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 summer & autumn ... Do Duy Tuan... di Lunadicarta
 
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Stop Pedofilia. Questa frase è stata pronunciata a rischio della propria vita e sotto minaccia di morte, contro il liberticidio dell'uso smodato delle leggi a tutela del commercio elettronico di pornografia.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 25/02/2005 @ 19:46:02, in Magistratura , linkato 1541 volte)

MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA

 
 
Ancora una volta il Consiglio Superiore della Magistratura subisce una grave ed ingiustificata aggressione per avere manifestato , nel pieno rispetto delle prerogative e competenze stabilite dalla Costituzione e dall'art.10 della legge "sulla costituzione e sul funzionamento del CSM", un fondato e doveroso giudizio critico sulla legge "senza nome" ("ex Cirielli" "salva Previti" o che altro?), grazie alla quale il Parlamento si accinge a seppellire definitivamente ogni ragionevole attesa di giustizia per i cittadini che hanno a cuore il principio di legalità, e per le innumerevoli vittime di truffe, usure, omicidi colposi, corruzioni, frodi varie etc. ; di tutti questi delitti commessi nel passato decennio, ma anche di quelli che saranno commessi nel prossimo decennio (un'amnistia "sul futuro" quindi di incalcolabili - anzi di volutamente non calcolate dal Ministro di Giustizia - devastanti proporzioni).
 
Ancora una volta il Ministro viene meno ai suoi fondamentali doveri e tenta di delegittimare con la solita e gratuita accusa di "politicizzazione" l'organo che la Costituzione ha posto a presidio dell'indipendenza ed autonomia dei giudici, nei cui confronti l'insofferenza dei sostenitori del "comune sentire" del popolo si è da ultimo manifestata con particolare virulenza.
 
I magistrati sanno bene quali sono le competenze e le attribuzioni del CSM e sono ben consapevoli della battaglia campale che oggi si sta conducendo per eliminarne la reale funzione, e per potere così liberamente attuare misure e comportamenti sempre più invasivi della giurisdizione.
 
L' importanza del ruolo del CSM e l'attenzione che il Ministro gli riserva sono state peraltro rese note da tempo agli Italiani dal messaggio del Presidente Ciampi sulle palesi incostituzionalità della Riforma dell'O.G., e dai commenti incredibilmente "compiaciuti" dello stesso Castelli.
 
Il Consiglio, peraltro, deve farsi carico dei giusti e preoccupati rilievi del Capo dello Stato, facendo tesoro della esortazioni a dare il massimo impulso e la massima efficienza alla organizzazione del lavoro in modo da rendere effettiva e puntuale  l'azione dell'Autogoverno nell'attuale momento storico di grave difficoltà della giurisdizione.
Questo non significa però che colui al quale spetta per Costituzione "l'organizzazione e il funzionamento dei servizi" possa sottrarsi ai suoi compiti e alle conseguenti responsabilità, né che debba essere dimenticata la sciagurata scelta della Maggioranza parlamentare di ridurre  di 1/3 il numero dei componenti elettivi del CSM.
 
il Presidente Piero Martello
il Segretario Nino Condorelli
  

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Di Loredana Morandi (del 24/02/2005 @ 20:35:10, in Magistratura, linkato 1536 volte)

Magistratura Democratica

DIFENDERE IL C.S.M. , DIFENDERE LA GIURISDIZIONE

Gli attacchi mossi dal Ministro della Giustizia e da esponenti politici al C.S.M. sono incredibili.
E' la legge che consente al Consiglio di fornire pareri, che rappresentano contributi tecnici di esperti che hanno sperimentato le norme sul campo; contributi che in qualsiasi altro Paese sarebbero apprezzati e tenuti da conto.
Le accuse al C.S.M. di essere diventato un organo politico sono risibili: altrettanto allora bisognerebbe dire dei professori di diritto penale e delle associazioni di avvocati che si sono pronunciati nel medesimo senso.
La realtà è che a fronte di norme che raccolgono la pressochè unanime condanna degli operatori si vuole il silenzio. Silenzio incompatibile con la democrazia.
La realtà è che siamo giunti ad un punto in cui la maggioranza politica vuole distruggere la giurisdizione, come luogo di  affermazione imparziale ed indipendente dei diritti di ogni cittadino.
Appellarsi al bon ton istituzionale di Ministri come Castelli e Calderoli si scontra con la realtà di ogni giorno.
Il C.S.M. va apprezzato per quanto ha fatto e deve rafforzare il suo ruolo e la sua credibilità anzitutto migliorando il proprio funzionamento, peggiorato ( ricordiamo) proprio dalla legge sbagliata varata da questa maggioranza parlamentare che ha ridotto il numero di componenti, e facendo propri e dando risposta in positivo al monito del Presidente Ciampi, monito condiviso e sentito da tutti i magistrati.
Milano, 24 febbraio 2005

Claudio Castelli
Segretario Nazionale di Magistratura Democratica

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Di Loredana Morandi (del 24/02/2005 @ 20:32:06, in Magistratura, linkato 1473 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

Attacco al Consiglio Superiore della Magistratura

Fra i compiti del Consiglio Superiore della Magistratura vi è quello di formulare pareri -espressione di un giudizio tecnico- su disegni di legge che riguardano la magistratura ed il funzionamento della giurisdizione.
La valutazione complessivamente negativa espressa sul DDL in materia di nuova formulazione dei termini di prescrizione - peraltro diffusamente condivisa dalla magistratura associata e dall'Accademia - rappresenta una doverosa denuncia degli effetti che tale provvedimento avrebbe sul lavoro giudiziario e, in maniera indiretta, sulla politica in materia criminale del Paese.
Le aggressioni da parte di autorevoli esponenti politici  della maggioranza parlamentare -fra i quali il Ministro della Giustizia che ancora una volta accusa di politicizzazione soggetti di rilievo istituzionale che dissentono dal suo pensiero- costituiscono manifestazione di quella "incultura costituzionale" che genera confusione dei cittadini e che sta portando le nostre istituzioni ad una sorta di corto circuito irreversibile.  
Il Consiglio Superiore della Magistratura non svolge attività politica ma soltanto funzioni che gli sono attribuite dalla Carta Costituzionale. E' evidente invece la volontà politica - che traspare anche da questa vicenda- di ridurlo a mero ufficio del di bassa amministrazione.
Devono essere condivisi i rilievi effettuati dal Capo dello Stato  in tema di ritardi nella nomina dei dirigenti degli uffici giudiziari.
Esiste infatti un problema - che viene avvertito diffusamente dai magistrati - di non ragionevole durata delle procedure consiliari e quindi di inefficienza dell'organismo di governo autonomo.
Ciò deriva essenzialmente dalla non condivisa scelta di ridurre il numero dei componenti e dalla mancanza di adeguate strutture di supporto.
Occorre tuttavia - e questo è l'auspicio - che il Consiglio Superiore tenti di superare, nelle pratiche c.d. di gestione, fisiologiche contrapposizioni interne che rischiano di porsi come concausa di inefficienza per privilegiare il momento della valutazione e della scelta la più condivisa possibile.

Milano 24 febbraio 2004

Fabio Roia
Segretario Generale Unicost

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Di Loredana Morandi (del 24/02/2005 @ 20:27:47, in Magistratura, linkato 1620 volte)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

 

DIRITTO, IMMIGRAZIONE E CITTADINANZA

Immigrazione, lavoro, diritti

Bari, 4-5 marzo 2005
Aula del Consiglio comunale. Palazzo di Città.
Corso Vittorio Emanuele

Prima sessione, venerdì 4 marzo 2005, ore 16-19.30

Saluti
Michele Emiliano, Sindaco di Bari

Roberto Oliveri del Castillo
segretario della Sezione barese di Magistratura Democratica.

Introduzione
Angelo Caputo, magistrato

Relazioni

Ingresso per motivi di lavoro e politiche dei flussi.
Marco Paggi, avvocato, Asgi

Gli immigrati nel mercato del lavoro.
Enrico Pugliese, docente di sociologia del lavoro. Università di Napoli, Direttore IRPPS-CNR

Immigrazione e precarizzazione dei rapporti di lavoro
Monica McBritton, docente di diritto del lavoro. Università di Lecce.

Dibattito

Presidenza
Giovanni Palombarini, Condirettore della Rivista "Diritto, immigrazione e cittadinanza"

Seconda sessione, sabato 5 marzo 2005, ore 9.30-13

relazioni

Immigrazione e lavoro nell'Unione Europea
Giuseppe Bronzini, magistrato in Roma

Immigrazione e tutela contro le discriminazioni
Fabrizio Amato, magistrato in Firenze

Accesso degli stranieri ai concorsi pubblici ed alle professioni
Giuseppe Tucci, docente di diritto privato. Università di Bari.

Questioni aperte in tema di regolarizzazione e di trattamenti previdenziali
Gaetano Campo, magistrato in Padova

Dibattito

Presidenza
Pietro Curzio, magistrato

Per informazioni ci si può rivolgere a Pietro Curzio
o a Roberto Oliveri del Castillo

nel corso dei lavori verrà presentata

"DIRITTO, IMMIGRAZIONE E CITTADINANZA"
Edizioni FRANCO ANGELI

Rivista Trimestrale promossa da Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione) e da Magistratura Democratica

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Di Loredana Morandi (del 23/02/2005 @ 21:13:49, in Magistratura , linkato 1580 volte)

Oggi è stata diffusa la notizia del richiamo da parte del Capo dello Stato sui ritardi nella nomina dei direttivi e  nella definizione delle procedure di concorso per l'accesso in Cassazione. Quello che segue è il testo della richiesta di convocazione di un plenum straordinario proposta insieme ai consiglieri dei movimenti:

"Il tema dei tempi e, più in generale, dell'efficienza dell'attività consiliare in materia di nomina dei magistrati dirigenti degli uffici giudiziari, già da tempo all'attenzione, è ora di vitale importanza per il ruolo del CSM, dopo l'intervento del Capo dello Stato.
Chiediamo la convocazione di un plenum in tempi rapidi e adeguatamente preparato, nel quale sia possibile affrontare questo tema in maniera seria e approfondita. E' necessario infatti che ci si interroghi in maniera fattiva e non strumentale sulle ragioni per le quali nel settore delle nomine si determinano a volte gravi ritardi, a fronte di una complessiva efficienza del Consiglio e ciò anche al fine di esaminare le opportune proposte operative."

***

Il richiamo del Capo dello Stato per una maggiore sollecitudine  nella nomina dei dirigenti e nella copertura dei posti è un monito a difesa del ruolo del CSM, così come descritto nella Costituzione.
Questo monito, che non può investire, quanto ad efficienza causale l'intero Consiglio,  deve, dunque, costituire stimolo per un rinnovato impegno nell'assolvimento dei nostri doveri di consiglieri, nel contrastare con ogni determinazione lassismo e neghittosità, nell'individuazione di metodologie più snelle, nel sollecitare un potenziamento delle risorse, nel denunciare le cause strutturali dei ritardi e nel reclamare soluzioni adeguate.
Da parte nostra il rinnovato impegno si somma alla serena consapevolezza che ogni  nostro comportamento in questi anni di consiliatura è stato guidato dalla primaria considerazione delle esigenze di servizio e non da logiche mediative peraltro spesso inconcludenti.

Consiglieri del CSM
Paolo Arbasino, Ernesto Aghina, Giuseppe Fici

***

"Così, come col rinvio alle Camere del disegno di legge sull'ordinamento giudiziario,  il Capo dello Stato continua a dimostrare grande attenzione per i problemi dell'amministrazione della  Giustizia. 
Il Consiglio, pur tra tante difficoltà, derivanti anche dalla riduzione del numero dei suoi componenti, interviene tempestivamente in un numero rilevante di casi. In alcuni casi, tra cui le nomine degli uffici direttivi, i tempi sono troppo lunghi.
La V commissione si è "rimboccata le maniche" e proprio nell'ultimo mese ha proposte nomine per 20 uffici direttivi, alcuni particolarmente delicati. Attualmente pendono 14 pratiche.
I tempi medi di decisione della commissione sono oggi di poco superiori ai 2 mesi, ma quelli  complessivi per lo svolgimento dell'intero concorso sono esattamente quelli, lunghissimi, ricordati dal Capo dello Stato.
Se i tempi delle nomine diventeranno, come auspico e come ho più volte rappresentato, una priorità per tutti e per l'intero Consiglio, le decisioni diventeranno ancora più celeri e potranno essere adottati interventi, alcuni già individuati, diretti ad eliminare inaccettabili  ritardi.
Avere dirigenti degli uffici capaci, nominati tempestivamente sulla base di regole trasparenti è indispensabile per la credibilità del Consiglio, ancora di più oggi in un momento in cui è in atto il tentativo di delegittimare l'organo di autogoverno della magistratura."

Consigliere del CSM
Francesco Menditto

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Di Loredana Morandi (del 23/02/2005 @ 21:02:24, in Magistratura , linkato 1460 volte)

MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA
SEZIONE DISTRETTUALE DI BOLOGNA

MUOVERE I GIUDICI!

REGOLE E  PRASSI  NELL'AUTOGOVERNO DELLA MAGISTRATURA
DECISIONI DEL CSM SULLA MOBILITŔ DEI MAGISTRATI

BOLOGNA 3 MARZO 2005
Ore 15.30-18.30

TRIBUNALE - AULA DELLE UDIENZE CIVILI
- via Garibaldi, n.6 -

ERNESTO AGHINA
Formazione iniziale e continua, nuove valutazioni di professionalità, nomine di semidirettivi e direttivi, autorizzazioni degli incarichi extragiudiziari, magistrati fuori ruolo.

PAOLO ARBASINO
Incompatibilità ex artt.18 e 19 ordinamento giudiziario, incompatibilità ambientale ex art.2 legge guarentigie, tabelle.

GIUSEPPE FICI
Percorsi professionali, assegnazioni delle  sedi, trasferimenti, tramutamenti.

COMPONENTI DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

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Di Loredana Morandi (del 23/02/2005 @ 20:57:36, in Magistratura, linkato 1682 volte)

La proposta di legge n. 2055/A approvata dalla Camera dei deputati il 16 dicembre 2004 fa ad oggetto «modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975 n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi», contiene modifiche alle vigenti disposizioni di rito, ma anche una radicale revisione del sistema di calcolo della prescrizione dei reati che è destinata ad incidere profondamente sul sistema penale nel suo complesso e che avrà considerevoli ed immediate ricadute sui procedimenti in corso. Il numero elevato dei procedimenti che sarebbero interessati dalla modifica e le prevedibili modifiche al corso dei procedimenti stessi comporterebbero, in caso di approvazione della proposta di legge, ricadute organizzative di grande portata sulla vita degli uffici giudiziari.

La disciplina prevista dalla proposta di legge sul punto è la seguente:
"...
Articolo 3-ter

«1. L'articolo 157 del codice penale è sostituito dal seguente: "Articolo 157. (Prescrizione. Tempo necessario a prescrivere). La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione.
Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per il reato consumato o tentato, senza tener conto della diminuzione per le circostanze attenuanti e dell'aumento per le circostanze aggravanti, salvo che per le aggravanti ad effetto speciale, nel qual caso si tiene conto dell'aumento massimo di pena previsto per l'aggravante.
Nel caso di concorso di circostanze aggravanti ad effetto speciale e di circostanze attenuanti si applicano le disposizioni dell'articolo 69. Quando per il reato la legge stabilisce congiuntamente o alternativamente la pena detentiva e la pena pecuniaria, per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo soltanto alla pena detentiva.
Quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria si applica il termine di tre anni. La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall'imputato."

«2. All'articolo 158 del codice penale, primo comma, le parole: "o  continuato" e le parole "o la continuazione"sono soppresse.

«3. L'articolo 159 del codice penale è sostituito dal seguente: "Articolo 159. (Sospensione del corso della prescrizione). - Il corso della prescrizione rimane sospeso in ogni caso in cui la sospensione del procedimento o del processo penale o dei termini di custodia cautelare è imposta da una particolare disposizione di legge, oltre che nei casi di:
a) autorizzazione a procedere;
b) deferimento della questione ad altro giudizio;
c) sospensione del procedimento o del processo penale per ragioni di impedimento delle parti e dei difensori e per il tempo dell'impedimento.
Nel caso di autorizzazione a procedere, la sospensione del corso della prescrizione si verifica dal momento in cui il pubblico ministero presenta la richiesta e il corso della prescrizione riprende dal giorno in cui l'autorità competente accoglie la richiesta.
La prescrizione riprende il suo corso dal giorno in cui è cessata la causa della sospensione.
I termini stabiliti dall'articolo 157 non possono essere prolungati oltre i termini di cui all'articolo 161, secondo comma, salvo che la sospensione del procedimento non dipenda da autorità diversa da quella nazionale.

«4. All'articolo 160, terzo comma, del codice penale le parole: "ma in nessun caso i termini stabiliti nell'articolo 157 possono essere prolungati oltre la metà" sono sostituite dalle seguenti: "ma in nessun caso i termini stabiliti nell'articolo 157 possono essere prolungati oltre i termini di cui all'articolo 161, comma 2".

«5. All'art. 161 del codice penale il secondo comma è sostituito dal seguente: "Salvo che la sospensione del procedimento non dipenda da autorità diversa da quella nazionale, in nessun caso la sospensione e l'interruzione della prescrizione, anche congiuntamente computate, possono comportare l'aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere, della metà nei casi di cui all'articolo 99, secondo comma, di due terzi nel caso di cui all'articolo 99, quarto comma, e del doppio nei casi di cui agli articoli 102, 103, 105, e all'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale"».

1.) Il nuovo regime dei termini ordinari di prescrizione. Dalla modifica che si intende introdurre risulta che la prescrizione è legata alla pena edittale massima stabilita per ciascun reato, con un limite minimo di sei anni per i delitti e quattro per le contravvenzioni.
Mentre per le contravvenzioni il trattamento previsto dalla proposta di legge risulterà meno favorevole di quello vigente e perciò applicabile solo ai fatti commessi dopo l'entrata in vigore della legge, senza comportare alcuna conseguenza sui procedimenti in corso, per i delitti la nuova disciplina risulterà sempre più favorevole all'imputato e troverà immediata applicazione.
Per un delitto punito nel massimo con pena non superiore a sei anni di reclusione la durata della prescrizione, nell'ipotesi che sussistano ipotesi interruttive, sarà drasticamente ridotta dagli attuali quindici anni a soli sette anni e mezzo, mentre nel caso di delitto con pena non inferiore nel massimo a otto anni la prescrizione non può superare comunque i dieci anni.
Tale modifica assumerà maggiore incidenza solo che si consideri, come si vedrà, che il termine massimo di prescrizione non conoscerà più i periodi di sospensione attualmente applicabili.
L'importanza delle conseguenze che la nuova disciplina avrebbe sul sistema nel suo complesso può essere meglio apprezzata guardando alla tipologia delle fattispecie criminose interessate dalla modifica dei termini prescrizionali.
Tra i reati puniti con pena base non superiore nel massimo a sei anni di reclusione figurano, tra gli altri, delitti di grande diffusione sul territorio e di significativo impatto sociale, quali la corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio (art. 319 c.p.), la violenza o minaccia a pubblico ufficiale (art. 336 c.p.), la resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), il millantato credito (art. 346 c.p.), e ancora la calunnia (art. 368 c.p.), la truffa in danno dello Stato o di enti pubblici (art. 640, cpv., c.p.), numerose ipotesi di falso e la ricettazione nel caso di particolare tenuità (art. 648, cpv., c.p.). E non solo, perché sono da ricomprendervi anche delitti che in molti casi presentano legami con fenomeni di criminalità organizzata, quali la frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.), il favoreggiamento reale (art. 379 c.p.), la truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.) e l'usura (art. 644 c.p.), nonché l'ipotesi di bancarotta prevista dal co.3 dell'art.216 Legge Fallimentare e la frode fiscale (art.2 e ss. D.Lgs. n.74 del 10 marzo 2000).  Senza dimenticare, infine, l'esigenza di valutare delitti contro la sicurezza dello Stato, quali la rivelazione di segreti di Stato (art. 261 c.p.), l'infedeltà in affari di Stato (art. 264 c.p.), l'attentato contro i diritti politici del cittadino (art. 294 c.p.) e l'attentato alla sicurezza dei trasporti (art. 432 c.p), nonché l'attentato per finalità terroristiche o di eversione (art. 280 c.p.).
In termini generali va osservato che il sistema previsto, lungi dall'ancorare a parametri predeterminati la discrezionalità del giudice nella applicazione della norma al caso concreto, si limita ad introdurre automatismi che impediscono quella necessaria valutazione della gravità del fatto e della personalità dell'imputato cui fa riferimento la costante giurisprudenza della Corte Costituzionale.
Considerazioni del tutto simili devono farsi per la compressione degli spazi di valutazione del magistrato di sorveglianza derivante dalla sostanziale equiparazione (articoli da 7 a 9 della proposta di legge di legge) tra situazioni profondamente diverse nell'ambito della generica qualificazione di "recidiva", così da eludere qualsiasi riferimento specifico alla sussistenza dei presupposti per l'applicazione di uno dei benefici che la legge ha previsto in sede di esecuzione della pena in attuazione degli artt.3 e 27 della Costituzione, neppure distinguendo tra recidiva antecedente o successiva l'esecuzione di una pena detentiva o la fruizione di una misura alternativa alla detenzione.
Se si tiene conto della durata media di un processo di merito, si può ragionevolmente concludere che quasi tutti i processi per reati puniti con la pena della reclusione compresa nel massimo tra i cinque e i sei anni e la grande maggioranza di quelli per reati puniti con la pena della reclusione massima di otto anni sono destinati a sicura prescrizione.  Un'analisi compiuta presso la Corte di appello di Bologna ha stimato che per tale fascia di delitti sul totale dei processi iniziati davanti al giudice la quota destinata a prescriversi dall'attuale livello del 9,60% passerebbe a circa il 47%, il che, in termini assoluti, equivarrebbe ad una grandezza dell'ordine di 4.500 processi.
Non solo, ma una ricognizione effettuata recentemente dalla Corte di Cassazione ha permesso di accertare che si situa attorno ai nove anni il tempo medio di durata dei processi per reati puniti con pena compresa fra cinque e otto anni che giungono al vaglio della stessa Corte: per la massima  parte dei processi, dunque, il termine prescrizionale maturerebbe prima della sentenza definitiva, ma dopo la decisione di appello, e cioè in un contesto che comporta per il sistema giustizia il massimo spreco di energie.
E' evidente, dunque, che l'applicazione del nuovo regime ai processi in corso comporterà la vanificazione di gran parte del lavoro svolto dall' intero sistema giudiziario nel corso di alcuni anni.

2.) Il regime della interruzione e della sospensione. Secondo la disciplina che si intende introdurre, il prolungamento del termine di prescrizione è consentito solo in caso di interruzione e di sospensione del suo corso, ma non può comunque superare un quarto della durata massima. La equiparazione del regime della sospensione a quello dell'interruzione  Costituisce, forse, l'aspetto di "sistema" più incisivo e più grave della prospettata riforma. Come è noto i due istituti sono radicalmente diversi: l'interruzione si lega ad eventi processuali tipici che segnano il ricorrere di iniziative dell'autorità giudiziaria per perseguire il reato; al contrario, la sospensione del corso della prescrizione intende sottrarre dal computo definitivo quegli eventi che rappresentano una "pausa" non fisiologica del corso processuale. Inoltre, la sospensione del processo dipende spesso da un evento sottratto alla disponibilità dell'autorità giudiziaria (come le questioni di illegittimità della norma rimesse alla Corte costituzionale o la richiesta di autorizzazione a procedere).
Queste differenze ontologiche costituiscono la ragione del diverso regime e delle diverse conseguenze giuridiche, per cui non appare coerente parificare oggi i due istituti ai fini del calcolo del limite massimo di prescrizione.
A dimostrazione di questa osservazione può essere utile ricordare che la legge 7 novembre 2002 n. 248 (cd. Legge Cirami), sulla rimessione del processo, si è preoccupata di evitare un ingiustificabile allungamento dei processi verso una sicura prescrizione dei reati ed ha previsto a tal fine la sospensione dei termini di prescrizione per il periodo della fase incidentale, così assicurando tra l'altro la conformità delle norme ai principi costituzionali. Non v'è dubbio quindi che rimettere, nei casi di sospensione del processo, la disponibilità dei tempi processuali all'imputato, oltre ad incentivare ogni manovra dilatoria, finisce per affidare la maturazione della prescrizione di reati nella disponibilità di chi deve subire il processo.
Sul punto giova ricordare che il principio di ragionevole durata del processo impegna tutte le articolazioni dello Stato ad adottare soluzioni positive in favore della contrazione dei tempi, o quanto meno ad evitare le scelte che nei fatti comportano il protrarsi del procedimento e del giudizio. Viene così chiamato in causa il problema di effettività della giurisdizione, a proposito del quale la Consulta, con la sentenza n. 353 del 1996 in tema di rimessione, ha avuto modo di osservare come il legislatore, «pienamente libero, nella costruzione delle scansioni processuali, [.] non può tuttavia scegliere, fra i possibili percorsi, quello che comporti, sia pure in casi estremi, la paralisi dell'attività processuale, perché impedendo sistematicamente tale attività, mediante la riproposizione dell'
istanza di rimessione, si finirebbe col negare la nozione stessa del processo e si contribuirebbe a recare danni evidenti all'amministrazione della giustizia».  Del tutto corrispondenti sono, infine, le espressioni adoperate dalla Corte costituzionale con riferimento all'istituto della ricusazione (sentenza n. 10 del 1997).

3.) Le ricadute sull'organizzazione.  L'applicazione del nuovo regime ai processi in corso avrà certamente ricadute organizzative gravissime all' interno di un sistema di giustizia penale che già oggi riesce con assoluta difficoltà a fronteggiare il numero elevatissimo di procedimenti. Ogni anno presso gli uffici di procura della Repubblica vengono iscritti poco meno di 1.500.000  procedimenti per nuove notizie di reato contro indagati noti e oltre 1.700.000 contro ignoti.  A loro volta, i tribunali vengono investiti annualmente di circa 370.000 richieste di giudizio, ed i processi pendenti alla fine del 2003 ammontavano in primo grado a oltre 350.000, cui devono aggiungersi circa 130.000 pendenti davanti le corti di appello. Né va dimenticato che presso le sezioni gip/gup dei 165 tribunali transitano ogni anno oltre un milione di procedimenti in fase incidentale o destinati all'udienza preliminare.
Elevatissimo, infine, è anche il numero dei ricorsi inoltrati alla Corte di cassazione, tanto che la Corte impiega mediamente tredici mesi per giungere alla fissazione dell'udienza di decisione.
In questo contesto di sovraccarico degli uffici giudiziari non è possibile trattare in tempi ragionevoli i processi se non ricorrendo ad una attenta programmazione del lavoro e cercando di contenere il numero dei casi di rinvio dei processi fissati in udienza. Ogni rinvio, infatti, comporta per l'ufficio giudiziario plurime conseguenze negative: dalla sottoutilizzazione del tempo di udienza all'aggravamento dei ruoli delle udienze successive, dall'incremento di complessità e rigidità nella formazione dei calendari fino a pesanti vincoli nella formazione dei futuri collegi e alla introduzione di nuovi, pesanti adempimenti di cancelleria.
La futura applicazione del nuovo regime della prescrizione ai processi in corso avrà, come è facile comprendere, effetti devastanti sulla programmazione del lavoro dell'ufficio o della sezione e per di più - ma qui il discorso vale anche per i processi futuri - impedirà al giudice di controllare lo sviluppo dell'istruttoria dibattimentale e di gestire i tempi di lavoro. E infatti, la nuova disciplina incentiverebbe inevitabilmente il ricorso agli istituti che comportano la sospensione del processo finalizzata essenzialmente ad ottenere la maturazione del termine di prescrizione.
Rispetto a queste strategie il giudice non potrebbe operare alcuna forma di controllo e di intervento e dovrebbe limitarsi ad applicare istituti che comportano rinvii spesso assai lunghi e per tempi comunque non programmabili. Un simile sistema avrebbe, tra l'altro, la conseguenza di rendere rilevante per la maturazione del termine di prescrizione anche l'attivazione del controllo di costituzionalità delle leggi, che costituisce per la giurisdizione una delle funzioni più delicate e di massimo rilievo istituzionale.
Il disegno di legge si muove dunque nella direzione opposta a quella di contrastare le strategie dilatorie e rischia di determinare un ulteriore effetto di ritardo nella definizione dei processi, con grave violazione del principio della ragionevole durata del processo.

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Di Loredana Morandi (del 23/02/2005 @ 20:25:45, in Giuristi, linkato 1398 volte)

APPELLO CONTRO IL DISEGNO DI LEGGE IN MATERIA DI  PRESCRIZIONE

I sottoscritti, professori di diritto penale, richiamano l'attenzione sul Disegno di legge n. 3247, attualmente all'esame del Senato, che comporta l'abbreviazione dei tempi per la prescrizione di ampie classi di reati, segnalando che, se diventasse legge, abolirebbe di fatto norme incriminatrici di gravissimi delitti, avrebbe sicuri effetti criminogeni e, sotto svariati profili, violerebbe il principio di eguaglianza/ragionevolezza sancito dall'art. 3 Cost.

Com'è noto, già oggi l'estinzione dei reati per prescrizione è un'allarmante patologia del sistema penale italiano. Nel 1999 erano caduti in prescrizione circa 113 mila reati; con un crescendo impressionante si è passati a 123 mila nel 2001, 151.000 nel 2002, 183 mila nel 2003; secondo le previsioni ministeriali, si arriverà a 210.000 nel 2004.

Tra i giuristi divergono le opinioni non sul bisogno di una cura, ma solo sulla scelta della cura più appropriata per arginare una così devastante patologia. Saremmo tornati a discutere sul 'che fare?' nel marzo e nell'ottobre di quest'anno, in occasione di congressi già programmati. Purtroppo oggi ci troviamo di fronte ad un progetto che, accelerando la prescrizione dei reati, si muove in senso diametralmente opposto a quello auspicato da tutti.

Per effetto della approvazione della legge diventerebbero sostanzialmente inapplicabili norme incriminatrici di gravi reati. Delitti puniti con la reclusione sino a cinque o  sei anni - come, ad esempio, la corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, l'usura, il furto in abitazione, l'omicidio colposo, gran parte dei reati di sfruttamento della prostituzione, dei reati tributari  e del contrabbando legato alla criminalità organizzata - oggi si prescrivono in 15 anni (in presenza di atti interruttivi): in base al progetto si prescriverebbero invece in soli 7 anni e mezzo (in presenza di atti interruttivi), incrementandosi a dismisura il numero dei reati destinati a morire per prescrizione.

Un codice penale così riformato avrebbe addirittura un effetto criminogeno: la consapevolezza dell'impunità per effetto della prescrizione si tradurrebbe in una sorta di istigazione a delinquere. Il disegno di legge, dunque, anziché curare il cancro della prescrizione, ne causerebbe la metastasi.

Non solo. Il disegno di legge all'esame del Senato presenta nel suo complesso gravi e manifesti vizi di illegittimità costituzionale, per violazione del principio di ragionevolezza sancito dall'art. 3 Cost.: vizi rilevabili già nella fase della promulgazione di una legge che recepisse i contenuti di quel progetto.

Il  primo, e più macroscopico, profilo di irragionevolezza del disegno di legge emerge dalla considerazione dei suoi effetti: è irragionevole che il legislatore minacci cinque o sei anni di reclusione, e al contempo garantisca a chi si accinge a delinquere che quella minaccia cadrà nel vuoto, perché il reato da lui commesso cadrà in prescrizione.

Un ulteriore profilo di irragionevolezza del disegno di legge risiede nella scelta di accomunare le cause di interruzione e di sospensione della prescrizione, disponendo che "in nessun caso la sospensione e l'interruzione della prescrizione, anche congiuntamente considerate, possono comportare l'aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere" (art. 6 n. 5). L'irragionevolezza è manifesta, poiché l'interruzione e la sospensione rispondono a logiche del tutto diverse: l'interruzione è espressione del perdurante interesse dell'autorità giudiziaria a reprimere il reato; la sospensione, all'opposto, è espressione della forzata inattività dell'autorità giudiziaria, che per poter compiere ulteriori atti processuali deve attendere determinazioni o provvedimenti di altre autorità o il venir meno di impedimenti delle parti o dei loro difensori.

I firmatari di questo documento esprimono, in conclusione, la loro profonda preoccupazione per i dirompenti effetti che la progettata legge produrrebbe sulla convivenza civile e sul funzionamento della giustizia penale. Nel contempo riaffermano il proposito di riprendere la strada verso una riforma che sia in grado di arginare la grave patologia della prescrizione, riconsegnando al diritto penale la sua imprescindibile efficacia ed effettività.

GIULIANO VASSALLI (professore emerito Univ. Roma 'La Sapienza'); ALBERTO CRESPI (professore emerito Univ. Milano Statale); CESARE PEDRAZZI (professore emerito Univ. Milano Bocconi); GIORGIO MARINUCCI (Univ. Milano Statale); FEDERICO STELLA (Univ. Milano Cattolica); FERRANDO MANTOVANI (Univ. Firenze); ALBERTO ALESSANDRI (Univ. Milano Bocconi ); FRANCESCO ANGIONI (Univ. Sassari); GIULIANO BALBI (Univ. Napoli II); ARMANDO BARTULLI (Univ. Milano Cattolica); ALESSANDRO BERNARDI (Univ. Ferrara); MARTA BERTOLINO (Univ. Milano Bicocca); DAVID BRUNELLI (Univ. Perugia);  MAURO CATENACCI (Univ. Teramo); STEFANO CANESTRARI (Univ. Bologna); GIOVANNI COCCO (Univ. Cagliari); GENNARO VITTORIO DE FRANCESCO  (Univ. Napoli II); GIOVANNANGELO DE FRANCESCO (Univ. Pisa); MARIAVALERIA DEL TUFO  (Univ. Napoli Suor Orsola Benincasa); CRISTINA DE MAGLIE (Univ. Pavia); GIANCARLO DE VERO (Univ. Messina); EMILIO DOLCINI (Univ. Milano Statale); LUCIANO EUSEBI (Univ. Cattolica Piacenza); GIOVANNI FIANDACA (Univ. Palermo);  CARLO FIORE (Univ. Napoli Federico II); GIOVANNI FLORA (Univ. Firenze); LUIGI FOFFANI (Univ. Trento); LUIGI FORNARI (Univ. Catanzaro); GABRIELE FORNASARI (Univ. Trento); GABRIO FORTI (Univ. Milano Cattolica); SERGIO MOCCIA (Univ. Napoli Federico II); VITO MORMANDO (Univ. Bari); FRANCESCO PALAZZO (Univ. Firenze); CARLENRICO PALIERO (Univ. Milano Statale); MICHELE PAPA (Univ. Firenze); MARCO PELISSERO (Univ. Alessandria); CARLO PIERGALLINI (Univ. Macerata); PAOLO PISA (Univ. Genova); SALVATORE PROSDOCIMI (Univ. Brescia); DOMENICO PULITANO' (Univ. Milano Bicocca); MARIO ROMANO (Univ. Milano Cattolica); SERGIO SEMINARA (Univ. Pavia); PLACIDO SIRACUSANO (Univ. Messina); GIUSEPPE SPAGNOLO (Univ. Bari); FRANCESCO VIGANO' (Univ. Milano Statale); SERGIO VINCIGUERRA (Univ. Torino); MARIO ZANCHETTI (Univ. Castellanza); GIAMMARCO AZZALI (Univ. Bari Jean Monnet); CARLO BENUSSI (Univ. Milano Statale); GIOVANNI CERQUETTI (Univ. Perugia); STEFANO FIORE (Univ. Campobasso); SILVIA LARIZZA  (Univ. Pavia); MARCO MANTOVANI (Univ. Macerata); ENRICO MEZZETTI (Univ. Teramo); CLAUDIA PECORELLA (Univ. Milano Bicocca); DAVIDE PETRINI (Univ. Torino); FRANCESCO SCHIAFFO (Univ. Salerno); STEFANO TORRACA (Univ. Campobasso); CARLO RUGA RIVA (Univ. Milano Bicocca).

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Di Loredana Morandi (del 23/02/2005 @ 20:17:57, in Magistratura, linkato 1452 volte)

Relazione sulle attività svolte dalla Commissione paritetica in tema di misurazione dell'efficienza degli uffici e del lavoro giudiziario.

Con delibera 10 luglio 2002 il Consiglio Superiore della Magistratura ha approvato la relazione degli esperti nominati componenti del "Gruppo Misto" Ministero - CSM, relativa all'elaborazione di un progetto volto alla definizione di un "sistema di monitoraggio dei flussi giudiziari in grado di render conto in tempo reale degli andamenti delle principali variabili che intervengono direttamente o indirettamente sull'andamento dei processi e, più in generale, sulle prestazioni del sistema giustizia nel suo complesso".
Tale risultato era il frutto di un lavoro che il Consiglio ha da tempo perseguito con determinazione nella convinzione che la definizione della migliore struttura organizzativa di un ufficio non può prescindere dalla completa e adeguata conoscenza della realtà e che le statistiche giudiziarie, così com'erano e sono attualmente elaborate dal Ministero, sono del tutto aride, evanescenti ed inaffidabili.
L'elaborazione svolta muoveva dalla premessa che la progressiva informatizzazione dei servizi di cancelleria consentiva di disporre di una rilevante massa di dati tra i quali occorreva individuare quelli che potevano essere d'immediata utilità per i fini del CSM, del Ministero, dei Capi degli uffici.
Si sono così individuati e distinti i dati "funzionali" (che riguardano l'andamento del processo in ragione dell'attività dei giudici, degli avvocati, degli ufficiali giudiziari, delle cancellerie) dai dati "strutturali" (che riguardano la struttura dei processi, la dotazione organica effettiva di giudici e personale, la logistica, le dotazioni informatiche). Dall'intersezione dei dati funzionali e strutturali deriva la possibilità di valutare e spiegare le prestazioni di un singolo ufficio giudiziario e l' omogeneità dei dati consente altresì la comparazione tra la produttività di diversi uffici.
Attraverso l'elaborazione progressiva del tema si è così giunti a definire una serie di quadri di sintesi (in gergo definiti "cruscotto") che partendo dai dati quantitativi di base esprimono una serie d'incroci significativi relativamente agli uffici giudiziari di primo grado sia per il settore civile che per quello penale. I vari indici individuati portano a definire, per ogni ufficio, il "carico di giustizia", la "tempestività del giudizio", la "persistenza del giudizio" e l'"efficiente utilizzo delle risorse".
La fase successiva alla definizione del prototipo di cruscotto ha riguardato, da un lato, una necessaria sperimentazione per verificare, in concreto, l'estraibilità dei dati e l'adeguatezza degli indici ed i criteri d'aggregazione degli oggetti, dall'altro l'elaborazione di un software che consenta l'elaborazione dei dati così ordinati. La sperimentazione ha avuto luogo dapprima presso il Tribunale di Bologna ed in seguito presso il tribunale di Roma ed è stata svolta dai tecnici nominati dal CSM con la collaborazione dei referenti informatici di Bologna. Da parte del Ministero si è dato incarico alla società Global Brain di predisporre il software operando di concerto con gli esperti del CSM.
La sperimentazione bolognese pur fornendo alcuni dati significativi ha incontrato difficoltà legate a rapporti col Ministero per risolvere problemi d'estrazione dei dati dal sistema Re.Ge. e per lo sviluppo del software da parte della società incaricata dal Ministero mentre la sperimentazione presso il Tribunale di Roma (curata dal dott. Mauro Lambertucci) ha fornito, considerando il periodo 1 gennaio 2002 - 31 dicembre 2004, risultati soddisfacenti relativamente al settore civile com'è emerso nel corso della riunione del 21 gennaio 2005 in occasione della quale sono stati esposti i risultati. Si possono quindi ritenere superati gran parte dei limiti nell'acquisizione dei dati che i referenti informatici di Bologna avevano segnalato al termine della prima parte della sperimentazione.In particolare:

A)    Il progetto prevede che la valutazione dei flussi e, in particolare, del rapporto tra il carico di lavoro e la capacità di smaltimento avvenga tenendo anche conto delle risorse umane teoricamente disponibili e di quelleche hanno operato in concreto nell'arco di tempo esaminato (presenze effettive) avendo riguardo anche all'entità del turn over. Il dato relativo alle presenze effettive nel periodo considerato e della loro distribuzione all'interno dell'ufficio costituisce quindi un elemento di conoscenza essenziale. Il dott. Lambertucci, in assenza d'adeguato sistema informatico ministeriale per la gestione del personale della pubblica amministrazione, ha utilizzato con progressivi affinamenti la base dati creata da tempo presso il Tribunale di Roma ottenendo un risultato soddisfacente che consente di avere un quadro preciso delle presenze e dell'attività del personale di magistratura ivi compresi Got e Goa.

B)     Quanto ai dati di flusso è stata operata la scelta, nel settore civile, di formare aggregazioni all'interno delle grandi aree del contenzioso, del fallimentare e delle esecuzioni con la possibilità di avere in visione, separatamente, i dati diversamente aggregati con riferimento all'intero complesso delle attività svolte dai giudici fallimentari e di quelli che si occupano in modo specializzato della famiglia o d'esecuzioni mobiliari o immobiliari. La scelta appare condivisibile in quanto rispondente ad esigenze di coerenza di sistema così come appare condivisibile la scelta di distinguere quattro fasi procedimentali: quell'introduttiva, quell'istruttoria, quella della decisione e quella della pubblicazione della decisione. Questa soluzione rende chiaro in quali momenti il giudice ha assunto la responsabilità del procedimento ed ha esaurito il proprio compito ed in quali momenti il procedimento è rimasto entro la sfera di responsabilità della cancelleria;

C)    Quanto ai dati relativi al penale l'esperienza compiuta presso gli uffici giudiziari di Roma ha messo in evidenza una maggiore attendibilità statistica dei dati relativi al dibattimento risultando l'attività della sezione GIP/GUP più articolata e disomogenea. Inoltre il dato relativo alle cinque fasce di complessità in cui sono divisi i procedimenti è disponibile solo dal gennaio 2002 data d'introduzione di questa specificazione nel sistema Re.Ge. Così sinteticamente esposti gli aspetti essenziali del progetto e lo stato dei lavori volti alla sua realizzazione si possono svolgere considerazioni generali e specifiche sull'esperienza sinora svolta e sulle prospettive future.

1) Il Consiglio ha avuto un ruolo importante e, per certi aspetti, decisivo, nell'elaborazione del progetto e nel suo sviluppo. Tale attività è avvenuta nell'ambito delle competenze della settima commissione la quale, dall'inizio della presente consiliatura, ha provveduto a designare stabilmente i consiglieri Marini, Tenaglia ed Arbasino (che si sono anche succeduti nella presidenza della commissione nel primo triennio) a far parte del gruppo misto ed a coordinarne le attività. L'elaborazione e lo sviluppo del progetto comporta, per la sua complessità e necessità di progressive sperimentazioni ed affinamenti, un impegno che investe un ampio arco di tempo e che interesserà anche la prossima consiliatura. D'altro canto sussiste la necessità che la attività del Consiglio prosegua, nello  specifico, senza soluzioni di continuità in modo da evitare pause necessariamente connesse a fisiologici ricambi sia nella composizione della commissione che nella funzione di consiglieri. Appare pertanto opportuno che, ferme restando le competenze della settima commissione e del plenum, si segua, per il restante periodo di consiliatura, un criterio di individuazione dei consiglieri che si occupano del progetto che tenda a conservare le conoscenze e le esperienze acquisite. Quanto all'aspetto relativo alla prosecuzione della attività nella prossima consiliatura si ravvisa l'inderogabile necessità di costituire uno stabile e ben individuato nucleo di segreteria operante all'interno della struttura amministrativa della settima commissione e coordinato dal dirigente che rappresenti, da un lato, un duraturo patrimonio di conoscenza del progetto e del suo sviluppo e, dall'altro, che segua stabilmente lo sviluppo dei programmi informatici (anche con riferimento alle connessioni con il programma Valeri@) ed operi come raccordo tra il Ministero ed il Consiglio. Allo scopo è quindi necessario, da un lato valorizzare a questo fine competenze specifiche (particolarmente nel settore statistico) già esistenti nell'ambito del personale destinato alla settima commissione e, dall'altro, potenziare con adeguate qualifiche il personale stesso.

2) Il sistema di misurazione che è in fase d'elaborazione dovrebbe, una volta perfezionato ed adeguatamente sperimentato, trovare applicazione con riferimento a tutti gli uffici giudiziari del territorio nazionale. I positivi risultati della sperimentazione effettuata presso il Tribunale di Roma sono in buona parte dovuti alla grande attenzione riservata all'aspetto statistico ed all'ottimo livello d'informatizzazione che caratterizza quella sede giudiziaria. Non altrettanto può dirsi con riferimento ad altri uffici. Nella prospettiva futura quindi occorrono interventi, di competenza del Ministero della giustizia (che è responsabile della gestione dei programmi informatici per la tenuta dei registri e la gestione del personale amministrativo - gestione che dovrebbe essere estesa anche al personale di magistratura-) per migliorare la qualità dei dati presenti nei registri e sulla base dati e garantire quindi l'omogeneità delle procedure e delle informazioni. In modo specifico poi appare indispensabile la creazione di archivi, a partire dal 2002, che consentano di determinare, con riferimento sia ai magistrati che al personale amministrativo, il rapporto tra la prestazione lavorativa teorica sulla base dell'organico dell'ufficio e quella effettiva (rapportata quindi a vacanze, assenze, esoneri etc.); per i registri del settore civile (ed eventualmente anche per il settore penale) occorre introdurre nel software dei "blocchi" che impediscano l'introduzione di dati palesemente errati; i dati di flusso dovrebbero essere verificati nella loro correttezza sui registri e, in prospettiva, occorrerebbe creare una base dati statistica che consenta apposite elaborazioni; occorre infine individuare e definire i compiti del responsabile degli archivi e dei registri informatici rendendo effettive le relative competenze del dirigente amministrativo. Tutte queste tematiche dovranno essere oggetto di approfondito confronto con il Ministero ed al riguardo si deve rilevare come il mancato inserimento nella rappresentanza ministeriale nel "gruppo misto" di responsabili della DGSIA abbia rappresentato un ostacolo ad un confronto complessivo per il miglior sviluppo del progetto.

3) Per quanto riguarda la sperimentazione eseguita presso il Tribunale di Roma va dato atto della validità del risultato conseguito relativamente al settore civile e della condivisibilità delle scelte operate dal dott. Lambertucci nella definizione dei criteri d'organizzazione dei dati e d'aggregazione degli oggetti che paiono entrambi funzionali, con le modifiche emerse nel corso dell'incontro del 21 gennaio 2005, all'obiettivo perseguito. Il momento immediatamente successivo è costituito dall'inserimento dei dati così elaborati nel software applicativo elaborato, per conto del Ministero, dalla società Global Brain in quanto in tal modo sarà possibile avere una prima verifica concreta della funzionalità del complesso sistema elaborato. Và quindi operata la trasmissione dei dati elaborati dal dott. Lambertucci al Ministero per la realizzazione di quanto sopra.

4) Sotto il profilo della sperimentazione occorre approfondire, presso il tribunale di Roma, la verifica relativa al settore penale ed allo scopo il gruppo misto dovrà valutare se avvalersi, nella definizione dei criteri d'organizzazione e aggregazione dei dati di flusso, di magistrato particolarmente esperto nel settore delle statistiche penali. Peraltro per un più completo approfondimento della sperimentazione appare necessario estendere l'acquisizione dei dati anche all'Ufficio della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma e ciò anche con riferimento alle presenze effettive dei magistrati possibilmente suddivisi secondo i dipartimenti specialistici. Analoga esigenza di dati di presenza dovrebbe anche riguardare il personale amministrativo dello stesso ufficio.

5) Visti i risultati raggiunti presso il Tribunale di Roma, con significativo ed essenziale sviluppo della sperimentazione avvenuta presso il Tribunale di Bologna, appare utile, al fine di un completamento della stessa con riferimento a diverse realtà giudiziarie, procedere ad una verifica dei dati esistenti presso i tribunali civili (ed eventualmente, in un momento successivo, dei tribunali penali e procure) del distretto di Corte di appello di Roma - utilizzando le possibilità fornite dal locale sistema informativo e il lavoro del dr. Lambertucci, Referente distrettuale per l'informatica. In una prospettiva ulteriore, analoga sperimentazione potrà essere svolta presso gli otto tribunali ove è in corso la sperimentazione del "processo telematico";

6) Poiché, come si è detto, il progetto in fase d'elaborazione è destinato, nelle intenzioni, ad essere operativo presso tutti gli uffici del territorio nazionale appare opportuna un'analisi del cruscotto e dei criteri utilizzati nella sperimentazione romana per la raccolta dei dati, da parte di magistrati esperti d'informatica o di statistica giudiziaria operanti presso altri uffici con competenze riguardanti sia il settore civile che il settore penale che il settore del lavoro. Al riguardo quindi la settima commissione potrà individuare alcuni referenti informatici o magistrati con i requisiti di cui sopra costituendo gruppi di lavoro relativi ai tre settori sopra indicati. In tal modo sarà possibile raccogliere valutazioni, rilievi e suggerimenti sui criteri adottati derivanti anche da esperienze proprie d'altri uffici giudiziari e ciò al fine di rendere il sistema il più possibile duttile in funzione dei diversi criteri organizzativi esistenti presso i diversi uffici.

7) In una prospettiva d'ulteriore sviluppo ed integrazione del progetto và poi segnalata la opportunità di iniziare ad affrontare gli aspetti generali dell'attribuzione dei pesi alle singole tipologie di procedimenti. Si tratta di un tema di grande delicatezza e difficoltà ma fondamentale per il completamento del progetto in quanto appare evidente che solo disponendo di un criterio di valutazione dell'onerosità di un procedimento è possibile una completa ricostruzione della attività di un ufficio o di una sezione ai fini della definizione dell'adeguata sua struttura organizzativa. Questa attività peraltro dovrebbe rimanere nell'ambito esclusivo delle competenze consiliari, pur in un quadro di perdurante confronto con il Ministero.

Tanto premesso il Consiglio DELIBERA in conformità di quanto esposto ai punti da 1) a 7) della parte motiva e di trasmettere il testo della delibera:

- Al Capo dello Stato quale informativa sull'attività svolta e sul progetto;
- Al Ministro della Giustizia per dare atto della collaborazione proficuamente realizzata e per le osservazioni di diretta competenza
- Al sig. Presidente del Tribunale di Roma ed al sig. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma nonché ai presidenti dei tribunali e procuratori della repubblica del distretto di Roma per la doverosa informazione;
- Ai componenti del "gruppo misto" di lavoro CSM Ministero perché diano corso alle iniziative di loro pertinenza indicate nella presente deliberazione.

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Di Loredana Morandi (del 23/02/2005 @ 20:03:21, in Magistratura, linkato 1423 volte)

MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA
SEZIONE VENETA

AUTOGOVERNO
tra
PRINCIPI e PRASSI

INCONTRO

con ERNESTO AGHINA
COMPONENTE del CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

presiede
CAMILLA GATTIBONI (segretario distrettuale)

partecipano
avv. SANDRO DE NARDI, dell'UNIVERSITA' di PADOVA
PIERO MARTELLO, presidente del Movimento per la Giustizia

MERCOLEDI 2 MARZO
ore 15.45
aula sorveglianza, piano terra
Palazzo di Giustizia di Padova

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