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 melody white ... H Guan Yu... di Lunadicarta
 
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E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.

Paolo Borsellino
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Comitato di Coordinamento fra
le Magistrature e l’Avvocatura di Stato

 

Solidarietà all'Associazione magistrati della Corte dei Conti

 

Il Comitato di coordinamento fra le Magistrature e l’Avvocatura dello Stato esprime solidarietà ai colleghi dimissionari del Consiglio direttivo dell’Associazione magistrati della Corte dei conti. Le norme sulla Corte dei Conti contenute nel ddl "Brunetta", definitivamente approvato dal Parlamento il 25 febbraio scorso, introducono infatti principi fortemente gerarchici e accentratori: al vertice dell’istituzione, nominato dal governo, sono attribuiti poteri finora affidati ad organi collegiali; l’organo di autogoverno viene marginalizzato, con funzioni limitate alla semplice amministrazione del personale di magistratura.

Roma, 4 marzo 2009

Luca Palamara, Presidente del Comitato Intermagistrature
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Il Pubblico Ministero e le Indagini sul Potere

Professionalità, indipendenza, cultura della giurisdizione


Roma, 11 marzo 2009 - ore 15.00

Residenza di Ripetta - Sala Bernini
via di Ripetta 231

Ne discutono:

Luigi Ferraioli, Glauco Giostra, Paola Severino, Armando Spataro, Alberto Vannucci.

Coordina:

Luigi Ferrarella
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COMUNICATO STAMPA N. 6/2009

 

5 marzo 2009 

 

Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato -Pres. G.Clemente , Rel A.Cimmino - Delibera 1/2009/G del 20 febbraio 2009 - Relazione concernente l'indagine su " Piano nazionale per la riduzione delle emissioni dei gas responsabili dell'effetto serra"
 

Il Protocollo di Kyoto trova attuazione a livello nazionale attraverso una strategia distinta in due aree d'intervento. La prima fa capo al Piano Nazionale di riduzione dei gas serra (PNR), che esprime esigenze di riduzione delle emissioni e di assorbimento attraverso foreste ed altri serbatoi di carbonio agroforestali.Peraltro, il PNR è ancorato alla legge n. 120 e alla delibera CIPE n. 123, entrambe del 2003, per cui sarebbe opportuno procedere al suo aggiornamento.

Il tentativo fatto con la delibera CIPE n. 135 del 2007 non è stato risolutivo e richiede ancora ulteriori interventi.In sostanza, si osserva che le procedure ed i termini previsti dalla delibera CIPE n. 132, correlati al perseguimento di obiettivi essenziali, sono rimasti in buona parte inattuati.Va evidenziata l'importanza di tre decreti ministeriali riguardanti rispettivamente progetti pilota a rapida cantierabilità (DEC/RAS 1673/2004), di afforestazione e riforestazione (DEC/RAS/ 102/2004), l'Italian Carbon Fund (ICF) (DEC/RAS/215/2005).

Peraltro, una visione complessiva del sistema non può prescindere dai principi fissati in sede UE.Infatti, sulla base delle direttive UE n. 87/2003 e n. 101/2004, si è pervenuti alla definizione del PNA, che assume quale unità di misura la quota di emissione che ciascun gestore d'impianti è autorizzato a rilasciare nell'atmosfera, corrispondente ad una tonnellata di biossido di carbonio equivalente.In effetti, il gestore, gravato dell'obbligo di restituzione delle quote ricevute, ha interesse a limitare le emissioni per lucrare il valore delle quote sul mercato.

E' in corso un negoziato volto a regolamentare il periodo post Kyoto, ossia successivo al 2012.

La seconda area di intervento, con riferimento all'ambito comunitario, trova specificazione, sulla base delle Direttive U.E. n.87/2003 e n. 101/2004 (Linking), nel Piano di assegnazione nazionale (P.N.A.), meccanismo di apertura del sistema verso il mercato, che si fonda sul concetto di quota di emissione, quale unità di misura, costituita dal diritto del gestore di impianti di emettere una tonnellata di biossido di carbonio equivalente, in grado di esprimere il potenziale di riscaldamento planetario dei gas serra. In relazione a ciò, nessun gestore può esplicare la sua attività senza autorizzazione ed è obbligato a restituire le quote ricevute, per cui, se è riuscito a diminuire le emissioni dispone di quote per il mercato, se, invece, ha superato il limite dell'assegnazione deve procurarsi quelle mancanti.

Per la Corte il ritardo nell'azione di aggiornamento del PNR va, altresì, correlato alle difficoltà registrate in sede di approvazione del PNA da parte della Commissione europea, che, peraltro, ha indicato nel maggio 2006 una serie di adempimenti, tali da condizionare l'automatica approvazione del Piano; in effetti una visione complessiva delle modalità di attuazione del PNR non può non tener conto di principi stabiliti a livello UE.

Conclusivamente la Corte raccomanda alle amministrazioni:

- di attivare più ampie iniziative di coordinamento, considerato che i molteplici profili delle emissioni sono tutti riconducibili all'effetto serra;

- di procedere tempestivamente alla piena applicazione della normativa di settore, assicurando, in particolare, l'osservanza delle procedure di cui alle delibere CIPE.


Il Magistrato responsabile dell'Ufficio Stampa

(Consigliere Cinthia Pinotti)

La relazione è disponibile sul sito Internet www.corteconti.it, aprendo dall'home page la cartella: Ultimi documenti pubblicati - Attività 2009.

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Associazione ARGON
Network of Artists Against War Italia


Ai Gentili Colleghi e alle Redazioni
To the Colleagues and the Press Agencies (english follow)


Il coordinamento giuristi della Associazione Argon - Network of Artists Against War Italia ha il piacere di invitare alla Conferenza Stampa dal titolo:

Corte Penale Internazionale:
Giustizia per i crimini di Guerra a Gaza
.
International Penal Court: Justice for the war crimes in Gaza


che si terrà Lunedì, 9 marzo 2009, ore 10:00 - 12:00, presso il Centro Congressi Cavour, in via Cavour 50/A - Roma.

La città di Roma, che ha tenuto a battesimo la firma del trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale de La Hague (luglio 1998, in vigore dal luglio 2002), ospiterà l'avvocato Gilles Devers, di Lione, in qualità di legale rappresentante presso l'alta Corte della istanza di oltre 300 organizzazioni non governative e associazioni nazionali ed internazionali, costituite contro i crimini di guerra commessi dall'esercito israeliano nei 22 giorni di bombardamento sulla striscia di Gaza e sulla popolosissima Gaza City. Tra le associazioni vi segnaliamo il Bruxelles Tribunal, Avocats pour la Justice au Proche-Orient e il Centre arabe pour l’indépendance de la justice et de la magistrature.

L'iniziativa giuridica della società civile internazionale promossa in Italia dal Network degli Artisti italiani e lanciata dalla Rete dei Traduttori per la diversità linguistica Tlaxcala è la prima ad essersi costituita presso l'alta Corte Penale Internazionale, il 22 gennaio ultimo scorso e le sottoscrizioni sono attualmente ancora aperte alle Associazioni e alle Ong.

Presso la Corte Penale Internazionale, per i medesimi crimini di guerra, sono da ritenersi di rilevante importanza le costituzioni "di Stato", come quelle della Turchia, della Bolivia e dei Reali di Giordania.

Sono numerosissime ad oggi le organizzazioni e associazioni internazionali impegnate nella raccolta degli elementi probatori per l'incriminazione, ultima l'iniziativa che fu per i crimini di guerra nel Ruanda del Tribunale per i diritti dell'Infanzia (1994).

L'incontro romano per promuovere il procedimento presso la Corte Penale internazionale, gode inoltre dei benefici auspici dell'analogo procedimento istruito presso la Audiencia Nacional di Spagna su crimini di guerra commessi da Israele a Gaza nel 2002. Un procedimento questo, che si fonda sullo stesso istituto del Diritto Universale, radice giuridica in Roma della Corte Penale internazionale de la Hague.

Alla conferenza stampa interverranno:

Gilles Devers, avvocato in Lione
Paolo Serventi Longhi, delegato eletto FNSI presso l' IFJ, recentemente in visita con la stampa internazionale a Gaza.


Ignazio Juan Patrone,
MEDEL - Magistrats Europèens pour la Dèmocratie et les Libertès, già presidente, delegato per la presidenza italiana.
Gennaro Francione, scrittore e drammaturgo, già magistrato, delegato per il Network of Artists Against War Italia
Forum Palestina, la rete di associazioni di ritorno dall'ultima carovana italiana per Gaza, via Rafah, Egitto.
Loredana Morandi, opinionista e pittrice, presidente della Associazione Argon / Network Artists Against War Italia
Network of Artists Against War Italia
Loredana Morandi
Pres. Associazione Argon - Artists Against War Italia
Traduzione simultanea dal francese all'italiano
Brune Seban


- ENGLISH -


Associazione ARGON
Network of Artists Against War Italia

To the Colleagues and the Press Agencies


The coordination of lawyers of the Association Argon - Network of Artists Against War Italy invites you to the press conference with the title:

International Criminal Court:
Justice for the war crimes in Gaza
.

which will take place on Monday 9th of March 2009, 10 - 12 am, in the Congress Centre Cavour in via Cavour 50/A - Rome.

The city of Rome, where has been created the International Criminal Court of La Hague (July 1998, come into force in July 2002), will hospitate the lawyer Gilles Devers of Lyone, as the representative in the High Court of 300 NGO's and national and international associations, consitutioned against the war crimes of the Israeli army during the 22 days of bombing the strip of Gaza and Gaza City. Among the associations, thereis the Bruxelles Tribunal, the Avocats pour la Justice au Proche Orient and the Centre Arabe pour l'independance de la justice et de la magistrature.

The legal action of the international civil society promoted in Italy by the Network of Artists and launched by the Network of the Translators for the language diversity Tlaxcala has been the first consituted at the High International Criminal Court on the 22th of January and the subscriptions are still open for associations and NGO's.

http://www.tlaxcala.es/detail_campagne2.asp?ref_campagne=10&lg=it

At the International Criminal Court, for the same war crimes, are important also the constitutions of countries like Turkey, Bolivia and Jordan.

There are many international associations and organizations engaged in collecting prove elements for the incrimination, the last action was made by the Court for the rights of the children for the war crimes in Rwanda (1994).
The Roman meeting for the promotion of the process at the International Criminal Court is also substained by the analogue process at the Audencia Nacional of Spain on war crimes by Israel in Gaza in 2002. Such a process is founded on the same institute of the Universal Rights, the legal root in Rome of the International Penal Court in The Hague.

On the press conference will participate:


Gilles Devers, lawyer in Lione
http://www.tlaxcala.es/detail_campagne2.asp?ref_campagne=10&lg=it www.justiceforpalestinians.net


Paolo Serventi Longhi, delegate of FNSI at the IFJ, recently been with the international press in Gaza.
http://www.rassegna.it/


Ignazio Juan Patrone, MEDEL - Magistrats Europèens pour la Dèmocratie et les Libertès, a delegate of the Italian Presidency.
http://magistraturademocratica.it/taxonomy/term/7


Gennaro Francione, writer and dramatist, also judge, delegate for the Network of Artists Against War Italy.
http://www.antiarte.it/eugius/


Forum Palestina, the net of associations back from the last mission in Gaza.
www.forumpalestina.org


Loredana Morandi, opinionist and painter, president of the association Argon / Network Artists Against War Italy.
www.bloggersperlapace.org - www.giustiziaquotidiana.it


Network of Artists Against War Italia
Loredana Morandi
Pres. Associazione Argon - Artists Against War Italia
www.bloggersperlapace.org - www.artistsagainstwar.info

Simultaneous translation from French to Italian
Brune Seban

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Di Loredana Morandi (del 06/03/2009 @ 04:29:39, in Economia, linkato 1207 volte)



COMUNICATO STAMPA N. 7/2009

 

6 Marzo 2009

 

Corte dei conti - Sezione controllo Enti - Pres. M.Alemanno , Rel. L.Todaro Marescotti- Determinazione 5/2009 del 23 febbraio 2009 - Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'ENI S.p.A., per gli esercizi 2006 e 2007.

Negli esercizi di riferimento lo statuto della Società ha subito modifiche al fine di adeguarlo alle prescrizioni, sia della L. n. 262 del 2005 (legge sulla tutela del risparmio) sia del D.lgs. n. 303 del 2006 di modifica del T.U. in materia di intermediazione finanziaria. Inoltre è proseguito, anche attraverso fusioni per incorporazione, il processo di riorganizzazione che ha trasformato l'ENI s.p.a. da holding di partecipazione in società operativa a struttura divisionalizzata; ciò ai fini di una maggiore efficienza e di una riduzione dei costi, attuata con la semplificazione amministrativa.

A livello consolidato, l'occupazione è passata da 72.258 unità del 2005 a 73.572 del 2006 e a 75.862 del 2007. Il costo del lavoro ha raggiunto nel 2006 3.856 milioni di euro e nel 2007 4.032 milioni. In ENI s.p.a. il personale in servizio al 31 dicembre 2007 ha raggiunto 12.431 unità per un costo di 950 milioni di euro.

Sotto il profilo gestionale, acquistano rilievo i piani strategici, i cui obiettivi pongono al centro la crescita dimensionale soprattutto attraverso investimenti per linee esterne e con particolare riguardo alla tematica del rimpiazzo delle riserve.

Nel piano strategico 2007-2010 si dà atto delle difficoltà nascenti dal contesto competitivo in termini di aumento dei costi, a causa del processo di riappropriazione da parte dei paesi produttori. Si registra infatti una sempre maggiore partecipazione delle compagnie di stato (NOC) con l'inasprimento delle condizioni contrattuali nonché con l'aumento dei prelievi fiscali.

I risultati ottenuti nel 2006 e 2007 a livello consolidato sono stati superiori alle aspettative di budget, in termini di utili conseguiti e di conseguenti dividendi distribuiti agli azionisti. Infatti, nell'esercizio 2006, si è registrato un utile netto di 9,2 miliardi di euro ed è stato distribuito un dividendo pari a 1,25 euro per azione. Nel 2007, l'utile netto è stato di 10 miliardi e il dividendo è stato pari a 1,30 euro per azione.

Nel 2006 cresce la produzione giornaliera di idrocarburi portandosi a 1,77 milioni di barili mentre nel 2007 si registra un calo del 2,26% spostandosi a 1,73 milioni di boe/giorno. All'aumento di produzione in Libia e in Angola e ai nuovi asset acquisiti fanno riscontro la perdita della produttività nel giacimento Dacion in Venezuela e in generale i declini produttivi.

Quanto alle riserve certe vi è stata una riduzione sia nel 2006 (- 6%) che nel 2007 (- 1%), ma l'obiettivo a venire è quello di un rimpiazzo superiore al 100%.

I volumi di gas venduti nel 2007, hanno raggiunto i 99 miliardi di metri cubi con una crescita del 4% rispetto al 2006. Eni intende conseguire entro il 2011 un volume di vendite di oltre 110 miliardi di metri cubi incrementando soprattutto le vendite internazionali.Va, infine, rilevata l'importanza crescente che l'ENI attribuisce allo sviluppo sostenibile, per il quale gli anni 2006 e 2007 segnano una svolta qualitativa e organizzativa di grande rilievo. In proposito viene evidenziato che nel 2006, venne costituita un'apposita struttura dedicata alla sostenibilità e venne altresì migliorata la reportistica con la pubblicazione di un bilancio annuale di sostenibilità, contestuale al bilancio e inserito nel sito web.

Quanto alle altre strutture della Società, nella relazione viene formulato un giudizio di adeguatezza sia degli organismi di controllo interno, sia del Collegio sindacale con riferimento all'intensa attività da esso svolta negli esercizi di riferimento.

 
Il Magistrato responsabile dell'Ufficio Stampa

(Consigliere Cinthia Pinotti)

 

La relazione è disponibile sul sito Internet www.corteconti.it, aprendo dall'home page la cartella: Ultimi documenti pubblicati - Attività 2009.

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Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia

Procuratore Capo Palermo cognato di un boss.
Invitiamo Messineo a riflessione.


"Apprendiamo questa mattina, da due articoli su Repubblica, a firma di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano, che il Procuratore Capo di Palermo, Francesco Messineo, è legato da uno strettissimo vincolo di parentela ad un boss di Cosa Nostra coinvolto, tra gli altri fatti, nel processo contro il clan Lo Piccolo". Ad affermarlo è Sonia Alfano, presidente dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia che in una nota avanza alcune riflessioni concernenti le notizie riportate stamane dal quotidiano La Repubblica.
"Fatta salva, fino a prova contraria, la buona fede del Procuratore Capo di Palermo - ha affermato Sonia Alfano a nome dei componenti dell'associazione che presiede - vorremmo invitarlo ad avviare una seria e costruttiva riflessione sulle iniziative da intraprendre allo scopo di tutelare la credibilità dell'operato della procura palermitana e fugare ogni possibile sospetto.
Il periodo storico nel quale viviamo, che vede i poteri deviati ai vertici della nazione, impone la massima trasparenza nel lavoro delle procure, specie in quelle strategiche per la giustizia italiana come la Procura di Palermo.
"Sappiamo - ha aggiunto la presidente - quanto il Procuratore Messineo tenga in somma considerazione il rispetto che si deve alla sua prestigiosa e delicata carica ed è proprio in virtù di questo che, siamo certi, non esiterà nell'adottare le decisioni più efficaci per fare in modo che la procura da lui guidata non venga travolta dall'onta di sospetti, sicuramente infondati".


Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com

***

Di seguito la replica spontanea dei magistrati palermitani agli articoli pubblicati da Repubblica e da La Stampa, cui si associa anche la Giunta della Associazione Nazionale Magistrati del distretto di Palermo.

Attestato di stima verso Francesco Messineo


In una fase storica nella quale la Procura della Repubblica di Palermo è impegnata in uno straordinario sforzo di contrasto al sistema di potere mafioso, che si è concretato in risultati straordinari quali la disarticolazione della compagine interna dell'organizzazione mediante l'arresto di centinaia di uomini d'onore, anche di vertice, nonché nell'aggressione alle sue immense ricchezze mediante il sequestro di patrimoni per un valore di circa due miliardi e cinquecento milioni di euro, alcuni quotidiani puntano l'attenzione della pubblica opinione sul rapporto di parentela del Procuratore Messineo con alcuni soggetti in passato indagati.

Suscita perplessità ed inquietanti interrogativi tale improvvisa e concentrica attenzione mediatica su una circostanza molto datata, già nota al C.S.M e valutata come irrilevante in occasione della nomina del dott. Messineo a Procuratore capo di Palermo; circostanza che non ha mai prodotto all'interno dell'Ufficio riserve o limiti di alcun genere, anche per il ritrovato entusiasmo nel lavoro di gruppo, nella tradizione dello storico pool antimafia, e per l'effettiva gestione collegiale dell'Ufficio.


Tali perplessità si accrescono in considerazione della coincidenza temporale con il progredire di delicatissime indagini sulle relazioni esterne di Cosa Nostra.

In tale momento i magistrati della Procura avvertono la necessità di rinnovare la propria incondizionata stima al Procuratore capo Francesco Messineo.

I magistrati della Procura della Repubblica di Palermo
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Di Loredana Morandi (del 06/03/2009 @ 04:35:59, in Estero, linkato 1117 volte)


Associazione ARGON
Network of Artists Against War Italia

 
 
Ai Gentili Colleghi e alle Redazioni
To the Colleagues and the Press Agencies
 
In anticipazione della conferenza stampa dal titolo: "Corte Penale Internazionale: Giustizia per i crimini di guerra a Gaza", che si terrà lunedì 9 marzo 2009, presso il Centro Congressi Cavour, via Cavour 50/A - Roma, inoltro alla vostra cortese attenzione il comunicato dell'Avvocato Gilles Devers.
 
Dal 22 gennaio ad oggi le Ong e le associazioni internazionali firmatarie del mandato presso l'alta Corte de la Hague sono divenute ben 400 e ci auguriamo che la piattaforma italiana possa ulteriormente ampliarsi.
 
*****

Crimini di guerra a Gaza
400 ONG si sono rivolte alla CPI


Il 22 gennaio 2009 400 ONG rappresentate da un gruppo di 40 avvocati hanno depositato una denuncia presso il Procuratore della Corte Penale Internazionale in seguito all'aggressione compiuta da Israele contro la popolazione di Gaza tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009.

La denuncia è stata depositata per crimini di guerra e crimini contro l'umanità conformemente alle definizioni dello Statuto di Roma che ha istituito la Corte Penale Internazionale, e riguarda i dirigenti di Israele e tutti gli ufficiali che abbiano preso concretamente parte alla conduzione di tali operazioni criminali.

La denuncia è stata depositata subito dopo la fine dell'offensiva. È stata redatta in funzione di tutte le informazioni generali, accessibili al maggior numero di persone, e sarà completata dai rapporti dell'ONU, delle ONG e delle numerose testimonianze raccolte sul posto.

Il 22 gennaio l'Autorità Palestinese ha conferito alla Corte Penale Internazionale l'autorità di indagare sul territorio di Gaza a partire dal 2002. Dunque la giurisdizione della Corte Penale Internazionale sul territorio di Gaza non è più contestabile, perché l'Autorità Palestinese ha i requisiti per rappresentare la popolazione palestinese sul piano internazionale.

Indubbiamente gli statuti della Corte Penale Internazionale non corrispondono a tutto ciò che si auguravano i militanti che si erano battuti per il rafforzamento della giustizia penale internazionale. Ma la corte esiste e ha degli strumenti d'azione concreti. Ed è di fatto in grado di porre fine all'impunità dei dirigenti, quali che siano i loro paesi, nel momento in cui siano state commesse azioni che rispondono alle qualifiche di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità.

Dopo il mandato d'arresto emesso contro il Presidente sudanese al-Bashir, la Corte Penale Internazionale è stata oggetto di molte critiche, secondo un registro d'altronde prevedibile. Le ONG querelanti e i loro avvocati hanno fin dall'inizio manifestato la loro fiducia negli statuti della Corte Penale Internazionale e nell'indipendenza dei giudici affinché i procedimenti siano condotti in funzione dei fatti citati per la difesa dei diritti delle vittime. Le autorità statali che abbiano scelto di compiere dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità devono ormai sapere che la loro condizione di criminali internazionali li condurrà alla Corte Penale Internazionale, quale che sia il paese interessato.


Avvocato Gilles Devers

traduzione di Manuela Vittorelli per Tlaxcala
http://tlaxcala.es/detail_campagne2.asp?ref_campagne=10&lg=it
 
 
Network of Artists Against War Italia
Loredana Morandi
Presidente Associazione Argon - Artists Against War Italia
www.bloggersperlapace.org - www.artistsagainstwar.info
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Di Loredana Morandi (del 06/03/2009 @ 14:55:09, in Estero, linkato 1027 volte)


2009-03-06 20:35

400 Ong denunciano Israele per crimini di guerra

ROMA -''Dimostrare la determinazione di Israele a fare il maggior numero di vittime civili'' a Gaza, tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009, e ''riportare la giustizia nella Striscia''. Sono questi gli obiettivi con cui oltre 450 Organizzazioni non governative hanno depositato, il 22 gennaio scorso, alla Corte penale internazionale (Cpi) una denuncia - formalmente ''contro ignoti'' - per crimini di guerra e crimini contro l'umanita'.

Le Ong chiedono all'Ufficio del procuratore della Cpi di ''verificare se esiste una base ragionevole per aprire un'inchiesta'' sui crimini commessi contro i civili palestinesi, spiega all'ANSA l'avvocato francese Gilles Devers.

Il legale delle Ong sara' a Roma lunedi' per illustrare l'iniziativa, promossa in Italia dal Network degli Artisti italiani e da Tlaxcala (Rete dei Traduttori per la diversita' linguistica).

''L'unico scopo di Israele era di fare piu' vittime possibili'', sostiene Devers che cita anche degli esempi: ''Se si raggruppano delle persone in un edificio e la mattina dopo lo si bombarda, questo e' un crimine contro l'umanita', perche' orientato a colpire i civili: Israele non puo', in pieno giorno, aver sbagliato obiettivo''. Il riferimento e' al bombardamento del 6 gennaio sulla scuola di Jabaliya, gestita dall'Onu e diventata rifugio per i profughi, in cui morirono 42 civili.

L'esercito israeliano giustifico' quell'attacco sostenendo che dalla scuola erano partiti colpi di mortaio contro i suoi soldati. ''Purtroppo la storia degli scudi umani di Hamas e' una triste barzelletta - replica l'avvocato francese -. La guerra si fa rispettando le regole e la scuola non era un obiettivo militare''. La denuncia delle Ong riguarda anche la distruzione di un terzo delle terre dei palestinesi. ''La terra non e' un obiettivo militare - dice Devers - ma dei bulldozer israeliani hanno passato giornate a distruggere le coltivazioni e persino i cimiteri. Per mandare un solo messaggio: 'questa terra non e' tua e non ti apparterra' nemmeno da morto' ''.

Il procuratore della Cpi, Luis Moreno-Ocampo, ha gia' avviato, il 2 febbraio, un ''esame preliminare'' per verificare i fatti denunciati, e sta valutando se l'Autorita' nazionale palestinese - che il 22 gennaio ha conferito alla Corte l'autorita' di indagare sul territorio di Gaza a partire dal 2002 - abbia o meno la competenza di adire alla Cpi.

ANSA
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Di Loredana Morandi (del 08/03/2009 @ 23:30:25, in Estero, linkato 1183 volte)

 

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Associazione ARGON
Network of Artists Against War Italia



Il coordinamento giuristi della Associazione Argon - Network of Artists Against War Italia ha il piacere di invitare alla Conferenza Stampa dal titolo:

Corte Penale Internazionale:
Giustizia per i crimini di Guerra a Gaza


International Penal Court: Justice for the war crimes in Gaza



che si terrà Lunedì, 9 marzo 2009, ore 10:00 - 12:00, presso il Centro Congressi Cavour, in via Cavour 50/A - Roma.

Alla violenza di Israele deve rispondere
la Giustizia

 

Intervento di Loredana Morandi per Artists Against War Italia
 
 
Là dove un popolo subisce per 60 anni l'occupazione di una potenza coloniale straniera, la richiesta di Giustizia nasce come un grido. Per i Palestinesi di Gaza è più alta e pressante l'esigenza di Giustizia, perché la loro terra e ciò che è stato delle loro case, delle loro scuole, moschee, ospedali e strade è stato brutalmente raso al suolo da Israele nei 22 giorni di bombardamento.
 
Un milione e mezzo di persone a Gaza ha subito lutti, ferimenti o perso tutto quanto possedesse al mondo. Oltre ai morti e alla disperazione delle madri per i propri figli, il bombardamento israeliano ha prodotto migliaia di nuovi portatori di handicap. Sono migliaia coloro che hanno perduto un arto a causa dell'esplosione di una bomba dime, ed altrettanti sono coloro la cui vita proseguirà con gli sfregi delle bruciature da fosforo bianco.
Come se non fossero bastati 60 anni di ingerenze politiche, arresti e detenzioni ingiustificati; arresti, maltrattamenti e violenze anche ai bambini, gli omicidi mirati e le espropriazioni di case e terre: ciò che resta di Gaza, il più grande campo di concentramento a cielo aperto della storia dell'umanità, oggi è simile alla distesa di macerie, che lasciarono le due bombe americane al posto delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Questo documentano gli archivi fotografici della stampa internazionale. Questo è il prezzo pagato dai Palestinesi per la restituzione dei terreni ove si trovavano le ville al mare con piscina dei coloni israeliani.
 
Così la deriva colonialista di Israele è giunta alla follia. Ed il mostro impazzito uccide anche se stesso. Infatti, le sostanze tossiche riversate sulla striscia di Gaza, i residui chimici e/o radioattivi del fosforo bianco e dell'uranio depleto, dopo i morti e i feriti Palestinesi uccideranno nei prossimi anni con il cancro anche i coloni israeliani, già ebrei occidentali, e raggiungeranno trasportati dal mar Mediterraneo, dal vento e dalle piogge anche le coste europee e l'Italia. La condanna della Natura alle malformazioni neonatali sarà identica: per i palestinesi e per gli israeliani.
 
E' opinione diffusa in questi giorni, in merito agli esiti del processo sul genocidio del Darfur, che la Corte Penale Internazionale sia un tribunale "coloniale". Ebbene, il casus bellico di Israele si addice perfettamente anche a questi canoni giuridici del Tribunale internazionale, se tali sono, ed a mio avviso anche se non dovesse venir riconosciuto il diritto della Autorità Palestinese a delegare all'alta Corte l'inchiesta sui crimini di guerra compiuti a Gaza nei 22 giorni di bombardamento. Israele è uno stato con cieche e violente mire coloniali, ma non sa autogovernarsi. L'uranio impoverito ucciderà più coloni a Sderot di quanti missili potrà mai sparare Hamas.
 
In ogni caso l'azione giuridica della Corte Penale Internazionale deve essere supportata con analoghe iniziative giuridiche presso i Tribunali nazionali di Diritto Comune (civili e penali), esattamente come sta avvenendo in Francia e in Belgio.
 
Come procedere? Consegnando ai Procuratori della Repubblica e ai Presidenti dei Tribunali italiani, con preferenza per i capoluoghi Roma e Milano ad esempio, le prove documentali in nostro possesso raccolte in di un atto di denuncia e richiesta di risarcimento danni, cioé un documento in tutto simile a quello che ha ricevuto la Corte Penale dell'Aia dalle più di 400 Ong e Associazioni internazionali impegnate per i diritti del Popolo Palestinese.
 
Il diritto del danneggiato è universalmente riconosciuto al denunciante nel luogo della sua residenza, ivi le normative di ogni stato sovrano collocano la competenza dei Tribunali, pertanto se avete perduto durante i bombardamenti materiali sanitari e/o educativi (ambulanze, apparecchiature radiologiche, materiali scolastici) o i vostri corrispondenti, familiari e amici palestinesi hanno subito danni mortali o gravi, potrete rappresentare presso i Tribunali italiani il vostro danno "avvenuto a Gaza" contro beni morali e materiali italiani.
 
Testimoniano questa ineludibile realtà le pronte dichiarazioni di Olmert, che nella sua funzione di primo ministro uscente ribadì in conferenza stampa che "Israele avrebbe sostenuto i propri militari e funzionari di fronte ai Tribunali di ogni paese nel mondo". A breve, infatti, sarebbe stata data la notizia delle indagini condotte dal giudice Fernando Andreu per la Audiencia Nacional di Spagna.
 
A favore di tutte le iniziative giudiziarie istruite contro Israele, opera la ampia giurisprudenza scritta per le costituzioni di Israele contro Società ed Enti Pubblici, italiani e nel mondo. Basti pensare al caso dei rimborsi di tipo assicurativo ottenuti da Israele in questi anni. Ogni singola Compagnia Assicurativa nel mondo è stata condotta in Tribunale da Israele e sono già numerosissimi i rimborsi per cifre intorno ai 55 mila euro (110 milioni in Lire) per polizze "anche primo rateo" (in sostanza la quota che paga i bolli e i contributi statali). Per l'Italia la compagnia assicurativa de "Le Generali".
 
L'Italia è forte di trattati internazionali e saldi accordi bilaterali con Israele, pertanto il vostro diritto al risarcimento del danno subito potrà essere sottoposto alla giurisdizione italiana, senza che Israele possa esimersi di rappresentarsi in Tribunale, anche per tramite delle proprie Ambasciate.
 
La scrittura di ognuno di questi atti costituirà un efficace precedente per la costituzione della Società Civile di fronte all'alta Corte Penale Internazionale.
 
Sappiamo che non sarà facile, ma il comitato dei giuristi della Associazione Argon - Artists Against War Italia è a disposizione della Società Civile italiana per coordinare le iniziative, che saranno proposte in giudizio in Italia.
 
Loredana Morandi
Presidente Ass.ne Argon
Network of Artists Against War Italia
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Di Loredana Morandi (del 09/03/2009 @ 12:49:44, in Estero, linkato 1491 volte)


CPI: Giustizia per Gaza - Dalle Prime Pagine Web


misna_7.03.09

MISNA http://www.misna.org/misna2009/


ansa_articolo_6.03.09

Ansa del 6 marzo 2009


swissinfoch_9.03.09

SwissInfo.ch del 9 marzo 2009


ansalatina_6.03.09


AnsaLatina del 6 marzo 2009



ragionpolitica_19.03.09
 
 
 
 
ragionpolitica_19.03.09_ritaglio_600
 
il ritaglio in cui siamo citati...

Il Manifesto - pagina 11 del 10/03/2009

 

m.cocco_ilmanifesto_10.03.09

 

di Michelangelo Cocco - ROMA


DIRITTI UMANI . L'atto d'accusa delle ong:

un'inchiesta internazionale per i massacri di Gaza

«Adesso processiamo Tel Aviv»

 

CRIMINI DI GUERRA Parla l'avvocato Devers, rappresentante all'Aja dell'istanza di centinaia di organizzazioni non governative che si sono costituite per portare alla sbarra l'esecutivo Olmert: procedimento necessario perché tutti gli stati comprendano che l'ordine mondiale non può essere fondato su dei crimini contro l'umanità Il procuratore della Corte penale internazionale Ocampo: indagine possibile
«Esiste una possibilità che ciò accada». Così l'altro ieri Luis Moreno Ocampo sulla possibilità di aprire presso la Corte penale internazionale (Cpi) un'inchiesta su «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità» nei confronti d'Israele per i massacri di palestinesi perpetrati durante l'operazione «Piombo fuso» a Gaza. Si tratterebbe di una rivoluzione, perché - ha sottolineato Perfil, il domenicale di Buenos Aires che ha riportato le dichiarazioni di Ocampo - sarebbe la prima volta che un organismo internazionale riconosce l'Autorità palestinese (Anp) come «stato indipendente». «Stiamo valutando la questione - ha aggiunto Ocampo - siamo in una fase di analisi».
L'avvocato Gilles Devers è il legale rappresentante presso la Corte dell'istanza di centinaia di organizzazioni non governative (ong) e associazioni che si sono costituite contro i crimini di guerra. Con Devers - ieri a Roma per illustrare l'iniziativa giuridica della società civile internazionale promossa in Italia dal Network degli Artisti italiani e lanciata dalla Rete dei Traduttori per la diversità linguistica Tlaxcala - abbiamo discusso del procedimento.

Avvocato Devers, può spiegarci come è nata la vostra iniziativa?
Si tratta di un'iniziativa militante, portata avanti da oltre 350 associazioni - europee, africane, mediorientali e sudamericane - testimoni dell'offensiva «Piombo fuso» contro la Striscia di Gaza. Il 22 gennaio abbiamo depositato la denuncia per «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità» presso La Corte penale internazionale (Cpi). Lo stesso giorno - questo è un elemento molto importante per la procedura - l'Autorità palestinese (Anp) ha dato competenza alla Cpi. Se gliel'avesse negata, solo un intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu avrebbe potuto obbligare la Cpi a indagare, come è avvenuto nel caso del Sudan. Cosa che però nel nostro caso sarebbe stata impossibile, per il veto che sicuramente avrebbero opposto gli Stati Uniti. Per questo prima le organizzazioni non governative (ong) hanno deciso di costituirsi come testimoni del crimine. Poi l'Anp - con un accordo politico tra Hamas e Fatah - ha riconosciuto l'autorità della Cpi Il procuratore Ocampo ha chiesto chiarimenti tra cui quello su chi rappresenti lo Stato a Gaza. A quel punto c'è stata una seconda visita all'Aja, da parte dell'ambasciatore, del ministro della giustizia e degli esteri palestinesi, per riunire tutti gli elementi e mostrare che l'Anp rappresenta il popolo palestinese e che se la Cpi invierà ispettori a Gaza, saranno ben accolti.

Ma Israele non è firmatario del Trattato di Roma che nel 1998 istituì la Cpi: ciò non inficia il procedimento?
La Cpi agisce nell'ambito del diritto penale, cioè della ricerca del criminale X, Y, o Z. Si occupa prima di tutto dei fatti: dove è stato commesso il crimine? A Gaza, e l'Autorità palestinese le ha dato competenza, dunque il la Corte può indagare a Gaza. Ci sono ancora dei dettagli da esaminare, ma credo si tratti di problemi superabili.

Perché rivolgersi alla Cpi e non alle giurisdizioni nazionali, come avvenuto in passato per altri massacri a Gaza?
Ci rivolgeremo anche ai giudici di singoli stati: all'inizio di aprile depositeremo a Madrid un dossier su un astrofisico della Nasa che lavora negli Stati Uniti ma ha famiglia nella Striscia. La sua abitazione era conosciuta da tutti i bambini di Gaza, alcuni dei quali hanno imparato a osservare le stelle col telescopio che aveva istallato sul tetto. Il figlio di questo signore è rimasto ucciso a causa del bombardamento della sua casa da parte dall'aviazione israeliana. Ci sono tanti altri casi simili. Faremo altre denunce, presso altre corti, in relazione alla nazionalità delle vittime. Cercheremo di presentare denunce in tutti e 47 i paesi del Consiglio d'Europa che dipendono dalla Convenzione Ue sui diritti dell'uomo.

L'ex presidente della Cpi Antonio Cassese, ha detto che la Corte «può svolgere un'azione efficace solo con la cooperazione degli stati» e che «la giustizia internazionale deve essere prudente e saggia, altrimenti rischia di essere considerata poco credibile».
La cooperazione c'è nel momento in cui 110 stati hanno firmato la ratifica della Cpi. Susan Rice, la rappresentante dell'Amministrazione statunitense presso l'Onu, nel suo discorso d'investitura ha dichiarato che la Corte è uno strumento degno di stima. Utilizziamo la procedura prevista dal Trattato di Roma e quindi non vedo rischi di minare la credibilità della Corte. Se la procedura divenisse d'ostacolo alla pace - nel caso domani si palesasse un accordo politico ed economico - il Consiglio di sicurezza avrebbe il potere di sospenderla per un anno (rinnovabile). La giustizia deve fare il suo corso affinché Israele e tutto il mondo comprendano che l'ordine mondiale non può essere fondato su dei crimini contro l'umanità.

Quali indizi di «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità avete raccolto?
Anzitutto una distinzione: i primi fanno riferimento a violazioni delle protezioni stabilite per i civili dalle leggi di guerra, i secondi a un crimine di guerra sistematico in cui, attraverso mezzi militari, si prende di mira la popolazione civile. Ad esempio, il primo giorno di guerra (il 27 dicembre 2008, ndr) è stato dato un ordine di bombardamento, per quaranta caccia, alle 11,30, l'ora in cui i bambini a Gaza escono da scuola. Chi ha impartito quelle istruzioni sapeva che avrebbe ucciso dei bambini. I morti infatti il primo giorno sono stati oltre 200. Ancora, decine di abitanti di un quartiere erano stati rinchiusi in una scuola che il giorno dopo è stata bombardata: questo è un crimine contro l'umanità. Poi l'uso delle munizioni al fosforo bianco in pieno giorno e su aree densamente popolate, il che implica l'intenzione di bruciare e mutilare il maggior numero possibile di persone. C'è ancora nel nostro dossier una cosa che non impressiona come il sangue ma che è altrettanto drammatica: durante «Piombo fuso», il 30% dei terreni di Gaza è stato devastato con i bulldozer.

Per evitare che l'esercito sia danneggiato dai processi il governo israeliano ha proibito ai militari che hanno partecipato a «Piombo fuso» di farsi intervistare e fotografare. Come identificarli?
Bisogna anzitutto stabilire i fatti, attraverso le testimonianze delle vittime e gli indizi raccolti, poi eserciteremo una forte pressione su Israele. Israele non è un blocco monolitico, ci sono giovani, soldati, giornalisti che ritengono che quello che è stato fatto a Gaza sia abominevole. Diremo a Israele: avete una coscienza, aiutateci a processare i criminali. Inoltre la Cpi ha dei mezzi di pressione, strumenti per indagare e raccogliere testimonianze. E se l'inchiesta dovesse morire perché non saranno stati trovati i responsabili materiali, avremmo comunque dimostrato che ci sono stati dei crimini. Dopo l'azione penale, arriverà quella civile. Israele può nascondere i suoi ufficiali e i suoi ministri, non se stesso.

Come si fa a evitare, nel caso del vostro procedimento, accuse di antisemitismo come quelle già rivolte alla conferenza di Durban II?
Penso che l'azione giuridica debba essere ben distinta da quella politica. Per non cadere nell'antisemitismo mentre si porta avanti una causa contro Israele è necessario mettere sul tavolo delle prove. Antisemitismo vuol dire generalizzare: Israele, gli ebrei. Questo non è il nostro punto di vista. Se si generalizza, possono sorgere tanti fraintendimenti. Se ci si rifà alla realtà giudiziaria, il discorso diventa chiaro. Bisogna analizzino insomma i fatti, mettendo da parte le ideologie. Ma se non accetterà il confronto, sarà Israele a sollevare il vento dell'antisemitismo.
 
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