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 .. sahasrara ..... di Lunadicarta
 
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Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave.

Francesco Saverio Borrelli
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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 08:43:03, in Politica, linkato 2046 volte)

Il decreto è legge. A favore la maggioranza, Idv, Pd e Udc. Contrari i radicali
Escluse le norme sulle ronde e sulla proroga della permamenza nei Cie dei clandestini

Il Senato approva il decreto sicurezza
Ok bipartisan. Niente ronde

ROMA - Con l'ok bipartisan del Senato, il decreto sulla sicurezza è diventato legge. Fuori dal provvedimento le ronde e la proroga dei Cei, i Centri di identificazione ed espulsione dei clandestini. Dentro l'aggravante per le violenze sessuali, il reato di stalking e il turismo sessuale. Hanno votato a favore la maggioranza, l'Italia dei valori, il Pd e l'Udc. Il provvedimento è stato approvato con 261 voti favorevoli, 3 contrari - i senatori radicali - ed un astenuto, Francesco Pardi dell'Idv.

Anche la Lega ha votato a favore del dl, dopo le durissime contestazioni alla Camera e l'intesa politica raggiunta di fronte all'impegno del governo a reintrodurre in altro provvedimento (ddl sicurezza) le parti relative al trattenimento nei Cie degli immigrati clandestini e alle ronde cittadine.

Il voto favorevole dell'opposizione ("per responsabilità" come ha sintetizzato per tutti il senatore Pd Felice Casson) è stato garantito per consentire la conversione del decreto, giunto oramai alle soglie della scadenza (25 aprile), ma numerose ed articolate sono state le critiche rivolte al provvedimento.

Il decreto legge sulla sicurezza convertito contiene una serie di modifiche che concernono il codice penale e il codice di procedura penale. In particolare, all'articolo 1 viene sostanzialmente reintrodotta un'aggravante per il caso in cui il reato di omicidio faccia seguito al delitto di violenza sessuale, violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Viene anche introdotta l'aggravante nel caso di reato di omicidio compiuto dallo stesso autore del delitto di atti persecutori, comunemente denominato stalking.

Vi sono poi una serie di modifiche del codice di procedura penale che riguardano misure cautelari personali, con un significativo ampliamento per le associazioni a delinquere; la tratta e riduzione in schiavitù delle persone; il sequestro di persone; i reati di terrorismo; prostituzione minorile; pornografia minorile ed iniziative turistiche volte al favoreggiamento della prostituzione minorile.

(22 aprile 2009)


Ddl Senato 1505 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori

Capo I

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VIOLENZA SESSUALE, ESECUZIONE DELL'ESPULSIONE E CONTROLLO DEL TERRITORIO

Articolo 1.

(Modifiche al codice penale).

1. All'articolo 576, primo comma, del codice penale, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il n. 5) è sostituito dal seguente: «5) in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies;»;

b) dopo il numero 5) è inserito il seguente: «5.1) dall’autore del delitto previsto dall’articolo 612-bis nei confronti della stessa persona offesa;».

Articolo 2.

(Modifiche al codice di procedura penale).

1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 275, comma 3, secondo periodo, le parole: «all’articolo 416-bis del codice penale o ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo» sono sostituite dalle seguenti: «all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, nonché in ordine ai delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, primo comma, 600-ter, escluso il quarto comma, e 600-quinquies del codice penale»;

a-bis) all’articolo 275, comma 3, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano anche in ordine ai delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-quater e

609-octies del codice penale, salvo che ricorrano le circostanze attenuanti dagli stessi contemplate»;

b) all'articolo 380, comma 2, dopo la lettera d) è inserita la seguente: «d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall'articolo 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall'articolo 609-octies del codice penale;».

Articolo 3.

(Modifiche all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354)

1. All’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dai seguenti:

«1. L’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per i seguenti delitti solo nei casi in cui tali detenuti e internati collaborino con la giustizia a norma dell’articolo 58-ter della presente legge: delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza, delitto di cui all’articolo 416-bis del codice penale, delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste, delitti di cui agli articoli 600, 600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, 601, 602, 609-octies, qualora ricorra anche la condizione di cui al comma 1-quater del presente articolo, e 630 del codice penale, all’articolo 291-quater del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e all’articolo 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Sono fatte salve le disposizioni degli articoli 16-nonies e 17-bis del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, e successive modificazioni.

1-bis. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per uno dei delitti ivi previsti, purché siano stati acquisiti elementi tali da escludere l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, altresì nei casi in cui la limitata partecipazione al fatto criminoso, accertata nella sentenza di condanna, ovvero l’integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità, operato con sentenza irrevocabile, rendono comunque impossibile un’utile collaborazione con la giustizia, nonché nei casi in cui, anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante, nei confronti dei medesimi detenuti o internati sia stata applicata una delle circostanze attenuanti previste dall’articolo 62, numero 6), anche qualora il risarcimento del danno sia avvenuto dopo la sentenza di condanna, dall’articolo 114 ovvero dall’articolo 116, secondo comma, del codice penale.

1-ter. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi, purché non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, secondo e terzo comma, 600-ter, terzo comma, 600-quinquies, 628, terzo comma, e 629, secondo comma, del codice penale, all’articolo 291-ter del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, all’articolo 73 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell’articolo 80, comma 2, del medesimo testo unico, e all’articolo 416 del codice penale, realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dal libro II, titolo XII, capo III, sezione I, del medesimo codice, dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale e dall’articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni.

1-quater. I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater e, qualora ricorra anche la condizione di cui al medesimo comma 1, 609-octies del codice penale solo sulla base dei risultati dell’osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno anche con la partecipazione degli esperti di cui al quarto comma dell’articolo 80 della presente legge. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano in ordine al delitto previsto dall’articolo 609-bis del codice penale salvo che risulti applicata la circostanza attenuante dallo stesso contemplata.»;

b) al comma 2-bis, le parole: «di cui al comma 1, quarto periodo » sono sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 1-ter».

Articolo 4.

(Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115).

1. All'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, dopo il comma 4-bis è aggiunto il seguente:

«4-ter. La persona offesa dai reati di cui agli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale può essere ammessa al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal presente decreto.».

Articolo 5.

(Esecuzione dell'espulsione).

soppresso

Articolo 6.

(Piano straordinario di controllo del territorio).

1. Al fine di predisporre un piano straordinario di controllo del territorio, al comma 22 dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che ha autorizzato le Forze di polizia ed il Corpo dei vigili del fuoco ad effettuare, in deroga alla normativa vigente, assunzioni entro il limite di spesa pari a 100 milioni di euro annui, le parole: «con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare entro il 30 aprile 2009», contenute nel terzo periodo dello stesso comma 22, sono sostituite dalle seguenti: «con decreto del Presidente della Repubblica, da adottarsi su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione, dell'interno e dell'economia e delle finanze, entro il 31 marzo 2009».

2. In attesa dell'adozione del decreto di cui al quarto periodo del comma 23 dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge, 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, le risorse oggetto di confisca versate all'entrata del bilancio dello Stato successivamente alla data di entrata in vigore del predetto decreto-legge sono immediatamente riassegnate nel limite di 150 milioni di euro per l'anno 2009, a valere sulla quota di cui all'articolo 2, comma 7, lettera a), del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, per le urgenti necessità di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, al Ministero dell'interno e nel limite di 3 milioni di euro per l'anno 2009, per sostenere e diffondere sul territorio i progetti di assistenza alle vittime di violenza sessuale e di genere, al Fondo nazionale contro la violenza sessuale e di genere di cui all'articolo 1, comma 1261, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

2-bis. Il comma 2 dell’articolo 2 del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, si interpreta nel senso che non rientrano tra le somme di denaro ovvero tra i proventi ivi previsti, con i loro relativi interessi, quelli di complessi aziendali oggetto di provvedimenti di sequestro o confisca.

3, 4,5, 6, 6-bis soppressi

7. Per la tutela della sicurezza urbana, i comuni possono utilizzare sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

8. La conservazione dei dati, delle informazioni e delle immagini raccolte mediante l'uso di sistemi di videosorveglianza è limitata ai sette giorni successivi alla rilevazione, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione.

Articolo 6-bis.

(Reclutamento di ufficiali in servizio permanente dell’Arma dei carabinieri)

1. Nell’anno 2009, per le esigenze connesse alla prevenzione e al contrasto della criminalità e al fine di garantire la funzionalità e l’operatività dei comandi, degli enti e delle unità, l’Arma dei carabinieri può procedere all’immissione in servizio permanente, a domanda, del personale in servizio di cui all’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, e successive modificazioni, che consegue tre anni di servizio a tempo determinato entro il 31 dicembre 2009,

previo espletamento di procedure concorsuali, nel limite del contingente di personale di cui all’articolo 66, comma 5, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ferma restando l’applicazione dell’articolo 3, comma 93, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con progressivo riassorbimento delle posizioni soprannumerarie. Nelle more della conclusione delle procedure di immissione, l’Arma dei carabinieri continua ad avvalersi del personale di cui al precedente periodo nel limite del contingente stabilito dalla legge di bilancio.

Capo II

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ATTI PERSECUTORI

Articolo 7.

(Modifiche al codice penale).

1. Dopo l'articolo 612 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 612-bis. - (Atti persecutori). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio.».

Articolo 8.

(Ammonimento).

1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall'articolo 7, la persona offesa può esporre i fatti all'autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore.

2. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l'ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l'eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni.

3. La pena per il delitto di cui all'articolo 612-bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo.

4. Si procede d'ufficio per il delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo.

Articolo 9.

(Modifiche al codice di procedura penale).

1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo l'articolo 282-bis sono inseriti i seguenti:

«Art. 282-ter. - (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). - 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.

2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone.

3. Il giudice può, inoltre, vietare all'imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2.

4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.

«Art. 282-quater. - (Obblighi di comunicazione). - 1. I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono comunicati all'autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell'eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni. Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio.»;

b) all'articolo 392, il comma 1-bis è sostituito dal seguente:

«1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 600, 600-bis, 600-ter, anche se relativo al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, 600-quinquies, 601 e 602 del codice penale il pubblico ministero, anche su richiesta della persona offesa, o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza di persona minorenne ovvero della persona offesa maggiorenne, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1.»;

c) al comma 5-bis dell'articolo 398:

1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;

2) le parole: «vi siano minori di anni sedici» sono sostituite dalle seguenti: «vi siano minorenni»;

3) le parole: «quando le esigenze del minore» sono sostituite dalle seguenti: «quando le esigenze di tutela delle persone»;

4) le parole: «l'abitazione dello stesso minore» sono sostituite dalle seguenti: «l'abitazione della persona interessata all'assunzione della prova»;

d) al comma 4-ter dell'articolo 498:

1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;

2) dopo le parole: «l'esame del minore vittima del reato» sono inserite le seguenti: «ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato».

Articolo 10.

(Modifica all'articolo 342-ter del codice civile).

1. All'articolo 342-ter, terzo comma, del codice civile, le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «un anno».

Articolo 11.

(Misure a sostegno delle vittime del reato di atti persecutori).

1. Le forze dell'ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall'articolo 7, hanno l'obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima. Le forze dell'ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta.

Articolo 12.

(Numero verde).

1. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità è istituito un numero verde nazionale a favore delle vittime degli atti persecutori, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, con la finalità di fornire, nei limiti di spesa di cui al comma 3 dell'articolo 13, un servizio di prima assistenza psicologica e giuridica da parte di personale dotato delle adeguate competenze, nonché di comunicare prontamente, nei casi di urgenza e su richiesta della persona offesa, alle forze dell'ordine competenti gli atti persecutori segnalati.

Articolo 12-bis.

(Norma di interpretazione autentica in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali)

1. Gli articoli 1 e 4 del testo unico di cui al decreto del Presidente

della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, si interpretano nel senso che le disposizioni ivi contenute non si applicano al personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, che rimangono disciplinate dai rispettivi ordinamenti, fino al complessivo riordino della materia.

Articolo 12-ter.

(Categorie dei dati da conservare di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109)

1. In considerazione delle esigenze di adeguamento all’evoluzione tecnologica che comportano diverse necessità di intervento sulle infrastrutture di rete degli operatori di comunicazioni elettroniche, le informazioni relative alle categorie dei dati da conservare di cui all’articolo

3 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109, relativi ai differenti casi di non risposta in «occupato» o «libero non risponde» o «non raggiungibile» o «occupato non raggiungibile» o altre fattispecie, sono rese disponibili dagli operatori di comunicazioni elettroniche nei tempi e con le modalità indicati nei commi 2 e 3.

2. Per le chiamate originate da rete mobile e terminate su rete mobile o fissa, i dati di cui al comma 1 devono essere resi disponibili dagli operatori di rete mobile a far data dal 31 dicembre 2009.

3. Per le chiamate originate da rete fissa e terminate su reti fisse o mobili, tenuto conto del processo in atto riguardante gli interventi di realizzazione e sviluppo delle reti di nuova generazione in tecnologia IP, le informazioni di cui al comma 1 relative alle chiamate senza risposta generate dai clienti collegati alle reti fisse in tecnologia IP sono rese disponibili dagli operatori di rete fissa gradualmente e compatibilmente con le caratteristiche tecniche delle reti di comunicazione

elettronica di nuova generazione degli operatori interessati e comunque non oltre il 31 dicembre 2010.

Capo III

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 13.

(Copertura finanziaria)

soppresso

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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 08:32:18, in Politica, linkato 1227 volte)
La procura di Roma non restituisce l'archivio.

Genchi si appella a Napolitano



21 aprile 2009 - di Antimafia 2000


Apprendiamo proprio ora che nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame la procura di Roma ha deciso deliberatamente che non restituirà l’archivio sottratto lo scorso 13 marzo a Gioacchino Genchi.

Il consulente delle procure ha invocato l’immediato intervento del capo della Stato, della Pg di Roma e della procura di Perugia. “Siamo in presenza – ha detto - di un atto di eversione giudiziaria di una gravità inaudita. Negli atti del sequestro vi sono infatti acquisizioni importantissime riguardanti gli stessi magistrati della procura di Roma che hanno eseguito il sequestro”.

E’ roba da matti. E da criminali. La procura di Roma, nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame che scagiona Gioacchino Genchi da tutte le accuse mosse contro di lui non vuole restituire l’archivio sottratto al consulente delle procure lo scorso 13 marzo. Nell’ambito di un’operazione di sequestro disposta dai procuratori Toro e Rossi ed eseguita dagli uomini del reparto tecnico del Ros di Roma, guidati  dal colonnello Pasquale Angelosanto.
Gioacchino Genchi, si legge in quelle carte firmate dal presidente estensore Francesco Taurisano – che proponiamo in forma integrale (SCARICA IN PDF 1 - 2) – ha agito correttamente, non ha violato la legge quando, nella veste di collaboratore dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, ha acquisito ed elaborato i tabulati telefonici relativi a utenze in uso a parlamentari ed esponenti dei servizi di sicurezza, né ha violato la privacy quando ha effettuato 2600 interrogazioni all’Anagrafe Tributaria utilizzando l’abilitazione del Comune di Mazara del Vallo. Non arrecando “nocumento” ad alcuno.
Ancora, scrive il riesame, “le attività di acquisizione, di elaborazione e di trattamento dei dati storicizzati nei tabulati attestanti il traffico telefonico non possono definirsi illecite”. Perché Genchi “non violò le guarentigie a tutela dei parlamentari interessati dalle acquisizioni dei tabulati di traffico telefonico”, agendo, “di volta in volta, in forza del decreto autorizzatorio emesso dal pm, comunicandogli ogni emergenza di conoscenza storica circa il coinvolgimento di membri del Parlamento come soggetti intestatari ovvero usuari di utenze di telefonia”.
In quanto al contestato profilo di illiceità nella condotta acquisitiva si legge che anche questo è inconsistente, così come non è rinvenibile illiceità “nell’esercizio delle funzioni di elaborazione e trattamento dei dati, legittimamente e lecitamente raccolti in forza dei provvedimenti del pm, funzioni legalmente dovute nella qualità di consulente tecnico”.
Stesso discorso per l’analisi delle utenze telefoniche intestate alla Presidenza del Consiglio, al ministero della Difesa, a quello dell’Interno e a una persona. Mentre la procura di Roma, secondo il tribunale del riesame, “non ha definito la specificità e la concretezza della violazione addebitabile al consulente tecnico, strutturante ‘il factum’ costituente il reato di abuso d’ufficio”.
In parole povere, Gioacchino Genchi, ha sempre agito “nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliare del pm De Magistris” anche per quanto concerne i tabulati di uomini dei servizi segreti. Per i quali non è “dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato”. Ma soprattutto “il tribunale non rinviene la norma di legge, ovvero di regolamento” che vieterebbe l’acquisizione di tabulati di uno 007.

La redazione di AntimafiaDuemila aderisce con piena convinzione alla richiesta di intervento di Gioacchino Genchi e se ne rende promotrice nella speranza che possa trionfare la Giustizia.


L'avvocato di Genchi: ''Nell'archivio del consulente le indagini sulla procura di Roma''

di Redazione - 21 aprile 2009
“Siamo oltre il porto delle nebbie”. 

Lo ha dichiarato Fabio Repici, avvocato di Gioacchino Genchi, in seguito alla decisione della procura di Roma di non restituire l’archivio del consulente nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame. “Oggi – ha spiegato il legale, la procura capitolina – ha fatto ammutinamento rispetto ai provvedimenti dei giudici che hanno decretato l’illegittimità totale dell’operato della stessa Procura. I reperti che la Procura di Roma sta mantenendo abusivamente in sequestro sono tutti di proprietà del dr. Gioacchino Genchi”. Per tale motivi oggi i pm romani “si sono resi responsabili, tra l’altro, dei reati di rifiuto di atti d’ufficio e di appropriazione indebita”. Tanto più che “nei supporti informatici trattenuti ci sono atti relativi a delicate indagini per le quali il dr. Genchi aveva ricevuto incarichi dall’Autorità giudiziaria. E ci sono perfino atti e intercettazioni che riguardano il procuratore aggiunto Toro: tra l’altro sue conversazioni nelle quali nel maggio 2006 concordava con altra persona, con insospettabili capacità profetiche, gli incarichi al ministero della giustizia presso l’appena nominato ministro Mastella e presso altri ministeri, riferendo anche gli incarichi graditi da altri magistrati romani, ivi compreso il dr. Nello Rossi. I magistrati della Procura di Salerno sono stati cacciati su due piedi dal Csm per aver emesso un provvedimento dichiarato legittimo dal competente Tribunale del riesame. Mi chiedo: cosa assicura ai magistrati romani l’impunità davanti al Csm ed al ministro della giustizia? Mi auguro – ha concluso - che la risposta non sia da rintracciare nel contenuto di quelle conversazioni”.


ARTICOLI CORRELATI:

- Doc. Tribunale del Riesame di Roma (formato word)

- Firma la petizione al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

- Genchi lancia un appello a Napolitano: ''Intervenga, rivoglio il mio archivio''

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Di Loredana Morandi (del 22/04/2009 @ 08:20:59, in Politica, linkato 1247 volte)
SICUREZZA: CASSON, VIA NORME MANIFESTO, RESTANO QUELLE SCOPIAZZATE

"Via le norme manifesto ma governo e maggioranza potevano fare di più, a parte scopiazzare qua e là le proposte del Pd". Lo ha detto il sen. Felice Casson per il gruppo del Pd in dichiarazione di voto sul disegno di legge sicurezza.
"Il provvedimento nel suo iter si è trasformato, ha cambiato pelle - ha aggiunto - Era stato presentato con molta enfasi dal Governo e da questa maggioranza come risolutivo nella lotta contro la criminalità e l'immigrazione clandestina con due norme manifesto, poi cassate, sulle cosiddette ronde e sui centri di identificazione ed espulsione, norme propagandistiche, inutili in concreto e per di più, almeno la norma sui centri di identificazione ed espulsione, in aperto contrasto con la normativa europea".
"Il Partito Democratico - ha proseguito - ha votato a favore delle norme del decreto-legge perché formulate in ordine a gravi e delicati fatti di criminalità che, ripetutamente, con pesante costanza colpiscono donne, bambini e persone deboli. Nessuno può nascondere che le violenze sessuali sulle donne e sui minori, così come gli atti persecutori, siano diventate una piaga insopportabile ed inaccettabile per il nostro Paese, come per ogni Paese civile. Il Partito Democratico si era già fatto carico di tali esigenze predisponendo e presentando, anche in Senato, specifici disegni di legge sulla violenza sessuale di gruppo e monosoggettiva, sui maltrattamenti in famiglia, sulla violenza ai danni di minori e sul cosiddetto stalking".
"Da parte del governo, invece, abbiamo assistito ad un'opera un po' arlecchinesca - ha spiegato il senatore del Pd - con l'inserimento di norme diverse tra loro con finalità molto diverse e con beni giuridici da tutelare e strutture di reato un po' raffazzonate. Un testo che, se accettabile nelle sue linee generali, lo è molto meno nei particolari e in quella necessaria determinatezza e precisione delle fattispecie degli istituti che sarebbero richiesti. Per questo la Lega deve tener presente che se prossimamente usciranno un migliaio di clandestini la colpa non è dell'opposizione ma del fallimento della politica sull'immigrazione di questo governo".
"Come Pd - ha concluso Casson - abbiamo già detto di ritenere fondamentale che il Parlamento lanci al Paese un segnale chiaro e netto di contrasto e di lotta alla criminalità di stampo sessuale, particolarmente contro quella perpetuata ai danni di minori e delle persone più deboli. Ma il Parlamento deve compiere ulteriori passi in avanti perché non può certo ritenere che l'opera sia stata completata solo perché il Governo ha deciso di intervenire in materia scopiazzando qua e là, peraltro malamente, il testo dei disegni di legge da noi presentati.

22 aprile 2009

SICUREZZA: DELLA MONICA, BENE SU STALKING MA 33 MORTI POTEVA ESSERE EVITATE

Governo e maggioranza rifiutarono di approvare il provvedimento lo scorso luglio

"Finalmente il Parlamento ha approvato una normativa, seppur incompleta e imperfetta, sullo stalking. Un provvedimento che abbiamo votato, ma che per troppo tempo abbiamo sollecitato. E' un provvedimento che purtroppo arriva tardi". Lo sostiene la senatrice del Pd Silvia Della Monica nel ricordare i ritardi che sono intervenuti nell'approvazione della legge.
"Lo scorso luglio - ricorda - il governo e la maggioranza hanno infatti rifiutato di inserire queste norme nel primo decreto legge sulla sicurezza, nonostante da maggio giacesse al Senato un disegno di legge del Partito democratico. Soltanto da allora ad oggi sono morte 33 persone per violenze ad opera di coniugi, ex coniugi o fidanzati. Soltanto dopo tre giorni che erano stati respinti gli emendamenti in materia, Barbara Brandolini, 27 anni, venne trovata soffocata dal suo ex fidanzato a Bergamo e il 30 luglio, a Napoli, una lite per una piega dei pantaloni stirata male finisce con la morte di Raffaellina Casella, 73 anni. Morti che potevano essere evitate se il 24 luglio fosse stato approvato il dl sicurezza con queste norme come chiedeva il Pd".
"Restano alcuni aspetti tecnici - conclude Della Monica - che rendono il provvedimento migliorabile, in particolare la revocabilità della querela e il fatto che, per anticipare la soglia dell'intervento penale rispetto a condotte che sono potenzialmente anticipatorie di atti più gravi, la norma finisce con l'incriminare comportamenti che scontano una certa indeterminatezza. Nonostante questi difetti non poteva però mancare il nostro voto favorevole a un provvedimento che introduce finalmente nel nostro ordinamento norme importanti a tutela soprattutto delle donne che sono le vittime principali dello stalking".

22 aprile 2009

Sicurezza: Pd, sia rispettato voto parlamento, Governo ritiri ronde e norme Cie da ddl

"La presidenza della commissione Giustizia si faccia garante del voto espresso dall'Aula di Montecitorio che ha bocciato le ronde e il prolungamento della permanenza nei Cie per gli immigrati". Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti si appella al presidente Giulia Bongiorno per chiedere 'lo stralcio delle ronde e del prolungamento della permanenza degli immigrati nei Cie.
Non è possibile - sottolinea - che per i pasticci del governo, che duplica confusamente i propri interventi legislativi tra decreti e disegni di legge, venga svilito il voto parlamentare. Si tratterebbe di una ferita molto grave all'indipendenza dei deputati che, tra l'altro, su queste norme si sono espressi con voto segreto, nella più alta autonomia e libertà di coscienza.
Il Pd è fortemente contrario al ddl sicurezza che introduce norme razziste come quelle sui medici spia e sul prolungamento della permanenza degli immigrati nei Cie, che rappresentano una ingiustificata e immotivata limitazione delle libertà personali; ma che introduce nel nostro ordinamento anche norme obbrobriose come le  ronde, che sono un pericoloso passo in dietro dello stato nel campo della sicurezza,. Faremo opposizione dura a tutte queste norme e chiediamo alla presidenza della commissione giustizia di farsi garante del voto dell'Aula e, pertanto, di attivarsi per stralciare dal ddl quelle norme su cui il parlamento si è già espresso con voto negativo".

Roma, 22 aprile 2009

Dl sicurezza: Rosato, Lega strilla ma responso del Parlamento va rispettato

Dichiarazione on. Ettore Rosato, deputato Pd, già sottosegretario all’Interno. “La Lega, anzichè strillare perché le hanno tolto l’osso di bocca, farebbe bene a rispettare il responso del parlamento che ha sonoramente bocciato l’uso delle ronde e “la detenzione preventiva” nei Cie. Per combattere l’immigrazione clandestina non occorrono norme razziste, ma applicare quelle che ci sono e far funzionare i tribunali invece di togliere i finanziamenti al comparto della giustizia. Manca, e questo sì che è preoccupante, una attenzione forte nei confronti della criminalità finanziaria, capace di colpire al cuore il nostro sistema economico. Questo governo brilla, purtroppo, per la durezza verso i deboli e mancanza di fermezza verso la delinquenza organizzata.”

Roma, 22 aprile 2009
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Di Loredana Morandi (del 21/04/2009 @ 11:29:50, in Magistratura, linkato 1350 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



AUDIZIONE DAVANTI ALLE COMMISSIONI RIUNITE GIUSTIZIA E AFFARI COSTITUZIONALI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI SUL “PACCHETTO SICUREZZA”

- 21 APRILE 2009 -


Una delegazione della Giunta Esecutiva Centrale della Associazione Nazionale Magistrati, composta da Luca Palamara, Giuseppe Cascini e Antonio Balsamo, è stata oggi ascoltata dalle Commissioni riunite Giustizia e Affari Costituzionali sul disegno di legge A.C. 2180 denominato “pacchetto sicurezza”.

I rappresentanti della GEC, rispondendo alle domande dei commissari, hanno offerto al Parlamento elementi di riflessione critica su alcuni punti del disegno di legge.

In via generale l’ANM ha rappresentato perplessità per il massiccio ricorso da parte del disegno di legge alla sanzione penale per comportamenti di scarsa o nulla offensività. Si tratta di una scelta legislativa che oltre a rendere di fatto del tutto inefficace lo strumento del diritto penale, contrasta con il principio costituzionale che impone il ricorso alla sanzione penale come extrema ratio e solo per comportamenti realmente offensivi di beni di rilievo.

In particolare l’ANM ha espresso dubbi in merito alla reintroduzione del delitto di oltraggio a pubblico ufficiale, alla introduzione del reato di ingresso illegale nel territorio dello Stato (anche se sanzionato solo con la pena della ammenda e attribuito alla competenza del giudice di pace), alla introduzione di nuove fattispecie penali a tutela del decoro urbano. Analoghe perplessità sono state evidenziate con riferimento alla introduzione di nuove aggravanti di carattere astratto e prive di effettiva offensività.

L’ANM ha poi espresso seri dubbi di compatibilità costituzionale delle disposizioni in materia di iscrizione alla anagrafe dei figli di immigrati clandestini e in materia di segnalazione di immigrati clandestini da parte delle strutture sanitarie pubbliche. Sul punto l’ANM ha anche consegnato alle Commissioni riunite un documento predisposto dalla Associazione Italiana dei Magistrati per i minorenni e per la famiglia, nel quale si segnala la contrarietà di tali disposizioni con la Convenzione sui diritti del fanciullo sottoscritta a New York il 20.11.1989.

Dubbi, sia di legittimità costituzione che di opportunità, sono stati sollevati anche con riferimento alla previsione di un concorso di associazioni di volontariato nella tutela dell’ordine pubblico.

L’ANM ha inoltre consegnato alle Commissioni riunite un documento predisposto dai magistrati di sorveglianza del Tribunale di Roma nel quale si sollevano seri dubbi e perplessità sia in punto di opportunità che di legittimità delle disposizioni che accentrano sul Tribunale di Sorveglianza di Roma la competenza in materia di controllo di legittimità dei provvedimenti del Ministro della giustizia ai sensi dell’art. 41bis dell’ordinamento penitenziario.

Al riguardo l’Anm, nel condividere tali perplessità, ha sottolineato l’esigenza di un intervento, che senza rinunciare al fondamentale valore del carattere diffuso della giurisdizione, rafforzi la garanzia del giudice naturale per tali procedimenti.

Con riferimento alle disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale la Anm ha segnalato l’assoluta necessità di un intervento legislativo che ne valorizzi l’autonomia rispetto alle misure personali, risolvendo i dubbi interpretativi scaturenti dal mancato coordinamento tra il “decreto sicurezza” e la normativa preesistente.

Ha altresì evidenziato l’indifferibilità dell’adeguamento della disciplina italiana in materia di riciclaggio alle tendenze internazionali e alle direttive europee con la eliminazione della clausola di non punibilità del cd. “autoriciclaggio”. Una disposizione che era stata introdotta nel corso dell’esame in Senato e purtroppo abbandonata. Ha, infine, sottolineato la necessità di rendere effettivo l’accesso da parte dell’Autorità Giudiziaria all’anagrafe dei rapporti bancari.

Roma, 21 aprile 2009

Il presidente, Luca Palamara
Il Segretario Generale, Giuseppe Cascini
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Di Loredana Morandi (del 21/04/2009 @ 10:12:50, in Politica, linkato 1217 volte)
Dimissioni Procuratore Capo di Reggio Emilia

Sonia Alfano IdV: La credibilità di Italo Materia è stata danneggiata solo dalle sue stesse parole.


"Ho appreso in giornata, da fonti di stampa, delle dimissioni rassegnate da Italo Materia, Procuratore Capo di Reggio Emilia, il quale, imbattendosi in considerazioni di carattere pseudo complottistico, addebiterebbe a me la causa di tale scelta". Cosi in una nota Sonia Alfano che, nei mesi scorsi, in qualità di Presidente dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, aveva denunciato le infiltrazioni mafiose sul territorio reggiano, poi confermate dal settimanale "L'Espresso", e dato lettura, nel corso di alcuni convegni organizzati dagli "Amici di Beppe Grillo di Reggio Emilia", di una deposizione testimoniale resa dal Procuratore Capo Italo Materia. "Le dimissioni di Italo Materia - ha proseguito Sonia Alfano - suscitano più di qualche perplessità poichè se il Procuratore ritiene di non avere nulla da rimproverarsi, come specifica nella lettera inviata alla stampa, avrebbe potuto e dovuto ricorrere alla giustizia ordinaria, chiedere il parere del CSM, ma continuare nella sua attività.
Se un magistrato - ha spiegato Sonia Alfano - ha svolto il proprio operato attenendosi a chiari criteri di etica e correttezza non esiste alcun motivo per il quale dovrebbe dimettersi.
Il Procuratore dimissionario avrebbe dovuto prendere spunto da una sua illustre collega, Clementina Forleo, la quale, essendo stata, a differenza di Materia, destinataria di attacchi ingiusti e strumentali, ha doverosamente mantenuto il suo incarico forte di un operato svolto in maniera lineare ed impeccabile.
Leggo nella lettera - prosegue la Alfano nella nota - che Materia definisce come "accuse" la lettura pubblica della deposizione testamentaria rilasciata da lui stesso presso il tribunale di Catania. Il lamentato danno alla sua credibilità deriverebbe dunque dalla lettura delle sue stesse parole. Evidentemente Materia si sente accusato dal suo passato, a mio parere ed a giudizio di molti assai imbarazzante, e pertanto, a rigor di logica, dovrebbe additare, quale responsabile del danno arrecato alla sua credibilità, solo se stesso ed i suoi pranzi in compagnia di falsi pentiti.
Ritengo che Materia, qualora fosse stato vittima di una "campagna persecutoria" da me orchestrata, avrebbe potuto intraprendere la via delle pubbliche spiegazioni e mantenere il suo incarico. Ma il Procuratore ha preferito gridare alla lesa maestà, senza mai entrare nel merito della vicenda, e dimettersi. Ne prendo atto.
Ad ogni modo, tralasciando le considerazioni sull'assurdità di indicare me quale responsabile delle sue dimissioni, è verosimilmente ipotizzabile che il Procuratore Capo di Reggio sia voluto uscire di scena, giocando la carta della "vittima di una campagna persecutoria", a causa della mancanza del numero sufficiente di voti per porlo a capo della Procura di Bologna e stia ora tentando di trovare un capro espiatorio per i suoi insuccessi professionali.
  

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Di Loredana Morandi (del 21/04/2009 @ 09:58:44, in Politica, linkato 1079 volte)
Sicurezza, Pd: Governo si fermi su ddl, contiene obbrobriose norme razziste
Ferranti (Pd): ronde sono vergogna giuridica ed umiliazione forze dell'ordine


"Con le ronde il governo introduce una pericolosa giustizia 'fai da te' ed insinua nell'ordinamento norme obbrobriose che segnano un grave passo indietro dello Stato nella politiche della sicurezza ed una umiliazione delle forze dell'ordine". Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta il contenuto dell'Odg presentato dalla Lega al Senato che impegna il Governo a confermare la normativa sulle ronde in sede di approvazione del ddl sicurezza alla Camera.

"Siamo fortemente contrari alle ronde e utilizzeremo tutti gli strumenti parlamentari per evitare che vengano approvate alla Camera in sede di conversione del Ddl sicurezza. Così come siamo contrari alla criminalizzazione dell'immigrazione attraverso l'introduzione del reato di immigrazione, i medici spia e la lesione dei diritti di cittadinanza. Oggi - sottolinea la deputata democratica - nel corso delle audizioni sul Ddl sicurezza abbiamo assistito ad un coro di critiche sull'intero pacchetto sicurezza del Governo che - come sostenuto all'unanimità da tutti i soggetti ascoltati: avvocati, magistrati, rappresentanti di Unicef, Save the Children ed altre organizzazioni - favorisce il sommerso e, di fatto, spinge i clandestini nelle braccia della criminalità organizzata che potrà così avvalersi di 'braccia, invisibili'.
Per tutte queste ragioni - conclude - chiediamo al Governo e alla maggioranza di fermarsi sul ddl sicurezza, di
non proseguire il dibattito in Parlamento e di mettere da parte norme discriminatorie e razziste".

Roma, 21 aprile 2009

*****

Stalking e decreto sicurezza: aggravanti solo per gli ex mariti ed ex fidanzati, e quelli attuali?

Dichiarazione  dei senatori DonatellaPoretti e Marco Perduca, Radicali-Pd

Il Senato sta esaminando il disegno di legge di conversione dell'ennesimo decreto sicurezza e ennesima misura di inasprimento di pena, restrizione di diritti per detenuti e creazione di una nuova fattispecie di reato, gli atti persecutori, o stalking.
E' questa la misura mediaticamente più accattivante su cui, nonostante il Senato avesse gia' votato un provvedimento ora al vaglio della Camera, il Governo e il ministro Mara Carfagna hanno deciso di mettere il cappello.
Il reato prevede che chiunque compia atti persecutori e' punibile da 6 mesi a 5 anni. Viene prevista come aggravante il fatto che chi compie tale reato sia un coniuge legalmente separato (e chi e' separato di fatto?) o divorziato o persona che "sia stata" legata da una relazione affettiva. L'aggravante e' per gli ex, mariti o fidanzati.
Se statisticamente le denunce di questi atti persecutori possono vedere gli ex come i più denunciati, la situazione che più andrebbe tutelata e salvaguardata e' quella delle violenze psicologiche e fisiche che si commettono in famiglia, anche con la previsione dell'aggravante come misura disincentivante.
A meno che il nostro legislatore non abbia come riferimento quello afgano, in cui il marito ha diritto di abusare della moglie, il provvedimento in esame al Senato e' incomprensibile. Se aveva un senso prevedere una aggravante, era proprio per il coniuge, che spesso sotto ricatto impone al coniuge più debole (per lo più la donna) atti e comportamenti con minacce, cagionando quell'ansia e quella paura per la propria incolumita', come prevede l'art. 612-bis.

Decreto sicurezza. Provvedimento inaccettabile. Pregiudiziali di costituzionalita' ed emendamenti.

Intervento di Donatella Poretti e Marco Perduca, senatori radicali eletti nelle liste del PD


Il decreto legge in discussione oggi al Senato ripropone una concezione della penalità di stampo illiberale, paternalistico e populista: le restrizioni di libertà e garanzie individuali che vi sono contenute, non sono motivate da indispensabilità per contenere alcuni fenomeni criminali, bensì da esigenze di mera rassicurazione sociale, funzionali ad una comunicazione demagogica tra potere politico e società.
Perciò riteniamo inaccettabile l'impianto complessivo di questo decreto-legge, nonostante la Camera abbia stralciato le norme sulle ronde e abbia cancellato la permanenza fino a sei mesi nei Centri di Identificazione ed Espulsione (Cie). In particolare siamo contrari alla obbligatorietà della custodia cautelare in carcere e  all'eliminazione dell'accesso alle misure alternative alla detenzione, così come previste dalla legge Gozzini.
Abbiamo pertanto depositato due pregiudiziali di costituzionalità e 16 emendamenti.
Ci auguriamo che nel dibattito oggi in Aula tutta l'opposizione contrasti, con noi, l'approvazione di norme   inopportune ed incostituzionali.

Qui il testo degli emendamenti: http://blog.donatellaporetti.it/?p=593

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Di Loredana Morandi (del 21/04/2009 @ 09:55:01, in Politica, linkato 1050 volte)
MAFIA: LUMIA, GRAVE LIMITARE POTERI PROCURATORE GRASSO

S'intervenga subito alla Camera per modificare testo
 
"E' un fatto grave tentare di limitare i poteri del Procuratore nazionale antimafia, così come denunciato da Pietro Grasso nel corso della sua audizione in merito alle norme contenute nel ddl sicurezza". Lo dice il senatore del Pd Giuseppe Lumia della commissione Antimafia.
"La lotta alle mafie richiede impulso e coordinamento - prosegue - e così fu pensata da Falcone questa struttura moderna della magistratura. Ci sono aspetti che da anni segnaliamo, anche in commissione Antimafia che richiedono un ruolo maggiore della Procura nazionale Antimafia, mi riferisco alle indagini su riciclaggio, traffico di droga, colletti bianchi, rapporto mafia-politica".
"E' necessario - conclude - intervenire ora alla Camera per modificare il testo e trovare quindi una convergenza in questo senso". 


21 aprile 2009
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Di Loredana Morandi (del 21/04/2009 @ 09:38:37, in Politica, linkato 1409 volte)

Revocata la scorta a Clementina Forleo.

Sonia Alfano Italia dei Valori:
Scandaloso il meccanismo di assegnazione e revoca delle scorte.



"Clementina Forleo, il giudice che per anni è stata al centro degli attacchi della maggioranza per aver intaccato gli interessi di politici e banchieri e per non aver assecondato la propaganda di regime, è da oggi senza scorta e senza alcuna misura di protezione". A darne l'annuncio è stata Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori che in una nota afferma che "è evidente che la decisione di revocare la scorta ad un giudice destinatario di gravi e numerose minacce sia motivata da pura rappresaglia politica. Mi chiedo - ha aggiunto Sonia Alfano - come sia possibile che mentre alla Dott. Forleo, la cui incolumità è palesemente a rischio, viene revocata la scorta ad altri, che non rischiano nulla perchè parte integrante di quel sistema che il Giudice Forleo ha sempre combattuto, viene concesso ogni tipo di protezione e di tutela.
Esistono centinaia di giornalai, conduttori di pseudo telegiornali, codazzi di burocrati e servi di parito che mai hanno ricevuto alcun tipo di intimidazione e che non svolgono attività a rischio ai quali, inspiegabilmente, vengono assegnate scorte di protezione che appaiono come, e certamente lo sono, una ricompensa per la loro totale sudditanza nei confronti del governo.
Io mi rifiuto - ha chiosato Sonia Alfano - di pensare che gli agenti delle nostre forze dell'ordine debbano essere usati come camerieri e maggiordomi dei politici e dei loro servi mentre le persone che davvero rischiano la propria vita per servire la Nazione vengano abbandonate al proprio destino ed esposte ad ogni tipo di rischio.
Io pretendo, per il bene di tutti i cittadini italiani ed i servitori dello Stato, di sapere quali sono i criteri di assegnazione e di revoca delle scorte.
Vorrei inoltre invitare i molti familiari di vittime illustri della mafia - ha affermato in conclusione di nota la candidata -, che mai hanno ricevuto minacce da parte della criminalità organizzata, ad offrire la propria scorta alla Dottoressa Forleo dimostrando in questo modo di avere a cuore l'incolumità di chi rischia la vita per servire il proprio Stato ed adempiere al proprio dovere".

--
www.soniaalfano.it

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Di Loredana Morandi (del 21/04/2009 @ 03:14:53, in Magistratura, linkato 1300 volte)
Attendiamo di conoscere la situazione degli ATU ...

Boss liberi, due gip per quattrocento fascicoli

di Gabriella De Matteis

I dati dei fascicoli pendenti all´ufficio gip gup del Tribunale di Bari diventeranno materia di discussione nell´ispezione, disposta dal ministero della Giustizia e nelle audizioni avviate dal Csm, all´indomani delle polemiche sul caso delle 21 scarcerazioni.

Nella difesa del giudice Rosa Anna De Palo che non ha depositato le motivazioni della sentenza "Eclissi", con ogni probabilità, peseranno le cifre sul numero dei procedimenti, assegnati nel 2008. La De Palo, l´anno scorso, si è occupata di almeno duecento fascicoli, casi che sono approdati in udienza preliminare o in un processo.

Un numero eguagliato dal giudice Marco Guida. L´ufficio gip gup, da anni, oramai, è alle prese con il problema della carenza di organico, aggravato da altri fatti contingenti. I gup in servizio sono sette. Una, sino a pochi mesi fa, era la De Palo, passata al Tribunale per i Minorenni e sostituita da Savina Toscani. Poi c´è Marco Guida.

Entrambi, negli ultimi anni, hanno istruito i processi contro la criminalità organizzata. Giovanni Leonardi che guida l´ufficio e il suo vice Antonio Lovecchio, proprio per le loro funzioni, sono esonerati dai maxiprocessi contro la mafia, che sino ad un anno fa, di fatto, non hanno potuto presiedere neanche due altri gup, Giuseppe De Benedictis e Anna Rosa Nettis.

Il primo, per anni, ha ricoperto l´incarico di gip. Sue le ordinanze, ad esempio, contro il clan degli Strisciuglio. Da giudice dell´udienza preliminare non si può pronunciare sugli stessi indagati per i quali ha disposto il carcere. E´ incompatibile. Come lo è il gup Anna Rosa Nettis che, invece, all´ufficio gip, è arrivata dal Riesame: così non può essere assegnataria di fascicoli in cui compaiono le stesse persone che ha, precedentemente, giudicato. C´è poi il gup Rosa Calia Di Pinto che fa parte del consiglio giudiziario e che ha un esonero del 30 per cento e alla quale sono stati assegnati già due maxiprocessi oltre che il procedimento la Fiorita (con più di novanta imputati).

Il caso dei maxiprocessi è anche al centro della relazione del capo dell´ufficio Giovanni Leonardi. Alla sezione gip gup di Bari fanno capo tutti i procedimenti, istruiti dalla Dda che ha competenza anche sulla provincia di Foggia. Un carico di lavoro, fanno sapere dal Palazzo di Giustizia di via Nazariantz, a fronte di un potenziamento dell´organico mai avvenuto.

(21 aprile 2009)

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Di Loredana Morandi (del 19/04/2009 @ 10:12:11, in Magistratura, linkato 1211 volte)
Il blog Giustizia Quotidiana

augura con sincera stima

un Buon Lavoro





al dott.
Claudio Castelli,
nuovo presidente di Magistratura Democratica


e alla sua collega, d.ssa Rita Sanlorenzo,
segretario generale della corrente associativa nell'ANM.



***


La notizia:


GIUSTIZIA: CASTELLI PRESIDENTE DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA

(AGI) - Roma, 19 apr. - E’ Claudio Castelli il nuovo presidente di Magistratura Democratica. La decisione e’ arrivata oggi dopo la due giorni di assemblea romana della corrente delle toghe. Attualmente presidente aggiunto Gip a Milano, Castelli e’ stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura dal 1994 al 1998 e segretario di MD dal 2000 al 2005. Nella passata legislatura e’ stato chiamato a ricoprire il ruolo di capo del dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del Ministero della Giustizia.

Magistratura Democratica ha confermato Rita Sanlorenzo come segretaria di MD. (AGI)

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