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 .. letto di rose ..... di Lunadicarta
 
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Essere innocenti è pericoloso perché non si hanno alibi.

Boris Makaresko
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 14:36:27, in Politica, linkato 1140 volte)

Inchiesta Mastella: chiuse indagini ex ministro e altri 23

(ANSA) - NAPOLI, 25 FEB- Avviso di conclusione delle indagini dell'inchiesta in cui fu coinvolto l'allora ministro della Giustizia Mastella. Tra gli indagati, che sono complessivamente 24, figurano lo stesso Mastella e la moglie Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale della Campania. Nei confronti di Mastella vengono ipotizzati i reati di concorso in concussione e abuso di ufficio.Tra i capi di imputazione contestati a Mastella non compare piu' il reato di associazione per delinquere.

25 febbraio 2009
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L'articolo da Epolis Il Napoli, pagina 27 della odierna edizione, sulla inquietante vicenda del licenziamento di  Giuseppe Di Spirito, dal ruolo di dipendente a contratto delle società consorziate OIS.COM, per la TD-GROUP, ora in subappalto di Telecom Italia del servizio di assistenza informatica SPC del Tribunale di Napoli.

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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 04:17:43, in Politica, linkato 1105 volte)
In merito alle foto di Eluana mi sono già espressa. Gli Englaro sono anni che guadagnano diritti da quelle foto e, anche in punto di morte, han tutelato il loro diritto.  La  possibile divulgazione delle foto è ciò, che a mio avviso, ha indotto ad anticipare "la mano di Dio" ed il trapasso della giovane. E ogni altra responsabilità è a "La Quiete"..

La procura della Repubblica di Udine ipotizza il reato di inosservanza
del protocollo stabilito dal tribunale, che vietava la ripresa di immagini

Eluana, l'anestesista indagato
per le foto scattate nella clinica di Udine

Ma gli scatti, precisa il legale del medico, servono per testimoniare
proprio la stretta osservanza delle regole stabilite dalla Corte d'Appello

UDINE - L'anestesista Amato De Monte è indagato dalla procura della Repubblica di Udine in relazione ad alcune foto scattate ad Eluana Englaro durante la permanenza nella clinica 'La Quiete' di Udine, dove la donna è morta il 9 febbraio scorso. Nei riguardi di De Monte - riferisce il Messaggero Veneto - la Procura ipotizza il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'autorità.

A De Monte, che ha guidato l'equipe per l'attuazione del decreto della Corte di Appello di Milano che autorizzava l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione della donna in stato vegetativo persistente da 17 anni, i carabinieri hanno notificato un'informazione di garanzia emessa dalla Procura.

Secondo l'ipotesi degli investigatori, De Monte avrebbe scattato alcune fotografie a Eluana nonostante il divieto stabilito nel protocollo legale definito per l'attuazione del decreto dei giudici milanesi, che vietava l'uso di macchine fotografiche o apparecchi di ripresa nella stanza dove si trovava la donna.

Il legale di De Monte, Giuseppe Campeis, ha spiegato che le foto, di carattere clinico, sono state scattate per testimoniare l'attuazione del protocollo e che le regole sulla privacy sono state introdotte dalla famiglia Englaro nello stesso protocollo per tutelare la donna rispetto a terzi.

(25 febbraio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 03:54:24, in Osservatorio Famiglia, linkato 1351 volte)

Fatto vero: questo ha probabilmente ammazzato la ragazza. Ma io mi domando come mai si attende, a livello planetario, a stroncare la belligeranza violenta della pornografia. Vero: lo Stasi frequentava siti e community simili a *Imagefap*, gli stessi che frequentano sul "forum".

Fatto vero: è più che probabile che qualcun altro sapesse delle abitudini dello Stasi. Nella vicenda che ho osservato io: le fidanzate sanno tutto (certamente la milanese e la psicologa sarda); idem la hostess commerciale siciliana; la ragioniera, poi, "frequenta" e, a quanto ne so io, c'è finita di mezzo anche la fidanzata di un carabiniere. Il che, tra una società del porno commerciale, uno strano avvocato fin troppo rampante e gente già sotto processo per detenzione di materiali vietati .. è tutto dire.

LA STORIA. Nelle telefonate intercettate di Alberto Stasi la sua reazione dopo la scoperta dell'archivio sul computer

"Ma quali foto a luci rosse vogliono usarle per incastrarmi"

dal nostro inviato PAOLO BERIZZI

VIGEVANO - "Sono tutte stronzate". "Stronzate assurde". Il giudizio tranciante è di Alberto Stasi. Le "stronzate" sono le migliaia di foto e filmati pedopornografici spuntati nel suo computer portatile; la "mole consistente" di "materiale vietato" che gli esperti del Ris hanno catturato nel disco rigido di quel notebook Compaq che, stando alla sua versione, ma i periti informatici la pensano un po' diversamente, Alberto usava soprattutto per scrivere la tesi di laurea in diritto tributario. È la vigilia di Natale del 2007. Nelle intercettazioni telefoniche Stasi appare tra il sorpreso e l'irritato. Tutta colpa di quei file "non consentiti" - parole sue - che, come se non bastasse l'accusa di avere ucciso la fidanzata, ora lo ritraggono con un immagine che si discosta un tantino da quella del laureando bocconiano tutto casa e studio.

"Mi hanno detto che in televisione dicono stronzate assurde, tipo che qualche mia amica sapeva!, che non so neanch'io di queste cose qua!" si difende Alberto riferendosi alle foto il 23 dicembre. Di passare per un voyeur, oltretutto di immagini pedofile, all'unico imputato per il delitto di Garlasco proprio non va giù. Ma tant'è. A rovinargli addosso, si saprà più avanti, è un vero e proprio archivio a luci rosse, ordinato minuziosamente in una cartella apparentemente anonima e in 11 sotodirectory dai nomi piuttosto eloquenti. "Collant", "mature", "pregnat", "orgy", "virgins", "forced". 7064 immagini e 542 filmati, ai quali si aggiungono altre 10.379 foto e 332 video salvati su un disco rigido esterno "tracciato" dai detective nonostante Stasi ne avesse cancellato, in parte, i contenuti più spinti. Si va dagli scatti "rubati" (con il videocellulare) di calzature e biancheria intima femminile, a scene che hanno per protagoniste donne incinte, donne anziane e donne stuprate. Oltre a quelle con minori. Bambini di 5-6 anni. "Dicono che devono interrogare le mie amiche per sentirle! tutte queste cose qui...", si preoccupa Alberto quando deflagra il caso delle foto e dei video.

La procura di Vigevano apre un altro procedimento nei suoi confronti. Di fronte ai servizi dei telegiornali Stasi è molto infastidito. Chiede con insistenza che venga fatto un "comunicato" da diffondere ai giornalisti, in modo che "i tg raddrizzino il tiro". Delle nuove accuse degli investigatori, lo turba, in particolare, un aspetto: l'ipotesi che proprio il materiale pedopornografico - forse scoperto da Chiara - possa costituire un movente del delitto per il quale è indagato. "... ehhh della stronzata che si inventano del movente di quella cosa lì", è il dubbio che attanaglia Alberto il 22 dicembre 2007.

A poco servono le rassicurazioni di chi cerca di sollevarlo. Quando gli dicono che le "stronzate" dei file "non consentiti" intasano e bloccano "tutti i computer", compresi quelli delle università; quando gli raccomandano di non fare caso a queste "cose buttate fuori come cattiverie"; quando gli spiegano che l'unica cosa che deve fare è sentire i suoi amici, tranquillizzarli e dirgli che sono "tutte cazzate", Alberto pare concentrato sempre sulla stessa cosa: "Ancora per quanto usciranno queste cose sui giornali?". E ancora: "Oggi sono su tutti i tg... Ma quando la finiscono con questa storia...?". I suoi interlocutori gli fanno presente che questa vicenda "rovina anche il bel ricordo di Chiara". Lui si informa continuamente sul contenuto di questo o quell'articolo. E intanto gli esperti informatici continuano a setacciare la memoria del suo computer. Accertano che la visione del materiale pornografico è continua. Quasi un rito quotidiano.

La mattina del 12 agosto, e anche quella del 13 (il giorno del delitto), tra le 9,37 e le 9,46 Alberto apre immagini dal contenuto inequivocabile. Nell'ultima sera trascorsa con Chiara, a casa di lei, trova il tempo per visionare una foto della fidanzata in slip. Ecco, se da Stasi arrivano delle ammissioni, riguardano solo gli scatti e i video girati con Chiara. "Qualche volta ho dovuto insistere per farglieli fare", ammette negli interrogatori. Passaggi sui quali il pm Rosa Muscio ha tutt'altro che sorvolato, utilissimi, secondo l'accusa, a ricostruire il profilo dell'indagato e lo scenario nel quale potrebbe essere maturato l'omicidio di Chiara Poggi.

(25 febbraio 2009)

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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 03:42:04, in Politica, linkato 1303 volte)
Lo sospettavamo tutti da tempo, nonostante le ipocrisie del premier rumeno. In Italia solo i delitti compiuti da rumeni si tingono di violenza cruda e becera. Ora finalmente lo dicono, ma come governo son da ritenere alla stessa stregua delle fazioni genocide del Ruanda. Mi spiace a me i rumeni non piacciono...

Incontro tra i ministri degli Esteri dei due Paesi su criminalità e sicurezza
Farnesina a Diaconescu: mandate più poliziotti, segnalate i criminali alla frontiera

Romania, 40% dei ricercati è in Italia
Frattini: tolleranza zero, più collaborazione

ROMA - La Romania è un Paese amico ma servono maggiore collaborazione e più garanzie. Il contrasto alla criminalità e il problema della sicurezza sono stati al centro dei colloqui tra il ministro degli Esteri Franco Frattini con il collega romeno Christian Diaconescu, prima a Bruxelles durante il Consiglio Esteri della Ue e poi a Roma, dove hanno approfondito diversi aspetti della questione. Frattini ha ribadito la necessità di una collaborazione anche grazie all'aumento di poliziotti romeni nel corso di una conferenza stampa congiunta alla Farnesina.

Governo romeno: 40% dei ricercati è in Italia. Mentre i due ministri si incontravano a Bruxelles e poi a Roma, il governo romeno forniva le cifre: in italia si trovano attualmente circa 2.700 cittadini romeni che sono in carcere in attesa di giudizio o condannati in via definitiva, e sempre sul territorio italiano si trova anche il 40% dei romeni ricercati con mandato internazionale. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia romeno, Catalin Preodiu, nel corso di una conferenza stampa a Bucarest, in cui ha sottolineato che le procedure per l'estradizione dei romeni ricercati "stanno incontrando difficoltà". Il ministro ha quindi fatto appello ai "magistrati italiani a fare il possibile affinché le procedure vengano accelerate".

"Nessuna tolleranza con i criminali". "Nei confronti di coloro che commettono reati, al di là di una nazionalità, non possiamo avere tolleranza: non vogliamo generalizzare, ma chi ha commesso un reato ed è stato condannato in via definitiva è giusto che torni nel suo Paese a scontare la pena" ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini durante l'incontro con il collega romeno Diaconescu.

"Romania mandi altri poliziotti". Durante l'incontro con Diaconescu, Frattini ha chiesto che altri poliziotti romeni nel nostro Paese collaborino con le forze di sicurezza italiane nel contrasto di quei reati che "destano particolare allarme sociale" come gli stupri e gli omicidi. La Romania nei mesi scorsi ha inviato in Italia circa una ventina di agenti che, ha ricordato Frattini, hanno aiutato i colleghi italiani nell'individuare i responsabili dello stupro avvenuto la scorsa settimana a Roma.

Aggiornare accordi Roma-Bucarest. Il titolare della Farnesina ha auspicato che Roma e Bucarest "aggiornino" e migliorino anche gli accordi bilaterali, come l'accordo quadro del 2003. Questo potrebbe favorire anche il rimpatrio di quei cittadini romeni condannati in Italia in via definitiva che devono scontare la loro pena nelle carceri romene.
"Abbiamo bisogno dagli amici romeni un segnale molto chiaro" ha detto Frattini. "La stessa collaborazione che abbiamo tra i governi e a livello economico, deve estendersi anche al campo della sicurezza".

La Romania segnali i criminali alle frontiere. Frattini ha chiesto poi al collega romeno che siano segnalati dalla polizia di frontiera romena, alle forze di sicurezza italiane, quei cittadini romeni che hanno precedenti penali e che intendono entrare in Italia. Il titolare della Farnesina ha ricordato come la Romania non sia ancora dentro l'area Schengen e che quindi i suoi cittadini che intendono entrare in Italia debbono passare i controlli di frontiera.

Nessun limite a libera circolazione Ue. Frattini ha spiegato che "questo è il tipo di collaborazione che l'Italia chiede alle autorità romene" senza peraltro mettere in discussione il principio della libera circolazione comunitarie. Il cittadino romeno con precedenti penali non verrebbe infatti bloccato alla frontiera italiana ma solamente segnalato alle autorità di polizia italiane "in uno spirito di piena collaborazione".

(23 febbraio 2009)
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Si parlerà di storia, ma le domande sono di incredibile attualità dato il medioevo corrente ...

Soliera: incontro su “La giustizia in Italia nell'età moderna”


Inserito il 25-02-2009

Bassa modenese - Prosegue a Soliera il ciclo di incontri su “Diritto, diritti, giustizia; cosa insegna la storia”, ospitato presso la Sala delle Cerimonie del Castello Campori. Stasera, alle 20,45, il professor Marco Bellabarba, docente di storia moderna presso l'Università di Trento, terrà una lezione su “La giustizia in Italia nei secoli XVI-XVIII”.

Marco Bellabarba ricostruisce la storia del dibattito sulla giustizia penale che percorre l'Italia tra l'inizio del Cinquecento e l'arrivo, tre secoli più tardi, delle armate rivoluzionarie francesi: come rendere la giustizia al tempo stesso imparziale e veloce? Come punire i malfattori conservando il ‘Buon Governo’ dei territori? Come far sì che le leggi proteggano i deboli e non siano solo al servizio dei potenti? Questi ed altri interrogativi vengono inquadrati sullo sfondo dei profondi sconvolgimenti politici che lacerano l'Italia moderna, tra trame istituzionali, furiosi scontri di potere, intricate vicende familiari. L'incontro, a ingresso libero, è coordinato dal professor Elio Tavilla dell'Università di Modena e Reggio Emilia.

Per informazioni: 059.568543.
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Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia

Palermo Calcio: Nessuna attenzione per i sei carabinieri feriti
ed attacchi ai familiari delle vittime di mafia.


"La società del Palermo Calcio non solo non si interroga sui molti silenzi ed errori commessi in questi anni ma si mostra insofferente verso chi, come la nostra associazione, ricorda loro i deprecabili episodi di violenza di questi anni nei confronti delle forze dell'ordine e l'esposizione, ad opera di una piccola parte di tifoseria, di striscioni inneggianti all'abolizione del 41 bis come quello comparso qualche tempo fa allo stadio Renzo Barbera durante la partita Palermo - Ascoli, città quest'ultima in cui è detenuto il boss Totò Riina". Così in una nota Sonia Alfano, presidente dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, dopo la risposta del Palermo Calcio ad una nota dell'associazione, inviata nei giorni scorsi, nella quale si chiedeva una presa di posizione netta da parte della società calcistica palermitana in merito alle violenze ad opera di alcuni tifosi nei confronti di sei appartenenti all' Arma dei Carabinieri.
"Da una società che ha ospitato sui propri voli personaggi vicini alle cosche mafiose - ha proseguito il presidente -  tutto ci saremmo aspettati tranne che una levata di scudi, per difendere l'indifendibile, contro chi gli muove critiche sensate e circostanziate.
Ma c'è di peggio. La società del Palermo Calcio risponde alle accuse mossegli in maniera grossolana, poco attenta e fuorviante e ci preme sottolineare che - al contrario di quanto si lascia intendere nella nota della società - nessun membro di questa associazione ha mai usato il termine "mafia" in merito agli scontri succedutisi in questi anni ma quel termine è stato usato solo ed esclusivamente in relazione allo striscione "Uniti contro il 41 bis, Berlusconi dimentica la Sicilia".
Sappiamo bene che la tifoseria palermitana è formata da gente per bene e che chi crea scontri ed espone striscioni contro il 41 bis è solo una minoranza. Ed è proprio per rispetto alla tanta gente onesta che forma la tifoseria del Palermo che la società calcistica in questione dovrebbe prendere provvedimenti per isolare i tifosi violenti.
"Ci rammarica - si legge in conclusione di nota - constatare come ancora una volta nessun dirigente di quella società si sia preoccupato di spendere qualche parola per i sei carabinieri feriti e di assumersi la responsabilità per non aver in questi anni saputo isolare quella parte di tifoseria violenta mettendo a repentaglio l'incolumità della tifoseria sana e dei tanti onesti padri di famiglia appartenenti alle forze dell'ordine che rischiano la propria incolumità per una partita di calcio e la cui divisa viene costantemente offesa da volgari cori e da immotivate violenze".


Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com
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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 03:24:08, in Magistratura, linkato 1763 volte)

La categoria delle toghe per funzioni rappresenta una realtà ormai insostituibile

Magistrati onorari, 4.000 precari

Svolgono il 20 per cento del lavoro giudiziario.

Sono pagati 98 euro a udienza. Contratti triennali

Toh, ma allora esistono anche loro. I quattromila magistrati onorari dei tribunali italiani. Adesso che a Bologna una di loro è finita nella bufera per non avere convalidato il decreto di allontanamento di un cittadino comunitario romeno che 6 mesi dopo ha commesso uno stupro, ecco che «si scopre» l'esistenza di questo ircocervo della giustizia italiana: la categoria dei magistrati per funzioni ma non per carriera, reclutati per titoli anziché per concorso, a tempo ma continuamente prorogati, pagati a cottimo e senza pensione- malattia-ferie come precari del diritto, teoricamente solo di supporto ai magistrati togati ma in realtà ormai insostituibili nei Tribunali italiani.

Quanti sono
Già i numeri lo segnalano. A fronte di un ruolo di 8.790 magistrati togati, ve ne sono 7.833 onorari: 6.048 giudicanti (quasi quanti i 6.526 giudici di carriera) e 1.785 requirenti (a supporto dei 2.264 pm usciti dal concorso). Se si tolgono (per la loro differente specificità) gli oltre 3.900 giudici di pace, i magistrati onorari restano appunto quasi 4mila: 2.081 sono i giudici onorari di tribunale (got) e 1.785 i viceprocuratori onorari (vpo).

Chi sono
Il loro reclutamento avviene per valutazione dei titoli (la laurea in legge è ovviamente il prerequisito), con nomina fatta dal Csm e ratificata dal ministro della Giustizia. Il primo paradosso è che l'incarico sarebbe dovuto essere triennale, come previsto dalla legge Carotti che nel 1998 arruolava giudici e pm onorari «al limitato scopo di esaurire i giudizi pendenti alla data del 30 aprile 1995»: ma nella realtà, di proroga in proroga, le funzioni onorarie si sono protratte, e l'ultima proroga del 2008 fissa il teorico ultimo termine al primo gennaio 2010. Gli unici a esaurirsi davvero sono stati i giudici onorari aggregati (goa) nati nel 1997 per smaltire l'arretrato civile pre-1995: dovevano durare cinque anni, hanno cessato di esistere solo il primo gennaio 2007. Per legge c'è incompatibilità assoluta a svolgere, entro il medesimo circondario, le funzioni di magistrato onorario e la professione di avvocato: tuttavia, in quelle province dove ci sono più (piccoli) circondari, accade che giudice onorario e avvocato possano scambiarsi le casacche nel raggio di qualche chilometro, situazione che lascia unicamente al loro scrupolo morale la risoluzione di palesi conflitti di interesse e anche già soltanto di possibili reciproci condizionamenti psicologici.

Cosa fanno
In materia civile i giudici onorari concorrono ad assorbire il contenzioso di primo grado senza limiti di valore; in materia penale può essere loro la quasi totalità dei reati di competenza del tribunale ordinario, dove celebrano i processi e li decidono con sentenza, proprio come i loro colleghi di carriera. Quanto ai viceprocuratori onorari, essi rappresentano la pubblica accusa in udienza (al posto dei pm togati, che così possono dedicarsi in ufficio alle indagini oppure seguire i dibattimenti più delicati) nella quasi totalità dei procedimenti per reati di competenza del giudice monocratico (che vuol dire discutere di pene sino a 10 anni di carcere), nonché per i reati minori decisi dai giudici di pace.

Quanto pesano
Per avere un'idea di quanto ormai la giustizia italiana non possa più fare a meno di loro, bisogna guardare gli ultimi dati ufficiali che, come tutti in questo settore, sono stagionati al 2003: i giudici onorari si sono visti assegnare il 12% dei procedimenti civili (254mila cause) e hanno svolto il 20% delle udienze (61mila). Nel penale, i giudici onorari hanno smaltito il 23% dei processi nazionali, con 19mila udienze per 90mila fascicoli. Ancora più alta l'incidenza del lavoro dei vpo, ai quali sono stati assegnati il 39% di tutti i procedimenti delle Procure, attraverso la delega a trattare 569mila fascicoli e a rappresentare l'accusa in 73mila udienze. In una grande sede come Milano, c'è già stato il «sorpasso»: nei primi 10 mesi del 2008 i pm di professione hanno sostenuto 3.141 udienze (davanti a gup, Tribunali, Corti d'Assise) e hanno potuto svolgere almeno un po' di indagini solo grazie al fatto che, al posto loro, sono stati i vpo ad andare a rappresentare l'accusa in altre 3.820 udienze, sostenendola nel 78% dei reati di competenza monocratica e nel 90% di quelli davanti ai giudici di pace.

Il corto circuito
Sfrangiata da Procura a Procura è invece la collocazione dei vpo nella fase pre-dibattimentale. Qui non ha aiutato negli anni l'ondivaga attitudine delle varie consiliature del Csm: l'attività inquirente svolta fuori udienza nei procedimenti di competenza del giudice di pace è stata ammessa ma poi non più retribuita, così come è stata infine negata (dopo essere stata consentita) la redazione delle richieste di emissione dei decreti penali di condanna. Confusione anche sui got, visto che le circolari Csm prima hanno negato, poi ammesso, poi di nuovo negato che i giudici onorari potessero partecipare ai collegi giudicanti penali. Il risultato è una serie di corto circuiti. Al got è fatto divieto di giudicare i reati che arrivano dall'udienza preliminare, però il vpo può rappresentare l'accusa in quegli stessi processi; il vpo non può svolgere attività di indagine sui reati di competenza del tribunale, però quando questi reati approdano in aula può ricoprire l'accusa proprio nella fase decisiva del dibattimento. Ma è anche vero che non di rado proprio i capi degli uffici giudiziari, alle prese con gravi carenze d'organico della magistratura professionale, hanno aggirato le circolari restrittive del Csm, per esempio inserendo ugualmente giudici onorari nei collegi penali con una interpretazione molto elastica del concetto di «mancanza o impedimento » dei giudici togati. Di rammendo in rammendo, peraltro, anomalie nell'assetto generale dell'ordinamento sono ormai evidenti: i magistrati onorari svolgono le loro funzioni senza quella selezione che invece attraverso il concorso screma e prepara i magistrati di carriera, il periodo di tirocinio è molto più breve (4 mesi per i got e 3 per i vpo) dei 2 anni dei togati, le verifiche di professionalità oggettivamente più tenui.

A cottimo
Tasto dolente, da molto tempo, quello dei compensi: non stipendi (non se ne parla proprio perché per le legge esercitano soltanto funzioni onorarie, senza un inquadramento stabile, senza uno statuto), ma indennità lorde di 98 euro a udienza: anche qui con un profluvio di ordini e contrordini dal ministero della Giustizia, come quando nel 2007 una circolare di via Arenula ha riconosciuto la retribuibilità anche dei patteggiamenti, dei riti abbreviati e delle dichiarazioni di non luogo a procedere, e l'anno dopo un'altra circolare ha invece non soltanto rifiutato di corrispondere gli arretrati nel frattempo chiesti dai magistrati onorari, ma ha posto forse le basi anche per la restituzione di quanto nel frattempo già percepito a quel titolo. Più di tutto, però, pesa ai magistrati onorari di essere dei precari del diritto, non soltanto pagati a cottimo ma privi di contributi previdenziali, retribuzione nei giorni di malattia o ferie, assistenza in maternità. Rivendicazioni alla base delle tornate di sciopero proclamate nell'ultimo anno.

Le prospettive
Progetti di legge di ogni genere, per una riforma della magistratura ordinaria, si sono via via affastellati e contraddetti: da quelli che ritagliano una fetta specifica di giurisdizione a quelli che invece immaginano per got e vpo un ruolo vicario nel futuribile «ufficio del processo » in chiave di supporto al magistrato togato. Ma la Federmot, l'organizzazione di categoria, non condivide «progetti che vorrebbero trasformare questo genere di incarico in una sorta di Kindergarten per neolaureati o, all'opposto, in una nuova edizione di un'attività per pensionati, già malriuscita in passato. Sono idee che, se realizzate, porterebbero ad un ineguale scontro in aula fra giudici e pubblici ministeri inesperti od esausti da una parte e le migliori forze dell'avvocatura dall'altra».

Luigi Ferrarella

25 febbraio 2009

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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 13:48:11, in Estero, linkato 1121 volte)
Intanto ....

24/02/2009

La giustizia europea cerca un sistema per intercettare le telefonate via internet

L'Unione europea ha incaricato la sua Unità di cooperazione giudiziaria (Eurojust) di indagare su come intercettare le comunicazioni telefoniche realizzate attraverso la rete Internet. Eurojust ritiene infatti 'essenziale per la sicurezza del continente poter intercettare le telefonate effettuate via Skype, spesso usate dai gruppi criminali per aggirare i controlli della polizia.

La direzione antimafia. Secondo quanto annunciato da Eurojust in un comunicato, sarà il magistrato italiano, già procuratore a Vigevano, Carmen Manfredda a guidare il gruppo di ricerca per l'intercettazione delle chiamate via Skype per assicurare che venga rispettato il diritto alla privacy degli utenti. L'Italia, infatti, è il paese europeo che più si è interessato ai rischi derivanti dall'uso delle nuove tecnologie da parte di organizzazioni criminali. Skype, da parte sua, si è detta disponibile a cooperare con le autorità comunitarie malgrado nessun rappresentante di Eurojust si sia ancora messo in contatto con la compagnia per un'eventuale collaborazione. La decisione di affrontare la delicata questione fa seguito alle richieste della Direzione nazionale antimafia, che lo scorso venerdì aveva invitato le autorità competenti, nazionali e comunitarie, a trovare soluzioni per tracciare anche le comunicazioni vocali via internet.

A guida italiana. L'obiettivo del coordinamento è quello di superare gli ostacoli tecnici e giudiziari che si frappongono all'intercettazione dei sistemi telefonici su internet, «tenendo nella dovuta considerazione le regole di protezione dei dati e i diritti civili». Il crimine organizzato, dai trafficanti di droga e di armi a quelli che sfruttano la prostituzione, in Italia - rileva Eurojust - stanno usando sempre più la telefonia su internet per evitare di essere intercettati dagli investigatori. Infatti, si spiega, il sistema di crittografia usato da Skype resta un segreto che la compagnia rifiuta di condividere con le autorità. "La possibilità di intercettare le comunicazioni telefoniche via internet - ha sottolineato Carmen Manfredda, componente italiano di Eurojust - sarà uno strumento essenziale nella lotta contro il crimine internazionale e organizzato in Europa e fuori. Il nostro obiettivo - ha aggiunto - non è quello di limitare i vantaggi della telefonia su internet, ma di prevenire i criminali dall'uso di Skype e altri sistemi per pianificare le loro azioni illegali".

Superblindato.
Skype è un sistema messo a punto da due giovani estoni, gli stessi che avevavo creato uno dei primi e più famosi programmi "peer-to-peer", letteralmente 'da pari a pari': ci si riferisce a software gratuiti per consentire a milioni di persone di ritrovarsi online e scambiarsi gratis musica ed altri contenuti protetti da copywrite. Il programma in questione era il mitico KaZaa. Ora Skype permette di parlare, inviare e ricevere files, chat, videochiamate. Il tutto è crittografato in maniera superblindata. Inoltre, ad ogni utente Skype, ad ogni chiamata, viene cambiata ed assegnata in automatico una nuova password, senza il minimo intervento o consapevolezza dell'utente. La società creata dagli inventori di Skype è domiciliata in Lussemburgo è quindi coperta dal punto di vista legale da una corazza imperforabile.

PeaceReporter
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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 13:29:55, in Politica, linkato 1069 volte)

In soffitta 29mila leggi.
Ecco tutte le «norme cassate»

di Valentina Melis

24 FEBBRAIO 2009

Depenna ufficialmente dall'ordinamento 29mila tra decreti regi e luogotenenziali emanati tra la fine dell'800 e il 1947 la legge di conversione 9/09 del Dl 200/08, il cosiddetto decreto taglia-leggi. Il provvedimento, in vigore da sabato 21 febbraio (e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 42 del 20 febbraio, supplemento ordinario 25) manda in pensione un lungo elenco - 983 pagine - di disposizioni varate dall'Unità d'Italia al varo della Costituzione repubblicana, tra cui le norme per la bonifica dell'Agro-pontino e i regi decreti sulla gestione del personale scolastico e amministrativo.

Non basterà però la pubblicazione in Gazzetta a cancellare definitivamente le disposizioni finite sotto la scure del taglia leggi. Entro il 30 giugno, il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, dovrà trasmettere alle Camere una relazione motivata sull'impatto delle abrogazioni nell'ordinamento vigente, la cui decadenza definitiva scatterà il 16 dicembre prossimo.
L'approvazione della legge apre, inoltre, la strada alla creazione di una banca pubblica della legislazione: un archivio informatizzato e gratuito di tutte le leggi vigenti. La banca dati – che si chiamerà "normattiva" - sarà realizzata dal ministero per la Semplificazione.

Il Sole 24 ore


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