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 ... quiete... di Lunadicarta
 
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Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.

Bertolt Brecht
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, ha dichiarato:
“L’informazione libera non è pubblicità né tanto meno propaganda. Il suo contenuto attiene alla conoscenza e vive di una circolazione di notizie e di idee trattate con libertà di coscienza.
I giornalisti liberi non sono camerieri. Di nessuno.
Il presidente del Consiglio, quando si lancia in assalti all’arma bianca contro i giornalisti “colpevoli” di alimentare con il loro lavoro la conoscenza delle cose e quindi anche il libero dibattito critico sulle scelte del potere, dovrebbe avere a mente sempre questo concetto e rispettarlo.
Le parole sui giornalisti noti per essere tutti “iscritti a sindacati di sinistra” sono poi un tradimento della verità e un’inutile grida lanciata nella rissa politica, dove sarebbe bene portare ben altro. L’informazione fa il suo dovere. Quando esprime schieramenti lo fa con chiarezza, perché questi sono pubblicamente manifesti. Ma è inutile e non va bene invocare fantasmi, cercare scuse, girare i dati per tornaconto politico. Le gambe di queste parole restano corte e i fatti poi si imporranno in maniera dirompente. In Italia esiste un sindacato unitario e pluralista di tutti i giornalisti italiani che non ama e non accetta interferenze di forze esterne e invadenze di campo.
Ciascuna testata giornalistica, anche quelle che ci piacciono di meno, imposta il proprio sommario secondo scelte professionali autonome, nel rispetto della linea editoriale che è nota al pubblico.
Non è perciò condivisibile ed è inaccettabile l’ultimo attacco mirato contro i giornalisti del congresso Ds fatto dal presidente del Consiglio dei Ministri.
Il pluralismo dell’informazione non è proprietà privata, né è in capo agli uomini politici. E’ un bene prezioso che chi ha responsabilità pubbliche più di altri dovrebbe rispettare e educare, con l‘esempio, a preservare. Sempre.
Berlusconi conosce e ama il mondo dell’informazione, nel quale è riuscito a fare grandi imprese e dal quale trae enormi vantaggi. Attacchi che sconfinano nell’insulto verso il giornalismo che fa scelte autonome in tema di gerarchia delle notizie e degli eventi sono parole in libertà ingiuste e inaccettabili. Se hanno lo scopo di sollecitare non dovuti “risarcimenti” politici, tutti giornalisti hanno il dovere di respingerli al mittente, con rigore e schiena dritta. Il sindacato dei giornalisti, la Fnsi, è con loro. Schierata, certo, dalla parte giusta secondo i canoni della tutela della libera informazione e del pluralismo”. Prot. 35/C. Roma, 16 febbraio 2005
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Di Loredana Morandi (del 15/02/2005 @ 21:26:12, in Magistratura , linkato 1464 volte)

RICHIESTA DI INSERIMENTO ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ART. 45, 3° COMMA REGOLAMENTO INTERNO

Nel corso di un'iniziativa organizzata per protestare contro una sentenza della magistratura, il Ministro per le Riforme Istituzionali, On. Calderoli, ha tenuto un comportamento che non ha precedenti per la volgarità delle espressioni usate (alcune delle quali non possono essere riportate in documento di un Organo di rilevanza costituzionale)  e la virulenza delle manifestazioni. Si è giunti a bruciare in piazza copie di una sentenza sgradita e a esibire una lapide col nome del magistrato del p.m. che ha rappresentato lo Stato in quel processo. Ciò è tanto più grave ove si consideri che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Verona, dr. Papalia, è già stato oggetto in tempi recenti di violenti attacchi, tanto da determinare l'intervento a tutela del CSM. Tali comportamenti, tenuti da un Ministro della Repubblica, evidentemente dimentico delle ventiquattro vere lapidi che ricordano il tributo di sangue della magistratura italiana, non possono nemmeno essere accostate alla critica dei provvedimenti giudiziari e costituiscono una gravissima interferenza con la giurisdizione da parte di un alto esponente del Governo.

Va qui riaffermato che le continue pressioni sui giudici perché si adeguino nelle loro decisioni alla volontà popolare e al "comune sentire del popolo" costituiscono un'indebita interferenza nella giurisdizione, in violazione della Costituzione che sancisce che i giudici sono soggetti soltanto alla Legge.

Si tratta di principi di base di uno stato di diritto. Più volte il CSM ha riaffermato, anche richiamando l'alto insegnamento del Capo dello Stato, che la critica sempre legittima dei provvedimenti giudiziari non può mai sconfinare nella denigrazione del magistrato. Oggi ciò va ribadito con particolare forza in quanto viene messa in discussione l'essenza stessa della giurisdizione e della separazione dei poteri.

Il CSM delibera

a) la tutela dei magistrati di Verona, come in premessa;

b) di rappresentare alle massime istituzioni dello Stato l'assoluta e indifferibile esigenza di garantire il rispetto dei valori e principi costituzionali posti a presidio dell'autonomo e indipendente esercizio della giurisdizione c) di aprire una pratica a tutela della giurisdizione, invitando la Prima Commissione ad assumere ogni iniziativa utile ad accertare la situazione venutasi a creare in quegli uffici, anche attraverso sedute della Commissione da tenersi in loco.

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Di Loredana Morandi (del 15/02/2005 @ 21:20:17, in Magistratura, linkato 1447 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

La ripresa dei lavori parlamentari dopo il  Messaggio presidenziale

Il Presidente della Repubblica, nel rinviare alle Camere il disegno di legge delega sull’ordinamento giudiziario, ha rappresentato i profili di palese incostituzionalità che gli “imponevano” di non promulgare la legge.

L’ANM ha sin dall’inizio della presentazione del progetto governativo di riforma dell’ordinamento giudiziario sottolineato l’esigenza imprescindibile di dare adempimento, in attuazione della VII Disposizione transitoria della Costituzione, ad una riforma adottata “in conformità con la Costituzione”.

L’ANM ha  sperato che il governo cogliesse l’opportunità  offerta con il rinvio alle Camere per affrontare non solo i rilievi contenuti nel Messaggio del Presidente ma gli ulteriori profili di costituzionalità, rispetto ad un testo di legge che, come è stato autorevolmente sostenuto, presenta rilevanti problemi di “incostituzionalità” di impianto, ed anche le questioni di irrazionalità ed impraticabilità.

L’iter parlamentare fino ad oggi seguito dimostra purtroppo il contrario.

Gli emendamenti governativi, presentati per adeguare il testo ai principi costituzionali  richiamati dal Presidente Ciampi nel suo Messaggio di rinvio della legge alle Camere, ELUDONO in due punti qualificanti il significato dei rilievi Presidenziali, lasciando inalterati i rilievi di manifesta incostituzionalità.

Viene di fatto conservata la facoltà del  Ministro di ricorrere al Tar contro le deliberazioni del CSM sul conferimento o la proroga di incarichi direttivi. Consentire tale facoltà “fuori dai casi di ricorso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato”, significa renderla possibile in maniera assai diffusa e per motivi di merito.

Ma il Ministro – come si fa notare nel messaggio Presidenziale – non è titolare di un interesse contrapposto a quello del CSM e quindi nessun potere di ricorre al Tar può essergli attribuito. Nel messaggio del Presidente Ciampi viene usata l’espressione “vincolo di metodo” proprio per descrivere il rapporto tra CSM e Ministro ed è stato usato il verbo “impedire”  per escludere la possibilità per il  Ministro di ricorrere agli ordinari mezzi di impugnazione.

Viene poi conservato il carattere esterno al CSM sia per la Scuola della Magistratura che per le Commissioni di concorso le quali hanno la possibilità di emettere dei giudizi di idoneità dei magistrati oggetto di valutazione, che rappresentano il presupposto per le scelte del Consiglio.

Permane così inalterata l’erosione del potere del Consiglio Superiore della Magistratura, in violazione di quanto previsto dall’art. 105 della Costituzione,  dato che la nomine dei magistrati per la progressione in carriera e per la nomina ai posti direttivi e semidirettivi potranno essere effettuate  solo tra quei magistrati che sono stati dichiarati idonei dalle commissioni e che hanno positivamente svolto  i corsi di formazione  nella scuola. In tal modo si attribuisce di fatto a tali strutture esterne al CSM una funzione di filtro del tutto impropria, demandando conseguentemente al CSM non un potere pieno, come previsto dalla Costituzione a tutela della autonomia ed indipendenza della magistratura,  ma fortemente condizionato e limitato.

In questo contesto l’ANM, nel ribadire il netto dissenso rispetto ad una legge che, nonostante le ultime modifiche, pone a rischio dell’indipendenza dei magistrati, modifica l’equilibrio tra i poteri dello Stato, diminuisce le garanzie dei cittadini, AUSPICA che nel prosieguo dei lavori non si ricorra, come in passato, a metodi che strozzano il dibattito e si valutino in profondità, anche attraverso gli emendamenti proposti dalla maggioranza e dalla opposizione,  i rilievi del Presidente della Repubblica e gli ulteriori profili di incostituzionalità ed impraticabilità prospettati anche dall’ANM.

Proprio l’iter parlamentare della legge richiede che il Parlamento si riappropri del proprio ruolo,  riesaminando la riforma con la consapevolezza degli alti valori in gioco, per dare una risposta conforme ai principi fondamentali della nostra Costituzione ed alle necessità dei cittadini.

Roma, 15 febbraio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale  

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Di Loredana Morandi (del 14/02/2005 @ 18:08:38, in Magistratura, linkato 1504 volte)

Giustizia: 500 gli emendamenti di cui 350 dai Ds, 100 dalla Margherita, 50 dai Verdi

(ANSA) - ROMA, 14 FEB - Sono 500 gli emendamenti che hanno presentato i senatori del centrosinistra al disegno di legge sulla riforma dell'ordinamento giudiziario. I Ds ne hanno presentati 350 mentre 100 sono gli emendamenti della Margherita e 50 quelli dei Verdi. Il disegno di legge e' all'esame in questi giorni della commissione giustizia di Palazzo Madama.

Domanda lecita: ma Prc e Pdci?

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Di Loredana Morandi (del 14/02/2005 @ 17:29:07, in Magistratura, linkato 1424 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA


 
ASSORDANTE SILENZIO
 
Le farneticanti espressioni usate domenica 13 febbraio nella manifestazione della Lega a Verona dovrebbero ricevere l'attenzione che meritano,per la loro volgarità e per la completa assenza di senso dello Stato,se non fossero state pronunciate in presenza e con il contributo di un Ministro della Repubblica,al quale la posizione istituzionale e i doveri del ruolo impongono sobrietà e senso di responsabilità.
 
Ma quel che più sorprende e preoccupa è il silenzio che su tale vicenda mantengono i Colleghi di Governo del Ministro Calderoli e i partiti alleati della Lega nella maggioranza di governo (a parte alcune flebili critiche espresse a titolo individuale).
 
Ci si chiede se tale silenzio significhi distrazione su un tema così importante come quello della salvaguardia della serenità e dell'indipendenza dei magistrati; oppure se esso significhi consenso con le gravissime affermazioni e minacce formulate a Verona.
 
In ogni caso si tratterebbe di un silenzio grave e preoccupante.
 
In ogni caso si rende opportuna una chiara presa di posizione del Governo e dei partiti della maggioranza,per chiarire quale sia la loro posizione di fronte a tali episodi di incitamento all'aggressione dei magistrati.
 
Il MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA si riserva di adottare le più opportune iniziative a tutela del buon nome e della serenità dei magistrati che,oggi come domani,divengono obiettivo di aggressioni e di minacce per il solo fatto di adempiere il loro dovere.
14 febbraio 2005
 
Piero MARTELLO
Presidente del Movimento per la Giustizia

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Di Loredana Morandi (del 14/02/2005 @ 17:26:29, in Magistratura, linkato 1523 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
Il Vice Presidente

Sulla manifestazione di Verona

E’ assai preoccupante che, mentre si lascia la giustizia in condizioni pietose e si approvano riforme incostituzionali, da parte anche di esponenti di governo e di parlamentari continui una campagna di odio e delegittimazione nei confronti dei magistrati, alimentata da bassezze, volgarità e pantomime, volta a mettere esplicitamente in discussione il principio di indipendenza della magistratura, presidio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. I processi di piazza sono e devono rimanere estranei allo Stato di diritto.

Roma, 14 febbraio 2005

Il Vice Presidente
Ciro Riviezzo

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Di Loredana Morandi (del 14/02/2005 @ 10:22:59, in Politica, linkato 1723 volte)

.. Loredana Vaccani, Stefano Grigolato, Giorgio Ghezzi, Giorgio Montecchi, ma in particolare a Romano Vecchiet da Loredana Morandi, pronipote del letterato garibaldino Luigi Morandi.

Riporto per intero, un brano in merito al quale tempo fa, dopo aver inorridito sulle dichiarazioni dell'udinese Vecchiet, rivolsi una lettera all'editore del brano in questione, tal simpatico professore, con tema la prosopopea e la tracottanza dei bibliotecari pubblici.

Nella lettera mi domandavo infatti se la Vaccari o lo stesso Vecchiet avessero mai donato ad una nascente Repubblica le intere "mura" della propria biblioteca, in vita loro, come fece in quel di Bolzano il senatore Luigi Morandi, con personale slancio nei confronti di quel popolo, per la cui riunificazione in una sola bandiera aveva versato il proprio sangue a Mentana, giovanissimo in camicia rossa garibaldina nel 1867.

Qui desidero con la più sfrontata sincerità esser tacciata di "paternalismo", che se non ci fossero stati uomini generosi e impegnati per il Popolo come il Morandi, non sarebbe mai nata l'ambita professione del bibliotecario a stipendio pubblico, frutto oggi giorno di ogni sorta di corruttela e raccomandazione nata dal cinquantennio della DC e proseguita fino ai tempi nostri dove basta il cognome a far il direttore del museo o della soprintendenza, e a "Dio" piacendo non avremmo dovuto leggere tante dotte quanto moderne fesserie.

Quanto a noi Morandi, certo siamo più poveri a cagion della odierna dotta scempiaggine, ma non meno colti dopo il generoso letterato con più d'una generazione di giornalisti. Perchè, cari miei, la cultura non è la gretta e cieca critica ortografica sulle ridondanze di un testo, bensì l'analisi di un epoca e l'esatta collocazione dei personaggi e dei fatti nel contesto.

Parlerà quindi per me la "scimmia" del buon Trilussa e come rispose all'Omo, che la sbeffeggiava nel famoso dialogo: "Sfido! T'arissomijo tanto!"

Loredana Morandi

segue l'articolo incriminato

Dalle biblioteche popolari alla biblioteca pubblica: il caso italiano
Resoconto del seminario del 23 febbraio 1998 / a cura di Loredana Vaccani e Stefano Grigolato

http://www.aib.it/aib/sezioni/lom/re980223.htm

Il 23/02/1998 si è svolto il Seminario di studi "Dalle biblioteche popolari alla biblioteca pubblica, il caso italiano", organizzato dalla sezione Lombardia dell'AIB in collaborazione con la Società Umanitaria.
L'AIB Lombardia ha inteso così offrire una occasione di approfondimento e di riflessione teorica sul retroterra della professione di bibliotecario e sulla biblioteca pubblica, così come è venuto configurandosi nella concreta realtà storica dell' Italia del secolo scorso e dei primi decenni di questo.
E' il proseguimento ideale di una riflessione iniziata con il Convegno di studi su Ettore Fabietti e le biblioteche popolari, tenutosi sempre nella sede dell'Umanitaria nel 1994.
Dopo un breve saluto di Stefano Grigolato in sostituzione di Loredana Vaccani, assente per malattia, a nome del Comitato Esecutivo Regionale dell' AIB, Claudio Temeroli della Biblioteca di Forlì ha iniziato i lavori del Seminario, proponendo un sintetico excursus della storia delle biblioteche italiane e soffermandosi in maniera particolare sulla esperienza delle biblioteche popolari a cominciare da quella pionieristica di Antonio Bruni a Prato per arrivare a quella della Società Umanitaria ed dalla figura di Ettore Fabietti che hanno dato un contributo decisivo alla promozione delle biblioteche popolari in Italia.
Riflettendo sul ruolo e sulla funzione del bibliotecario e delle biblioteche pubbliche nella società contemporanea, Temeroli ha concluso il suo intervento citando Ortega Y Gasset: di fronte alla quantità enorme di informazione prodotta sia sui sopporti informativi tradizionali che su quelli digitali che viaggiano in rete, la missione del bibliotecario si configura sempre più come quella di un mediatore, di selezionatore della informazione veramente valida e significativa. Da qui l'importanza vitale della funzione delle biblioteche pubbliche in un mondo in continua e frenetica trasformazione.

Romano Vecchiet, Direttore della Biblioteca comunale di Udine, ha inteso nel suo intervento approfondire il dibattito biblioteconomico in merito alle biblioteche popolari nel periodo dell'ultimo trentennio del secolo scorso; un periodo che, ponendosi a cavallo tra l'esperienza di Antonio Bruni a Prato e quella milanese di Ettore Fabietti, non era stato adeguatamente studiato. Vecchiet trae alimento alle sue riflessioni da tre opere che affrontano i problemi delle biblioteche per il popolo: Le biblioteche circolanti, di Luigi Morandi, deputato di orientamento democratico, pubblicato a Firenze nel 1868; Delle biblioteche circolanti nei comuni rurali, di Vincenzo Garelli, pedagogista di orientamento rosminiano, edito a Torino nel 1870; Autodidattica e biblioteche popolari di Giuseppe Neri, un maestro elementare poi Ispettore scolastico, pubblicato nel 1888 a San Casciano.
Nei tre autori, ma soprattutto in Giuseppe Neri, è preponderante l'enfasi e l'entusiasmo pedagogico,mentre sono ignorati i problemi organizzativi, anzi è sufficiente "l'entusiasmo del bene" senza dover scendere nei dettagli pratici. Non c'è alcun bisogno, scrive poi Morandi, di sovvenzioni statali, perché per le biblioteche basta il contributo volontaristico dei singoli.
Per Neri la biblioteca popolare deve rimanere comunque uno strumento sussidiario della scuola, organizzata da un maestro elementare e non da un bibliotecario. Garelli è dell'opinione che le collezioni debbano contenere solo libri educativi ed edificanti: le classi subalterne devono essere paternalisticamente convertite ai sani valori borghesi e patriottici.
Analogamente, per Luigi Morandi le biblioteche circolanti hanno la funzione di fare degli operai e degli altri appartenenti ai ceti inferiori dei patrioti consapevoli e convinti, dei veri Italiani.
Appare chiaro come per gli autori citati, nessuno dei quali è bibliotecario per formazione o professione, la biblioteca popolare si configuri essenzialmente come espressione di una cultura borghese vagamente positivista e filantropica, permeata di ideali risorgimentali, ed atteggiata ad un deciso, e politicamente preoccupato, paternalismo nei confronti dei ceti popolari.

Giorgio Ghezzi ha affrontato il periodo delle biblioteche popolari successivo all'avvento del fascismo: il regime si preoccupa di controllare e poi di fascistizzare tutte le istituzioni culturali politicamente pericolose o anche neutre, in base ad un progetto, non sempre perseguito coerentemente, già appropriatamente definito "fabbrica del consenso"; in quest'ottica anche le biblioteche popolari, che si erano organizzate per iniziativa di Fabietti nel 1909 come Federazione italiana delle Biblioteche popolari, vengono a confluire nel 1932 nell' Ente nazionale per le biblioteche popolari e scolastiche, rigidamente controllato dal partito e dal governo.
L'intervento del Relatore si focalizza sull'Elenco di autori non graditi in Italia di cui si proibiva la stampa, la lettura e la eventuale traduzione in italiano, pubblicato nel 1941 dalla Commissione appositamente istituita nel 1938. In 86 pagine vengono elencati 1.100 autori e 1.600 opere nocive politicamente o moralmente.
Lo studio di Ghezzi permette di delineare alcune tipologie di libri ed autori proibiti: libri sul Duce (es. la biografia di Mussolini scritta da Prezzolini), libri sulle esperienze belliche etiopiche e spagnole (es. Oggi in Spagna, domani in Italia di Carlo Rosselli); opere di autori ebrei o che trattino di argomenti ebraici; libri di contenuto antifascista; libri considerati pornografici in base al senso del pudore espresso all'epoca (tra cui le opere di romanzieri come Pittigrilli, ma anche classici come Boccaccio, Casanova, Balzac, Mirabeau, e parecchi testi scientifici di sessuologia). E' significativo che sulle 17 opere che superarono le duecentomila copie vendute in Italia durante la dittatura fascista, ben 13 comparissero nell'elenco.

A Giorgio Montecchi, docente di biblioteconomia all'Università di Milano, è toccato il compito di trarre delle conclusioni di carattere generale dalle relazioni precedenti.
Dalla 5. Legge di Ranganathan: la biblioteca è un organismo in crescita, Montecchi trae spunto per affermare come sia riduttivo e semplicistico affermare che la nascita delle biblioteche pubbliche possa ascriversi al Public libraries Act del 1850, in cui il Parlamento inglese espresse la necessità di biblioteche aperte alla generalità dei cittadini, senza alcuna spesa per i servizi essenziali, finanziate dallo stato o dalle comunità locali. In realtà la genesi delle biblioteche pubbliche affonda nel lungo periodo, è necessario ribadirlo ripercorrendo anche brevemente la storia delle biblioteche in Italia, a cominciare perlomeno dalle grandi biblioteche umanistiche, quali la Malatestiana di Cesena, messe a disposizione del pubblico anche se costituito da un ristrettonumero di eruditi, e non di una istituzione ecclesiastica.
Con la Rivoluzione francese si afferma il principio che la lettura e l'accesso alla cultura ed informazione non è più un atto di munificenza e liberalità da parte di singoli o dello stato, ma un preciso diritto del cittadino, non più semplice suddito.
L'esperienza delle biblioteche popolari in Italia, che si inscrive in questa lunga tradizione, non si può quindi riduttivamente configurare come un semplice episodio ormai appartenente al passato; la preoccupazione pedagogica che sembra alla base della loro istituzione nella seconda metà del secolo scorso trova la sua giustificazione nel fatto che quasi i due terzi degli italiani erano analfabeti. In realtà quella delle biblioteche popolari è stata una esperienza concreta, formativa di generazioni di bibliotecari, ancora nel secondo dopoguerra (tra cui Giovanni Bellini, Direttore della Sormani), prima della loro definitiva scomparsa, nel 1978, appena vent'anni fa; esperienza vissuta e sofferta che, secondo Montecchi, all'affermarsi del concetto di biblioteca pubblica in Italia ha dato di più rispetto al modello astratto e distante della Public library inglese e più ancora statunitense che si è venuto affermando a partire dagli anni cinquanta.

L'OMO E LA SCIMMIA

L' Omo disse a la Scimmia:
-Sei brutta , dispettosa:
ma come sei ridicola!
ma quanto sei curiosa!
Quann' io te vedo, rido:
rido nun se sa quanto!...

La Scimmia disse : - Sfido!
T' arissomijo tanto!

Trilussa

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Di Loredana Morandi (del 14/02/2005 @ 09:19:19, in Magistratura, linkato 1368 volte)

Magistratura Democratica

La manifestazione odierna tenuta dalla Lega Nord a Verona sulla “Giustizia ingiusta” e le affermazioni rese dal Ministro Calderoli rappresentano un'ulteriore escalation contro la giurisdizione che non può più essere ritenuta un'innocua manifestazione, al più folcloristica.

Nei toni e negli accenti si avvertono connotati razzisti uniti al chiaro tentativo di distruggere la giurisdizione.

La solidarietà al collega Papalia, oggetto oggi di un altro pesantissimo attacco, non basta più.

E' il complesso della giustizia, inteso come applicazione imparziale e secondo coscienza della legge, che ormai viene posto in dubbio in omaggio a concetti ( il giudizio secondo il sano sentimento del popolo) elaborati nei sistemi totalitari e utilizzati all'epoca per giustificare e ritenere non punibili gli assalti alle sinagoghe.

Non si tratta di un eccessivo allarmismo, ma di fermare una deriva che rischia di diventare inarrestabile.

Le istituzioni e tutti gli uomini di buona volontà che si rendono conto di quali pericoli stiamo correndo sono chiamati ad intervenire.

Milano, 13 febbraio 2005

Claudio Castelli
Segretario Nazionale di Magistratura Democratica

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Di Loredana Morandi (del 10/02/2005 @ 00:48:07, in Magistratura , linkato 1429 volte)

Associazione Nazionale Magistrati


 
L'A.N.M. sulle dichiarazioni del Ministro Castelli
 
I recenti attacchi ai magistrati, provenienti da esponenti politici ed istituzionali di rilievo,  per il modo con cui sono stati condotti rischiano di delegittimare l'azione giudiziaria di fronte all'opinione pubblica. Dinanzi a vicende delicate che toccano problemi fondamentali della convivenza civile è necessario che anche la critica sia argomentata e rispettosa del difficile ruolo del giudice; in caso contrario si rischia un imbarbarimento del clima complessivo, che va ben al di là del legittimo esercizio del diritto di critica.
In questo contesto particolare allarme destano le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Castelli, che -derogando al principio da lui stesso sempre affermato- è entrato pesantemente nel merito di una singola vicenda giudiziaria. Dimentica il Ministro che la Costituzione impone al giudice la soggezione esclusiva alla legge e la valutazione delle responsabilità sulla base delle prove acquisite secondo le regole del giusto processo. A presidio della correttezza delle decisioni vige un complesso sistema di impugnazioni.
I processi di piazza sull'onda dell'emotività appartengono ad una cultura estranea allo Stato di diritto, e lungi dal rafforzare la risposta dello Stato alla insicurezza dei cittadini determinano solo un fattore di forte crisi della corretta convivenza civile.

Roma, 9 febbraio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 10/02/2005 @ 00:42:56, in Varie, linkato 2116 volte)

Una serata per parlare di mafia, società e politica con l’aiuto della cultura.
Peppe Lumia alle presentazioni di Cuntrastamu

Si terrà martedì 15 febbraio alle 18,30 presso la sede di Trastevere (Roma) il primo appuntamento con il mondo dei libri organizzato da Cuntrastamu, l’associazione di informazione antimafia che da anni svolge la propria attività online. Alla presenza di Beppe Lumia, capogruppo Ds in Commissione parlamentare antimafia, si parlerà di mafia, società e politica attraverso la presentazione di 4 libri, tutti editi da Armando Siciliano Editore di Messina.

La cultura – e in questo senso la produzione editoriale - ci aiuterà a sondare il livello di interconnessione esistente tra il fenomeno criminale in senso stretto e la società italiana, i suoi vizi e le sue storture mai risolte.

Saranno quindi presentati i libri di Alfonso Sciangula “Figlio di partito. Visti da bambino gli amici di papa”, una ricchissima ricostruzione del sistema politico siciliano fatta a 360 gradi dal giovane figlio di Totò Sciangula, noto esponente Dc nell’isola; “Caro compagno (lettere sine nomine et sine die) di Gianni Fogliani, l’epistolario di un ex dirigente della sinistra che si interroga sulle idee, suoi modi e sui risultati della politica. Infine “L'avvenire che non venne. Ottant’anni di storia siciliana” di Salvo Barbagallo e “Mafia e fascismo” di Salvatore Porto, che ci aiuteranno a tenere presente la prospettiva storica nella lettura di vicende passate e presenti.

Oltre a Beppe Lumia e ai due autori Alfonso Sciangula e Gianni Fogliani, sarà presente Enzo Ciconte, consulente della Commissione antimafia e docente presso l’Università di RomaTre.

Al termine della serata Cuntrastamu offrirà ai partecipanti una piccola cena con i prodotti della cooperativa Placido Rizzotto di San Giuseppe Jato (PA), che lavori sui terreni agricoli confiscati alla mafia.

Per informazioni:
Maria Mazzei
Associazione Cuntrastamu
Via Agostino Bertani 5 – 00136 Roma
www.cuntrastamu.org

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