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La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, ed essa non può essere limitata senza che vada perduta.

Thomas Jefferson
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 07/11/2008 @ 01:21:35, in Sindacato, linkato 1552 volte)
LIBRO BIANCO SULLA "MALAGIUSTIZIA" 
 
Perquisizioni: la cronaca
non si ferma con le intimidazioni
 

Clicca sulla copertina per scaricare il Libro bianco  


ALLARME UNCI SU RAPPORTI BURRASCOSI CON LA MAGISTRATURA  
 
Presentato il Libro bianco
su cronaca e "malagiustizia"
 

Grande interesse da parte dell'Associazione nazionale magistrati  

 
24 ottobre 2008 - Quaranta perquisizioni compiute dalla magistratura nei confronti di almeno un centinaio di giornalisti tra il 2006 e il 2008, un dato in aumento rispetto agli anni precedenti: è l'allarme lanciato dall'Unione Nazionale Cronisti Italiani che ha compilato un "Libro bianco sui difficili, e a volte burrascosi, rapporti tra magistratura e cronisti sul fronte del diritto di cronaca e della libertà d'informazione". Un'iniziativa alla quale l'Associazione nazionale magistrati guarda con interesse, rilanciando con il segretario Giuseppe Cascini l'opportunità di "abolire del tutto il segreto investigativo", mentre il presidente Luca Palamara sottolinea che i magistrati non possono essere "i censori della stampa".  

"La magistratura - ha denunciato Guido Columba, presidente dell'Unci, presentando il dossier nella sede della Fnsi - sta tentando di impadronirsi delle prerogative dei giornalisti, talvolta con un comportamento persecutorio e intimidatorio: ne abbiamo raccolto tanti esempi in questa sorta di Bestiario che manderemo al Capo dello Stato, al Consiglio superiore della magistratura e a tutte le procure d'Italia".  

Nel Libro bianco, oltre alle 40 perquisizioni anche una decina di "Orrori giudiziari": casi di perquisizioni e interrogatori a carico di cronisti, spesso solo persone informate sui fatti (su tutte, spicca la vicenda Abu Omar); sequestri di materiali (si arriva fino al servizio di Studio Aperto sul delitto di Perugia) poi dichiarati illegittimi dalla Cassazione; clonazioni di computer; pedinamenti di cronisti; giornalisti messi alla porta da un'aula di tribunale in un processo pubblico per il rischio di nuocere alla salute dell'imputato "malato di cuore"; l'arresto per 23 giorni di Mario Spezi che non condivideva l'inchiesta sul Mostro di Firenze; il direttore di un sito di Latina incriminato per aver pubblicato una sentenza del Tribunale del Riesame; la sospensione dalla professione per sei mesi inflitta a due cronisti piemontesi non dall'Ordine dei giornalisti (al quale spettano le sanzioni disciplinari), bensì dal gup di Biella.  

La situazione rischia di peggiorare con il disegno di legge sulle intercettazioni, "che di fatto abolisce la cronaca giudiziaria", ha detto il segretario dell'Unci Romano Bartoloni. Contro quel provvedimento, ricorda il presidente della Federazione nazionale della stampa, Roberto Natale, "il 5 novembre i giornalisti manifesteranno a Roma per sottolineare la centralità del ruolo dell'informazione e la nostra contrarietà a norme che puntano a limitare la libertà. Siamo disponibili a rendere più stringenti i meccanismi di autoregolamentazione della categoria, ma nel rispetto dell'autonomia dei giornalisti".  

A rappresentare la posizione della magistratura, il segretario dell'Anm Cascini e il presidente Luca Palamara. "È il sistema legislativo attuale che è radicalmente sbagliato - ha detto Cascini - perché il segreto d'indagine, accompagnato al divieto di pubblicazione degli atti, crea un sistema totalmente irrazionale che si presta ad abusi ed errori. I giornalisti, infatti, in un certo senso subiscono le notizie dalla fonte che le fa uscire e questo mortifica il loro ruolo di darle autonomamente". Cascini è convinto che andrebbe "del tutto abolito il segreto investigativo, mantenendolo soltanto quando è necessario tutelare la privacy delle persone coinvolte o nel caso in cui ci sia un'effettiva necessità investigativa. Salvo che in queste occasioni, la regola generale dovrebbe essere il libero accesso agli atti". Secondo Palamara, "è necessario trovare un punto di equilibrio tra gli atti coperti dal segreto e quelli non coperti dal segreto. Nel momento in cui cade la segretezza dell'atto, non c'è motivo per non pubblicarlo. In ogni caso valuteremo con interesse questo Libro bianco: assumersi il ruolo di censore della stampa - conclude - non è la linea dell'Associazione nazionale magistrati". 


Io lavorerò affinché il prossimo libro bianco sia sul comportamento degli avvocati, che lavorano sull'ignoranza delle società di hosting e finanche sui danni reali apportati dai propri clienti alle medesime società, pur di ottenere il bavaglio di una voce scomoda o coprire reati telematici. Finanche in danno alla Magistratura!

Purtroppo non viviamo in un bel mondo, ma è giusto dire che per quanto riguarda il web non c'è nessun interesse in un suo reale miglioramento ...

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Di Loredana Morandi (del 05/11/2008 @ 15:16:08, in Magistratura, linkato 1326 volte)
Associazione Nazionale Magistrati
 


Solidarietà ai colleghi Di Matteo e Piscitello


Mentre il Ministro Brunetta propone di installare i tornelli nei palazzi di giustizia per controllare la presenza dei magistrati in ufficio, mentre il quotidiano “Il Giornale” persevera in una orchestrata campagna di denigrazione dell’intero ordine giudiziario, la mafia continua a minacciare i magistrati impegnati ogni giorno nell’azione di contrasto a Cosa Nostra.

Nel giro di pochi giorni, ben due magistrati palermitani sono stati destinatari, per l'ennesima volta, di allarmanti gesti intimidatori.

Si tratta di Nino Di Matteo, che in passato ha seguito a Caltanissetta i processi per le stragi di Capaci e via D'Amelio,  e oggi è titolare di numerose indagini presso la DDA di Palermo, e di Roberto Piscitello, che per anni si è occupato di importanti inchieste sulla mafia trapanese.

Entrambi i colleghi, insieme a Nico Gozzo, Giacomo Montalbano e altri magistrati, avevano già subito pesanti intimidazioni la scorsa estate.

La sfida lanciata dai poteri criminali richiede, oggi più che mai, un preciso impegno da parte di tutte le istituzioni per rafforzare (e non depotenziare) gli strumenti di indagine, per far cessare i tentativi di delegittimazione della magistratura, per impedire che gli uffici di Procura in regioni come la Sicilia siano messi nella impossibilità di funzionare a causa di irresponsabili scelte legislative.

La Associazione Nazionale Magistrati esprime tutta la sua solidarietà ai colleghi Nino Di Matteo e Roberto Piscitello, impegnandosi a vigilare perchè il livello di attenzione da parte delle autorità preposte alla protezione dei magistrati e alla sicurezza dei cittadini rimanga sempre elevato.
 

La Giunta Esecutiva Centrale
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Di Loredana Morandi (del 05/11/2008 @ 15:13:29, in Magistratura, linkato 1347 volte)
Associazione Nazionale Magistrati
Sezione Distrettuale di Palermo




Parafrasando una famosa frase latina, ripresa durante una tristemente nota omelia dal compianto Cardinale Pappalardo, ancora una volta la Sezione di Palermo dell'Associazione Nazionale Magistrati deve constatare che mentre a Roma si discute, in Sicilia qualcuno si da fare.

Cioè, mentre si parla di tornelli, di statistiche irreali e altro, fatti inquietanti accadono intorno alle abitazioni di colleghi da tempo in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. Ciò nonostante a Palermo i "tornelli" ci siano ormai da tempo, sono quelli posti ai vari ingressi del Palazzo di Giustizia, che assicurano l'accesso al corridoio del metal detector; e Palermo, ovviamente, non è la sola sede ad avere questi sistemi di sicurezza imposti da tutto quello che (tristemente) ben conosciamo.

Oggi, in particolare, la GIUNTA sezionale è costretta a segnalare ancora una volta il pesante clima di tensione nel quale tanti colleghi sono costretti a lavorare, con gravi intimidazione che da ultimo hanno interessato Antonino Di Matteo, Roberto Piscitello; ed anche il collega dell'Ufficio GIP del Tribunale di Palermo Fabio Licata, vittima nei giorni scorsi di grave intrusione nel palazzo ove abita, con scasso ad opera di ignoti della serratura dell'abitazione, e della cassetta della posta.

Perciò, oltre ad esprimere solidarietà ai colleghi, auspica ancora una volta che il sostegno più volte verbalmente espresso si concretizzi in significative scelte di politica giudiziaria consoni alle concrete esigenze di giustizia della collettività, a cominciare dalle risorse e dalla normativa ordinamentale in materia di uffici requirenti (che oggi rischia di sguarnire sempre maggior numero di sedi della nostra regione).

Giuseppe De Gregorio (Presidente ANM Palermo)
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Di Loredana Morandi (del 05/11/2008 @ 15:10:49, in Magistratura, linkato 1313 volte)

ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI

 

 

Egregio dott. Romano,

nella Sua rubrica del 30 ottobre 2008, nel rispondere ad una lettera del dott. Zucconi Galli Fonseca, Lei ha giustamente criticato la stravagante idea del Ministro Brunetta di controllare il lavoro dei magistrati mediante la insatallazione di "tornelli" all'ingresso dei palazzi di giustizia. Allo stesso tempo, però, Lei ha invitato la magistratura ad assumersi "la responsabilità di lavorare a una grande riforma della giustizia che non fosse basata principalmente sulla difesa degli interessi corporativi".

Dispiace che ad un osservatore attento come Lei siano sfuggite le tante iniziative di proposta che da anni la Associazione Nazionale Magistrati sottopone alla attenzione della politica per rendere più rapido ed efficiente il sistema giudiziario.

Basterebbe, infatti, consultare il sito internet della Associazione Nazionale Magistrati dove sono pubblicate alcune schede  che l'Associazione ha consegnato al Ministro della Giustizia e al Parlamento e nelle quali sono indicate le iniziative di riforma dirette ad assicurare efficacia e funzionalità ai processi penali e civili e che noi riteniamo assolutamente necessarie e urgenti.

Abbiamo chiesto una revisione delle circoscrizioni giudiziarie con la soppressione degli uffici giudiziari minori; una riforma del processo civile con la unificazione dei tanti riti (circa 16) in atto esistenti e con l'introduzione del processo telematico; una ampia depenalizzazione dei reati minori; l'allargamento dell'area delle pene alternative alla detenzione in carcere; una riforma del processo penale con la eliminazione degli inutili formalismi che, di fatto, oggi impediscono di arrivare ad una sentenza in tempi ragionevoli; abbiamo chiesto la istituzione di un ufficio del processo, diretto al razionalizzare le risorse e a riqualificare il personale amministrativo; abbiamo indicato anche interventi per razionalizzare le spese di giustizia e per recuperare risorse.

Si tratta di proposte serie, concrete e organiche; e che mirano ad affrontare, in maniera pragmatica, i reali problemi del funzionamento della giustizia. E sono proposte tutt'altro che corporative. E' stata l'ANM a chiedere e a ottenere la introduzione di controlli seri e rigorosi sulla professionalità dei magistrati. Oggi un magistrato è sottoposto ogni quattro anni ad una valutazione di professionalità, sulla quantità e qualità del lavoro giudiziario, e che può concludersi, in caso di valutazione negativa,  con la rimozione del magistrato. Abbiamo chiesto e ottenuto l'abolizione dell'anzianità come criterio per la nomina dei dirigenti; abbiamo chiesto e ottenuto la temporaneità degli incarichi direttivi con un controllo sulle modalità di svolgimento dell'incarico dopo quattro anni. Siamo noi i primi a chiedere professionalità, efficienza, responsabilità e merito.

Questo è il terreno sul quale vogliamo essere parte attiva di un processo di rinnovamento e di riforma.

Purtroppo le nostre proposte sono rimaste lettera morta e la politica e l'informazione continuano ad occuparsi e a discutere esclusivamente dell'assetto della magistratura. Su questo punto bisogna essere chiari. La Magistratura difende l'attuale assetto costituzionale di autonomia e di indipendenza non come privilegio di una corporazione, ma come presidio della legalità e dell'uguaglianza nell'interesse dei cittadini.

 

Luca Palamara - Presidente della Associazione Nazionale Magistrati

 

Giuseppe Cascini - Segretario della Associazione Nazionale Magistrati

 

Gioacchino Natoli - Vice-Presidente della Associazione Nazionale Magistrati

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Di Loredana Morandi (del 05/11/2008 @ 15:07:04, in Magistratura, linkato 1644 volte)
2008-11-03 14:31

GIUSTIZIA: ANM,FALSI DATI DEL 'GIORNALE' SU TOGHE FANNULLONE
CIASCUN MAGISTRATO DEFINISCE 1.400 PROCEDIMENTI ALL'ANNO

ROMA

(ANSA) - ROMA, 3 NOV - L'Associazione nazionale magistrati definisce "semplicemente falsi" i dati pubblicati da 'il Giornale' sui "giudici fannulloni". Il sindacato delle 'toghe', con una nota firmata dal presidente Luca Palamara e dal segretario Giuseppe Cascini, confuta le cifre sulla produttività dei magistrati che, secondo il quotidiano, sarebbe scarsa, tanto da arrivare ad appena un'udienza al mese nelle Corti di appello civili. 'Non sappiamo se cio' sia voluto ovvero frutto di ignoranza- ribatte l'Anm - E' grave, però, che la giornalista autrice dell'articolo non sappia nemmeno che in Italia le Corti d'Appello sono composte da tre magistrati" e quindi "questa semplice informazione" avrebbe consentito di ricavare "dati ben diversi rispetto a quelli 'sparati' in prima pagina". "Infatti per calcolare il numero di udienze per ogni magistrato bisognava moltiplicare per tre il numero di udienze per anno (10.899 nel civile e 9.890 nel penale) e poi dividere per il numero di magistrati". E ancora: l'Anm obietta che se si fosse "provato a dividere il numero di procedimenti definiti per il numero dei magistrati in servizio (dati riportati nell'articolo)" allora si sarebbe potuta fornire cittadini "una notizia rassicurante circa la produttività dei magistrati italiani, ognuno dei quali definisce oltre 1.400 procedimenti all'anno".
Il sindacato delle 'toghe' definisce inoltre "falsa" l'affermazione secondo la quale i magistrati avrebbero una "carriera assicurata dall'età", visto che dal 2007, su richiesta dell'Anm, è stato introdotto "un sistema periodico di valutazione del merito e della professionalità, dal quale dipende anche la progressione economica". L'Anm rivendica anche di aver avanzato proposte e di essersi impegnata sull' organizzazione e sul funzionamento degli uffici giudiziari. "L'abolizione dei tribunali inutili (i cd. 'rami secchi'), il processo telematico, la istituzione dell'ufficio del processo, la riqualificazione del personale: sono proposte puntuali e concrete - prosegue la nota - fatte dall'Anm e alle quali ancora non abbiamo avuto risposta" Quanto poi ai casi di giudici "assenteisti" l'Anm precisa di essere "in prima linea nel richiedere professionalità, impegno e responsabilità nello svolgimento delle funzioni. Se gli episodi indicati dal quotidiano sono veri siamo noi i primi a chiedere ai titolari dell'azione disciplinare di intervenire per verificare profili di responsabilità". (ANSA).

COM-BAO/S0A QBXB

2008-11-03 19:11

GIUSTIZIA: GIORNALE AD ANM, MACCHE' FALSI, SONO DATI CSM
(V. 'GIUSTIZIA: ANM, FALSI DATI...' DELLE 14:30 CIRCA)

ROMA

(ANSA) - ROMA, 3 NOV - I dati del Giornale non sono "falsi", "ma hanno come fonti il ministero della Giustizia e il Csm dal quale sono stati elaborati": è la replica del quotidiano milanese all'Anm che aveva contestato i numeri relativi ai cosiddetti 'magistrati fannulloni' oggetto di una inchiesta della testata "L'Anm - spiega Il Giornale - ne contesta solo due dei molti che abbiamo pubblicato e anche per quelli, comunque, c'é molto da dire. Solo per non entrare troppo in aspetti tecnici abbiamo cercato di semplificare con linguaggio giornalistico e senza alcuna intenzione diffamatoria".
"Se è vero, infatti - prosegue Il Giornale -, che nelle Corti d'Appello ci sono le udienze collegiali con 3 magistrati in fase decisoria, è anche vero che i fase istruttoria alle udienze di magistrato ce n'é uno solo. Inoltre, come l'Anm sa bene, un'udienza collegiale il più delle volte si esaurisce in mezz'ora-un'ora e per ogni causa c'é un solo relatore, che ha studiato preliminarmente il caso e poi scriverà la sentenza. Anche per questo, ci confermano i tecnici, in termini statistici per misurare la produttività dei magistrati e quindi il carico di lavoro di ognuno, non si moltiplica semplicemente per tre il numero delle udienze, dividendo per quello dei magistrati, come suggerisce l'Anm. E anche se si facesse così - conclude la nota del quotidiano diretto da Mario Giordano - la sostanza non cambierebbe molto e ci sarebbe comunque poco di cui andare fieri". (ANSA).
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Di Admin (del 03/11/2008 @ 13:44:20, in Redazionale, linkato 1660 volte)


BENEMERITO

Giuliano Nistri
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Di Admin (del 03/11/2008 @ 12:28:17, in Magistratura, linkato 1195 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



I FALSI NUMERI DEL QUOTIDIANO “IL GIORNALE”


Dopo le dichiarazioni del Ministro Brunetta sui tornelli negli uffici giudiziari, ecco, puntuale, “Il Giornale” che, ancora una volta continua ad alimentare una campagna di denigrazione nei confronti della magistratura, che oggi viene additata ai cittadini come l’unico responsabile dei ritardi del sistema giudiziario.

“Il Giornale” dedica al tema “giudici fannulloni” addirittura il titolo di apertura e le pagine due e tre dell’edizione odierna.

Peccato che i dati pubblicati nell’articolo e richiamati nel titolo siano semplicemente falsi. Non sappiamo se ciò sia voluto ovvero frutto di ignoranza.

E’ grave, però, che la giornalista autrice dell’articolo non sappia nemmeno che in Italia le Corti d’Appello sono composte da tre magistrati.

Questa semplice informazione avrebbe consentito alla giornalista di ricavare dati ben diversi rispetto a quelli “sparati” in prima pagina. Infatti per calcolare il numero di udienze per ogni magistrato bisognava moltiplicare per tre il numero di udienze per anno (10.899 nel civile e 9.890 nel penale) e poi dividere per il numero di magistrati. Inoltre se la giornalista avesse provato a dividere il numero di procedimenti definiti per il numero dei magistrati in servizio (dati riportati nell’articolo) avrebbe potuto fornire ai cittadini una notizia rassicurante circa la produttività dei magistrati italiani, ognuno dei quali definisce oltre 1.400 procedimenti all’anno.

E’ falso, poi, che i magistrati abbiano una “carriera assicurata dall’età”. Evidentemente la giornalista ignora che dal 2007 è stato introdotto, su richiesta dell’Associazione Nazionale Magistrati, un sistema periodico di valutazione del merito e della professionalità, dal quale dipende anche la progressione economica.

La giornalista inoltre mostra di ignorare le proposte e l’impegno dell’Associazione Nazionale Magistrati sui temi della organizzazione e del funzionamento degli uffici giudiziari. L’abolizione dei tribunali inutili (i cd. “rami secchi”), il processo telematico, la istituzione dell’ufficio del processo, la riqualificazione del personale: sono proposte puntuali e concrete fatte dall’ANM e alle quali ancora non abbiamo avuto risposta.

Quanto poi ai casi di giudici “assenteisti” è bene precisare che l’Associazione Nazionale Magistrati è in prima linea nel richiedere professionalità, impegno e responsabilità nello svolgimento delle funzioni. Se gli episodi indicati dal quotidiano sono veri siamo noi i primi a chiedere ai titolari dell’azione disciplinare di intervenire per verificare profili di responsabilità.

La ANM non difende interessi corporativi, ma respinge con sdegno una campagna orchestrata di diffamazione dell’intero ordine giudiziario.

Roma, 03 novembre 2008

Luca Palamara, Presidente Associazione Nazionale Magistrati
Giuseppe Cascini, Segretario Generale Associazione Nazionale Magistrati
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Di Admin (del 03/11/2008 @ 12:24:28, in Magistratura, linkato 1365 volte)

Associazione Nazionale Magistrati


 
AUDIZIONE DELL’ANM IN COMMISSIONE GIUSTIZIA DELLA CAMERA SUL DECRETO LEGGE SUGLI INCENTIVI PER LE SEDI DISAGIATE

L’ANM ha segnalato ripetutamente che il divieto di destinare i magistrati ordinari, al termine del loro tirocinio, a funzioni requirenti o giudicanti monocratiche penali, comprese quelle di giudice per le indagini preliminari e di giudice dell’udienza preliminare, avrebbe comportato drammatiche conseguenze, in tempi brevissimi, in taluni uffici del meridione:  è noto, infatti, che molti di questi uffici (considerati sedi poco appetibili) si reggono su un organico composto in larga parte da magistrati di prima nomina, sicché tale normativa impedisce la loro sostituzione.

La conseguenza è che i vuoti di organico determinati dai trasferimenti ad altre sedi dei magistrati di quegli uffici non potranno essere più colmati, con ricadute facilmente immaginabili in sedi già particolarmente esposte nel contrasto alla criminalità.

In occasione delle assemblee tenute nei distretti della Calabria e della Sicilia l’ANM ha raccolto i dati relativi alle scoperture di organico che si verranno a determinare nel prossimo futuro, che sono stati raccolti in un dossier inviato al Ministro e al Consiglio Superiore della Magistratura e che viene consegnato alla Commissione Giustizia.

Quasi tutti i Tribunali e le Procure delle due Regioni superano il limite del 20% di scopertura di organico previsto dal decreto-legge; molti superano il 30/40%. Situazioni di scopertura che sono destinate ad aumentare in misura rilevante nei prossimi mesi in ragioni dei trasferimenti in corso.

A titolo di esempio si segnala la situazione delle Procure di Enna e di Gela dove entro la fine dell’anno si verificherà una scopertura pari al 75%. La situazione della Procura di Locri  che presenta una scopertura superiore al 50%. Il Tribunale di Agrigento entro la fine dell’anno registrerà una scopertura superiore al 30%, mentre il tribunale di Caltanissetta arriverà oltre il 40%. Il Tribunale di Vibo Valentia registra già una scopertura di circa il 40%

Tali dati confermano la assoluta necessità, ripetutamente segnalata dalla ANM, di introdurre un correttivo alla norma che prevede il divieto di assegnazione dei magistrati di prima nomina alle funzioni requirenti e alle funzioni monocratiche penali, con la possibilità di specifiche deroghe da parte del Consiglio Superiore della Magistratura in presenza di imprescindibili esigenze di servizio, da indicare specificatamente e congruamente motivare.

Del resto non si può non sottolineare l’irrazionalità di un sistema che non consente l’esercizio di determinate funzioni a magistrati ordinari, vincitori di concorso e all’esito di un tirocinio di diciotto mesi, mentre consente che le medesime funzioni vengano svolte da magistrati onorari.

Inoltre, per gli Uffici di Procura, le preoccupazioni all’origine del divieto possono ritenersi superate dall’attuale assetto ordinamentale, che ha attribuito forti poteri di controllo sull’attività dei sostituti da parte del dirigente dell’Ufficio.

La Giunta ribadisce che le disposizioni contenute nel disegno di legge all’esame della Commissione rappresentino un rimedio insufficiente alla soluzione del grave ed urgente problema segnalato, giacché è prevedibile che gli incentivi economici e di carriera approvati non basteranno ad indurre un numero idoneo di magistrati già in servizio ad affrontare il trasferimento in una sede disagiata.

Basti considerare che gli uffici in questione sono sempre stati coperti quasi integralmente da magistrati di prima nomina; e ciò anche dopo l’approvazione della legge n. 133 del 1998, che non ha quasi mai trovato applicazione per i magistrati più anziani ed è servita quasi esclusivamente ad assicurare una più lunga permanenza nelle sedi degli uditori giudiziari.

Passando all’esame delle disposizioni del provvedimento in esame,  l’ANM rileva che i concorrenti criteri per la individuazione delle sedi disagiate di cui all’art.1 comma 2 appaiono insufficienti a definire correttamente la sede disagiata, in quanto il numero di uffici che verranno a trovarsi nelle condizioni indicate (anche in considerazione della estensione della disciplina all’intero territorio nazionale) saranno presumibilmente in numero ben maggiore di sessanta, con la conseguenza che il CSM dovrà fissare parametri ulteriori per la individuazione delle sedi disagiate.

La mancata previsione di un limite regionale per lo spostamento in una sede disagiata comporta il serio rischio che si determinino contemporaneamente nuove scoperture in uffici di provenienza destinati a loro volta a divenire sede disagiata.  Ad esempio, un magistrato in servizio in una sede siciliana potrebbe essere trasferito ad una sede disagiata della stessa Regione.

La esclusione dai benefici economici e di carriera per i magistrati di prima nomina destinati a sedi disagiate (evenienza possibile con riferimento alla attribuzione di funzioni civili e di funzioni penali collegiali) rappresenta una evidente e ingiustificata disparità di trattamento tra situazioni analoghe.

Forti perplessità, anche da un punto di vista di coerenza sistematica, desta l’abolizione del divieto di conferimento di incarichi apicali ai magistrati riammessi in servizio ai sensi della legge n. 126 del 2004 che abbiano superato i 75 anni di età. L’ANM, infatti, rivendica da tempo l’esigenza di un forte rinnovamento nella dirigenza degli uffici con la valorizzazione del merito e delle attitudini a scapito dell’anzianità.

L’ANM valuta negativamente il meccanismo previsto per l’operatività del trasferimento d’ufficio nelle sedi a copertura necessaria che da un lato rischia di entrare in conflitto con il principio costituzionale della inamovibilità (art. 107 Cost.), e dall’altro è fondato su parametri di scelta del magistrato di complicata applicazione che, presumibilmente, ne vanificheranno il concreto impatto.

Ancora, il decreto legge contiene una disposizione che limita la operatività della preferenza accordata nei trasferimenti ai magistrati già beneficiari del regime introdotto dalla legge 133/98. Tale norma, incidendo negativamente sulla portata di un incentivo in precedenza previsto in favore della permanenza nelle sedi disagiate, appare contraddittoria con le finalità della nuova disciplina e ingiustamente lesiva delle aspettative di chi a suo tempo ha scelto la destinazione di servizio facendo affidamento sull’operatività del beneficio.

Roma, 22 ottobre 2008
La Giunta Esecutiva Centrale
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Di Admin (del 03/11/2008 @ 12:12:24, in Sindacato, linkato 1363 volte)
I blog giornalistici vanno registrati in tribunale


Una linea netta di demarcazione tra informazione e comunicazione via blog: in assenza di una normativa specifica, prova a tracciarla la magistratura con una pronuncia subito molto contestata dal popolo della Rete. Rischia così una condanna per stampa clandestina il blogger che non registra in tribunale il proprio sito. Almeno questo è il parere del tribunale di Modica dove il giudice unico ha multato Carlo Ruta per avere pubblicato il giornale di informazione civile «Accade in Sicilia» diffuso sul sito www.accadeinsicilia.net senza avere prima eseguito la registrazione considerata d'obbligo, da parte dell'autorità giudiziaria, per un prodotto del genere.
La notizia della condanna era nota e ha scatenato una ridda di proteste su internet da parte di chi ha visto nel provvedimento della magistratura un attacco alla libertà di espressione attraverso la Rete nella forma di un blog.
Ora, con il deposito delle motivazioni, è possibile avere un'idea più precisa della linea seguita dal giudice nell'interpretare una normativa che è andata via via precisandosi nel tempo, senza però che sia ancora possibile raggiungere un approdo condiviso da parte degli stessi magistrati. Perché, a leggere la sentenza, tutto ruota intorno alla definizione di prodotto editoriale, nozione cruciale per la previsione dell'obbligo di registrazione. Registrazione però che, precisa la sentenza, non costituisce un limite preventivo alla libertà di stampa visto che è esclusa qualsiasi valutazione discrezionale sull'opportunità di consentire o meno la pubblicazione; si tratta invece di un controllo di legittimità formale sulla regolarità dei documenti prodotti.
Ricostruendo l'evoluzione della normativa, il giudice unico ricorda che sino al 2001 l'orientamento giurisprudenziale prevalente prevedeva la necessità del requisito della riproduzione del giornale su supporto cartaceo perché potesse essere considerato prodotto editoriale. Con la legge n. 62 del 2001 le cose cambiano e il concetto di prodotto editoriale si estende sino a comprendere anche i prodotti realizzati su supporto informatico e destinati alla pubblicazione anche con mezzo elettronico. Nella linea sposata dal tribunale di Modica, la norma che accomuna in un sistema unitario i nuovi media ha un valore generale «così da potere affermare l'assoluta equiparabilità di un sito internet a una pubblicazione a stampa, anche con riferimento ad un eventuale sequestro di materiale "incriminato"».
In questa prospettiva devono essere iscritte presso il registro tenuto dai tribunali civili le testate giornalistiche online pubblicate con periodicità «e caratterizzate dalla raccolta, dal commento e dall'elaborazione critica di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale, dalla finalità di sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di fatti di cronaca e, comunque, di tematiche socialmente meritevoli di essere rese note».
Delineata questa cornice, la sentenza si sofferma sulla natura del blog sottoposto alla sua valutazione per concludere che la sua fisionomia lo fa rientrare tra i «prodotti editoriali» da registrare. Innanzitutto è lo stesso imputato, sottolinea l'autorità giudiziaria, che ha ha definito nella testata la propria pubblicazione come giornale («Accade in Sicilia - Giornale di informazione civile»). Gli articoli pubblicati hanno poi per oggetto fatti di cronaca locale, inchieste giudiziarie, testimonianze dirette, tanto da caratterizzarne il contenuto informativo. Il sito internet, sulla base delle indagini della Polizia postale, veniva poi aggiornato periodicamente e con cadenza pressochè quotidiana.
È vero poi, scrive il giudice, che Carlo Ruta si è difeso sostenendo che il prodotto pubblicato non era un quotidiano ma un semplice blog, da intendere come diario di informazione civile. Però, contesta la sentenza, il blog è uno strumento di comunicazione dove chiunque può scrivere quello che vuole e come tale può essere usato anche per pubblicare un giornale. E allora un blog può anche essere usato come metodo di presentazione di una testata registrata con una sua linea editoriale, con l'obiettivo di coinvolgere il pubblico. Se invece il blog è utilizzato solo come una sorta di "palestra" per l'espressione di libere opinioni sui più svariati argomenti la registrazione, avverte il giudice unico, non è certo necessaria. Nel caso esaminato però risulta all'autorità giudiziaria che prima di pubblicare sul sito «Accade in Sicilia» era necessario contattare Ruta e sottoporre l'articolo alla sua preventiva valutazione in veste, in pratica, di editore responsabile.

Il Sole 24 ore


Sinceramente sono d'accordo, soprattutto se si tratta di vere e proprie redazioni  ...
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