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 foto di Piero Taddei, elaborazione di Lunadicarta... di Loredana Morandi
 
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Pirate Bay non si nasconde bene dietro al dito del decreto legislativo 70/2003.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 10/10/2009 @ 02:03:37, in Magistratura, linkato 1464 volte)
Di seguito una lunga serie di "lamentazioni" contro la Magistratura. Purtroppo abbiamo una Italia malata, rigorosamente bipartisan...


La sinistra scopre che
i magistrati si possono insultare


di Diego Pistacchi


(...) Innanzitutto le prescrizioni. Molti degli imputati non dovranno più scontare alcunché, non dovranno mai rispondere di quanto hanno fatto a Genova e ai genovesi per la sopravvenuta prescrizione, quell’istituto della giustizia italiana che prevede che un cittadino non possa essere tenuta in balìa della magistratura per sempre. Quell’istituto che però significa colpevolezza certa se fa cadere ad esempio le accuse nei confronti di Berlusconi.

Tutto bene, invece se manda libero Massimiliano Monai, per tutti «l’uomo della trave», colui che insieme a Carlo Giuliani assaltava la camionetta dei carabinieri in piazza Alimonda e che al processo doveva rispondere anche dell’assalto e del conseguente incendio di un furgone carico di carabinieri che in corso Torino hanno rischiato di bruciare vivi. Accuse sostenute anche da fotografie clamorosamente nitide che immortalavano Monai da ogni angolazione. Per lui, come per altri imputati la condanna è arrivata oltre tempo massimo. E viva la giustizia.

Abbasso invece la giustizia che si è ostinata a condannare dieci black bloc. «Questa non è una sentenza è una vendetta», ha sussurrato rispettosa Haidi Giuliani. «Una mostruosità giuridica in cui versa il diritto e la politica nel nostro paese», ha applaudito la magistratura Vittorio Agnoletto. «Sono sanzioni inflitte dagli stati autoritari contro i dissidenti», si adeguano senza reagire quelli del comitato «Piazza Giuliani».

«Condanne abnormi, i giudici hanno usato due pesi e due misure», chiosa con un lessico tutto giuridico l’avvocato Laura Tartarini. Mentre Giuliani padre si accontenta di definire il tutto «una sentenza difficile da digerire, difficilmente comprensibile perché per compensare che alcuni imputati hanno dovuto essere assolti per prescrizione, i giudici hanno elevato le pene per altri a livelli direi incompatibili». «I processi genovesi sono processi politici», sentenzia Rifondazione.

Nessuno ha invece messo in discussione la parte più «curiosa» della sentenza. L’Italia, lo Stato, vale si e no 23mila euro. Anzi, lo vale solo se sommato alla Banca Carige e a un privato cittadino. Tutte le parti civili che si erano costituite in giudizio per i danni subiti durante le devastazioni sono stati risarciti con 23mila euro. Non solo le vetrine delle banche, ma anche i danni al carcere e soprattutto quelli all’immagine internazionale dell’Italia valgono ben poco. Secondo la sentenza, l’immagine dello Stato non sembra conti un granché. E una sentenza si deve accettare. A volte.

Il Giornale

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Le Lamentazioni del Cavaliere...

Berlusconi: perseguitato dalla giustizia

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La Stampa - Antimafia Duemila - La Repubblica - Padova News
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2009 @ 01:59:29, in Magistratura, linkato 1365 volte)
Latina - Accuse dei magistrati:
«Colpevole inerzia della politica»


Documento: Dura presa di posizione per la carenza di personale e strutture


Silvia Colasanti

La grave situazione in cui versa il servizio giustizia nel circondario di Latina è stata al centro di una nuova riunione dell'Associazione nazionale magistrati del distretto del Lazio, rappresentata dal presidente Paolo Auriemma, e dal presidente della sezione locale Lucia Aielli. Il documento che è stato elaborato a termine della riunione si rivolge questa volta ai rappresentanti politici della provincia di Latina:

«È urgente che le istituzioni intervengano e ogni sottovalutazione di questa grave situazione, soprattutto da parte dei rappresentanti politici, comporterà l'assunzione delle gravi responsabilità di cui la colpevole inerzia è causa». «Questi incontri – ha spiegato Lucia Aielli - si susseguono ormai da due anni per evidenziare le carenze e cercare soluzioni. L'ultimo risale a settembre 2008, quando abbiamo sottolineato come la nuova normativa sull'adeguamento delle piante organiche esistenti ha creato, se possibile, ancora più problemi di quelli già esistenti. Da un lato la crisi ha aumentato la domanda di giustizia, dall'altra i tempi non sono adeguati alle esigenze delle imprese, per esempio, ma anche dei lavoratori e delle famiglie. Il problema è stato solo parzialmente risolto grazie alla nomina di due presidenti di sezione, su tre mancanti, e del presidente del Tribunale. Gli effetti di questi incarichi direttivi si vedranno forse tra un anno. Ora, però, l'esigenza più sentita è quella di un aumento del personale amministrativo».


L'Anm chiede quindi una particolare attenzione al pericolo di una ulteriore riduzione degli organici del personale amministrativo e, al contempo, al Ministro della Giustizia, che al Tribunale di Latina sia dato modo di verificare i nuovi prodotti informatici sperimentabili con i cosiddetti sistemi pilota, che in larga parte d'Italia sono già a disposizione degli uffici. Questo potrebbe accelerare di molto il lavoro e permettere finalmente di provvedere ad eliminare gli arretrati. Un'atmosfera di cambiamento si respira invece in Procura, dopo la decisione del Consiglio superiore della magistratura di negare la proroga al procuratore Giuseppe Mancini alla guida degli uffici di via Ezio.

Si attende ancora il pronunciamento del Plenum di Palazzo dei Marescialli, ma con ogni probabilità anche in quel caso non si potrà che prendere atto della decisione presa. Da più parti, inoltre, la vicenda viene considerata come ormai chiusa, anche se a Mancini resta sempre la possibilità del ricorso.

Il Tempo Latina
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Processo Meredith,
giudici: no a nuove perizie


venerdì 9 ottobre 2009 22:30

PERUGIA (Reuters) - La Corte d'Assise di Perugia ha respinto oggi le richieste delle difese di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, accusati dell'omicidio della studentessa americana Meredith Kercher, che volevano nuove perizie super partes.

In particolare, i legali dei due ragazzi avevano chiesto di compiere nuovi accertamenti sul coltello che l'accusa considera l'arma del delitto e sul gancetto del reggiseno di Meredith, rinvenuto nella stanza dell'omicidio e repertato dalla scientifica 45 giorni dopo il rinvenimento, oltre che sull'orario preciso della morte della studentessa, trovata morta nel capoluogo umbro nel novembre 2007.

La Corte ha però ritenuto sufficienti i rilevamenti già compiuti.

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Mez, riprende il processo
Chiesta superperizia sul Dna



Riprende il processo per l'omicidio di Meredith Kercher a carico di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox. I due giovani, che si proclamano innocenti, sono entrambi presenti in aula. La difesa del giovane pugliese ha contestato l'orario di arrivo della polizia sul luogo del delitto, e richiesto una superperizia sul Dna, confermata anche dai legali di Amanda

Perugia, 9 ottobre 2009 - Uno dei difensori di Raffaele Sollecito, l'avvocato Luca Maori, ha sostenuto che gli agenti della polizia postale giunsero alla casa dove venne uccisa Meredith Kercher alle 13-13.02 e non alle 12.48 del 2 novembre del 2007 come emerso nel corso del processo. Secondo il legale quello che per gli inquirenti è stato ''l'anomalo comportamento'' del giovane la mattina del ritrovamento del cadavere è uno dei cardini dell'accusa.

In particolare a Sollecito è stato contestato di avere chiamato i carabinieri alle 12.51 e alle 12.54 del 2 novembre, dopo l'arrivo della polizia postale. In base alle immagini di una telecamera del parcheggio antistante la villetta del delitto la difesa di Sollecito ha sostenuto che invece gli agenti arrivarono intorno alle 13, anche perchè l'orario indicato nei fotogrammi - secondo i lagali - è anticipato rispetto a quello reale di 10-12 minuti.

La difesa di Sollecito ha quindi chiesto di poter produrre il cd con il filmato già agli atti del fascicolo del pm.
Il pubblico ministero Manuela Comodi ha aderito alla richiesta parlando comunque di ''una descrizione che non corrisponde al vero''. Una perizia super partes sulle tracce di Dna riscontrate sul gancetto di reggiseno di Meredith Kercher e sul coltello indicato come l'arma del delitto è stata chiesta oggi sempre dalla difesa di Raffaele Sollecito alla Corte d'assise di Perugia.

Gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori hanno inoltre avanzato la richiesta di nuovi accertamenti medico-legali per stabilire in modo ''preciso'' l'orario della morte della vittima. Sul gancetto di reggiseno la polizia scientifica ha trovato il Dna di Sollecito misto a quello della Kercher. Sulla lama del coltello da cucina sequestrato a casa del giovane sono stati isolati invece i profili genetici di Amanda Knox, vicino al manico, e della vittima, a ridosso della punta.

Riguardo al gancetto di reggiseno l'avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Sollecito, ha chiesto che con la perizia venga verificato se le procedure di repertazione siano state correttamente applicate. ''Vorremmo sapere - ha detto il legale - se si può effettivamente considerare una traccia genuina quella su un gancetto recuperato 45 giorni dopo il ritrovamento e non dove era stato trovato''. La difesa di Sollecito ha inoltre chiesto che la perizia accerti se era sufficiente per l'esame la quantita' di materiale biologico trovata sul coltello.

L'avvocato Bongiorno ha poi sollecitato nuovi approfondimenti sulla compatibilità delle ferite sul collo della Kercher e sulla loro compatibilità con il coltello sequestrato. Ha inoltre chiesto una perizia audiometrica per accertare se dalla casa di Nara Capezzali, uno dei testimoni d'accusa, sia possibile sentire il rumore di passi intorno alla casa del delitto, come sostenuto dalla donna, e accertare di quanti decibel avrebbe dovuto essere il grido della vittima per potere essere udito a quella distanza. Chiesta infine una perizia per accertare le cause del danneggiamento dei pc di Solleicito, Knox e Kercher.

Una perizia sulle tracce di Dna trovate sul coltello indicato come l'arma del delitto è stata chiesta anche dalla difesa di Amanda Knox. In particolare i legali intendono così verificare se ci sia stata una contaminazione accidentale del reperto e se la quantità di materiale biologico fosse sufficiente per l'analisi. L'avvocato Carlo Dalla Vedova, uno dei difensori della Knox, ha inoltre chiesto una perizia sulle impronte di piedi nudi trovate nella casa del delitto e sull'orma di scarpa sulla federa del cuscino trovato sotto al corpo di Mez e attribuita a una donna. Chiesto inoltre un nuovo esame dei pc danneggiati di Sollecito, Knox e Kercher.

La Nazione
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 11:12:06, in Politica, linkato 1446 volte)
FONDI: ARMATO (PD), "MARONI HA SMENTITO SE STESSO.
DECISIONE SU FONDI PERICOLOSA"


Dichiarazione della senatrice del PD Teresa Armato componente della Commissione antimafia.

"Il mancato scioglimento del comune Fondi è un fatto molto grave". Lo sottolinea la senatrice del Pd Teresa Armato che aggiunge: "Il governo ha rimandato per mesi lo scioglimento del comune di Fondi, pur sapendo delle pesanti infiltrazioni mafiose e oggi ha deciso la procedura di commissariamento ordinario, lanciando un messaggio pericolosissimo, e cioè che la mafia può sconfiggere lo Stato.

Che fine ha fatto l'impegno di Maroni davanti alla Commissione? Ora torni in Antimafia a spiegare perché ha smentito se stesso e il perché di questa assurda decisione"

Roma, 9 ottobre 2009

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MAFIA: LUMIA (PD), FONDI, COLLUSIONI POLITICO-MAFIOSE HANNO AVUTO LA MEGLIO SULLA LEGALITA'


Roma, 9 ottobre 2009 - "Le collusioni politico-mafiose hanno avuto la meglio sulla legalità". Lo dichiara il senatore del PD Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, commentando il mancato scioglimento per mafia del comune di Fondi.

"Da più di un anno il Governo tergiversa, prende tempo, malgrado le relazioni prefettizie e la quantità di informazioni e dati in suo possesso che dimostrano l'inquinamento mafioso nel comune di Fondi. Un comportamento tanto ambiguo, quanto scandaloso. Il semplice commissariamento del comune, a seguito delle dimissioni della maggioranza di centrodestra, è l'ultima trovata che consente ai consiglieri di ricandidarsi senza problemi alle prossime elezioni comunali".

"La legalità - conclude Lumia - è un valore assoluto che supera appartenenze e schieramenti politici".

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Mafia, Pd: Maroni si fa bello a parole
ma non nei fatti, su Fondi governo poco chiaro

Ferranti: non sono vittorie pacchetto sicurezza, ma di positivo connubio magistratura polizia


“Le vittorie sbandierate oggi da Maroni non sono certo frutto del pacchetto sicurezza appena approvato, bensì della proficua sinergia tra le forze di polizia e la magistratura inquirente che nonostante la carenza di mezzi finanziari e di personale continuano a lavorare tenacemente nella lotta contro la mafia. Quello sì che è un connubio che va rafforzato e sostenuto e non certo indebolito e delegittimato come vorrebbe il ministro Alfano. Stupisce inoltre che Maroni si fa bello con i dati ma non con i fatti e lo dimostra che oggi il Governo non ha avuto il coraggio di sciogliere il comune di Fondi per infiltrazioni mafiose nonostante i coraggiosi allarmi del prefetto di Latina. Anche in questo caso il governo smentisce se stesso e lascia soli quei prefetti che hanno la forza e la capacità di svolgere adeguatamente il proprio ruolo di rappresentanti del governo sul territorio”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta le dichiarazione del ministro degli Interni, Roberto Maroni.

Roma, 9 ottobre 2009
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MAFIA, DE MAGISTRIS (IDV): SU TRATTATIVA,
TROPPI HANNO MEMORIA TARDIVA E INCOERENTE


 
“Come ho sempre sostenuto l’omicidio di Paolo Borsellino è stato un omicidio politico in cui sono stati coinvolti pezzi deviati delle istituzioni. Quanto emerso ieri sera dalla trasmissione di Annozero e quanto emerge oggi dalle dichiarazioni del vicepresidente del Csm Nicola Mancino, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno, porta ad una prima considerazione: gli esponenti istituzionali degli anni ’90 stanno acquistando una memoria tardiva e poco coerente, penso a Martelli, Ferraro, Violante, Ayala e lo stesso Mancino.

Altra considerazione, non nuova per me, è che la trattativa fra Stato e cosa nostra sarebbe iniziata prima della strage di via D’Amelio e che sia stata condotta anche dopo e, probabilmente, anche portata a compimento, vista la fine della stagione stragista e l’inizio del cammino di istituzionalizzazione della mafia, poi realizzatosi completamente. Un’altra valutazione riguarda invece Mancino, che continua a sostenere di non essere stato a conoscenza della trattativa, così come di non ricordare di aver incontrato Borsellino nel giorno del suo insediamento al Viminale: come può non ricordare di averlo visto, smentendo la stessa agenda grigia in cui il giudice aveva preso nota dell’incontro?

E se, come afferma, non era a conoscenza della trattativa fra Stato e mafia, chi era il responsabile –politico e istituzionale- che ha condotto quella trattativa, confermata anche dalle dichiarazioni rilasciate al processo in corso a Palermo, e relativo proprio alla trattativa, dal generale dei carabinieri Mori (imputato) e dall’allora capitano De Donno?

Il fatto che l’allora ministro dell’Interno non ne fosse a conoscenza, sarebbe comunque grave: a chi era in mano infatti la sicurezza del Paese?

Esistevano allora organismi che non rispondevano e sfuggivano al suo controllo, agendo in modo parallelo e occulto allo Stato così come si verificò al tempo della P2, tutt’altro che morta anche oggi?

Sono domande che si pongono anche a fronte della sottrazione dell’agenda rossa di Borsellino da parte di un carabiniere il giorno della strage, come testimoniato da un video che getta ulteriori ombre su una vicenda drammatica”.

Lo afferma in una nota Luigi de Magistris, eurodeputato dell’IdV.

9 ottobre 2009
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 10:46:32, in Magistratura, linkato 1675 volte)
Consiglio di Stato e di casta


di Emiliano Fittipaldi


Un rifugio dorato per generali, prefetti e gran commis. Che spesso intascano stipendi di lusso anche se fanno altro. Come Frattini e Catricalà
 
Le ovattate stanze di Palazzo Spada ne hanno viste di tutti i colori, così non sorprende che davanti al nuovo scandalo che ha travolto il Consiglio di Stato nessuno abbia fatto una piega. La storia recente è costellata di indagini e manette: nel 2003 un consigliere fu condannato (in primo grado) a tre anni per concussione, nello stesso anno un collega finiva alla sbarra accusato di ricettare tesori archeologici, nel 2007 un terzo membro è stato arrestato per associazione a delinquere e corruzione in atti giudiziari. Oggi i 13 anni che i pm di Milano hanno chiesto per Nicolò Pollari sono stati commentati con un'alzata di spalle, nonostante l'ex capo del Sismi, messo in Consiglio dal governo Prodi due anni fa, sia stato definito addirittura come il "regista di un sistema criminale" che ha coperto la Cia nel sequestro dell'ex imam di Milano Abu Omar.

Pollari non si è dimesso dall'incarico. Niente di nuovo: persino il presidente supremo Paolo Salvatore, quando nel 2008 finì indagato dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, preferì rimanere incollato alla sua poltrona.

Nessuno si sognerebbe mai di lasciare una delle cariche più ambite d'Italia, rifugio dorato per generali, ex ambasciatori, prefetti e trombati eccellenti della politica. All'organo "di rilievo costituzionale", che ha la doppia funzione di dare pareri legislativi al governo e fare da appello al Tar, non è facile accedere: il 25 per cento dei posti è riservato ai vincitori del concorso, stessa quota è appannaggio di Palazzo Chigi, mentre il 50 per cento è destinato ai magistrati del Tar con circa trent'anni di anzianità alle spalle. Una volta entrati nella casta dei consiglieri, il gioco è fatto. È difficile quantificare il loro lavoro in maniera oggettiva, ma quasi sempre chi viene nominato dal governo viene inserito nelle sezioni che danno pareri ai ministeri, mentre sembra consuetudine che i magistrati di lungo corso si dedichino alle sentenze, più delicate.

Il consigliere Antonio Catricalà, di sicuro, se ne sta con le mani in mano. Oggi è ufficialmente presidente di sezione fuori ruolo, ma da tempo immemore non entra a Palazzo Spada, avendo preferito fare il capo di gabinetto, il consigliere giuridico e il segretario generale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Ora è il capo dell'Authority per la concorrenza e guadagna 477 mila euro annui, a cui aggiunge quelli percepiti come presidente di sezione. Un extra da "ottomila euro al mese", ammette a "L'espresso" con onestà intellettuale. Sembra incredibile ma accumulare due stipendi è un suo diritto. Non solo: chi è "prestato" ad altre istituzioni conserva sia il salario base sia l'indennità giudiziaria, la voce legata ai rischi di essere un giudice. La intasca anche chi, di fatto, fa un altro mestiere.

Il doppio trattamento è un privilegio di altri undici "fuori ruolo": da Salvatore Mario Sechi, consigliere del presidente della Repubblica, a Alessandro Botto dell'autorità di vigilanza dei Lavori pubblici, dal vice segretario della presidenza del Consiglio Luigi Carbone al braccio destro del ministro Sacconi Caro Lucrezio Monticelli. Che spiega: "Prendo 8300 euro netti come consigliere, ma solo la parte accessoria dello stipendio di capo di gabinetto. Quant'è? Circa 4 mila euro netti al mese". Pure Franco Frattini è un consigliere che non consiglia da un pezzo, visto che passa da lustri da un incarico politico all'altro. Il ministro degli Esteri ha rinunciato allo stipendio parlamentare, ma la carriera "fantasma" a Palazzo Spada continua ad andare a gonfie vele: è stato promosso, due settimane fa, presidente di sezione. Ruolo che farà lievitare la sua busta paga.

Fare un giro nello splendido Palazzo Spada è illuminante. Il Consiglio di Stato è un Eden spesso semivuoto, dove 84 consiglieri (più dieci fuori ruolo) beccano in media 130 mila euro l'anno lordi e i 21 presidenti, quasi un quinto del totale del personale, si intascano secondo dati ufficiali circa 14 mila euro lordi al mese. Gli scatti d'anzianità arrivano puntuali ogni due anni. Un monte stipendi che allo Stato costa oltre 14 milioni l'anno, senza contare le spese per le otto auto blu, a disposizione dei vertici, tutte a noleggio Consip. Macchine, sussurra qualcuno, che spesso fanno avanti e indietro portando solo i documenti che i magistrati firmano da casa: i consiglieri hanno dentro la sede solo un "appoggio" e un armadietto, e spesso lavorano dal loro salotto facendosi vedere solo nei giorni d'udienza. "Palazzo Spada è piccolo", si giustificano. Non è tutto: per far funzionare la macchina circa 25 milioni vanno nella busta paga di 324 dipendenti, un esercito tra dirigenti, distaccati e personale di ruolo. In pratica, l'organismo pesa sulle casse dello Stato una quarantina di milioni di euro, a cui vanno aggiunte le spese di gestione e bollette varie.

Entrare nella casta attraverso il concorso pubblico è il sogno di molti, e il casting dovrebbe essere davvero accurato. Negli ultimi tre anni ce l'hanno fatta solo in cinque. Nel 2008 un consigliere del Tar trombato si è preso la briga di controllare gli atti del giorno in cui sono state corrette le sue prove, scoprendo che i cinque commissari avevano analizzato la bellezza di 690 pagine. "Senza considerare la pausa pranzo e quella della toilette, significa che hanno letto in media tre pagine e mezzo in 60 secondi. Un record da guinness, visto che la materia è complessa", ironizza Alessio Liberati. Che ha impugnato anche i concorsi del 2006 e del 2007: a suo parere i vincitori hanno proposto stranamente soluzioni completamente diverse per la stessa identica sentenza. Il magistrato, inoltre, ha sostenuto che uno dei vincitori, Roberto Giovagnoli, non aveva nemmeno i titoli per partecipare al concorso. L'esposto viene palleggiato da mesi tra lo stesso Consiglio di Stato e la presidenza del Consiglio dei ministri, ma i dubbi e "qualche perplessità" serpeggiano anche tra alcuni consiglieri. "Il bando sembra introdurre l'ulteriore requisito dell'anzianità quinquennale" ha messo a verbale uno di loro durante una sessione dell'organo di presidenza: "Giovagnoli era stato dirigente presso la Corte dei conti per circa 6 mesi (...) Il bando non sembra rispettato su questo punto". Per legge, a decidere se i concorsi siano stati o meno taroccati, saranno gli stessi membri del Consiglio. Vedremo. Intanto Giovagnoli si è subito iscritto al gioco preferito dei suoi colleghi più anziani, quello degli incarichi multipli: da gennaio fa il dopolavorista come docente per la Ita spa, un'attività da 48 mila euro l'anno. Giuseppe Barbagallo per 30 mila euro lavora invece come giudice all'Organizzazione internazionale del Lavoro, mentre Francesco Bellomo prende 35 mila euro dalla società "Diritto e Scienza a.r.l.". Roberto Chieppa guadagnerà 7.200 euro per 8 lezioni alla Trentino School of Management, Ermanno De Francisco arrotonda di 40 mila l'anno facendo il consulente del dipartimento per gli Affari giuridici.

Paradossali i casi di Umberto Maiello e Francesco Riccio: hanno ruoli interni che per legge gli consentono l'esenzione parziale dal lavoro, ma hanno il tempo per l'attività all'Agcom il primo (35 mila euro per il 2009) e all'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori (3 mila euro al mese fino al 2011, poi si vedrà) il secondo.

La lista è infinita, e delle due l'una: o fanno poco a palazzo Spada e hanno molto tempo libero oppure, se dedicano qualche ritaglio di tempo al secondo incarico, le altre amministrazioni pubbliche li pagano assai generosamente. Di sicuro dentro la casta non si dice di no a nessuno. Nemmeno a Carlo Deodato, il capo di gabinetto del ministro antifannulloni Renato Brunetta. Che somma lo stipendio da consigliere, gli 80 mila euro per l'incarico al ministero e i 28 mila l'anno come tecnico di supporto del "commissario straordinario per la gestione dell'emergenza idrica del Simbrivio". L'anno passato aveva garantito, come si legge in un verbale del 9 luglio scorso, "che non avrebbe mai più chiesto ulteriori proroghe". La proroga è stata invece chiesta, votata con scrutinio segreto e, a maggioranza, autorizzata.

L'Espresso - 8 ottobre 2009
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 10:43:29, in Magistratura, linkato 1635 volte)
G8 Genova: in appello
15 assoluzioni,10 condanne


venerdì 9 ottobre 2009 16:19

GENOVA (Reuters) - Al processo di appello per devastazione e saccheggio durante il G8 di Genova del luglio 2001, i giudici hanno assolto 15 persone e ne hanno condannate altre 10 con pene dal 10 al 50% in più rispetto alla sentenza di primo grado. Lo riferiscono fonti giudiziarie.

A chi è stato assolto è stata riconosciuta la legittima difesa, mentre la sentenza ha confermato l'illegittimità della carica dei carabinieri sul corteo di Via Tolemaide.

Il quattro giugno scorso erano state chieste pene complessive per 225 anni di carcere e in primo grado erano stati condannati 24 imputati per un totale di 108 anni di reclusione. Fu assolta solo un'imputata, Nadia Sanna.

I pm avevano accusato tutti di devastazione e saccheggio, ma in appello solo 10 persone sono state condannate.

"Così hanno trovato i responsabili dei fatti del G8", hanno commentato ironicamente i legali difensori. Alle parti civili, che sono la banca Carige, il ministero della Difesa, la presidenza del Consiglio dei Ministri, il ministero dell'Interno e un privato, sono stati liquidati danni per 23mila euro.

Reuters
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 10:39:43, in Magistratura, linkato 1447 volte)
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 09:10:28, in Magistratura, linkato 3391 volte)
Grandissime le due pm Maria Cordova e Antonella Nespola ! Hanno già trovato un caso tra i 400 insoluti presso la Procura di Roma e stralciato la pratica per continuare le indagini e procedere al giudizio per i tre stupri, che hanno condotto Bianchini in carcere.

Roma: chiesto giudizio immediato
per lo stupratore seriale Luca Bianchini



La procura di Roma ha chiesto al gip il giudizio immediato per Luca Bianchini, il ragioniere di 33 anni, già dirigente di un circolo del Pd della capitale, accusato di essere lo stupratore seriale che nei mesi scorsi ha terrorizzato Roma.

I pm Maria Cordova e Antonella Nespola contestano all'indagato tre episodi di violenza sessuale avvenuti il 5 aprile, il 4 giugno ed il 3 luglio scorsi in altrettanti garage nei quartieri Ardeatino e Bufalotta, alla periferia della citta'

I pm romani proseguiranno gli accertamenti nei confronti di Bianchini per verificare se altre aggressioni a sfondo sessuale possano essere a lui attribuite.

In particolare, gli inquirenti stanno setacciando circa 400 fascicoli processuali già archiviati e relativi a stupri, molestie e abusi sessuali, alla ricerca di tracce biologiche che possano essere comparate con il dna dell'indagato. Un caso ha già dato esito positivo. Proprio per proseguire le indagini gli inquirenti hanno fatto uno stralcio dal troncone principale del procedimento.

Bianchini fu arrestato il 10 luglio scorso. Gli investigatori lo accusavano di essere l'uomo che, coperto da passamontagna e con un coltello in mano, si accaniva su donne intente a parcheggiare l'auto in garage o box condominiali.

La squadra mobile erano risalita a lui risentendo molte vittime aggredite con le stesse modalità. Ma ad inchiodare quello che, successivamente, si rivelato un personaggio dalla doppia vita, è stato l'esito del dna compiuto sui reperti di una delle tre donne stuprate tra aprile e luglio. Accertamento dal quale è emerso che appartenevano a Bianchini i profili genetici delle tracce biologiche trovate. L'uomo, già accusato e poi prosciolto nel 1997, per una temporanea infermità mentale, dall'accusa di aver tentato di violentare una vicina di casa, ha sempre respinto le accuse sostenendo, tra l'altro, che gli esami del dna, anche quello eseguito su sua richiesta, erano sbagliati o che i risultati erano stati manipolati.

(09 ottobre 2009)



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ROMA - «Processo immediato» per Luca Bianchini. Lo hanno chiesto venerdì i pubblici ministeri Maria Cordova e Antonella Nespola al giudice dell'udienza preliminare, accusando Bianchini, che è stato anche segretario del circolo Pd del Torrino di ...

Roma, stupri in garage. La procura chiede il giudizio immediato ...

Adnkronos/IGN -
Roma, 9 ott. (Adnkronos) - Processo immediato per Luca Bianchini, il ragioniere di 33 anni, accusato di essere il maniaco sessuale responsabile di tre stupri in garage avvenuti tra il 5 aprile e il 2 luglio scorsi a Tor Carbone, alla Bufalotta, ...

Stupri a Roma, chiesto il processo immediato per Bianchini

RomagnaOggi.it -
ROMA - I pubblici ministeri della Procura di Roma, Maria Cordova e Antonella Nespola, hanno chiesto il "processo immediato" per Luca Bianchini, il ragioniere di 33 anni e segretario del circolo Pd del Torrino accusato di essere il maniaco sessuale ...

Pm: giudizio immediato a Bianchini Il ragioniere e' accusato di ...

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(ANSA) - ROMA, 9 OTT - La procura di Roma ha chiesto al gip il giudizio immediato per Luca Bianchini, il ragioniere accusato di essere lo stupratore seriale di Roma. I pm Cordova e Nespola contestano all'indagato tre episodi di violenza sessuale ...

Violenza sessuale, per Bianchini chiesto il rito abbreviato

Fondazione Italiani -
9 ottobre 2009 – Per Luca Bianchini, ragioniere di 33 anni già dirigente di un circolo del Pd a Roma, accusato di essere lo stupratore seriale che nei mesi scorsi ha terrorizzato la capitale, la Procura di Roma ha chiesto al giudice per le indagini ...

Bianchini. chiesto il giudizio immediato

NotiziarioItaliano.IT -
ROMA - Chiesto il giudizio immediato per Luca Bianchi. Il ragioniere di 33 anni, accusato di essere lo stupratore seriale che negli ultimi mesi aveva terrorizzato la Capitale. I pm Cordova e Nespola gli contestano tre episodi di violenza sessuale, ...

Luca Bianchini: forse un altro stupro attribuito al ragioniere ...

Crimeblog.it (Blog) -
Nel frattempo le indagini su di lui continuano al fine di accertare se oltre ai tre stupri a lui contestati, potrebbero aggiungersene altri. E, a quanto pare, un altro caso sarebbe già emerso, attualmente in corso di verifiche. Gli inquirenti si stanno ...

Stupri Roma : casi Bianchini e Caffarella , i misteri del DNA

Osservatorio sulla legalità - ‎08/ott/2009‎
Luca Bianchini, unico indagato per gli stupri seriali di Roma, e' oggi al diciassettesimo giorno di sciopero della fame nel carcere di Regina Coeli. Nonostante un malore, ha dichiarato, attraverso il suo legale Giorgio Olmi: "Andrò avanti con lo ...
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 09:04:15, in Magistratura, linkato 1445 volte)
MINISTRO GIUSTIZIA A S. MARIA C.V.
INCONTRA AVVOCATI E GIUDICI



Anche un fuori programma con il ministro della Giustizia Angelino Alfano: in occasione del convegno nazionale dell'avvocatura sammaritana, il ministro si intratterrà nel tribunale di piazza Falcone e Borsellino con il presidente di Palazzo di Giustiza e il presidente della locale sottosezione dell'Anm Carlo Fucci per essere informato dell'attuale stato della giustizia nel circondario giudiziario della provincia di Caserta (Casertasette)

SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta), 8 Ottobre 2009 – Il ministro della Giustizia Angelino Alfano e i rappresentanti di tutti i 164 ordini forensi italiani si ritroveranno, i prossimi 9 e 10 ottobre, al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) per un convegno dell’avvocatura nazionale in occasione del bicentenario del locale Palazzo di Giustizia. L’organizzazione del simposio, dal tema «Ordinamento forense e prospettive di attuazione della riforma», è a cura dell’Ordine degli Avvocati del foro di Santa Maria Capua Vetere. L’assise nazionale dell'avvocatura italiana per analizzerà, con l’intervento del Guardasigilli, le prospettive di attuazione di riforma dell'ordinamento forense, giunta in dirittura di arrivo. Il progetto della nuova legge professionale è stato assunto dal Consiglio Nazionale Forense il 27 febbraio scorso mentre per gli inizi del 2010 si prevede il varo del testo definitivo del disegno di legge. «Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di S. Maria Capua Vetere - dichiara il Presidente Elio Sticco - si è fatto carico della iniziativa per una verifica a tutto campo della nuova regolamentazione che prevede, tra i punti qualificanti, rilevanti attività demandate dal Consiglio Nazionale Forense ai consigli locali dei singoli ordini. Un'attenzione particolare - prosegue Sticco - è dedicata all'accesso alla professione ed al procedimento disciplinare mediante la creazione di due distinte entità aventi l'una funzione istruttoria e l'altra decisoria. La nuova legge prevede anche l’ estinzione delle cause di incompatibilità con la professione determinante la sospensione temporanea dall'esercizio dell'attività forense. Nel disegno di legge è contemplata la istituzione di uno "sportello del cittadino" per agevolare l'accesso alla giustizia per i soggetti aventi diritto al gratuito patrocinio. La nostra battaglia parte da lontano - conclude Sticco - per la valorizzazione dell'autonomia e dell'indipendenza dell'avvocatura nel rispetto della rilevanza sociale ed economica della professione forense e del suo ruolo nella organizzazione politica del paese al fine di garantire la massima tutela dei diritti, delle libertà e della dignità della persona per la effettività della difesa».

IL PROGRAMMA DELLA DUE GIORNI NAZIONALE
FORENSE NELLO STORICO TEATRO GARIBALDI


Il convegno - che avrà inizio alle ore 15,00 di venerdì 9 nel Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere - aprirà le iniziative per celebrare i duecento anni di vita del Tribunale della provincia di Caserta, inaugurato il 7 gennaio 1809, voluto da Giuseppe Bonaparte con provvedimento del 20 maggio 1808. In calendario l'intervento del penalista Giuseppe Garofalo sulla storia del Tribunale, che seguirà gli indirizzi di saluto del Presidente del Consiglio Nazionale Forense Guido Alpa, del vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino; del presidente dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Maurizio de Tilla; del Presidente della Cassa Nazionale di Previdenza Forense Marco Ubertini; del presidente Regionale degli Ordini Forensi della Campania Franco Tortorano; del presidente della Corte di Appello di Napoli Antonio Buonajuto; del Presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Andrea Della Selva e del procuratore della locale Procura della Repubblica, Corrado Lembo; del Sindaco di S. Maria C.V. Giancarlo Giudicianni; del preside della Facoltà di Giurisprudenza di S. Maria C.V. Lorenzo Chieffi; del prefetto di Caserta Ezio Monaco; del presidente della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro Alberto Zaza d' Aulisio e quella del Presidente dell'ordine forense samaritano Elio Sticco. I lavori si articoleranno in varie sessioni coordinate, di volta in volta, dai presidenti degli Ordini Forensi di Napoli, Francesco Caia; di Milano Paolo Giuggioli; di Palermo Enrico Sanseverino; di Salerno Americo Montera; di Roma Alessandro Cassiani; dell’ Unione Regionale degli Ordini del Piemonte e della Valle d'Aosta Gherardo Caraccio e dal presidente vicario della Cassa Nazionale Forense, Alberto Bagnoli. Previsti gli interventi del Presidente delle Commissioni Giustizia del Senato, Filippo Berselli e della Camera Cinzia Capano; del Consigliere Nazionale Forense Sandro Bonzo, dei presidenti degli Ordini di Bari Emmanuele Virgintino; di Genova, Stefano Savi; di Firenze Roberto Russo; di Catanzaro, Giuseppe Iannello; di Lucera Giuseppe Agnusdei; di Bologna, Lucio Straziari, nonchè del Segretario dell'Associazione Nazionale Forense Ester Perifano; del Consigliere Nazionale Forense Corrado Lanzara; del Presidente del Consiglio della Unione delle Camere Penali, Michele Cerabona; del Presidente della Unione Regionale degli Ordini Forensi della Sicilia, Ignazio De Mauro; del Presidente della Scuola Superiore dell'Avvocatura Alarico, Mariani Marini; del delegato dell'ordine di Santa Maria Capua Vetere, Paolo Tanda; del presidente dell'Associazione Italiana Giovani Avvocati, Giuseppe Sileci. La due giorni si concluderà con la tavola rotonda prevista per le 15,30 di sabato 10 sul tema «Luci ed ombre nell'attuazione della riforma». Modererà il responsabile dei servizi giornalistici della sede campana della Rai, Massimo Milone. Discuteranno il presidente del Consiglio Nazionale Forense Guido Alpa, il presidente dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Maurizio de Tilla, il presidente della Unione Forense Triveneta Mauro Pizzigati, il consigliere del Csm, Vincenzo Maria Siniscalchi. Le conclusioni saranno tratte dal Sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo.

Casertasette
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