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 .. rete da giornalisti ..... di Lunadicarta
 
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Con la giustizia si contraccambi il male e con il bene si contraccambi il bene.

Confucio
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA
~ Centro Studi ~

diritto e letteratura

Manzoni e Pirandello

Presentazione del libro di

Alfonso Malinconico

già Presidente presso la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione

Introduzione di Nino Borsellino

Edizioni Empirìa—Roma 2008

Mercoledì 26 movembre 2008 ore 15,30

Sala Conferenze - Via Valadier, 42 Roma

Presiede

Avv. Alessandro Cassiani

Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma

Coordina

Avv. Giovanni Cipollone

Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma

Relatori

Prof. Nino Borsellino


Emerito di Letteratura Moderna e Contemporanea presso l’Università di Roma “La Sapienza”

Prof. Francesco Mercadante

Emerito di Filosofia del Diritto presso L’Università di Roma “La Sapienza”

Interventi previsti

Prof. Cesare Ruperto

Presidente Emerito della Corte Costituzionale

Prof. Saverio Ruperto

Ordinario di Diritto Privato presso l’Università di Roma “La Sapienza”

Avv. Aldo Romeo

Foro di Roma

Dott. Umberto Apice

Magistrato

Dott. Antonio Bevere

Magistrato

Avv. Giovanni Malinconico

Presidente dell’Unione degli Ordini Forensi del Lazio

Intervento conclusivo dell’Autore

Ingresso libero

Il presente evento non prevede il rilascio di crediti formativi

Via Valadier, 42 Roma tel. 06.322971234/241

Il Consigliere Segretario Il Presidente

Antonio Conte Alessandro Cassiani

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Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 10:12:44, in Giuristi, linkato 1019 volte)
Il problema della povertà dello materiale dello stato risale ad almeno dieci anni; quello della povertà spirituale è endemico. Ecco comunque come questa povertà ispira gli scrittori di giustizia.

Ecco un pezzo dal mio DOPPELGÄNGER IUDEX: TEATRO DA CAMERA CON SAX PER GIUDICE GENIO E GIUDICE IDIOTA, dramma grottesco in un atto vincitore del concorso "Pirandello in breve" per l'anno 2003.

OZIERO:
La Follia è la Ragione dell'Uomo in Grande, lo Stato.

Pannone fa uno starnuto. Rovista nelle tasche, tira fuori dalla tasca sinistra il fazzolettone per pulirsi ma ne fuoriesce carta igienica che gli rotola per terra.

OZIERO:
Carta igienica da casa... Lo Stato è grande ma in questi tempi è povero, povero, poverrimo... Tanta carta per sentenze, sentenze, sentenze e poi... plòf, non ha nemmeno i soldi per pagarci la carta igienica... carta vetrata per questi androidi cul-de-fer!

PANNONE:
Oh chemin de fer! Scemoni di ferro! Le male lingue dicono che qualche magistrato accidioso o tirchio ovvia pulendosi alla turca, acqua fresca e carne rosea....

OZIERO:
Ne sai niente Pannone?

OZIERO:
Non mi guardare così, ti prego. Mi metti in soggezione.

PANNONE:
Io a te?

OZIERO:
Sì tu a me! Io uso fazzolettini profumati, sai. Soffio tutto, io, coi fazzoletti profumati. Soffio e netto tutto coi fazzolettini 'Violetta d'Arabia', tre veli platonici di morbidezza.

PANNONE:
Chiunque lo faccia o lo abbia fatto l'autobagnetto ecologico, quel che è stato è stato... Que serà, serà e ciò che succederà, lalalalalà lalà che serà serà. Lo Stato!

OZIERO:
Allora tu lo ami questo Stato, così povero, scartato, squartato, eh Pannone?

PANNONE:
No, no. Te lo dico in confidenza. Lui è il gran caprone, altro che povero! Quando è forte coi deboli; e debole coi forti. Bisogna trasformarlo. Forte coi forti; debole coi deboli.

OZIERO:
Bravo Fritz. Sciiuu... Molti inorridiranno per quello che osi blaterare.

PANNONE:
Sì. Taci la Nazione ti ascolta.

OZIERO:
La Nazione o... il Presidente?

Pannone rincantucciandosi nella toga si porta sotto sotto la Camera di Consiglio a origliare.

PANNONE:
Lavorano, discutono, decidono le sorti dell'umana gente! Il Presidente non mi ha sentito!


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Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 10:02:33, in Magistratura, linkato 1147 volte)
Associazione Nazionale Magistrati
 


Nella giornata del 12 novembre 2008 la Giunta Esecutiva Centrale della ANM ha partecipato ad un incontro con il Ministro della Giustizia.

All'incontro erano presenti, oltre al Ministro, il sottosegretario Sen. Caliendo, il capo di Gabinetto del Ministro, il Capo dell'Ufficio Legislativo, il Capo del Dipartimento della Organizzazione Giudiziaria.

Il Ministro ha illustrato le iniziative fin qui intraprese dal Governo in materia di processo civile e incentivi per la copertura delle sedi disagiate. Ha raccolto la preoccupata sollecitazione della Giunta in ordine alla situazione degli uffici di Procura con riferimento agli ultimi posti messi a concorso ed andati deserti che porteranno a breve alla paralisi di molti uffici inquirenti.

A fronte del nostro consapevole scetticismo, Ministro e Sottosegretario hanno manifestato ottimismo in ordine alla copertura delle sedi riferendo di avere adeguati segnali e, comunque, ha ritenuto di rinviare il confronto su tale questione all'esito dell'espletamento del concorso sulle sedi disagiate.

Ha annunciato, inoltre, un imminente intervento del Governo sul processo penale, nel quale dovrebbero essere riprese alcune delle proposte avanzate dalla ANM.

Si è, poi, soffermato sulla questione relativa agli stanziamenti per la giustizia, riferendo che, secondo le stime fatte dagli uffici del Ministero, il Fondo Unico per le spese di giustizia dovrebbe essere in grado di sopperire alle riduzioni operate con il decreto-legge di luglio. In ogni caso  il Ministro ha riferito che entro la fine dell'anno il Ministero potrà disporre di dati certi circa la reale consistenza e dotazione del fondo. Il Ministro ha poi affrontato le questioni relative alla situazione del personale amministrativo, indicando in circa 3500 unità l'entità dei tagli di organico derivati dalla manovra economica ed ha assicurato un impegno del Ministero per la riqualificazione del personale.

Nel corso della discussione il Capo del Dipartimento della Organizzazione Giudiziaria è intervenuto sulla questione relativa all'adeguamento del trattamento economico dei magistrati a seguito della riforma dell'ordinamento giudiziario, oggetto di una sollecitazione formulata dalla GEC. Il Capo del D.O.G. ha assicurato l'assenso del Dipartimento sulla questione posta dalla GEC e ha riferito di aver già trasmesso una nota in tal senso alla competente Ragioneria del Tesoro.

I rappresentanti della Giunta hanno ribadito la necessità e l'urgenza di riforme dirette ad assicurare il funzionamento della giustizia e la disponibilità della ANM al dialogo e al confronto su tali misure. Pur riconoscendo che alcuni interventi, quali quello sul processo civile, si muovono nella giusta direzione, hanno, però, sottolineato la necessità di iniziative più incisive.

La Giunta ha ribadito la necessità di un intervento di deroga al divieto di destinare i magistrati di prima nomina a funzioni requirenti e a funzioni monocratiche penali, in ragione della drammatica situazione di scopertura di organici di molti uffici giudiziari, in particolare degli uffici di procura delle regioni meridionali. Hanno, inoltre, evidenziato che i magistrati attualmente in tirocinio saranno chiamati a scegliere le sedi di destinazione nel prossimo mese di gennaio, circostanza che rende non differibile oltre tale termine l'intervento richiesto.

Sul processo civile sono state ribadite le perplessità della ANM su alcuni punti della riforma, quali l'obbligo di testimonianza scritta, le previsioni di cui all'art. 51 c.p.c. e sul "filtro" per l'accesso alla Cassazione. La Giunta ha, inoltre, criticato l'assenza di interventi in materia di semplificazione dei riti e in particolare ha sollecitato l'abolizione del rito societario, intervento ormai condiviso da tutti gli operatori del settore; ha, inoltre, lamentato la mancata abolizione del regolamento di competenza. Infine, ha insistito affinché si provveda al più presto all'adozione dei decreti attuativi in tema di conciliazione e mediazione.

Al riguardo, il Ministro ha manifestato una ampia disponibilità ad interventi correttivi nell'iter del disegno di legge in Senato, annunciando peraltro la possibilità di approvare una delega per la semplificazione dei riti e l'abolizione del rito societario nonché in tema di mediazione.

La Giunta ha, inoltre, ribadito la contrarietà della ANM ad interventi sull'assetto costituzionale della magistratura, ed il Ministro ha riferito che allo stato il governo non è intenzionato ad adottare in materia alcuna iniziativa legislativa.


Il Presidente                     Luca Palamara

Il Segretario Generale    Giuseppe Cascini
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Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 09:55:49, in Sindacato, linkato 1241 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 14 novembre 2008
Prot. n. 213

La Federazione nazionale della Stampa Italiana e l’Associazione Ligure dei giornalisti comunicano:

G8, IL CASO DIAZ, UNA SENTENZA IN CHIAROSCURO
7 ANNI DOPO RIMANGONO I BUCHI NERI DELLA VERITA’

“Sette anni dopo il G8 la sentenza sull’irruzione alla scuola Diaz dove vennero pestati e arrestati anche 5 giornalisti (due freelance tedesche, uno inglese ridotto in fin di vita e il collega italiano Lorenzo Guadagnucci) chiude (giudiziariamente con il giudizio di primo grado) i processi più importanti sul luglio 2001. Le sentenze si rispettano, si appellano, ma possono essere discusse.
Quella emessa giovedì sera a Genova è una sentenza che, per così dire, fa “volare gli stracci”. Condannato il capo del reparto mobile di Roma, figure di secondo piano, singoli agenti. Assolti i vertici della polizia. Le motivazioni della sentenza chiariranno il percorso giuridico e fattuale compiuto dai giudici del Tribunale, ma dopo le sentenze sulla morte di Carlo Giuliani, sul caso (parziale) del cosiddetto Blocco Nero (nessun vero black bloc venne arrestato, né è stato mai chiarito il ruolo di presunti o veri agenti provocatori nei cortei), per gli incidenti di piazza, quella per gli abusi nel carcere provvisorio di Bolzaneto, anche quella sul caso Diaz lascia irrisolti molti interrogativi.
Su chi decise al vertice quell’irruzione, chi autorizzò tali e tanti abusi e violenze, chi decise la lunga opera di disinformazione a partire dalla notte della Diaz con la diffusione di notizie palesemente false, conferenze stampa in cui tra i corpi di reato vennero esibite anche le pettorine gialle dei giornalisti e dove era vietato porre domande, sul perché i vertici della polizia italiana erano presenti all’esterno della scuola.
Rimarranno senza risposta le 300 segnalazioni raccolte dai legali sugli abusi e violenze di strada, fatti senza responsabili e comunque avviati (come le imputazioni per i processi celebrati) verso la prescrizione prima ancora dei giudizi di appello.
Il sindacato giornalisti e l’Ordine (la Fnsi, l’Associazione Ligure dei Giornalisti e l’Ordine della Liguria) furono i primi, poche ore dopo l’irruzione, a portare alla Procura di Genova due colleghi-testimoni dei fatti e un dossier con foto e filmati relativi sia alle violenze di piazza (di forze dell’ordine e di manifestanti) sia alla drammatica vicenda della Diaz dove tutti gli arrestati e feriti vennero poi completamente assolti con sentenza definitiva.
Sin dal primo giorno, con i colleghi (come Lorenzo Guadagnucci autore di una costante e documentata controinformazione su quelle vicende) il sindacato è stato al fianco dei giornalisti e di chi cercava “verità e giustizia”, non vendetta, per tutelare anche e soprattutto il diritto dovere a fare e ricevere informazione, prima, durante e dopo i giorni in cui il confine della democrazia venne calpestato a Genova. Da chi scelse la violenza tra i manifestanti e tra chi, in divisa, aveva il dovere di difendere e prevenire la violenza, e non praticarla. Soprattutto in situazioni come quella del carcere provvisorio di Bolzaneto e durante la perquisizione (“un’operazione di macelleria messicana” la definì deponendo al processo il funzionario di polizia Michelangelo Fournier) diventata una mattanza documentata da video, foto, indagini con il goffo tentativo di depistaggio di fronte a taccuini e telecamere, del portavoce del ministero degli interni che definì il sangue sui muri come “tracce di tubetti di pomodoro” o i feriti come “esito degli scontri di piazza”.
Sette anni dopo (l’Fnsi venne ammessa come parte civile nel procedimento) la sentenza Diaz lascia aperti tutti gli interrogativi, con le responsabilità politiche dei diversi governi succedutisi e di chi a parole chiedeva una commissione di inchiesta, salvo poi non operare perché questa si facesse. L’Fnsi la chiese e sostenne sia con i governi di centrodestra sia di centrosinistra, inascoltata come molti altri.
Sette anni dopo l’impegno e le iniziative della Fnsi e della Ligure non si fermeranno. Per chiedere “verità e giustizia”, non vendetta per continuare a informare su quei giorni. Sette anni dopo le pressioni, le minacce, le denunce contro chi ha fatto informazione, svelato retroscena, scoperto atti e documenti.
Su questi temi la Fnsi e l’Associazione Stampa Ligure organizzeranno una conferenza stampa nei prossimi giorni”.
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Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 09:52:14, in Magistratura, linkato 1011 volte)

L’A.N.M. SULLA SENTENZA DIAZ



 
Ancora una volta dopo il caso Englaro, nel caso della sentenza Diaz una decisione giudiziaria scatena polemiche e accesi dibattiti.

Ci sono avvenimenti nella storia di un paese che turbano profondamente le coscienze e che accendono forti discussioni e divisioni creando di riflesso inevitabili tensioni anche sul versante giudiziario.

La magistratura inquirente è spesso chiamata al difficile compito di ricostruzione del reale accadimento dei fatti ed alla raccolta degli elementi di prova per sostenere l’accusa nel giudizio.

Alla magistratura giudicante spetta il compito di selezionare e valutare le prove formatesi nel dibattimento, nel contraddittorio tra le parti, e di decidere se sussistono gli elementi per affermare “al di là di ogni ragionevole dubbio” la responsabilità personale dei singoli imputati.

L’Associazione Nazionale Magistrati chiede rispetto per il difficile compito affidato alla magistratura requirente e giudicante.

E’ sempre legittima la critica, anche aspra, ai provvedimenti giudiziari ma l’insulto e la denigrazione nei confronti dei singoli magistrati e dell’istituzione giudiziaria sono inaccettabili e non contribuiscono alla costruzione di un confronto civile su temi particolarmente delicati.

Roma, 14 novembre 2008

Il Presidente                         Luca Palamara

Il Vice Presidente                Gioacchino Natoli

Il Segretario Generale        Giuseppe Cascini
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Di Admin (del 13/11/2008 @ 12:59:37, in Giuristi, linkato 1238 volte)

13/11/2008, ore 13:28

PROCESSO PENALE: DOMANI LA PRESENTAZIONE DEL SIDIP PER VELOCIZZARE LA GIUSTIZIA

Di Redazione

 

Riduzione dei tempi del processo penale attraverso l’utilizzo di tecnologie informatiche che consentiranno la gestione unificata di tutti gli atti, attualmente reperibili solo in formato cartaceo.
E’ l’obiettivo del progetto SIDIP, il Sistema informativo dibattimentale penale, realizzato dal Ministero della Giustizia e finanziato con i fondi europei del PON il Programma Operativo Nazionale Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia, che sarà presentato domani, 14 novembre, a Napoli alle ore 09,30 presso il Grand Hotel Vesuvio, in via Partenope, 45.
Ottimizzando i processi di condivisione e recupero delle informazioni nell’ambito dell’amministrazione giudiziaria, il sistema permette di ridurre i tempi di consultazione degli atti dibattimentali, fornire strumenti per una più rapida formulazione della sentenza e una più veloce trasmissione degli atti nel caso di successivi grado di giudizio.
Attraverso la registrazione audio/video delle udienze, la redazione delle trascrizioni testuali, la gestione dei verbali d’udienza e della documentazione cartacea a queste associata insieme al fascicolo dibattimentale, gli utenti del sistema, magistrati, avvocati e personale di cancelleria, potranno accedere con facilità alle informazioni digitalizzate, attualmente reperibili solo attraverso l’esame di una grossa mole di documenti cartacei. Il sistema re-ingegnerizza ed estende l’esperienza del progetto di ricerca comunitario “e-Court”(collocato nel V programma quadro della dell’Unione Europea per la ricerca), che ha consentito di verificare sperimentalmente la realizzazione e la dimostrazione di alcuni prototipi.
Il progetto SIDIP, attualmente utilizzato presso il Tribunale di Parma per la gestione del processo “Parmalat”, e avviato con la realizzazione di 5 sistemi presso i Tribunali di Catanzaro, Lecce, Napoli, Nola e Palermo rientranti nelle Regioni “Obiettivo 1”, si inserisce nel tema più ampio della dematerializzazione della documentazione e dell’automazione dei flussi di lavoro, determinanti all’interno dei processi di riforma della Pubblica Amministrazione ai fini della riduzione della spesa pubblica.
Alla presentazione, previsti gli interventi, tra gli altri, di Sergio Brescia, Domenico Pellegrini e Nicola Mozzillo del Ministero della Giustizia, rispettivamente direttore generale, responsabile dell’area penale dei sistemi informativi e dirigente del CISIA, il Coordinamento Interdistrettuale per i Sistemi Informativi Automatizzati. Tra gli invitati, i capi degli uffici giudiziari di Napoli e degli altri distretti nonché i rappresentanti dell’Ordine forense di Napoli e di Lecce.

Julie News
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Di Admin (del 13/11/2008 @ 12:54:06, in Giuristi, linkato 959 volte)
Giustizia e privacy : varato codice per avvocati e investigatori privati

di osservatoriosullalegalita.org

E' stato varato martedi' il codice deontologico privacy per avvocati e investigatori privati. Le garanzie individuate dalle associazioni di categoria hanno ricevuto l'ok del Garante. Il codice fissa le tutele per il trattamento dei dati personali dei clienti da parte di avvocati e investigatori privati, dalla fase propedeutica l'instaurazione di un giudizio fino alla fase successiva alla sua definizione. Semplificazione degli adempimenti e tutele effettive per i clienti, i cardini del codice.

Le nuove regole di condotta Avvocati e investigatori privati potranno informare la clientela una tantum, anche oralmente in modo semplice e colloquiale sull'uso che verrà fatto dei loro dati personali. L'informativa scritta potrà anche essere affissa nello studio o pubblicata sul sito web. Il codice specifica che sia gli avvocati che gli investigatori privati devono adottare adeguate misure di sicurezza dei sistemi informatici per evitare accessi abusivi o furti di dati e custodire con cura fascicoli e documentazione, in modo da evitare che personale non autorizzato o estranei possano prenderne visione.

Gli avvocati, in particolare, devono fornire anche concrete istruzioni al personale di studio affinché si pongano speciali cautele in caso di utilizzo di registrazioni audio/video, di tabulati telefonici, di perizie ecc. e devono vigilare affinché si eviti l'uso ingiustificato di informazioni che potrebbero comportare gravi rischi per il cliente. Atti e documenti, una volta estinto il procedimento o il mandato, possono essere conservati in originale o in copia, solo se risultino necessari per altre esigenze difensive della parte assistita o dell'avvocato.

Gli investigatori, da parte loro, non possono intraprendere di propria iniziativa investigazioni, ricerche o altre forme di raccolta dei dati. Le investigazioni sono lecite solo se l'incarico è conferito per iscritto da un difensore o da un altro soggetto. L'incarico ricevuto va eseguito personalmente: ci si può avvalere di altri investigatori privati se nominati all'atto del conferimento oppure successivamente purché tale possibilità sia stata prevista.

Conclusa l'attività investigativa, e comunicati i risultati al difensore o a chi ha conferito l'incarico, i dati raccolti devono essere cancellati. L'archivio deve essere periodicamente controllato e contenere solo informazioni pertinenti ed indispensabili. Il rispetto del codice costituisce condizione essenziale per la liceità e correttezza del trattamento dei dati personali.

Il codice di deontologia, che verrà presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, entra in vigore il 1 gennaio 2009 ed è stato sottoscritto dal Consiglio nazionale forense, dall'Unione camere penali, dell'Unione camere civili, dall'Unione avvocati europei, dall'Associazione italiana giovani avvocati, dall'Organismo unitario dell'avvocatura italiana, da Federpol e da Aipros.

Speciale giustizia

___________

www.osservatoriosullalegalita.org
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DDL Stalking

Concorso di reati se vi è progressione criminosa
verso un reato più grave di quello di stalking

   

Approvato in Commissione Giustizia della Camera, nel corso dell'esame degli emendamenti al disegno di legge "Misure contro gli atti persecutori", un emendamento (1.100) del relatore Giulia Bongiorno, che sopprime all'articolo 1, comma 1 (capoverso Art. 612-bis) le parole "Salvo che il fatto costituisca più grave reato".
La ratio dell'emendamento approvato, ad avviso della proponente, è quella di "consentire la configurazione di un concorso di reati, nel caso in cui vi sia una progressione criminosa verso un reato più grave rispetto a quello dello stalking. In tal modo si potrà evitare che possa essere contestato solamente il reato più grave e non quello di atti persecutori. La questione in concreto relativa all'ipotesi in cui vi sia un concorso di reati o un concorso apparente di norme sarà risolta sulla base di principi generali." (Fonte: resoconto parlamentare, Commissione Giustizia, Camera dei Deputati, 6 novembre 2008)


Riportiamo il testo base sul quale sta lavorando la Commissione

DISEGNO DI LEGGE
Misure contro gli atti persecutori


Art. 1.
(Modifiche al codice penale).
1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo l'articolo 612 è inserito il seguente:
« Art. 612-bis. - (Atti persecutori).

[Salvo che il fatto costituisca più grave reato] (PAROLE SOPPRESSE CON L'EMENDAMENTO 1.100 APPROVATO)
E' punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita.
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore ovvero se ricorre una delle condizioni previste dall'articolo 339.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Si procede tuttavia d'ufficio nei casi previsti dal secondo e dal terzo comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio»;
b) al primo comma dell'articolo 577, dopo il numero 4) è aggiunto il seguente:
«4-bis) da soggetto che abbia in precedenza commesso nei confronti della vittima atti persecutori ai sensi dell'articolo 612-bis».


Art. 2.
(Ammonimento).
1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all'articolo 612-bis del codice penale, la persona offesa può esporre i fatti al questore, avanzando richiesta di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta.
2. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi, se ritiene fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Il questore valuta l'eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni.
3. Si procede d'ufficio per il delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo.


Art. 3.
(Modifiche al codice di procedura penale).
1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 266, comma 1, lettera f), dopo la parola: «minaccia,» sono inserite le seguenti: «atti persecutori,»;
b) dopo l'articolo 282-bis sono inseriti i seguenti:
«Art. 282-ter. - (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). - 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.
2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi ovvero da tali persone.
3. Il giudice può, inoltre, vietare all'imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui al comma 2.
4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.

Art. 282-quater. - (Obblighi di comunicazione). - 1. I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono comunicati all'autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell'eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni. Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio»;
c) al comma 1-bis dell'articolo 392, le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;
d) al comma 5-bis dell'articolo 398:
1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;
2) le parole: «vi siano minori di anni sedici» sono sostituite dalle seguenti: «vi siano minorenni»;
3) le parole: «quando le esigenze del minore» sono sostituite dalle seguenti: «quando le esigenze di tutela delle persone»;
4) le parole: «l'abitazione dello stesso minore» sono sostituite dalle seguenti: «l'abitazione della persona interessata all'assunzione della prova»;
e) al comma 4-ter dell'articolo 498:
1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;
2) dopo le parole: «l'esame del minore vittima del reato» sono inserite le seguenti: «ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato».


Art. 4.
(Modifica all'articolo 342-ter del codice civile).
1. All'articolo 342-ter, terzo comma, del codice civile, le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «un anno».


Art. 5.
(Clausola di invarianza finanziaria).
1. Dall'attuazione della presente legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.


Art. 6.
(Entrata in vigore).
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Il Sole 24 ore

(questo va bene per me e per la Hunziker)
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Di Admin (del 13/11/2008 @ 12:37:16, in Politica, linkato 1050 volte)
Ddl sulla sicurezza pubblica: gli articoli a tutela dei minori

Reclusione da uno a tre anni per chi impiega i minori nell'accattonaggio: è quanto dispone l'articolo 8 del disegno di legge in materia di sicurezza pubblica, in esame da martedì 11 novembre nell'Aula di Palazzo Madama.
Il provvedimento che interviene in diversi ambiti della sicurezza pubblica (dal reato di danneggiamento al reato di deturpamento, dal fenomeno dell'occupazione abusiva di suolo pubblico all'immigrazione clandestina, dalla confisca dei beni alle organizzazioni mafiose al money transfer, fino ad occuparsi anche dei reati di guida in stato di grave ebbrezza o in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze), prevede una serie di modifiche alle disposizioni del codice penale a tutela dei minori e in particolare delinea una nuova fattispecie di reato, l'impiego di minori nell'accattonaggio, introducendo nel codice penale l'articolo 600-octies:

Art. 8.
(Contrasto nell'impiego dei minori nell'accattonaggio)

1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo l'articolo 600-septies è inserito il seguente:
«Art. 600-octies. – (Impiego di minori nell'accattonaggio). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque si avvale per mendicare di una persona minore degli anni quattordici o, comunque, non imputabile, ovvero permette che tale persona, ove sottoposta alla sua autorità o affidata alla sua custodia o vigilanza, mendichi, o che altri se ne avvalga per mendicare, è punito con la reclusione fino a tre anni»;
b) dopo l'articolo 602 è inserito il seguente:
«Art. 602-bis. – (Pene accessorie). – La condanna per i reati di cui agli articoli 600, 601 e 602 comporta, qualora i fatti previsti dai citati articoli siano commessi dal genitore o dal tutore, rispettivamente:
1) la decadenza dall'esercizio della potestà del genitore;
2) l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente all'amministrazione di sostegno, alla tutela e alla cura»;
c) l'articolo 671 è abrogato.


ALTRE MODIFICHE AL CODICE PENALE

Nel corso dell'esame nelle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia, in sede referente, sono stati, inoltre, approvati emendamenti che hanno inserito, dopo l'articolo 8, altre disposizioni che apportano modifiche al codice penale:

In particolare quelle che riguardano i minori:

- circostanze aggravanti comuni: viene aggiunto il n. 11 bis all'art. 61 c.p. prevedendo come circostanza aggravante comune del reato, l'aver commesso il fatto ai danni di soggetti minori all'interno o nelle immediate vicinanze di scuole per l'infanzia e istituti di istruzione e formazione di ogni ordine e grado;

- atti osceni: all'art. 527 c.p. viene inserito un comma, dopo il primo, che prevede che la pena prevista per chi compie atti osceni, da tre mesi a tre anni, è aumentata da un terzo alla metà, se il fatto è commesso all'interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano;

- circostanze aggravanti inerenti la violenza sessuale: all'articolo 609-ter c.p., primo comma, viene inserito il numero 5- bis, che prevede l'aggravio di pena da 6 a 12 anni per i fatti di cui all'art. 609-bis (violenza sessuale) se commessi all'interno o nelle immediate vicinanze di istituto d'istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa;

- porto illegale d'armi: pena raddoppiata se le armi sono utilizzate per commettere un reato quando il fatto è commesso da persone travisate o da più persone riunite, quando il fatto è commesso nei luoghi di cui all'articolo 61, numero 11-ter) c.p. (l'aver commesso il fatto ai danni di soggetti minori all'interno o nelle immediate vicinanze di scuole per l'infanzia e istituti di istruzione e formazione di ogni ordine e grado), quando il fatto è commesso di notte in luogo abitato, nelle immediate vicinanze di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro, parchi e giardini pubblici o aperti al pubblico, stazioni ferroviarie, anche metropolitane, e luoghi destinati alla sosta o alla fermata di mezzi di pubblico trasporto.;

- sequestro di persona e sottrazione di persone incapaci: se il fatto è commesso in danno di un minore, si applica la pena della reclusione da tre a dodici anni. Se il fatto è commesso in presenza di taluna delle circostanze di cui al secondo comma, ovvero in danno di minore di anni 14 o se il minore sequestrato è condotto o trattenuto all'estero, si applica la pena della reclusione da tre a quindici anni. Le pene sono altresì diminuite fino alla metà nei confronti dell'imputato che si adopera concretamente affinchè il minore riacquisti la propria libertà; per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, aiutando concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di elementi di prova decisivi per la ricostruzione dei fatti, per l'individuazione o la cattura di uno o più autori di reati; per evitare la commissione di ulteriori fatti di sequestro di minore.;

- sottrazione e trattenimento di minore all'estero: inserito nel c.p. l'art. 574-bis che dispone "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque sottrae un minore al genitore esercente la potestà dei genitori o al tutore, conducendolo o trattenendolo all'estero contro la volontà del medesimo genitore o tutore, impedendo in tutto o in parte allo stesso l'esercizio della potestà genitoriale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
Se il fatto di cui al primo comma è commesso nei confronti di un minore che abbia compiuto gli anni 14 e con il suo consenso si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni.
Se i fatti di cui al primo e secondo comma sono commessi da un genitore in danno del figlio minore, la condanna comporta la sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori.
Il Sole 24 ore

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Di Admin (del 13/11/2008 @ 09:26:27, in Redazionale, linkato 1009 volte)
Secondo me è l'arteriosclerosi, che ormai di già galoppa, cmq passo parola..

Cossiga denunciato per istigazione a delinquere e apologia di reato

Cinque cittadini si rivolgono alla Procura di Roma per le dichiarazioni rilasciate al Quotidiano Nazionale

*Un prete, un avvocato, una grafologa e due ex insegnanti - cinque semplici cittadini - hanno denunciato stamattina alla Procura della Repubblica di Roma il senatore a vita Francesco Cossiga per istigazione a delinquere e apologia di reato. La denuncia nasce dopo le dichiarazioni rilasciate dall'ex Presidente della Repubblica al Quotidiano Nazionale su come infiltrare e strumentalizzare, con il fine ultimo di liquidare, il vasto movimento popolare nato nelle ultime settimane in difesa della scuola pubblica e del diritto allo studio garantito dalla Costituzione.
Per Cossiga il movimento è da: «Infiltrare con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri [?] Le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li metterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
«Chiediamo pertanto che si proceda penalmente a carico del senatore Francesco Cossiga per i reati suddetti e per tutti quelli che potranno essere ravvisati ? ha dichiarato Piero Leone, ex insegnante che stamane si è recato alla Procura di Roma. Si tratta di dichiarazioni molto gravi in quanto provengono da un personaggio che ha ricoperto i ruoli più elevati nelle istituzioni della Repubblica Italiana. Con questa denuncia vogliamo semplicemente difendere la democrazia e la Costituzione del nostro paese.»
Per Alessandro Santoro, prete fiorentino della Comunità delle Piagge: «E' assurdo che queste dichiarazioni passino sotto silenzio. Sono un invito alla violenza e ricordano, purtroppo, le modalità tipiche della strategia della tensione. Auspichiamo che la Procura proceda speditamente nel suo lavoro, perché è assurdo che un senatore a vita, ex Presidente della Repubblica, e quindi garante dei principi costituzionali si ponga all'attenzione per dichiarazioni che non esitiamo a definire fasciste.»

I reati ravvisati dai denuncianti nell'intervista del 23 ottobre scorso (oggi disponibile sulla rassegna stampa del governo http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=32976406 sono: istigazione a delinquere - commessa pubblicamente come richiesto dalla legge per la sua punibilità - rivolta sia al ministro dell'interno Maroni sia agli stessi organi di polizia preposti all'ordine pubblico (art. 414 CP) sia ai militari, i Carabinieri, a disobbedire alle leggi e a violare il giuramento compiuto sulla Costituzione (art. 266 CP). Si ravvisa infine la colpa di apologia di reato (ancora art. 414 CP) in relazione ai reati da lui commessi all'epoca in cui era ministro dell'interno e solo ora confessati.

«Sappiamo che anche altri stanno muovendosi per denunciare Francesco Cossiga - ha concluso Piero Leone.

Chi volesse aderire alla denuncia può contattarci all'indirizzo mail piero.leone@ gmail.com
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