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 Kaito il piccino della grande acqua... di Lunadicarta
 
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Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra.

Piero Calamandrei
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 22/02/2009 @ 10:12:59, in Associazioni Giustizia, linkato 1047 volte)
Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia

Scontri allo stadio di Palermo:
Il Palermo Calcio intervenga contro criminalità infiltrata tra la tifoseria.

"Ieri sera, a Palermo, durante la partita giocata allo stadio Renzo Barbera, sei carabinieri sono stati aggrediti e malmenati da un gruppo di tifosi fermati per dei normali controlli di routine". Lo afferma Sonia Alfano, presidente dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia che in una nota spiega che "non è la prima volta che dei tifosi si scagliano immotivatamente contro le forze dell'ordine. I tafferugli di ieri sera sono la dimostrazione che esiste una parte della città insofferente al controllo dello Stato e che lo stadio è ormai un luogo di sfogo delle frange criminali. E' inaccettabile che le forze dell'ordine, il cui tempestivo intervento ha evitato che ci fossero ripercussioni anche sulla tifoseria sana, debbano farsi carico di fronteggiare gli attacchi immotivati e la violenza delle frange criminali che affollano lo stadio palermitano.
A farsi carico di isolare la criminalità all'interno della propria tifoseria - ha spiegato la presidente - dovrebbe essere la Società del Palermo Calcio che in questi anni, anche di fronte a fatti gravissimi come l'esposizione di striscioni inneggianti alla mafia ed all'abolizione del 41 bis, non ha mai preso provvedimenti.
Le iniziative repressive e di controllo, come le partite giocate a porte chiuse, non devono essere intraprese solo quando "ci scappa il morto" ma andrebbero attuate sin da subito poichè è dovere della Società del Palermo Calcio impedire che lo stadio cittadino diventi una zona franca per le ritorsioni della criminalità contro le forze dell'ordine.
Siamo certi - prosegue nella nota Sonia Alfano - che il Palermo Calcio, che non ha ancora annunciato alcun provvedimento davanti ai gravi scontri di ieri sera, non voglia prendere le difese della criminalità infiltrata nella propria tifoseria ma, specie in un territorio difficile come quello palermitano, bisogna dimostrare con azioni decise e concrete da che parte ci si vuole schierare. Se con lo Stato o se con la criminalità.
La società proprietaria della squadra ha il dovere di assumersi la responsabilità di gestire la propria tifoseria e di isolare le frange criminali che vi si infiltrano poichè non è più tollerabile che le forze dell'ordine vengano picchiate ed aggredite a causa di una società che non si preoccupa di evitare che le proprie partite diventino teatro di violenze, inni alla mafia e spesso anche strumento dei poteri criminali per lanciare messaggi all'opinione pubblica ed allo Stato.
A questo punto confidiamo nella risposta da parte della magistratura affinchè punisca gli autori degli scontri e rilevi quale parte di responsabilità abbia la società del Palermo Calcio non avendo questa, in più occasioni, preso provvedimenti in merito ai deprecabili avvenimenti succedutisi in questi anni.
Riteniamo dunque il Palermo Calcio responsabile delle nefandezze di cui una parte di tifoseria si è macchiata ed attendiamo azioni forti e decise che mostrino alla tifoseria palermitana da quale parte si schiera la società".
In conclusione di nota Sonia Alfano ha espresso a nome dei membri dell' associazione che presiede "solidarietà ai componenti dell' Arma dei Carabinieri coinvolti negli scontri di ieri sera ed il nostro apprezzamento per il tempestivo e professionale intervento".


Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com
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Di Loredana Morandi (del 21/02/2009 @ 22:56:20, in Osservatorio Famiglia, linkato 2398 volte)
Sono forse 15 anni che io scrivo e protesto in merito a questo tipo di degrado, probabilmente ci voleva un sindaco di destra per fare un po' di pulizia. Consentire il degrado e la prostituzione NON vuol dire rispetto e attenzione per le minoranze, ma come spiegarlo a gente come Rutelli e Veltroni?

Le foto


Rifiuti e degrado ai piedi del Campidoglio

La vergogna di Monte Caprino. E la notte diventa terra di nessuno

di Carlo Alberto Bucci

La scalata al Campidoglio non potrebbe essere più emozionante. Non la "pettata" mozzafiato (sia per la magnificenza del luogo sia per la fatica della salita) della scalinata centrale. Ma l´andamento zigzagante dei viottoli immersi nel verde, da percorrere all´ombra degli alberi frondosi di Monte Caprino. Talmente lussureggiante, la vegetazione, da nascondere a chi passeggia su via di Teatro Marcello la vista degradante di un giardino cittadino sommerso dall´immondizia. E trasformato in luogo di bivacchi e di incontri omosessuali.

Ai pochi turisti che hanno il coraggio di inoltrarsi nei "Giardini del Campidoglio" si prospetta uno spettacolo da bidonville: montagne di rifiuti addosso alla fontana, recinzioni divelte, siepi trasformate in wc, edifici dal tetto sfondato, anfratti con mucchi di profilattici e ragazzi che si vendono tra i cespugli.

Inserito in molte guide gay, Monte Caprino è stato per anni al centro di una dura battaglia sulla chiusura. La recinzione è stata installata alla fine degli anni Novanta, e la targa posta all´ingresso che si trova davanti al Teatro della Cometa ricorda ancora lo sponsor di allora: la Banca di Roma. Ma i cancelli non vengono mai chiusi e di notte lo spazio dell´antica Rupe Tarpea diventa terra di nessuno.

Ma anche di giorno lo spettacolo è avvilente. Saliti i primi gradini, ci si trova subito davanti la rete di ponteggi messi a protezione dei cosiddetti "grottoni", ossia gli accessi alla rete di cunicoli delle cave di tufo medievali. I cartelli avvertono: "Vietato l´accesso ai non addetti ai lavori". Ma oltre le recinzioni non si vede nessuno all´opera, da tempo. Eppure i tubi Innocenti sono puntati contro la parete come a prevenire possibili crolli. Il tutto proprio sotto l´affaccio di palazzo Caffarelli.

In una delle grotte scavate nel fianco del Campidoglio, ecco ammucchiati coperte, stracci, abiti inzuppati: non si capisce come i senza tetto possano arrivare fin lì, poiché la recinzione ha spunzoni sporgenti. Ma tant´è. E l´antico antro dominato dal bel frammento marmoreo romano (imbrattato da poco col colore, a dipingere due croci) appare come una discarica a cielo aperto. Pentole e coperte si trovano del resto anche sul declivio che sfocia direttamente davanti al Teatro Marcello.

E proprio il belvedere su questa meraviglia dell´architettura romana è uno dei luoghi più degradati di Monte Caprino: addossata al colle, ecco infatti la fontana cosiddetta del Mascherone. La scultura è stata, fortunatamente, messa via per tempo. E rimane ora solo l´impianto che, realizzato nel corso della sistemazione degli anni Trenta, è ispirato all´architettura dei giardini rinascimentali. Ma nella vasca, e ai suoi piedi, ci sono buste di plastica e di cartone, decine di lattine di birra. La rete di "protezione" è divelta e davanti alla cancellata della scala (a sua volta piena di immondizia) sono ammucchiate decine di profilattici.

Il sindaco ha recentemente accolto in Campidoglio il Dalai Lama, la speaker della Camera Usa Nancy Pelosi e per il 9 marzo è atteso Benedetto XVI. È meglio che gli ospiti del Campidoglio non si affaccino sui giardini. Perché tra le rigogliose e numerosissime piante di acanto - espressione di una raffinato progetto botanico di essenze arboree mediterranee, ma soprattutto richiamo esplicito ai capitelli corinzi, simbolo dell´architettura romana - troveranno anche cespugli trasformati in latrine.

(La Repubblica, 21 febbraio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 21/02/2009 @ 22:49:37, in Sindacati Giustizia, linkato 1419 volte)
Speriamo che rammentino sempre l'omicida seriale del Gargano...

Nell'istituto di pena di Bollate, un programma che permette di far convivere gli autori di reati sessuali con gli altri detenuti

Nel carcere dei "sex offenders"
"Qui riusciamo a recuperarli"

La diretttrice: "Su 80 soggetti trattati, solo tre sono stati recidivi"

di STEFANIA CULURGIONI

MILANO - Nella subcultura carceraria sono "gli infami". Nel gergo tecnico di psicologi e operatori penitenziari sono i "sex offenders". Qualunque sia il modo di chiamarli, una cosa è certa: quando entrano in galera, le persone che si sono macchiate di un reato sessuale vengono spedite dritte nei reparti protetti, e lì confinate. Separate da tutti, isolate dal resto dei detenuti, esiliate in un girone a parte. Ovunque, tranne nel carcere di Bollate.

Si chiama "Progetto di trattamento e presa in carico di autori di reati sessuali in Unità di Trattamento Intensificato e sezione attenuata" ed è una sperimentazione avviata nell'istituto di reclusione milanese solo tre anni fa. L'unico caso in Italia in cui, dopo un anno di terapia in un'unità specializzata all'interno del carcere, i detenuti possono lasciarsi alle spalle il reparto protetto e vivere quotidianamente insieme agli altri detenuti di reati "comuni".

"I sex offenders seguono un trattamento avanzato - spiega la direttrice del carcere Lucia Castellano - un percorso studiato appositamente per chi ha commesso reati sessuali. Qui a Bollate in questo momento sono trenta persone, su un totale di 750 detenuti. E in questi tre anni posso dire che il progetto ha dato i suoi frutti. Su 80 soggetti, solo tre sono stati recidivi e uno di loro ha chiesto di tornare per continuare le terapie".

Considerato uno degli istituti penitenziari più all'avanguardia, il carcere di Bollate è nato nel 2000 con un obiettivo: offrire all'utenza detenuta quante più possibili opportunità lavorative, formative e socio - riabilitative. Un modo costruttivo per abbattere il rischio di recidiva e favorire il graduale, ma anche definitivo reinserimento del condannato nel contesto sociale. "Perché una cosa è certa - continua la direttrice - pensare al carcere come a un luogo in cui si prende la chiave e la si butta via, non ha alcun senso. Non serve a niente. Il modo migliore per evitare che questi gravissimi fatti si ripetano ancora è accompagnare la galera a dei percorsi sensati. Non farsi prendere dall'onda emotiva, studiare bene le misure da adottare per evitare la recidiva. Affrontare il problema con razionalità. E poi, infine, 'sperare' nel soggetto. Perché più di ogni altra cosa, la scelta del recupero dipende dalla persona".

È il "violentatore", cioè, che deve dire "sì, voglio guarire". E i mezzi per farlo, a Bollate, li ha. L'équipe che si occupa di seguire i sex offenders nel loro percorso fa parte del Centro Italiano per la Promozione della Mediazione (CIPM) di Milano. Un team composto da tre criminologi, sette psicologi, uno psichiatra, due educatori, un'arteterapeuta e uno psicomotricista. "La novità di Bollate sta nel fatto che è stata creata una vera e propria unità terapeutica a sé stante, interna al carcere, come se fosse una piccola comunità" chiarisce lo psicologo Luigi Colombo.

Ed è lì che, giorno dopo giorno, per un anno di fila, i colpevoli di reati sessuali devono affrontare il loro mostro interiore. "Il lavoro ha una cadenza giornaliera - continua Colombo - I colloqui sono individuali e di gruppo e tutto il progetto è incentrato sul riconoscimento del reato. Perché se c'è una cosa che il sex offender fa è proprio questa: negare, negare, negare. In carcere la negazione è usata per difendersi dagli altri. La cosa più facile e più frequente è cercare di dimostrare al compagno di cella ma anche allo stesso operatore che è tutta un'invenzione, che si è innocenti, che si è vittime di un tragico errore. Questo serve a mettersi al riparo dalle critiche e anche a difendersi da se stessi. Ed è lo stesso meccanismo che si mette in atto dentro la famiglia, con la propria moglie o con la propria compagna, quando ancora non si è finiti in galera. Distorsioni della realtà a cui, troppo spesso, si finisce per credere".

Il lavoro principale degli psicologi, allora, è quello sulla negazione. E quando è finito, comincia la seconda parte: la vita fuori dal reparto protetto, in mezzo agli altri detenuti. "All'inizio, tre anni fa, non è stato facile - ricorda Lucia Castellano - gli 'altri' reagirono molto male, qualcuno decise di chiedere un trasferimento perché proprio non se la sentiva. Ma chi entra a Bollate oggi sa bene quello cui può andare incontro: se firma, accetta la possibilità di condividere la propria cella anche con un sex offender".

La maggior parte, stando ai numeri di Bollare, sono italiani che hanno commesso reati sessuali all'interno della famiglia. Padri su figlie, o patrigni su figli adottivi, spesso con la connivenza della madre. A volte amici dei genitori, ma comunque quasi sempre persone nel cerchio familiare. "Spesso si tratta di persone che hanno un comportamento esteriore molto contenuto, inibito, passivo - spiega Colombo - I reati di branco invece sono più limitati. Li commettono persone che hanno imparato un modello aggressivo di sessualità. Soggetti emarginati che utilizzano la violenza per rafforzare la propria identità virile. Lo fanno in gruppo perché, davanti agli altri, dimostrano a loro stessi di essere forti".

Per tutti loro stare in mezzo agli altri detenuti è un passo decisivo. "E' una specie di banco di prova per anticipare il proprio rientro nella società - continua lo psicologo - una società in cui, volenti o nolenti, saranno sottoposti a dure critiche".

Il CIPM segue in tutto circa 200 persone (una trentina dentro al carcere, gli altri in esecuzione penale esterna. Far emergere questi reati, in realtà, è davvero difficile. Le violenze sessuali sono quelle con il "numero oscuro" più alto di episodi non denunciati. "Ma una volta presi - ribadisce la direttrice - è necessario che vengano messi davanti quello che hanno fatto. Il carcere deve essere anche il momento della consapevolezza, il luogo in cui riflettere sulla propria personalità, per capire perché si ha avuto il bisogno di aggredire. Solo così, forse, una volta fuori il sex offender non ripeterà più quelle terribili violenze".

(La Repubblica 21 febbraio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 21/02/2009 @ 22:30:58, in Sindacato, linkato 961 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana
                       

Roma, 20 febbraio 2009
Prot. 38/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

“E’ sconcertante e grave che gli assassini dei giornalisti in Russia continuino a restare impuniti. La sentenza che ha assolto tutti gli imputati dell’omicidio di Anna Politkovskaya conferma il favore di cui gode in Russia chi si è macchiato di un crimine enorme: l’uccisione di una giornalista “normale”, ancor più che coraggiosa, che ha preteso di raccontare vicende importanti e delicate della vita del proprio Paese, attentati ai diritti civili, la verità dei fatti osservati, trovandosi solo per questo nel mirino. Anna Politkovskaya è una martire e un simbolo dell’impegno professionale per la libertà d’informazione, su cui tutto il mondo deve tenere accesi i riflettori per esigere dalla giustizia russa una svolta. Sono oltre 200 i giornalisti morti ammazzati negli ultimi 15 anni in Russia. Un anno e mezzo fa i giornalisti di tutto il mondo, durante il congresso della Federazione Internazionale (IFJ) a Mosca, visitarono l’orribile mostra dedicata ai colleghi che erano caduti senza che per loro fosse mai stato punito un colpevole, e denunciarono con sdegno la delicata condizione in cui erano costretti ad operare i giornalisti russi. Gli “scomodi” (per i poteri forti, per le mafie, per i servizi segreti?) erano ad alto rischio. Si è creata una rete di solidarietà internazionale alla quale la Fnsi continua a partecipare, perché sdegno, orrore, potere della denuncia abbiano comunque cittadinanza nei media del mondo e perché la comunità internazionale si assuma le sue responsabilità affinché in Russia cada la regola dell’impunità, di fatto sin qui affermata. Certamente sgomenta la sentenza di ieri perché certifica ancora una volta l’assenza di un colpevole, mentre giornalisti testimoni di verità continuano a cadere per l’unica colpa di aver raccontato gli abusi, le proteste, i diritti civili violati. Proprio un mese fa era stata uccisa in un agguato Anastasia Baburova, praticante nello stesso giornale di Anna Politkovskaya, la Novaya Gazeta, e considerata sua erede.
Si tratta di una situazione intollerabile. Il pubblico ha diritto di protestare e i giornalisti hanno il dovere di riferirne e di informare i cittadini: un’opera normale in un Paese civile, in Russia sta diventando una provocazione che si può pagare con la morte.
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana esprime solidarietà ai colleghi russi e al loro sindacato, resta al fianco del movimento internazionale dei giornalisti e invita le autorità del nostro Paese a far conoscere alle autorità russe i sensi della diffusa critica e dello sgomento dell’opinione pubblica italiana.”
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Di Loredana Morandi (del 21/02/2009 @ 22:23:07, in Sindacato, linkato 964 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana               

Roma, 20 febbraio 2009   
Prot.n. 39/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

Intercettazioni: martedì 24 febbraio manifestazione Fnsi, Ordine nazionale dei giornalisti, Unci con la partecipazione della Fieg

“Intercettazioni, no al bavaglio all’informazione giudiziaria”. Questo il titolo dell’iniziativa del Sindacato dei giornalisti organizzata dal sindacato dei giornalisti per martedì 24 febbraio dalle ore 10,30 nella sede Fnsi (Corso Vittorio Emanuele II, 349, Roma), in relazione alle inaccettabili e pesanti modifiche avvenute nei giorni scorsi in Commissione Giustizia della Camera del ddl Alfano che, se approvate in Aula, metteranno la pietra tombale sulle notizie, appunto, di cronaca giudiziaria. Un’iniziativa pubblica di denuncia, aperta alla società civile, forte e decisa organizzata assieme all’Ordine nazionale dei giornalisti, all’Unione cronisti italiani e con la partecipazione della Fieg. Nei giorni scorsi, infatti, la Federazione degli editori ha sottoscritto con il Sindacato dei giornalisti un comunicato congiunto di ferma opposizione agli emendamenti introdotti che suona come un appello al Capo dello Stato, al Parlamento e al Paese perché sia rivisto profondamente il testo del disegno di legge Alfano.

Gli ultimi emendamenti inseriti nel ddl, bocciati senza appello anche dal Csm - con una dichiarazione del suo vicepresidente Nicola Mancino - reintroducono pesanti limitazioni e bavagli all’attività giornalistica fino a prevedere il carcere e pesanti ripercussioni economiche per gli editori che pubblicano notizie sulle indagini, nei fatti impedendo ai lettori di venire a conoscenza di  notizie di rilievo pubblico.
Ad oggi all’iniziativa hanno annunciato la loro presenza: il presidente della Fieg Carlo Malinconico, il presidente dell’Anm Luca Palamara, il presidente Idv Antonio Di Pietro, il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri, il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia, la capogruppo pd alla commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, l’onorevole Cinzia Capano componente della commissione Giustizia della Camera, , il senatore Felice Casson, il senatore Vincenzo Vita, il segretario generale Ugl Renata Polverini, il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni, l’avvocato Caterina Malavenda, il portavoce di Articolo21 Beppe Giulietti, il presidente Mediacoop Lelio Grassucci, il giornalista Marco Travaglio. E’previsto anche un intervento telefonico del direttore di Libero Vittorio Feltri.
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Di Loredana Morandi (del 21/02/2009 @ 22:16:42, in Magistratura, linkato 1162 volte)

De Magistris, ultimo atto?


Nuova iniziativa disciplinare nei confronti dell’ex pm di Catanzaro, oggi giudice a Napoli, Luigi De Magistris, nell’ambito del nebuloso caso Genchi, una volta di più innescato dalla collaborativa magistratura di Catanzaro. Una trovata come un’altra, ma che,a differenza dalle prime, è tutto fuorché il fatidico fulmine a ciel sereno. Se la logica non è un’opinione, infatti,per quanti coltivano un sano gusto del ragionamento, si tratta della banale non-notizia del cane che morde l’uomo e non mangia il suo simile o, non di rado, socio.

Di recente, proprio su queste colonne, ci eravamo misurati con un’ampia e spassionata lettura di questo speciale affaire di Stato. Che,tuttavia, non sembra interessare più di tanto quel che resta di un’opinione pubblica in tutt’altre faccende affaccendata, drammaticamente in bilico fra le opzioni del vegetare o del morire e perciò comprensibilmente distratta. Con la consolante esclusione di qualche celebre pensatoio, liberatorio e compassionevole, di molti patriottici bar dello sport o di fastose canzonette plebiscitarie.

In quell’occasione, si ricorderà, la ricostruzione analitica delle complessive dinamiche fattuali (e valoriali) aveva generato uno spazio per conseguenti conclusioni predittive – non solo previsive – degli sviluppi odierni. Sappiamo. Dalle pregresse risultanze investigative dell’AG di Salerno nei riguardi del De Magistris - avvalorate, il mese scorso, da un’ulteriore istanza di archiviazione di una notitia criminis a suo carico - che la sua attività a Catanzaro si era snodata nella rigorosa osservanza di leggi e regolamenti. A dispetto, prima, dell’arbitraria estromissione del magistrato dai suoi compiti d’istituto in Calabria e - pour cause - del successivo, e non meno arbitrario, trasloco in altra sede.

Sappiamo, inoltre, di un’Ag, quella di Salerno, incorsa nei fulmini dello Stato (di diritto. O di rovescio?) perché rea di avere profanato, con furia iconoclasta, l’acropoli repubblicana, i vertiginosi santuari di un potere senz’altra ambizione, se non quella di essere lasciato in pace. E in vita, con alimentazione laica e naturale, come si conviene, non bigotta e forzosa.

Sappiamo, infine, che l’improba fatica delle istituzioni di controllo e autogoverno avrebbe rischiato di risolversi in un nulla di fatto o, peggio, in un boomerang, se si fosse trascurato di applicare un congruo assioma di chiusura, corollario indispensabile per la quadratura del cerchio.

Tornare a De Magistris, imperativo categorico, se anche etico non rileva, per un ultimo delicatissimo adempimento: le rifiniture. Dopo la normalizzazione della Procura salernitana (nesso pentole/coperchi a parte) in merito ai procedimenti che lo costituiscono parte lesa, l’interessato dev’essere rimasto in trepida attesa di verità e giustizia. A dissuaderlo, del resto, altri avevano già provato, vanamente.

Prima, rispettabili settori del Parlamento della Repubblica nata dall’antifascismo e dalla Resistenza - lontani ricordi – e, dopo, l’unione nazionale dei penalisti - un pilastro della giurisdizione - disgraziatamente afflitta da peculiari forme di ipoacusia, dislessia e strabismo, se vogliamo dar credito alla Procura di Roma in riferimento al caso Di Pietro-Presidente della Repubblica.

Sennonché, in ordine a ogni eventuale devianza di De Magistris a Catanzaro, la competenza appartiene sempre a Salerno – che noia! Dove gli uffici sembrano… inagibili,a giudicare dai precisi esiti investigativi - confermati da organi giudicanti – fin qui maturati. Palla al centro dunque, è giocoforza, a Roma, sede disciplinare, la sola percorribile. Ed ecco il punto vero, senza impropri stupori: si tratta della normale esigenza di uniformità dello Stato al teorema di completezza, classicamente.

Occorre esercitare sul nostro un’energica (e sinergica) moral suasion, fargli perdere di vista e separarlo da ciò che non è essenziale, che è ormai superato. Come la inopinata attività pre-incriminatrice dell’Ag campana, ora in quarantena, dopo il tempestivo intervento risolutore delle istituzioni. Che non contempla la realtà – un dettaglio – ma il profilo e l’ombra della realtà, privi di tutti gli accenti della verità.

Un destino davvero singolare: né magistrato, né cittadino con diritto alla Giustizia. Come il PD: né governo, né opposizione. Quasi un contrappasso. Tant’è, il fine giustifica i mezzi: ameno leitmotiv nazional-popolare, bussola di quanti, senza aver mai letto un solo rigo di Machiavelli, ne praticano la grottesca parodia. Non sono i mezzi adeguati che finiscono per giustificare i fini, come, con ingenua superficialità ermeneutica, credeva – e raccomandava – F.De Sanctis.

Il governo della lingua e, soprattutto, della coscienza non rientra nel novero dei saperi privilegiati. Eppure,se la nostra rappresentanza nazionale non fosse tanto lenta e rissosa, quante criticità si potrebbero appianare con la castrazione, chimica o chirurgica, ad libitum! Anche verso certi magistrati, ostinatamente ribelli all’unica vera norma sovrana e non scritta del bel paese. Giunti a questo punto, tuttavia, l’ANM dovrebbe almeno sciogliere la suspence e decidersi: sono “pagine chiuse” o ancora aperte? I faraoni costruirono le piramidi per essere ricordati. Per la Storia. Le forze sane della nazione, nel consesso delle democrazie occidentali e in una gloriosa prospettiva storica, optarono per la lotta contro la tirannide nazifascista e l’eccidio degli uomini giusti. Non si accettano pentiti. Questa volta.

Prof.Giuseppe Panissidi 
UniCal
 
(Il Messaggero 22 febbraio 2009)
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Sincera? Mi sarei sentita più tranquilla se le "ronde" romane fossero curate da Roberto Fiore di Forza Nuova. Perché? Perché Storace pesca nell'associazionismo da Stadio e non potrà governare la teppaglia violenta. Fiore invece dovrebbe gestire una gioventù, che ben sa di essere già nel mirino e che potrebbe trovare nelle ronde una opportunità di "nuova credibilità pubblica". I suoi, infatti, sono ragazzi che hanno già fatto un grande lavoro su temi come la lotta contro la pedofilia. Negli ex Alleanza Nazionale area Storace invece è pesante l'atmosfera anticlericale falso cattolica e il razzismo fine a se stesso..

Fortuna che non ho più l'auto ...

Tutte le novità del decreto anti-stupri:

stop ai domiciliari per i violentatori

ROMA (21 febbraio) - Dalle ronde al patrocinio gratuito per le vittime di violenze sessuali, fino al reato di stalking. Sono solo alcune delle novità contenute nel decreto anti-stupro varato ieri dal Consiglio dei ministri.

Ronde con ex agenti. Il via libera alle ronde previsto dal decreto legge anti-stupri approvato ieri non sarà immediato, ma avverrà dopo la conversione in legge del provvedimento e l'emanazione di un successivo decreto da parte del ministro dell'Interno. Č l'articolo 6 (“Piano straordinario di controllo del territorio”) del dl a prevedere che «i sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale». I sindaci dovranno avvalersi in via prioritaria di appartenenti, in congedo, delle forze dell'ordine e delle forze armate.

Stupro, niente domiciliari. All'articolo 2 il decreto estende l'obbligatorietà della custodia cautelare in carcere e la conseguente esclusione dai domiciliari per i delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile, turismo sessuale, violenza sessuale esclusi i casi di minore gravità, atti sessuali con minorenne e violenza sessuale di gruppo. Si prevede poi l'arresto obbligatorio in flagranza per i casi di stupro, con conseguente possibilità di procedere con rito direttissimo e celebrare il processo anche nell'arco di 48 ore. Si limita quindi, all'articolo 3, l'applicazione dei benefici penitenziari previsti dalla legge Gozzini come permessi premio, lavoro esterno e misure alternative alla detenzione, ai condannati per delitti di violenza sessuale.

Patrocinio gratuito. Per assicurare una più adeguata assistenza legale alle vittime di violenze sessuali, il decreto estende con l'articolo 4 il patrocinio gratuito a spese dello Stato per tutti coloro che subiscono questo tipo di reato, anche in deroga ai limiti di reddito. La senatrice dei Pd Vittoria Franco commenta: ««Siamo ovviamente d'accordo con misure come il gratuito patrocinio, l'arresto cautelare in carcere, o l'ergastolo per chi uccide dopo una violenza. Ma a parte lo stalking non ci sono misure vere di prevenzione della violenza contro le donne. Non si stanziano fondi, non sono previste misure a favore dei centri antiviolenza, come sarebbe invece necessario, non si finanziano in modo massiccio, come si dovrebbe, le forze dell'ordine».

Da marzo 2.500 agenti in più. Il decreto prevede lo stanziamento di fondi per 100 milioni di euro che serviranno, ha spiegato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, «a rafforzare il sistema di controllo e di presidio del territorio». In base al provvedimento, saranno poi assunti entro il 31 marzo prossimo altri 2.500 operatori delle forze dell'ordine. Sarà un successivo decreto interministeriale a chiarire le modalità. Poliziotti, carabinieri e finanzieri saranno assunti tra i volontari in ferma breve prefissata risultati idonei nei concorsi degli anni precedenti. Il segretario generale della Silp-Cgil ricorda però che «le forze dell'ordine hanno subito tagli per un miliardo di euro con la manovra finanziaria».

Ergastolo in caso di morte. All'articolo 1 si prevede una modifica al Codice penale in modo da contemplare l'ergastolo in caso di omicidio commesso in occasione dei delitti di violenza sessuale, atti sessuali con un minorenne, violenza sessuale di gruppo e atti persecutori.
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha commentato: «Il decreto legge anticipa di 100 giorni la tutela giuridica delle donne. La norma è già stata approvata al Senato e ne anticipiamo gli effetti».
Il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna ha aggiunto: ««Č finito il tempo delle scarcerazioni facili per gli stupratori, che ora sanno di rischiare pure l'ergastolo».

Il nuovo reato di stalking. Si prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque «molesta o minaccia taluno con atti reiterati ed idonei a cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero a ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita. La pena aumenta se a molestare è il coniuge, anche se separato o divorziato, o il convivente o il fidanzato (anche ex). Si prevede più carcere anche se la vittima è un minore o un disabile o una donna incinta e se gli atti persecutori sono stati commessi usando armi, o da “persona travisata”.

Videosorveglianza più diffusa. Il piano straordinario di controllo del territorio prevede poi l'utilizzo da parti dei Comuni di sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico. La capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, commenta: «Il Governo è incoerente e contradditorio: oggi Maroni annuncia un potenziamento della videosorveglianza urbana, dimenticandosi che nel ddl intercettazioni il ministro Alfano ha introdotto una norma che equipara le riprese visive e audio visive alle intercettazioni telefoniche per cui tutto ciò che sarà videoripreso senza l'autorizzazione preventiva del tribunale collegiale sarà inutilizzabile ai fini processuali».

La permanenza nei Cie, 6 mesi. Con l'estensione da due a sei mesi del tempo di permanenza nei Centri di identificazione e espulsione (Cie) «potremo garantire il rimpatrio di tutti coloro che sono nei Centri per immigrati, in particolari quelli provenienti dalla Tunisia che sono stati trattenuti in queste settimane a Lampedusa».Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, illustrando il decreto legge anti-stupri. A Lampedusa, ha ricordato, «c'erano oltre 1.000 tunisini, ne sono già stati rimpatriati oltre 120. Ora saranno tutti rimpatriati grazie a questa norma. Noi abbiamo anticipato nel decreto una norma già approvata dal Parlamento europeo per quanto riguarda l'asilo e i rimpatri».


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Di Loredana Morandi (del 21/02/2009 @ 22:02:22, in Magistratura, linkato 1130 volte)

Giustizia, oltre 16mila pratiche 'arretrate' al Tar

BOLOGNA - Anche il Tar, il Tribunale amministrativo regionale, accusa le lungaggini e la pesantezza del sistema giudiziario italiano. Calogero Piscitello, presidente del Tar regionale, lo fa capire chiaramente, nonostante il trend si sia invertito. "Nel giro di pochi anni - spiega Piscitello - si e' ottenuto il quasi dimezzamento della giacenza complessiva dei ricorsi, che e' passata dal picco di 29.556 della fine del 2001 al livello minimo finora raggiunto di 16.571".

Dal 1991 al 2001 il dato della pendenza dei ricorsi registrata a fine anno risultava inesorabilmente in crescita. Poi un calo graduale: 28.388 ricorsi nel 2002, 27.501 nel 2003, 24.983 nel 2004, 24.050 nel 2005, 22.319 nel 2006, 19.160 nel 2007. Degli anni precedenti al 1991, poi, risultano ancora pendenti 200 ricorsi: sono sotto oggetto di attenzione, assicura il presidente, "per essere al piu' presto eliminati".


Se l'andamento del numero dei ricorsi pervenuti al Tar e' stato altalenante (e comunque in calo negli ultimi quattro anni), a dare il contributo maggiore e' stata la legge che nel 2000 ha portato da dieci a cinque gli anni entro cui le parti devono dimostrare attivamente interesse per la causa pendente, pena l'estinzione il ricorso.

La norma, commenta pero' Piscitello, "rischia di creare piu' problemi di quanti ne vorrebbe risolvere, perche' essendo uno strumento giuridico non assistito da corrispondenti previsioni di spesa, sembra porre oneri solo a carico delle segreterie dei Tar". Tema dominante nel dibattito sul funzionamento degli apparati giudiziari, in ogni caso, resta per il presidente del Tar quello della ragionevole durata del processo.

Romagna Oggi
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Di Loredana Morandi (del 20/02/2009 @ 14:46:35, in Osservatorio Famiglia, linkato 1138 volte)
Mentre in Italia impazza il terrore per gli stupri, ci sono luoghi virtuali in cui si celebrano quei riti, che hanno introdotto nel computer dello Stasi le foto e i video pedo e pornografici e che consentono ad una Amanda qualunque, di sorridere beota ai giornalisti e ai fotografi durante udienze per l'omicidio della sua compagna di stanza Meredith.

La conversazione inizia qui a pagina 19, prosegue alla pagina successiva e diviene "topic".

E no, non si tratta di bullismo perché l'età è superata da un pezzo, dato che gli attori hanno più di 30 anni.

Una volta c'era Meredith,   biancaneve e la strega cattiva, poi hanno bruciato i reggiseni in piazza e alcune cose si sono concretizzate. Oggi ancora si tratta di medioevo culturale, proprio come nel passato, ma nulla è cambiato nella sostanza.

Medioevo lo è di sicuro per le donne, se così si possono ancora chiamare.

Ai posteri la non ardua sentenza ...

L.M.
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Di Loredana Morandi (del 20/02/2009 @ 02:36:19, in Magistratura, linkato 1421 volte)
Tribunale di Latina al collasso: protesta delle «toghe» davanti al Csm. Una delegazione dell'ordine ricevuta da Visconti

«Marcia» su Roma degli avvocati

Soddisfatto il presidente Giovanni Malinconico. Ricevute ampie rassicurazioni

Clemente Pistilli

Hanno disertato le aule di giustizia e, sfidando le temperature gelide, ieri gli avvocati pontini hanno «marciato su Roma». Nessun tentativo di golpe, ma solo la ferma volontà di fare tutto il possibile per far uscire il locale Tribunale dallo stato di collasso in cui versa ormai da troppo tempo.

Le «toghe» hanno manifestato davanti a Palazzo dei Marescialli e una loro delegazione - composta dal presidente dell'ordine, Giovanni Malinconico, dal segretario, Carlo Macci, e dal tesoriere, Aldo Panico - è stata ricevuta dal segretario generale del Csm, Carlo Visconti, ricevendo ampie rassicurazione sull'impegno del Consiglio superiore della magistratura ad intervenire per garantire al capoluogo pontino un numero di giudici idoneo a far fronte alle esigenze.
Gli avvocati, disperati davanti a una situazione in cui si fa fatica a consentire agli utenti di ottenere giustizia, sono partiti in 150, con due pullman da Latina e uno da Gaeta. Sotto la sede del Csm sono stati raggiunti anche dal giudice del tribunale di Latina, Paola Di Nicola. E indossando la toga hanno manifestato.
Al segretario Visconti, la delegazione dell'ordine degli avvocati ha ricordato che sono da tempo vacanti i posti di presidente del Tribunale, della sezione penale, della I e della II sezione civile, che l'organico di magistrati e personale di cancelleria è carente e i carichi di lavoro spropositati anche rispetto ad altri Tribunali laziali.
Il rappresentante del Csm, esaminando la situazione, ha promesso che nel più breve tempo possibile saranno assegnati a Latina tre uditori e che si farà il possibile per gli incarichi dirigenziali, che seguono un criterio geografico e al momento hanno portato il Consiglio a lavorare a quelli del Nord Italia. A tal proposito le «toghe» pontine, temendo ancora una lunga attesa, hanno insistito affinché venga data la priorità a Latina.
«La giornata di oggi - ha commentato il presidente Malinconico - lascia ben sperare. Diremo che il risultato è positivo quando avremo i documenti firmati, ma essere stati ricevuti dal segretario generale è un ottimo segnale. Abbiamo anche chiesto - ha proseguito - il sostegno del Csm per l'ampliamento dell'organico del Tribunale, che chiederemo al ministro della giustizia. La partecipazione dei colleghi è stata buona e lo stesso Visconti ha affermato che quando gli avvocati, in toga, scendono in piazza la situazione è disperata».
La prossima settimana gli avvocati pontini saranno ricevuti dal vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ieri impegnato nel plenum, e il 6 marzo torneranno a manifestare a Roma davanti al Ministero della giustizia.
Il Tempo - Latina
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