Immagine
 ..tempus fugit ...... di Admin
 
"
Quando un uomo comune attinge alla conoscenza, è un saggio; quando un saggio attinge alla comprensione, è un uomo comune.

detto Zen ...
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/10/2005 @ 11:29:27, in Estero, linkato 1617 volte)

Mi permetto di aggiungere all'articolo che la stessa agenzia Onu per i Rifugiati (Unchr) ha portato aiuti in Pakistan per sole 800 tende e 2400 coperte.

Nuovo appello dell'Onu. L'Oxfam bacchetta anche l'Italia
Terremoto Pakistan, Paesi ricchi troppo avari
Insufficienti gli stanziamenti che le nazioni industrializzate hanno previsto per l'emergenza. I senzatetto sono tra i 3 e i 4 milioni 

GINEVRA (Svizzera) - Le Nazioni Unite lanciano l'allarme e rinnovano l'appello alla donazione di contributi per aiutare le popolazioni sfollate colpite dal terremoto che l'8 ottobre scorso ha sconvolto il Pakistan e le nazioni limitrofe. L'occasione è l'incontro di oggi a Ginevra tra i rappresentanti di 65 Stati membri.

CONTRIBUTI INSUFFICIENTI - «Ci servono più risorse per salvare da 2 a 3 milioni di vite umane e ci servono altre risorse già dai prossimi giorni» ha detto Jan England, capo dell'ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu. L'obiettivo è raggiungere la somma di almeno 312 milioni di dollari ma al momento la cifra è ancora lontana. Solo il 30% di quanto richiesto è effettivamente arrivato dalle nazioni ricche che pure si erano subito prodigate, all'indomani del sisma, in dichiarazioni di solidarietà impegnandosi a fornire aiuti materiali ed economici. Invece, a quanto pare, sono solo le associazioni umanitarie e di volontariato a portare sulle spalle il peso dell'assistenza ai senzatetto.

ITALIA POCO GENEROSA - In particolare, secondo l'agenzia di aiuti internazionali Oxfam, sarebbero Stati Uniti, Giappone, Germania e Italia a fare meno di quanto dovrebbero visto il loro status di nazioni ad alta industrializzazione: avrebbero messo a disposizione solo un quinto rispetto a quanto calcolato dagli organismi internazionali sulla base di parametri legati alle rispettive capacità economiche. Ma c'è di peggio: Belgio, Francia, Austria, Finlandia, Grecia, Portogallo e Spagna non hanno donato praticamente nulla.

TRAGEDIA DI SERIE B - Una latitanza, quella delle nazioni ricche, che sembra rilanciare la contrapposizione fra tragedie di serie A e tragedie di serie B. La risposta all'emergenza nel Sudest asiatico causata dallo tsunami del 26 dicembre scorso, che colpì in particolare Thailandia, Indonesia e l'arcipelago delle Maldive, fu infatti maggiore e già dopo 10 giorni dalla mareggiata-killer fu reperita l'80 per cento delle risorse richieste dall'Onu. I Paesi occidentali, insomma, hanno sentito più vicina la tragedia avvenuta in luoghi considerati familiari, grazie alla presenza di resort e villaggi turistici tarati sulle esigenze del turista occidentale e per questo frequentatissimi. Il dramma di popolazioni che vivono sulle montagne e in zone che evocano invece scenari di conflitto sembra invece essere passato in secondo piano.

L'APPELLO AI GOVERNI - «Le nazioni ricche devono mettere mano al portafoglio - sbotta senza mezzi termini Phil Bloomer, direttore dell'Oxfam -. La gente comune non riesce a capire perché governi così ricchi stiano facendo così poco». La questione investe infatti i governi visto che le donazioni dei privati ai conti correnti aperti per la gestione dell'emergenza continuano ad essere effettuate. Ma la tragedia è di proporzioni immani e la volontà dei singoli non è sufficiente. Per questo l'Onu è tornata ad invitare i capi di governo ad assumersi le proprie responsabilità.
 
EMERGENZA SFOLLATI
- Il terremoto in Pakistan ha ucciso almeno 79 mila persone e ha lasciato fra i 3 e i 4 milioni di senza tetto. Con l'inverno ormai alle porte il bilancio delle vittime rischia dunque di diventare ancora più pesante. Il timore è che a breve possano arrivare le notizie di una nuova ondata di decessi dovuti a freddo e stenti. Un'emergenza nell'emergenza, insomma, come sottolinea anche il commissario allo sviluppo della Ue, Louis Michel. Lunedì l'Unione europea ha proposto uno stanziamento addizionale di 80 milioni di euro dopo una prima donazione già effettuata di quasi 14 milioni. Ma prima che questi soldi possano essere destinati agli interventi umanitari è necessaria l'approvazione del provvedimento da parte dei governi e del Parlamento Europeo. Tempi lunghi, insomma, che le popolazioni terremotate non si possono permettere.
A. Sa.
26 ottobre 2005
 
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/10_Ottobre/26/pakistan.shtml

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 

Associazione Nazionale Magistrati

L'ANM sul dlgs riguardante gli incarichi direttivi nella disciplina transitoria

Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante:  "Disciplina del conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità nonché degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e secondo grado nel periodo antecedente all'entrata in vigore delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera h), numero 17) e lettera i), numero 6), della legge 25 luglio 2005, n. 150, in attuazione della delega di cui all'articolo 2, comma 10, della medesima legge."

1. Premessa

Preliminarmente va evidenziato che la normativa contenuta nello schema di  decreto in esame è volta a disciplinare il conferimento di tutti gli incarichi direttivi nel periodo antecedente all'entrata in funzione della scuola superiore della magistratura; difatti a regime si prevede per tutte le funzioni direttive di merito l'obbligatoria frequentazione di un apposito corso di formazione alle funzioni direttive presso la scuola, il cui giudizio finale è valutato dal C.S.M., nonché la positiva valutazione al concorso per titoli per il conferimento delle funzioni di secondo grado.

2. Gli artt. 2 e 3

Gli artt. 2 e 3 presuppongono necessariamente che l'età di collocamento a riposo venga definitivamente fissata senza possibilità di proroghe, anche in considerazione del fatto che l'attuale limite di 75 anni sembra eccessivo. Tale modifica legislativa dovrebbe essere introdotta prima dell'approvazione del decreto delegato ed è auspicabile che preveda una regolamentazione della posizione di coloro che hanno già chiesto di rimanere in servizio oltre i 70 anni.

In caso contrario e con l'attuale regime che prevede la possibilità di rimanere in servizio a domanda fino a 75 anni, la noma appare di dubbia costituzionalità per assoluta irragionevolezza: se lo scopo della previsione è quello di consentire la partecipazione ai concorsi per gli incarichi direttivi di merito e di legittimità solo a magistrati che possono assicurare la copertura del posto per almeno quattro anni per gli incarichi di merito e due anni per gli incarichi di legittimità, non può non tenersi conto dell'attuale possibilità di rimanere in servizio fino a 75 anni.

Nel caso in cui non si ritenga di dovere intervenire sull'età di pensionamento, appare auspicabile che nel testo definitivo degli artt. 2 e 3 del decreto venga eliminata la parola "ordinario", semmai intervenendo contestualmente sulla analoga previsione della legge delega.

3. L'art. 4

L'art. 4 è chiaramente scritto per permettere a magistrati che hanno chiesto di essere ricollocati in ruolo ai sensi dell'art. 3 commi 57 e 57 bis l. 24.12.2003, n. 350 (art. 1 d.l. 16.3.2004, n. 66 convertito con modificazioni nella l. 11.5.2004, n. 126) di concorrere agli incarichi direttivi. Come è noto, con la suddetta previsione si è consentito a magistrati assolti nel giudizio penale, sospesi dal servizio in via disciplinare dal C.S.M. o per dimissioni volontarie, di essere riammessi in servizio per un tempo corrispondente alla durata dell'ingiustificata interruzione del rapporto di servizio senza nessun limite di età. Ora si consente ai suddetti magistrati, con un evidente disparità di trattamento rispetto a tutti gli altri colleghi che hanno superato senza demerito i limiti di età, di concorrere senza alcun limite di età agli incarichi direttivi di merito e di legittimità. Č evidente l'intenzione di creare una chiara corsia preferenziale per alcuni ben individuabili soggetti. Non può non rimarcarsi anche in questa occasione che i fatti, per i quali i suddetti magistrati sono stati assolti dal giudizio penale, potrebbero comunque  assumere rilevanza disciplinare ed ancor più rilevanza ai fini del conferimento di uffici direttivi.

Da ultimo si osserva che la previsione contenuta nell'art. 4 appare altresì costituzionalmente illegittima per eccesso di delega, in quanto nella previsione contenuta nella legge delega non è prevista alcuna eccezione al principio che il candidato agli incarichi direttivi deve potere assicurare il previsto periodo di permanenza, per il quale si fa esclusivo riferimento al pensionamento ordinario.

Peraltro, non può sottacersi che la stessa ratio della disposizione legislativa in parola non appare condivisibile: si preferisce, infatti, tutelare l'interesse individuale del magistrato ad ottenere l'incarico direttivo piuttosto che quello pubblico a che le funzioni direttive siano esercitate da magistrati ancora nel pieno della loro efficienza psico-fisica. Con le attuali norme, si potrebbe avere l'effetto paradossale di un incarico direttivo affidato a magistrati in tardissima età. Il magistrato ingiustamente sospeso ha subito un danno che deve essere risarcito, ma non a discapito dell'efficienza del servizio giudiziario.

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 27/10/2005 @ 11:24:03, in Magistratura, linkato 1525 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L'ANM sul dlgs riguardante la scuola di Formazione

Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante: "Istituzione della scuola superiore della magistratura, nuove norme in tema di tirocinio e formazione degli uditori giudiziari nonché nuove norme in tema di aggiornamento professionale e formazione dei magistrati in attuazione degli artt. 1 comma 1 lett.  b) e 2 comma 2 legge 25.7.05 n. 150."

1. Premessa

Ai sensi dell'art. 105 della Costituzione, a garanzia dell'autonomia ed indipendenza della magistratura, spettano al C.S.M. le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni ed i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Ne consegue che se la organizzazione dei corsi di aggiornamento professionale e di formazione può essere demandata ad un ente autonomo come la "Scuola superiore della magistratura", la valutazione del magistrato deve essere riservata al C.S.M. .

Dunque appaiono in contrasto con il precetto costituzionale quelle disposizioni della legge delega che attribuiscono alla citata scuola competenze relative alla valutazione del magistrato che rilevano ai fini delle determinazioni del C.S.M.. Infatti, le attività di aggiornamento e di valutazione vanno tenute distinte: la commistione non giova né all'una né all'altra funzione, come ricorda anche la dottrina che si è occupata espressamente della materia.

Peraltro, proprio tale commistione dimostra la assoluta irrazionalità, inattuabilità e ingestibilità sia della Scuola che dei sistemi di accesso, di progressione in carriera e dei concorsi, così come delineati nella riforma. Dall'esame delle disposizioni  delle legge delega risulta che ogni magistrato dovrà obbligatoriamente partecipare almeno ad un corso di aggiornamento ogni cinque anni (attualmente i magistrati in servizio sono 9.219, per cui ogni anno ne dovranno partecipare ai corsi almeno 1.844). Ad essi vanno aggiunti i magistrati che debbono frequentare i corsi per le valutazioni periodiche di professionalità al compimento del tredicesimo, ventesimo e ventottesimo anno dall'ingresso in magistratura (lettera t) (presumibilmente circa altri 900 magistrati ogni anno), ed inoltre gli uditori giudiziari, per le sessioni di tirocinio che durano sei mesi,  che sono almeno 300 ogni anno. Solo sulla base di questi dati, considerata la attuale partecipazione media ad ogni corso di circa 70 magistrati (certamente eccessiva, dato che i nuovi corsi dovranno avere effetti valutativi e quindi presuppongono che i magistrati siano seguiti da ogni docente con estrema attenzione), ed una durata non inferiore ai quattordici giorni (sei mesi le sessioni per gli uditori), si giunge a migliaia di giornate di corso (almeno 1.320).

Vanno, inoltre considerati i magistrati che debbono sostenere i corsi al settimo anno dall'ingresso in  magistratura (art. 2 lett. s) della legge delega), non esattamente quantificabili data la ambiguità della disposizione; quelli che debbono partecipare ai corsi che sono obbligatori (nel senso che è diritto dei richiedenti di parteciparvi, e quindi obbligo della struttura di organizzarli), ma per i quali non è esattamente prevedibile il numero delle domande. Ci si riferisce ai corsi per il passaggio di funzioni da giudicante a requirente e viceversa (artt. 13 e 14 dello schema sull'accesso), per i  posti vacanti di secondo grado, requirenti e giudicanti (artt. 20 e 21), per i posti vacanti di legittimità (artt. 23 e 24), per gli incarichi direttivi di merito (art. 35), per gli incarichi direttivi di legittimità (art. 41). Tutti questi corsi sono appositi per cui non possono essere quelli ordinari obbligatori almeno quinquennali, anche se chi ha sostenuto con esito positivo i concorsi per le funzioni di secondo grado e di legittimità non è obbligato a seguire quelli relativi alle verifiche periodiche. Ovviamente, non si può stabilire a priori quanti magistrati faranno domanda per partecipare a questi corsi, ma è presumibile che, poiché molti corsi sono obbligatori per poter partecipare ai concorsi (per titoli e per esami) per le varie funzioni, tutti i magistrati, man mano che  maturano l'anzianità sufficiente per poter fare domanda per partecipare ad un concorso, facciano domanda per seguire il corso relativo, in modo da premunirsi del titolo necessario per partecipare al concorso, una volta che sarà bandito. Saranno comunque certamente almeno diverse centinaia, se non migliaia, ogni anno. Andrebbero, poi, calcolati i corsi non obbligatori, ma che in questi anni hanno costituito la indispensabile offerta formativa del sistema di autogoverno, sia centrale che periferica (si pensi solo ai corsi tenuti nell'ambito della cooperazione internazionale con le altre magistrature).

Orbene, per quanto si vogliano fare stime estremamente prudenziali, considerati anche i costi fissi necessari per la struttura ed il personale, si ottengono cifre assolutamente incomparabili con quelle stanziate nella legge delega. Va considerato, ad esempio, che la Francia, per la sua struttura formativa, che ha compiti simili a quelli che dovrebbe avere la Scuola - anche se, correttamente, esclude profili attinenti alla valutazione - prevede stanziamenti nettamente maggiori. Le pur esistenti diversità tra le due strutture, comunque, non giustificano differenze di budget talmente elevate come quelle riscontrabili. La delega, quindi, appare incostituzionale anche per mancata copertura finanziaria, in violazione  dell'art. 81 ult. comma Cost., e non andrebbe esercitata. La considerazione, ovviamente, coinvolge innanzitutto la Scuola, ma inevitabilmente i sistemi dell'accesso, della progressione in carriera e dei concorsi, che sui corsi organizzati dalla Scuola si fondano.

L'autonomia e la indipendenza della magistratura sono garantite dalla previsione costituzionale di cui al citato art. 105 ma anche dalla composizione del C.S.M., la quale, prevista dall'art.104 della Costituzione ed assicurata quanto alla componente togata dalla rappresentatività degli eletti, permette che le scelte dell'organo di autogoverno, in una materia come quella della formazione, che rileva a più fini, siano effettivamente ispirate a principi di ampio pluralismo culturale.

Invece, la previsione della legge delega, secondo cui i docenti della scuola sono scelti secondo detti principi, attese le insoddisfacenti disposizioni dettate in materia di composizione e di modalità di formazione dell'organismo deputato alla individuazione dei docenti, appare destinata a restare mera dichiarazione di principio, senza possibilità di effettivo controllo del suo rispetto, con conseguente ulteriore lesione dei principi di indipendenza ed autonomia della magistratura.

Proprio l'ampio pluralismo culturale, a cui deve essere ispirata l'attività di formazione e che è ora garantito dalle stesse modalità di composizione del C.S.M., induce a ritenere non condivisibile che del comitato direttivo (pur correttamente composto in prevalenza da magistrati) facciano parte dei componenti di diritto o, a maggior ragione, dei magistrati dagli stessi delegati, invece che nominati dall'organo di autogoverno.

Parimenti non condivisibile è la previsione secondo la quale il comitato di gestione, a cui competono la programmazione didattica e l'individuazione dei docenti, sia composto da persone nominate dal comitato direttivo (nella composizione di cui si è detto) senza che sia prevista la necessaria, maggioritaria, presenza di magistrati.

Poiché l'attività della scuola è strumentale ai compiti, di rilievo costituzionale, del C.S.M., non appare condivisibile neanche la previsione, secondo la quale il comitato direttivo, nella programmazione dell'attività didattica può (e non deve) avvalersi delle proposte del C.S.M. stesso, peraltro in posizione di non preminenza rispetto ad altri organismi.

Ancora va rilevato che nei casi in cui la partecipazione ai corsi di formazione ha una immediata incidenza sulla carriera del magistrato, ed in genere sui suoi diritti, la possibilità del capo dell'ufficio di rinviare la partecipazione stessa, sia pure per un periodo non superiore a sei mesi, può cagionare un concreto nocumento, ingiustificato e non riparabile.

Ciò appare conseguenza di un modello in cui la formazione, vista più come premessa per lo sviluppo della carriera che come autonomo valore, finisce con il porsi in posizione inconciliabile con le esigenze di ufficio.

2. Osservazioni sullo schema di decreto legislativo
 
Oltre alle considerazioni critiche rivolte alla legge delega ve ne sono alcune che possono essere formulate autonomamente nei riguardi dello schema di decreto delegato.

Il governo della magistratura compete, per disposizione di rango costituzionale, al C.S.M.; l'attività della scuola, avendo ad oggetto l'aggiornamento professionale e la formazione dei magistrati, assume rilievo in relazione alle determinazioni che devono essere assunte dal predetto organo.

Dunque la disposizione di cui all'art.1 (non apparendo ostativo, per coerenza con il dettato costituzionale, il disposto di cui alle lett. a) e b) del comma 2 dell'art.2 della legge delega) appare insoddisfacente nella parte in cui non  prevede in via generale che il C.S.M. con propria delibera stabilisca le linee guida che dovranno indirizzare l'attività programmatica della scuola.

La disposizione (art.7) che prevede che il comitato direttivo deliberi in presenza di almeno cinque componenti ed a maggioranza relativa, consentendo che una maggioranza formata da soli componenti estranei alla magistratura adotti decisioni, rende ancor più evidenti le critiche mosse  sul punto a proposito della legge delega.

La disposizione di cui all'art.12 co.3 nel prevedere che il comitato di gestione individui i docenti, non detta alcun criterio per la individuazione dei medesimi mentre è evidentemente auspicabile, per la attenzione dovuta anche agli aspetti pratici dell'esercizio della funzione giurisdizionale, che la formazione del magistrato sia necessariamente e prevalentemente curata dai magistrati stessi (si veda anche il successivo art. 20 pure in attuazione del quale è allo stato possibile che i corsi siano tenuti da docenti tutti estranei alla magistratura).

La disposizione di cui all'art.13, limitandosi genericamente a prevedere che la scelta dei componenti dei comitati di gestione sia effettuata tra magistrati, avvocati e professori universitari, non pone rimedio alle osservazioni fatte a proposito della legge delega.

Peraltro, se si esclude quello dell'anzianità, manca l'individuazione di criteri per la nomina i quali, secondo le indicazioni già date, dovrebbero essere stabiliti con delibera del C.S.M.

La disposizione dell'art.14, secondo la quale i comitati di gestione deliberano a maggioranza relativa con la presenza di almeno tre componenti, accentua la possibilità che decisioni di assoluta importanza relative alla formazione dei magistrati, idonee ad incidere sulle successive determinazioni del C.S.M., siano adottate da persone estranee alla magistratura, con conseguente sempre maggior "vulnus" del principio di indipendenza ed autonomia.

Le disposizioni dell'art. 21 commi 2 e 3, che prevedono che il comitato di gestione approvi il programma di tirocinio da svolgersi presso gli uffici giudiziari ed individui i magistrati affidatari, appaiono gravemente carenti nella misura in cui non prendono in considerazione la necessità di un previo coordinamento con i consigli giudiziari ed i capi degli uffici al fine di contemperare le esigenze della scuola con quelle dell'esercizio della giurisdizione.

La disposizione dell'art.25, nella parte in cui prevede che il differimento della partecipazione ai corsi "non può in ogni caso arrecare pregiudizio al magistrato", appare del tutto generica e così inidonea a prevenire eventuali effetti negativi riconducibili al differimento medesimo.

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 

Associazione Nazionale Magistrati

L'ANM sul dlgs riguardante i Consigli Giudiziari e il Consiglio Direttivo della Cassazione

Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante: "Disciplina della composizione, delle competenze e della durata in carica dei consigli giudiziari ed istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera c) e 2, comma 3, della legge 25 luglio 2005, numero 150."

1. Premessa. 

Il decreto legislativo delegato in esame contiene norme sul  Consiglio direttivo della Corte di cassazione - organismo di nuova istituzione destinato a svolgere funzioni consultive e di vigilanza in seno alla Corte - e sui Consigli giudiziari, operanti nei distretti di Corte d'appello.

In particolare il decreto disciplina:

a) la "struttura", la "composizione" e le "funzioni" dei Consigli ;
b) il sistema di elezione dei componenti togati ( titolari e supplenti);
c) la durata in carica dei Consigli e le loro modalità di rinnovo ;
d) il sistema di elezione dei componenti togati.

2. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione

L'istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione rappresenta una novità di indubbio rilievo.

Come è noto la Corte di cassazione non ha mai avuto un consiglio giudiziario ed è stata governata e organizzata nel corso della sua storia esclusivamente dal Primo Presidente e dai presidenti titolari delle diverse Sezioni senza che fossero previsti apporti di conoscenza o "pareri" di rappresentanti dei magistrati.   

Solo di recente, per iniziativa interna,  era stato costituito, in seno alla Corte, un organismo - il c.d. gruppo consultivo - con la funzione di fornire pareri ed ausilio agli organi di direzione della Corte nei suoi compiti di valutazione della professionalità dei magistrati nonché di organizzazione e  di direzione degli uffici.     

Il tratto positivo dell'innovazione appare però sminuito dalla "composizione" del nuovo organismo che gli conferisce un carattere spiccatamente verticistico. 

Ai due membri di diritto del Consiglio direttivo (il Primo Presidente ed il Procuratore generale) si affiancano, infatti, due membri esterni ( un professore ordinario di materie giuridiche designato dal Consiglio Universitario nazionale  ed un avvocato nominato dal Consiglio Nazionale Forense), due magistrati che esercitano funzioni direttive(rispettivamente giudicanti e requirenti) e solo tre magistrati non investiti di funzioni direttive (due giudici ed un sostituto procuratore generale).         

Pur eleggendo "tutti" i componenti togati,  la grande maggioranza dei magistrati della Corte avrà  solo tre rappresentati della propria categoria in seno al C.D. della Corte, corrispondenti ad un terzo del Consiglio.

Inoltre il sistema di elezione dei componenti togati riproduce quello attualmente in vigore per le elezioni del CSM.

Le elezioni si svolgeranno dunque sulla base di autocandidature individuali,  con l'espressione da parte di ogni  magistrato di quattro voti singoli per ciascuna delle quattro categorie di rappresentanti (direttivo giudicante, direttivo requirente, giudicante e requirente).

Valgono qui tutte le perplessità e tutti i rilievi critici già espressi su di un siffatto sistema elettorale all'epoca della sua introduzione per le elezioni dei membri togati del CSM.

Si tratta infatti di un sistema elettorale maggioritario, che ignora e comprime il pluralismo ideale e culturale della magistratura e risulta del tutto inidoneo per la provvista di un organismo che non ha funzioni di governo (che possono richiedere maggioranze omogenee e coese) ma compiti di valutazione della professionalità e  funzioni consultive (che per loro natura richiedono giudizi puntuali e differenziati e non voti di maggioranze  predeterminate).    

Da ultimo -  in queste brevissime note che preludono ad un più approfondito esame -  va segnalato che il CD esercita le sue funzioni con un assetto a geometria variabile.

Infatti i due rappresentanti esterni partecipano solo alla elaborazione del parere sulla tabella della Corte di cassazione( art. 7, lett. a ) ed all'esercizio della  funzione di vigilanza sull'andamento degli uffici ( art. 7, lett. d) mentre il CD è composto esclusivamente da magistrati (i capi di corte ed i rappresentanti dei magistrati) nell'esercizio delle altre funzioni consultive,  di vigilanza e di valutazione sulla professionalità dei magistrati della Corte.

Si tratta di una soluzione equilibrata che opera una meditata apertura ad apporti esterni al corpo dei magistrati in ordine a questioni di interesse generale, lasciando ai capi di corte ed ai membri togati le funzioni consultive e di vigilanza che riguardano i singoli magistrati , il loro status , la loro carriera nonché le valutazioni sulla loro professionalità. 

Peraltro, proprio questo assetto strutturale variabile rende irrazionale la disposizione dell'art. 3 dello schema (che riproduce quella analoga contenuta nella legge delega) nella parte in cui  prevede che il Consiglio elegge al suo interno un vice-presidente tra i componenti non togati. In primo luogo non sono chiarite le funzioni affidate al vice-presidente. Se, come sembra ricavarsi dal termine utilizzato, deve sostituire il presidente in caso di impedimento e simili, la disposizione è inattuabile laddove il Consiglio si riunisce a composizione esclusivamente togata. E la presenza di un apposito membro vicario renderebbe assai problematica l'individuazione di altro organo o componente deputato a fare le veci del presidente (come un delegato del presidente stesso). In realtà, la disposizione è stata modellata a imitazione dell'art. 104 comma 5 Cost., che prevede che il vice-presidente del C.S.M.  sia eletto tra i componenti designati dal Parlamento, ma in una situazione completamente diversa, poiché in quel caso l'organo si riunisce sempre nella medesima composizione. Sarebbe, pertanto, opportuno che il decreto chiarisse questi aspetti, se non si ritiene di intervenire sulla legge delega.

3. I Consigli giudiziari

La composizione dei CG risulta opportunamente differenziata in relazione al numero dei magistrati da amministrare.

I CG , infatti, sono composti da dodici membri nei distretti in cui il numero dei magistrati è pari o inferiore a 350 : i due capi di corte, che ne sono membri di diritto, cinque rappresentanti dei magistrati, quattro membri laici (un professore designato dal CUN , un avvocato nominato dal Consiglio Nazionale Forense, due membri nominati dal Consiglio regionale) ed un rappresentante eletto dai giudici di pace.

Nei distretti con più di 350 magistrati il numero dei componenti del CG passa a quattordici perché il numero dei rappresentanti dei magistrati ordinari sale a sette.     

Si è di fronte ad una positiva razionalizzazione che adegua la composizione degli organismi a carichi di lavoro amministrativo spesso assai differenziati e che -   combinata a provvedimenti diversificati del CSM in tema di esonero parziale dal lavoro giudiziario dei  membri dei CG -  può porre le basi per un migliore svolgimento dei compiti istituzionali degli organismi consultivi.

In ordine al sistema elettorale - che replica il modello delle elezioni dei membri togati del CSM -  valgono i rilievi critici già espressi in precedenza e le fortissime  preoccupazioni per l'impropria adozione di un sistema elettorale atomistico e maggioritario per la provvista di un organismo che esercita funzioni consultive e di giudizio professionale. 

Al pari di questo stabilito per il CD della Corte di cassazione anche per i CG è previsto un funzionamento a geometria variabile.

I cinque membri dei Consigli che non sono magistrati ordinari  partecipano solo alla elaborazione dei pareri sulle tabelle degli uffici giudicanti e sulle tabelle infradistrettuali e sui criteri per l'assegnazione degli affari di  cui all'art. 7, ter del R.D. n. 12 del 1941 ( art. 16, lett. a ), all'esercizio della  funzione di vigilanza sull'andamento degli uffici ( art.15, lett. d) ed alla formazione dei pareri sull'organizzazione ed il funzionamento degli uffici del giudice di pace ( art. 15, lett.e).  

Il CG è invece composto esclusivamente da magistrati ordinari ( i capi di corte ed i rappresentanti dei magistrati) nell'esercizio delle altre funzioni consultive,  di vigilanza e di valutazione sulla professionalità dei magistrati del distretto. 

Vale qui il giudizio cautamente positivo già espresso per questo modello in relazione al CD della Corte di cassazione.

Anche per i Consigli Giudiziari valgono le medesime osservazioni formulate per il Consiglio direttivo della Corte di cassazione in ordine alla nomina del vice-presidente tra i componenti non togati.

Va inoltre segnalato in negativo che né la legge delega né il decreto risolvono il problema del ruolo dei magistrati supplenti, sino ad oggetto nei differenti distretti di  prassi amministrative diverse e contrastanti.

A conclusione di queste prime sommarie osservazioni va accennata una riflessione di carattere generale.

Se è vero che la parte relativa ai Consigli è una delle meno criticabili del nuovo ordinamento (anche se resta nettissima la critica al sistema elettorale prescelto ed al carattere verticistico del CD della Corte di cassazione) non si può dimenticare che i nuovi Consigli sembrano destinati ad operare in un ambiente istituzionale complessivamente negativo,  contrassegnato dalla mortificazione e da un duplice svuotamento del  governo autonomo.

Svuotamento per così dire "dal basso", per effetto della centralità conferita al farraginoso ed ingestibile sistema dei  concorsi ed alle relative commissioni di concorso che avrà l'effetto di ridurre e svilire  il ruolo di valutazione professionale dei CG e del CSM.

Svuotamento "dall'alto", in conseguenza della modifica costituzionale,  già approvata in prima lettura dai due rami del parlamento -  che preclude al CSM l'elezione del vice presidente e prevede la sua  nomina da parte del Presidente della Repubblica.             

Ne deriva che anche le misure in sé positive contenute nella legge delega e nel decreto sull'assetto e sulle funzioni dei CG perdono di effettiva incidenza  e rischiano di apparire -  e di essere-  astratte razionalizzazioni di organismi privati della loro naturale centralità nel campo della valutazione professionale e della vigilanza ed inseriti in  un circuito di autogoverno di ridotta autonomia.

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 27/10/2005 @ 11:19:05, in Magistratura, linkato 1464 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L'ANM sul dlgs riguardante la Corte di Cassazione

Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante:  “Modifica dell’organico della corte di cassazione e della disciplina relativa ai magistrati di merito applicati presso la stessa, in attuazione degli articoli 1, comma 1, lettera e) e 2, comma 5, della legge 25 luglio 2005, n. 150.”

1. Premessa

Va ancora una volta ribadito il dissenso alla soppressione della figura di magistrato di appello presso il Massimario, tenuto conto della esperienza maturata negli anni che ha dato modo di verificare che la destinazione alla partecipazione ai collegi per alcune udienze è stata una vera e propria palestra di formazione del magistrato di legittimità, che peraltro si pone in linea con il disegno riformatore che vuole accentuare una maggiore attitudine del magistrato a svolgere funzioni di legittimità attraverso delle verifiche.

La verifica dell’effettivo esercizio delle funzioni di legittimità, come realizzata per i magistrati di appello impegnati in misura ridotta rispetto ai consiglieri a comporre i collegi, non è da revocare in dubbio che sia uno dei dati concreti per poter poi accertare l’attitudine di quel magistrato a svolgere le funzioni in questione.

Per non perdere il patrimonio di preparazione maturato dai magistrati che da tempo, con funzioni di appello, sono destinati ai collegi, la disciplina transitoria prevede una regolamentazione che solo in parte può essere condivisa in quanto limita l’assorbimento di Cassazione solo a coloro che abbiano maturato i requisiti ad una certa data, mentre esclude l’assorbimento degli altri magistrati che, con le stesse funzioni, stanno continuando ad essere destinati ai collegi di legittimità, ma non hanno ancora acquisito i requisiti previsti dalla norma transitoria.

Una prima scelta che si impone è quella di non stabilire alcuna data fissa per il possesso dei requisiti, bensì di consentire ai magistrati che successivamente all’entrata in vigore del decreto legislativo acquistino i requisiti prescritti (continuando ad essere destinati ai collegi con i provvedimenti del Capo di Corte) di poter essere valutati dal Consiglio superiore per il conferimento delle funzioni di legittimità. Questa norma dovrebbe applicarsi sia ai magistrati del massimario sia, a maggior ragione, a quelli applicati alla procura generale sino ad esaurimento dell’esistente.

Qualora questa proposta, che appare la più ragionevole e, comunque, rispettosa delle funzioni già conferite e svolte dai magistrati di appello, sia requirenti che giudicanti, non sia condivisa, in via del tutto subordinata potrebbe esservi un’opzione che tuteli in parte questo interesse pubblico alla non dispersione di esperienze nel seguente modo.

2. Osservazioni all’art. 5, primo comma

La disposizione dell’art. 5, comma 1, lettera b), dello schema appare in testuale contrasto con la legge delega.

L’art. 2, comma 9, lettera i), della legge delega è, infatti, assolutamente inequivoco nello stabilire che ― ai fini del conferimento delle funzioni di legittimità da parte del C.S.M. ai magistrati in servizio nei posti soppressi ― i magistrati interessati debbono aver svolto le predette funzioni nei sei mesi antecedenti alla data di acquisto di efficacia del decreto legislativo recante la modifica dell’organico della Corte di cassazione, e non già nei sei mesi precedenti alla data di entrata in vigore della stessa legge delega, come invece si prevede nella disposizione in esame.

La formula «nei sei mesi precedenti la predetta data», che compare nel n. 2 della citata lettera i) del comma 9, risulta chiaramente riferita, difatti, «alla data di acquisto di efficacia delle disposizioni emanate in attuazione del comma 5», di cui è parola nell’alinea della medesima lettera i), che regge l’intera proposizione precettiva.

Proposta: all’art. 5, co. 1, lett. b) sostituire le parole “nei sei mesi antecedenti alla data di entrata in vigore della legge 25 luglio 2005, n. 150” con le parole “nei sei mesi antecedenti alla data di acquisto di efficacia del presente decreto legislativo che sopprime i posti di magistrato di appello addetti al massimario”.

Questa soluzione è giustificata da ragioni giuridiche, oltre che logiche e amministrative, nella considerazione che con il decreto delegato in questione sono soppressi i posti e si configura “il magistrato perdente posto” e, pertanto, dovrebbe essere questo il momento di verifica dei requisiti richiesti.

3. Osservazioni all’art. 5, secondo comma

L’art. 2, comma 9, lettera l), della legge delega ― nel prevedere il transitorio trattenimento in servizio dei magistrati di appello per i quali non sia stato possibile il conferimento delle funzioni di legittimità da parte del C.S.M. ― presuppone evidentemente che essi mantengano in toto la posizione funzionale anteriore, anche per quel concerne il possibile esercizio delle funzioni di legittimità in base a provvedimenti dei Capi degli uffici. E ciò nella logica prospettiva di evitare una irragionevole sperequazione in loro danno, dato che — diversamente opinando — i predetti magistrati, pur conservati nel posto, non eserciterebbero più una parte rilevante delle loro attuali funzioni (ed anzi, nel caso dei magistrati di appello applicati presso la Procura generale della Corte di cassazione, rimarrebbero praticamente privi di compiti significativi, dato che presso la Procura generale non esiste un ufficio del massimario).

Sembra quindi esservi un eccesso di delega nella soppressione dell’art. 115, primo comma, secondo periodo, O.G., laddove fa venir meno anche in via transitoria la possibilità per i Capi di Corte di applicare in udienza i magistrati del massimario Per quanto riguarda i magistrati destinati al massimario con funzioni di appello va posto in rilievo che la soppressione dell’art. 115 O.G. si pone in contrasto con lo stesso decreto legislativo laddove prevede che i magistrati di appello restano in via transitoria negli uffici soppressi nello stesso status rivestito di magistrato di appello.

Proposta: All’art. 5, comma 2, dopo le parole “sono trattenuti, in via transitoria, in servizio nei posti soppressi” aggiungere le seguenti parole: “ad essi continuano ad applicarsi le disposizioni di cui agli articoli 115, comma 1, secondo periodo, e 116, comma 1, secondo periodo, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, nel testo vigente anteriormente al presente decreto legislativo”.

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 22/10/2005 @ 11:16:44, in Magistratura, linkato 1536 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

1. L'ANM ed il progetto di riforma della Costituzione.

Il procedimento di revisione costituzionale è prerogativa del parlamento e del popolo eventualmente chiamato ad esprimersi nel referendum.

L'associazione nazionale magistrati ha però ritenuto doveroso svolgere osservazioni ed esprimere valutazioni sulle modifiche costituzionali che hanno una diretta incidenza sull'assetto della giurisdizione ordinaria e costituzionale, sul sistema del governo autonomo della magistratura e sulla tutela giurisdizionale di fondamentali diritti sociali; e ciò ha fatto in un ampio documento elaborato su questi temi.

Sintetizzando i contenuti dell'ampia riflessione svolta,  la giunta dell'associazione richiama l'attenzione su tre aspetti della revisione costituzionale in atto.

2. Sulle modifiche della composizione e delle funzioni della Corte costituzionale.

Il progetto di revisione costituzionale introduce innovazioni che potrebbero incidere, alterandoli profondamente, sulla natura e sul funzionamento della Corte costituzionale.

Il nuovo art. 135  aumenta da cinque a sette il numero dei giudici nominati dal Parlamento, dei quali tre vengono eletti dalla Camera  e quattro dal Senato; parallelamente riduce a quattro sia  i giudici nominati dal Presidente della Repubblica sia i giudici  eletti dalle supreme magistrature.

Contemporaneamente il nuovo testo dell'art. 128 amplia grandemente la competenza della Corte, aprendo la strada al contenzioso delle autonomie locali (Province, Comuni e città metropolitane). Si immettono, così, nel circuito della giustizia costituzionale oltre ottomila nuovi soggetti che verrebbero ad incrementare il cospicuo contenzioso di cui la Corte già oggi è chiamata ad occuparsi con riguardo alle sole Regioni.

Con l'aumento della componente eletta dal Parlamento si accentua seriamente il rischio che la Corte costituzionale diventi l'espressione della maggioranza politica contingente e subisca una impropria e negativa politicizzazione. 

Inoltre la  progettata estensione delle competenze della Corte  al contenzioso delle autonomie locali rischia di inceppare gravemente il funzionamento dell'organo di giustizia costituzionale

Infatti il contenzioso delle autonomie locali si sommerebbe al già elevato contenzioso delle Regioni (v. Camera dei deputati, rapporto 2004-2005 sullo stato della legislazione, 11 luglio 2005), alimentando il tasso di diretta politicità dell'intervento della Corte, compromettendone l'efficienza ed incidendo negativamente sulla tempestività dei giudizi incidentali.

3.  L'intervento sul Consiglio Superiore della Magistratura.

L'art. 26 del disegno di legge costituzionale riscrive l'art. 87 della Costituzione prevedendo che il vice presidente del CSM (non sia più come oggi eletto dal Consiglio ma) venga nominato dal Presidente della Repubblica.  

L'art. 36 del disegno di legge prevede poi, in coerenza con la modificazione appena illustrata, l'abrogazione dell'attuale quinto comma dell'art. 104 cost., ove si dispone che il vice presidente è eletto dal Consiglio fra i componenti designati dal Parlamento.

La vigente Costituzione ha realizzato un felice equilibrio nel disciplinare il vertice del CSM.  

Se l'attribuzione al Capo dello Stato della "presidenza" dell'organo  rappresenta una garanzia fondamentale ed una forma di tutela del Consiglio  nei rapporti con altri poteri dello Stato, la previsione di una "vicepresidenza" eletta dall'assemblea completa i contenuti di garanzia della presidenza del Capo dello Stato, perché esprime il massimo grado possibile di autonomia funzionale del Consiglio.

Dalla modifica proposta scaturisce invece una riduzione dell'autonomia del  Consiglio Superiore giacchè questo viene privato del potere (normalmente proprio degli  organi collegiali) di eleggere nel suo seno il soggetto che  quotidianamente presiede i suoi lavori, cioè il vice presidente. 

Alla compressione dell'autonomia del Csm si accompagna, nel disegno di revisione, lo svilimento della figura del vice presidente, che, allontanato dall'assemblea plenaria, rischia di ridursi a mero delegato, privo di un  autonomo ruolo di mediazione e di autorevole moderazione della dialettica  tra le componenti del Csm.

4. Le possibili ricadute sul giudiziario delle modifiche dell'art. 117 della Costituzione.

Va inoltre rappresentato il rischio che la competenza legislativa esclusiva espressamente attribuita alle Regioni in materia di "assistenza e organizzazione sanitaria" e di "organizzazione scolastica e formazione" dal nuovo testo dell'art. 117  Cost. autorizzi forti differenziazioni dei sistemi sanitari e scolastici e delle prestazioni erogate nelle diverse regioni.

In tal caso ci si troverebbe di fronte a diversi regimi di accesso alle prestazioni sanitarie o agli istituti scolastici per i residenti ed i non residenti in una determinata regione ed all'affermarsi di preclusioni, di ostacoli, di discriminazioni del tutto ignote nell'ordinamento attuale.

Si rappresenta perciò l'esigenza che l'interpretazione e l'attuazione delle modifiche risultino il più possibile ragionevoli e tali da evitare situazioni avvertibili come ingiustificate discriminazioni che, tra l'altro, comporterebbero conseguenze estremamente negative anche per l'amministrazione della giustizia che sarebbe inevitabilmente chiamata a far fronte a nuove forme di contenzioso.

Roma 19 ottobre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale
Associazione Nazionale Magistrati

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 20/10/2005 @ 18:08:57, in Magistratura, linkato 1446 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L’ALLARME SULLA PRESCRIZIONE CONFORTATO DAI DATI RACCOLTI DALLA ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI

Nella perdurante inerzia del Ministro l’associazione nazionale magistrati ha autonomamente avviato una raccolta di dati presso le Corti di Appello per verificare gli effetti delle modifiche apportate dalla legge in corso di approvazione sulla prescrizione dei reati.

I primi dati raccolti grazie all’impegno delle giunte distrettuali della associazione riguardano le Corti di Appello di Bologna e di Milano.

I risultati sono estremamente allarmanti.

Nel distretto di Milano, per effetto delle modifiche del regime della prescrizione introdotte dalla nuova legge, si prescriverebbe immediatamente oltre il 40% dei reati oggetto di procedimenti pendenti. 

Tra questi spiccano i delitti di corruzione che si prescriverebbero in una percentuale pari al 78% e i delitti di usura in una percentuale pari al 61%.

Un altro considerevole numero di reati - il 12% - si prescriverebbe nel giro di un anno dalla approvazione della legge.

Discorso analogo per i processi pendenti presso la Corte di Appello di Bologna . Con le norme attualmente in vigore la percentuale dei reati destinati ad essere dichiarati estinti per prescrizione ammonta al 9,57% del totale dei reati in processi pendenti.

Con le modifiche apportate dalla legge in corso di approvazione si arriverebbe al 40% circa.

Particolarmente significativo il dato relativo ai delitti in tema di violazione della legge sugli stupefacenti che per le ipotesi di cessione e spaccio di droghe c.d. leggere vede dimezzati i tempi di prescrizione (da 15 anni a 7 anni e sei mesi).

Si tratta dunque di un aumento della prescrizione dei reati che supera il 300%.

I dati appena offerti sono altamente attendibili perché desunti dalla analisi di tutti i procedimenti pendenti distinti per tipologie di reati senza prendere in considerazione i reati già prescritti al momento della rilevazione.

Roma, 19 ottobre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale
 

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 20/10/2005 @ 18:05:21, in Magistratura, linkato 1405 volte)

 

Gentili Lettori,

il Movimento per la Giustizia e Magistratura Democratica stanno per pubblicare sui loro siti, www.movimentoperlagiustizia.it e www.magistraturademocratica.it due importanti documenti frutto del comune impegno in un unico Gruppo del civile: si tratta delle "Osservazioni sui principi e criteri direttivi contenuti nella legge delega 80/2005 e sulla bozza di d.lgs approvata dal Consiglio dei Ministri del 23.9.2005 in materia di riforma della legge fallimentare" e delle "Osservazioni sulla riforma del codice di procedura civile attuata con la legge n.80/2005 e sulle proposte di modifica". 

Questi documenti nascono dalla comune esperienza di Md e del Movimento nel Gruppo del civile, nel quale da anni magistrati aderenti ai nostri Gruppi, ma anche tanti altri non aderenti ad alcuna corrente, professori universitari ed avvocati hanno saputo costruire una esperienza intensa e feconda.

In questi anni, accanto alla violenta aggressione alla giurisdizione, alla magistratura e a singoli magistrati, abbiamo visto modifiche del processo civile che appaiono il frutto di una produzione alluvionale che si svolge al di fuori di un progetto coerente per la giustizia. Sono stati sistematicamente ignorati tutti i suggerimenti e tutti i progetti di riforma provenienti dalle associazioni forensi, dalla ANM, dagli Osservatori sulla giustizia civile e, anziché perseguire con coerenza un indifferibile recupero di funzionalità del sistema giudiziario con una migliore organizzazione delle scarse risorse, la collaborazione tra gli operatori e la ricognizione e promozione delle prassi più efficaci, si è preferito moltiplicare i riti processuali con aggravio e crescente disagio per gli operatori e gli utenti. 

La stessa riforma delle procedure concorsuali allontana ancor di più il nostro sistema da un'organica e razionale ricomposizione della disciplina dell'insolvenza, che resterà caratterizzata da una estrema frammentarietà e dalla coesistenza di modelli procedimentali eterogenei, svilendo la funzione di controllo giudiziario della crisi d'impresa e realizzando la progressiva emarginazione della giurisdizione ordinaria rispetto al mercato ed all'economia.

Crediamo che questi documenti possano costituire un importante contributo al dibattito tra i magistrati, gli avvocati, gli studiosi. Essi rappresentano un avvio, e non una conclusione, del lavoro del nostro Gruppo del civile; nel pubblicarli non possiamo che ringraziare tutti coloro - colleghi, docenti ed avvocati - che hanno dedicato il loro tempo e la loro passione alla costruzione di un possibile modello alternativo all'attuale situazione di crisi.

Nino Condorelli
Segretario del Movimento per la Giustizia

Ignazio Juan Patrone
Segretario di Magistratura Democratica

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 19/10/2005 @ 19:48:03, in Indagini, linkato 1473 volte)

Chi alimenta la ’Ndrangheta
di Enzo Ciconte

La ’ndrangheta che ha agito a Locri quando ha ucciso Francesco Fortugno non ha niente di arretrato o di arcaico, è una mafia forte che lancia una sfida alla politica calabrese e allo Stato. C’è in gioco la signoria del territorio, del comando. Chi deve governare la Calabria? Il potere delle istituzioni o quello della ’ndrangheta? Questo è il cuore della sfida che ha lanciato chi ha armato la mano del killer. Già! Chi l’ha armata? Č pensabile che un omicidio così plateale sia stato ordinato solo a Locri da una qualche famiglia locale? O non si deve pensare a un concorso di più volontà da parte di quegli uomini che compongono la struttura di comando delle ’ndrine che è stata formata dopo la pace siglata nel 1991 che aveva concluso una guerra che era durata un lustro e che aveva lasciato sulle strade quasi un migliaio di morti?

Nella ’ndrangheta non c’è la commissione provinciale, ma una struttura più agile che si riunisce per decidere cose importanti che riguardano tutta l’organizzazione. Chi ha deciso quell’omicidio - al di là della motivazione immediata legata alla sanità locale - ha scommesso sulla debolezza della risposta dello Stato. Toccherà allo Stato attrezzare una nuova qualità della risposta che sia all’altezza della sfida lanciata. I giovani della locride hanno cominciato a reagire.
Sarebbe un imperdonabile errore lasciarli soli. La risposta deve essere diversa da quella del passato e deve essere legata alla comprensione della natura della criminalità mafiosa calabrese.

Nella storia plurisecolare delle mafie italiane la ’ndrangheta è stata la più sottostimata e la più sottovalutata. La responsabilità di ciò risale a tanto tempo fa. Storici, sociologi, giornalisti, intellettuali hanno inizialmente studiato la camorra poi, a partire dai primi decenni dopo l’unità d’Italia, lo studio della mafia catturò l’interesse di tutti. Sono innumerevoli i libri che si occupano della mafia siciliana seguiti da quelli che si occupano di camorra. Quelli che trattano di ‘ndrangheta si contano al massimo sulle punta delle dita di due mani.

La Calabria è stata considerata come una regione arretrata, culturalmente chiusa, con tratti di inspiegabile primitivismo. Le sue grandi, splendide montagne - la Sila e l’Aspromonte - evocano idee di selvatichezza ed arcaicità legate come sono all’epopea grandiosa ma disperata e dolorosa del brigantaggio o a quella più recente, e per niente eroica, dei sequestri di persona con il loro carico di dolore. La criminalità che era il prodotto di quelle terre non poteva che essere selvaggia, violenta, crudele, e gli uomini che ne facevano parte dovevano essere orridi, spietati, ignoranti. Così hanno ragionato in molti. La Calabria è in fondo allo stivale, terra lontana che politicamente e socialmente ha pesato molto di meno a fronte della Sicilia e della Campania. I mafiosi calabresi sembravano un po’ incomprensibili, intestarditi com’erano a usare i vecchi codici, a rispettare i rituali di affiliazione e a costruire la loro struttura organizzata attorno alla famiglia naturale del capobastone. Intellettuali di vaglia ritenevano ciò come la prova migliore dei residui di arretratezza; gli stessi mafiosi siciliani, come ricordava Buscetta, irridevano i calabresi per questa loro testardaggine. Chi da lontano guardava alla ‘ndrangheta la riteneva una mafia locale, un sottoprodotto criminale, una filiazione della mafia siciliana. Insomma, ad una Calabria dallo scarso peso politico e sociale corrispondeva l’immagine di una mafia di basso profilo.

Questa idea sulla mafia calabrese è circolata per un lungo periodo storico, circola ancora oggi ed è dura a morire. Pochi magistrati e intellettuali l’hanno contrastata. Nonostante tutto quello che è successo sono ancora molti quelli che stentano a credere che nella criminalità operante in Lombardia, in Piemonte, in Liguria, in Valle d’Aosta, nel Lazio, in Emilia-Romagna la ‘ndrangheta sia l’organizzazione prevalente e dominante; o che essa sia riuscita a soppiantare cosa nostra nei traffici di droga arricchendosi enormemente. Quando la bufera dei collaboratori squassò Cosa nostra, la ‘ndrangheta ne rimase al riparo proprio per la struttura familiare che ne reggeva l’impianto organizzativo. Quella modalità di affiliazione considerata arretrata e folcloristica aveva funzionato come un formidabile scudo protettivo. La ‘ndrangheta è rimasta fedele alle sue origini - legata al territorio, con struttura familiare - ma ha saputo trasformarsi e rinnovarsi.

Continuità e trasformazione: ecco il segreto. Ed è qui che bisogna colpirla usando, tra gli altri strumenti, la cultura e la confisca dei beni.

L'Unità Online

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 17/10/2005 @ 15:41:02, in Estero, linkato 1577 volte)

 

Artists Against Wars
 
 
ARTISTI
per il
PAKISTAN
 
per un aiuto ai terremotati !
 
 
Cari Amici,
 
molti di voi in queste ore hanno seguito con tutta l'apprensione del caso gli esiti delle terribili scosse sismiche, che hanno sconvolto il Pakistan e la regione del Kashmir, colpendo principalmente la città di Muzaffarabad, ma anche la capitale Islamabad.
 
Le scosse violentissime, dal 5° al 7,8° grado della scala Richter, hanno avuto tali effetti devastanti a causa della prolungata durata (oltre 1 minuto) ed anche a cagione della profondità dell'evento tellurico (da 10 a 34 metri sotto il livello del suolo). Ciò ha provocato lo sgretolamento di intere masse rocciose e i devastanti crolli nell'edilizia abitativa e civile, che hanno falcidiato ad ora numerosissime vite umane, soprattutto tra i bambini.
 
Ad Islamabad, a Muzaffarabad, ma soprattutto nei centri minori colpiti dal sisma occorre tutto il necessario per sostenere i sopravvissuti, che hanno perduto la casa, il lavoro ed in molti casi gli affetti più cari.
 
La Rete Artisti contro le guerre, chiedendo a Tutti gli amici ed ai sostenitori un personale contributo, impegna l'Associazione "Argon" a far pervenire, nel più breve tempo possibile, tutti i fondi raccolti all'ufficio della Nunziatura Apostolica ad Islamabad, presso il Nunzio S.E. Mons. Alessandro D'Enrico in Pakistan.
 
Di ciò, anche a seguito di accordi telefonici, la Rete Artisti contro le guerre da informazione all'Ambasciata del Pakistan presso lo Stato Italiano, via della Camilluccia in Roma.
 
RingraziandoVi, di seguito potete trovare le coordinate bancarie: 
 
 
c/c bancario 11048
Abi 5584 Cab 3205
presso Banca Popolare di Milano Ag. 256
via Gualtiero Serafino 8 - 00136 Roma
intestato a Associazione ARGON
causale "Artisti per il Pakistan"
 
 
Rete Artisti contro le guerre
 
per la Rete Artisti contro le guerre
Loredana Morandi
Associazione Culturale e di Promozione Sociale ARGON
Weblog Community www.bloggersperlapace.org
il Presidente
 
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503
Ci sono  persone collegate

< agosto 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
   
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
 
             






Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (38)
Associazioni Giustizia (52)
Economia (86)
Estero (187)
Giuristi (134)
Gruppo Cellule Staminali (1)
Indagini (210)
Lavoratori Giustizia (1)
Magistratura (2170)
Osservatorio (1)
Osservatorio Famiglia (512)
Politica (926)
Redazionale (68)
Sindacati Giustizia (326)
Sindacato (221)
Telestreet (7)
Varie (82)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019

Gli interventi piů cliccati

Titolo
Bianco e nero (236)
I gatti di G.Q. (25)

Le fotografie piů cliccate

Titolo
G.Q. Non ha mai pubblicato pubblicità in otto anni e se iniziasse ora?

 Si, a me non disturba
 No, non mi piace



Titolo






A.N.M.
A.N.M. new
A.D.M.I.
Argon News
A.I.M.M.F.
Argon News Redazione
Artists Against War
Articolo 3
BloggersPerLaPace
Comitato Sfruttatori ATU
Commissariato PS Online
dBlog.it Open Source
Erga Omnes
Eugius
Filo Diritto
Intesaconsumatori
Geopolitica
Giuristi Democratici
Giuristi Democratici Roma
Magistratura Democratica
M.D. Toscana
Medel
Medicina Democratica
Magistratura Indipendente
Movimento per la Giustizia
Nazionale Magistrati
Non Solo Giustizia
Osservatorio Bresciano
Osservatorio Romano
Sorgente D'Amore
Studio Cataldi
Studio Celentano
Studio Tidona
Toghe Lucane
Uguale per Tutti
Unitŕ per la Costituzione
Unicost Milano
Unione Internazionale Magistrati
Morandi Senato
About me







http://www.wikio.it
Wikio
Iscriviti a GQ su FriendFeed
Blogstreet - dove il blog č di casa
Iscriviti a GQ su Twitter
Powered by FeedBurner


Blog Link










22/08/2019 @ 13.07.57
script eseguito in 453 ms