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Quando un uomo comune attinge alla conoscenza, è un saggio; quando un saggio attinge alla comprensione, è un uomo comune.

detto Zen ...
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 19/12/2010 @ 21:09:25, in Magistratura, linkato 1467 volte)
MAGISTRATURA DEMOCRATICA



E I FATTI DEL 14 DICEMBRE

 

1. Per “Magistratura democratica”, i fatti del 14 dicembre, i provvedimenti di scarcerazione dell’autorità giudiziaria, le successive polemiche e l’intervento ispettivo del Ministro della Giustizia sollecitano più di una riflessione.

Quelle vicende non toccano solo la delicatezza dei rapporti tra politica e magistratura. O il modo in cui in certi ambienti istituzionali intendono la giustizia penale, a detta della Camera penale di Roma da “Stato di polizia”. Sullo sfondo si agita qualcosa di più preoccupante. Qualcosa che lega idealmente le recenti manifestazioni collettive del dissenso. E che affida alle direttive superiori in materia di ordine pubblico la vistosa “crisi sociale” del nostro paese, con una escalation nell’uso della forza nelle piazze, secondo uno schema collaudato già sul “problema immigrazione”.

Il pensiero corre a fatti specifici. Sono accaduti a Terzigno, Bologna, Palermo e al teatro San Carlo a Napoli. Proteste di cittadini comuni o studenti trasformatesi in scontri con le forze dell’ordine. Proteste che esprimono con vigore e talvolta con disperazione i tanti disagi del mondo del lavoro, della scuola, delle comunità esposte ai rischi delle discariche di rifiuti. Proteste a cui hanno partecipato disoccupati veri e parassiti dell’emergenza, studenti motivati e gruppuscoli di delinquenti. Proteste a cui si è risposto sempre e solo con la repressione, con le cariche della polizia, senza distinguere i modi diversi in cui il dissenso si manifestava e le responsabilità personali: metodo che, lo sappiamo, solitamente punisce le persone non attrezzate allo scontro e non intercetta i veri autori delle violenze.
 

2. Repressione, dunque. Se diventasse l’unica parola d’ordine delle nostre istituzioni davanti alle tensioni sociali, sarebbe in pericolo una libertà fondamentale. La libertà di riunirsi e di manifestare resta irrinunciabile in uno stato democratico. In Europa le costituzioni la riconoscono immancabilmente dall’epoca della rivoluzione francese, fatte salve le parentesi dei regimi autoritari o totalitari. Semmai bisogna fare in modo che quella libertà non degeneri in forme di violenza. Nel corso delle manifestazioni, le aggressioni fisiche ai danni degli agenti di polizia, l’incendio dei cassonetti o i danneggiamenti alle vetrine sono inammissibili e vanno puniti. Ma le proteste non possono valutarsi in blocco. Certo non è agevole il compito selettivo affidato alle forze dell’ordine. Ma le risposte di ordine pubblico, così come quelle giudiziarie, devono sapere distinguere. Lo insegnano i fatti di Genova del 2001, occorre leggere dall’interno i fenomeni sociali. Chi gestisce l’ordine pubblico è chiamato a cogliere una serie di sfumature intermedie e gestirle. Occorre la capacità di interpretare analiticamente i fatti, prima, durante e dopo lo svolgimento. Solo in questo modo sarà possibile contrastare chi delinque e ascoltare chi protesta legittimamente; separare i professionisti della guerriglia da chi non ha più nulla se non la propria libertà di manifestare, e agisce pacificamente. D’accordo, poliziotti e carabinieri non sono sociologi. Ma il loro assetto sulla piazza non può essere concepito come un corpo estraneo, separato, sempre e comunque ostile. E in  questo devono essere aiutati anche dalla parte sana dei manifestanti organizzati.


3. L’aver differenziato le diverse posizioni dei manifestanti nelle valutazioni sui fatti di Roma è ciò che esponenti del Governo contestano alla magistratura. Le iniziative ministeriali fanno riferimento al merito dei singoli provvedimenti. E il segnale negativo, quindi, non è circoscritto alle vicende romane. Quando per decidere su una misura cautelare i giudici tengono conto delle modalità e dei motivi della condotta dei singoli, della loro incensuratezza, non fanno altro che il loro dovere. Il carcere in attesa di giudizio è comunque una misura da applicare solo in casi di assoluta necessità. E la discrezionalità del giudice è prevista proprio per valutare caso per caso. 

Nella reazione di esponenti del governo alle scarcerazioni non c’è solo la demagogia, dunque. Le interferenze indebite, spintesi al punto di disporre una ispezione ministeriale nei confronti del tribunale di Roma, esprimono una china costituzionale molto preoccupante. Sono atteggiamenti che mostrano l’indifferenza  per il rispetto delle procedure e dei tempi delle decisioni, e naturalmente per l’indipendenza della funzione giudiziaria. Al tempo stesso alimentano affezione per misure energiche, refrattarie a qualsiasi tipo di controllo. E sottovalutano il fatto che negli ordinamenti ove il principio di legalità è formalmente rispettato, il monopolio penale dell’uso della violenza può essere vanificato dai poteri paralleli a quello giudiziario più o meno estesi in tema di libertà conferiti dalle stesse leggi alle forze di polizia.

In Italia, i segnali di queste tendenze si sono peraltro già manifestate anche in ambito parlamentare. Il riferimento va ai disegni sui rapporti tra pubblico ministero e polizia giudiziaria. Soluzioni che sottraggono al controllo giurisdizionale una buona fetta dell’attività investigativa. Ebbene, il senso delle ultime iniziative del Ministro della Giustizia si salda con questa prospettiva.


4. Infine, Magistratura Democratica vuole ricordare, come ha fatto l‘Unione delle Camere Penali, che uno Stato democratico deve tutelare sempre e in ogni contesto i diritti delle persone arrestate. Reazioni sproporzionate e successivi trattamenti inutilmente umilianti o afflittivi non possono mai trovare giustificazione, ed è bene che anche su questo si torni a riflettere e si torni ad agire per evitare che le offese alla dignità delle persone contribuiscano ad alimentare una deriva pericolosissima che tutti dobbiamo impedire.


Piergiorgio Morosini (Segretario Generale di Magistratura democratica)
Luigi Marini (Presidente di Magistratura democratica)
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Dopo i fatti di Roma hanno iniziato a circolare comunicati, testi e documenti di sostegno agli indagati, come era ovvio che fosse dato che nelle violenze di piazza la responsabilità è sempre anche condivisa. Purtroppo si tratta di testi che proseguono con il ribadire la fantomatica presenza degli agitatori infiltrati dalla Questura nei cortei. Per carità, i pestaggi di polizia li abbiam visti e gli agenti in borghese ci sono sempre con funzione di controllo, ma al fatto che gli infiltrati abbiano istigato alla violenza gli studenti non ci credo neppure se me lo dice Manganelli in persona. Intanto siamo sotto Natale e nessuno si diverte a passare le feste da lacero contuso, poi i sindacati di polizia avevano manifestato solo il giorno prima. Un po' di rispetto reciproco nelle comuni corporazioni sindacali non farebbe male all'Italia dei lavoratori. Io, che non posso nascondere reati e non lo farò per "nessuno", non posso firmare nessun testo tra quelli che mi sono pervenuti perché rappresentano fumo negli occhi della popolazione e il rifiuto degli organizzatori ad assumere le responsabilità sui fatti accaduti. I professionisti del microfono li abbiamo visti e sentiti tutti, nello stesso identico modo in cui furono  certe le incriminazioni della "spesa proletaria" a Roma, quando cioè i sedicenti disobbedienti si portarono dietro i giornalisti e le telecamere. L.M.

Scontri a Roma, 81 denunciati

 

Mantovano, ipotesi Daspo per piazze

18 dicembre, 15:31

ROMA - E' di 81 denunciati il bilancio delle indagini della Digos in relazione alle manifestazioni studentesche che nelle ultime settimane hanno interessato il centro della Capitale. Per tutti è stato contestato il reato di manifestazione non preavvisata, oltre al blocco stradale, interruzione di pubblico servizio, oltraggio e resistenza pubblico ufficiale. Per 41 degli 81 indagati è scattata anche la denuncia per blocco ferroviario poiché in occasione della manifestazione del 30 novembre scorso hanno occupato alcuni binari della Stazione Termini creando disagi alla circolazione ferroviaria, oltre che ai viaggiatori.
 
MARONI, DASPO PIAZZE PUO' ESSERE DA SUBITO - Per il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, la proposta di estendere il Daspo anche alle manifestazioni di piazza ''e' interessante'' e potrebbe essere inserita da subito nel ddl sicurezza che ha iniziato l'iter al Senato. ''Valuteremo - ha detto Maroni - se c'e' una maggioranza che sostiene questa proposta''. ''Mi sembra una proposta interessante quella di Mantovano - ha aggiunto Maroni, parlando a margine di un pranzo con gli altri big della Lega a Vicenza -, perche' il Daspo sta funzionando molto bene dentro gli stadi. Riteniamo che questo modello sia esportabile. C'e' la possibilita' di inserirlo gia' nel ddl sicurezza''. Quanto alle scarcerazioni dei giovani arresti dopo gli scontri dio piazza a Roma il 14 dicembre, il responsabile del Viminale ha osservato che ''la scarcerazione e' stata un errore, anche perche' c'e' un rischio di reiterazione del reato''. ''Non voglio fare polemica, e' un'opinione e non una critica nei confronti della decisione dei magistrati'', ha precisato Maroni, che ha annunciato adesso misure piu' stringenti in vista della prossima manifestazione degli studenti, il 22 dicembre. ''Adesso - ha detto - vigileremo soprattutto in vista della nuova manifestazione di mercoledi'. Visto quanto e' successo a Roma, la macchina sara' ulteriormente organizzata per evitare che si ripeta quanto e' successo pochi giorni fa''.

MANTOVANO, DASPO CORTEI DOPO STUDIO ADEGUATO Per il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano la possibilita' di impedire ai soggetti violenti la partecipazione alle manifestazioni di piazza, con un provvedimento simile al Daspo usato per allontanare i tifosi facinorosi dagli stadi, ''e' una ipotesi di lavoro che dev'essere vagliata da parte di tutti gli uffici tecnici competenti e per la quale serve uno studio tecnico adeguato''. Lo ha spiegato oggi a Bari parlando con i giornalisti. ''Il meccanismo e' questo: si punta - ha detto Mantovano - a prevenire gli atti di violenza cosi' come si e' fatto per gli stadi. E questa prevenzione individua, sulla base di elementi obiettivi e dati di fatto, i soggetti violenti che quindi gia' si sono resi responsabili di devastazioni e danneggiamenti''. ''Nel calcio - ha ricordato - funziona che per un periodo, che puo' andare da pochi mesi a qualche anno, si interdice il loro accesso allo stadio e in questo modo si fa venire meno l'occasione per esercitare la violenza''. ''Una cosa simile - ha rilevato Mantovano - con tutti gli adeguamenti e per questo ci deve essere uno studio tecnico adeguato, puo' valere per le manifestazioni'' in piazza. Nel senso che chi ha gia' dato prova di compiere determinati reati di lesioni, di devastazioni e cosi' via, viene interdetto per un congruo tempo dalla partecipazione a qualsiasi manifestazione di piazza''. ''Ed e' chiaro - ha concluso il sottosegretario - che la partecipazione poi comporta l'intervento sanzionatorio penale. Quindi c'e' una misura di prevenzione come primo passo e una misura sanzionatoria in caso di violazione delle prescrizioni in chiave di prevenzione''.
 
INDAGINE PUNTA A INDIVIDUARE POSSIBILE REGIA - Individuare l'esistenza di una ''cabina di regia'' degli scontri. E' a questo che punta l'inchiesta della Procura di Roma, coordinata dall'aggiunto Pietro Saviotti e dal procuratore capo Giovanni Ferrara sui tafferugli nella capitale il 14 dicembre scorso. Secondo le prime testimonianze di chi ha operato in piazza, gli assalti e i blitz contro le forze dell'ordine sono sembrati ''studiati a tavolino'' e in qualche modo preordinati al fine di aumentare la violenza. Gli uomini della Digos e i Carabinieri del Ros stanno lavorando su foto e filmati girati il 14: agenti dell' Antiterrorismo avrebbero effettuato anche riprese da alcuni terrazzi delle abitazioni del centro. Questo materiale sara' poi inviato, al termine dell'attivita' di indagine, ai magistrati della Procura di Roma.
 
ALEMANNO, ZONA ROSSA SARA' RAFFORZATA - "Il centro storico è già zona rossa e sarà rafforzato con la massima mobilitazione delle forze dell'ordine". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenuto in merito alle eventuali manifestazioni studentesche che si svolgeranno la prossima settimana a Roma in occasione della votazione in Parlamento del Ddl Gelmini sulla scuola. Alemanno, che si è espresso subito dopo una riunione in questura assieme al prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e al questore Francesco Tagliente, ha spiegato che "la questura e il prefetto hanno garantito la massima attenzione affinché il centro storico non venga più investito da incidenti o avvengano episodi come quelli della settimana scorsa. Si disporranno tutte le misure di ordine pubblico necessarie a tenere lontano dal centro le manifestazioni".
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Di Loredana Morandi (del 18/12/2010 @ 17:07:16, in Magistratura, linkato 1320 volte)

G8, De Gennaro mentì per salvarsi


18 dicembre 2010

Gianni De Gennaro, capo della polizia ai tempi del G8 di Genova del 2001, «aveva il suo interesse a non fare trapelare un suo diretto coinvolgimento nella vicenda della scuola Diaz»: è quanto si legge nelle motivazioni alla sentenza d’appello che ha ribaltato l’assoluzione di De Gennaro, pronunciata in primo grado dal tribunale di Genova il 17 giugno scorso.

La notizia è stata anticipata questa mattina dal Secolo XIX in edicola.

Secondo i giudici che hanno firmano la sentenza di secondo grado - Rosaria D’Angelo e Raffaele Di Napoli - De Gennaro «aveva bisogno di alterare l’accertamento dei fatti, delle loro modalità e delle responsabilità politiche e penali posti in essere durante quell’operazione».

I depistaggi emersero per puro caso: intercettando funzionari e artificieri, i giudici si sono imbattuti nelle telefonate di “preparazione” della testimonianza del questore Colucci. Da quelle telefonate emerse che «il “capo” avrebbe ordinato a Colucci di rivedere le precedenti dichiarazioni sulla presenza sul campo del portavoce del capo della polizia, Sgalla, per aiutare i colleghi imputati nel processo per l’irruzione nella scuola Diaz: bisogna che aggiusti un po’ il tiro», è la frase che Colucci riferì all’ex capo della Digos, Mortola, dopo il colloquio con De Gennaro.

Secondo i giudici d’appello, dunque, «la richiesta espressa ed esplicita di ritrattare» conteneva una minaccia: ripercussioni sulla carriera di Colucci «che proprio in quel periodo era in fase di valutazione per la progressione di carriera».

De Gennaro, dunque, per il giudice «abusò anche della funzione pubblica esercitata e connessa al suo ruolo di direttore generale del dipartimento della Pubblica Sicurezza».

Il Secolo XIX

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La Rassegna

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Di Loredana Morandi (del 18/12/2010 @ 15:46:12, in Osservatorio Famiglia, linkato 1300 volte)
Al lavoro, ancora, i ragazzi di Don Di Noto. Il terzo caso di pedofilia della settimana in Sicilia. Cmq emule si scrive eMule, non E-mule... L.M.

PEDOFILIA: PERQUISIZIONI,
UN ARRESTO A BOLOGNA


(AGI) - Catania, 17 dic. - Un uomo e' stato arrestato a Bologna dalla polizia postale e delle comunicazioni durante una delle perquisizioni disposte in diverse citta' dalla procura della Repubblica di Catania nei confronti di 15 soggetti indagati per divulgazione di video pedo-pornografici su internet.

L'arrestato e' un bolognese di 64 anni, nel cui computer gli investigatori hanno individuato migliaia di file, tra video e foto, di minori sfruttati sessualmente. L'indagine del compartimento polizia postale di Catania, coordinata dal sostituto procuratore Rocco Liguori, si e' concentrata sulla diffusione di contenuti pedofili on line tramite "E-mule", uno dei piu' noti programmi per la condivisione di dati "peer-to-peer".

Le perquisizioni sono state eseguite a Siracusa, Messina Bologna, Pistoia, Cagliari, Venezia, Taranto, Roma, Rimini, Brescia, Como e Cuneo. Sequestrato numeroso materiale informatico ora al vaglio degli inquirenti. (AGI) .
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Scontri Roma: penalisti,
con ispezione Alfano in pericolo
libertà giurisdizione

Ucpi, così si rischia di influire su accertamenti in corso


Roma, 17 dicembre - L’Unione camere penali italiane esprime "profonda preoccupazione” per l’ispezione del Guardasigilli Angelino Alfano, finalizzata alla verifica delle condizioni formali e “sostanziali” per la scarcerazione dei 22 accusati dei disordini avvenuti a Roma.

Dopo la reazione dell'Anm, arriva anche quella dei penalisti, che sottolineano come l'Ucpi "da sempre conduce una battaglia in difesa della libertà della giurisdizione, messa in pericolo quando l’esercizio del potere d’ispezione è conseguenza unicamente del mancato gradimento della decisione e produce l’evidente effetto d’influire su accertamenti giudiziari in corso”.

“Il controllo sostanziale delle decisioni dei giudici”, concludono i penalisti, “non può che appartenere alla giurisdizione e comunque non può essere l'oggetto di ispezioni ministeriali ad hoc, peraltro sollecitate dal ministro dell'Interno”.

Ufficio stampa Ucpi
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Di Loredana Morandi (del 18/12/2010 @ 06:28:20, in Estero, linkato 2816 volte)
Tokio: il Decreto Anti Lolicon è Legge!


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/pedo_demotivazionale.jpg

In Italia è vietata la pornografia virtuale così, per i modi di applicazione della nuova legge che interessa la Prefettura della capitale giapponese, probabilmente nei prossimi mesi converrà intensificare i controlli aeroportuali nei confronti degli italiani di ritorno dal Giappone.

Finalmente la censura!
Il Giappone è il massimo produttore di pornografia virtuale nel mondo e per gli effetti devastanti presso le comunità internazionali ha rischiato l'isolamento culturale, economico e politico. La pornografia, purtroppo per i suoi cultori e per fortuna per tutto il resto dell'umanità, non è espressione della libertà di opinione bensì un mero prodotto commerciale. Il governo di Tokio ha così potuto censurare l'industria sotto la spinta del blocco di acciaio composto dalla maggioranza conservatrice dell'antico pensiero di Confucio, coalizzata con gli esponenti della minoranza cattolica e le "femministe". Ovvero l'espressione politica di un voto congiunto tra i progressisti di sinistra nel partito democratico, i moderati e l'estrema sinistra.

Cosa prevede il decreto 156 del 22 novembre 2010
Si tratta di una vera e propria operazione di moralizzazione dell'editoria e non colpirà soltanto i manga, ma anche la produzione di gadget, l'industria di animazione e quella dei video game. Il testo prevede inoltre una censura aggiuntiva per i contenuti disponibili per i telefonini e la navigazione internet dei minori.

Che cosa è vietato?
Originariamente la proposta di legge recava una descrizione relegata alla figura del "minore virtuale", che nel testo definitivo è stata soppressa. Attenzione, la legge non si è "ammorbidita", anzi tutt'altro. Perché dall'entrata in vigore saranno ritenuti "vietati ai minori" tutti i contenuti sessuali, violenti o che estremizzino i peggiori comportamenti dell'umanità, relativi a minori e adulti, abitualmente sanzionati nella vita reale: dallo stupro, all'incesto ma anche il furto, l'uso di sostanze stupefacenti e l'omicidio anche non a sfondo sessuale.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/Lolicon_comicbooks_sold_in_Japan.jpg
clicca per allargare l'immagine (da Wikipedia)


Addio produzione di massa di hentai, doujin e yaoi
Dall'entrata in vigore del decreto gli editori hanno ottenuto un periodo di assestamento e riprogrammazione di soli 6 mesi, cioè da aprile a novembre. Trascorso questo periodo ad ogni editore è consentita la pubblicazione di soli 6 prodotti di "allarme sociale" vietati ai minori, il che tradotto nella formula delle serie significa 6 volumi di una serie sola all'anno, non già 6 serie di manga pornografici che magari escono in edicola con cadenza settimanale.

Le pene per gli editori
Con il nuovo regime sanzionatorio introdotto dal decreto 156 della Prefettura di Tokio, l'editore che viola il disposto di legge rischia di essere "umiliato" in pubblico, ed esposto alla gogna mediatica con tanto di documentazione a cura di un esponente del Governo della Prefettura di Tokio. E' la pena degli antichi Samurai, il karakiri, la scelta della morte di fronte al disonore (per la serie ve lo facciamo vedere noi lo shonen, dal vivo). Alcune voci accreditate dichiarano inoltre, che dall'Italia sarà consegnata al Prefetto di Tokio l'intera documentazione sull'omicidio della quattordicenne di Niscemi, e l'ampia documentazione inerente il modus operandi ispirato al doujin pornografico della famosissima serie Dragon Ball.

La protesta degli artisti
In più di 1400 hanno protestato, tra disegnatori e altri operatori del comparto editoriale anime e manga. Una protesta  falsamente improntata alla libertà di espressione che io, fondatore di Artists Against War Italia, non voglio e non posso accettare. Perché nella descrizione dettagliata in un disegno dell'abuso sessuale di un adulto  ai danni di un bambino non c'è Arte, ma solo comoda commerciale violenza.

Loredana Morandi

La bibliografia essenziale:

Yomiuri Shimbun

Los Angeles Times

The Telegraph

France Press via Mns news

AFP via Google news

Da non perdere, nonostante la posizione pro pedo, il blog di Dan Kanemitsu, che cita anche il nostro Telefono Arcobaleno nell'articolo "Something People Overseas Can Do – Fight Misconceptions about Bill 156 and Japan".
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Il Tribunale «sotto organico»
perde altri quattro magistrati


L'APPELLO. Tarquini, Dessì, Mazzoncini e Tropeano si sono congedati dal loro lavoro a Palazzo di Giustizia. Campanato: «Abbiamo grosse carenze a livello di personale» Paroli: «Cercheremo di collaborare con le aule giudiziarie bresciane»

17/12/2010

Alle giovani leve consigliano di tenere duro, anche se, in effetti, pare che neanche loro, pilastri della giustizia bresciana arrivati al traguardo della pensione, abbiano intenzione di starsene con le mani in mano.
Dopo i congedi individuali la città ha pubblicamente salutato quattro magistrati che hanno lavorato per decenni negli uffici giudiziari del distretto: Roberto Mazzoncini, per 8 anni presidente del Tribunale di Brescia e da 45 in servizio effettivo, Angelo Tropeano, presidente della sezione lavoro della Corte d'Appello di Brescia, Piergiorgio Dessì, presidente della prima sezione civile in Corte d'Appello, e Giancarlo Tarquini, a capo della Procura bresciana per 11 anni,sostituto dal 2008, con 43 anni di servizio alle spalle. A dare loro un «grazie» corale per il lavoro svolto, sono stati la presidente della Corte d'Appello Graziana Campanato e il procuratore generale Guido Papalia: davanti a loro, nell'aula d'assise d'appello «Agostino Pianta», al Palagiustizia di via Gambara, i rappresentanti istituzionali (a partire dal sindaco) e militari, e decine di colleghi. 

Dopo il bilancio di una carriera intensa, il futuro senza toga di questi magistrati assume forme ora già delineate ora sfumate, ma, di certo, non coincidono con il riposo assoluto. Se Mazzoncini, da un lato, continuerà a occuparsi «dell'organizzazione della magistratura, magari pubblicando qualcosa», dall'altro «avrò certamente più tempo per dedicarmi ai miei hobby - ironizza -: pittura, disegno, scrittura e viaggi». Guai a chiamarlo «pensionato», Tarquini, che preferisce definirsi «dimissionario» mentre tratteggia le sue nuove vesti a Reggio Emilia, dove, da giudice tributario, continuerà a fare il presidente di sezione, oltre che dell'Unione giuristi cattolici italiani e, «perchè no, proverò a ricominciare, da avvocato, con mio figlio», conferma Tarquini, a cui Vanni Barzellotti, presidente degli avvocati di Brescia, augura di «riscoprire la meraviglia della giustizia dalla parte dell'avvocatura». Tropeano, comunque giudice, ai giovani dice di «non arrendersi e di tenere alti i valori di imparzialità e obiettività che caratterizzano questo lavoro», un consiglio a cui Dessì aggiunge un auspicio: «Spero che per loro vengano tempi migliori, e organici adeguati anche sotto il profilo del personale amministrativo». 

NON Č UN SEGRETO, del resto, che a spingere il congedo anticipato di questi storici magistrati bresciani, abbiano contribuito «i recenti provvedimenti legislativi che hanno diversamente regolato il sistema pensionistico, apportando pesanti penalizzazioni per i dipendenti pubblici». Così Campanato, dopo aver ribadito l'eccellenza di questi quattro colleghi «non solo per la preparazione professionale e l'impegno profuso, ma per il ruolo carismatico nei confronti di colleghi e cancellieri», coglie l'occasione per ricordare le criticità della giustizia, locale e globale. «Le scoperture di organico arrivano al -20 per cento, pari a circa 1.600 magistrati: va pure peggio nel nostro distretto, ampiamente sottodimensionatorispetto alla mole di lavoro - denuncia -: è grazie a persone come queste se gli uffici giudiziari vanno avanti». Non è mancato un omaggio speciale, da lei, veneziana, per i colleghi in congedo: una foglia in vetro di Murano, simbolo della vita, «per augurarvi la leggerezza del vivere per gli anni a venire». Poi, l'appello, sposato da Mazzoncini, affinchè le istituzioni non solo sollecitino il Governo a ridimensionare gli uffici giudiziari bresciani, ma lavorino in rete con loro. E Paroli risponde. «Brescia ringrazia e saluta questi quattro uomini valorosi, perchè lavorare in un'aula di giustizia richiede doti straordinarie: è vero, il magistrato è parte dominante della comunità e della sua crescita e, nel rispetto delle competenze, guardiamo nella stessa direzione, con la stessa dedizione. Per questo dobbiamo valorizzare la strada della collaborazione».

Mara Rodella
Brescia Oggi
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Di Loredana Morandi (del 17/12/2010 @ 18:19:12, in Magistratura, linkato 2786 volte)
CASERTA: PASQUALE MENDITTO
REVISORE NAZIONALE MAGISTRATI TRIBUTARI


CASERTA, DICEMBRE 2010 (Casertasette) - - Ancora un casertano alla ribalta nazionale, inserito ai vertici della giustizia Tributaria. Il Prof. Dott. Pasquale Menditto, noto commercialista casertano, da anni magistrato tributario, nonché responsabile e docente presso la Scuola di formazione per magistrati tributari, è stato nominato Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti in sede nazionale del Sindacato Magistrati Tributari.

Il Prof. Menditto, tra l’altro, ricopre la carica di segretario del sindacato magistrati tributari di Caserta ed è assistente alla Cattedra di diritto tributario presso la 2° Università alla Facoltà di Giurisprudenza di S. Maria C.V. E’ stato recentemente nominato nel collegio dei curatori per il fallimento del Polo della Qualità. All’illustre personaggio le felicitazioni della redazione di Casertasette.

http://lnx.casertasette.com/modules.php?name=News&file=article&sid=20262


ASSOCIAZIONE MAGISTRATI S. MARIA C.V..
ANNA RITA MOTTI PRESIDENTE


SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta), 16 dicembre 2010 - Il magistrato Anna Rita Motti, giudice civile del tribunale di Santa Maria, è da ieri il nuovo presidente della locale sottosezione dell’Associazione nazionale magistrati guidata, negli ultimi due anni da Carlo Fucci, sostituto procuratore a Santa Maria, già referente nazionale, in passato dell’associazione.

La neo presidente ha ottenuto 56 voti a fronte dei 41 dell’altro candidato alla presidente, il giudice civile della sezione fallimentare Andrea Ferraiuolo sostenuto dal presidente uscente Fucci il quale sta portando avanti un progetto avulso dall’asse delle correnti tradizionali apparse con schieramenti frastagliati durante il test elettorale.

Per la segreteria è stato eletto il sostituto procuratore Ilaria Sasso del Verme che ha ottenuto 70 preferenze rispetto alla collega Antonella Cantiello (31) la cui candidatura era stata proposta come espressione di diverse toghe. I magistrati votanti sono stati 103 (4 le schede bianche), mentre ha ritirato la sua candidatura alla presidenza il giudice Raffaello Magi peraltro membro del consiglio giudiziario.

Il presidente uscente Fucci, questa volta non ricandidatosi, nell’esprimere le sue congratulazioni agli eletti, ha commentato positivamente il test elettorale; il valore dei colleghi ed ha evidenziato l’ampia partecipazione oltre che il buon risultato ottenuto dal giudice Ferraiuolo.

http://lnx.casertasette.com/modules.php?name=News&file=article&sid=20265
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Golpe in Veneto: i secessionisti... L.M.

La Polisia veneta pronta a denunciare

i magistrati: «Intimidazione liberticida»

Il "Governo del popolo veneto" si rivolgerà agli organismi internazionali contro le accuse di costituzione di banda armata

TREVISO (16 dicembre) - Il presidente del sedicente "Governo del popolo veneto", Alberto Gardin, ha annunciato oggi a Treviso che saranno presentate nelle sedi internazionali denunce «per l'intimidazione liberticida degli uffici giudiziari e di polizia italiani nel Veneto contro i veneti». Questo, ha aggiunto, in seguito all'azione giudiziaria promossa nei confronti della cosiddetta "Polisia veneta", un'organizzazione paramilitare i cui responsabili sono accusati di costituzione di banda armata. All'incontro hanno erano presenti altri due rappresentanti del cosiddetto "Governo del popolo veneto", Paolo Zanatta, definito il ministro degli esteri, e Daniele Quaglia, presidente dell'assemblea del popolo veneto.

In particolare i venetisti hanno accusato il procuratore della Repubblica di Treviso, Antonio Fojadelli, d'aver intrapreso un'«iniziativa sgangherata», in quanto «nulla di quanto è stato contestato come illegale è stato mai realizzato». «La Procura di Treviso in combinazione con la Questura italiana locale - ha concluso Gardin -, reagiscono disordinatamente al processo di ricostruzione dello Stato veneto attraverso sue libere e sovrane istituzioni», fra le quali vi dovrebbe essere anche una forza di polizia. I venetisti hanno infine annunciato per i prossimi mesi l'organizzazione di una campagna elettorale per l'allargamento dell'assemblea che sarà presentata formalmente il 25 aprile prossimo a Venezia, in concomitanza con l'elezione di un presidente della Repubblica veneta.

Il Gazzettino
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=131020
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Postazione multimediale nell'atrio e 10 mila metri quadrati di nuovi uffici in via San Barnaba

Tribunale, nuovi servizi telematici
Ma niente Cittadella della Giustizia

Il presidente Pomodoro: «Non c'è la possibilità di realizzarla, valorizziamo gli spazi che abbiamo»

MILANO - Il «prisma» con schermi multimediali nell'atrio di Palazzo di Giustizia è un po' un simbolo del tribunale del futuro, anche in vista dell'Expo. «Stiamo lavorando affinché l'amministrazione della giustizia nel nostro Tribunale sia il modello per gli altri tribunali italiani», ha spiegato il presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, presentando l'installazione «Il Tribunale che verrà», nell'ambito del «Tavolo per la giustizia della città di Milano» (tra i partner ci sono anche il Ministero della Giustizia e quello dell'Economia). Per quanto riguarda la futura Cittadella della Giustizia, in zona Porto di Mare, Pomodoro si è invece mostrata pessimista: «Uun progetto che, almeno per il momento, non ha alcuna possibilità di essere realizzato».

LE POSTAZIONI TELEMATICHE - Il «prisma» servirà a spiegare ai cittadini, come ha chiarito Pomodoro, «quello che stiamo facendo per migliorare i servizi». Dalle postazioni telematiche si potranno ottenere informazioni sugli uffici giudiziari e districarsi tra uffici e certificati. «Non siamo qui a lavorare in un fortino, noi lavoriamo per i cittadini, siamo un servizio», ha detto il presidente Livia Pomodoro. L’obiettivo, ha detto Pomodoro, è quello di fare in modo che «non solo gli addetti ai lavori sappiano cosa stiamo facendo, ma anche i cittadini, che continuano a considerare ostile un luogo dove loro invece trovano soluzione i loro conflitti». Anche in vista del «mitico 2015, che dovrebbe essere l’anno di Milano con la vetrina dell’Expo».

I NUOVI UFFICI - L’installazione «Il tribunale che verrà» mostra anche, su uno schermo, le immagini del cantiere aperto in via San Barnaba, per far fronte con altri 10 mila metri quadrati di uffici alla carenza di spazi per l’amministrazione della giustizia. «Valorizziamo ciò che abbiamo, che non è poco», ha commentato Livia Pomodoro. Ricordando i passi fatti a favore del «processo civile telematico», ha aggiunto che ora si sta lavorando all’emissione dei provvedimenti del giudice in via telematica. Il prossimo obiettivo è un sistema di front office che dia informazioni online.

NIENTE CITTADELLA DELLA GIUSTIZIA - Quanto alla Cittadella della Giustizia, che avrebbe dovuto sorgere entro il 2015 a Porto di Mare, nella zona sud del capoluogo lombardo, Livia Pomodoro ritiene che «non ci sia la possibilità». Del progetto si è discusso molto negli ultimi anni, ma sugli aggiornamenti «non abbiamo notizie e, dato che il 2015 è dietro l'angolo, penso che non ci sia la possibilità per realizzarla». Anche il presidente dell'ordine degli avvocati di Milano, Paolo Giuggioli, è convinto che «non saremo in grado di fare questa operazione», ossia trasferire gli uffici giudiziari da corso di Porta Vittoria alla zona di Porto di Mare, «entro il 2015», come invece era stato sempre ipotizzato.

Corriere Sera 16 dicembre 2010 (ultima modifica: 17 dicembre 2010)

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