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Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.

Bertolt Brecht
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\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 16/02/2009 @ 13:13:51, in Politica, linkato 1086 volte)

Se il berla non sta attento e dopo Fini il suo elettorato voterà Rifondazione ...

E Su facebook è un proliferare di gruppi contro l'ex guardasigilli

Mastella, rivolta sul sito di Forza Italia
«Non vogliamo voltagabbana nel Pdl»

Militanti e simpatizzanti del Popolo delle libertà su «Spazio Azzurro»: «Se Clemente resta voteremo Lega»

La notizia della sua candidatura, alle europee e col Pdl, è di appena due giorni fa. Eppure il ritorno di Clemente Mastella ha già suscitato diversi malumori. Almeno tra gli internauti. Su Facebook è tutto un proliferare di gruppi (dal numero esiguo di iscritti, a dire il vero) contrari al binomio Mastella-Pdl: quello più numeroso (una quarantina di membri circa) si chiama «Non vogliamo Mastella nel Pdl». Ma ci sono anche «Se Mastella non esce dal PDL....esco io!» e «Mastella alle Europee col PDL: Ecco i meritati 33 denari (30 + 3 di IVA)!!». Più che i gruppi su Facebook, però, sorprende la vera e propria rivolta del popolo azzurro sul sito di Forza Italia. Nello "Spazio Azzurro", la pagina Web che raccoglie sfoghi, complimenti, critiche o semplicemente osservazioni di militanti e simpatizzanti del partito fondato da Silvio Berlusconi, è dura la reazione di molti sostenitori del Pdl alla candidatura dell'ex Guardasigilli. Una bocciatura quasi unanime quella di quanti scrivono su "Spazio Azzurro" di Mastella, apostrofato come un "voltagabbana". Come su Facebook, anche sul sito di Forza Italia c'è chi minaccia di abbandonare il Pdl e di votare Lega. Minacce e anche suppliche: «Annullate la candidatura di Mastella, vi prego». Si firma "Ceppalone" uno degli arrabbiati azzurri: «Benvenuto a Mastella nel Pdl! Ci voleva un volto nuovo e pulito da proporre al Parlamento europeo! Ma cribbio...».

«ORA BASTA» - «Pensate - domande un altro sostenitore azzurro - che gli elettori del Pdl siano così smemorati da aver dimenticato chi è Mastella? Idioti! No a Mastella nel Pdl», insorge "Alkampfer", secondo il quale «candidare Mastella nel Pdl è una vaccata immane! Un grave errore». E un altro elettore di centrodestra si fa portavoce di quanti invocano un ripensamento: «Siamo un gruppo di simpatizzanti di Forza Italia, siamo rimasti allibiti quando abbiamo appreso della candidatura di Mastella per il Pdl: vi preghiamo con forza di annullarla». Per "Molder" la misura è colma: «Prima Capezzone e Dini, ora Mastella. Noi portiamo acqua al Partito e Voi gli regalate le poltrone. Basta: io mi fermo qui».

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Di Loredana Morandi (del 16/02/2009 @ 13:04:27, in Sindacato, linkato 1071 volte)

INTERCETTAZIONI: CARCERE A CHI PUBBLICA QUELLE DA DISTRUGGERE

(AGI) - Roma, 16 feb - Carcere da uno a tre anni per chi pubblica il contenuto delle intercettazioni di cui e' stata ordinata la distruzione. E' passato in commissione giustizia della Camera l'emendamento presentato dalla parlamentare Pdl Debora Bergamini. Via libera anche alla proposta di Nino LoPresti che vieta la pubblicazione delle intercettazioni espunte dal processo perche' riguardanti fatti e persone estranee alle indagini. Anche in questo caso la pena e' la reclusione da uno a tre anni "E' l'ennesimo strappo della maggioranza - commenta il ministro ombra del Pd, Lanfranco Tenaglia - dopo lo strappo fatto allo strumento di ...


La mia impressione?

Avremo l'occasione di vedere istanze di sequestro e perquisizione sullo stile di quella di Salerno sempre più spesso. Le verità sporche dell'Italietta del quartierino dovranno pur uscire affinché gli italiani sappiano...

E poi, basta con questi ministeri ombra e con la pubblicità ingannevole.
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Di Loredana Morandi (del 16/02/2009 @ 12:48:41, in Politica, linkato 1135 volte)
Io sono, per una volta, in disaccordo con la CEI. In Italia i problemi veri sono: i pedofili di 30 anni e gli stupratori di 15. Poi ci sono i rumeni e gli altri extracomunitari, ma devo aver già detto che qualcosa è cambiato nella gestione delle donne da marciapiede. E cmq che i rumeni siano bestie, lo posso testimoniare io stessa perché ho visto con i miei occhi le condizioni della vecchietta numero X alla ennesima potenza (nel mio quartiere, ha più di 80 anni ed è paralitica sulla sedia a rotelle) picchiata e derubata dalla badante e dal partner rumeno.

16/2/2009


Severi ma giusti
   
MARCELLO SORGI

Dopo quel che è accaduto tra sabato e domenica in tre grandi città come Roma, Milano e Bologna, il governo ha fatto bene a dare un’accelerata in materia di stupri. Il decreto annunciato ieri e messo all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri dovrebbe servire ad anticipare parte delle misure anticriminalità già approvate in Senato, a cominciare dal blocco delle scarcerazioni per i violentatori.

E ciò non solo perché in almeno una delle tre violenze, a Bologna, il responsabile - un immigrato tunisino di 33 anni - era già stato arrestato e liberato due volte in dieci mesi, malgrado si fosse macchiato di reati gravi come lo spaccio di droga. Ma anche perché, dall’inizio dell’anno, in altri due casi i colpevoli, anche se non tutti, sono stati subito rispediti a casa agli arresti domiciliari. Di qui a una piena libertà, troppo spesso, si sa, il passo è breve. E ancor più corto, purtroppo, quello tra la libertà e il ritorno alla delinquenza.

Non a caso, a caldo, su un punto le reazioni dei due sindaci di Roma e Bologna, pur provenienti da schieramenti politici opposti, sono state coincidenti. Alemanno ha chiesto alla magistratura «di dare segnali forti». E Cofferati s’è lamentato che i giudici non siano in grado «di assicurare la certezza della pena».

Questo, e non altro, chiedono i parenti delle vittime. Non riescono a spiegarsi come mai, mentre ancora le loro figlie giacciono in un lettino d’ospedale, o cercano faticosamente, con l’ausilio di uno psicologo, di ricostruire le loro terribili esperienze, gli arrestati possano tornare liberi, o semiliberi, dopo solo un paio di notti passate in cella.

In genere, a queste obiezioni, i magistrati rispondono che è la legge a consentirlo, e che perfino un violentatore, se confessa o collabora positivamente alle indagini, ha diritto di attendere il processo fuori del carcere o a piede libero. Se non c’è pericolo di fuga o di inquinamento delle prove, dice appunto la legge, l’arrestato può essere rimesso in libertà.

Tali interpretazioni delle norme non tengono conto dell’emergenza rappresentata dagli stupri che ormai si verificano tutti i giorni, e dall’allarme sociale che determinano tra i cittadini. Certe cose i giudici non vogliono sentirsele dire. Tra loro c’è anche chi pensa - non a torto, in qualche caso - che se i politici evitassero di scontrarsi quotidianamente, contendendosi i voti, sulla sicurezza, anche le preoccupazioni dei cittadini diminuirebbero.

Ma, a questo punto, non si tratta solo di preoccupazioni. A Roma, sia nel caso dello stupro della notte di Capodanno (violentatore preso e già scarcerato), sia in quello dei due morosi quindicenni aggrediti alle sette di sera nel quartiere molto affollato della Caffarella, i genitori delle vittime hanno minacciato di farsi giustizia da soli. Si dirà che, in certi momenti, la rabbia e il dolore fanno pure straparlare. Ed è vero. Ma se il padre, o la madre, di una ragazza stuprata vuole una pena severa per chi ha violato la figlia, non straparla: chiede una cosa giusta.

È possibile che anche queste considerazioni siano alla base dell’accelerata decisa dal governo. Ma proprio perché il decreto è ancora in gestazione, e non è dato sapere quante delle norme uscite dal Senato vi saranno inserite, senza nulla togliere all’urgenza dell’intervento, forse c’è ancora tempo per riflettere e selezionare meglio le misure da far partire nell’immediato. Bene, appunto, il blocco delle scarcerazioni per gli stupratori. E bene, se si realizzerà, l’incremento degli organici delle forze dell’ordine, in controtendenza con i tagli che anche in questo delicato settore sono stati imposti dalla situazione dei conti pubblici. Se invece, com’è prevedibile, l’aumento del numero di poliziotti e carabinieri dovesse rivelarsi più difficile da realizzare, si potrebbe decidere di richiamare quelli destinati all’estero in missioni di pace, e sostituiti sulle strade delle metropoli da soldati meno adatti e meno addestrati per compiti di sicurezza.

Sarebbe opportuno, poi, che davanti a decisioni del genere l’opposizione rinunciasse alle polemiche e favorisse l’iter parlamentare dei provvedimenti. Nello stesso senso, per agevolare un confronto meno teso nelle aule della Camera e del Senato, potrebbe muoversi il governo. Una delle misure che dividono di più riguarda le ronde di liberi cittadini che, sia pure senza armi, e autorizzati dai sindaci, dovrebbero affiancare le forze di polizia nei pattugliamenti notturni delle strade. In un momento di così grave tensione, con la gente che minaccia vendetta in mancanza di giustizia, i rischi di una svolta come questa potrebbero rivelarsi superiori agli eventuali vantaggi.

Proprio perché siamo di fronte a un’emergenza, che colpisce in misura eguale città amministrate dalla destra e dalla sinistra, non sarebbe male agire severamente, ma con freddezza. Separando le azioni utili da quelle destinate a venire incontro alle emozioni più diffuse, la politica dalla propaganda, gli annunci dagli interventi concreti. E cercando, soprattutto, di non alimentare illusioni: perché la guerra contro la criminalità e per una maggiore sicurezza sarà lunga. Molto più lunga di quel che ci si può aspettare.

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 16/02/2009 @ 12:40:56, in Osservatorio Famiglia, linkato 1154 volte)
Stupro alla Caffarella, pronti gli identikit
Gli investigatori: hanno le ore contate

La polizia è sicura che i due aggressori siano romeni:
uno ha i capelli lunghi e la carnagione scura

ROMA (16 febbraio) - Pronti gli identikit dei due uomini, stranieri dell'est europeo, autori della violenza nel Parco della Caffarella, ai quali i due ragazzini aggrediti hanno tentato di dare un volto: uno è stato descritto scuro e con i capelli lunghi....

- La ragazza: «Fatemi vedere tutte le foto, prendeteli e metteteli dentro» 
- Le compagne della vittima: mai più nel parco
- Controlli dei carabinieri nei campi nomadi fino a Civitavecchia

Raid razzista all'Appio: in venti gridavano: «Vi ammazziamo»

Gli aggressori: «Di dove siete?». Titolare locale: «Ho paura»
Alemanno: «No alla giustizia fai da te»

ROMA (16 febbraio) - «Erano una ventina di ragazzi incappucciati e si sono scagliati con le mazze contro i quattro romeni gridando, vi ammazziamo». Questa è la ricostruzione che ha fatto il proprietario del negozio di kebab,...
- Giovedì scorso violentò una donna romena: italiano ai domiciliari
- Mai farsi giustizia da soli
- Il direttore ufficio immigrazione Cei: grave l'equazione romeni uguali delinquenti

Misure antistupro, il governo a caccia
di fondi per le forze dell'ordine


di Marco Conti
ROMA (16 febbraio) - "Ronde padane" e "militari di pattuglia" non sembrano aver migliorato la sicurezza nelle nostre città e il governo corre ai ripari puntando...

- Veltroni: auto della polizia ferme perché non ci sono soldi per la benzina
- Stupro, la legge negli altri Paesi
- Lo psicologo: «Denunciare l'aggressione permette di uscire dall'incubo»

Mantovano: «Sì alle ronde». E' polemica
D'Alema: «Frutto di incitamento razzista»

ROMA (16 febbraio) - «Nel disegno di legge sulla sicurezza c'è una norma che fissa delle...
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Di Loredana Morandi (del 16/02/2009 @ 12:37:50, in Estero, linkato 1119 volte)

Stupro, la legge negli altri Paesi

ROMA (16 febbraio) - Lo stupro è punito in Francia con pene fino a 15 anni di carcere. Diverse leggi, provocate anche dall'emozione suscitata da alcuni casi in cui lo stupratore era già stato condannato per crimini simili, hanno reso più severe le pene in caso di circostanze aggravanti. La recidiva può portare la reclusione fino a trent'anni, mentre se la violenza avviene con la tortura o atti di barbarie è punita con l'ergastolo. Aggravante è anche considerata la violenza sessuale «coniugale». Di recente, il presidente Nicolas Sarkozy ha chiesto nuove leggi ancora più severe per i criminali sessuali giudicati «pericolosi». In particolare, aprirà entro la fine dell'anno a Lione il primo «ospedale prigione», un istituto sanitario cui saranno inviate persone che hanno finito di scontare la loro pena per reati sessuali, ma che sono considerate ancora a rischio di recidiva.

Spagna. Proprio ieri la Spagna, commossa e indignata, scopriva che una diciassettenne scomparsa da oltre un mese, Marta del Castillo, è stata uccisa dal suo amichetto e gettata nelle acque sivigliane del Guadalquivir dove si cerca il corpo. I reati contro la donna, le violenze e gli stupri, sono trattati in Spagna con grande attenzione e durezza a causa di una forte sensibilità sociale, dovuta soprattutto alle numerose donne uccise dai mariti o compagni, spesso durante o dopo una tormentata separazione. Lo stupro, senza aggravanti, è punito con pene tra sei e dodici anni. Dal 2006, invece, con la cosiddetta "Legge sulla violenza di genere", qualsiasi atto di violenza, anche uno schiaffo, se commesso contro una donna porta con sé una discriminazione positiva. La pena lievita perché si passa al reato immediatamente superiore.

Gran Gretagna. Recentemente il ministero della Giustizia inglese ha sollecitato la certezza della pena per chi viene accusato di stupro. Infatti solo il 6% delle violenze denunciate sfocia in una condanna al carcere. L'anno scorso la Corte d'Appello ha fatto giurisprudenza con una sentenza cruciale: può esserci stupro anche se la vittima, ubriaca o sotto effetto di stupefacenti, acconsente al rapporto. Inoltre le pene sono più rigide in base all'età della vittima. Se è maggiore di 16 anni la pena minima è di 5 anni di carcere. Se l'età è tra i 13 e 16 anni la pena sale a 8 anni; 10 se la vittima è minore di 10 anni. Aggravanti come rapimento, stupro di gruppo o lesioni pesanti possono aumentare la pena di base di 8, 10 o 13 anni (rispettivamente nei tre gruppi di età della vittima). Il codice prevede però, come condanna massima, l'ergastolo. Tuttavia l'attuale lunghezza media di una pena per stupro è di 7 anni e mezzo.

Germania. La legge tedesca prevede la reclusione da un minimo di un anno a un massimo di quindici per i reati di violenza carnale. Se la vittima è minorenne si passa da sei anni al carcere a vita. Nel 2007 sono stati denunciati 8.181 casi di violenza carnale. Ma anche in Germania la maggior parte delle violenze non viene denunciata. Tanto che di recente è stato approvato un provvedimento legislativo che nei casi di violenza carnale in famiglia il reato può essere perseguito anche senza la denuncia da parte della donna. Il fatto penalmente rilevante può essere denunciato anche da un estraneo al nucleo familiare. Può rivolgersi all’autorità giudiziaria chi è stato testimone della violenza, anche se è stata consumata all’interno della cerchia familiare.

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 16/02/2009 @ 12:34:39, in Magistratura, linkato 1285 volte)
16/2/2009

Chi rallenta la giustizia
   
BRUNO TINTI

Ogni tanto i politici italiani si avventurano in frasi destinate, nelle loro intenzioni, a restare nella Storia. Sarebbe meglio che, almeno, stessero zitti. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha svolto alla Camera la sua relazione annuale sull’amministrazione della giustizia; e ha detto: la crisi della giustizia «ha superato ogni limite di tollerabilità. Il più grande nemico della giustizia è la sua lentezza che coinvolge negativamente lo sviluppo del Paese». Poi è comparso lo «Schema di disegno di legge recante: Disposizioni in materia di procedimento penale» e tante altre sorprendenti novità. E io sono rimasto a chiedermi che ne è stato del problema della lentezza dei processi.

Non basta un volume per parlar male di questa riforma. E così, per il momento, parlo solo di una stupefacente novità. Il nostro dissennato codice di procedura penale qualche sprazzo di ragionevolezza lo conservava: secondo l’art. 238 bis, le sentenze emesse in un processo e divenute irrevocabili (significa che non si può più fare appello né ricorso per Cassazione) potevano essere acquisite in un altro processo e costituire elemento di prova, purché confermate da altri riscontri. La cosa si capisce meglio con un esempio. Processo a carico dell’avvocato inglese Mills per corruzione in atti giudiziari; come tutti sanno, nello stesso processo era imputato anche il presidente del Consiglio, come corruttore. Poi è arrivato il Lodo Alfano e la posizione di Berlusconi è stata stralciata (vuol dire che di un processo solo se ne sono fatti due; quello a carico di Mills è continuato e l’altro è stato sospeso). Ora entrambi gli imputati attendono il loro destino: Mills aspetta di sapere se sarà condannato, la sentenza è attesa a giorni. Berlusconi aspetta di sapere se la Corte Costituzionale deciderà che il Lodo Alfano è incostituzionale. Se il Lodo Alfano non superasse l’esame della Corte (il suo predecessore, il Lodo Schifani, l’ha già fallito), il processo a suo carico riprenderebbe e, qui è il punto, la sentenza nei confronti di Mills, quando definitiva, potrebbe essere acquisita e fare prova dei fatti in essa considerati. Se fosse una sentenza di condanna, essa costituirebbe prova del fatto che Berlusconi corruppe Mills; tanto più se, secondo l’ipotesi di accusa, i «piccioli», i soldi, fossero davvero arrivati da un conto nella sua disponibilità.

Guarda caso, l’articolo 4 della riforma destinata a risolvere il problema della lentezza dei processi dice: l’articolo 238 bis è sostituito; nei procedimenti relativi ai delitti di cui agli articoli 51, commi 3-bis e 3-quater, e 407, comma 2, lett. a), le sentenze divenute irrevocabili possono essere acquisite ai fini della prova del fatto in esse accertato. Sembra tutto uguale, vero? Invece no: adesso le sentenze emesse in un altro processo fanno prova solo nei processi per mafia, terrorismo, armi (da guerra) e stupefacenti; per tutti gli altri reati non se ne parla, carta straccia.

Recuperiamo l’esempio. Quando e se Mills sarà condannato, e quando e se la Corte Costituzionale avrà bocciato il Lodo Alfano, la sentenza che ha condannato Mills non potrà essere utilizzata nel processo a carico di Berlusconi: si dovrà ricominciare tutto daccapo. Che non sarebbe grave: se vi erano elementi per condannare Mills, gli stessi elementi potranno far condannare Berlusconi. Ma, tempo di rifare tutto il processo (qui la riforma ha studiato parecchie cosucce che lo rallentano), sarà arrivata santa prescrizione.

Naturalmente questa bella trovata è una legge dello Stato; e, come tale, vale per tutti, non solo per il suo primo beneficiario. Sicché possiamo porci la solita domanda: in che modo questa parte di riforma (le altre parti sono anche peggio) potrà eliminare il grande cruccio di Alfano, «la lentezza della giustizia»?

Va detto che questo ministro e il suo presidente sono anche sfortunati: lo scorso 26 gennaio la Corte Costituzionale (sentenza n. 29) ha ritenuto che l’articolo 238 bis (proprio quello modificato dalla riforma) era costituzionalmente legittimo; ne consegue che l’aver previsto che esso valga solo per alcuni reati e non per altri è, questo sì, incostituzionale. E così anche questa farà la fine di tante altre leggi emanate in spregio alla Costituzione; dopo aver assicurato l’impunità a tanti delinquenti, finirà ingloriosamente nel cestino. Ma è troppo chiedere che, prima di legiferare, studino un pochino?

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 16/02/2009 @ 12:15:51, in Indagini, linkato 1305 volte)

Sono contenta che anche Gaia Bottà faccia citazione delle "donazioni", perché quali siano il genere di finanziamenti ottenuti da Pirate Bay è anche ben conosciuto dalla Rete.

Ora speriamo che la magistratura svedese non faccia ridere di se tutto il web conosciuto, perché delegittimerebbe se stessa a favore del partito dei pedofili, e non converrà a nessuno che ciò accada. A meno che ... non funzioni in quel tribunale l'antico proverbio: "l'abito non fa il monaco".

The Pirate Bay, inizio alle danze


PI - News di Gaia Bottà
lunedì 16 febbraio 2009

Roma - Spettacolarizzazione e trasparenza, ironia e dissenso: il processo a The Pirate Bay sarà un'udienza pubblica, sarà un'udienza aperta alla rete. Vedrà opporsi rappresentanti dei netizen e rappresentanti dell'industria, le istanze della circolazione della cultura e le istanze di coloro che traggono profitto dalla merce culturale.

È stato allestito un sito presso il quale convergeranno tutti gli aggiornamenti che si avvicenderanno durante le ore del processo, flussi di parole trasmessi dall'emittente pubblica svedese, fiotti di post e di cinguettii si dirameranno in rete sospinti dai netizen. Sarà un processo, sarà uno spettacolo, promettono gli amministratori della Baia: parte del copione è già stato scritto come una sceneggiatura, ma si anticipano sconfinamenti di genere, fino a sfiorare il talk show con interviste e opinionisti chiamati a raccolta.

Fulcro dell'evento non sarà semplicemente l'aula del tribunale di Stoccolma in cui si celebrerà il processo, ma il centro stampa motorizzato che verrà parcheggiato fuori dal tribunale: il verbo di The Pirate Bay ha già solcato l'Europa a bordo del bus che raggiungerà in queste ore la capitale svedese e che ospiterà cittadini della rete, eventi, spettacoli. Tutti foraggiati da donatori disposti a sostenere la causa di una più libera circolazione dei contenuti.

Alla sbarra saranno in quattro: Peter Sunde, Gottfrid Svartholm Warg, Fredrik Neij e Carl Lundstrom. Hanno promesso scintille e la competenza di testimoni esperti, hanno ribadito che The Pirate Bay, raccoglitore di link, non viola in alcun modo la legge. Hanno assicurato che l'industria dei contenuti non caverà un centesimo dal processo, né riuscirà ad arginare lo scorrere dei contenuti online: "Hanno già fallito nel tentativo di buttar giù il sito - ha provocato Warg nel corso della conferenza stampa organizzata ieri - lasciamo che falliscano un'altra volta". Gli amministratori di The Pirate Bay difenderanno in ogni modo le proprie istanze, non permetteranno che i tracker che ospita si inabissino sotto il peso di utenti affamati di condivisione.

Ma anche l'industria del copyright, in cerca di milioni di euro di risarcimento danni e di una punizione esemplare per gli admin, si mostra combattiva: "Gli operatori di The Pirate Bay - questa la denuncia di Ludvig Werner, a capo della divisione svedese di IFPI - hanno violato i diritti degli autori e, come dimostreranno le prove in tribunale, lo hanno fatto per trarne profitto". L'accusa che l'industria scaglia contro la Baia fin dal raid del 2006 è quella di racimolare denaro agevolando la violazione del diritto d'autore, accusa da cui la Baia si è sempre difesa. "Non si può permettere che si continui a perpetrare questo tipo di abusi - minaccia Werner - e questo è il motivo per cui questi procedimenti penali sono così importanti per il benessere della comunità creativa".

Se l'industria intende brandire il caso come un deterrente per gli emuli della Baia, Sunde, altresì noto come BrokeP, auspica di scagionare sé stesso quanto il modello di circolazione della cultura su cui si fonda The Pirate Bay: si tratta, ha spiegato nel corso della conferenza stampa, di "difendere le motivazioni politiche per cui la tecnologia deve essere libera e non controllata da entità che non sanno apprezzare la tecnologia".

Gaia Bottà
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Di Loredana Morandi (del 15/02/2009 @ 12:04:11, in Politica, linkato 1155 volte)
Sono convinta che le "ronde di quartiere" non sono la soluzione ottimale, ma temo che inoltre sia cambiato qualcosa nella gestione della prostituzione da marciapiede da e per gli extracomunitari. E se questo è vero, quanta violenza hanno subito le donne ridotte in stato di schiavitù?
Ai giovani italiani ancor prima della punizione è necessario dare una educazione, anche e purtroppo ricorrendo a forme di censura visibili della Rete.
Appena ho un attimo di tempo mi pronuncerò sul caso della maglietta di Amanda in tribunale, sulla pornografia nel computer dello Stasi e lo farò con dati veri alla mano sul target della attuale popolazione giovanile.

2009-02-15 19:03

NUOVE VIOLENZE SESSUALI, MISURE ANTISTUPRO IN CDM

ROMA - Una ragazzina di quattordici anni violentata in un parco a Roma, una boliviana stuprata a Milano. E ieri un'altra violenza sessuale si una adolescente a Bologna, non lontano da casa. Dopo questi ultimi fatti di cronaca e brutale violenza, e tra le polemiche sulla sicurezza, il governo ha deciso di anticipare al prossimo consiglio dei ministri alcune delle misure contenute nel disegno di legge Sicurezza, approvato dal Senato. Intanto, sul fronte delle indagini, spunta un identikit per lo stupro avvenuto nella capitale.
 
NELLE NUOVE MISURE VOLONTARI SU TERRITORIO  - I sindaci potranno decidere di utilizzare volontari, non armati, per il controllo del territorio. Il provvedimento che approdera' sul tavolo dei ministri, probabilmente un decreto legge, prevede, tra l'altro, oltre all'esclusione della possibilità di arresti domiciliari per chi è accusato di stupro, il gratuito patrocinio per le vittime di violenza, l'aumento degli organici delle forze dell'ordine, in particolare la Polizia, compatibilmente con le disponibilità finanziarie.

GIOVANE SUDAMERICANA STUPRATA A MILANO - Una studentessa boliviana di 21 anni ha subito una violenza sessuale, la scorsa notte, attorno alle 4, da parte di un uomo, che ha descritto come nordafricano. La vittima è studentessa, regolare in Italia. Secondo il suo racconto, la scorsa notte era andata, insieme ad un amico, ai 'Magazzini Generali', in una zona non lontana dall'Università Bocconi. Si erano uniti ad altri conoscenti. Intorno alle 3.30, alcuni del gruppo sono usciti dalla discoteca e la giovane ha preceduto l'amico attendendolo accanto all'auto di lui per essere riaccompagnata a casa. A quel punto - secondo il suo racconto - le si è avvicinata un'auto di media cilindrata, dalla quale è sceso un uomo, descritto appunto come nordafricano, che l'ha indotta a forza a salire, allontanandosi velocemente verso la zona est della città. La violenza, secondo la giovane, si sarebbe consumata a bordo della stessa auto, in un parcheggio prossimo al Parco Forlanini, quindi ad una certa distanza dai 'Magazzini Generali'. La giovane ha detto che, dopo lo stupro, ha convinto il suo aggressore a fermarsi ad un chiosco notturno di cibi e bevande. Mentre lui scendeva, ha chiamato un'amica al cellulare ("mi hanno violentata, manda qualcuno") poi è scesa a sua volta. L'uomo se ne è accorto, ha intuito che era stato dato l'allarme ed è fuggito prima dell'arrivo dei carabinieri.

ROMA: RAGAZZINI ASCOLTATI, C'E'UN IDENTIKIT
Sono stati ascoltati per quasi tutto il pomeriggio dagli investigatori della squadra mobile di Roma i due ragazzini di 14 e 16 anni, lui aggredito e lei violentata ieri sera nel parco della Caffarella. I due ragazzi insieme alle famiglie hanno trascorso diverse ore negli uffici della polizia cercando di far riaffiorare ricordi "mirati e selettivi" che possano servire da adesso in poi a dare impulso alle indagini. E sembra ormai definitivamente pronto l'identikit dei due uomini, stranieri dell'est Europa che ieri sera hanno trascinato, dopo averli minacciati, i due ragazzini in un luogo buio ed impervio nel parco della Caffarella. All'ultima stesura dell'identikit dei due gli psicologi e la polizia scientifica hanno lavorato per ore insieme alla 14enne e al suo fidanzato. Ad uno dei due aggressori, con grandi sforzi, i due ragazzini hanno tentato di dare un volto: lo hanno descritto scuro e con i capelli lunghi.

ALEMANNO: DARE SEGNALI FORTI - "E' un fatto gravissimo quello avvenuto ieri a Roma. Mi auguro che gli inquirenti trovino i responsabili dello stupro della Caffarella e che, una volta presi, restino in carcere". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al rientro dal viaggio della memoria in ricordo delle vittime delle foibe e prima di recarsi nel quartiere della capitale dove è avvenuta l'aggressione nei confronti della giovane coppia. "Bisogna dare segnali forti rispetto a questi reati di fortissimo allarme sociale", ha aggiunto Alemanno.

ROMA, DA DOMANI SGOMBERI CAMPI ABUSIVI - Per quanto riguarda la polemica sui campi rom, che secondo il segretario nazionale della Destra Francesco Storace, andrebbero chiusi, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha replicato che "i campi rom vanno fortemente regolamentati. Ce ne sono pochi a norma. Bisogna uscire dalla zona grigia fra legalità e illegalità. Da domani cominceranno gli sgomberi di molte baraccopoli abusive. L'obiettivo è avere pochi campi regolari e ben controllati in modo tale che la gente non abbia paura". Il sindaco ha poi parlato anche dei controlli che, ha detto, "bisogna intensificare, anche se l' area dove è avvenuto lo stupro era di confine rispetto al parco della Caffarella. Tutte le aree di confine fra città e parchi, aree verdi e aree agricole sono le aree più difficili. Questa difficoltà - ha detto ancora - viene poi aumentata dalla diffusione di persone senza fissa dimora, di disperati , gente che non ha una collocazione sociale precisa. Questo, ovviamente, diventa fattore di insicurezza. Nessuno - ha poi precisato Alemanno - vuole criminalizzare questo o quel gruppo etnico. Dobbiamo però intervenire su queste condizioni di degrado, perché dal degrado nasce l'insicurezza".

IL RAGAZZO: CI HANNO DETTO CHE ERANO ARMATI
"Ci hanno detto che erano armati, che avevano una pistola e che dovevamo seguirli altrimenti ci uccidevano". Così il ragazzo di 16 anni aggredito insieme alla sua fidanzatina di 14, poi violentata da due stranieri a Roma, ha raccontato le fasi iniziali dell'aggressione e poi della violenza subita nel parco della Caffarella. Il ragazzo, ha raccontato, in lacrime e fortemente sconvolto, alla polizia di aver pensato che i due stranieri volessero rapinarlo. Per questo motivo avrebbe detto di avere pochi euro ed un cellulare. Poi una volta arrivati in una delle zone più buie del parco è stato l'inferno. Il ragazzo è stato picchiato e tenuto fermo mentre a turno i due stranieri violentavano la sua fidanzatina. Da ieri sera i due ragazzi sono assistiti da una psicologa della polizia di Stato.

RESIDENTI: PRONTI ALLE RONDE
Stanno pensando a ronde notturne i residenti del quartiere dove si trova il parco della Caffarella. Stamani, un gruppo di uomini si è ritrovato davanti all' entrata del parco nel quartiere Appio Latini. "Stiamo organizzando una fiaccolata per richiamare l'attenzione del mondo politico e istituzionale verso quest'area abbandonata da anni". "Abbiamo paura a mandare i nostri nipotini alla scuola vicino al parco - dice una nonna - Li lasciamo davanti all'ingresso e li adiamo a riprendere. Ci sono troppi stranieri e nomadi che ci mettono paura. Poi di sera, quando cala il buio, qui davanti non ci passiamo poco".

E'  intanto caccia aperta ai due agressori. Secondo quanto appreso, non sarebbe stato possibile ottenere un identikit dei due uomini dai due fidanzatini: il ragazzo, sentito in questura ieri sera, avrebbe fornito solo sommarie indicazioni sull'abbigliamento degli aggressori e sulla capigliatura di uno dei due. Sul luogo dello stupro, individuato in tarda serata dalla polizia, però, sarebbero state trovate tracce definite "importanti" per il "prosieguo delle indagini".
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Di Loredana Morandi (del 15/02/2009 @ 11:47:48, in Magistratura, linkato 1268 volte)
2009-02-15 16:10

GIUSTIZIA: PROCURE SENZA PIU' PM, A REGGIO NESSUN SOSTITUTO

ROMA - Sinora sembrava soltanto uno spettro: ma la prospettiva di procure senza più magistrati per condurre le inchieste e rappresentare l'accusa nei processi sta diventando realtà. Alla procura per i minorenni di Caltanissetta e a quella di Reggio Calabria i posti scoperti hanno raggiunto il 100%, il che vuol dire che in questi uffici ormai c'é solo il procuratore capo e nessun sostituto. A rivelarlo sono gli ultimi dati del Csm sui posti vacanti negli uffici requirenti aggiornati al 10 febbraio scorso.

Il problema non riguarda solo il Sud, ma anche tanti uffici requirenti del Nord che hanno raggiunto vuoti di organico da allarme rosso. Se a Gela le scoperture sono pari all'80%, Pavia e Alba hanno raggiunto il 75%, come Enna e Patti; Gorizia è al 60%, appena al di sotto di Nicosia. Ragusa e Nuoro (67%). E in tutta Italia sono più di una ventina le procure nelle quali manca almeno la metà dei magistrati previsti in organico. La ragione del fenomeno è che sinora i posti vuoti nelle procure venivano coperti con l'invio di magistrati di prima nomina; una soluzione diventata impossibile da quando è stato introdotto il divieto di assegnare le toghe a inizio carriera a funzioni penali monocratiche, come quelle di pm o di giudice fuori da un organo collegiale.

L'ANM: SI RISCHIA LA PARALISI -  "Si rischia la paralisi degli uffici di procura soprattutto al Sud e se si va avanti così si arriverà allo sfascio totale". Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara rinnova l'allarme per i vuoti negli organici delle procure alla luce degli ultimi dati raccolti dal Csm. "Così - sottolinea - non solo sarà impossibile indagare e fare i processi alle grosse organizzazioni criminal, ma anche ai responsabili di reati comuni di allarme sociale, dalla pedofilia alla violenza sessuale".

L'Anm aveva posto il problema da tempo al governo chiedendo di mitigare il divieto assoluto di inviare nelle procure i magistrati di prima nomina, ma senza trovare ascolto. E ora Palamara, che non crede che la questione si possa risolvere con gli incentivi per chi va nelle sedi disagiate né con i trasferimenti d'autorità, dice:"siamo molto preoccupati; adotteremo tutte le iniziative possibili, compreso il ricorso a forme di protesta, per far sentire la nostra voce".



2009-02-15 15:17

Giustizia: procure senza piu' pm, Caltanissetta e Reggio 100%

Problema riguarda anche tanti uffici requirenti del Nord

(ANSA) - ROMA, 15 FEB - La prospettiva di procure senza piu' magistrati per condurre le inchieste e rappresentare l'accusa nei processi sta diventando realta'. Lo rileva il Csm. Alla procura per i minorenni di Caltanissetta e a quella di Reggio Calabria i posti scoperti hanno raggiunto il 100%. Il problema non riguarda solo il Sud, ma anche tante procure del Nord. I vuoti di organico vanni da 60 al 100%: Caltanissetta e Reggio (100%), Gela (80), Pavia, Alba, Enna e Patti (75), Ragusa e Nuoro (67), Gorizia (60).
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Di Loredana Morandi (del 15/02/2009 @ 05:29:01, in Estero, linkato 1075 volte)
In Svezia, purtroppo. Ad ogni modo speriamo che sia la volta buona per abbassare anche la boria degli italiani. Tutti.

The Pirate Bay va in tribunale

I quattro gestori del più usato tracker BitTorrent rischiano fino a due anni di prigione nel processo che inizia lunedì.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 13-02-2009]

Hans Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm Warg, Peter Sunde e Carl Lundström, le persone dietro The Pirate Bay, dovranno affrontare da lunedì un processo in patria per violazione di copyright.

Non è la prima volta che il tracker Torrent svedese viene messo sotto accusa dalle autorità - la vicenda italiana che ne ha comportato l'oscuramento temporaneo non risale a molto tempo fa - ma questa volta il tribunale di Stoccolma potrebbe condannare i suoi gestori a due anni di prigione.

"The Pirate Bay non è soltanto un motore di ricerca. È parte attiva di un'azione mirata a rendere disponibile materiale protetto da copyright": è questa l'opinione del pubblico ministero Håkan Roswall, che ha richiesto danni per 1,2 milioni di corone (più di 110.000 euro).

La Baia, tramite il sito, risponde invece che sui server sono conservati soltanto i file torrent ma nessun materiale protetto da diritto d'autore. Peter Sunde è ancora più esplicito: "È un'idiozia. Non c'è alcuna base legale".

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