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 .. looking glass ..... di Lunadicarta
 
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Affinché il nostro desiderio infinito di giustizia possa essere colmato, occorre un giudice che adempia a queste tre condizioni: essere il signore della Storia; conoscere il segreto dei cuori; e operare per la riconciliazione e non per la distruzione.

Fabrice Hadjadj
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 15:54:59, in Magistratura, linkato 1537 volte)

Magistratura Democratica

sulla legge "Pecorella"

La legge Pecorella costituisce l’ultimo colpo mortale alla possibilità che il sistema giudiziario possa fornire risposte in tempi ragionevoli alle domande dei cittadini. Essa, tra gli altri danni, vanificherà il recupero d’efficienza nel settore penale realizzato dalla Corte di Cassazione negli ultimi anni, produrrà un enorme aumento del numero di ricorsi a fini dilatori, determinerà un concreto rischio di progressiva paralisi del sistema.

Come ha fatto sempre in questi cinque anni, la maggioranza parlamentare è stata sorda agli allarmi e alle preoccupazioni avanzate da tanti autorevoli giuristi. Ha perfino ignorato l’invito alla riflessione ed alla saggezza, rivolto all’unanimità dai Presidenti delle Corti Supreme dell’Unione Europea, tramite le chiare e misurate parole di Guy Canivet, presidente della Corte di Cassazione francese.

Nonostante le retoriche proclamazioni di guardare ai paesi occidentali, la maggioranza si oppone ad ogni prospettiva d’unificazione dei sistemi giuridici europei ed allontana sempre più la Corte italiana dal modello di giudice di legittimità, proprio dei migliori sistemi giudiziari dei paesi dell’Unione.

Cresce di un’unità il numero delle leggi da cancellare per prendere sul serio la giustizia e rilanciare la possibilità di una vera e seria riforma del sistema giudiziario nell’interesse di tutti i cittadini.

Franco IPPOLITO, presidente di Magistratura democratica.
Juan Ignazio PATRONE, segretario generale di Magistratura democratica

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 15:48:46, in Magistratura, linkato 1422 volte)

Consiglio Superiore della Magistratura

Sul DDL "Pecorella"

La deliberazione del CSM che contiene alcune valutazioni indirizzate al Ministro della giustizia sul testo del ddl "Pecorella" in tema di limiti alle impugnazioni era all'ordine del giorno di ieri ed è stata rinviata ad oggi. Ciò in considerazione del fatto che in Senato, in seconda lettura, erano già iniziate le votazioni finali sugli emendamenti presentati al testo giunto dalla Camera e che questo rendeva ormai probabilmente non praticabile una utile interlocuzione col Ministro. Questa mattina la trattazione della pratica è stata sospesa in quanto le votazioni erano in corso ed era prevedibile (come infatti è avvenuto) che la legge fosse defitivamente approvata.
Tutto questo nulla toglie all'attualità delle perplessità e delle critiche espresse nella proposta formulata dalla Sesta commissione ad un testo di legge che presenta aspetti di rilevante inopportunità e di possibile contrasto con i principi costituzionali. Per comodità si riporta di seguito il testo della delibera di commissione.

Ricordiamo che la deliberazione era inserita all'ordine del plenum del 22 dicembre, ma non potè essere assunta dal Consiglio per la mancanza del numero legale legata all'assenza di alcuni dei componenti laici. In altri termini, facendo mancare il numero legale si sono resi del tutto tardivi e non praticabili il dibattito e la approvazione di un documento consiliare su un tema che così profondamente incide sugli assetti organizzativi della giustizia penale e su importanti aspetti che hanno ricadute ordinamentali.

M.G.CIVININI, L.MARINI, F.MENDITTO, G.SALME', G.SALVI

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 10:13:27, in Magistratura, linkato 1767 volte)

Il CSM sul Decreto Legge su Ministero e CSM

Abbiamo più volte espresso giudizi negativi sulle scelte del legislatore del 2002 che penalizzavano impropriamente i Consiglieri del CSM e miravano ad interferire sull'autonomia del Consiglio stesso.
Inopinatamente e senza alcuna forma di consultazione preventiva, il Governo introduce un trattamento di favore per la futura carriera dei magistrati che ricoprono incarichi ministeriali di vertice, ponendosi intenzionalmente in contrasto aperto con i criteri adottati dal Consiglio negli ultimi anni.

Altrettanto inopinatamente ed in modo suggestivamente contestuale si interviene sul ricollocamento in ruolo dei Consiglieri a fine mandato.

Queste disposizioni ci vedono fermamente contrari nel merito. Ci impegnano a batterci con coerenza, a partire dalla richiesta di esprimere parere, perché queste norme vengano radicalmente modificate.

Questa è la disposizione, inserita nel corpo di un Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri in data 29 dicembre scorso contenente diversificate "Misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione", che si riporta testualmente di seguito.

Ernesto Aghina, Paolo Arbasino, Giuliana Civinini, Giuseppe Fici, Luigi Marini, Francesco Menditto, Giuseppe Salmè, Giovanni Salvi


Testo - Art. 23
(Disposizioni in materia di magistrati ordinari e di rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura.)

Ai fini del conferimento delle funzioni previste dall'art. 2, comma 1, lettera h), numeri da 7 a 16, e lettera i), numeri 1 e 2 della legge 25 luglio 2005, n. 150, il Consiglio Superiore della Magistratura valuta, anche sotto i profili del merito, delle attitudini e della capacità organizzativa, lo svolgimento da parte dei magistrati ordinari, per almeno due anni degli incarichi di capo o vice capo degli uffici di diretta collaborazione con i Ministri, di capo o vice capo dei dipartimenti, ovvero di incarichi non inferiori a quelli di funzione dirigenziale di livello generale o equiparati, anche presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché quelli conferiti ai sensi dell'art. 6 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303.

La disposizione di cui al comma 1 si applica anche ai magistrati ordinari che hanno svolto, per almeno quattro anni, gli incarichi ivi previsti antecedentemente all'entrata in vigore del presente decreto.

I magistrati componenti elettivi del Consiglio superiore della magistratura in scadenza nel periodo previsto per l'esercizio sono ricollocati in ruolo nell'ufficio di provenienza ovvero, a domanda, in altro posto libero per il quale non sia stata avviata la procedura di copertura, senza distinzione di funzioni, ma con esclusione di qualunque incarico direttivo, tenuto conto dell'anzianità di servizio. Per tale ricollocamento in ruolo non si applicano le disposizioni dell'art. 13 della legge 2 aprile 1979, n. 97, come sostituito dall'articolo 6 della legge 19 febbraio 1981, n. 27. I magistrati destinati all'ufficio di provenienza sono legittimati a presentare domanda di trasferimento o per il conferimento di funzioni di legittimità, semidirettive od direttive, trascorsi sei mesi dalla immissione in servizio.

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 10:06:38, in Magistratura, linkato 1642 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Sulle recenti vicende affaristiche

La credibilità e la trasparenza sono beni essenziali per i singoli magistrati e per l’intera magistratura; anche il codice deontologico, che i magistrati si sono dati, detta norme rigorose a garanzia della loro piena indipendenza da ogni forma di condizionamento, quale strumento indefettibile per la tutela dei diritti dei cittadini.

In relazione alle recenti vicende di cronaca che vedono coinvolti anche magistrati, l’Associazione Nazionale Magistrati, sommamente interessata a che la verità sia portata alla luce senza riguardi per nessuno, auspica che tanto in sede giudiziaria quanto in sede di autogoverno si proceda ai necessari accertamenti con speditezza, completezza e tempestività, al fine di fare chiarezza nell’interesse di tutti e degli stessi soggetti coinvolti, fornendo alla pubblica opinione risposte adeguate.

Roma, 11 gennaio 2006
Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 09:12:43, in Magistratura, linkato 3706 volte)

                                   

 

Al sig. Presidente del Senato

 

Al sig. Presidente della Camera

 

Al sig. Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura

 

Al sig. Presidente del Consiglio Nazionale Forense

 

 

 

Il Senato si accinge ad approvare il ddl 3600/S che elimina l’appello del pubblico ministero contro le sentenze di proscioglimento ed apporta al giudizio penale di cassazione modifiche tali da  determinarne lo stravolgimento.

Mentre per il giudizio civile il legislatore si è mosso nella direzione della  valorizzazione della funzione di giudice di legittimità della Suprema corte,  dobbiamo rilevare la grave contraddizione di una riforma che riserva alla cassazione penale un regime diametralmente opposto. 

 

Nel rapporto sull’Italia del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, presentato il 14 dicembre 2005 al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa tra l’altro efficacemente si pone in risalto  la preoccupazione derivante dalle statistiche delle cause pendenti dinanzi alla giurisdizione suprema che “dimostrerebbero un ricorso abnorme al ricorso per cassazione, così da far divenire la Corte di cassazione non più un organo destinato a decidere della buona applicazione del diritto, ma piuttosto una specie di terzo grado di giurisdizione”. Con questa legge la situazione peggiorerà ulteriormente.

 

Cinque  sono i punti che suscitano particolare allarme, e  riguardano tutte le  modifiche processuali proposte:

  • Con la soppressione del  brevissimo inciso contenuto nell’art. 606 c. 1 lett e) del cpp che impone al giudice di legittimità di rilevare i vizi logici della motivazione sempre che essi emergano dal testo del provvedimento impugnato, si elimina una delle innovazioni più significative introdotte con il codice del 1989. Il testo codicistico era stato l’approdo di un dibattito scientifico complesso tendente a consentire l’intervento della Corte  di cassazione a fronte di provvedimenti manifestamente irragionevoli, mantenendone la funzione di giudice di legittimità, che valuta gli atti e i provvedimenti e non i fatti e la loro ricostruzione da parte del giudice. Ora si decide una radicale inversione di tendenza e si determina la trasformazione del giudizio di legittimità in un terzo grado di giudizio di merito. Disancorare la valutazione di logicità dal testo del provvedimento significa inevitabilmente assumere come parametro l’intera attività processuale, e spingere quindi il giudice ad una riconsiderazione di ogni singolo atto d’indagine. D’altro canto l’aver attribuito autonoma rilevanza alla  contraddittorietà della motivazione, che è evidentemente un  vizio  del ragionamento, rispetto alla illogicità manifesta,  è  la ulteriore dimostrazione che l’obiettivo realmente perseguito dal disegno di legge è quello della trasformazione del giudizio di cassazione in giudizio di merito, perché la contraddittorietà, se deve essere qualcosa di diverso dal  mancato coordinamento tra le proposizioni logiche della decisione, diventerà inevitabilmente  il contrasto tra la sentenza e le prove acquisite, e perciò imporrà al giudice di cassazione di rivedere la prima alla luce delle seconde, cioè di effettuare un nuovo giudizio di merito. 

Non è in ballo soltanto la sensibilità della cultura giuridica, che pure merita  rispetto, ma soprattutto la concreta ed efficace amministrazione della giustizia, la funzionalità della giurisdizione, il principio della ragionevole durata del processo. Si avranno infatti molti più ricorsi per cassazione, la Corte , costretta a valutare non i provvedimenti, ma tutti gli atti del processo,  potrà decidere un numero nettamente inferiore di ricorsi; molto più difficilmente sarà possibile rilevare la inammissibilità del ricorso con le conseguenze in termini di laboriosità dei provvedimenti e di rilevanza della decorrenza del termine di prescrizione, che per un principio di diritto vivente  non rileva, attualmente, quando esso sia maturato dopo la sentenza d’appello ed il ricorso sia dichiarato inammissibile. Questo inciderà sulla durata dei procedimenti e aumenterà inevitabilmente i ricorsi strumentali e dilatori a danno dei ricorsi correttamente posti su questioni di diritto, che investono  la corte della sua funzione di salvaguardia ultima dei diritti fondamentali. Combinandosi, in molti casi,  con la riduzione dei termini di prescrizione,  l’innovazione  è destinata ad avere  ad avere effetti  sconvolgenti. Anche dal punto di vista logistico la situazione della Corte diventerà ingestibile, poiché dovranno essere inviati dai giudici di merito tutti gli atti del processo, come accadeva quando la Corte non decideva, come ora, molte migliaia di casi.

E’ forviante la suggestiva  considerazione che si tratta  di formula analoga a quella prevista dal codice di procedura civile. L’allarme invece non è ingiustificato: i giuristi sanno quanto sia stato  arduo radicare nella cultura di giudici e avvocati i valori concettuali del giudizio di legittimità e quanto, specie nel penale, sia forte la pressione e l’incombenza del fatto; lanciare un così inequivoco segnale normativo  significa far arretrare di cinquant’anni il dibattito culturale e l’elaborazione scientifica con inevitabili ricadute negative su tutta la giurisdizione.

Quale ulteriore conseguenza si avrà la notevole dilatazione del ricorso straordinario contro le sentenze delle cassazione, introdotto negli ultimi anni e solo per i giudizi penali, che tenderà  ad assumere  la fisionomia di un quarto grado di giudizio con ulteriore aggravio della durata ragionevole del processo.

 

 

  • Il testo della proposta modifica anche l’art. l’art. 606 c. 1 lett d). L’attuale formulazione prevede quale motivo di ricorso la mancata ammissione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta a norma dell’art. 495 comma 2: si tratta  di una disposizione posta a tutela del diritto alla “controprova”, strettamente funzionale alla realizzazione della natura accusatoria del processo penale. Con la riforma si intende eliminare il riferimento all’art. 495, comma 2 cpp, richiedendo, ai fini della deducibilità in cassazione del vizio derivante dalla mancata assunzione,  esclusivamente una generica ammissibilità della prova stessa. Anche tale impostazione esplicita lo slittamento verso un terzo grado di merito. Se la dichiarata intenzione del legislatore dovesse trovare rispondenza nell’interpretazione giurisprudenziale, la riforma potrebbe alterare profondamente il meccanismo della discovery,  incentivando la parte a strategie strumentali e sleali nella formulazione delle richieste di prova.

 

  •  Viene introdotto l’obbligo per il pubblico ministero di formulare richiesta di archiviazione “quando la Corte di cassazione si è pronunciata in ordine alla insussistenza di gravi indizi di colpevolezza,ai sensi dell’art. 273, e non sono stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta ad indagini”.  Anche questa misura  accentua da una parte la caratterizzazione della cassazione come giudice del merito e implica dall’altra una ultraeffettività della decisione della Corte, destinata a produrre i suoi effetti al di là del procedimento incidentale in cui viene resa, imponendo una valutazione di merito addirittura  vincolante per il titolare dell’azione penale nell’esercizio delle sue prerogative costituzionali. D’altra parte la corte costituzionale (sent. 71/96) ha chiarito la diversità tra gli indizi richiesti per l’emissione dei provvedimenti e gli elementi rilevanti ai fini del rinvio a giudizio.

 

 

  • Vengono rese inappellabili le sentenze di non luogo a procedere, contro le quali sarà possibile solo il ricorso per cassazione. E’ sufficiente osservare – per rendere palese l’assurdità della proposta  in esame, che, nell’attuale sistema, in caso di accoglimento dell’appello del pubblico ministero, la Corte d’appello emette il decreto che dispone il giudizio, che è per antonomasia la espressione della  valutazione del fatto  nella sua valenza delittuosa. La Corte di legittimità, pur costretta ad  una valutazione di merito, non avrà il corrispondente potere e questo determinerà un macchinoso sistema di rinvii.

 

  • La esclusione dell’appello del pubblico ministero contro tutte le sentenze di proscioglimento non appare avere alcuna ragionevole spiegazione al di fuori di una complessiva ridefinizione di tutto il sistema delle impugnazioni e razionalizzazione del processo penale.  Tale misura non può certo essere spiegata con l’esigenza di alleggerire il carico di lavoro del sistema di giustizia, dato che gli appelli del pubblico ministero rappresentano un quota  sostanzialmente esigua delle impugnazioni.              Nel nostro attuale sistema, l’innovazione rappresenta una riduzione delle garanzie di legalità del sistema stesso, particolarmente incongrua in ragione dell’avvenuta estensione del giudizio monocratico  di primo grado.   Comunque, tale misura, implicando il ricorso diretto in cassazione da parte del pubblico ministero contro le sentenze di  proscioglimento in primo grado  ha l’effetto di costituire un fattore di ulteriore aggravio del carico di lavoro della Corte. Questo rilievo appare particolarmente grave con riferimento alla  prevista conversione in ricorso per cassazione degli appelli oggi pendenti.  D’altro canto non sembra ragionevole e conforme a costituzione, in un sistema che si pone come obbiettivo quello della parità delle parti nel processo, pur  nella diversità della funzione svolta da quella pubblica e da quelle private, una così draconiana mutilazione delle facoltà di una di esse. Proprio la consapevolezza della iniquità di tale opzione sembra aver  indotto il legislatore a allargare le maglie del ricorso per cassazione. Così facendo però si è cercato di bilanciare una previsione di dubbia costituzionalità con contrappesi sicuramente contrari ai principi costituzionali di ragionevolezza, di buona amministrazione, di  ragionevole durata dei procedimenti. 

 

 

 

Adesioni appello

 

Giovanni Canzio, Domenico Carcano, Elisabetta Cesqui,   Giulio Illuminati, Giorgio Lattanzi, Gianfranco Viglietta,  Nino Condorelli ,Francesco De Leo, Gualtiero Michelini, Roberto Venditti, Claudio Nunziata, Pier Attilio Stea, Alessandro Leopizzi, Anna Canepa, Marisa Acagnino, Gianfranco Gilardi, Stefano Erbani, Marco Pivetti, Alberto Macchia, Vito D’Ambrosio, Giovanni Silvestri, Saverio Chieffi, Ernesto Lupo, Stefano Benini, Ignazio Fonzo, Alberto Princiotta, Gioacchino Izzo, Roberto Rossi, Alessandro Liverani, Sergio Sottani, Giacomo Paoloni, Gaetano Dragotto, Giuseppe Santalucia, Carlo Brusco, Maria Aschettino, Luciana Breggia, Carla Musella , Mariano Fadda, Livio Pepino, Guido Vecchione, Domenico Gallo, Gioacchino Romeo, Carlo Citterio, Armando Spataro, Juanito Patrone,  Paola Balducci, Andrea Scella, Carlo Brusco, Maria Aschettino, Luciana Breggia, Carla Musella,  Mariano Fadda, Guido Vecchione, Gioacchino Romeo, Carlo Citterio, Armando Spataro, Fabrizio Amato, Antonello Fabbro, Pasquale Profiti, Emilio Sirianni, Giancarlo De Cataldo, Amelia Torrice, Adriano Sansa, Carlo Citterio, Nicoletta Gandus, Gherardo Colombo, Pier Giorgio Dessì, Salvatore Sinagra, Daniele Cappuccio,  Albino Ambrosio, Ercole Aprile, Franca Amadori , Roberto Oliveri del Castillo , Francesco Puleio , Gianrico Carofiglio, Antonio Clemente, Ermengarda Ferrarese, Maria Teresa Orlando, Anna Cau, Francesco Gianfrotta, Giovanni Diotallevi, Giovanni Conti, Giuseppe Dentamaro, Francesco Antoni, Vittorio Teresi, Leonardo Tamborini, Santino Mirabella, Raffaele Barela, Luigi de Rugiero, Giuliano Castiglia, Roberto Riverso, Sergio Visconti, Alfonso Amatucci, Assunta Brizio, Massimo De Michele, Luca Pistorelli,  Gioacchino Natoli, Vito Monetti,  Pier Luigi Zanchetta, Laura Curcio, Giuliano Castiglia, Umberto Monti, Paolo Farina, Franco Cassano, Gianfranco Amendola, Antonio Gialanella, Antonio Minisola, Antonio Maruccia, Francesco Messina, Giovanni Giorgio, Marco Maiga, Giovanni Cannella, Maria Patrizia Spina, Lorenzo Nicastro, Olindo Canali, Danilo Ceccarelli, Emanuele Secci, Glauco Zaccardi, Antonio Didone, Antonello Ardituro, Tiziana Siciliano, Maria Luisa Balzarotti, Marco Del Gaudio, Gian Paolo Muntoni, Paolo Enrico Carfì, Fabio Salamone, Elena Riva Crugnola, Fiorella Pilato, Federico Grillo Pasquarelli,  Ettore Cirillo, Giorgio Falcone, Roberto Tredici, Costantino De Robbio, Sergio Mattone, Francesco Maisto, Eugenio Selvaggi, Fabrizio Vanorio, Luigi Landolfi, Stefano Mugolino, Andrea Beconi, Anna Maria Tosto, Cristina Tabacchi, Stefano Racheli, Irene Casol, Lucilla Tontodonati, Luca Villa, Alberto Lari, Giuseppe Bellelli, Marco Casavecchia, Riccardo Targetti, Orsola De Cristofaro, Sergio de Montis, Giuseppe Airò, Francesca Traverso, Ilaria Auricchio, Piero Grillo, Giuditta Silvestrini, Simone Perelli, Fabrizia Pironti di Campagna, Manuela Saracino, Marco Imperato, Desirè Zonno, Giovanna Ichino, Francesco Tripodi, Cesare Tacconi, Maurizio Romanelli, Giovanni Narbone, Luca Minniti, Giuseppina Barbara, Maria Teresa Orlando, Luciano Altobelli, Antonio Imperiali, Maria Mitola, Luca Semeraro, Giovanni Battista Ferro, Giuliana Tondina, Giovanni Melillo, Iside Russo, Sergio Spadaro, Rosa Annunziata, Anna Ivaldi, Kate Tassone, Claudio Siragusa, Giovanni Beretta, Maria Rita Tartaglia, Gianluca Braghò, Raffaele Massaro, Angela Bargaglio, Ubaldo Nannucci, Aldo Aceto, Alessandro Pennasilico, Massimo Ferro, Mario Fresa,  Margherita Corriere, Rachele Monfredi,  Mario Spagnuolo, Giuseppe Bianco, Giuseppe Locatelli, Massimo Baraldo, Silvana D’Antona, Lucia La Corte, Paola Barlucchi, Maria Lorena  Papait, Laura Donati, Magda Brienza, Stefano Celli, Filippo Paone, Carlo Piccininni, Franco Petrolati, Giuliano Castiglia, Ida Teresi, 

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 09:05:47, in Magistratura, linkato 1788 volte)

Unità per la Costituzione

Roma  7  1  2006

Nel prendere atto della decisione di Achille Toro, con la quale lo stesso ha rimesso l'incarico di Presidente del Comitato di Coordinamento di Unità per la Costituzione,

Esprimiamo

sincero apprezzamento per la sensibilità istituzionale del collega, per altro già dimostrata con la decisione di rinuncia a tutte le indagini sulle scalate bancarie

Siamo certi

che tutti gli organi istituzionali, sia inquirenti che di autogoverno, faranno chiarezza sulla vicenda con il necessario rigore e la doverosa tempestività

Siamo altresì certi

che il collega chiarirà nel modo più netto e limpido ogni circostanza che lo riguarda, dimostrando   la assoluta correttezza del suo operato

Siamo infine certi

che la vicenda in questione non sarà occasione di indebite strumentalizzazioni, da qualunque parte esse provengano, che costituirebbero, tra l'altro, oggettive  interferenze al regolare e sereno sviluppo delle attività nelle rispettive sedi di controllo.

La Segreteria Nazionale di Unità per la Costituzione

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 09:03:00, in Magistratura, linkato 1776 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

-Milano-

ETICA, MERCATO, MAGISTRATURA

Le vicende -giudiziarie e politiche- che stanno interessando il mondo della finanza meritano alcune considerazioni.

La magistratura, ciclicamente e per settori sociali, si ritrova ad indagare  su singoli fatti di rilievo penale, non circoscritti e quindi riconducibili a fattori isolati, che esprimono fenomeni di devianza comportamentale generalizzati, quasi di sistema.

E' accaduto, in questi ultimi anni, con le inchieste di "tangentopoli" e "sanitopoli", sta accadendo con le inchieste che riguardano la gestione di parte di settori dell'economia. Ciò è determinato dall'assenza di un'etica del comportamento, individuale e collettivo, che tenda ad orientare la condotta del singolo soggetto nonché dalla mancanza di efficienza dei meccanismi di controllo amministrativo.

La conseguenza è che la magistratura penale si trova ad affrontare comportamenti devianti diffusi in assenza di qualsiasi drenaggio preventivo con l'assunzione di un compito che diventa ipertrofico non per volontà di chi deve ripristinare la legalità ma proprio per la mancanza di interventi preventivi che spettano alla sfera delle responsabilità singola, complessa, amministrativa. E' quindi ingeneroso - e strumentale- affermare che adesso i magistrati "vogliono fare anche i banchieri" invece di chiedersi per quali ragioni, in Italia, ciclicamente si presentino vuoti di legalità così ampi da coinvolgere interi gangli della vita sociale.

La diffusione sulla stampa di conversazioni telefoniche non divulgabili, al di là delle singole responsabilità che devono essere accertate, ripropone il tema del bilanciamento fra interesse pubblico alla conoscenza di fatti che riguardano esponenti istituzionali ed esigenza di tutela della funzione ricoperta e delle investigazioni. Certamente una stampa realmente indipendente e responsabile potrebbe esercitare una ulteriore funzione di controllo - attraverso una informazione corretta- sulla vita della politica e delle istituzioni trasmettendo dati di conoscenza di interesse per la pubblica opinione.    

L'indagine della Procura di Perugia su due magistrati -accusati di rivelazione di segreto d'ufficio- impone, proprio per la particolare funzione ricoperta, che le Autorità competenti -CSM in sede di autogoverno e Procura ordinaria per i fatti di  rilevanza penale-  accertino l'eventuale sussistenza di comportamenti illegittimi in tempi rapidi.

A tal fine occorre sottolineare l'alta sensibilità istituzionale del Procuratore Aggiunto di Roma dr. Achille Toro  il quale ha ritenuto -per senso di rispetto verso l'Ufficio ricoperto e verso il gruppo associativo nel quale si riconosce (Unità per la Costituzione)- di rimettere la designazione per la trattazione degli affari penali ed il mandato di presidente della corrente per evitare possibili strumentalizzazioni di natura associativa in una vicenda che esula totalmente dal confronto correntizio. Tale gesto, che rivela serenità d'animo, deve essere particolarmente apprezzato in un contesto che poteva creare inutile confusione di ruoli e di piani di intervento. Soprattutto in un quadro istituzionale dove dimettersi da qualcosa diventa sempre più raro.         

Milano 10 gennaio 2006
La segreteria

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 08:57:33, in Magistratura, linkato 1787 volte)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Il Segretario nazionale

Il 10 gennaio 2006, dalle ore 9.30 alle 18.00, al Residence Ripetta di Roma, Magistratura democratica ha organizzato un incontro-convegno dal titolo:

– LA GIUSTIZIA PRESA SUL SERIO –

Idee e proposte di Magistratura democratica per i diritti e la giustizia.

Hanno assicurato, tra gli altri, la loro partecipazione:

Fausto Bertinotti, Giuliano AMATO, Oliviero Diliberto, Virginio Rognoni, Luigi BERLINGUER, Giuliano PISAPIA, Giuseppe FANFANI, Massimo BRUTTI, Enrico BUEMI, Gian Paolo ZANCAN, Maria Ida DENTAMARO, Guido ALPA, Paolo NEROZZI, Paolo BENI, Elena PACIOTTI, Ciro RIVIEZZO. 

Con l’occasione sarà presentato il volume di saggi “Un progetto per la giustizia”, curato da Livio Pepino e Nello Rossi per l’editore Franco Angeli.

Con questo dibattito ci proponiamo di riannodare i fili di un dialogo che non sia legato alla contingenza politica, ma sappia disegnare le prospettive di un reale rinnovamento istituzionale.

La crisi della giustizia italiana -denunciata in tutte le sedi internazionali- è ormai talmente grave da non consentire semplici aggiustamenti,  e la situazione delle carceri ne è lo specchio drammatico e più evidente. Ciò richiede una capacità progettuale coraggiosa e razionale, che abbandoni il disegno di governare la giurisdizione e i giudici (perseguito con decisione durante tutta questa legislatura), e lanci un progetto di grande respiro che ridefinisca, in modo innovativo –anche vincendo resistenze e pigrizie mentali diffuse- il rapporto del sistema giustizia con la società e le sue esigenze.

In questo progetto dovranno essere coinvolti la magistratura, l'avvocatura, la cultura giuridica, il personale dell’amministrazione giudiziaria.

Le scelte finali saranno, come è ovvio, della politica, ma il metodo con cui si arriverà ad esse non sarà senza significato, perché occorre passare da una politica contro la magistratura ad una politica per la giustizia; in altre parole occorre, finalmente, prenderla sul serio.

Ignazio Juan Patrone

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 08:55:48, in Magistratura, linkato 1662 volte)

Md sul caso Achille Toro

Quanto più è rilevante il ruolo che, nell’esercizio doveroso dei suoi compiti, la magistratura adempie nella vita del paese, tanto più è necessario che l’azione e i comportamenti dei magistrati siano ineccepibili. Le condotte che violano gravemente i doveri di imparzialità e correttezza del magistrato devono essere oggetto di un rigoroso intervento nelle sedi competenti. Dobbiamo quindi augurarci, nell’interesse delle istituzioni e degli stessi magistrati chiamati in causa, che gli accertamenti avvengano con la massima tempestività.

Al di là dei fatti suscettibili di rilevanza penale -su cui è doveroso, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza, attendere l’accertamento della competente autorità giudiziaria- chi ha responsabilità istituzionali deve, nella gestione e nell’organizzazione degli uffici, affrontare tempestivamente il problema della credibilità dell’attività giudiziaria, posta a rischio, a Milano e a Roma, dalla permanenza negli attuali incarichi di magistrati coinvolti nelle indagini penali.

L’astensione del dott. Achille Toro è un primo –doveroso- contributo al ripristino della trasparenza nella gestione della Procura di Roma e rappresenta uno dei presupposti per poter fugare ogni sospetto sulla correttezza dei singoli magistrati e dell’organizzazione dell’ufficio. 

Roma, 3 gennaio 2006

Il Segretario nazionale, Ignazio Juan Patrone
Il Presidente, Franco Ippolito

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 08:48:05, in Magistratura, linkato 1626 volte)
Li ha inviati il ministro Castelli
Intercettazioni, ispettori in procura a Milano
Devono accertare rilievi disciplinari nella vicenda della pubblicazione di conversazioni di parlamentari
 
La Procura di Milano (Tam Tam)
MILANO - Il capo degli ispettori ministeriali Arcibaldo Miller e altri due ispettori del ministero della Giustizia sono giunti in Procura a Milano. Il loro mandato consiste nell'accertare eventuali rilievi disciplinari nella vicenda della pubblicazione di conversazioni di intercettazioni telefoniche che coinvolgerebbero dei parlamentari. Gli ispettori sono stati brevemente a colloquio con il procuratore capo della Repubblica, Manlio Minale.

Castelli ha disposto l'ispezione in seguito alla pubblicazione da parte di alcuni quotidiani di brani di intercettazioni sottolineando la gravità della vicenda, che richiama quanto accaduto l'estate scorsa con la pubblicazione delle intercettazioni all'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio.
Tra le intercettazioni finite sulle pagine dei giornali nei giorni scorsi c'è anche quella tra Giovanni Consorte, ex numero uno di Unipol e il leader dei Ds Piero Fassino.
12 gennaio 2006
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