri Giuristi del foro di Cagliari, che il mio unico scopo è tutelare l'infanzia, nonché la gioventù "scapestrata" cooptata dalle società collegate a via Cugia, nonché in osservanza al mandato le Associazioni della Società Civile italiana che rappresento, in qualità di presidente.

La mia prossima visita a Cagliari sarà certamente per incontrare il Pubblico Ministero, voglio augurarmi di poter incontrare in quella data anche i dirigenti dell'Ordine degli Avvocati di Cagliari.

Distintamente.

Loredana Morandi


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Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 07:33:45, in Magistratura, linkato 1207 volte)
La testimonianza di Ilda Boccassini.«Il titolare delle inchieste è uno solo»

«Il problema sono i Pm nelle mani dei consulenti»

di Lionello Mancini
Il Sole 24ore 27 gennaio 2009

«Insistere ancora oggi sulla figura di Genchi è un modo per evitare i temi veri all'origine di questo polverone. E i temi veri sono: il ruolo del Pubblico ministero nelle inchieste e l'eccezionale utilità dell'analisi dei tabulati in ogni tipo di indagine». Così Ilda Boccassini, Sostituto procuratore della Repubblica a Milano, delimita il terreno di conversazione sul caso del consulente palermitano al centro della tormenta politico/mediatica del momento. Limiti rigorosi, anche se non ha difficoltà a confermare ciò che è arcinoto: nel 1992, quando accettò l'applicazione in Sicilia per indagare sulle stragi di Capaci e via D'Amelio, conobbe l'allora dirigente di Ps Gioacchino Genchi, uno dei primi esperti in tlc, specialità all'epoca rara come rari erano certi apparecchi e certe tecniche d'indagine. Dopo qualche mese, però, ne chiese l'allontanamento e lo ottenne dall'allora capo della Polizia, Vincenzo Parisi. Perché? «Inutile entrare nel dettaglio di episodi così lontani. Ma una riflessione vale ancora oggi: un'inchiesta procede e va a buon fine se il magistrato che deve dirigerla fa il suo lavoro. Innanzitutto scegliendo con cura i collaboratori e anche assumendo decisioni impopolari, se necessarie». Rifacendosi alla sua esperienza nella conduzione delle inchieste più delicate dell'ultimo ventennio - dalla criminalità organizzata a Mani pulite, al terrorismo brigatista - il magistrato mette in guardia sulle origini di fenomeni alla Genchi: «Il Pm deve saper coordinare Polizia giudiziaria e consulenti, deve affidarsi ad altre competenze, ma anche verificare che fine fanno le deleghe assegnate».

Per tornare a 15 anni fa, date le sue competenze, a Genchi vennero affidati incarichi che egli iniziò a svolgere, ma senza convincere i titolari dell'inchiesta. Parisi decise di destinarlo ad altro incarico ma per arrivare a ciò, Boccassini dovette mettere sul tavolo quel «o lui o io», rivendicando il rispetto di quei ruoli che oggi sembra vacillare.

Se già allora le forze di Polizia arrivarono ai colpevoli di Capaci, riflette la Pm, possono ben farlo adesso, con i mezzi e le nuove tecnologie a loro disposizione. «Proprio non capisco - dice - perché tanti colleghi, specie quelli delle grandi sedi come Milano, Palermo, Roma o Reggio Calabria, scelgano consulenti privati, quando dispongono di personale investigativo di altissima qualità e dotato dimezzi ormai sofisticatissimi». E se il problema, come dice qualcuno, è che i privati sono più efficienti «siamo proprio noi magistrati che dovremmo pretendere dallo Stato mezzi e aggiornamento adeguati per la nostra Polizia giudiziaria».

Ancora, è grave se «un Pm non segue passo a passo, non definisce il lavoro degli ausiliari di Pg, tanto più se si tratta di privati. E può persino accadere che i colleghi si lascino soppiantare nella direzione delle indagini, accettando relazioni obiettivamente irricevibili» perché invece di risposte ai quesiti dell'Autorità giudiziaria, trovano spazio «ipotesi, collegamenti e deduzioni che la legge riserva al Pubblico ministero». E che dire della tendenza mostrata da molte Procure, di rivolgersi ai costosi servizi dei privati quando potrebbero ricorrere a risorse interne? «Ci sono materie in cui questo è indispensabile, come le consulenze mediche o di tipo ingegneristico. Ma nelle mie inchieste, quando ho dovuto affrontare analisi finanziarie e analisi di tabulati, ho lavorato con la polizia giudiziaria. E con ottimi risultati». Quando è indispensabile rivolgersi all'esterno, «chiedo preventivi e discuto i prezzi, perché sto spendendo soldi pubblici, soldi dei contribuenti». Ma l'esperienza porta Ilda Boccassini a sentirsi decisamente più garantita dal rapporto con la Pg «perché attingono dati da database molto completi, mentre un privato non può o non potrebbe avere a disposizione dati riservati come quelli dello Sdi o archivi storici». E a quanto risulta, Genchi svolge i suo lavoro da privato, ancorché sia un poliziotto in aspettativa da 13 anni.

L'altro punto che allarma non poco il magistrato, riguarda le possibili limitazioni all'utilizzo dei tabulati. «Potrei fare molti esempi, ma è facile intuirlo: stabilire attraverso le tracce elettroniche del cellulare, della carta di credito, dei telepass, dove si trova una persona a una certa ora; se telefona o no a qualcuno, se chiama o è chiamato più o meno spesso da una certa utenza, sono tutti elementi che formano prove documentali importantissime. Prove da collegare ad altre risultanze, ma sono ormai indispensabili sia per individuare un colpevole sia per scagionare un innocente. Ed è successo, succede in continuazione...».
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Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 06:36:38, in Associazioni Giustizia, linkato 1171 volte)
Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia:
Gli attacchi a Genchi? Segno di paura del potere.
Domani in Piazza Farnese per difendere la Costituzione.


"Dopo la sospensione del Procuratore Luigi Apicella ed il trasferimento dei Sostituti che insieme a lui avevano proseguito le inchieste già avocate al Pm Luigi De Magistris, l'oligarchia che governa la nazione ci da un nuovo motivo per manifestare il 28 gennaio in Piazza Farnese; l'attacco spregiudicato al Dott. Gioacchino Genchi, consulente del PM De Magistris". Sono state queste le dure parole di Sonia Alfano, presidente dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia che domani sarà a Roma, in Piazza Farnese, insieme ai componenti dell' associazione che presiede ma anche a Beppe Grillo, Marco Travaglio, Antonio Di Pietro, Carlo Vulpio, Salvatore Borsellino e molti altri esponenti della società civile, per manifestare contro la decisione del CSM di punire i magistrati di Salerno. "Le assurde ed infondate accuse che da più parti sono state avanzate nei confronti di Gioacchino Genchi - ha spiegato Sonia Alfano - sono l'ennesima prova che le inchieste inaugurate da Luigi De Magistris contengono la chiave di lettura per spiegare parte degli abomini che da decenni la classe dirigente compie sulla pelle degli italiani. Tanta smodata ferocia nell'attaccare un consulente che ha solo svolto il suo dovere è un segno di paura e preoccupazione da parte di un criminoso sistema di potere.
E' ormai chiaro che stiamo vivendo una delle stagioni più buie della storia di questa nazione e che la Costituzione su cui dovrebbe fondarsi l' Italia è divenuta lettera morta.
Noi familiari delle vittime di mafia abbiamo il dovere di scendere in piazza e di ribellarci alla vanificazione del sacrificio dei nostri cari la cui vita è stata donata per difendere i valori contenuti nella Costituzione di questo paese. Per questo domani, 28 gennaio alle ore 9, saremo a Roma, in Piazza Farnese per pretendere che venga ripristinata la legalità costituzionale e per difendere quanti sono stati puniti per aver compiuto il proprio dovere intaccando, loro malgrado, gli interessi del potere".


Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com
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Di Loredana Morandi (del 27/01/2009 @ 02:16:26, in Estero, linkato 994 volte)

Per non dimenticare l'Olocausto e quello che è avvenuto dopo la shoa.

Per non negare nulla, soprattutto la verità.

 

Olocausto

la Giornata della Memoria

 

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Il collage fotografico è opera di un artista/studioso e molto diffuso in rete. Il materiale fotografico sulla tematica della Germania nazista è di archivio o da testi. Il materiale fotografico inerente le condizioni del popolo palestinese e i suoi rapporti con lo stato di Israele ed il suo esercito è recentissimo, e prodotto delle agenzie fotografiche della stampa internazionale.

L'intera documentazione fotografica è diffusa alla fonte al solo scopo storico e informativo.

 

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