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 blu justice ...... di Lunadicarta
 
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La verità attraversa sempre tre fasi. Dapprima viene ridicolizzata. Poi violentemente contestata. Infine accettata come una cosa ovvia.

Arthur Schopenhauer
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 22/01/2009 @ 02:40:04, in Sindacati Giustizia, linkato 1452 volte)
Comitato Informatici ATU

- comunicato stampa -

In risposta alla notizia di agenzia sotto riportata:
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ultimo aggiornamento: 21 gennaio, ore 19:05
Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - Il casellario giudiziario on line, una delle principali novita' del piano e-gov 2012 "non e' il 'Grande fratello': niente di piu' inventato". Lo ha affermato il ministro della Pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta commentando, nel corso della conferenza stampa, gli attacchi dei giorni scorsi del giornalista di Repubblica Giuseppe D'Avanzo che a proposito di questa iniziativa aveva parlato di una possibile intrusione nella privacy dei cittadini.
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Il Comitato Informatici ATU dichiara:
In relazione alle notizie di stampa circolate negli ultimi giorni, in particolare su "La Repubblica", relativamente ai probabili pericoli dei progetti di centralizzazione dei software del Ministero della Giustizia e letta anche l'ultima dichiarazione del Ministro Brunetta che afferma che "Il Casellario on-line non è il Grande Fratello", banalizzando una tematica molto complessa, i tecnici informatici in appalto degli Uffici Giudiziari, detti ATU (Assistenza Tecnica Unificata) che da 15 anni rappresentano la spina dorsale dell'informatizzazione dell'Amministrazione Giudiziaria vogliono invece comunicare ai media che vi sono senza alcuna ombra di dubbio dei fortissimi pericoli già oggi per il modo superficiale con il quale viene gestito il comparto informatico, essendo lo stesso quasi in totale outsourcing, senza che vi siano adeguati controlli sul personale impiegato nella gestione dei dati sensibili nè sulle società appaltatrici che possono utilizzare tranquillamente lavoratori precari assunti e licenziati alla bisogna, provocando dispersione di conoscenze e numerose "falle" che nessun "sistema di sicurezza" per quanto avanzato è capace di impedire.

Non è possibile considerare sicuro un sistema informatico quando l'amministratore dello stesso ovvero un individuo che abbia accesso completo al sistema non è una persona sicuramente affidabile.

Vi invitiamo alla lettura dell'articolo sul portale www.diritto.it
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Di Loredana Morandi (del 21/01/2009 @ 13:19:23, in Sindacati Giustizia, linkato 1096 volte)
Com'era la canzone? Ah si! .. E Pippo, Pippo non lo sa... che quando passa, ride tutta la città.. Secondo me il ministro Brunetta non solo non ha capito niente e non conosce ciò di cui sta parlando, ma intorno ha veri e propri somari. Il web è qualcosa che un non tecnologico non comprende con la sola spiegazione.

Tutta la mia solidarietà al collega D'Avanzo di Repubblica!

GIUSTIZIA: BRUNETTA,
CASELLARIO ON LINE NON E' 'GRANDE FRATELLO'

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - Il casellario giudiziario on line, una delle principali novita' del piano e-gov 2012 "non e' il 'Grande fratello': niente di piu' inventato".

Lo ha affermato il ministro della Pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta commentando, nel corso della conferenza stampa, gli attacchi dei giorni scorsi del giornalista di Repubblica Giuseppe D'Avanzo che a proposito di questa iniziativa aveva parlato di una possibile intrusione nella privacy dei cittadini.

Brunetta inoltre, ha detto che con "l'introduzione di Ict, Internet e forme elettroniche di comunicazione si risolveranno il 90% dei problemi della giustizia italiana".  (Arm/Ct/Adnkronos)
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Di Loredana Morandi (del 21/01/2009 @ 13:16:04, in Magistratura, linkato 1359 volte)
PERUGIA: CORTE APPELLO CONFERMA CONDANNA ANDREOTTI PER DIFFAMAZIONE GIUDICE ALMERIGHI

Perugia, 21 gen. - (Adnkronos) - La Corte d'Appello di Perugia ha confermato oggi la sentenza emessa in primo grado, il 15 giugno 2007, per il senatore a vita Giulio Andreotti, condannato per diffamazione nei confronti del magistrato Mario Almerighi.
Andreotti era stato condannato dal Tribunale di Perugia ad una multa di 2.000 euro e a una provvisionale di 20.000 euro.
Almerighi aveva sporto querela con l'assistenza dell'avvocato Giuseppe Zupo perche' Andreotti l'aveva definito "un falso testimone che purtroppo e' magistrato in servizio".
L'accusa di Andreotti si riferiva all'audizione di Mario Almerighi nel processo di Palermo dove Andreotti era imputato per la vicenda di Salvo Lima.
In quell'occasione, Almerighi, riportando una confidenza ricevuta da un altro magistrato, Piero Casadei Monti, disse che l'intervento di Andreotti impedi' che il Csm avviasse un procedimento disciplinare contro il giudice Corrado Carnevale, indicato in piu' occasione come 'l'ammazzasentenze'.

(Fam/Ct/Adnkronos) 21-GEN-09 19:47
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Di Loredana Morandi (del 21/01/2009 @ 13:12:59, in Magistratura, linkato 1111 volte)
Il Csm bacchetta il Cavaliere
"Berlusconi denigrò i pm di Napoli"


Il Csm bacchetta il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: ha delegittimato con espressioni gravi e generiche i pm di Napoli che indagavano su di lui; e invece «tutti» devono rispettare «la professionalità e il prestigio dei magistrati».

La reprimenda è contenuta in una delibera approvata a maggioranza dalla Prima Commissione e che domani sarà all'esame del plenum. Le espressioni contestate a Berlusconi risalgono al dicembre del 2007, quando il premier venne indagato per corruzione e istigazione alla corruzione dalla procura di Napoli per la vicenda di segnalazioni di attrici all'ex direttore generale di Rai Fiction Agostino Saccà, e la presunta compravendita di senatori. «L'armata rossa delle toghe si rimette in movimento», affermò allora Berlusconi. Mentre Paolo Bonaiuti disse che la situazione italiana dopo questa iniziativa giudiziaria era paragonabile «al Cile di Pinochet». Di fronte a quelle che ritennero «aggressioni verbali» di «carattere gravemente destabilizzante» , 18 consiglieri del Csm su 24 chiesero e ottennero l'apertura di una pratica a tutela dei pm di Napoli; pratica di cui la delibera che sarà discussa domani dal plenum rappresenta la conclusione.

«Chi è imputato in un processo, chiunque sia, ha il diritto di difendersi nella maniera più ampia», ma «non è manifestazione di tale diritto l'uso di espressioni denigratorie verso il singolo magistrato o l'attività giudiziaria», scrive la Prima Commissione. Ed è quello che «purtroppo» è «accaduto» in questo caso.Il Csm riafferma quindi «l'esigenza che da tutti siano rispettati la professionalità e il prestigio dei magistrati, giacchè la lesione di tali valori incide direttamente sull'indipendente esercizio delle funzioni giudiziarie». È alla luce di tutto questo che il Csm «ritiene necessario, tutelare i magistrati a cui sono riferite le espressioni utilizzate dagli onorevoli Berlusconi e Bonaiuti, che, anche in ragione della loro gravità e genericità, appaiono manifestamente idonee a delegittimarne l'operato».

Il Tempo

GIUSTIZIA: CSM, VERSO RINVIO DELIBERA SU PREMIER-TOGHE NAPOLI
Roma, 21 gen. (Adnkronos) - La discussione sulla proposta di delibera della prima commissione che 'bacchetta' il premier Silvio Berlusconi riguardo alcune dichiarazioni ritenute denigratorie nei confronti dei pm di Napoli che stavano indagando su di lui, quasi certamente domani verra' rinviata. Le ragioni del rinvio sono dettate dal fatto che questa discussione dovrebbe essere accorpata a quella su altre pratiche a tutela di magistrati, gia' pronte per la discussione. Tra queste, quella a difesa di Nicoletta Gandus, presidente del collegio nel processo Mills, accusata da Berlusconi di agire per finalita' politiche. Il dibattito dovrebbe slittare di due settimane, visto che la prossima e' 'bianca' e il plenum non si riunisce. Il documento su Gandus doveva essere discusso a luglio scorso, ma dopo la minaccia dei laici del Pdl Gianfranco Anedda e Michele Saponara e del laico Udc Ugo Bergamo di far mancare il numero legale se la delibera veniva discussa in plenum, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino aveva concordato con i consiglieri di far slittare la trattazione della pratica in autunno. Da allora la pratica non e' stata pero' piu' discussa. (Mrg/Gs/Adnkronos)
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Di Loredana Morandi (del 21/01/2009 @ 13:10:50, in Magistratura, linkato 1236 volte)
INTERCETTAZIONI: BERLUSCONI, CI SARANNO PER PECULATO E CONCUSSIONE
Roma, 21 gen. (Adnkronos) - ''Vedrete che non ci saranno discussioni a riguardo, perche' andiamo avanti con molto buon senso''. In una conferenza stampa a palazzo Chigi, Silvio Berlusconi esclude tensioni all'interno della maggioranza e assicura: le intercettazioni resteranno possibili per i reati di corruzione, concussione e peculato. Saranno contingentate le intercettazioni?, chiede una cronista. Replica il premier: ''Stiamo discutendo su questo, ma saranno ridotti i tempi attualmente in vigore''.

NTERCETTAZIONI: BERLUSCONI, SPERO OPPOSIZIONE VOGLIA CONTENERE DURATA
Roma, 21 gen. (Adnkronos) - ''Un'altra cosa su cui noi pensiamo si debba intervenire e' la durata delle intercettazioni telefoniche''. A sottolinearlo e' il premier Silvio Berlusconi in una conferenza stampa a palazzo Chigi. ''Ci sono casi -avverte il Cavaliere- in cui qualcuno e' stato intercettato per anni. Noi riteniamo che un mezzo eccezionale possa essere utilizzato solo per un tempo contenuto e limitato''. Dice il premier: ''Stiamo trattando proprio questi temi. E spero che anche l'opposizione possa interpretare il sentimento generale degli italiani unendosi a noi nel dare una nuova definizione a questo strumento che nessuno vuole eliminare. Vogliamo soltanto contenere questo strumento nei termini della sua eccezionalita'''. (Vam/Ct/Adnkronos)

INTERCETTAZIONI: BERLUSCONI, PENE PER EDITORI NON GIORNALISTI
Roma, 21 gen. (Adnkronos) - ''Vorrei assicurare che non ci saranno pene per giornalisti, ma per gli editori se permetteranno la pubblicazione delle intercettazioni''. Lo ha assicurato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi parlando della riforma giudiziaria, a cominciare dal nodo delle intercettazioni. (Vam/Ct/Adnkronos)

INTERCETTAZIONI: BERLUSCONI, SI' PER REATI CON PENA SUPERIORE A DIECI ANNI
Roma, 21 gen. (Adnkronos) - ''Ci sono certi reati che possono essere accelerati con il sistema delle intercettazioni e altri per cui veramente non servono. E comunque, tutti i reati superiori come pena edittale ai dieci anni, sono tra quelli che possono dare luogo a delle intercettazioni''. In una conferenza stampa a palazzo Chigi Silvio Berlusconi spiega che vuole far ricorso alle intercettazioni telefoniche per tutti i reati con pena edittale superiore ai 10 anni. Il Cavaliere aggiunge: ''Il sistema delle intercettazioni secondo noi, in sintonia con la Costituzione, puo' essere utilizzato quando esistono gia' degli indizi di reati per aggiungere altre prove'' e in ogni caso le intercettazioni devono dovranno essere possibili ''solo per un periodo limitato''. (Vam/Gs/Adnkronos)
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Di Loredana Morandi (del 21/01/2009 @ 10:52:22, in Magistratura, linkato 1259 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



L’ANM SULLA VICENDA SALERNO/CATANZARO



Nel documento approvato il 10 dicembre 2008 abbiamo già espresso le nostre riflessioni, sul piano culturale e della professionalità del magistrato, in merito allle ricadute sulla credibilità dell’istituzione giudiziaria delle condotte, pur diverse, di entrambi gli uffici coinvolti. A tal proposito facciamo nostre anche le valutazioni espresse da ultimo dalla Giunta distrettuale di Salerno.

In ordine alle iniziative disciplinari adottate dal Procuratore Generale e dal Ministro e alle decisioni della sezione disciplinare del C.S.M., ribadiamo che all’associazione nazionale magistrati non compete esprimere valutazioni di merito. Non si tratta di difendere aprioristicamente le decisioni del C.S.M., nè di schierarsi comunque in difesa dei colleghi incolpati. Siamo, infatti, convinti che tra i doveri dell’associazione vi sia certamente la difesa dell’autonomia del singolo magistrato, ma senza rinunciare al fondamentale ruolo di promuovere sul piano culturale un modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione.

La forza e la credibilità dell’associazione nazionale magistrati è rappresentata proprio dall’impegno nella difesa dell’ordine giudiziario nel suo complesso e dei valori costituzionali su cui si fonda.

Auspichiamo che la discussione e il dibattito su questa pagina difficile e dolorosa vicenda tenga conto della complessità delle questioni sottese, senza per questo sottrarci al confronto con il senso di insoddisfazione manifestato da molti colleghi che lamentano, nella complessiva vicenda, carenze, lacune e ritardi del circuito istituzionale.

Abbiamo già definito la Calabria come “una terra difficile che per molti versi è simbolo dei mali del nostro paese”.

Riteniamo di dover ribadire che la magistratura, anche associata, ha, al riguardo, delle responsabilità importanti e che sul punto sia doverosa una forte autocritica: troppo a lungo abbiamo consentito che la direzione di uffici giudiziari delicatissimi fosse affidata per decenni a magistrati spesso professionalmente squalificati, a volte addirittura collusi con i potentati locali. Non abbiamo saputo o voluto vedere quanto il criterio dell’anzianità senza demerito fosse inadeguato soprattutto in realtà dove la conservazione di un sistema di potere illegale si nutre e si alimenta anche della inefficacia e della collusione degli apparati dello Stato.

Proprio per questo, però, dobbiamo essere oggi capaci di apprezzare l’inversione di tendenza, in applicazione della riforma del 2007, nella scelta dei dirigenti degli uffici giudiziari con la temporaneità degli incarichi direttivi, l’abolizione del criterio dell’anzianità senza demerito e la valorizzazione del merito, della professionalità e delle attitudini. Si tratta di una inversione di tendenza che ha cominciato a dare frutti concreti e significativi, anche se resta ancora molto da costruire: in particolare un sistema affidabile e verificabile di valutazione della professionalità che consenta di sottrarre il più possibile le scelte del CSM a logiche di appartenenza o di protezione corporativa.

Noi rivendichiamo l’indipendenza dei magistrati giudicanti e del pubblico ministero in un unico ordine, in quanto rappresenta una garanzia di legalità e di uguaglianza dei cittadini. Ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che la soggezione del magistrato alla legge non è solo garanzia della sua indipendenza, ma è anche il limite del suo potere, che intanto si giustifica in quanto è esercitato nel rigoroso rispetto delle regole. Questo è il nostro compito e la nostra responsabilità.

Le difficoltà oggettive e interne ad una inchiesta delicata, sommate all’ostilità dell’ambiente in cui si opera e ai ritardi da parte degli organi istituzionali, possono forse spiegare la ricerca di soluzioni fuori del processo, ma non possono giustificarle; né sono mai ammissibili nell’esercizio della giurisdizione scorciatoie o torsioni.

La magistratura è, e pretende di essere, custode della legalità. Ed è giusto che a noi si possa e si debba richiedere rispetto assoluto delle regole, di tutte le regole, processuali, etiche e deontologiche.

Roma, 21 gennaio 2009
La Giunta Esecutiva Centrale
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2009-01-21 17:49
De Magistris: Apicella, lascio Anm
Piu' utile devolvere a bimbi Gaza quote associative
 (ANSA) - ROMA, 21 GEN - ''Ho gia' deciso di lasciare l'Associazione Nazionale Magistrati''. Lo ha detto il procuratore di Salerno Luigi Apicella. L'annuncio nella puntata di ''Annozero'' che andra' in onda domani, a proposito della sua sospensione dalle funzioni e dallo stipendio, decisa dal Csm in seguito allo scontro con la procura di Catanzaro sulle inchieste condotte da Luigi De Magistris.''Penso sia piu' utile devolvere ai bambini di Gaza le quote associative''.

L'esecuzione sommaria del dott. Apicella si vede, probabilmente quello che sta subendo è troppo e sembra scontare anche le colpe di altri. Il messaggio che si vede da fuori sembra tuonare: "Chi tocca i processi di De Magistris,  muore". Ed in questa vicenda aleggia immanente l'aura trasversale dell'asse politica/corruzione e, nonostante le buone intenzioni, la professionalità e l'esattezza (o meno) dei procedimenti, è quello che rimane solo a svolgere il ruolo pubblico del "buono". Quel che è peggio è che i cattivi, di qualunque colore, stanno soprattutto al governo e nei luoghi del potere.
Augurando al dott Apicella un futuro con i Grillini, lo ringrazio a nome dei bambini di Gaza, per i quali ogni aiuto è necessario, anche se intuisco bene il senso di solitudine che traspare dalla sua affermazione. Mi auguro che Apicella e l'ANM possano ri-avvicinarsi reciprocamente, costi quel che costi, anche se l'ex procuratore di Salerno non è il primo, tra i magistrati più impegnati e/o presi di mira dai governi e dai media embedded, ad abbandonare sindacato e corrente.

Da non perdere la puntata di Anno Zero di domani sera.
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Di Loredana Morandi (del 21/01/2009 @ 09:52:49, in Magistratura, linkato 1039 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

 

L’ANM SULLA GEOGRAFIA GIUDIZIARIA


L’Associazione Nazionale Magistrati ha più volte denunciato la grave crisi di funzionalità del sistema giudiziario e la urgente necessità di interventi di riforma per garantire ai cittadini un processo in tempi ragionevoli.

Le proposte del governo e il dibattito pubblico, invece, sono incentrate, ancora una volta, sull’assetto ordinamentale della magistratura, sulla separazione delle carriere, sulla responsabilità civile e disciplinare dei magistrati, per non parlare della riforma dell’assetto costituzionale della magistratura. 

Tra gli interventi proposti per incidere davvero sulle inefficienze del sistema giudiziario l’associazione ha indicato più volte la necessità di rivedere la anacronistica geografia giudiziaria del nostro Paese.

A tal fine, l’ANM, anche richiamandosi alle conclusioni della Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica (CTFP) istituita presso il Ministero del Tesoro, ha proposto una ricognizione sulla esatta consistenza degli uffici giudiziari (sommatoria tribunale + procura), che non superano il limite di 20 unità, individuato come la dimensione minima assolutamente inderogabile di un ufficio giudiziario.

Da tale analisi, si evince che ben 67 uffici hanno organici inferiori alle 20 unità (pari al 68% degli uffici di 1° grado), e che tra loro vi sono addirittura due uffici che coincidono con capoluoghi di corte di appello (L’Aquila e Campobasso). Mentre ben 16 uffici hanno organico inferiore alle 10 unità.

Il primo risultato cui tendere, dunque, è  quello di razionalizzare nell’immediato la dimensione degli uffici la cui sopravvivenza è del tutto “ingiustificabile”.

L’ANM propone dunque un intervento immediato  attraverso:

a) l’unificazione degli uffici di minime dimensioni (6-10 unità) ad altri che hanno consistenza numerica superiore alle 10 unità (salve le peculiarità del territorio su cui operano)

b) ulteriori accorpamenti per arrivare alla dimensione ottimale minima di 20 unità.

Roma, 21 gennaio 2009
La Giunta Esecutiva Centrale
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Di Loredana Morandi (del 20/01/2009 @ 11:49:32, in Magistratura, linkato 1265 volte)
2009-01-20 13:15
DE MAGISTRIS: APICELLA, STO VALUTANDO
SALERNO - "Non mi sembra il caso di rilasciare dichiarazioni". E' quanto ha detto il procuratore Luigi Apicella che alle 10 in punto è giunto nel suo ufficio al terzo piano di Palazzo di Giustizia, a Salerno. Alla domanda del cronista sulla prossime iniziative che il procuratore salernitano intenderà intraprendere dopo le decisioni della sezione disciplinare del Csm, che lo ha sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, Apicella ha risposto: "Sto valutando".


DE MAGISTRIS: FAMILIARI VITTIME MAFIA, IN PIAZZA PER APICELLA

ROMA - L' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia aderisce ufficialmente al comitato promotore della manifestazione, indetta a Roma il 28 gennaio, a sostegno del Procuratore Capo di Salerno, Luigi Apicella. Una nutrita delegazione dell'associazione sarà presente a Roma per manifestare il dissenso contro la decisione del Csm "La sospensione di Apicella - dichiara il presidente dell' associazione, Sonia Alfano - è l'atto di completamento della distruzione del sistema democratico italiano. La Procura di Salerno - prosegue - è stata smantellata dal potere politico senza alcuna motivazione sensata ma solo per aver avuto l'ardire di indagare su politici, imprenditori, amministratori e funzionari corrotti". "La prova definitiva che la nostra democrazia sia ormai moribonda - dice la presidente - sta nelle dichiarazioni del presidente dell'Anm, Luca Palamara, che considera come 'anticorpi' del sistema istituzionale un' arbitraria decisione politica a danno della sacrosanta autonomia della magistratura". "Se anche gli organi associativi della magistratura - aggiunge - si sono adeguati al piccolo colpo di Stato che la decisione del CSM ha sancito, non resta altro da fare che scendere in piazza in prima persona a pretendere che in Italia si reintroduca un sistema democratico".

di Sandra Fischetti

ROMA - Mano pesante del Csm sui magistrati protagonisti dello scontro tra le procure di Salerno e Catanzaro, giocato sulle inchieste avocate all'ex pm Luigi De Magitris. La sezione disciplinare ha accolto quasi totalmente le misure severe che erano state sollecitate dal ministro della Giustizia Alfano: ha sospeso dalle funzioni e dallo stipendio il procuratore di Salerno Luigi Apicella e ha trasferito in via d'urgenza dalle loro rispettive sedi e dalle loro funzioni (non possono fare i pm ma devono passare alla magistratura giudicante) il procuratore generale di Catanzaro Enzo Jannelli, il suo sostituto Alfredo Garbati e i due pm di Salerno Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani.

Restano, invece, al loro posto i due pm di Catanzaro titolari dell'inchiesta "Why not" - che dunque non si fermerà per effetto della decisione del Csm, ma potrà andare avanti -. Domenico De Lorenzo e Salvatore Crucio: nel loro caso, infatti, la richiesta di trasferimento di Alfano è stata rigettata. Il Csm ha dato una risposta dura, andando ben oltre le richieste della procura generale della Cassazione, che aveva chiesto solo il trasferimento di Apicella. D'altra parte, lo stesso Capo dello Stato - che del Csm è il presidente - era intervenuto direttamente, preoccupato da una vicenda da lui stesso definita "senza precedenti".

La decisione è nei fatti più pesante per la procura di Salerno, che perde il suo capo e i due sostituti che indagavano sugli esposti di De Magistris, e che sono stati gli autori del clamoroso sequestro del fascicolo Why not e delle perquisizioni a carico dei colleghi della procura generale di Catanzaro che dopo l'avocazione ne erano diventati i titolari. Mentre per i magistrati di quest'ultimo ufficio giudiziario, il Csm ha graduato le responsabilità, colpendo il capo dell'ufficio, il Pg Jannelli, e il suo sostituto Alfredo Garbati, coordinatore dell'inchiesta Why not. E se è vero che Alfano aveva accusato tutti di aver compiuto atti abnormi, violato doveri deontologici e norme di legge, insomma, di aver tenuto comportamenti che hanno suscitato "clamore" e "scandalo", "incompatibili" con il loro ruolo, é vero anche che era stato molto piùsevero con i magistrati di Salerno. Tanto da contestare loro "assoluta spregiudicatezza" "assenza del senso delle istituzioni", e l'intento con la loro inchiesta di "ricelebrare in una prospettiva non neutrale" i processi avocati a De Magistris.

La responsabilità maggiore il ministro l'aveva attribuita ad Apicella, per non aver esercitato il suo potere di controllo: la sua "credibilità " - aveva scritto Alfano - ha subito un "vulnus" tale "da renderlo incompatibile con l'esercizio di qualsiasi funzione all'interno della magistratura". E se ora Apicella tramite i suoi legali si dice amareggiato, dal ministero della Giustizia trapela la soddisfazione del Guardasigilli per il "sostanziale accoglimento" delle sue richieste". Un sentimento condiviso dall'Anm che apprezza la "risposta sollecita" a una "pagina nera" e con il suo presidente Luca Palamara sottolinea che il sistema ha dimostrato "di avere gli anticorpi".

Approfondimenti: De Magistris: il dispositivo della sentenza


Giustizia Quotidiana parteciperà alla manifestazione indetta dalle Associazioni dei Familiari delle vittime di Mafia, così avremo un piccolo foto reportage per questo blog e un piccolo servizio originale per l'evento.
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Di Loredana Morandi (del 20/01/2009 @ 11:41:44, in Magistratura, linkato 1647 volte)
Giustizia e federalismo, il doppio filo del dialogo

di Emilia Patta
20 gennaio 2009

«Senza il muro contro muro si possono fare insieme grandi riforme». È Umberto Bossi, di buon mattino a Palazzo Madama per seguire gli ultimi ritocchi al federalismo fiscale, a segnare sul barometro della politica tempo quasi sereno.

Nell'agenda delle prossime ore due grandi riforme: il federalismo fiscale, che giovedì potrebbe avere il via con l'astensione del Pd dall'Aula del Senato, e il "pacchetto" giustizia. Sul federalismo sarà un incontro maggioranza-Pd domattina a decidere il voto. Sulla giustizia i nodi dovrebbero essere sciolti stasera in un vertice di maggioranza. «Il ministro Alfano presenterà un'ipotesi positiva che aggrega tutta la maggioranza e apre anche un confronto positivo con i settori dell'opposizione che, come testimonia l'iniziativa D'Alema-Casini, si pongono in modo colloquiale per una riforma seria della giustizia», spiega l'azzurro Fabrizio Cicchitto.

Già, la bozza D'Alema-Casini. Presentata ieri in un convegno di Italianierupei e Liberal, si propone di «accettare la sfida del Governo» e apre sul terreno delle modifiche costituzionali, non escludendo una mezza rivoluzione al Csm, proprio quando la linea ufficiale del Pd è di procedere solo per via ordinaria. Evidente l'apprezzamento del Pdl, che da settimane invita il Pd a mollare Di Pietro e il suo giustizialismo.

Dietro l'iniziativa di D'Alema, evidentemente, anche il nodo delle alleanze. Da Veltroni esplicito gelo. Eppure qualche segnale in tal senso il leader democratico sembra averlo dato ieri da Napoli. Rimproverando a Casini di allearsi a livello locale con una coalizione, quella di centro-destra, contrastata in Parlamento. Così come, sul fronte delle riforme istituzionali, Veltroni prova a dettare l'agenda legando a doppio filo l'ok sul federalismo all'approvazione della bozza Violante (riduzione del numero dei parlamentari e istituzione del Senato delle Regioni). E condizionando inoltre il sì al federalismo proprio a quella «chiarezza sui costi» invocata da Casini. Insomma, Veltroni non sembra intenzionato a guardare mentre si rafforza l'asse D'Alema-Casini e mentre l'ex premier viene indicato come il "vero" interlocutore dal Pdl. Una settimana importante, come si vede, e non solo per le riforme ma anche per il futuro assetto politico. E per Veltroni, forse, un'occasione per uscire dall'impasse in cui è finito il Pd anche in seguito alle inchieste giudiziarie rilanciando il profilo "riformista". Anche a costo di pagare il prezzo dipietresco.

Il Sole 24 ore

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Tremonti: «Entro dicembre via al federalismo fiscale»
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