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Costituzione Italiana
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

RIFORMA APPELLO. ZANCAN (VERDI), DEVASTAZIONE PROCESSO PER FAVORIRE SOLITI NOTI

"Per favorire i soliti noti, per l'esattezza l'onorevole Previti nel prossimo ricorso per Cassazione, fissato per il 16 gennaio, ed il presidente Berlusconi nel procedimento d'appello presieduto dal giudice Castellano, appellato dal pubblico ministero, la Cdl devasta per l'ennesima volta il processo penale che ormai è uno straccio sbrindellato e insozzato da leggi ad personam". Lo ha affermato il senatore dei Verdi Giampaolo Zancan, vicepresidente della commissione giustizia, nel corso della sua dichiarazione di voto nell'Aula di palazzo Madama sul ddl che riforma l'appello..
"Č un processo sbrindellato e insozzato: se si fanno i processi la legge deve essere uguale per tutti! Invece si fanno le leggi a favore di una persona e così si insozza il primo principio che esiste in ogni aula di giustizia, cioè che la legge deve essere uguale per tutti.
Con l'articolo 7 del ddl si distrugge il giudizio di Cassazione, procedendo in senso contrario a tutto il trend giurisprudenziale, che vuole la restrizione del processo di Cassazione.
Non è vero che non c'era il parere della Cassazione, come affermato dal sottosegretario Santelli, ma questo era già stato pronunziato nel settembre 2005, mentre la deliberazione del Consiglio direttivo della rete delle Cassazioni in Europa era del 21 novembre 2005.
Il Governo è interessato ad una paralisi del giudizio in Cassazione, alla prescrizione dei processi per i corrotti e i corruttori. Visto che purtroppo tra questi, ahimé, ha molti dei suoi.
La Cdl sta ingannando gli operatori di giustizia. C'è il 16 gennaio e, in forza di questa scadenza, sta facendo strame del processo, ovverosia del momento in cui la nostra civiltà giuridica recupera la ferita che i fatti delittuosi hanno inferto al patto sociale.
Adesso, la Cdl è sola contro tutti: sola contro i giudici di Cassazione, sola contro i giudici di merito, sola contro gli avvocati, sola contro gli operatori di giustizia. Soprattutto, sola contro il popolo italiano. Avanti così, - conclude - e ci rivedremo il 9 aprile!".

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 16:07:15, in Politica, linkato 1436 volte)

Passa la legge che prevede l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione
Il primo presidente di Cassazione: "Distrutta la funzione della Corte"
Appello, sì alla riforma
Marvulli: "Sono sbigottito"
L'Anm: "La maggioranza ha fatto terra bruciata della giustizia penale"

ROMA - La riforma dell'appello (la cosiddetta "legge Pecorella" che prevede l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione) ha ottenuto stamane, quattro mesi dopo il sì della Camera, anche il voto definitivo da parte del Senato. Hanno votato a favore i senatori della Cdl, mentre l'opposizione ha votato contro, accusando la maggioranza di essere "servi del loro padrone".
Appresa la notizia, il primo presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, si è detto "sbigottito": "Una simile iniziativa legislativa distrugge la funzione assegnata alla Suprema Corte". Prevedibile la reazione dell'Associazione nazionale magistrati: la legge "è la coda velenosa di una legislatura nella quale la maggioranza di governo ha fatto praticamente terra bruciata della giustizia penale", afferma il vicesegretario, Nello Rossi.

Sull'impatto delle nuove regole, quando la legge sarà promulgata, Marvulli si augura "che ci sia particolare attenzione ai problemi organizzativi legati a questo disastroso evento", e parla di "una legge contraria a quanto disposto dallo stesso Parlamento il 14 maggio del 2005", quella sul processo civile in Cassazione. Di fatto, nel settore civile ci si comporterà in un modo, nel penale in un altro.

Già ieri, mentre l'aula del Senato (a stento, per mancanza del numero legale) procedeva all'esame del ddl, era giunta la notizia di un appello lanciato dal consiglio direttivo della rete delle Cassazioni europee, di cui anche l'Italia fa parte, appello più volte ricordato oggi, durante le dichiarazioni di voto, dai senatori dell'opposizione. "Con l'articolo 7 distruggete il giudizio di Cassazione perché c'è una scadenza specifica che è il 16 gennaio - ha detto il verde Zancan - procedendo in senso contrario a tutto l'andamento giurisprudenziale che vuole la restrizione del processo in Cassazione".

E' stato Roberto Manzione, senatore della Margherita, a dire in aula: "Sui giornali di oggi viene pubblicato un appello rivolto dalla rete dei presidenti delle Supreme Corti di Europa, votato all'unanimità e diretto al governo e al Parlamento italiani" ai quali si chiede "di fermarsi a riflettere su una riforma che provocherà danni terribili a tutta la funzione giudiziaria italiana".

La replica giunge dal sottosegretario alla Giustizia, Jole Santelli, che parla di "pregiudizi ad personam della sinistra", di "polemiche inutili, strumentali e pretestuose". "Ogni volta che questo governo interviene in materia di giustizia - afferma Santelli - la sinistra punta il dito contro Berlusconi e parla di legge ad personam. E' il loro giudizio che è sempre 'ad personam', e cioè pregiudizialmente sempre contro l'operato della maggioranza e del premier".

Per il sottosegretario,"l'accusa di aver violato la parità tra accusa e difesa è contro qualsiasi principio giuridico. Il codice di procedura penale è infatti lo strumento con cui lo Stato si autolimita nella sua autorità e nelle sue pretese punitive, e le norme processuali sono tutte volte a riequilibrare le garanzie del cittadino di fronte alla forza dello Stato. Il contrario è un'ipotesi risibile".

(La Repubblica 12 gennaio 2006)

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 16:03:14, in Politica, linkato 1402 volte)

Dalla Chiesa in rima contro ddl Pecorella

Il senatore della Margherita interviene in rima baciata contro il disegno di legge sull'inappellabilità proposto dalla maggioranza

ROMA - Un netto no al ddl sull'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento. Tutto, però, in rima baciata. E' quanto ha fatto intervenendo nell'Aula del Senato l'esponente della Margherita Nando Dalla Chiesa. Questo il testo del componimento:

"Bentornati senatori, dalle feste e dai ristori, tutti insieme per votare la gran legge secolare, la più urgente, la più bella legge, sì, la legge Pecorella. Ma quant'è curioso il mondo, nel suo gran girare in tondo, che fa nascere d'incanto una legge che può tanto. E la scrive un avvocato per salvare il suo imputato, che poi, caso assai moderno, è anche capo del Governo, mentre invece l'avvocato è un potente deputato.

Ah, che idea stupefacente, non si trova un precedente, è un esempio da manuale di cultura occidentale che sa metter le persone sopra la Costituzione. E ora è bello edificante che di voci ne sian tante, di giuristi, ex magistrati, di causidici, avvocati, pronti, intrepidi, a spiegare che la legge è da votare, poiché vuole la dottrina che il diritto su una china più virtuosa scorrerà, se la norma si farà.

Ma pensate che bellezza per un reo, l'aver certezza che se il giudice è impaurito o corrotto o scimunito, potrà dar la soluzione senza alcuna sconfessione, che il processo finirà e un macigno calerà sull'accusa dello Stato e su chi subì reato. Che trionfo, che tripudio, e per Silvio che preludio ad una dolce terza età, l'assoluta impunità.

Bentornati senatori, per la fine dei lavori; cinque anni incominciati coi tesori detassati, poi vissuti con amore a far leggi di favore: rogatorie, suspicioni, lodi, falsi e prescrizioni, approvate in frenesia e con gran democrazia, che chi c'è non può parlare e chi è assente può votare. Mentre al pubblico in diretta lui giurava: "Date retta, se non si combina niente sui problemi della gente colpa è di opposizioni, Parlamento e Commissioni!".

Bravi voi che con tempismo combattete il comunismo, anche se nell'ossessione ce l'aveste una ragione: falsa è di Marx la tesi che lo Stato è dei borghesi; ci insegnaste voi del Polo che lo Stato è di uno solo. Or votando con l'inchino si completi il gran bottino delle leggi personali, questo sconcio senza eguali. Del dritto sia mattanza. Ma l'Italia ne ha abbastanza".

Corriere Sera

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 15:59:41, in Magistratura, linkato 1387 volte)

Movimento per la Giustizia

sul ddl "Pecorella"

Mentre il Governo, con il fulmineo  decreto-legge  sulle Misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione", non lesina alla carriera dei magistrati a lui più vicini "lasciti" di consistente valore,  la maggioranza parlamentare ha approvato anche la legge che vieta l'appello delle sentenze di assoluzione (c.d. Legge pecorella)

Si completa così - in questi ultimi sussulti di legislatura - il quadro devastante del progetto di completa disarticolazione del processo penale come strumento di controllo della legalità, e delle strutture e degli uffici a ciò deputati.

Mentre si azzera il lavoro di riorganizzazione della Corte di Cassazione che così buoni frutti aveva dato in questi anni, si riducono clamorosamente gli spazi di tutela delle vittime dei reati e del potere/dovere dello Stato di perseguire i cittadini accusati di ogni genere di reati

La responsabilità politica  e morale di tutto ciò non può non ricadere su governanti e parlamentari, autori e spesso diretti beneficiari di questi misfatti, ma chiunque sarà chiamato ad ereditare la gestione di questo disastro non potrà esimersi dall'obbligo morale e costituzionale di farne l'inventario e di por mano senza indugi all'opera di ricostruzione dell'ordinamento giuridico.

Ogni giorno, ogni ora di ritardo costeranno al Paese gravissime e irreparabili conseguenze.

Antonino Condorelli
Segretario Generale del Movimento per la Giustizia

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 15:54:59, in Magistratura, linkato 1537 volte)

Magistratura Democratica

sulla legge "Pecorella"

La legge Pecorella costituisce l’ultimo colpo mortale alla possibilità che il sistema giudiziario possa fornire risposte in tempi ragionevoli alle domande dei cittadini. Essa, tra gli altri danni, vanificherà il recupero d’efficienza nel settore penale realizzato dalla Corte di Cassazione negli ultimi anni, produrrà un enorme aumento del numero di ricorsi a fini dilatori, determinerà un concreto rischio di progressiva paralisi del sistema.

Come ha fatto sempre in questi cinque anni, la maggioranza parlamentare è stata sorda agli allarmi e alle preoccupazioni avanzate da tanti autorevoli giuristi. Ha perfino ignorato l’invito alla riflessione ed alla saggezza, rivolto all’unanimità dai Presidenti delle Corti Supreme dell’Unione Europea, tramite le chiare e misurate parole di Guy Canivet, presidente della Corte di Cassazione francese.

Nonostante le retoriche proclamazioni di guardare ai paesi occidentali, la maggioranza si oppone ad ogni prospettiva d’unificazione dei sistemi giuridici europei ed allontana sempre più la Corte italiana dal modello di giudice di legittimità, proprio dei migliori sistemi giudiziari dei paesi dell’Unione.

Cresce di un’unità il numero delle leggi da cancellare per prendere sul serio la giustizia e rilanciare la possibilità di una vera e seria riforma del sistema giudiziario nell’interesse di tutti i cittadini.

Franco IPPOLITO, presidente di Magistratura democratica.
Juan Ignazio PATRONE, segretario generale di Magistratura democratica

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 15:48:46, in Magistratura, linkato 1422 volte)

Consiglio Superiore della Magistratura

Sul DDL "Pecorella"

La deliberazione del CSM che contiene alcune valutazioni indirizzate al Ministro della giustizia sul testo del ddl "Pecorella" in tema di limiti alle impugnazioni era all'ordine del giorno di ieri ed è stata rinviata ad oggi. Ciò in considerazione del fatto che in Senato, in seconda lettura, erano già iniziate le votazioni finali sugli emendamenti presentati al testo giunto dalla Camera e che questo rendeva ormai probabilmente non praticabile una utile interlocuzione col Ministro. Questa mattina la trattazione della pratica è stata sospesa in quanto le votazioni erano in corso ed era prevedibile (come infatti è avvenuto) che la legge fosse defitivamente approvata.
Tutto questo nulla toglie all'attualità delle perplessità e delle critiche espresse nella proposta formulata dalla Sesta commissione ad un testo di legge che presenta aspetti di rilevante inopportunità e di possibile contrasto con i principi costituzionali. Per comodità si riporta di seguito il testo della delibera di commissione.

Ricordiamo che la deliberazione era inserita all'ordine del plenum del 22 dicembre, ma non potè essere assunta dal Consiglio per la mancanza del numero legale legata all'assenza di alcuni dei componenti laici. In altri termini, facendo mancare il numero legale si sono resi del tutto tardivi e non praticabili il dibattito e la approvazione di un documento consiliare su un tema che così profondamente incide sugli assetti organizzativi della giustizia penale e su importanti aspetti che hanno ricadute ordinamentali.

M.G.CIVININI, L.MARINI, F.MENDITTO, G.SALME', G.SALVI

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 10:13:27, in Magistratura, linkato 1767 volte)

Il CSM sul Decreto Legge su Ministero e CSM

Abbiamo più volte espresso giudizi negativi sulle scelte del legislatore del 2002 che penalizzavano impropriamente i Consiglieri del CSM e miravano ad interferire sull'autonomia del Consiglio stesso.
Inopinatamente e senza alcuna forma di consultazione preventiva, il Governo introduce un trattamento di favore per la futura carriera dei magistrati che ricoprono incarichi ministeriali di vertice, ponendosi intenzionalmente in contrasto aperto con i criteri adottati dal Consiglio negli ultimi anni.

Altrettanto inopinatamente ed in modo suggestivamente contestuale si interviene sul ricollocamento in ruolo dei Consiglieri a fine mandato.

Queste disposizioni ci vedono fermamente contrari nel merito. Ci impegnano a batterci con coerenza, a partire dalla richiesta di esprimere parere, perché queste norme vengano radicalmente modificate.

Questa è la disposizione, inserita nel corpo di un Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri in data 29 dicembre scorso contenente diversificate "Misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione", che si riporta testualmente di seguito.

Ernesto Aghina, Paolo Arbasino, Giuliana Civinini, Giuseppe Fici, Luigi Marini, Francesco Menditto, Giuseppe Salmè, Giovanni Salvi


Testo - Art. 23
(Disposizioni in materia di magistrati ordinari e di rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura.)

Ai fini del conferimento delle funzioni previste dall'art. 2, comma 1, lettera h), numeri da 7 a 16, e lettera i), numeri 1 e 2 della legge 25 luglio 2005, n. 150, il Consiglio Superiore della Magistratura valuta, anche sotto i profili del merito, delle attitudini e della capacità organizzativa, lo svolgimento da parte dei magistrati ordinari, per almeno due anni degli incarichi di capo o vice capo degli uffici di diretta collaborazione con i Ministri, di capo o vice capo dei dipartimenti, ovvero di incarichi non inferiori a quelli di funzione dirigenziale di livello generale o equiparati, anche presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché quelli conferiti ai sensi dell'art. 6 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303.

La disposizione di cui al comma 1 si applica anche ai magistrati ordinari che hanno svolto, per almeno quattro anni, gli incarichi ivi previsti antecedentemente all'entrata in vigore del presente decreto.

I magistrati componenti elettivi del Consiglio superiore della magistratura in scadenza nel periodo previsto per l'esercizio sono ricollocati in ruolo nell'ufficio di provenienza ovvero, a domanda, in altro posto libero per il quale non sia stata avviata la procedura di copertura, senza distinzione di funzioni, ma con esclusione di qualunque incarico direttivo, tenuto conto dell'anzianità di servizio. Per tale ricollocamento in ruolo non si applicano le disposizioni dell'art. 13 della legge 2 aprile 1979, n. 97, come sostituito dall'articolo 6 della legge 19 febbraio 1981, n. 27. I magistrati destinati all'ufficio di provenienza sono legittimati a presentare domanda di trasferimento o per il conferimento di funzioni di legittimità, semidirettive od direttive, trascorsi sei mesi dalla immissione in servizio.

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 10:06:38, in Magistratura, linkato 1642 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Sulle recenti vicende affaristiche

La credibilità e la trasparenza sono beni essenziali per i singoli magistrati e per l’intera magistratura; anche il codice deontologico, che i magistrati si sono dati, detta norme rigorose a garanzia della loro piena indipendenza da ogni forma di condizionamento, quale strumento indefettibile per la tutela dei diritti dei cittadini.

In relazione alle recenti vicende di cronaca che vedono coinvolti anche magistrati, l’Associazione Nazionale Magistrati, sommamente interessata a che la verità sia portata alla luce senza riguardi per nessuno, auspica che tanto in sede giudiziaria quanto in sede di autogoverno si proceda ai necessari accertamenti con speditezza, completezza e tempestività, al fine di fare chiarezza nell’interesse di tutti e degli stessi soggetti coinvolti, fornendo alla pubblica opinione risposte adeguate.

Roma, 11 gennaio 2006
Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 09:12:43, in Magistratura, linkato 3706 volte)

                                   

 

Al sig. Presidente del Senato

 

Al sig. Presidente della Camera

 

Al sig. Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura

 

Al sig. Presidente del Consiglio Nazionale Forense

 

 

 

Il Senato si accinge ad approvare il ddl 3600/S che elimina l’appello del pubblico ministero contro le sentenze di proscioglimento ed apporta al giudizio penale di cassazione modifiche tali da  determinarne lo stravolgimento.

Mentre per il giudizio civile il legislatore si è mosso nella direzione della  valorizzazione della funzione di giudice di legittimità della Suprema corte,  dobbiamo rilevare la grave contraddizione di una riforma che riserva alla cassazione penale un regime diametralmente opposto. 

 

Nel rapporto sull’Italia del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, presentato il 14 dicembre 2005 al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa tra l’altro efficacemente si pone in risalto  la preoccupazione derivante dalle statistiche delle cause pendenti dinanzi alla giurisdizione suprema che “dimostrerebbero un ricorso abnorme al ricorso per cassazione, così da far divenire la Corte di cassazione non più un organo destinato a decidere della buona applicazione del diritto, ma piuttosto una specie di terzo grado di giurisdizione”. Con questa legge la situazione peggiorerà ulteriormente.

 

Cinque  sono i punti che suscitano particolare allarme, e  riguardano tutte le  modifiche processuali proposte:

  • Con la soppressione del  brevissimo inciso contenuto nell’art. 606 c. 1 lett e) del cpp che impone al giudice di legittimità di rilevare i vizi logici della motivazione sempre che essi emergano dal testo del provvedimento impugnato, si elimina una delle innovazioni più significative introdotte con il codice del 1989. Il testo codicistico era stato l’approdo di un dibattito scientifico complesso tendente a consentire l’intervento della Corte  di cassazione a fronte di provvedimenti manifestamente irragionevoli, mantenendone la funzione di giudice di legittimità, che valuta gli atti e i provvedimenti e non i fatti e la loro ricostruzione da parte del giudice. Ora si decide una radicale inversione di tendenza e si determina la trasformazione del giudizio di legittimità in un terzo grado di giudizio di merito. Disancorare la valutazione di logicità dal testo del provvedimento significa inevitabilmente assumere come parametro l’intera attività processuale, e spingere quindi il giudice ad una riconsiderazione di ogni singolo atto d’indagine. D’altro canto l’aver attribuito autonoma rilevanza alla  contraddittorietà della motivazione, che è evidentemente un  vizio  del ragionamento, rispetto alla illogicità manifesta,  è  la ulteriore dimostrazione che l’obiettivo realmente perseguito dal disegno di legge è quello della trasformazione del giudizio di cassazione in giudizio di merito, perché la contraddittorietà, se deve essere qualcosa di diverso dal  mancato coordinamento tra le proposizioni logiche della decisione, diventerà inevitabilmente  il contrasto tra la sentenza e le prove acquisite, e perciò imporrà al giudice di cassazione di rivedere la prima alla luce delle seconde, cioè di effettuare un nuovo giudizio di merito. 

Non è in ballo soltanto la sensibilità della cultura giuridica, che pure merita  rispetto, ma soprattutto la concreta ed efficace amministrazione della giustizia, la funzionalità della giurisdizione, il principio della ragionevole durata del processo. Si avranno infatti molti più ricorsi per cassazione, la Corte , costretta a valutare non i provvedimenti, ma tutti gli atti del processo,  potrà decidere un numero nettamente inferiore di ricorsi; molto più difficilmente sarà possibile rilevare la inammissibilità del ricorso con le conseguenze in termini di laboriosità dei provvedimenti e di rilevanza della decorrenza del termine di prescrizione, che per un principio di diritto vivente  non rileva, attualmente, quando esso sia maturato dopo la sentenza d’appello ed il ricorso sia dichiarato inammissibile. Questo inciderà sulla durata dei procedimenti e aumenterà inevitabilmente i ricorsi strumentali e dilatori a danno dei ricorsi correttamente posti su questioni di diritto, che investono  la corte della sua funzione di salvaguardia ultima dei diritti fondamentali. Combinandosi, in molti casi,  con la riduzione dei termini di prescrizione,  l’innovazione  è destinata ad avere  ad avere effetti  sconvolgenti. Anche dal punto di vista logistico la situazione della Corte diventerà ingestibile, poiché dovranno essere inviati dai giudici di merito tutti gli atti del processo, come accadeva quando la Corte non decideva, come ora, molte migliaia di casi.

E’ forviante la suggestiva  considerazione che si tratta  di formula analoga a quella prevista dal codice di procedura civile. L’allarme invece non è ingiustificato: i giuristi sanno quanto sia stato  arduo radicare nella cultura di giudici e avvocati i valori concettuali del giudizio di legittimità e quanto, specie nel penale, sia forte la pressione e l’incombenza del fatto; lanciare un così inequivoco segnale normativo  significa far arretrare di cinquant’anni il dibattito culturale e l’elaborazione scientifica con inevitabili ricadute negative su tutta la giurisdizione.

Quale ulteriore conseguenza si avrà la notevole dilatazione del ricorso straordinario contro le sentenze delle cassazione, introdotto negli ultimi anni e solo per i giudizi penali, che tenderà  ad assumere  la fisionomia di un quarto grado di giudizio con ulteriore aggravio della durata ragionevole del processo.

 

 

  • Il testo della proposta modifica anche l’art. l’art. 606 c. 1 lett d). L’attuale formulazione prevede quale motivo di ricorso la mancata ammissione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta a norma dell’art. 495 comma 2: si tratta  di una disposizione posta a tutela del diritto alla “controprova”, strettamente funzionale alla realizzazione della natura accusatoria del processo penale. Con la riforma si intende eliminare il riferimento all’art. 495, comma 2 cpp, richiedendo, ai fini della deducibilità in cassazione del vizio derivante dalla mancata assunzione,  esclusivamente una generica ammissibilità della prova stessa. Anche tale impostazione esplicita lo slittamento verso un terzo grado di merito. Se la dichiarata intenzione del legislatore dovesse trovare rispondenza nell’interpretazione giurisprudenziale, la riforma potrebbe alterare profondamente il meccanismo della discovery,  incentivando la parte a strategie strumentali e sleali nella formulazione delle richieste di prova.

 

  •  Viene introdotto l’obbligo per il pubblico ministero di formulare richiesta di archiviazione “quando la Corte di cassazione si è pronunciata in ordine alla insussistenza di gravi indizi di colpevolezza,ai sensi dell’art. 273, e non sono stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta ad indagini”.  Anche questa misura  accentua da una parte la caratterizzazione della cassazione come giudice del merito e implica dall’altra una ultraeffettività della decisione della Corte, destinata a produrre i suoi effetti al di là del procedimento incidentale in cui viene resa, imponendo una valutazione di merito addirittura  vincolante per il titolare dell’azione penale nell’esercizio delle sue prerogative costituzionali. D’altra parte la corte costituzionale (sent. 71/96) ha chiarito la diversità tra gli indizi richiesti per l’emissione dei provvedimenti e gli elementi rilevanti ai fini del rinvio a giudizio.

 

 

  • Vengono rese inappellabili le sentenze di non luogo a procedere, contro le quali sarà possibile solo il ricorso per cassazione. E’ sufficiente osservare – per rendere palese l’assurdità della proposta  in esame, che, nell’attuale sistema, in caso di accoglimento dell’appello del pubblico ministero, la Corte d’appello emette il decreto che dispone il giudizio, che è per antonomasia la espressione della  valutazione del fatto  nella sua valenza delittuosa. La Corte di legittimità, pur costretta ad  una valutazione di merito, non avrà il corrispondente potere e questo determinerà un macchinoso sistema di rinvii.

 

  • La esclusione dell’appello del pubblico ministero contro tutte le sentenze di proscioglimento non appare avere alcuna ragionevole spiegazione al di fuori di una complessiva ridefinizione di tutto il sistema delle impugnazioni e razionalizzazione del processo penale.  Tale misura non può certo essere spiegata con l’esigenza di alleggerire il carico di lavoro del sistema di giustizia, dato che gli appelli del pubblico ministero rappresentano un quota  sostanzialmente esigua delle impugnazioni.              Nel nostro attuale sistema, l’innovazione rappresenta una riduzione delle garanzie di legalità del sistema stesso, particolarmente incongrua in ragione dell’avvenuta estensione del giudizio monocratico  di primo grado.   Comunque, tale misura, implicando il ricorso diretto in cassazione da parte del pubblico ministero contro le sentenze di  proscioglimento in primo grado  ha l’effetto di costituire un fattore di ulteriore aggravio del carico di lavoro della Corte. Questo rilievo appare particolarmente grave con riferimento alla  prevista conversione in ricorso per cassazione degli appelli oggi pendenti.  D’altro canto non sembra ragionevole e conforme a costituzione, in un sistema che si pone come obbiettivo quello della parità delle parti nel processo, pur  nella diversità della funzione svolta da quella pubblica e da quelle private, una così draconiana mutilazione delle facoltà di una di esse. Proprio la consapevolezza della iniquità di tale opzione sembra aver  indotto il legislatore a allargare le maglie del ricorso per cassazione. Così facendo però si è cercato di bilanciare una previsione di dubbia costituzionalità con contrappesi sicuramente contrari ai principi costituzionali di ragionevolezza, di buona amministrazione, di  ragionevole durata dei procedimenti. 

 

 

 

Adesioni appello

 

Giovanni Canzio, Domenico Carcano, Elisabetta Cesqui,   Giulio Illuminati, Giorgio Lattanzi, Gianfranco Viglietta,  Nino Condorelli ,Francesco De Leo, Gualtiero Michelini, Roberto Venditti, Claudio Nunziata, Pier Attilio Stea, Alessandro Leopizzi, Anna Canepa, Marisa Acagnino, Gianfranco Gilardi, Stefano Erbani, Marco Pivetti, Alberto Macchia, Vito D’Ambrosio, Giovanni Silvestri, Saverio Chieffi, Ernesto Lupo, Stefano Benini, Ignazio Fonzo, Alberto Princiotta, Gioacchino Izzo, Roberto Rossi, Alessandro Liverani, Sergio Sottani, Giacomo Paoloni, Gaetano Dragotto, Giuseppe Santalucia, Carlo Brusco, Maria Aschettino, Luciana Breggia, Carla Musella , Mariano Fadda, Livio Pepino, Guido Vecchione, Domenico Gallo, Gioacchino Romeo, Carlo Citterio, Armando Spataro, Juanito Patrone,  Paola Balducci, Andrea Scella, Carlo Brusco, Maria Aschettino, Luciana Breggia, Carla Musella,  Mariano Fadda, Guido Vecchione, Gioacchino Romeo, Carlo Citterio, Armando Spataro, Fabrizio Amato, Antonello Fabbro, Pasquale Profiti, Emilio Sirianni, Giancarlo De Cataldo, Amelia Torrice, Adriano Sansa, Carlo Citterio, Nicoletta Gandus, Gherardo Colombo, Pier Giorgio Dessì, Salvatore Sinagra, Daniele Cappuccio,  Albino Ambrosio, Ercole Aprile, Franca Amadori , Roberto Oliveri del Castillo , Francesco Puleio , Gianrico Carofiglio, Antonio Clemente, Ermengarda Ferrarese, Maria Teresa Orlando, Anna Cau, Francesco Gianfrotta, Giovanni Diotallevi, Giovanni Conti, Giuseppe Dentamaro, Francesco Antoni, Vittorio Teresi, Leonardo Tamborini, Santino Mirabella, Raffaele Barela, Luigi de Rugiero, Giuliano Castiglia, Roberto Riverso, Sergio Visconti, Alfonso Amatucci, Assunta Brizio, Massimo De Michele, Luca Pistorelli,  Gioacchino Natoli, Vito Monetti,  Pier Luigi Zanchetta, Laura Curcio, Giuliano Castiglia, Umberto Monti, Paolo Farina, Franco Cassano, Gianfranco Amendola, Antonio Gialanella, Antonio Minisola, Antonio Maruccia, Francesco Messina, Giovanni Giorgio, Marco Maiga, Giovanni Cannella, Maria Patrizia Spina, Lorenzo Nicastro, Olindo Canali, Danilo Ceccarelli, Emanuele Secci, Glauco Zaccardi, Antonio Didone, Antonello Ardituro, Tiziana Siciliano, Maria Luisa Balzarotti, Marco Del Gaudio, Gian Paolo Muntoni, Paolo Enrico Carfì, Fabio Salamone, Elena Riva Crugnola, Fiorella Pilato, Federico Grillo Pasquarelli,  Ettore Cirillo, Giorgio Falcone, Roberto Tredici, Costantino De Robbio, Sergio Mattone, Francesco Maisto, Eugenio Selvaggi, Fabrizio Vanorio, Luigi Landolfi, Stefano Mugolino, Andrea Beconi, Anna Maria Tosto, Cristina Tabacchi, Stefano Racheli, Irene Casol, Lucilla Tontodonati, Luca Villa, Alberto Lari, Giuseppe Bellelli, Marco Casavecchia, Riccardo Targetti, Orsola De Cristofaro, Sergio de Montis, Giuseppe Airò, Francesca Traverso, Ilaria Auricchio, Piero Grillo, Giuditta Silvestrini, Simone Perelli, Fabrizia Pironti di Campagna, Manuela Saracino, Marco Imperato, Desirè Zonno, Giovanna Ichino, Francesco Tripodi, Cesare Tacconi, Maurizio Romanelli, Giovanni Narbone, Luca Minniti, Giuseppina Barbara, Maria Teresa Orlando, Luciano Altobelli, Antonio Imperiali, Maria Mitola, Luca Semeraro, Giovanni Battista Ferro, Giuliana Tondina, Giovanni Melillo, Iside Russo, Sergio Spadaro, Rosa Annunziata, Anna Ivaldi, Kate Tassone, Claudio Siragusa, Giovanni Beretta, Maria Rita Tartaglia, Gianluca Braghò, Raffaele Massaro, Angela Bargaglio, Ubaldo Nannucci, Aldo Aceto, Alessandro Pennasilico, Massimo Ferro, Mario Fresa,  Margherita Corriere, Rachele Monfredi,  Mario Spagnuolo, Giuseppe Bianco, Giuseppe Locatelli, Massimo Baraldo, Silvana D’Antona, Lucia La Corte, Paola Barlucchi, Maria Lorena  Papait, Laura Donati, Magda Brienza, Stefano Celli, Filippo Paone, Carlo Piccininni, Franco Petrolati, Giuliano Castiglia, Ida Teresi, 

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 09:05:47, in Magistratura, linkato 1787 volte)

Unità per la Costituzione

Roma  7  1  2006

Nel prendere atto della decisione di Achille Toro, con la quale lo stesso ha rimesso l'incarico di Presidente del Comitato di Coordinamento di Unità per la Costituzione,

Esprimiamo

sincero apprezzamento per la sensibilità istituzionale del collega, per altro già dimostrata con la decisione di rinuncia a tutte le indagini sulle scalate bancarie

Siamo certi

che tutti gli organi istituzionali, sia inquirenti che di autogoverno, faranno chiarezza sulla vicenda con il necessario rigore e la doverosa tempestività

Siamo altresì certi

che il collega chiarirà nel modo più netto e limpido ogni circostanza che lo riguarda, dimostrando   la assoluta correttezza del suo operato

Siamo infine certi

che la vicenda in questione non sarà occasione di indebite strumentalizzazioni, da qualunque parte esse provengano, che costituirebbero, tra l'altro, oggettive  interferenze al regolare e sereno sviluppo delle attività nelle rispettive sedi di controllo.

La Segreteria Nazionale di Unità per la Costituzione

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