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E non cambiare. Non distogliere il tuo amore dalle cose visibili. Continua ad amare ciò che è buono, semplice e ordinario; animali e cose e fiori, e mantieni l'equilibrio appropriato.

Rilke
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 22/11/2008 @ 04:25:14, in Sindacato, linkato 1154 volte)
2008-11-22 11:49
E' MORTO SANDRO CURZI

ROMA - E' morto questa mattina a Roma dopo una lunga malattia Sandro Curzi. Aveva 78 anni, essendo nato a Roma il 4 marzo 1930. Militante del Partito Comunista, poi Rifondazione Comunista con Fausto Bertinotti, Curzi è stato storico direttore del Tg3 alla fine degli anni '80, poi direttore del quotidiano di Rifondazione Comunista ''Liberazione". Attualmente era consigliere d'amministrazione della Rai.

Alessandro Curzi detto Sandro era dal 2005 consigliere Rai, di cui per tre mesi - in attesa della nomina del presidente da parte della Commissione di Vigilanza - e' stato anche presidente, in quanto consigliere anziano. Curzi aveva diretto dal 1987 al 1993 il Tg3.

Nel primo pomeriggio sarà allestita in Campidoglio, a Roma, la camera ardente. Sarà aperta dalle 17 alle 20 e domani dalle 10 alle 18. Lunedì riaprirà alle 9 e alle 11:30 si terrà la cerimonia laica.


2008-11-22 10:03
Curzi, dalla Resistenza a Telekabul


Resistente a 13 anni, comunista iscritto già a 14, chiamato a 19 anni da Enrico Berlinguer a ricostruire la Federazione giovanile comunista italiana (Fgci), Alessandro Curzi ha vissuto tutta la sua vita fedele, pur senza rigidità, alle idee di gioventù passando con Fausto Bertinotti a Rifondazione Comunista alla fine degli anni '90. Il suo impegno politico si e' svolto all'interno dei mass media, dal primo articolo, quando era ancora adolescente, sull'Unità "clandestina" per raccontare l'assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini, al ruolo di capo redattore nel mensile della Fgci 'Gioventu' nuovà, diretto da Enrico Berlinguer, fino alla vice direzione di Paese Sera, alla direzione del Tg3 e a quella di Liberazione.

Curzi ottenne nel 1944, nonostante la minore età, la tessera del Pci. Tra il '47 e il '48 lavora al settimanale 'Pattuglia' insieme a Gillo Pontecorvo e, nel '49, a la 'Repubblica d' Italià fino a diventare capo redattore di 'Gioventu' nuovà, diretta da Enrico Berlinguer. Inviato nel '51 nel Polesine per raccontare le conseguenze dell'alluvione, vi rimane come segretario della Fgci. Nel '56 fonda 'Nuova generazioné e nel '59 passa all'Unità, organo del Pci per il quale l'anno successivo viene inviato in Algeria per seguire la fasi dell'indipendenza. Lì intervista il capo del Fronte di Liberazione Ben Bellah. Dopo essere stato direttore dell'Unità, nel 1964 diventa responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. Negli anni '60 collabora fra l'altro alla crescita della radio 'Oggi in Italia' che trasmetteva da Praga ed era seguita in molte parti d'Europa da emigranti italiani.

La stagione più calda, quella del '68 e poi dell'autunno del '69, della strage di Piazza Fontana e dei fatti che seguirono nei primi anni '70, Curzi la seguì da vice direttore di 'Paese Sera'. Dalla metà degli anni '70 arriva l'impegno con la televisione: entra infatti in Rai nel 1975 con un bando di concorso indetto per l'assunzione di giornalisti di 'chiara fama' disposti a lavorare come redattori ordinari e comincia dal Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel '76, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, da' vita alla terza rete televisiva della Rai mentre nel 1978 è condirettore del Tg3 diretto da Biagio Agnes. In questa veste 'scopre' Michele Santoro e collabora alla realizzazione del programma 'Samarcanda'.

Diventa direttore del Tg3 nel 1987 dando a quel telegiornale una impronta inconfondibile, veloce e aggressiva che dà voce alle istanze della sinistra italiana interpretando gli umori di una crescente insofferenza verso la cosiddetta prima Repubblica. Soprannominato per questo, dagli avversari politici, 'Telekabul' (dalla capitale dell'Afghanistan occupata dall'Urss negli anni '70), il Tg3 cresce in spettatori (da poco piu' di 300 mila ai 3 milioni del '91) e autorevolezza.

Nel '92 pubblica con Corradino Mineo il libro 'Giu' le mani dalla Tv' (Sperling e Kupfer) e nel '93, in contrasto con il nuovo consiglio d'amministrazione della cosiddetta Rai dei professori (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Dematté), si dimette. Passa prima a dirigere il Tg dell'allora Tele Montecarlo e poi, dal 1998 al 2005, dirige Liberazione. Dal 2005, eletto con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, era consigliere d'amministrazione della Rai di cui per tre mesi è stato anche presidente in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli. Comunista e antifascista convinto, politico abile, Curzi si é spesso distinto per posizioni non banali e non sempre in linea con i diktat di partito: basti pensare alle aperture, allora non scontate, del suo Tg3 alle posizioni di Papa Giovanni Paolo II o, più di recente in Rai, all'astensione sulla proposta di licenziamento del direttore di Rai fiction, Agostino Saccà.

Tra le sue esperienze va ricordata nel '94 la pubblicazione del libro 'Il compagno scomodò (Mondadori) e nel '95 una curiosa partecipazione al Festival di Sanremo dove canta nel gruppo 'La riserva indianà col nome, palesemente autoironico per chi era stato soprannominato Kojak, di grande capo Vento nei Capelli, eseguendo la canzone 'Troppo sole'. Era sposato dal 1954 con Bruna Bellonzi, anch'essa giornalista. Era padre di Candida Curzi, giornalista dell'ANSA.

Ansa
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Associazione Nazionale Magistrati



MISSIVA AL RELATORE SPECIALE PER I DIRITTI UMANI DELLE NAZIONI UNITE



Illustre signor Relatore,

ancora una volta sentiamo il dovere di segnalare la difficile situazione della magistratura italiana. Già in varie occasioni l’ufficio del Relatore speciale per l’indipendenza della magistratura e dell’avvocatura ha avuto modo di prestare attenzione sulle vicende italiane e, in particolare, sui rischi di riduzione dell’indipendenza dei giudici ad opera del potere dell’esecutivo e della maggioranza di governo.

In particolare ricordiamo che il precedente Rapporteur, Dato Param Cumanaraswamy, aveva svolto una approfondita missione in Italia nel 2002, al termine della quale aveva pubblicato una Relazione nella quale definiva  fondati i timori per l'indipendenza della magistratura determinati dagli attacchi ai giudici e pubblici ministeri.

Inoltre Lei, in qualità di Relatore speciale sull’indipendenza dei giudici e avvocati della Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, in una lettera inviata all’allora Presidente Ciampi il 15 dicembre 2004, scrisse:  “Le riforme rappresentano una preoccupante limitazione delle garanzie di indipendenza che, per più di una decade, sono state considerate la caratteristica principale del potere giudiziario italiano, che hanno conferito all’Italia un invidiabile prestigio internazionale ed autorità morale e sono servite da modello per altri paesi”.

Il Suo intervento, con quella lettera e con le dichiarazioni rese nel suo successivo soggiorno in Italia, ebbe grande risonanza  ed infine le parti più pericolose per l’indipendenza della magistratura di quella riforma furono modificate.  In particolare Ella espresse apprezzamento per il modello italiano di garanzia della indipendenza della magistratura, incentrato sul Consiglio superiore della magistratura.

Negli ultimi mesi  in Italia si sono riproposti in diverse occasioni duri attacchi alle decisioni della magistratura da parte di esponenti politici e dello stesso Primo Ministro. Ed ancora una volta si discute di  proposte dirette a modificare la composizione e le attribuzioni del Csm, in modo tale, a nostro avviso,  da sminuirne il ruolo di garanzia dell’indipendenza della magistratura.

Nello stesso tempo dobbiamo segnalare che il male principale della giustizia italiana, la lentezza delle procedure, si è ancora aggravato, come è testimoniato anche da numerose sentenze di condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Il Ministro della Giustizia, che secondo la costituzione italiana  (art. 110)  è il responsabile per l’organizzazione della giustizia   e per lo stanziamento di bilancio, mentre ha accettato riduzioni del bilancio destinato alla giustizia, non ha finora posto in essere misure dirette a migliorare la efficienza del sistema.

L’Associazione Nazionale Magistrati, che rappresenta il 95% dei magistrati italiani, ha espresso la viva preoccupazione per gli attacchi alla indipendenza dei magistrati; ha anche avanzato al Ministro, finora senza alcun esito, proposte dirette al miglioramento della organizzazione giudiziaria e alla semplificazione delle procedure.

L’ANM, organismo della rappresentanza professionale dei magistrati italiani) auspica vivamente una Sua nuova visita in Italia e confida di poterLa incontrare quanto prima per illustrarLe direttamente i motivi di  grande allarme e preoccupazione per quanto sta accadendo nel nostro paese.

Con i sensi della massima considerazione,

Il Presidente Luca Palamara  
Il Segretario Generale Giuseppe Cascini
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Di Loredana Morandi (del 21/11/2008 @ 08:47:09, in Magistratura, linkato 1279 volte)
APCOM - 19 Nov 2008 19:20

Giustizia/ Anm fa appello all'Onu: allarme per attacchi premier

Lettera a relatore speciale per diritti umani: venga in Italia


Roma, 19 nov. (Apcom) - Troppi attacchi alle decisioni dei giudici da parte delle forze politiche, a cominciare dal presidente del Consiglio, c'è "grande allarme e viva preoccupazione" per "la difficile situazione della magistratura italiana". Un clima tale da spingere i vertici dell'Anm a prendere carta e penna per segnalare il 'caso Italia' al relatore speciale per i diritti umani delle Nazioni Unite, Leandro Despouy, invitandolo a venire di nuovo nel nostro Paese per verificare "quanto sta accadendo". L'iniziativa è stata decisa oggi dalla giunta del 'sindacato delle toghe'. A firmare la lettera sono il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini.

L'Anm ricorda che "già in varie occasioni l'ufficio del Relatore speciale per l'indipendenza della magistratura e dell'avvocatura ha avuto modo di prestare attenzione sulle vicende italiane e, in particolare, sui rischi di riduzione dell'indipendenza dei giudici ad opera del potere dell'esecutivo e della maggioranza di governo". Il richiamo è soprattutto alla missione che nel 2002 portò in Italia "il precedente Rapporteur, Dato Param Cumanaraswamy", che al termine pubblicò "una Relazione nella quale definiva fondati i timori per l'indipendenza della magistratura determinati dagli attacchi ai giudici e pubblici ministeri". Ma anche ad una lettera, datata 2004, che lo stesso Despouy inviò all'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi sostenendo che le riforme messe in campo rappresentavano "una preoccupante limitazione delle garanzie di indipendenza". Dichiarazioni, ricorda l'Anm, che ebbero "grande risonanza": "Le parti più pericolose per l'indipendenza della magistratura di quella riforma furono modificate".

Ma ora "si sono riproposti in diverse occasioni duri attacchi alle decisioni della magistratura da parte di esponenti politici e dello stesso primo ministro", fa notare l'Anm nella lettera al rappresentante dell'Onu, sottolineando che "ancora una volta si discute di proposte dirette a modificare la composizione e le attribuzioni del Csm, in modo tale, a nostro avviso, da sminuirne il ruolo di garanzia dell'indipendenza della magistratura". Tutto ciò mentre "il male principale della giustizia italiana, la lentezza delle procedure, si è ancora aggravato", segnalano ancora Palamara e Cascini.

A Despuoy l'Anm spiega di aver espresso "viva preoccupazione per gli attacchi alla indipendenza dei magistrati" e di avere avanzato al ministro della Giustizia, "finora senza esito, proposte dirette al miglioramento della organizzazione giudiziaria e alla semplificazione delle procedure".

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“Il Giornale” edizione giovedì 20 novembre 2008

E le toghe chiedono aiuto all'Onu

di Gabriele Barberis

Sembra quasi la parodia di un appello drammatico, un collaudato genere umoristico basato sulla sproporzione tra l’offesa ricevuta e il tenore della denuncia effettuata. Il parroco che scrive al Papa perché non gli tornano i conti delle elemosine, il sindaco di un paesello che si rivolge alla Corte di giustizia dell’Aia per un paio di insulti volati in consiglio comunale. E invece le agenzie di stampa erano normalmente serie nell’annunciare una lettera inviata all’Onu dall’Associazione nazionale magistrati per chiedere tutela dei vari attacchi subiti dai giudici, «a cominciare dal presidente del Consiglio». Serio, anzi drammatico, il contenuto della missiva. Serio, anzi serioso, il primo firmatario Luca Palamara sostenuto dal segretario Giuseppe Cascini.

La segnalazione del «caso Italia» al relatore speciale per i diritti umani delle Nazioni Unite svolazza oltre Oceano come un appello da fortino assediato, quasi come l’ultimo appello di Radio Praga spento nel ’68 dall’invasione dei carri sovietici. «Grande allarme e viva preoccupazione per la difficile situazione della magistratura italiana», scrive l’accigliato Palamara. I suoi associati lo tengono in alta considerazione, altri un po’ meno. «Lei con quella faccia e quel cognome mi ricorda solo una marca di tonno» lo apostrofò pochi mesi fa uno strainsolente Francesco Cossiga dinanzi a un’atterrita Maria Latella a SkyTg24 Pomeriggio. Qualcuno potrà sorridere dinanzi ai toni melodrammatici usati nella lettera all’Onu. Loro, Palamara e Cascini, non ci pensano neppure. Chissà quale concitazione e quale nobiltà d’animo li ha pervasi mentre smanettavano su Internet per individuare il destinatario della loro missiva. Magari hanno scartato subito il segretario generale Ban Ki Moon temendo tempi lunghi per la risposta, ma certamente la scelta finale non è stata all’insegna dell’arrendevolezza. «Dai, dai, scriviamo a Leandro Despouy», si saranno detti con la voce rotta da una lieve tachicardia emotiva mentre si davano di gomito.

Lui, questo avvocato sudamericano sicuramente autorevole quanto sconosciuto ai più, sì che s’intende di soprusi e abusi da ergastolo. È nato in Argentina, terra violata da feroci giunte militari, ma soprattutto potrà far valere la sua esperienza di relatore speciale sui diritti calpestati dell’umanità. L’ultima pratica di cui si è occupato riguarda il carcere di Guantanamo, la base navale Usa riempita per cinque anni di terroristi islamici e presunti sterminatori di massa. Lui, l’avvocato Despouy, sì che potrà veramente intervenire per porre fine a questa persecuzione di magistrati italiana ordita da «esponenti politici e dallo stesso primo ministro». Lo implorano di venire in Italia, prima possibile, anzi subito. Al diavolo le sue inchieste su dittature tribali, regimi sanguinari, dissidenti torturati con le scariche elettriche in tutto il mondo. Il relatore Onu prenderà il suo bell’aereo e dalla civilissima New York si troverà immerso in un regime che ha sostituito le toghe nere con le tute arancioni dei detenuti di Guantanamo. E cercherà di affrontare quel persecutore del premier, un tiranno da fermare al più presto. In effetti l’avvocato Despouy un rischio concreto lo affronterà davvero nel nostro Paese: quello di farsi accogliere con un «cucù».

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Di Loredana Morandi (del 21/11/2008 @ 08:42:00, in Magistratura, linkato 1042 volte)
MAGISTRATURA INDIPENDENTE

COMUNICATO STAMPA – 20 NOVEMBRE 2008

Magistratura Indipendente esprime il proprio totale dissenso per l’iniziativa dei responsabili dell’A.N.M. di fare appello all’ONU contro il Governo italiano, con una iniziativa che incrina la credibilità a livello internazionale del nostro paese e che appare del tutto inopportuna in un momento in cui la solidità e la capacità di dialogo delle istituzioni rappresentano il presupposto indispensabile per il rilancio dell’economia e del sistema politico italiano.

Si appella al Presidente della Repubblica perché si faccia promotore di una iniziativa che, attraverso la creazione di un tavolo di concertazione istituzionale, sottragga, finalmente, il dibattito sulla giustizia all’occasionalità degli interventi politici, permettendo di realizzare una riforma della giustizia italiana conforme ai valori della Costituzione Repubblicana e alle non più eludibili esigenze dei cittadini.

Riafferma la necessità di sottrarre la magistratura e la giustizia ad ogni tipo di strumentalizzazione politica, restituendole dignità e possibilità di operare con efficienza ed equilibrio.

Rammenta, ancora una volta, la difficilissima situazione umana e professionale di tutti quei magistrati, costretti ad operare in situazioni di totale disagio e privi di risorse, che, silenziosamente, adempiono ogni giorno al loro dovere.
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ANM - sezione di Caltanissetta


Caltanissetta, 20 novembre 2008

Nei giorni scorsi dal mondo imprenditoriale e dal mondo sindacale sono venuti segnali di attenzione riguardo i problemi del distretto della Corte di Appello di Caltanissetta; anche esponenti del mondo politico di vario schieramento hanno mostrato eguale sensibilità, specie dopo le iniziative della locale sezione dell'ANM.

I magistrati che operano nel distretto ritengono che il proprio prestigio deriverà dalla funzionalità del servizio che rendono sul territorio. In questo senso negli ultimi anni hanno profuso elevato impegno, conseguendo risultati di cui molti hanno dato loro atto e che sono stati numericamente dimostrati dall'abbattimento drastico dei procedimenti arretrati, dalla riduzione media dei tempi di definizione dei procedimenti, dal fatto che la Corte di Appello di Caltanissetta è risultata a livello nazionale tra quelle con la maggiore percentuale di processi conclusi rispetto a quelli pendenti.

Questi passi avanti, peraltro non ancora sufficienti a far fronte a tutte le domande di giustizia del territorio, possono essere vanificati dalla situazione attuale di scopertura degli uffici, più volte denunciata dall'ANM e rispetto alla quale le iniziative sinora adottate dal Governo e dal CSM potrebbero rivelarsi insufficienti.

Il fatto che l'opinione pubblica del distretto abbia consapevolezza di questi problemi e che si adottino iniziative sul tema è motivo di conforto per i magistrati che operano nel distretto e costituisce per loro ulteriore stimolo per continuare a fare fino in fondo il loro dovere.

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA
DELL'ANM DI CALTANISSETTA

Dott. Giovanbattista Tona
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LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI
l'Italia e i modelli internazionali

A.N.M. - sez. ligure
Comitato per lo Stato di diritto
MEDEL
Comune di Genova


Giorgio Guerello (Presidente del Consiglio Comunale) - Saluto e introduzione

INTERVENTI:

Valerio Onida
Presidente emerito della Corte costituzionale - Docente di diritto costituzionale all'Università di Milano
"La tutela dei diritti fondamentali fra diritto interno e diritto internazionale"

Vito Monetti
Sost. proc. gen. presso la Corte di Cassazione - Presidente di Medel
"Le carte dei diritti dalla Dichiarazione Universale al Trattato di Lisbona"

Stefano Pratesi
Vice presidente di Amnesty International, sezione italiana
"La relazione annuale di Amnesty sullo stato dei diritti umani in Italia"

Nando dalla Chiesa
Consulente per la Promozione della Città, Grandi Eventi, Progetti Culturali

- Chiusura dei lavori -

26 novembre 2008 Città dei diritti Genova

Palazzo Tursi - Salone di Rappresentanza - ore 15,00
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Di Loredana Morandi (del 20/11/2008 @ 09:48:24, in Magistratura, linkato 997 volte)
MAFIA: GRASSO, PER LOTTA FONDAMENTALI COLLABORATORI E INTERCETTAZIONI

(ASCA) - Roma, 20 nov - Il contributo dei collaboratori di giustizia e di strumenti come le intercettazioni telefoniche resta ''fondamentale'' nella lotta alla mafia. A ribadirlo e' stato stamane il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che, al Viminale, ha commentato i successi che si sono registrati negli ultimi mesi nella lotta a Cosa Nostra.
Secondo Grasso anche in futuro ''occorrera' mantenere questo quadro'' normativo incrementando la ''gia' importante azione di coordinamento tra le forze di polizia e la magistratura''.
''Oggi - ha poi aggiunto Grasso - gia' viene svolta una importante azione di coordinamento ed esiste una collaborazione piena tra tutti gli organi di polizia''.
Secondo il procuratore nazionale antimafia stiamo, poi, ''vivendo un momento di svolta per quanto riguarda la lotta alle estorsioni. Siamo ad un passo da una rivoluzione che, per il nostro paese, e' prima culturale che economica.
Occorre, quindi, trovare un meccanismo per fare questo passo''. Per Grasso le strade potrebbero essere quelle ''dell'utilita' della denuncia da parte delle vittime ma anche l'obbligo della denuncia con sanzioni di tipo amministrativo, semmai non consentendo di partecipare ad appalti pubblici''.

gc/mcc/rob
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Di Loredana Morandi (del 20/11/2008 @ 05:58:49, in Magistratura, linkato 1145 volte)
I FORUM DE 'LA NAZIONE'

Un 'patto' fra giudici e avvocati
contro la giustizia lenta

Magistratura e avvocati penalisti a 'La Nazione'. Presenti il nuovo procuratore della Repubblica Giuseppe Quattrocchi, il presidente del tribunale Enrico Ognibene, l’attuale presidente della Camera penale Giovanni Flora, il suo predecessore Lorenzo Zilletti e il consigliere Carlotta Corsani. A introdurre il confronto è stato il direttore de ‘La Nazione’ Francesco Carrassi.

Firenze, 20 novembre 2008 - Cosa fare per ridare fiducia ai cittadini nel sistema giustizia? Cosa cambiare per far funzionare la macchina del processo? Da dove partire per risolvere i problemi? Sicuramente da un punto fermo. Ossia, dalla collaborazione fra tutte le parti: gli avvocati, i tribunali, le procure. A questo scopo, ‘La Nazione’ ha ospitato un forum sulla giustizia che ha riunito il nuovo procuratore della Repubblica Giuseppe Quattrocchi, il presidente del tribunale Enrico Ognibene, l’attuale presidente della Camera penale Giovanni Flora, il suo predecessore Lorenzo Zilletti e il consigliere Carlotta Corsani. A introdurre il confronto è stato il direttore de ‘La Nazione’ Francesco Carrassi, che ha lanciato la proposta - accolta con molto interesse - di un nuovo incontro sulla giustizia, stavolta aperto al pubblico, in occasione delle iniziative in programma nel 2009 per celebrare il 150° anniversario del nostro giornale.

Si è parlato di cosa inceppa la macchina della giustizia, ma anche di soluzioni possibili per sbloccarla. "Un’occasione preziosa", l’ha definita il procuratore Quattrocchi. E il discorso è partito dai problemi e dai dati emersi dalla ricerca compiuta da Eurispes per conto delle Camere penali sui processi nei tribunali d’Italia. "Non è come dice l’Associazione nazionale magistrati - ha detto l’avvocato Zilletti - e cioè che la causa dei ritardi è in gran parte colpa delle garanzie della difesa. I risultati smentiscono questo, ma da parte nostra c’è la disponibilità a rivedere inutili appesantimenti della procedura che non giovano a nessuno". Perché c’è un problema reale: "La sfiducia del cittadino nei confronti della giustizia". Per il professor Flora "l’avvocato è un rompiscatole necessario del processo, ma i guai sono altri. Ciascuno ha le proprie responsabilità. Cerchiamo rimedi insieme".

Quali, dunque, i problemi? Il procuratore Quattrocchi, anzitutto, si è rivolto agli avvocati dicendo che "bisogna abbandonare posizioni e atteggiamenti corporativi e ideologizzanti per arrivare a un patrimonio operativo comune. L’avvocatura si occupa finalmente dell’efficienza. Dunque, discutiamo su come conseguire il prodotto giudiziario senza preoccuparci delle posizioni separate, la separazione delle carriere non interessa alla gente". Quattrocchi - che sui risultati della ricerca ha contestato in parte l’assenza dell’incidenza "delle carenze strutturali, delle risorse, dell’organizzazione" - ha parlato di "enfatizzazione dei diritti degli imputati", della parte offesa «che non va dimenticata", dei "rinvii perché il giudice non ce la fa a definire" o per il rischio dell’incompatibilità o per i solleciti dei difensori. "A Lucca avevamo la stenotipia, qui no, qui si lotta per le copie". "Tragica" è stata definita da tutti i presenti attorno al tavolo la situazione dell’Ufficio notifiche: "Quanti processi si rinviano perché non arrivano o sono sbagliate? E’ l’effetto perverso - ha sottolineato il procuratore - prodotto dalla legge che ha tolto questo compito alla polizia giudiziaria». Infine, i rinvii causati dalla mancata presentazione dei testimoni. "La gente viene, non riesce a fare il suo processo, si stufa e non torna più". Dunque, ha ribadito Quattrocchi, occorre "individuare insieme percorsi e strumenti di virtuosismi processuali e comportamentali; il tribunale ne ha alcuni, nel civile in particolare, e a me pare che possiamo scimmiottare alcune cose. Efficienza senza toccare le garanzie. Muoviamoci su questo".

Per il presidente del tribunale Ognibene il problema è anche che "stiamo usando un codice fallito che prevedeva che solo il 5 per cento dei processi arrivasse al dibattimento e invece è l’esatto contrario. Ma l’avvocatura non può dire che è esente da colpe sul sistema processuale penale perché ha anche fatto leggi a uso e consumo proprio, dato che è cospicua in Parlamento. Certe norme sulle notifiche per raccomandata hanno provocato una valanga di rinvii. E poi basta dire che i giudici sono assenti ingiustificati: qui si lavora davvero". E la proposta di Ognibene è: "Vorrei che si facesse un protocollo fra le categorie, oltre a proposte concrete". Immediata la replica di Zilletti: "C’è ostilità della magistratura verso il nuovo codice. L’efficienza passa anche dalla separazione della carriere. E noi pensiamo a una riforma perché il Csm è ostaggio delle correnti che non fanno funzionare né se stesso né la macchina".

Soluzioni? Ecco quali. L’abolizione delle sezioni distaccate: "Alcune come Pontassieve non hanno senso, ampliamo i giudici al centro", ha detto Zilletti. "E’ difficile", ha chiosato Flora. Ma Ognibene non ha escluso l’opportunità: "Ne possiamo parlare, parta da voi. Alcune sezioni non hanno ragion d’essere". "In Piemonte ci sono tribunali piccolissimi che erano stati istituiti dai Savoia", ha allargato le braccia Quattrocchi. La possibilità di creare fasce orarie per i processi? Favorevoli gli avvocati ("è un aiuto anche ai testimoni"), meno i giudici (per Quattrocchi "a Lucca ci abbiamo provato, ha funzionato solo per le udienze preliminari", ma per Ognibene "è un discorso da esaminare"). E comunque c’è l’impegno comune di stilare un protocollo e fare un tentativo. Fra le possibili risposte c’è anche quella di spingere i giudici a essere più rapidi nello scrivere le motivazioni delle sentenze: "Settanta giorni per un patteggiamento è assurdo» ha incalzato Zilletti con l’appoggio di Quattrocchi («me ne dolgo anche io, così come mi dolgo dei ricorsi in Cassazione degli stessi patteggiamenti, all’estero ci ridono dietro") e la disponibilità di Ognibene: «Farò dei controlli, ma informatemi quando accade perché non va bene". Ridurre i testimoni inutili in aula è un’altra opzione: "A volte arrivano quattro agenti di polizia giudiziaria a dire le stesse cose per la pigrizia dei pubblici ministeri a fare la lista testi". Pronta la replica di Quattrocchi: "E’ un suggerimento opportuno, lo dirò ai miei sostituti".

E se parlare del nuovo palazzo di giustizia di Novoli è inutile perché ormai "è solo una questione politica" (parola di Ognibene), l’intesa è totale su un possibile accordo contro gli appesantimenti inutili del sistema, su una proposta comune per le notifiche: "Mi rifiuto di morire col codice Rocco in mano", ha strappato un sorriso a tutti il professor Flora. E il procuratore Quattrocchi ha concluso le due ore di discussione con un appello agli avvocati: "Siete tanti in Parlamento: sia adeguato il codice a quel che il codice produce". L’impegno è di rivedersi e di riparlarne, anche davanti ai nostri lettori, per vedere se le promesse comuni di buona volontà siamo state mantenute.

Gigi Paoli per "La Nazione" di Firenze

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Di Admin (del 19/11/2008 @ 11:16:51, in Politica, linkato 1973 volte)
Barbareschi e Pagano Santi subito !!!

PEDOFILIA: BARBARESCHI, CONCLUSO ITER ISTITUZIONE GIORNATA NAZIONALE
 
(ASCA) - Roma, 19 nov - ''Tra breve la giornata nazionale contro la pedofilia sara' una realta'. Eprimo una grande soddisfazione per la sensibilita' dimostrata, nelle Commissioni competenti, dai colleghi parlamentari che hanno contribuito alla felice conclusione dell'iter parlamentare''.
Ad affermarlo e' Luca Barbareschi, deputato Pdl, che sottolinea come ''l'istituzione di una data simbolica rappresenta il punto di partenza per la creazione di una coscienza nazionale sul problema dell'aggressione sessuale nei confronti dei minori e delle problematiche collegate anche massiccia e crescente diffusione delle nuove tecnologie''.
''La Rete spesso finisce, infatti, per trasformarsi nella tela che sempre piu' di frequente cattura le nuove generazioni: si rendono indispensabili delle campagne -conclude Barbareschi- che impegnino l'opinione pubblica e le Istituzioni per la soluzione di questo gravissimo problema''.

min/mcc/ss

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PEDOFILIA: ARRIVA UN SOFTWARE PER PROTEGGERE I MINORI SU INTERNET
 
(ASCA) - Roma, 13 nov - Si installa il browser sul computer e quando un bambino cerca una parola ''proibita'' arriva al genitore un sms sul cellulare e il programma blocca la pagina. Si chiama ''Clicksicuro.it'' ed e' il software contro la pedopornografia on-line che e' stato presentato questa mattina dal presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia, Alessandra Mussolini, e dalla vice presidente, Gabriella Carlucci.
Uno strumento che potra' essere usato da genitori e insegnanti a partire dal 15 dicembre, giorno in cui verra' installato sul sito del ministero delle Comunicazioni e potra' essere scaricato.
Perche', come sottolineato da Alessandra Mussolini, ''internet non e' solo virtuale perche' attraverso la rete si fanno degli incontri reali''. E allora, grazie a questo programma, gli adulti potranno decidere delle parole chiave e dei siti internet da ''bandire'' ai propri figli, ma non solo. ''A fine navigazione - ha aggiunto Carlucci - i genitori potranno controllare i siti visitati dai ragazzi''.
Il browser puo' essere disattivato solo con una password e sara' l'unico programma disponibile sul pc interessato per la navigazione in internet.

map/dnp/alf

+++

INFANZIA: PD, PROPOSTA LEGGE PER DIRITTO BAMBINI EDUCAZIONE 0-6 ANNI
 
(ASCA) - Roma, 19 nov - Un cambiamento di rotta di 180 gradi e' quello proposto dal Pd in tema di infanzia, con un passaggio dall'asilo nido 'fornito' su richiesta individuale ad un servizio educativo programmato socialmente per il periodo che va dai zero ai sei anni. Il tutto racchiuso in una proposta di legge che significativamente e' stata definita ''proposta zerosei''.
Proposta che alla vigilia della giornata mondiale dei diritti dell'infanzia, e' stata presentata in una conferenza stampa da Enrico Letta ministro del welfare del governo ombra del Pd, Anna Serafini (responsabile infanzia), Maria Coscia (responsabile scuola) e dai parlamentari Daniela Sbrollini e Antonio Rusconi.
La proposta del Pd, ha spiegato la Serafini, non e' riducibile al solo aumento degli asili nido che pure e' una cosa essenziale, ma nel cambiamento della loro funzione, ovvero nel loro inserimento in un processo edicativo che si spinge fino ai 6 anni.
Una impostazione, ha aggiunto, che risponde alle indicazioni dei maggiori studiosi del mondo, concordi nell'affermare che i primi 3 anni di vita sono decisivi per lo sviluppo del bambino e per la sua socializzazione anche nell'adolescenza e oltre, nella fase adulta. Di qui l'importanza di una rete di asili nido come servizio alle famiglie ''possibile solo se si raccorda pubblico e privato''. Un'operazione che per sua natura e' una materia concorrente tra Stato e Regioni, chiamati a cooperare se si vogliono rispettare gli obiettivi posti dall'Unione europea.
Obiettivo indicato nel 30% di accoglienza per il 2010, mentre vede il nostro paese fermo oggi al 12%. Il progetto di crescita degli asili nido -in chiave educativa- prevede un investimento di 2.250 milioni divisi in tre anni: 500 milioni di euro per il 2009, 750 nel 2010 e 1.500 nel 2011 con un sostanziale raddoppio degli asili nido con il raggiuingimento dell'obiettivo europeo.
Durante la conferenza stampa sono stati offerti una serie di dati che mettono in evidenza come gli asili nido (pubblici e privati) abbiamo una presenza diffusa e abbastana omogenea al centro-nord mentre sono del tutto insufficienti al sud.
Sull'iniziativa del Pd, e' stato sottolineato che e' una proposta aperta alla condivisione ''perche' la sfida non e' tra centrosinistra e centrodestra ma per l'innovazione e la modernizzazione a favore dei bambini e delle famiglie''.

min/mcc/ss
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Di Admin (del 19/11/2008 @ 09:48:26, in Magistratura, linkato 1859 volte)
Comitato di Coordinamento fra le Magistrature e l’Avvocatura di Stato



A RISCHIO L’INDIPENDENZA DELLE MAGISTRATURE


Nel disegno di legge sul lavoro pubblico approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato sono state introdotte rilevanti modifiche alla composizione e ai poteri del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti, organo di autogoverno della Magistratura contabile.

Le norme approvate dalla Commissione riducono drasticamente il numero dei componenti elettivi (da 10 a 4), che diventano minoranza rispetto a quelli di nomina politica.

Si prevede, inoltre, un rilevante trasferimento di poteri sullo status dei magistrati dall’organo di autogoverno al Presidente della Corte dei conti, nominato dal Governo.

In capo al Presidente della Corte, poi, vengono accentrati poteri finora svolti in maniera autonoma dalle singole sezioni, ivi comprese le funzioni di controllo sull’attività del Governo.

Misure analoghe erano già state introdotte per la magistratura amministrativa con il decreto legge n. 112 del 2008, con il quale una serie di poteri sono stati trasferiti dall’organo di autogoverno della magistratura amministrativa al Presidente del Consiglio di Stato.

Si tratta di interventi palesemente in contrasto con i principi costituzionali di indipendenza delle magistrature, principi che, è bene ricordarlo, non sono un privilegio dei magistrati ma costituiscono una garanzia per l’eguaglianza e la libertà dei cittadini.

Le associazioni delle magistrature esprimono vivo allarme e preoccupazione per un disegno complessivo volto ad una riduzione dell’autonomia e dell’indipendenza di tutte le magistrature e alla introduzione di un sistema di controllo politico dei magistrati.

Roma, 19 novembre 2008

ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI AMMINISTRATIVI
ASSOCIAZIONE MAGISTRATI DELLA CORTE DEI CONTI
ASSOCIAZIONE UNITARIA AVVOCATI E PROCURATORI DELLO STATO
COORDINAMENTO PER UNA NUOVA MAGISTRATURA AMMINISTRATIVA

Asca 19.11.2008
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