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 Kaito.. un gigante ..... di Lunadicarta
 
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La spada della giustizia non ha fodero.

Joseph de Maistre
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 11/02/2009 @ 11:09:40, in Politica, linkato 1367 volte)
La Cei è stata effettivamente eccessiva, io lo definirei soltanto un borghese profittatore e maschilista.
Perché, chi ha visto mai la signora Englaro? Devo ricordarmi di chiedere un giorno una intervista a Giuseppe D'Avanzo, di seguito l'ottima intervista al famoso giurista.

L'INTERVISTA. Parla l'ex presidente della Consulta
"Dialogo sull'etica è impossibile con lo scontro tra dogmi"

Zagrebelsky: "Se il potere nichilista
si allea con la Chiesa del dogma"

di GIUSEPPE D'AVANZO


L'Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, ha definito Beppino Englaro "un boia". Credo che debba partire da qui, da un insulto atroce, il colloquio con Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale.

Beppino Englaro, "un boia"?"
In un caso controverso dove sono in gioco dati della vita così legati alla tragicità della condizione umana è fuori luogo usare un linguaggio violento, così impietoso, così incontrollato, così ingiusto. Non ho ascoltato, sul versante opposto, che vi sia chi ragiona dell'esistenza di un "partito della crudeltà" opposto a "un partito della pietà". Credo che in vicende così dolorose debbano trovare espressione parole più adeguate e controllate, più cristiane".

E tuttavia, presidente, i toni accusatori, le accuse così aggressive e definitive sembrano indicare che cosa è in gioco o a contrasto nel caso di Eluana Englaro. I valori contro i principi, la verità contro il dubbio. Questioni da sempre aperte nelle riflessioni dei dotti che avevano trovato, per così dire, una sistemazione condivisa nella Costituzione italiana. Che cosa è accaduto? Perché quell'equilibrio viene oggi messo di nuovo in discussione dopo appena sessant'anni?
"Le posizioni in tema di etica possono essere prese in due modi. In nome della verità e del dogma, con regole generali e astratte; oppure in nome della carità e della com-passione, con atteggiamenti e comportamenti concreti. Nella Chiesa cattolica, ovviamente, ci sono entrambe queste posizioni. Nelle piccole cerchie, prevale la carità; nelle grandi, la verità. Quando le prime comunità cristiane erano costituite da esseri umani in rapporto gli uni con gli altri, la carità del Cristo informava i loro rapporti. La "verità" cristiana non è una dottrina, una filosofia, una ideologia. Lo è diventata dopo. Gesù di Nazareth dice: io sono la verità. La verità non è il dogma, è un atteggiamento vitale. Quando la Chiesa è diventata una grande organizzazione, un'organizzazione "cattolica" che governa esseri umani senza entrare in contatto con loro, con la loro particolare, individuale esperienza umana, ha avuto la necessità di parlare in generale e in astratto. È diventata, - cosa in origine del tutto impensabile - una istituzione giuridica che, per far valere la sua "verità", ha bisogno di autorità e l'autorità si esercita in leggi: leggi che possono entrare in conflitto con quelle che si dà la società. Chi pensa e crede diversamente, può solo piegarsi o opporsi. Un terreno d'incontro non esiste. ".

Che ne sarà allora dell'invito del capo dello Stato a una "riflessione comune" ora che il parlamento affronterà la discussione sulle legge di "fine vita"?
" Una legge comune è possibile solo se si abbandonano i dogmi, se si affrontano i problemi non brandendo quella verità che consente a qualcuno di parlare di "omicidio" e "boia", ma in una prospettiva di carità. La carità è una virtù umana, che trascende di gran lunga le divisioni delle ideologie e dei credi religiosi o filosofici. La carità non ha bisogno né di potere, né di dogmi, né di condanne, ma si nutre di libertà e responsabilità. Dico la stessa cosa in altro modo: un approdo comune sarà possibile soltanto se prevarrà l'amore cristiano contro la verità cattolica".

Lo ritiene possibile?
"Giovanni Botero nella sua Della Ragione di Stato del 1589 scriveva, a proposito dei Modi di propagandar la religione: "Tra tutte le leggi, non ve n'è alcuna più favorevole a' Prencipi, che la Christiana: perché questa sottomette loro, non solamente i corpi e le facoltà de'sudditi, dove conviene, ma gli animi ancora; e lega non solamente le mani, ma gli affetti ancora e i pensieri". Botero era uomo della controriforma. Purtroppo, c'è chi pensa ancora così, tra i nostri moderni "prencipi". Essi potrebbero far loro il motto di un discepolo di Botero che scriveva: "questa è la ragion di stato, fratel mio, obbedire alla Chiesa cattolica". Ora, se l'obbedienza alla Chiesa cattolica è la ragion di stato, è chiaro che i laici non troveranno mai un approdo comune con costoro.

Dobbiamo allora credere che il conflitto di oggi tra mondo laico e mondo cattolico, che ha accompagnato il calvario di Eluana, segnali soprattutto la fine della riflessione del Concilio Vaticano II e, per quel che ci riguarda, la crisi di quella "disposizione costituzionale" che è consistita, per lo Stato, nel principio di laicità contenuto nella Costituzione, e per la Chiesa nella distinzione tra religione e politica?
"Il Concilio Vaticano II ha rovesciato la tradizione della Chiesa come potere alleato dello Stato, ha voluto liberarla da questo legame tutt'altro che evangelico. Non si propose di proteggere o conservare i suoi privilegi, ancorché legittimamente ricevuti, e invitò i cattolici a un impegno responsabile nella società, uomini con gli altri uomini, con la fiducia riposta nel libero esercizio delle virtù cristiane e nell'incontro con gli "uomini di buona volontà", senza distinzione di fedi. Fu "religione delle persone" e non surrogato di una religione civile. Il cattolicesimo-religione civile sembra invece, oggi, essere assai gradito per i vantaggi immediati che possono derivare sia agli uomini di Chiesa che a quelli di Stato".

Ieri mentre finiva l'esistenza di Eluana Englaro e il Paese era scosso dalle emozioni, dalla pietà e, sì, anche da una rabbia cieca, dieci milioni di italiani hanno voluto vedere il Grande Fratello. E' difficile non osservare che l'artefice della macchina spettacolare televisiva del reality e di ogni altra fantasmagorica vacuità - capace di distruggere ogni identità reale, alienare il linguaggio, espropriarci di ciò che ci è comune, di separare gli uomini da se stessi e da ciò che li unisce - è lo stesso leader politico che pretende di dire e agire in nome dell'Umanità, della Vita, addirittura della Verità e della Parola di Dio. Le appare più tragico o grottesco, questo paradosso? Come spiegarsi la dissoluzione di ogni senso critico dinanzi a questo falso indiscutibile?
"Non è questo il solo paradosso. Non è la sola contraddizione che si può cogliere in questa vicenda. Il mondo cattolico enfatizza spesso il valore della dimensione comunitaria della vita, soprattutto nella famiglia. E' la convinzione che induce la Chiesa a invocare a gran voce la cosiddetta sussidiarietà: lo Stato intervenga soltanto quando non esistono strutture sociali che possono svolgere beneficamente la loro funzione. Mi chiedo perché, quando la responsabilità, la presenza calda e diretta della famiglia, nelle tragiche circostanze vissute dalla famiglia Englaro, dovrebbero ricevere il più grande riconoscimento, la Chiesa - con una contraddizione patente - chiude alla famiglia e invoca l'intervento dello Stato; alla com-passione di chi è direttamente coinvolto in quella tragedia, preferisce i diktat della legge, dei tribunali, dei carabinieri. Sia chiaro: lo Stato deve vigilare contro gli abusi - proprio per evitare il rischio espresso dal presidente del consiglio con l'espressione, in concreto priva di compassione, "togliersi un fastidio" - ma osservo come la legge che la Chiesa chiede assorbe nella dimensione statale tutte le decisioni etiche coinvolte: questo è il contrario della sussidiarietà e assomiglia molto allo Stato etico, allo Stato totalitario".

Lei è il primo firmatario di un appello che ha per titolo Rompiamo il silenzio. Vi si legge che "la democrazia è in bilico". Le chiedo: può una democrazia fragile, in bilico appunto, reggere l'urto coordinato di un potere politico invasivo e senza contrappesi e di un potere religioso che agita come una spada la verità?
"Oggi la politica è succuba della Chiesa, ma domani potrebbe accadere l'opposto. Se la politica è diventata - come mi pare - mezzo al solo fine del potere, potere per il potere, attenzione per la Chiesa! Essa, la Chiesa del dogma e della verità, può essere un alleato di un potere che oggi ha bisogno, strumentalmente, di legittimazione morale. Il compromesso convince i due poteri a cooperare. Ma domani? Il potere dell'uno, rafforzato e soddisfatto, potrebbe fare a meno dell'altra. ".

Qual è l'obiettivo del suo appello?
"'Rompiamo il silenziò è già stato sottoscritto da centosessantamila cittadini. È la dimostrazione che, per fortuna, la nostra società non è un corpo informe, conserva capacità di reazione. L'appello ha tre ragioni. E' uno sfogo liberatorio, innanzitutto: devo dire a qualcuno che non sono d'accordo. E' poi un autorappresentarsi non come singoli, ma come comunità di persone. Il terzo obiettivo è rendersi consapevoli, voler guardare le cose non in dettagli separati, è un volersi raffigurare un quadro. A volte abbiamo la tendenza a evitare di guardare le cose nel loro insieme. E' quasi un istinto di sopravvivenza distogliere lo sguardo dalla disgrazia che ci può capitare. L'appello prende posizione. Si accontenta di questo. Se mi chiede come e dove diventerà concreta questa presa di coscienza, le rispondo che ognuno ha i suoi spazi, il lavoro, la scuola, il partito, il voto. Faccia quel che deve, quel che crede debba essere fatto per sconfiggere la rassegnazione".

(11 febbraio 2009)
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La relazione del Pg Pasqualucci ripercorre le disfunzioni della pubblica amministrazione
Dalla spesa farmaceutica fuori controllo alla tragedia dei rifiuti in Campania

Truffe, tangenti, troppi derivati
La Corte dei conti bacchetta la P.A.

L'allarme del presidente: Italia gli ultimi posti nella classifiche sulla lotta alla corruzione

ROMA - Truffe nei settori della spesa farmaceutica e sanitaria, dei rifiuti, e dei contributi comunitari; opere edilizie incompiute e uso sconsiderato dei prodotti finanziari derivati; danno all'immagine causato alla pubblica amministrazione dai dipendenti pubblici che hanno intascato mazzette; consulenze indebite. E' il quadro della mala-amministrazione, della corruzione e degli sperperi che emerge dalla relazione del pg della Corte dei Conti Furio Pasqualucci - presente anche Giorgio Napolitaano - e che, nel 2008, si è tradotto in atti di citazione in giudizio per un totale di circa 1 miliardo e 700mila euro di danni e in 561 sentenze di condanna in primo grado.

E molto forti sono state anche le parole del presidente della Corte, Tullio Lazzato. Che, nella conferenza stampa successiva all'inaugurazione, ha sottolineato come l'Italia sia "agli ultimi posti nelle classifiche internazionali sulla lotta alla corruzione. Ci sono tanti modi per combattere la corruzione, ma questa lotta si fa soprattutto con i controlli. Perchè, per poter allignare, la corruzione ha bisogno di coni d'ombra".

Rifiuti e Calciopoli. Tra i casi più eclatanti segnalati dal pg, l'emergenza rifiuti in Campania che nel 2008 ha portato alle prime condanne da parte della magistratura contabile regionale per un totale di 650mila euro, ma restano da definire altri due giudizi per un totale di 45milioni di euro di danni, mentre altre istruttorie sono state aperte. E c'è anche Calciopoli: la procura regionale del Lazio ha emesso due atti di citazione, il primo nei confronti di nove persone tra dirigenti, arbitri, assistenti di gara e due giornalisti Rai ai quali si richiede di risarcire 240milioni di euro, mentre il secondo per contestare ad altre nove persone un milione di euro per danni all'immagine e da disservizio.

Sanità e appalti. Sempre per danno all'immagine, la procura della Corte dei Conti della Lombardia ha chiesto risarcimenti per oltre 8milioni di euro alle 14 persone coinvolte nell'inchiesta sulla cosiddetta clinica degli orrori di Milano per interventi ritenuti inutili e dannosi sui malati solo per ottenere rimborsi dallo Stato. Notevoli anche le condanne (77) nel 2008 per danni erariali causati da attività contrattuale, per esempio appalti per la costruzione di strade, scuole o carceri che, a causa di tangenti o sovrafatturrazioni, sono stati eseguiti tardi e male, oppure mai realizzati: le citazioni in giudizio per questo tipo di danno , sempre nel 2008, sono per un totale di 831milioni di euro.

Frodi comunitarie e consulenze. Atti di citazione per circa 79milioni di euro sono invece stati emessi per frodi comunitarie, in particolare per lo sforamento delle quote latte, mentre il ricorso ai derivatì ha causato citazioni per quasi 46mila euro. Consulenze esterne e incarichi illeciti sono stati alla base di 96 condanne in primo grado e di oltre 20milioni di euro di danni contestati nelle citazioni a giudizio.

Rischio derivati. In materia di contratti sui derivati stipulati dagli enti locali, è necessario "che il ministero dell'Cconomia proceda con urgenza all'emanazione del decreto legislativo, al fine di dare certezza sia in ordine ai requisiti oggettivi sia soggettivi, con particolare riguardo all'individuazione della qualifica di operatore qualificato". Lo dice ancora Paqualucci, sottolineando "la sproporzione tra il rischio assunto dall'ente locale rispetto a quello ricadente sull'operatore finanziario".

Le cose da fare. Per il presidente della Corte dei conti, Tullio Lazzaro, bisogna in primo luogo "potenziare e irrobustire i controlli" sulla pubblica amministrazione, per "renderli effettivi nello svolgersi e concreti negli effetti". Pasqualucci sottolinea invece "l'esigenza normativa di una razionalizzazione della spesa sanitaria, da un lato, e, dall'altro lato, dell'approntamento di misure volte al contenimento della stessa". Quanto alle opere pubbliche incompiute, rappresentano un un "gravissimo spreco" delle risorse pubbliche, e sono la "testimonianza più eloquente dell'inefficienza dell'amministrazione centrale e periferica".

Le reazioni. "Mi sono avvicinato al presidente Lazzaro per dirgli che condivido e sottoscrivo riga per riga la sua relazione": a dirlo è il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

(La Repubblica, 11 febbraio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2009 @ 10:34:11, in Politica, linkato 1252 volte)
Sono dello stesso avviso dell'ANM, le sentenze non uccidono le persone. Però ogni singola dichiarazione del PG di Trieste, mi ha fatto pensare al patto osceno del non indagare. Idem le prime dichiarazioni in merito alla cremazione, dichiarazioni ritirate quando gli Englaro sono stati informati che nessuno avrebbe trovato "tracce" nel corpo di Eluana.
Ciò che uccide le persone, a mio personalissimo avviso, sono le dichiarazioni salottiere. E così sono state riportate le dichiarazioni del PG Deidda, sardo a Trieste, da tutta la Stampa. Il sintomo: la pubblicazione dei ringraziamenti del collega di Udine. Il PM di Udine, quello dei quasi 200 avvisi di garanzia per lo scambio di materiale pedopornografico? Lui non ce l'avrebbe fatta, ma stiamo scherzando? Francamente, Deidda, io non lo perdono neppure se sta andando in pensione.
La clinica "La Quiete", da oggi e dopo il caso Englaro, sarà la più gettonata per quelle famiglie, che nel futuro intenderanno sbarazzarsi del malato inutile e fastidioso. Grata l'amministrazione della Clinica per la pubblicità gratuita.

E, incredibile a dirsi: "Mai vista tanta cattolicità pietosa nell'esercizio della Laicità dello Stato. L.M.

Eluana, autorizzata la sepoltura
Il pg: "Morte in linea col protocollo"

La procura di Udine concede il nulla osta per il rito funebre. Dopo i primi risultati dell'autopsia, il magistrato di Trieste assolve i medici: "La causa del decesso è uno scompenso cardiorespiratorio da disidratazione, per le risposte degli esami tossicologici occorre ancora tempo". Lo zio della donna: "Non sarà cremata. Riposerà a Paluzza, nel cimitero di San Daniele". I funerali domani o venerdì. Papà Beppino e mamma Saturna non parteciperanno, per "evitare l'assedio mediatico". Dopo la dichiarazione del ministro Alfano ("Eluana è morta di sentenza"), dure critiche dei consiglieri, togati e laici, del Csm: "Dice barbarie". Anm: "Le decisioni giudiziarie non uccidono nessuno". Il Papa: "La vita non è un bene disponibile, va custodita anche se malata"


"Le decisioni giudiziarie possono essere discusse e criticate, ma è inaccettabile l'uso di espressioni che delegittimano il ruolo della giurisdizione e stravolgono il significato delle sue decisioni: le sentenze non uccidono nessuno". Così l'Associazione Nazionale Magistrati commenta le parole del Guardasigilli Angelino Alfano pronunciate ieri durante la puntata di Ballarò sul caso Englaro.La replica del sindacato delle toghe è affidata a una nota della giunta esecutiva, in cui si esprime "preoccupazione per alcuni contenuti del dibattito pubblico sulla vicenda della famiglia Englaro".

Il procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, ha concesso il "nulla osta" per la sepoltura di Eluana Englaro. Lo si è appreso a Udine da fonti della stessa Procura. L'autorizzazione sarà rilasciata alle 19.

Sarà celebrata fra poco più di un mese, il 25 marzo, l'udienza di merito davanti al Tar del Lazio di discussione del ricorso proposto dal Movimento per la Difesa del Cittadino (Mdc) contro la direttiva del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che impone alle Regioni e alle Asl di non permettere la sospensione della nutrizione artificiale. Un atto dopo il quale la clinica Città di Udine, che si era detta disponibile ad accogliere Eluana, si è tirata indietro. La data dell'udienza è stata fissata oggi davanti alla III Sezione quater: le parti hanno ritenuto opportuno rinviare la discussione per entrare direttamente nel merito delle contestazioni, sulle quali dovranno decidere i giudici amministrativi.

Per l'anatomopatologo Stefano Pizzolitto, nominato dalla famiglia Englaro, nell'autopsia sul corpo di Eluana, "è stato fatto un lavoro eccelso". "C'è da stare tranquilli e sereni - ha aggiunto - perché gli esami saranno in grado di fugare ogni più piccolo dubbio. Tranne la malafede". Pizzolitto ha affermato che l'equipe che ha lavorato è "di altissimo profilo. E proprio perché quello di Eluana era un caso finito sotto i riflettori della cronaca nazionale e internazionali abbiamo fatto le cose con estrema delicatezza, serietà e professionalità".

Anche per il togato di Unicost Fabio Roia, l'affermazione del Guardasigilli "è preoccupante". Il laico dell'Udc Ugo Bergamo, invece, non ritiene che le parole del ministro siano state "azzardate". Certo, "è facile criticare la giustizia - aggiunge - mentre sarebbe meglio che la politica si prenda le sue responsabilità", perché "su tali questioni è in ritardo".

Le dichiarazioni rilasciate ieri sera dal Guardasigilli Angelino Alfano a 'Ballarò' secondo cui 'Eluana è morta di sentenza' hanno suscitato critiche tra i consiglieri, togati e laici, del Csm. Per il togato di Md Livio Pepino "il problema in questo caso non è l'effetto di una sentenza, ma se è lecita la costrizione invasiva e crudele a una condizione di stato vegetativo". Mentre i laici del Pdl preferiscono non commentare, Mauro Volpi, laico del centrosinistra, sottolinea che "vi è una corsa da parte degli uomini politici a dichiarazioni barbare".

Il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, ha attribuito al Procuratore Generale di Trieste, Beniamino Deidda, un "affettuoso incitamento" a far rispettare la sentenza su Eluana. Lo ha detto oggi, nel corso di una breve cerimonia per il commiato di Deidda dagli uffici giudiziari del Distretto di Trieste. "Nonostante i tanti anni d'esperienza - ha affermato Biancardi - non ce l'avrei fatta senza questo affettuoso incitamento sulla doverosa necessità - ha concluso - di far rispettare il giudicato".

L'Ordine dei medici di Bergamo, a cui appartiene il neurologo di Eluana Englaro, Carlo Alberto Defanti, sta valutando l'ipotesi di sentire lo specialista per approfondire il suo ruolo nella morte della donna lecchese in stato vegetativo permanente da 17 anni. Ad annunciarlo è il presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri bergamasco, Emilio Pozzi: "La decisione - dice - verrà presa in commissione nei primi giorni di marzo. Per allora è infatti prevista la prossima seduta utile".

Parlando dei risultati delle perizie effettuate durante l'autopsia di Eluana Englaro, il procuratore generale della Corte d'Appello di Trieste, Beniamino Deidda, ha confermato che per le risposte degli esami tossicologici bisognerà attendere ancora del tempo. Il procuratore generale ha inoltre chiarito, riferendosi a quanto reso noto finora, che "queste conclusioni non sono ancora state depositate, ci sono state anticipate dai periti".

"Una questione di ore" così il Procuratore di Udine, Antonio Biancardi, ha risposto alla domanda se avesse o meno firmato il nulla osta per la sepoltura di Eluana Englaro. Biancardi - che ha raggiunto Trieste per un incontro di saluto con il Procuratore generale, Beniamino Deidda che oggi lascia l'incarico per assumere quello di Procuratore Generale a Firenze - ha detto che "il nulla osta sarà rilasciato dopo l'esame della relazione preliminare fatta dai consulenti della Procura".

La causa della morte di Eluana Englaro è "uno scompenso cardiorespiratorio" compatibile con il protocollo previsto per l'interruzione di alimentazione e idratazione. Lo ha detto il Procuratore Generale di Trieste, Beniamino Deidda, parlando con i giornalisti a Trieste dopo un incontro con il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi.

Sarebbero circa 500 le denunce presentate contro Amato De Monte, il primario anestesista che ha gestito l'attuazione del protocollo per Eluana. L'avvocato Giuseppe Campeis, legale della famiglia Englaro, ha annunciato che saranno denunciati tutti coloro che hanno "diffamato" e questo accadrà non appena chiuso il fascicolo in procura. Campeis ha dichiarato al quotidiano friulano "Il Messaggero Veneto" che alcune denunce "sono calunniose" e che "sarà la stessa procura a intervenire contro gli estensori". Secondo lo stesso giornale, vi sarebbero al vaglio dei legali di Englaro anche alcune dichiarazioni di Berlusconi.

L'arresto cardiocircolatorio dovuto a una crisi ellettrolitica dovuta alla disidratazione è una delle cause della morte di Eluana Englaro. Questo è uno dei primi risultati dell'autopsia effettuata ieri sera sul corpo della donna presso l'ospedale civile santa Maria della Misericordia. Lo si apprende dal tg regionale del Friuli Venezia Giulia. Non ci sarebbe, quindi, nessuna irregolarità nell'applicazione del protocollo medico.

La relazione sull'autopsia di Eluana Englaro svolta ieri dall'anatomopatologo, Carlo Moreschi, è stata consegnata questa mattina al Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi. Gli esiti dell'autopsia sono stati consegnati al Procuratore dall'ufficiale di Pg, Fabio Pasquariello.

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Di Loredana Morandi (del 11/02/2009 @ 10:04:20, in Magistratura, linkato 1210 volte)

Intercettazioni, il Csm boccia il testo
"Troppi limiti, indagini compromesse"


ROMA - La sesta commissione del Csm ha espresso parere negativo rispetto alle proposte di riforma della disciplina delle intercettazioni. Secondo quanto si apprende, da Palazzo dei Marescialli si fa notare che i troppi limiti previsti dalla nuova norma produrranno "un grave pregiudizio per le attività di indagine anche in settori particolarmente delicati e sensibili". La commissione ha approvato il parere con cinque voti a favore e l'astensione del consigliere laico dell'Udc Ugo Bergamo. Il testo è stato presentato con procedura d'urgenza al plenum e verrà discusso e votato dall'assemblea la prossima settimana.

(11 febbraio 2009)

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Di Loredana Morandi (del 11/02/2009 @ 09:53:44, in Magistratura, linkato 1116 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

 

L’ANM SUL DISEGNO DI LEGGE
PER LA RIFORMA DEL PROCESSO PENALE



L’ANM rileva che il disegno di legge sul processo penale proposto dal Governo non introduce le riforme necessarie ad assicurare l’efficienza del processo e la sua ragionevole durata, e addirittura inserisce nuovi, inutili formalismi, che determineranno un ulteriore allungamento dei tempi del processo. Ciò contrasta con l’obiettivo - riaffermato dall’ANM anche in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario - di accrescere il livello di efficienza del processo e di assicurare ai cittadini “decisioni nel merito” in tempi ragionevoli, nel rispetto dell’articolo 111 Cost. e senza rinunciare alle garanzie costituzionali (“dal contraddittorio all’imparzialità del giudice; dal diritto alla difesa alla presunzione di non colpevolezza”).

Le disposizioni del ddl limitano, da un lato, il potere investigativo del Pm e, dall’altro, aumentano in maniera ingiustificata i poteri della difesa, senza ridurre di un solo giorno la durata dei processi. Un gravissimo impatto sulla durata e l’efficacia del processo sarà determinato dalle seguenti disposizioni:

1. l’obbligo di riconoscere i termini a difesa per il difensore d’ufficio nominato in sostituzione del difensore assente;

2. la riduzione della utilizzabilità a fini probatori delle sentenze passate in giudicato, con inutile duplicazione di giudizi in un sistema in cui la separazione dei procedimenti è sempre più frequente;

3. le modifiche sulla decorrenza dei termini delle indagini preliminari espongono il processo, in qualunque fase, a un’ingiustificata sanzione di inutilizzabilità dei risultati delle indagini;

4. l’eliminazione del potere del giudice di escludere le prove manifestamente superflue può determinare una incontrollabile dilatazione della durata del dibattimento;

5. la collegialità per le misure cautelari personali e reali, non accompagnata dalla radicale revisione del sistema delle impugnazioni, determinerà insuperabili problemi organizzativi.

Al contrario, la delega al governo ha l’effetto di differire la notificazione in via informatica e la sospensione dei processi a carico di imputati irreperibili: due priorità assolute, che avrebbero potuto immediatamente accelerare il processo.

In palese contraddizione con il divieto per i magistrati di prima nomina di assumere funzioni requirenti e giudicanti penali (mantenuto nonostante la richiesta di eliminazione dell’ANM), si prevede il trasferimento d’ufficio nelle sedi non coperte per mancanza di aspiranti: ciò riguarderà prevalentemente magistrati giovani e privi di esperienza specifica, così incidendo sul principio di inamovibilità del magistrato senza ottenere alcun vantaggio.


La Giunta Esecutiva Centrale

Roma 11 febbraio 2009
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2009 @ 09:50:02, in Magistratura, linkato 1149 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



L’ANM SULLA VICENDA ENGLARO



L’Associazione Nazionale Magistrati esprime preoccupazione per alcuni contenuti del dibattito pubblico sulla vicenda della famiglia Englaro.

Si deve tener conto che, anche in materie particolarmente complesse e delicate, che toccano problemi etici, il giudice ha sempre l’inderogabile dovere di individuare la regola applicabile al caso concreto, in base alle norme e ai princìpi generali dell’ordinamento.

Le decisioni giudiziarie possono essere discusse e criticate, ma è inaccettabile l’uso di espressioni che delegittimano il ruolo della giurisdizione e stravolgono il significato delle sue decisioni: le sentenze non uccidono nessuno.
 

La Giunta Esecutiva Centrale

Roma 11 febbraio 2009
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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 11:26:09, in Osservatorio Famiglia, linkato 1187 volte)
10 Febbraio 2009



Safer Internet Day:
Save the Children e Adiconsum, più della metà dei ragazzi e le ragazze italiani utilizza quotidianamente servizi web 2.0. E chiede ai gestori maggiore protezione della privacy, più informazione e protezione da contenuti inadeguati.

Il 79% dei ragazzi e delle ragazze italiani vuole ricevere maggiori informazioni su come i pirati rubano le password e su come proteggerle, il 64,4% di loro chiede ai gestori che nel creare un profilo non siano obbligatorie troppe informazioni personali, mentre il 54,7% li invita a realizzare campagne di informazione e sensibilizzazione sui problemi e i rischi che si possono incontrare online. Il 64% dei ragazzi propone di vietare che pubblicità per adulti sia accessibili ai minori, il 65,2% di facilitare la segnalazione di abusi e il 62,3% vorrebbe poter visualizzare un profilo prima di accettare una richiesta di amicizia.

Queste alcune delle richieste emerse dall’indagine “Servizi web 2.0 e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, presentata oggi in occasione del Safer Internet Day, la giornata istituita dalla Commissione Europea per promuovere un uso consapevole e senza rischi di Internet e delle nuove tecnologie, nel corso di un evento svoltosi a Roma e organizzato da Save the Children e Adiconsum, gli unici referenti in Italia del Programma Safer Internet della Commissione stessa.

“Dai risultati dell’indagine, emerge che la maggioranza delle ragazze e dei ragazzi intervistati, soprattutto quelli meno esperti, richiede ai gestori di metterli nelle condizioni di fruire del servizio in modo più sicuro”, commenta Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. “Proprio per questo, oggi, presentiamo le loro istanze ai rappresentanti del settore, alla presenza delle istituzioni competenti, affinché assumano un impegno ad adottare un codice di autoregolamentazione che accolga tali richieste.”

“La rete rappresenta per i giovani un’occasione di conoscenza e di socializzazione ma anche di eventuale rischio. Il monitoraggio della stessa non può essere addossata ai soli genitori, che sui nuovi media ne sanno meno dei figli”, afferma Paolo Landi, Segretario Generale di Adiconsum. “E’ indispensabile l’ausilio della scuola e un’opera preventiva da parte degli stessi gestori. Le proposte dei ragazzi sono concrete ed efficaci; ci aspettiamo quindi da parte degli operatori una pari disponibilità per la loro attuazione. Le istituzioni devono continuare a svolgere un ruolo di monitoraggio e sanzione anche in base alle segnalazioni delle famiglie e degli stessi ragazzi”.

La rete è sempre più diffusa tra i minori italiani, con ben l’86% di essi che naviga su internet.(1) La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze (2) sono frequentatori esperti nell’utilizzo dei servizi web 2.0, siano essi servizi di messaggistica istantanea, visualizzazione video o social network in senso stretto, con una percentuale del 51,8 % che li utilizza tutti i giorni.

La messaggistica istantanea (ad esempio MSN, Skype e YahooMessanger) è il servizio più usato, con il 50,9% dei ragazzi e delle ragazze intervistati che vi si collega quasi tutti i giorni, seguito dai servizi visualizzazione video (ad esempio YouTube) con un 48% e i social network classici (LiveSpace di MSN, NetLog, Myspace e Facebook i più utilizzati), con un 32,5%. E ben un 9% di loro, in prevalenza ragazzi, accede a servizi rivolti esclusivamente a maggiorenni, anche se solo occasionalmente. Pur restando all’interno di livello di consumo alti, i ragazzi usano molto di più i servizi di visualizzazione rispetto alle ragazze, le quali, invece, privilegiano gli altri due gruppi di servizi.

Percezione del rischio, tutela della privacy, ma nel rispetto della propria autonomia
Per la prima volta, la ricerca è stata ideata e condotta dai ragazzi di due scuole secondarie di I grado e di un centro di aggregazione di Roma (3) nel corso di un laboratorio svolto nell’anno scolastico 2008 – 2009, in attuazione del principio di partecipazione attiva e responsabile di bambini e adolescenti sancito dalla Convezione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. I ragazzi, dopo una prima fase di analisi dei servizi web 2.0 più utilizzati, dei rischi ad essi connessi, nonché delle cause e delle possibili soluzioni, ha elaborato un questionario che è stato somministrato ad un campione di circa mille ragazzi in tutta Italia, volto ad analizzare sia la frequenza di accesso ai servizi di social networking, sia la condivisione o meno di 23 richieste da presentare ai gestori per renderli più sicuri per gli utenti più giovani. (4)

La percezione di maggior rischio da parte dei minori si concentra nell’area della protezione della privacy. Il 79% dei ragazzi e delle ragazze intervistati evidenzia la necessità di ricevere maggiori informazioni su come i pirati rubano le password, mentre il 66% esprime la propria esigenza di tutela attraverso la richiesta relativa all’obbligo di creare password difficili da scoprire. Allo stesso tempo, il 64,4% di loro chiede che nel creare un profilo non siano obbligatorie troppe informazioni personali.

I ragazzi e le ragazze, inoltre, vorrebbe ricevere maggiori informazioni dai gestori con un linguaggio semplice e adeguato. In particolare, il 60% di loro vorrebbe che le condizioni d’uso dei servizi fossero messe ben in evidenza e fossero comprensibili a tutti. Inoltre, il 54,7%  invita i gestori a realizzare campagne di informazione e sensibilizzazione sui problemi e i rischi che si possono incontrare online e, infine, il 54,2% sottolinea la necessità di ricordare periodicamente il regolamento agli utenti (per esempio: non postare foto di altri senza il loro permesso).

Inoltre i ragazzi chiedono ai gestori di adoperarsi per garantire più controllo, prevenzione e protezione dall’invio di foto o altro materiale vietato o inadeguato. In primo luogo, il 74% degli intervistati propone l’attivazione di filtri all’interno del servizio stesso (e non nel pc dell’utente) che impediscano l’invio di materiale vietato. Il 64% propone di vietare che pubblicità per adulti sia accessibili ai minori e il 65,2% di facilitare la segnalazione di abusi.

A tale proposito, tuttavia, fa riflettere il fatto che la percentuale dei minori che richiede sanzioni rilevanti, quali la cancellazione del profilo e il divieto di crearne altri per chi invia foto o altro materiale vietato scenda al 52,6%, come pure che il divieto di postare materiale in maniera anonima (52,7%). Inoltre, la percentuale di ragazzi che auspica l’adozione di tali misure è sempre inferiore a quella delle ragazze (rispettivamente 49,6% e 51% per i maschi e 56% e 54,5% per le femmine).

La gestione dei contatti è un’area particolarmente importante per i ragazzi che, soprattutto al fine di evitare ogni forma di adescamento, chiedono che i filtri di ricerca siano più sicuri (62,5%), e cioè che non sia permesso ricercare minori per città, Cap, status o preferenze sessuali, così come vorrebbero poter visualizzare un profilo prima di accettare una richiesta di amicizia (62,3%) e che il proprio non fosse visibile a tutti di default. Rispetto a questa macro-area, sono soprattutto le ragazze a voler avere a disposizione strumenti per tutelare al meglio la propria privacy e per gestire in modo più sicuro i contatti.

Benché il rischio dell’adescamento on-line venga percepito dai ragazzi, la possibilità di fare nuove amicizie e nuovi incontri appare uno degli aspetti più interessanti e attrattivi, tanto spingere alcuni di loro a proporre ai gestori la creazione di luoghi fisici protetti dove gli utenti possano incontrarsi in sicurezza (47,2%). Esiste tuttavia un 26,1% che vuole gestire in assoluta autonomia eventuali incontri o non è interessato ad entrare in contatto con persone conosciute online.

Nonostante vi siano delle richieste puntuali e ponderate da parte dei ragazzi e delle ragazze rispetto alle quali si sollecita l’intervento dei gestori, da una visione più generale della ricerca emerge la necessità di tutelare la propria indipendenza e autonomia di gestione. Ad esempio, si delinea il desiderio, maggiore negli utenti più esperti, di continuare a vivere le chat come luoghi comunicativi liberi da regole e limiti nella scelta del linguaggio, delle parole e di concetti da utilizzare.

Le richieste
I ragazzi e ragazze, in relazione ai risultati dell’indagine, chiedono che le loro richieste vengano prese in seria considerazione e sollecitano:
- i gestori dei servizi di web 2.0 a pronunciarsi rispetto alla possibilità concreta di offrire una soluzione ai problemi evidenziati;
- i rappresentanti delle Istituzioni a porsi come garanti di tale processo attuativo, affinchè gli impegni presi dal mondo dell’Industria possano effettivamente tradursi in azioni concrete.

Save the Children e Adiconsum, in tale contesto, si impegnano a monitorare tale processo e a garantire un ascolto attivo e sollecito degli interlocutori adulti nei confronti dei ragazzi e ragazze.

NOTE
1) Fonte: “Ragazzi connessi. I pre-adolescenti italiani e i nuovi media”, ricerca di Save the Children e CREMIT.
2) Il campione è composto da 448 ragazze e 510 ragazzi, provenienti da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Basilicata. Il 54% di loro ha 13 anni, il 35% 12 anni, il 6% va dai 14 ai 16 anni e, infine, il 5% ha tra i 10 e gli 11 anni.
3) Hanno partecipato alla ricerca le classi terze delle scuole secondarie di I grado “A. Rosmini” e “D.R. Chiodi” e il centro di aggregazione “Il muretto” di Roma
4) Nel questionario, a risposta chiusa, è stata utilizzata la scala di Likert che misura l’atteggiamento rispetto a date affermazioni sulla base di una scala di accordo/disaccordo, a 5 passi, da un’area di massimo disaccordo ad un’area di massimo accordo.


Scarica la ricerca completa
È disponibile un b-roll con immagini, lo spot della campagna “Posta con la testa” e lo spot ideato dalla Commissione Europea per il Safer Internet Day 2009.

Per ulteriori informazioni
Ufficio stampa Save the Children Italia
www.savethechildren.it
www.easy4.it  

La campagna Easy (“Enhancing Awareness on Internet Safety for Young People”), in partnership con Adiconsum,  promuove messaggi e azioni che supportino i pre-adolescenti, in particolar modo gli studenti tra i 10 e i 14 anni, a relazionarsi in modo sicuro e consapevole con le nuove tecnologie. Tra le attività realizzate nell’ambito della campagna, la creazione di un sito web ( www.easy4.it ), la produzione e pubblicazione di materiale informativo, l’organizzazione di seminari e convegni con insegnanti e genitori, un tour itinerante con un ludobus dotato delle moderne tecnologie per incontri e giornate di sensibilizzazione nelle scuole italiane. EASY fa parte della rete di INSAFE (www.saferinternet.org), che raggruppa numerosi progetti relativi a queste tematiche a livello europeo.

Stop-It è dal 2002 il progetto di Save the Children Italia di lotta allo sfruttamento sessuale a danno dei minori su Internet e tramite Internet. In particolare, attraverso una stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine e altri attori del settore istituzionale, privato ed associativo, il progetto si propone di contrastare la diffusione della pedo-pornografia su Internet. Tra le principali attività svolte: ricezione e trasmissione alle istituzioni competenti di materiale pedo-pornografico segnalato e inviato in forma anonima da utenti di internet all’indirizzo  www.stop-it.org;  attività di networking e advocacy sia a livello nazionale che internazionale, attività di informazione e sensibilizzazione. Tra gli obiettivi vi è la creazione di un referral system – cioè di una rete di enti e strutture ad hoc operanti con procedure e standard condivisi - per l’identificazione dei bambini e dei ragazzi vittime di abuso per la produzione di materiale pedo-pornografico. Stop-It è co-finanziato dalla Commissione Europea attraverso il programma Safer Internet Action Plan ed è il nodo italiano di INHOPE (www.inhope.org), la rete internazionale delle hotline

La campagna “Posta con la testa” attraverso  2 spot, spinge i ragazzi a riflettere sulle conseguenze di alcuni atteggiamenti rischiosi, come postare una foto personale provocante, rendendola visibile a tutti:  quell’ immagine, una volta online, “non può più tornare indietro. Tutti possono vederla”, mette in guardia una delle clip.

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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 11:00:18, in Magistratura, linkato 1386 volte)

Diaz, i giudici depositano la sentenza

 

"Violenze perché certi dell'impunità"

Depositata in cancelleria dal presidente della prima sezione penale del Tribunale di Genova Gabrio Barone la motivazione della sentenza emessa il 13 novembre

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Le violenze alla Diaz durante il G8 del 2001 non furono frutto di "un complotto in danno degli occupanti" della scuola, nè ebbero carattere "di spedizione punitiva" o di "rappresaglia": è quanto si legge nella motivazione della sentenza emessa il 13 novembre scorso e depositata stamani in cancelleria dal presidente della prima sezione penale del Tribunale di Genova Gabrio Barone.

La sentenza disponeva 16 assoluzioni (tra cui tutti i vertici della Polizia, e in particolare Giovanni Luperi ex vicedirettore Ucigos e Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco) e 13 condanne, per un totale di 35 anni e 7 mesi di reclusione.

"A parte la carenza di prove concrete - scrivono i giudici - appare assai difficile che un simile progetto possa essere stato organizzato e portato a compimento con l'accordo di un numero così rilevante di dirigenti, funzionari e operatori della polizia".

Piuttosto si ritiene "che i dirigenti fossero convinti che l'operazione avrebbe avuto un rilevante successo e si sarebbe conclusa con l'arresto dei responsabili delle violenze e delle devastazioni dei giorni precedenti", anche perchè "ben difficilmente La Barbera, Luperi e Gratteri avrebbero avvisato i giornalisti di quanto si stava compiendo".

"Se non può escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni - si prosegue nel documento - è invece certo che la loro propagazione così diffusa e pressochè contemporanea presupponga la consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori che comunque non li avrebbero denunciati".

Pertanto l'esplodere della violenza all'interno della scuola non può "trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell'impunità".


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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 10:54:04, in Sindacato, linkato 1232 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 10 febbraio 2009
Prot n. 26/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:


“La Federazione Nazionale della Stampa esprime grande apprezzamento per le motivazioni che hanno portato alla decisione annunciata da Enrico Mentana e condivide integralmente la presa di posizione del Comitato di Redazione del Tg5. Il rispetto che Canale 5 ha mostrato per il Grande Fratello e per la logica dell’audience era ieri sera insensato e stridente anche per una tv commerciale. La decisione aziendale suona ancor più incredibile e mortificante viste le risorse giornalistiche a disposizione. Canale 5 ha perso una importante occasione per una competizione sul terreno della qualità, del pluralismo informativo, della sensibilità civile. La decisione di Mentana non può essere ridotta alle consuete, e talvolta banali, baruffe tra conduttori. Quello che stavolta c’è da discutere è il ruolo di responsabilità che compete alla tv, pubblica e privata. E nessuno può essere così spregiudicato da chiudere la discussione a colpi di Auditel, cioè di spot.”
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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 10:52:02, in Sindacato, linkato 1275 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 10 febbraio 2009
Prot n. 27/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Associazione della Stampa dell’Emilia Romagna comunicano:

Il Segretario Generale della Fnsi Franco Siddi  ed il Presidente dell’Aser Camillo Galba, dopo l’odiosa aggressione del collega Carlo Raggi de Il Resto del Carlino avvenuta ieri negli Uffici Giudiziari, hanno inviato al Procuratore Capo della Procura di Ravenna ed al Presidente del Tribunale della città la seguente lettera.

“Ieri, come certamente già saprete, il collega Carlo Raggi, storico cronista di giudiziaria della redazione locale de “il Resto del Carlino” è stato oggetto di una brutale aggressione nei locali del Tribunale di Ravenna da parte di una persona che ha inteso così vendicarsi per quello che il collega aveva scritto svolgendo il proprio lavoro di giornalista.
La Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) e l’Aser (Associazione Stampa dell’Emilia-Romagna) chiedono alle Signorie Vostre di adottare tutti i provvedimenti necessari e utili per scongiurare che tali episodi si ripetano in futuro. Un’aggressione che rappresenta un odioso attacco alla libertà d’informazione, tra i cardini di uno Stato democratico e civile. Ringraziando per l’attenzione e per le misure che intenderete adottare,”
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