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 la mia dolce e bellissima Sara, compagna di 21 anni della mia vita..... di Lunadicarta
 
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Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le sue ali che avete tarpato, per tutto questo: ...in piedi, signori, davanti ad una Donna!

William Shakespeare
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Trattativa tra Mafia e Stato,
riunione in Procura a Palermo.


Interrogati i giornalisti Ruotolo e Viviano



Il procuratore di Palermo Francesco Messineo e quello di Caltanissetta Sergio Lari stanno tenendo una riunione nel Palazzo di giustizia del capoluogo siciliano per discutere delle novità sulla trattativa tra Stato e mafia della strage di via D'Amelio emerse, ieri sera, nel corso della trasmissione "Annozero". Secondo quanto raccontato al giornalista Sandro Ruotolo dall'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli - è stato detto in trasmissione - il giudice Paolo Borsellino sarebbe stato a conoscenza del "dialogo" aperto dall'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino, che agiva per conto di Cosa nostra, con pezzi dello Stato. Una circostanza che potrebbe avvalorare la tesi secondo la quale il magistrato venne assassinato perché si opponeva alla trattativa. Sul summit in corso, definito dagli inquirenti "operativo", c'é il massimo riserbo.

"Quale Stato ha trattato con la mafia? Dalla trasmissione non si è capito bene e credo che questo sia l'aspetto ora da chiarire. Non credo che il colonnello Mori si muovesse da solo, bisogna capire chi lo mandò a trattare". Così l'ex presidente della Camera Luciano Violante, ad Aosta come organizzatore della 'Scuola per la democrazia', commenta le novità emerse ieri durante la trasmissione Annozero dedicata alle stragi di mafia del 1992, Violante - ex presidente della Commissione Antimafia - ha definito la puntata di ieri sera un "grande esempio di giornalismo". "E' stata un'ottima inchiesta - ha poi precisato - anche se alcune cose che riguardano me erano sbagliate. Ma bisogna guardare il quadro complessivo della trasmissione, che ha anche rivelato importanti retroscena".

I giornalisti Sandro Ruotolo e Franco Viviano sono stati interrogati questa mattina come testimoni in Procura: il cronista di Annozero e l'inviato di Repubblica hanno risposto a domande sulla trattativa fra Stato e Cosa Nostra. Ruotolo, ascoltato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dal sostituto Nino Di Matteo, ha raccontato come sono andate le cose nel corso della preparazione della puntata di ieri del programma condotto da Michele Santoro, andata in onda su Raidue, presente in studio Massimo Ciancimino. Una giornalista, ha raccontato il cronista, aveva raccolto nei giorni scorsi la testimonianza di Claudio Martelli, che aveva parlato della conoscenza, da parte di Paolo Borsellino, della trattativa tra i carabinieri e Ciancimino junior. Un fatto molto importante, sul quale Ruotolo, fiutata la notizia, ieri ha fatto un ulteriore approfondimento: dopo avere visionato l'intervista, ha spiegato il giornalista sia in diretta che stamattina ai pm, ha chiamato personalmente Martelli per farsi raccontare dettagli e particolari. L'ex ministro della Giustizia, per essere certo di quel che stava dicendo, aveva a sua volta chiamato l'ex direttore degli Affari penali di via Arenula, Liliana Ferraro: richiamato Ruotolo, gli ha ribadito che Borsellino fu informato dalla Ferraro del fatto che il capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno aveva chiesto coperture per un'eventuale trattativa con Ciancimino. I magistrati della Dda Ingroia e Paolo Guido hanno sentito anche l'altro giornalista Franco Viviano, sulla cui audizione c'é invece riserbo: il tema sarebbe infatti diverso da quello affrontato da Ruotolo. L'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli e l'ex capo degli Affari penali di via Arenula Liliana Ferraro saranno interrogati dai magistrati della Procura di Caltanisetta che indagano sulla strage di via D'Amelio in cui morì il giudice Paolo Borsellino. Martelli e Ferraro dovranno riferire su quanto emerso, ieri, nel corso della trasmissione Annozero. Il Guardasigilli ha raccontato che Borsellino era a conoscenza della trattativa tra Stato e mafia. E che ad informarlo era stato la Ferraro. Né l'ex ministro, né la Ferraro, in 17 anni, sono andati dai magistrati che indagano sulle stragi a riferire la vicenda. Martelli e l'ex capo degli Affari penali di via Arenula verranno sentiti anche dai pm della Dda di Palermo che indagano sulla trattativa che ebbe tra i protagonisti l'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino.

Sicilia Informazioni (fonte Ansa)
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 08:57:57, in Magistratura, linkato 1282 volte)
Processo Mills, pg chiede conferma
della condanna a 4 anni e 6 mesi

Respinta la richiesta di sentire come testimone Berlusconi
La parte civile chiede risarcimento 250mila euro per Mills


ROMA (9 ottobre) - Il procuratore generale Laura Bertolè Viale ha chiesto la conferma della condanna a 4 anni e 6 mesi per l'avvocato David Mills. Si è inoltre opposta a tutte le richieste di rinnovazione dibattimentale della difesa di Mills tra le quali quella di sentire come testimone Berlusconi. La sentenza il 27 ottobre. La parte civile ha chiesto la conferma del risarcimento di 250 mila euro nei confronti di David Mills.

La sentenza il 27 ottobre. Potrebbe esserci una sentenza di condanna o di assoluzione oppure con una ordinanza con la quale ammettono la parziale rinnovazione del dibattimento, accogliendo così la richiesta di nuove prove presentate dai legali di Mills.

Nella sua requisitoria, Laura Bertolè Viale ha ripercorso le «reticenze e le falsità» di Mills nei due processi in cui è accusato di aver mentito per proteggere, secondo l'accusa, Silvio Berlusconi. In considerazione della «callidità» del comportamento processuale del legale inglese, il magistrato ha detto che «l'imputato non merita alcuna riduzione di pena».

L'avvocato generale dello Stato ha citato dichiarazioni alla stampa dello stesso Berlusconi il quale aveva detto: «Non conosco questo David Mills». «Ha così dimostrato di non sapere nulla», ha detto il magistrato. Laura Bertolè Viale si è inoltre opposta

Bertolè Viale ha quindi cominciato a ricostruire i complicati passaggi di denaro che, nella ricostruzione dell'accusa, portarono Mills a ricevere 600 mila dollari per conto di Silvio Berlusconi e che sarebbero il prezzo della corruzione perché il legale inglese rilasciasse dichiarazioni reticenti in due processi milanesi: quello chiamato All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza.

Salta la luce. Processo sospeso per pochi minuti per il violento temporale che si è abbattuto sulla città e che ha provocato una interruzione dell'impianto elettrico. La luce è andata via solo nell'aula dove era in corso il procedimento.

Il legale inglese, già condannato in primo grado, è accusato di corruzione in atti giudiziari. In aula è stata letta la relazione che riassume i fatti contestati.

ll 4 ottobre 2008 la posizione di Berlusconi è stata stralciata in attesa della sentenza della Consulta sul lodo Alfano. Il procedimento verso Mills invece è andato avanti fino alla condanna in primo grado.

Il Messaggero
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Opinione del Financial Times Deutschland ...

FT Deutschland sul Lodo Alfano:

"In nessuna democrazia
giudici potenti come in Italia"


Francoforte, 09-10-2009

Un governo eletto democraticamente dal voto popolare non puo' essere dimissionato dai magistrati. Questo il succo dell'editoriale del Financial Times Deutschland. "Può darsi che Silvio Berlusconi sia un furfante, ma gli italiani che lo hanno eletto tre volte presidente del Consiglio, erano esaurientemente informati", scrive l'edizione tedesca di FT.

"Se tuttavia gli italiani eleggono un furfante, costui deve anche potere governare. Naturalmente bisogna chiedere conto a Berlusconi delle sue macchinazioni, ma non può essere diritto di alcuni pochi giudici decidere attraverso l'arresto la fine del suo mandato. In una democrazia è privilegio del sovrano, quindi del popolo o dei suoi rappresentanti eletti, rimuovere il capo del governo - prosegue il FTD - Soltanto successivamente può occuparsene la giustizia. Sulla scia del terremoto politico che ha scosso l'Italia per la sentenza della Corte Costituzionale, è stato trascurato un aspetto: fondamentalmente non è assolutamente una Lex Berlusconi la norma per cui i massimi rappresentanti dello Stato debbano essere protetti dall'azione giudiziaria durante il loro mandato".

Dopo avere evocato il caso dell'ex presidente francese Jacques Chirac e ricordato che "in Germania perfino i deputati godono dell'immunità", l'autorevole quotidiano tedesco afferma: "Occorre assicurare la capacità di funzionamento del governo e che questo non sia vittima di procedimenti con motivazioni politiche, con la conseguenza che debba preoccuparsi piu' della propria difesa che dei destini del paese". Questo rischio, a giudizio del FTD, è particolarmente avvertito in Italia a causa dei forti poteri della magistratura: "In Italia, ogni governo di qualsiasi tendenza politica è lasciato indifeso di fronte ad una giustizia altamente politicizzata. In nessun altra democrazia occidentale i giudici sono cosi' imprevedibili e potenti come qui (in Italia, ndr)".

"Pertanto, indipendentemente dal caso attuale, l'Italia ha bisogno di una legge che ponga dei limiti alla giustizia e tuteli i vertici dello Stato dalla persecuzione giudiziaria - conclude il Financial Times Detschland - anche se a tal fine fosse necessaria una modifica della Costituzione".

Rainews 24
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 04:09:35, in Politica, linkato 1334 volte)
Ricevo da Raniero La Valle, aderisco e trasmetto l'appello della Sinistra Cristiana..

Cari amici,

in un momento di grave pericolo per la Repubblica, ci sembra necessaria una forte iniziativa per riaprire spazi al futuro. Ancora una volta è la società civile che deve indicare la strada. A questo scopo mira il testo che segue, che tutti sono invitati a sottoscrivere, a trasmettere ad altri e a diffondere nel modo più largo possibile. Il documento non è ancora ufficiale, la sua pubblicazione è prevista per il 16 ottobre, data in cui esso sarà anche presentato a tutte le forze politiche democratiche. Le adesioni all'appello possono essere inviate a: info@sinistracristiana.net

Grazie e molti cordiali saluti

Raniero La Valle

***

PER LA SALVEZZA DELLA REPUBBLICA
UNA SVOLTA DOPO QUINDICI ANNI




In quindici anni il sistema politico e le idee portanti della società italiana hanno subito un sovvertimento profondo, in cui sono confluite le tendenze negative che già avevano piagato il Paese nei primi decenni della storia repubblicana, nonostante il rapido sviluppo economico e il graduale affermarsi degli istituti e delle pratiche della democrazia.

In breve tempo si è passati dall’esaltazione della sovranità popolare al mito della governabilità, ma si è dimenticato che secondo la Costituzione governare vuol dire mettere lo Stato dalla parte degli interessi generali e, quando gli interessi confliggono, dalla parte delle componenti sociali e degli esseri umani più deboli, ai quali ostacoli di ordine economico e sociale limitano la libertà e l’uguaglianza e impediscono il pieno sviluppo come persone.

Si è passati dal dominio delle ideologie al rifiuto delle idee, al discredito delle culture politiche e alla marmellata delle posizioni etiche e religiose; non si spiegherebbe altrimenti l’imbarbarimento della lotta politica, né si spiegherebbe come la Lega potrebbe proclamarsi l’unica forza politica cristiana e cattolica, capace di dialogo con la Chiesa, quando disegna una società nella quale nessuno ha altro Dio che se stesso, i profughi sono respinti e fatti morire in mare, gli stranieri sono criminali a norma del diritto positivo, ai musulmani è negata la dignità umana inerente alla libertà religiosa e il Pronto soccorso, le sale parto, gli ospedali, gli uffici dello stato civile e talvolta anche le panchine e gli autobus sono vietati a chi non ha il permesso della Polizia.

Si è passati dalla frammentazione delle forze politiche, all’idea di due soli contenitori, uno di destra e uno di sinistra; però la sinistra è considerata dannosa e superflua, senza posto in Parlamento, e addirittura nel Partito democratico il candidato on. Bersani viene sollecitato a censurare la stessa parola “sinistra” se vuol essere eletto.

Si è passati da un sistema elettorale anche troppo proporzionale ed esposto a chi cercasse di procurarsi anche una briciola di potere, a un sistema seccamente oligarchico in cui moltissimi cittadini sono costretti a non votare, o a votare per risultati opposti a quelli desiderati, o a votare – anche se ciò è meno nuovo – turandosi il naso; e in ogni caso nessuno può votare per eleggere nessuno, ma può solo fornire il proprio voto alle nomine già effettuate dagli apparati di partito; nessuna minoranza, senza snaturarsi o vendersi, è più ammessa al festino.

Si è passati dalla divisione dei poteri e da un certo pluralismo dell’informazione all’attentato contro i tutti i poteri deputati a indirizzare, controllare e limitare il potere dell’esecutivo e del cosiddetto “premier”. Il Presidente della Repubblica è assediato al Quirinale, la magistratura è ogni giorno sfidata, ispezionata e minacciata, la televisione irresistibilmente attratta in un unico palinsesto, i direttori dei giornali sono costretti a cambiare mestiere, le interviste, a cui si risponde portando l’intervistatore in tribunale, potrà ormai permettersele solo chi abbia un editore pronto a rischiare per la pena qualche milione di euro.

Si è passati da un’idea perfino ipocrita della morale pubblica, all’idea della sua encomiabile trasgressione in privato, i palazzi del potere sono diventati vetrine di edonismo, il Muro è caduto e d’oltrecortina arriva il letto di Putin, siamo diventati spettacolo al mondo e dal vertice della ricchezza e del potere si sparge nel Paese una palpabile aura di corruzione. Ciò rende impossibile anche una serena trattazione legislativa di materie eticamente sensibili.

Si è passati da una eccessiva facilità di avvicendamento dei governi a una loro pretesa inamovibilità, qualunque cosa accada e qualunque cosa facciano, per una intera legislatura. Ma in una legislatura si può fare la guerra e si può espiantare la democrazia.

Questa analisi, formulata dagli uni, può essere non in tutto condivisa, può essere corretta o integrata da altri. Come ogni critica, essa stessa può essere sottoposta a critica. Non è dunque su questa analisi che si forma o si chiede il consenso. L’accordo unanime è però sull’azione che si ritiene ne debba seguire e qui viene proposta.


APPELLO PER LA CREAZIONE DI UNA “COSTELLAZIONE DEMOCRATICA”


Lo scadimento della lotta politica dal dibattito delle idee al linciaggio delle persone e le lunghe convulsioni che accompagnano la crisi micidiale del potere di Berlusconi, dimostrano l’elevato grado di inagibilità democratica di pericolosità sociale e di impotenza politica in cui è caduto il nostro sistema.

I firmatari di questo appello, le altre entità e persone che vi aderiscono e la Sinistra Cristiana che nella sua veste di “Servizio politico” lo promuove, scongiurano le forze politiche democratiche – a cominciare dal maggior partito di opposizione – a riunirsi in un supremo sforzo per arrestare il declino e ristabilire le condizioni di dignità, onore, cultura e libertà nel nostro Paese.

Nei tempi più rapidi sarebbe necessaria almeno una riforma elettorale che, fuori da forzature autoritarie, premi di maggioranza e lotta alle minoranze, restituisca rappresentanza ai cittadini, credito agli eletti, azionabilità agli interessi negati e udibilità alle idee anche critiche e innovatrici.

Tuttavia, nelle more di tale riforma, che certamente ha bisogno di un vasto consenso, e nell’attuale situazione di urgenza, a legislazione vigente rivolgiamo un pressante invito alle forze e ai partiti costituzionali, presenti o assenti in Parlamento, indipendentemente dal loro denominarsi come democratici, liberali, riformisti, antagonisti, comunisti, alle associazioni politiche democratiche e ai Comitati per la Costituzione, per dar vita a una coalizione di cultura e di governo che, in discontinuità con precedenti insoddisfacenti esperienze, si potrebbe definire “Costellazione democratica”.

La base comune su cui, in sintonia con i quattro punti dello storico discorso di Barak Obama al Cairo del 4 giugno scorso, tale Costellazione democratica potrebbe fondarsi, si può organizzare attorno a questi quattro valori:


1) Il valore della memoria come riserva critica della nostra identità democratica, dall’unità d’Italia al fascismo, dalla Shoà alla Resistenza, dalla Costituente alla Repubblica, e come antidoto al moltiplicarsi delle vittime della violenza economica e politica, dei “respingimenti” e delle guerre;

2) Il valore della legalità, come attuazione della Costituzione e dei suoi postulati fondamentali, a cominciare dalla laicità, condizione dell’uguaglianza e della convivenza pacifica in un universo che è plurietnico e plurireligioso; dal lavoro, come diritto e dignità di ogni persona e fondamento della Repubblica; dal ripristino della legalità soprattutto in ordine ai diritti fondamentali, alle libertà, alla giurisdizione, alla partecipazione politica e alla rappresentanza;

3) Il valore del ruolo della Repubblica per rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo degli esseri umani, sia nell’ordine economico e sociale, sia nel campo dell’informazione e dell’istruzione, con particolare riferimento alle politiche per l’occupazione, per l’edilizia abitativa, per l’infanzia, per standard di vita accettabili, per la salvaguardia del Welfare e il rilancio della scuola pubblica, nel riconoscimento della dimensione privata e pubblica dell’economia;

4) Il valore dell’unità delle Nazioni, della pace, della liberazione dei popoli, del concerto dei poteri pubblici per la stabilità e lo sviluppo economico internazionale, della salvaguardia e dell’uso dei beni comuni e della difesa della natura, condizioni della salvezza storica oggi necessaria.

La condivisione di questi valori non implica la rinuncia alle differenze. Ciascuna delle componenti della Costellazione democratica, tenendo fede alla propria ragione di essere, continuerà a coltivare i propri valori e a elaborare le proprie culture incrementando nel rispetto reciproco l’autonomia e il pluralismo.

Le componenti della Costellazione democratica uniscono però le proprie forze in forma visibile per un’azione comune nella società, volta alla crescita di una cultura costituzionale, e allo sviluppo della libertà e del pluralismo della comunicazione sociale e dell’informazione.

Esse contraggono nel contempo un’alleanza elettorale capace di competere per la conquista della maggioranza parlamentare, stabilendone le finalità in un patto di legislatura aperto all’adesione di tutti i cittadini.

La maggioranza parlamentare espressa da questa alleanza costituirà e sosterrà con la sua fiducia il governo. Esso viene formato nell’ambito della stessa maggioranza ma non necessariamente da tutte le sue componenti, mentre tutte le componenti della maggioranza e i loro singoli membri si vincolano a sostenere l’azione esecutiva e la legislazione qualificante del governo, secondo il patto stabilito coi cittadini. L’attività governativa non copre tutto lo spazio dei problemi e dell’esercizio politico, ed è distinta dall’attività legislativa, come sono distinti i relativi poteri. Non tutta la legislazione esprime e deve essere conforme alla volontà del governo. Nelle materie che non rientrano direttamente nello specifico programma di governo e in cui esso non ritiene implicata la fiducia al proprio operato (dal quadro istituzionale alla bioetica), la maggioranza parlamentare concorre alla legislazione senza vincolo di mandato.

La Costellazione democratica valorizza e pratica il dialogo e il confronto parlamentare, e approfondisce le relazioni con tutte le componenti della società italiana, nessuna delle quali è considerata nemica.

L’accordo per dar vita a tale Costellazione democratica non può essere rimandato al momento delle prossime elezioni politiche, ma fin da ora ne deve rappresentare la prefigurazione, l’urgenza e la prospettiva risolutiva. È questo l’appello che rivolgiamo a tutti i soggetti politici responsabili della vita del Paese.

16 ottobre 2009

Raniero La Valle, Domenico Gallo, prof. Luigi Ferrajoli, prof. Gianni Ferrara, prof. Roberto Mancini, prof. Francesco Zanchini, Giovanni Pecora, Vasti, scuola di critica delle antropologie, Adista, Koinonia, Centro Studi Erasmo Onlus, Cercasi un fine, Tempi di fraternità, padre Alberto Simoni, domenicano, padre Alessandro Cortesi, domenicano, Marcello Cini, Enrico Peyretti, Giancarlo Zizola, Arnaldo Nesti, Franco Ferrara, Francesco Domenico Capizzi, chirurgo, Maria Teresa Cacciari, docente, Mariacristina Bartolomei, Flavio Pajer, don Giannino Piana, teologo, Gaetano Sabatini, Gilberto Squizzato, padre Aldo Tarquini, domenicano, prof.sa Francesca Brezzi, prof. Roberto De Vita, Gianfranco Monaca, Agata Cancelliere, Fausta Deshormes, Gian Gabriele Verteva, Loredana Morandi,
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Obiettivo: un maggiore monitoraggio della spesa e risparmi da destinare al funzionamento dei tribunali

Il Tesoro mette a dieta il «Grande orecchio»

Nel 2010 Per le intercettazioni i magistrati avranno a disposizione: 179 milioni. Il taglio è del 20%


Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e il Guardasigilli, Angelino Alfano, mettono a dieta le «grandi orecchie» che spiano criminali e mafiosi su disposizione dei magistrati inquirenti. Un tema delicato perché sono i servizi di intercettazione, spesso, a rappresentare un elemento determinante nelle indagini. Ma la crisi impone una maggiore oculatezza su tutte le voci del bilancio pubblico, ascoltatori di conversazioni inclusi.

Così nelle tabelle del ministero di Grazia e Giustizia, approvate nei loro importi dalla legge Finanziaria sprint composta da soli 3 articoli, il capitolo delle «spese di giustizia» (lo stanziamento di risorse destinato al funzionamento dei procedimenti giudiziari: dalle traduzioni, alle indennità per i giudici popolari e alle intercettazioni appunto) che per il 2009 poteva contare su una dotazione complessiva di 474 milioni di euro è stato diviso, nel 2010, in due parti. Una tranche riservata esclusivamente a pagare i fornitori di servizi di ascolto, pari a 179 milioni di euro. E una seconda parte di 328 milioni di euro per tutte le altre attività processuali.

La manovra ha complessivamente aumentato le risorse a disposizione del funzionamento del processo: considerando le due poste si arriva a 508 milioni contro i 474 milioni disponibili per quest'anno. Ma considerando il costo storico della spesa per le intercettazioni, che si è sempre posizionato attorno ai 220 milioni di euro (questo il conto stimato da saldare anche nel 2009) il taglio è consistente e vicino al 20%.

Nessun intento punitivo nei confronti dei magistrati, spiegano fonti del Tesoro, ma solo la necessità di un maggior monitoraggio di una spesa legata a una forte discrezionalità. Oltre all'esigenza di assicurare una migliore allocazione delle risorse nel bilancio di spesa della giustizia. Parte dei risparmi sono infatti confluiti sul capitolo di spesa per la gestione ordinaria degli uffici: carta, penne e toner per dirla in modo semplice. Per il quale le risorse sono passate da 85 milioni di euro del 2009 a 105 milioni nel 2010.

Un aumento che sarà sicuramente salutare a una giustizia spesso lenta anche per la mancanza di strumenti operativi. Anche se l'incremento di fondi darà sollievo agli uffici, però, i tecnici stimano che non saranno sufficienti. Con una postilla. Se lo scudo fiscale e l'acconto di novembre porteranno incassi freschi nelle casse statali non è escluso che la dotazione possa essere rimpolpata con altri 40 o 50 milioni di euro.

Il Tempo
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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 23:42:00, in Magistratura, linkato 1271 volte)
9/10/2009 (7:14)  - LO SCONTRO

Giustizia, il governo torna all'attacco

Carriere separate, nuovo Consiglio superiore:
resa dei conti con la magistratura

FRANCESCO GRIGNETTI


Il giorno dopo c’è sbalordimento e rabbia attorno a Berlusconi. Tra i suoi consiglieri-difensori si dà per scontato che per il caso Mills, tra un mese, subito dopo che le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale saranno pubblicate sulla Gazzetta ufficiale, si andrà al dibattimento. E saranno scintille.

Gaetano Pecorella: «Interverrà e dimostrerà come queste accuse siano del tutto prive di fondamento». E Niccolò Ghedini ai giornalisti della Stampa Estera: «Con due udienze a settimane è chiaro che ci saranno problemi e spetterà a Berlusconi la decisione, se privilegiare gli impegni di governo o quelli di difesa. Ma questa volta è importante che lui al dibattimento ci sia. Ci sono cinquecento faldoni da studiare... In passato si sono arrangiati, questa volta non si può».

La decisione della Consulta ha avuto l’effetto di un elettrochoc per il premier. Il quale, abbandonata ogni cautela, vuole ora lanciare la Grande Riforma della giustizia: separazione delle carriere, scissione del Consiglio superiore della magistratura, forse un nuovo Lodo, sia pure sapendo che resterebbe una norma-manifesto e non avrebbe alcun effetto pratico, e chissà, magari anche modifiche alla composizione della Corte costituzionale.

Torneranno in agenda anche la riforma delle intercettazioni e del processo penale. Là dentro c’è un articoletto, sulla non utilizzabilità delle sentenze negli altri dibattimenti, che già qualcuno considera una norma salva-Berlusconi perché impedirebbe di utilizzare contro il premier la condanna in primo grado contro Mills. Per questo articolo, e quello che amplia le possibilità di ricusazione dei giudici, potrebbe arrivare una corsia preferenziale. Difficile se non impossibile, però, che ci siano leggine in extremis per sospendere il processo Mills. «Non è nella mia intenzione, né del premier», dice Ghedini. Ma è anche vero che si studia qualcosa sui tempi delle prescrizioni.

Nel caso Mills, questo è un aspetto molto contestato. Ben altro, comunque, si avvicina. E’ in avvicinamento un “redde rationem” con la magistratura, come annunciato da Berlusconi stesso. «Ora si faranno le riforme sulla giustizia». E questa volta davvero il tono parla più delle parole. Ne è quasi spaventato Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, quando invoca: «C’è bisogno di rasserenare il clima e di proposte di riforma che non siano né dispettose né minatorie».

Ma a palazzo Grazioli è il momento dell’ira. Pecorella annuncia: «E’ arrivato il momento di fare riforme radicali. Credo che i rapporti tra magistratura e politici vadano rivisti. La politica nel suo complesso non può più governare». A sua volta Roberto Calderoli dice: «Fini nell’incontro \ ha dato molta attenzione ai decreti attuativi sul federalismo, ma anche alla necessità di affrontare le riforme costituzionali. Tanti problemi discendono da lì. E’ ora di mettere mano a pesi e contrappesi». Ma Calderoli ci tiene a precisare che le riforme costituzionali si fanno assieme all’opposizione. Come va dicendo Fini. Pecorella spiega così l’arrabbiatura verso la Consulta, ma anche con il Quirinale: «Una “moral suasion” del presidente della Repubblica sulla Corte costituzionale non è un fatto così straordinario. Non sarebbe la prima volta».

E Ghedini, nella trasmissione Annozero: «Napolitano avrebbe potuto o forse dovuto interloquire nelle fortissime polemiche che ci sono state per riportare quella serenità che a nostro parere la Corte non ha avuto. Se il capo dello Stato avesse speso una parola, male non avrebbe fatto». Lo stesso Ghedini dice: «Io rispetto le sentenze della Corte costituzionale, ma c’è pure il diritto di critica. E’ stata una sentenza senza precedenti perché la corte ha detto cose diverse rispetto a cinque anni fa».

Mentre da Londra l’avvocato David Mills, insolitamente loquace, rivela una lapalissiana verità - «Sarebbe assurdo e illogico se uno fosse condannato e l’altro assolto: o tutti e due colpevoli o tutti e due innocenti...» -, a Milano si prepara un nuovo possibile palcoscenico per il “teste” Silvio Berlusconi. Inizia infatti oggi alla seconda Corte d’Appello il processo di secondo grado per la vicenda del famoso “gift”, il regalo di 600 mila dollari ricevuto da Mills per mentire in due vecchi procedimenti per corruzione e fondi neri di Berlusconi: la vicenda delle tangenti alla Gdf e quella per la galassia off shore “All Iberian”. Una corruzione per la quale il legale d’affari inglese, considerato il vero “architetto” della struttura finanziaria estera dell’impero berlusconiano, è stato condannato nel febbraio scorso a 4 anni e 6 mesi di reclusione. Non senza consueto strascico di polemiche, visto che nelle motivazioni della sentenza, firmata dai giudici della decima sezione penale, presidente Nicoletta Gandus, il premier venne indicato chiaramente come complice nella corruzione e venne spiegato anche il meccanismo della corruzione: non dei soldi arrivati da chissà quale conto, ma prelevati direttamente dalla ragnatela dei conti esteri riconducibili a Berlusconi gestiti da Mills. E adesso, citato direttamente dall’avvocato Federico Cecconi, difensore di Mills, invocato dallo stesso legale londinese («Berlusconi potrebbe dire che non mi ha versato nulla di illecito...») il premier potrebbe anche decidere di anticipare una sortita giudiziaria presentandosi al processo d’appello se i giudici dovessero accogliere la richiesta di parziale rinnovazione del dibattimento.

I tempi potrebbero essere brevi: le udienze previste, oltre a quella di oggi, sono per il 15 e il 19 ottobre. Utili per la discussione sulla base degli atti, ma non per un’eventuale testimonianza così “eccellente”. Ma la presenza di Berlusconi al processo d’appello, sia pure come testimone e dunque con l’obbligo di rispondere e dire la verità, è una mossa che negli ambienti legali del Cavaliere viene considerata “azzardata” sebbene, alla luce delle sue recenti dichiarazioni («mi recherò io stesso nelle aule del tribunale, esponendo al ridicolo i miei accusatori, dimostrerò di che pasta son fatto!»), e alla sua passione per i colpi di scena, non si possa escludere a priori. Comunque vada a finire, visti i tempi dei due procedimenti in cui Berlusconi dovrà comparire come imputato, è ovvio che un processo come quello d’appello Mills vedrà il Cavaliere ugualmente protagonista, se non altro nella veste di convitato di pietra. A sostenere l’accusa sarà il Pg Laura Bertolè Viale.

Terminato questo appello, senza più il Lodo Alfano, Berlusconi verrà chiamato un’altra volta in aula ma sul banco degli imputati. E sempre per la vicenda Mills. Non prima di qualche mese però. Per cominciare il processo a suo carico, che dovrebbe prescriversi all’inizio del 2011, bisognerà infatti aspettare prima di tutto che lo scudo del Lodo Alfano decada ufficialmente con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della sentenza della Consulta. E poi che si formi un nuovo collegio in Tribunale.

A giudicare il presidente del Consiglio non saranno più i giudici presieduti da Nicoletta Gandus, ormai incompatibili dopo aver emesso la condanna in primo grado per Mills, ma un altro collegio che dovrà essere formato. I tempi a questo punto diventeranno un’incognita: non solo perché ovviamente verrà fatto valere il legittimo impedimento ma soprattutto perché le difese di Berlusconi annunciano battaglie procedurali e chiederanno la rinnovazione di perizie e interrogatori. Insomma, si ricomincia. Anche se già tutti sanno che il risultato più probabile dei due procedimenti in arrivo, sarà sostanzialmente nullo: prescrizione per Mills ed eventuale condono tombale per la frode fiscale dei fondi neri Mediaset. Il giorno dopo c’è sbalordimento e rabbia attorno a Berlusconi.

Tra i suoi consiglieri-difensori si dà per scontato che per il caso Mills, tra un mese, subito dopo che le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale saranno pubblicate sulla Gazzetta ufficiale, si andrà al dibattimento. E saranno scintille. Gaetano Pecorella: «Interverrà e dimostrerà come queste accuse siano del tutto prive di fondamento». E Niccolò Ghedini ai giornalisti della Stampa Estera: «Con due udienze a settimane è chiaro che ci saranno problemi e spetterà a Berlusconi la decisione, se privilegiare gli impegni di governo o quelli di difesa. Ma questa volta è importante che lui al dibattimento ci sia. Ci sono cinquecento faldoni da studiare... In passato si sono arrangiati, questa volta non si può».

La decisione della Consulta ha avuto l’effetto di un elettrochoc per il premier. Il quale, abbandonata ogni cautela, vuole ora lanciare la Grande Riforma della giustizia: separazione delle carriere, scissione del Consiglio superiore della magistratura, forse un nuovo Lodo, sia pure sapendo che resterebbe una norma-manifesto e non avrebbe alcun effetto pratico, e chissà, magari anche modifiche alla composizione della Corte costituzionale. Torneranno in agenda anche la riforma delle intercettazioni e del processo penale. Là dentro c’è un articoletto, sulla non utilizzabilità delle sentenze negli altri dibattimenti, che già qualcuno considera una norma salva-Berlusconi perché impedirebbe di utilizzare contro il premier la condanna in primo grado contro Mills. Per questo articolo, e quello che amplia le possibilità di ricusazione dei giudici, potrebbe arrivare una corsia preferenziale.

Difficile se non impossibile, però, che ci siano leggine in extremis per sospendere il processo Mills. «Non è nella mia intenzione, né del premier», dice Ghedini. Ma è anche vero che si studia qualcosa sui tempi delle prescrizioni. Nel caso Mills, questo è un aspetto molto contestato. Ben altro, comunque, si avvicina. E’ in avvicinamento un “redde rationem” con la magistratura, come annunciato da Berlusconi stesso. «Ora si faranno le riforme sulla giustizia». E questa volta davvero il tono parla più delle parole.

Ne è quasi spaventato Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, quando invoca: «C’è bisogno di rasserenare il clima e di proposte di riforma che non siano né dispettose né minatorie». Ma a palazzo Grazioli è il momento dell’ira. Pecorella annuncia: «E’ arrivato il momento di fare riforme radicali. Credo che i rapporti tra magistratura e politici vadano rivisti. La politica nel suo complesso non può più governare». A sua volta Roberto Calderoli dice: «Fini nell’incontro \ ha dato molta attenzione ai decreti attuativi sul federalismo, ma anche alla necessità di affrontare le riforme costituzionali. Tanti problemi discendono da lì. E’ ora di mettere mano a pesi e contrappesi». Ma Calderoli ci tiene a precisare che le riforme costituzionali si fanno assieme all’opposizione. Come va dicendo Fini. Pecorella spiega così l’arrabbiatura verso la Consulta, ma anche con il Quirinale: «Una “moral suasion” del presidente della Repubblica sulla Corte costituzionale non è un fatto così straordinario. Non sarebbe la prima volta».

E Ghedini, nella trasmissione Annozero: «Napolitano avrebbe potuto o forse dovuto interloquire nelle fortissime polemiche che ci sono state per riportare quella serenità che a nostro parere la Corte non ha avuto. Se il capo dello Stato avesse speso una parola, male non avrebbe fatto». Lo stesso Ghedini dice: «Io rispetto le sentenze della Corte costituzionale, ma c’è pure il diritto di critica. E’ stata una sentenza senza precedenti perché la corte ha detto cose diverse rispetto a cinque anni fa».

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 23:36:17, in Magistratura, linkato 1365 volte)
Rivelazione dell'ex Guardasigilli: Martelli racconta di averlo saputo dall'allora direttore generale degli Affari penali del ministero, Liliana Ferraro.


Martelli: Borsellino sapeva
della trattativa con la mafia


Roma, 08-10-2009

Il giudice Paolo Borsellino era a conoscenza della trattativa in corso tra la mafia e pezzi dello Stato. E' quanto emerge da Annozero, la trasmissione di Michele Santoro in onda su Rai 2. A fare l'inedita rivelazione e' l'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli, Guardasigilli nel 1992, epoca delle stragi in cui vennero assassinati i magistrati Giovanni Falcone e lo stesso Borsellino.

Martelli racconta di avere saputo dall'allora direttore generale degli Affari penali del ministero, Liliana Ferraro, dell'intenzione dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, uomo legato ai boss Toto' Riina e Bernardo Provenzano, di avviare una collaborazione con lo Stato in cambio di "protezione politica".

A riferire alla Ferraro la decisione di Ciancimino era stato il capitano del Ros Giuseppe De Donno. Sempre secondo Martelli, il direttore degli Affari penali del ministero rispose all'ufficiale invitandolo a parlare della cosa con Paolo Borsellino.

Fu, poi, la stessa Ferraro, che aveva rapporti di amicizia col giudice, ad avvertirlo della volonta' dell'ex sindaco, personaggio chiave nella trattativa tra la mafia e lo Stato. La circostanza sarebbe avvenuta tra le due stragi e precisamente il 22 o il 23 giugno del '92. Borsellino venne ucciso il 19 luglio.

Le rivelazioni di Martelli sulla conoscenza della trattativa da parte del magistrato avvalorerebbero l'ipotesi secondo la quale la decisione di eliminare Borsellino avrebbe subito un'improvvisa accelerazione proprio perche' si temeva che si sarebbe opposto all'accordo.

Rainews24

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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 23:33:34, in Magistratura, linkato 1340 volte)

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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 23:26:17, in Sindacato, linkato 1350 volte)
Mi pare saggio. Il problema che abbiamo in Italia è un premier indagato, più due terzi dell'opposizione nelle medesime condizioni, c'è del lavoro da fare per la stampa, ma non è quello del seguire le logiche del Capitale..

"No uso Ue per problemi nazionali"

Invito durante dibattito libertà stampa


Non bisogna "fare uso delle istituzioni europee per risolvere problemi che in base ai trattati devono essere risolti a livello nazionale". Ad affermarlo è il commissario Ue ai Media, Viviane Reding, nel dibattito in aula all'Europarlamento sulla libertà di informazione in Italia. Il commissario ha sollecitato a "concentrarsi nell'applicare le regole e i principi per i quali l'Ue è competente", ricordando la direttiva "Tv senza frontiere".

E non solo. Ricorda anche le norme riguardanti le assegnazioni delle frequenze Tv per le quali la Commissione ha avviato una procedura nei confronti dell'Italia."Tutte le istituzioni Ue hanno sottoscritto la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, che, all'art.11, dice che ognuno ha diritto a libera espressione di liberta' d'opinione e fornire informazione senza pressioni politiche".

Insomma, spiega ancora Reding, "la politica Ue è di assicurare che tutti gli attori abbiano un accesso non discriminato alle frequenze tv'', sottolineando di avere avviato nel 2006 col commissario alla concorrenza Neelie Kroes una procedura contro l'Italia. ''Sotto questa pressione le autorita' italiane stanno cambiando il loro approccio'', ha indicato Reding ricordando che la la libertà di espressione e' un ''fondamento'' del pluralismo. "Una profonda conivnzione - aggiunge il commissario Ue durante il dibattito in aula - in quanto ex giornalista".

TG Com

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INFORMAZIONE/PE: COMMISSARIO, RISPETTARE LIBERTA' STAMPA E PLURALISMO

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(ANSA) - BRUXELLES, 8 OTT - Il fatto che i diritti fondamentali siano applicati nelle politiche “non fa l'Ue competente sui diritti in tutte le materie. Gli stati hanno costituzioni, corti, corti d'appello e corti costituzionali per far sì che i ...
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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 13:50:50, in Osservatorio Famiglia, linkato 1277 volte)
Le aggressioni nei bagni delle scuole da lei frequentate

Gb: maestra pedofila confessa,
ho abusato di centinaia di bambini dal '92 ad oggi

Carole Clarke, 46 avrebbe ammesso le sue responsabilità al giudice dopo essere andata in terapia

MILANO - A prima vista, Carole Clarke sembra semplicemente una rispettabile ex insegnante part-time. Secondo le accuse invece, la 46enne di Grimsby, nel Lincolnshire, sarebbe una pedofila seriale e avrebbe abusato sessualmente di alcuni bambini fra i 4 e i 7 anni almeno un centinaio di volte dal 1992 a oggi. Le aggressioni avvenivano sistematicamente nei bagni e nelle docce pubbliche, non appena i piccoli venivano lasciati soli dai genitori. Sarebbe stata lei stessa a raccontarlo alla polizia e ora il caso è finito davanti alla Grimsby Crown Court.

L'UDIENZA - Durante l’udienza, il giudice è venuto a conoscenza delle innumerevoli violenze perpetrate ai danni dei bambini e anche se il numero esatto dei reati resta ancora da stabilire con esattezza, pare che l’ex insegnante avrebbe confessato un centinaio di atti di libidine. «Ho sentito parlare di 100 casi – ha spiegato il pm, Gordon Stables, al “Daily Mirror” – ma direi che è un’esagerazione. Penso, piuttosto, che si tratti di pochi bambini che hanno subìto violenze un centinaio di volte». Ma l’aspetto più incredibile della vicenda è che, malgrado le violenze siano iniziate ben 17 anni fa, la Clarke sia stata arrestata solo a gennaio di quest’anno, quando ha chiesto aiuto ad un terapeuta, che ha poi segnalato il caso alle autorità. «La mia cliente stava cercando di avere il miglior aiuto possibile per il suo problema», ha spiegato al “Daily Express” il suo avvocato, David Lee.

Prosegue su Corriere Sera

***

LA PIU' PICCOLA SI E' CONFIDATA CON UN'INSEGNANTE

Molesta le nipotine, arrestato lo zio

Un 52enne di Bollate responsabile di pesanti abusi commessi durante le feste in famiglia

MILANO - Per abusi ai danni delle nipoti di 12 e 15 (oggi 18) anni è stato arrestato a Bollate (Milano), con l'accusa di violenza sessuale aggravata, un uomo di 51 anni. La denuncia è arrivata dall'insegnante con cui si è confidata la più piccola delle ragazzine, e l'ordinanza del gip Salvini è stata eseguita il 22 settembre dalla Squadra mobile, che l'ha resa nota oggi.

LE FESTE IN FAMIGLIA - In due occasioni, durante feste o riunioni familiari, l'uomo, incensurato e impiegato in Posta, si è reso protagonista di abusi nei confronti delle ragazzine. Le due sorelle ne hanno parlato tra loro ma solo la più piccola è riuscita a confidare ciò che era successo a un'insegnante, che ha fatto scattare la denuncia. Dopo gli accertamenti, l'uomo è stato arrestato mentre tornava a casa dal lavoro e non ha né ammesso né negato i fatti a lui imputati. L'uomo è sposato e ha anche lui due figlie minorenni.

Prosegue su Corriere Sera
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