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Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, quanto il silenzio spaventoso delle persone oneste.

Martin Luther King
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:06:00, in Magistratura, linkato 1457 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

INCONTRI CON RAPPRESENTANTI ISTITUZIONALI

 

 

 

In data odierna il Presidente, il Segretario generale ed il V. Presidente della GEC hanno incontrato, alle ore 12.00, il Ministro per la semplificazione normativa on. Roberto Calderoli e, alle ore 14.30, l’on. Michele Vietti, responsabile-giustizia dell’UDC.

 

         Durante i colloqui, oltre a riproporre i contenuti precedentemente illustrati presso la Commissione giustizia della Camera l’11 giugno 2008, i rappresentanti della Giunta hanno manifestato preoccupazione e allarme sia per l’imminente entrata in vigore del c.d. “decreto sospendi processi” e per i suoi prevedibili riflessi sulla già precaria efficienza del sistema giudiziario sia per le proposte governative di riforma  del sistema retributivo dei magistrati.

 

Particolare attenzione, inoltre, è stata dedicata alle gravi disfunzioni derivanti dal divieto di destinare magistrati di prima nomina alle funzioni requirenti e alle funzioni monocratiche penali.

 

I rappresentanti della Giunta hanno, infine, sottolineato altre problematiche prioritarie, quali l’esigenza di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, il recupero delle spese di giustizia, il processo civile telematico e la magistratura onoraria.

 

 

Roma, 10 luglio 2008

 

 

 Il Presidente                 Il Segretario generale             Il V. Presidente

 

 Luca Palamara                    Giuseppe Cascini                      Gioacchino Natoli

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Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:10:03, in Magistratura, linkato 1540 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

 

 

 Ispettori a Verona

 

 

Nei giorni scorsi il Giudice per le indagini preliminari di Verona non ha convalidato il fermo disposto dalla Procura della Repubblica nei confronti di alcune persone di nazionalità straniera accusate di sfruttare i propri figli  nella esecuzione di furti in appartamento.

La decisione del giudice è stata oggetto di aspre critiche da parte di autorevoli esponenti istituzionali. Il Ministro dell'Interno ha detto che era stata "vanificata una operazione di polizia", mentre il sindaco di Verona ha dichiarato: "I tecnicismi della giustizia, anche se supportati da norme di garanzia costituzionale, lasciano sconcertati". Immancabile arriva oggi la notizia dell'invio da parte del Ministro della Giustizia degli Ispettori, in linea con una prassi ormai consolidata da parte di tutti i Governi.

Riteniamo doveroso sottolineare che la Costituzione assegna al giudice il delicatissimo compito di tutelare il fondamentale diritto di libertà delle persone accusate di un reato.

I "tecnicismi della giustizia", evocati in questo caso, altro non sono che i fondamentali principi costituzionali dell'habeas corpus consacrati nella nostra Carta Costituzionale.

La funzione del giudice,  allorquando non sussistano i presupposti per la limitazione della libertà personale, è anche quella di "vanificare" una operazione di polizia o un indagine del pubblico ministero (sul quale spesso i giudici sono impropriamente accusati di adagiarsi supinamente).

Esprimiamo solidarietà al collega di Verona, colpevole solo di avere esercitato in maniera indipendente il ruolo che la Costituzione gli assegna.

Roma, 10 luglio 2008

Il Presidente - Luca Palamara

Il Segretario - Giuseppe Cascini

 

  

***

Gli eventi precedenti ...

Associazione Nazionale Magistrati

COMUNICATO DEL 3 LUGLIO 2008


In relazione alla vicenda giudiziaria avente ad oggetto il fermo eseguito a Verona nei confronti di quattro nomadi e il successivo provvedimento del GIP del Tribunale di Verona di non convalida, come magistrati veneti intendiamo manifestare allarme e disagio di fronte ad alcune prese di posizione apparse negli organi di informazione, volte a rappresentare la decisione del giudice come frutto di una stravagante interpretazione delle norme, idonea a frustrare gli sforzi di tutela della sicurezza sociale e ad alimentare reazioni di tipo razzista.

Va ribadito come il provvedimento del GIP di Verona costituisce l'esito di un momento ineludibile e necessario di controllo giurisdizionale su una misura di limitazione della libertà personale e sui suoi presupposti: nella delicatezza e clamore mediatico della vicenda in cui si inserisce, la decisione può essere oggetto di valutazioni di diverso segno ma è inaccettabile che diventi pretesto per delegittimare l'attività di un magistrato che ha semplicemente svolto, in modo rigoroso e approfondito, la funzione di controllo e tutela che gli viene assegnata ed assurga strumentalmente ad "ennesimo riscontro" delle disfunzioni del sistema giudiziario e della necessità di riformarlo.

La Giunta Sezionale del Veneto della Associazione Nazionale Magistrati

***

La Sentenza

TRIBUNALE DI VERONA

Il giudice dott. Giorgio Piziali,

vista la richiesta del pubblico ministero volta ad ottenere la convalida del fermo di DORDEVIC VESNA nata il 08.07.1969

RADULOVIC VESELINKA nata il 15.10.1980

SULIC MISO nato il 29.12.1968

SULIC ZORO nato il 24.04.1980 , nonché l'applicazione della misura cautelare della custodia in carcere in relazione ai fatti già letti agli indagati e di cui al fermo;

sentiti i fermati e le difese;

visti gli atti del procedimento;

osserva quanto segue.

1. In merito al fermo questo si presenta all'evidenza del tutto e gravemente illegittimo.

L'istituto del fermo, infatti, per la specifica natura di atto limitativo della libertà personale adottabile da parte di organi diversi dall'unico che vi è legittimato, è sottoposto a limiti vincolanti precisi e puntuali.

L'istituto non può essere utilizzato né dagli organi di Pg né dal Pubblico ministero per finalità diverse da quelle sue proprie, che consistono esclusivamente nell'intervento d'urgenza motivato da un concreto e comprovato pericolo di fuga.

L'assenza nel caso di specie di ogni reale pericolo di fuga si apprezza nel fatto che un fermato è addirittura già ristretto in carcere, che gli indagati Sulic Miso e Dordevic Vesana avevano appena fatto ritorno in Italia, che per nessuno degli altri fermati oggetto del presente procedimento risulta una reale e concreta volontà di allontanarsi dal territorio nazionale per non farvi ritorno, mentre anzi, in dato negativo è semmai proprio la stabilizzazione illegale nel territorio. Le addotte telefonate in cui risulta che gli indagati potevano aver avuto notizia della pendenza dell'indagine risalgono ai primi giorni di maggio, mentre le riferite telefonate in cui sarebbero programmati trasferimenti all'estero non sono indicate né reperite, fermo il fatto che negli indagati la mobilità in uscita ma anche in entrata dalla Croazia all'Italia era del tutto ordinaria e non sintomatica di alcuna volontà di fuga.

L'assoluta assenza di un reale e concreto pericolo di fuga fa emergere come il delicato istituto sia stato piegato ad altri fini, che non sono di interesse di questo giudice, ma che si individuano sullo sfondo di questa scelta e che sono tutti gravemente lesivi delle regole, anche costituzionali, che presiedono la libertà personale.

Il Pubblico ministero e gli organi di Polizia (significativo che nella nota di Pg del 18.6.2008, v. pag. 10 già si preconizzi che vi sarà un successivo provvedimento di "fermo"), infatti, in questo modo scelgono i tempi dell'intervento giurisdizionale (con il rischio che vi sia l'attenzione a finalità diverse da quello del mero corretto esercizio della giurisdizione, del quale è presidio il giudice: e proprio nel caso di specie non sfugge come l'intervento cada in concomitanza con un generalizzato interesse pubblico proprio per vicende come la presente), scelgono il giudice competente per la misura (nel giudice di turno invece che in quello già incarico del procedimento), costringono il giudice della misura a compiere le complesse e ampie valutazioni connesse alla posizione di sette persone per 25 capi di imputazione nel termine massimo 48 ore (in realtà più breve proprio per l'illegittimità del fermo, che, quindi, non può essere protratto ulteriormente).

Ma l'ulteriore profilò di illegittimità del fermo si apprezza anche con riferimento al limite edittale previsto dall'art. 384 c.p.p. Infatti, per gli indagati ai quali è attribuito un mero ruolo di partecipi all'associazione di cui al capo a) (qui di interesse Sulic Miso e Dordevic Vesna) il fermo per il capo a) non era legittimo. Parimenti per nessuno degli indagati il fermo era legittimo per il fatto sub b). Infine, come si dirà oltre, per Sulic Miso e Dordevic Vesna neppure vi era un quadro indiziario grave.

2. In relazione all'intervento cautelare occorre confermare che le attività di intercettazione effettuate in combinazione con specifici interventi effettuati sul territorio, confermano che numerosi minori nomadi commettono in serie reati contro il patrimonio e che nella commissione di questi reati sono parti attive i genitori o altri soggetti a loro legati da vincoli di parentela, che seguono costantemente l'andamento dei colpi, nella consapevolezza che l'intervento delle Autorità si riduce nell'accompagnamento dei minori presso strutture di accoglienza dalle quali i minori regolarmente fuggono per ricongiungersi con i familiari.

Oltre alla sequenza di fatti in cui si è accertata la commissione di reati contro il patrimonio o il tentativo di commissione da parte delle cugine Radulovic Manuela e Sulic Visnia (che è già conferma di una stabile dedizione in coppia a quelle attività), decisivi sono alcuni colloqui intercettati dai quali risulta in modo indubbio che alla commissione dei furti le minori siano indotte dai genitori.

Significative ed esaustive ai fini qui decisivi:

Su Zoro:

la conversazione del 22.3.2008 al progressivo n. 932, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro conversa con Visnia e le chiede "siete entrate in qualche casa?", sollecitandola a farlo;

la conversazione del 25.3.2008 al progressivo n. 1139, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro conversa con Visnia e questa gli dice "siamo scappate via perché nel momento quando abbiamo voluto entrare ci ha visto un bambino" (e poco dopo parlando dello stesso fatto con Manuela -progr. 1140- questa gli riferisce che il bambino ha iniziato ad urlare quando hanno spaccato la finestra) e nel corso della stessa conversazione la ragazzina, intendendo che l'uomo le avrebbe detto di entrare in una autovettura parcheggiata, gli dice sorpresa "tu hai detto di entrare in casa";

le conversazioni del 28.3.2008 ai progressivi n. 1326/1327/1330/1331 nel corso della quale il fermato Sulic Zoro discute con Visnia delle modalità operative per entrare in abitazioni altrui;

la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1826, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro conversa con Visnia e questa le dice "sono appena entrata in una casa grande dove c'era una vecchia" e alla sollecitazione di lui "va bene saltate allora" le rispode "non c'è bisogno di saltare";

la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1831, nel corso della quale Visnia informa il fermato Sulic Zoro che Manuela ha spaccato una porta e un italiano non la lascia entrare;

la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1870, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro rimprovera Visnia di aver presoselo 5 grammi, mentre vi erano 5 chili, che la ragazza non ha potuto prendere perché "è arrivata la signora e chi ha corso dietro";

la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1873, nel corso della quale Visnia riferisce al fermato di aver preso una catena e un braccetto, dicendo "non potevo di più" e chiedendo "non mi picchierai?";

le conversazioni del 10.4.2008 ai progressivi n. 2878/2880, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro sollecita Visnia e un'altra minore di nome Cristina ad entrare in qualche casa;

le conversazioni del 10.4.2008 al progressivo n. 2919, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro viene informato dalla minore di nome Cristina che "ci hanno gli italiani mentre rompevamo la finestra";

le conversazioni del 23.4.2008 ai progressivi n. 3729/3730/3731 nel corso delle quali Sulic Zoro sollecita Visnia ad entrare in molte case e viene avvisato da lei che ha preso una lettera con all'interno un grammo, mentre l'uomo le chiede se ha trovato due o tre catene;

le conversazioni del 1.5.2008 ai progressivi n. 4309/4311 nel corso delle quali Visnia informa l'uomo che le hanno ripreso una collana grande che aveva rubato in una casa con due anziani;

ad entrare in molte case e viene avvisato da lei che ha preso una lettera con all'interno un grammo, mentre l'uomo le chiede se ha trovato due o tre catene;

Sulla Veselinka:

la conversazione del 25.3.2008 al progressivo n. 657, nel corso della quale la fermata conversa con una bambina di nome Monica, che si trova con Cristian e la bambina le dice che è "entrata in casa", al che la donna chiede "avete trovato qualcosa?";

la conversazione dello stesso 25.3.2008 al progressivo n. 661, nel corso della quale la fermata chiede a Cristian "cosa avete fatto" e il minore risponde "siamo dentro ad una casa", con la donna che chiede ancora "avete trovato qualcosa?";

la conversazione dello stesso 25.3.2008 al progressivo n. 671, allorché la donna torna a chiedere a Cristian "ha i preso qualcosa?", ricevendo in risposta "due da 5 grammi" nel corso della quale la fermata chiede a Cristian "cosa avete fatto" e il minore risponde "siamo dentro ad una casa", con la donna che chiede ancora "avete trovato qualcosa?";

la conversazione del 7.5.2008 al progressivo n. 3400, allorché la donna chiede a Manuela "cosa hai fatto?" e questa risponde "ho preso 20 grammi" in "anelli e catenine".

Nessuna conversazione coinvolge gli altri fermati oggi qui esaminati.

Le conversazioni, peraltro, confermano (nei termini indiziari qui rilevanti) anche il dato per cui è effettivamente ravvisabile un sodalizio criminale organizzato e stabile, che si muove utilizzando vari minori nella commissione di reati contro il patrimonio. Il sodalizio si radica, indubbiamente, su base familiare, ma appare come una realtà diversa dalle semplici aggregazioni familiari facenti capo ai singoli indagati.

Detto altrimenti, non si è in presenza solo dell'avvio da parte di ogni singolo genitore dei propri figli, ma vi è una struttura più organizzata in cui tutti i minori facenti capo alla famiglia allargata sono utilizzati congiuntamente e nella quale, almeno Sulic Zoro e Sulic Dragan, ma anche la Veselinka, operano congiuntamente con una finalità comune.

Significative di ciò le conversazioni del 14.4.2008 al progressivo n. 3168, nel corso della quale il fermato Sulic Dragan chiede al correo Sulic Zoro "ti dico per telefono cosa hanno fatti i bambini?" e alla risposta positiva gli dice "nulla sono entrati in una casa e lì c'erano due gagei" ; del 20.4.2008 progressivo 1556 con Zoro che avverte Dragan che hanno arrestato le bambine; del 4.5.2005 ai progressivi da 2972 a 2992 nel corso delle quali Zoro e Dragan si comunicano la situazione in merito all'arresto delle minori.

Non si apprezzano invece negli atti elementi indiziari del peso necessario per ritenere che della medesima associazione facciano parte anche Sulic Miso e Dordevic Vesna, rispetto ai quali, peraltro, neppure vi sono elementi indiziari del peso necessario ad affermare che siano coinvolti nell'unica ipotesi di reato contro il patrimonio (tentata) loro qui contestata (si veda su ciò l'unica conversazione che coinvolge i due indagati del 12.5.2008 al progressivo 79). Mentre assolutamente inesistente è ogni elemento a loro carico in relazione alla violazione dell'art. 572 c.p.

Resta solo da dire che parimenti da escludere è che vi siano elementi indiziari del peso necessario ad affermare che sussista anche in capo agli indagati Sulic Zoro e Radulovic Veselinka il reato di cui all'art. 572 c.p.

Da molte delle conversazioni indicate, infatti, emergono forti elementi di pressione nei confronti dei minori, con tratti assai rudi e sboccati, ma l'impressione che si ricava da quelle conversazioni è che si tratti di mere espressioni linguistiche rudi e volgari (delle imprecazioni per intenderci), utilizzate con funzione aggressiva e intimidatoria, ma senza che si possa dire, in questa fase e con i dati fin qui acquisiti, che siano frasi cui si potevano ritenere seguissero condotte corrispondenti.

3. Detto questo con riferimento al profilo indiziario, in merito al tenore cautelare occorre convenire con il Pubblico ministero che le esigenze sussistono, con riferimento al solo rischio di reiterazione.

A comprovarlo è il fatto che l'azione criminale potrebbe essere subito ripresa, ove non fosse applicata alcuna misura, tornando a sfruttare i minori e, d'altra parte, anche il profilo soggettivo attesta che si è in presenza di soggetti dediti alla commissione di reati contro il patrimonio.

D'altra parte, gli atti attestano che quello oggetto di indagine è un sistema di vita del tutto ordinario (in soggetti clandestini che quindi non possono che vivere di espedienti), per cui solo un intervento cautelare può contenerlo, liberando anche i figli dalla pressione minacciosa dei genitori.

Peraltro, anche rispetto alla scelta della misura più adeguata solo l'intervento detentivo più gravoso è idoneo a contenere il pericolo di reiterazione, perché alla luce delle modalità della condotta essa potrebbe essere posta in essere in pendenza di qualsiasi altra misura.

La misura più gravosa, fra l'altro, non è incompatibile con la pena prevedibile che non potrà essere sospesa.

Vi è solo da rilevare che anche per la Radulovic Veselinka (con figli minori di anni tre e probabilmente in gravidanza) occorre attestare che si è in presenza di esigenze di eccezionale rilevanza, sia perché altri interventi non potrebbero rompere il sodalizio criminale e interrompere la pressione e il controllo sui figli, sia perché l'elenco impressionante di precedenti attesta che si è in presenza di una persona indifferente ad ogni intervento dell'autorità e dedita con professionalità alla commissione di reati contro il patrimonio.

P.Q.M.

visti gli artt. 384, 390 e 391 c.p.p.

NON CONVALIDA

il fermo di

DORDEVIC VESNA nata il 08.07.1969

RADULOVIC VESELINKA nata il 15.10.1980

SULIC MISO nato il 29.12.1968

SULIC ZORO nato il 24.04.1980

P.Q.M.

letti gli artt. 273 e segg. c.p.p.,

dispone

l'applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere nei confronti di

RADULOVIC VESELINKA nata il 15.10.1980

SULIC ZORO nato il 24.04.1980 in relazione ai capi a), nonché da C) a T) per ambedue e per il secondo anche da u) a y)

RIGETTA

analoga istanza per

DORDEVIC VESNA nata il 08.07.1969 e SULIC MISO nato il 29.12.1968

disponendo la liberazione immediata di ambedue se non detenuti per altra causa.

Manda la Cancelleria per gli adempimenti di competenza.

Verona, 1 luglio 2008

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Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:23:06, in Giuristi, linkato 1276 volte)

 In difesa della Costituzione



I sottoscritti professori ordinari di diritto costituzionale e di discipline equivalenti, vivamente preoccupati per le recenti iniziative legislative intese: 1) a bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, con esclusione dei reati puniti con la pena della reclusione superiore a dieci anni; 2) a reintrodurre nel nostro ordinamento l'immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell'assunzione della carica, già prevista dall'art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004,

premesso che l'art. 1, comma 2 Cost., nell'affermare che «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale,

rilevano, con riferimento alla legge di conversione del decreto legge n. 92 del 2008, che gli artt. 2 bis e 2 ter introdotti con emendamento a tale decreto, sollevano insuperabili perplessità di legittimità costituzionale perchè: a) essendo del tutto estranei alla logica del c.d decreto-sicurezza, difettano dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall'art. 77, comma 2 Cost. (Corte cost., sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008); b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111, comma 1 Cost., art. 6 Conv. europea dei diritti dell'uomo); c) pregiudicano l'obbligatorietà dell'azione penale (art. 112 Cost.), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt'al più, di prevedere criteri - flessibili - cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d'udienza; d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale; e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti;

rilevano, con riferimento al c.d. lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all'obbligatorietà dell'azione penale, anche e soprattutto l'art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini «sono eguali davanti alla legge». Osservano, a tal proposito, che le vigenti deroghe a tale principio in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni. Per contro, nel c.d. lodo Alfano la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell'immunità «funzionale», bensì come mero pretesto per sospendere l'ordinario corso della giustizia con riferimento a reati «comuni».

Per ciò che attiene all'analogo art. 1, comma 2 della legge n. 140 del 2003, i sottoscritti rilevano che, nel dichiararne l'incostituzionalità con la citata sentenza n. 24 del 2004, la Corte costituzionale si limitò a constatare che la previsione legislativa in questione difettava di tanti requisiti e condizioni (tra cui la doverosa indicazione del presupposto - e cioè dei reati a cui l'immunità andrebbe applicata - e l'altrettanto doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell'ipotesi dell'immunità, rispettivamente, del Premier e dei Presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto.

Ma ciò la Corte fece senza con ciò pregiudicare la questione di fondo, qui sottolineata, della necessità che qualsiasi forma di prerogativa comportante deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti alla giurisdizione penale debba essere introdotta necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale.

Infine, date le inesatte notizie diffuse al riguardo, i sottoscritti ritengono opportuno ricordare che l'immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell'ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.

Alessandro Pace, Valerio Onida, Leopoldo Elia, Gustavo Zagrebelsky, Enzo Cheli, Gianni Ferrara, Alessandro Pizzorusso, Sergio Bartole, Michele Scudiero, Federico Sorrentino, Franco Bassanini, Franco Modugno, Lorenza Carlassare, Umberto Allegretti, Adele Anzon Demmig, Michela Manetti, Roberto Romboli, Stefano Sicardi, Lorenzo Chieffi, Giuseppe Morbidelli, Cesare Pinelli, Gaetano Azzariti, Mario Dogliani, Enzo Balboni, Alfonso Di Giovine, Mauro Volpi, Stefano Maria Cicconetti, Antonio Ruggeri, Augusto Cerri, Francesco Bilancia, Antonio D'Andrea, Andrea Giorgis, Marco Ruotolo, Andrea Pugiotto, Giuditta Brunelli, Pasquale Costanzo, Alessandro Torre, Silvio Gambino, Marina Calamo Specchia, Ernesto Bettinelli, Gladio Gemma, Roberto Pinardi, Giovanni Di Cosimo, Maria Cristina Grisolia, Antonino Spadaro, Gianmario Demuro, Enrico Grosso, Anna Marzanati, Paolo Carrozza, Giovanni Cocco, Massimo Carli, Renato Balduzzi, Paolo Carnevale, Elisabetta Palici di Suni, Maurizio Pedrazza Gorlero, Guerino D'Ignazio, Vittorio Angiolini, Roberto Toniatti, Alfonso Celotto, Antonio Zorzi Giustiniani, Roberto Borrello, Tania Groppi, Marcello Cecchetti, Antonio Saitta, Marco Olivetti, Carmela Salazar, Elena Malfatti, Ferdinando Pinto, Massimo Siclari, Francesco Rigano, Francesco Rimoli, Mario Fiorillo, Aldo Bardusco, Eduardo Gianfrancesco, Maria Agostina Cabiddu, Gian Candido De Martin, Nicoletta Marzona, Carlo Colapietro, Vincenzo Atripaldi, Margherita Raveraira, Massimo Villone, Riccardo Guastini, Emanuele Rossi, Sergio Lariccia, Angela Musumeci, Giuseppe Volpe, Omar Chessa, Barbara Pezzini, Pietro Ciarlo, Sandro Staiano, Jörg Luther, Agatino Cariola, Nicola Occhiocupo, Carlo Casanato, Maria Paola Viviani Schlein, Carmine Pepe, Filippo Donati, Stefano Merlini, Paolo Caretti, Giovanni Tarli Barbieri, Vincenzo Cocozza, Annamaria Poggi.

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Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:25:44, in Magistratura, linkato 1368 volte)

Al Direttore del quotidiano "Il Giornale"

Gentile Sig. Direttore,

Nella giornata di lunedì 7 luglio il Suo giornale ha pubblicato alcuni articoli in tema di trattamento economico dei magistrati, che contengono informazioni errate e fuorvianti e sulle quali riteniamo doverose alcune precisazioni.
Negli articoli vengono indicati in modo fuorviante quali redditi di riferimento le dichiarazioni, al lordo delle trattenute fiscali, di giudici costituzionali, di magistrati amministrativi e di alcuni magistrati che hanno svolto funzioni ministeriali, attribuendo particolare risalto ai relativi dati numerici che, tuttavia, non corrispondono alle effettive retribuzioni dei giudici ordinari.

Infatti, gli stipendi dei magistrati sono completamente differenti da quelli enfatizzati nella testata.
Intendiamo, quindi, fornire i reali parametri:


A) un magistrato di prima nomina percepisce uno stipendio netto mensile di ?  2.280;
B) un magistrato con cinque anni di servizio lo stipendio netto mensile di ? 3.717;
C) un magistrato con dieci anni di servizio lo stipendio netto mensile di ? 3.952;


E' di tutta evidenza che i suindicati livelli retributivi sono notevolmente distanti dalle cifre riportate nell'articolo.
A ciò vanno aggiunte alcune ulteriori considerazioni:


1) per partecipare al concorso in magistratura è necessario aver conseguito una laurea quinquennale e superato un corso di specializzazione biennale, per cui l'età di ingresso in magistratura è, oggi, in media, superiore ai trenta anni;
2) i magistrati di prima nomina sono, nella quasi totalità dei casi, destinati in sedi molto lontane da quelle di residenza, spesso in zone difficili del paese;
3) i magistrati sostengono da soli le spese per l'aggiornamento professionale, quali gli abbonamenti a riviste, codici, libri, senza che le stesse possano essere nemmeno detratte dalla dichiarazione dei redditi.


E' del tutto falso, inoltre, quanto riportato nell'articolo relativamente agli arbitrati: ai magistrati ordinari è del tutto
precluso lo svolgimento di incarichi arbitrali, così come di qualsiasi altro incarico extra-giudiziario retribuito.
Il reddito che abbiamo indicato è l'unico che può essere percepito da un magistrato ordinario.
I riferimenti alle ferie dei magistrati e alla presenza in ufficio sono, infine, del tutto fuorvianti.
Il periodo di sospensione feriale, infatti, prevede la sospensione di tutti i termini processuali, salvo che di quelli per il deposito delle sentenze, che tutti i magistrati redigono anche durante il periodo destinato alle ferie.
Inoltre, la gran parte dei giudici non ha a disposizione un ufficio dove poter scrivere le sentenze e, dunque, sono costretti a lavorare a casa.
Peraltro, non sono previsti stanziamenti per gli straordinari del personale amministrativo, che per tale motivo non sono presenti in ufficio oltre le ore 14,00.
In realtà la produttività media dei magistrati italiani è di gran lunga superiore a quella degli altri paesi europei.
I magistrati  lavorano, senza risparmiarsi, anche nei giorni festivi e durante il periodo feriale.
E' giusto che i cittadini siano informati anche sulle retribuzioni dei magistrati, ma riteniamo che la stampa abbia il dovere di fornire una informazione completa ed aderente alla realtà.

Roma, 8 luglio 2008

Il Presidente, Luca Palamara
Il Segretario Generale, Giuseppe Cascini

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Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:42:36, in Magistratura, linkato 1400 volte)

ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI

 

DOCUMENTO CONCLUSIVO
DEL COMITATO DIRETTIVO CENTRALE
DEL 5 LUGLIO 2008
 
1. L’Associazione Nazionale Magistrati ribadisce il suo impegno per una intransigente difesa dei principi costituzionali posti a garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati giudicanti e del pubblico ministero. Tra questi in particolare: l’unità dell’ordine giudiziario, composizione e competenze del Consiglio Superiore della Magistratura.

2. Abbiamo indicato la necessità di un impegno comune per interventi che restituiscano efficacia e funzionalità alla giurisdizione, fornendo il nostro contributo attraverso la elaborazione di proposte concrete, con l’esclusivo obiettivo di una efficace tutela dei diritti dei cittadini, attuata, secondo la promessa costituzionale, in tempi ragionevoli.

3. Alcuni degli interventi del Governo in materia di giustizia, attuati anche con provvedimenti di urgenza, contengono disposizioni che appaiono, tuttavia, di segno contrario.

In particolare, la generalizzata sospensione dei processi in corso per fatti puniti con pena inferiore ai dieci anni e commessi prima del giugno 2002, oltre a ledere i diritti delle parte lese  e a creare ingiustificate disparità di trattamento, comporterà gravissime disfunzioni del  processo penale.

Inoltre, alcune disposizioni contenute nel disegno di legge in materia di intercettazioni ridurrebbero drasticamente l’efficacia dell’azione di contrasto alla illegalità.

Nello stesso tempo il Governo è intervenuto, ancora una volta  con il ricorso alla decretazione di urgenza, riducendo drasticamente le risorse destinate al settore della giustizia, con una diminuzione degli stanziamenti fino al 40% e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo.

E’ stata, poi, introdotta una disposizione, con l’art. 69 del d.l. n. 112, che prevede un intervento peggiorativo senza precedenti sulla struttura del trattamento retributivo dei magistrati che indurrà l’ulteriore svilimento della funzione giudiziaria.

La dichiarazione di esponenti dell’Esecutivo di voler circoscrivere le conseguenze negative della norma non fa venire meno la preoccupazione per l’ennesimo intervento di riduzione del trattamento retributivo dei magistrati e la necessità di denuncia della complessiva situazione estremamente penalizzante per la dignità del lavoro dei magistrati.

L’Associazione Nazionale Magistrati chiede, perciò, che sia cancellata la disposizione dell’articolo 69 e che sia prima di tutto ripristinato il normale trattamento economico dei magistrati.

4. Occorre, perciò, proclamare lo stato di agitazione della categoria con la convocazione permanente del CDC  per seguire costantemente gli sviluppi degli interventi sul sistema retributivo.

5. La gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di disagio dei magistrati che vi lavorano impone un incisivo impegno di denuncia e di protesta. A questo scopo l’associazione delibera di adottare iniziative dirette  a rappresentare all’opinione pubblica la  grave situazione in cui versa la giurisdizione e a ribadire le proposte capaci di  dare risposte ai bisogni di giustizia.

 
APPROVA

L’operato della GEC


DELIBERA

La convocazione permanente del CDC

PROCLAMA

lo stato di agitazione, riservando l’adozione di ogni misura di protesta, alla luce della evoluzione del quadro normativo.

Delega alla Giunta l’adozione delle iniziative di denuncia e di protesta sulla situazione degli uffici giudiziari da realizzare con il pieno coinvolgimento e interessamento delle Sezioni locali.


Roma, 5 luglio 2008

Approvato a maggioranza dal Comitato Direttivo Centrale

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Di Loredana Morandi (del 13/07/2008 @ 18:09:12, in Magistratura, linkato 1369 volte)

ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI

 

Al Direttore del quotidiano "Il Giornale"
 

 

Egregio Signor Direttore,

per la seconda volta in pochi giorni il quotidiano da Lei diretto si occupa del trattamento retributivo dei magistrati.

Ancora una volta le informazioni che vengono fornite all'opinione pubblica sulla questione sono errate e fuorvianti.

Non è vero, in primo luogo, che dal gennaio 2006 le retribuzioni dei magistrati siano cresciute del 12%.

In realtà i magistrati, in quanto categoria non contrattualizzata, percepiscono un aumento corrispondente alla media degli aumenti corrisposti al personale contrattualizzato nel triennio precedente. Dunque gli stipendi dei magistrati aumentano, con tre anni di ritardo, quanto quelli di tutto il pubblico impiego.

Nell'ultimo triennio l'aumento è stato effettivamente del 12%: in tre anni dunque e non dal gennaio 2006 al gennaio 2008.

Inoltre, nell'articolo si omette di riferire che lo stipendio preso a riferimento nell'esempio è lo stipendio lordo di un magistrato con oltre trent'anni di anzianità. Mentre un magistrato di prima nomina che riceve uno stipendio quasi equivalente (€ 2.280) a quello del vigile del fuoco citato come esempio nell'articolo ha avuto aumenti praticamente equivalenti a quelli del vigile del fuoco. Solo con tre anni di ritardo.

Non è vero, infine, che il provvedimento legislativo "cui il governo sta lavorando" produrrebbe solo un mancato guadagno da € 1.220 a € 2.200.

In realtà un decreto-legge già approvato dal Governo, e dunque già in vigore, ha ridotto drasticamente (fino al 30%) le retribuzioni dei magistrati. Lo stesso provvedimento ha ridotto drasticamente gli stanziamenti per la giustizia (fino al 40%).

Contro questo provvedimento l'ANM ha proclamato lo stato di agitazione, continuando nello stesso tempo ad esprimere serie ed argomentate critiche su altri interventi approvati dal Governo in materia di giustizia.

E' giusto che i cittadini siano informati anche sul trattamento retributivo dei magistrati, ma sarebbe dovere degli organi di informazione fornire notizie vere in maniera corretta ed equilibrata, evitando campagne denigratorie.

Roma, 11 luglio 2008

Il Presidente, Luca Palamara

Il Segretario Generale, Giuseppe Cascini

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Lodo Alfano, il testo del ddl

Ddl Camera 1442 - Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato

Art. 1.

1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione.

2. L'imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.

3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura
penale, per l'assunzione delle prove non rinviabili.

4. Si applicano le disposizioni dell'articolo 159 del codice penale.

5. La sospensione opera per l'intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura.

6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale. Quando la parte civile trasferisce
l'azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all'articolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l'ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all'azione trasferita.

7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.

8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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Di Loredana Morandi (del 13/07/2008 @ 18:45:04, in Politica, linkato 1679 volte)

CARCERE MATERA: SENATORI PD, E' FUORI DI STANDARD EUROPEI
Gravi  carenze  strutturali,  d'igiene  e  di  personale.  Serve intervento urgente

"Il carcere di Matera ha gravi carenze infrastrutturali e di personale che lo pone al di fuori degli standard previsti dal Consiglio d'Europa". Lo denunciano i sen. Carlo Chiurazzi, Maria Antezza e Filippo Bubbico con un'interrogazione al ministro della Giustizia nella quale ricordano "la casa circondariale versa in condizioni assolutamente gravi sotto i profili dell’igiene e della sicurezza, dell’adeguatezza infrastrutturale e del presidio della polizia penitenziaria".

"In  particolare - spiegano - le numerose barriere architettoniche presenti nell’edificio  limitano  significativamente gli spazi e la stessa vivibilità dell’istituto,  costringendo  i  detenuti  e  il personale assegnato a tale carcere,   a   trascorrere   intere   giornate   in   spazi   assolutamente sottodimensionati  rispetto agli standard e ostacolando il passaggio da una zona  all’altra  dell’istituto. Inoltre, sono poi del tutto inadeguate agli standards  di  sicurezza  e  igiene  normativamente previsti, le condizioni strutturali  dell’istituto  e  in  particolare  quelle  relative  alla sala adibita  alla  mensa, che esigerebbe invece la massima conformità ai canoni prescritti".

"Una  situazione  che rende ancor più difficile la vita penitenziaria per i detenuti come per il personale impiegato nel carcere, al punto da indurre i primi  ad  atti  di  autolesionismo  in  segno  di  protesta  e i secondi a manifestare  la  propria  preoccupazione  in  diverse sedi ed occasioni. La fonte  di  preoccupazione  principale degli agenti di polizia penitenziaria risiede   nelle  gravi  carenze  di  personale  che  caratterizzano  questo istituto,  ove   a  fronte  di  un organico che, relativamente alla polizia penitenziaria, prevede la presenza di 170 unità, dispone allo stato di soli 116 agenti".

"Tale sottodimensionamento del personale di polizia penitenziaria, rispetto all’organico  previsto,  è  suscettibile  di  determinare  gravi  disagi  e disfunzionalità  nella  gestione  dell’istituto, che rischia di sfociare in atti  di  violenza  o  grave  insubordinazione  da parte dei detenuti, come dimostra  il  caso  dell’11 giugno scorso, quando diversi agenti di polizia penitenziaria  sono  stati feriti e colpiti, riportando gravi lesioni. Tale condizione  di  forte  criticità è suscettibile di aggravarsi ulteriormente nel periodo estivo, in ragione della temporanea riduzione del personale per le ferie".

"E'  necessario - concludono i senatori del Pd - che il ministro intervenga per  l’adeguamento strutturale  e  la  messa  in  sicurezza  della  casa circondariale   di  Matera,  conformandola  agli  standards  normativamente previsti  e  alle prescrizioni sancite in proposito dal Consiglio d’Europa, oltre  a  disporre  un  complessivo  riequilibrio  a  livello nazionale del personale  di  polizia  penitenziaria, al fine di garantire, in primo luogo
per  il  periodo  estivo  e quindi stabilmente, la presenza, nel carcere di Matera,  di  un  numero di agenti sufficiente rispetto alle esigenze e alle caratteristiche dell’istituto e conforme alle previsioni di organico".

11 luglio 2008

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Di Loredana Morandi (del 13/07/2008 @ 18:52:25, in Magistratura, linkato 1325 volte)

MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA - ART.3

Le modifiche annunciate ieri all'emendamento che tutti denominano 'blocca processi' dimostrano che le critiche della magistratura associata e del CSM, oggetto di accuse di arbitrio ed invasione di campo, erano fondate. Di più: dimostrano che la magistratura associata è costretta ad esercitare il proprio diritto di critica e proposta proprio per salvaguardare l'interesse dei cittadini ad una giustizia che abbia ancora qualche speranza di funzionare.

Infatti gli interessi dei cittadini e quelli dei magistrati convergono in questo: che la giustizia possa funzionare con efficacia e secondo regole serie e ragionevoli. Per i cittadini serve a garantire una corretta convivenza sociale, per i magistrati serve a conservare l'indipendenza voluta dalla Costituzione.

Devono però essere molto chiare due cose:

- la straordinaria efficienza che il Parlamento sta mostrando, nell'approvare in pochi giorni ed ore norme in materia di giustizia che interessano, dimostra che se vi fosse la reale volontà di intervenire per rendere efficace la giurisdizione questo potrebbe essere fatto in tempi brevi; se non lo si fa, è ipocrita indicare ai cittadini la magistratura come responsabile dell'insopportabile mal funzionamento della giurisdizione.

- noi magistrati vogliamo che ci sia la possibilità di fare, in tempi ragionevoli e bene, TUTTI i processi, ricorrere a sospensioni e rinvii è comunque strada perdente e sbagliata; per questo continuiamo a chiedere, inascoltati, semplificazione e razionalizzazione dei riti processuali, modifica della geografia degli uffici giudiziari, attribuzione di risorse indispensabili;

Rimane, sempre, il dubbio se davvero la politica dei partiti ha interesse al funzionamento efficace della giurisdizione. Confidiamo che i fatti possano
dimostrare l'infondatezza del dubbio.

Venezia - Roma, 12.7.08

Carlo Citterio
Segr. Gen. Movimento per la Giustizia

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Di Loredana Morandi (del 14/07/2008 @ 07:08:52, in Magistratura, linkato 1323 volte)

Giustizia. Malcontento diffuso, rammarico, rabbia. E un probabile esodo. I giudici italiani stanno vivendo uno dei momenti più difficili della storia giudiziaria del Paese. Lo sfogo di un alto magistrato al nostro giornale.

ieri, 13 luglio 2008

Caro Direttore, rispondo alla tua richiesta di informazioni sullo stato di disagio espresso dai magistrati in seguito alle recenti iniziative, anche economiche, del Governo; cercherò di essere conciso. Vorrei riuscire anche ad essere obbiettivo nonostante la mia appartenenza al quella che la classe politica definisce una “casta” privilegiata che rifiuta di cedere sui suoi ingiustificati privilegi.

L’intenso scambio di mail tra i magistrati è espressione di un vero e proprio dibattito interno alla Magistratura sul tema dei rapporti con il gruppo di potere che, "per volontà del popolo", legittimamente ci governaQuesto dibattito sta assumendo toni particolarmente intensi, sofferti ed esasperati. Esprime un malcontento forte soprattutto dei giovani.

Questo malcontento non può essere compreso dai cittadini soprattutto perché del tutto disinformati o malamente informati; non vuole essere recepito dai politici perché come ti chiarirò meglio in seguito, l’interesse politico, in questo momento, non è quello di costruire, anche attraverso le risorse umane, un ordine giudiziario efficiente ma quello di ridisegnare l’equilibrio tra il potere di governo e quello del magistrato.

Esigenza, è giusto chiarire, sulla quale non esprimo giudizi perché ciò che non condivido non è il profilo generale del problema ma il modo con il quale esso si vuole risolvere, attraverso la diffamazione.Il malcontento può comprendersi solo se provassimo a metterci, senza pregiudizi, nella prospettiva dei magistrati che lavorano nel modo indicibile con il quale la maggior parte dei magistrati opera.

Quando vedo scrivere, nelle innumerevoli email che in questo momento affollano la mia posta elettronica, di colleghi che impegnano i sabati e le domeniche per lavorare, io mi vedo allo specchio; comprendo quello che vogliono dire e credo in quello che dicono semplicemente perchè anche per me i sabati, le domeniche, il giorno di Pasqua e quello di Natale sono stati regolarmente impegnati per completare o eliminare il lavoro che mi sono sempre ritrovato sulle spalle non perchè prima non avevo lavorato ed ero andato a spasso ma semplicemente perchè questo è ciò che mi era caduto sulle spalle; quando sento parlare delle lunghe ferie dei magistrati mi viene da ridere, anzi da piangere, perchè io non sono mai riuscito ad andare in ferie senza portare nella valigia sentenze da scrivere, talvolta anche complesse; ciò che ho potuto fare con maggiore facilità da quando dispongo dei CD rom con la giurisprudenza dato che, con il mio p.c. (il mio, non quello dell’amministrazione, che si è rotto e non può essere sostituito) quei CD rom mi consentono di portare con me una intera biblioteca.Il giovane magistrato che sente parlare dei suoi alti stipendi ha motivo di arrabbiarsi dato che lo stipendio iniziale è appena al livello, anzi al di sotto, di un dattilografo della Regione Siciliana o della Assemblea; molto inferiore a quello dei giudici amministrativi e dei giudici della Corte dei Conti che pure svolgono un lavoro non più complesso ed anzi normalmente più tranquillo; ha ragione di arrabbiarsi anche il magistrato più anziano dato che lo stipendio di un magistrato della cassazione con 35/40 anni di servizio è notevolmente inferiore a quello di un dirigente amministrativo; la funzione del giudice di legittimità è meno impegnativa e professionalmente qualificata di quella di un dirigente dello Stato ? Il magistrato avverte anche il diverso metro di valutazione comune del suo operato; se un professionista imbroglia il cliente (per esempio facendogli pagare "acconti" ogni volta che lo vede senza rilasciare ricevuta e pretendendo poi una parcella nella quale non tiene conto degli acconti), fà una costruzione abusiva, esercita attività economiche produttive, il fatto non da scandalo, “sconcerto”, non è riportato dai giornali, non è motivo per un attacco alla categoria;; ogni cittadino può scrivere ed esprimere liberamente le sue idee senza essere accusato di …. parlare troppo o di occupare spazi che non gli competono; qualche avvocato può anche dire al cliente che la causa è stata persa perchè l'avversario ha corrotto il giudice o che per ottenere la libertà occorre una certa somma per pagare il giudice, o che la causa è stata persa perché il giudice è…….ignorante o cretino, in tal modo esprime, infatti, una sua idea; ogni cittadino può fare insomma tutto quello che fanno gli altri senza destare scandalo perché oggi il dovere di osservanza delle leggi è solo un optional ; un magistrato no ! se è solo accusato di una irregolarità, anche non penalmente rilevante, o se ritarda nel deposito di una sentenza di due o tre mesi, è censurabile, il procedimento disciplinare scatta automaticamente se non riesce a dimostrare che le ragioni del ritardo non gli sono imputabiliAmmetto che queste diversità possono anche farsi entrare , per la verità con una evidente forzatura, nella fisiologia dei rapporti sociali perché il magistrato ha sposato il principio di legalità e ad esso deve rispetto indipendentemente dal timore della pena mentre il cittadino, in una società che disconosce il valore di questo principio, è solo tenuto a comportarsi nel modo che gli assicuri di sottrarsi alla sanzione.Ma nella corretta gestione del rapporto sociale dovrebbe entrare anche il rispetto della persona e della dignità professionale del magistrato fino a quando non sia provato che questo, cioè l’individuo, è pigro, incapace, cialtrone

Per gli inetti noi tutti, compreso il CSM, vogliamo, anzi vorremmo applicate rigorose censure, purché con le garanzie di legge (donde il diritto del reo ad essere difeso, il dovere del giudice penale o disciplinare di condannare), del resto dovute anche ai mafiosi. Il controllo e la critica contro la magistratura dovrebbe individuare i casi di disservizio, non per colpire il corpo ma per colpire il fatto. In atto esso è invece usato solo per colpire il corpo perchè il fine non è quello del miglioramento ma quello dell'assoggettamento.Abbiamo assistito sotto tutti i governi, ed assistiamo oggi, ad una precisa involuzione dello Stato di diritto; quello che conta non è il diritto ma la legittimazione del potere; si deve perciò affossare la magistratura perché, anche se con alcuni errori, anche questi fisiologici, e normalmente emendabili dal sistema delle impugnazioni , è organo di garanzia di legalità.

Dunque, non si vuole più questo organo, si vuole un servizio giustizia governato o comunque controllato dal potere; non un garante di legalità che possa mettere sotto accusa gli esponenti elettivi del potere politico.

Non discuto della legittimità della istanza di assegnazione del privilegio della immunità alle cariche politiche (siano esse alte o basse); quello che metto in discussione è la strada che si è voluto imboccare dalla politica (di ogni colore) per raggiungere questo risultato; la strada cioè della distruzione morale di un ordine stataleIn questo contesto il danno che si sta producendo è irreversibile; le lettere di sdegno, le proteste sono forse ancora espressione di una volontà di opposizione a questa involuzione, ma sono, io temo, sopratttutto, forme di reazione rabbiosa di chi si sente attaccato mentre lavora, non una ribellione politica, come si è tentati di considerare ogni critica del sistema, ma una difesa personale della propria dignità professionale Il prossimo passaggio, la strada che stanno imboccando i giovani magistrati, quelli cioè della magistratura del domani, potrebbe condurre a risultati veramente eversivi: la giustizia e la qualità del lavoro potrebbero non interesserare più, ogni individuo potrebbe cercare solo di sgomitare per trovarsi un posto comodo, sicuro o di prestigio (id est di potere); ogni cosa può andare allo sfascio perché “così va il mondo”; potrebbe interessare a nessuno che la magistratura sia inquadrata nel sistema di potere; per i magistrati sarebbe anzi un vantaggio perché in tal modo non vi saranno più disfunzioni perchè anche per la magistratura , come per gli altri corpi (es amministrativi, giurisdizioni amministrative, autorità di controllo), ci sarà il silenzio della informazione, l'importante, per la nuova classe che si potrebbe formare, sarebbe che al corpo omologato sia assicurata la stessa posizione di privilegio che hanno gli uomini del potere.

Probabilmente tutto questo non sarebbe accaduto se fosse stata mantenuta la norma dell’art. 68 comma secondo della costituzione che testualmente stabiliva:“Senza autorizzazione delle Camere alla quale appartiene nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura”

La norma è stata modificata (in estrema sintesi la necessità dell’autorizzazione a procedere è stata esclusa per i procedimenti penali, resta per i provvedimenti restrittivi della libertà personale, le perquisizioni , le intercettazioni etc) a causa del malgoverno che di essa fu fatto da parte delle Camere, chiuse in difesa corporativa dei suoi; ma gli effetti del rimedio sono stati veramente dirompenti.

Tutto questo mi preoccupa al punto che mi sembra giunto il momento, per quanti possono farlo, di andare a casa.L'esodo è già cominciato.Proprio ieri l’altro un valentissimo giudice della Cassazione è andato a fare .... l'avvocato; alcuni mesi addietro un altro magistrato è passato alla avvocatura (che davvero non avrebbe bisogno di essere rafforzata) oggi è saldamente inserito, ha comprato lo studio in un palazzo antico, guadagna il triplo di un consigliere della cassazione con quaranta anni di anzianità; alcuni hanno lasciato per altre attività; un valoroso magistrato operante in zona di criminalità organizzata parteciperà al concorso per l’accesso alla Corte dei Conti.

Gli esempi sono innumerevoli..Chi pagherà le spese, nel domani in cui tutti saranno costretti ad aprire gli occhi, sarà il cittadino.Spero davvero di sbagliare. Il che non è del tutto impossibile, data la mia personale tendenza al pessimismo.

C’è una stampa capace di rendersi interprete di questo?Solo per chiudere voglio farti notare che il tempo impiegato per scrivere, oggi, domenica, questo appunto è stato sottratto al lavoro ordinario; mezza sentenza in meno, anche per questo sentirò quello stesso rimorso che avverto tutte le volte in cui mi forzo di andare a fare ginnastica per tenere lontano da me il pericolo di infarto.

Negli ultimi due anni ho scritto un volumetto su un tema giuridico, occupando solo le ferie e le domeniche (e subendo le reazioni della mia famiglia).

Talvolta penso alle sentenze che sarei riuscito a scrivere in più se avessi rivolto verso di loro (le sentenze) la mia attenzione.

Ma il giudice deve essere solo un sentenzificio ? L’aggiornamento professionale è un dovere per il giudice ? Probabilmente no, basterebbero delle circolari con direttive precise sulle decisioni da prendere!

A me starebbe bene, così non debbo più strizzare il mio cervello alla ricerca del diritto e del giusto .

Mario Fantacchiotti 

magistrato

Sicilia Informazioni

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