Immagine
 .. da sinistra: Miuu, Shinji e Akiko ..... di Lunadicarta
 
"
La spada della giustizia non ha fodero.

Joseph de Maistre
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Associazione Nazionale Magistrati

UNITA’ PER LA COSTITUZIONE
UNICOST

Congresso nazionale – Palermo 17-19 giugno 2011
 

La regola penale nel cambiamento

 

Innanzitutto una domanda: il continuo cambiamento delle regole penali negli ultimi anni ha migliorato la giustizia penale?

La risposta è sotto gli occhi di tutti: purtroppo no.

Dobbiamo infatti amaramente constatare che oggi la giustizia penale soffre una drammatica crisi di funzionalità.

È colpa dei magistrati italiani?

Lo sostengono ormai da anni quegli esponenti politici ed istituzionali che non perdono occasione, anche grazie ai formidabili strumenti mediatici di cui dispongono, per additare al disprezzo dell’opinione pubblica la magistratura penale italiana, accusata senza mezzi termini (e  anzi spesso con insulti ignobili) di essere professionalmente inadeguata, di essere animata da protagonismo e di perseguire finalità politiche.

Io francamente non la penso così.

E non la penso così anche quale componente della Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati che non ha avuto esitazione in diverse occasioni, anche recenti, ad affermare che il dovere del magistrato non é quello di “combattere il male” con qualunque mezzo, bensì di applicare la legge rispettando tutte le regole, processuali, etiche e deontologiche; e ciò nell’assoluta convinzione – da un lato – che la soggezione del magistrato alla legge non è solo la garanzia della sua indipendenza, ma anche il limite del suo potere, che si giustifica soltanto se esercitato nel rigoroso rispetto delle regole e – dall’altro – che tra i doveri dell’A.N.M. vi é certamente la difesa dell’indipendenza del magistrato, ma senza rinunciare al fondamentale compito di promuovere sul piano culturale un modello di magistrato adeguato al suo ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti nell’esercizio della giurisdizione, e cioè un magistrato che si legittima esclusivamente con la sua professionalità.

E proprio perché in diverse ed importanti occasioni abbiamo avuto il coraggio di affermare queste idee – impegnandoci per l’autoriforma della magistratura, affrontando con decisione il tema della questione morale ed evitando derive corporative e demagogiche – che oggi abbiamo la credibilità, secondo me, per poter dire che la crisi della giustizia penale non è addebitabile ai magistrati.

Anzi noi magistrati sentiamo tutto il peso di questa situazione, perché noi ci crediamo veramente nella giustizia e perché è la nostra faccia quella che i cittadini vedono tutti i giorni quando chiedono giustizia.

Ed é per questo che ci impegniamo ad accelerare lo svolgimento dei processi e a ridurre i disagi dei cittadini; è per questo che la nostra produttività è ai massimi livelli in Europa; è per questo che siamo pronti ad ogni sacrificio personale per arginare il dilagare della criminalità comune, della criminalità mafiosa e della criminalità degli affari.

Ed é per questo che l’Associazione Nazionale Magistrati ha più volte chiesto – da un lato – riforme strutturali quali la soppressione dei tribunali inutili, l’informatizzazione degli uffici, la riqualificazione del personale amministrativo e – dall’altro – nuove regole per la giustizia penale.

È noto che abbiamo infatti più volte chiesto, tra l’altro: la risoluzione preventiva delle questioni di competenza; la notificazione degli atti al difensore mediante la posta elettronica certificata; la sospensione del processo dell’imputato irreperibile; l’impugnazione per motivi e l’ampliamento delle cause di inammissibilità nel giudizio di appello; la non prescrittibilità del reato dopo la sentenza di primo grado o almeno dopo la c.d. “doppia conforme”; l’introduzione nel codice penale dell’irrilevanza penale del fatto; la depenalizzazione dei reati inutili.

Abbiamo in sostanza chiesto un diritto penale minimo (che ci consentisse di occuparci soltanto dei reati connotati da un autentico disvalore sociale) e un processo penale semplificato (che ci consentisse di arrivare in tempi ragionevoli all’accertamento della verità), evitando inutili processi e inutili formalismi senza ridurre le garanzie dell’imputato e senza frustrare le aspettative di giustizia della persona offesa.

Alle nostre richieste la politica ha però sempre risposto negativamente.

Ma nello stesso tempo la politica è stata velocissima a pensare a regole emergenziali, varate soltanto sulla spinta emotiva di fatti di cronaca e concretizzatesi in sostanza nella creazione di nuove fattispecie incriminatrici e nella riduzione dello spazio di discrezionalità dei giudici, in maniera del tutto disorganica ed incoerente, tanto da essere quasi sempre bocciate dalla Corte Costituzionale e anche dall’Europa.

Nello stesso tempo la politica è stata velocissima soprattutto a pensare a regole ad personam, finalizzate unicamente a sottrarre imputati eccellenti al giusto processo – regole poi puntualmente eliminate dalla Corte Costituzionale e recentemente anche dal popolo sovrano – oppure chiaramente inaccettabili come i disegni di legge sulla prescrizione breve, sul processo lungo, sul depotenziamento delle intercettazioni e sulla sottrazione della Polizia Giudiziaria alla direzione del Pubblico Ministero.

E nello stesso tempo la politica è stata velocissima a pensare anche a regole contro la magistratura, progettando una riforma della giustizia definita epocale ma in realtà tesa esclusivamente a sottomettere i magistrati al potere politico attraverso la fine dell’indipendenza del pubblico ministero e dell’autogoverno della magistratura.

Nessuna di queste regole pensate dalla politica ridurrà di un solo giorno la durata dei processi né assicurerà una più efficace e tempestiva risposta dello Stato a reati gravi come quelli in materia di criminalità organizzata, di criminalità economica, di corruzione, di ambiente, di infortuni sul lavoro.

Tutte queste regole pensate dalla politica sono infatti finalizzate esclusivamente ad una giustizia penale forte con i deboli e debole con i forti nonché a commissariare di fatto l’unico potere rimasto ancora veramente libero in questo paese. 

Ma sono sicuro che il Consiglio Superiore della Magistratura, l’Associazione Nazionale Magistrati e Unità per la Costituzione si impegneranno come sempre a difendere il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e l’attuale assetto costituzionale della magistratura, nell’esclusivo interesse del popolo italiano e della democrazia in questo paese.

E sono sicuro che il cambiamento di rotta per la giustizia italiana partirà proprio da questo congresso e proprio qui dalla Sicilia, dove è ancora caldo il sangue versato dai magistrati uccisi solo per aver creduto negli ideali di giustizia in cui noi crediamo.

Gaetano Sgroia
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Associazione Nazionale Magistrati

UNITA’ PER LA COSTITUZIONE
UNICOST

Congresso nazionale – Palermo 17-19 giugno 2011


RELAZIONE INTRODUTTIVA


Al quarto Congresso da Segretario Generale di Unità per la Costituzione sento, con emozione, l’orgoglio e la responsabilità di dover interpretare il pensiero della area culturale più numerosa della Magistratura che sta vivendo la difficile stagione del cambiamento in atto.

Quello che colpisce oggi è la rapidità di tale cambiamento!

Il contesto politico

Il quadro politico risente dei condizionamenti di un sistema elettorale che ha prodotto un Parlamento di “nominati” e non di “eletti”, con effetti negativi sui principi di partecipazione e di rappresentanza democratica.
La logica “bipolare” della democrazia dell’alternanza porta con sé, inevitabilmente, il rischio di limitare la rappresentatività politica, condizionandone l’azione, nonché il  rapporto, sempre delicato, tra i  Poteri dello Stato.
La annunciata volontà di “ridisegnare” gli assetti dello Stato ha messo in evidenza quanto sia complesso il modello della “democrazia dell’alternanza”, che per definizione è sempre in bilico tra continuità e discontinuità di linea politica.
Il ruolo storico dei partiti politici, quali tradizionali luoghi di elaborazione e di confronto, appare oggi in crisi.
Sempre maggiori e più evidenti sono i casi di forte personalizzazione dell’azione politica, tali da ridurre ulteriormente gli spazi di elaborazione collettiva che sono propri delle sedi del pensiero organizzato.

Le recenti vicende elettorali, al contempo, hanno segnalato forti spinte nella direzione di un rilancio di movimenti di elaborazione collettiva.
Che si stia per aprire una nuova fase per i partiti politici?

La democrazia regge su regole certe, sulla loro razionalità, sulla loro stabilità!
E soprattutto la democrazia dell’alternanza, per effetto del deficit di rappresentatività connesso all’attuale sistema elettorale, ha bisogno di un credibile, effettivo, sistema di garanzie e di controllo, che viene assicurato dal meccanismo costituzionale della funzione giurisdizionale, dal governo autonomo della Magistratura, dall’esercizio indipendente dell’azione penale, dal ruolo della Corte Costituzionale.

Il ruolo della Magistratura ed il potere diffuso.
In particolare, l’autonomia della magistratura e l’indipendenza dei suoi protagonisti sono garanzia di uguaglianza tra tutti i cittadini!

Per quanto ci riguarda i principi costituzionali vanno garantiti dalla “terzietà” del giudice, resa tale dalla credibilità e dalla autorevolezza delle sue decisioni, nonché dalla effettiva indipendenza dei magistrati del pubblico ministero.
Per questo siamo convinti che la Magistratura debba tenersi visibilmente lontana dalle tentazioni di fare opposizione o collateralismo politico.
In uno Stato di diritto chi amministra giustizia non può essere o apparire di destra, di centro o di sinistra.

Il processo è l’unico percorso attraverso il quale il giudice si manifesta, con l’unico strumento che gli compete, cioè l’interpretazione e l’applicazione della legge.
Ed il provvedimento giurisdizionale si legittima attraverso la bontà della sua motivazione fondata su argomenti di diritto.
Senza che si creino equivoci di sovrapposizione tra la legittimità del giudizio ed il consenso della collettività, che è invece fonte di legittimazione di altri Poteri dello Stato.

Siamo consapevoli del fatto che alla politica ed al Potere Legislativo compete il primato delle scelte dei valori meritevoli di diventare diritti, e che alla giurisdizione appartiene il compito di applicare, attraverso l’interpretazione, le norme che quei valori riproducono.

Quando ricordiamo la frase del mugnaio Arnold a Federico II “ci sarà pure un giudice a Berlino” intendiamo dire che in una democrazia avanzata ci deve essere sempre un giudice indipendente che nelle sue decisioni non può essere condizionato da alcuna volontà politica (favorita magari dal consenso della pubblica opinione).
Così come ci deve essere sempre una pubblica accusa indipendente che possa valutare liberamente la sussistenza dei presupposti dell’azione penale, senza condizionamenti di sorta.

I Magistrati non hanno bisogno del “consenso” della collettività (o di parte di essa) come fonte di legittimazione.
Ciò che conta è che essi godano della “fiducia” dei cittadini, che si conquista con la professionalità e con la credibilità dei propri provvedimenti.

 Queste sono le ragioni per cui già da tempo sosteniamo che il magistrato che entra, legittimamente, in politica effettua una scelta irreversibile, senza ritorno.
Tanto vale soprattutto per coloro che si impegnano in ruoli di amministrazione locale, per i quali è ancora maggiore l’impatto di “schieramento”, del tutto incompatibile con la stessa essenza della “terzietà” e della “imparzialità”.
Recenti vicende hanno riproposto con forza la questione, rendendo ormai non più procrastinabile un  efficace intervento legislativo, che disciplini l’intera materia.

Dobbiamo, piuttosto, constatare che il principio del “potere diffuso” della giurisdizione, che per Costituzione deve appartenere ad ogni singolo giudice, nonché ad ogni magistrato dell’ufficio del pubblico ministero, oggi è a rischio di svuotamento sostanziale da un processo culturale di omologazione che si manifesta anche attraverso il “conformismo giurisprudenziale”, per effetto di alcuni recenti interventi ordinamentali.
Penso all’assetto organizzativo delle Procure, al nuovo sistema disciplinare, a quello delle valutazioni di professionalità, al nuovo processo di Cassazione.

Preoccupano, in proposito, le iniziative legislative destinate a comprimere di fatto le prerogative di un indipendente esercizio dell’azione penale da parte del Pubblico Ministero, sia attraverso il ridimensionamento del suo ruolo nelle indagini con lo sganciamento della polizia giudiziaria dal suo coordinamento, sia attraverso il depotenziamento di strumenti essenziali di investigazione come le intercettazioni.
In particolare, in questa sede non possiamo non ricordare con chiarezza che l’eventuale sganciamento della polizia giudiziaria dal coordinamento del pubblico ministero, significa voler affidare l’esercizio dell’azione penale al Potere Esecutivo!.

Ritorno  sull’argomento del nuovo sistema disciplinare per segnalare ancora una volta le implicazioni “politiche” della prevista iniziativa cd. cautelare da parte del Ministro della Giustizia.
L’esercizio da parte del Ministro di una richiesta di rimozione di magistrati nel pieno dell’esercizio della loro funzione giurisdizionale, non può non incidere sul rapporto tra il Potere Esecutivo e quello Giurisdizionale.
Tale iniziativa, riducendo tra l’altro i poteri del Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, è sempre al limite tra l’esigenza disciplinare in senso tecnico e l’intervento di natura politica.
Infatti, mentre la iniziativa del Procuratore Generale in materia è prevista con riferimento al parametro normativo delle fattispecie disciplinari, a nessuno può sfuggire  che quella del Ministro è determinata da valutazioni di “opportunità”, che appartiene per definizione ad ogni organo con responsabilità politiche.
E la sovrapposizione di profili di “opportunità politica” a profili di legittimità, contribuisce non poco ad alimentare la confusione già di per sé grande sul rapporto magistratura-politica.

La riforma della Giustizia.
Qualche considerazione sulla cd. “riforma epocale”.
Innanzitutto una precisazione: quella che viene presentata al Paese come la riforma della Giustizia, è in buona sostanza una “riforma della Magistratura”.
Provocatoriamente potrei dire che di “epocale” per la Giustizia ci aspetteremmo una organica revisione della geografia giudiziaria, la completa informatizzazione degli uffici giudiziari, il razionale recupero delle risorse !!

Ciò premesso, due punti mi sembrano fermi.

Di fronte alla prospettata riforma, la Magistratura nel suo complesso non vuole, non può e non deve assumere  una soggettività politica di opposizione !

Tale ruolo appartiene ad altri  che misurano la loro legittimazione con il metro del “consenso”, non certo all’istituzione giudiziaria che, invece, fonda la propria ragion d’essere sulla “fiducia” dei cittadini.
Su questo punto occorre essere estremamente chiari, e non si può accettare la logica ( voluta da alcune forze politiche) della contrapposizione e del “clima da stadio”.

Secondo punto fermo: il giudizio sul merito della riforma non può che essere negativo, per la filosofia che la ispira e la condiziona.
La proposta, infatti, si muove almeno in quattro direzioni per obiettivi tutti negativi.

In primo luogo  introduce nel sistema  una logica di “decostituzionalizzazione”delle garanzie forti delle regole democratiche, attraverso i numerosi rinvii alla legislazione ordinaria.
In altre parole, da una parte si fissano dei principi in Costituzione, dall’altra si svuotano gli stessi di contenuto con il rinvio alle decisioni delle maggioranze politiche contingenti (p.es. norme sul coordinamento pubblico ministero/polizia giudiziaria).

In secondo luogo si prevede una maggiore “invasività” della Politica nei riguardi dell’istituzione giudiziaria, alterando per esempio il rapporto laici/togati nel CSM.
Ed è paradossale che si sostenga la necessità di provvedere alla riforma per eliminare la “politicizzazione” della magistratura e delle sue correnti, e poi si pensi di aumentare il numero dei componenti di nomina partitica in seno al CSM!

La riforma, poi, va nella direzione di alterare il rapporto tra i Poteri dello Stato, riducendo gli spazi del Giudiziario a beneficio dell’Esecutivo (p.es. in materia di pareri del CSM).

Infine, emerge chiaramente un intento “punitivo”, come con la previsione della “responsabilità civile” diretta dei Magistrati.
Sul punto mi limito a ricordare che nelle migliori democrazie occidentali il giudice non è destinatario di azione diretta per danni cagionati da errori nell’esercizio delle proprie funzioni, e che la “Carta Europea dello Statuto dei Giudici, Strasburgo 1998” raccomanda la azione diretta contro lo Stato, con eventuale possibilità di rivalsa nei confronti del giudice, esattamente come previsto dalla legislazione vigente.
Ci sembra, quindi, del tutto evidente che l’introduzione in Costituzione di un principio di responsabilità civile diretta del magistrato, avrebbe un chiaro effetto di intimidazione e di condizionamento, oltre che conseguenze negative sull’indipendente esercizio della funzione giurisdizionale, con inevitabili ricadute negative sui tempi e sulla durata dei processi.

Il giudizio negativo sull’impianto della riforma, però, non può non porci di fronte ad alcuni nodi che pure vanno affrontati, senza pregiudizi e con spirito costruttivo.

Innanzitutto in tema di separazione delle carriere.
Credo proprio che oggi la questione di fondo non sia più quella dell’inquadramento ordinamentale del pubblico ministero, tanto più in presenza di norme che già rendono fortemente impraticabile il passaggio di funzioni (divenuto pressocchè impossibile per le donne magistrato).

Il tema centrale è il libero, indipendente esercizio dell’azione penale.
Fermo restando il principio della sua obbligatorietà, come garanzia dell’uguaglianza di tutti i cittadini, la complessità della gestione di fenomeni che hanno effetti di ricaduta sulla società e sulla politica, impone una riflessione culturale di grande portata e di evidente impatto su equilibri e su convinzioni da tempo maturate.
Riflessioni che la magistratura deve fare proprio alla luce di quei cambiamenti sociali e storici, se non si vuole arretrare fino a divenire mera corporazione difensiva.
Mi riferisco al delicato e complesso tema delle cd. “scelte di priorità” che va affrontato senza pregiudizi, ed accompagnato da una seria rivisitazione del cd. “livello di allarme sociale”, che passa attraverso una effettiva depenalizzazione di ipotesi di reato ormai antistoriche.

Così come sul sistema disciplinare il confronto si impone.
Siamo ben consapevoli dei problemi di funzionamento che si pongono, soprattutto alla luce del nuovo ordinamento, tra funzione giurisdizionale della sezione disciplinare e funzione di amministrazione attiva del CSM.
Ma la soluzione non può certo esser data dalla istituzione della Alta Corte di Giustizia, oltretutto con la massiccia presenza di membri di nomina politica!!
Piuttosto si può pensare a meccanismi di elezione dei componenti della Sezione disciplinare  (anche per sorteggio sul modello del Tribunale dei Ministri) che possano consentire la costituzione di collegi disciplinari, senza intralcio per lo svolgimento dell’attività di amministrazione.

Così come una riflessione aperta ci può essere sull’autogoverno con riferimento ai pubblici ministeri.
Sul punto si potrebbe studiare un sistema di articolazioni interne ad un unico CSM, che tenga conto dei profili di specificità delle diverse peculiari funzioni.

Su questi, come su altri temi, vi è la necessità di confronto che tenga conto del cambiamento, e per quanto riguarda la magistratura vi è la necessità di moderni centri di elaborazione culturale e di riflessione collettiva sull’efficienza del servizio giustizia, divenuta ormai una priorità per il Paese; sulla ragionevole durata dei processi ( e non sulla farsa della durata delle prescrizioni), divenuti ormai anacronistici e privi di efficacia reale; sulla tutela dei diritti e sul contrasto all’illegalità diffusa.

L’autoriforma.
Questo ruolo propositivo devono avere le aree culturali in Magistratura (le cd. correnti), con assunzione di responsabilità interne al sistema dell’associazionismo giudiziario e del governo autonomo, in un percorso di  “autoriforma” imposto dalla storia per un pieno esercizio di competenze di politica giudiziaria.

Ogni riforma, se non è accompagnata da un processo culturale di responsabile autoriforma correttiva delle distonie interne al sistema, è solo imposizione di regole autoritarie ed eteronome che difficilmente potranno portare buoni frutti.
Ogni buona riforma nasce dal confronto e dalla condivisione dei valori che la sottendono.
Si impone, quindi, un dibattito serrato al nostro interno.

Sui vuoti di organico che interessano numerosi uffici giudiziari  dell’intero Paese, va detto alle forze politiche ed a chi ha responsabilità istituzionali, che l’attuale norma che vieta la destinazione dei magistrati di prima nomina alle funzioni monocratiche, è sbagliata, irrazionale ed improduttiva.
E non si può procedere con la tecnica delle “deroghe” e delle proroghe delle deroghe.
Di fronte alla verificata drammatica realtà di uffici giudiziari destinati a chiudere, soprattutto in territori particolarmente difficili del Paese, si dovrebbe prendere atto del fallimento dell’attuale previsione normativa, e con senso di responsabilità si dovrebbe provvedere al suo cambiamento, senza sbandierare l’alibi  di una norma voluta e realizzata dalla precedente diversa maggioranza politica.

Così come va richiesto al CSM un maggior rigore nella destinazione di magistrati fuori ruolo.
L’intera materia va rimeditata alla luce del profondo cambiamento che la stessa ha avuto nel corso degli anni.
Per il passato abbiamo sempre ritenuto utile, e per certi versi essenziale, la presenza di magistrati nelle strutture del Ministero, per il contributo di cultura della giurisdizione che essi avrebbero potuto e dovuto portare nelle sedi preposte all’organizzazione del sistema giustizia.
Oggi registriamo che il ruolo di questi magistrati è sempre più di “supporto tecnico” a scelte di politica giudiziaria prese in altre sedi e con finalità tutte politiche.
Il tutto calato in una realtà che, per effetto del nuovo Ordinamento Giudiziario, mette a dura prova la tenuta del riparto e dell’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato, in particolare tra Esecutivo e Giudiziario.
La materia, nella sua delicatezza, inoltre oggi dovrebbe essere gestita anche con una particolare attenzione alla situazione di grave scopertura di organici che investe numerosi uffici giudiziari.

Le correnti e la questione morale.
Ed a proposito di autoriforma, intendo svolgere alcune considerazioni sul cd. correntismo e sulla cd. questione morale in Magistratura, quali facce della stessa medaglia.

Con il termine correntismo è stata offerta, a mio avviso, una lettura a volte superficiale, spesso qualunquista e strumentale di un fenomeno culturale che pure è molto importante per l’autonomia della Magistratura.
In questi ultimi tempi è sembrato, talvolta,  che il solo pronunciare la parola “corrente” fosse in ogni caso sconveniente, tanto da ingenerare anche all’interno dello stesso ambiente della magistratura una sorta di vergogna, come se si avesse qualcosa da nascondere o da farsi perdonare.
Temo fortemente che ciò rientri in un contesto più generale del Paese, di un clima di artata diffidenza per le forme di organizzazione del pensiero.
Del resto questo fenomeno, che investe addirittura i partiti politici,che pure dovrebbero costituire i luoghi più nobili di elaborazione culturale e di proposta politica in una democrazia avanzata, non può non interessare anche il dibattito culturale relativo alla magistratura.

Anche su questo argomento occorre la massima chiarezza.

Per  noi il “pensiero organizzato”, le “aree culturali” sono essenziali in Magistratura.
Rivendichiamo il diritto della libertà di associazione dei magistrati italiani, nonché l’organizzazione del pensiero in gruppi, come centri di elaborazione culturale e di confronto, funzionali alla partecipazione consapevole, responsabile e trasparente al governo autonomo della magistratura.

L’attualità del discorso passa attraverso una scelta di fondo tra aggregazione sui valori e aggregazione sugli interessi.
Nel primo caso si fa “corrente”, nel secondo si fa “lobbismo”.
E le forme più insidiose di lobbismo ( o neo-lobbismo) oggi sono , a mio avviso, quelle espresse in nome del cd. “superamento delle correnti” ed in nome di una sbandierata apoliticità, e che invocano pratiche di rappresentanza di autogoverno attraverso un consenso personale, costruito intorno all’interesse corporativo del singolo rappresentante.

Il percorso di autoriforma, poi, impone riflessioni serie sulla cd. questione morale.
La tenuta (morale) delle istituzioni e, per quanto ci riguarda, della magistratura si è trovata nel recente passato, come raramente in precedenza,esposta al giudizio negativo dell’opinione pubblica per comportamenti lesivi della deontologia professionale e dell’etica in genere.
Nel ribadire  che sull’indipendente ed imparziale svolgimento dell’attività giurisdizionale non può mai insinuarsi il dubbio di illeciti condizionamenti esterni, diciamo cosa ovvia.
Così come è ovvio che non ci devono essere indebite commistioni tra magistratura, politica, alta amministrazione, o addirittura comitati di affari.

Ma oggi occorre una nuova e maggiore consapevolezza.
Occorre, senza distinzioni o primazie legate a superate tecniche di lotta correntizia, sconfiggere il lassismo delle abitudini culturali che provengono dall’abbassamento generale dei livelli etici nelle istituzioni.
Abitudini culturali sempre pronte a riemergere, se non vi è da parte nostra la ferma, vigile determinazione di un pensiero “libero”, non condizionato dalla logica di schieramento, assolutamente convinto di interpretare un ruolo essenziale per le sorti democratiche del Paese.

Conclusioni.
Come ho già fatto a Siracusa, in occasione dell’ultimo Congresso svolto, voglio concludere queste mie riflessioni ricordando un passo significativo del documento fondante di Unità per la Costituzione: “La funzione di garanzia imparziale che caratterizza la giurisdizione è stata affidata dal costituente alla magistratura come ordine autonomo, in una visione dialettica dei rapporti fra le istituzioni democratiche e le loro funzioni specifiche.
L’indipendenza della magistratura, sia interna che esterna, è condizione perché la sua funzione di controllo di legalità possa svolgersi anche nei confronti di ogni altro potere, pubblico e privato, nel quadro dei valori e nelle forme sancite dalla Costituzione”.

L’attualità e la modernità del messaggio si commenta da sola.

Marcello Matera
Segretario Generale di Unità per la Costituzione
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 16:11:51, in Magistratura, linkato 1280 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

UNITA’ PER LA COSTITUZIONE
UNICOST

Congresso nazionale – Palermo 17-19 giugno 2011

Mozione finale



Unità per  la Costituzione ritiene che la legittima scelta del magistrato di accettare candidature o incarichi politici non possa che essere irreversibile. A tal fine auspica un intervento legislativo volto a dare attuazione a questo principio, a tutela della immagine di imparzialità, terzietà  e indipendenza  dell’ordine giudiziario.
Si impegna altresì a promuovere una modifica statutaria volta ad attuare tale principio all’interno del gruppo.
 
Il magistrato acquisisce credibilità e fiducia solo attraverso i provvedimenti giurisdizionali,  il suo impegno e la sua professionalità; non ha bisogno,  né deve cercare,  il consenso dei cittadini come fonte della sua legittimazione.
   
La credibilità della magistratura impone un salto di qualità nell’atteggiamento di rifiuto verso quelle forme di lassismo culturale che hanno caratterizzato spesso l’abbassamento dei livelli etici nelle istituzioni.
Chi è chiamato a svolgere il controllo di legalità non può che interpretare il proprio ruolo con trasparenza e con un’etica istituzionale quotidianamente praticata.        

Ferma restando la disponibilità al dialogo del gruppo di Unità per la Costituzione, va ribadito  che quella che viene presentata al Paese come la riforma della Giustizia è  in buona sostanza una “riforma contro la Magistratura”. Un’efficace riforma non può prescindere dall’organica revisione della geografia giudiziaria, da un serio intervento di depenalizzazione, dalla completa informatizzazione degli uffici, dal razionale recupero delle risorse, dalla rapida copertura e dall’aumento degli organici anche del personale amministrativo.

Va respinta ogni iniziativa legislativa volta ad introdurre ipotesi  di responsabilità civile diretta del Magistrato,   che si risolverebbe in una forma surrettizia di pressione sull’indipendente esercizio della giurisdizione, senza offrire al contempo  maggiore tutela ai cittadini.

Va respinto altresì  ogni tentativo di introdurre modelli ordinamentali  nei quali non sia più riconosciuta e costituzionalmente garantita al pubblico ministero la stessa autonomia e indipendenza del giudice.

In un’ottica di dialogo costruttivo il Gruppo di Unità per la Costituzione riafferma la volontà di affrontare, senza preconcette chiusure, tutte le problematiche relative ad una utile riforma della Giustizia, valorizzando il contributo ideale e propositivo delle  aree culturali in Magistratura, di cui si ribadisce l’essenzialità,  in un percorso di autoriforma volto  al raggiungimento dell’ efficienza del servizio giustizia, della ragionevole durata del processo e del  contrasto all’ illegalità diffusa. 
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 14:47:06, in Osservatorio Famiglia, linkato 1709 volte)
Eppur si muove.. complimenti alla pm Maria Virginia Boi, che come il suo collega in precedenza contro il file sharing illegale, si è battuta contro la pedopornografia. Da queste fortunate coincidenze esterne  c'è da sperare che nasca lo spirito giusto per affrontare quanto ancora si cela agli occhi della magistratura. Dalla Sicilia, vittima di un antico patriarcato, abbiamo quasi un caso al giorno. Un giorno, si spera, anche Cagliari la seguirà. Da notare le "età" della radicazione del fenomeno: dai 27 ai 60 anni. L.M.

Pedofilia - 7 perquisizioni a Cagliari,

in pc 'video indescrivibili'

Migliaia di immagini e video "di indescrivibili violenze sessuali sui bambini": è quanto è stato sequestrato dalla polizia postale di Cagliari in una operazione di contrasto alla pedopornografia on line nel cui ambito è stato arrestato un 60enne, processato con rito direttissimo- Complessivamente è stata sequestrata una grossa quantità di materiale, in particolare 14 personal computer, 8 hard disk, supporti dvd, svariate schede di memoria ed altro che saranno oggetto d'esame. Le perquisizioni disposte dal sostituto procuratore di Cagliari Maria Virginia Boi sono sette, a carico di altrettante persone. Per tutti l'accusa è di detenzione di materiale pedopornografico.

Cagliari, una rete di pedofili:
un arresto e sei denunce

Cagliari, un arresto per pedopornografia

Una vasta operazione contro la pedopornografia ha portato all'arresto di una persona e alla denuncia di altre sei. È questo il bilancio dell'operazione “Charlie 2” condotta dalla polizia postale di Cagliari che, nel corso di una lunga indagine, ha individuato l'organizzazione dedita alla diffusione via internet di immagini e filmati a sfondo sessuale con persone di età inferiore ai 18 anni.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo, si sono sviluppate da una inchiesta nata a seguito degli sviluppi su una vasta attività svolta in ambito internazionale su segnalazione dell'Interpol, ed avviata a Trento. In Sardegna sono state identificate alcune persone che detenevano video e foto acquisibili attraverso due server situati all'estero. Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, Maria Virginia Boi, ha disposto sette perquisizioni a carico di sei persone, dai 27 ai 60 anni, di Assemini, Cagliari, Carbonia, Iglesias e Sassari.

IN MANETTE - Per uno dei loro, Gesuino Loddo, di 60 anni, è scattato l'arresto mentre per gli altri sei una denuncia a piede libero. L'operazione di polizia giudiziaria ha portato al sequestro di una ingente quantità di materiale informatico, di migliaia di file video di violenze sessuali sui bambini, e di 14 personal computer, otto hard disk, supporti dvd e svariate schede di memoria.

Martedì 21 giugno 2011 12.02
http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/226719
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 11:14:04, in Osservatorio Famiglia, linkato 1372 volte)
Il punto è: "resta libero", perché l'arresto per omicidio è stato stralciato dalla Consulta sulle modifiche al codice penale introdotte dalla Legge stalking. Ammazzare le mogli adesso è un po' più facile, perché è aperta la via di fuga. L.M.


Indagato marito Melania
per omicidio volontario


Notificato avviso di garanzia, resta libero

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/melania_rea_sorridente.jpg

ANSA 21 giugno 2011, 10:45

Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, la ventinovenne di Somma Vesuviana scomparsa il 18 aprile a Colle San Marco, vicino Ascoli Piceno e ritrovata morta due giorni dopo nei boschi del Teramano, è indagato per omicidio volontario. Lo apprende l'ANSA da fonti qualificate.

L'avviso di garanzia è stato notificato stamani a Parolisi in Campania, dove il caporalmaggiore si trova in licenza. L'uomo, che al momento resta a piede libero, verrà interrogato venerdì prossimo ad Ascoli Piceno. La notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati è stata confermata dal procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno Michele Renzo.


Indagato marito Melania per omicidio volontario
Notificato avviso di garanzia, resta libero



ANSA  21 giugno, 11:15

ASCOLI PICENO - A due mesi dall'omicidio di Melania Rea, la mamma di 29 anni di Somma Vesuviana scomparsa il 18 aprile scorso da Colle San Marco ad Ascoli Piceno, e ritrovata cadavere il 20 aprile, nel bosco di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), la svolta nelle indagini: il marito, Salvatore Parolisi, 30 anni, caporalmaggiore dell'Esercito in servizio come istruttore al 235/o Rav Piceno di Ascoli Piceno, é indagato dalla procura ascolana per omicidio volontario.

L'uomo, che finora era parte offesa nelle indagini, ha ricevuto stamani in Campania, dove si trova in licenza, la notifica dell'iscrizione nel registro degli indagati. Venerdì verrà interrogato dai magistrati ad Ascoli. In tre lunghi interrogatori precedenti Parolisi aveva sempre respinto ogni sospetto.

"Ho tradito Melania", ha detto agli inquirenti e ripetuto in tv, dopo la scoperta di una sua relazione con una ex allieva del Rav, Ludovica, e di altri flirt minori, "ma non l'ho ammazzata". Il caporalmaggiore ha sempre sostenuto che nel pomeriggio del 18 aprile lui, la moglie e la figlioletta di 18 mesi, Vittoria, erano andati a Colle San Marco per una passeggiata, in attesa di partire il giorno dopo per le vacanze di Pasqua in Campania, la loro regione d'origine.

Poi, così aveva raccontato, la donna si era allontanata per andare in bagno e da quel momento era svanita nel nulla. Fino al ritrovamento del 20 aprile, nel bosco delle Casermette, a pochi chilometri di distanza, il corpo martoriato da una trentina di coltellate (alcune delle quali, come un taglio a forma di svastica, inferte dopo il decesso), i pantaloni abbassati, ma nessun segno di violenza sessuale. "Me l'hanno presa, l'hanno presa", erano state le prime parole di Parolisi durante le ricerche della moglie, come a lasciar intendere che qualcuno l'avesse rapita.

Ma il racconto del caporalmaggiore non ha mai convinto gli investigatori. Nessun testimone ha visto con certezza la famigliola sul pianoro di San Marco, e le contraddizioni e le bugie del militare (ultimo episodio, l'essersi disfatto del cellulare segreto con cui telefonava a Ludovica) hanno contribuito ad aggravare la sua posizione.

Decisivi, verosimilmente, anche i rilievi sul centinaio di reperti sequestrati dai carabinieri del Ris sul luogo del delitto, i controlli dei tabulati telefonici condotti dal Ros, e l'accertamento autoptico sul cadavere di Melania.

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 10:03:39, in Magistratura, linkato 1451 volte)
Concordo con Macaluso, perché la P2 non è mai morta. Io posso testimoniare che in Sicilia sia attiva e che con le sue lunghe braccia circuisca la vita dei magistrati fino all'amicizia del profilo Facebook, sfruttando la nomea pseudo giustizialista delle branche dipietriste, ma proveniente dalle corruttele della prima  repubblica e la democrazia cristiana. Il pm Ferraro invece ne ha rivisto le azioni in quel delle fila dell'Esercito, dov'è la stranezza dopo gli elenchi della P2 ? Quanto alla permeabilità degli uffici dei Pm è giusto in ogni caso ricordare che la magistratura è composta da uomini e donne che, se pur eccezionali, possono cadere vittime di un errore, così come di un raggiro. Alle forze sane il dovere di ricordare anche a loro tutela. L.M.


P3 - P4 non banalizzate la P2


di Emanuele Macaluso

Giornalisti e magistrati definiscono P3 e P4 gruppi di quattro-cinque persone che hanno cariche parlamentari o istituzionali e insieme trafficano per fare e ottenere favori a prebende usando poteri pubblici.
Ricordiamo la cosiddetta P3 con Verdini Dell’Utri, Lombardi ecc. che trafficavano con magistrati compiacenti e affaristi di ogni risma. Ora con la P4, Luigi Bisignani, un vecchio trafficone, aveva accesso nelle stanze del potere (e con lui il magistrato deputato Pdl Papa) nei palazzi di giustizia e degli affari. I magistrati ritengono che i signori della “P3” e “P4” abbiano commesso reati e fanno il loro dovere a inquisirli.
I giornali ci informano che Bisignani avrebbe detto ai procuratori napoletani che «spiava i Pm». Ma come mai i Pm sono spiabili? Pare che un maresciallo dei carabinieri informava Bisignani o Papa. Anche a Palermo un altro maresciallo risultò essere una talpa della mafia e aveva ottenuto la piena fiducia del Pm Ingroia.
Ma gli uffici dei Pm sono così penetrabili?
Comunque l’inchiesta giudiziaria ci dirà come stanno le cose: quel che si vede oggi è il rapporto inquinato tra potere politico affaristi e istituzioni. Purtroppo non è una novità.
Ma, questi racconti che leggiamo sui giornali perché vengono accostati a quelli ben diversi e gravissimi che abbiamo letto nelle inchieste sulla P2? In quella Loggia, ricordiamolo agli smemorati, si ritrovavano i comandanti di tutte le armi: esercito, marina, aeronautica, carabinieri. E con loro, tutti i responsabili dei servizi segreti; magistrati di alto rango; gran parte dei direttori generali dei ministeri, compreso il Capo di Gabinetto del presidente del Consiglio e il segretario generale della Camera dei Deputati.
Un numero impressionante di generali, ambasciatori. Insieme a loro imprenditori, giornalisti (il direttore e gli amministratori del Corriere), ecc. Non mancavano alcuni uomini politici. Gelli era un coordinatore di questi signori, non la testa. C’erano anche piccoli uomini che attraverso la P2 si arrampicavano: era il contorno. La domanda che in gran parte è rimasta inevasa era ed è questa: perché tutti i più grossi dignitari dello Stato si ritrovarono in una loggia, fuori dallo Stato, a tramare per “riformare” o meglio “rifondare” lo Stato? Su questo si è molto discusso ed è bene ricordarlo.
Siccome con qualche sentenza, e tanto accanimento mediatico, si è teso a banalizzare un fenomeno con grande rilevanza politica, come la P2, che segnò un momento drammatico della vita nazionale, l’accostamento ad essa di fatti con protagonisti, come quelli che vediamo nella cosiddetta P3 e ora nella P4, significa contribuire alla banalizzazione di cui parlavo. Non voglio ridimensionare fatti gravi che hanno anche una rilevanza politica. Ma, lo ripeto anche in questa occasione, a ciascuno il suo.

giovedì, 16 giugno 2011
http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/399468/
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 09:59:39, in Magistratura, linkato 1546 volte)

Letta a pm: non escludo che Bisignani mi parlò di un'inchiesta che lo riguardava


«Non escludo che Bisignani mi abbia potuto dire che era oggetto di attenzioni da parte dell'autorità giudiziaria: sicuramente non mi ha detto che era intercettato e che era Woodcock che lo intercettava. Posso aver detto a Bisignani di non parlare troppo al telefono, visto che lui è piuttosto facondo». Così il sottosegretario Gianni Letta, ascoltato dai pm di Napoli il 23 febbraio scorso, ha risposto a una domanda sull'uomo d'affari e la sua presunta conoscenza delle indagini in corso.

Le dichiarazioni della difesa di Bisignani
Intanto si è concluso a metà pomeriggio l'interrogatorio di Luigi Bisignani davanti al gip Luigi Giordano. Uno dei difensori, Giampiero Pirolo, parlando con i giornalisti ha detto che l'uomo d'affari «ancora una volta ha chiarito gli aspetti della vicenda, rispondendo anche a qualche domanda nuova del pm». La difesa presenterà nei prossimi giorni istanza di revoca degli arresti domiciliari e valuterà un eventuale ricorso al tribunale del riesame.

L'obiettivo di Bisignani è quello di ricostruire «i fatti e dare loro corretta qualificazione giuridica», ha proseguito ancora l'avvocato Pirolo. Il legale ha sottolineato che sempre Bisignani ha offerto piena collaborazione facendosi interrogare «diverse volte». Inoltre, Pirolo ha detto che, al momento, la difesa «non ha ancora neanche ritirato la richiesta di custodia cautelare integrale».

Tra Santanchè e alcuni enti di Stato
È stato Luigi Bisignani a «favorire» il rapporto tra il sottosegretario Daniela Santanchè e alcuni enti di Stato. Lo dice lo stesso ex giornalista arrestato nell'ambito dell'inchiesta P4 nell'interrogatorio davanti ai magistrati del 14 marzo scorso. I magistrati napoletani gli chiedono conto di una telefonata con l'esponente di Fli Italo Bocchino nella quale, tra l'altro, Bisignani dice: «È l'ente più grosso amico mio». «Io sono amico dell'Eni perché sono molto legato a Scaroni - risponde Bisignani - e da sempre all'Eni. Ribadisco che ho facilitato, come ho già detto, la costituzione di rapporti commerciali tra Visibilia (ovvero tra la Santanchè) e Eni, Enel e Poste».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-20/letta-escludo-bisignani-parlo-164735.shtml?uuid=AaTfJehD

***

Mauro Moretti (ad di Ferrovie dello Stato) indagato nell'inchiesta sulla P4


L'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, sarebbe iscritto nel registro degli indagati nell'indagine sulla P4. I magistrati Francesco Curcio e Henry John Woodcock contesterebbero all'ad di Ferrovie dello Stato il reato di favoreggiamento personale, articolo 378 del codice penale.

Moretti entra nell'inchiesta da una denuncia che l'imprenditore Arcangelo De Martino, coinvolto nell'inchiesta P3, intendeva presentare per presunti illeciti a suo danno commessi da persone di Trenitalia legate all'ad, denuncia poi bloccata dall'intervento di Alfonso Papa del Pdl.
Moretti, hanno fatto sapere i pm, interrogato, ha ammesso di conoscere Bisignani e Papa, ma le motivazioni del contatto con Papa da lui riferite non hanno convinto gli inquirenti.

«Trasecolo, apprendendo dall'Ansa di essere stato iscritto al registro degli indagati», replica lui. «Al riguardo - aggiunge Moretti - posso soltanto dire di essere stato ascoltato in qualità di persona informata sui fatti, di avere collaborato e chiarito quale fosse stato il contenuto della telefonata ricevuta dall'onorevole Papa, il quale si lamentava di un disservizio causato da un controllore su un treno. Ripeto, ho collaborato in modo trasparente: ma ora mi trovo indagato. Purtroppo, di telefonate di quel tenore ne ricevo tutti i giorni. Questo è quanto posso dire - conclude Moretti - per il resto i miei legali chiederanno di approfondire la questione e proveranno la mia totale estraneità a qualsiasi illecito».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-20/mauro-moretti-ferrovie-stato-222645.shtml?uuid=AaHscjhD


Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 09:52:33, in Magistratura, linkato 1391 volte)

Inchiesta P4, tutte le intercettazioni


20 giugno, 15:26

BISIGNANI A PRESTIGIACOMO, 'ATTENZIONE AI TELEFONI'- ''Dobbiamo stare attenti ai telefoni... dicono che Woodcock ci sta controllando i telefoni''. E' quanto afferma Luigi Bisignani in una conversazione con il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo intercettata il 2 dicembre scorso. La circostanza emerge dalla lettura della richiesta di misure cautelari avanzate dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P4 .
La conversazione avviene durante il periodo in cui, secondo i magistrati, Bisignani stava ''occupandosi in prima persona del voto del Parlamento riguardante un emendamento riferito alla materia dell'Ambiente''.

Ecco alcuni passaggi della telefonata.

Prestigiacomo: e quindi? e perche' Woodcock a te ti controlla?
Bisignani: e che ne so perche' mi controlla... non so, non saprei

Prestigiacomo
: se ti controlla ti segue, ti fa...
Bisignani: non saprei

Prestigiacomo
: mamma mia! ma come si puo' vivere cosi'? di', me rovini
Bisignani: eh?

Prestigiacomo:
se escono le intercettazioni con me mi rovini!
Bisignani: io cerco di stare sempre attentissimo al telefono I pm sottolineano come da questa telefonata si ricava che Bisignani aveva informazioni riservate rivelando l'esistenza di una indagine a suo carico.

***

Biancofiore (Pdl): 'Ho cosa importante su figlio Boccassini'


20 giugno, 15:26
 

''Ti devo dire una cosa importante...che il figlio della Boccassini...''.

E' un passaggio di una telefonata tra Luigi Bisignani, l'ex giornalista agli arresti domiciliari per l'inchiesta P4, e il deputato del Pdl Michaela Biancofiore contenuto nella richiesta d'arresto dei pubblici ministeri napoletani. Una conversazione, scrivono Curcio e Woodcock, ''di notevole rilievo che consente di osservare in diretta il funzionamento della macchina del fango. Che, ancora una volta, fonda il suo funzionamento su di una rete di relazioni riferibili al Bisignani''.

La telefonata e' del 16 gennaio 2011 e i due inizialmente parlano dei risultati del campionato di calcio. Poi Biancofiore introduce l'argomento.

Biancofiore: no dico...dimmi se ti sembra normale. Ah...a proposito, no, ti devo dire una cosa importante. Mi dicono...fonti molto serie
Bisignani: eh

Biancofiore: che il figlio della Boccassini...
Bisignani: ah...vabbe'. Poi ne parliamo a voce.

Biancofiore: ecco...eh...si'
Bisignani: fantastico

Biancofiore: ma c'e' una roba seria
Bisignani: vabbe' vabbe' Biancofiore: vabbe'...ho capito. Ti chiamo domani (sembra dire)

I due parlano nuovamente al telefono, la stessa sera, e il deputato del Pdl sembra pentirsi di quanto detto nel pomeriggio al telefono:
Biancofiore: ...poi domani, quant'e', ti dico quell'altra cosa che...vabbe' (ride)
Bisignani: vabbe'

Biancofiore: me ne sono pentita. Pero'...
Bisignani: ah vabbe'

Biancofiore: Sai com'e'. Come dire...(ride)...Uffa...(ride)...ciao
Bisignani: ti mando un bacio (ride)...


***

Papa: 'Vietti ha offerto serata a 4 ragazze avvenenti'


20 giugno, 15:18

''Ho un pettegolezzo su Vietti enorme... ha offerto una serata a quattro avvenenti ragazze''. Lo dice il parlamentare del Pdl Alfonso Papa - nei confronti del quale la procura di Napoli ha inviato alla Camera una richiesta d'arresto per l'inchiesta sulla P4 - al telefono con Luigi Bisignani, l'uomo d'affari gia' agli arresti nell'ambito della stessa indagine.

La telefonata, scrivono i pm nella richiesta d'arresto, ''appare di rilevante gravita''' in quanto emerge che Papa utilizzava una sua amica (Maria Roberta Darsena, ndr) ''al fine di carpire notizie e informazioni in grado di vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito privato che pubblico''. La telefonata intercettata tra Papa e' Bisignani e' dell'11 settembre del 2009. ''Giova evidenziare come il Bisignani - scrivono i pm - , non parlamentare, in qualche modo coordini le attivita' del parlamentare Papa, segnalandogli anche le priorita' da seguire''. Circostanza questa che ''puo' trovare spiegazione solo all'interno di un diverso sistema'' e cioe' ''un'associazione a delinquere mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l'amministrazione della giustizia''.

Ecco il testo della telefonata:

P: martedi' sera saro' pronto ho fatto tutto e tutto a posto ci avevo un pettegolezzo su Vietti enorme
B: ah

P: ti ho mandato pure il messaggio per Dagospia
B: e non l'ho visto...quando me lo hai mandato?

P: ieri...ieri mattina...tanto, tanto ti frego perche', nonostante le tue tecniche, sappi che quando lo accendi il telefono io lo so in tempo reale
B: bravo

P: quindi ti becco
B: bravo

P: praticamente vuoi sentire
B: si certo

P: allora praticamente giovedi' sera...al ristorante 'i Pazzi'
B: e'

P: Michele Vietti...ha offerto una serata a quattro avvenenti ragazze...che risultano lavorare all'ufficio legale delle Poste italiane
B: ah

P: la serata e' stata organizzata dal suo segretario Enrico Caratozzolo...e hanno organizzato per settimana prossima una festa privata in casa Vietti dove ogni ragazza dovra' cucinare una pietanza
B: fantastico

P: hai capito?
B: ufficio legale eh?

P: di poste italiane
B: ah...va bene

P: va bene pero' va bene pero' non scopriamo poi troppo la fonte se no
B: no no

P: eh eh hai capito dobbiamo...dobbiamo fare hai capito...ristorante I Pazzi a Trastevere...va bene i dettagli della serata possono essere pure quelli interessanti?...che cosa si sono detti pero' ah no
B: con la scollacciata insomma

P: si si...scollacciata con avance...promesse
B: fantastico

P: promesse di interessamento e per qualcuna ci uscira' pure una promessa di inserimento nel suo staff al Csm.

Al termine della telefonata i pm annotano che ''due circostanze rendono ancor piu' grave tale vicenda: la prima e' quella che la notizia in esame, obiettivamente compromettente e nella migliore delle ipotesi destabilizzante per la vita privata di Vietti (e dunque in astratto idonea ad essere utilizzata come strumento di condizionamento) viene proposta e presentata al Bisignani per Dagospia, e cio' a conferma della cogestione occulta da parte del Bisignani medesimo del noto sito scandalistico''. Ma ''vi e' di piu' - proseguono i magistrati - dalle dichiarazioni rese dallo stesso Bisignani da Alfonso Gallo (imprenditore napoletano 'costretto' da Papa a fare un contratto ''fittizio'' all'amica del parlamentare) e dal vice presidente Vietti, emerge che la ragazza che avrebbe fornito al Papa le suddette notizie astrattamente scabrose (tale Maria Roberta Darsena), fosse molto amica dello stesso Papa''. Dunque, concludono i pm, ''il Papa utilizzava, mostrando non comune spregiudicatezza, una sua intima amica al fine di carpire notizie e informazioni in grado di vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito pubblico che privato. Cio' peraltro, non puo' essere nascosto, era anche in grado di incidere e di condizionare il buon andamento di un'istituzione di rilievo costituzionale quale la vice presidenza del Csm. Ricattare l'uomo, infatti significa anche ricattare l'Istituzione che quell'uomo rappresenta''.

 

Fonte ANSA

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 20/06/2011 @ 22:49:21, in Osservatorio Famiglia, linkato 1606 volte)
Cosima e Sabrina restano in carcere

Il Tribunale del riesame di Taranto ha rigettato i ricorsi dei difensori delle due indagate

20 giugno, 21:13

TARANTO  - Cosima Serrano, moglie di Michele Misseri, e sua figlia Sabrina restano in carcere per l'omicidio di Sarah Scazzi. Il Tribunale del riesame di Taranto ha rigettato i ricorsi dei difensori delle due indagate contro l'ordinanza di custodia cautelare eseguita il 26 maggio scorso.

Fonte Ansa



Avetrana, orrore e colpi di scena

La scomparsa della ragazza il 26 agosto

01 giugno, 11:17

AVETRANA (TARANTO) - Era il 26 agosto scorso quando Sarah Scazzi scomparve da Avetrana. Dopo 42 giorni, il 7 ottobre, la svolta drammatica di questa storia dall'esito tragico: la giovane, di soli 15 anni, era stata uccisa e il suo cadavere gettato in un pozzo, dove e' stato poi ritrovato. 

Il pomeriggio del giorno della scomparsa Sarah aveva appuntamento con la cugina, Sabrina Misseri, per andare al mare.

Un giallo che al ritrovamento del cadavere sembrava risolto: la terribile accusa di omicidio ricadde sullo zio della ragazza, Michele Misseri. Era stato proprio lui, crollato dopo un lungo interrogatorio nel comando provinciale carabinieri di Taranto, a confessare il delitto e a rivelare dove aveva nascosto il corpo, accompagnando addirittura gli investigatori in quel pezzetto di campagna dove in un pozzo artesiano colmo d'acqua,
giaceva il cadavere della nipotina.

Misseri il 29 settembre annuncio' di aver ritrovato il telefonino di Sarah dopo aver bruciato delle erbacce in campagna. Una versione che suscito' sorpresa per la coincidenza che fosse stato proprio un parente stretto a ritrovare il telefonino di Sarah, e che spinse gli investigatori a privilegiare la pista dei familiari per poter venire a capo della vicenda.

Poi una nuova svolta: il 16 ottobre Sabrina Misseri, figlia di Michele, e' sottoposta a fermo e rinchiusa nel carcere di Taranto. Con accuse assai pesanti: la cugina di Sarah secondo la procura avrebbe avuto un ruolo nel sequestro di persona e nell'omicidio della quindicenne, avrebbe concorso nei reati con il padre Michele, reo confesso per il delitto. Il fermo della ragazza fu la diretta conseguenza delle dichiarazioni accusatorie fatte nei suoi confronti dal padre, Michele Misseri.

Da quel giorno Sabrina Misseri si e' sempre professata innocente, mentre il padre, che ha cambiato piu' volte versione, appena il 10 dicembre scorso, si e' ancora detto pronto a rendere nuove dichiarazioni agli inquirenti.

IN SINTESI LE TAPPE DELLA STORIA

26 agosto: alle 14,30 Sarah esce di casa per recarsi dalla cugina Sabrina, la cui abitazione dista poco piu' di 400 metri, e andare al mare. Passano dieci minuti e la ragazzina ancora non si vede. Alle 14,42 il suo cellulare risulta spento. Dopo poche ore la scomparsa viene segnalata anche ai carabinieri.

30 agosto: per trovare Sarah viene creato anche un gruppo su Facebook. Per la madre Concetta e' stata rapita.

6 settembre: la mamma di Sarah rivolge un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che risponde tre giorni dopo, assicurando massimo impegno nelle ricerche.

29 settembre: Michele Misseri, zio di Sarah e papa' di Sabrina, consegna ai carabinieri il cellulare di Sarahh, privo di batteria, dicendo di averlo trovato in un podere nel quale aveva lavorato poche ore prima;

30 settembre: Sabrina Misseri viene ascoltata a lungo dagli inquirenti;

2 ottobre: da un sit-in di compagni di classe spuntano episodi di presunti dissidi tra Sarah e la cugina;

6-7 ottobre: Michele Misseri, la moglie, Cosima, e l'altro loro figlia, Valentina, vengono convocati nella mattinata del 6 nella caserma del comando provinciale di Taranto quali persone informate sui fatti. Cominciano interrogatori incrociati che durano molte ore. Poco dopo le 22 l'uomo confessa di aver ucciso Sarah, strangolandola con una corda, e indica il luogo in cui ha nascosto il cadavere, che viene trovato in un pozzo nelle campagne di Avetrana intorno all'1,30 del 7 ottobre. Misseri viene interrogato ancora e ricostruisce le modalita' del delitto. Per lui scatta il fermo con le accuse di sequestro di persona, omicidio volontario e occultamento di cadavere.

8 ottobre: il gip del tribunale di Taranto convalida il fermo di Misseri ed emette ordinanza di custodia cautelare in carcere. A Misseri viene contestato anche il reato di vilipendio di cadavere dal momento che egli stesso ha confessato di aver violentato la piccola Sarah dopo averla uccisa.

9 ottobre: migliaia di persone partecipano nel campo sportivo di Avetrana ai funerali di Sarah.

15 ottobre: Scattano le perquisizioni nel garage del delitto, mai sequestrato, e nella vettura di Misseri, sequestrata dal giorno del suo fermo. Contemporaneamente, vengono sentiti ancora una volta Michele Misseri e la figlia Sabrina. In serata la notizia che anche quest'ultima e' indagata.

16 ottobre: Sabrina viene sottoposta a fermo e rinchiusa nel carcere di Taranto. La cugina di Sarah secondo la procura avrebbe avuto un ruolo nel sequestro di persona e nell'omicidio della ragazzina e avrebbe concorso nei reati con il padre Michele, reo confesso per il delitto. Il fermo della ragazza e' la diretta conseguenza delle dichiarazioni accusatorie fatte nei suoi confronti dal padre.

21 ottobre: il Gip decide che Sabrina resta in carcere.

27 ottobre: il Garante della privacy apre un'istruttoria sulla fuga di notizie dopo la pubblicazione di verbali e registrazioni audio degli interrogatori.

5 novembre: Michele ritratta a proposito delle proprie responsabilita' e accusa dell'omicidio la figlia Sabrina

6 novembre: nuovo sopralluogo dei Ris in casa Misseri e al pozzo. Partecipa lo stesso zio di Sarah, che fa ritrovare nella cavita' di un albero le chiavi che Sarah aveva con se'.

22 novembre: Riesame,Michele credibile quando accusa Sabrina.

23 febbraio: vengono arrestati fratello e nipote di Michele Misseri, accusati di concorso in soppressione di cadavere.

2 marzo: i Ris tornano di nuovo nella villetta di Avetrana, per ulteriori sopralluoghi

10 marzo: il Riesame di Taranto accoglie i ricorsi e scarcera Carmine Misseri e Cosimo Cosma, fratello e nipote di Michele

17 maggio: la Cassazione conferma il carcere per Sabrina ma annulla con rinvio una delle ordinanze di custodia nei suoi confronti perche', scrivono i giudici, Michele misseri ha fornito sette versioni ''tra di loro incompatibili e sovente contrapposte''. Dunque Misseri e' di fatto ''inattendibile''.

23 maggio: avviso di garanzia per Cosima.



Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 20/06/2011 @ 22:33:54, in Magistratura, linkato 1394 volte)
IL CASO

«Mancano uomini e mezzi
il tribunale di Roma rischia la paralisi»

La denuncia della Giunta distrettuale dell'Associazione nazionale magistrati: migliaia di sentenze in attesa

ROMA - La giunta distrettuale di Roma dell'Associazione nazionale magistrati lancia l'allarme: il tribunale di Roma rischia la paralisi. «La profonda crisi di risorse umane e materiali attuale sta conducendo il tribunale di Roma al rischio paralisi». Marco Mancinetti, presidente della giunta, spiega nel dettaglio: «La pianta organica del personale amministrativo del Tribunale di Roma è passata dalle 1358 unità del 2005 alle 1182 attuali, le presenze effettive a maggio 2011 sono 997. Alla fine del 2011, sono previsti ulteriori 36 collocamenti a riposo e il blocco delle assunzioni per i prossimi tre anni determinerà ulteriori scoperture. Nell'anno 2010, la richiesta di 'personal computer' per il personale amministrativo è stata soddisfatta solo per il 16%; per le stampanti multifunzione, in grado di scannerizzare gli atti, solo per il 5% circa».

MIGLIAIA DI SENTENZE IN ATTESA - Secondo i dati dell'Anm «sono attualmente 83 le unità di personale amministrativo del tribunale distaccate ad altre amministrazioni, Ministero della Giustizia in testa. Nelle Sezioni Civili e Lavoro stanno già abnormemente dilatandosi i tempi che intercorrono fra il deposito dei ricorsi e la iscrizione/designazione del giudice e quelli di trasmissione del fascicolo allo stesso». Quanto al settore penale, «migliaia di sentenze giacciono negli armadi in attesa degli adempimenti successivi». Il risultato è che la carenza di personale rappresenta la principale causa delle lunghissime file di avvocati e cittadini presso le cancellerie e gli sportelli degli uffici. «La novità - segnalata dall'Anm - è che il dirigente del personale amministrativo del Tribunale di Roma, operata una ricognizione delle residue forze in campo, ha chiesto al Presidente del Tribunale, espressamente, di 'ridurre il numero delle udienze', evidenziando come non si possa oltre garantire lo stesso livello di servizi». Ecco perchè, con un documento congiunto indirizzato a via Arenula, «sei diversi direttori amministrativi del settore penale del Tribunale di Roma hanno segnalato che 'la macchina amministrativa non è in grado oggettivamente di tenere il passo della produttività dei giudici'». Per l'Anm la conclusione è una sola: «Mentre si favoleggia di una informatizzazione degli uffici già in gran parte avvenuta (e che gli operatori della Giustizia sanno essere invece, tuttora, nel libro dei sogni), o si discute della riforma costituzionale della giurisdizione, l'unica riforma epocale già in atto è quella di una riduzione progressiva della giurisdizione quotidianamente resa, della chiusura di uffici e servizi per assenza di personale e di risorse materiali». All'allarme dell'Anm si aggiunge anche l'iniziativa dell'Unione sindacale di base che, per le stesse ragioni, ha deciso di proclamare per il 22 giugno uno sciopero di tre ore di tutto il personale amministrativo del tribunale di Roma.

red. on. 17 giugno 2011
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_giugno_17/tribunale-roma-verso-paralisi-190886722122.shtml
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503
Ci sono  persone collegate

< agosto 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
   
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
 
             






Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (38)
Associazioni Giustizia (52)
Economia (86)
Estero (187)
Giuristi (134)
Gruppo Cellule Staminali (1)
Indagini (210)
Lavoratori Giustizia (1)
Magistratura (2170)
Osservatorio (1)
Osservatorio Famiglia (512)
Politica (926)
Redazionale (68)
Sindacati Giustizia (326)
Sindacato (221)
Telestreet (7)
Varie (82)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019

Gli interventi piů cliccati

Titolo
Bianco e nero (236)
I gatti di G.Q. (25)

Le fotografie piů cliccate

Titolo
G.Q. Non ha mai pubblicato pubblicità in otto anni e se iniziasse ora?

 Si, a me non disturba
 No, non mi piace



Titolo






A.N.M.
A.N.M. new
A.D.M.I.
Argon News
A.I.M.M.F.
Argon News Redazione
Artists Against War
Articolo 3
BloggersPerLaPace
Comitato Sfruttatori ATU
Commissariato PS Online
dBlog.it Open Source
Erga Omnes
Eugius
Filo Diritto
Intesaconsumatori
Geopolitica
Giuristi Democratici
Giuristi Democratici Roma
Magistratura Democratica
M.D. Toscana
Medel
Medicina Democratica
Magistratura Indipendente
Movimento per la Giustizia
Nazionale Magistrati
Non Solo Giustizia
Osservatorio Bresciano
Osservatorio Romano
Sorgente D'Amore
Studio Cataldi
Studio Celentano
Studio Tidona
Toghe Lucane
Uguale per Tutti
Unitŕ per la Costituzione
Unicost Milano
Unione Internazionale Magistrati
Morandi Senato
About me







http://www.wikio.it
Wikio
Iscriviti a GQ su FriendFeed
Blogstreet - dove il blog č di casa
Iscriviti a GQ su Twitter
Powered by FeedBurner


Blog Link










20/08/2019 @ 10.11.21
script eseguito in 469 ms