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Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma a causa di quelli che osservano senza dire nulla.

Albert Einstein
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Ecco qualcuno che la pensa come me...

I
NCHIESTA BARI: IDV PUGLIA,
SIT-IN SOLIDARIETA’ MAGISTRATI


(AGI) - Bari, 8 ago.- L’IDV insieme alle associazioni e alla società civile lunedì 10 agosto, a partire dalle ore 17, ha organizzato un sit-in dinanzi alla Procura della Repubblica di Bari, in via Nazariantz, “per esprimere solidarietà e sostegno al lavoro della magistratura, e in modo particolare al pm antimafia Desiree Digeronimo”.

 “La lettera aperta inviata da Vendola alla dr.ssa Digeronimo -ha dichiarato Pierfelice Zazzera, Coordinatore regionale dell’Italia dei Valori - e’ inopportuna quanto grave nella forma e nei contenuti, soprattutto perché crea le condizioni per l’isolamento di un magistrato impegnato in prima linea nella lotta alla mafia. E’ un messaggio pericoloso che si rischia di inviare a quelle organizzazioni mafiose pugliesi, su cui la dr.ssa Digeronimo da anni indaga”.

Per Zazzera “il presidente Vendola inoltre interviene su una materia di pertinenza giudiziaria, e gli sfugge probabilmente che spetta solo ed esclusivamente al Procuratore Generale stabilire a chi affidare i fascicoli delle indagini in corso.

In Puglia si rischia di aprire uno scontro istituzionale senza precedenti. Neppure Raffaele Fitto ha messo così a rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”.

“Se il centrosinistra si presenta alle prossime elezioni regionali con questi presupposti di attacco all’autonomia e all’indipendenza della magistratura - prosegue Zazzera - non potrà esserci alcun accordo politico con l’IDV e siamo pronti anche a presentare un candidato presidente da individuare nella società civile, sulla scia delle elezioni europee.

Il presidente della Regione invece di attaccare la magistratura deve chiarire sul piano politico le vicende che riguardano la gestione allegra della sanità pugliese e i legami del suo ex assessore Tedesco con chiacchierati imprenditori, come Carlo Dante Columella”.

“Riteniamo fondamentale che la politica resti fuori dagli affari giudiziari e non tenti - conclude il coordinatore regionale dell’Idv - di asservire la magistratura a interessi particolari e di parte”.(AGI)

Red/Tib

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Di Loredana Morandi (del 08/08/2009 @ 08:55:44, in Magistratura, linkato 2862 volte)
Lettera di Vendola, il pm chiede tutela al Csm

Digeronimo: "Vado avanti con serenità".
Ma l´Anm: "Solo lei può rispondere"


di Roberto Leone

Chiederà la tutela del Csm. Dopo la lettera di Nichi Vendola e le polemiche, sollevate da alcuni esponenti politici del centrosinistra, la contromossa del pubblico ministero della Dda Desirè Digeronimo che indaga sulla gestione della sanità è chiara. Il sostituto procuratore si rivolgerà all´organo di autotutela della magistratura. E lo farà per chiedere di essere tutelata dalle affermazioni dei rappresentanti politici. Uno su tutti è il governatore pugliese. «Preferiscono non rilasciare dichiarazioni. Dico soltanto che proseguirò nel mio lavoro con serenità e nel rispetto delle regole come ho sempre fatto», dice Desirèe Digeronimo. Esprimendo il suo rammarico e la convinzione di avere «buona e piena coscienza», il presidente della Regione dice che il pm avrebbe dovuto astenersi « per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività questa specifica inchiesta». E poi ancora Vendola propone un interrogativo, già rilanciato da altri esponenti del Pd. «La seconda anomalia riguarda l´aver trattenuto sotto la competenza della Procura Antimafia una mole di carte che hanno attinenza con eventuali profili di illiceità nella pubblica amministrazione».

Parole rivolte direttamente al magistrato che del caso ora investirà al Csm. L´Associazione nazionale magistrati, invece, preferisce non sbilanciarsi. Dice Salvatore Casciaro, presidente della giunta barese della Anm: «Quanto alla lettera l´unica risposta potrà darla, se crederà, il pm a cui la lettera è indirizzata non avendo ovviamente la giunta che io presiedo alcuna informazione che possa consentire di esprimere un giudizio sugli apprezzamenti e le valutazioni del presidente Vendola che certamente appaiono tuttavia profondamente condizionati da uno stato d´animo comprensibilmente scosso e amareggiato». E ancora, aggiunge Casciaro: «Credo che solo la Digeronimo potrebbe replicare». Non commentano, invece, né il procuratore Emilio Marzano ora in ferie e al quale succederà a settembre Antonio Laudati né il procuratore aggiunto Marco Dinapoli. «Sulle interviste che ho letto - dice Casciaro - rilevo soltanto che gli stessi intervistati sono plausibilmente influenzati dai loro rapporti di contiguità politica con alcuni degli indagati ed evidentemente ne assumono le difese, mettendo in dubbio le modalità di svolgimento di un´indagine molto articolata, coordinata peraltro da un magistrato di nota esperienza professionale». La scelta del governatore ha suscitato reazioni. Per il Pd a parlare è il segretario regionale Michele Emiliano. «È una lettera che Vendola aveva il diritto e il dovere di scrivere e lo ha fatto. Spetta al destinatario valutarla».

Le parole del presidente della Regione, invece, vengono duramente criticate dal centrodestra. Un commento arriva ad esempio dal ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto, protagonista in passato di durissimi scontri con la magistratura. «Quando si fa un uso tanto spregiudicato persino di pesanti allusioni è evidente che si punta a ledere l´immagine e la serenità di chi sta svolgendo indagini delicatissime se non a indurlo ad astenersi, a togliersi di mezzo» spiega Fitto, al quale ribatte Emiliano, definendo le sue parole «un atto di arroganza». «L´arroganza – aggiunge - consiste nel fatto che di tali mezzi, in particolare del Ministero della Giustizia e dell´Ispettorato del Ministero, può disporre evidentemente Fitto, al punto che non ha esitato ad ottenere dal collega della Giustizia atti ben più efficaci al fine di intimidire la Procura di Bari che una semplice lettera».

E sulla presa di posizione di Vendola interviene anche Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl. «Vendola - spiega - dimentica anche che di parentele nella procura di Bari ce ne sono altre. Quella ad esempio riconducibile al sen. Carofiglio. C´è un magistrato a Bari che si dovrebbe occupare della pubblica amministrazione ed è moglie di un senatore del Partito democratico». Il riferimento è al pm Francesca Romana Pirrelli che fa parte del gruppo di magistrati che indagano sui reati contro la pubblica amministrazione ma che già un anno e mezzo fa (quando il marito si è candidato) ha chiesto di passare ad un altro pool.

(Bari La Repubblica, 08 agosto 2009)

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Di Loredana Morandi (del 08/08/2009 @ 08:48:47, in Politica, linkato 1405 volte)
Mi dispiace, ma io non credo ad una sola parola, perché come minimo Nichi è stato un cattivo amministratore, e che la facesse finita subito, con questo falso ricatto morale perché si dice "soldi" anche a casa degli omosessuali. I depressi malinconici non fanno gli amministratori pubblici. E basta infinocchiare il popolo della sinistra, perché dopo i diritti degli omosessuali viene sempre il diritto delle compagne prostitute, ma con le migliaia di schiave non mi pare proprio il caso di battersi il petto per una che si auto gestisce. Caro Nichi, per il polverone prenditela con Franceschini (Tedeschi) e la cattiva riuscita delle Escort baresi a casa del Premier, quale che sia, anche Berlusconi, che proprio come Te è uomo che delle prostitute può fare a meno... L.M.

Per me che amo disperatamente la vita


Autore: redazione

La lettera aperta di Nichi Vendola al Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Bari Desirè Digeronimo titolare di una delle inchieste sulla sanità pugliese.

Gent.ma Dott.ssa Digeronimo,


l’amore per la verità non mi consente più di tacere. Ho l’impressione di assistere ad un paradossale capovolgimento logico per il quale i briganti prendono il posto dei galantuomini e viceversa. Io ho la buona e piena coscienza non solo di non aver mai commesso alcun illecito nella mia vita, ma viceversa di aver dedicato tutte le mie energie a battaglie di giustizia e legalità.

“Nichi il puro” titola “Panorama” per stigmatizzare le mie presunte relazioni con un imprenditore che non conosco e a cui ho chiuso, dopo trent’anni, una discarica considerata un autentico eco-mostro (stupefacente notare che “L’Espresso” pubblica un articolo fotocopia del rotocalco rivale: sarebbe carino indagare sul calco diffamatorio che origina questa singolare sintonia di scrittura!).

In effetti mi considero un puro: e non rinuncio ad aver fiducia nel genere umano e a credere che la giustizia debba alla fine trionfare. In questi anni di governo ogni volta che ne ho ravvisato la necessità ho adottato provvedimenti tanto tempestivi quanto drastici a tutela delle istituzioni: sono fatti noti, che fanno la differenza tra il presente e il passato.

Ma la sua indagine, dott.ssa Digeronimo, sta diventando, suo malgrado, lo strumento di una campagna politica e mediatica che mira a colpire la mia persona pur non essendo io accusato di nulla. Per antico rispetto verso la magistratura e verso di lei ho evitato, in queste settimane, di reagire alla girandola di anomalie con le quali si coltiva un’inchiesta la cui efficacia si può misurare esclusivamente sui Tg.

La prima anomalia è che lei non abbia sentito il dovere di astenersi, per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività questa specifica inchiesta.

La seconda anomalia riguarda l’aver trattenuto sotto la competenza della Procura Antimafia una mole di carte che hanno attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica Amministrazione.

La terza riguarda l’acquisizione di atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente.

La quarta riguarda la incredibile e permanente spettacolarizzazione dell’inchiesta: che si svolge, in ogni suo momento, a microfoni aperti e sotto i riflettori.

Così per la mia convocazione in Procura. Così per l’inaudita acquisizione dei bilanci di alcuni partiti e addirittura di alcune liste elettorali.

Il polverone si è mangiato i fatti: quelli circostanziati legati al cosiddetto sistema Tarantini: e nella festosa scena abitata da questo imprenditore io, a differenza persino di alcuni magistrati, non ho mai messo piede. Lei è così presa dalla sua inchiesta che forse non si è accorta di come essa clamorosamente precipita fuori dal recinto della giurisdizione: sono diventato io, la mia immagine, la mia storia, la posta in gioco di questa ignobile partita. Non dico altro. Il dolore lo può intuire. Qualcuno sta costruendo scientificamente la mia morte. Per me che amo disperatamente la vita è difficile non reagire. Le chiedo solo di riflettere su queste scarne parole.

Nichi Vendola
Bari, 7 Agosto 2009
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Molte settimane fa io ho detto la stessa cosa, ma non potevo avere idea che così presto l'avrebbero detto anche altri. Dai modi mediatici con i quali si è giunti, finalmente, a conoscere i termini del vero scandalo in Regione Puglia, c'è da credere che ogni singola intuizione della Pm sia verità. Buon lavoro Desiree ... L.M.


INCHIESTA BARI: MANCINO,
CSM VALUTI PRATICA A TUTELA PM



(AGI) - Roma, 8 ago. - Il Csm valutera' se la lettera indirizzata ieri dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola al pm di Bari Desiree Digeronimo contenga i presupposti per aprire una pratica a tutela del magistrato.

L'esortazione viene dal vicepresidente di Palazzo dei Marescialli Nicola Mancino in una nota inviata alla Prima Commissione del Csm: "invito la Prima Commissione - scrive Mancino - a valutare se la lettera inviata dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola alla dottoressa Desiree Digeronimo, pm a Bari, concretizzi la sussistenza dei presupposti previsti dalla recente novella del regolamento per l'apertura di una pratica a tutela e, dunque, in caso positivo, se nel merito, il contenuto epistolare richiamato interferisca nel libero autonomo e indipendente esercizio dell'attivita' inquirente del predetto magistrato".

La Commissione, quindi, prenderà in esame la questione in settembre, alla ripresa dei lavori dell'organo di autogoverno della magistratura.
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Di Loredana Morandi (del 08/08/2009 @ 08:13:00, in Magistratura, linkato 1397 volte)
Ne parlavo poco fa su Facebook con il coordinatore regionale per la Sicilia di un organismo di controllo tecnico giuridico, nato tra forze dell'ordine e altri consulenti dei Tribunali. I magistrati devono essere aiutati a valutare questi portavoce dell'Assistenzialismo selvaggio. Poi, si spera, che una Procura coraggiosa apra il proprio fascicolo di indagine, ad esempio, sulle "case famiglia" a Roma, a Palermo, a Napoli, a Milano.. e altrove in Italia..

Minori tolti ai genitori: sette esposti al Csm



08 agosto 2009
Graziano Cetara


Si può definire provvisorio un ordine del tribunale dei minorenni che resti immutato per quattro, cinque, anche sei anni? Una cosa è certa, qualunque sia la risposta: per quanto duraturo sia, il provvedimento, quando non è definitivo, è per legge non impugnabile. Impossibile contestarlo, valutarne i presupposti, provare a ottenerne uno contrario attraverso un ricorso alla corte d’appello. Niente. Un bambino, tolto “provvisoriamente” ai genitori finiti sotto esame e affidato a una comunità, fa tempo a diventare un adolescente prima e poi addirittura maggiorenne, nell’attesa.

I tempi lunghi della giustizia minorile hanno un fondamento nella carenza di fondi e di personale, tagliati quest’anno di un buon 35% almeno.

Per uno dei più noti e battaglieri legali specializzati in diritto di famiglia, l’avvocato Enrico Bet, nome ricorrente tra le associazioni che si occupano dei diritti dei minori, non esistono giustificazioni nei bilanci e negli organici.

E la battaglia, che fino a ieri era combattuta a suon di solleciti e istanze, è diventata una dichiarazione di guerra affidata a sette esposti inviati al Consiglio superiore della magistratura, al ministro Guardasigilli e alla Procura generale presso la Corte di Cassazione. Sette esposti per sette casi simbolo di genitori finiti davanti a un giudice del tribunale degli under 18.

Il Secolo XIX

Nell’audio qui sotto, tre storie tratte dai sette esposti dell’avvocato Bet.

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Di Loredana Morandi (del 08/08/2009 @ 07:31:57, in Magistratura, linkato 1568 volte)
La frase chiave dell'articolo è "senza contraddittorio", ovvero fondato sulle dichiarazioni di vicini anonimi, psicologi che non hanno lavorato per l'opposizione delle parti e sul parere delle assistenti sociali, ovvero la prima fila delle corruzioni a capo del business dell'assistenzialismo selvaggio.

Rifiutare la perizia psicologica è prassi normale: io ad esempio rifiutai la perizia psicologica alle mie figlie, perché non avendo potuto contattare un perito di parte mi presentai dalla psicologa incaricata dal tribunale ove si discuteva la mia pratica di divorzio armata di un "registratore". La negazione totale a tal tipo di presenza "fisica" a tutela delle bambine mi insospettì molto sui pregiudizi della consulente e sulla sua personale "chiarezza", la mia lecita richiesta infatti fu approvata anche dalla magistrato del Tribunale civile di Roma, una donna di grande intelligenza (e bellissima), nonostante l'ovvio parere sfavorevole (il parere di una sciocca visto che l'altro genitore era addirittura dimissionario per il trasferimento ad altro Continente) perché il primo dovere del genitore che "resta" è quello di prendersi cura dei figli, anche impedendo i traumi casuali e/o causali di un interrogatorio psicologico, come nel mio caso, voluto dall'avvocato sciatto e disordinato del mio ex marito, che mirava esclusivamente a "soldi".

La Cassazione ha recentemente sentenziato la liceità di dare del "Rovina Famiglie" al "Terzo" per antonomasia, purtroppo però si incontrano moltissime terzietà letali a questo Istituto Umano che è la Famiglia: un principale mobbizzatore, i suoceri invadenti, l'invidia o la povertà. A tutto questo segue quasi in tutti i casi la "sordità" e/o la "superbia" di tante professioni inutili. E, ehm.. devo aver già detto che Freud e Jung erano massoni ... L.M.

L'articolo ...

«Ci hanno tolto nostro figlio

senza spiegarci il perché»

07 agosto 2009
di graziano cetara


La denuncia di una coppia di genitori, lui funzionario pubblico, lei professionista, che da due anni vivono lontano dal figlio affidato a una comunità. Ufficialmente il padre, definito violento da testimoni anche anonimi si sarebbe rifiutato di sottoporsi a perizia psichiatrica

«Quando torno a casa?». La voce di Marco, 10 anni, arriva attraverso il telefono una volta alla settimana da quasi tre anni. Da un luogo che fino a tre mesi fa era segreto. Ogni volta la stessa domanda, ogni volta per risposta lo stesso silenzio. È come se fosse in prigione, Marco, condannato senza sentenza e senza appello. Invece è ospite della comunità che i giudici e gli assistenti sociali hanno scelto per lui e per il suo bene. Suo padre e sua madre non sono capaci a fare i genitori. Per questo una mattina cinque poliziotti dell’anti crimine in divisa (uno con il giubbotto anti proiettile) si sono presentati a casa di Marco e lo hanno portato via. Lo ha deciso il tribunale dei minorenni. Senza un contraddittorio, ma quel che è peggio, senza che mamma e papà - due persone come tanti, professionista lei, funzionario pubblico lui - sapessero il perché.

È una delle storie che emergono dalle nebbie di paura e dolore nelle quali sono avvolti molti casi di giustizia minorile. «Ingiustizia minorile» avverte il padre, protagonista di questa vicenda che raccontiamo sfumando i dettagli e oscurando i nomi. Per rispetto della privacy in particolar modo dei minori coinvolti ma anche «perché il timore di ritorsioni da parte dei giudici e degli assistenti sociali è reale», avverte il legale della famiglia. Chiedere ai giudici di difendere e sostenere il loro operato nello specifico è fatica inutile: il segreto istruttorio e il rispetto della privacy degli stessi protagonisti-accusatori dei loro casi impedisce ogni possibilità di verifica e di controllo.

«È questo il problema - attacca l’avvocato - quello di un giudice del tribunale dei minorenni è un potere pressoché assoluto per buona parte delegato ai servizi sociali del Comune». È il punto cruciale della questione sollevato a pochi giorni dall’ispezione del ministero della Giustizia, di cui ha dato notizia il Secolo XIX la settimana scorsa, che si è conclusa e che è stata chiesta e ottenuta dall’associazione Vela Latina, a partire dalle storie di cinque madri ecuadoriane. Sarebbero state discriminate dai giudici nell’ambito delle cause di separazione dai mariti italiani. Sulle accuse aleggia il sospetto che siano gli assistenti sociali a dettare legge in tribunale. Sospetto allontanato dal presidente in carica Adriano Sansa: «I nostri giudici operano in modo equilibrato nel rispetto della legge e dell’unico interesse dei bambini».

Tutti i particolari e i retroscena della storia e la testimonianza dei due genitori sull’edizione odierna del Secolo XIX in edicola.

Il Secolo XIX
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Accade in Sardegna. Io non sono sorpresa dall'esperienza dello scorso anno, in cui una società commerciale del porno di Selargius, Cagliari, (implicata nell'affare Unina come utilizzatore del servizio reso con il peculato d'uso del server universitario) avrebbe tentato l'acquisizione di una community giovanile dedita ad anime e manga giapponesi e al collezionismo da file sharing, con membri già sotto processo nel nord italia, per farne la propria prima fila del file sharing illegale di materiali vari, anche in violazione delle leggi a tutela dei minori. I tre titolari: un cartello pubblicitario che con i loro nick name forma un acronimo noto nel mondo degli orchi ad indicare il genere di gradimento sessuale boy male.

Ogliastra, la tratta dell'orrore: il prezzo di un bimbo 50 euro



E' il prezzo che emerge da una frase che una connazionale urla per telefono alla donna arrestata all'alba di martedì dai carabinieri di Lanusei nell'ambito dell'inchiesta su un presunto traffico di bambini con il nordafrica. Accertamenti anche su un funzionario dell'ambasciata italiana a Rabat

Avrebbe già portato in Sardegna altri bambini, se solo avesse saputo che, in Marocco, procurarli era così facile, grazie a una venditrice molto disponibile.

Il prezzo? «Lo sai che lo hai comprato per cinquanta euro». Č la frase, agghiacciante, che una connazionale in lacrime urla per telefono a Omu el Kahir Aniba, 46 anni (per i familiari Khira) arrestata all'alba di martedì dai carabinieri di Lanusei. La donna - questa la ricostruzione del pm Rossella Spano - sarebbe la vera madre del neonato che Khira ha portato in Italia sostenendo che fosse suo figlio. Per comprare il piccolo, dunque, sarebbe bastata una volgarissima banconota, anche se nelle trattative condotte in Marocco per un orrendo mercato di bimbi, il tariffario oscillava di parecchio. E, se i sospetti saranno confermati, coinvolgerebbe anche l'ambasciata italiana dove un funzionario è sotto indagine per aver concesso troppo facilmente il visto d'ingresso al neonato. Nato in casa e non in clinica come si voleva far credere grazie alla ipotizzata complicità di un medico.

Ulteriori conferme del baratto di bimbi in fasce? Una nordafricana, intercettata, chiede a un'altra se è vero che Khira ha preso un milione (verosimilmente s'intendono mille euro, osserva il pm) per comperare il bambino. Prezzi stracciati in confronto al valore aggiunto che poi sarebbe maturato nell'Isola, dove il commercio di immigrati clandestini avrebbe fruttato somme fino a diecimila euro.

La ricostruzione della Procura è agghiacciante. E getta ombre sinistre anche sulla figura di Peppino Murgia, 74 anni, originario di Osini ma residente a Tortolì. L'undici ottobre dell'anno scorso Omu Aniba torna in Italia dopo una breve permanenza in Marocco dove ha soggiornato per un breve periodo proprio in compagnia del pensionato di Osini. Al loro rientro in Italia di due portano con loro il neonato, appena un mese di vita. All'arrivo, in una telefonata, la sorella Fathia la informa che ha già comunicato il lieto evento a connazionali che risiedono a Gairo. La messinscena sulla maternità, in parte è già servita. Agli altri marocchini che chiedono come mai la donna non abbia scelto di partorire in Italia, Fathia Aniba risponde che sua sorella avrebbe preferito farsi assistere da un medico in Marocco e che il bimbo sarebbe nato settemino. Per rendere tutto più credibile, Fathia suggerisca a Omu di confermare questa circostanza. In modo tale da non innescare troppa curiosità su un pancione che non c'era, circostanza che affiora da un'altra telefonata e spiazza persino il fratello della sedicente mamma. Ovviamente anche ad Hassan Aniba viene chiesto di confermare questa versione dei fatti. Lui dà garanzie.

La tratta dei bambini - sempre stando alla ricostruzione del pm Spano - sembra interessare molto le extracomunitarie. Tanto che, sempre nella stessa giornata, le due sorelle si sentono ancora per telefono. Fatiha richiama Khira e si lamenta dell'occasione persa. Si rammarica di non averle consigliato di portare una bambina e la frase, al proposito, è da brividi: «Avremmo fatto grossi affari e poi ne avremmo portato anche altri». Altrettanto agghiacciante è la replica di Khira, che se avesse saputo che procurare bambini era così facile ne avrebbe portato anche altri, anche se Peppino Murgia, dice la donna, non era molto d'accordo.

Concordata la linea per simulare la maternità, la massima preoccupazione di Khira è quella di registrare il suo bambino all'anagrafe, «così me lo prendono all'asilo». A questo punto cominciano i sospetti. Un funzionario del Comune di Tortolì, sentito dagli investigatori, riferisce che all'ennesima insistenza di Peppino Murgia e Khira Aniba, ha telefonato all'ambasciata italiana a Rabat. L'impiegato all'altro capo del filo ha un sussulto quando sente parlare di Khira Aniba. Dice di aver ricevuto una lettera dai carabinieri e di aver sospeso la pratica perché il collega (dunque un altro dipendente dell'Ambasciata) che aveva rilasciato il visto per il bambino era sotto indagine.

Unione Sarda - Venerdì 07 agosto 2009
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Di Loredana Morandi (del 07/08/2009 @ 07:27:21, in Politica, linkato 1186 volte)
De Magistris: Lasciamo lavorare i giudici pugliesi 


di Monica Centofante - 7 agosto 2009


“Credo che in Puglia sia esplosa – come già è accaduto in tante altre Regioni governate dal centrosinistra – un’enorme questione morale”.

Non ha dubbi l’eurodeputato Luigi de Magistris, che dalle pagine de Il Tempo, intervistato da Lanfranco Palazzolo, interviene sugli scandali che hanno investito la Sanità e la giunta regionale pugliesi. Seguendo “quello che è già avvenuto in Calabria e in Basilicata ai tempi in cui mi occupavo delle inchieste che riguardavano quella realtà”.

Vicende che l’on. Idv aveva conosciuto direttamente, nelle vesti di pubblico ministero e che ora inserisce in un contesto più allargato che comprende anche la Campania di Antonio Bassolino e la Regione Abruzzo con i fatti giudiziari che hanno riguardato il Governatore Ottaviano Del Turco.

“Vedo che all’interno del Pd – spiega de Magistris – soprattutto tra i parlamentari che non hanno un ruolo di primo piano, c’è una grande sensibilità per la questione morale. Non c’è dubbio che la nomenclatura del Pd tende a nasconderla e fa un grave errore. Noi – sottolinea - crediamo che l’alternativa a Berlusconi si costruisca affrontando la questione morale e anche la questione culturale”.

In quanto alle dichiarazioni rilasciate ieri da Nichi Vendola e prima ancora da Michele Emiliano, che hanno mosso critiche all’operato della magistratura, l’eurodeputato afferma: “Non mi sono piaciute le dichiarazioni che ho letto sui giornali. Mi riferisco alle parole del Presidente della giunta pugliese Nichi Vendola che ha criticato i magistrati”. E “non mi piace ascoltare discorsi di un ex magistrato come quelli del sindaco di Bari Michele Emiliano che lanciano opacità sul lavoro della magistratura. Io farei lavorare la magistratura senza interferenze”. “Credo – conclude – che si tratti di inchieste molto serie. Lo erano quando si trattava delle escort che attenevano al Presidente del Consiglio. E mi sembrano altrettanto serie adesso alla luce dell’acquisizione degli elementi di indagine nei confronti del centrosinistra”.
Antimafia 2000
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Di Loredana Morandi (del 07/08/2009 @ 01:42:35, in Osservatorio Famiglia, linkato 8966 volte)
Dossier - I Bambini Soldato


"Quando i mayi-mayi attaccarono il mio villaggio, scappammo tutti via. Durante la fuga, i soldati catturarono tutte le ragazze, anche quelle molto giovani. Una volta che sei nelle loro mani, sei costretta a 'sposare' uno di loro, non importa se è vecchio come tuo padre o se è giovane, se è bello o brutto... sei costretta ad accettare. Se ti rifiuti, ti uccidono. È accaduto a una delle mie amiche. Ti sgozzano come galline e neanche seppelliscono i corpi. Ho visto personalmente torturare una ragazza che non voleva 'sposarsi'...".

Testimonianza raccolta da Amnesty International, in un rapporto del 2006, di Jasmine, 16 anni, arruolata da un gruppo armato mayi-mayi del Kivu meridionale quando ne aveva 12.

La coalizione internazionale "Stop all'uso dei bambini soldato" nel rapporto 2008 considera che sono 86 i paesi nel mondo a far uso di questa risorsa strategica umana, che spezza l'infanzia e carpisce al bambino la gioia dei suoi primi anni di vita. L'Africa ne è la prima linea, ma anche tutti gli ultimi conflitti hanno visto bambini usati per scopi bellici e/o inquadrati negli eserciti (regolari e non) di molti paesi.

Al reclutamento forzato dei maschi si unisce il reclutamento forzato delle femmine, principalmente usate per i lavori umili o come schiave per il sesso. Ad alcune bambine può capitare di svolgere anche funzioni prettamente militari e di partecipare attivamente ai conflitti armati, ma ciò è visto come ulteriore motivo di vergogna e timore della non accettazione in famiglia e nella società di cui sono originarie. Questo elemento, così nascosto, impedisce agli operatori umanitari quell'aiuto di cui le bambine soldato avrebbero veramente bisogno.

L'operato dei Tribunali Internazionali assolve un ruolo fondamentale sul lato politico, ma l'incapacità di proteggere i minori vittime di un arruolamento forzato e/o di perseguire i rei ne rende l'azione inefficace, dichiara il Dossier.

Gli obiettivi, estratto integrale dal Dossier "I Bambini Soldato":

1. La totale cessazione dell’utilizzo dei bambini nelle ostilità in ogni sua forma da parte delle forze armate governative o da qualsiasi altra forza legata oi appoggiata dai governi, compresi gli ausiliari, le milizie e le organizzazioni di difesa civile.

2. Un aumento significativo del numero di gruppi armati non statali che hanno sviluppato piani d’azione per prevenire il reclutamento al di sotto dei 18 anni, e per il rilascio dei bambini all’interno dei loro ranghi; questi gruppi devono venir appoggiati e monitorati nell’esecuzione di questi piani.

3.L’inclusione in tutti gli armistizi e gli accordi di pace di disposizioni per un immediato disarmo, smobilitazione e reinserimento dei bambini soldato.

4. L’inclusione di disposizioni per i bambini nella pianificazione dei programmi ufficiali di reinserimento e l’applicazione conforme dei Principi di Parigi nella realizzazione di tutte le iniziative di DDR, tenendo conto dei bisogni in base al contesto e alle realtà. L’inclusione, di fatto, di programmi speciali per le bambine culturalmente appropriati, e la previsione di finanziamenti a lungo termine per la reintegrazione nei progetti da sottoporre ai donatori.

5. La creazione da parte dei governi in Paesi in cui ci sono i bambini soldato (ma non operazioni di peacekeeping) di programmi con lo scopo di identificare e rilasciare questi bambini, e di sostenere la loro reintegrazione.

6. Lo sviluppo di svariate strategie per evitare il reclutamento e l’uso di bambini da parte dei gruppi armati, e in grado di creare misure legali, istituzionali, sociali, economiche e culturali per tutte le situazioni ad alto rischio, comprese quelle di Paesi colpiti da un conflitto, o di Paesi in cui operano gruppi armati o ove un conflitto è possibile.

7. La criminalizzazione esplicita nelle legislazioni interne del reclutamento (vale a dire coscrizione e arruolamento) al di sotto dell’età prestabilita e dell’uso di ogni persona al di sotto dei 18 anni nelle ostilità, e l’istituzione di una giurisdizione universale per questi crimini.

8. Progressi verso l’indagine e il perseguimento giudiziario sistematico da parte dei tribunali nazionali ed internazionali degli individui sospettati di aver reclutato e fatto uso di bambini in gruppi o forze armati. Qualora pertinente, questi crimini dovrebbero anche essere sottoposti all’attenzione di altri meccanismi della giustizia di transizione, comprese le Commissioni di verità, le forme di riparazione e approfondite analisi di valutazione.

9. La creazione, nei Paesi di destinazione, di misure effettive per i rifugiati, richiedenti asilo e bambini migranti in modo da proteggere coloro che sono stati reclutati o usati nelle ostilità. Ciò comprende assicurare loro una prima identificazione, assistenza per il recupero fisico e psicologico e un reinserimento sociale tramite misure che tengano conto della cultura da cui provengono e della loro natura di bambini.

10. Un aumento significativo nel numero di Paesi le cui legislazioni interne non permettono l’arruolamento nelle forze armate all’età di 16 o 17 anni, e che hanno adottato la regola dei 18 anni, standard valido per tutte le forme di reclutamento militare.

Concludendo, l'Italia è già in delinquency rispetto a questi obiettivi. Il nuovo pacchetto sicurezza ha creato in Italia addirittura il fenomeno dei Bambini Invisibili e presto, purtroppo, saremo noi stessi oggetto di ulteriori attività predatorie contro i minori: il mercato degli organi e la prostituzione pro pedofili.

Per chi volesse approfondire l'argomento la coalizione italiana "Stop all'uso dei Bambini Soldato", composta da Alisei, Amnesty International - Sezione italiana, Cocis, Coopi, Focsiv, Jesuit Refugees Service – Centro Astalli , Save the Children Italia, Telefono Azzurro, Terre des Hommes Italia e Unicef Italia è contattabile a questo link:

www.bambinisoldato.it

Di seguito il sommario del Dossier "i Bambini Soldato" e il link al testo originale.

Loredana Morandi

Sommario:

Il primo processo che vede la testimonianza attiva delle vittime

I rapporti dell’Onu e la normativa internazionale

Il Rapporto 2008 della Coalizione Internazionale “Stop all’Uso dei bambini soldato”

Tra l’aprile del 2004 e l’ottobre del 2007, in 21 paesi o territori sono stati utilizzati i bambini in aree di conflitto

La “mappa” del bambini-soldato

La situazione in Sri Lanka

Estensione della responsabilità degli Stati

I bambini tratti come nemici

L’inefficacia dei programmi di reinserimento

Le bambine-soldato

L’impunità.

Gli obiettivi da conseguire

Link al Dossier "I Bambini Soldato" sull'Agenzia Fides

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Di Loredana Morandi (del 06/08/2009 @ 19:02:59, in Sindacati Giustizia, linkato 1165 volte)
Allarme dei lavoratori della Giustizia Minorile aquilana


L'Aquila, 6 ago - I lavoratori della Giustizia Minorile di L'Aquila: Centro per la Giustizia Minorile, Istituto Penale per i Minorenni, Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni, Centro di Prima Accoglienza, sono preoccupati per il rischio di trasferimento dall'Aquila dei servizi che essi svolgono.
Tale preoccupazione deriva dalle notizie diffuse dalla stampa e confermate dal dirigente locale del Centro per la Giustizia Minorile, dell'occupazione dei locali, in cui vengono svolti i servizi richiamati, da parte della Facoltà di Lettere dell'Università dell'Aquila.
Alcuni dei servizi della Giustizia Minorile hanno continuato a funzionare regolarmente dopo il 6 aprile, altri sono quasi totalmente occupati da uffici della Giustizia Ordinaria che hanno avuto le loro sedi danneggiate, altri come l'Istituto Penale per i Minorenni sono stati evacuati per motivi di sicurezza.
Fra l'altro dovrebbero iniziare i lavori già appaltati, per  circa 2 milioni di euro, per la ristrutturazione del carcere.
I lavoratori, riuniti in assemblea, hanno proclamato lo stato di agitazione ed hanno inviato una lettera a tutte le autorità interessate, compresi il Sindaco ed i presidenti di Provincia e Regione, per chiedere un loro interessamento al fine di scongiurare l'eventualità di un trasferimento dall'Aquila della sede della Giustizia Minorile.
I lavoratori sono sconcertati come alla messe di parole e di proclami delle istituzioni a tutti i livelli sull'importanza della permanenza a L'Aquila degli Uffici Pubblici come condizione indispensabile per la rinascita della città, non faccia seguito un impegno reale delle istituzioni medesime nel senso auspicato.
I lavoratori sperano che le loro richieste non cadano nel vuoto e che presto possano ottenere le rassicurazioni necessarie per la ripresa, nonostante le difficoltà oggettive che tutti gli aquilani vivono, della loro vita in questa città.

Il Capoluogo
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