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La Legge non ammette l'ignoranza dell'avvocato.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/09/2007 @ 19:20:52, in Magistratura, linkato 2373 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

Sull’incontro odierno dell’ANM con il Ministro della Giustizia
 

Cancellare il doppio prelievo sui magistrati.

Evitare bizzarrie e continue altalene sull’età pensionabile.

Ripensare il trattamento economico alla luce del nuovo ordinamento giudiziario.   

* * *

- Nell’incontro odierno con il Ministro della Giustizia, la Giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati ha rappresentato i principali problemi relativi all’organizzazione giudiziaria, allo status dei magistrati ed al loro trattamento economico.

- In particolare la Giunta ha ricordato che -  in forza della legge finanziaria 2006 - i magistrati italiani hanno contribuito al risanamento della situazione economica del paese due volte, in primo luogo pagando, al pari della generalità dei cittadini, imposte più elevate e,  in secondo luogo, subendo un prelievo straordinario del 30% sul meccanismo di adeguamento delle retribuzioni per l’anno 2007.

Il miglioramento della situazione economico-finanziaria e la costituzione di una eccedenza finanziaria (il c.d. tesoretto) privano di ogni giustificazione e di ogni legittimità il mantenimento del prelievo straordinario del 30% sul meccanismo di adeguamento delle retribuzioni anche per l’anno 2008.

Di qui la richiesta dell’ANM che, in sede di approvazione della legge finanziaria del 2008, sia cancellata la norma che prevede tale prelievo e si ritorni ad una situazione di normalità grazie alla eliminazione della anomala doppia imposizione (attuata in un momento nel quale la crisi economica del paese veniva descritta come gravissima).

- Inoltre la Giunta ha discusso con il Ministro le indiscrezioni di stampa riguardanti futuri ed eventuali interventi legislativi diretti a portare a 70 anni l’età pensionabile dei magistrati.

Al riguardo è stato sottolineato con forza che:

a) continui interventi sull’età pensionabile condizionano in modo decisivo la nomina dei vertici di importanti uffici giudiziari (a cominciare dalla Corte di cassazione) e rischiano di incidere sulle stesse prerogative  del CSM e sulla autonomia ed indipendenza della magistratura;

b) la proposta di portare a 70 anni l’età pensionabile dei magistrati è inutilmente onerosa, duplica le spese ed è perciò incomprensibile sotto il profilo della politica della spesa pubblica.

- Sono stati infine riproposti dall’ANM e discussi i problemi della riparametrazione retributiva e della necessaria riorganizzazione del trattamento economico sulla base del nuovo ordinamento giudiziario che prevede il concorso di secondo grado ed eleva l’età di ingresso in magistratura .

La Giunta Esecutiva Centrale dell’ANM
Roma 26.9.2007

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2007 @ 19:16:39, in Magistratura, linkato 2549 volte)

Sicurezza, giustizia, dimensione internazionale dell’Italia nel quadro delle trasformazioni dell'amministrazione pubblica.

L'opportunità di una riflessione "in comune" tra magistrati, diplomatici e prefettizi e la richiesta di un rinnovato dialogo con la politica.

* * *

Il corretto ed efficace funzionamento dell’amministrazione pubblica è di fondamentale rilievo per la garanzia dei diritti dei cittadini, per la vita dello Stato democratico di diritto e per il ruolo del paese nella scena internazionale.

Il processo di diversificazione delle funzioni pubbliche verificatosi negli ultimi anni in Italia e l'articolazione democratica dei pubblici poteri in enti territoriali "rappresentativi" hanno prodotto radicali trasformazioni dell' intera amministrazione.

Con lo sviluppo di nuove forme di intervento  meglio rispondenti alle esigenze della società e dell’economia, l'amministrazione pubblica si è via via differenziata in strutture aventi organizzazione e compiti diversi: "enti pubblici" preposti alla cura di interessi sociali ed economici di settore, "agenzie" con compiti di impulso e di disciplina di particolari aree socio economiche, "autorità indipendenti" investite di funzioni di regolazione e di risoluzione di conflitti.

Sotto altro profilo, la dimensione regionale e locale hanno assunto uno straordinario rilievo politico-istituzionale e gli enti territoriali rappresentativi, forti di una diretta legittimazione democratica e del ruolo che la Costituzione gli assegna, hanno assunto su di sé una parte molto rilevante delle funzioni svolte dalle amministrazioni centrali e dalle loro articolazioni periferiche.

In entrambe queste grandi aree dell' amministrazione il rapporto tra il potere politico ed i soggetti che esercitano direttamente funzioni amministrative dotate di rilevanza esterna (o sono preposti a compiti di direzione amministrativa) è divenuto più ravvicinato ed intenso. E ciò o per l'esistenza di un potere politico nella designazione e nella nomina o per l'affermarsi di un rapporto di natura fiduciaria che si esprime nella nomina politica oltre che nella temporaneità e revocabilità degli incarichi di direzione.

Nonostante il (o a causa del) processo di sviluppo e di differenziazione dei modelli e delle forme di intervento delle pubbliche amministrazioni e l'affermarsi di una amministrazione che si configura sempre più come diretta ed immediata emanazione del potere politico, restano (o sono sempre più) di vitale importanza per la collettività le funzioni proprie dello Stato “classico” - sicurezza, giustizia, politica estera - svolte da “amministrazioni imparziali" e da una magistratura "indipendente" nella cura dell’interesse generale.


Di più: queste funzioni pubbliche, che caratterizzano lo Stato anche nella sua proiezione internazionale e comunitaria, reclamano di essere svolte con un respiro europeo ed internazionale, in uno spirito di costante confronto con i modelli dei paesi più avanzati dell'Unione, alla luce beninteso delle caratteristiche del nostro Paese che devono in tale ambito essere valorizzate. 

Su questo terreno si gioca anche la competitività del nostro paese che richiede - accanto ad investimenti nei settori della ricerca scientifica, della innovazione tecnologica, della formazione e a decise innovazioni delle imprese e del sistema creditizio - anche una profonda riqualificazione della spesa pubblica.

Spesa pubblica che, come è noto, costituisce circa la metà del PIL italiano e assume un ruolo determinante per la crescita del Paese soprattutto se muta la sua qualità e se , in un quadro di rinnovamento della pubblica amministrazione, si investe in sicurezza, giustizia, rilancio del ruolo internazionale dell’Italia.

Per rispondere alle istanze di una società esigente ed ai fini di una opportuna collocazione sul piano internazionale dell’Italia occorrono dunque apparati in grado di garantire ai cittadini il bene primario della sicurezza, intesa nella sua accezione più ampia di garanzia delle condizioni per l’esercizio di diritti fondamentali, un'amministrazione giudiziaria capace di assicurare in tempi ragionevoli la risoluzione dei conflitti e la repressione dei reati, strutture e competenze idonee a sostenere tecnicamente una politica estera di pace e di cooperazione, sia in ambito multilaterale che bilaterale, di promozione degli interessi nazionali all’estero nei vari settori (economico, culturale) e di attuazione delle politiche di immigrazione e di sostegno alle nostre collettività all’estero.

Il rischio è che,  anche in ragione della posizione di "imparzialità" o di "indipendenza" di quanti vi operano , questi decisivi settori dell'amministrazione pubblica subiscano - in maniera ora esplicita e dichiarata, ora silenziosa e strisciante - un processo di ridimensionamento nella complessiva destinazione di risorse finanziarie e nella organizzazione del lavoro; con pesanti effetti negativi sulla incisività, celerità ed efficacia dell’azione dei pubblici poteri.

Misure estemporanee, ispirate a logiche ragionieristiche e concepite senza adeguate “valutazioni di impatto” (come quelle adottate nelle ultime leggi finanziarie) possono indebolire i settori di cui parliamo e compromettere la loro efficienza riducendo forza e legittimazione dello Stato nelle sue relazioni con i cittadini e con gli altri Paesi.

Un siffatto rischio è particolarmente visibile, specie in prospettiva, se si guarda alla capacità di tali amministrazioni “imparziali” di attrarre, in ragione delle prospettive professionali offerte e dei livelli retributivi, le migliori energie intellettuali, indispensabili per lo svolgimento di funzioni che richiedono competenze e professionalità elevate, selezionate mediante concorsi rigorosi, in ottemperanza al dettato costituzionale.

Alcuni sembrano voler ignorare i gravissimi costi economici e sociali del depauperamento di carriere professionali neutrali ed indipendenti come quella prefettizia, diplomatica e della magistratura, che per vocazione, seguono aspetti determinanti della “cosa pubblica”, depauperamento che una volta avviato sarà difficile, se non impossibile, da ricomporre.

In questi anni i segnali di scarsa attenzione e cura per le sorti di aree dell'amministrazione operanti secondo criteri di imparzialità e logiche di servizio allo Stato sono stati purtroppo numerosi.

Un tale atteggiamento della politica si è espresso su più versanti in forme spesso contraddittorie: pura e semplice riduzione o mancato adeguamento delle risorse finanziarie; attribuzione di nuove responsabilità e compiti non accompagnati né da adeguati stanziamenti né da un'opera di semplificazione e snellimento delle procedure; mantenimento di condizioni di lavoro, specie nelle sedi periferiche, in molti casi semplicemente afflittive; crescente tendenza a sovradimensionare le strutture di diretta collaborazione politica (in certi casi concentrando in tale sede personale esterno prescelto in base a criteri di “vicinanza” e privo di reali conoscenze delle amministrazioni), a scapito delle strutture che operano in prima linea; crescenti squilibri delle dinamiche retributive rispetto alle categorie di riferimento in altri settori dell'amministrazione.

In questo contesto - e pur con la consapevolezza delle diversità esistenti tra le rispettive attività - le associazioni che rappresentano i diplomatici, la carriera prefettizia e la magistratura ordinaria ritengono di dover avviare tra di loro un confronto culturale e tecnico che metta a fuoco tanto le problematiche comuni quanto i temi dei relativi settori, avendo a mente gli interessi dei cittadini  ed il loro diritto a fruire dei beni fondamentali alla cui cura le rispettive amministrazioni sono preposte.

In particolare un'utile riflessione comune potrà svilupparsi lungo tre fondamentali direttrici.

La prima riguarda le principali e più urgenti esigenze di razionalizzazione degli apparati, delle procedure e delle strutture organizzative preordinate all'esercizio delle funzioni di cui si discute.

La seconda concerne le nuove necessità poste dalle differenti dimensioni –internazionale, comunitaria e locale - entro cui si svolge l'azione statuale.

La terza riguarda le condizioni normative che possono consentire  ai magistrati, ai  diplomatici ed ai prefettizi di svolgere con efficacia il loro ruolo istituzionale.

Le associazioni promotrici della iniziativa intendono avviare un lavoro comune, svolgere analisi e formulare proposte concrete ed innovative sulle questioni di fondo e sui temi urgenti nel quadro di  un rinnovato dialogo e di una fattiva interazione con il livello politico. *


ANM            Associazione nazionale magistrati
SNDMAE     Sindacato nazionale dipendenti Ministero Affari esteri
SINPREF     Sindacato nazionale funzionari prefettizi

3 ottobre 2007, Hotel Quirinale - Roma

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Di Loredana Morandi (del 23/09/2007 @ 22:41:22, in Magistratura, linkato 2562 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Magistratura Democratica


" La situazione di sofferenza di molti uffici giudiziari calabresi è stata ripetutamente segnalata da Magistratura democratica, che ha conseguentemente sollecitato interventi istituzionali tempestivi e appropriati.

Invece di porre rimedio alle sempre più rilevanti carenze organizzative e di perseguire inerzie e compromissioni, il Ministro della giustizia ha peraltro preferito una iniziativa spettacolare e pressoché inedita (la richiesta di trasferimento di ufficio in via cautelare di alcuni magistrati) che assimila posizioni del tutto diverse, si sovrappone a procedure del Consiglio Superiore della Magistratura ormai prossime a definizione e, soprattutto, incide su delicati procedimenti in corso (che coinvolgono anche settori significativi della politica).

Difficile non scorgere in ciò - anche per i tempi e le modalità che hanno caratterizzato l'iniziativa - un attacco all'indipendente esercizio della giurisdizione destinato ad alimentare ulteriormente, anziché risolvere, le difficoltà e i problemi degli uffici interessati".

Rita Sanlorenzo
Segretario Nazionale di Magistratura Democratica

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Di Loredana Morandi (del 22/09/2007 @ 08:42:42, in Magistratura, linkato 2462 volte)
I 2 magistrati indagano su affari e politica: a luglio spuntò nome Prodi
Catanzaro: Mastella chiede trasferimento pm
Il Guardasigilli ha chiesto al Csm il trasferimento d'ufficio del pubblico ministero De Magistris e del procuratore Lombardi
 
 
Il pm della Procura di Catanzaro, Luigi De Magistris (Ansa)
Il pm della Procura di Catanzaro, Luigi De Magistris (Ansa)
ROMA
- Una decisione che farà discutere. Trasferimento cautelare d'ufficio per il pm di Catanzaro Luigi de Magistris e del procuratore capo Mariano Lombardi. È quanto richiesto, secondo quanto si è appreso, dal Guardasigilli Clemente Mastella alla sezione disciplinare del Csm, all'esito dell'ispezione condotta nell'ufficio giudiziario di Catanzaro. Gli atti sono stati trasmessi anche alla Prima Commissione di Palazzo dei Marescialli, competente per le inchieste riguardanti magistrati. L'istanza del ministro riguarderebbe anche il pm di Potenza Vincenzo Montemurro. Il tribunale delle toghe esaminerà le richieste di Mastella l'8 ottobre prossimo.
L'INCHIESTA - De Magistris, insieme al procuratore Lombardi sta portando aventi un'importante inchiesta su rapporti tra politici, forze dell'ordine, massoneria che vede coinvolto anche il premier Romano Prodi.
Nell'indagine si ipotizza l'esistenza di un comitato d'affari che si sarebbe appropriato di denaro pubblico proveniente da fondi Ue per centinaia di milioni di euro.
21 settembre 2007
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Di Loredana Morandi (del 16/09/2007 @ 12:04:39, in Magistratura, linkato 2523 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

RETRIBUZIONI DEI MAGISTRATI ED EQUIVOCI ALIMENTATI DAL LIBRO VERDE SULLA SPESA PUBBLICA


Nel capitolo dedicato alla giustizia del “Libro verde sulla spesa pubblica” si legge, tra l’altro, che “ben il 67% dei magistrati ha un ruolo – e corrispondente retribuzione - superiore alle funzioni svolte. Questa percentuale scende al 52% nel Sud e nelle isole e sale al 74% nell’Italia centrale”.

E’ davvero singolare leggere tali affermazioni in un documento ufficiale del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Gli estensori del documento dovrebbero infatti avere ben presente che per dettato costituzionale (art. 107 Cost.) e sulla base delle leggi ordinarie che disciplinano lo statuto dei magistrati questi ultimi si “distinguono tra di loro soltanto per diversità di funzioni”.

Non esistono dunque funzioni superiori e funzioni inferiori ma solo funzioni diverse e perciò la retribuzione dei magistrati non è commisurata alle funzioni svolte ma al positivo superamento di vagli di professionalità periodici nel corso della carriera.

 In attuazione del principio costituzionale di pari dignità delle funzioni giudiziarie, tanto il vecchio ordinamento giudiziario, quanto la legge Castelli e la recente legge Mastella hanno sempre collegato la retribuzione dei magistrati alle fasi della carriera e non alle funzioni svolte. Negli uffici giudiziari di primo grado si svolgono, infatti, funzioni di straordinaria importanza e si affrontano spesso i casi più nuovi e ardui, cosicché non si può certo parlare di funzioni inferiori per qualità e valore a quelle svolte in secondo grado ed in Cassazione.

In questo contesto costituzionale e normativo parlare di “retribuzioni superiori alle funzioni svolte” è un vero e proprio non senso istituzionale che può alimentare solo dannose confusioni e dare all’opinione pubblica l’idea che le retribuzioni dei magistrati siano determinate sulla base di regole capricciose e incomprensibili (come è puntualmente dimostrato da un recentissimo articolo comparso su “L’Espresso” del 20 settembre 2007 intitolato “Acqua alta in Tribunale” che, prendendo spunto dal Libro verde, si avventura in comparazioni tra retribuzioni di magistrati del Nord e del Sud suggerendo l’esistenza di una sorta di giungla retributiva).

Roma, 14 settembre 2007

Il Segretario Generale dell’ANM, Nello Rossi

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Di Loredana Morandi (del 26/08/2007 @ 12:43:01, in Economia, linkato 2747 volte)

I rischi del download illegale

Il logo di uno dei più celebri programmi di interscambio online (Flickr - Onion83)

Non si illudano gli aficionados del P2P illegale: scaricare gratuitamente mp3, film e software protetti da copyright, è ancora attività a rischio. Ce lo hanno confermato, all’indomani della storica  sentenza (n. 149/07) della Cassazione che ha assolto due ragazzi del Politecnico di Torino, quasi tutti gli avvocati che abbiamo consultato. La Corte, ci hanno detto, fa chiarezza – dal punto di vista penale - su un’ipotesi di reato avvenuto nel 1999, prima dell’entrata in vigore della cd Legge Urbani, che ha modificato in senso restrittivo (per i downloader) la normativa n. 633/41 sul diritto d’autore. Non costituisce in sostanza un precedente. Vale per il passato.

Scaricare e (a maggior ragione) uplodare è attività illegale, secondo l’interpretazione giurisprudenziale prevalente, anche quando non vi sia palese scopo di lucro (per farne commercio). Basta che vi sia l’intenzione, secondo la legge Urbani, di «trarne profitto». Una dicitura giuridica che, secondo l’interpretazione sostenuta dalle major, significa sostanzialmente una cosa: downloadare e uploadare file illegali – anche a uso esclusivamente personale – configura un profitto individuale: il risparmio sul prezzo di acquisto del prodotto. Ed è quindi punibile ai sensi degli articoli 171 bis e ter della legge sul copyright modificata con decreto Urbani.

Certo, la questione, oltre che giurispridenziale, è politica. O meglio, è legata alla lettera della normativa, ma – caso per caso – i giudici sono chiamati anche a inquadrare la logica del legislatore, in un contesto in rapida trasformazione tecnologica, dove le due lobby, quella del «copyleft» e quella delle major, si fanno sentire eccome. Anche a colpi di pareri giurisprudenziali. Leggetevi, ad esempio, l’opinione dell’ Avv. Carlo Blengino, su

Altalex.com, il portale dove vengono pubblicate tutte le sentenze che fanno giurisprudenza. Come si vede, la questione è aperta. Il dibattito giurisprudenziale è in corso. Nessuno può cantare vittoria: né le major né i partigiani del copyleft, tra cui spiccano l’ex ministro Roberto Maroni e il cantautore Antonello Venditti.

Al di là del dibattito giurisprudenziale, per ora in Italia chi scarica e mette a disposizione file protetti da copyright, rischia poco. Le cause penali sono ancora troppo poche per definire un’interpretazione giurisprudenziale dominante. I server su cui si appoggiano i file scambiati con il P2P sono spesso localizzati all’estero. Chi si sobbarca costi di questa natura quando a commettere il reato sono semplici navigatori, dalle mura domestiche? E - anche secondo le major – le difficoltà tecniche a rintracciare (e poi fare causa) i downloader illegali rendono le azioni rare e, certamente, antieconomiche. Dal punto di vista penale, però, sembra assodato che l’attività di semplice download sia perseguibile, con una sanzione amministrativa (152 euro per file illegale), mentre

quella di file-sharing (cioé quella che fanno tutti i downloader online, attraverso una serie di programmi P2P come Emule o Xtorrent) è di fatto attività punita penalmente, con sanzioni che vanno dai 6 mesi ai tre anni, qualora vi siano intenzioni di trarne profitto. Affrontare la questione esclusivamente sul piano legale è però riduttivo. Perché la giurisprudenza sta muovendo soltanto i primi passi su un terreno, quello tecnologico, che corre assai più delle leggi. Intanto, sul piano del diritto civile, coloro che si sentono danneggiati possono chiedere i danni. Anche agli studenti di Torino.

FONTI

  • Legge sul diritto d’autore
  • Gli articoli chiave
  • La sentenza della Terza Corte di Cassazione
  • Decreto Urbani
  • Il parere dell’avvocato copyleft
  • Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
     
    Di Loredana Morandi (del 01/08/2007 @ 16:56:07, in Magistratura, linkato 2429 volte)

    Associazione Nazionale Magistrati
    La Giunta Esecutiva Centrale

    Sul caso Rignano: rispettare elementari regole di deontologia professionale.


    Per la portata dei contrapposti interessi che sono chiamati in causa  (la libertà, l’onore,  la posizione professionale degli indagati e le esigenze di salvaguardia e di tutela di bambini in tenerissima età) il procedimento in corso sul caso di Rignano è straordinariamente delicato e difficile.

    Proprio per questo è necessario che tutti gli attori del procedimento - senza rinunciare a nessuna delle loro prerogative ed esercitando con pienezza tutte le facoltà che la legge processuale gli assegna – rimangano aderenti e fedeli  ai criteri di deontologia professionale che,  unitamente al rispetto delle procedure, possono garantire lo svolgimento più proficuo degli accertamenti in corso.

    Pur non entrando, come è suo costante costume, nel merito di un procedimento che conosce,  al pari di tutti, solo attraverso i resoconti della stampa,  la Giunta dell’associazione rileva che ad alcuni difensori degli imputati risultano attribuite dalla stampa (senza che si conoscano smentite) espressioni che si collocano del tutto al di fuori della fisiologia del processo, anche il più aspro ed arduo, e di ogni corretta dialettica processuale.

    Ci si riferisce in particolare ad affermazioni di difensori che avrebbero definito “inaccettabile” e “vergognoso” lo svolgimento della procedura, affermando tra l’altro che uno dei  minori ascoltati è divenuto “ostaggio del perito e del giudice”.

    Si tratta di comportamenti che non hanno precedenti e riscontri negli ordinamenti dei paesi avanzati (siano essi di cultura anglosassone o dell’Europa continentale)  che impongono agli avvocati di osservare precise regole deontologiche e di non immettere ulteriore animosità in vicende processuali già di per sé difficili, rispettando il compito ed il lavoro del giudice e dei periti (i cui esiti potranno censurare dinanzi ai giudici delle successive istanze).

    Un giudice o un magistrato del pubblico ministero che usassero le espressioni prima riferite nei confronti di un avvocato sarebbero - giustamente - oggetto di aspre censure e passibili di provvedimenti disciplinari.

    Agli avvocati, protagonisti essenziali del processo, si può e si deve chiedere lo stesso livello di correttezza nello svolgimento della loro indispensabile attività difensiva.

    Altrimenti si corre il rischio che il procedimento degradi a scontro animoso, smarrendo la via maestra del rigoroso accertamento dei fatti, e che il doveroso silenzio serbato dal giudice (esclusivamente impegnato nella sua  attività) lo faccia apparire, agli occhi degli osservatori meno addentro alle cose di giustizia, come effettivamente meritevole delle pesanti espressioni usate nei suoi confronti.

    Roma , 1 agosto 2007
    La Giunta dell’ANM

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    Di Loredana Morandi (del 28/07/2007 @ 19:25:11, in Magistratura, linkato 2270 volte)

    Alla Camera il via libera definitivo della riforma dell'ordinamento
    giudiziario. Più breve il tirocinio e a tempo gli incarichi direttivi

    Separazione soft delle carriere, test e verifiche
    Punto per punto la riforma delle toghe

    Le norme attese almeno dal 1997, quando fallì la Bicamerale
    Il testo approvato dalla Cdl nella passata legislatura sarebbe entrato in vigore il 31 luglio

    ROMA - Uccisa prima ancora di muovere i suoi primi passi - sarebbe successo il 31 di luglio - la rifoma Castelli va in soffitta. E lascia il posto al testo del suo successore, il ministro della Giustizia Clemente Mastella che - comunque - introduce una separazione, anche se molto soft, delle carriere tra giudici e pm, tra giudicante e requirente. Tra le novità, aboliti i test psicoattitudinali d'accesso, il tirocinio più breve e gli incarichi a tempo. Gli avvocati, inoltre, non potranno valutare l'operato dei magistrati, in quanto non membri di diritto dei consigli giudiziari.

    Accesso più complicato - Non sarà più sufficiente la sola laurea per accedere al concorso per l'ingresso in magistratura: saranno necessari ulteriori titoli come quelli garantiti dalla frequentazione di scuole superiori di specializzazione. Il concorso richiede una conoscenza di tutte le branche del diritto. In compenso, sarà cancellato ogni limite di età. Nelle commissioni d'esame, al fianco di giudici e docenti universitari, saranno presenti anche avvocati.

    No ai test psico-attitudinali - Era una delle novità più contestate della riforma Castelli. Chi vuole diventare magistrato non dovrà più sottoporsi a test psico-attitudinali. Il candidato inoltre non dovrà più scegliere preventivamente se intraprendere la carriera di giudice o di pm.

    Cambio di funzioni - Potrà avvenire non più di quattro volte in tutto l'arco lavorativo. Il cambio tra funzione giudicante o requirente, inoltre, comporterà il trasferimento obbligatorio in una regione diversa. L'incompatibilità territoriale è attenuata quando un giudice del civile diventa pm o un pm chiede di passare al civile: in questo caso, non sarà obbligatorio cambiare regione, ma solo provincia.


    Incarichi a tempo - Tutti gli incarichi, direttivi e semidirettivi - tra cui procuratore, aggiunto, presidente di sezione, capo dei gip - avranno carattere temporaneo e dureranno 4 anni. Saranno rinnovabili per altri 4 anni se vi sarà una valutazione favorevole da parte del Consiglio superiore della magistratura. Ai magistrati con più di 71 anni d'età non potranno essere affidati incarichi direttivi nuovi.

    Valutazioni di professionalità di Csm - Ogni quattro anni i magistrati saranno sottoposti da parte del Csm ad una valutazione di professionalita, che non potrà però in nessun caso avere a oggetto l'attività di interpretazione del diritto o di valutazione del fatto o delle prove. Tra l'altro, fino alla prima valutazione, i magistrati non potranno mai svolgere funzioni requirenti, giudicanti monocratiche penali o di gip o di gup. Una valutazione negativa ripetuta più volte porterà a conseguenze che potranno arrivare anche al licenziamento dei magistrati. Si tratta di un caso unico nel panorama della pubblica amministrazione.

    Scuola superiore - La scuola superiore della magistratura manterrà competenza solo per la formazione e l'aggiornamento di giudici e pm. Non ci saranno più i comitati di gestione, mentre faranno il loro esordio il segretario generale e i responsabili di settore. Il comitato direttivo della scuola sarà composto da 7 magistrati, 3 universitari e 2 avvocati. La nomina spetta in parte al Csm e in parte al ministro della Giustizia (un giudice, due docenti e due avvocati). Per tutti i magistrati sarà obbligatorio frequentare corsi di specializzazione e aggiornamento.

    Tirocinio più breve con valutazione Csm - Il tirocinio per i neo-magistrati passa da 24 a 18 mesi, con 6 mesi di scuola. Cambierà anche il procedimento di valutazione finale: sarà infatti il Csm a esprimere il giudizio di idoneità al conferimento di funzioni giudiziarie, tenendo conto delle tre relazioni, una per ogni sessione di tirocinio, e della relazione di sintesi predisposta dal comitato direttivo della scuola.

    Meno potere agli avvocati nei consigli giudiziari - Gli avvocati saranno presenti nei consigli giudiziari, ma non saranno membri di diritto. Essi saranno soltanto elettivi e quindi non potranno partecipare alla valutazione dei magistrati. Inoltre, cambieranno anche le regole per l'elezione dei togati. Nei consigli giudiziari saranno istituite sezioni autonome per i giudici di pace.

    (27 luglio 2007)
     
    28/7/2007 (6:47)
     
    Giustizia, la riforma Mastella è legge
    Corsa contro il tempo, poi nella
    notte la Camera approva. Il ministro:
    «Una svolta di grande equilibrio»
    ROMA
    A notte fonda nell’Aula della Camera arriva il via libera definitivo alla riforma dell’ordinamento giudiziario. I voti favorevoli sono stati 281, solo 25 i contrari (Forza Italia, An e Lega non hanno partecipato all’ultima votazione, e dell’opposizione è rimasta in aula solo l’Udc). Tra i voti contrari c’è però anche un deputato della maggioranza, quello di Ramon Mantovani del Prc, così come del centrosinistra sono anche i 13 astenuti (i socialisti e i radicali della Rosa nel pugno).

    È stata una corsa contro il tempo, con quasi 200 votazioni in un solo giorno, che si è conclusa all’una e mezza di notte, per mandare in soffitta la "controriforma" Castelli varata dal governo della Cdl prima ancora che entri in vigore: il 31 luglio. L’esame del testo Mastella è stato caratterizzato anche a Montecitorio da un durissimo muro contro muro tra maggioranza ed opposizione. Il centrodestra non ha abbandonato l’Aula, come aveva fatto nella prima lettura in Senato, se non nella votazione finale, ma ha duramente protestato tutto il giorno contro la "blindatura" del testo da parte del governo sfruttando ogni secondo del tempo disponibile.

    Se è vero che alla Camera il governo non ha posto la fiducia sul testo, è anche vero che nessun emendamento è stato approvato per scongiurare il ritorno del testo al Senato che non avrebbe impedito l’entrata in vigore della riforma Castelli. Un fatto, questo, che avrebbe potuto compromettere la tenuta del governo. Non è certamente un caso che ieri il premier Romano Prodi, al termine del Consiglio dei ministri, si sia trasferito nell’Aula di Montecitorio da dove non si è mosso, rimanendo a votare fino alla fine. Sicuramente un gesto di attenzione nei confronti dei deputati della maggioranza costretti al "tour de force". «Il presidente del Consiglio - ha sottolineato il suo portavoce, Silvio Sircana - ha voluto essere qui a Montecitorio per ringraziare ministri e deputati che stanno lavorando».

    Accanto a Prodi c’era anche una nutrita pattuglia di ministri-deputati: il loro voto poteva esser prezioso per compensare quelli dela Rosa nel Pugno, che in otto emendamenti ha votato con la Cdl rischiando di compromettere il risultato. La Cdl, che ha fatto anche un tentativo di far mancare il numero legale, non assecondato però dai deputati dell’Udc, non ha perso occasione per sostenere che la riforma Mastella sarebbe stata scritta «sotto dettatura dell’Anm». In più occasioni, dai banchi di Fi, Lega e An sono volate parole grosse: soprattutto nei confronti di Prodi, che non ha mai risposto alle richieste di chiarimento avanzate dall’opposizione, restando quasi costantemente concentrato su una pila di carte che si era portato da Palazzo Chigi. Un atteggiamento, questo, che ha determinato l’abbandono dell’Aula da parte dei deputati di Alleanza nazionale.

    Ignazio La Russa aveva chiesto al governo un chiarimento sulle ragioni dell’esclusione degli avvocati dai consigli giudiziari: davanti al silenzio dai banchi del governo ha deciso di lasciare con i suoi l’emiciclo «in solidarietà con gli avvocati italiani». Bersagliatissimo dall’opposizione anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti, che pure ha concesso al centrodestra ben più del tempo previsto dal contingentamento deciso dai capigruppo ed ha concesso la diretta televisiva delle dichiarazioni di voto finali. Il risultato è scontato. Lo è anche per il leader della Cdl Silvio Berlusconi, che in serata osserva malinconicamente: «Un’altra delle nostre riforme che cancellano...». Aggiungendo però subito dopo: «Ma quando torneremo governo e maggioranza, ci occuperemo di nuovo della giustizia». Il premier Romano Prodi, incassato il risultato, lasciando nella notte Montecitorio, approfitta dell’occasione per rispondere a chi dà il suo governo sempre sul punto di cadere. «Sono soddisfatto - dice - andiamo avanti passo dopo passo».
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    Di Loredana Morandi (del 21/07/2007 @ 02:14:20, in Politica, linkato 2373 volte)

    Scalate, Forleo: «Politici complici». Mastella: lesione diritti

    Sono 68 (su un totale di 73) le telefonate con parlamentari non indagati che il gip di Milano, Clementina Forleo, ha giudicato rilevanti per le indagini sui tentativi di scalata ad Antonveneta, Bnl e Rcs.

    Con due distinti provvedimenti, il Gip milanese ha chiesto al Parlamento l'autorizzazione a utilizzare queste telefonate. Saranno ora le Camere a decidere se autorizzare la magistratura milanese a usare le intercettazioni, visto che contengono conversazioni di parlamentari.

    Due ordinanze, sei nomi. Sono Luigi Grillo (Forza Italia) - nell'ordinanza che riguarda più specificatamente la vicenda Antonveneta - e Massimo D'Alema, Piero Fassino e Nicola Latorre (Ds), da un lato, e Salvatore Cicu e Romano Comincioli (anch'essi di FI), dall'altro, per le vicende relative alla scalata alla Bnl e alla società editrice Rcs.

    Il Gip milanese, Clementina Forleo, in una nota dell'ordinanza in cui si chiede alle Camere l'autorizzazione all'utilizzazione delle intercettazioni ai fini del procedimento con a

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    Di Loredana Morandi (del 21/07/2007 @ 01:50:55, in Magistratura, linkato 2567 volte)

    Associazione Nazionale Magistrati

    Sottosezione di Nicosia

    L'Assemblea della Sottosezione di Nicosia,

    - preso atto dell'approvazione da parte del Senato del d.d.l. di riforma dell'ordinamento giudiziario e della delibera di revoca dell'astensione già indetta per il 20 luglio da parte del C.D.C. dell'A.N.M.;

    considerato che:

    - la definitiva approvazione del d.d.l. da parte della Camera della riforma già approvata dal Senato comporterà un sicuro effetto positivo nella definitiva abrogazione dell'analoga riforma licenziata nel corso della precedente legislatura e, con essa, dei molteplici aspetti autenticamente lesivi dell'indipendenza della Magistratura quali, tra gli altri, il sistema di avanzamento in carriera per concorso con valutazione sul singolo magistrato da effettuarsi da parte di organi a prevalente nomina ministeriale, la rigida separazione delle funzioni requirenti e giudicanti tanto da sostanziarsi in una vera e propria separazione delle carriere, la sostanziale mortificazione del C.S.M nella sua funzione di organo di autogoverno dei Magistrati;

    rileva, tuttavia, che la riforma licenziata dal Senato presenta ancora numerosi punti di estrema criticità per lo status del magistrato e per il funzionamento del servizio giustizia con particolare riferimento a:

    - la riserva del 10 % dei posti disponibili per l'accesso alle funzioni di legittimità a magistrati con particolari meriti scientifici che rischia di comportare la reintroduzione di un sistema che tenga in maggiore considerazione attività svolte al di fuori dell'Ufficio (pubblicazioni, lezioni universitarie et similia) rispetto all'attività giudiziaria vera e propria, con inevitabili ripercussioni in materia di efficienza della giustizia essendo disincentivato il dedicarsi a tempo pieno all'attività di ufficio;

    - la prevedibile monopolizzazione degli incarichi direttivi da parte dei magistrati che accederanno alle funzioni di legittimità in virtù della riserva appena descritta, con evidente discriminazione a carico di magistrati più in impegnati in attività di ufficio;

    - la incompleta revisione dell' ulteriore gerarchizzazione degli uffici di Procura;

    - il mancato ampliamento del numero dei componenti del C.S.M. già inadeguato alle attuali esigenze di autogoverno e ancor più alla luce dell'introduzione del sistema delle valutazioni quadriennali;

    - la introduzione del sistema per cui il lavoro del magistrato è valutato anche con riferimento all'esito dei gradi successivi di giudizio che rischia di comportare inevitabilmente una compromissione dell'indipendenza dei giudici di primo grado;

    - la mancata previsione di una disciplina che, a fronte dell'introduzione dell'incompatibilità a ricoprire funzioni requirenti degli uditori in prima nomina, condivisibile in linea di principio, risolva gli inevitabili problemi pratici che certamente - in assenza di tale disciplina - comporteranno una cronica scopertura degli uffici di Procura "di frontiera", in particolare del Mezzogiorno (in tal senso va detto che il giusto ripristino della prescelta cd. assoluta per le sedi disagiate non potrà costituire un valido argine a tale fenomeno);

    - l'inadeguatezza del regime transitorio con particolare riferimento alla temporaneità degli incarichi direttivi che porrà nell'immediato gravissimi problemi pratici nella copertura di tali uffici;

    - l'ennesimo accantonamento della questione economica e della perequazione alle altre magistrature nonostante che il concorso in Magistratura sia configurato quale concorso di secondo grado e che i soli Magistrati ordinari siano sottoposti alle valutazioni quadriennali introdotte dalla riforma; tale aspetto, peraltro, non potrà che disincentivare i più valenti laureati ad intraprendere un percorso finalizzato all'ingresso nella Magistratura ordinaria;

    pertanto,

    si ritiene che i molti aspetti negativi appena evidenziati avrebbero meritato un'adeguata e tempestiva forma di protesta,

    e SI CHIEDE

    all'A.N.M. di mantenere lo stato di agitazione, di vigilare sugli ulteriori passaggi parlamentari della riforma nonché sull'eventuale emanazione di norme esecutive e di coordinamento affinchè siano smussati gli aspetti di maggiore problematicità e di operare con un sempre maggiore coinvolgimento della base e, in particolare, con una crescente considerazione delle problematiche più sentite dai giovani Magistrati.

    Il Presidente                                     Il Segretario
    Alessandro DAGNINO                            Luca CESTARO

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