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 Kaito il piccino della grande acqua... di Lunadicarta
 
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Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra.

Piero Calamandrei
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Solidarietà al pm Henry John Woodcock. L.M.

Roma: processo per diffamazione a Gasparri,

pm Woodcock denuncia persecuzione


Roma, 10 giu. - (Adnkronos) - Il magistrato Henry John Woodcock, attualmente pubblico ministero a Napoli, ascoltato oggi a Roma in un processo che lo vede parte offesa, ha ribadito l'accusa di diffamazione nei riguardi del capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri. L'occasione ha fornito a Woodcock l'opportunita' di affermare che ormai da anni si considera vittima di un disegno diffamatorio portato avanti ''negli anni'' da Gasparri con "accanimento inspiegabile".

Accanimento che ha cominciato a manifestarsi, ha spiegato, quando Gasparri nel 2004 in una trasmissione della Rai, riferendosi all'archiviazione di un procedimento nel quale Woodcock l'aveva iscritto per diffamazione, affermo' tra l'altro che "era stata spazzata via la farneticante accusa di un giudice irresponsabile di Potenza''.

Gasparri aggiunse che "Csm e ministero della Giustizia avevano messo fine all'azione dissennata di persone che calunniano". Al momento dell'iscrizione nel registro degli indagati Gasparri era ministro delle Comunicazioni. (segue)

10/06/2011


Roma: processo per diffamazione a Gasparri,
pm Woodcock denuncia persecuzione (2)


(Adnkronos) - Oggi davanti al tribunale Woodcock ha rivendicato la legittimita' del procedimento che aveva avviato quando era pm a Potenza, aggiungendo che la sua iniziativa era stata legittima tant'e' vero che il procedimento, poi trasferito a Roma per competenza, aveva determinato la condanna di alcune delle persone indagate.

Quanto all'archiviazione decisa a Roma, Woodcock ha detto che "probabilmente, se non avessero trasferito il fascicolo nella capitale, come imponeva la situazione, forse io stesso avrei chiesto l'archiviazione".

Prima di concludere la sua deposizione il magistrato ha sottolineato che "negli anni Gasparri mi ha sempre rivolto delle contumelie".
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'Ndrangheta: Ferri (Mi), solidarieta' a Luberto,
serve impegno di Anm e Csm


Roma, 11 giu. - (Adnkronos) - Solidarieta' a Vincenzo Luberto, sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, finito nel mirino di una cosca della 'Ndrangheta, nei confronti della quale sono stati eseguiti ieri 12 fermi, che aveva programmato contro di lui un attentato, e soprattutto un richiamo forte al Csm e all'Anm perche' facciano ''sentire la loro vicinanza'' e chiedano ''alla Politica piu' attenzione, piu' mezzi, piu' risorse, piu' sicurezza per questi colleghi e per le loro famiglie''. La sollecitazione arriva da Cosimo Ferri, segretario di Magistratura Indipendente, che esprime ''forte preoccupazione per i continui attacchi a cui sono esposti i magistrati''.

''Nei distretti calabresi, purtroppo, questi atti intimidatori sono sempre piu' frequenti'', ricorda Ferri, che invita a ''non dimenticare quelli diretti ai colleghi Di Landro, Pignatone, Lombardo, Dominijanni e a tanti altri. Dobbiamo fare qualcosa - suggerisce - non possiamo limitarci a comunicati di solidarieta' che certamente hanno il loro significato ma che devono essere accompagnati da atti concreti. La Politica non puo' continuare a vantarsi dei vari arresti dei boss e contare le catture dei latitanti e rimanere inerte di fronte a questi episodi''. (segue)


'Ndrangheta: Ferri (Mi), solidarieta' a Luberto, serve impegno di Anm e Csm (2)


(Adnkronos) - La proposta di Mi all'Associazione nazionale magistrati e' quella di ''organizzare un incontro a Catanzaro, iniziativa gia' correttamente presa a Reggio Calabria, e di invitare in quell'occasione i ministri della Giustizia e dell'Interno per dare una forte risposta a chi pensa di indebolire lo Stato''.

Quanto al Consiglio superiore della magistratura, ''deve farsi sentire ed essere pronto, cosi' come prevede la circolare, a trasferire questi colleghi, qualora lo richiedano, per motivi di sicurezza, mentre nel passato purtroppo non sempre cosi' e' stato. La terza commissione - conclude Ferri - dovrebbe subito convocare il collega Luberto e mostrare nei suoi confronti la massima attenzione a qualsiasi richiesta ed esigenza''.

11/06/2011
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Di Loredana Morandi (del 12/06/2011 @ 08:18:44, in Politica, linkato 1265 volte)
Venerdì si sono tenute le audizioni sulla Riforma Costituzionale, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul disegno di legge recante le norme per la riforma del "Titolo IV della Parte II della Costituzione". Nel corso della mattinata si sono svolte l'audizione della Associazione Magistrati, seguita da quella di Stefano Rodotà.
Nel pomeriggio sono stati ascoltati: Fulco Lanchester, Ordinario di Diritto pubblico comparato, Giorgio Marinucci, Ordinario di Diritto penale, e con i Presidenti emeriti della Corte costituzionale Franco Bile, Riccardo Chieppa e Cesare Mirabelli.
Lunedì mattina si svolgeranno le audizioni di Gustavo Pansini, Ordinario di Procedura penale; Ernesto Lupo, Primo Presidente Corte di Cassazione; Vitaliano Esposito, Procuratore generale Corte di Cassazione; Roberto Romboli, Ordinario di Diritto costituzionale; Alessandro Pace, Emerito di Diritto costituzionale; Antonio Mura, Vicepresidente Consiglio consultivo procuratori europei; Mario Patrono, Ordinario Diritto pubblico comparato. Dalle ore 14,30, si proseguira' con Pietro Grasso, Procuratore nazionale antimafia, Michele Vietti, Vicepresidente Consiglio superiore magistratura. Di seguito alcuni dei lanci di agenzia sulle dichiarazioni di venerdì. L.M.


Giustizia: Anm, no a riforma
su rapporti tra politica e giudici


Roma, 10 giu. (Adnkronos) - L'invito a operare ''un netto distinguo tra riforme che riteniamo debbano interessare la giustizia e riforme che riguardano i rapporti tra politica e magistratura''. E' quanto e' stato ribadito dall'Associazione nazionale magistrati nel corso dell'Audizione davanti alle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera sulla riforma costituzionale della giustizia.

''Abbiamo voluto essere molto chiari - ha detto Palamara, al termine delll'audizione, alla quale era presente anche il segretario, Giuseppe Cascini - le norme contenute nel ddl non faranno durare un minuto di meno i processi. Le nostre proposte per deflazionare i processi sono note, prevedono la riduzione dei tribunali, l'informatizzazione e le risorse, mentre gli altri aspetti, quelli contenuti nel ddl, riguardano i rapporti tra giudici e politica''.

Quanto a uno degli aspetti piu' delicati della riforma, quello della responsabilita' civile dei magistrati, Palamara ha sottolineato che quello dell'Anm ''non e' un atteggiamento di chiusura, ma di sensibilita' e grande attenzione, dimostrata dalla nostra 'autoriforma'''. E ha ricordato che esistono ''cinque forme di responsabilita', prima tra tutte quella professionale'' e che ''con riferimento a questi temi ha grande importanza il nostro codice etico''.  (Coc/Col/Adnkronos)


GIUSTIZIA: PALAMARA,
ASPETTIAMO PROSSIMO MINISTRO.
PROBLEMI RESTANO
 

(ASCA) - Roma, 10 giu - Sul nome del prossimo ministro della Giustizia in sostituzione di Angelino Alfano, l'Associazione nazionale magistrati ''non formula auspici perche' sono scelte che non spettano a noi e quindi non potremo che attendere gli esiti''. Lo afferma il presidente dell'Anm, Luca Palamara, parlando con i giornalisti a Montecitorio a margine di un'audizione congiunta delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia.

Palamara e' tornato a parlare della riforma della Giustizia, tema su cui verteva l'audizione. ''Quale che sia il ministro - aggiunge Palamara - i problemi della giustizia rimangono sul tavolo e nessuna delle norme contenute in questa riforma fara' durare i processi un solo giorno di meno''. E dunque ribadisce il presidente dell'Anm bisogna fare ''un distinguo tra riforme funzionali e rapporti tra politica e giustizia''.  ceg/mau/lv


GIUSTIZIA: GIANPAOLINO,
RIFORMA TUTELI INDIPENDENZA CORTE CONTI
 

(ASCA) - Roma, 9 giu - La riforma del titolo IV della costituzione che riguarda la giustizia, deve garantire l'indipendenza della Corte dei conti. E' quanto ha sottolineato il presidente della magistratura contabile, Luigi Gianpaolino, nel corso dell'audizione davanti alle Commissioni riunite I (Affari costituzionali della Presidenza del Consiglio e interni) e II (Giustizia) della Camera dei deputati sul disegno di legge costituzionale del Governo C. 4275 ''Riforma del titolo IV della parte II della Costituzione''.

Gianpaolino, nell'illustrare le specificita' della Corte dei conti, ha ribadito la necessita' di tutelare sia l'indipendenza e l'autonomia della magistratura contabile, sia la cointestazione in capo alla stessa delle funzioni di controllo e giurisdizionale. Le due funzioni - ha proseguito il presidente - realizzano un sistema coordinato di garanzie a tutela della legalita' dell'azione amministrativa e a difesa del pubblico denaro.  red/did/
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Cosenza: operazione "Tsunami".
Progettavano attentato al Pm,
dodici persone fermate

Nel mirino delle cosche della 'ndrangheta del Cosentino il pm della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto


Cosenza: operazione "Tsunami". Progettavano attentato al Pm, dodici persone fermate 10/06/2011 Operazione denominata "Tsunami" questa mattina, dei carabinieri del Comando provinciale di Cosenza per l’esecuzione del fermo di undici persone ritenute affiliate al clan Abbruzzese, cosiddetto clan degli zingari, attivo nel territorio dell’alto Ionio cosentino, in particolare di Cassano Jonio.
Secondo quanto emerso dalle indagini, la cosca stava pianificando un imminente attentato alla vita di un magistrato della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, Vincenzo Luberto (nella foto), da anni in prima linea contro la cosca che opera nell’alto Ionio cosentino. Dal 2004 in poi infatti, il pm ha coordinato una serie di inchieste (tra le quali Lauro, Sibaris e Timpone rosso) che hanno riguardato proprio gli Abbruzzese e che hanno portato all’arresto di numerosi persone tra le quali anche latitanti storici della 'ndrangheta dell’alto Ionio cosentino. Inchieste che spesso si sono concluse con pesanti condanne. Il clan è stato più volte duramente colpito nel passato prossimo e remoto con inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che hanno portato anche a pesanti condanne.
Lo scorso 26 maggio i carabinieri hanno arrestato il presunto boss latitante, Nicola Abbruzzese, detto Semiasse, trovato in un bunker ricavato nell’abitazione dei genitori nella frazione Lauropoli di Cassano Ionio. In quello stesso giorno la corte d’assise di Cosenza condannava all’ergastolo il fratello, Francesco Abbruzzese, detto Dentuzzo, considerato dagli inquirenti un capo senza scrupoli. Stamattina, nel medesimo contesto operativo, il Commissariato della Polizia di Stato di Castrovillari ha eseguito un altro fermo nei confronti di dodicesimo affiliato alla medesima consorteria.
In passato Luberto ha subito minacce ed intimidazioni. In particolare, nel 2007, ignoti sono entrati nel garage della sua abitazione e gli hanno rubato l’auto. Ma prima di andarsene hanno danneggiato tutto ciò che hanno trovato ed hanno lasciato tutta una serie di frasi di minacce scritte sui muri. Due anni dopo la casa del magistrato e stata «visitata» da qualcuno che si è impossessato di alcuni monili in oro appartenenti alla moglie. Già allora, però, l’ipotesi del semplice furto trovò scarso credito presso gli investigatori. I fermati sono accusati di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione aggravati di armi da sparo comuni e da guerra.
Le indagini si basano anche su alcune intercettazioni dalle quali emerge chiaro l'intento del clan: «Appena arriva l’arma, tra qualche giorno, lo facciamo». È questa infatti la frase, pronunciata verso la fine di maggio da uno degli indagati, che ha fatto scattare l'allarme dei carabinieri su un progetto di attentato ai danni del pm della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto.
Frase che ha fatto seguito ad un’altra, nella quale si sente dire: «l'altra volta non siamo entrati in azione perchè pioveva». I carabinieri, che stavano conducendo un’inchiesta sulla cosca degli Abbruzzese coordinata dallo stesso pm, hanno subito intensificato i controlli e dopo avere rafforzato la tutela al magistrato, sono entrati in azione forti di provvedimenti di fermo emessi dalla Dda catanzarese per sventare sul nascere qualsiasi ipotesi di attentato.
Dalle intercettazioni è emerso che alcuni dei fermati nell’operazione di stamani, già da tempo stavano controllando le mosse del magistrato. Parlando tra loro citano le abitudini del pm, di come si muove, se è solo o in compagnia. E verso la fine di maggio, dopo che la cosca ha accertato che in certi momenti il magistrato è solo, arriva la frase «appena arriva l'arma lo facciamo». Probabilmente, è l’ipotesi degli investigatori, chi aveva progettato di uccidere Luberto stava aspettando un’arma particolare, forse un fucile di precisione.
Secondo quanto emerge inoltre nei fascicoli d’indagine è emerso che le cosche della Sibaritide negli anni passati stavano progettando un attentato nei confronti di un altro magistrato della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio, anch’esso all’epoca in prima linea contro di esse. Secondo la ricostruzione degli inquirenti avrebbero dovuto colpirlo con un bazooka. Situazione simile per Eugenio Facciolla, pure lui in passato pm della Procura antimafia, finito nel mirino dei clan di Cosenza.

LE PERSONE FERMATE
Ci sono tre donne tra le dodici persone sottoposte a fermo dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e dalla polizia con accuse che vanno dall’associazione mafiosa all’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, al porto e detenzione di armi da sparo comuni e da guerra. Le donne fermate sono Maria Rosaria Lucera, di 41 anni, posta ai domiciliari, Antonia Maria Lucente (22), e Maria Marranghelli Marzella (39), tutte e tre di Cassano Ionio e già note alle forze dell’ordine.
Gli altri fermati sono Antonio Lucera (38), di Cassano Ionio; Nicola Campolongo (21), di Cassano; Simone Iannicelli (27), di Cassano; Roberto Pavone (35), di Corigliano; Cosimo Lucera (65), di Tarsia; Haramis De Rosa (20), di Cassano; Danilo Ferraro (22), di Castrovillari; Massimiliano Aversa (20); Tommaso Iannicelli (32), detto «il calciatore», di Cassano. Tommaso Iannicelli, per gli investigatori, sarebbe inserito a pieno titolo nella cosca degli Abbruzzese.

http://www.ilquotidianoweb.it
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Proprio come scrivevo ier l'altro in risposta all'email dell'avvocato Francesco Miraglia, al secolo del web "Ugo" del blog GiustiziaIntelligente, già avvocato del La Monica, io sto con la Pubblico Ministero.  Senza se e senza ma. E, come si dice, "Tana" suborna Tutti" per l'inventore del metodo, ancora leggibile online mentre spiega ad una certa micro criminalità del web come meglio insultare la sottoscritta. L.M.


Consulente di Pino nel mirino del pm
"Processatelo"


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/zanetti_6nov2009.jpg

Chiesto il rinvio a giudizio per il sociologo Zanetti per aver contattato una testimone poi sentita a processo

di Tiziano Soresina

Mentre il processo d’appello sulla delicata vicenda che coinvolge l’educatore-attore 38enne Pino La Monica rischia di avere tempi molto lunghi, è invece ormai prossimo all’udienza preliminare un caso giudiziario nato proprio durante il contrastato evolversi del procedimento - a porte chiuse - per pedofilia.

Si tratta dell’inchiesta scattata nel giugno 2009, quando il pm Maria Pantani, rilevò in aula che quanto riferito da una persona sentita in udienza configurava un reato, annunciando così alla Corte che intendeva procedere per subornazione di testimone contro un consulente della difesa, cioè il sociologo bolognese 42enne Stefano Zanetti.

Nel gennaio 2009 era stato annunciato - con un comunicato-stampa - l’ingresso di Zanetti nello staff difensivo di La Monica insieme allo psichiatra Camillo Valgimigli: ma nell’udienza del 10 giugno 2009 i due consulenti della difesa erano stati allontanati dall’aula perché il pm Pantani aveva contestato la loro presenza, rimarcando che si trattava di un processo a porte chiuse e che la legge prevede possano assistere alle testimonianze solo l’imputato e il suo difensore. Valutazioni fatte proprie quel giorno dalla Corte che, con un’ordinanza, aveva fatto uscire dall’aula i due consulenti.

Ma per il sociologo Zanetti in quell’udienza i contrasti con la pubblica accusa sarebbero divenuti più pesanti, perché la psicologa sentita quel giorno in aula svelava di essere stata contattata alcuni mesi prima da «qualcuno» facente parte dello staff di consulenti della difesa. E quel «qualcuno» lo identificava nel sociologo bolognese, che si sarebbe fatto vivo con lei per chiederle un incontro.

Una «mossa» ritenuta non legittima dal pm Pantani, perché quel contatto fra Zanetti e la psicologa (ritenuta un testimone importante dalla procura) sarebbe avvenuto quando le indagini sul caso-La Monica non erano ancora chiuse e con l’intenzione di far ritrattare la professionista, da qui l’accusa per il sociologo di subornazione di testimone.

Una ricostruzione sempre contestata da Zanetti che sostiene d’aver agito correttamente e non certo per mettere «pressione» alla psicologa. Di diverso avviso il pm Pantani che ha chiuso l’inchiesta e chiesto il rinvio a giudizio per il sociologo.

La professionista, come consulente di una scuola, aveva raccolto i racconti allarmanti di alcune minorenni frequentanti i corsi di teatro tenuti da La Monica, mettendo poi quelle parole delle studentesse nero su bianco in una relazione poi consegnata al preside dell’istituto scolastico.

http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2011/06/10/news/consulente-di-pino-nel-mirino-del-pm-quot-processatelo-quot-1.343540
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http://1.bp.blogspot.com/-VYIf80NtCKs/TfHrdZ545BI/AAAAAAAABck/W35YlPkqBeA/s1600/11_giugno_11_Meyer.jpg


Il Gruppo Abusi Infanzia e Adolescenza del Meyer
e il Movimento per l’infanzia


propongono il seminario

“Etica nell’ascolto del Bambino”

Sabato 11 giugno, Aula Magna AOU Meyer



Firenze – “Etica nell’ascolto del bambino”. E’ il tema al centro del seminario che sabato 11 giugno, a partire dalle ore 9 si terrà presso l’Aula Magna dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer di Firenze. L’iniziativa è organizzata dal GAIA (Gruppo Abusi Infanzia e Adolescenza) del Meyer e dal Movimento per l’Infanzia ed è indirizzata ad avvocati, medici, psicologi, pediatri, psicoterapeuti, infermieri, assistenti sociali e tutti coloro che operano nel sociale . L’evento si aprirà con la Lectio Magistralis della Professoressa Monica Toraldo Di Francia (Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Filosofia, Bioetica).

“Questo seminario – spiegano la Dott.ssa Stefania Losi, il Dott. Mario Puccioni e l'avvocato Girolamo Coffari, organizzatori dell'evento - è la sede dove riflettere e individuare i migliori metodi clinici e giuridici che si devono poter applicare nell’accoglienza e nella tutela di un minore in ambito di abuso. Il seminario si propone di raggiungere un duplice obiettivo che è quello di formare gli operatori ed aumentare la qualità della risposta istituzionale attraverso l’integrazione delle diverse competenze orientate alla tutela del bambino”.

Il diritto all’ascolto del minore è un concetto di recente elaborazione culturale e rappresenta una delle più importanti conquiste sociali,psicologiche e giuridiche a favore dei bambini degli ultimi decenni. L’operazione dell’ascolto risulta quindi oggettivamente complessa e necessita, quale condizione irrinunciabile di un’ adeguata competenza da parte degli operatori. “Ascoltare un minore significa però essere anche in grado di rispondere alle istanze di tutela che derivano proprio dal corretto ascolto. La Responsabilità e la Competenza quindi obbligano le istituzioni ad un impegno formativo rivolto agli operatori chiamati ad occuparsi del benessere dei bambini e ad un efficace dialogo fra le diverse competenze (famiglia- centri di ascolto- psicologi – pediatri – medici del pronto soccorso - avvocati – assistenti sociali – magistrati).

GAIA. Il Gruppo GAIA nasce nel 2002 al Meyer prendendosi carico di tutti quei minori sospetti vittime di abusi. L’esperienza nata con due medici, nel corso degli anni è stata via via integrata con operatori dai vari profili professionali. Attualmente fanno parte di GAIA operatori con differenti profili: pediatri, ginecologhi, medici di pronto soccorso, psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali. GAIA è il punto di riferimento all’interno del AOU Meyer per l'assistenza ai minori coinvolti in queste delicate situazioni e di riferimento anche per le autorità competenti nel rispondere con alta qualificazione professionale a tutta quella legislazione internazionale e nazionale di tutela ai minori che si sospetta essere vittima di abuso.

MOVIMENTO PER L'INFANZIA . Il Movimento per l'Infanzia è una realtà nazionale attivata dall'esperienza dell'Avv. Andrea Girolamo Coffari da anni impegnato nella tutela del bambino in ambito legale. Attualmente il Movimento per l'Infanzia svolge un'intensa attività di formazione a livello nazionale sulle tematiche del minore e della sua tutela. Si avvale di un nutrito gruppo di collaboratori in tutta Italia e si propone di creare una realtà di consulenza ed assistenza per le famiglie ed i minori che si imbattono in cause legali. Il presupposto di base del lavoro del Movimento per l'Infanzia è che i bambini sono una categoria sociale discriminata, e che la società civile moderna è ancora oscurata da modelli adultocentrici.
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Di Loredana Morandi (del 10/06/2011 @ 09:26:29, in Ambiente, linkato 2492 volte)
E' uno dei casi più controversi della storia della Repubblica in cui di comune accordo Militari, lobby del nucleare e falso Associazionismo ambientalista hanno addossato a Radio Vaticana le annose responsabilità della Centrale Nucleare sperimentale (e non) Ex Enea alla Casaccia situata all' ombra delle antenne e ricompresa nel perimetro dei 5 chilometri quadrati. Fra qualche anno la scienza farà giustizia delle bugie dette sull'elettromagnetismo, le cd "onde" elettromagnetiche che certamente e per definizione influiscono sulle parti elettriche del corpo umano, cioè sul cervello e sull'incidenza epidemiologica di malattie come l'Alzheimer e le altre sindromi invalidanti ad esso collegate. Le Leucemie derivanti da degenerazioni cellulari del midollo osseo, millantate dalle Associazioni, non possono che provenire dalla radioattività dell'Atomo, nonché dall'incidenza epidemiologica dell'inquinamento della centrale ex Enea e su scala europea dalla nube di Chernobyl, nonché dalle polveri dei bombardamenti all'uranio impoverito in Kossovo, Iraq e Afghanistan. Un inquinamento nucleare documentato e reale che nessuno ha voluto verificare. Da ciò si deduce che le associazioni avranno denaro per aver lavorato a favore della lobby italiana del nucleare.
Io sono una persona leale e dico sempre la verità, tutta la verità, niente altro che la verità.  L'inquinamento elettromagnetico è tale da provocare disturbi e malfunzionamenti ad ogni tipo di apparecchiatura elettronica o elettrica. Sono anni che il citofono di casa mia trasmette la programmazione di Rai Tre, diffusa dalla grande antenna dell'Hotel Hilton, ed è tanto forte da coprire il segnale di Rete 4. Il "fortino" ove risiede il ced di Cassazione, che così spesso soffre di malfunzionamenti da surriscaldamento, si trova a non più di 300 metri dalla mia abitazione ed è equidistante dalla grande antenna di Monte Mario. Pensiamoci... L.M.


Molestie permanenti
le emissioni di Radio Vaticana


Corte di Cassazione - Sezione IV - Sentenza 24 febbraio-9 giugno 2011 n. 23262

09 giugno 2011

Le emissioni di Radio Vaticana superavano ampiamente i limiti di cautela, traducendosi in molestie “permanenti e invasive”. E i responsabili dell’emittente non potevano non saperlo. La Corte di Cassazione ha depositato oggi le motivazioni della sentenza 23262 con cui ha confermato il reato, ormai prescritto, di “getto pericoloso di cose” a carico di due alti prelati responsabili dell’emittente, uno dei quali è deceduto nel 2009. Gli ermellini hanno dato il via libera al risarcimento delle associazioni ambientaliste e degli abitanti di Cesano e di alcune zone limitrofe che si erano costituiti parte civile. La quarta sezione ha sottolineato come i direttori di Radio Vaticana non potevano ignorare che l’eccezionale e ampliamente documentata potenza degli impianti era diventata una permanente fonte di disagio e di paura per gli abitanti di Roma Nord. Timori che gli stessi cittadini avevano espresso al Vaticano con tutti i mezzi possibili: dalle manifestazioni di piazza a una lettera indirizzata allo stesso Pontefice ed evasa dall’Ufficio Vaticano.

Contro i porporati ha giocato anche l’istituzione, nel 2000, di una commissione bilaterale tra la Repubblica Italiana e lo Stato città del Vaticano che ha verificato una “oggettiva idoneità al disturbo e alla produzione del percolo” dimostrata anche da un ordine di allontanamento, del 1987, per i mezzadri dai terreni della Santa Sede dato dal Collegio Pontificio Germanico e Ungarico. Una misura – spiega la Suprema Corte – motivata dal percolo derivante alle persone dall’aumento di intensità delle emissioni della Radio. A dimostrare la consapevolezza di cardinali e monsignori c’erano inoltre le numerose testimonianze di cittadini che lamentavano disturbi elettrici sugli apparecchi domestici e il crescente timore per i casi di leucemia che si erano verificati nella zona. Morti che sono oggetto di un uno specifico procedimento per accertare l’esistenza di un nesso causale tra l’insorgere della malattia e l’inquinamento elettromagnetico prodotto da Radio Vaticana.

La Cassazione chiude ora un’annosa vicenda iniziata nel 2002, quando il Tribunale di Roma, Patti Lateranensi alla mano, dichiarò la sua incompetenza. Un difetto di giurisdizione annullato dai giudici di piazza Cavour.

Guida al Diritto
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Di Loredana Morandi (del 09/06/2011 @ 18:01:30, in Ambiente, linkato 2099 volte)


Comune di Roma:
Sgomberi e Abbandono di Animali


Con interventi mal coordinati, il Comune di Roma porta avanti ormai da numerosi mesi una politica di sgombero dei campi nomadi della città. Si è scordato, però, che in quei campi vivono anche degli animali; cani e gatti, soprattutto.

Salvo pochi gatti recuperati dopo le lamentale, agli animali abbandonati tra macerie ed incendi, stanno pensando esclusivamente i volontari. Gatti morti bruciati o divorati dai cani affamati. Adozioni in tutta Italia ed un Comune che ha radicalmente mutato, per non dire cancellato, parecchi suoi interventi in favore degli animali.

Fonte Gea Press
www.geapress.org
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INCONTRO FORMATIVO


“ASCOLTARE IL MINORE

I PROFESSIONISTI SI CONFRONTANO”




L’Osservatorio del Foro di Cagliari con l’Associazione Movimento per l’Infanzia e Camera Minorile in Cammino, organizzano per il 9 giugno 2011 dalle ore 15.30 alle ore 20.00 in Aula Magna della Corte d’Appello di Cagliari, l’evento formativo “Ascoltare il minore – I professionisti si confrontano”.

L’appuntamento sarà introdotto alle 15.30 dalla Dott.ssa M. Grazia Corradini (presidente della Corte d’Appello di Cagliari ed ex Presidente del Tribunale per i Minorenni) e sarà coordinato dall’Avv. Anna Panzali del Foro di Cagliari. La Dott.ssa Tiziana Mori (Ricercatrice (PHD) Università di Cagliari – Responsabile COOPI Sardegna) interverrà con una relazione dal titolo “L’ascolto del minore nelle Convenzioni Internazionali: retorica e diritti dei bambini”; poi sarà la volta della Dott.ssa Francesca Panzali (psicologa - psicoterapeuta e analista transazionale) con la relazione dal titolo "Separazione, divorzio e affidamento dei figli: situazione a rischio di PAS (Parental Alienation Syndrome). Tecniche di gestione del rischio."; interverrà poi l’Avvocato Andrea Coffari (Presidente Nazionale Movimento per l'Infanzia) con "L'etica nell'ascolto del minore, in famiglia e nelle istituzioni. Tutela del minore o autotutela dell'adulto?"; in seguito la Dott.ssa Maria Teresa Portoghese (Psicologa) ci parlerà della "Capacita' di ascolto e relazionale nei confronti del minore abusato e/o maltrattato. tecniche di comunicazione"; il Dott. Igor Olla (Pedagogista, professore a c. di Pedagogia Generale e di Pedagogia Generale e sociale, Facoltà di medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Cagliari) ci relazionerà sul "Ruolo della scuola nei casi di bullismo: prospettive e modalità di intervento a tutela delle vittime"; infine l’Avvocato Elisabetta Buldo (Segretario Nazionale Camera Minorile in Cammino) chiuderà il seminario con la relazione dal titolo “L’ascolto del minore nella giurisprudenza della Corte di Cassazione. Il diritto della difesa”.

L'evento ha suscitato così tanto interesse che i posti disponibili si sono esauriti in tempi rapidissimi e siamo molto spiacenti di aver dovuto rifiutare tante richieste. Parteciperanno all'evento 220 avvocati, 120 diverse professionalità a conferma dell'interesse trattato: assistenti sociali, educatori, psicologi, medici pediatri, infermieri, insegnanti, ricercatori universitari, giornalisti, dirigenti di comunità per minori, sindacalisti, mediatori culturali, mediatori familiari, associazioni di volontariato.

Le Associazioni che organizzano

L'Osservatorio del Foro di Cagliari è una libera associazione di professionisti avvocati, patrocinatori e praticanti avvocati. L'associazione è apolitica, apartitica e non persegue finalità di lucro. Le principali finalità sono quelle di raccogliere proposte, istanze, doglianze per disfunzioni o disservizi riferibili a tutte quelle attività nelle quali sono coinvolti i legali ed i cittadini nel settore giustizia, per rappresentarle formalmente alle autorità ed agli organi istituzionali competenti seguendone l'iter, l'istruzione e la loro definizione.

Altro importante compito dell'Osservatorio è quello di occuparsi di formazione e aggiornamento professionale per la categoria forense garantendo, per quanto possibile, la partecipazione gratuita ed aperta a tutti, con particolare attenzione per quelle materie ed argomenti di interesse generale con un taglio eminentemente pratico. Presidente: Avv. Rosaria Tarantini.

informazioni: Avv. Anna Panzali – responsabile rapporti con la stampa dell’Osservatorio del Foro di Cagliari

CamMiNo-Camera Minorile Nazionale fondata nel 1999 –con sede nazionale in Roma e oltre 30 sedi territoriali – è un’associazione nazionale di avvocati che operano prevalentemente nel campo del diritto minorile e di famiglia. Ha tra gli scopi associativi lo studio, la ricerca, la formazione e l’aggiornamento professionale di figure altamente specializzate nell’ambito delle suddette discipline. Obiettivi prioritari sono la promozione e la tutela dei diritti delle persone, soprattutto dei soggetti deboli (persone in età evolutiva, donne, terza età, immigrati) nell’ambito della famiglia e delle formazioni sociali.
CamMiNo è nata quindi con il preciso intento e la piena consapevolezza di porsi come soggetto attivo e socialmente responsabile di un percorso di rinnovamento e di riforma che ponga la persona umana –e in particolare quella minore di età- al centro del sistema delle relazioni familiari e con l’esplicito fine di suscitare riflessione e una rinnovata attenzione alle tematiche del diritto minorile e delle relazioni familiari. Sito web www.cameraminorile.com

La Presidenza a livello nazionale è affidata all’Avv. Maria Giovanna Ruo, mentre la sede territoriale di Cagliari è presieduta dall’Avv. Marina Bardanzellu.

ll Movimento per l'Infanzia nasce dall'idea che i bambini sono una categoria sociale discriminata, che la società civile moderna è ancora oscurata da modelli adultocentrici che permettono che nel mondo milioni di bambini muoiano di fame, siano impiegati nel lavoro, nelle guerre, siano vittime di violenze sessuali, nel sostanziale immobilismo di una società adulta che sembra indifferente e impotente innanzi a questa ecatombe della coscienza. Il Movimento per l'Infanzia propone di aggiungere alle opere di carità il riconoscimento autentico e concreto dei diritti dei bambini, aggiungere cioè all'aiuto che può arrivare ad alleviare la sofferenza di qualche bambino, una nuova cultura politica, sociale e giuridica che imponga ai popoli il rispetto del periodo sacro e inviolabile della vita: l'infanzia. I bambini hanno diritto ad un'infanzia serena, protetti dall'egoismo, dalle inquetudini, dalla violenza e dalle perversioni degli adulti, solo assicurando il rispetto e l'armonia delle relazioni ai bambini potremo sperare un giorno di vivere in un mondo che conosca davvero la pace. Presidente Nazionale è l'avv. Andrea Coffari. Referente per Cagliari e provincia dott.ssa Maria Eugenia Maxia. Sito web www.movimentoinfanzia.it

A Cagliari il Movimento per l'Infanzia ha assunto la difesa di una bambina di 11 anni vittima in un caso di violenza istituzionale. La vicenda ha assunto aspetti paradossali e peculiari. Ancora oggi la famiglia lotta per ottenere giustizia.

L'ascolto e la tutela del minore


La tutela del minore non può prescindere dal suo ascolto attento, soprattutto in un periodo come questo. Il minore odierno, infatti, è ben diverso dai suoi fratelli più grandi: il 33,6% degli adolescenti appare sfiduciato sulla possibilità di raggiungere l’obiettivo di laurearsi, il 49,4% di ottenere un lavoro stabile, il 42,9% di ottenere un lavoro che piace (dati EURISPES). I giovani hanno quindi precocemente assorbito le incertezze e le incognite a cui la società complessa costringe e che rischiano di gravare soprattutto sul loro futuro. Non a caso si ripete spesso che queste sono le prime generazioni le cui prospettive indicano un futuro non migliore ma peggiore di quello dei loro genitori.

Il 10,2% dei bambini tra i 7-11 anni ha inserito on line filmati girati con il telefonino, l'1,2% ''per prendere in giro i ragazzi ripresi''. Un bambino su quattro è vittima di bulli ''tradizionali''; ne è stato testimone, solo a scuola, il 32,1% dei bambini ed il 42,1% degli adolescenti (dati EURISPES). Un milione di bambini in Italia assistono ad atti di violenza in famiglia (dato fornito da Save the Children). Secondo dati forniti da "Giù le mani dai bambini", comitato per la farmacosorveglianza pediatrica, un bimbo su cinque usa psicofarmaci.

A proposito della loro tutela è attualmente tanto dibattuta la modifica della legge sull’affidamento condiviso (Ddl. 957): dati rilevati dall’ISTAT e dal Ministero della Giustizia mediante la compilazione obbligatoria dei questionari che vengono redatti durante i procedimenti di separazione e divorzio consensuali o contenziosi a cura della cancelleria, rilevano come l’affidamento condiviso nell’anno 2008 sia stato applicato nella percentuale dell’83% nelle separazioni consensuali e in quelle giudiziali nella misura del 52,1%. Secondo le più rappresentative associazioni per i diritti dei minori il disegno di legge, così come formulato, finisce per tutelare molto di più i diritti degli adulti che quelli dei fanciulli.

In questo quadro sconfortante, è chiaro che si debba partire dall’ascolto del minore per riuscire a migliorare le condizioni di vita attuali e future dei bambini e degli adolescenti.

Il ruolo fondamentale degli psicologi, degli educatori, degli assistenti sociali, dei mediatori familiari, degli insegnanti e degli operatori del sociale non può prescindere da una presa di coscienza da parte degli operatori del diritto quali avvocati e magistrati.

È partendo da questo assunto che si è ritenuto di fondamentale importanza collaborare affinché vi sia uno scambio culturale ed un confronto tra le varie professionalità interessate nella tutela del minore coinvolto nella giustizia a vario titolo (separazioni, divorzi e affidamenti, reati, accoglienza profughi, vittime di violenze, abusi, maltrattamenti, bullismo, diritti calpestati, pedopornografia, etc).

Partecipa inoltre all'incontro formativo:

Coopi (Cooperazione Internazionale), ong laica e indipendente, ufficialmente riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri, che dal 1965 agisce per assistere le popolazioni in casi di emergenza (catastrofi e conflitti) e per favorire il loro sviluppo civile, economico, sociale. L'associazione interviene in Africa, America Latina e Medio Oriente attraverso progetti che integrano diversi settori: agricoltura, formazione, salute, acqua e igiene, servizi socio-economici, assistenza umanitaria, diritti umani e migrazioni (www.coopi.org). La Responsabile di Coopi per la Sardegna è la dott.ssa Tiziana Mori, ricercatrice specializzata in Promozione e tutela dei diritti dell’infanzia (PhD).
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Di Loredana Morandi (del 07/06/2011 @ 16:00:21, in Magistratura, linkato 1482 volte)



SENTENZA N. 174

ANNO 2011

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE


composta dai signori: Presidente: Alfonso QUARANTA; Giudici : Paolo MADDALENA, Alfio FINOCCHIARO, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio sull’ammissibilità, ai sensi dell’art. 2, primo comma, della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, della richiesta di referendum popolare per l’abrogazione dei commi 1 e 8 dell’art. 5 del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34 (Disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75, giudizio iscritto al n. 155 del registro referendum.

Vista l’ordinanza del 1°-3 giugno 2011 con la quale l’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte Suprema di cassazione ha riformulato il quesito relativo alla richiesta di abrogazione referendaria di alcune norme in materia di nuove centrali per la produzione di energia nucleare, già dichiarata ammissibile con la sentenza n. 28 del 2011.

Udito nella camera di consiglio del 7 giugno 2011 il Giudice relatore Giuseppe Tesauro;

uditi l’avvocato Alessandro Pace per Di Pietro Antonio, De Filio Gianluca, Maruccio Vincenzo e Parenti Benedetta, l’avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Gianluigi Pellegrino per il Partito Democratico, per i Gruppi parlamentari del Partito Democratico presso il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati e per il Movimento Difesa del Cittadino e Stefano Crisci per Fare Ambiente - Movimento ecologista europeo onlus.


Ritenuto in fatto

1. – Con sentenza n. 28 del 2011 questa Corte ha dichiarato ammissibile la richiesta di referendum popolare per l’abrogazione di una molteplicità di disposizioni, e di frammenti di disposizioni, che disciplinavano la costruzione e l’esercizio di nuove centrali nucleari, per la produzione di energia elettrica, contenute: nel decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133; nella legge 23 luglio 2009, n. 99 (Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia); nel decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell’articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo); nel decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99); richiesta dichiarata legittima, previa modifica, con ordinanza del 6-7 dicembre 2010 dall’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione.

2. – Successivamente al predetto giudizio di ammissibilità, il decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34 (Disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della Regione Abruzzo) convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75, all’art. 5 ha disposto che «al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare» (comma 1); che «entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali. Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell’Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali» (comma 8).

L’incidenza della nuova normativa sul procedimento referendario è stata esaminata dall’Ufficio centrale per il referendum, il quale, con ordinanza del 1°-3 giugno 2011, ha trasferito la richiesta di abrogazione referendaria delle disposizioni già individuate come «Norme in materia di nuove centrali per la produzione di energia elettrica nucleare» sulle disposizioni di cui al riportato articolo 5, commi 1 e 8, del d.l. n. 34 del 2011.

3. – Ad avviso dell’Ufficio centrale il suindicato intervento, «in contraddizione manifesta con le dichiarate abrogazioni, dà luogo ad una politica flessibile dell’energia, che include e non esclude anche nei tempi più prossimi, la produzione di energia a mezzo di centrali nucleari e vanifica nell’attuale e in modo totale il fine abrogativo della proposta referendaria»; di qui la riformulazione del quesito nei seguenti termini «Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del d.l. 31/3/2011 n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/5/2011 n. 75 ?”, con il seguente titolo “Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare”».

4. – Ricevuta la comunicazione dell’ordinanza dell’Ufficio centrale, il Presidente di questa Corte ha fissato il giorno 7 giugno 2011 per la conseguente decisione in ordine all’ammissibilità della richiesta, così come modificata, dandone regolare comunicazione.

5. – Nell’imminenza della camera di consiglio hanno depositato memorie il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, il Movimento Fare Ambiente – Movimento ecologista europeo, in persona del Presidente e del legale rappresentante, che hanno chiesto che sia dichiarata inammissibile la richiesta di referendum in esame. Hanno, altresì, depositato memorie i presentatori, il Partito Democratico, in persona del tesoriere nazionale, nonché i gruppi parlamentari del Partito Democratico presso il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati, in persona dei capigruppo, il Movimento Difesa del Cittadino, in persona del suo Presidente nazionale e legale rappresentante, il WWF Italia, tutti chiedendo di dichiarare ammissibile il referendum.

6. – Nella camera di consiglio del 7 giugno 2011 sono intervenuti l’avvocato Alessandro Pace per Di Pietro Antonio, De Filio Gianluca, Maruccio Vincenzo e Parenti Benedetta, l’avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Gianluigi Pellegrino per il Partito Democratico, per i Gruppi parlamentari del Partito Democratico presso il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati e per il Movimento Difesa del Cittadino e Stefano Crisci per Fare Ambiente - Movimento ecologista europeo onlus.


Considerato in diritto

1. – Il presente giudizio ha ad oggetto l’ammissibilità della richiesta di referendum abrogativo, così come modificata dalla Corte Suprema di cassazione, Ufficio centrale per il referendum, con ordinanza del 1°-3 giugno 2011, la quale ha disposto «il trasferimento della richiesta di abrogazione referendaria circa le disposizioni già individuate come “Norme in materia di nuove centrali per la produzione di energia elettrica nucleare” sulle disposizioni di cui all’articolo 5, commi 1 e 8, d.l. 31/3/2011 n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011 n. 75».

Le norme oggetto del quesito referendario dichiarato ammissibile da questa Corte con la sentenza n. 28 del 2011 sono state, infatti, modificate da tale intervento legislativo.

L’art. 5 del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34 (Disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2001, n. 75, benché abbia disposto l’abrogazione di tutte le disposizioni oggetto della originaria richiesta referendaria (commi 2-6), ha previsto, tra l’altro, che «al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche […] non si proced[a] alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare» (comma 1), disponendo che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, emanato all’esito del procedimento stabilito da detta norma, deve essere fissata «la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia», tenendo «conto delle valutazioni» pure indicate dalla norma (comma 8).

L’Ufficio centrale per il referendum ha trasferito la richiesta referendaria sui commi 1 ed 8 del richiamato art. 5, ritenendoli «non suscettibili di produrre l’impedimento del corso delle operazioni referendarie», poiché recano una disciplina che fa «salva, nell’immediato e contro la volontà referendaria, una scelta attuale nuclearista definendo anche le articolazioni e gli strumenti attraverso i quali essa è, e resta, immediatamente operativa».

2. – In via preliminare, ed al fine di identificare l’ambito del giudizio riservato a questa Corte, va premesso che, secondo la sentenza n. 68 del 1978, qualora nel corso del procedimento referendario la disciplina oggetto del quesito sia modificata, all’Ufficio centrale per il referendum spetta accertare se l’intenzione del legislatore sia diversa rispetto alla regolamentazione precedente della materia. Qualora, infatti, tale intenzione rimanga «fondamentalmente identica, malgrado le innovazioni formali o di dettaglio che siano state apportate dalle Camere, la corrispondente richiesta non può essere bloccata, perché diversamente la sovranità del popolo (attivata da quella iniziativa) verrebbe ridotta a mera apparenza». In siffatta ipotesi, spetta, quindi, all’Ufficio centrale per il referendum verificare se, nonostante gli effetti abrogativi della nuova disciplina, la consultazione popolare debba «svolgersi pur sempre», trasferendo od estendendo la richiesta alla legislazione successiva, al fine di evitare che sia violato l’art. 75 della Costituzione (sentenza n. 68 del 1978).

La giurisprudenza costituzionale ha, altresì, precisato che, in riferimento al quesito riformulato dall’Ufficio centrale per il referendum, compete, invece, a questa Corte verificare che non sussistano eventuali ulteriori ragioni d’inammissibilità rispetto all’art. 75 Cost. ed ai parametri desumibili dall’interpretazione logico-sistematica della Costituzione (sentenze n. 70 del 1978, n. 48 del 1981, n. 137 del 1993).

3. – Così delimitato l’ambito del presente giudizio, il quesito referendario, nella formulazione risultante dal trasferimento operato dall’Ufficio centrale, rispetta i limiti espressamente indicati dall’art. 75 della Costituzione o comunque desumibili dall’ordinamento costituzionale.

3.1. – In particolare, va anzitutto ribadito il giudizio di ammissibilità espresso con la sentenza n. 28 del 2011, tenuto conto dell’identità della materia oggetto della disciplina originaria e di quella modificata. Anche l’attuale quesito, infatti, «non viola […] i limiti stabiliti dall’art. 75, secondo comma, Cost. e quelli desumibili dall’interpretazione logico-sistematica della Costituzione», poiché le disposizioni legislative delle quali si chiede l’abrogazione, «non rientrano fra quelle per le quali detta norma esclude il ricorso all’istituto referendario. In particolare, essa non si pone in contrasto con obblighi internazionali e, segnatamente, con il Trattato istitutivo della Comunità europea dell’energia atomica (EURATOM), firmato a Roma il 25 marzo 1957, ratificato in base alla legge 14 ottobre 1957, n. 1203».

Inoltre, il quesito è connotato da una matrice razionalmente unitaria e possiede i necessari requisiti di chiarezza, omogeneità ed univocità.

Le disposizioni di cui si propone l’abrogazione (commi 1 ed 8 del citato art. 5) risultano, infatti, a seguito della riformulazione del quesito da parte dell’Ufficio centrale, unite da una medesima finalità: quella di essere strumentali a consentire, sia pure all’esito di «ulteriori evidenze scientifiche» sui profili relativi alla sicurezza nucleare e tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore, di adottare una strategia energetica nazionale che non escluda espressamente l’utilizzazione di energia nucleare, ciò in contraddizione con l’intento perseguito dall’originaria richiesta referendaria, in particolare attraverso l’abrogazione dell’art. 3 del d.lgs. n. 31 del 2010.

Dunque, anche il quesito in esame mira a realizzare un effetto di mera ablazione della nuova disciplina, in vista del chiaro ed univoco risultato normativo di non consentire l’inclusione dell’energia nucleare fra le forme di produzione energetica, fermo restando, ovviamente, che spetta al legislatore e al Governo, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, di fissare le modalità di adozione della strategia energetica nazionale, nel rispetto dell’esito della consultazione referendaria.

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE


dichiara ammissibile la richiesta di referendum popolare, come modificata per effetto dell’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum del 1°-3 giugno 2011, per l’abrogazione dei commi 1 ed 8 dell’art. 5 del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34 (Disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 giugno 2011.

F.to:

Alfonso QUARANTA , Presidente

Giuseppe TESAURO, Redattore

Gabriella MELATTI, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 7 giugno 2011.

Il Direttore della Cancelleria

F.to: MELATTI

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