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Giustizia Quotidiana di Loredana Morandi
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 .. riflessi tra i fiori ..... di Lunadicarta
 
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Il sentimento di giustizia è così universalmente connaturato all’umanità da sembrare indipendente da ogni legge, partito o religione.

Voltaire
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Cassazione: coppia di fatto?
Non è d'ostacolo alla espulsione dello straniero


Ancora una volta la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in merito alle coppie di fatto. Questa volta però il caso riguarda una convivenza 'more uxorio' tra uno straniero e un cittadino italiano.

Secondo gli Ermellini la sussistenza di una 'famiglia di fatto' non rientra tra le ipotesi tassative di divieto di espulsione previsto dall'art. 19 d.lg. n. 286 del 1998.

La norma infatti non è suscettibile di interpretazione analogica o estensiva.

In precedenza il Giudice di Pace che doveva decidere su un provvedimento di espulsione di una straniera, aveva sospeso gli effetti del provvedimento fino alla regolarizzazione legale del rapporto di convivenza.

Piazza Cavour (sentenza 15835/2009) ha ritenuto errata la decisione del Giudice di Pace e, richiamando un principio già in precedenza espresso (Cass. n. 13810 del 2004), ha ribadito che la convivenza di fatto non è ostativa all'espulsione.

Questo, conclude la Corte, secondo una interpretazione che non contrasta con principi costituzionali.

(Data: 22/08/2009 11.52.00 - Autore: Roberto Cataldi)
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Di Loredana Morandi (del 25/08/2009 @ 00:56:09, in Politica, linkato 1338 volte)
Il Salone della Giustizia di Rimini




Il salone della giustizia è l'evento che si terrà a Rimini dal 3 al 6 dicembre e costituisce il primo salone nel suo genere in tutto il mondo. L'ingresso è gratuito per favorire l'accesso anche a studenti e a chi si sta addentrando nel settore. Molte sono le tematiche che verranno trattate come ad esempio il tema sulla sicurezza.

Dogana, 25/08/2009 L'appuntamento a Rimini con il Salone della Giustizia costituisce la prima manifestazione fieristica nel suo genere presente non solo in Europa, ma anche il tutto il mondo.
Il salone rappresenta un punto di incontro per avvicinare i cittadini ai vari aspetti della giustizia, dalla tutela della salute alla tutela dell'ambiente, dal diritto di famiglia alla tutela dei giovani, dalla sicurezza del credito a quella alimentare, stradale e dei trasporti.
Inoltre si tratteranno i temi riguardanti la riforma della giustizia e la digitalizzazione informatica della stessa e il piano carceri.
Il salone si svolgerà su 30 mila metri quadrati della fiera di Rimini dal 3 al 6 dicembre e l'ingresso gratuito favorirà una cospicua partecipazione del pubblico già del settore o studenti che intendono venire a conoscenza di determinati aspetti che costituiscono oggetto del loro studio.
L'esposizione in materia di stand sarà gratuita anche per lo Stato, questo perché molte imprese operanti nel settore hanno visto nel salone un'opportunità imprenditoriale ma anche di sviluppo della finanza etica. Sarà presente ovviamente il CSM - Consiglio Superiore della Magistratura e l'Associazione italiana magistrati, inoltre aderiranno con propri stand Polizia, Carabinieri, Polizia Penitenziara, Guardia Costiera, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza.
All'interno del Salone si avrà la possibilità di assistere a simulazioni di processi civili e penali, di vedere la differenza tra una cella comune e quella destinata ai sorvegliati speciali, inoltre verrà esposta l'auto distrutta nell'agguato di Capaci dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
Uno dei tanti temi trattati all'interno del Salone della Giustizia sarà il tema della sicurezza che sta molto a cuore dei cittadini.
Ad alcuni ordini professionali che parteciperanno al salone verranno riconosciuti anche crediti formativi.
Il Salone della Giustizia di Rimini vi aspetta il 3 dicembre al Nuovo Quartiere Fieristico.

Informazione.it
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Di Loredana Morandi (del 24/08/2009 @ 05:20:20, in Politica, linkato 1174 volte)
Il caso Ganapini
L'audio diffuso su You Tube






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http://files.meetup.com/206790/La%20Repubblica%2029%20luglio%202009%20-%20Ganapini%20-%20Procura%20apre%20fascicolo.jpg
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Di Loredana Morandi (del 24/08/2009 @ 05:11:03, in Politica, linkato 1204 volte)
Assalto allo Stato di diritto


di Luigi de Magistris - 23 agosto 2009


Affondo sulla magistratura e pluralismo dell’informazione.
In autunno il governo tenterà di mettere il silenziatore alla storia.

Nel prossimo autunno – che si preannuncia caldissimo, soprattutto per i temi dell’economia e del lavoro ed il riemergere del conflitto sociale – il Governo tenterà – con il sostegno della sua maggioranza servile – di portare a compimento il disegno – di chiara ispirazione piduista – per il definitivo annientamento dell’autonomia della magistratura e dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione. Fino a qualche anno fa il timore dei poteri forti era rappresentato, soprattutto, dai procedimenti penali della magistratura e dalla possibilità che venissero emesse sentenze di condanna nei confronti di corrotti e corruttori.

La stagione delle modifiche legislative e del ridimensionamento – ad opera anche di frange di magistrati sempre più pervasi dalla correntocrazia - del ruolo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura, ridotto sempre più ad organo non di autogoverno della magistratura ma di condizionamento di quei magistrati ancora liberi ed indipendenti che operano nei vari uffici giudiziari, ha reso sempre più difficile la possibilità di raggiungere la verità processuale (anche attraverso le nuove tecniche di mobilità dei magistrati scomodi). Il forte annichilimento, attraverso legislazione ordinaria, del ruolo della magistratura come previsto in Costituzione, non è sufficiente al sistema della casta per mettersi al riparo da quello che è il pericolo più serio: la conoscenza dei fatti da parte dell’opinione pubblica che può produrre dissenso, massa critica e, quindi,opposizione al regime e condurre, magari, anche ad un cambiamento della classe dirigente. Ecco l’escalation legislativa che punta alla scomparsa dei fatti, attraverso il controllo totale dei mezzi di comunicazione..

Taccio della televisione (di Stato – sic! – e di proprietà dell’utilizzatore finale) ormai ridotta,salvo alcune lodevoli eccezioni (che non si sa fino a quando dureranno prima di essere smantellate), a pura propaganda di regime ed a strumento teso a consolidare la sub-cultura di governo. Bisogna zittire quei giornalisti – che ancora non praticano l’auto-censura, tanto di moda in Italia – i quali ancora si ostinano a raccontare i fatti ed a spiegare al Paese quello che accade. Ecco, quindi, i provvedimenti che i berluscones cercheranno di approvare da settembre in violazione della Costituzione (vedremo che farà il Presidente della Repubblica): la legge che elimina le intercettazioni telefoniche – questo soprattutto per rendere un servigio a Papi e metterlo al riparo da quelle che appaiono
corruzioni sorte attorno all’utilizzo finale dei corpi – che produrrà un aumento della criminalità con Maroni che getterà addosso ad immigrati e clochard le ronde per raffreddare le ansie da tolleranza zero; la legge che impedisce al Pubblico Ministero di prendere notizie di reato di propria iniziativa ma solo su input della polizia giudiziaria (quindi del potere esecutivo), per esemplificare non avremo più inchieste del tipo trattativa tra mafia e Stato, tangentopoli, scandalo Parmalat e furbetti del quartierino; l’eliminazione del diritto di cronaca vietando ai giornalisti – attraverso anche le salate multe agli editori - di raccontare fatti fino a quando non si celebrano i processi (che non si fanno più per le varie leggi-ostacolo create dalla casta). Un disegno organico che mette il silenziatore alla storia.

Dal momento che la magistratura viene neutralizzata definitivamente e l’informazione ridotta a megafono del regime che consolida la navigazione del manovratore di turno, è chiaro che il popolo verrà narcotizzato attraverso un’iniezione letale di bromuro, tutto diventerà sempre più normale (rectius, normalizzato): la vicenda delle escort (rectius, prostitute) sarà vita privata mondana del Premier per eliminare lo stress accumulato nell’interesse del Paese, le corruzioni saranno scambi commerciali per il progresso dell’Italia, la mafia un aiuto di volontari per mantenere la quiete in territori turbolenti, il riciclaggio del denaro sporco investimenti che aiutano l’economia e creano lavoro.

Non possono essere più solo i magistrati ed i giornalisti ad opporsi a questa deriva autoritaria di tipo peronista, non sono interessi corporativi, anche perché molti magistrati applicano il conformismo giudiziario o sono ammalati di quel morbo che Piero Calamandrei chiamava agorafobia (per essere graditi al potere prevengono le raccomandazioni prima ancora di riceverle), tanti giornalisti non sono altro che la voce del padrone. Sta alla parte più sensibile della politica e della società civile mobilitarsi per difendere questi due baluardi dello Stato di Diritto – pilastri della democrazia - per evitare che il regime si consolidi e che, poi, divenga impossibile conoscere i fatti perché non ci saranno più fatti da raccontare.

Tratto da: l'Unità
Antimafia 2000
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Corriere della sera - sabato 22 agosto 2009

I problemi dell'apparato giudiziario e il ruolo dell'Anm

GIUSTIZIA EFFICIENTE,
NON MAGISTRATI DOCILI

di LUCA PALAMARA *

Caro direttore, il libro di Stefano Livadiotti, «Magistrati. L’ultracasta»  (Bompiani) sostiene una tesi radicale: la giustizia non funziona perché è gestita in modo irresponsabile dai magistrati, in particolare dall’Anm; il ministro della Giustizia - per Costituzione responsabile dell’organizzazione e del funzionamento degli uffici - non conta nulla o a sua volta è ostaggio dei magistrati. Ovviamente non condivido questa tesi (che, tra l’altro, ignora il rapporto tra assetto della magistratura e sistema costituzionale) ma il libro affronta questioni di interesse generale e ampiamente dibattute, che offrono lo spunto per alcune riflessioni sullo stato della giustizia e della magistratura.

La giustizia è malata da decenni, ma i “colpevoli” cambiano: ora, come nei primi anni 70 e a metà degli 80, i sospetti si addensano sulla magistratura e in particolare sull’Associazione magistrati, azionista di controllo del Csm e a sua volta controllata da «Palamara & Co.», della quale sarei accomandatario con il segretario generale Giuseppe Cascini. Presiedo l’Anm da un anno, ero un bambino quando venivano approvate le leggi e avvenivano i fatti di cui - più o meno esattamente - riferisce il libro, non ho quindi interesse a difendere un passato non sempre esaltante (L.V., il magistrato pedofilo emblema del libro, graziato dal Csm 36 anni fa, ha lasciato la magistratura nel 1994; io vi sono entrato due anni dopo. Degli attuali 9 mila colleghi, poche decine erano già in servizio nel 1973). Né credo che la magistratura non abbia colpe e responsabilità per la crisi della giustizia. Ma non posso accettare che si descriva, falsamente, una corporazione di fannulloni super pagati, impegnata a proteggere i propri interessi e gli aderenti, anche colpevoli delle peggiori nefandezze. Lo devo ai colleghi che hanno pagato con la vita la passione per la giustizia, e a quanti lavorano con impegno e in silenzio.

C’è un dovere di coerenza anche per le critiche. Il saggio di cui parliamo, invece, salta continuamente fra norme e sentenze di venti, trenta, quarant’anni fa, senza preoccuparsi delle contraddizioni: denuncia l’influenza politica nell’inchiesta Mani pulite, di cui ricorda 5mila inquisiti e 1254 condannati, ma deplora che le condanne per concussione si siano poi ridotte del 90 per cento; addebita ai magistrati la lunghezza dei processi e si illude di dimostrarlo con i tempi delle cause civili, nel quale - sostiene - le parti in causa avrebbero (entrambe!) interesse alla rapidità; minimizza le percentuali dei procedimenti disciplinari, citando malamente Giovanni Bianconi (Corriere del 22 dicembre 2008) che dimostra invece il contrario con i 290 condannati e le dimissioni “volontarie” di 156 magistrati in attesa di sentenza.

Il divieto delle funzioni di pubblico ministero per i magistrati di prima nomina, che lascia scoperte intere procure, l’avrebbe voluto la magistratura per ottenere incentivi economici; due anni di interviste, documenti e audizioni parlamentari dell’Anm su questa norma sciagurata, dimostrano il contrario. Si deplora il criterio dell’anzianità nella scelta dei capi degli uffici, ma da due anni il Csm già nomina in base al merito, come prevede la riforma dell’ordinamento giudiziario (secondo l’autore «praticamente non ancora in vigore»). La giunta che presiedo ha adottato lo slogan «La scelta della dirigenza, la sfida del rinnovamento», puntando sulle capacità organizzative e di leadership, unite alla professionalità che ogni magistrato dovrebbe possedere. Questa carenza è all’origine della posizione molto dura dell’Anm in occasione del conflitto tra gli uffici giudiziari di Salerno e Catanzaro.

Il numero di tribunali è eccessivo: l’Anm chiede da tempo di accorpare i cento uffici minori, i cui organici - scarsi per lavorare bene ed evitare incompatibilità - sono sovradimensionati rispetto ai carichi di lavoro; il veto l’ha posto la politica. Si elogiano i Paesi che dai processi traggono risorse, mentre i magistrati italiani non avrebbero alcun interesse ad alimentare il Fondo unico per la giustizia, in realtà istituito lo scorso anno su proposta di una commissione presieduta dal magistrato Francesco Greco.

Infine il correntismo, inteso come patologia dell’associazionismo giudiziario. Sono orgoglioso di presiedere l’Anm nell’anno del Centenario. Ha svolto un ruolo essenziale per costruire l’indipendenza dell’ordine giudiziario dall’esecutivo; si è sottratta alla fascistizzazione preferendo l’autoscioglimento; dopo la Liberazione ha contribuito allo statuto di indipendenza e autonomia scritto in Costituzione, che ha richiesto alcuni decenni per trovare piena realizzazione nell’ordinamento e anche nelle idee dei magistrati. Nacquero allora le vituperate correnti. Magistratura e politica non vivevano in luoghi fatati e distanti, senza interferenze: le correnti hanno contribuito a realizzare l’indipendenza e una giurisprudenza costituzionalmente orientata. Hanno anche assunto ruoli impropri, indubbiamente. Perciò, all’orgoglio per il passato affianco l’ambizione per il futuro: il “superamento delle appartenenze” e criteri per le candidature al Csm rispettosi della partecipazione e della democrazia interna. Senza ingenuità: tutti chiedono giustizia efficiente, ma l’obiettivo di molti è una magistratura docile, che non disturbi il manovratore di turno. A questo, giudici e pubblici ministeri non sono disposti. Tantomeno l’Anm.

* Presidente dell’Associazione nazionale magistrati

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Di Loredana Morandi (del 21/08/2009 @ 11:03:59, in Magistratura, linkato 1223 volte)
Non sono la sola quindi a dichiarare che la sentenza del Tar è stata regalata alla Massoneria. Oscena amenità della sorte vuole che, quando la Corte Costituzionale annullerà ancora la sentenza, tutta la stampa di sinistra griderà l' Al Lupo, Al Lupo Massoneria - cene a casa di Berlusconi.

Ma i massoni c'erano già tutti, rappresentati legalmente di fronte al Tar per fare affari sulla vita dei nostri figli.

A Valerio Monti: illiberale la massoneria? Al Goi stanno in piena dittatura con la terza rielezione del tiranno Raffi e sono riusciti addirittura a staccare Rizzo dal PdCI. Non conosco la tua parte politica, ma se sei a sinistra c'è da recitare più volte il Rosario, contro gli effetti di queste aderenze...


Magistrati massoni mettono all'indice l'ora di religione

venerdì 21 agosto 2009

di Valerio Monti

Mi permetto uno sfogo personale riguardo la sentenza del Tar nei confronti dell'ora di religione, e anche una provocazione riguardo la magistratura: dalle inchieste di Cordova a quelle più recenti di Woodcock e De Magistris le procure hanno indagato su comitati d'interesse fra massonerie, più o meno deviate, e la politica. Non se ne cavò granché, anche perché i pubblici ministeri han fatto sempre grande confusione tra massoneria regolare e lobbies di interessi.
Chissà però se la magistratura non debba oggi guardarsi allo specchio per vedere qualche collegamento con il Grande Oriente d'Italia, conosciuto più sbrigativamente come 'Goi', la celebre loggia massonica cui era iscritto anche il poeta Giosué Carducci. Lo stesso che proprio in argomento di laicità disse - avendo perso il lavoro d'insegnante - che preferiva restare disoccupato piuttosto che andare a lavorare per una scuola privata".

Il lettore chiederà cosa c'entri questo con l'ora di religione, e soprattutto col GOI.

C'entra nella misura in cui il Grande Oriente d'Italia è la loggia massonica da sempre avversa all'idea che oltre all'istruzione pubblica e laica, possa essercene un'altra.
Un 'dogmatismo laicista' che portò nel 1908 alla prima scissione della massoneria italiana: dal GOI si staccò la frangia che, in nome della Libertà, Uguaglianza, e della Fratellanza - principi cardine dei free mason di tutto il mondo - si oppose a questa impostazione per accettare con pluralismo e - mi faccia dire, buon senso - il fatto che la Chiesa Cattolica potesse avere le sue scuole in Italia, lasciando poi agli uomini decidere se frequentarle o meno.
Questi scissionisti diedero vita alla Gran Loggia d'Italia, che dal 1951, tanto per restare in tema di libertà, apre anche alle donne, mentre al GOI la gonna fa venire l'orticaria.
Forse il GOI ha contribuito a fare l'Italia "una" e "libera" dallo straniero, ma dubito che abbia contribuito al suffragio universale visto il presupposto.
Se è vero come suggerisce qualcuno, che, da qualche decennio a questa parte, i massoni decidono le sorti del Paese, e che Berlusconi è l'erede di Gelli, allora forse è il caso di andare a vedere se i giudici del Tar che hanno insultato l'ora di religione a quel modo neanche fosse l'ora di catechismo, non abbiano qualche grembiulino rosso, non più solo la toga, dentro l'armadio.
Ho finito la scuola da una decina di anni, ma ricordo molto bene, pur avendo frequentato una scuola privata cattolica di Roma, che durante l'ora di religione, veniva insegnata la Storia delle religioni, e non esclusivamente il messaggio evangelico e la liturgia cattolica. In classe con me c'erano ebrei e atei. Ed era un momento di confronto, e di cultura prima di tutto.
E' per questo motivo che la sentenza del Tar sa tanto di dogmatismo, di intolleranza, e per quanto spiegato, anche un po' di illiberale muratoria.

L'Unico
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Di Loredana Morandi (del 21/08/2009 @ 03:57:39, in Osservatorio Famiglia, linkato 1557 volte)
Io sò Carmela

Cari lettori, dovete sapere che il mio FaceBook è un luogo di impegno, conoscenza e informazione. Sono divenuta membro di una piccola comitiva di persone impegnate su quella Frontiera del Diritto, che è la Tutela dei Minori anche a contrasto del fenomeno della Pedofilia. Ogni singola storia proveniente dalle persone di questo gruppo è un dolore grandissimo, divenuto "fiore per l'impegno". Così ho conosciuto Alfonso Frassanito, il papà di Carmela, una bimba di 13 anni vittima due volte: per la cattiveria degli uomini che l' hanno abusata e per l'oscenità di coloro, che hanno tentato di farla tacere imbottendola di psicofarmaci.

Carmela è volata via, via dal dolore attraverso la porta liberatoria di una finestra al settimo piano di un palazzo a Taranto, la sua città, nel 2007. Volata via, ma tirata giù verso il vuoto dalla pietra di una tossicodipendenza farmacologica indotta dopo le violenze subite con il bene placido delle istituzioni assenti. Coloro che l'hanno sospinta verso la più dolorosa delle libertà sono ancora pressoché impuniti: i pedofili adulti e minorenni, che l'hanno abusata; psichiatri, medici e paramedici, chi tra questi le ha indotto una tossicodipendenza da psicofarmaci; ma anche l'ipocrisia dei servizi sociali e forse la scarsa lungimiranza del Tribunale dei Minori che ha "creduto" al "così è la prassi" dell'assistenzialismo selvaggio. Perché: chi è che controlla il "controllore" !?

I genitori di Carmela, fondatori della Associazione IoSòCarmela, che oggi aiuta anche altri casi, hanno lanciato un appello al Ministro di Giustizia, on Angelino Alfano, pubblicato di seguito al quale unisco il mio, rivolto alla Magistratura:

"Impedite agli psichiatri di imbottire di farmaci i Minori oggetto di violenze documentate o presunte, essi cancelleranno nelle piccole cavie il solo essere umano e vostro testimone contro l'adulto reo di atti contro le Libertà personali e il Diritto stesso alla Vita."

Loredana Morandi



Per maggiori informazioni sulla Associazione IoSòCarmela visitate il sito web:

http://www.iosocarmela.net/ l'associazione è anche su facebook

L'APPELLO

Egregio Ministro della Giustizia

On. Angelino Alfano,


sono il Presidente dell'Associazione per la tutela dei diritti dei minori e della famiglia "IoSòCarmela", ma soprattutto il padre di Carmela Cirella una ragazzina di 13 anni che il 15 aprile del 2007 è deceduta volando via da un settimo piano della periferia di Taranto, dopo aver subito violenze sessuali da un branco di viscidi esseri e successivamente dopo aver subito vergognosamente, per uno Stato come la nostra tanto decantata Italia che si vanta di essere civile e rispettosa dei diritti dei cittadini, e dopo aver subito gli abusi le incompetenze e anche la malafede di quelle Istituzioni che sono state coinvolte con l'obiettivo di tutelarla, aiutarla ad affrontare e possibilmente superare i traumi dovuti alle violenze subite e darle ovviamente giustizia.


Le Istituzioni a cui mi riferisco sono i Servizi Sociali del Comune, il Tribunale dei Minorenni, la ASL e l'ufficio minori della Questura di Taranto, nonchè l'ufficio reati sessuali e la Procura della Repubblica, che in buona sostanza invece di rinchiudere i carnefici di mia figlia, hanno "pensato bene" di rinchiudere lei in un istituto (convincendoci con l'inganno) ed imbottendola di psicofarmaci a nostra insaputa e senza appunto chiedercene nemmeno il consenso.

RaccontarLe nei dettagli tutti i fatti accaduti in questa mia richiesta per un incontro, sarebbe molto complicato in quanto dovrei inviarLe un libro e non una lettera, quindi preferirei raccontarLe tutto personalmente, in questa mia le anticipo le domande che intendo farLe e di cui essendo un cittadino Italiano vittima della malagiustizia ritengo di avere il diritto di ricevere dallo Stato Italiano delle spiegazioni.

1) Come mai in una denuncia in cui si accusa un Ufficiale della Marina di 29 anni di molestie sessuali nei confronti di una minore di 12 anni, colto in flagrante dal sottoscritto e confessate dallo stesso alla presenza di noi genitori e dell'insegnate di Lettere della minore, le Autorità Giudiziarie rispondono con una archiviazione? E ancora come mai, il Magistrato incaricato continua imperterrito a non voler riaprire il caso nonostante la nostra presentazione di nuove prove e testimonianze? E infine come mai, dopo aver appreso che l'insegnante in questione non aveva confermato in questura quanto da lei udito e confermato agli agenti intervenuti al momento delle molestie in oggetto, della nostra denuncia nei confronti della stessa insegnate viene incaricato "casualmente" lo stesso Magistrato e alla quale a tutt'oggi non ha ancora dato una risposta, anzi ancor più "stranamente" afferma dello smarrimento della stessa, a cui noi abbiamo ovviamente replicato con la copia in nostro possesso?

2) Come mai gli ispettori dell'ufficio violenze sessuali della Questura di Taranto, incaricati di indagare sulle violenze sessuali subite e denunciate da mia figlia, commettono errori grossolani per degli esperti professionisti, quali la mancata verifica e sopralluogo nei posti indicati dove sono avvenute le violenze e dove quindi avrebbero potuto trovare tracce indizi e prove delle stesse, questo nonostante io e mia figlia li avessimo più volte invitati ad eseguire? Come mai gli indumenti che mia figlia aveva indosso al momento del suo ritrovamento con evidentissime tracce di sangue e materiale biologico e che vennero sequestrati per essere periziati, sono stati a noi restituiti dopo circa un mese e senza che vi fosse fatta alcuna perizia se non dopo il mio rifiuto a riprenderli e l'immediata richiesta di un nuovo sequestro con esplicito invito a periziarli? Come mai una volta chiesto ed ottenuto fermamente al GIP del Tribunale dei Minori di Taranto di sollevare dall'incarico questi ispettori e di nominarne altri, i successivi incaricati (Carabineri) in una settimana concludevano tutto confermando ed identificando (salvo ovviamente perdere moltissime possibilità di trovare prove visto il troppo tempo trascorso) i soggetti e i luoghi che in sei mesi gli ispettori dell'ufficio della questura non erano riusciti a fare?

3) Come mai le istituzioni quali i servizi sociali ed il Tribunale dei Minori ad una richiesta di aiuto da parte di una famiglia vittima di queste assurde violenze, rispondono occupandosi del caso con malafede, sufficienza, incompetenza , arroganza, inganno e scorrettezza, rinchiudendo la piccola in un centro lager camuffato da comunità, anzichè i suoi carnefici in carcere, e imbottendola arbitrariamente di psicofarmaci?

4) Come mai il centro in questione non ha ancora a tutt'oggi subito alcun provvedimento quantomeno di tipo cautelare vista la presenza di altre minori rinchiuse?

5) Come mai nessun operatore del servizio sociale non ha subito a tutt'oggi alcun provvedimento, quantomeno di tipo cautelare?

6) Come mai il Tribunale dei minori non si è ancora assunto le sue responsabilità delle sue azioni, soprattutto in considerazione dell'esito finale a cui esse hanno fortemente contribuito e cioè la morte di nostra figlia?

7) Come mai a tutt'oggi non sappiamo CHI HA DECISO E AUTORIZZATO L'USO DI PSICOFARMACI su nostra figlia?

8) Come mai i violentatori minorenni rei/confessi di nostra figlia se la sono cavata con una grottesca condanna a 15 mesi di messa alla prova, nonostante sfavorevoli relazioni e precedenti messe alla prova fallite in almeno uno dei due casi salvo poi venire a conoscenze di "strani" legami di parentela tra uno dei loro avvocati e operatori dei servizi investiti di relazionare sulla concessione della stessa, da dove comunque ed ovviamente si sono ben guardati di farne emergere le "coincidenze"?

9) Come mai un avvocato difensore di un violentatore reo confesso ha il diritto di dichiarare ed offendere pesantemente la memoria di mia figlia in aula solo sulla base di dichiarazioni esclusivamente del suo assistito chiamandola prostituta e vantandosi e/o minacciando più o meno velatamente che il suo assistito non avrebbe mai potuto compiere qui reati perchè figlio di un boss mafioso condannato all'ergastolo senza che il giudice lo interrompa e ammonisca visto che nel processo minorile (grottesco ed assurdo) la parte lesa non ha voce in capitolo anche se la vera minore era la vittima e non gli imputati 17enni?

10) Come mai l'Ordine degli Avvocati a tutt'oggi ha ignorato il nostro esposto nei confronti del suo iscritto per questi suoi ed altri comportamenti irriguardosi e contrari all'etica ed al codice dentologico dell'Ordine stesso?

11) Come mai i violentatori di nostra figlia a distanza di 3 anni dalle nostre denunce non hanno subito alcun provvedimento almeno di tipo cautelare e anzi ancora non siamo riusciti a partire con il processo per assurde e reiterate mancate notifiche agli imputati?

La mia richiesta di essere ricevuto da Lei è finalizzata a ricevere delle risposte concrete a queste angoscianti domande ma soprattutto a voler provvedere a verifiche e controlli immediati sull'operato della Giustizia nei confronti di nostra figlia e soprattutto con l'immediata istruzione di processi che valutino e giudichino le responsabilità delle istituzioni coinvolte.
In Italia nel frattempo si sono verificati innumerevoli casi ancor più intricati del nostro, molti giunti a sentenze definitive altri comunque a sentenze di primo o secondo grado, quanti secoli occorrono alla Magistratura Italiana per dare finalmente a Carmela la giustizia che merita?

Concludo, chiedendoLe accoratamente di esaudire nel più breve tempo possibile questa mia richiesta di essere ricevuto da Lei, finora abbiamo diligentemente e pazientemente atteso che la Giustizia compia il suo dovere, affidandoci ad essa, ma ora la nostra pazienza ha raggiunto i limiti della sopportazione e personalmente sono pronto a tutto pur di gridare a tutto il popolo italiano e con tutti i mezzi civili e pacifici che la Legge mi mette a disposizione, quanto è stato fatto di male alla nostra intera famiglia ed in particolare a nostra figlia, anche con proteste clamorose e di dominio pubblico, finalizzate ad ottenere consenso e consapevolezza di quanto a volte la Giustizia Italiana provochi più danni degli stessi criminali!

La saluto cordialmente e resto in fiduciosa attesa di un suo positivo e sollecito riscontro alla presente.

Alfonso Frassanito
Presidente Associazione IoSoCarmela
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Una domanda sorge spontanea a seguito della lettura del cattivissimo editoriale di Filippo Facci per Il Giornale: Dato che i due erano entrambi pubblici ministeri, non le sorge il dubbio che oggi stiano sfogando quanto avrebbero voluto dire quando erano solo magistrati ?

Italia dei livori
I colpi di sole di Gigi & Tonino


di Filippo Facci

Allora, Antonio Di Pietro ieri ha detto che:

1) «questo è il governo del favoreggiamento alla mafia e che passerà alla storia per aver rafforzato economicamente, e fatto penetrare fin nei più alti ranghi delle istituzioni, il flagello della criminalità organizzata»;
2) «con quali voti pensa di fare la differenza politicamente nel Paese, il Cavalier nostrano, se non con quella dei sodali malavitosi?».

Poi quell’altro, Luigi De Magistris, ha detto che:

1) «il governo sta progettando interventi che renderanno il crimine ancora più granitico;
2) «la più grande ed ignobile falsità di Berlusconi e del suo governo consiste nel dichiarare di voler contrastare le mafie...

Lui sta massacrando lo Stato di diritto e lo Stato sociale, le controriforme che sta attuando rispondono a un disegno eversivo che sta distruggendo la democrazia nel nostro Paese».

Bene. Questi due esagitati, Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris, sono stati due magistrati: due persone votate a decidere del bene primario, ossia la libertà altrui, due persone in grado di rovinare vite, distruggere imprese, mandare in malora famiglie, azzerare centinaia di posti di lavoro, far cadere giunte e governi democratici, fare e disfare senza mai pagarne lo scotto, mai, neppure mezza volta, questi due appartengono a una categoria a cui dovrebbero tremare i polsi per qualsiasi decisione presa, è gente che l’immaginazione peraltro vorrebbe imperturbabile, ferma, equilibrata, dotata di peculiarità non comuni.

E invece eccoli: due demagoghi da strapazzo capaci di dire e fare qualsiasi cosa, due che erano di parte - si sospettava - e infatti lo sono, due che facevano politica - si vociferava - ed ecco che la fanno, due che una buona parte della nostra classe giornalistica - adesso – osserva tuttavia solo come due elementi un po’ così, pittoreschi, che straparlano per mestiere, due che sono sorti come funghi la notte scorsa anziché aver fatto parte della disgraziata cronaca di un Paese che mai, mai, mai comprende ciò che accade mentre esso accade.

Gentili colleghi, dunque ditelo, una buona volta: non è possibile che due personaggi del genere possano diventare magistrati. Non è possibile che due magistrati del genere possano diventare politici. Non è possibile che la medesima classe giornalistica seguiti a non comprendere che l’anomalia dei due, una volta smascherati e gettata la toga, non viene neutralizzata e addomesticata, ma si sposta solamente da una parte all’altra, si insinua e diffonde come un virus, come una malattia.

Senza neppure accorgercene, in questo Paese, il livello della disputa e della polemica politica sono diventati borderline: qualsiasi cosa può essere detta e sostenuta impunemente, basta farlo, basta aprir bocca. Dire che ormai siamo agli «insulti» non rende l’idea perché quelli ormai fioccano dappertutto, anche nei famosi Paesi normali: ma in quale Paese, chiediamo, è ormai diventata sistematica e mediaticamente accettata la calunnia, l’ignominia, la pura invenzione?

Forse ha ragione chi dice che gli squilibrati professionali andrebbero soltanto ignorati, che il loro delirio mira soltanto a finire in un qualsiasi articolo di giornale, questo compreso: ma certo snobismo e certa finta superiorità, d’altra parte, sono soltanto ignavia, sono soltanto i siparietti dietro i quali si nasconde la rinnovata incapacità di una classe politica e giornalistica di chiamare le cose col loro nome.

Dario Franceschini seguiti pure ad allearsi con questa roba e a farsi massacrare, se crede; gli analisti seguitino ad annoverare «l’unica opposizione» dell’Italia dei Valori tra gli ordinari strumenti di lotta politica, se vogliono. In questo Paese quelli che l’avevano detto non se li fila nessuno, e chi non ne azzecca una invece rimane regolarmente in cattedra, ma pace, noi lo diciamo lo stesso: Di Pietro ha già fatto una rivoluzione e cercherà di farne un’altra, e le rivoluzioni tanto democratiche non sono mai state.

Ecco, l’abbiamo detto: purché sia chiaro che lo stiamo dicendo. Di Pietro non ci fa più solo ridere. Di Pietro è pericoloso.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=375168
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Di Loredana Morandi (del 20/08/2009 @ 02:36:38, in Osservatorio Famiglia, linkato 1220 volte)
Non lasciamoci ingannare dalla giovane età e dalla solidarietà per lo status di extracomunitario, purtroppo i suoi gesti sono anche frutto della non cultura del paese di provenienza...

FUGA DAL CARCERE MINORILE DI BOLOGNA

Evasione choc, è irreperibile il ventenne
che violentò una donna in stazione

All'epoca dello stupro che sconvolse la città di Reggio, il giovane ghanese aveva soli 17 anni. Venne arrestato tre giorni dopo l'aggressione. Ora è scappato, dopo aver assalito una guardia. Doveva restare in cella fino al 2017

Reggio Emilia, 18 agosto 2009. Due detenuti sono evasi ieri pomeriggio dal nuovo carcere minorile di Bologna. Si tratta di un ghanese di 20 anni, condannato a scontare una pena in carcere fino al 2017 per violenza sessuale e di un altro straniero di 17 anni. I due hanno aggredito l’agente di servizio e si sono arrampicati sui container che erano presenti in cortile, per lavori.

Il 20enne, nell’aprile 2007, fu autore di uno stupro agghiacciante che ha scosso profondamente Reggio. Il giovane, allora 17enne, aggredì alle 4 di notte un’addetta alle pulizie della stazione ferroviaria. La donna, 54 anni, fu picchiata, trascinata in uno sgabuzzino e selvaggiamente violentata. Fu percossa a tal punto da finire al pronto soccorso. Il ghanese fu arrestato dalla polizia tre giorni dopo, sempre alla stazione, nello stesso luogo del primo agguato, alla stessa ora. Probabilmente cercava un’altra vittima da sottoporre allo stesso trattamento. Ad incastrarlo ci pensarono anche le telecamere di sicurezza.
 
A lanciare l’allarme evasione sono stati , in una nota congiunta, il Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) e la Cgil. “Il carcere minorile di Bologna - spiegano i sindacati - nonostante sia in fase di ristrutturazione, ospita diversi detenuti. Pare assurdo - sottolineano - che l’amministrazione penitenziaria minorile, abbia deciso di volere aprire a tutti i costi la nuova struttura senza avere prima terminato i lavori di ristrutturazione e soprattutto senza avere inviato un adeguato numero di personale di polizia penitenziaria per garantire i livelli minimi di sicurezza dell’intera struttura”.

“Probabilmente i due evasi - spiegano i sindacati - hanno approfittato di due fatti contestuali: l’esiguo personale di polizia presente nella struttura, e le carenze strutturali del nuovo carcere, anche dovute al fatto che è in fase di ristrutturazione. Dalle informazioni che abbiamo ricevuto, pare infatti che in servizio ci fossero solamente 3 agenti, successivamente rinforzato con una quarta unità rimasta in servizio oltre il proprio turno di servizio, proprio perché nella struttura non era presente un numero adeguato di personale. A coordinare i quattro agenti, era stato assegnato un sovrintendente.

I due detenuti hanno aggredito l’agente di servizio ai cortili passeggi, e successivamente, hanno scavalcato la recinzione metallica dei cortili dove i detenuti beneficiano di un periodo all’aria aperta, per poi scappare sui containers e impalcature presenti nella nuova struttura da quando sono iniziati i lavori di ristrutturazione”. Sulla vicenda i sindacati chiedono ora “per l’ennesima volta un incontro con il capo del dipartimento della giustizia minorile per aprire un tavolo di confronto sulle tante criticità che investono la struttura bolognese”.

Il Resto del Carlino
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CACCIA ALL'EVASO DEL PRATELLO

Donna assalita a parco Talon
Spunta l'ombra della 'bestia'

Quella che Ofori possa essere l’autore della tentata violenza andata in scena nel grande parco di Casalecchio il giorno dopo la fuga è, al momento, solo un’ipotesi, ma la procura non vuole lasciare niente di intentato

IL CASO dell’aggressione di una quarantenne bulgara al parco Talon di Casalecchio compiuta lunedì attorno a mezzogiorno da un uomo di colore finisce sul tavolo del pm Antonella Scandellari: il magistrato è titolare dell’inchiesta sulla clamorosa evasione dal carcere minorile del Pratello di Bright Ofori, ventenne ghanese condannato per il brutale stupro del 2007 su una donna di 54 anni, addetta delle pulizie alla stazione di Reggio Emilia.

IL LATITANTE, scappato domenica pomeriggio insieme a uno slavo di 17 anni, è ancora introvabile e la Procura non vuole lasciare nulla di intentato. Martedì è stata diffusa la foto del giovane ghanese, perché ritenuto soggetto pericoloso da assicurare al più presto alla giustizia: i pm temono infatti che possa tornare a manifestare quella indole violenta e priva di freni inibitori che più volte in passato lo ha portato dietro le sbarre. Quella che Ofori possa essere l’autore della tentata violenza andata in scena nel grande parco di Casalecchio il giorno dopo la fuga è, al momento, solo un’ipotesi. Il pm ha incaricato i carabinieri di Borgo Panigale di mostrare alla vittima dell’aggressione e al ciclista che ha messo in fuga il bruto le più recenti foto segnaletiche del ventenne ghanese, anche se le descrizioni raccolte dai militari nell’immediatezza del fatto attribuiscono allo sconosciuto del parco Talon un’età superiore alla sua, ovvero fra i 30 e i 35 anni. Tuttavia, non è impossibile che l’evaso, allontanandosi da Bologna dopo avere scavalcato la recinzione del carcere, si sia rifugiato nell’enorme area verde e lì abbia trascorso la notte tra domenica e lunedì. L’accertamento disposto dal pm servirà a verificare questa possibilità ed eventualmente scartarla.

SUL CASO Pratello interviene il sindacato di polizia penitenziaria Sappe. «Ci auguriamo che adesso, come spesso accade, non si cerchi il colpevole o i colpevoli tra il personale di polizia penitenziaria», è l’auspicio di Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto dell’organizzazione sindacale. Secondo il Sappe, l’evasione ripropone «il problema della gestione della giustizia minorile, che è diventata un inutile ‘carrozzone’ caratterizzato dalla scarsa efficienza e dall’enorme spreco di risorse finanziarie e umane». Il sindacato punta il dito sulla «cattiva gestione del personale» e propone di creare un ufficio all’interno del Dipartimento per adulti e «padiglioni destinati ai minori accanto agli istituti per adulti, in modo da recuperare risorse economiche e umane».

PER LA PRESIDENTE della Provincia di Reggio Emilia Sonia Masini l’evasione rappresenta «un episodio vergognoso che evidenzia ancora una volta le carenze di organico e di sicurezza delle nostre istituzioni penitenziarie». «Ronde? Parliamo di agenti di custodia...», è il commento amaro di Maurizio Cevenini del Pd, presidente del consiglio comunale, secondo il quale il primo problema del Pratello «è il numero degli agenti di custodia che non ci sono: si riducono gli organici delle forze dell’ordine, si tengono sotto organico le carceri, poi succedono queste cose». Giunge dal Pd anche l’attacco di Marco Lombardelli, che punta il dito contro i tagli di risorse imposti dal Governo.

Il Resto del Carlino


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