Immagine
 .. il dono di un fiore ..... di Lunadicarta
 
"
La giustizia è sempre giustizia, anche se è fatta sempre in ritardo e, alla fine, è fatta solo per sbaglio.

George Bernard Shaw
"
 
\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 11:54:50, in Magistratura, linkato 1246 volte)
STUPRO CAFFARELLA: CASTELLI,
DA MAGISTRATI VULNUS AL SENSO DI GIUSTIZIA



Roma, 5 ott. - (Adnkronos) - ''Con la sentenza di oggi, ancora una volta, la magistratura non ha perso l'occasione per arrecare un grave vulnus al senso di giustizia dei cittadini italiani. La vita di una quattordicenne e' stata rovinata e chi ha compiuto tale violenza probabilmente uscira' dal carcere tra poco tempo.

Evidentemente per questi magistrati e per quella parte dell'opinione pubblica che li sostiene e che invoca pene decennali per i reati amministrativi, la vita di una giovane cittadina italiana non vale quasi niente.'' Lo dichiara il vice ministro della Lega Nord Roberto Castelli in riferimento alla sentenza di oggi che condanna i romeni della Caffarella a undici e sei anni di carcere.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Caro Luigi,

quella che hai narrato nel tuo sempre ottimo articolo è la sorte dei giornalisti delle grandi Redazioni.

Noi che siamo freelance e lavoriamo, con voi e per voi, come uffici stampa creado l'occasione della "notizia", subiamo di TUTTO. Lo diresti? 15 giorni dopo la mia presenza a Milano per la tua squisita moderazione al convegno della ANM, avrei subito una pesante azione di mobbing fatto di "insulti" pesantissimi, rivolti a me e ai miei figli, definita "cinquantenne fallita e madre snaturata" dalle quelle stesse persone di cui ho avuto cura per ben sette mesi della mia vita.

Sono sicura che trasecolerai sapendo che, 4 tecnici riparatori di computer sono stati capaci di scagliarmi come una lancia contro la CM Sistemi del processo Why Not di de Magistris, per difendere il posto di lavoro del rampollo somaro di uno Studio Legale calabrese, spacciato a me per un povero ragazzo che non dormiva più la notte a causa del licenziamento.

Altri, pur di rubare tutti i miei scritti (pure quelli falsi) hanno assoldato un penalista del crimine di Caltanissetta e, minacciando il mio provider, hanno tentato di spengere la voce libera del mio blog Giustizia Quotidiana cagionandomi subito 300 euro di danni "fatturati".

Dulcis in fondo, la lettera del penalista siciliano mi sarebbe stata recapitata, tramite lo stesso blog che solo 1 anno prima aveva divulgato una minaccia di morte ai miei danni, proveniente dalla mafia sarda della pornografia. Vedi l'articoletto ANSA sulla testata online della FNSI.

E tutto per un convegno con Gioacchino Genchi, che non posso e non voglio credere si accompagni a tale marmaglia.


Loredana Morandi


LIBERTA' DI STAMPA
Querele e intercettazioni
Perché la verità non diventi un lusso

I giornalisti che avvertono sempre maggiori ostacoli all' esercizio della libertà di stampa vengono bruscamente liquidati come diffamatori piagnucolanti, che prima devastano le vite altrui e poi pretendono immunità per non ripagare i danni alla reputazione delle persone e aziende che li querelano (nel penale) o chiedono ingenti risarcimenti (nel civile).

Non è un caso. Sia perché per alcuni «cantori» della libertà di stampa è davvero così. Sia - soprattutto - perché è il prezzo, salato, che l' intera categoria paga per aver lasciato che dilagasse il contagio di prassi giornalistiche imprecise e superficiali, obliquamente omissive o dolosamente inveritiere, indulgenti verso lo «spaccio» di falsità in non sempre «modica quantità», a volte sconfinanti nel manganello a mezzo stampa per colpire l' avversario politico o economico dell' editore. Con il risultato che «quando un organo di informazione mente, avvelena la collettività, e anche gli articoli degli altri giornali diventano sospetti - anticipava già nel 1981 il mea culpa del direttore del Washington Post per un falso scoop -: il lettore colpito da una notizia si sente autorizzato a valutarla con sospetto, i fatti non soltanto vengono messi in discussione ma perdono anche il loro valore di realtà». Parabola che, in salsa italiana, affiorava sin nella parodia che nel 1992 il comico Loche faceva del giornalista «truffa-truffa-ambiguità» che «pare-sembra-forse-non garantisco verità».

Ma ora anche le querele e le richieste di danni hanno perso il loro valore di verità. Sempre meno strumenti di ristoro della reputazione calpestata dall' errore colpevole o dal dolo scientifico del giornalista, le azioni legali diventano così tante e sono spesso talmente infondate da essere piuttosto brandite come uno strumento di intimidazione sul cronista («anche se stavolta hai scritto giusto, attento a riscrivere la prossima volta») e sull' editore, alle prese con rischi di risarcimenti e con spese di difesa tali da mettere in ginocchio il bilancio di un' azienda editoriale medio-piccola.

Si dirà: c' è un giudice, e se il giornalista sbaglia, è giusto che vada incontro a pena pecuniaria, reclusione, riparazione pecuniaria, risarcimento dei danni morali e patrimoniali, pagamento delle spese di giudizio. Certo. Solo che la partita, da quando è divenuto massiccio l' indiscriminato ricorso alle azioni legali, non è più ad armi pari. Non solo perché il giornalista, per non essere condannato, deve dimostrare non soltanto che ha scritto il vero, ma anche che esisteva un interesse pubblico a conoscerlo, e che la forma non era inutilmente aggressiva.

Non solo perché, se diffonde dati personali veri ma senza i quali la notizia sarebbe stata ugualmente completa ed esauriente, incorre nei fulmini del Garante della privacy, del giudice penale, del giudice civile, dell' Ordine.
Non solo perché, quando pubblica notizie vere tratte da atti giudiziari non più segreti in quanto già noti alle parti, è schiacciato nella tenaglia per cui se le riporta con precisione letterale si vede denunciare per aver commesso uno specifico reato, mentre se si limita a riassumerle si sente accusare di non essere stato abbastanza preciso da evitare la diffamazione.

A truccare la partita, invece, non è l' azione legale in sé, ma il fatto che chi la intenta contro il giornalista, a differenza sua, non rischi mai e non paghi alcunché, nemmeno se il giudice accerta che le doglianze erano totalmente pretestuose: nel civile il giornalista recupera al più le spese, nel penale l' assoluzione «perché il fatto non costituisce reato» gli impedisce di denunciare per calunnia il querelante e ottenere i danni. Il sacrosanto diritto dei diffamati (quando siano davvero tali) di rivalersi sul giornalista non deve essere intaccato. Ma forse una modifica normativa potrebbe conciliarlo con la non compressione dell' attività giornalistica: querela pure chi vuoi e per quello che vuoi, ma se poi la causa risulta del tutto campata per aria, allora paghi al giornale denunciato almeno una minima percentuale (anche solo il 10%?) delle maxicifre che pretendevi come risarcimento.

Liberi di scrivere, liberi di querelare. Ma responsabili entrambi. Nella trasparenza. Il contrario del terreno su cui muove il disegno di legge sulle intercettazioni che, dietro il pretesto della tutela della privacy, estende l' area del segreto sugli atti d' indagine, e di ogni «pubblicazione arbitraria» (da 2.500 a 5.000 euro per il giornalista) fa poi rispondere anche l' editore a titolo di responsabilità amministrativa della persona giuridica per i reati commessi dai dipendenti nell' interesse aziendale (legge 231/2001).

Tradotto? A ogni dettagliata pubblicazione di un atto vero, non più coperto da segreto investigativo e riportato in maniera corretta, l' editore pagherà da un minimo di 25 mila 800 a un massimo di 465 mila euro per le testate nazionali. Il modo migliore per fare entrare «il padrone in redazione», visto che a quel punto la decisione editoriale sul «se» e «come» pubblicare una notizia sfuggirà all' autonomia (laddove esercitata) del tandem direttore-giornalisti, per consegnare l' ultima parola all' editore destinato a pagarne conseguenze tali da far chiudere in breve l' azienda.

Ferrarella Luigi


Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Lodo Mondadori, Pd: reazione premier e maggioranza
appaiono ingerenza su Corte costituzionale

Ferranti: manifestazione? Sarebbe atto intimidazione e delegittimazione sistema democratico


“La manifestazione contro la sentenza Mondadori sarebbe un vero e proprio atto di intimidazione e delegittimazione della magistratura e dell’intero sistema democratico”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera,  Donatella Ferranti commenta le reazioni alla sentenza Mondadori “che individua Berlusconi come corresponsabile della corruzione del giudice Metta.

E’ veramente sconcertante – aggiunge - che invece di parlare della gravità delle condotte che hanno riguardato la vicenda Mondadori, accertate con sentenza passata in giudicato, si cerchi di spostare l’attenzione su presunti e inverosimili  disegni eversivi per contrastare la volontà democratica del popolo italiano. Se questi sono i toni con cui si ‘’accolgono’ le sentenze di  un giudice civile di primo grado non vogliamo neanche immaginare cosa potrebbe succedere se la Corte costituzionale bocciasse il Lodo Alfano.

La reazione è talmente scomposta e smisurata che dimostra o che la maggioranza è incapace di saper accettare qualsiasi tipo di sentenza che la riguardi oppure che siamo davanti ad una pericolosa ingerenza sulla serenità di giudizio dei giudici della Corte che questa settimana dovranno esprimersi sul Lodo Alfano. In ogni caso – sottolinea – la novità è che dopo i ripetuti attacchi alla magistratura penale ora il centrodestra inizia a delegittimare anche  la magistratura civile. Si è superata la misura e l’anomalia italiana – conclude – si fa sempre più grave”.


Roma, 5 ottobre 2009

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 10:32:45, in Magistratura, linkato 1230 volte)
Bossi: «La magistratura si muove
contro Berlusconi? Non so, non penso»



ROMA (5 ottobre) - «Non penso che andremo al voto, comunque noi siamo sempre pronti anche se penso che andremo avanti a fare le riforme». Così il ministro per le Riforme Umberto Bossi, oggi a Trucazzano (Milano) per una ispezione su una futura opera che collegherà Milano via acqua al Po.

Alla domanda se c'è un complotto contro Berlusconi, Bossi ha replicato: «È un problema di mafia. Abbiamo fatto leggi fortissime contro la mafia, quindi il rischio era che se la pigliassero con Berlusconi. Le prostitute le muove la mafia». A Bossi è quindi stato chiesto se contro Berlusconi si muove anche la magistratura: «Non so - ha replicato - non penso». E alla domanda se si recherà alla manifestazione che il centrodestra vuole organizzare dopo la sentenza sul lodo Mondadori, ha affermato: «Non ho ancora parlato con Berlusconi».

Il Messaggero
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
In Sicilia muoiono tante cose ogni giorno, soprattutto a causa dei siciliani stessi. Non me ne vogliano a Messina, sulla quale ho scritto tanto contro il Ponte, ma quel che vedo nel web anche accanto ai politici e ai familiari di Borsellino NON mi piace. La corruzione è troppa ...

Testimone di giustizia, torna in Sicilia:
«Stato sparito dopo morte Borsellino»


Rita Atria, abbandonata dalla famiglia per aver denunciato la mafia: «Sono stanca di essere trattata come una pratica»

PALERMO (5 ottobre) - Torna in Sicilia «non per morire, ma per lottare» Piera Aiello, testimone di mafia, che ora si sente abbandonata dallo Stato. E' la triste storia di una donna che si sente trattata come «una pratica» dai funzionari della protezione. Aveva lasciato la Sicilia 18 anni fa, abbandonata dopo la decisione di testimoniare contro il contesto mafioso familiare in cui viveva, Piera Aiello ha fatto un'altra scelta coraggiosa: «Basta, torno a casa mia».

In un lungo documento, consegnato all'associazione antimafie Rita Atria (cognata di Aiello e anche lei testimone, suicidatasi dopo l'assassinio del magistrato Paolo Borsellino, ndr), Piera Aiello spiega le ragioni della sua scelta. Usa parole dure nei confronti degli apparti di sicurezza dello Stato, dopo avere appreso che il servizio di protezione la considera «una ex testimone» e che a occuparsi di lei d'ora in avanti sarà la prefettura del luogo in cui si trova.

Aiello è diventata testimone di giustizia nel '91; dopo l'omicidio del marito, ucciso nell'ambito di una guerra di mafia, la donna decise di raccontare a Borsellino nomi e affari della sua famiglia. Fu costretta a lasciare Partanna (Tp) assieme alla figlia e qualche giorno dopo fu seguita dalla cognata, Rita Atria. «Quando era in vita Borsellino - dice Aiello - mancanze e difficoltà venivano sempre risolte, ma pochi giorni dopo l'omicidio del giudice si verificò una vicenda sconcertante: a me e mia cognata vennero a trovarci due funzionari che ci dissero: dalla morte del giudice, molti collaboratori si stanno tirando indietro. Voi cosa volete fare?. Capiì che non avrei più avuto il conforto dello Stato».

Aiello ricorda la decisione di trasferirsi per un periodo in un convento «stanca di vedere quei funzionari con cui dovevo relazionarmi», la difficoltà di avere nuovi documenti d'identità, la solitudine vissuta quando doveva iscrivere la figlia a scuola o andare in ospedale, oppure quando doveva farsi prestare il codice fiscale da un amica fidata. E ancora, il mutuo finora non concesso per potere vivere, la richiesta inascoltata di applicazione della legge che prevede l'acquisizione da parte dello Stato dei beni immobiliari dei testimoni di giustizia.

«Insomma - accusa Piera Aiello - quello Stato che mi era stato proposto come la mia famiglia in realtà si è trasformato nella mia peggiore prigione, con relativi aguzzini forse per gratitudine della mia attiva testimonianza contro il crimine organizzato». Qualche tempo fa qualcuno o qualcosa ha fatto saltare la copertura di Piera Aiello che lo scorso maggio è stata convocata in Prefettura, «dove mi hanno assicurato un sistema di videosorveglianza, cosa assolutamente falsa».

«Adesso dico basta - dice amareggiata Aiello - Ritorno in Sicilia, visto che sono una ex testimone, ritorno a casa mia, dove nessuno può cacciarmi. Non torno per morire ma per lottare. Prendo tale decisione con serenità, per proteggere la mia nuova famiglia, per fare sapere all'opinione pubblica l'inefficienza di persone e funzionari istituzionali che hanno l'ardire di gestire con assoluta incompetenza e totale disinteressamento situazioni delicatissime».

Il Messaggero
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 10:19:02, in Politica, linkato 1086 volte)
Picconata...? Ebbene sì, e anche cattiva ...

Cossiga:
«La Procura di Roma indaga su Di Pietro?»



ROMA (5 ottobre) - «La Procura di Roma ha richiesto al ministero della Giustizia di compiere gli atti per esercitare l'azione penale contro Antonio Di Pietro per avere dichiarato che il capo dello Stato, promulgando la legge di conversione in legge del decreto legge contenente il cosiddetto Scudo fiscale, ha compiuto un atto di viltà ed ha dimostrato di essere un pavido?». È quanto il senatore a vita Francesco Cossiga chiede in un'interrogazione al Senato al ministro della Giustizia.

Cossiga chiede quindi al Ministro dell'Interno di sapere «quali sanzioni disciplinari intenda adottare nei confronti degli ufficiali di Polizia giudiziaria della Polizia che non hanno fatto rapporto alla Procura di Roma per il reato di cui all'art. 278 del Codice Penale (offese all'onore ed al prestigio del Capo dello Stato); o se per caso il ministro sappia che per tali Ufficiali di Polizia giudiziaria dare del vile o del pavido al Capo dello Stato sia una notazione con aspetti non morali ma esclusivamente da giudizio scientifico in materia psicologica».

Il Messaggero

Ieri il leader dell'Idv Antonio Di Pietro aveva attaccato il capo dello Stato dicendo che non avrebbe dovuto firmare.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 10:07:58, in Economia, linkato 1437 volte)
Internet Governance Forum Italia,
da oggi tre giorni a Pisa



Vertice per definire regole su diritti e doveri degli internauti


PISA - Pisa ospita da oggi l'Internet Governance Forum Italia (Igf), in cui gli addetti ai lavori si confronteranno sul presente e il futuro della Rete. Dal 5 al 7 ottobre rappresentanti di università e ricerca, pubblica amministrazione, tecnici, industrie ed esponenti di ong, società civile e politica si ritroveranno presso la sede dell'Istituto di Informatica e Telematica (Itt) del Cnr pisano, per affrontare temi come libertà di espressione, sicurezza, anonimato, diritto d'autore e reti sociali.

Si tratta della seconda edizione dell'Igf, in cui esponenti di vari settori si incontrano per definire un quadro di regole di massima che definiscano diritti e doveri degli utenti della Rete. Le proposte più significative che emergeranno dal dibattito saranno presentate alla prossima riunione dell'Internet Governance Forum mondiale che si terrà a Sharm El Sheikh nel novembre prossimo su iniziativa del governo egiziano e sotto l'egida delle Nazioni Unite.

"Attraverso Internet passa lo sviluppo delle società future", osserva l'ingegnere Stefano Trumpy, dirigente di ricerca all'Itt-Cnr. "La governance della Rete italiana e l'individuazione di regole comuni e condivise sono obiettivi primari posti dalla stessa Unione Europea: il Dipartimento delle tecnologie dell'Informazione e delle comunicazioni del Cnr, diretto dal professor Francesco Beltrame, ne ha fatto una linea di ricerca scientifica primaria".

"I laboratori di ricerca di tutto il mondo - prosegue Trumpy - sono oggi al lavoro per realizzare l'Internet del Futuro, la ragnatela di servizi di nuova generazione che promette di rivoluzionare in modo ancor più radicale il rapporto tra utenti e informazioni. Ma la nuova rete chiede fina da subito che sia definito un adeguato sistema di governance".

Segui qui gli aggiornamenti nei prossimi giorni e discutine con Anna Masera

La Stampa
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 09:56:05, in Magistratura, linkato 1435 volte)
I pedofili hanno fatto scuola! Il nuovo trend della delinquenza comune è: "Usare sempre la stampa", ma soprattutto "l'Unione fa la forza degli avvocati", Avvocati che "devono" essere censurati...

LA VIOLENZA DI SAN VALENTINO


Stupro della Caffarella,
11 anni e 4 mesi a Gavrila, 6 anni a Ionut
Rito abbreviato per i romeni accusati dello stupro

Uno dei difensori: c'era anche Bianchini (lo stupratore di Roma)


ROMA -  Condannati. 11 anni a 4 mesi a Oltean Gavrila , e 6  anni a e Ionut Jean Alexandru, i due cittadini romeni accusati dello stupro nel Parco della Caffarella. Avevano usato violenza, il 14 febbraio scorso, a una ragazza di 14 anni e picchiato il suo fidanzato. Per gli imputati Oltean Gavrila e Ionut Jean Alexandru l'accusa ha chiesto 10 anni ciascuno. Ma su Gavrila pende anche l'accusa di aver stuprato un'altra donna - la prova del Dna lo incastra - a Villa Gordiani il 18 luglio 2008: per questo reato, l'accusa ha chiesto altri 6 anni e 8 mesi. Sempre per lo stupro della Caffarella, la parte civile - rappresentata dall'avvocato Teresa Manenti dell'associazione Differenza Donna - ha chiesto un risarcimento di 300 mila euro per la ragazza violentata e 200 mila per il fidanzato: «È un importante riconoscimento della sofferenza subita dai ragazzi e del disvalore criminale di questi delitti». «A queste condanne - ha detto - deve seguire un cambiamento culturale di una società che ancora assiste al predominio dell'uomo sulla donna. Un cambiamento che deve essere improntato anche verso una maggiore tutela dei minori». «Certo la pena inflitta dal giudice è inferiore a quella chiesta dal pm - ha aggiunto - ma la condanna stabilita non è certo poco». I due ragazzi sono ancora fidanzati. E lunedì mattina erano a scuola.

«SENTENZA EQUILIBRATA» - «Una sentenza troppo mite rispetto alle mie richieste? Le valutazioni le ha fatte il giudice e le doveva fare il giudice e noi le rispettiamo: abbiamo lavorato bene, la procura, la squadra mobile, e soprattutto è giunta una sentenza che è equilibrata ed è arrivata poco tempo dopo i fatti». Così il pm della procura di Roma, Vincenzo Barba, che aveva chiesto rispettivamente 16 anni e otto mesi per Oltean Gavrila e 10 anni per Ionut Alexandru. «C'è stato il giudizio abbreviato, e poi la valutazione sulla pena la fa il giudice. Ora leggeremo le motivazioni e poi decideremo cosa fare». Rispetto alle polemiche che hanno caratterizzato la prima parte dell'indagine il pm ha risposto: «Li avete visti anche voi - ha detto ai giornalisti - valutate anche voi la somiglianza con i primi due indiziati, io non dico nulla. Del resto erano stati riconosciuti anche dalle ragazza violentata. Ma l'importante è che oggi ci sia stata la sentenza in tempi brevi. Poi leggeremo le motivazioni».

«IMPUGNEREMO» - Il difensore di Oltean Gavrila, Carlo Scepi, ha annunciato che impugnerà la sentenza. «Sono comunque soddisfatto - ha dichiarato - perché le pene inflitte sono state inferiori a quelle sollecitate dall'accusa». Ma nella vicenda della Caffarella entra ora in ballo anche il nome di Luca Bianchini, il ragioniere che è stato arrestato mesi fa per gli stupri avvenuti tra Tor Bella Monaca e la Bufalotta. A chiamarlo in causa, come ha riferito il suo difensore Scepi, è stato Oltean Gavrila che interrogato oggi durante il processo per lo stupro alla Caffarella ha detto in sostanza che mentre lui violentava la ragazzina di 15 anni c'era una persona che osservava quanto succedeva. Diversi mesi dopo ha saputo che questo potrebbe essere Bianchini. C'è comunque da notare che Gavrila e Bianchini si trovano detenuti a Regina Coeli nello stesso braccio. L'avvocato Scepi ha anche osservato che sin dai primi interrogatori ai quali era stato sottoposto dopo l'arresto aveva già parlato di una persona della quale comunque non conosceva il nome che lo aveva istigato a commettere lo stupro. In carcere ha rivisto quella persona ed era come si è detto Bianchini. «Ritengo che quanto affermato da Gavrila sia calunnioso, il mio assistito per quanto so non ha mai avuto rapporti o contatti di qualsiasi natura con gli imputati del processo per lo stupro della Caffarella. Non mi risulta inoltre che abbia mai frequentato quella zona». Ad affermarlo è l'avvocato Bruno Andreozzi, legale di Luca Bianchini che ha anche fatto sapere che il suo assistito vuole rifare il test del Dna.

POMERIGGIO DI ANGOSCIA - Sono passati poco meno di nove mesi da quel pomeriggio di violenza ed angoscia che ha segnato la vita di due giovani fidanzati che, proprio nel giorno della festa di San Valentino, furono lui aggredito e lei violentata nel parco romano della Caffarella. I due romeni dovranno rispondere, davanti al gup Luigi Fiasconaro, di violenza sessuale, sequestro di persona, rapina e lesioni personali. Contestualmente il gip Guglielmo Muntoni ha archiviato, su richiesta del pm Vincenzo Barba, le posizioni di Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos, i primi due romeni ad essere coinvolti, salvo poi essere scagionati dal test del dna, nell'inchiesta sullo stupro della Caffarella. Gavrila e Alexandru hanno ammesso i fatti per i quali sono tuttora detenuti ed il Dna ha confermato che appartengono a loro i profili genetici estrapolati dai reperti.

ACCUSE ARCHIVIATE - Loyos e Racz furono i primi ad essere arrestati per lo stupro di San Valentino. Poi uscirono di scena malgrado una iniziale confessione dello stesso Loyos, il quale chiamò in causa Racz e successivamente ritrattò sostenendo di essere stato indotto ad ammettere lo stupro dietro le minacce della polizia romena che aveva collaborato alle indagini con i colleghi italiani. La falsa confessione è valsa a Loyos la duplice accusa di calunnia nei confronti di Racz e di autocalunnia. Gli inquirenti continuarono inizialmente a considerle Loyos e Racz colpevoli anche dopo l'esame del Dna. Ora, il gip Guglielmo Muntoni, ha completamente archiviato le accuse a carico del «biondino» Alexandru Izstoika Loyos e del pasticcere «faccia da pugile» Karol Racz. Lo stesso giudice ricorda che i due «sono stati scarcerati in quanto gli accertamenti svolti sulle tracce genetiche lasciate dagli autori dei reati hanno consentito di escludere la partecipazione» di Racz e Izstoika. Nei confronti di quest’ultimo, che ha 20 anni, ed è da tempo ritornato in patria, resta attiva l’indagine che lo vede indagato per calunnia, rispetto alla sua confessione con la quale fu chiamato in causa Racz, che in questo procedimento è riconosciuto come parte lesa.

INCIDENTE PROBATORIO - I due fidanzatini, lo scorso 19 maggio, hanno confermato in sede di incidente probatorio in maniera puntuale le violenze subite il giorno di San Valentino, nel Parco della Caffarella. Lo hanno fatto fissando le loro dichiarazioni che poi saranno utilizzate nel dibattimento, e che, quindi, non dovranno ripetere in aula pubblicamente. Il giorno dell'incidente probatorio i due giovani fidanzati sono comparsi davanti al gip Guglielmo Muntoni, in momenti separati, l'uno di seguito all'altra. Non hanno mai incrociato gli sguardi di Oltean Gavrila e Ionut Jean Alexandru. Lei, prima di entrare nell'aula di piazzale Clodio accompagnata dal suo legale, Teresa Manente, e da una psicologa, ha avuto un attimo di esitazione e si è fermata sulla soglia temendo di incrociare i suoi aguzzini. «Tranquilla, non c'è nessuno... puoi entrare», le ha detto l'avvocato. Oltean Gavrila e Ionut Jean Alexandru hanno assistito al racconto dei loro accusatori impassibili, osservandoli attraverso un monitor sistemato nei pressi della gabbia, i due fidanzatini, invece, protetti nella stanza attigua, non li hanno mai potuti vedere.


Corriere Sera 4 ottobre 2009(ultima modifica: 05 ottobre 2009)
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 09:47:09, in Magistratura, linkato 1528 volte)
Magistratura tra correntismo e tornelli


 - COSIMO MARIA FERRI*
Lunedì 05 Ottobre 2009 12:58

Le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi a Milano dal ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, nel corso della presentazione del libro di Livadiotti, “Magistrati, l’ultracasta”, impongono una serena, ma seria riflessione.Se da un lato infatti è lecito parlare di un’eccessiva influenza dei gruppi associativi sull’attività e sulle scelte dell’organo di autogoverno, dall’altro ritengo che i problemi della giustizia non dipendano certamente dalla presenza dei magistrati in ufficio. Parlando di correntismo, è giusto dunque precisare come da tempo esso sia oggetto di attenzione da parte di consistenti settori dell’ordine giudiziario. Il fenomeno del correntismo esasperato, dentro la Magistratura, è una realtà ed è un aspetto sul quale l’Anm deve essere in grado di intervenire per eliminarne l’influenza negativa. Non vi è dubbio infatti che talvolta abbia accompagnato scelte effettuate dall’organo di autogoverno.

Personalmente credo che questo fenomeno si debba combattere attraverso una revisione delle regole associative e del sistema di elezione del Consiglio superiore della Magistratura, tali da rendere davvero aperta a tutti, anche a prescindere dall’appartenenza alle correnti, l’Associazione nazionale magistrati e la possibilità di lavorare al suo interno. Bisogna cioè riscoprire e valorizzare ciò che di positivo le correnti stesse, così come ogni singolo magistrato, sono in grado di dare e proporre per migliorare il cosiddetto sistema giustizia. Tutto questo, anche nel breve termine, consentirebbe di garantire spazi a idee e persone in ogni livello istituzionale del “mondo giustizia”, ivi compreso quello del Csm. Penso perciò che sia giunto il momento di affrontare questa questione con onestà intellettuale. Gli esponenti delle correnti smettano di sostenere l’insostenibile, ovvero che non ricorrono logiche di appartenenza in diverse decisioni del Csm, così come la politica smetta di alzare il livello dello scontro, affinché tutti si addivenga a soluzioni ragionevoli ed equilibrate, nel rispetto dei reciproci ruoli ed ambiti costituzionali.    

La soluzione dei tornelli, invece, mi sembra una proposta provocatoria, mediatica e priva di efficacia. L’idea di applicarli per controllare la presenza in ufficio dei magistrati  non ha, in realtà, nulla a che vedere con la loro produttività che viene attentamente valutata ogni quadriennio dal Consiglio superiore della Magistratura. È noto infatti che molti magistrati non dispongono di un ufficio, o di un computer, e che le dotazioni di codici e testi giuridici dell’amministrazione sono pressoché nulle; è parimenti noto che il personale amministrativo, già numericamente ridotto sotto il minimo per assenza di concorsi da diversi anni, in molti casi, non si trattiene in ufficio di pomeriggio, non essendovi fondi per gli straordinari.Nonostante ciò, i magistrati italiani, numeri alla mano, mantengono un tasso di produttività ai vertici europei, anche se ciò non consente sempre di tenere il passo con le enormi sopravvenienze sia nel civile che nel penale, anch’esse ben al di sopra della media europea e legate a fattori di cui la magistratura è largamente estranea. E ciò senza dimenticare i tanti magistrati che garantiscono ed effettuano turni di reperibilità giornaliera senza poi godere di alcun giorno di riposo o ancora che, senza essere retribuiti, operano al servizio della giustizia anche nei giorni festivi sacrificando spazi e tempi personali.    

Continuo, dunque, a credere che ogni ostacolo a un efficiente svolgimento delle funzioni giudiziarie possa essere superato solo con la concreta collaborazione da parte di tutti e non certo sulla base di facili uscite propagandistiche. 

*Componente del Consiglio superiore della magistratura

L'Avanti
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 06:41:58, in Magistratura, linkato 1520 volte)
Secondo l'estensore della sentenza, il giudice Raimondo Mesiano, anche il premier risponde "della vicenda corruttiva". Da qui la ricaduta sulla Fininvest


Lodo Mondadori, le motivazioni
"Berlusconi corresponsabile"

Scarica il testo della sentenza Tribunale di Milano nr 11786/09 in formato pdf


"E' impossibile che i vertici della società ignorassero il pagamento fatto al giudice Metta per ottenere una decisione a loro favore"

MILANO - Silvio Berlusconi è "corresponsabile della vicenda corruttiva" alla base della sentenza con cui la Mondadori fu assegnata a Fininvest. Lo scrive il giudice Raimondo Mesiano nelle 140 pagine di motivazioni con cui condanna la holding della famiglia Berlusconi al pagamento di 750 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti. "E' da ritenere - scrive il giudice -, 'incidenter tantum' (cioè solo ai fini di questo procedimento, ndr) e ai soli fini civilistici del presente giudizio, che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede".

La "corresponsabilità" di Silvio Berlusconi, spiega il giudice Mesiano, comporta "come logica conseguenza" la "responsabilità della stessa Fininvest", questo "per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore, commesso nell'attività gestoria della società medesima".

In definitiva, secondo il tribunale che ha condannato la Fininvest, è impossibile che i vertici della Fininvest ignorassero l'atto di corruzione: "Vale osservare che i conti All Iberian e Ferrido erano conti correnti accesi su banche svizzere e di cui era beneficiaria economica la Fininvest. Non è quindi assolutamente pensabile - scrive Mesiano - che un bonifico dell'importo di Usd 2.732.868 (circa tre miliardi di lire) potesse essere deciso ed effettuato senza che il legale rappresentante, che era poi anche amministratore della Fininvest, lo sapesse e lo accettasse".

"In altre parole - conclude il giudice -, il tribunale ritiene qui di poter pienamente fare uso della prova per presunzioni che nel giudizio civile ha la stessa dignità della prova diretta (rappresentazione del fatto storico). E', come è noto, la presunzione un argomento logico, mediante il quale si risale dal fatto noto, che deve essere provato in termini di certezza, al fatto ignoto".

La sentenza sul lodo Mondadori è stata pubblicata il 3 ottobre. La Fininvest si è messa subito al lavoro per l'appello, e per ottenere un provvedimento sospensivo della condanna, che dispone a carico della società il pagamento di 750 milioni di risarcimento alla Cir di Carlo De Benedetti.

Nelle motivazioni pubblicate stamane viene sottolineata l'ingiustizia della sentenza Metta e il fatto che fosse stata emessa in quei termini per via della corruzione del giudice Metta stesso, "argomento che resiste in ragione del ruolo primario che ebbe il Metta nella formazione della decisione del collegio all'obiezione della collegialità della sentenza".

"Ciò posto - scrive il giudice Mesiano - deve rilevarsi che se è vero che la Corte d'Appello di Roma emise una sentenza, a parere di questo ufficio, indubbiamente ingiusta come frutto della corruzione di Metta, nessuno può dire in assoluto quale sarebbe stata la decisione che un collegio nella sua totalità incorrotto avrebbe emesso".

(La Repubblica - 5 ottobre 2009)
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13
Ci sono  persone collegate

< agosto 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
   
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
 
             






Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (38)
Associazioni Giustizia (52)
Economia (86)
Estero (187)
Giuristi (134)
Gruppo Cellule Staminali (1)
Indagini (210)
Lavoratori Giustizia (1)
Magistratura (2170)
Osservatorio (1)
Osservatorio Famiglia (512)
Politica (926)
Redazionale (68)
Sindacati Giustizia (326)
Sindacato (221)
Telestreet (7)
Varie (82)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019

Gli interventi piů cliccati

Titolo
Bianco e nero (236)
I gatti di G.Q. (25)

Le fotografie piů cliccate

Titolo
G.Q. Non ha mai pubblicato pubblicità in otto anni e se iniziasse ora?

 Si, a me non disturba
 No, non mi piace



Titolo






A.N.M.
A.N.M. new
A.D.M.I.
Argon News
A.I.M.M.F.
Argon News Redazione
Artists Against War
Articolo 3
BloggersPerLaPace
Comitato Sfruttatori ATU
Commissariato PS Online
dBlog.it Open Source
Erga Omnes
Eugius
Filo Diritto
Intesaconsumatori
Geopolitica
Giuristi Democratici
Giuristi Democratici Roma
Magistratura Democratica
M.D. Toscana
Medel
Medicina Democratica
Magistratura Indipendente
Movimento per la Giustizia
Nazionale Magistrati
Non Solo Giustizia
Osservatorio Bresciano
Osservatorio Romano
Sorgente D'Amore
Studio Cataldi
Studio Celentano
Studio Tidona
Toghe Lucane
Uguale per Tutti
Unitŕ per la Costituzione
Unicost Milano
Unione Internazionale Magistrati
Morandi Senato
About me







http://www.wikio.it
Wikio
Iscriviti a GQ su FriendFeed
Blogstreet - dove il blog č di casa
Iscriviti a GQ su Twitter
Powered by FeedBurner


Blog Link










26/08/2019 @ 5.40.08
script eseguito in 375 ms