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 Cronaca Giudiziaria, novembre 2002 di L. Morandi... di Lunadicarta
 
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Siate prima uomini, poi avvocati.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 09/02/2009 @ 09:49:56, in Politica, linkato 1011 volte)

Gruppo Consiliare Verdi per la Pace

comunicato stampa

NASCE WWW.TESTAMENTOBIOLOGICONLINE.ORG
SAPONARO: "UN DATABASE ON LINE PER RIVENDICARE LA LIBERTA' DI SCELTA E DI CURA"

Milano, 9 febbraio 2009 – E' on line da oggi www.testamentobiologiconline.org, (raggiungibile per i prossimi giorni solo da http://testamentobiologico.wordpress.com) il sito lanciato dal consigliere dei Verdi Marcello Saponaro dove ciascuno potrà caricare il proprio testamento biologico, secondo il modello suggerito dalla Fondazione Veronesi e inserirlo nel database on line. Ciascun testamento sarà pubblico: chiunque potrà scrivere il suo e chiunque, collegandosi, potrà leggere i testamenti biologici caricati dagli altri (cliccando su “come fare” si troveranno tutte le informazioni necessarie).

"E' un'azione dimostrativa – dice Saponaro – non ha valore legale, visto il vuoto normativo in materia, ma sentivo l'esigenza di pubblicare il mio testamento biologico. Penso che mettere a disposizione dei cittadini questo sito sia un mezzo utile per esercitare, almeno simbolicamente, il diritto di scelta che i fatti di recenti hanno messo in discussione".

"Bisogna portar fuori dall'uragano emotivo di questi giorni – prosegue Saponaro – il dibattito sul diritto all'autodeterminazione, far emergere, indipendentemente dal caso Englaro, l'importanza della libertà di scelta delle cure mediche e del diritto a rifiutarle. Come vuole anche la nostra Costituzione".

Il consigliere Marcello Saponaro parteciperà oggi al presidio "Per Eluana, per la Costituzione" davanti alla prefettura di Bergamo dalle ore 17.30 alle ore 19.30.

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Di Loredana Morandi (del 09/02/2009 @ 09:37:35, in Redazionale, linkato 1295 volte)
E' una iniziativa di Marcello Saponaro, dei Verdi al Consiglio Regionale della Lombardia, cui aderisco volentieri...
Attenzione il testo originale è a questo link: http://testamentobiologico.wordpress.com/ quello che segue è il mio elaborato.

Testamento biologico di Loredana Morandi


Lo scopo principale di questo mio documento è di salvaguardare la dignità della mia persona, riaffermando il mio diritto di scegliere fra le diverse possibilità di cura disponibili, ed eventualmente anche rifiutarle tutte.

Diritto che deve essere garantito, anche qualora avessi perduto la mia possibilità di esprimermi in merito, al fine di evitare l’applicazione di terapie, che non avessero altro scopo di prolungare la mia esistenza in uno stato vegetativo o incosciente e/o di ritardare il sopravvenire della morte.

Io sottoscritta Loredana Morandi

nata a Roma

il 5 marzo 1963

nella pienezza delle mie facoltà fisiche e mentali,

dispongo quanto segue:

Qualora fossi affetto:

da una malattia allo stadio terminale (io non mi curerei neppure il cancro allo stadio iniziale),
da una malattia o una lesione traumatica, cerebrale e non, invalidante e irreversibile,
da una malattia o una lesione traumatica, cerebrale e non, implicante l’uso permanente di macchine o altri sistemi artificiali e tale da impedirmi una normale vita di relazione,

non voglio essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico.

Nelle predette ipotesi:

qualora io soffra gravemente dispongo che si provveda ad opportuno trattamento analgesico pur consapevole che possa affrettare la fine della mia esistenza;
qualora non fossi più in grado di assumere cibo o bevande, rifiuto di essere sottoposto a idratazione o alimentazione artificiale;
qualora fossi anche affetto da malattie intercorrenti (come a mero titolo di esempio: infezioni respiratorie e urinarie, emorragie, disturbi cardiaci e renali) che potrebbero abbreviare la mia vita, rifiuto qualsiasi trattamento terapeutico attivo, (a mero titolo di esempio: antibiotici, trasfusioni, rianimazione cardiopolmonare, emodialisi).

Sempre nelle predette ipotesi:

Rifiuto qualsiasi forma di continuazione dell’esistenza vegetativa dipendente da apparecchi biomedicali.

Detto inoltre le seguenti disposizioni:

il mio corpo NON può essere donato per trapianti; essendo ciò lecito solo nel caso in cui si tratti della donazione diretta a miei consanguinei e familiari.

il mio corpo NON può essere utilizzato per scopi scientifici e didattici.

chiedo che il mio corpo, o quel che ne resta, venga avvolto in un telo bianco, alla maniera islamica anche se sono cattolica, cremato dopo opportuna funzione religiosa, e che le ceneri vengano deposte nella tomba di famiglia.

In fede

Loredana Morandi

Roma, 9 febbraio 2009
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Di Loredana Morandi (del 07/02/2009 @ 14:04:14, in Varie, linkato 1069 volte)

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DEDICATA A ELUANA

Eluana, piccolo fiore
Tu sei la prediletta
al cuore del Signore.

Tace la tua voce
mentre sei distesa
sul legno della croce.

La tua luce splende
nella notte oscura
di un mondo che non comprende.

Il tuo cuore è una sorgente
che emana amore
sul freddo della gente.

Tu sei un tesoro
molto più prezioso
di un forziere d'oro

Una mano che rapina
al tuo letto si è avvicinata
nella penombra della mattina.

Anche tu, come Gesù,
griderai "Ho sete!"
prima di volare lassù.

Ottienici in dono
quando entrerai in cielo
la grazia del perdono.

Padre Livio

tratto da Radio Maria


L'errore fondamentale contro l'umanità dei sostenitori della laicità e dell'ateismo è quello di combattere contro la "speranza". In ragione di questa sola forza sono caduti regni, imperi e regimi di sinistra e di destra. Infatti, nelle parole di questo religioso c'è il dolore dell'abbandono della vita umana, la visione del peccato negli uomini e c'è già anche il perdono...


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Di Loredana Morandi (del 07/02/2009 @ 06:18:30, in Magistratura, linkato 1097 volte)
SUL CASO ENGLARO NESSUNA DECISIONE FORMALE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

 
ROMA – In merito a notizie di stampa sull’attività della Prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, si precisa che le “pratiche a tutela”, secondo regolamento, sono assegnate direttamente alla Commissione competente, che le istruisce e formula una proposta di delibera per il plenum.
Tra le pratiche il cui esame è tuttora in corso, vi è anche quella a tutela dei magistrati della Corte di Appello di Milano e delle Sezioni Unite della Cassazione che hanno deciso sul caso di Eluana Englaro. Pratica ancora non completamente definita avanti alla Prima Commissione.
Meraviglia, dunque, che siano state diffuse notizie su di una procedura che è ancora in fase di elaborazione. In ogni caso, si fa presente che le pratiche a tutela non possono riguardare prese di posizione o atteggiamenti tenuti da Autorità come Mons. Rino Fisichella, che si è espresso nella qualità di Presidente dell’Accademia Pontificia della Vita

 

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Di Loredana Morandi (del 06/02/2009 @ 16:51:49, in Economia, linkato 1489 volte)

Riporto l'articolo da Punto Informatico e vi informo che sono decisamente a favore dell'articolo 50 bis del disegno legge 733 ...

Intanto potete vedere un sito web che istiga alla violenza (alle persone e alle cose) QUI, e lo conosce  sicuramente anche l'avvocato Daniele Minotti, visto che ne conosce bene coloro che ne ottengono un tornaconto economico. Esattamente come conosce la mia delusione nel dover verificare, che del Diritto e della Privacy sono per primi gli avvocati a non aver rispetto.

E' arrivato finalmente il momento di cancellare quel sito dal web. Adesso.

Perché, cari Giuristi, "chissenefrega" se la pornografia rende, in quanto la libertà del web consiste nel NON obbligare nessuno ad acquistare un prodotto pornografico, reclamizzato con il nome di persone per bene.

Caro Daniele Minotti, danni morali io? 15 video, 20 blog cloni, 1 forum, una imageboard, le mie foto modificate e pubblicate insieme a quelle di artisti, amici, familiari, i figli e finanche un magistrato da un sito del porno commerciale: da agosto ad oggi. Cos'altro può ingenerare la vergogna nel mondo della avvocatura telematica?

La speranza che il web possa finalmente essere regolamentato a tutela del cittadino, invece che per soldi.

Di seguito l'articolo di Gaia Bottà.

Italia, libertà filtrate?

Roma - La sicurezza pubblica passa dalla rete: in caso di apologia di reato, in caso di istigazione a delinquere, i provider potrebbero trovarsi costretti a innescare misure per filtrare le pagine sotto indagine. Dietro l'angolo, in caso di inottemperanza, c'è la minaccia della corresponsabilità. Nelle mani dei provider ci potrebbe essere l'onere di percorrere il crinale che divide la libertà di espressione e il reato di opinione.

La disposizione che potrebbe costringere i provider a filtrare le sortite dei cittadini della rete è contenuta nel pacchetto sicurezza, il noto disegno di legge 733: sotto forma di un emendamento incastonato nel testo dal senatore Gianpiero D'Alia (UDC), si introduce nel DDL l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il Senato ha approvato ieri il testo definitivo, testo che ora rimbalzerà alla Camera.

Al comma 1 si recita:
Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
Se le parole di un cittadino della rete dovessero finire sotto indagine per essersi pronunciato riguardo a certi delitti, se il cittadino della rete dovesse essere sospettato di aver incoraggiato a commettere un reato, l'autorità giudiziaria potrebbe comunicare al Ministro dell'Interno la necessità di intervenire. "Ci sono i presupposti perché il ministro agisca in modo discrezionale" spiega l'avvocato Daniele Minotti, contattato da Punto Informatico: la formulazione del testo non sembra obbligare il Ministro a disporre il decreto per mettere in moto i provider.

Ma una volta emesso il decreto la palla passerà agli ISP: dovranno innescare "appositi strumenti di filtraggio", dei quali tracceranno i contorni tecnici e tecnologici il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione. Avranno 24 ore per isolare dalla rete la pagina indicata dal decreto del Ministro: a pendere sul capo del provider potrebbero esserci sanzioni che oscillano dai 50mila ai 250mila euro. Ma soprattutto, sottolinea l'avvocato Minotti, l'ombra dell'accusa di essere corresponsabili di "apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet". "Rischiano di essere accusati di concorso - spiega Minotti - si tratta di un meccanismo perverso: avere l'obbligo giuridico di impedire un evento e sfuggire a quest'obbligo equivale a lasciare che altri continuino a compiere il reato e si finisce per dover rispondere di reato omissivo improprio. Pagando per la stessa imputazione". Un'imputazione che, delineata dagli artt. 414 e 414 c.p., è punita con il carcere: da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.

L'articolo 50-bis del DDL prevede in sostanza che, in caso di indagini relative a delitti di apologia di reato e di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, in caso di decreto emesso dal Ministro i provider operino così come disposto per quanto riguarda pedopornografia e gambling. Fatta eccezione per ordinanze della magistratura come quella emessa nel caso delle sigarette vendute online o nel caso di The Pirate Bay, solo per gli abusi sui minori riversati online e solo per il gambling non autorizzato mediato dalla rete è possibile ordinare ai provider di operare il filtraggio. Le sanzioni che rischiano i provider che non procedono a rendere irraggiungibile la pagina sono le stesse di quelle previste dal decreto Gentiloni in materia di pedopornografia online: in entrambi i casi incombe sugli ISP un'ammenda da 50mila a 250mila euro, in entrambi i casi i provider potrebbero rischiare la corresponsabilità.

Le poche parole contenute nell'articolo 50-bis potrebbero aprire uno squarcio su uno scenario inquietante: l'avvocato Minotti sottolinea che i reati d'opinione sono reati che non sono inquadrati dalla legge in maniera definita, che potrebbero sovrapporsi con la manifestazione del pensiero dell'individuo, un diritto tutelato dall'articolo 21 della Costituzione. I provider, concordano i consumatori, potrebbero trovarsi ad agire come setacci della libera espressione: il filtraggio può essere ordinato qualora "sussistono concreti elementi che consentano di ritenere" che sia stato commesso un reato.

Sono numerosi gli interrogativi che si configurerebbero, qualora il DDL dovesse convertirsi in legge senza che l'art.50-bis venga stralciato. L'attenzione dell'autorità giudiziaria potrebbe concentrarsi ad esempio su un video postato su una piattaforma di sharing. Nell'ipotesi che la piattaforma non rimuova il contenuto su segnalazione, dovrebbero intervenire i provider. Che potrebbero non avere i mezzi per agire in maniera chirurgica, e potrebbero trovarsi costretti a inibire l'accesso all'intero dominio. "L'applicazione del DDL appena approvato - conferma a Punto Informatico l'avvocato Guido Scorza - porta come automatica conseguenza il ritorno del paese ad un film liberticida già visto 10 anni fa: quello in cui per impedire la circolazione di un contenuto ritenuto illecito si sequestrava un intero server".

Gli ISP, in attesa del testo consolidato del DDL, manifestano apprensioni e denunce. Assoprovider, che poche settimane fa si era espressa in materia, è netta: "Lo schema ormai collaudato - spiega a Punto Informatico il presidente Dino Bortolotto - è che se qualche reato viene commesso per mezzo di Internet allora è indispensabile un intervento legislativo speciale che contenga necessariamente un coinvolgimento dei provider (ovviamente italiani) nell'azione di repressione e dove le sanzioni per i provider che non ottemperano in tempi richiesti ovviamente non tengono in nessun conto né delle capacita operative ed economiche dei provider". "Come dire - affonda Bortolotto - che con la scusa di perseguire un fine nobile (perseguire un reato) si determinino delle misure che ledono significativamente la libertà d'impresa di chi non ha commesso alcun reato". Il presidente di Assoprovider scaglia una provocazione: "ad esempio per catturare tutti i latitanti perché non obbligare tutti gli esercizi pubblici ad effettuare l'identificazione dei frequentatori e ovviamente, in caso di mancata identificazione di un latitante, erogare una multa da 50mila a 250mila euro"?

"Se fosse vero - paventa invece il presidente di AIIP Paolo Nuti - ci troveremmo di fronte ad un provvedimento che sovverte, e non sarebbe la prima volta, il concetto di sequestro". "Anziché concentrare l'attenzione su chi utilizza Internet per compiere reati e rimuovere i contenuti illecitamente diffusi - spiega Nuti a Punto Informatico - ci si limiterebbe a nasconderne l'esistenza ad un'opinione pubblica giustamente allarmata, ma sostanzialmente inconsapevole della differenza che corre tra pull e push, tra internet e la televisione, tra censura e sequestro". "Se fosse vero - denuncia Nuti - il prossimo passo potrebbe essere il ripristino della censura, espressamente esclusa dall'articolo 15 della Costituzione, delle comunicazioni interpersonali".

Ma il senatore D'Alia, che pure in passato si è fatto promotore di altre misure di controllo della rete, si mostra soddisfatto dell'integrazione dell'emendamento. Un emendamento che fa seguito alle invettive scagliate contro coloro che su Facebook inneggino a capi mafiosi, a gruppi terroristici, alla violenza. D'Alia nei giorni scorsi aveva definito Facebook "un social network che si sta rendendo complice di ogni genere di nefandezza, cavalcando per puri motivi pubblicitari i più beceri istinti emulativi". Il senatore aveva promesso "la regolamentazione di un settore che somiglia sempre più a una giungla dove tutto è tollerato". Il primo passo verso la regolamentazione è stato compiuto: "In questo modo - ha commentato D'Alia nelle scorse ore - diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network Facebook, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle BR, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio".

"L'ICT - denuncia l'esperto Stefano Quintarelli sulle pagine di Punto Informatico - è un tema specialistico non così ampiamente noto ai parlamentari. Esiste la Fondazione Bordoni che è un thinktank in materia di TLC, che ha sempre lavorato per il ministero delle Comunicazioni." "È stata consultata? - si chiede Quintarelli - Non credo proprio che avrebbero espresso parere favorevole a un provvedimento come questo. E se non è stata consultata, sarebbe cosa buona e giusta farlo, per il futuro". "Internet è uno strumento di comunicazione - ammonisce Quintarelli - non un'arma di diffusione di massa".

Gaia Bottà per Punto Informatico
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Di Loredana Morandi (del 06/02/2009 @ 14:15:26, in Sindacato, linkato 1087 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 6 febbraio 2009
Prot n. 25/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

“Nuovo atto di teppismo contro un quotidiano. Nella notte ignoti hanno imbrattato il cancello d’ingresso della redazione milanese con liquame e con scritte offensive. E’ veramente grave ed inquietante il ripetersi di atti contro chi fa informazione. Il sindacato dei giornalisti ricorda che ha richiesto più volte agli organi di polizia, alla magistratura ed alle istituzioni di vigilare contro questi pericolosi fenomeni di intimidazione. Un Paese democratico si fonda sulla libertà di pensiero e sulla libera circolazione delle idee. Tentare di intimidire e di sopprimere convincimenti e valori, d’altronde condivisi da milioni di persone, è l’anticamera di una società antidemocratica, non di un Paese che voglia essere maturo e pluralista.

La Fnsi esprime piena e convinta solidarietà al direttore ed alla redazione tutta di Avvenire”.

Esprimo anche io la mia solidarietà alla redazione di Avvenire, perché tutto l'ateismo, l'antivaticanismo e il mangiapretismo in genere sono finanziati da Israele...
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Giustizia, il governo vara la riforma:
limitati i poteri dei pm

ROMA (6 febbraio) - Via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge di riforma del processo penale. Il provvedimento, che ha avuto oggi l'ok da palazzo Chigi, contiene cinque deleghi al governo a legiferare e punta a limitare i poteri del pm, attraverso una maggiore autonomia alla polizia giudiziaria, ampliando allo stesso tempo le prerogative della difesa. 

La riforma del processo penale, ha sottolineato il premier Silvio Berlusconi, «sarà completa, quando sarà impossibile fare un processo di secondo grado a chi è stato assolto in primo grado». «Vedremo - ha agiunto il capo del governo - se sarà necessaria una riforma della Costituzione».

Quello sulla riforma del processo penale è stato un disegno di legge «lungamente elaborato, su cui c'è stato voto unanime di tutti i ministri», ha poi aggiunto il presidente del Consiglio nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi. «Abbiamo fatto un buon lavoro con l'obiettivo di garantire un processo penale più rapido e giusto», ha rimarcato il Guardasigilli Angelino Alfano.

Il provvedimento punta all'obiettivo di garantire il «giusto processo» con la «perfetta parità tra accusa e difesa, rendendo effettivo l'articolo 111 della Costituzione», ha sottolineato ancora il ministro della Giustizia. Il disegno di legge, ha aggiunto, prevede «una più efficace lotta alla criminalità» restituendo dopo 40 anni una serie di compiti alla polizia giudiziaria. 

Le novità, ha spiegato il ministro, riguardano l'introduzione della regola della comunicazione online nel processo penale e civile; la digitalizzazione della giustizia e «misure che sgraveranno il sistema di formalismi e consentiranno risparmi come le notifiche». Alfano ha sottolineato, riferendosi alla elezione dei vice procuratori onorari presso i giudici di pace, che «per la prima volta abbiamo reso effettivo un principio previsto dalla Costituzione che è la partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia».
 
«Le forze di sinistra e l'opposizione come l'Udc ma anche l'Anm potranno ritrovare in questo testo le proposte che hanno formulato in questi mesi», ha poi detto ancora Alfano.


Il Messaggero

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Giustizia, i punti della riforma: dall'autonomia della polizia alla digitalizzazione

ROMA (6 febbraio) - Limiti ai poteri del pm, maggiore autonomia alla polizia giudiziaria, poteri più ampi per la difesa degli imputati, competenze estese per la corte di assise, sospensione del processo agli irreperibili accusati di reati non gravi, controllo sulla produttività dei magistrati, pm onorari elettivi, notifiche on line e via libera alla digitalizzazione: sono alcune delle novità del disegno di legge approvato oggi da Palazzo Chigi che in 32 articoli ridisegna la fisionomia del processo penale. 

CORTE DI ASSISE, PIÙ COMPETENZE (art. 1)
Ai reati già previsti con pena non inferiore a 24 anni, si aggiungono l' associazione per delinquere di stampo mafioso o per traffico di droga, il sequestro di persona per estorsione e i reati di terrorismo. In caso di giudizio abbreviato per questi reati non è più competente il gip, ma la stessa Corte di Assise. Lo stesso articolo prevede criteri più certi per determinare il giudice territorialmente competente se non è individuabile il luogo in cui è stato commesso il reato. In caso di «eccezionali situazioni di contrasto tra gli uffici del pm», interverrà il pg della Cassazione, trasferendo il procedimento.

ASTENSIONE E RICUSAZIONE (art. 2)
Riguarda il giudice che ha espresso giudizi fuori dall'esercizio delle funzioni giudiziarie nei confronti delle parti del procedimento e tali da recare pregiudizio all'imparzialità del giudice. 

PM E POLIZIA GIUDIZIARIA (art. 3, 5 e 7)
Il pm «non può più prendere cognizione diretta delle notizie di reato. Si limiterà a riceverle dalla polizia giudiziaria». Quest'ultima «godrà di maggiore autonomia, così da poter svolgere investigazioni anche autonome rispetto a quelle delegate dal pm». È previsto «un maggiore controllo sulle richieste di emissione di provvedimenti cautelari formulate dal pm» assicurato tramite il visto obbligatorio del capo dell'ufficio. La polizia giudiziaria «potrà compiere tutti gli atti urgenti anche dopo che il pm ha assunto la direzione delle indagini e svolgere di iniziativa ogni attività necessaria ad accertare reati». Salvo casi particolari, «la pg svolge le indagini e relaziona al pm entro sei mesi» mentre per accertamenti tecnici, interrogatori o confronti con l' indagato dovrà farsi autorizzare dal pm.

DIRITTO ALLA PROVA (art. 4)
Potere piu 'ampio per l'imputato di far ammettere le prove a discarico. «A parziale contrappeso, si impone maggiore rigore nell'indicare la rilevanza dei testimoni» da ascoltare.

IMPUGNAZIONI (art. 8)
Entro tre giorni dalla lettura del dispositivo della sentenza, pm, imputato o parti civili devono subito dire se faranno appello. Se nessuno decide di impugnare, allora il giudice motiverà la decisione con una sentenza breve.
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Di Loredana Morandi (del 06/02/2009 @ 10:21:54, in Politica, linkato 1030 volte)
Ora, io intervisterei Cossiga, perché almeno lui, in qualità di ex presidente della Repubblica, ha tutto il diritto di dire cosa pensa a Napolitano, sollevando testate e giornalisti dalla necessità di esprimere un giudizio.

Perché Napolitano, dopo aver firmato qualunque cosa, questa ce la poteva risparmiare. In tutti i casi ...

Ecco il testo del decreto legge approvato dal consiglio dei Ministri.

"In attesa dell'approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi".

La rassegna

Eluana, varato il decreto. Napolitano non firma
Sfida di Berlusconi: "Legge in tre giorni"
Fini con il Quirinale. Il Pd: "Lesa democrazia"

DIRETTA. Scontro istituzionale. Il testo approvato dal Cdm, malgrado l'avviso del Quirinale. Il Capo dello Stato: "Sono rammaricato, è incostituzionale". Il premier: "Se non posso usare i decreti legge, cambio la Costituzione". Il Vaticano prima esulta poi attacca il Colle: "Ci ha delusi". Prime manifestazioni e si scatena la protesta sul web / Commenta
IL DOCUMENTO: IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI NAPOLITANO
REPUBBLICA TV Le parole del premier: "Potrebbe anche generare un figlio"
AUDIOCOMMENTO Sfida al Quirinale di MIRIAM MAFAI / BLOG Italia e il Vaticano di A.BONANNI
SPECIALE REPUBBLICA TV / NETMONITOR La legge Contra Personam di VITTORIO ZAMBARDINO

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Di Loredana Morandi (del 06/02/2009 @ 10:05:03, in Politica, linkato 1064 volte)

Sulla questione migranti sono completamente d'accordo...L.M.

La nuova civiltà dell'odio

di GIUSEPPE D'AVANZO

Quel che è accaduto al Senato con l'approvazione delle nuove leggi per la sicurezza è elementare nella sua barbarie. Per un atto di ossequio politico ai desideri xenofobi della Lega, si sono dichiarati inattuali e fuori legge i diritti degli uomini, delle donne, dei bambini che non sono nati qui da noi, che non sono cittadini italiani; che non hanno il permesso di soggiorno anche se nati in Italia; che non vivono in una casa ritenuta igienicamente adeguata dal sindaco; che non conoscono l'italiano; che stanno come una mosca sul naso della "guardia nazionale padana" (ora potrà collaborare con le polizie). La notizia è allora questa: le nuove leggi inaugurano una nuova stagione della civiltà del nostro Paese.

E' una stagione livida, odiosa, crudele, foriera di intolleranze e conflitti perché esclude dall'ordine giuridico e politico dello Stato i diritti della nuda vita naturale di 800 mila residenti non-cittadini, migranti privi di permesso di soggiorno, un'esclusione che si farà sentire anche sulle condizioni di vita e di lavoro degli oltre tre milioni di immigrati regolari.

Lo stato di eccezione, che la destra di Berlusconi e Bossi ha adottato fin dal primo giorno come paradigma di governo, diventa così regola. Con un tratto di penna, centinaia di migliaia di non-cittadini, in attesa di permesso di soggiorno - che spesso già vivono nelle nostre case come badanti, che puliscono i nostri uffici, cucinano nei nostri ristoranti, lavorano nei nostri cantieri e fabbriche - perderanno ogni diritto protetto dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'uomo, dalle convenzioni internazionali (il diritto all'uguaglianza, il diritto alla salute, il diritto alla dignità della persona). Nemmeno i bambini potranno curarsi in un ospedale pubblico senza essere denunciati (abolito il divieto di denuncia per i medici).

I migranti senza carta troveranno sempre più difficoltà nel trovare un alloggio. Non potranno spedire a casa alcuna rimessa, il denaro guadagnato qui. Dovranno mostrare i documenti alle "ronde", improvvisate custodi di un privato ordine sociale. Vivranno nelle nostre città con il fiato sospeso, con il terrore di essere fermati dalle polizie, in compagnia dell'infelice pensiero di essere scaraventati da un'ora all'altra in un vuoto di diritto, da un giorno all'altro rimpatriati in terre da dove sono fuggiti per fame, povertà, paura.

Sono senza cittadinanza, sono senza "visto", saranno senza diritti: questo è il nucleo ideologico che la Lega ha imposto alla maggioranza che lo ha condiviso. I diritti "nostri" diventano gli strumenti per cancellare i diritti degli altri, di quelli che sono venuti "in casa nostra". Si sapeva da tempo - lo ha scritto qui Stefano Rodotà - che questo "pacchetto" di norme avrebbe creato un vero e proprio "diritto penal-amministrativo della disuguaglianza" in contrasto con i precetti della Costituzione. è accaduto di più e di peggio.

Quel profilo di legalità costituzionale, il precetto che impegna la Repubblica "a riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell'uomo", ad "adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale", è apparso a una destra spavaldamente xenofoba null'altro che "un fantasma senz'anima". Più che di incostituzionalità bisogna parlare di anticostituzionalità, come ha già fatto Gustavo Zagrebelsky. Bisogna prendere oggi atto del passaggio da una Costituzione a un'altra.

Va registrato questo salto nel vuoto, uno slittamento che - con il cinico progetto di trasformare la paura in utile politico - prepara una condicio inhumana per il popolo dei "senza": dei senza permesso, dei senza casa, dei senza patria. è una nuova Costituzione, non ancora scritta o discussa, che disegna una società di diseguali, "premessa dell'ingiustizia, della discriminazione, dell'altrui disumanizzazione".

E' una deriva coerente con quanto il governo Berlusconi e la sua destra ci hanno mostrato in questi mesi. L'indifferenza per l'universalità dei diritti della nuova legge si connette alla distruzione della funzione parlamentare, prepara la dipendenza della funzione giudiziaria, annuncia la fine della separazione dei poteri. Lo scambio tra Berlusconi e Bossi è manifesto anche per chi non ha voglia di vederlo o fronteggiarlo. Alla Lega, federalismo e leggi xenofobe contro i non-cittadini. Al Capo, la vendetta sulla magistratura e la concentrazione del potere. Così, passo dopo passo, legge dopo legge, la nostra democrazia liberale cambia pelle per diventare democrazia autoritaria.

Non ci si deve rassegnare a quest'esito. Non ci si può rassegnare. La bocciatura del governo al Senato in tre votazioni dimostra che qualche mal di pancia c'è nella maggioranza. Svela che non tutti, in quel campo, accettano che la politica dell'immigrazione diventi, nelle mani della Lega, esclusiva questione di polizia e dispositivo di esclusione e non di integrazione. Si può, si deve credere con disincanto che qualche argomento, nel prossimo dibattito alla Camera, possa far leva sui più ragionevoli e pragmatici. E' vero, psicologia sociale e cinismo politico tendono a ingrassare, con la complicità dei media, la diffidenza nelle relazioni tra le persone e tra le comunità. Come è vero che l'appello alla legalità costituzionale suona impotente e inutile in ampie aree del Paese.

E tuttavia a quel ceto politico, a quell'opinione pubblica si può dimostrare come il registro disumano delle nuove leggi non protegge la sicurezza del nostro Paese. La minaccia. Come la persecuzione degli immigrati non conviene al Paese. L'esercito di badanti che oggi accudisce i nostri anziani (sono 411.776 colf e badanti in attesa del "visto") consente un welfare privato, dopo il tracollo di quello pubblico, anche a famiglie non privilegiate, dal reddito modesto. Chi può ignorare che quelle braccia che oggi dichiariamo fuori legge consentono al nostro sistema delle imprese di competere su mercati internazionali o di tenersi a galla in tempi difficili? O chi può dimenticare che il contributo al prodotto interno lordo della manodopera straniera sostiene il pagamento delle pensioni di tutti?

Anche chi volesse ignorare tutto questo dovrebbe fare i conti con una constatazione concreta. Le nuove leggi di uno Stato punitivo e "cattivo", come piace dire al ministro dell'Interno Maroni, consegneranno una massa crescente di non-cittadini migranti a organizzazioni criminali che si occuperanno del loro alloggio, dei loro risparmi, finanche della loro salute rendendo più insicuro e fragile il Paese. è un'illusione - e sarà presto un pericolo - credere che "noi" cittadini possiamo negare ogni riconoscimento, anche di una nuda umanità, a "loro", ai non-cittadini. Questa strategia persecutoria per quanto tempo credete che sarà accettata in silenzio? Il nostro Paese, già diviso da ostinate contrapposizioni domestiche, non ha bisogno anche di conflitti razziali.

(La Repubblica 6 febbraio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 06/02/2009 @ 09:48:06, in Politica, linkato 1007 volte)

Approvato il testo del provvedimento del ministro della Giustizia
Il testo regola anche i rapporti tra Pm e polizia giudiziaria

Riforma del processo penale
via libera in Cdm al disegno di legge

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha dato il suo via libera al disegno di legge di riforma del processo penale del ministro della Giustizia Angelino Alfano. "si tratta di un testo lungamente elaborato su cui c'è stato voto unanime" ha detto Silvio Berlusconi.

Nel disegno di legge c'è di tutto, un altro ddl monstre come quello sulla sicurezza: i rapporti di potere tra pm e polizia giudiziaria (a vantaggio della seconda), quelli delle difese sul giudice (più possibilità di ricusazioni e di astensioni), quelli di via Arenula sulle toghe, il cui lavoro sarà monitorizzato di continuo.

Le novità, ha spiegato il ministro, riguardano l'introduzione della regola della comunicazione online nel processo penale e civile; la digitalizzazione della giustizia e "misure che sgraveranno il sistema di formalismi e consentiranno risparmi come le notifiche". Alfano ha sottolineato, riferendosi alla elezione dei vice procuratori onorari presso i giudici di pace, che "per la prima volta abbiamo reso effettivo un principio previsto dalla Costituzione che è la partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia".

Le novità continuano con la stesura di rapporti ogni tre mesi e, per chi sgarra, sanzioni disciplinari. Contro le notizie di reato "coperte" da un'iscrizione anonima l'obbligo di nome e cognome ben chiaro. Stretta sulle competenze del pm in fatto di reati. Il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini diceva ieri sugli ascolti che "tanto varrebbe abolirli" piuttosto che fare il ddl del governo.

IL ministro ha inoltre sottolineato che le deleghe riguardano il sistema di notificazioni, le misure cautelari, la sospensione del processo per gli irreperibili, la digitalizzazione e l'elezione dei viceprocuratori onorari presso i giudici di pace. "Entro breve - ha poi aggiunto il ministro - ci saranno quindi nuove norme".

"Il testo punta all'obiettivo di garantire il giusto processo con la perfetta parità tra accusa e difesa, rendendo effettivo l'articolo 111 della Costituzione - ha commentato Alfano - Abbiamo reso piu' efficace la lotta alla piccola criminalità".

Secondo il ministro "le forze di sinistra, l'opposizione di centro e anche l'Anm potranno ritrovare le proposte che ci hanno fatto pervenire in questi mesi".

(La Repubblica 6 febbraio 2009)
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