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 Lady Justice 4... ... di Lunadicarta
 
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Io non posso nascondere reati.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 13:59:22, in Giuristi, linkato 1670 volte)

Il Circolo dei Giuristi Telematici (www.giuristitelematici.it), con il patrocinio dell'Ordine degli Avvocati di Lecce, in collaborazione con il Centro Studi & Ricerche SCiNT (www.scint.it) e nell 'ambito del Corso di Alta Formazione in Diritto & Commercio Elettronico Internazionale patrocinato dal Ministero delle Attività Produttive e dall'ICE organizza in data 8-9 ottobre, presso la Sala Congressi dell'Hotel Solara (www.hotelsolara.it), il Convegno Nazionale dal tema

"Firme elettroniche e digitali per il commercio elettronico e l'e-government.
L'impresa, la Pubblica Amministrazione e il professionista tra falsi informatici ed esigenze di certezza".

Relatori di prestigio nazionale e internazionale si confronteranno su tematiche di interesse giuridico e economico quali:
- valore formale e probatorio del documento informatico
- uso e valore giuridico della firma digitale
- valore dell'e-mail e suo utilizzo nel processo
- problematiche penalistiche
- problematiche relative al trattamento dei dati personali

E' prevista la prestigiosa partecipazione del Prof. Jos DUMORTIER (Docente presso l'Interdisciplinar Centre for Law & Information Technology dell'Università di  Leuven; autore dello studio sull'applicazione della direttiva 1999/93/EC, recentemente pubblicato dalla Commissione Europea) e di altri insigni Professori universitari e giuristi specializzati nel diritto delle nuove tecnologie.

Modereranno il dibattito
Avv. Giorgio ROGNETTA
Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Reggio Calabria - Curatore del sito Giuristi in rete - Fondatore del Circolo dei Giuristi Telematici e curatore di Zaleuco,
Avv. Andrea LISI
Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Lecce - Curatore del sito
www.scint.it - Docente al Master in Diritto delle Reti istituito presso le Università degli studi di Messina e Padova - Circolo dei Giuristi Telematici
Avv. Daniele MINOTTI
Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Genova - Curatore del sito
www.penale.it - Circolo dei Giuristi Telematici

Relatori del Convegno:
Prof. Jos DUMORTIER
Docente presso l'Interdisciplinar Centre for Law & Information Technology dell'Università di  Leuven; autore dello studio sull'applicazione della direttiva 1999/93/EC, recentemente pubblicato dalla Commissione Europea,
Avv. Fulvio SARZANA di S.IPPOLITO
Consulente per l'informatica del Sottosegretario di Stato alla Giustizia con delega ai "sistemi informativi automatizzati" - Circolo dei Giuristi Telematici
Avv. Carmelo GIURDANELLA
Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Catania - Coordinatore Master Univ. Cattolica in Diritto della Rete
Dott. Raimondo ZAGAMI
Notaio in Reggio Calabria - Componente Commissione informatica Consiglio Nazionale del Notariato - Circolo dei Giuristi telematici
Dott. Stefano ARBIA
Funzionario CNIPA
Avv.  Luca Maria de GRAZIA
Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Milano - Editore di Infodir.Net  Circolo dei Giuristi Telematici
Prof.ssa Francesca PANUCCIO
Docente presso l'Università degli studi di Messina
Avv. Andrea SIROTTI GAUDENZI
(Membro del Comitato Ordinatore del Master in Diritto delle Reti istituito presso l'Università degli studi di Padova - Circolo dei Giuristi Telematici)
Prof. Maria Chiara MALAGUTI
(Docente presso l'Università degli studi di Lecce - ISUFI)
Avv. Marco CUNIBERTI
(Libero professionista iscritto all'albo avvocati Mondovì - Circolo dei Giuristi Telematici)
Avv. Luca GIACOPUZZI
(Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Verona - Circolo dei Giuristi Telematici)
Avv. Fabio TOMMASI
(Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Lecce, Circolo dei Giuristi Telematici)
Ing. Stefano ZANERO
(Politecnico di Milano, DEI - Dipartimento di Elettronica ed Informazione)
Dr. Giorgio PICA
(Consigliere della Corte d'Appello di Bari)
Avv. Paolo GALDIERI
(Libero professionista in Roma - Dottore di ricerca Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Docente di Diritto penale dell'informatica Facoltà di Economia, Università degli Studi "G. D'Annunzio", Pescara)
Avv. Stefano ATERNO
(Università LUMSA di Roma - Cultore della materia  - Diritto dell'informazione e della comunicazione - Circolo dei Giuristi Telematici)
Avv.Marisa BONANNO
(Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Verona - Curatore del sito Studium Fori - Componte del Comitato Direttivo del Circolo dei Giuristi Telematici)

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Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 13:53:43, in Magistratura, linkato 1521 volte)

Premetto che, per questioni personali, ho potuto presenziare solo alla sessione di sabato mattina del Congresso di Napoli. E non ho neppure potuto prendere parte alla seduta della GEC di sabato mattina. Ciononostante, vorrei dire la mia e vorrei farlo a partire dai documenti diffusi su questa lista da Art. 3 (a firma del presidente A. Ardituro) e da Unicost (a firma del segretario F. Roia). Non dispongo, al momento di altri documenti.

Devo dire che mi spiace moltissimo che i colleghi di Art. 3 abbiano deciso di uscire dalla GEC e trovo anche che le ragioni addotte non fossero sufficienti per motivare tale scelta. Ciononostante..

Ciononostante, devo dire che condivido alcune delle cose che sono scritte nel loro documento: non tanto la critica alla mancata rotazione della Giunta (il Movimento, infatti, per quanto candidato alla Presidenza, non ha mai fatto della questione delle "poltrone" e delle "cariche" una questione vitale!) quanto l'analisi della fase.

Con ordine: non comprendo alcune tiepidezze che circolano attorno all'ipotesi dello sciopero. Secondo alcuni, infatti, esso non servirebbe ormai più a nulla, visto che la riforma è in dirittura d'arrivo; si rischierebbe, anzi, un flop di partecipazione. Non parlo di quest'ultimo timore, già clamorosamente smentito due volte; preferisco parlare delle ragioni attuali dello sciopero.

Devo dire, per cominciare, che non ho mai pensato in questi oltre due anni di lotta (sì, "lotta"! Chiamiamo una buona volta le cose con il proprio nome) che alcuna delle iniziative dell'ANM (scioperi compresi) potesse realmente servire a convincere, anche solo parzialmente, qualcuno nella maggioranza circa il fondamento delle nostre ragioni. Abbiamo formulato documenti e proposte (e correttamente nessuno di essi era - o poteva essere - redatto in forma di articolato), abbiamo incontrato il ministro ed i suoi compagni di cordata, con noi si sono schierati gli accademici più autorevoli, il personale amministrativo ed una buona parte dell'avvocatura ma il risultato è stato totalmente nullo. A fronte di strumentali dichiarazioni di disponibilità al dialogo e di inviti alla moderazione (in cui si cimentavano anche alcuni "pezzi" di opposizione di origine incerta, comunque bicameralesca), abbiamo incassato una dura chiusura su tutti i fronti: peggioramenti progressivi del testo di partenza, vere e proprie provocazioni assurte al rango di norme, mozione di fiducia alla Camera, ipotesi di fiducia al Senato nonché emendamenti iscrivibili nella sola logica del regolamento dei conti interno ai partiti della maggioranza. Conti da pareggiare, naturalmente. Ma se i magistrati sono stati ingannati, il Parlamento è stato e viene ancora umiliato: da un lato, la fiducia di fine giugno è stata chiesta ai deputati su un testo che era stato maxi-emendato e che era a loro sconosciuto, dall'altro i tecnici del Ministero - come è ormai a tutti noto - già stanno lavorando ai decreti delegati, pur se non è ancora intervenuta l'approvazione del disegno di legge delega; essi confidano, infatti, sulla sua "blindatura" (divagazione : oggi sono blindati i disegni di legge del governo contro i magistrati; ieri lo erano le vetture che servivano a difenderli dalle aggressioni mafiose e terroristiche! Fine della divagazione).

Come non dare ragione ad Art.3, allora,  anche sulla reazione emotiva che suscita il pensiero dei magistrati preposti all'Ufficio Legislativo, ieri umiliati dalla richiesta di parere che il Ministro rivolge al prof. Avv. G. Pansini  (e non a loro, pur formalmente competenti!) sull'applicabilità alla fase delle indagini preliminari del Lodo Schifani, oggi impegnati in una elaborazione che appare quanto meno anomala, perchè prematura! Non è questione però - lo dico agli amici di Art. 3 - di affermare la incompatibilità tra la loro funzione extragiudiziaria e la qualità di socio dell'ANM (un'incompatibilità che potrebbe rivelarsi contra legem), quanto di ricordare loro, ogni giorno e poi anche il giorno seguente, che il magistrato collocato fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia conserva non solo la sua competenza tecnica, ma anche il suo statuto di indipendenza, prerogative che avrebbero potuto indurre qualche collega ad abbandonare l'Ufficio legislativo già dopo la prima legga vergogna (quella sulle rogatorie), senza aspettare il parere Pansini..Ma neppure questo è servito.

Torno al filo conduttore: possiamo continuare - perché si deve, perché lo impone il rito mediatico e quello istituzionale - a parlare di dialogo et similia, ma resta il fatto che l'interlocutore che abbiamo di fronte ha un solo preciso fine: dar vita, attraverso un'accozzaglia (sono ormai affezionato a questo termine) di norme incostituzionali e ingestibili, ad una magistratura diversa da quella voluta dal Costituente, non più soggetta soltanto alla legge, ma omogenea rispetto agli indirizzi ed agli interessi dell'esecutivo.

Nè ci si poteva aspettare altro da chi sta preparando lo scempio della Costituzione: osservo in proposito che la magistratura tutta, a mio avviso, è troppo disattenta rispetto al contenuto delle modifiche costituzionali in discussione, che mi preoccupano più della controriforma ordinamentale. Il Movimento sostiene formalmente, come ha già fatto il 29 giugno a Milano, la manifestazione del 2 ottobre a Roma, organizzata da "Astrid" e "Libertà e Giustizia" al Gran Teatro di Tor di Quinto; vi interverremo anche con un nostro rappresentante, ma bisogna che tutti comprendano che identico è il filo conduttore delle due riforme : più potere all'esecutivo, mortificazione degli organi di garanzia e bilanciamento, frantumazione dei principi voluti dal costituente; identici sono persino i presupposti coreografici : gruppi di saggi che si riuniscono nelle valli montane del Trentino o nelle stanze di via Arenula, in numero e composizione (in quest'ultimo caso) spesso variabili, tutti convinti di potere e dovere bypassare la trasparenza di un dibattito parlamentare! Identica la base di partenza: la dichiarata volontà di combattere, per quelle vie, l'inefficienza del sistema costituzionale e di quello della giustizia. Ma dobbiamo far capire ai cittadini quanto sia FALSA - e solo suggestiva- l'enunciazione di questo obiettivo: basta considerare che la riforma non serve in alcun modo ad affrontare i problemi dei tempi dei processi, che si negano soldi per realizzare la banca dati giudiziaria contro il terrorismo internazionale (che pure sembra la massima emergenza mondiale), che si crea con criteri risibili una commissione che dovrebbe rifare il CPP in quattro-cinque mesi ("conformandosi ai principi delle riforma dell'ordinamento e del Codice penale", pur se  entrambe ancora non approvate!) e poi si sconvoca la prima riunione calendarizzata per mancanza di fondi: insomma, la farsa assurta al rango di metodo, altro che interesse all'efficienza del sistema!

Hanno ragione, dunque, i colleghi di Art.3: lo sciopero non si deve rinviare, non si deve annacquare e deve essere anzi arricchito: nelle motivazioni, con la difesa della Costituzione (troverei miope, più che troppo prudente, l'atteggiamento di chi sostenesse che il tema non interessa la magistratura, o non la può interessare al punto da non poter trovare ingresso tra le ragioni del nostro sciopero); ma anche nelle modalità di attuazione: mi permetto di ricordare che già da molto tempo il Movimento ha chiesto formalmente, ma inutilmente, al CDC di votare sulle proprie proposte di organizzare una sobria manifestazione dinanzi ad una sede istituzionale, di informare la comunità internazionale sulla gravità dei rischi che corre lo stato di diritto in Italia etc.. Gli amici di Art. 3 hanno sostenuto le nostre proposte, ma non è stato possibile neppure metterle in votazione !!!

La non intervenuta calendarizzazione dello sciopero, però, non può essere interpretata come retromarcia sulla decisione già presa (lo sciopero, infatti, come Ardituro ha ricordato,  è già stato formalmente deliberato): trovo, anzi, che, per le ragioni esposte da Mario Fresa, essa sia comprensibile. Infatti, essendo evidente che non potremmo scioperare due o tre volte in 40 gg., è tatticamente utile riservarsi di indire la manifestazione (spero si possa dire, anzi: "le manifestazioni") per i prevedibili più caldi momenti che a breve ci aspettano (approvazione in Commissione ? Inizio discussione in Senato?) anziché per una data più prossima, rischiando di rimanere successivamente con le polveri bagnate.

Quanto al documento di Unicost, diffuso dall'amico Fabio Roia, mi chiedo quale persona ragionevole potrebbe dissentire - salvo alcune puntualizzazioni che tra breve formulerò - dal suo contenuto. Ciononostante..

Ciononostante.. vorrei dire che tutto ciò da cui non si può dissentire l'abbiamo già detto, l'abbiamo già scritto ed illustrato (con l'apporto di tutte le componenti dell'ANM) mille e altre mille volte! Serve ripeterlo ancora? Non ne sono sicuro, perché credo che possa servire solo quanto l'ulteriore invocazione del dialogo: cioè, zero. Parliamo ancora, dunque, dei pericolosi passaggi della controriforma e dei danni che creerà, ma evitiamo di fingere che il dialogo con questi signori serva realmente o che realmente sia possibile darvi corso. Evitiamo atteggiamenti cicaliani (o cicaleschi?) da un lato ed evitiamo proposte fuori dal mondo dall'altro: mi riferisco soprattutto alla folle proposta di "abbandono della funzione requirente" (ma non mi convince neppure quella di "dimissioni dagli organismi di rappresentanza della Magistratura").

Ma quale abbandono delle funzioni requirenti, cari amici di Unicost? Chi è requirente, continui ad essere requirente e, insieme a chi lo diventerà ed ai tanti giovani PM che arriveranno, si prepari a dimostrare che la nostra tradizione di indipendenza investigativa, la nostra cultura giurisdizionale (ce ne siano dimenticati ?), la nostra forza morale e la capacità di resistenza non potranno essere fiaccate dagli sforzi di alcuni avventurieri destinati a passare senza lasciare traccia. Ed inoltre, mi permetto di dire, quando parliamo di un nuovo modello di magistrato da costruire, di rimeditazione dell'associazionismo, di recupero di autorevolezza, non dimentichiamo di citare, per favore, la necessità di un attento monitoraggio - e se del caso, di denuncia - delle prassi del CSM (innanzitutto in tema di conferimento di incarichi direttivi), il luogo ove più le declamazioni di principio si schiantano contro le logiche di appartenenza !

Ciononostante. - o proprio per questo - devo dire che non mi scandalizza la proposta di Unicost - poi passata nel CDC - di mantenere ferma l'attuale composizione della  GEC. E' una posizione che ha indubbiamente un senso politico, quello di consentire alle stesse persone, che fin qui lo hanno efficacemente fatto, di guidare l'Associazione sino al termine della fase politica in atto (quella che si chiuderà, verosimilmente, con l'approvazione della controriforma). Diciamo, piuttosto, che tale proposta non irrazionale ci ha sorpreso, visto che - come è stato ricordato da Ardituro e da Fresa - la stessa componente di Unicost, prima dell'estate, aveva informalmente aderito all'invito di Edmondo Bruti di procedere alla rotazione, onde evitare - parole dello stesso Bruti - di personalizzare eccessivamente l'azione dell'ANM. Solo in quest'ottica - e non per avere formulato autonomamente alcuna richiesta in proposito - il Movimento si era dichiarato disponibile a ricoprire la carica di Presidente, assicurando unità e continuità d'azione rispetto alla Giunta "uscente"! E proprio per assicurare unità, ed evitare sterili questioni personali, il gruppo aveva scelto un candidato - Ciro Riviezzo - sicuramente apprezzato da tutte le componenti, oltre che soggettivamente autorevole ed esperto. Ma gli amici di Art. 3 rimproverano anche noi per non averli messi al corrente, prima di Napoli, della nostra volontà di confermare la candidatura Riviezzo (singolarmente, lo stesso rimprovero ci è stato mosso da Unicost !) o per non esserci opposti alla inaspettata richiesta di non procedere alla rotazione prevista: io confermo l'uno e l'altro atteggiamento del Movimento, ma non la lettura che ne viene data. Infatti, il non avere avviato alcuna "trattativa" prima di Napoli (peraltro, non ve ne era certo bisogno, viste le decisioni di fatto già prese!) ed il non avere opposto resistenza alla proposta di prorogatio della attuale GEC non sono certo frutto di adesione a logiche spartitorie che non ci appartengono, ma - al contrario - di un atteggiamento limpido (consentitemi un minimo di retorica): intendiamo, infatti, discutere la nostra disponibilità ad assumere la presidenza dell'ANM, anche in futuro, con tutti ed in seno al CDC, apertamente ed in modo trasparente, sulla base di un programma condiviso che spero possa comprendere alcune delle proposte nuove prima indicate o ricordate.

Per lo stesso bisogno di trasparenza, voglio anche aggiungere che il Movimento avrebbe invece chiesto di discutere approfonditamente la composizione soggettiva della eventuale nuova GEC, non essendo favorevole alla designazione, quali suoi componenti, di colleghi le cui posizioni, come sin qui manifestate in seno al CDC, non sono state conformi ai contenuti dell'azione portata avanti dalla Giunta (un'azione che, in ogni caso, deve  ulteriormente essere intensificata). E' sperabile che, in vista del futuro dibattito, anche altre componenti dell'ANM  si facciano carico di operare scelte condivise da tutti. Come ha fatto il Movimento.

Vada avanti, dunque, la Giunta in carica: riscuote tutta la nostra fiducia e non penso che sarebbe stato possibile guidare in modo migliore la Associazione Magistrati in questo periodo così gravido di pericoli per la democrazia nel paese. Grazie al Presidente Bruti Liberati, dunque, ed a chi ha lavorato con lui lealmente e senza lesinare sforzi. Tra questi, consentitemi di ricordarli ancora una volta, gli infaticabili Piero Martello (il nostro Vice Presidente) e Mario Fresa.

Ma soprattutto, si preparino i magistrati italiani all'ennesima mobilitazione generale: se e quando cambierà la dirigenza della Associazione, non cambierà la linea di azione, che - semmai - dovrà giovarsi di rinnovata determinazione.

Lo sciopero non serve solo come atto di testimonianza, a futura memoria, ma:

- per ricordare ai cittadini la straordinaria gravità della situazione in cui essi, prima di noi, verranno a ritrovarsi;

- per impegnare le forze politiche che intenderanno proporsi come futura coalizione di governo ad inserire nel loro programma l'impegno a radere al suolo le leggi vergogna;

- per stimolare sin d'ora il CSM ad intervenire a difesa delle proprie prerogative constituzionali, dinanzi alla Corte Costituzionale, non appena il nuovo ordinamento lo obbligasse ad adottare delibere frutto delle  competenze  attribuite a commissioni esterne, scuole, Cassazione et similia;

- per impegnare l'ANM a seguire passo passo la elaborazione dei decreti delegati, facendo sentire il proprio fiato sul collo dei "saggi" elaboranti;

- per ricordare ad ogni magistrato che egli stesso, soggettivamente, è il primo custode del proprio status e dei propri diritti,  la cui tutela dovrà formalmente reclamare in prima persona;

- perchè sia a tutti chiaro che la battaglia della magistratura non si esaurirà con l'approvazione di questa vergognosa controriforma dell'ordinamento.

Armando Spataro
Segretario del Movimento per la Giustizia

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 20:07:48, in Magistratura, linkato 1380 volte)

Con preghiera di diffusione e di partecipazione  alla manifestazione del 2 ottobre a Roma, cui il Movimento per la Giustizia, come già il 19 giugno a Milano, formalmente aderisce:

Salviamo la Costituzione: Aggiornarla, non demolirla

Organizzato da "Astrid" e da "Libertà e Giustizia"
L'appuntamento: Sabato 2 ottobre 2004
Roma - Gran Teatro viale Tor di Quinto
dalle ore 11 alle 18 - ingresso libero

Informazioni sulla giornata (elenco partecipanti e adesioni associazioni).
Sul sito:
http://www.libertaegiustizia.it/convegni/2004conv/0410convRoma/041002Roma.htm

Tutti insieme contro un progetto di riforma che anziché costruire una Italia moderna e democratica, la rende ingovernabile, demolisce la Costituzione repubblicana, minaccia l'universalità dei diritti e delle libertà dei cittadini, scardina lo Stato, mette la Corte Costituzionale nelle mani dei partiti, destruttura il sistema parlamentare, e concentra enormi poteri nelle mani di un uomo solo. Una riforma, insomma, che riscrivendo 43 dei 139 articoli della Carta, mette a rischio l'universalità dei diritti e delle libertà costituzionali

Coordina:
David Sassoli, giornalista (Associazione Stampa Romana) 
     
Introducono:
Franco Bassanini, presidente di Astrid 
Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia
     
Interventi e contributi di:
Oscar Luigi Scalfaro, Rosy Bindi, Edmondo Bruti Liberati, Guglielmo Epifani, Vasco Errani, Pietro Scoppola, Savino Pezzotta, Dario Franceschini, Enrico Gasbarra, Luigi Angeletti, Corrado Stajano, Franco Monaco, Sergio Billè, Paolo Sylos Labini, Vannino Chiti, Giuliano Amato, Leopoldo Elia, Stefano Boco, Piero Fassino, Pierluigi Castagnetti, Giovanna Melandri, Francesco Rutelli, Gavino Angius, Agazio Loiero, Fausto Bertinotti, Nando Dalla Chiesa, Elena Paciotti, Antonio Di Pietro, Enzo Balboni, Armando Cossutta, Oliviero Diliberto, Stefano Passigli, Gregorio Arena, Alfonso Pecoraro Scanio, Andrea Manzella, Franco Pizzetti, Enrico Boselli, Claudio Fava, Armando Spataro, Gianclaudio Bressa, Clemente Mastella, Giovanni Sartori, Edoardo Ferrario, Luciana Sbarbati, Lorenza Carlassare, Luisa Torchia, Nicola Mancino, Luciano Vandelli, Ugo Intini, Walter Veltroni, Massimo Villone, Lorenzo Ria, Sergio Cofferati, Giovanni Bachelet, Riccardo Di Palma, Leonardo Domenici, Alessandro Pajno, Roberto Villetti

Aderiscono:
Comitati Dossetti per la Costituzione, Movimento per la giustizia (Anm), Associazione girotondi per la democrazia, Cittadini per l'Ulivo - Roma, Cittadini per l'Ulivo - Toscana, Comitato emergenza legalità, Le girandole, Communitas 2002, Circolo Margherita - Caserta, Aprile - Milano, Coordinamento milanese di associazioni e movimenti per la giustizia e la democrazia, Girotondi di Roma,   Prendiamo la parola - Parma, Fondazione di Vagno, Associazione Andromeda

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 19:54:26, in Magistratura, linkato 1365 volte)

A S S O C I A Z I O N E    A R T I C O L O    3

Dopo il congresso straordinario di Napoli, nel cdc del 26 settembre, ARTICOLO 3 ha deciso di ritirare la propria partecipazione alla giunta esecutiva centrale.

Negli ultimi mesi avevamo vissuto con sofferenza alcune decisioni della magistratura associata; spesso abbiamo votato contro o ci siamo astenuti su alcune deliberazioni; le nostre proposte alternative (es. questione ministeriali, forme alternative di astensione) sono state rapidamente bocciate. Non avevamo condiviso la logica del "proclama tre (giorni di sciopero) e paga uno"; non ci trovavamo a nostro agio nel teatrino delle decisioni assunte a tavolino da pochi e ratificate dal cdc.

In particolare, pur avendo riconosciuto e condiviso la bontà dell'azione complessiva e il notevole lavoro svolto dalla giunta, a luglio ci sembrava chiaramente finita una fase. La maggioranza aveva appena approvato alla Camera, ponendo la questione di fiducia, la legge di riforma dell'ordinamento giudiziario. Appariva chiara la volontà di procedere a tappe forzate senza lasciare altro spazio alla discussione parlamentare ed al confronto con la magistratura. Era quello anche il momento giusto, e del resto calendarizzato all'o.d.g. del c.d.c., per rinnovare la giunta e dare un cambio di ritmo alla nostra azione. Si ritenne di fare un' ulteriore apertura, di proclamare una "settimana per la giustizia" in cui effettuare le due giornate di sciopero e tenere il congresso straordinario. Si ritenne di soprassedere sul rinnovo delle cariche nonostante sul tappeto ci fosse già l'autorevole candidatura di un esponente dei Movimenti. A settembre sono "scomparse" le giornate di sciopero e con loro la settimana per la giustizia. Nel cdc del 26 settembre era ancora all'o.d.g. il rinnovo delle cariche.

IL CONGRESSO
Durante il c.d.c. abbiamo ascoltato dai colleghi che il congresso è perfettamente riuscito, ha avuto grande eco e risalto nell'opinione pubblica, si sono verificate aperture al dialogo non immaginabili.

Forse noi abbiamo partecipato ad un altro congresso! Certo il congresso ha visto la partecipazione di numerosi colleghi e questo è sicuramente un dato confortante. Ma è stato a tutti evidente la scarsa attenzione avuta sulla stampa e soprattutto dalle televisioni. Ma soprattutto si è avuta la conferma di quanto già si sapeva; non c'è alcuna possibilità ulteriore di dialogo: il Ministro non si è degnato di venire né ha mandato qualcuno in rappresentanza del ministero; della maggioranza è intervenuto solo l 'on. Gargani che ci ha spiegato che l'ora del confronto, del dialogo e delle modifiche è passata. Dalla maggioranza arrivano inequivocabili dichiarazioni sulla "blindatura del testo". Se il congresso doveva avere l'obiettivo di riavviare il dialogo ed il confronto, ebbene l'obiettivo (non per colpa della magistratura) è fallito.

LA PROTESTA
Di conseguenza, non si comprendono ancora le ragioni per cui, dopo così inequivocabili messaggi, all'esito del congresso non si è proceduto, nonostante i proclami dei rappresentanti dei vari gruppi,  a programmare delle iniziative di protesta. Lo sciopero resta congelato; non si prendono in considerazione altre e diverse forme di astensione; guai a parlare di manifestazioni pubbliche; nemmeno lontana l'idea di prendere formalmente posizione sui ministeriali. NULLA.

LA PROPOSTA
Fin dal Congresso di Venezia avevamo chiesto che la magistratura associata finalmente iniziasse un percorso volto a fare proposte serie e coraggiose sull'ordinamento giudiziario; che si creasse un luogo di discussione per affrontare alcuni temi la cui criticità è sotto gli occhi di tutti: nomina dei dirigenti degli uffici giudiziari, valutazioni di professionalità, modalità di esercizio dell'autogoverno e ruolo delle correnti, effettività dell'esercizio dell'azione penale ecc. Abbiamo sempre detto che i problemi che la riforma affronta sono veri problemi del sistema; naturalmente il progetto li affronta male e con atteggiamento rancoroso e punitivo per la magistratura, ma sono questioni che vanno affrontate innanzitutto al nostro interno. Devo dire che sul punto spesso ci sono state autorevoli aperture e prese di posizione (ricordo scritti in tal senso di Roja e C. Castelli), ma non si è mai passati alla fase della realizzazione. Tutte le volte, anche ieri, in cui ho formulato sollecitazioni in questa direzione il massimo della risposta è stata "non è il momento", ne riparliamo la prossima volta.

IL BALLETTO DELLE CARICHE
La questione della rotazione delle cariche è diventata una vera farsa. Fin da marzo il Presidente Bruti Liberati, con la disponibilità e l'onesta intellettuale che lo contraddistingue, aveva evidenziato l'opportunità di attuare la prevista rotazione delle cariche, anche ad evitare personalizzazioni non proficue per l'azione complessiva dell'associazione. Le attività in corso, non ultima la proclamazione dello sciopero tenuto a giugno, avevano opportunamente consigliato il rinvio. A luglio era tutto pronto: presidenza ai Movimenti ed indicazione del successore chiara e precisa. Tutti d'accordo, anzi no; Unicost la mattina del cdc cambia le carte in tavola, dice di avere candidati pronti per assumere la presidenza, ma chiede un rinvio a settembre perché si proceda alla rotazione dopo il congresso.

Prima del congresso, tutti (non noi perché mai interpellati) d'accordo: presidenza ai movimenti e accordo sul nome: i giornali riportano non solo il nome del nuovo presidente ma anche quello del vicepresidente e del nuovo segretario generale. Dopo il mio breve intervento al congresso, un giornalista che mi chiedeva alcune spiegazioni, si è interrotto dicendomi: mi scusi vado ad ascoltare il vostro nuovo presidente; e non era Bruti che stava parlando.

Ma la mattina del cdc la scena è nuovamente cambiata; Md vuole la rotazione, i Movimenti si dichiarano disponibili a prendere la Presidenza; Unicost chiede nuovo rinvio. Nessuno capisce bene perché, o comunque non risulta dalle dichiarazioni ufficiali; fatto sta che Bruti si dichiara disponibile a continuare, Md lo appoggia, i Movimenti stanno zitti; componenti del cdc come spesso accade muti; Unicost comanda e la giunta viene prorogata. Suriano per articolo 3 aveva detto che si sarebbe dimesso e si dimette.

IL DISSENSO POLITICO e L'UNITA'
Come si vede il dissenso appare radicale: rispetto ad una politica associativa che non programma in questo momento alcuna forma di protesta, non  propone alcuna iniziativa progettuale anche in chiave autocritica; continua il teatrino dei posti e delle cariche in relazione alle convenienze di alcuni e non sulla base di linee politiche chiare e comprensibili dalla base. Coerenza di comportamento e trasparenza verso i colleghi ci hanno indotto a lasciare "la poltrona".

Il nostro impegno associativo non si sposa con queste logiche e su questo non c'è richiamo all'unità che tenga. Richiamo del resto strumentale ed inefficace, atteso che come sempre continueremo a dare il nostro contributo ed a non far mancare l'apporto alle iniziative che saranno (speriamo presto) promosse.

Come abbiamo più volte ripetuto, non ci interessa e non ci ha mai interessato arricchire il panorama associativo di una ulteriore corrente; il nostro obiettivo è dare un contributo di idee ed essere una voce critica e costruttiva per la crescita del dibattito associativo. Ci auguriamo di trovare al nostro fianco dei compagni di strada che rendano meno arduo questo compito.

Napoli, 27 settembre 2004

Antonello Ardituro
Presidente di Articolo 3

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Una ferma presa di posizione sulla vicenda caccia in Italia e sui ripetuti tentativi di ignorare le regole arriva dagli uffici di Bruxelles di Birdlife International, la maggiore federazione mondiale per la conservazione degli uccelli selvatici, di cui la LIPU è il partner italiano.

Con una lettera indirizzata a Nicholas Hanley, capo unità della DG Ambiente della Commissione Europea, Birdlife International sottolinea come i tentativi di modificare i termini dei periodi di caccia in Italia (regolati dal cosiddetto Key Concept Document) da parte del Ministero delle Politiche Agricole italiano non siano supportati da alcuna giustificazione scientifica.

In particolare, afferma Birdlife, il recente report prodotto dal Ministero delle Politiche Agricole e inviato alla Commissione Europea <<non offre alcun nuovo dato che potrebbe condurre ad una riconsiderazione dei dati formalmente inclusi nel Key Concept Document per l’Italia e non sembra rispondere ai requisiti chiaramente indicati dalla Commissione>>.
In un momento in cui esistono fortissimi argomenti che spingono verso una maggiore protezione degli uccelli selvatici, il rischio, secondo Birdlife International, è dunque quello di stravolgere i dati scientifici e le regole con una pressione politica che nulla ha a che fare con le corrette procedure ed il rispetto dei dati.

Il grave allarme lanciato da Birdlife International si conclude con l’appello alla Commissione Europea di <<dare un chiaro segnale alle autorità italiane, affinché queste procedano solo se e quando i requisiti per la modifica delle date di caccia in Italia richiesti dalla Commissione, in termini di dati scientifici attendibili e di approccio metodologico, siano pienamente soddisfatti>>.

Secondo la LIPU il comunicato di Birdlife International dimostra come in Italia, sulla vicenda caccia, le regole stiano ormai saltando completamente. <<Già nel Dicembre del 2002”, afferma Danilo Selvaggi, responsabile dei Rapporti istituzionali della LIPU, “il Ministero delle Politiche Agricole aveva presentato una serie di dati del tutto insoddisfacenti, che la Commissione Europea aveva ovviamente respinto con la raccomandazione, rivolta all’Italia, dell’indispensabile rispetto delle regole. Tuttavia, come se quella cattiva figura non fosse bastata, un nuovo report, sostanzialmente con gli stessi dati, è stato inviato nei giorni scorsi alla Commissione. L’esito non potrà che essere lo stesso e i dati verranno di nuovo respinti>>.

Secondo la LIPU, la continua forzatura delle regole da parte del Ministero delle Politiche Agricole ha un obiettivo chiarissimo: modificare la legge italiana sulla caccia (157/92). Questa modifica può però avvenire solo in presenza di una profonda revisione dei documenti ufficiali europei, soprattutto in termini di specie cacciabili e periodi di caccia.<<Ma per modificare tali documenti - continua Selvaggi - servono dati scientifici. E i dati scientifici ufficiali, gli unici che contano, dicono esattamente il contrario di quanto sostenuto dal Ministero dell’Agricoltura o incluso nelle proposte parlamentari di modifica della legge. Per fare solo un esempio, ben 11 delle specie di uccelli che si vorrebbero includere tra quelle cacciabili sono addirittura assenti dagli allegati della Direttiva europea. Un fatto clamoroso che porterebbe alla bocciatura certa, in sede europea, dell’eventuale nuova legge italiana . <<Riteniamo a questo punto - conclude Selvaggi - che il Governo italiano non possa più astenersi dall’intervenire e mettere un freno ad una situazione, quella sulla caccia in Italia, che francamente sta superando ogni limite>>. Parma, 27 Settembre 2004

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 18:12:41, in Politica, linkato 1253 volte)

E usate il nucleare come un feticcio

Roma 27 set. – “L’energia nucleare è diventato per il ministro Marzano e la lobby dell’atomo un vero e proprio feticcio”. Marco Lion, deputato Verde della commissione Ambiente, commenta duramente le affermazioni del ministro delle Attività Produttive che ha ribadito l’intenzione del governo di favorire investimenti nel nucleare estero. “Il governo non ha mai avuto nessuna strategia in materia energetica: mentre altri paesi europei – afferma Lion – hanno preso la strada delle fonti alternative e la Germania annuncia la dismissione delle centrali atomiche esistenti, l’Italia resta ferma a vecchie e superate 'ideologie' energetiche, basate in primo luogo sul favore ai gruppi privati per la corsa alle acquisizione di impianti elettrici ed ora anche nucleari: una politica miope e agganciata agli interessi economici di alcuni grandi gruppi, non certo dettata dal benessere del paese”.

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 18:11:26, in Politica, linkato 1278 volte)
Roma 27 set. – “Il ministro Pisanu fa propaganda sull’accordo Italia - Libia che presenta numerosi punti di dubbia legittimità giuridica”. Lo afferma il vicepresidente della commissione Giustizia di Montecitorio, il Verde Paolo Cento, il quale chiede “un immediato dibattito parlamentare. L’unica cosa certa che emerge fino ad ora è che il pattugliamento militare delle acque internazionali e lo stesso supporto di polizia dell’Italia alla Libia, nel quale rientra la creazione di CPT in terra africana, rischia solo di moltiplicare le violazioni dei diritti umani e le tragedie lungo le coste. Siamo di fronte ad una gigantesca operazione repressiva che contrasta con le Convenzioni umanitarie, resa possibile dalla riabilitazione ‘anti-migratoria’ della Libia di Gheddafi da parte degli stessi paesi che fino a qualche mese fa ritenevano questo paese uno dei pericoli principali della comunità internazionale”.
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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 17:45:53, in Politica, linkato 1241 volte)

Dichiarazione di Gigi Malabarba Capogruppo PRC al Senato

"A Genova, come in precedenza a Napoli, la repressione- confermata oggi finalmente dalla messa in stato di accusa delle forze dell'ordine- ebbe una regia, quella del prefetto Gianni De Gennaro" ha dichiarato Gigi Malabarba, capogruppo Prc al Senato, commentando il rinvio a giudizio di 28 agenti responsabili delle violenze alla scuola Diaz. Dalle indagini emerge con chiarezza una catena di comando, che logicamente non poteva che dipendere dal capo della polizia. Sarebbe ora che la Commissione d'inchiesta sul G8 di Genova, riproposta da oltre un anno da 40 senatori  e di cui sono primo firmatario, approdi finalmente in Aula per cancellare le conclusioni di comodo della vergognosa prima Commissione d'indagine e per riaprire anche il caso, troppo rapidamente archiviato, dell'uccisione di Carlo Giuliani" ha concluso Malabarba. Roma 27-9-2004

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 17:40:59, in Estero, linkato 1244 volte)

di Giovanna Melandri

"Improvvisi arresti e fulminee ripartenze sembrano caratterizzare nelle ultime settimane il percorso di avvicinamento della Turchia all'Unione Europea ai fini di una sua ipotetica, futura adesione. Dopo alcune settimane di polemiche ed una serie di ultimatum inviati da Bruxelles ad Ankara, nei giorni scorsi il Parlamento turco ha approvato in prima lettura il nuovo codice penale senza quella norma - la reintroduzione della pena per il reato di adulterio (abolito dalla Corte Costituzionale nel 1996) - che aveva, giustamente, sollevato l'indignazione non solo della Commissione Europea ma di quasi tutte le cancellerie continentali. Così, oggi, sembrano più solide di ieri le possibilità che da Bruxelles arrivi il disco verde per l'avvio dei negoziati per l'adesione della Turchia. Negoziati che, si sa, sono molto lunghi e complessi, anzi in questo caso laddove si decidesse di farli partire sarebbero resi ancora più lunghi dalla notevole ed innegabile distanza che esiste tra le regole condivise dell'Unione e la legislazione in vigore in Turchia in settori delicati come la giustizia le politiche sociali, i diritti di cittadinanza e così via. Il prossimo 6 Ottobre spetterà alla Commissione Europea pronunciarsi ufficialmente sul punto e predisporre, in caso positivo, le tappe del percorso di adesione che, il prossimo 16 Dicembre, potrebbe essere il Consiglio Europeo di tutti i capi di Governo, a ratificare e mettere in moto. Il Parlamento di Ankara riunitosi in sessione straordinaria ha riformato il Codice Penale, vecchio di quasi 80 anni, proprio al fine di riallinearlo con le normative europee in vista della futura adesione. Un riallineamento graduale che negli ultimi 4 anni ha portato il Governo turco all'approvazione di riforme che stanno introducendo (molto ma molto lentamente secondo la maggior parte degli osservatori) maggiori garanzie per le minoranze, un maggiore rispetto dei diritti umani, limiti all'ingerenza militare sul Governo, maggiore (anche se non ancora sufficiente) tutela dei diritti delle donne. E così nel testo del Nuovo Codice Penale è stata tenuta fuori proprio la norma sull'adulterio, per la cui reintroduzione premevano e premono tuttora i partiti islamici il cui sostegno è fondamentale per tenere insieme la maggioranza che sostiene il Primo Ministro Erdogan. Un Primo Ministro diviso in due, tra la prospettiva dei vantaggi politici ed economici conseguenti all'ingresso in Europa e la resistenza che si sta alzando in molti settori del Paese. Anche in Europa il possibile futuro ingresso della Turchia sembra dividere il fonte in due, tra favorevoli e contrari. Una contrarietà che molti Paesi motivano non in virtù di un pregiudizio antiturco quanto, piuttosto, per le forti perplessità sull'attuale (ed anche ipotetico nel futuro) grado di effettiva democratizzazione della Turchia. Paese che, non dimentichiamolo mai, presenta oggi in materia di diritti delle minoranze e delle donne o rispetto dei diritti umani degli standard che onestamente non si possono che definire inaccettabili. Tanto per non usare metafore è evidente che non si potrà parlare di adesione fino a quando in Turchia si continuerà a praticare la tortura nei confronti dei prigionieri politici. E stiamo parlando solo di uno tra i più evidenti punti su cui la Turchia, se vuole aderire, dovrà dare radicali e vistosi segni di cambiamento. E chi oggi ancora storce il naso sull'adesione della Turchia lo fa temendo un pericolo, il pericolo che Ankara imbocchi "la via cinese" per le riforme: molto spinta sul versante economico e praticamente immobile su quello sociale e politico. Insomma il timore è che, ai fini dell'adesione - che presenta innegabili vantaggi reciproci - Governo di Ankara ed Unione Europea premano con diverso peso sull'acceleratore a seconda che si tratti di liberalizzare mercati ed investimenti piuttosto che allargare la sfera dei diritti dei cittadini turchi. Il partito europeo dei contrari e degli scettici annovera l'Austria (favorevole ad un'adesione parziale) il capogruppo popolare Poettering e, seppur con posizioni diverse, la Francia (contrario Raffarin, favorevole Sarkozy ad un ingresso progressivo in 15 anni ed in seguito di referendum in Francia). Chi invece guarda con favore al progressivo inserimento della Turchia all'interno dell'Unione Europea lo fa sulla base di una considerazione di carattere geostrategico. L'Inghilterra ad esempio. Ma aldilà delle reciproche convenienze c'è anche chi applica alla questione dell'adesione della Turchia un ragionamento di tipo politico e culturale. Sulla base di un azzardo, forse, ma di un azzardo che vale la pena tentare ed il cui obiettivo ultimo è il raggiungimento della pace e della stabilità internazionale attraverso il dialogo e la politica, non attraverso la guerra. E in fondo la storia dell'Unione Europea, da Altiero Spinelli in poi, non è il lungo racconto di un azzardo, di un'utopia testarda che si è fatta poi realtà grazie allo sforzo del quotidiano? La Turchia rappresenta, infatti, per un'Europa che deve riuscire per davvero a diventare davvero uno dei poli della nuova politica internazionale, una straordinaria porta d'accesso verso il mondo islamico moderato. Una porta d'accesso strutturalmente legata all'Europa da secoli e secoli di ininterrotti rapporti, grazie alla quale veicolare sulla direttrice Europa-mondo Arabo rapporti politici, economici, culturali idonei a ribaltare il piano inclinato su cui la politica dell'Amministrazione Bush ha, più generalmente, condotto i rapporti tra Occidente e Mondo Arabo. E riaffermare che, al posto della guerra, sono la collaborazione costante, la crescita equilibrata, lo sviluppo della giustizia sociale ed il dialogo ininterrotto gli unici strumenti di una politica internazionale oggi in crisi. La sua forte identità islamica è il punto di divisione tra favorevoli e contrari alla sua adesione. E proprio in tal senso mi chiedo se non sia più giusto ed opportuno perseguire le ragioni della condivisione di obiettivi comuni tra la Turchia ed il resto d'Europa facendo leva e premio sul desiderio di dialogo di cui è portatore la lettura più moderna e tollerante dell'Islam piuttosto che, al contrario, "sbattere la porta in faccia" alla Turchia con la conseguenza di dare ragione, invece, a chi vuole trovare nella lettura più radicale ed estrema dell'Islam le ragioni di una frattura insanabile con l'Occidente. In questo senso la vicenda del tentativo di reintroduzione del reato d'adulterio è altamente simbolica. Chi l'ha sostenuta all'interno della Turchia e ancora oggi la sostiene malgrado la bocciatura (in prima fila esponenti dello stesso partito islamico moderato del Primo Ministro insieme alle alte gerarchie militari, protagoniste non più di sette anni fa dell'ultimo tentativo di golpe) sa che si tratta di un cuneo non indifferente da inserire lungo il tragitto dell'adesione turca all'Unione. Per frenarla o, quantomeno per rallentarla di molto. Vista dall'Europa tutta questa vicenda mi porta a pensare che puntare e scommettere oggi sulla Turchia, oggi vuol dire accettare di correre un grosso rischio. Un rischio però, che se si ha un'ambizione alta, vale la pena correre. Ecco perché a mio avviso occorre essere non ambigui e netti nell'elenco delle precise e non eludibili condizioni da porre alla Turchia (passi in avanti in materia di diritti civili e politici, diritti umani e delle minoranze, democrazia sostanziale e giustizia sociale gestione dei flussi migratori, modalità della eventuale partecipazione turca ai meccanismi decisionali europei) in vista della sua possibile adesione ma, allo stesso tempo, non bisogna interrompere il filo di un dialogo e di una collaborazione che, indipendentemente dall'esito finale di tutto questo processo, dia ad Europa e Turchia la possibilità di contribuire ad un percorso di reciproco arricchimento politico. L'Unione Europea è un insieme di regole, di accordi, di scelte condivise così come si sono venute consolidando in oltre 50 anni di progressivo processo unitario. Ma è anche un sogno, una speranza, un'utopia, l'utopia che tanti Paesi diversi fra di loro possano venirsi incontro nel rispetto e nella tolleranza reciproca per garantire a loro stessi, ai loro cittadini ma anche al mondo che li circonda un futuro di prosperità e di pace.

Pensiamoci bene.."
Roma, 27 Settembre 2004

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Dichiarazione di Mauro Agostini, Renzo Innocenti, Giovanna Melandri, Pasqualina Napoletano, Walter Vitali

"Il documento dei ventidue "Per un Congresso aperto che parli al Paese" ha posto un problema politico del tutto attuale. I DS devono collocare il loro Congresso nel vivo delle vicende politiche che stiamo vivendo e si devono aprire alla partecipazione anche dei non iscritti, evitando di rinchiudersi in una sterile contrapposizione tra vecchie opzioni politiche contrapposte. Non è stata raccolta la sollecitazione ad un Congresso a tesi, anche se lo Statuto consentiva margini di flessibilità, e questo lo valutiamo in modo negativo. Ma il Direttivo ha approvato due nostre proposte che giudichiamo importanti per aprire uno spazio significativo ad un confronto politico-programmatico svincolato dalla contrapposizione delle mozioni e per coinvolgere realmente iscritti e non iscritti. Il Congresso infatti approverà formalmente il Contributo dei DS al programma e agli orientamenti della coalizione, a cui si potrà contribuire con documenti e ordini del giorno discussi fin dai Congressi di base. E anche i non iscritti potranno partecipare ai Congressi con diritto di parola e di proposta. Le modalità saranno meglio definite successivamente, compresa la possibilità di istituire appositi albi. E' un risultato significativo di un'iniziativa che ha puntato, nella chiarezza del confronto tra le diverse opzioni politiche, a valorizzare le convergenze unitarie maturate in questi anni.

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