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 G. Q. ... una insolita versione manga ... ... di Lunadicarta
 
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Non ci sono dubbi che la deprivazione prolungata di cure subita da un bambino può avere effetti gravi e prolungati sul suo carattere e in tal modo su tutta la vita futura. I bambini deprivati delle cure sopratutto materne, specialmente se cresciuti in istituzioni da un’età inferiore ai sette anni, possono essere colpiti nel loro sviluppo fisico, intellettuale, emozionale e sociale; inoltre un bambino emotivamente deprivato genera un circolo vizioso che si autoperpetua generando un genitore trascurante di domani.

John Bowlby, psicoanalista inglese
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:49:36, in Magistratura, linkato 1416 volte)

Parole di giustizia, dal 15 al 17 maggio a La Spezia

Dal 15 al 17 maggio alla Spezia studiosi, intellettuali, testimoni del tempo di primo piano nel panorama nazionale per parlare di giustizia, democrazia, libertà, diritti

Democrazia, giustizia, libertà, diritti: questi i grandi temi al centro di Parole di Giustizia 2009, la rassegna che avrà luogo alla Spezia dal 15 al 17 maggio e che si candida a diventare, già dalla sua prima edizione, un appuntamento di livello nazionale.
In quei giorni la città sarà infatti teatro di una tre giorni di altissimo livello con dibattiti, lezioni magistrali, interviste, spettacoli, letture sul tema “nuovi diritti e diritti negati”. Tra i personaggi coinvolti, studiosi, intellettuali, testimoni del tempo di primo piano nel panorama nazionale: da Nicola Colaianni a Luigi Ferrajoli, da mons. Luigi Bettazzi a Gianrico Carofiglio, da Elena Paciotti a Gian Carlo Caselli, da Giulio Giorello a Fernanda Contri, da Renzo Guolo a Giovanni Maria Flick, da Guido Alpa a Edmondo Bruti Liberati. Tra gli spettacoli, particolarmente significativo quello della Compagnia della Fortezza di Volterra di Armando Punzo.
La rassegna, che si propone di diventare un appuntamento annuale, è promossa dal Comune della Spezia e dalla Associazione studi giuridici Giuseppe Borrè e Istituzione per i Servizi Culturali del Comune della Spezia in collaborazione con la Fondazione Lelio e Lisli Basso, la Fondazione Verardi e la rivista Questione giustizia e con il patrocinio della Regione Liguria, della sezione ligure dell’Associazione nazionale magistrati, del Consiglio dell’Ordine avvocati di La Spezia e delle Facoltà di giurisprudenza delle Università degli Studi di Genova e di Pisa. Sponsor principale della rassegna CARISPE, la Cassa di Risparmio della Spezia.
A presentare "Parola di Giustizia 2009" nel corso della conferenza stampa al CAMeC , il Sindaco della Spezia Massimo Federici, il Presidente Associazione Borrè Livio Pepino, la Presidente dell’Istituzione per i Servizi Culturali Cinzia Aloisini e il Presidente di Carispe Andrea Corradino.
"Massimo Federici illustrando le ragioni dell’iniziativa- sono il banco di prova delle democrazie contemporanee. Ciò sta scritto nella nostra Costituzione, ma spesso resta un obiettivo irrealizzato. Con Parole di Giustizia La Spezia, città del grande magistrato e giurista Giuseppe Borrè, vuole dare un contributo alla riflessione su alcuni temi centrali del nostro tempo. Parole di Giustizia vuole essere un momento di riflessione sul grande tema della libertà nelle società moderne e vuole parlare in primo luogo ai giovani per favorire la crescita del livello di civiltà e del senso delle istituzioni nelle nostre comunità. Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in apertura della Biennale della Democrazia di Torino ha fatto un nuovo, alto richiamo all’esigenza di “suscitare la vicinanza e l’adesione, non passiva ma vigile e propulsiva, dei cittadini alle istituzioni democratiche, l’esigenza di evitare un fatale indebolimento di queste ultime per effetto di tendenze al distacco, alla sfiducia, all’indifferenza da parte dei cittadini”. Questa rassegna risponde proprio a questa esigenza: di giustizia, libertà, democrazia, diritti parleremo sul territorio, nelle piazze, nelle librerie, nelle scuole, nei luoghi di incontro e avremo con interlocutori di altissimo livello".
"Parole di Giustizia oggi – ha continuato Livio Pepino che è responsabile scientifico della rassegna - nasce dalla volontà messa in atto dal Comune della Spezia di rendere un omaggio non celebrativo a Giuseppe Borrè, un grande e moderno giurista e magistrato nato proprio qui, alla Spezia. Abbiamo avviato questo percorso nel 2007, nel decennale della sua scomparsa. A meno di due anni, siamo riusciti a costruire un progetto che ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento nel Paese della riflessione e del confronto su temi centrali del nostro tempo. Troppo spesso la giustizia sembra ridursi, da orizzonte di vita decorosa e serena per tutti, a insieme di procedure per risolvere controversie e conflitti. Per contribuire a invertire questa tendenza nasce il progetto di PAROLE DI GIUSTIZIA. L’obiettivo è quello di recuperare e diffondere la consapevolezza del carattere etico e politico oltre (e prima) che tecnico della questione giustizia.
In questa prima edizione ci si concentra sul tema dei “nuovi diritti” e dei “diritti negati”, in sintesi, sulla questione della capacità (o incapacità) di una società in profonda trasformazione di includere e di garantire il pieno espandersi dello status di cittadinanza".
Maggio alla Spezia, dunque, mese dei diritti con PAROLE DI GIUSTIZIA 2009. Un appuntamento di giuristi, studiosi, politici, personaggi pubblici di diversa estrazione culturale, che vuole mettere in campo, appunto, “parole di giustizia” e si candida a diventare un punto di riferimento della riflessione su questi temi a livello nazionale. In nome di un grande e moderno giurista, intellettuale e cittadino della Spezia, Giuseppe Borrè.

Per informazioni:
http://paroledigiustizia.spezianet.it
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Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:30:19, in Politica, linkato 1172 volte)
Giustizia, informazione e poteri forti: intervista a Luigi De Magistris

E’ stato ieri a Marsala, insieme a Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi, Luigi De Magistris. De Magistris è noto a tutti per essere stato Sostituto Procuratore della Repubblica a Catanzaro, trasferito a Napoli con altro incarico, all’inizio del 2008, mentre stava indagando sull’inchiesta Why Not.
Tolti i panni del magistrato, De Magistris si candiderà ora alle prossime Europee, da indipendente, nella liste dell’Italia dei Valori.

 De Magistris, Lei che, per tanti anni, ha messo le mani nella politica e negli affari della peggiore politica, ha deciso di entrare in politica. Da dove nasce la sua scelta?
In parte è una scelta obbligata. Io volevo fare il Pubblico Ministero. Era il sogno della mia vita. L’ho fatto per 15 anni, con molta passione ed abnegazione. Ma non mi hanno più permesso di farlo dopo che ho toccato interessi forti. Non solo interessi politici, ma anche economici di pezzi deviati delle istituzioni. Voglio portare gli stessi ideali e la stessa passione nella politica, che in questi anni è stata vista come degenerazione, clientelismo, comitati d’affari. Se la politica viene fatta con gli ideali della giustizia, è il luogo in cui effettivamente si può trasformare la società.

Nel 2005 Lei ha seguito, almeno fino ad un certo punto, l’inchiesta Poseidone, che riguardava un presunto uso illecito di denaro pubblico, legato ad aiuti comunitari per la costruzione di depuratori in Calabria, mai costruiti. E’ questo il nuovo business del malaffare?
Io ho seguito l’inchiesta Poseidone fino al 2007, quando mi è stata sottratta illegalmente all’interno dell’ufficio. Il settore ambientale è uno dei settori in cui è fortissimo il business criminalità organizzata, sia quella tradizionale che quella dei colletti bianchi, dei comitati d’affari politici-economici ed imprenditoriali. Il settore dell’ambiente è uno dei tipici settori in cui si è persa un’occasione straordinaria di sviluppo economico. Sono arrivate tantissime risorse pubbliche, in Sicilia come in Calabria, ma invece di creare sviluppo economico, compatibile con l’ambiente, sono servite solo ad arricchire una parte della classe dirigente e la borghesia mafiosa. La popolazione non ne ha tratto alcun beneficio.

E’ quindi dovuto anche a questo il fatto che non si riesca a creare sviluppo?
E’ dovuto, per gran parte, a questo. Se dovessi essere eletto, uno dei primi impegni sarebbe quello di far si che queste risorse vengano usate per creare sviluppo e occupazione meritocratica, sganciata dal clientelismo. Le risorse pubbliche sono una grande opportunità ma devono essere gestite da una classe dirigente onesta e competente.

Il momento di svolta della sua vita, se così si può definire, è stata l’inchiesta Why Not che ha coinvolto anche Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia, e che ha portato anche al suo trasferimento a Napoli. Lei è stato trasferito nonostante la procura di Salerno avesse stabilito che il suo lavoro era regolare. Anche i magistrati di Salerno che indagarono su quanto avveniva a Catanzaro furono trasferiti. Come se lo spiega?
Questo la dice lunga sullo stato di salute della democrazia e dello Stato di diritto in questo paese Tutte le persone che hanno indagato sulla vicenda, io, i magistrati di Salerno che hanno indagato su di me, i collaboratori, la polizia giudiziaria, tutte le persone che si sono avvicinate a quei fili ad alta tensione, a quegli interessi forti che governavano , in parte, la cosa pubblica sono stati ostacolati, delegittimati ed hanno pagato un prezzo altissimo. Questo dimostra che oggi nel nostro paese, quando si persegue la strada della giustizia e della verità si può pagare un prezzo molto alto. Ma questo lo si mette in conto. C’è “una specie di successo morale” in tutto questo: quando si fa il proprio dovere, si può andare a letto con la coscienza a posto.

A lei sono state sottratte 2 delle indagini più importanti che aveva seguito: Poseidone e Why not. Ci crede ancora nel suo lavoro, o nel suo “ex lavoro” ormai? O lo ha lasciato perché non ci crede più?
Io credo moltissimo nel mio lavoro, lo amo profondamente. Dentro sarò sempre magistrato. Avrei voluto fare il Pubblico Ministero per sempre ma non me lo hanno permesso. Spero, entrando in politica, di ribaltare il rapporto conflittuale fra politica e magistratura. Mentre adesso la polita fa leggi ad personam, depenalizza il falso in bilancio, interferisce sull’azione dei magistrati che indagano sui poteri forti, io vorrei essere un politico che aiuta i magistrati per bene, la giustizia e i tanti magistrati, di cui molti sono in Sicilia, che indagano contro il crimine organizzato.

Da quando l’Aquila è crollata con le scosse di terremoto, tutti parlano del bisogno di un maggiore senso di responsabilità. Lei, a suo tempo, aveva parlato anche di una questione morale in magistratura. Che cos’è secondo lei il senso di responsabilità? “Fare il proprio dovere” significa ancora qualcosa?
Io sono convinto che se ognuno fa il proprio dovere, il magistrato, il professore, il sindacalista, il medico, il giornalista, questo paese potrebbe essere molto migliore. Io invito sempre le persone ad essere protagoniste di un cambiamento epocale, nella consapevolezza che ognuno è importante per il bene comune di questo paese.

Eppure, davanti a certe vicende, c’è un senso di sconforto…
Quello che è accaduto in Abruzzo è un fatto di una gravità inaudita. Si vanno a piangere morti che si potevano evitare. Perché c’è la speculazione edilizia, l’infiltrazione della criminalità nel settore edilizio, una politica che non controlla. Questa è la dimostrazione che c’è stata una classe dirigente profondamente corrotta. Trovo triste la propaganda politica che viene fatta in questi giorni sulla pelle dei cittadini abruzzesi.

Quando lei cominciò a indagare sull’inchiesta Why Not, si immaginava dove questo l’avrebbe portata?
Io faccio indagini ad un certo livello da 15 anni. Mi ero reso perfettamente conto degli interessi che stavo toccando ed ero consapevole che avrei pagato un prezzo molto alto, anche se non sapevo quale. Ma questo non mi ha distolto per un attimo dalla mia attività. Sono andato avanti con molta serenità.

Se potesse tornare indietro, rifarebbe le stesse cose?
Si, tutto. Fino ad essere trasferito dalla mia sede e delle mie funzioni.

Com’è lo stato dell’informazione in Italia oggi, secondo lei?
Anche questo è molto malato. Ci sono sempre meno giornalisti liberi. C’è una tendenza al pensiero unico, ad annichilire il pluralismo dell’informazione che invece è il caposaldo di un Stato di diritto e di uno Stato democratico. Viviamo invece in un Paese in cui c’è un conflitto d’interessi spaventoso, dove lo stesso Presidente del Consiglio è un conflitto d’interessi vivente. E prendiamo anche atto che la sinistra, in questi anni, non ha avuto la volontà politica di affrontare il conflitto d’interessi. Nel pluralismo dell’informazione è molto importante il contributo che possono dare le radio private ed internet.
Sui grandi giornali spesso c’è la presenza dei poteri forti e su internet spesso c’è la vera informazione. Si vada a guardare, come esempio, il caso di Giocchino Genchi: tutti ricordiamo la gran cassa mediatica che è stata messa in moto sul fantomatico “archivio Genchi.”, pagine e pagine di giornali, televisioni di Stato, televisioni private. Poi, quando il Tribunale del Riesame mette in luce che non c’era nulla di penalmente rilevante, la notizia scompare da tutti i media. E’ la dimostrazione del forte condizionamento ed inquinamento dell’informazione nel nostro paese.

Che pensa del fatto che la Procura di Roma si rifiuta di restituire a Genchi il suo materiale?
Non voglio entrate nel merito delle attività giudiziare. Ho grande rispetto per l’indipendenza della magistratura. Poi, quando si conosceranno le carte, si potrà giudicare.

Marsala.it
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Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:17:50, in Redazionale, linkato 1632 volte)
Si, ci siamo anche noi su Facebook!

Potete leggere il feed di Giustizia Quotidiana tramite NetworkedBlog su Facebook a questo link:

http://apps.facebook.com/blognetworks/blog/giustizia_quotidiana/

Tutto merito di Giuseppe Di Spirito e dei ragazzi del Comitato ATU, naturalmente.

Anticipazione: a breve sarà online il Forum di Giustizia Quotidiana.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 27/04/2009 @ 10:03:34, in Magistratura, linkato 1509 volte)
Adobe e Tribunale di Cremona per la Giustizia 2.0
 

CASO APPLICATIVO / Il progetto Digit 2.0 adotta di tecnologie per la collaborazione, la condivisione dei documenti processuali, la comunicazione e la conformità normativa.

Porta il nome di Digit 2.0, il progetto del Tribunale di Cremona che, mediante l’utilizzo delle tecnologie di Adobe, rende operativi una serie di modalità e strumenti per migliorare la collaborazione nelle diverse fasi del processo, la condivisione della documentazione, la comunicazione tra il Tribunale e gli attori interessati al procedimento, la conformità alle norme.
Con Digit 2.0 il Tribunale di Cremona estende l’impiego degli strumenti di web conference alla fase dibattimentale del processo. E’ possibile effettuare a distanza audizioni protette di testimoni, interrogatori e deposizioni, coinvolgendo indagati, periti e consulenti senza richiedere necessariamente la loro presenza fisica in aula. In fase sperimentale, sono state già realizzate 112 sessioni operative con risultati soddisfacenti in termini di affidabilità delle connessioni e qualità delle registrazioni. Per gestire le udienze e le audizioni online è stata utilizzata la dotazione standard del Tribunale (microfoni, sistemi audio, ecc.).

Il progetto prevede inoltre la condivisione di tutta la documentazione processuale in modo sicuro, tracciato e controllato, inclusi gli elementi multimediali quali video, contributi audio e applicazioni. L’utilizzo delle tecnologie Adobe consente l’accesso alle informazioni da parte degli utenti autorizzati anche da remoto, attraverso un semplice browser , senza necessità di particolari dotazioni informatiche. Il processo di condivisione è completamente e costantemente monitorato e consente di tracciare tutte le operazioni effettuate sui documenti – dall’accesso alla lettura, fino alla stampa, la modifica, l’estrazione e l’apposizione della firma digitale.
L’utilizzo della Posta Elettronica Certificata (PEC) e della firma digitale consente al Tribunale di Cremona di notificare gli atti ai soggetti interessati in forma digitale e in modo sicuro.
“Essere giunti alla fase 2.0 di Digit ci permette di dare piena attuazione alle norme vigenti e anticipare alcune nuove disposizioni previste per modernizzare del sistema giudiziario, tra le quali ad esempio l’art. 28 del disegno di legge 1140 sulla Delega al Governo in materia di digitalizzazione del processo penale”, dichiara Pierpaolo Beluzzi, Giudice del Tribunale di Cremona e referente informatico presso la Corte d’Appello di Brescia.

Digit 2.0 anticipa la realizzazione degli obiettivi indicati dal Piano e-Government 2012, nonché le disposizioni contenute nel disegno di legge di attuazione del Codice dell’Amministrazione Digitale in materia di Giustizia.
Il progetto si basa sulle soluzioni  Acrobat Connect Pro per la web conference e la collaborazione a distanza,  LiveCycle Content Services ES per la realizzazione del repository documentale,  LiveCycle Rights Management ES per la distribuzione sicura dei documenti,   Acrobat 9 per la creazione dei fascicoli elettronici in formato ISO PDF/A e Acrobat.com per la condivisione e la collaborazione a livello applicativo via Web.
Acrobat.com è una suite di applicazioni e servizi hosted che rende disponibili, dall'interno di un browser e da Acrobat 9, strumenti per la condivisione, la produttività e la collaborazione. Con Acrobat.com, attualmente in versione beta, è possibile lavorare sui documenti elettronici in maniera realmente collaborativa, archiviare e condividere file (fino a 5 GB di spazio gratuito), convertire documenti al formato PDF, utilizzare il word processor online ( Buzzword) e i servizi di Web conferencing ( ConnectNow).

Come ha dichiarato Giuseppe Verrini, amministratore delegato di Adobe Systems Italia. “In un momento in cui il governo italiano dedica con il Piano e-Gov 2012 una forte attenzione alla digitalizzazione della PA a tutti i livelli, Adobe è in grado di offrire un portfolio completo di soluzioni, competenze tecnologiche consolidate e l’esperienza maturate collaborando a progetti di successo come quello del Tribunale di Cremona”.

Il progetto Digit, nato presso il Tribunale di Cremona nel 2004, è stato riconosciuto progetto di interesse nazionale. Oggi le sentenze penali del Tribunale successive al 2004 sono tutte disponibili in formato digitale PDF/A. Grazie anche al contributo dell’ufficio Digit dislocato presso la Casa Circondariale di Cremona, attualmente sono in corso le operazioni di dematerializzazione di tutte le sentenze emesse dal Tribunale di Cremona dal 2000 al 2004.

eWeekeurope


Ora non vorrei sembrare l'uccello del malaugurio, ma Adobe Acrobat è uno dei programmi più "crackati" del pianeta. La cd "cura" o "key" è un applicativo addirittura dotato di divertimenti, grafica e musichetta. Googlare vuol dire "Non dover mai dire mi dispiace", perché la parola "sicuro" non è mai stata scritta in tema di web e programmi. Giuro! L.M.

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Di Loredana Morandi (del 26/04/2009 @ 12:23:20, in Indagini, linkato 12088 volte)
Questo è il prossimo oggetto delle mie attenzioni. Devo liberare una ragazza dalle grinfie dell'ultra sessantenne titolare del locale. E... io non credo che sia stato assolto, nonostante la ragazza lo sostenga, ma neppure processato con i tempi e le lungaggini del Tribunale di Roma.
E fino al vecchio sfruttatore si tratta di delinquenza comune, ma la vera pentola da scoperchiare è lo scandalo della gestione delle Case Famiglie del Comune di Roma, affidate alla gerenza delle associazioni e degli operatori della ASL Roma E. La ragazza, iscritta al Sert e documentabile per aver contratto per 2 volte consecutive una malattia venerea, usciva proprio da una di queste case, quella di via Oslavia, per andare a fare la spogliarellista nel locale. A proposito, io non temo gli avvocati ...


Questi articoli sono dell'Aprile e dell'ottobre dello scorso anno.

04-04-2008 | ore 11:53 - CRONACA

Tiburtino, sequestrato il "Pussycat" locale a luci rosse

Denunciati per sfruttamento della prostituzione i titolari

La squadra mobile ha sottoposto a sequestro preventivo il locale "Pussycat", sede dell'associazione culturale "Le pecore nere" in piazza delle Crociate 19, al Tiburtino. Gli investigatori hanno potuto accertare che la notevole affluenza di clienti si sarebbe determinata per la diffusione della notizia della presenza, nel locale, di una bellissima prostituta, soprannominata "Angelica la siberiana". I clienti del club oltre ad assistere agli spogliarelli potevano appartarsi con le prostitute e consumare rapporti completi. I tre gestori dell'associazione, tre italiani di 40, 46 e 63 anni sono stati denunciati per prostituzione.

www.roma-citta.it

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Cronaca - 04 aprile 2008 11:11

Omniroma-TIBURTINO, SQUADRA MOBILE SEQUESTRA LOCALE A LUCI ROSSE

(OMNIROMA) Roma, 04 apr - Sequestrato il locale "Pussycat", sede dell'associazione culturale "Le Pecore Nere" in piazza delle Crociate 19, al Tiburtino. L'operazione è stata messa a segno dagli agenti della polizia di Stato della squadra mobile di Roma, diretta da Vittorio Rizzi, finalizzata al contrasto dello sfruttamento della prostituzione. Gli agenti della sezione antiprostituzione, diretti da Giovanna Petrocca, al termine di indagini e servizi di appostamento, hanno fatto irruzione nel locale dove era stato notato un continuo via vai di uomini di tutte le età e ceto sociale. Al momento dell'irruzione gli agenti hanno trovato 30 prostitute tra i 20 e i 30 anni russe, tra le quali spiccava per bellezza una ragazza conosciuta come "Angelica la Siberiana" che al momento dei controlli indossava solo una lunga pelliccia bianca.

OmniRoma

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TIBURTINO, SQUADRA MOBILE SEQUESTRA LOCALE A LUCI ROSSE

Sequestrato il locale "Pussycat", sede dell'associazione culturale "Le Pecore Nere" in piazza delle Crociate 19, al Tiburtino. L'operazione è stata messa a segno dagli agenti della polizia di Stato della squadra mobile di Roma, diretta da Vittorio Rizzi, finalizzata al contrasto dello sfruttamento della prostituzione. Gli agenti della sezione antiprostituzione, diretti da Giovanna Petrocca, al termine di indagini e servizi di appostamento, hanno fatto irruzione nel locale dove era stato notato un continuo via vai di uomini di tutte le età e ceto sociale. Al momento dell'irruzione gli agenti hanno trovato 30 prostitute tra i 20 e i 30 anni russe, tra le quali spiccava per bellezza una ragazza conosciuta come "Angelica la Siberiana" che al momento dei controlli indossava solo una lunga pelliccia bianca.(omniroma.it)


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Il night club poteva ...

Il night club poteva ospitare 80 persone: dentro i poliziotti ne hanno contate 160, comprese venti ballerine romene di lap dance e sei dipendenti. Le "artiste" si spogliavano in un locale che l'Azienda sanitaria locale aveva autorizzato come deposito, e al piano superiore erano stati ricavati ambienti "privati" dove le giovani (ne sono state trovate tre) incontravano i loro clienti.

L'altra notte gli agenti della Divisione polizia amministrativa, diretta da Edoardo Calabria, hanno messo i sigilli al «Paradise», a Ponte Mammolo, in via Lanciano 52, sulla Tiburtina. Stando agli accertamenti, nell'ambiente gestito dalla Società Paradise - intestata a C.G. ma diretta dal padre F.G. - alcuni spazi era destinati a un uso diverso da quello autorizzato dalla Asl. Le maggiori irregolarità denunciate riguardano il primo piano: mancavano le certificazioni degli impianti elettrici, del materiale ignifugo per tutti gli arredamenti, non c'erano vie di fuga ed era accesa l'illuminazione d'emergenza. Il «Paradise» non è nuovo a provvedimenti di questo genere. I primi di aprile i carabinieri di San Basilio, in collaborazione coi colleghi del Nas, dell'Ispettorato del lavoro e del Nucleo cinofili, avevano posto il locale sotto sequestro perché 29 dei 31 dipendenti lavoravono in "nero". Di questi ben 25 erano ragazze tra romene, ucraine e cubane, impiegate come ballerine e figuranti di sala. Il 16 marzo, inoltre, l'esterno del locale era stato teatro di una sparatoria.
Prima del «Paradise» la polizia amministrativa ha chiuso altri locali. Il 27 settembre, a Porta Maggiore, chiuso il ritrovo abituale di molti giovani, tra cui minori, che non andavano a scuola e trascorrevano la mattina nel pub. Quel giorno poliziotti hanno trovato circa 100 ragazzi, tra cui 25 minori. 4 aprile: la Squadra mobile sequestra il «Pussycat», sede dell'associazione culturale «Le pecore nere». Gli investigatori notano uno strano viavai. Il motivo si chiama «Angelica siberiana», una avvenente prostituta.

Il Tempo 26/10/2008

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Indovinate con Chi io parlerò al telefono domattina?

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 12:49:48, in Magistratura, linkato 1217 volte)
UNITA’ PER LA COSTITUZIONE



EMILIA - ROMAGNA



I quotidiani di oggi hanno diffuso la notizia della richiesta di pensionamento avanzata da Italo Materia, Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia.

Il collega si è risolto a questa prematura decisione in seguito all’avvio di una campagna gravemente denigratoria della sua persona avanzata da formazioni vicine a candidati alle prossime elezioni amministrative ed europee. L’obiettivo dichiarato di tali iniziative, intraprese anche con ampio ricorso ai mass media, è stato esplicitamente quello di ostacolare il dott. Materia, concorrente al posto vacante di Procuratore della Repubblica di Bologna. L’obiettivo, perseguito attraverso modalità che hanno duramente provato il collega ed i suoi familiari, è stato infine raggiunto.

Il gruppo di Unità per la Costituzione dell’Emilia Romagna esprime massima solidarietà ad Italo Materia, che ha sempre dato prova di altissima professionalità ed efficienza. La scelta di pensionamento – di cui si rispettano le motivazioni personali - priva la magistratura di un collega valido che avrebbe potuto, ancora per vari anni, fornire un prezioso contributo umano e professionale alla giurisdizione.

Esprime inoltre biasimo e preoccupazione per le interferenze, improprie e senza precedenti, in una procedura di nomina di un dirigente di un ufficio giudiziario, rimessa alla delicata valutazione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Bologna, 22 aprile 2009
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 12:23:06, in Magistratura, linkato 1208 volte)
la sentenza della corte costituzionale

La Consulta sulle intercettazioni:
«Non tutte vanno distrutte»

La decisione della Consulta nell'ambito del procedimento che vede imputato l'ex capo Security di Telecom Tavaroli

ROMA - Č in parte illegittima la norma che impone la distruzione dei documenti e delle intercettazioni ritenute illegali. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, accogliendo parzialmente la questione sollevata due anni fa dal gip di Milano Giuseppe Gennari nell'ambito del procedimento che vede imputato, tra gli altri, l'ex capo della Security di Telecom Italia Giuliano Tavaroli.

LA NORMA - La norma bocciata dalla Corte riguarda la nuova formulazione dell'art. 240 del codice di procedura penale modificato dal decreto (poi convertito in legge nel novembre del 2006 con voto bipartisan), con cui il governo Prodi intervenne all'indomani dell'arresto di Tavaroli, dell'investigatore privato Emanuele Cipriani e dell'ex capo della sicurezza informatica Fabio Ghioni. La norma imponeva la distruzione di tutto il materiale illegalmente acquisito (comunicazione telefoniche, telematiche, etc) in un'udienza camerale celebrata dal gip che però avrebbe dovuto redigere un verbale riassuntivo di quanto distrutto.

I COMMI BOCCIATI - La Corte - si legge in una nota di Palazzo della Consulta - ha dichiarato l'illegittimità dell'art 240 del codice di procedura penale in due punti: i commi 4 e 5, nella parte in cui non prevedono l'applicazione delle stesse regole fissate per l'incidente probatorio (art. 401, commi 1 e 2) durante l'udienza per la distruzione dei documenti; il comma 6, «nella parte in cui non dice che il divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti nella redazione del verbale» di distruzione «non si estende alle circostanze inerenti la formazione, l'acquisizione e la raccolta degli stessi documenti, supporti e atti».

MAGGIORI GARANZIE - La Corte Costituzionale ha di fatto ampliato le garanzie della difesa nella distruzione degli atti illecitamente acquisiti. Ciò non significa che tali documenti non saranno più distrutti, ma che per farlo si dovranno seguire regole che garantiscano maggiormente le parti. Se infatti il decreto approvato nel 2006 dal governo Prodi prevedeva che la distruzione dei documenti avvenisse su decisione del gip in un'udienza da tenersi entro dieci giorni dopo averne dato avviso alle parti, ora non sarà più sufficiente una decisione adottata in camera di consiglio: accusa e difesa dovranno essere garantite con un contraddittorio pieno, così come avviene nei casi di incidente probatorio. A questa procedura più garantista la Corte Costituzionale ha deciso di aggiungerne un'altra: nel verbale di distruzione degli atti e dei documenti illeciti si continuerà a far divieto di riferirne il contenuto ma - ha aggiunto la Corte - d'ora innanzi il verbale dovrà essere più puntuale e contenere le circostanze che riguardano la «formazione, l'acquisizione e la raccolta» dei documenti illegali. E questo perché si tratta comunque di materiale probatorio.


22 aprile 2009
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Sonia Alfano (idv): Dimissioni Italo Materia "sarebbe dovuto restare al suo posto ed affrontare le conseguenze. Cosi crea disagi a tutta la procura"

"Mi duole dover smentire quanto affermato dal procuratore reggente di Bologna, Dott. Silverio Piro, secondo il quale gli effetti del presunto "attacco" che io avrei rivolto ad Italo Materia (in realtà ciò che lui chiama "attacco" altro non è che la semplice lettura delle parole proferite dallo stesso procuratore capo di Reggio Emilia), "coinvolgono - ha detto Piro all'agenzia DIRE - l'intera categoria".

Lo ha affermato Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori che oggi, in una nota, è intervenuta sulle reazioni suscitate dalla notizia delle dimissioni del Procuratore Capo di Reggio Emilia, Italo Materia. "Non comprendo - prosegue Sonia Alfano - su quali basi il Dott. Piro faccia queste considerazioni e perchè ad essere coinvolta sia tutta la categoria ma ci tengo a specificare che le eventuali "conseguenze" della mia attività di informazione, coinvolgono solo quei magistrati che banchettano coi falsi pentiti e nessun altro.

Le responsabilità per i disagi che la procura dovrà probabilmente affrontare in questi mesi sono addebitabili solo ed esclusivamente al Dott. Italo Materia che ha preferito dimettersi piuttosto che restare in carica e far valere, come avrebbe fatto qualsiasi altra persona ritenendo il proprio operato eticamente corretto e deontologicamente impeccabile, le proprie ragioni in sede legale senza provocare disagio ad alcuno".



Sonia Alfano (idv): Sindaco Delrio difende Procuratore Materia. Ma dal suo stesso partito arrivano dure condanne.


"Qualcuno dovrebbe premurarsi di spiegare al PD di Reggio Emilia, con in testa il suo Sindaco Graziano Delrio, che le levate di scudi a difesa del Procuratore Capo dimissionario, Italo Materia, hanno le sembianze di una lotta contro i mulini a vento dato che a ledere la credibilità di Materia sono state le dichiarazioni che lui stesso ha reso e gli episodi di cui è stato protagonista in passato che io mi sono limitata a portare a conoscenza della cittadinanza".

Ad affermarlo è Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori, che ha cosi commentato le dichiarazioni rese dal Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, in merito alle dimissioni del Procuratore Capo Italo Materia. "Al Sindaco - ha aggiunto Alfano - non dirò altro ma lo invito caldamente ad ascoltare le parole che, nel novembre scorso, un suo stimato collega di partito, il Senatore Beppe Lumia, proferiva a proposito di una certa magistratura e di certi procuratori. Se a condannare gli stessi comportamenti che ho condannato io è un suo collega di partito è possibile che il Sindaco si renda conto di quanto fuori luogo siano le sue dichiarazioni e di quanto insensata sia la sua aprioristica difesa di Materia".


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www.soniaalfano.it
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 11:02:47, in Magistratura, linkato 2456 volte)

I magistrati italiani: "Materia, ci ripensi"
Colleghi solidali con il procuratore

Per l’Anm reggiana c'è stata nei confronti del giudice una "campagna denigratoria, che si è intensifica di recente con accuse prive di fondamento"

Reggio Emilia, 22 aprile 2009. L’Associazione nazionale magistrati ha invitato il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Italo Materia a ritirare le proprie dimissioni dall’ordine giudiziario. La sottosezione reggiana dell’Anm esprime in una nota "piena ed incondizionata solidarietà al collega Italo Materia le cui doti e capacità professionali non sono in discussione".

"Durante gli anni trascorsi a Reggio Emilia - si legge nella nota - il dottor Materia ha sempre dimostrato impegno, capacità professionale e dedizione unanimemente riconosciute ed apprezzate. La campagna denigratoria alla quale il collega è stato sottoposto negli ultimi mesi, intensificatasi recentemente con accuse destituite di ogni fondamento, ha gravemente minato la sua serenità".

Materia era stato attaccato da Sonia Alfano, presidente dell’Associazione familiari vittime della mafia - ora candidata indipendente alle europee per l'Idv - e dalla lista civica 'Amici di Beppe Grillo'. E proprio da Sonia Alfano, nell’ottobre scorso, partirono accuse a Materia per aver concesso un parere favorevole alla proroga del programma di protezione a favore di un mafioso divenuto collaboratore di giustizia.



Il Resto del Carlino

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INTERCETTAZIONI. ZANDA, CONSOB VIGILI PER EVITARE DILAZIONI DOSSIERAGGIO TELECOM

Dichiarazione del vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda.

"Pur in attesa di conoscere nel dettaglio la motivazione, possiamo dire sin da ora che la decisione della Corte Costituzionale di parziale illegittimità della norma relativa alla distruzione di atti raccolti attraverso intercettazioni 'illegali', ha una straordinaria importanza. Non solo per elementari ragioni di giustizia, ma anche perché può consentire di ricostruire la verità su vicende molto oscure del passato recente e meno recente del nostro Paese".

Lo dichiara il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda che spiega: "Adesso, per esempio, dopo la decisione della suprema Corte, non c'è più nessun ostacolo a una ricostruzione puntuale della vicenda del dossieraggio illegale della Telecom.

Lo stesso Collegio dei sindaci della società, recentemente sollecitato persino dalla Consob, è ormai in condizione di far piena luce sugli effetti di tutta quella vicenda e sulle corrispondenti responsabilità ai vari livelli dell'azienda: consulenti, dipendenti, dirigenti, e amministratori coinvolti".

"Sono certo - conclude Zanda - che la Consob saprà ottemperare al meglio al suo dovere di vigilanza per evitare ulteriori ritardi e dilazioni".

Roma, 22 aprile 2009
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