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 .. tenue riflesso ..... di Lunadicarta
 
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Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perchè la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per far piacere a dei padroni o dei manutengoli.

Antonio Gramsci
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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 14:02:31, in Politica, linkato 1121 volte)

Intercettazioni, Bongiorno: riflettere su  
diritto cronaca. Di Pietro: stato di polizia 

Relazione di minoranza: si entra nel buio della democrazia

ROMA (23 febbraio) - All'esame dell'aula di Montecitorio il ddl intercettazioni. Il testo era stato approvato dalla Commissione Giustizia la settimana scorsa con i soli voti della maggioranza e l'astensione dell'Udc. L'Idv ha presentato una sua relazione di minoranza. Bongiorno: si rifletta su diritto di cronaca. Il presidente della Commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno, come relatore, difende a spada tratta il ddl ma sull'impossibilità per i giornalisti di poter scrivere qualsiasi cosa sugli atti fino alla fine delle indagini preliminari, chiede che si apra una riflessione. «Io credo che se le indagini si dilatano nel tempo: se gli atti non sono più coperti da segreto; e se c'è un reale interesse della collettività a sapere, si potrebbe provare a riflettere sulla possibilità che la stampa dia notizia del contenuto o del riassunto di atti non più coperti dal segreto».

Bongiorno: riforma equilibrata e necessaria. In merito al ddl del governo la Bongiorno definisce la riforma del sistema delle intercettazioni «equilibrata» e «necessaria». In particolare ricorda il tetto di spesa previsto per le intercettazioni con un emendamento dell'Udc approvato in Commissione e, a proposito dell'emendamento firmato da Deborah Bergamini (Pdl) che prevede il carcere per i giornalisti, sottolinea come riguardi esclusivamente «le intercettazioni che dovevano essere distrutte». E sempre su questo punto riferisce che la previsione del carcere era quella già contenuta nel codice sulla privacy e cioè da uno a tre anni. Ma, la stessa maggioranza, ha chiesto che in alternativa al carcere venga inserita anche la possibilità di pagare una sanzione, come risulta dai pareri della Commissione cultura della Camera. 

Minoranza: nel buio della democrazia. Le relazioni della minoranza sono state illustrate dal capogruppo del Pd in Commissione giustizia Donatella Ferranti e il responsabile giustizia dell'Idv Federico Palomba. La Ferranti, in particolare, ha sostenuto che se questo ddl venisse approvato diventerebbe davvero impossibile continuare a usare le intercettazioni come mezzo di prova e ha criticato con fermezza l'ipotesi dei gravi indizi di colpevolezza previsti come requisiti necessari per poter chiedere le intercettazioni. Secondo Palomba con questo testo si entra «nel buio della democrazia». E anche lui punta il dito contro l'obbligo dei gravi indizi di colpevolezza per poter controllare le conversazioni telefoniche. «Questo ddl - ha sottolineato Palomba - è gravemente intriso di pesanti illegittimità costituzionali». Palomba, quindi, ha criticato l'intera struttura della riforma ricordando, infine, come sia possibile per il ministro della Giustizia arrivare addirittura a rifiutare i fondi per le intercettazioni a quegli uffici giudiziari che «magari stanno intercettando dei potenti». Sia Palomba, sia la Ferranti, hanno difeso poi il diritto di cronaca che, se il ddl intercettazioni diventasse legge, verrebbe completamente cancellato. Fino alla chiusura della fase delle indagini preliminari, infatti, sarà impossibile per chiunque pubblicare qualsiasi cosa che riguardi gli atti del procedimento o il contenuto di questi.

Di Pietro: verso stato di polizia. «Stiamo davvero andando verso uno Stato di Polizia, perchè si potrà arrestare chi si vuole senza che il cittadino lo venga a sapere». È questa una delle critiche che il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, muove al disegno di legge. Ma Di Pietro attacca la riforma del governo su quasi tutti i fronti, non solo quello del divieto di informare. Secondo il deputato è «assolutamente assurdo», anche il fatto che vengano caricati solo i tribunali distrettuali della decisione di autorizzare le intercettazioni e di prorogarle: «ma vi rendete conto delle migliaia di carte e di fascicoli che dovranno fare il giro d'Italia solo per mettere in condizione il tribunale distrettuale di valutare le richieste del Pm? E poi parlate tanto di violazione del segreto... Ma con tutto questo prendere e portare gli atti del procedimento, forse - ironizza Di Pietro - si farebbe prima a consegnare gli atti secretati direttamente negli uffici stampa...». «E poi - sottolinea il leader dell'Idv - con questo Ddl diventerà impossibile accertare l'associazione a delinquere, perchè il magistrato per arrivare a dire che c'è una associazione a delinquere, deve prima scoprire tutti i reati che sono stati commessi dalle varie persone. Non può certo, in 60 giorni e con l'obbligo che ci siano gravi indizi di colpevolezza, arrivare a questo risultato». «Questo provvedimento - conclude - è dunque pura follia, ma può trovare una sua giustificazione solo se si persegue uno scopo: quello di garantire l'impunità a qualcuno di voi. Tutto questo ha un senso solo se serve a nascondere ai cittadini le malefatte che qualcuno compie nelle istituzioni».

Udc: riforma indispensabile e attesa. «La riforma sulle intercettazioni è indispensabile e attesa dal Paese. Il provvedimento è migliorabile in Parlamento. I gravi indizi di colpevolezza e il carcere per chi ne pubblica i contenuti restano al momento i due principali nodi da sciogliere. Ci auguriamo che il Governo, dopo aver dimostrato di non voler chiudere le porte al dialogo, non blindi il ddl, ma consenta alle opposizioni di proporre le modifiche necessarie per giungere ad un testo condiviso ed equilibrato». Lo ha affermato il deputato dell'Unione di Centro Roberto Rao, componente della Commissione Giustizia della Camera.

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 13:58:19, in Magistratura, linkato 1309 volte)

i giudici: nessuna diminuzione di pena per chi era presente alla violenza

Stupro di gruppo, la Cassazione:
condannato anche chi fa il «palo»

Il caso della trentenne violentata a Bisceglie: confermata la condanna anche per il complice che fece la guardia

MILANO - In caso di violenza sessuale di gruppo non ci sono attenuanti per nessuno. Non evita la pena più alta prevista in questi casi nemmeno chi è rimasto a guardare o ha fatto da «palo», permettendo così ad altri di commettere lo stupro. Con la sentenza 7336 la Cassazione ha confermato la «linea dura» seguita dal tribunale e dalla Corte d’appello di Milano. Il processo riguarda Claudio Strangi e Francesco Cannaò, condannati due anni fa a 8 anni e 8 mesi di carcere per aver rapinato e violentato una ragazza all’interno del parcheggio della fermata di Bisceglie del metrò. La giovane stava rientrando a casa alla chiusura del negozio di abbigliamento dove lavorava come commessa. Minacciandola con un coltello, dopo la rapina e la violenza, i due l’avevano costretta a riaprire il negozio per rubare vestiti, poi erano fuggiti in seguito alla reazione della donna e all’avvicinarsi di altre persone.

LO SCONTO NEGATO - Arrestati alcuni giorni dopo, i due avevano chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato in udienza preliminare, per ottenere lo sconto di un terzo della pena. Contro la condanna hanno presentato prima appello e poi ricorso in Cassazione. In particolare, Francesco Cannaò (19 anni all'epoca dei fatti) chiedeva la riduzione della pena perché, come accertato dagli investigatori e ricostruito dalla stessa vittima, colpevole della violenza sessuale sarebbe stato soltanto Strangi (all'epoca 28enne e convivente della sorella di Cannaò) mentre il 19enne sarebbe rimasto poco distante, all’interno del parcheggio, per controllare che non arrivasse nessuno. In particolare, nel ricorso si faceva riferimento alla diminuzione di pena prevista dal codice penale di cui, in caso di violenza sessuale commessa da più persone, può beneficiare «il partecipante la cui opera abbia avuto minima importanza nell’esecuzione del reato». Uno sconto che, per i giudici della seconda sezione penale della Corte, in questo caso non può in alcun modo essere riconosciuto.

«SUFFICIENTE LA PRESENZA» - Anche se l’abuso sessuale è stato messo in pratica soltanto da uno dei correi, i giudici sottolineano la «fattiva partecipazione» dell’altro, che prima fece spazio all’interno della vettura e poi restò di guardia all’esterno, «forse perfino in attesa del suo turno». Un’ipotesi motivata dal fatto che, come ha riferito la donna vittima della violenza, «proprio l’avvertimento al compare circa l’avvicinarsi di un elicottero della polizia» all’esterno del parcheggio, avrebbe indotto i due a mettere fine alla violenza. In ogni caso, aggiunge la Cassazione, il contributo di Cannò allo stupro è «sufficiente a configurare l’aggravante a causa della maggior intimidazione che la vittima ha subito per la sola presenza di altra persona, di fatto in appoggio al soggetto autore della violenza diretta». In sostanza, in caso di stupro di gruppo «non è necessario che l’atto sessuale sia compiuto contemporaneamente dai partecipanti, essendo sufficiente la semplice presenza». Strangi e Cannaò sono stati condannati anche a risarcire le spese al Comune di Milano, costituitosi parte civile come in altri analoghi casi di stupro in strada.


23 febbraio 2009

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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 13:47:12, in Sindacato, linkato 1057 volte)
FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA
Unione Nazionale Cronisti Italiani

   
Il Presidente
Roma, 23/2/2009
                            
FNSI, ORDINE, UNCI, FIEG  A DIFESA LIBERTA’ INFORMAZIONE:
“NO AL BAVAGLIO”


Fronte compatto giornalisti – editori contro il Ddl Alfano
Manifestazione congiunta martedì 24 febbraio dalle 10,30 in Fnsi sulle intercettazioni


Il presidente Carlo Malinconico e il direttore generale Alessandro Brignone porteranno domani la voce degli editori nella  manifestazione congiunta contro il ddl Alfano organizzata da Fnsi, Ordine, Unci con la partecipazione della Fieg.

Una manifestazione, intitolata  "Intercettazioni, no al bavaglio all'informazione", in programma appunto,  martedì 24 febbraio,  dalle ore 10,30 nella sede della  Fnsi (Corso Vittorio Emanuele II, 349, Roma) che vede schierato  l’intero mondo del giornalismo italiano nella difesa della libertà di stampa che le norme del disegno di legge del governo vorrebbero imbavagliare e annullare con un “segreto tombale”.

Il ddl  Alfano avrebbe l’effetto di espropriare i cittadini del diritto  costituzionale ad  essere informati in modo corretto, compiuto e tempestivo eliminando così la loro possibilità di verificare, nel bene e nel male, il funzionamento della magistratura.

Così facendo il governo in un solo colpo vorrebbe cancellare gli articoli 21 e 101 della Costituzione e le numerose e concordi sentenze della Suprema Corte di Cassazione che hanno definito i cronisti “cani da guardia” della democrazia   e della Corte Costituzionale  – che, ha ricordato pochi giorni fa il presidente Giovanni Maria Flick, “vieta ogni forma di censura sulla stampa, sia diretta sia indiretta”  - e  della Corte di Strasburgo che veglia sul rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

L’adesione degli editori è molto importante  per testimoniare la difesa delle libertà costituzionali e per rinforzare il fronte dei giornalisti che dallo scorso giugno si batte unito come non mai contro il ddl Alfano, e che martedì 3 marzo prossimo metterà in campo un’altra importante iniziativa dell’Unione Cronisti.
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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 13:33:45, in Politica, linkato 1175 volte)
Intercettazioni, Ferranti (Pd) a Costa, contingentate dibattito per non mostrare divisioni

Ferranti (Pd): ddl è grave attacco a libertà di stampa. "La verità è che maggioranza è lacerata su questo provvedimento e non vuole discutere per evitare 'brutte sorprese' e scongiurare che gli elettori di An, Forza Italia e Lega possano comprendere che le norme sulle intercettazioni determinano un grave attacco alla sicurezza dei cittadini. Altro che tutela della privacy!". Così la capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Donatella Ferranti, risponde al capogruppo del Pdl, Enrico Costa.
"Non è un caso - aggiunge - che la maggioranza abbia portato in Aula questo provvedimento 'allo scader del mese' per poter usufruire di quella norma del regolamento della Camera che consente il contingentamento il mese successivo. Tradotto: il governo e la maggioranza non vogliono discutere, non vogliono aprire alcun dibattito in parlamento per evitare di mostrate in Aula le proprie divisioni e l'assoluta incoerenza di un provvedimento che in nome di una apparente tutela della riservatezza impedisce l'accertamento dei reati e l'individuazione dei colpevoli".
"Si faceva prima a dire che certe indagini non si possono fare. Si faceva prima a seguire la linea di Berlusconi che è contrario a priori alle intercettazioni e le vuole eliminare. Invece il Governo non ne ha avuto il coraggio e ha creato un sistema di norme macchinoso che però, di fatto, arriva allo stesso risultato ponendo pesanti limitazioni all'uso di questo importante strumento di ricerca della prova. E' un grave attacco a valori essenziali del nostro sistema democratico: dalla effettiva repressione dei reati, alla compressione della libertà di stampa, alla sicurezza dei cittadini". Roma, 23 febbraio 2009


Intercettazioni, Pd: Governo compromette sicurezza in nome di 'lotta politica'

"Finalmente il governo ha confessato il vero scopo del ddl intercettazioni. Nella sua replica in Aula  il sottosegretario Caliendo si è lasciato sfuggire che il governo vede nelle intercettazioni un fastidioso 'strumento di lotta politica e non un mezzo per la ricerca della prova'. Ecco allora il vero motivo per cui devono essere eliminate. Peccato che grazie alle intercettazioni in questi anni sono stati risolti numerosissimi casi, e non solo legati alla criminalità organizzata e al terrorismo". Lo dichiara la deputata del Pd, componente della Commissione Giustizia della Camera, Marilena Samperi, che aggiunge: "con questo provvedimento il governo elimina un importantissimo strumento di indagine, sacrifica la sicurezza dei cittadini, compromette l'efficacia dell'azione investigativa, imbavaglia la stampa e fa carta straccia del diritto ad essere informati. Il ddl intercettazioni è un provvedimento oscurantista che, insieme alle ronde 'fai da te', fa parte di più vasto disegno per indebolire lo stato di diritto e privatizzare la sicurezza. Si tratta dell'ulteriore tassello del piano di deriva autoritaria al quale punta sempre più scopertamente il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi". Roma, 23 febbraio 2009


Sicurezza: Calipari (Pd), "L’ennesimo inganno, nel Decreto anti stupri non ci sono nuove risorse”

“Vengono riciclati 100 milioni già stanziati in Finanziaria”

"Con il decreto approvato dal consiglio dei Ministri siamo alla sicurezza ‘creativa’: infatti, i soldi stanziati per le Forze di polizia non sono affatto risorse aggiuntive ma quelli che restano dopo la scure della Finanziaria, cioè appena 100 milioni, già insufficienti per l’ordinaria amministrazione, figuriamoci per quella straordinaria”. Lo denuncia la capogruppo del Pd in commissione Difesa, Rosa Villecco Calipari, la quale spiega: "la Legge Finanziaria ha tagliato ben 1 miliardo e 600 milioni per la tutela dell’ordine pubblico, la prevenzione e il contrasto del crimine e le frodi fiscali. Quei 100 milioni rimanenti ora vengono riciclati nel decreto nati-stupri e dunque il ministro La Russa, anziché vantarsi di questa nuova beffa del suo governo, farebbe bene a spiegare il blocco del turn over e tagli al personale che, come denunciano i sindacati di polizia  già da alcuni mesi, hanno prodotto un buco di 21.000 agenti. Dunque, mentre si ricorre a provvedimenti straordinari e “creativi”, non si dà attuazione alle norme ordinarie che almeno porterebbero al tanto atteso transito dei volontari delle forze armate che sono già risultati idonei e che hanno già prestato servizio per almeno quattro o sei anni nelle  forze armate". Roma, 23 febbraio 2009
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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 13:12:36, in Sindacato, linkato 1054 volte)
Ragazzi, io voto per la serrata ...

Federazione Nazionale della Stampa Italiana
                   
Roma, 23 febbraio 2009   
Prot.n. 40/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

Intercettazioni: domani martedì 24 febbraio manifestazione Fnsi, Ordine nazionale dei giornalisti, Unci con la partecipazione della Fieg

“Intercettazioni, no al bavaglio all’informazione giudiziaria”. Questo il titolo dell’iniziativa del Sindacato dei giornalisti organizzata dal sindacato dei giornalisti per domani martedì 24 febbraio dalle ore 10,30 nella sede Fnsi (Corso Vittorio Emanuele II, 349, Roma), in relazione alle inaccettabili e pesanti modifiche avvenute nei giorni scorsi in Commissione Giustizia della Camera del ddl Alfano che, se approvate in Aula, metteranno la pietra tombale sulle notizie, appunto, di cronaca giudiziaria. Un’iniziativa pubblica di denuncia, aperta alla società civile, forte e decisa organizzata assieme all’Ordine nazionale dei giornalisti, all’Unione cronisti italiani e con la partecipazione della Fieg. Nei giorni scorsi, infatti, la Federazione degli editori ha sottoscritto con il Sindacato dei giornalisti un comunicato congiunto di ferma opposizione agli emendamenti introdotti che suona come un appello al Capo dello Stato, al Parlamento e al Paese perché sia rivisto profondamente il testo del disegno di legge Alfano.
Gli ultimi emendamenti inseriti nel ddl, bocciati senza appello anche dal Csm - con una dichiarazione del suo vicepresidente Nicola Mancino - reintroducono pesanti limitazioni e bavagli all’attività giornalistica fino a prevedere il carcere e pesanti ripercussioni economiche per gli editori che pubblicano notizie sulle indagini, nei fatti impedendo ai lettori di venire a conoscenza di  notizie di rilievo pubblico.
Ad oggi all’iniziativa hanno annunciato la loro presenza: il presidente e il direttore  della Fieg Carlo Malinconico e Alessandro Brignone, il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini, il presidente Idv Antonio Di Pietro, il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri, il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia, la capogruppo pd alla commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, l’onorevole Cinzia Capano componente della commissione Giustizia della Camera,  il senatore Felice Casson, il senatore Vincenzo Vita, il segretario generale Ugl Renata Polverini, il segretario della SLC Cgil Emilio Miceli, il portavoce di Articolo21 Beppe Giulietti, il presidente Mediacoop Lelio Grassucci, il direttore del Tg3 Antonio Di Bella e Marco Travaglio. E’previsto anche interventi telefonico del direttore di Libero Vittorio Feltri e del direttore del Tg4, Emilio Fede.
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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 13:07:07, in Magistratura, linkato 1237 volte)

Coinvolto anche l'ex coordinatore dell’ufficio Gip Giuseppe Tommasino

Indagato l'ex procuratore capo di Taranto

Per Aldo Petrucci, i magistrati di Potenza ipotizzano il concorso in corruzione in atti giudiziari

ROMA - Concorso in corruzione in atti giudiziari. Questo il reato ipotizzato dai magistrati della procura di Potenza Cristina Correale e Ferdinando Esposito che hanno iscritto nel registro degli indagati l’ex procuratore capo di Taranto Aldo Petrucci e l'ex coordinatore dell’ufficio Gip Giuseppe Tommasino. Nel caso è coinvolto anche l’avvocato Leonardo Conserva, ex sindaco di Martina Franca.

PECULATO- Petrucci, che ora è capo della procura del Tribunale dei minorenni a Lecce, deve difendersi anche dall’accusa di peculato. I due magistrati di Potenza, competenti territorialmente sui reati commessi dai colleghi pugliesi, avrebbero scoperto che l’ex procuratore effettuava telefonate private dagli apparecchi di servizio. L’indagine è incentrata sui rapporti tra i due giudici pugliesi, che dalle loro postazioni, sostengono i pm di Potenza, si sarebbero scambiati favori. L’attività d’indagine è stata delegata ai carabinieri.

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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 09:09:11, in Indagini, linkato 1083 volte)
Interessante, ma alcuni articoli sono da aggiornare. Questo ad esempio:

Mafia albanese e crimine organizzato albanese sono i termini usati per designare varie organizzazioni criminali attive in Albania o composte da persone di etnia albanese. Le loro attività, nei Paesi dell'Unione Europea e negli Stati Uniti, sono principalmente: traffico di uomini e prostitute, narcotraffico e traffico di armi. Il termine "mafia", tuttavia, è spesso usato in senso descrittivo e non implica un reale coordinamento delle attività criminali, né segue che queste siano regolate da un corpo governativo. Malgrado i mezzi di informazione suggeriscano l'emergere di un movimento mafioso albanese a livello globale o a mo' di rete, questa interpretazione non è al momento confermata.

Opterei senz'altro per la "rete", perché è appannaggio degli albanesi la gestione degli internet point e  più rete di così ...

Le altre mafie:

Manca: la mafia rumena, che assomiglia a quella albanese e molto alla camorra napoletana, ma i cui legami sono solidissimi per appartenenza e nazionalità.

E' possibile contribuire alla realizzazione del portale con testi, foto e video da questa pagina.

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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 08:53:17, in Politica, linkato 1268 volte)
Certo è una mia impressione, ma non riesco a crederci ...

La Procura generale di Catanzaro propone al gip l'archiviazione
della posizione dell'ex premier e di altre nove persone

Why not, Prodi esce di scena
"Non c'entra con Saldino"

CATANZARO - Dalle indagini fatte "può escludersi che Romano Prodi abbia mai fatto parte di quel gruppo di persone indicato quale 'comitato' di San Marino. Queste persone erano solo di area politica riconducibile a Prodi". E' questo uno dei passaggi più signgificativi della richiesta con cui la Procura generale di Catanzaro ha proposto al gip l'archiviazione della posizione dell'ex premier e di altre nove persone nell'ambito dell'inchiesta Why not.

I dati acquisiti, è scritto nelle 36 pagine della richiesta al gip, "non consentono in alcun modo di ritenere la sussistenza di un effettivo coinvolgimento dell'ex premier nelle manovre affaristiche di Antonio Saladino", l'ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria nei confronti del quale è stato emesso avviso di conclusione indagini insieme ad altre 105 persone.

Al riguardo, gli inquirenti evidenziano come le ipotesi accusatorie per Prodi si basino su dichiarazioni de relato e comunque "generiche e vaghe ed inidonee a fornire dati concreti sui presunti favori di Prodi a Saladino".

I magistrati della Procura generale scrivono che deve essere "rigorosamente escluso" che la dimostrazione di rapporti politici "fra gli indagati costituiscano di per sè elementi di reità "; inoltre, gli accertamenti eseguiti sui tabulati telefonici di Prodi da Gioachino Genchi, consulente dell'ex pm Luigi De Magistris, non sono utilizzabili processualmente.

Infine, gli inquirenti, sottolineano come gli ulteriori accertamenti compiuti dopo l'avocazione su alcune società "non hanno evidenziato" a carico di Prodi "alcun elemento sia pure indiziante".

La Repubblica 23 febbraio 2009

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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 08:50:00, in Politica, linkato 1171 volte)
Roma | 23 febbraio 2009
Intercettazioni: al via esame Ddl .
Di Pietro: si va verso uno stato di polizia

E' cominciato, nell'aula di Montecitorio, l'esame del ddl intercettazioni. Il testo era stato approvato dalla Commissione Giustizia la settimana scorsa con i soli voti della maggioranza e l'astensione dell'Udc. L'Italia dei Valori ha presentato una sua relazione di minoranza. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha denunciato i rischi di una possibile lesione dei principi racchiusi nell'Art21 della Costituzione. Lo stesso rischio è stato denunciato dai principali costituzionalisti italiani.

La FNSI e la FIEG , con un documento congiunto che non ha precedenti, hanno parlato di pietra tombale sul diritto di cronaca. 

Il Presidente della Commisisione Giustizia di Montecitorio, Giulia Bongiorno, ha sottolineato che il provvedimento "è un importante passo avanti" ma "l'Assemblea può certamente migliorarlo". Uno dei punti da modificare secondo Bongiorno è quello che vieta la pubblicazione anche per riassunto di tutti gli atti di indagine, anche quelli non coperti da segreto.  Forse si comprime eccessivamente il diritto di cronaca" afferma.

"Stiamo davvero andando verso uno stato di Polizia, perche' si potra' arrestare chi si vuole senza che il cittadino lo venga a sapere". Incalza il leader dell'Idv Antonio Di Pietro nel corso della discussione generale in aula del provvedimento sulle intercettazioni . Ma Di Pietro attacca la riforma del governo su quasi tutti i fronti, non solo quello del divieto di informare.

Secondo il deputato e' "assolutamente assurdo", anche il fatto che vengano caricati solo i tribunali distrettuali della decisione di autorizzare le intercettazioni e di prorogarle: "ma vi rendete conto delle migliaia di carte e di fascicoli che dovranno fare il giro d'Italia solo per mettere in condizione il tribunale distrettuale di valutare le richieste del Pm? E poi parlate tanto di violazione del segreto... Ma con tutto questo prendere e portare gli atti del procedimento, forse - ironizza Di Pietro - si farebbe prima a consegnare gli atti secretati direttamente negli uffici stampa...".

Per l'ex ministro delle Infrastrutture e' poi "pazzesco" che si prevedano le intercettazioni ambientali "solo la' dove si sa che si sta compiendo un reato". "Ma, dico io, se io so che in un determinato luogo si sta compiendo un reato, io che faccio: vado direttamente ad arrestarli oppure chiedo l'autorizzazione per intercettare? Sono norme pazzesche. Se io so che in un certo posto si sta compiendo un reato, io vado ad arrestarli. Punto e basta". Le intercettazioni, infatti, ricorda Di Pietro "servono per scoprire i reati, non servono a niente, quando li ho scoperti". "E poi - sottolinea il leader dell'Idv - con questo Ddl diventera' impossibile accertare l'associazione a delinquere, perche' il magistrato per arrivare a dire che c'e' una associazione a delinquere, deve prima scoprire tutti i reati che sono stati commessi dalle varie persone. Non puo' certo, in 60 giorni e con l'obbligo che ci siano gravi indizi di colpevolezza, arrivare a questo risultato".

"Questo provvedimento - conclude - e' dunque pura follia, ma puo' trovare una sua giustificazione solo se si persegue uno scopo: quello di garantire l'impunita' a qualcuno di voi. Tutto questo ha un senso solo se serve a nascondere ai cittadini le malefatte che qualcuno compie nelle istituzioni".

RaiNews24
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Di Loredana Morandi (del 23/02/2009 @ 03:35:46, in Associazioni Giustizia, linkato 1121 volte)
giovedì 19 febbraio

La morte della giustizia

Salvatore Borsellino

Sito Web dell'autore: 19 Luglio 1992

Mi è arrivata in questo momento una notizia alla quale la mia mente si rifiuta di credere.

Sono ormai abituato nei 17 anni che sono passati dall’assassinio di Paolo a continuare a vederlo ripetutamente massacrato da tutte le volte che è stata negata la giustizia per quella strage.

Da tutte le volte che delle indagini sono state bloccate, dei processi sono stati archiviati nel momento in cui arrivavano ad essere indagati i veri autori di quella strage, i veri assassini di Paolo e dei ragazzi della sua scorta. Quelli che hanno procurato l’esplosivo di tipo militare necessario per l’attentato, quelli che dal castello Utveggio hanno premuto il pulsante del telecomando che ha provocato l’esplosione, quelli che in una barca al largo del golfo di Palermo attendevano la comunicazione dell’esito dell’attentato, quelli che si sono precipitati sul luogo dove le macchine continuavano a bruciare, calpestando i pezzi di quei cadaveri e camminando nelle pozzanghere formate dal sangue di quei ragazzi, per potere prelevare l’agenda rossa di Paolo e insieme ad esse le prove della scellerata trattativa tra mafia e Stato per portare avanti la quale Paolo doveva essere eliminato.

Credevo di essere ormai abituato a tutto, di riuscire a resistere a qualsiasi disillusione, a qualsiasi venire meno della speranza di ottenere Giustizia, ma questa volta il colpo è troppo forte, questa volta non so se riuscirò a reggerlo.

Il ricorso presentato in Cassazione dalla Procura di Caltanissetta, retta da Sergio Lari, a fronte della sentenza di assoluzione emanata dal GUP nei confronti del Cap. Arcangioli era inoppugnabile. Quella sentenza grida vendetta sia per quanto riguarda la forma giuridica che la sostanza.

Basta guardare, nelle fotografie e nei video, il Cap. Arcangioli. Si vede un uomo che si allontana dalla macchina con il suo bottino tra le mani per consegnarlo a chi gli ha ordinato di sottrarre quella preziosa testimonianza autografa dello stesso Paolo suoi motivi del suo assassinio.

Basta questo per capire che non possono essere in alcun modo accettate le motivazioni addotte dallo stesso Arcangioli per giustificare le innumerevoli e discordanti versioni date per giustificare le sue presunte amnesie sulle persone alle quali quella borsa era stata consegnata. Per riapparire, due ore dopo la sua scomparsa, sul sedile posteriore della macchina blindata di Paolo ma vuota del suo prezioso contenuto.

Quell’uomo che si allontana guardandosi intorno con espressione sicura e che si guarda intorno per verificare se qualcuno lo sta osservando non è un uomo sconvolto, è un uomo sicuro di se e a cui non importa se è fatto di sangue e di pezzi di carne il terreno su cui cammina.

E’ un uomo che sta compiendo una azione di guerra e deve portarla a termine.
E se così non fosse, se il Cap. Arcangioli fosse innocente e non fosse lui ad avere sottratto quella agenda, gli dovrebbe essere data la possibilità di difendersi in un pubblico dibattimento, di difendersi davanti all’opinone pubblica da un’accusa così infamante con la stessa visibilità che è stata data ai processi dei coniugi di Erba, di Meredith, della Franzoni o alla pretesa agonia mediatica di un povero corpo morto ormai da 17 anni come quello di Eluana.

Ma la Giustizia in Italia è ormai marcia, eliminati senza bisogno di tritolo quei giudici che hanno osato avvicinarsi ai fili scoperti della corruzione del sistema di potere, intimoriti gli altri magistrati con gli esempi di provvedimenti disciplinari inauditi e da espulsioni dalla Magistratura per giudici che cercavano soltanto di ottemperare al giuramento prestato allo Stato al momento di intreprendere il loro servizio a quello Stato in cui avevano creduto, si è ormai arrivati alla fase finale.

Per legge si proclama che il nero è bianco e che la realtà non è quella che vediamo. É quella che DOBBIAMO vedere.

LA GIUSTIZIA E’ MORTA.

AgoraVox

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