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Non rammento: il blogger Luigi de Magistris è stato magistrato?

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 01/08/2009 @ 07:11:40, in Magistratura, linkato 1511 volte)
GIUSTIZIA: PD-PDL, ISTITUIRE CORTE D'APPELLO A LUCCA


(AGI) - Lucca, 1 ago. - Due proposte di legge depositate nei due rami del Parlamento per chiedere l'istituzione della corte d'appello, del tribunale per i minorenni e del tribunale di sorveglianza a Lucca. Un'iniziativa bipartisan che porta le firme del senatore Andrea Marcucci (PD) e della deputata Debora Bergamini (PDL).

"La Toscana, a differenza di altre regioni, conta una sola corte di appello- si legge nella proposta- nonostante le sue dieci province. Ragioni anagrafiche, economiche e giudiziarie giustificano ampiamente l'istituzione di un secondo distretto di corte d'appello". I parlamentari passano poi a spiegare i motivi che starebbero alla base della scelta a favore di Lucca.

"E' il secondo tribunale della regione per carico di lavoro, e' gia' stata sede di corte d'appello fino agli anni 20 del secolo scorso ed inoltre e' facilmente raggiungibile dagli altri circondari dei tribunali di Livorno, di Pisa e di Massa. L'amministrazione comunale di Lucca, inoltre, ha gia' individuato una sede idonea per la nuova corte d'appello in immobili che appartengono a un complesso gia' in larga parte destinato ad uffici giudiziari".

Tra i cofirmatari della proposta di legge: al Senato tra gli altri Paolo Amato (Pdl) e Manuela Granaiola (PD), alla Camera Lapo Pistelli e Raffaella Mariani del PD, Nedo Poli dell'UDC e Massimo Parisi e Lucio Barani del PDL.
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Di Loredana Morandi (del 01/08/2009 @ 07:13:43, in Magistratura, linkato 1744 volte)
Cinquantina magistrati considerati a rischio


Sabato 01 Agosto 2009 14:46 web

Sono una cinquantina i magistrati considerati a rischio perche' si sono occupati a vario titolo delle stragi di mafia del '92. Lo afferma il procuratore generale di Caltanissetta Giuseppe Barcellona che fa riferimento, spiega, "all'allerta inviato a tutti gli uffici di procura da Giovanni Tinebra", pg a Catania, "che suggerisce l'adozione di particolari misure di protezione nei confronti di quei colleghi che a Caltanissetta avevano preso parte nel tempo ai processi relativi alle stragi Falcone e Borsellino, essendo le relative sentenze ormai passate in giudicato; per cui reazioni imprevedibili sarebbero potute provenire da parte degli imputati definitivamente condannati".

Misure di protezione adottate, aggiunge Barcellona, che spiega: "Cio' ha comportato che colleghi, da tempo trasferiti in uffici anche piccoli del Nord, si vedessero immediatamente attribuita una scorta. L'allerta non poteva essere ignorato". Cio' ha provocato, tra l'altro, prosegue il procuratore generale, "che anche il Csm revocasse il trasferimento a Caltanissetta di magistrati a particolare rischio".

Si e' parlato in passato dell'arrivo di Ilda Boccassini: "E' vero - conclude Barcellona - ma senza nulla togliere alla sua professionalita', ho espresso parere nettamente contrario, facendo rilevare l'inopportunita' che a condurre indagini che potevano dare luogo a esiti diversi, fossero gli stessi magistrati che era pervenuti alle prime conclusioni".

Catania Oggi


Stragi del '92, torna la paura per i magistrati


oggi, 01 agosto 2009 10:29


Circa cinquantina magistrati, che dal '92 ad oggi hanno indagato sulle stragi di mafia, sono sotto scorta anche se da tempo trasferiti in uffici, anche piccoli, del Nord. Lo dice il procuratore generale di Caltanissetta, Giuseppe Barcellona, confermando che l'allarme era stato lanciato dall'ex capo della procura nissena, Giovanni Tinebra, oggi pg a Catania. In un'intervista al Giornale di Sicilia, Barcellona spiega che "il Csm ha revocato, in linea con l'allerta, il trasferimento a Caltanissetta di magistrati a particolare rischio".

Il Pg si dice "nettamente contrario" al trasferimento alla procura nissena di Ilda Boccassini: "E' inopportuno - osserva - che a condurre indagini che potevano dare luogo ad esiti completamente diversi da quelli a suo tempo accertati, fossero gli stessi magistrati che erano pervenuti alle prime conclusioni". Quanto alle dichiarazioni del pentito Spatuzza sulla strage di via D'Amelio, il magistrato afferma che "hanno per oggetto un solo episodio, per altro preliminare alla strage". Barcellona, infine, parla delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino sulla ipotetica trattativa Stato-mafia: "Tutto quello che dice - afferma - lascia perplessi, seppure alcune cose siano state riscontrate. Queste rivelazioni provengono da una persona assai equivoca, di modesto spessore culturale, che probabilmente sarà strumentalizzata da qualcuno".

Sicilia Informazioni


GIUSTIZIA:SCUOLA MAGISTRATURA; COMUNE CATANZARO RESISTERA'


La giunta comunale di Catanzaro ha autorizzato il settore avvocatura a resistere ed a proporre appello incidentale al ricorso presentato al Consiglio di Stato dalla Provincia e dal comune di Benevento avverso la sentenza 3087/09 del Tar Lazio, emessa nel ricorso presentato dal comune contro il Ministero della Giustizia.

A riferirlo è un comunicato. L'esecutivo catanzarese ha confermato l'incarico difensivo agli avvocati Raffaele Mirigliani e Alfredo Gualtieri. "La proposta presentata dal settore avvocatura, diretto da Gabriella Celestino - è scritto nel comunicato - è stata illustrata dall'assessore agli Affari generali, Aldo Stigliano Messuti e contiene il parere degli avvocati Mirigliani e Gualtieri secondo i quali, il Comune 'deve resistere all'appello, proponendo anche appello incidentale per la ritenuta carenza di legittimità del Comune, soprattutto all'effetto di sottoporre al Giudice di Appello anche i motivi e le ragioni diffusamente esposti nel ricorso da noi redatto e non esaminato dal Tar'". (ANSA).


GIUSTIZIA: ALFANO A MESSINA RASSICURA SU ORGANICI E NUOVA SEDE

(AGI) - Messina, 31 lug. - ‘Missione’ a Messina per il ministro alla Giustizia Angelino Alfano che ha incontrato nel pomeriggio magistrati e avvocati. Due le questioni trattate: la carenza degli organici e la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia. Il ministro si e’ impegnato a rivedere le tabelle degli organici e ha sottolineato di essere stato proprio a lui a salvare i 18 milioni di euro che servono per il nuovo palazzo di giustizia: “Quel finanziamento c’era da 20 anni, ma senza il mio risoluto intervento e quello del presidente del Consiglio sarebbe andato perso. I soldi sono salvi, ma ora vanno spesi”.

Proprio su questo, pero’, ha dovuto registrare una spaccatura tra i magistrati che spingono per la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia nella zona industriale della citta’ e gli avvocati che invece osteggiano il progetto. L’idea che e’ piaciuta la ministro e’ stata soprattutto quella, formulata dagli avvocati, di sfruttare la costruzione del ponte sullo stretto come ‘corsia preferenziale’ non solo per adeguare gli organici, ma anche per dotare Messina di una sezione distaccata del Tar: “E’ una cosa alla quale non avevo pensato - ha aggiunto Alfano - e la suggeriro’ al premier. E’ ovvio che per la costruzione del ponte ci sara’ un notevole incremento dei contenziosi giudiziari”. (AGI) Cli/Pa/Mrg

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Di Loredana Morandi (del 01/08/2009 @ 07:20:52, in Magistratura, linkato 1803 volte)
Alla Corte europea Sarà denunciato
il pm che lasciò in libertà Delfino

Il Giornale.it  di Redazione

«Chiedo a questo giudice con quale coraggio chiederà una condanna per Delfino, al momento del processo, quando poteva farlo prima. Lo denuncerò alla Corte di Giustizia Europea e non in Italia, che non serve a nulla»: lo dichiara Rocco Multari, padre di Antonella, la giovane commessa ventimigliese uccisa il 10 agosto 2007 per strada a Sanremo con una quarantina di coltellate dall’ex fidanzato Luca Delfino.

Il giudice è il pm Enrico Zucca di Genova che ha appena richiesto il rinvio a giudizio di Delfino, già condannato a 16 anni e 8 mesi per l’omicidio di Antonella ed ora sospettato di aver ammazzato anche un’altra ex fidanzata, Luciana Biggi, sgozzata nei vicoli di Genova il 28 aprile 2006. Rocco Multari e Rosa Tripodi, la mamma di Antonella, hanno sempre accusato il magistrato di non avere arrestato il giovane dopo il primo delitto, come invece chiedeva la polizia. Se così fosse stato, sostengono, la loro figlia sarebbe ancora viva.
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Di Loredana Morandi (del 01/08/2009 @ 09:44:33, in Magistratura, linkato 1570 volte)
Aldrovandi bis, concluse le indagini sulle omissioni


Il pm Nicola Proto ha depositato il materiale relativo all'inchiesta parallela sulla morte del diciottenne ferrarese: quattro agenti di polizia avrebbero manomesso gli atti. La madre del ragazzo: "E' stata ingannnata tutta la città"

FERRARA, 30 LUG. 2009 - A poco meno di un mese dalla sentenza di primo grado che ha condannato a 3 anni e 6 mesi i quattro poliziotti che hanno riempito di botte Federico, si sono concluse oggi le indagini sulla sulla cosiddetta “Aldrovandi bis”.  L'inchiesta punta ad accertare presunte irregolarità avvenute durante lo svolgimento delle indagini sulla morte del 18enne ferrarese, avvenuta il 25 settembre 2005.

“Si tratta di una seconda fase del processo principale che per noi è un completamento dell’intera vicenda. Abbiamo sempre chiesto giustizia per Federico e credo che senza certe stranezze le indagini sarebbero state molto più rapide. E forse non avremmo dovuto attendere quattro anni prima di ottenere una sentenza”. Questo è il commento di Patrizia Moretti, la madre del ragazzo. Che si dice convinta "che qualcuno abbia un debito verso l’intera città. Oltre a noi come famiglia - continua infatti la donna -  è stata ingannata tutta Ferrara”.

Tutta la vicenda ruota attorno agli interventi delle volanti che hanno raggiunto Federico in via dell'Ippodromo all'alba del 25 settembre. Il verbale originale, numero di serie 686, riferisce che la prima pattuglia è arrivata sul posto alle 5.45, la stessa ora della prima chiamata al 113. Solo successivamente, a penna, l'orario è stato posticipato alle 5.50. Il foglio 686 verrà poi cancellato con dei segni trasversali perchè smentito dal 687, che riporta un altro intervento effettuato dalla squadra mobile quella notte alle ore 5.45. I due interventi diventano dunque inconciliabili dal punto di vista cronologico. Perciò è stato creato il foglio 688, in cui appare l’orario “ufficiale” delle 5.50. Ma solo quest'ultimo verbale sarebbe stato trasmesso alla polizia giudiziaria.
Solo nel maggio 2007 Fabio Anselmo, l’avvocato della famiglia Aldrovandi, è venuto a conoscenza di queste incongruenze. Nelle quali sono coinvolti quattro poliziotti: Paolo Marino, all'epoca dirigente dell'ufficio volanti, Marco Pirani, della polizia giudiziaria e allora braccio destro dell'ex pm Mariaemanuela Guerra, Marcello Bulgarelli, che il giorno della tragedia era responsabile della centrale operativa 113, e Luca Casoni, capo turno delle volanti.
In particolare, gli ultimi due agenti sono stati ascoltati in aula lo scorso 28 gennaio in merito ad una loro conversazione telefonica del 25 settembre. Casoni ha raccontato che intorno alle 6 si è fatto portare da una pattuglia in via Ippodromo. A un certo punto si trova al telefono con Bulgarellli e, alla domanda del superiore - insospettito del brevissimo lasso di tempo intercorso tra la chiamata di supporto ai carabinieri e la richiesta di un’ambulanza - su cosa sia successo, sembra dire “stacca” . “Staccare” significa in questo caso “continuare la conversazione senza essere registrati”, ma Casoni non ricorda cosa si siano detti in quel frangente. Qualcosa di sicuro, visto che il frammento di conversazione consegnato ai nastri dura una ventina di secondi, mentre - secondo i tabulati Telecom - quella telefonata dal cellulare è durata 1 minuto e 18 secondi.

Stamattina, quindi, il pm Nicola Proto ha depositato l’avviso di chiusura indagini e in queste ore stanno arrivando le notifiche ex art. 415 bis del codice penale ad altri quattro poliziotti indagati per quanto successe, o non successe, dopo il 25 settembre.
Ora bisogna aspettare che passino i 20 giorni di rito  - anche se, complice la pausa estiva, i termini slitteranno a inizio ottobre - in cui si potranno presentare le memorie e i documenti relativi alle investigazioni del difensore. Dopodiché verrà fissata l’udienza preliminare davanti al gip, che deciderà se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio o se decretarne l’archiviazione.

di Gabriele Morelli
Via Emilia Net
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Di Loredana Morandi (del 01/08/2009 @ 17:05:29, in Redazionale, linkato 3653 volte)
2 Agosto 1980 - Stazione di Bologna




La strage

Il 2 agosto 1980, alle ore 10,25, una bomba esplose nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna.
Lo scoppio fu violentissimo, provocò il crollo soccorsidelle strutture sovrastanti le sale d'aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli uffici dell'azienda di ristorazione Cigar e di circa 30 metri di pensilina. L'esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario.
Il soffio arroventato prodotto da una miscela di tritolo e T4 tranciò i destini di persone provenienti da 50 città diverse italiane e straniere.

Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti. (testimonianze di Biacchesi e da "Il giorno")
La violenza colpì alla cieca cancellando a casaccio vite, sogni, speranze.

Maria Fresu si trovava nella sala della bomba con la figlia Angela di tre anni. Stavano partendo con due amiche per una breve vacanza sul lago di Garda. Il corpicino della piccola, la più giovane delle vittime, venne ritrovato subito. Solo il 29 dicembre furono riconosciuti i resti della madre.

Marina Trolese, 16 anni, venne ricoverata all'ospedale Maggiore, il corpo devastato dalle ustioni. Con la sorella Chiara, 15 anni, era in partenza per l'Inghilterra. Le avevano accompagnate il fratello Andrea, e la madre Anna Maria Salvagnini. Il corpo di quest'ultima venne ritrovato dopo ore di scavo tra le macerie. Andrea e Chiara portano ancora sul corpo e nell'anima i segni dello scoppio. Marina morì dieci giorni dopo l'esplosione tra atroci sofferenze.

Torquato Secci, impiegato alla Snia di Terni, venne allertato dalla telefonata di un amico del figlio Sergio, Ferruccio, che si trovava a Verona. Sergio lo aveva informato che a causa del ritardo del treno sul quale viaggiava, proveniente dalla Toscana, aveva perso una coincidenza a Bologna e aveva dovuto aspettare il treno successivo.
Poi non ne aveva più saputo nulla.
Solo il giorno successivo, telefonando all'Ufficio assistenza del Comune di Bologna, Secci scoprì che suo figlio era ricoverato al reparto Rianimazione dell'ospedale Maggiore.
"Mi venne incontro un giovane medico, che con molta calma cercò di prepararmi alla visione che da lì a poco mi avrebbe fatto inorridire", ha scritto Secci, "la visione era talmente brutale e agghiacciante che mi lasciò senza fiato. Solo dopo un po' mi ripresi e riuscii a dire solo poche e incoraggianti parole accolte da Sergio con l'evidente, espressa consapevolezza di chi, purtroppo teme di non poter subire le conseguenze di tutte le menomazioni e lacerazioni che tanto erano evidenti sul suo corpo".
Nel 1981 Torquato Secci diventò presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage.

La città si trasformò in una gigantesca macchina di soccorso e assistenza per le vittime, i sopravvissuti e i loro parenti.
soccorsiI vigili del fuoco dirottarono sulla stazione un autobus, il numero 37, che si trasformò in un carro funebre.
E' lì che vennero deposti e coperti da lenzuola bianche i primi corpi estratti dalle macerie.

Alle 17,30, il presidente della Repubblica Sandro Pertini arrivò in elicottero all'aeroporto di Borgo Panigale e si precipitò all'ospedale Maggiore dove era stata allestita una delle tre camere mortuarie.
Per poche ore era circolata l'ipotesi che la strage fosse stata provocata dall'esplosione di una caldaia ma, quando il presidente arrivò a Bologna, era già stato trovato il cratere provocato da una bomba.
Incontrando i giornalisti Pertini non nasconse lo sgomento: "Signori, non ho parole" disse,"siamo di fronte all'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia".

Ancora prima dei funerali, fissati per il 6 agosto, si svolsero manifestazioni in Piazza Maggiore a testimonianza delle immediate reazioni della città.
Il giorno fissato per la cerimonia funebre nella basilica di San Petronio, si mescolano in piazza rabbia e dolore.
Solo 7 vittime ebbero il funerale di stato.
Il 17 agosto "l'Espresso" uscì con un numero speciale sulla strage.
In copertina un quadro a cui Guttuso ha dato lo stesso titolo che Francisco Goya aveva scelto per uno dei suoi 16 Capricci: "Il sonno della ragione genera mostri".
Guttuso ha solo aggiunto una data: 2 agosto 1980.

Cominciò una delle indagini più difficili della storia giudiziaria italiana.



Le Rivendicazioni

* Una decina di minuti dopo l'esplosione, al centralino dell'Hotel Hilton di Milano arrivò una telefonata in cui i Nap (Nuclei armati proletari) dichiaravano: "abbiamo colpito Bologna, colpiremo Milano."

* Venti minuti dopo all'agenzia Publikompas di Milano nuovamente i Nar dichiaravano:"La prossima stazione centrale sarà quella di Milano."

* Alle 17,00 giunse una nuova telefonata di rivendicazione alla agenzia torinese dell'agenzia Italia e nuovamente i Nar si assumevano la paternità della strage.

* Durante la giornata vi fu anche l’ipotesi di un possibile coinvolgimento delle Brigate rosse, che venne smentito con una telefonata in diretta a Radio Popolare di Milano quando a nome della colona “Walter Alasia” venne dichiarato: “Noi non facciamo simili bastardate.”

Bisogna sottolineare come il riferimento, fatto dai Nar durante la prima rivendicazione, a Mario Tuti esponente di spicco del Fronte nazionale rivoluzionario sia particolarmente importate. In quei primi giorni dell’agosto 1980 era infatti stata depositata l’ordinanza di rinvio a giudizio per la strage del treno Italicus, avvenuta il 4 agosto 1974.

Il giudice Angelo Vella, titolare di quell’inchiesta, in una intervista rilasciata al Resto del Carlino indicava in quegli stessi ambienti neofascisti la probabile matrice della strage del 2 agosto. La suggestione di un possibile collegamento fra le due stragi, senza volere con ciò individuare resposabilità, fu un elemento che venne subito rievocato da molti in quei momenti: la data della strage di Bologna poteva essere quasi un anniversario della strage dell’Italicus, il luogo: il treno e la stazione, la collocazione di bombe ad altissimo potenziale che colpirono in modo indiscriminato erano tutti elementi che parevano legare quelle due stragi da un qualche filo comune.

www.stragi.it


Una vittima (*)





Dedicato a Iwao Sekiguchi, il Mercurio del Giambologna dall'Anime Gankutsuou del maestro Mahiro Maeda


IWAO SEKIGUCHI (20 anni)

Iwao studiava letteratura giapponese alla Waseda di Tokio, una delle università migliori del Paese e alla quale pochi riescono ad accedere.
Da anni desiderava visitare l’Italia. Era particolarmente interessato alle nostre origini, all’arte, e alla nostra religione. Aveva ottenuto una borsa di studio dal Centro Culturale Italiano a Tokio, che gli avrebbe permesso di rimanere un mese a Firenze per studiare la nostra lingua. Partito il 22 luglio da Tokio, aveva raggiunto Roma il 23, dove era rimasto una settimana, ospite di un amico. Quindi era partito per Firenze e da lì per Bologna. Doveva essere un breve viaggio per fare poi ritorno a Firenze.
Iwao intendeva rimanere più di un mese in Italia. I soldi della borsa non gli sarebbero bastati, ma era riuscito a mettere insieme un gruzzoletto dando lezioni private per due anni. E poi aveva poche esigenze. Aveva assicurato ai suoi che se la sarebbe cavata comunque.
Nelle ultime pagine del suo diario, sul quale riportava con precisione cosa faceva, si legge: “2 agosto: sono alla stazione di Bologna. Telefono a Teresa ma non c’è. Decido quindi di andare a Venezia. Prendo il treno che parte alle 11:11. Ho preso un cestino da viaggio che ho pagato cinquemila lire. Dentro c’è carne, uova, patate, pane e vino. Mentre scrivo sto mangiando.”
La notizia della sua morte è giunta ai suoi genitori attraverso la televisione, e poi attraverso la conferma del Ministero degli esteri.
Cit. Franco Basile



(*) agli amanti di Anime e Manga, perché i libri non servono solo a coprirvi dove non batte il sole...

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Di Loredana Morandi (del 02/08/2009 @ 12:52:06, in Magistratura, linkato 1614 volte)
GRASSO: RAPPORTO MAFIA - POLITICA
COME PESCI E ACQUA

(AGI) - Cortina d'Ampezzo, 2 ago - "Il rapporto tra la politica e la mafia e' come quello fra i pesci e l'acqua". Lo ha dichiarato dal palco di Cortina InConTra Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia. "Basterebbe che la politica locale alzasse la testa e si liberasse dall'abbraccio della mafia. Certe volte sembra quasi che abbia voglia di mafia, invece di liberarsene. Finche' la politica restera' cosi' bassa, soddisfera' bisogni individuali e clientelari, non si liberera' mai".


MAFIA: GRASSO, POLEMICHE SAVIANO?
TEMPESTA IN BICCHIERE ACQUA


(AGI) - Cortina d'Ampezzo, 2 agosto - La polemica Pecorella - Saviano? Una tempesta in un bicchiere d'acqua. Lo ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, prima di salire sul palco di Cortina InConTra per il dibattito 'La mafia della porta accanto'. Non c'e' solo quella tradizionale, dei pizzini e della lupara, ma anche quella dei salotti buoni del Nord, insieme a Antonio Laudati, magistrato, direttore generale Giustizia Penale, autore de 'Mafia pulita' (Longanesi), e Stefano Dambruoso, responsabile attivita' internazionali Ministero Giustizia. "Erano delle ipotesi di Pecorella - continua il Procuratore - che, avendo seguito il processo per la morte di don Diana, ha avanzato qualche dubbio. E' l'ottica del difensore dell'imputato. Una volta chiarito il concetto, pero', mi pare che le polemiche lascino il tempo che trovano.
  Certamente don Diana e' morto come don Puglisi, per la sua attivita' pastorale ed evangelica in un ambiente dove si muore anche per questo". E alla domanda se secondo lui sia stato assassinato dalla criminalita' organizzata ha risposto: "C'e' una sentenza, come magistrato non posso che attenermi alle sentenze". Il procuratore antimafia inoltre e' tornato sul tema delle confische di beni ai mafiosi: "La stima dei sequestri rispetto al patrimonio illecito della criminalita' organizzata e' del 10, poi fra il sequestro e la confisca perdiamo il 50, per cui alla fine la cifra si riduce al 5% di questa economia criminale e' data dal traffico di stupefacenti, anche qui i sequestri rappresentano il 10 rispetto al totale sul mercato".
  E sulla storia della lotta alla mafia ricorda: "Nel 1982 venne finalmente varata una legge, la Rognoni - La Torre, che inseriva il 416 bis, l'associazione di stampo mafioso, nella nostra legislazione e diede la possibilita' di sequestrare i beni. I corleonesi, allora, portarono via il denaro dall'Italia, trasferendolo in Germania. Dal 1982 si sono ben guardati dall'acquistare intestando a se' il bene, si sono serviti di prestanome e imprese. E' sempre piu' difficile riuscire a trovare il collegamento tra denaro illecito e pericolosita' sociale dei soggetti". Ma a che punto e' la lotta alla mafia? Secondo Grasso, "Colpi ne sono stati dati, soprattutto alla mafia siciliana, che per un certo periodo e' apparsa la piu' pericolosa per i suoi attacchi contro lo stato e i rappresentanti delle istituzioni, e poi i riflettori delle indagini si sono spostati anche sulla 'ndrangheta e la camorra'. Sotto il profilo della repressione ogni mattina c'e' un'operazione antimafia, quindi si lavora. Pero' questo non basta, perche' le file della criminalita' organizzata sono immediatamente ricoperte da coloro che stanno ad aspettare di essere arruolati per sostituire gli arrestati o gli uccisi.
  Bisogna operare piu' sul sociale, la politica deve dare maggiore sviluppo nella legalita'". Grasso ha poi concluso: "Lo Stato e' fatto di cittadini e territorio. Per la parte che ho rappresentato io nello Stato abbiamo la coscienza a posto, per le altri parti, sia quella civile che politica, c'e' ancora molto da fare".
 
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Tra polemiche e minacce di dimissioni
l’attività del CSM va in vacanza



SLITTANO PRATICHE TUTELA TOGHE, DAL CASO MILLS A QUELLO SU ELUANA ENGLARO

Roma, 2 agosto 2009. Si chiude tra polemiche e minacce di dimissioni l’attività del Consiglio Superiore della Magistratura, che martedì scorso ha chiuso i battenti per la pausa estiva, per riprendere i lavori a settembre. Un anno intenso quello trascorso a Palazzo dei Marescialli, che ha visto molte nomine ai vertici degli uffici giudiziari e non poche discussioni accese nei pareri da consegnare al Guardasigilli Angelino Alfano, primo tra tutti quello sul ddl sicurezza, con riferimento al nuovo reato di clandestinità. Non sono mancate neanche alcune critiche da parte del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che presiede l’organo di autogoverno. A partire da quella di limitare le troppe pratiche a tutela dei magistrati aperte dalla Prima Commissione: un monito che ha portato il Csm a modificare il proprio regolamento, istituendo un ‘filtrò per tali pratiche che consentirà di portare in plenum solo quelle meritevoli di attenzione.

Un argomento scottante che ha spinto addirittura un consigliere, il togato di Magistratura Democratica Livio Pepino, a minacciare le dimissioni. Il motivo? Ci sono sei di quelle pratiche a tutela, tra le quali quella riguardanti gli attacchi ai giudici della Cassazione alle prese con il caso Englaro o quella a tutela dei giudici del processo Mills attaccati dal premier, che dovevano essere trattate prima della pausa estiva, ma per una serie di situazioni, complice il nuovo regolamento, sono slittate a settembre.Pepino, minacciando le dimissioni ha annunciato che, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, non parteciperà più alle sedute fino a quando le pratiche non saranno poste all’ordine del giorno, denunciando «l’espropriazione delle competenze del Csm».CSM

Una forma di protesta condivisa da altri consiglieri. In una lettera infuocata inviata dal togato di Md al vice presidente Nicola Mancino, il consigliere ricorda di aver più volte sollecitato anche in colloqui con Mancino stesso, ma inutilmente, la discussione in plenum di numerose pratiche a tutela, «che seppure licenziate dalla Prima Commissione da mesi» e in due casi da più di un anno, «sono rimaste incomprensibilmente in sospeso in una sorta di ‘limbò». Tutti casi che hanno fatto discutere, pratiche «tra le quali spiccano quella aperta a seguito delle esternazioni del presidente del Consiglio su un’asserita parzialità del collegio preposto al processo Mills e quella conseguente alle pesanti pressioni sulla Corte di Cassazione , chiamati a decidere in merito all’interruzione dell’alimentazione forzata di Eluana Englaro». Si tratta, scrive Pepino nella missiva, di un «espropriazione di competenze che provoca in me non solo delusione e amarezza ma anche viva preoccupazione per il futuro del Consiglio, la cui rilevanza costituzionale non tollera forme di eterodirezione». Un’amara constatazione che ha portato il togato di Md a decidere di non voler prendere parte più a riunioni di plenum «sino a che la questione delle pratiche a tutela non troverà soluzione adeguata». Pepino, sempre in quella lettera a Mancino, parla di una «alternativa» trovata alle dimissioni, per ora accantonate, ma solo perchè una scelta del genere «determinerebbe problemi non lievi di funzionalità del Consiglio, data la mancanza di colleghi con funzioni di legittimità in atto che possano subentrare». Ma avverte: «Se vi sarò costretto dal protrarsi della mancata soluzione del problema non esiterò a assumere tale decisione».

Tra quelle famose pratiche slittate a settembre, anche quella sulle dichiarazioni che il premier Silvio Berlusconi aveva rilasciato il 26 marzo scorso in occasione dell’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra: il premier definì «eroi che qualcuno ha cercato di ostacolare» i dirigenti di Impregilo, dopo che questi avevano parlato di provvedimenti «abnormi» della magistratura. Altra pratica in attesa di trattazione, quella che riguarda i magistrati di Napoli, titolari dell’indagine su Berlusconi per la vicenda di segnalazioni di attrici all’allora direttore di Rai Fiction Agostino Saccà. Mancino ha spiegato di aver individuato il prossimo 10 settembre come data utile per discutere le pratiche a tutela delle toghe; ma ha avvertito i consiglieri di dover attendere l’assenso del capo dello Stato, che del Csm è il presidente.

Il togato del Movimento per la Giustizia Mario Fresa, ha sottolineato come «l’autonomia e l’indipendenza della magistratura siano messe in pericolo da dichiarazioni improvvide, a maggior ragione se provengono da politici importanti». Ma quella di Pepino non è stata l’unica protesta ad avere inquinato il clima di Palazzo dei Marescialli in quest’anno trascorso. Prima di lui, a giugno, tre consiglieri si erano dimessi dalla Commissione per gli incarichi direttivi. I togati Ezia Maccora e Giuseppe Maria Berruti e il laico del centro-sinistra Vincenzo Siniscalchi avevano lasciato la Commissione che si occupa delle nomine dei capi degli uffici giudiziari, in polemica con Alfano che in un’intervista aveva parlato di una pianificazione di nomine lottizzate ai vertici degli uffici giudiziari da parte del Csm, cioè di una spartizione dei ruoli chiave tra le correnti della magistratura; «con quelle parole il ministro ci ha accusato di condotte illecite», avevano spiegato motivando il loro gesto. Con loro si erano schierati la gran parte dei consiglieri che in una nota avevano accusato Alfano di «grave scorrettezza istituzionale», e numerosi capi di uffici giudiziari che avevano accusato Alfano di delegittimare gli stessi magistrati nominati dal Csm.

Dimissioni che erano state rigettate dal Capo dello Stato Giorgio Napoletano, che però aveva riconfermato loro la «fiducia». Ricevendoli al Quirinale Napoletano aveva rivolto un monito a tutte le parti in causa, apprezzato tanto dal Guardasigilli quanto dagli stessi magistrati. «Il libero scambio di opinioni, e l’espressione di divergenze sulle soluzioni da adottare – aveva detto il Capo dello Stato, riferendosi anche ai pareri dati dal Csm ai provvedimenti legislativi – non dovrebbero dar luogo a contrapposizioni esasperate nè interferire nella fase delle decisioni che spettano al Parlamento».Le polemiche non hanno lasciato scampo neanche al vicepresidente del Csm Nicola Mancino, che in questi ultimi giorni è stato al centro di attacchi sul caso delle stragi di mafia dei giudici Falcone e Borsellino. Il numero di due di Palazzo dei Marescialli ha detto di aver «ricevuto un attacco duro e violento e accuse che ritengo di non meritare. Sono i fatti a dimostrare con quanto senso dello Stato e determinazione si è combattuto contro la malavita organizzata». A chiamare in causa Mancino, il giudice Giuseppe Ayala, componente del pool antimafia di Palermo che negli anni ‘80 rappresentò l’accusa nel maxiprocesso a Cosa Nostra. Ayala ha parlato di un incontro del vicepresidente del Csm con Borsellino, «del tutto casuale, il giorno in cui andò in Viminale a prendere possesso della sua carica al Ministero».

Parole a cui Mancino ha replicato così: «Ayala afferma ciò che io non ho mai escluso e, cioè, che è stato possibile avere stretto, fra le tantissime mani, anche quella del giudice Borsellino, il giorno del mio insediamento al Viminale. Ma tra avergli stretto la mano – ha spiegato – in mezzo ad altre persone senza avergli parlato e avere incontrato e parlato con il giudice Borsellino, c’è una bella differenza». Dai quotidiani, negli ultimi giorni, gli attacchi a Mancino anche da parte dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, che lo ha accusato di essere stato «ambiguo e inquietante» su quelle stragi del ‘92 e di aver contribuito a fermare alcune inchieste sui rapporti tra mafia e politica. Al di là degli attacchi e delle polemiche, l’attività del Csm ha dato i suoi frutti soprattutto nella copertura degli incarichi di vertice. Più di quattrocento nomine a capo degli uffici giudiziari sono state fatte in meno di un anno, con tempi che non hanno paragone rispetto al passato. Ci sono voluti una media di tre-quattro mesi per ogni singola scelta, a fronte dei due anni che ci volevano prima. Un «risultato straordinario» per il Csm, evidenzia il togato di Unicost Giuseppe Maria Berruti, che è stato presidente della Commissione per gli incarichi direttivi di Palazzo dei marescialli. In particolare, sono state 120 le nomine dei capi degli uffici giudiziari (tra presidenti di tribunali, Corti appello, procuratori e Pg) e 282 le nomine dei loro vice, mentre 4 sono stati i dirigenti confermati nei loro incarichi. Si sono accorciati di molto i tempi di nomina, ha fatto notare Ezia Maccora (Magistratura democratica), che ha guidato sinora la Commissione per gli incarichi direttivi.

Tra le iniziative di Palazzo dei Marescialli, anche due bandi per coprire le sedi considerate disagiate. La prima tranche a maggio scorso, aveva portato alla copertura di 43 posti dei 74 messi a concorso; e in alcune sedi, come Brescia e Caltanisetta, sono stati riempiti tutti i ‘vuotì. Diverso il caso di altre Procure del Sud, come Gela, dove sono rimasti molti posti vacanti. L’ultimo bando risale a qualche giorno fa, quando il plenum ha deliberato la pubblicazione di altri 35 posti nelle procure ‘disagiatè, vacanti dopo il bando di maggio. Sette i posti da ricoprire nel distretto di Caltanissetta, due a Catania, cinque a Catanzaro, tre a Messina, uno a Milano, otto a Palermo, uno nel distretto di Potenza, quattro a Reggio Calabria, due a Torino e altri due nella sezione distaccata della Corte d’Appello di Sassari.

(Adnkronos su Melito online)
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Domanda: ma questi che prendono di codeste decisioni ferali, non li indaga mai nessuno? Perché spingere un tredicenne sull'orlo del precipizio della disperazione? E se non fosse mai stato ritrovato, di chi sarebbe stata la responsabilità? Ottimi i magistrati del Tribunale dei minorenni, che hanno compiuto l'unica scelta saggia.

Palermo, Polizia rintraccia 13enne
scomparso da un mese


Palermo, 1 ago. - (Adnkronos) - Si era allontanato dalla casa famiglia in cui era ospitato per cercare la sorella di 16 anni e da piu' di un mese non dava notizie di se'. Ieri, pero, sul lungomare di Mondello, borgata marinara di Palermo, la Polizia e' riuscita a rintracciarlo. Il piccolo, 13 anni, qualche mese fa era stato sorpreso a bivaccare su una panchina della stazione ferroviaria insieme alla sorella. I due, abbandonati dal padre che si era costruito una nuova famiglia, vennero affidati a due diverse strutture sociali. Il distacco dalla sorella, pero', aveva acuito il disagio del ragazzino, che lo scorso 26 giugno ha deciso di allontanarsi dalla struttura.

Per oltre un mese il bambino non ha dato notizie di se', facendo temere il peggio agli operatori della casa famiglia e ai poliziotti impegnati nelle ricerche. Ieri l'esito positivo. Gli agenti in bici del commissariato Mondello lo hanno notato mentre si rifugiava all'interno di una cabina. A poche decine di metri altri bambini, tra cui la sorella, che era riuscito a rintracciare. Alla vista dei poliziotti il ragazzino e' scoppiato in lacrime. Dopo averlo rifocillato e rincuorato, i poliziotti hanno segnalato il caso al Tribunale per i minorenni, che ha disposto l'affidamento dei due fratellini ad una stessa casa famiglia.
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Di Loredana Morandi (del 02/08/2009 @ 13:27:30, in Sindacato, linkato 1391 volte)
Proteste dall'associazione dei giornalisti, solidarietà da parte mia: anche qui in Italia accade tutti i giorni...

Cameramen licenziato in tronco: "Indossa una t-shirt offensiva".
L'operatore si difende: "Era l'unica pulita"



ultimo aggiornamento: 01 agosto, ore 10:32

Roma - (Ign) - Il dipendente croato dell'emittente RTL si è presentato alla conferenza stampa del governo con la scritta 'Non ho bisogno di sesso, il governo mi f... tutti i giorni'. L'azienda: "Si è comportato in modo non professionale"

Roma, 1 ago. - (Ign) - Un operatore televisivo croato è stato licenziato perché colpevole di aver offeso il primo ministro Jadranka Kosor con una t-shirt inopportuna. Il cameraman, dipendente dell'emittente televisiva RTL, si era presentato alla conferenza stampa del governo di ieri pomeriggio con una maglietta recante la scritta: 'Non ho bisogno di sesso, il governo mi f.... tutti i giorni'. Il premier croato ha espresso il suo risentimento, dichiarando che la t-shirt rappresentava un insulto, mentre il cameraman si è giustificato, dicendo che la maglietta era l'unico indumento pulito di cui disponeva quel giorno.

L'emittente RTL ha motivato il licenziamento affermando che il cameraman si è comportato in maniera non professionale , danneggiando così l'immagine dell'azienda. Immediate proteste si sono sollevate da parte dell'associazione dei giornalisti croati, che ha chiesto l'immediato reintegro dell'operatore.
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Di Loredana Morandi (del 03/08/2009 @ 09:26:31, in Magistratura, linkato 1644 volte)
La Gazzetta del Mezzogiorno, ed 1/07/09, pag. 19

Processo penale, più ombre

di Antonio Patrono *


Il disegno di legge sulla riforma del processo penale contiene poche innovazioni positive e molte negative. Fra queste ultime la peggiore è quella che riguarda il rapporto tra pubblico ministero e polizia giudiziaria poiché le norme proposte sono dichiaratamente dirette a "creare i presupposti per una maggiore "concorrenza e controllo reciproco" tra loro. Quindi le nuove norme dovrebbero consentire alla polizia giudiziaria alla polizia giudiziaria di "controllare" il pubblico ministero nello svolgimento delle sue funzioni di indagine (si badi bene che la Costituzione stabilisce che è il pm a disporre della polizia giudiziaria) e, addirittura, auspica che i due si facciano concorrenza. Pensiamo a cosa accadrebbe se ciò avvenisse. Per lo stesso reato la polizia giudiziaria potrebbe svolgere autonome indagini sulla pista che ritenesse preferibile, diverse da quelle eventualmente condotte su altra pista dal pubblico ministero. E poiché in Italia di polizie giudiziarie con la stessa potenziale competenza ce n'è più d'una, per lo stesso reato si potrebbero in futuro svolgere anche tre o quattro indagini parallele, ognuna indipendente dall'altra, non coordinate, all'esito delle quali potrebbero esserci tre o quattro conclusioni del tutto incompatibili. Peccato che la verità di un fatto è una sola, così come uno solo è il colpevole, che resterebbe in tal caso sempre impunito. Per condannare, infatti, occorre a norma di legge l'assenza di "ogni ragionevole dubbio" sulla colpevolezza dell'imputato. Ma quale giudice potrebbe non avere una ragionevole dubbio in presenza di una diversa indagine, che abbia condotto a diversi risultati, svolta da un autorità investigativa "concorrente", ma dello stesso rango e avente la medesima finalità rispetto a quella che proponesse una certa soluzione al giudice? Un "caos".
Un punto positivo è invece la previsione di una nuova causa di atensione che si avrebbe in caso di "giudizi espressi fuori dall'esercizio delle funzioni giudiziarie, nei confronti di parti del procedimento e tali da provocare fondato motivo di pregiudizio all'imparzialità del giudice". In sostanza, la norma dice che se un giudice abbia espresso in precedenza un giudizio di assoluta disistima nei confronti di qualcuno, se per avventura dovesse poi trovarsi a giudicare quella stessa persona dovrebbe astenersi per evitare che quella persona o altri possano avere dubbi sull'imparzialità della sua decisione. Molti all'interno della magistratura ritengono che questa norma  sarebbe negativa perché potrebbe essere utilizzata quando il magistrato abbia espresso critiche a personaggi politici in relazione alla loro attività pubblica. Così non è. E' infatti possibile per i magistrati esprimere opinioni, anche di vivo dissenso, rispetto a disegni di legge o provvedimenti comunque in materia di giustizia, in modo "tale" che, sia per la forma che per il contenuto, non possano ragionevolmente provocare fondato motivo di pregiudizio alla loro imparzialità, anche in un futuro processo nei confronti di esponenti politici che quei disetni o quei provvedimenti abbiano proposto o sostenuto. Basta eprimere la critica argomentando sul piano tecnico, funzionale o costituzionale. Se invece un magistrato personalizza la critica, corredandola con giudizi negativi sul piano personale nei confronti di esponenti politici, allora non del vulnus alla manifestazione del loro pensiero dovrebbe lamentarsi, ma della sua incapacità di esprimerlo in maniera adeguata allo status di magistrato, che impone in ogni occasione un atteggiamento tale da non pregiudicare il diritto dei cittadini sottoposti al suo giudizio di essere sicuri di avere un giudice imparziale.

*Componente del Consiglio Superiore della Magistratura
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