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 .. riflessi in una viola del pensiero ..... di Lunadicarta
 
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Dobbiamo imparare bene le regole, in modo da infrangerle nel modo giusto.

Dalai Lama
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 14/02/2009 @ 12:50:11, in Osservatorio Famiglia, linkato 1284 volte)

Questo, cari lettori, è il quadro generale di una Italia la cui popolazione è abbrutita dalla assenza di speranze, dalla politica dei soldi e delle corruttele, dallo sfacelo della moralità (con ampio riferimento al caso Englaro), dall'ebraismo patologico e ipocrita in sostituzione della Chiesa cattolica, dalla ricerca dei pedofili preti quando i pedofili laici sono tutti liberi di scrivere su web e di mischiarsi a chi maneggia cartoni animati e da una giustizia sempre più impoverita di risorse, mezzi, uomini e donne.

Abusa per un anno della figlia minorenne: arrestato nel Barese


BARI (14 febbraio) - Ha abusato sessualmente della figlia, l'ha fatta vivere sotto le miinacce, percosse o addirittura con ricatti, vietandole di uscire di casa, di usare il motorino, negandole la “paghetta”, riducendola in uno stato di totale soggezione. Lo hanno scoperto i carabinieri di Molfetta, in provincia di Bari, dopo che la vittima si è confidata con una sua parente quando le squallide pretese del padre sono diventate più assidue e violente.

Grazie al sostegno di questa donna e all'intervento di un ufficiale donna dei carabinieri, specializzata in psicologia dell'età evolutiva, ha infine trovato il coraggio di raccontare tutto a un magistrato, anche in questo caso donna, della Procura della Repubblica di Trani. Questa mattina, il padre della ragazzina è stato tratto in arresto in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Trani.

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Roma, 15enni denunciano aggressione
e violenza sessuale alla Caffarella


ROMA (14 febbraio) - Un ragazzo e una ragazza 15enni hanno denunciato di essere stati aggrediti vicino al parco della Caffarella. La ragazza sarebbe stata violentata. Gli agenti della Polizia di Stato sono al lavoro per trovare riscontri. Gli operatori del 118 hanno accompagnato i due ragazzi al San Giovanni.

I due quindicenni hanno raccontato agli agenti di essere stati aggrediti da due uomini durante una passeggiata. I due, secondo i quindicenni probabilmente dell'Est, dopo aver preso a schiaffi e spinto a terra il ragazzo, avrebbero immobilizzato e violentato la giovane, fuggendo non senza averli derubati di denaro e telefoni cellulari. I ragazzi hanno chiesto aiuto al titolare di un bar vicino, a via Amedeo Crivellucci, che ha chiamato la polizia.

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Bologna, quindicenne trascinata
tra i cespugli e stuprata: arrestato tunisino

Il testimone: ho cercato di fermare alcuni passanti, ma sono rimasti tutti indifferenti. Lo stupratore era stato arrestato 2 volte

ROMA (14 febbraio) - L'ha presa a pugni e schiaffi dopo averla immobilizzata per trascinarla tra i cespugli e l'ha violentata. Una ragazza italiana di quindici anni è stata violentata ieri sera, poco dopo le 22, alla periferia di Bologna da un tunisino, che è stato poi arrestato dalla polizia. La ragazzina stava aspettando alcuni amici per strada, quando l'uomo si è avvicinato e dopo averla aggredita l'ha trascinata tra alcuni cespugli poco lontano dove è avvenuta la violenza.

Le urla terrorizzate della ragazza, che abita nel condominio di fronte al luogo della violenza, hanno richiamato l'attenzione di una persona che era in macchina vicino al luogo dell'aggressione. Quando la polizia è arrivata l'aggressione era in corso. L'uomo è scappato ma, rincorso a piedi e in macchina dagli agenti, è stato bloccato in una strada vicina e ha cercato di reagire violentemente.

Trentatre anni, clandestino, l'aggressore, Jamel Moamid, tunisino, in Italia da aprile, era già stato arrestato due volte: il 28 luglio per violazione dell'articolo 14 della legge sull'immigrazione e il 7 agosto per spaccio di eroina commesso nella stessa zona periferica dove è avvenuto lo stupro. L'uomo era poi stato rilasciato dal carcere di Lanciano (Chieti) il 15 gennaio scorso per revoca della custodia cautelare. Portato in questura, l'uomo avrebbe cercato di ferirsi ma ha rifiutato le cure mediche. Durante l'interrogatorio, non ha dato alcuna spiegazione della violenza. Dovrà rispondere di violenza sessuale, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale per i calci e pugni contro i poliziotti. Come ha riferito il pm Francesco Caleca, titolare dell'inchiesta, gli è stata contestata l'aggravante di clandestinità.

La ragazza è stata medicata anche al volto, dove ha riportato un trauma con infrazione delle ossa nasali per una prognosi di otto giorni. Ha detto di non aver mai visto prima lo stupratore. Ieri notte è stata visitata dai medici del pronto soccorso ginecologico dell'ospedale Maggiore. Nella struttura, creata ad hoc nel 2008 per aiutare le vittime di stupri, è scattato il protocollo previsto in questi casi, che offre il supporto medico-psicologico e legale.

Il racconto del testimone. Ha visto i calci, le botte e poi lo stupro. Solo dopo si è reso conto che quella ragazzina la conosceva bene: è un'amica di suo figlio, oltre che vicina di casa. Ma quando si è avvicinato con la macchina e ha chiesto aiuto, nessuno si è fermato, nè un passante a piedi nè qualche automobilista di passaggio. È il racconto all'Ansa del testimone dello stupro. Verso le 22 l'uomo - che ha chiesto di rimanere anonimo e che abita nella palazzina di fronte a quella della famiglia della vittima - era uscito di casa dopo una discussione con la moglie. «Ho deciso di fare un giro per sbollire il nervosismo - racconta - Ero in macchina quando ho visto, nel parco di fronte, un uomo che trascinava una donna, la prendeva a calci e pugni fino a farla cadere e poi si è abbassato i pantaloni. Allora ho avviato la macchina, ho fatto inversione di marcia e mi sono avvicinato. Nel frattempo ho chiamato il 113».

«I passanti? Tutti indifferenti» Lo stupro è avvenuto tra i cespugli di una zona semibuia di un parco che si trova davanti a una polisportiva, spesso luogo di ritrovo dei ragazzi del quartiere. In quel momento non c'erano altre persone nel parco che costeggia una strada abbastanza trafficata e separata solo dal marciapiede e da una recinzione. «Per fortuna una volante della polizia, che cercava un'auto rubata, era nelle vicinanze ed è arrivata in pochi minuti». Nonostante la presenza dell'uomo, lo straniero (di corporatura abbastanza robusta) non ha interrotto lo stupro se non alla vista dei poliziotti. Nel frattempo il testimone (che ha difficoltà a muoversi per un problema al ginocchio) ha cercato di fermare qualche passante ma inutilmente: «Incredibile il fatto che di fronte a un'aggressione a una donna, indipendentemente da chi sia, prevalga l'indifferenza. Questa è la cosa che mi ha colpito di più».

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Firenze, professoressa lo fa sospendere:
lui picchia il figlio. Sedicenne denunciato

FIRENZE (14 febbraio) – E' stato preso a calci e pugni per strada da un gruppo di giovani. Durante il pestaggio, gli aggressori lo avrebbero insultato e minacciato, dicendogli che le botte erano un messaggio per sua madre, professoressa in un istituto superiore della provincia di Firenze.

Il ragazzo, 15 anni, è stato trattenuto in ospedale per accertamenti. La notizia è apparsa oggi su La Nazione. Durante l'aggressione, il gruppo, che sarebbe stato formato da quattro o cinque giovani, avrebbe gridato insulti verso la madre del ragazzo. I sanitari hanno dimesso il figlio della professoressa con una prognosi di cinque giorni. Il ragazzo denunciato, spiegano i militari, finora non aveva avuto problemi con la giustizia.

L'aggressione dopo una sospensione Sarebbe stato uno studente di 16 anni, sospeso per una segnalazione della professoressa, ad aggredirne il figlio. Lo studente è stato denunciato per lesioni dalla famiglia del ragazzo picchiato per. Dalle testimonianze è emerso che il ragazzo, insieme a un paio di coetanei, ha atteso fuori dalla scuola il figlio della professoressa, lo ha preso a schiaffi e gli ha dato un calcio, per vendicarsi della sospensione. Gli altri non hanno partecipato all'aggressione.

Il preside: iImita i modelli tv «Non è un bullo, nè un delinquente. È solo un ragazzo indisciplinato, che entra in ritardo a scuola e risponde male ai professori: temo che imiti i modelli della peggiore tv». Lo ha detto Valerio Vagnoli, dirigente scolastico dell'istituto frequentato dal giovane. «Lo studente - ha spiegato Vagnoli - frequenta la prima classe. L'aggressione è avvenuta dopo che era stato sospeso sei giorni per una serie di comportamenti scorretti segnalati da vari professori. Credo che se la sia presa con il figlio dell'insegnate perchè è una che esige il rispetto delle regole. Ma non è severa; fa parte anche del centro di ascolto per gli studenti più difficili». Riguardo l'aggressione, «sono stati due schiaffi e un calcio. C'erano anche altri ragazzi, che non hanno partecipato; anzi, alcuni hanno cercato di fermarlo». «Stamani ho spiegato agli studenti l'accaduto. Purtroppo, i ragazzi problematici sono sempre di più. Credo che la colpa sia anche di quei modelli tv che esaltano il branco, la ribellione, e del fatto che i ragazzi stanno poco con i genitori e passano ore davanti la televisione o in giro con i coetanei».

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Torino, ragazzini giocano a darsi fuoco
mentre un amico li filma: uno è grave

TORINO (13 febbraio) - Due ragazzini di 14 e 15 anni sono rimasti ustionati, uno in modo gravissimo, a causa di un folle gioco: darsi fuoco a vicenda. E' accaduto nella serata di ieri in un giardino di
Pianezza (Torino), dove i due adolescenti, insieme ad un amico, erano andati dopo aver acquistato della benzina: lì hanno iniziato a darsi fuoco per gioco, mentre un terzo riprendeva il tutto con un telefonino con l'idea di mostrare il video su Youtube.

I due ragazzi sono finiti in ospedale. Il 14enne è al Cto con ustioni di secondo e terzo grado su oltre il 50% del corpo (alle gambe e alla parte inferiore del tronco): è stato sedato e intubato, ma non rischia la vita. Sembra probabile che gli venga effettuato un trapianto della parte di cute necrotizzata. Il quindicenne, figlio di un militare, è invece al Maria Vittoria ed è in condizioni meno gravi: potrebbe riprendersi entro ed essere interrogato dagli investigatori.

Il 14enne era recidivo. Il ragazzo 14enne si era già fatto immortalare su Youtube mentre simulava di sputare fiamme dalla bocca: è quanto si vede in un video pervenuto all'Ansa nel quale si vede il ragazzo, ripreso presumibilmente nei corridoi di una scuola, mentre finge di soffiare su un accendino, impugnato da un amico insieme a quella che pare una bomboletta spray, e di generare una grande fiammata. Il video è datato 29 novembre 2008.
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Di Loredana Morandi (del 14/02/2009 @ 06:29:12, in Magistratura, linkato 1257 volte)
GIUSTIZIA: SCONTRO TRA PROCURE DOPO RINVIO GIUDIZIO DIRIGENTE

(AGI) - Grosseto, 14 feb. - Rinviato a giudizio il primo dirigente del commissariato di Civitavecchia Sergio Quarantelli, perche' avrebbe usato l'auto di servizio per scopi personali e si innesca un vero e proprio scontro tra la questura di Grosseto e quella di Civitavecchia. Tutto nasce da una denuncia pervenuta a Grosseto dove si sosteneva che il vice questore Quarantelli si recava solitamente presso la sua abitazione di Capalbio in provincia di Grosseto utilizzando l'auto di servizio. Quarantelli viene infatti fotografato e filmato con video, controllato con gps piazzati sulla sua auto.
  Il vice questore fa le sue contromosse e denuncia il dirigente della squadra mobile di Grosseto ed alcuni ispettori ed agenti dello stesso reparto, per abuso di potere e falso ideologico,.infatti, ci sarebbero delle divergenze circa gli orari in cui avrebbero filmato lo stesso. Quei video infatti, secondo quanto ha sostenuto in aula l'avvocato difensore Daniele Barbieri, non hanno nessuna autorizzazione da parte della magistratura inquirente. Il vice questore sostiene inoltre di essere stato ripreso anche a bordo della sua vettura privata, sempre a Capalbio. Tutti aspetti che dovranno essere valutati dalla procura di Grosseto.
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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 11:40:48, in Politica, linkato 1052 volte)

«Di Pietro non ha offeso Napolitano»
La Procura ha chiesto l'archiviazione


ROMA (13 febbraio) - La Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione della posizione di Antonio Di Pietro per offesa all'onore e al prestigio del capo dello Stato. Il fascicolo processuale era stato aperto sulla base di una denuncia nella quale si faceva riferimento ad una frase pronunciata dal leader dell'Idv durante una manifestazione il 28 gennaio scorso a Piazza Farnese: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso».

Secondo il pm Giancarlo Amato, «da una lettura attenta del complessivo intervento dell'on. Di Pietro - si legge nella richiesta di archiviazione - si può escludere che i riferimenti al silenzio mafioso abbiano avuto quale destinatario non lo stesso oratore ma proprio il presidente della Repubblica». Di Pietro, dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati, aveva chiesto che venisse concessa l'autorizzazione a procedere.

Il Messaggero

Foto di Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 11:35:36, in Magistratura, linkato 1893 volte)

Forleo: tabulati portavano a "intoccabili",

ecco perché Genchi è nel mirino


ROMA (12 febbraio) - «Anche io avrei potuto usare Genchi, come avremmo potuto usarlo tutti»: lo ha affermato il gip Clementina Forleo, secondo la quale l'ex consulente informatico di De Magistris è nel mirino «perché attraverso i tabulati si è arrivati a qualche intoccabile, credo». Clementina Forleo, che ha difeso l'utilizzo dei consulenti «perché la polizia giudiziaria ha spesso dei limiti» ha ricordato che Genchi, per un'indagine su un omicidio, aveva acquisito il doppio dei tabulati rispetto all'indagine "Why not".

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Archivio Genchi, Rutelli: «Preoccupante:
spiati direttore Sismi e tanti mai indagati»

Copasir: «Quantità imponente di tabulati telefonici mai distrutti: si presume ci siano dati sensibili per la sicurezza dello Stato»

ROMA (12 febbraio) - Il mega-contenitore di tabulati telefonici di Gioacchino Genchi è un archivio informatico «imponente», con dati su «un grande numero» di cittadini italiani mai indagati, e non è stato distrutto. A spiegarlo è il presidente del Copasir (Comitato per la sicurezza della Repubblica), Francesco Rutelli, che in serata ha consegnato ai presidenti di Senato e Camera il documento approvato dal comitato parlamentare sui rischi per l'efficienza dei Servizi di sicurezza che sono emersi dalle audizioni svolte nel mese di gennaio.

Rutelli: spiati il capo dei Servizi segreti e tanti italiani mai indagati.
«L'acquisizione di dati che riguardano centinaia di migliaia di cittadini - dice Rutelli - il tracciamento per 20 mesi degli spostamenti del Capo dei servizi segreti italiani, l'ottenimento dei tabulati del capo della investigazione contro la mafia (all'insaputa dello stesso pubblico ministero che conduceva le indagini) sono alcuni tra i principali elementi dirompenti che abbiamo accertato accertato e che meritano una riflessione molto severa. Esiste un archivio informatico imponente che non è stato distrutto e che riguarda un grande numero di cittadini italiani che non sono mai stati indagati. La relazione che abbiamo trasmesso contiene analisi di lacune e criticità che hanno comportato rischi per l'efficienza dei servizi segreti, e proposte che il Parlamento potrà esaminare al fine di risolverle».

«Nessuno colga il pretesto per frenare la magistratura». «Credo - aggiunge Rutelli - che nessuno vorrà prendere a pretesto i fatti contenuti nella nostra relazione per ridurre in alcun modo l'operatività e la capacità di investigazione della magistratura, che ha bisogno anche della acquisizione di dati di traffico telefonico che possono e debbono, a mio giudizio, essere usati con tutte le garanzie. Abbiamo trovato nel presidente della Camera, Fini, e del Senato, Schifani, grande attenzione e ho fiducia che il Parlamento possa rispondere in modo sereno ed efficace». Rutelli si è detto soddisfatto per il lavoro svolto in queste settimane dal Comitato da lui presieduto e ha ringraziato tutti i componenti del Comitato «che hanno lavorato in condizioni difficili, rispettando la consegna della riservatezza». 

«Acquisizioni telefoniche preoccupanti». Il Copasir, quindi, sottolinea con «preoccupazione l'avvenuta acquisizione dei dati di traffico telefonico del direttore del Sismi senza che lo stesso fosse indagato e senza che sia possibile comprendere le motivazioni di tale atto in relazione allo svolgimento delle indagini. Come confermato dall'attuale direttore dell'Aise (l'ex Sismi, ndr) nel corso della sua audizione è presumibile che i dati in questione contenessero informazioni sensibili per la sicurezza dello Stato. Non minore preoccupazione suscita anche l'acquisizione dei dati di traffico telefonico che si è verificata in relazione a un'utenza di telefonia mobile del capo centro pro tempore del Sismi di Padova, che, come evidenziato in questa relazione, è avvenuta prima che la direzione del Sismi venisse a conoscenza dell'esistenza di un'attività di indagine su un proprio dipendente. Considerazioni non dissimili possono farsi anche in relazione alle altre utenze telefoniche riconducibili ai Servizi di informazione per la sicurezza e per le quali il Comitato non è in possesso di informazioni che consentano di stabilire quale sviluppo sia stato fatto dei dati di traffico telefonico acquisiti».

«Richieste le intestazioni di 52 utenze del Csm e di 14 del Quirinale». Nel corso delle attività svolte da Giocchino Genchi, consulente in varie inchieste giudiziarie - tra cui Why Not e Poseidone, del ex pm Luigi De Magistris - risultano «essere state richieste le intestazioni anagrafiche di 52 utenze telefoniche fisse e mobili riconducibili al Consiglio superiore della magistratura e di 14 utenze fisse del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica»: lo si legge nella relazione del Copasir. Tra le utenze individuate, inoltre, «quelle riferite al Procuratore nazionale antimafia e ad altri magistrati della Direzione nazionale antimafia e della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, a tredici parlamentari, tra cui il presidente del Consiglio (Romano Prodi, ndr), il ministro e il viceministro dell'Interno e il ministro della Giustizia appartenenti a diverse compagini governative, a cinque partiti o gruppi politici, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica (segreteria del presidente), alla presidenza del Consiglio, ai principali ministeri, ai vertici della Guardia di finanza, al capo degli ispettori del ministero della Giustizia e all'ambasciata degli Stati uniti in Italia».

«Rischi di credibilità per i nostri Servizi segreti». La vicenda dell'archivio Genchi preoccupa il Copasir anche per il rischio che venga intaccata la credibilità dei Servizi segreti italiani nei confronti degli analoghi servizi stranieri. Nella relazione inviata ai presidenti di Camera e Senato si sottolinea che il Copasir «considera suo preciso dovere istituzionale esprimere grande preoccupazione per le ripercussioni che l'eco di questa vicenda può avere sulla sicurezza delle comunicazioni tra appartenenti ai Servizi di informazione e loro interlocutori esterni al sistema della sicurezza, siano essi operatori della sicurezza o fonti informative. Il Comitato ritiene altresì di dover esprimere preoccupazione per i rischi che si possono determinare per la credibilità delle nostre agenzie nei loro rapporti con gli omologhi organismi di intelligence degli altri Paesi».

Il Messaggero

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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 11:21:03, in Magistratura, linkato 1315 volte)

Arrestato il giudice Marabotto
Il reato ipotizzato: corruzione

TORINO (13 febbraio) - Un ordine di custodia cautelare è stato spiccato per un magistrato, Giuseppe Marabotto, ex capo della procura di Pinerolo (Torino). Secondo le prime notizie il reato ipotizzato è la corruzione. Oltre a quello per Marabotto ci sono altri tre mandati di cattura. L'inchiesta, coordinata dalla procura di Milano, si riferisce  alle consulenze che il magistrato affidava a professionisti di fiducia, quando guidava l'ufficio di Pinerolo, per accertamenti di natura contabile o fiscale. L'operazione è uno sviluppo di un'indagine svolta dalla guardia di finanza. 

30% sulle consulenze L'ex capo della procura di Pinerolo avrebbe incassato il 30% dei pagamenti effettuati sulle consulenze da lui disposte. Secondo quanto si è appreso a Milano, le consulenze ammontano a circa 10 milioni di euro e l'ex magistrato avrebbe avuto un ritorno, negli anni, di circa 3 milioni di euro. I pagamenti sarebbero avvenuti generalmente in contanti.

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 10:56:26, in Politica, linkato 1040 volte)
Questo qui, insieme a tutti gli ex brigatisti rossi, per quanto riguarda me, è un criminale comune e come tale deve essere trattato. In Italia le Brigate Rosse hanno fatto comunella con i servizi, commesso omicidi, furti e rapine. Sono criminali. E noi per tutta risposta li abbiamo mandati anche al parlamento europeo, per assistere gli eurodeputati. I prossimi per carità li vogliamo solo kamikaze, perché la resistenza è un altra cosa e almeno non dovremo assistere "dopo" alla vergogna della vergogna.

Il fratello invoca clemenza a Napolitano

Torturato nel carcere brasiliano
Battisti in Italia vuole la grazia

In Brasile Cesare Battisti torturato dalla polizia e aggredito in carcere. Lo racconta il fratello Vincenzo in un'intervista al settimanale Panorama in edicola oggi. Per questo la famiglia del terrorista condannato a due ergastoli per omicidio ha intenzione di chiedere la grazia al presidente della Repubblica.

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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 10:52:31, in Politica, linkato 1163 volte)
Una notizia interessante ...

Dopo la Diaz Il Viminale non paga gli avvocati

G8, il sindacato trova l'assicurazione per gli agenti

I poliziotti condannati per il G8 di Genova dovranno pagarsi le spese legali. L'Avvocatura dello Stato ha respinto la richiesta di sostenere gli oneri della tutela legali a funzionari e agenti che il tribunale di Genova ha condannato lo scorso 13 novembre.

Abuso d'ufficio e lesioni volontarie aggravate sono state le contestazioni per le quali i giudici hanno ritenuto responsabili gli agenti intervenuti nella scuola Diaz nel corso del G8 del luglio 2001. La totalità delle condanne riguarda i componenti del VII nucleo del Reparto mobile di Roma. Quattro anni (dei quali tre condonati) al suo capo dell'epoca Vincenzo Canterini, accusato di calunnia, falso ideologico e lesioni. Tre anni ai suoi sottoposti Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti e Pietro Stranieri, accusati di lesioni aggravate in concorso. Il vice di Canterini, Angelo Forniè, è invece stato condannato a due anni di reclusione.

La decisione dell'Avvocatura dello Stato raccolta dal ministero dell'Interno nega, quindi, il pagamento delle parcelle che arrivano a cifre di diverse migliaia di euro. «L'amministrazione non può accordare il beneficio richiesto», è scritto in calce nella cricolare del Dipartimento di pubblica sicurezza. La decisione apre uno scenario preoccupante in vista del prossimo G8 alla Maddalena. «Registriamo profonda amarezza - dichiara il segretario nazionale della Consap Giorgio Innocenzi - per quanto accaduto, ma siamo preoccupati per il futuro, il prossimo mese di luglio quando l'Italia ospiterà di nuovo il G8 in Sardegna». Il sindacato, però, non intende cimentarsi in vuote proteste così la Consap, sindacato maggiormente rappresentato nella Polizia, sta intrecciando una serie di contatti con la Fata Assicurazioni per garantire al personale che sarà impegnato in Sardegna una copertura assicurativa.

«L'ostracismo contro questi eventi è un dato di fatto, e la pesante crisi economica potrebbe aggravare la situazione. È già in atto, tra le frange antagoniste, un passaparola per rovinare la festa dei potenti, e ancora una volta donne e uomini della Polizia si troveranno tra il martello (i contestatori) e l'incudine (istituzioni pilatesche) pronte a lavarsi le mani quando la situazione precipita», spiegano alla Consap. Per questo una volta chiuso l'accordo con la compagnia assicurativa, il sindacato metterà a disposizione, per tutto il personale comandato di servizio durante il G8 della Maddalena e solo limitatamente a quel periodo di tempo, una polizza gratuita che possa garantire quella serenità necessaria per adempiere a un così delicato servizio.

Maurizio Piccirilli Il Tempo 13/02/2009

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G8, l'Avvocatura di Stato chiede 
le spese legali ai poliziotti condannati


di Massimo Martinelli
ROMA (13 febbraio) - Il conto più salato è arrivato sul tavolo di Vincenzo Canterini, che nei giorni del G8 era il comandante del Settimo reparto mobile della Polizia di Stato: 70 mila euro circa. Poco di meno dovrà pagare il suo vice, Michelangelo Fournier, l’uomo che per descrivere quello che vide la sera della Diaz scelse le parole con cura: «E’ stata una macelleria messicana».

Poi ci sono gli agenti; una quindicina in tutto, gli stessi che ogni domenica vanno a fronteggiare gli esaltati da stadio per milleduecento euro al mese. A loro chiederanno una media di ventimila euro a testa. Sono le spese legali per il processo genovese su quello che accadde alla Diaz, la scuola che era stata assegnata al popolo no-global per trascorrere le notti del G8 e che fu oggetto di una perquisizione cruenta da parte di reparti della polizia e dei carabinieri che provocò il ferimento di moltissimi giovani che erano ospitati nella struttura.

L’Avvocatura di Stato ha deciso che quei soldi dovranno pagarli loro, gli agenti e i loro comandanti. Almeno quelli che sono stati condannati: «L’amministrazione non può accordare il beneficio richiesto...» spiega una circolare del ministero dell’Interno che pone fine ad un botta e risposta tra gli avvocati privati che difesero gli agenti imputati, l’Avvocatura dello Stato e il Viminale. E adesso i professionisti privati, che avevano accettato gli incarichi facendo affidamento sul fatto che le parcelle sarebbero state liquidate dallo Stato, dovranno girare le parcelle ai loro assistiti.

Per i fatti della Diaz, alla fine, pagarono solo gli uomini del Settimo reparto mobile di Roma. Gente addestrata allo scontro di piazza, certamente avvezza al contatto ruvido, ma assolutamente in grado di non perdere la lucidità in situazioni limite. E invece fu proprio la lucidità che mancò agli uomini in divisa che provocarono i danni maggiori in quella scuola. «E’ stata la notte del volontario», disse il professor Romanelli, che difendeva il comandante Canterini, durante la sua arringa al processo. E in quella frase c’era tutta la strategia difensiva del Settima reparto mobile: quella macelleria messicana, con le strisce di sangue che si inseguivano sulle pareti di corridoi e scalinate, non potevano averla fatta gli uomini di Canterini, era certamente opera di dilettanti dell’ordine pubblico mandati allo sbaraglio. Ma furono condannati loro. E’ la prima volta che accade.

Mai prima di oggi lo Stato si era tirato indietro davanti alle spese legali. E siamo alla vigilia di un altro G8 che potrebbe essere movimentato, quello della Maddalena. Consap, il maggior sindacato di Polizia, è già corso ai ripari stringendo accordi con le assicurazioni Generali, per una eventuale copertura assicurativa per nuove spese legali. «Ma siamo preoccupati - dice il segretario Giorgio Innocenzi - perché ancora una volta donne ed uomini della Polizia di Stato si troveranno tra il martello, i contestatori, e l'incudine, cioè le istituzioni pilatesche pronte a lavarsi le mani quando la situazione precipita».

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 10:46:46, in Sindacati Giustizia, linkato 1239 volte)
Interessante vicenda giudiziaria, bisogna leggere il Secolo XIX più spesso ...

si rompe il muro di omertà di fronte al giudice

Agenti e coca, uno confessa
Ispezione del Capo della Polizia


Lo ha deciso Antonio Manganelli. Interrogatorio di convalida per i due agenti, con iniziali parziali ammissioni. Poi uno dei due rende una ampia confessione sui fatti e le connessioni investigative a lui contestate

15:53 | 13 febbraio 2009 | Genova
Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha disposto immediatamente un’ispezione dopo che due poliziotti sono stati arrestati a Genova per spaccio di cocaina. E dagli interrogatori dei due agenti arrestati emergono inizialmente delle parziali ammissioni, poi uno dei due confessa.

I due poliziotti sono stati sospesi dal servizio. E nel giorno delle prima confessione arriva la decisione del capo della polizia. Antonio Manganelli, che ha disposto una inchiesta sul caso Genova.

Indagine amministrativa interna che - secondo quanto trapelato - dovrebbe prendere in esame sia il caso specifico e ultimo “deflagrato” con la vicenda degli agenti spacciatori e-o consumatori sia con altri episodi verificatisi negli ultimi anni sui quali - “la rivolta degli onesti” - i sindacati di polizia Silp Cgil e Sap avevano chiesto con durezza, dopo altri precedenti interventi, di intervenire con decisione con una indagine interna i cui esiti, nel caso, sarebbero stati anche da portare alla magistratura. I testi delle intercettazioni pubblicate oggi da Il Secolo XIX rendono l’idea di una situazione particolare e inquietante.

Gli agenti assuntori di droga sarebbero infatti una trentina e la diffusione dello “sniffo” sarebbe avvenuta in feste e altri incontri a Genova e nel Tigullio, in incontri ai quali avevano partecipato anche molti giovani frequentatori.

Intanto - come detto in apertura - i giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova, Daniela Faraggi, ha ascoltato i due agenti di polizia genovesi coinvolti nell’indagine.

I due imputati, Stefano Picasso (difeso dall’avvocato Giorgio Torrigino) e Morgan Mele (difeso dall’avvocato Enrico Grillo), hanno fornito prima parziali ammissioni sugli addebiti che sono stati mossi nei loro confronti. Con Picasso che ha poi reso una confessione ampia su tutti i fatti e le connessioni della vicenda a lui contestate nell’ordine di custodia cautelare e nelle prove di accusa ad esso allegate.

Gli avvocati di entrambi hanno chiesto che i due vengano concessi gli arresti domiciliari.

Secondo il pubblico ministero Vittorio Ranieri Miniati, Mele avrebbe anche presentato falsi certificati medici per avere un maggior numero di giornate libere da dedicare all’attività di spaccio. Un aspetto secondario della vicenda, ma considerato come un “mezzo a fine”, dall’accusa, per potere dare corso al resto delle altre e più gravi attività illecite contestate.

Gli interrogatori proseguiranno lunedì.

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Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 10:41:04, in Sindacati Giustizia, linkato 1309 volte)

Emergenza dipendenti,
la giustizia chiede aiuto

13 febbraio 2009| G. Cio

L’impossibilità di assumere e la concomitante messa in pensione di molti cancellieri rischia di far collassare la giustizia savonese. Nel tentativo di avere un appoggio dal mondo politico il presidente del Tribunale Giuseppe La Mattina ha incontrato i sindaci di savona, Albenga, Cairo, Finale e Varazze

La macchina della giustizia savonese è alle prese con organici ridottissimi che a volte impediscono anche il regolare svolgimento dell’attività o quanto meno costringono il personale in servizio a turni massacranti. Il problema è da tempo sotto la luce dei riflettori delle parti interessate, ma ieri l’argomento è stato esteso anche alla componente politica della società savonese che vive da vicino il rapporto con la giustizia.

Nell’ufficio del presidente del tribunale, Giuseppe La Mattina, si sono incontrati il procuratore della Repubblica Francantonio Granero ed i sindaci dei centri cittadini che ospitano una sede staccata del tribunale. Ecco, quindi, che a fianco del padrone di casa Federico Berruti e il segretario Piero Araldo, si sono ritrovati i sindaci di Cairo, Varazze, Finale e Albenga. Di fronte alle carenze di organici i vertici della giustizia hanno chiesto l’intervento della parte politica affinché faccia pressioni su Roma per «avere qualche rinforzo in più».

«Predisporremo un documento unitario» si è limitato a sottolineare il sindaco di Savona, Berruti. Una presa di posizione da inviare poi a Roma al fine di convincere sulla necessità di un rinforzo degli organici soprattutto nelle due sedi principali di Savona e Albenga, dove il lavoro cresce di quantità e al contrario cala il numero degli impiegati negli uffici. Da anni il caso Albenga è al centro dell’attenzione non solo dei vertici del palazzo di giustizia, ma anche dell’ordine degli avvocati (ieri al vertice rappresentato dal presidente Carlo Bertolotto) che spesso si trova alle prese con cancellerie al collasso e sicuramente sotto organico.

Proprio il tribunale ingauno, che da alcune parti si vuole che chiuda, da altre nessuno prende decisioni, vede all’orizzonte nubi nerissime. Entro la fine di quest’anno vanno in pensione le uniche due cancelliere responsabili, le uniche in grado di poter firmare tutti gli atti e senza la mancanza di altri vertici il collasso è apparentemente dietro l’angolo. Per questo è necessario far presto e trovare soluzioni (trasferimenti) visto che entro il 2010 anche la macchina del tribunale savonese perderà 4 cancellieri C1 ed eventuali applicazioni da Savona ad Albenga diverrebbero insostenibili.

La mancanza di figure professionali sottolineato e sostenuto da tempo dalle varie sigle sindacali degli operatori di giustizia, si è quindi trasformato in un problema concreto per i vertici del tribunale. E con tempi di soluzione, come detto, strettissimi.

Tra i punti “deboli” della macchina c’è anche Varazze, dove all’ufficio del giudice di pace c’è un commesso e un solo cancelliere B3, l’unico in grado di andare in udienza e di ricevere gli atti. Se manca lui (malattia o ferie) il cittadino è obbligato ad andare a Savona per depositare la documentazione che necessita la firma di un cancelliere.

Insomma, l’emergenza è veramente a livelli di guardia e mai come in questo momento le forze politiche devono rendersi conto che di questo passo la giustizia rischia il tracollo. Per mancanza di personale.

Il Secolo XIX
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Io mi oppongo a test psicologici ed esami medici a scuola da almeno 15 anni, questa è una vera vittoria.

E' ufficiale: il Ministero dell’Istruzione vieta i test psicologici nelle scuole

 
Con la circolare n. 4226/P4, il Ministero dell'Istruzione impone ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali, inclusi i Sovrintendenti Scolastici per la Provincia di Bolzano e di Trento, il divieto di somministrare i test o questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni all'interno delle scuole. A questo proposito la circolare afferma specificatamente: “… La diagnosi di ADHD è pertanto tutt’altro che semplice, anche in virtù del conseguente possibile ricorso a terapia farmacologia, e comunque non può essere effettuata attraverso le somministrazioni all’interno delle scuole di test o di questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni.”

Inoltre, in relazione ai corsi e conferenze su questi temi, la circolare precisa: “Pervengono segnalazioni, anche attraverso atti parlamentari, relative alla organizzazione di corsi rivolti a genitori e insegnanti finalizzati a propagandare l’uso di prodotti psicoattivi nei casi di bambini affetti da disturbi del comportamento e dell’apprendimento (sindrome ADHD). … Alla luce di quanto sopra espresso, si pregano le S.S.L.L. di voler dare istruzioni alle istituzioni scolastiche di competenza affinché eventuali analoghi episodi siano immediatamente portati all’attenzione degli U.S.R. di competenza e successivamente segnalati alla scrivente Direzione Generale.”

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani desidera ringraziare e manifestare la propria soddisfazione per questa presa di posizione del Ministero che ha deciso di tutelare i nostri bambini, consapevole della pericolosità insita in questi test e, indirettamente, anche dall'uso e abuso di psicofarmaci.

Ben consapevoli dell'esistenza di forti pressioni per continuare  quest'attività di screening all'interno delle scuole, il nostro Comitato, insieme a tutti coloro che si sono uniti in questa battaglia, continuerà a vigilare e denuncerà ogni situazione anomala che contrasti con le direttive della circolare.

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