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 my heart ...... di Lunadicarta
 
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Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto.

Horacio Verbitsky
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 17/04/2011 @ 07:21:13, in Politica, linkato 1471 volte)
Siamo ormai in piena campagna elettorale, così il premier rincara la dose. Napolitano predica la calma e la cautela, ma pure non si può tacere anche se non è il caso di farsi trascinare dalla campagna elettorale per le amministrative. Il punto è che è vero esattamente il contrario di quanto afferma il Premier. Infatti è il mondo della politica che offre un panorama costellato di pregiudicati, che si coordina in forma di associazione per delinquere. Basti guardare cosa vogliono fare del diritto dei Minori pregiudicati e pedofili, coadiuvati dai loro avvocati e coordinati da associazioni con presidenti in carcere per reati di abuso su minori dai 3 ai 5 anni. L.M.

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Berlusconi, attacco ai magistrati:

"Vogliono farmi fuori come Craxi"


Roma, 16 apr. (Adnkronos) - Il presidente del Consiglio contro la Consulta: "E' un organo politico sottoposto ai pm". E aggiunge: "La magistratura è eversiva". Sulle elezioni amministrative è sicuro: "Vinceremo il 15 e 16 maggio". Messaggio all'Associazione Internazionale della Mamme: "Sottrarre i figli agli insegnanti di sinistra, inculcano ideologie e valori diversi da quelli delle famiglie". Finocchiaro (Pd): "Delirio irresponsabile". Di Pietro (Idv): "Intervenga Napolitano". Il presidente della Consulta: ''Ignorante chi contesta le nostre sentenze''. Milano, sequestrati manifesti anti-magistrati

Roma, 16 apr. (Adnkronos) - La magistratura è "in campo per cambiare il voto italiano", e "questo in termini crudi si chiama eversione". Cosi' il premier Silvio Berlusconi in un passaggio del suo intervento al primo meeting dell'associazione Pdl-Al servizio degli italiani, torna ad attaccare le toghe che, rimarca il presidente del Consiglio, sono "permeate dall'ideologia della sinistra". Il Cavaliere non risparmia una stoccata anche contro la sinistra: "Pur di fare il male di Silvio Berlusconi, rinuncia a fare il bene del Paese".

"Sono 17 anni che la magistratura tenta di farmi fuori, considerandomi un ostacolo. Ma io sono ancora qui - dice Berlusconi - e ci sarò finché sarà necessario per difendere la liberta' degli italiani. Nonostante tutti i processi non sono mai stato condannato". E torna a sottolineare "l'opportunità di una commissione di inchiesta per accertare se c'è una associazione a delinquere a fini eversivi nella magistratura".

Nel 1993, ricorda Berlusconi, i magistrati "hanno fatto fuori i 5 partiti che, pur con qualche errore, avevano governato l'Italia per cinquant'anni, consentendo agli italiani di raggiungere il benessere nella democrazia e nella libertà. Nel '93 hanno fatto fuori la democrazia cristiana, il partito socialista, il partito socialdemocratico, il partito liberale e il partito repubblicano, impedendogli di presentarsi alle elezioni con il loro simbolo. Poi hanno fatto fuori un leader votato dagli italiani che si chiamava Bettino Craxi, accusandolo di tutto e di più, e anche di aver usato la politica per arricchirsi", ma "alla sua morte si è dimostrato pubblicamente che non aveva lasciato nulla di nulla alla sua famiglia e ai suoi figli".

"Non possiamo continuare a permettere che la sovranità appartenga ai pm eversivi della sinistra", ribadisce aggiungendo: "Dobbiamo andare a votare per cambiare questo sistema".

Con queste premesse, Berlusconi quindi spiega: "Cosa deve fare un presidente del Consiglio? Deve difendere l'interesse del suo Paese in politica estera e per questo deve essere tutelato per il suo tempo e le sue attività e non può essere distratto per delle bazzecole magari risalenti a 15 anni prima".

Il presidente del Consiglio ricorda che "il governo ha fatto tre leggi: il lodo Schifani, il Lodo Alfano e il legittimo impedimento. Tutte approvate con tempi lunghissimi dal Parlamento ma che la Corte Costituzionale, non voglio dare un giudizio, ha abrogato". Secondo il premier, la Consulta "da organo di garanzia è diventato un organo politico sottoposto al volere dei pm di sinistra".

Tornando quindi sulle toghe, il presidente del Consiglio rimarca: "Ai pm non interessa la mia condanna perché sanno che non possono arrivarci. A loro interessa gettare fango mediatico su di me, sul Pdl e sul governo".

Non manca anche un accenno anche al dibattito sulle intercettazioni: "In uno Stato che si definisce democratico i cittadini non possono sentirsi spiati quando alzano il telefono e poi vedere le loro conversazioni sui giornali" riferite "in modo distorto. E' una cosa inaccettabile, perché la privacy va sempre tutelata".

Il Cavaliere si dice poi sicuro di vincere "le prossime amministrative del 15 e 16 maggio". Ma per continuare a vincere, rimarca, "abbiamo bisogno di forze e maggiore entusiasmo. Vogliamo spalancare le porte del Pdl agli italiani che vogliono partecipare", per cambiare l'Italia.

"Dobbiamo impegnarci per Napoli, per strapparla a certi signori", aggiunge dal palco del palacongressi rispondendo a un militante campano che gli chiede impegno per le prossime amministrative.

Infine, il Cavaliere si lascia andare a una battuta quando qualcuno, dalla platea, gli urla "sei bello": "In tutti noi c'è un 25% di omosessualità. Ce l'ho anch'io. Solo che dopo un approfondito esame, ho scoperto che la mia omosessualità è... lesbica". Berlusconi ci prende gusto e torna così sull'appellativo di 'nano' che gli arriva da chi lo critica, e spiega: "non è che sono basso, è che il più basso degli uomini della mia scorta è alto 1,95. E questo -sorride il Cavaliere, strappando un applauso dalla platea dei mille delegati- nelle foto va a mio detrimento".
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Di Loredana Morandi (del 16/04/2011 @ 08:58:58, in Estero, linkato 2200 volte)

Una vera e propria rassegna stampa sull'assassinio di Vittorio Arrigoni è impossibile, soprattutto perché ovunque possono annidarsi alcune falsità. Vero che la Palestina abbia perso l'unica voce libera italiana e costante, e dava fastidio a coloro che bombardano la popolazione civile inerme. Perché, come diceva Luigi Einaudi: "Non c'è Giustizia dove non c'è Libertà". La situazione politica generale a Gaza, e personale del volontario, è descritta con la piena consapevolezza del "vivere nei territori" anche sul sito Terra Santa Libera a questo link. Ne consiglio senz'altro la lettura. L.M.

Ucciso a Gaza il pacifista italiano

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R.Es.

Era un uomo umile, ricorda la madre, Egidia Beretta: «Sono orgogliosa di lui. Pensava a fare del bene a quella gente, si sentiva palestinese e viveva come loro. Non so perché abbiano scelto Vittorio, non riesco a spiegarmelo». È la stessa cosa che a Gaza si chiedono gli amici di Vittorio Arrigoni, il pacifista 36enne di Bulciago in Brianza rapito e poi ucciso da un gruppo di estremisti salafiti. «È venuto dall'altra parte del mondo - racconta alla Bbc un palestinese davanti all'ospedale di Gaza - ha lasciato il suo Paese e la sua famiglia e la sua vita, è venuto qui per spezzare l'assedio, e noi lo uccidiamo? Perché?».
Un portavoce di Hamas, il movimento militante che di fatto governa la Striscia di Gaza, parla di «un crimine contro l'umanità e contro i valori del popolo palestinese». L'uccisione di Arrigoni è una sfida dei radicali che hanno soffocato il loro prigioniero senza neppure aspettare la scadenza dell'ultimatum, le 16 di ieri pomeriggio - la liberazione di Vittorio in cambio di quella di alcuni loro militanti e di un loro leader, arrestato il mese scorso. Gli uomini di Hamas lo hanno trovato nella notte tra giovedì e venerdì dopo aver fatto irruzione in un appartamento nel Nord di Gaza City: «Un barbaro assassinio», commenta la Farnesina. Vittorio Arrigoni è il primo ostaggio straniero che viene ucciso a Gaza.
Era soprannominato «Utopia»: può forse bastare questo per inquadrare Vittorio Arrigoni, pacifista convinto pronto a rischiare tutto in nome del proprio ideale. Faceva parte dell'International Solidarity Movement ed era arrivato a Gaza nell'agosto 2008. Da qui aveva raccontato per "Il Manifesto" l'offensiva israeliana su Gaza e attraverso un blog, "Guerrilla Radio", aveva dato voce alle sofferenze quotidiane dei palestinesi. In tre anni si era dunque conquistato l'affetto della popolazione di Gaza, di cui aveva sposato la causa e che sosteneva facendo anche da scudo umano ai contadini al confine con Israele o ai pescatori che si avventuravano oltre le tre miglia dalla costa, dove scatta il blocco israeliano.
Ma si era guadagnato anche molte minacce, tanto dall'estrema destra israeliana che dai salafiti islamici, che lo consideravano troppo vicino al Governo nemico di Hamas. I compagni che hanno riconosciuto il suo corpo hanno detto che perdeva sangue dalla nuca, e che «sui polsi aveva i segni delle manette». Vittorio sembrava già senza vita nel video trasmesso dai suoi rapitori, che lo hanno mostrato bendato e sanguinante: lo hanno torturato, sostiene Debka, sito di informazione vicino all'intelligence israeliana, probabilmente sospettavano che Arrigoni li spiasse per conto di agenzie occidentali. Due dei miliziani sono stati arrestati durante il raid: i salafiti sono simpatizzanti di al-Qaeda che un rappresentante di Hamas ha definito «una banda di degenerati fuorilegge che vogliono seminare anarchia e caos a Gaza». L'Autorità nazionale palestinese manderà una propria delegazione in Italia. «L'orrendo crimine impone che si accertino la verità e le responsabilità per quello che è accaduto», ha scritto il presidente Giorgio Napolitano alla madre di Vittorio.

www.ilsole24ore.com



La morte di Arrigoni smacco per Hamas. La Casa Bianca: atto vigliacco


di Elysa Fazzino

Italiano, attivista, cooperante, pro-palestinese, pacifista, giornalista. L'assassinio di Vittorio Arrigoni, condannato anche dalla Casa Bianca («nei termini più forti possibili, un atto di terrore senza senso e vigliacco», ha dichiarato il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, Tommy Vietor), è sulle prime pagine di molti siti web della stampa internazionale e risveglia nel mondo l'inquietudine per la questione palestinese. Molti siti hanno il drammatico video caricato su You Tube, dove l'ostaggio ha il volto contuso e gli occhi bendati e una scritta in arabo definisce l'Italia "lo stato infedele". Immagini d'archivio mostrano il militante sorridente, un pacco in spalla, la mano che fa il segno della V della vittoria.

I media britannici ricordano che è stato il primo straniero rapito a Gaza dal rapimento, quattro anni fa, del giornalista della Bbc Alan Johnston, liberato subito dopo che Hamas ha preso il controllo della striscia di Gaza nel giugno 2007. Gli organi d'informazione francesi notano che nessun ostaggio straniero era stato finora ucciso nel territorio dal suo "accesso all'autonomia" nel 1994. I salafiti che hanno rapito e ucciso Arrigoni "considerano Hamas, anch'esso un movimento islamico, troppo moderato", spiega il corrispondente della Bbc Jon Donnison. Fino al suo rapimento, aggiunge, si pensava che Hamas avesse eliminato la minaccia dei rapimenti a Gaza.

Hamas appoggia una versione "meno estrema" dell'Islam politico rispetto ai salafiti e di recente ha rafforzato la repressione sugli attivisti salafiti nella striscia di Gaza, scrive il corrispondente del Financial Times da Gerusalemme, Tobias Buck. Da quando Hamas ha preso il controllo della striscia, nel giugno 2007, "Gaza è stata considerata una destinazione sicura per giornalisti stranieri, lavoratori della cooperazione, diplomatici", osserva il Ft. Una valutazione che molto probabilmente – aggiunge - sarà sottoposta ad attento scrutinio, così come le precedenti supposizioni sul "grado di controllo esercitato da Hamas sulle frange estreme che operano a Gaza".

Il Guardian mette nel titolo il fatto che l'italiano ucciso era un attivista "per la pace". "Pacifista e blogger" lo definisce la notizia Reuters pubblicata sul sito web del quotidiano. "Attivista italiano rapito e assassinato a Gaza", titola il Times. La notizia è pubblicata con grande rilievo, e suscita numerose reazioni, sul sito del giornale francese Le Nouvel Observateur: "Gaza: militante pacifista italiano rapito e ucciso da un gruppo di salafiti". Roma condanna il "barbaro crimine" e il governo di Hamas promette di "braccare" i membri del gruppo.

Analogo rilievo su Le Figaro: "Un militante italiano, ostaggio dei salafiti, assassinato a Gaza". Il sommario sulla homepage del sito recita: "Questo giornalista, militante di un movimento pacifista pro-palestinese, era stato catturato giovedì da un gruppo salafita. Hamas promette di braccare gli autori di questo ‘crimine atroce'. Roma denuncia un gesto ‘vile e insensato' ". Le Figaro riferisce per esteso le dichiarazioni del portavoce del ministero dell'Interno di Hamas dopo il ritrovamento del corpo di Arrigoni. Le forze di sicurezza hanno trovato l'ostaggio ucciso da molte ore in modo atroce, secondo il rapporto del medico legale. "Le prime constatazioni indicano l'intenzione dei rapitori di uccidere, dato che è stato assassinato poco tempo dopo il rapimento". E molte ore prima della scadenza dell'ultimatum.

"Un militante pro-palestinese italiano assassinato a Gaza" titola Le Monde sulla homepage. Il quotidiano ha messo sul sito il comunicato con cui l'International Solidarity Mouvement (Ism) conferma la morte del suo militante. "Vik" era "un'anima generosa", scrive l'Ism, "scioccato e profondamente rattristato". "Non c'era stato nessun assassinio di stranieri a Gaza dal 1994", ricorda ancora Le Monde nella corrispondenza di Laurent Zecchini da Gerusalemme.

Per Hamas, accusato da Israele di collaborare con gruppi islamici radicali vicini ad Al Qaida, questo assassinio rappresenta un "serio rovescio politico". E questo - continua Le Monde - spiega la rapidità con cui il ministero dell'Interno di Hamas ha preso le distanze da questa azione, condannandola come "crimine atroce".

In un blog, Le Monde evoca la "sindrome libanese". Il dramma, osserva, "illustra le tensioni a Gaza tra l'istituzione rappresentata da Hamas…. e la nebulosa jihadista che si affranca da ogni riferimento a uno Stato palestinese per inserirsi in una prospettiva globalizzante e transnazionale". "Queste tensioni sono state messe a nudo in Libano, nei campi dei profughi palestinesi, dallo studioso Bernard Rougier… L'esaurimento di ogni prospettiva politica è il principale motore di questa tentazione jihadista, a Gaza come in Libano. Il confinamento di Gaza costituisce un terreno particolarmente fertile".

Libération pubblica una foto di Arrigoni il 29 ottobre 2008, nel porto di Gaza. La storia è in copertina anche sui siti spagnoli. El Mundo, nella corrispondenza da Gerusalemme di Sal Ermegui, racconta che "lo shock tra i palestinesi è grande perché la vittima era considerata uno dei loro". Arrivato a Gaza nel 2008, era conosciuto "per le sue posizioni anti-israeliane e il suo lavoro a favore della causa del popolo palestinese". Da Gaza partecipava all'organizzazione di flotte per spezzare l'embargo marittimo di Israele.

"Un gruppo islamista di Gaza sequestra e ammazza un cooperante italiano pro-palestinese" è il titolo sulla homepage Abc.es. "Trovato cadavere del cooperante italiano sequestrato a Gaza", titola El Pais, in un pezzo scritto a quattro mani da Enric Gonzalez a Gerusalemme e Miguel Mora a Roma. El Pais riferisce che il gruppo dei sequestratori, nel video su You Tube, accusa Arrigoni di diffondere i "vizi occidentali", il Governo italiano di combattere i musulmani e Hamas di opporsi alla sharia, la legge religiosa musulmana.

In Italia, la notizia ha "accaparrato" tutti i siti web e i telegiornali, scrive El Pais. Arrigoni era "un cooperante e un attivista per i diritti umani" e collaborava con vari media italiani, era stato inviato speciale del Manifesto e teneva un blog sulla situazione nella striscia di Gaza da cui è stato tratto il libro "Restiamo umani". Il video dei sequestratori e la pagina di Facebook di Arrigoni "hanno ricevuto migliaia di visite e messaggi di sostegno". Arrigoni, anche se non giornalista professionista, "era diventato celebre in Italia per le sue cronache dell'attacco dell'esercito israeliano contro i civili palestinesi".

I lanci dell'Associated Press informano la maggior parte dei siti Usa, mentre il New York Times ha una corrispondenza da Gaza di Fares Akram. Il rapimento e l'uccisione di Arrigoni – scrive il Nyt - imbarazzano Hamas, che sosteneva di avere "riportato la sicurezza e di avere posto fine ad anni di caos armato a Gaza".

Arrigoni era "un volto familiare" a Gaza, dove lo chiamavano "Victor". Era stato – si legge sul Nyt – un attivo partecipante alle manifestazioni contro l'embargo imposto da Israele con l'aiuto dell'Egitto. Il Nyt ricorda che Hamas, che ha vinto le elezioni nel 2006, è essa stessa designata come organizzazione terroristica da Israele, dagli Stati Uniti e dall'Unione europea. Da quando ha preso il controllo di Gaza nel 2007, ha represso gruppi islamici più piccoli e più radicali, dopo una breve guerra contro Fatah.

www.sole24ore.com

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Di Loredana Morandi (del 16/04/2011 @ 08:46:44, in Magistratura, linkato 1564 volte)

Apparse sui muri di Milano: i giudici equiparati alle Br

 

Palamara: scritte non degne di un paese civile

Il segretario dell'Anm oggi è stato a Benevento

 

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Il presidente dell' Anm, Luca Palamara, si è detto indignato per i manifesti apparsi a Milano con le scritte "Via le Br dalle procure" e "Toghe rosse, ingiustizia per tutti" parlando con i giornalisti a Benevento. "Ritengo che queste scritte non siano degne di un Paese civile - ha detto il segretario Anm - non vorrei che si dimenticasse mai il contributo che la magistratura ha dato in questo Paese anche nei confronti del terrorismo, della mafia, delle stragi ed anche al sangue che la magistratura italiana ha versato per questo Paese". "Non vorrei che lo si dimenticasse mai - ha aggiunto Palamara - soprattutto in occasione del centocinquantesimo anniversario dell' unità d'Italia". Palamara ha incontrato al tribunale di Benevento i rappresentanti dell' Anm locale.

"In più occasioni - ha poi proseguito il segretario toccando un altro argomento scottante - negli ultimi giorni abbiamo evidenziato come la prescrizione breve altro non significa che una rinuncia per lo Stato ad accertare la eventuale responsabilità o innocenza di chi ha commesso un reato ma soprattutto il sacrificio delle vittime dei reati alle quali saremo costretti a dire non potremo dare giustizia. Tutto questo significa un affossamento del processo penale e una resa dello Stato alla criminalita".

http://www.ntr24.tv/it/news/12062

***

GIUSTIZIA: PALAMARA,
MANIFESTI MILANO INDEGNI PAESE CIVILE


(AGI) Benevento 20:30 15 APR 2011 - I manifesti comparsi a Milano che recano scritto "Via le Br dalle procure", "non sono degne di un paese civile". A sottolinearlo a Benevento, a margine di un incontro in tribunale con i rappresentanti dell'associazione distrettuale, il presidente dell'Anm Luca Palamara. "Non vorrei si dimenticasse il contributo che la magistratura ha dato in questo paese anche nei confronti del terrorismo, della mafia, delle stragi e il sangue che la magistratura ha versato per questo paese".
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Di Loredana Morandi (del 16/04/2011 @ 08:38:14, in Magistratura, linkato 1716 volte)

L’incidente del 2007

Thyssen, 16 anni al manager:
«Fu omicidio volontario»


Torino - D’ora in avanti una tragedia sul lavoro può diventare un omicidio volontario: il capitano d’industria, l’imprenditore, il dirigente che trascura le misure di sicurezza in azienda può essere condannato come fosse un bandito in fuga che spara uccidendo passanti. È questo che dice la sentenza pronunciata ieri dalla corte d’Assise di Torino alla fine del processo per la morte di sette operai nell’incendio alla Thyssenkrupp del 6 dicembre del 2007.

La giustizia, con i sei responsabili della multinazionale dell’acciaio chiamati sul banco degli imputati, ha avuto la mano pesante. Per l’amministratore delegato, Herald Espenhahn, la condanna è a 16 anni e 6 mesi di carcere. Su di lui pesava l’accusa più grave, l’omicidio volontario «con dolo eventuale»: ha accettato il rischio di provocare un terribile incidente perché, sapendo che lo stabilimento di Torino avrebbe chiuso nel giro di pochi mesi, ha deciso di rinviare l’adozione di alcuni provvedimenti sulla linea 5, quella che poi andò a fuoco. Un incendio che all’inizio sembrava piccolo, controllabile, uno dei tanti “focherelli” che si accendono quando si lavora l’acciaio. Poi, però, ci fu un’ esplosione e una «onda anomala» di fiamme (la testimonianza è dell’unico sopravvissuto, Antonio Boccuzzi) ghermì le sette vittime. L’inchiesta accertò lo «stato di abbandono» in cui versava lo stabilimento: estintori scarichi o malfunzionanti, personale ridotto all’osso, sudiciume, almeno 114 violazioni delle norme sulla sicurezza.

Per gli altri dirigenti, accusati solo di omicidio colposo (con «colpa cosciente»), pene solo leggermente più basse: 13 anni e mezzo per Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno, Marco Pucci e Cosimo Cafueri; 10 anni e 10 mesi per Daniele Moroni.

La corte d’Assise, presieduta da Maria Iannibelli (due giudici togati e sei popolari), ha accolto in pieno tutte le richieste della Procura, sposando la tesi della squadra composta dai pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso. Una tesi innovativa: era la prima volta che si contestava l’omicidio volontario per un incidente sul lavoro.

«È il salto più grande di sempre nella giurisprudenza sulla materia», ha commentato Guariniello, che è affiancato, oltre che dalle due colleghe, anche dal procuratore capo, Gian Carlo Caselli, che ha ascoltato la lettura del lunghissimo dispositivo: «Questa pronuncia - ha aggiunto il Pm - deve fare sperare i lavoratori e fare pensare gli imprenditori. Se sono contento? Una condanna non è una vittoria, e non è una festa. Diciamo che se potessimo evitare processi come questo sarebbe meglio». L’ultimo pensiero Guariniello lo ha dedicato a Giorgio Napolitano, che tante volte si era espresso sulla piaga degli infortuni sul lavoro: «La sentenza è un regalo che voglio fare al presidente della Repubblica».

«Non si è mai vista una cosa del genere», è invece una frase sfuggita all’avvocato Cesare Zaccone, del pool difensivo, ma con ben altro stato d’animo. Per allontanare lo spettro dell’omicidio volontario e ricondurre la vicenda nell’alveo dell’omicidio colposo erano scesi in campo fior di luminari, primo fra gli altri il professor Franco Coppi, penalisti di grido come Andrea Garaventa, che aveva parlato di «processo politico», o Nicoletta Garaventa, che aveva lamentato la «gogna mediatica» e il «desiderio di vendetta». Non è servito: i giudici, con la Thyssenkrupp, sono stati severissimi: hanno persino stabilito che le attenuanti (come quella del risarcimento del danno ai parenti delle vittime) hanno minore valore rispetto alle aggravanti. Alle innumerevoli parti civili (la Regione, la Provincia, il Comune, i sindacati, una onlus e una sfilza di operai) sono andati risarcimenti nell’ordine delle decine di milioni di euro. E anche la multinazionale, chiamata in causa come persona giuridica, deve pagare: un milione di sanzione pecuniaria, l’esclusione da agevolazioni e sovvenzioni pubbliche per sei mesi, il divieto di farsi pubblicità per lo stesso periodo, la pubblicazione della sentenza sui quotidiani e l’affissione all’albo del Comune di Terni, dove c’è la sede principale. Più la confisca di 800.000 euro: il prezzo del dispositivo antincendio che bisognava installare sulla linea 5...

 
Il Secolo XIX

La Rassegna

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Quarantadue minuti per leggere la sentenza, le nove di sera, dopo i tg: «La seconda Corte d'Assise condanna Harald Espenhahn per omicidio volontario con dolo eventuale». Il presidente Maria Iannibelli pronuncia nel più assoluto silenzio i nomi degli ...

Thyssen/ Fu omicidio volontario, Guariniello: svolta epocale

Virgilio - ‎22 minuti fa‎
Torino, 16 apr. (TMNews) - Uno scroscio di applausi ha accolto ieri sera la lettura della sentenza al processo Thyssen Krupp. Dopo nove ore di camera di consiglio e' arrivato il verdetto. Accolta la tesi dei pm Raffaele Guariniello, Francesca Traverso ...

Thyssen: omicidio volontario per Espenhahn, sentenza storica/Adnkronos

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orino, 16 apr. - (Adnkronos) - Harald Espenhahn e' colpevole di omicidio volontario e, non appena poco dopo le 21.30 di ieri sera la Corte conclude la lettura della sentenza nell'aula del Tribunale di Torino esplode un lungo applauso. ...

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RomagnaOggi.it - ‎9 ore fa‎
TORINO - Sedici anni e mezzo di reclusione. E' questa la condanna inflitta venerdì dalla seconda corte d'assise di Torino presieduta da Maria Iannibelli, a Harald Espenhahn, amministratore delegato della Thyssen con l'accusa di omicidio volontario con ...

In camera consiglio giudici rogo Tk Torino, stasera sentenza

ANSA.it - ‎20 ore fa‎
(ANSA) - TORINO, 15 APR - E' in camera di consiglio la Corte di Assise di Torino davanti alla quale si e' svolto il processo per il rogo dell'acciaieria ThyssenKrupp, nel quale, la notte del 6 dicembre 2007, nel capoluogo piemontese, morirono sette ...

Thyssenkrupp: "condanna incomprensibile"

Italia News - ‎8 ore fa‎
"incomprensibile e inspiegabile" la condanna dell'Ad Espenhahn in primo grado per "omicidio con dolo eventuale" e annuncia che ricorrerà in appello. Con il comunicato la Thyssen esprime ai familiari delle vittime "il suo più profondo cordoglio e ...

Thyssen: Corte Assise in camera consiglio, stasera sentenza

ANSA.it - ‎21 ore fa‎
(ANSA) - TORINO, 15 APR - E' durata pochi minuti l'ultima udienza del processo per il rogo dell'acciaieria ThyssenKrupp, nel quale il 6 dicembre 2007, a Torino, morirono sette operai. Dopo le controdeduzioni dell'avv. Ezio Audisio, legale della difesa, ...

Thyssen: difesa ad, nessun riscontro ipotesi dolo

ANSA.it - ‎13/apr/2011‎
(ANSA) - TORINO, 13 APR - ''Non soltanto non vi fu consapevolezza di quanto sarebbe potuto accadere da parte del mio cliente, ma dagli elementi emersi in questo processo, non avrebbe potuto neppure essere immaginata''. Lo ha detto stamani, nell'ultima ...

Thyssen, attesa per la sentenza

La Stampa - ‎20 ore fa‎
Grande attesa per la sentenza del Processo Thyssen: moltissime persone si sono radunate davanti al Palazzo di Giustizia per conoscere il verdetto dei giudici sul rogo che il 6 dicembre 2007 costò la vita a sette persone. ...

Thyssen: sentenza storica, 16 anni e mezzo all'ad

La Voce d'Italia - ‎8 ore fa‎
per i sette morti del rogo, condannando l'amministrazione delegato dell'azienda, Herald Espenhahn, a 16 anni e mezzo di reclusione. Anche altri cinque dirigenti sono stati condannati per cooperazione in omicidio colposo: 13 anni e mezzo per Marco Pucci ...

Attesa per stasera la sentenza del processo Thyssenkrupp

Italia News - ‎20 ore fa‎
(IAMM) TORINO 15 Apr - - E' durata pochi minuti l'ultima udienza del processo sulla tragedia dell'acciaieria ThyssenKrupp, nel quale il 6 dicembre 2007, a Torino, morirono sette operai. Hespenhahn, amministratore delegato della Thyssenkrupp, ...

Torino, Thyssenkrupp per i giudici fu omicidio volontario

(ami) Agenzia Multimediale Italiana - ‎9 ore fa‎
16 anni di reclusione all'ad tedesco. I parenti abbracciano Guariniello: «Mai più tragedie come questa», la difesa: «oncomprensibile» Ore 21, l'orario previsto per la sentenza Thyssen. L'aula ha accolto con un applauso la sentenza. ...

Venerdì la sentenza del processo sulla tragedia della Thyssenkrupp

Italia News - ‎13/apr/2011‎
(IAMM) TORINO 13 Apr. – Il processo sulla tragedia degli operai della Thyssenkrupp è alle battute finali. L'incendio, che si sviluppò la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 sulla linea 5 dell'acciaieria, costò la vita a sette operai. ...

Thyssen/ Chiuso dibattimento, verdetto atteso in serata alle 21

TM News - ‎20 ore fa‎
Torino, 15 apr. (TMNews) - Ultima udienza questa mattina al Palagiustizia di Torino per il processo Thyssenkrupp. Il presidente della Corte di Assise, Maria Iannibelli, prima di riunire la Corte in camera di consiglio, ha annunciato che la sentenza ...

Thyssen/ Tutti condannati i sei imputati per il rogo del 2007

TM News - ‎10 ore fa‎
Torino, 15 apr. (TMNews) - Tutti condannati gli imputati nel processo per il rogo dello stabilimento ThyssenKrupp di Torino, avvenuto nel dicembre 2007. Condannati a 13 anni e mezzo, come richiesto Gerald Priegnitz, componente del comitato esecutivo ...

THYSSEN: DALL'INFERNO IN FABBRICA ALLE CONDANNE

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎11 ore fa‎
(AGI) - Torino, 15 apr. - Fiamme alte dieci metri, un inferno di fuoco. Era la notte del 6 dicembre 2007 quando allo stabilimento delle acciaierie ThyssenKrupp di Torino in corso Regina Margherita divampo' un devastante incendio alla linea 5. ...

Le reazioni Festa bipartisan L'azienda: «Incomprensibile»

il Giornale - ‎2 ore fa‎
Gli applausi dei parenti delle vittime, perché giustizia è fatta. E la rabbia dell'azienda, che ha scelto di non tacere e di vergare una nota ufficiale contro la sentenza. La condanna di Herald Espenhahn Nhahn in primo grado per «omicidio con dolo ...

Thyssen: maxi aula gremita di parenti vittime, cresce attesa per ...

Libero-News.it - ‎12 ore fa‎
orino, 15 apr. (Adnkronos) - Al Palazzo di Giustizia di Torino cresce l'attesa per quella che potrebbe essere una sentenza storica nel panorama degli incidenti sul lavoro. La maxi aula dove si aspetta la sentenza di primo grado per i sei imputati per ...

THYSSEN: SI ATTENDE LA SENTENZA, AULA GREMITA

Agenzia di Stampa Asca - ‎11 ore fa‎
(ASCA) - Torino, 15 apr - Dovrebbero mancare pochi minuti alla sentenza per la tragedia della Thyssenkrupp di Torino dove il 6 dicembre del 2007 persero la vita 7 operai dell'acciaieria. La presidente della Corte di Assise Maria Iannibelli pronuncera' ...

THYSSEN, SENTENZA STORICA. CONDANNATO A 16 ANNI L'AD. AZIENDA ...

Leggo Online - ‎9 ore fa‎
TORINO - Harald Espenhahn condannato dalla Corte d'Assise di Torino a 16 anni e sei mesi per omicidio volontario. L'amministratore delegato della Thyssenkrupp è stato giudicato colpevole della morte di sette operai il 6 dicembre 2007 a causa di un ...

THYSSEN: AZIENDA, CONDANNA AD E' INCOMPRENSIBILE E INSPIEGABILE

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎9 ore fa‎
(AGI) - Terni, 15 apr. - La condanna dell'ad Espenhahn in primo grado per "omicidio con dolo eventuale" e' per la ThyssenKrupp "incomprensibile e inspiegabile". E' quanto si legge in una nota della societa' dopo la sentenza. "Per l'ulteriore corso del ...

Thyssen: Cremaschi (Fiom), responsabilita' non possono essere ...

Libero-News.it - ‎21 ore fa‎
orino, 15 apr. (Adnkronos) - ''In qualche modo e' vero che Espenhahn non e' un cinico assassino, ma e' un meccanismo che porta a queste stragi. Le responsabilita' non possono essere le stesse di un incidente stradale, sono molto piu' gravi'' e' il ...

Omicidio volontario, condanna ad Thyssen

euronews - ‎10 ore fa‎
(ANSA) – TORINO, 15 APR – La Corte di Assise di Torino hariconosciuto l'omicidio volontario con dolo eventuale per isette morti del rogo alla Thyssenkrupp. L'amministratoredelegato dell'azienda, Herald Espenhahn, e' stato condannato a16 anni e mezzo di ...

ThyssenKrupp: per la strage c'è l'"omicidio volontario": pene ...

CronacaLive - ‎7 ore fa‎
TORINO / La Corte d'Assise di Torino ha condannato i responsabili della ThyssenKrupp per la morte dei 7 operai uccisi dall'incendio 6 dicembre 2007. La condanna l'amministratore delegato, Herald Espenhahn la condanna è pesante: 16 anni e 6 mesi di ...

Thyssen, è omicidio volontario

Videopiemonte - ‎7 ore fa‎
Si è conclusa con una condanna per omicidio volontario con dolo eventuale, il processo di primo grado a carico dei sei manager della Thyssenkrupp, la multinazionale tedesca dove nel dicembre del 2007 morirono 7 operai per causa di un rogo. ...

Processo Thyssen, la difesa: no al dolo

rassegna.it - ‎13/apr/2011‎
Penultima udienza del dibattimento per il rogo che nel 2007 causò la morte di sette operai. I legali dell'ad tedesco Espenhahn: "L'ipotesi dolosa non esiste, significherebbe dire che è un assassino". Venerdì la sentenza della Corte d'Assise Si avvicina ...

Thyssen storica sentenza: 16 anni per omicidio volontario

Informazione libera net1news - ‎8 ore fa‎
TORINO - Omicidio volontario. E' questa la stoirica sentenza emessa dalla corte d'assise di Torino che ha visto la condanna a 16 anni e mezzo per l'amministratore delegato della Thyssenkrupp, Harald Espehanhn. Tredici anni e mezzo di reclusione anche ...

Thyssen: l'ultimo giorno di “scuola”

ZipNews - ‎21 ore fa‎
La maxiaula 1 di Palazzo di Giustizia brulica in una maniera insolita, riempita da chi sa di non essere nel clou dell'evento, ma sembra fare una sorta di prova generale. Non appena l'avv. Audisio termina la sua ultima replica, e la dott.ssa Iannibelli ...

Processo Thyssenkrupp, attesa per la sentenza

Il Quotidiano Italiano - ‎13 ore fa‎
Si pronuncerà venerdì sera la Corte d'Assise di Torino in merito alla morte dei sette operai che hanno perso la vita la notte del 6 dicembre 2007 a causa di un incendio divampato sulla linea cinque delle acciaierie Thyssenkrupp. ...

Thyssenkrupp, si avvicina la sentenza

Nuova Società - ‎13/apr/2011‎
E' stato un processo lungo, sofferto, in cui la tragedia degli operai della Thyssenkrupp è stata passata al setaccio per ricostruire la dinamica e le responsabilità. Un processo che la procura di Torino ha affrontato facendo tutto il possibile e anche, ...

ThyssenKrupp, sentenza storica: riconosciuto il dolo eventuale ...

Cronaca Qui - ‎9 ore fa‎
Sedici anni e mezzo di reclusione per Herald Espenhahn, 13 per Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri. Dieci anni e dieci mesi per Daniele Moroni. La lettura della sentenza della Corte d'Assise di Torino arriva a tarda sera, ...

Rogo Thyssen: 16 anni all'amministratore delegato per omicidio ...

ViViCooL - ‎10 ore fa‎
La Corte di Assise di Torino ha emesso il verdetto: omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti del rogo alla Thyssenkrupp. L'amministratore delegato dell'azienda, Herald Espenhahn, e' stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione. ...

Thyssen, vicina la sentenza: non sussiste ipotesi dolosa

Il Quotidiano Italiano - ‎13/apr/2011‎
«Non soltanto non vi fu consapevolezza di quanto sarebbe potuto accadere, ma nulla dell'ipotesi dolosa ha trovato riscontro in questo processo»: con queste parole si è espresso stamani in aula a Torino Ezio Audisio, legale dell'amministratore delegato ...

Thyssen: il giorno della sentenza

ZipNews - ‎14/apr/2011‎
Tre anni e quattro mesi dopo i fatti, e al termine di un dibattimento durato più di due anni, è attesa per stasera la sentenza per i sette morti nell'incendio alla Thyssenkrupp di corso Regina Margherita del 6 dicembre 2007. ...

Thyssen: sedici anni a Espenhahn. Tutti condannati

ZipNews - ‎4 ore fa‎
Tutti condannati i sei imputati per l'incendio alla Thyssenkrupp del 6 dicembre 2007. Riconosciuto dunque in capo ad Harald Espenhahn il reato di omicidio doloso illuminato da dolo eventuale (in concorso con i reati di sicurezza sul lavoro): è la prima ...

Si attende la sentenza per il rogo alla Thyssen.

News Live 24 - ‎20 ore fa‎
C'è grande attesa, oggi per l'esito della condanna relativa al rogo avvenuto nella fabbrica Thyssenkrupp di Torino nel dicembre 2007 e nel quale hanno perso la vita sette operai. Dopo quasi novanta udienze e oltre 2 anni, finalmente verranno stabilite ...

Processo Thyssen: attesa per la sentenza

Nuova Società - ‎20 ore fa‎
È attesa per questa sera la sentenza della Corte di Assise di Torino sul processo per il rogo all'acciaieria ThyssenKrupp che il 6 dicembre 2007 costò la vita a sette operai. Questa mattina l'ultima udienza è durata pochi minuti. ...

Torino - Rogo Thyssen: attesa per stasera la sentenza

Torino Oggi Notizie - ‎21 ore fa‎
Torino - E' attesa per questa sera la sentenza del processo per il rogo alla Thyssenkrupp, avvenuto il 6 dicembre del 2007. Sette gli operai rimasti vittima della tragedia. Le richieste dei Pm (Guariniello, Traverso, Longo) sono molto pesanti: 16 anni ...
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Di Loredana Morandi (del 16/04/2011 @ 08:23:26, in Magistratura, linkato 2290 volte)

G8, violenze alla Bolzaneto
"Vessati e torturati in caserma"

 

Il dispositivo dei giudici di secondo grado inflisse 44 condann. Nella caserma, durante il G8 dell'estate 2001, i no-global furono picchiati, umiliati, sottoposti a "trattamenti inumani e degradanti"

Li hanno costretti a stare anche per venti ore in piedi, a gambe divaricate, faccia al muro. Gli hanno impedito di andare in bagno, obbligati a urinarsi addosso, costretti a passare tra due colonne di agenti che li picchiavano e schiaffeggiavano. I ragazzi del G8 rinchiusi nella caserma di Bolzaneto sono stati vessati psicologicamente e fisicamente, costretti a cantare inni nazifascisti. E' tutto scritto nelle 600 pagine che contengono le motivazioni della sentenza di appello depositate stamani dal presidente della seconda sezione della corte d'appello Maria Rosario D'Angelo.

La sentenza d'appello era stata pronunziata il 5 marzo 2010. Furono inflitte 44 condanne: generali della polizia penitenziaria, guardie carcerarie, ufficiali dell'Arma e militari, agenti e funzionari di polizia, persino quattro medici.

I giudici Maria Rosaria D'Angelo, Paolo Gallizia e Roberto Settembre hanno ricostruito attraverso le testimonianze delle parti offese ogni singolo comportamento degli imputati, dando un'interpretazione giuridica di quanto avvenuto, riconducibile alla tortura, così come sostenuto dai pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello che, in primo grado, invocarono il reato di tortura, che tuttavia non è presente nel nostro ordinamento.

"La pubblica accusa - scrivono i giudici - ha richiamato le cosiddette cinque tecniche vessatorie nel metodo di interrogatorio di cui alla sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo nella quale vennero stigmatizzati il costringere a stare in piedi contro il muro, l'incappucciamento, la sottoposizione a rumore, la privazione del sonno, la privazione di cibo e bevande". Ciò che per i giudici è stato accertato avvenne a Bolzaneto è una lista terrificante di vessazioni.

"Insulti e percosse - si legge in premessa - all'arrivo degli arrestati da parte di assembramenti di varie forze di polizia, ma non con sistematica frequenza, come detto da diverse parti offese; posizione vessatoria, (in piedi, gambe divaricate e braccia alzate diritte sopra la testa) nel cortile, contro il muro della palazzina delle celle, contro la rete di recinzione del campo da tennis o nei pressi della palazzina delle fotosegnalazioni; passaggio nel corridoio tra due ali di agenti di varie forze che percuotevano con schiaffi e calci, sgambettavano, ingiuriavano e sputavano; posizione vessatoria in cella o in ginocchio col viso alla parete, per 10,18 o 20 ore, senza riposarsi o sedersi se non per pochi minuti; la posizione vessatoria della "ballerina", sulla punta dei piedi o su un a gamba sola e far stare per ore con le mani strette nei laccetti di plastica; provata l'imposizione di tali posizioni anche a persone ferite o in menomazione fisica; provate le percosse al corpo compresi i genitali con le mani coperte da pesanti guanti di pelle, o con i manganelli, in tutti i locali per costringere alla posizione vessatoria, senza motivo o perchè i soggetti avevano chiesto un magistrato o un avvocato o di andare in bagno o di conoscere il motivo del fermo o dell'arresto; provati spruzzi di sostanze urticanti o irritanti nelle celle; provati insulti a fondo sessuale, razzista; a contenuto politico; provate minacce di percosse o di morte, di stupro; provata la costrizione a pronunciare frasi lesive della propria dignità personale e frasi e inni al fascismo al nazismo e alla dittatura di Pinochet; provato il taglio forzato dei capelli e la distruzione di oggetti personali; provate le lunghe attese prima di andare in bagno e costrizione dei soggetti a urinarsi addosso; provata la "marchiatura" sul volto con pennarello degli arrestati della scuola Diaz". Le testimonianze riportate dai giudici quasi integralmente, incrociate anche con quelle di alcuni pubblici ufficiali, confermano i racconti delle parti offese.

La maggior parte dei reati è prescritta, ma i responsabili pagheranno comunque risarcendo le vittime delle violenze. E con loro metteranno mano al portafogli anche i ministeri di appartenenza (Giustizia, Interno, Difesa), che dovrebbero sborsare una cifra superiore ai dieci milioni di euro.

L'appello ribaltò completamente la sentenza di primo grado. Allora, nel luglio del 2008, erano state pronunciate 15 condanne e ben 30 assoluzioni. Il reato di "tortura", non previsto dal nostro codice penale, era stato indirettamente riconosciuto con la condanna a 5 anni di reclusione solo a Biagio Antonio Gugliotta, sottufficiale della polizia penitenziaria. Dei "simbolici" 76 anni di prigione chiesti dalla procura ne era stato riconosciuto meno di un terzo.

La Repubblica, 15 aprile 2011

La Rassegna


G8 GENOVA: APPELLO BOLZANETO, RESPONSABILE MEDICO SAPEVA TUTTO

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎14 ore fa‎
Giacomo Toccafondi era il medico responsabile dell'area sanitaria all'interno della caserma di Bolzaneto durante il vertice G8 del 2001 di Genova. In appello e' stato condannato a un anno e due mesi di reclusione (con sospensione della pena). ...

G8 GENOVA: APPELLO BOLZANETO, SILENZIO SU GESTI PIGOZZI PER PAURA

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎14 ore fa‎
(AGI) - Genova, 15 apr. - Una paura "plausibile" avrebbe spinto Giuseppe Azzolina, detenuto nella caserma di Bolzaneto, a coprire in un primo tempo il suo aguzzino, l'assistente di polizia Massimo Pigozzi che gli divarico' a forcella due dita di una ...

G8 GENOVA: APPELLO BOLZANETO, PERUGINI NON POTEVA NON SAPERE

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎15 ore fa‎
(AGI) - Genova, 15 apr. - L'ex vice capo della digos di Genova all'epoca del G8 Alessandro Perugini "ebbe sicuramente il potere di impartire direttive riguardanti l'attivita' della struttura e quindi incidenti sul trattamento dei fermati e il dovere di ...

Bolzaneto, le motivazioni: «Abietto appellarsi al nazismo»

Il Secolo XIX - ‎17 ore fa‎
I giudici della Corte di Appello di Genova hanno depositato le motivazioni della sentenza di condanna per agenti e funzionari di varie forze dell'ordine ritenuti responsabili dei reati e delle “torture” contro i fermati e gli arrestati, larga parte dei ...

G8, violenze alla Bolzaneto Depositate i motivi della sentenza

La Repubblica - ‎18 ore fa‎
Il dispositivo dei giudici di secondo grado inflisse 44 condann. Nella caserma, durante il G8 dell'estate 2001, i no-global furono picchiati, umiliati, sottoposti a "trattamenti inumani e degradanti" Li hanno costretti a stare anche per venti ore in ...

Il più infimo grado di abiezione per un pubblico ufficiale: le ...

PolisBlog.it (Blog) - ‎3 ore fa‎
Il 5 marzo 2010 la Corte di Appello di Genova ha confermato le condanne di primo grado per 4 degli imputati per i pestaggi avvenuti nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova del 2001, ai danni di persone arrestate per lo più senza motivo e ...

Bolzaneto, condanna in Appello in 600 pagine

Il Quotidiano Italiano - ‎9 ore fa‎
È trascorso poco più di un anno dalla sentenza d'Appello relativa agli episodi di violenza verificatisi all'interno della caserma Bolzaneto di Genova. Se la sentenza di Primo grado condannò 15 imputati e assolse 30 persone, il Secondo grado di giudizio ...

G8, caserma di Bolzaneto. “Sapevano quel che accadeva. Gli agenti ...

Blitz quotidiano - ‎11 ore fa‎
GENOVA – I pubblici ufficiali che si trovavano nella caserma di Bolzaneto, dove vennero perpetrate violenze e vessazioni nel luglio del 2001 in pieno G8, sapevano perfettamente quanto stava succedendo. Lo affermano i giudici della Corte d'Appello di ...

G8 Genova: depositata motivazione sentenza sulle torture di Bolzaneto

Italia News - ‎13 ore fa‎
(IAMM) Genova – Oggi sono state depositate le motivazioni della sentenza di condanna nei confronti di 38 delle 44 persone condannate in appello lo scorso marzo per quanto accaduto nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova, nel luglio 2001. ...

G8, Bolzaneto, giudici: Perugini sapeva

Il Giornale di Pozzallo - ‎13 ore fa‎
Posted by admin on apr 15th, 2011 and filed under Sicilia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can skip to the end and leave a response. Pinging is currently not allowed. Nelle motivazioni,depositate oggi,della sentenza ...

Genova - G8, le motivazioni della sentenza di Bolzaneto

Genova Oggi Notizie - ‎13 ore fa‎
Genova - I giudici della Corte d'Appello del capoluogo ligure hanno depositato le motivazioni della sentenza di secondo grado, che ha mantenuto per quanto possibile le condanne agli agenti di polizia responsabili delle torture fisiche e psicologiche ai ...

G8 Genova: le torture alla Bolzaneto

il Journal - ‎14 ore fa‎
Questa mattina sono state depositate le motivazioni della sentenza di appello con cui il 5 marzo del 2010 vennero condannate 44 persone per le violenze commesse, in occasione del G8 di Genova del 2001, nei confronti dei manifestati fermati nella ...

BOLZANETO, PERUGINI SAPEVA DELLE VIOLENZE DEGLI AGENTI

Leggo Online - ‎15 ore fa‎
GENOVA - Hanno ubito un danno dalla rottura el patto fiduciario con le istituzioni anche i familiari delle vittime dei soprusi e delle vessazioni operate dagli imputati per le sevizie nella caserma di Bolzaneto durante il G8 del luglio 2001. ...

G8, violenze alla Bolzaneto: depositate le motivazioni della sentenza

Tg1 - www.tg1.rai.it - ‎16 ore fa‎
I giudici della Corte d'Appello avevano inflitto 44 condanne. Nella caserma, durante il G8 dell'estate 2001, i no-global furono picchiati, umiliati, sottoposti a "trattamenti inumani e degradanti". GENOVA – Anche le famiglie delle vittime dei soprusi e ...

G8 2001/ Giudici: "Risarcire anche le famiglie delle vittime delle ...

Città di Genova - ‎16 ore fa‎
Genova - Risarcire anche le famiglie delle vittime dei soprusi, delle violenze e delle vessazioni subite dalle persone seviziate nella caserma di Bolzaneto nel corso del G8 di Genova del luglio 2001. È questo uno dei passaggi fondamentali delle ...

G8, sentenza Bolzaneto, depositate le motivazioni: "Richiamarsi al ...

Genova24.it - ‎17 ore fa‎
Genova. Sono state depositate oggi le motivazioni della sentenza di secondo grado pronunciata dalla corte d'appello il 5 marzo 2010, nei confronti dei 38 imputati per i fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto durante il G8, nel luglio 2001. ...
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Di Loredana Morandi (del 15/04/2011 @ 17:58:06, in Magistratura, linkato 1422 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/anm_100_anni.jpg

SULLA PRESCRIZIONE BREVE


La legge sulla prescrizione breve approvata ieri dalla Camera dei Deputati è un’amnistia permanente per numerosi gravi  reati, quali la corruzione, l’evasione fiscale,  la truffa, la truffa ai danni dello Stato, l’appropriazione indebita, l’omicidio e le lesioni colpose, i reati in materia di ambiente e gli infortuni sul lavoro.

In tutti i paesi occidentali l’inizio del processo impedisce la prescrizione dei reati.

In Italia, invece, i brevi termini di prescrizione sono un incentivo per l’imputato ad allungare i tempi del processo, in quanto il termine decorre persino dopo una condanna in primo grado e in appello.

Con queste norme per una corruzione gravissima o per una frode fiscale miliardaria  scoperte a distanza, ad esempio, di quattro o cinque anni dal fatto, l’imputato avrà la certezza dell’impunità per la impossibilità di celebrare tre gradi di giudizio nel breve termine residuo. Non solo: avrà diritto anche alla restituzione del profitto del reato sottoposto a sequestro.

Questa legge viola il principio di eguaglianza: l’omicidio commesso da un incensurato si prescrive prima di un furto commesso da un recidivo; per lo stesso reato commesso da due persone, una incensurata e una no, si potrà arrivare alla prescrizione per l’una e alla condanna per l’altra.

In questi anni non è stato fatto nulla per assicurare una giustizia più rapida e più efficiente, mentre oggi si approva a tamburo battente una legge che uccide i processi e nega giustizia alle vittime dei reati.

La prescrizione del reato è una resa dello Stato di fronte al crimine, è un’ulteriore offesa alle vittime del reato, è una sconfitta per la giustizia.

Roma, 14 aprile 2011

La Giunta esecutiva centrale
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Di Loredana Morandi (del 15/04/2011 @ 17:06:15, in Magistratura, linkato 1827 volte)
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-04-15_165647.jpg

MAGISTRATI CADUTI IN DIFESA

DELLA  LEGALITA’ REPUBBLICANA

 

Emilio Alessandrini
(Milano, 29 gennaio 1979) – terrorismo rosso

Mario Amato
(Roma, 23 giugno 1980) – terrorismo nero

Paolo Borsellino
(Palermo, 19 luglio 1992) – mafia

Bruno Caccia
(Torino, 26 giugno 1983) – mafia

Fedele Calvosa
(Patrica - Frosinone, 8 novembre 1978) – terrorismo rosso

Rocco Chinnici
(Palermo, 29 luglio 1983) – mafia

Gian Giacomo Ciaccio Montalto
(Valderice - Trapani, 25 gennaio 1983) – mafia

Francesco Coco
(Genova, 8 giugno 1976) – terrorismo rosso

Gaetano Costa
(Palermo, 6 agosto 1980) – mafia

Giovanni Falcone
(Capaci - Palermo, 23 maggio 1992) – mafia

Francesco Ferlaino
(Lamezia Terme, 3 luglio 1975) – ‘ndrangheta

Guido Galli
(Milano, 19 marzo 1980) – terrorismo rosso

Alberto Giacomelli
(Trapani, 14 settembre 1988) – mafia 

Nicola Giacumbi
(Salerno, 16 marzo 1980) – terrorismo rosso

Rosario Livatino
(Agrigento, 21 settembre 1990) – mafia

Girolamo Minervini
(Roma, 18 marzo 1980) – terrorismo rosso

Francesca Morvillo
(Capaci - Palermo, 23 maggio 1992) – mafia

Vittorio Occorsio
(Roma, 10 luglio 1976) – terrorismo nero

Riccardo Palma
(Roma, 14 febbraio 1978) – terrorismo rosso

Antonino Saetta
(Canicattì - Agrigento, 25 settembre 1988) – mafia

Pietro Scaglione
(Palermo, 5 maggio 1971) – mafia

Antonio Scopelliti
(Piale - Villa San Giovanni, 9 agosto 1991) – ‘ndrangheta

Girolamo Tartaglione
(Roma, 10 ottobre 1978) – terrorismo rosso

Cesare Terranova
(Palermo, 25 settembre 1979) – mafia

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/manifesto_milano.jpg

Nota: lo spettacolo della politica è giunto al delirio e la cosa grave è che questa gente "non si vergogna".

In merito alla sedicente "Associazione dalla parte della democrazia" non si conosce nulla, ma sono già attive una petizione su "Firmiamo.it" e diversi blogger han rivolto al web i propri interrogativi. I più informati in argomento sembrano essere i giornalisti di Sky tv, che dedicano alla questione dei vergognosi manifesti a Milano ben 4 articoli.

http://tg24.sky.it/tag/tg24/associazione_dalla_parte_della_democrazia_1.html
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Di Loredana Morandi (del 15/04/2011 @ 16:25:37, in Magistratura, linkato 1691 volte)

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/rep.ita.gif
Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Milano
 

COMUNICATO STAMPA


Nei giorni scorsi nella città di Milano sono atti affissi, negli spazi riservati alla propaganda elettorale, vistosi manifesti su fondo rosso a firma “Associazione dalla parte della democrazia” con espressioni critiche nei confronti della magistratura.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/manifesti_fotogramma_maniefsti_br_procure_2.jpg

Oggi, sempre negli spazi riservati alla propaganda elettorale, è stato affisso, ancora  a firma  “Associazione dalla parte della democrazia”, questo manifesto “ VIA LE BR DALLE PROCURE”.

Rammento che a Milano le BR in procura ci sono state  davvero: per assassinare magistrati.


Milano, 15 aprile 2011

IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

Edmondo Bruti Liberati
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Di Loredana Morandi (del 15/04/2011 @ 14:38:37, in Estero, linkato 1428 volte)
 
vittorio_arrigoni_forum_alqaeda_600
 

 Gaza, impiccato Vittorio Arrigoni

Al Qaeda: criminale chi l'ha ucciso

 

Roma - (Adnkronos) - Il cooperante era nelle mani di un gruppo salafita. E' stato ritrovato in una casa abbandonata a Gaza City poco dopo il rapimento. Arrestati due uomini, un terzo è fuggito durante il blitz di Hamas. I sequestratori chiedevano di liberare alcuni detenuti entro 30 ore (VIDEO) ma non hanno rispettato la scadenza. Napolitano: "Barbarie terroristica che suscita repulsione". Sui forum dell'associazione terroristica banner pro Arrigoni. Salafiti a Gaza, la spina nel fianco di Hamas. International Solidarity Movement, il gruppo a cui aderisce Arrigoni: "Scioccati e tristi". "Quando arrivai a Gaza, il giorno più bello della mia vita (VIDEO)"

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - E' stato ucciso Vittorio Arrigoni, l'italiano attivista per i diritti umani dell'International Solidarity Movement rapito ieri a Gaza.

E' stato ritrovato impiccato in una casa abbandonata di Gaza City. E' quanto ha riferito la polizia di Hamas, che ha rinvenuto il corpo nella notte in seguito a una segnalazione anonima. L'esecuzione è avvenuta ore prima dello scadere dell'ultimatum dal gruppo salafita al-Tahwir al-Jihad, che aveva dato a Hamas trenta ore per scarcerare i suoi leader in cambio del rilascio di Arrigoni. Due uomini sono stati arrestati e un terzo, riuscito a fuggire mentre le forze di Hamas facevano irruzione nella casa, è attualmente ricercato.
 
I rapitori del volontario italiano Vittorio Arrigoni lo ritenevano un infiltrato dei servizi segreti occidentali che raccoglieva informazioni sul loro conto. E' l'ipotesi che avanza il sito israeliano di intelligence Debka, spiegando che per questo, il gruppo salafita al-Tahwir al-Jihad lo ha interrogato per estorcergli una confessione, prima di ucciderlo. Secondo il sito israeliano, è stata una telefonata anonima alla polizia di Hamas poco dopo la mezzanotte a indicare il luogo in cui l'uomo si trovava prigioniero. Quando la polizia è arrivata sul posto, tuttavia, Arrigoni era già stato ucciso.
 
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona a scopo di terrorismo aggravato dalla morte dell'ostaggio. L'indagine è affidata al procuratore aggiunto Pietro Saviotti e al pubblico ministreo Francesco Scavo.
 
La Farnesina esprime "forte sgomento per il barbaro assassinio" nella nota in cui conferma il decesso di Arrigoni, diffusa attraverso il proprio Consolato Generale a Gerusalemme. Il corpo di Arrigoni, riferisce la nota, è stato da poco riconosciuto presso l'obitorio dello Shifa Hospital a Gaza City.
 
Esprimendo il più sincero cordoglio alla famiglia del connazionale, il ministero degli Esteri "condanna nei termini più fermi il vile e irragionevole gesto di violenza da parte di estremisti indifferenti al valore della vita umana compiuto ai danni di una persona innocente che si trovava da tempo in quella zona per seguire da vicino e raccontare con forte impegno personale la situazione dei palestinesi della striscia di Gaza".

L'International Solidarity Movement (Ism), il gruppo cui faceva parte Arrigoni, si è detto "scioccato e profondamente rattristato per l'uccisione del nostro amico e collega".

Il sito web dell'organizzazione mostra in apertura la foto del 36enne pacifista che dal 2008 viveva a Gaza e nella breve dichiarazione si legge che "Vik è stato un attivista ispiratore e anima generosa. Per favore, tenete nei vostri pensieri la sua famiglia e i suoi amici".
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Associazione Italiana dei Magistrati
per i minorenni e per la famiglia

Aderente alla"Association Internationale des Magistrats de la Jeunesse et de la Famille"
www.minoriefamiglia.it


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/AIMMF1.gif


Osservazioni dell’AIMMF sul DDL 957,
"Modifiche al codice civile e al codice di procedura civile
in materia di affidamento condiviso"


L’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia (AIMMF) esprime forte preoccupazione in ordine alle proposte contenute nel DDL S957, "Modifiche al codice civile e al codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso" in discussione al Senato, considerato che le modifiche che sarebbero introdotte, più che attuare una “bigenitorialità condivisa” realizzerebbero “figli divisi”, mettendo in secondo piano l’interesse superiore del minore e l'obiettivo della collaborazione dei genitori nella cura, crescita ed educazione dei figli previsto dalla legge n. 54/2006.

E infatti tali modifiche prevedono:

- la "suddivisione" dei tempi di vita del figlio in maniera "tendenzialmente paritetica" tra i due genitori;

- il doppio riferimento abitativo, per cui il figlio dovrebbe fare il pendolare tra le case dei due genitori ed avere la doppia residenza;

- la cura del figlio attraverso la predeterminazione meticolosa di capitoli di spesa rigidamente ripartiti tra i due genitori, e possibilmente in maniera tale da parificare i "costi" a carico dell’uno e dell’altro, e realizzare il mantenimento diretto.

Viene così imposta per legge la divisione del tempo dei figli minori in misura eguale presso ogni genitore, senza alcuna distinzione dell'età dei figli stessi e senza alcuna considerazione delle loro esigenze di vita sotto il profilo materiale e psicologico e della specificità di ogni singolo caso.

Viene altresì imposta per legge una formale e presunta parità economica dei genitori senza alcun riferimento alla diversità delle loro condizioni reddituali e patrimoniali in concreto, avvantaggiando in tal modo ingiustificatamente il genitore economicamente più forte.

Tale radicale e incomprensibile scelta è poi rafforzata dall’eliminazione, nel 2° comma dell’art. 155 c.c., del riferimento all’interesse morale e materiale dei figli nella decisione del giudice, in contraddizione con la modifica dell’art. 155-sexies sull'audizione del figlio minore, laddove si specifica che il giudice “prende in considerazione la sua opinione”. L’eliminazione del riferimento all’interesse del minore risulta palesemente contraria a tutte le convenzioni internazionali in materia.

In particolare, è in contrasto con l’art. 3 della Convenzione dei diritti del fanciullo adottata a New York il 20 ottobre 1989, ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge 176 del 27 maggio 1991, che stabilisce che in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche e delle autorità amministrative, l’interesse superiore del fanciullo deve essere tenuto in considerazione preminente, nonché alle normative comunitarie che ci collocano in un'area giuridica in cui l'interesse prevalente del minore costituisce un fondamentale principio (v. Trattato di Lisbona, con richiamo alla Carta di Nizza) e agli stessi principi costituzionali del nostro ordinamento statale (v., in particolare, artt. 30 e 31 della Costituzione).


Contraria all’interesse del minore risulta, ancora, la previsione della perdita ope legis del godimento della casa familiare in caso di convivenza more uxorio, in quanto tale revoca andrebbe a nuocere inevitabilmente sul mantenimento dei riferimenti sociali e ambientali dei figli minori nel cui esclusivo interesse viene assegnata la casa familiare al genitore con cui gli stessi convivono.

Inoltre, la previsione della eliminazione del riferimento al tenore di vita anteriore alla separazione, unitamente all'eliminazione della possibilità di disporre indagini per individuare la capacità reddituale dei genitori, comporterà la perdita da parte dei figli del diritto a mantenere lo stesso stile di vita goduto durante la convivenza dei genitori, a vantaggio di coloro che occultano redditi e patrimoni per sottrarsi agli obblighi nei confronti dei figli.

Contraria all’interesse del minore risulta anche la previsione contenuta nella modifica del primo comma dell’art. 155 bis c.c. della possibilità del giudice di collocare la prole in caso di “gravi motivi”, non meglio definiti, presso un “istituto di educazione”, senza considerare che la legge 149/2001, che ha modificato la legge n. 184/1983 in materia di affidamento e adozione, ha abolito il collocamento di minori in istituto a partire dall’1 gennaio 2007.

Suscita poi perplessità l’imposizione obbligatoria della mediazione familiare in tale materia (con la conseguente penalizzazione del genitore che sarà ritenuto colpevole di averne provocato l’insuccesso), considerati gli autorevoli orientamenti scientifici contrari alla previsione di tale obbligatorietà.

Desta anche preoccupazione la legittimazione attiva dei nonni a proporre nel giudizio di separazione la domanda relativa al loro autonomo diritto di visita, destinata ad accentuare la conflittualità familiare, con ulteriori ripercussioni negative sull'equilibrio dei minori, il cui interesse a mantenere relazioni con i familiari è già tutelato dalla possibilità per i nonni, ma anche per gli zii ed altri parenti, di proporre domanda al Tribunale per i Minorenni ai sensi dell’art. 336 c.c.

L’AIMMF ribadisce ancora una volta che le modifiche normative che incidono sulla giustizia minorile e familiare dovrebbero essere contestualizzate in una più ampia e organica riforma, di natura ordinamentale e procedimentale, con l’istituzione di un tribunale unico, specializzato e a competenza esclusiva per le persone, i minori e la famiglia, che oltre ad accorpare le competenze divise, abbia una visione d'insieme del problema giudiziario e che possa intervenire in maniera più diretta e multidisciplinare, evitando decisioni difformi che alimentano la crisi.

Le modifiche in discussione, lungi dal risolvere la conflittualità genitoriale e dare risposte nell'interesse del minore, appaiono ispirate ancora una volta da una visione adultocentrica ed economicistica delle relazioni familiari.

Roma, 9 aprile 2011

Il Segretario generale Joseph Moyersoen
Il Presidente Laura Laera
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